Fake news: aspetti legali connessi alla disinformazione

Fake news: aspetti legali connessi alla disinformazione

di De Meo Cristina

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Attualmente le fake news sono diventate un pericolo che preoccupa il giornalismo.

Infatti, proprio la moltiplicazione delle informazioni e dei media, attraverso cui giungono a noi, rende più difficile il lavoro di selezione e verifica, che da sempre qualifica il lavoro dei giornalisti.

Ed è proprio in quest’abbondanza che si annida il pericolo delle fake news, notizie false che però hanno una patina di verosimiglianza.

Ma le fake news molto spesso circolano semplicemente per destabilizzare un ambiente, evidenziare come sia facile aggirare i controlli della stampa, prendersi gioco di determinati gruppi sociali.

L’aumento nella diffusione di bufale on line ha comportato la nascita di figure professionali come il debunker, in italiano sbufalatore, demistificatore o disingannatore, è una persona che mette in dubbio o smaschera ciarlatanerie, bufale, affermazioni o notizie false, esagerate, antiscientifiche, dubbie o pretenziose.

Che cosa sono esattamente le fake news?

Sono notizie false, basate su fatti e dati inesistenti e messe in circolazione da fonti non attendibili, che dalla loro diffusione ricavano un qualche tipo di vantaggio o profitto.

In particolare, una notizia falsa online è come un virus: si diffonde a un ritmo esponenziale e più persone contagia, maggiori sono i danni e più diventa difficile debellarla.

Chi crea e fa circolare le fake news? E perché?

Vi sono vari tipi di creatori e “untori” di bufale. Innanzitutto, vi sono molti siti web che vivono di click baiting: pubblicano notizie false con foto e titoli sensazionalistici per attirare clic sulle proprie pagine e guadagnare con le impressioni degli annunci online.

Oltre alle false informazioni, questi siti sono pericolosi perché spesso contengono malware o altre minacce informatiche. Malware o “software malevolo” è un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema.

Ostili, invasivi e volutamente maligni, i malware cercano di invadere, danneggiare o disattivare computer, sistemi, reti, tablet e dispositivi mobili, spesso assumendo il controllo parziale delle operazioni del dispositivo. Proprio come l’influenza, interferiscono con il loro normale funzionamento.

Lo scopo dei malware è lucrare illecitamente a spese degli utenti. Sebbene i malware non possano danneggiare gli hardware fisici di un sistema o le attrezzature di rete, possono rubare, criptare o eliminare i dati, alterare o compromettere le funzioni fondamentali di un computer e spiare le attività degli utenti senza che questi se ne accorgano o forniscano alcuna autorizzazione.

La seconda categoria di autori di bufale online è costituita da attori sociali che utilizzano le fake news per manipolare l’opinione pubblica, ad esempio per screditare un certo personaggio politico, creare consenso intorno a temi sensibili come l’immigrazione o il terrorismo o addirittura influenzare i cittadini prima delle elezioni.

Il pericolo legato alla diffusione di notizie false emerge plasticamente dall’art. 265 c.p., che disciplina il “Disfattismo politico”, collocato tra i “Delitti contro la personalità dello Stato”, il quale prevede la pena della reclusione non inferiore a 5 anni per chi diffonde o comunica notizie false, esagerate o tendenziose che possano destare pubblico allarme o deprimere lo spirito pubblico in tempi di guerra.

 

La portata della fake news ben può impattare sull’economia. A conferma di ciò, spicca tra i “Delitti contro l’economia pubblica” (Libro II – Titolo VIII – Capo I), l’art. 501 c.p., che prevede il reato di “Rialzo o ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”, comunemente noto come “Aggiotaggio”.

In tale fattispecie, la condotta di divulgazione di notizie false esagerate o tendenziose è punita con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da € 516 a 25.822, laddove sia realizzata con dolo specifico «al fine di turbare il mercato interno …». La causazione dell’alterazione del prezzo di merci o valori costituisce una circostanza aggravante.

Una fattispecie sostanzialmente sovrapponibile è prevista all’art. 185 d. lgs. 58/98 185 (“Aggiotaggio su strumenti finanziari”).

Di immediata percezione è la lesione dell’altrui reputazione, tutelata con la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 595 c.p. (Diffamazione), che nel caso di specie si manifesterà nella sua forma aggravata, prevista al terzo comma, poiché l’offesa veicolata online è pacificamente veicolata con un “mezzo di pubblicità”, tale da giustificare la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore ad € 516.

Tre fattispecie di reato sono previste in apertura del Libro Terzo del codice penale, tra le contravvenzioni concernenti l’ordine pubblico e la tranquillità pubblica.

 

Si tratta, in particolare, delle ipotesi previste: all’656 c.p. (Pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico), che sanziona con la pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino ad € 309, chi pubblica o diffonde una notizia “falsa, esagerata o tendenziosa” sia idonea a turbare l’ordine pubblico; all’art. 658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità), che punisce, con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da € 10 a € 516, tutti coloro i quali «annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti» susciti allarme presso Autorità o esercenti di pubblico servizio; ed all’art. 661 c.p. (Abuso della credulità popolare), che prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da € 5.000 a € 15.000, per chiunque “pubblicamente cerca con qualsiasi impostura” di abusare della credulità popolare, ove dal predetto fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico.

E infine, come terza categoria di autori di fake news, ci siamo noi, gli utenti di Internet a cui piace condividere notizie e contenuti sui social media, convertendoci senza saperlo in un’enorme cassa di risonanza per le fake news. Sui social le notizie false, come quelle vere, si diffondono a macchia d’olio per vari motivi. Da un lato, sono i mezzi stessi a permetterci di condividere le notizie con un semplice clic.

Dall’altro, vi sono alcuni meccanismi psicologici per cui lo facciamo senza verificarle, tra cui il più importante è probabilmente il pregiudizio di conferma: abbiamo la tendenza ad accettare e condividere le informazioni che supportano le nostre credenze e respingere quelle contrarie.

È un principio tristemente semplice che ha le sue ragioni di esistere, perché l’attività intellettiva è faticosa e l’essere umano è biologicamente programmato per risparmiare energie ed evitare emozioni negative come quelle derivanti dal conflitto tra la propria visione del mondo ed eventuali dati contrastanti. Il rischio maggiore che corriamo è radicalizzare sempre di più le nostre opinioni, lasciandoci manipolare invece di agire in modo razionale e libero.

Che cosa possiamo fare per difenderci dalle fake news?

In rete si trovano vari elenchi di buone pratiche da seguire per riconoscere le bufale online, ad esempio il decalogo di Facebook o i cinque consigli del Parlamento Europeo (in inglese). Dai consigli pubblicati da giornalisti ed esperti emerge che non esiste ancora una soluzione completa ed efficace al 100% contro la disinformazione, per cui dobbiamo assumerci la responsabilità di controllare le notizie personalmente.

Come cittadini ed elettori, ma anche come madri e padri preoccupati per i nostri figli, non possiamo più permetterci il lusso di ricevere passivamente tutte le notizie che ci arrivano. Dobbiamo armarci di pazienza e buon senso e imparare a verificarle.

La prossima volta che trovi una notizia sconcertante o sospetta, prova a fare ciò che farebbe un professionista dell’informazione:

  • Controlla la fonte e l’autore. Li conosci? Sono affidabili? Fai qualche ricerca su Internet al riguardo. Se hanno una cattiva reputazione, ti sarà facile scoprirlo online.
  • Diffida di titoli sensazionalistici e dati troppo eclatanti. Se le informazioni ti sembrano esagerate, può darsi che siano false.
  • Verifica date e foto. Basta fare qualche ricerca online per vedere se una notizia o una foto sono già state pubblicate qualche anno prima e “ritagliate” dal proprio contesto originale per confezionare una fake news. Per farti un’idea leggi il caso della famosa foto dei migranti pronti a partire dalla Libia, che in realtà fu scattata nel 1989 in occasione del concerto dei Pink Floyd a Venezia.
  • Consulta i siti di debunking. Repubblica ha pubblicato una galleria con i 10 migliori siti dedicati al debunking, ovvero a smontare falsi miti e bufale online. Se una notizia non ti convince, affidati ai professionisti e cercala su uno di questi siti.
  • Installa un software antivirus. Molti dei siti che guadagnano con le fake news e il click baiting contengono malware ed espongono ad altre minacce digitali ancora più serie. Un buon pacchetto antivirus ti protegge dagli attacchi informatici che potresti subire su questi siti.

Quando leggiamo una notizia non abbiamo sempre il tempo di svolgere tutte le operazioni elencate sopra, ma farlo almeno una volta può risvegliare il nostro senso critico e renderci meno influenzabili.

Come sempre, il rimedio migliore contro i pericoli digitali è usare la testa e il buon senso.

Controlla le notizie e condivi sui social media solo quelle che ritieni attendibili. In questo modo contribuirai anche tu a fare di Internet un luogo più pulito e sicuro per tutti.

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