Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, due schemi di decreto legislativo destinati a dare attuazione alla legge n. 132 del 2025 in materia di intelligenza artificiale. Si tratta di un passaggio rilevante nel processo di adeguamento dell’ordinamento nazionale all’AI Act europeo, con l’obiettivo dichiarato di costruire una disciplina coerente con il quadro dell’Unione e, al tempo stesso, idonea a regolare gli ambiti rimessi alla competenza dello Stato.
La scelta di fondo è quella di confermare un’impostazione antropocentrica: l’IA può assistere decisioni, attività professionali, servizi pubblici, formazione e sicurezza, ma non può sostituire la responsabilità umana. I decreti intervengono su settori molto diversi: scuola, università, pubblica amministrazione, sanità, professioni, lavoro, giustizia, attività di polizia, responsabilità civile e responsabilità penale. In merito, abbiamo pubblicato il volume Intelligenza artificiale generativa per professionisti – Dal legal prompting al workflow: metodo, tecniche e strumenti, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon, e il corso Master in Compliance Management – Come realizzare un sistema di governance integrato – II edizione.
Indice
- 1. Formazione e competenze: l’IA entra nei percorsi educativi
- 2. Pubblica amministrazione, sanità e professioni: responsabilità non delegabile
- 3. Lavoro e giustizia: decisione umana e motivazione intelligibile
- 4. Polizia, responsabilità civile e penale: garanzie contro l’automazione incontrollata
- Formazione per professionisti
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1. Formazione e competenze: l’IA entra nei percorsi educativi
Uno degli assi principali dei decreti riguarda la formazione. L’intelligenza artificiale viene considerata non solo come tecnologia da utilizzare, ma come oggetto di alfabetizzazione critica. Nella scuola sono previste misure per aggiornare le indicazioni nazionali del secondo ciclo, integrare l’IA nell’educazione civica, rafforzare le competenze STEAM e formare stabilmente i docenti.
Particolare rilievo assume il piano da 100 milioni di euro destinato alla formazione degli insegnanti sui rischi collegati all’abuso di social media, piattaforme digitali e strumenti di IA. La scuola viene così configurata come presidio di prevenzione, cittadinanza digitale e benessere dei minori nello spazio tecnologico.
Le misure si estendono anche a università, AFAM, ITS Academy e formazione degli adulti. I contenuti minimi comprendono funzionamento dei sistemi, interpretazione degli output, profili giuridici, rischi di cybersicurezza e impatto sui diritti fondamentali. In merito, abbiamo pubblicato il volume Intelligenza artificiale generativa per professionisti – Dal legal prompting al workflow: metodo, tecniche e strumenti, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Intelligenza artificiale generativa per professionisti
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2. Pubblica amministrazione, sanità e professioni: responsabilità non delegabile
Per la pubblica amministrazione, l’IA viene inquadrata come leva di semplificazione e miglioramento dei servizi. Le amministrazioni dovranno investire nella formazione del personale, affinché i dipendenti siano in grado di comprendere i sistemi, riconoscere limiti e bias, proteggere i dati e garantire una sorveglianza umana effettiva. Il raccordo con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione servirà a costruire percorsi formativi comuni e differenziati per funzioni.
Nel settore sanitario, la formazione sull’IA viene inserita obbligatoriamente nei programmi ECM. L’obiettivo è evitare che l’uso di strumenti predittivi o di supporto clinico indebolisca la responsabilità professionale del medico.
Anche per le professioni ordinistiche è prevista l’integrazione dell’alfabetizzazione sull’IA nella formazione iniziale e continua. Gli ordini dovranno adeguare i regolamenti entro sei mesi. Rilevante anche il collegamento con l’equo compenso: i parametri, comprese le tariffe forensi, dovranno tenere conto della classificazione di rischio del sistema impiegato.
3. Lavoro e giustizia: decisione umana e motivazione intelligibile
Nel rapporto di lavoro, i decreti fissano un limite netto: assunzioni, modifiche del rapporto, provvedimenti disciplinari e licenziamenti non potranno essere adottati unicamente sulla base di trattamenti automatizzati. La decisione finale dovrà essere assunta da una persona fisica dotata di poteri decisionali.
Il lavoratore avrà diritto, su richiesta, a una motivazione intelligibile della decisione, con indicazione dell’eventuale incidenza del sistema di IA e dei principali parametri considerati. Il licenziamento adottato in violazione del divieto di decisione esclusivamente automatizzata sarà nullo.
Nel settore giustizia, la formazione dei magistrati viene affidata alla Scuola Superiore della Magistratura, in raccordo con il Ministero della Giustizia e il CSM. L’IA potrà supportare ricerca, organizzazione e attività d’ufficio, ma non sostituire lo ius dicere, che resta affidato alla discrezionalità e alla responsabilità del magistrato.
4. Polizia, responsabilità civile e penale: garanzie contro l’automazione incontrollata
Il secondo decreto disciplina anche l’uso dell’IA nelle attività di polizia. L’identificazione biometrica remota in tempo reale sarà ammessa solo in casi eccezionali, con autorizzazione dell’autorità giudiziaria, limiti temporali, geografici e personali. Il riconoscimento facciale a posteriori potrà essere utilizzato solo dopo la commissione di un reato e sulla base di elementi oggettivi e verificabili. Restano vietate sorveglianza massiva e banche dati biometriche ottenute mediante scraping indiscriminato.
Sul piano civilistico, il danneggiato da un sistema di IA potrà beneficiare di strumenti processuali rafforzati: accesso alla documentazione tecnica, presunzione del nesso causale, foro alternativo vicino alla residenza e azione diretta contro l’assicurazione.
Sul piano penale, viene introdotto il nuovo art. 437-bis c.p., relativo all’omessa adozione o alterazione delle misure di sicurezza nei sistemi IA ad alto rischio, quando ne derivi un pericolo concreto per vita, incolumità pubblica o sicurezza dello Stato. La responsabilità potrà estendersi anche all’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001.
Formazione per professionisti
Master in Compliance Management
Il Master in Compliance Management è un percorso di formazione specialistica della durata di 27 ore, pensato per offrire una visione chiara, aggiornata e completa delle principali aree della compliance aziendale. Il focus è sugli strumenti, gli obblighi e le responsabilità che imprese e professionisti devono conoscere e applicare per garantire la conformità e l’efficacia dei modelli organizzativi.
Grazie all’esperienza dei docenti e all’analisi di casi concreti, il Master si distingue per un taglio pratico e operativo che consentirà ai partecipanti di acquisire competenze e strumenti utili per gestire la compliance integrata in diversi contesti aziendali.
Il programma copre i principali ambiti della compliance: dalla governance aziendale alla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), dalla protezione dei dati personali e privacy alla gestione delle segnalazioni whistleblowing, dalla sostenibilità ESG e i nuovi obblighi europei e italiani alla regolamentazione sull’intelligenza artificiale (AI Act, Legge 132/2025 e successive attuazioni), fino alla cybersecurity (NIS 2) e alla gestione integrata del rischio.
Obiettivi formativi
Al termine del Master, i partecipanti saranno in grado di:
• Analizzare e impostare un sistema di compliance integrata efficace
• Conoscere i ruoli e le responsabilità previsti in materia di privacy e protezione dati
• Redigere o aggiornare un Modello Organizzativo 231/2001
• Identificare gli impatti etici, legali e organizzativi dell’AI Act e Legge 132/2025 per un uso conforme dell’AI
• Applicare e integrare i nuovi obblighi ESG (CSRD, CSDDD, ESRS) nei processi aziendali
• Gestire segnalazioni whistleblowing nel rispetto di tutele e privacy
• Valutare le implicazioni operative di regolamenti e direttive UE in materia di cybersicurezza (NIS 2)
• Applicare metodi di valutazione del rischio in chiave integrata e risk-based
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