Linee guida per la governance dei dati e dell’intelligenza artificiale – La recensione della settimana

Corso pratico su governance dati e AI: policy, KPI, reporting e procedure operative per integrare AI e privacy nella funzione legale.

Recensioni 21/01/26
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Il corso “Linee guida per la governance dei dati e dell’intelligenza artificiale – Policy, reporting e strumenti pratici per integrare AI e protezione dei dati” si presenta come un percorso operativo pensato per chi, nella funzione legale e compliance, deve trasformare obblighi normativi e principi (GDPR, accountability, gestione del rischio, controllo umano significativo) in procedure, modelli e presìdi concretamente applicabili. La scelta di articolare il programma in quattro incontri consente di costruire progressivamente una “cassetta degli attrezzi” che parte dalle basi giuridiche e arriva alla messa a terra: flussi, controlli, KPI, reporting, fino alla gestione dei fornitori e all’integrazione dell’AI nei workflow aziendali. Il taglio è chiaramente orientato a ridurre l’attrito tipico tra norma e pratica, offrendo un linguaggio e strumenti adatti a chi deve governare dati e AI “dentro” l’ufficio legale.

Indice

1. Cosa troverai nel corso “Linee guida per la governance dei dati e dell’intelligenza artificiale”


Il primo incontro è dedicato al quadro giuridico e alle metacompetenze del “giurista digitale”: basi giuridiche nei trattamenti tipici dell’ufficio legale (contrattualistica, contenzioso, pareristica, audit), criteri di minimizzazione e pertinenza, regole su conservazione e cancellazione distinguendo esigenze legali/difensive/operative, oltre ai pilastri dell’accountability documentale (registri, informative interne, istruzioni, DPIA nei casi ricorrenti). Il valore aggiunto è l’esempio guidato di mappatura end-to-end del flusso di revisione delle clausole contrattuali, con un focus sugli errori frequenti e relative contromisure.
La seconda sessione entra nella filiera del dato “a misura di giurista”: tassonomie, normalizzazione, deduplica, versioning, scelta del documento “golden”, controlli di qualità e audit trail essenziale (chi-fa-cosa-quando-perché). Qui il corso collega l’analisi dati alla pratica legale, includendo criteri di accettazione dei risultati AI, registrazione dei casi d’uso e verifiche, oltre a esempi di legal analytics (rischi clausolari ricorrenti, workload, segnali precoci di contenzioso).
La terza sessione porta sul terreno della misurazione: selezione e definizione degli indicatori (formula, fonte, soglie, responsabilità), esempi di KPI utili e leciti e progettazione di dashboard per il management. Chiude con governance e policy interne (naming/versioning, retention, deprovisioning, presìdi anti–shadow IT, privilegi e credenziali).
La quarta sessione completa il percorso con l’AI “in esercizio”: ciclo di vita del caso d’uso, metriche di qualità (precisione, robustezza, drift, bias), rischi e presìdi (leakage, citazioni errate, affidabilità fonti, lock-in), criteri per la valutazione dei vendor (subfornitori, audit, BC, penali, strategie di uscita), integrazione con l’ecosistema aziendale (SSO/RBAC, logging, repository contratti, ticketing, knowledge management) e un esempio end-to-end sulla review automatizzata delle clausole, fino a una procedura interna sintetica.

2. Punti di forza


Il punto di forza principale è l’approccio procedurale: non ci si ferma ai principi, ma si lavora su flussi, registrazioni, controlli e documentazione minima. Molto efficace la scelta di usare casi ricorrenti dell’ufficio legale (revisione clausole, ticketing interno, gestione contenzioso) come terreno di applicazione: è lì che la compliance si misura davvero, tra tempi, priorità e vincoli operativi. Altro elemento distintivo è l’attenzione a data quality, audit trail e segregazione degli accessi, spesso sottovalutati nella prospettiva legale, ma decisivi per reggere verifiche interne, audit e incidenti. Infine, il modulo sui fornitori è particolarmente centrato: in contesti reali l’AI entra spesso tramite vendor e piattaforme, e avere una checklist ragionata su requisiti, controlli e portabilità è un vantaggio immediato.

3. Perché seguire questo corso


Perché aiuta a colmare il “gap di traduzione” tra regole e operatività. Chi lavora in legal e compliance sa che la domanda non è solo “è lecito?”, ma “come lo rendiamo lecito, tracciabile e sostenibile?”. Il corso risponde con strumenti concreti: mappature end-to-end, criteri di accettazione dei risultati AI, registrazione dei casi d’uso, KPI e dashboard, policy interne e presìdi contro lo shadow IT. Inoltre, affronta in modo realistico i rischi tipici dell’AI in ambito legale (allucinazioni, errori di citazione, bias, leakage) proponendo mitigazioni pratiche e un modello di governance che dialoga con DPO, CISO, IT e Legal Ops.

4. Chi dovrebbe seguirlo


Il corso “Linee guida per la governance dei dati e dell’intelligenza artificiale – Policy, reporting e strumenti pratici per integrare AI e protezione dei dati” è indicato per avvocati d’impresa, uffici legali, compliance officer, DPO, legal operations, responsabili audit e chiunque sia coinvolto nella gestione di processi legali “data-driven” o nell’introduzione di strumenti AI. È utile anche per chi si occupa di procurement e vendor management su soluzioni che trattano dati legali, perché fornisce un lessico comune e criteri operativi per requisiti contrattuali e controlli. In generale, è un percorso consigliato a chi deve passare dalla teoria alla governance quotidiana: policy, reporting e workflow, con un’impostazione concreta e orientata all’applicazione immediata.

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