Riforma Madia approvata, sì ai licenziamenti lampo

Riforma Madia approvata, sì ai licenziamenti lampo

Redazione

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I furbetti del cartellino saranno licenziabili a breve. Sono stati infatti approvati venerdì 17 febbraio dal Consiglio dei Ministri i due decreti legislativi attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione (o “Riforma Madia“, legge 124/2015) e del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (d. lgs. 175/2016).

Il decreto attuativo della riforma della PA, in particolare, era stato inizialmente bocciato dalla Corte Costituzionale nella parte in cui stabiliva che i decreti legislativi attuativi fossero adottati previa acquisizione del parere reso in Conferenza unificata, anziché previa intesa. Il Governo è quindi intervenuto a sanare tale vizio, per dare certezza al quadro normativo.

Vediamo allora che cosa prevedono i due decreti attuativi nel dettaglio.

 

Le modifiche al licenziamento disciplinare

La Riforma Madia prevede che la pubblica amministrazione possa procedere al licenziamento disciplinare di coloro che tengano condotte fraudolente. Il nuovo decreto attuativo introduce ulteriori precisazioni: in particolare, è ampliato il termine entro il quale esercitare l’azione di risarcimento per i danni di immagine alla PA (da 15 a 20 giorni). La denuncia si rivolge alla Procura regionale della Corte dei Conti, computando il termine dall’avvio del procedimento disciplinare.

La medesima opzione è esercitabile dalla PA nei confronti del dipendente assenteista, nel termine di 150 giorni e non più di 120.

È inoltre fatto obbligo per la PA di comunicare tutti i provvedimenti disciplinari all’Ispettorato per la funzione pubblica entro 20 giorni dalla loro adozione, anche a scopo di monitoraggio dell’applicazione della riforma.

 

Le società a partecipazione pubblica

Novità anche in materia di società partecipate, e soprattutto sul fine della partecipazione.

Gi enti pubblici partecipanti potranno fruire dei beni e dei servizi prodotti nell’ambito dell’attività. Inoltre, saranno ammesse partecipazioni alle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili; le università, poi, potranno costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche.

Il Presidente della Regione potrà, infine, escludere, totalmente o parzialmente, singole società con provvedimento motivato in ragione di precise finalità pubbliche.

 

Le altre modifiche previste per le società a controllo pubblico

Come specificato dal comunicato stampa del Governo, la riforma delle società a partecipazione pubblica prevede inoltre l’intesa in Conferenza unificata per:

  • il Dpcm di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico;
  • il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali;
  • il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente.

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