Imprese in sofferenza se lo sconfinamento del fido supera i 90 giorni

di Redazione

Dal 1° gennaio 2012, in caso di sconfinamento del fido concesso, non potrà essere più derogato il termine di 90 giorni oltre il quale le banche devono segnalare il fatto in Centrale Rischi e devono classificare il credito come in sofferenza (cd. default) con conseguente aumento dell’accantonamento di capitale. La ratio sottostante alla regola, prevista dall’Accordo di Basilea 2 (accordo tra le banche centrali dei Paesi del G10 relativo ai requisiti patrimoniali delle banche ed entrato in vigore in Italia il 1° gennaio 2008) è quella di migliorare i processi creditizi, orientando le scelte di merito nell’erogazione di credito e finanziamenti. L’obiettivo prioritario è, invece, la tutela dell’interesse generale attinente alla solidità patrimoniale dei diversi attori operanti sul mercato.

Allo stato le banche italiane considerano “esposizione scaduta” (nell’accordo si adopera il termine «past due») lo sconfinamento al superamento dei 180 giorni dalla scadenza del credito concesso o della rata non pagata, mentre nell’accordo, come si anticipava, è considerato in default il cliente che presenti verso la banca debiti scaduti da oltre 90 giorni. La diversità dei termini è dovuta al fatto che l’Italia aveva optato per l’adozione di un termine più lungo tenuto conto della fisiologia del ritardo nel servizio del debito, riscontrata nel nostro paese; ritardi di natura tecnica e dunque non attribuibili ad una patologia, ovvero a situazioni di squilibrio, dell’azienda. Deroga, tuttavia, consentita solo temporaneamente e precisamente fino al 31 dicembre 2011.

Resta invece in vigore una speciale deroga per innalzare il termine per la segnalazione a 180 giorni, ma valida solo per le banche che dispongono di sistemi di rating interni (indagini sulla rischiosità degli affidamenti alle imprese).

Con la fine dell’anno in corso avrà, purtroppo, fine anche la possibilità per le banche di utilizzare margini di flessibilità per valutare la posizione di ogni singolo cliente, con gravi ricadute, soprattutto per le piccole e medie imprese (spesso esposte ai ritardi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni), sulla opportunità di accedere al finanziamento e sul declassamento del merito del credito. (Lilla Laperuta)

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