Il rischio nella valutazione giuridica

Il rischio nella valutazione giuridica

Sabetta Sergio

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Si possono distinguere due tipi di rischio, uno tecnico scientifico ed uno dipendente dalla percezione dell’uomo, che in quanto tale diventa reale.

Il rischio tecnico ( R) è quindi valutato in base al risultato del prodotto della probabilità che un evento accada in un determinato spazio e tempo (P), per la vulnerabilità, ossia la capacità di un elemento di sopportare determinati effetti (Vu), infine per il valore che l’elemento esposto al rischio ha per il valutatore (Val); con una combinazione tra probabilità dell’accadere e suo impatto per l’osservatore, questo porta a cercare di stimare le capacità di assorbire il rischio costituendo eventualmente riserve atte allo scopo.

Il concetto di probabilità legata al rischio tende a inglobare il caso, sicché la conoscenza delle decisioni emesse è base per una stima di probabilità, questo tuttavia in presenza di decisori perfetti, cosa che purtroppo o per fortuna non è proprio della specie umana, infatti secondo l’interpretazione frequentista giudichiamo in base al modo in cui l’evento è interpretato, mentre in base all’ interpretazione soggettivista è il modo in cui è prodotto l’evento che diventa oggetto di giudizio, d’altronde il nostro cervello non si basa solo sugli input percepiti ma li integra con altre informazioni da lui accumulate.

Dobbiamo considerare che l’imprevisto è in agguato si che la causalità dopo una serie di ramificazioni, ossia di decisioni, perde di coerenza e con essa la conoscenza dello stato iniziale perde anch’essa il proprio valore programmatico a seguito del generarsi e degradarsi continuo dell’informazione, il sistema impone quindi un continuo feedback per il nascere di differenti eventi in presenza di un’unica storia, viene meno la possibilità di previsioni comportamentali sul lungo periodo.

In ogni spazio vi sono più centri di dominio in competizione fra loro con la conseguente frammentazione della linea di confine, circostanza che impone una continua contrattazione, peraltro ogni centro di attrazione contiene al suo interno punti critici non pienamente controllabili né assimilabili.

Il succedersi delle biforcazioni decisionali trasforma la struttura da ordinata in caotica, in questa immagine complessa di biforcazioni e sovrapporsi di eventi, in cui viene meno la linearità continua del fenomeno, la presenza nello spazio di “attrattori” o centri di influenza fa sì che l’attenzione deve volgersi ai confini tra regioni differenti in competizione tra loro, gli eventi posti ai confini sono quelli che subiranno la diversa attrazione dei parametri, del resto la diversità è massima nelle zone di confine, in cui ogni conflitto nasconde altri mille conflitti in scala sempre minore e per espressioni differenti della stessa organizzazione (Peitgen – Richter).

La logica previsionale induttiva basa sulla regolarità storica di causa-effetto è efficace sui brevi periodi per sistemi complessi e sistemi puramente meccanici per periodi più lunghi, ne consegue per sistemi complessi la necessità dell’introduzione di un pensiero che introduca modelli interpretativi per parti di realtà, infatti ogni modello costruito al fine di interpretare l’evolversi degli eventi ha solo una verità parziale e non può essere inteso in termini assoluti proprio per la sua complessità e la conseguente necessità di semplificazione al fine di poterla gestire in termini previsionali.

Nelle situazioni complesse o incerte si procede alla semplificazione del sistema cercando un bilanciamento tra l’interpretazione intuitiva e quella modellizzata analiticamente al fine di rendere gestibile la stessa complessità, si crea un aria dell’incertezza nella quale gli eventi sono calcolati in termini probabilistici a fianco di un’area della complessità nella quale vi è una semplice possibilità dell’evento senza una quantificazione affidabile, solo in seguito allo scorrere del tempo con la modificazione del contesto mutano i rapporti tra le due aree.

Gli psicologi chiamano “bias di conferma” il desiderio di dimostrare la fondatezza delle proprie idee accogliendo ed esaltando gli indizi favorevoli, diminuendo quelli contrari, questo in particolare in ambienti ambigui e complessi, i ricercatori hanno scoperto che, in base al principio per il quale più si descrive un problema e più facilmente si prevede che accadrà, “gli avvocati assegnano probabilità più alte a situazioni descritte con più dovizia di dettagli”(Mlodinow) con una conseguente incoerenza tra la logica della probabilità e le valutazioni degli eventi (Kahnemann), questo viene a sovrapporsi alla distorsione della nostra visione del passato per cui cerchiamo di dare un senso agli eventi trascorsi, secondo una euristica della disponibilità dei ricordi nella quale prevalgono i ricordi più vividi e più facilmente recuperabili.

D’altronde nei sistemi complessi, semplici fattori del tutto secondari possono costituire elementi del caso per deviare la linearità causa/effetto, secondo la “teoria degli incidenti normali” (Perrow), dobbiamo considerare che tutti gli eventi possibili, anche se improbabili, possono accadere, il problema è il tempo necessario all’evento.

 

 

Bibliografia

  • AA.VV., Filosofia della scienza, Raffaele Cortina Ed. 2002;

  • L. Mlodinow, Le leggi scientifiche del caos, RCS, 2009;

  • L. Mari, Un’introduzione alla teoria dei sistemi, Università Cattaneo-LIUC, 2005 – 2009;

  • H. O. Peitgen – P. H. Richter, La bellezza dei frattali, Bollati Boringhieri, 1989;

  • C. Perrow, Normal accidents: Living with High-risk Technologies, Princeton University Press, NJ, 1999.

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