Il Garante della Privacy limita la portata delle informazioni che possono essere assunte nella fase di selezione del personale

Il Garante della Privacy limita la portata delle informazioni che possono essere assunte nella fase di selezione del personale

Redazione

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Con un provvedimento diffuso il 22 luglio il Garante della Privacy ha dichiarato l’illegittimità delle informazioni raccolte durante una procedura di selezione del personale svolta da un’azienda e che riguardavano aspetti anche intimi della sfera personale dei candidati, relativi ai rapporti affettivi, al grado di stabilità degli stessi, alla vita sessuale (con richieste su eventuali problemi o disturbi), condizioni di salute psico-fisica, eventuali interruzioni di gravidanza, tentativi di suicidio etc.

Il questionario somministrato dalla società di selezione, in particolare, conteneva una pluralità di quesiti a risposta multipla (queste ultime assai circostanziate), riferiti anche a vicende intime riguardanti i candidati. Nel provvedimento del Garante si ricordano i quesiti relativi ai rapporti affettivi, con richieste (puntuali) relative al grado di stabilità dei medesimi, alla vita sessuale (con richieste specifiche circa eventuali problemi o disturbi nonché ad esperienze con persone dello stesso sesso), alle condizioni di salute psico-fisica (con la richiesta dell’indicazione della patologia e del medicinale assunto, di eventuali visite psicologiche/psichiatriche effettuate, oltre alla richiesta di informazioni relative a disturbi del sonno o durante il sonno e, per le donne, di informazioni relative al ciclo), nonché ad eventuali interruzioni della gravidanza e, ancora, ad abitudini personali relative al fumo, al consumo di alcolici o di droghe ovvero inerenti alle abitudini alimentari; ed ancora, richieste relative a tentativi di suicidio effettuati o presi in considerazione dal candidato, nonché a precedenti giudiziari dello stesso.

Il livello di informazioni richieste è stato giudicato dal Garante eccessivamente invasivo, tale da configurare una violazione di varie disposizioni legislative attualmente vigenti (art. 8 L. 300/1970 e art. 10 D.Lgs. 276/2003, oltre che dello stesso Codice della Privacy).

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