Flessibilità o arbitrarietà?

Flessibilità o arbitrarietà?

Sabetta Sergio

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         Se l’arbitrio è una possibilità di scelta, l’arbitrarietà è la scelta senza parametri oggettivi, essa diventa la volontà assoluta del singolo o di un gruppo determinata da propri esclusivi motivi non rapportati ai terzi ( Abbagnano), il trionfo della volontà di per sé.
         Al contrario la flessibilità si pone come un rapporto tra due termini, l’adattamento di una struttura alla realtà, ossia l’evoluzione di una organizzazione spaziale e dei rapporti che la costituiscono.
         Quale è il rapporto legislativo e strutturale che si realizza tra questi due termini?
         La domanda pone in evidenza il contrasto che si sta realizzando quotidianamente nella trasformazione legislativa e organizzativa in atto, in essa non può che essere vista la difficoltà culturale di un tale cambiamento.
         Le differenziazioni strutturali realizzate secondo la teoria organizzativa situazionale può scivolare da una flessibilità necessaria ad una arbitrarietà indesiderata, dalla complessità strutturata secondo proprie regole e rapporti variabili ad una caoticità indeterminata nel moltiplicarsi delle scelte proprie del modello di Feigenbaum, in cui vi è un rapido passare dalla semplicità, alla complessità, alla caoticità mediante un semplice ripetersi ( sì/no) nella divaricazione della scelta.
         Dobbiamo considerare che la norma non è, ma viene data e diventa azione, custodendo l’agire, in altre parole nell’uomo vi è il pensare e non semplicemente il ripetere si che il carattere storico dell’uomo e del suo agire si determina solo nel modo in cui l’uomo accade ( Heidegger).
         Storicamente vuol dire una differenziazione massima nel nostro vissuto nazionale, come ha dimostrato nel suo classico studio sulla tradizione civica in Italia Putnam, né può essere di aiuto l’uso degli strumenti per la gestione della complessità propri dell’analisi economico-finanziaria, perché in realtà non vi è una volontà univoca di comprensione e gestione della complessità, non può esservi quindi problem finding né problem solving in quanto si creano tensioni politico-amministrative non in termini di complessità ma di caoticità.
         Quel che vuol dire un sistema organizzativo caotico più che complesso lo si può vedere nel sistema di vigilanza americano, così come ampiamente descritto da Masciandoro nel suo articolo “Mercati e vigilanza : il fallimento americano” nel quale, tra l’altro, si pone bene in evidenza l’intreccio di interessi per cui una caoticità che favorisca una inondazione di liquidità è utile ai mercati finanziari per occultare i rischi mediante i bassi tassi di interesse, ai politici che creano fiducia a buon mercato per le scadenze elettorali e agli stessi regolatori che sopravvivono nascondendo la propria inefficienza senza peraltro doversi troppo pericolosamente esporre.
         Se sul piano teorico vale il principio della competizione sul piano pratico si crea incertezza e opacità, tutto il contrario di un sistema ben regolato, i due estremi quello dell’accentramento arbitrario può ben essere raggiunto tramite la caoticità in cui prevale nuovamente la mancanza di una generale certezza.
         Il rapporto tra ambiente, struttura e cultura permette di valutare in termini sistemici il passaggio dalla flessibilità alla arbitrarietà della caoticità.
         Su una struttura già di per sé complessa viene ad aggiungersi un ulteriore fattore di complicanza, il risultato è un accelerare le interferenze e l’incertezza, l’arbitrarietà dell’agire è già dietro l’angolo della prossima decisione, considerando che già da un punto di vista economico il passaggio tra contesto decisionale complicato e complesso era avvenuto a partire dagli anni 70/80.
         Faccipieri precisa che vi è complessità quando, pur disponendo di una forte potenza computazionale, vi è incertezza nelle alternative rilevanti e sulle loro conseguenze in quanto si dispone di informazioni largamente incomplete sull’ambiente esterno, in quest’ambito rientra a maggior ragione l’arbitrarietà del decidere sulla regolamentazione in cui può sprofondare la flessibilità se non ben gestita, si che da una flessibilità competitiva si sprofonda in una caoticità distruttiva.
         Non si può in alcun modo respingere la contingenza che sempre è in agguato invocando la necessità ( Bellone), non può esservi una predestinazione organizzativa non legata alla contestualità e quindi al modo. Ne consegue l’importanza dell’organizzazione spaziale basata su una corretta espressione della coordinazione spazio-temporale dei diversi processi normativamente previsti, l’esistenza di una flessibilità intesa come comportamenti distinguibili fra loro, non possono che essere comportamenti dinamici in risposta agli stimoli ricevuti ( Teoria dell’evoluzione culturale).
         D’altronde l’introduzione del concetto di responsabilità non può di per sé trasformarsi in una panacea, ossia in un automatico rapporto con la flessibilità federalista, perché la responsabilità è anche frutto di una cultura, di un senso della collettività non automaticamente collegabile all’autonomia la quale può essere intesa al contrario come espressione di una propria assoluta volontà.
 
Sergio Sabetta
 
 
 
Bibliografia
 
·        N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, Utet 1974;
·        E. Bellone, Il Regno e le tenebre, Le Scienze, 22-471, XI/2007;
·        G. Berta, Il federalismo di Tremonti, La Stampa, 1-8/IX/09, 143-247;
·        S. Faccipieri, L’analisi strategica, in Rispoli ( a cura di), L’impresa industriale- Economia, tecnologia, management, Il Mulino 1989;
·        D. Masciandoro, Mercati e vigilanza: il fallimento americano, E. & M., SDA Bocconi, 74-76,3/2008, Etas;
·        L. Olivotto, Valore e sistemi di controllo, Mc Graw-Hill 2000;
·        M. Heidegger, Tempo ed essere, Longanesi 2007;
·        J. Henrich, Cultural group selection, coevolutionary processes and large-scale cooperation, Journal of Economic Behavior and Organization, vol.53, 3-35, 2003;
·        R. Putman, La tradizione civica nelle regioni italiane, Mondadori 1993.

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