Dalla contraffazione alla pirateria digitale: origini ed analisi socio-economica del fenomeno

La globalizzazione con i suoi elementi distintivi[1] è stata ed è tuttora una delle principali cause del fenomeno della contraffazione[2]. Il verbo ‘contraffare’ deriva dal latino medievale contrafacere ed indica la riproduzione di una cosa, l’imitazione al fine di spacciarla per originale. L’aumento dei beni falsificati oggi rappresenta un fenomeno di grandi dimensioni e dai confini non ben delineati che affonda le proprie origini nell’antichità.

            Il primo falso della storia, – probabilmente il più famoso -, è rappresentato dalla Donazione di Costantino[3], documento di incerta collocazione temporale risalente presumibilmente all’VIII secolo. Con tale documento, inventato in Francia nel monastero di Saint Denis, l’imperatore Costantino avrebbe donato a Papa Silvestro I la giurisdizione civile non solo sulla città di Roma e sull’Italia ma anche sull’intero Occidente. La falsità del documento di cui sopra è stata poi dimostrata, inequivocabilmente, in uno studio approfondito[4] condotto dall’umanista Lorenzo Valla[5] nel 1440.

             Come osservato da alcuni autori[6], «[…] parlando di arte e senza nulla togliere al Divino Michelangelo, la storia ci consegna un fatto curioso legato alle sue prime opere scultoree il “Cupido Dormiente” (oggi perduto) che proprio Michelangelo, allora povero e sconosciuto, cercò di contraffare per venderlo al suo committente, il ricco Cardinale Raffaele Riario, studioso ed esperto del mondo classico. Michelangelo cercò di rendere “antica di scavo e preziosa” l’opera e quindi più vendibile facendo ricorso ad un intervento di contraffazione applicando al suo marmo, prima di seppellirlo, delle sostanze per renderlo appunto “antico”. Benché l’opera sia stata verosimilmente antichizzata, lo sguardo ed il sorriso della scultura erano il frutto di uno stile ed un tratto troppo “moderno” per ingannare l’alto prelato che acquistò comunque l’opera ma ripagò Michelangelo con la stessa moneta. Denaro falso[7] […]».

            La storia ci ha consegnato esempi di falso[8] ancor prima che tale fenomeno potesse divenire oggetto di studio, mostrando, forse, come esso  sia  una  caratteristica  insita  nella  stessa natura umana, la quale è mossa e contaminata dalla logica dello scambio e del guadagno  trasformandolo in una vera e propria «attività imprenditoriale[9]». Il fenomeno si è allargato anche ad altri settori, dall’antiquariato ai beni di lusso, assumendo le caratteristiche di una vera e propria filiera di produzione di merci ed oggetti contraffatti, parallela a quella delle imprese che producono e commercializzano i propri beni. La contraffazione ha subito contaminazioni e modifiche con l’avvento del mercato globale ed il proliferare dei mezzi di comunicazione e diffusione, primo fra tutti Internet. L’avvento della new economy e la platea sempre più ampia di potenziali consumatori ha infatti indotto le aziende produttrici ad un uso massiccio della pubblicità per consentire ai propri prodotti una visibilità su larga scala. Altro fattore subentrato negli ultimi anni e di non poca rilevanza, è quello della crisi economica che ha indotto sempre più soggetti ad acquistare, anche consapevolmente, merce contraffatta. Si è sviluppato il binomio miglior risultato possibile al minor costo possibile. Com’è noto, i prodotti falsificati, in quanto realizzati in laboratori clandestini e con materie prime di bassa qualità offrono un prezzo finale di gran lunga più basso, inducendo il consumatore all’acquisto e di conseguenza allo sviluppo di questo mondo parallelo.

            La contraffazione[10] su larga scala ha investito anche il mondo delle aste on-line, in passato sconosciuto, ed ha coinvolto sempre più settori merceologici: abbigliamento, prodotti cosmetici, prodotti informatici, ricambi per auto, giocattoli, beni di lusso, prodotti farmaceutici e lo stesso settore alimentare. Il mercato del falso negli ultimi anni ha quindi registrato una crescita di dimensioni esponenziali[11], costituendo  un vero e proprio settore con tecniche di riproduzione che rendono sempre più difficile distinguere il falso dall’originale.

            Parallelamente al proliferare della contraffazione, con il mutare dello scenario socio-economico si è sviluppato una violazione simile, la c.d. ‘pirateria digitale’[12]. Materiali coperti dal diritto d’autore venduti abusivamente. Casi comuni di pirateria, ad esempio, sono files musicali, film scambiati peer to peer o CD venduti da ambulanti abusivi. Non c’è abuso di paternità ma si viola il diritto di riproduzione, distribuzione e comunicazione al pubblico. Presenta, quindi, aspetti comuni ma non del tutto simili[13] poiché se la contraffazione generalmente riguarda merci di cui sia stato contraffatto il marchio, la pirateria consiste nella illecita riproduzione di prodotti tutelati dal diritto d’autore di cui all’art. 2, lett. b) del Regolamento CE n. 1383 del Consiglio del 22 luglio 2003.

È pertanto palese che il fenomeno oggetto della presente trattazione abbia mutato i propri connotati, la propria fisionomia iniziale, per adattarsi ad un nuovo contesto economico, culturale e sociale. Si è fuso con la tecnologia e con le possibilità che essa offre, si pensi alla nascita del computer quale mezzo di diffusione e creazione di opere contraffatte e al suo contenitore, il web che, multiforme per natura, ha moltiplicato la possibilità di eludere i controlli e gli strumenti di contrasto predisposti dal legislatore. In uno scenario ormai digitalizzato e contraddistinto dalla sempre maggiore importanza che le marche hanno assunto, l’industria della contraffazione pone in serio pericolo il mercato comune e le stesse economie nazionali.

 


[1] Gli elementi che caratterizzano il fenomeno della globalizzazione sono essenzialmente due: l’elevata quantità degli scambi commerciali e la pluralità dei soggetti coinvolti in uno spazio che può essere illimitato come quello del web. L’indeterminabilità del numero degli scambi, pertanto, fa sì che tale fenomeno influisca in modo più che rilevante sulla contraffazione.

[2] La contraffazione spazia dalla imitazione confusoria dei prodotti alla imitazione del modello o del brevetto, dalla appropriazione del marchio fino alla falsificazione totale.

[3] Cfr. S. IZZI, A. COLOSIMO, Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto, Milano, Franco Angeli, 2008.

[4] L’umanista Lorenzo Valla ha denunciato la falsità del documento nel De falso credita et ementita Constantini donatione.

[5] Dubbi circa l’autenticità della Donazione di Costantino erano già stati palesati dal filosofo Niccolò Cusano. Inizialmente il documento era ritenuto autentico tant’è che era stato inserito nel Decretum Gratiani, testo ufficiale per l’insegnamento del diritto canonico. Tuttavia, secondo una glossa delle Institutiones, la Glossa ad Authenticam, tit. 6, l’imperatore aveva lo scopo di accrescere l’impero. Il titolo augustus, infatti, derivava dal verbo augere. I civilisti, pertanto, non attribuivano alla Donazione di Costantino alcun valore giuridico poiché aveva provocato una diminutio dell’impero violando la lex regia. L’imperatore non poteva compiere, nell’esercizio dell’ufficio affidatogli, atti contrari all’ufficio medesimo: «nemini licet ea facere per offitium sibi deputatum quae sunt contra illud offitium […]», Mn III X 5. Ne consegue che la giurisdizione imperiale non poteva essere diminuita. I civilisti avevano quindi dimostrato che la Donazione di Costantino era nulla sul piano giuridico.

[6] Cfr. S. IZZI, A. COLOSIMO, Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto, Milano, Franco Angeli, 2008.

[7] Cit. S. IZZI, A. COLOSIMO, Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto, Milano, Franco Angeli, 2008, p. 13.

[8] Tra gli altri esempi di falso è d’uopo ricordare i diari di Mussolini o di Hitler, riconosciuti come falsi solo in un secondo momento.

[9] Cit. S. IZZI, A. COLOSIMO, Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto, Milano, Franco Angeli, 2008, p. 15.

[10] L’art. 2 del Regolamento CE n. 1383 del Consiglio, del 22 luglio 2003, per merci che violano un diritto di proprietà intellettuale intende le merci contraffatte. Sono tali : «i) le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto senza autorizzazione un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merci, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione […]»; «ii) qualsiasi segno distintivo (compreso logo, etichetta, autoadesivo, opuscolo, foglietto illustrativo o documento di garanzia in cui figuri tale segno), anche presentato separatamente, che si trovi nella stessa situazione delle merci di cui al punto i)»; «iii) gli imballaggi recanti marchi delle merci contraffatte presentati separatamente, che si trovino nella stessa situazione delle merci di cui al punto i)».

[11] Il Rapporto IPERICO 2014 riporta che negli anni compresi fra il 2008 e il 2013 l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno posto in essere circa 100.000 sequestri. Tali sequestri hanno riguardato 334 milioni di beni contraffatti. La categoria merceologica nella quale si è avuto il maggior numero di sequestri è stata quella dell’abbigliamento. Più allarmanti sono i dati del Rapporto IPERICO 2015, infatti, tra il 2008 e il 2015 l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno effettuato 131.427 sequestri, intercettando oltre 431 milioni di beni contraffatti. Il valore dei pezzi sequestrati nel solo 2014 ammonta ad euro 617.046.337. I principali paesi di entrata di beni contraffatti prodotti all’esterno del territorio comunitario risultano essere: Germania, Belgio, Regno Unito, Spagna, Italia. Il Rapporto IPERICO, pertanto, si configura come un’indispensabile strumento per la lotta alla contraffazione. Grazie ad esso è infatti possibile predisporre una serie di strategie unitarie per contrastare il mercato del falso. Per una disamina completa dei predetti rapporti si rinvia al sito www.uibm.gov.it.

[12] Violano ugualmente un diritto di proprietà intellettuale le c.d. merci usurpative, ovvero «le merci che costituiscono o che contengono copie fabbricate senza il consenso del titolare del diritto d’autore o dei diritti connessi o del titolare dei diritti relativi al disegno o modello, registrato o meno a norma del diritto nazionale, o di una persona da questi autorizzata nel paese di produzione, quando la  produzione  di  tali  copie costituisce  una  violazione del diritto in questione ai sensi del regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, su disegni e modelli comunitari o ai sensi della legislazione dello Stato membro in cui è presentata la domanda per l’intervento delle autorità doganali», art 2, lett. b) del Regolamento CE n. 1383 del Consiglio, del 22 luglio 2003.

[13] Cfr. S. IZZI, A. COLOSIMO, Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto, Milano, Franco Angeli, 2008, p. 17. Sul punto gli autori hanno sottolineato, invece, che «la contraffazione consiste nella riproduzione o nell’utilizzazione totale o parziale di un marchio, di un disegno, di un modello, di un brevetto o di un diritto d’autore, senza l’autorizzazione del rispettivo titolare […]» e che anche «[…] la pirateria digitale (Cd, film, software, libri o arte grafica) è, pertanto, giuridicamente, una forma di contraffazione, allo stesso titolo della produzione di falsi articoli di marca».


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