Coerenza e incoerenza

Coerenza e incoerenza

Sabetta Sergio

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“Non mi aspettavo di ricevere nient’altro che il piacere derivante dalla ricerca”

(Frenkel, pag. 137)

Scrive Neurath “non vi è altro concetto di verità per la scienza” che la “coerenza”, infatti nel formulare un enunciato, esso viene confrontato con la totalità degli enunciati esistenti. Se concorda con questi è aggiunto ad essi; altrimenti, è caratterizzato come “non vero e abbandonato”, anche se vi è la possibilità che venga a mutare “ l’attuale complesso di enunciati della scienza in modo che il nuovo enunciato possa esservi inserito”, dobbiamo infatti considerare che due enunciati “reciprocamente contraddittori non sono utilizzabili nel sistema della scienza unificata”, nel processo di trasformazione “talvolta sopravvivono nel tempo alcune parole, ma la loro definizione viene modificata”, così come la scienza subisce delle modifiche altrettanto ogni enunciato, si deve comunque valutare che noi prendiamo le mosse da complessi di enunciati che solo parzialmente sono fra loro connessi in modo sistematico e che siamo in grado di controllare solo in parte.

Mentre si lavora “sulla base di una parte di questi complessi di enunciati, altre informazioni complementari vengono fornite”, con una conseguente difficoltà a controllare esaurientemente le conseguenze logiche, d’altronde una ridondanza di enunciati normativi pone il problema della coerenza, ossia della compatibilità fra  “diverse modalità di codificazione” (Berthoz), in questo vi è l’uso che l’uomo fa del proprio ambiente in cui l’atto che intendiamo compiere con l’enunciato viene ad “organizzare il mondo” semplificandolo, si pone tuttavia il problema “della falsificabilità” (Popper).

Neurath  nell’affermare che tra modelli più determinati e quelli indeterminati vi sono vari gradi intermedi, nega la possibilità di una netta demarcazione tra teorie “falsificabili” e teorie “non falsificabili”, questa gradualità impedisce la rigidità popperiana la quale esclude di per sé il dubbio derivante dall’indebolimento teorico, vi è il rischio di concentrarsi esclusivamente nel particolare non valutando il complesso, non può tuttavia negarsi che l’indebolimento all’estremo mediante la falsificabilità permetta di mostrare la “non veridicità” dell’assunto, dobbiamo considerare che la letteralità stessa scollegata dalla lettura degli eventi sociali esterni contestuali conduce alla “non veridicità” del risultato, si ha quindi una falsificabilità dell’assunto solo apparentemente coerente al sistema, uno scollamento dagli eventi che permette la strumentalizzazione truffaldina del desiderato legislativo.

Ogni innovazione tecnologica nel creare possibilità rinnova culturalmente la società ma crea al contempo un vulnus di sicurezza aprendo spazi ad abusi, vi è pertanto la necessità del ripensare la coerenza del sistema secondo i desiderata normativi, d’altronde nella valutazione operativa quotidiana di un sistema qualsiasi, compreso quello giuridico, vi sono dei processi decisionali semplificati, dei metodi che permettono di risparmiare energie, le domande a cui si risponde sono poche, predefinite e ripetitive che crea un “albero di decisione” (Frenkel) a cui ogni risposta prevede il passaggio ad altri nodi decisionali che si risolvono sostanzialmente in una biforcazione, questo avviene in relazione ad alcuni parametri economici, rapporto costi/utili, di tempo e psicologici, la carica emotiva che si vuole impegnare.

Nella coerenza giuridica si richiede pertanto qualcosa di più di una semplice compostibilità fra gli elementi di un sistema, non la sola assenza di contraddizioni ma l’armonia nel sistema data dalla sinergia tra gli elementi secondo finalità riconoscibili, risulta quindi qualcosa di più di un semplice significato logico (Abbagnano), diventando di per sé criterio della verità (Brandley).

Il sistema giuridico quale sub-sistema autopoietico è un sistema organizzato fornito di limitazioni al fine di regolare le relazioni tra elementi secondo finalità produttive, il sistema viene pertanto ad auto-riprodursi tanto nei singoli elementi che nell’unitarietà dei suoi processi, questo è tuttavia solo un sottosistema del sistema sociale e come tale è inserito in una rete ricorsiva di comunicazioni, nella quale si opera una distinzione tra le operazioni dei singoli sottosistemi stessi.

Nella teoria della complessità le regole emergenti sono un effetto che nasce dall’interagire degli agenti indipendentemente dalle loro intenzioni, nell’autopoiesi la complessità nel favorire l’emersione di nuove regole agisce tuttavia in un auto-riproduzione delle unità del sistema stesso, in questo la mancata coerenza degli enunciati o delle letture che si dovrebbe fare contestualmente con gli altri sub-sistemi, viene ad operare non solo uno scollamento nel sub-sistema stesso ma si riflette negativamente sulla funzionalità degli altri sub-sistemi, diventando di per sé elemento di inefficienza (Luhmann).

 

Bibliografia

  • D. Zola, Scienza e politica in Otto Neurath, Feltrinelli 1986;
  • O. Neurath, Proposizioni protocollari, in Sociologia e neuro positivismo, a cura di G. Statera, Ubaldini  ed. 1968;
  • A. Berthoz, La vicarianza. Il nostro cervello creatore di mondi, Codice ed. 2015;
  • K. R. Popper, La logica della scoperta scientifica, Einaudi 1970;
  • K. R. Popper, Congetture e confutazioni, Il Mulino 1972;
  • E. Frenkel, Amore e matematica. Il cuore della realtà nascosta, Cap.12 – L’albero della conoscenza, Codice ed. 2014;
  • N. Luhmann, Conoscenza come costruzione, Armando 2007.

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