Il contenzioso climatico (climate litigation) rappresenta una delle sfide giuridiche più significative del XXI secolo, ponendo i sistemi giudiziari di fronte alla necessità di coniugare le evidenze scientifiche globali con gli strumenti probatori tradizionali. Questo articolo analizza il dilemma del nesso di causalità (causal link) tra le politiche (o le omissioni) statali e il danno climatico subito dai singoli, elemento cruciale per la responsabilità civile e costituzionale. Si esplora il ruolo emergente dell’ Attribution Science come strumento per localizzare la causalità di un fenomeno globale, e si valuta come la giurisprudenza più recente, in particolare la storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nel caso KlimaSeniorinnen v. Switzerland, stia ridefinendo l’onere della prova e ampliando l’applicabilità dei principi costituzionali e dei diritti umani (Art. 2 e 8 CEDU) in chiave climatica. L’analisi suggerisce che la giurisdizione sta superando le strettoie della causalità tradizionale attraverso l’adozione di standard probatori flessibili e l’affermazione di obblighi di mitigazione statale basati sul diritto alla protezione dei diritti fondamentali. Per approfondimenti, abbiamo pubblicato il volume I ricorsi alla corte europea dei diritti dell’uomo, disponibile sullo Shop Maggioli e su Amazon.
Indice
- 1. Introduzione: la sfida giuridica del cambiamento climatico
- 2. Il nesso di causalità nel diritto tradizionale: un ostacolo invalicabile?
- 3. L’intervento della scienza: il ruolo dell’attribution science
- 4. La giurisprudenza recente: la sentenza storica della CEDU
- 5. Il contenzioso contro le imprese e il nesso causale
- 6. Il bilanciamento dei poteri e la polycentricity
- 7. Conclusioni: una nuova causalità a tutela dei diritti
- Ti interessano questi contenuti?
- Note bibliografiche
1. Introduzione: la sfida giuridica del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico antropogenico non è più solo un fatto scientifico o una questione politica, ma una questione giuridica pressante. La crescente ondata di contenziosi climatici in tutto il mondo (oltre 2.500 casi registrati globalmente) dimostra un tentativo della società civile e dei soggetti più vulnerabili di costringere Stati e grandi corporazioni all’azione.
Tuttavia, il contenzioso climatico si scontra con le categorie tradizionali del diritto, in particolare per quanto riguarda la responsabilità extracontrattuale e la tutela dei diritti fondamentali. Il nodo gordiano risiede nella dimostrazione del nesso causale tra la condotta (o l’omissione) del convenuto e il danno lamentato. Come può una singola persona o un’associazione dimostrare che il danno alla sua salute, proprietà o ambiente è direttamente ed esclusivamente causato dalle specifiche emissioni di un singolo Stato o azienda, in un contesto in cui le emissioni sono un fenomeno collettivo e gli effetti sono diffusi nel tempo e nello spazio?
Questo articolo si propone di indagare i meccanismi giuridici attraverso i quali le Corti stanno affrontando questo “dilemma della causalità collettiva”, analizzando l’impatto della scienza più avanzata e le risposte delle giurisdizioni di vertice. Per approfondimenti, abbiamo pubblicato il volume I ricorsi alla corte europea dei diritti dell’uomo, disponibile sullo Shop Maggioli e su Amazon.
I ricorsi alla corte europea dei diritti dell’uomo
Il volume, accompagnato da un FORMULARIO e da una completa disamina delle fonti, analizza nel dettaglio le modalità di presentazione dei RICORSI alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’opera esamina il funzionamento del Consiglio d’Europa e della Corte europea ed è aggiornata con le novità introdotte dalla riforma del Regolamento di procedura della Corte avvenuta nel corso del 2025. Completo di tutte le informazioni necessarie per la presentazione delle istanze, il testo si propone come uno strumento operativo che permette di impostare il ricorso alla Corte, al fine di vedere riconosciuta la piena tutela dei diritti dell’uomo contro le inefficienze presentate dai sistemi nazionali. Accurata è l’analisi della CASISTICA suddivisa per argomenti tra i quali: ESPROPRIAZIONE E VINCOLI PREORDINATI ALL’ESPROPRIAZIONE – ECCESSIVA LUNGHEZZA DEL PROCESSO – VITA PRIVATA E FAMILIARE – CONDIZIONE DEI DETENUTI – TUTELA DEI MIGRANTI – LIBERTÀ DI PENSIERO E LIBERTÀ RELIGIOSA.Il FORMULARIO, in formato editabile e stampabile, la NORMATIVA EUROPEA ed il MASSIMARIO giurisprudenziale organizzato per argomento, sono disponibili online.Andrea Sirotti GaudenziAvvocato e docente universitario. Svolge attività di insegnamento presso vari Atenei e centri di formazione. È responsabile scientifico di alcuni enti, tra cui l’Istituto nazionale per la formazione continua di Roma. Direttore di collane e trattati giuridici, è autore di numerosi volumi, tra cui “Il nuovo diritto d’autore”, “Manuale pratico dei marchi e brevetti”, “Trattato operativo dei contratti d’impresa” e il “Codice della proprietà industriale”.I suoi articoli vengono pubblicati da diverse testate e fa parte dei comitati scientifici di riviste ed enti.
Andrea Sirotti Gaudenzi | Maggioli Editore
56.05 €
2. Il nesso di causalità nel diritto tradizionale: un ostacolo invalicabile?
Nei sistemi di common law e civil law, la responsabilità per danno, sia essa civile (ex art. 2043 cod. civ. italiano) o amministrativa/costituzionale, richiede che il danno sia una conseguenza diretta e immediata della condotta illecita (criterio della condicio sine qua non e della causalità adeguata).
Nel contesto climatico, questa prova è estremamente difficile per diverse ragioni:
Le emissioni sono il risultato cumulativo di innumerevoli attori globali per decenni. Il contributo di un singolo Stato o azienda è infinitesimale rispetto al totale globale, rendendo difficile isolare la sua colpa specifica.
Il danno climatico è spesso proiettato nel futuro o si manifesta con gradualità e latenza (es. innalzamento dei mari), rendendo complessa la prova del danno attuale.
Gli eventi meteorologici estremi hanno cause complesse, in cui il cambiamento climatico agisce come fattore di rischio aggravante, non come unica causa scatenante.
Per superare questo ostacolo, i tribunali stanno spostando l’attenzione dalla “causalità del danno specifico” alla “causalità della violazione del dovere” (o causalità di sistema), avvalendosi sempre più del sapere scientifico.
3. L’intervento della scienza: il ruolo dell’attribution science
L’Attribution Science è emersa come lo strumento scientifico chiave per affrontare il problema della causalità. Questa disciplina utilizza modelli climatici complessi e analisi statistiche per stimare quanto il cambiamento climatico antropico abbia aumentato la probabilità o l’intensità di un evento meteorologico estremo.
3.1. Attribution science e standard probatorio
L’Attribution Science al giudice di operare un giudizio di probabilità scientifica. In molti ordinamenti, specialmente in Italia per la responsabilità civile, si adotta uno standard di “più probabile che non” (o “alto grado di probabilità logica e scientifica”) per il nesso causale. L’Attribution Science può, ad esempio, dimostrare che l’ondata di calore che ha causato vittime in una certa area è stata resa X volte più probabile a causa delle emissioni di gas serra.
Questa prova non identifica il singolo emettitore, ma rafforza il collegamento tra la mancanza di politiche di mitigazione (omissione statale) e l’aumento dei rischi per i cittadini, permettendo al giudice di affermare l’inadempimento di un obbligo di protezione generale.
3.2. I rapporti IPCC come fatto notorio qualificato
Un altro pilastro scientifico è costituito dai Rapporti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questi non sono prove tecniche di parte, ma rappresentano il consenso scientifico globale sullo stato del clima. Essi sono spesso utilizzati dalle Corti come fatto notorio qualificato o come fonte autorevole di conoscenza, esonerando i ricorrenti dall’onere di provare l’esistenza e la natura antropica del cambiamento climatico, e concentrando la disputa sull’adeguatezza delle misure governative.
4. La giurisprudenza recente: la sentenza storica della CEDU
L’anno 2024 segna una svolta giurisprudenziale epocale con le decisioni della Grande Camera della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) sul contenzioso climatico. Tra queste, la sentenza che ha avuto maggiore impatto è la KlimaSeniorinnen v. Switzerland: l’Associazione delle Anziane per la Protezione del Clima, donne svizzere particolarmente vulnerabili alle ondate di calore, ha citato in giudizio il Governo svizzero per la sua insufficiente politica di riduzione dei gas serra, lamentando la violazione dei loro diritti umani.
La CEDU, nell’aprile del 2024,ha stabilito che la Svizzera ha violato l’Articolo 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l’Articolo 6 (Diritto a un ricorso effettivo) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, non esigendo la prova di una causalità diretta tra l’emissione specifica svizzera e il danno specifico a una singola ricorrente, ma invece ha sancito che gli Stati hanno un “obbligo positivo” (positive obligation) ai sensi dell’Art. 8 CEDU di adottare adeguate misure di mitigazione per proteggere la vita e la salute dei loro cittadini dagli effetti negativi e prevedibili del cambiamento climatico.
Questo obbligo implica il dovere di definire un quadro normativo credibile, ambizioso e basato sulle migliori evidenze scientifiche e si basa sugli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015.
L’inadempimento di questo obbligo costituisce di per sé una violazione dei diritti umani, superando in gran parte il tradizionale onere della prova sul nesso causale individuale.
4.2. implicazioni per il diritto costituzionale italiano
Questa pronuncia è cruciale anche per l’Italia, in quanto rafforza l’interpretazione dei principi costituzionali nazionali, in particolare l’Art. 9 Cost. (tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni) e l’Art. 32 Cost. (diritto alla salute). La decisione CEDU fornisce ai giudici italiani una base solida per riconoscere l’esistenza di un obbligo giuridico dello Stato di intervenire, non solo in base alla legge interna, ma in base a norme internazionali e costituzionali, di spostare l’accertamento dal danno individuale all’inadeguatezza sistemica delle politiche pubbliche e di legittimare maggiormente l’azione di associazioni e gruppi vulnerabili (come nel caso del contenzioso italiano Giudizio Universale, la prima “Climate Change Litigation Strategy” italiana, promossa nei confronti dello Stato italiano, da Cittadini e associazioni coordinati da ASud Onlus, finalizzata a far valere i doveri di protezione a tutela del diritto umano al clima nella situazione di pericolo dell’emergenza climatica.
5. Il contenzioso contro le imprese e il nesso causale
Il contenzioso contro le grandi aziende emettitrici (carbon majors) affronta il nesso causale in modo leggermente diverso, concentrandosi sulla responsabilità civile e l’obbligo di diligenza (duty of care).
Il Caso Milieudefensie v. Shell (Olanda, 2021): Il Tribunale dell’Aia ha imposto a Shell l’obbligo di ridurre le proprie emissioni globali (Scope 1, 2 e 3) del 45\% entro il 2030. La causalità è stata stabilita non in base al danno immediato, ma sulla base di un dovere di diligenza non scritto imposto dal diritto olandese, che richiede all’azienda di proteggere i diritti umani e l’ambiente dalle sue attività. La causalità è qui intesa come la partecipazione significativa al rischio climatico.
Anche in questi casi, la prova scientifica è indiretta. Si ricorre alla cosiddetta Carbon Major Database, che attribuisce una percentuale delle emissioni storiche mondiali a specifiche aziende. Questa informazione non prova la colpa singola, ma rafforza l’idea della capacità di prevenzione e dell’influenza sistemica dell’azienda, supportando l’imposizione di un obbligo di mitigazione.
6. Il bilanciamento dei poteri e la polycentricity
Un’obiezione ricorrente al contenzioso climatico è quella della separazione dei poteri (separation of powers). I governi sostengono che le decisioni sulla politica climatica sono “politiche” e debbano spettare al potere legislativo ed esecutivo (il principio della polycentricity).
Tuttavia, la giurisprudenza di vertice, specialmente nel caso KlimaSeniorinnen (e in precedenza nel caso Urgenda in Olanda), ha risposto con una distinzione fondamentale:
- Il giudice non fa la politica: il tribunale non decide quali specifiche misure debbano essere adottate (es. chiudere centrali o tassare i voli).
- Il giudice controlla il rispetto degli obblighi: il tribunale verifica se lo Stato ha rispettato il proprio margine di apprezzamento e i propri obblighi giuridici minimi derivanti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali (come l’Accordo di Parigi). Se gli obiettivi di mitigazione non sono scientificamente validi o mancano del tutto, il giudice interviene per ripristinare la legalità costituzionale.
In questo senso, il nesso di causalità si traduce in un nesso di illegittimità costituzionale o di violazione di un dovere positivo di protezione.
7. Conclusioni: una nuova causalità a tutela dei diritti
Il contenzioso climatico sta forzando una profonda trasformazione del concetto di causalità in diritto. Di fronte a un rischio di sistema, i giudici stanno adottando una “causalità flessibile” o “causalità di sistema” che si fonda su due pilastri:
- L’evidenza scientifica qualificata: l’Attribution Science e i Rapporti IPCC non sono usati per stabilire il nesso causale diretto tra emissione-evento, ma per dimostrare il significativo aumento del rischio alla vita e alla salute derivante dalle politiche inadeguate.
- L’obbligo di protezione costituzionale: Il focus si sposta dalla prova del danno al controllo dell’inadempimento da parte dello Stato rispetto al suo dovere di mitigazione, come stabilito dalla CEDU (e in Italia, dall’Art. 9 e 32 Cost.).
La storica sentenza KlimaSeniorinnen ha istituzionalizzato il contenzioso climatico in Europa come un’azione di tutela dei diritti umani, superando il “dilemma della causalità” attraverso l’affermazione di un diritto alla protezione climatica efficace. Questo orientamento giurisprudenziale non solo fornisce strumenti legali ai cittadini, ma obbliga gli Stati a una rendicontazione scientifica e giuridica più rigorosa delle loro politiche ambientali. Il futuro del contenzioso climatico dipenderà dalla capacità delle corti nazionali di recepire e applicare questi principi innovativi, traducendo il consenso scientifico in imperativi giuridici concreti.
Ti interessano questi contenuti?
Salva questa pagina nella tua Area riservata di Diritto.it e riceverai le notifiche per tutte le pubblicazioni in materia. Inoltre, con le nostre Newsletter riceverai settimanalmente tutte le novità normative e giurisprudenziali!
Iscriviti!
Note bibliografiche
Fonti Normative
Le basi legali del contenzioso climatico si radicano in un quadro normativo multilivello, che spazia dal diritto internazionale a quello nazionale.
Accordo di Parigi (2015)
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) Art. 2 e Art. 8
Regolamento (UE) 2021/1119 |
Costituzione Italiana Art. 9 e Art. 32
Codice civile Art. 2043
Giurisprudenza
Il contenzioso climatico è un campo guidato dalla giurisprudenza. I seguenti casi sono fondamentali per comprendere l’evoluzione del nesso causale e degli obblighi statali.
KlimaSeniorinnen v. Switzerland (2024) CEDU, Grande Camera
Milieudefensie v. Royal Dutch Shell (2021) Tribunale dell’Aia, Olanda
Urgenda Foundation v. State of the Netherlands (2019) Corte Suprema, Olanda
Giudizio Universale (2023) Tribunale di Roma, Italia
Bibliografia
Peel, J., & Osofsky, H. M. (2018). Climate Change Litigation: Regulatory Pathways to Cleaner Energy. Cambridge University Press.
Guarna Assanti, E. (2024). Il contenzioso climatico europeo. Profili evolutivi dell’accesso alla giustizia in materia ambientale. Franco Angeli.
Faure, M., (2019). Liability and Climate Change. Oxford University Press.
Otto, D. E. L. (2021). Angry Weather: The Science at the Heart of a Changing Planet. Atlantic Books.
Salvemini L. (2022). Il Nuovo diritto dell’Ambiente. Giappichelli.
Casetta E. (2023). Filosofia dell’Ambiente. Il Mulino
RGAonline. Rivista Giuridica dell’Ambiente
Nature Climate Change. Nature Publishing Group
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento