Unioni civili alla luce della Legge Cirinnà
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Unioni civili, genesi dell’istituto giuridico

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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L’unione civile è il termine con il quale nell’ordinamento italiano si indica l’istituto giuridico di diritto pubblico, simile ma non uguale al matrimonio, che comporta il riconoscimento giuridico della coppia formata da persone dello stesso sesso, finalizzato a stabilirne diritti e doveri reciproci. Questo istituto estende alle coppie omosessuali gran parte dei diritti e dei doveri previsti per il matrimonio, incidendo sullo stato civile della persona.

L’avvento della Legge Cirinnà

L’istituto, in vigore dal 2016, è stato introdotto dall’art 1, commi 1-35, della Legge 20 maggio 2016, n. 76 (cosiddetta legge Cirinnà), e denominata “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.

Prende il nome da Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratico, promotrice e prima firmataria della norma.

In Italia questo stituto giuridico fu proposto per la prima volta nel 1986 con la “Interparlamentare donne Comuniste” e presso l’ Arcigay (associazione per i diritti degli omosessuali), si iniziò a discutere per la prima volta in ambito parlamentare di unioni civili.
In particolare, furono la senatrice Ersilia Salvato e le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari a presentare alle rispettive Camere di appartenenza un disegno di legge sulle unioni civili.

Nel 1988, su insistenti pressioni di Arcigay, Agata Alma Cappiello, avvocato e parlamentare socialista, presentò la prima proposta di legge (PdL N. 2340, Disciplina della famiglia di fatto, 12 febbraio 1988), mai calendarizzata, per il riconoscimento delle convivenze tra “persone”.

La proposta Cappiello, che ebbe ampia risonanza sulla stampa, la quale, con una semplificazione giornalistica, parlò di “matrimonio di serie b”, adombrava il riconoscimento anche delle coppie omosessuali.

Negli anni novanta divenne consistente il numero di proposte di legge per le unioni civili presentate sia alla Camera sia al Senato, allo stesso modo del numero di inviti del Parlamento Europeo a parificare coppie gay con le eterosessuali come coppie conviventi e sposate.

Nel corso della XIII legislatura furono presentati almeno una decina di disegni di legge (da Nichi Vendola, Luigi Manconi, Gloria Buffo, Ersilia Salvato, Graziano Cioni, Antonio Soda, Luciana Sbarbati, Antonio Lisi, Anna Maria De Luca, e Mauro Paissan).
Nessuno di questi disegni arrivò mai all’ordine del giorno dei lavori delle Camere, anche per il veto espresso ed esplicito delle gerarchie cattoliche, influenti su entrambe le coalizioni.

Si continuò anche nel successivo millennio.
Nel settembre 2003 il Parlamento europeo approvò una risoluzione sui diritti umani in Europa, conosciuta come Rapporto Sylla sul rispetto dei diritti umani nell’Unione europea.
Nel corso della XIV legislatura, con l’attività politica del deputato Franco Grillini e della militanza omosessuale, il dibattito sull’approvazione di una proposta per i Pacs trovò un consenso trasversale. Franco Grillini, appena insediato, presentò una proposta di legge l’8 luglio 2002 molto simile a quella firmata nella precedente legislatura dal deputato Soda, che ricalcava il matrimonio sul modello delle leggi nel frattempo approvate nei paesi di area scandinava a partire dalla Danimarca.

Un avvenimento che diede notevole risonanza ai Pacs fu l’unione, il 21 ottobre seguente, presso il Consolato francese a Roma, tra Alessio De Giorgi e Christian Pierre Panicucci (che possiede anche la cittadinanza francese; la Francia si era dotata di una legge sul Pacs nell’ottobre 1999), imprenditori e animatori della comunità virtuale Gay.it su Internet, nonché impegnati da anni nel movimento di liberazione omosessuale italiano.
Il giorno stesso Franco Grillini presentò la proposta di legge, sottoscritta da 161 parlamentari di centro sinistra.

L’unione civile in Italia fu oggetto di un disegno di legge deliberato dal Consiglio dei ministri nel febbraio 2007, che avrebbe formalizzato il riconoscimento di tali unioni, sotto il nome di DICO , distaccandosi dalle unioni di tipo francese e britannico.
L’iter fu interrotto dalla caduta del secondo Governo Prodi, oltre a non rientrare tra le priorità delle Camere una discussione su questo disegno di legge.

Nel corso della XVI Legislatura venne depositato alla Camera dei deputati, dai deputati Lucio Barani e Francesco De Luca e su proposta dei ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, un disegno di legge relativo alle coppie conviventi, conosciuto con il nome di DIDORE (DDL N. 1756, Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi, 8 ottobre 2008).

Con la XVII legislatura, iniziata a marzo 2013, riprese la discussione in parlamento delle varie proposte sulle unioni civili tra le persone dello stesso sesso.

Al Senato la Commissione giustizia, in sede referente, iniziò ad esaminare in modo congiunto diversi disegni di legge.

Una disamina sui disegni di legge

Una prima proposta di testo unificato dei disegni di legge all’esame congiunto della commissione giustizia del Senato fu depositata nel 2014 dalla senatrice Monica Cirinnà, nominata relatrice.
A questa prima proposta di testo unificato seguì una seconda proposta di testo unificato, depositata nel luglio seguente, e una terza proposta di testo unificato, depositata a marzo 2015.
La terza proposta di testo unificato fu adottata il 26 marzo come testo base per il proseguimento della discussione in commissione giustizia, che procedette con la presentazione degli emendamenti al testo.

Il testo unico avrebbe dovuto portare gli stessi benefici del matrimonio alla coppia che sottoscrive l’unione civile, ma la relatrice Cirinnà decise successivamente di eliminare dal testo ogni rimando al matrimonio, nominando, però, gli articoli del Codice Civile che ne trattano.
Il DDL prevedeva il riconoscimento quasi ogni beneficio riservato al matrimonio tra i quali l’eredità, la pensione di reversibilità e l’adozione del figlio del partner, vietando esplicitamente l’adozione congiunta da parte della coppia, imitando la legge sulle unioni civili tedesca approvata nel 2001, ed era anche previsto che l’unione civile si potesse contrarre davanti all’Ufficiale dello stato civile esclusivamente da coppie dello stesso sesso.

Il dibattito del DDL Cirinnà iniziò in Senato il 2 febbraio 2016.

Il Governo, temendo che il provvedimento non raggiungesse i voti necessari con l’ attività parlamentare, si intromise con forza nel dibattito e decise di accelerarne l’approvazione cercando l’accordo nella propria maggioranza di governo.

Il testo prevedeva tutta la serie di diritti e doveri uguali a quelli previsti per il matrimonio, stralciando la possibilità di adozione del figlio naturale del partner (la cosiddetta stepchild adoption), cancellata in seguito al veto posto dall’ala cattolica e conservatrice della maggioranza.

Il testo, così modificato e sul quale il Governo pose la questione di fiducia, fu approvato in prima lettura dal Senato nella seduta del 25 febbraio.

Il disegno di legge passò all’esame della Camera nel maggio 2016, anche in questo caso il governo pose la questione di fiducia, evitando qualsiasi modifica rispetto al testo approvato dal Senato.

Il disegno di legge approvato dal Parlamento è stato promulgato dal Presidente della Repubblica Italiana il 20 maggio, per essere pubblicato il giorno successivo sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. La legge è entrata in vigore il mese successivo.

All’indomani dell’approvazione definita della legge da parte del Parlamento la maggioranza degli italiani si dichiarava favorevole alla stessa.

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