inserito in Diritto&Diritti nel maggio 2002

Intervista a Enrico Ruggiero

A cura della Redazione di Diritto & Diritti  

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E’ recentemente uscito per i tipi di Giuffrè Editore nella Collana Cosa & Come – Sezione Commercio e Trasporto il volume “ I sistemi Alternativi di risoluzione delle controversie online “ che la nostra testata ha già segnalato.

L’avvocato Enrico Ruggiero, uno dei due curatori e coautore d’alcuni capitoli del libro con l’avvocato Marco Pierani, ci ha concesso la seguente intervista.

D. Che cosa sono i sistemi alternativi di risoluzione delle controversie online?

R. Con questa denominazione s’intende indicare tutti i mezzi, alternativi alla giurisdizione civile ordinaria, che sono utilizzati per dirimere (o per evitare il sorgere di) controversie attraverso l’utilizzo d’Internet. La prassi e la dottrina statunitense definiscono il fenomeno come ADR (che sta per Alternative Dispute Resolution) Online o, meglio ancora, ODR (Online Dispute Resolution).

D. Quali sono le caratteristiche fondamentali di quella che Lei ha appena definito ODR?

R. Nella variegata forma che l’ODR ha nella realtà quotidiana possiamo affermare che alcune caratteristiche sono comuni ai diversi procedimenti di risoluzione delle liti tramite la Rete. Essi, per sommi capi, sono: il costo modesto, la velocità sia dello svolgersi delle procedure che della pronunzia della decisione finale, la facilità d’accesso per tutti gli utenti d’Internet, la volontarietà delle parti di utilizzare questo nuovo sistema di risoluzione delle controversie.

D. Lei ha accennato, parlando di ODR, ad un fenomeno vario. Può essere più preciso?

R. Certamente. Nella prassi statunitense, principalmente in materia commerciale, sono sorti dei fornitori di servizi ODR, i cosiddetti ODR providers. Si tratta di società private che amministrano le procedure nel rispetto di un codice di autodisciplina che viene contrattualmente accettato dai contendenti prima dell’esame della controversia da parte del soggetto privato, nominato dall’ODR Provider, che deciderà la vertenza. Gli ODR Providers hanno dei siti web e tramite essi possono svolgere attività arbitrale e di conciliazione utilizzando stanze virtuali, assai simili alle chat rooms che tutti conoscono, dove le parti e l’arbitro o il conciliatore s’incontrano, discutono, producono documenti. Oltre che attività arbitrale e conciliativa, che hanno una ben nota e collaudata versione per così dire “tradizionale”, ODR significa anche fenomeni nuovi quali la cosiddetta Blind Negotiation (o “modello cieco”) o la Peer Pressure. La prima è addirittura una forma di procedura amministrata da un software anziché da un soggetto umano in quanto, brevemente, essa permette la contrattazione veloce di pagamenti di denaro tramite richieste e correlative offerte effettuate “alla cieca” con ciò intendendo la mancata conoscenza delle rispettive proposte delle parti se non il fatto che esse, se effettuate, nel tempo sono via via migliorative rispetto alle precedenti. In campo infortunistico assicurativo, negli Stati Uniti, esiste una Società che ha più di tremila utilizzatori regolari e oltre 40 compagnie assicurative primarie tra i propri clienti. La Peer Pressure, in modo altrettanto generico, altro non è che una lamentela effettuata da una parte avverso l’altra e pubblicata sul sito web dell’ODR Provider. Chiunque può, accedendo al file della causa, pubblicamente esprimere la propria opinione sul caso. Qui la coazione è psicologica in quanto, per esempio, una società seria non vorrà essere soggetta a numerosi, eventuali pubblici giudizi negativi da parte degli utenti di Internet anche perché, molto spesso in Rete svolge la propria attività commerciale.

D. Ecco, proprio a tale proposito ci sorge una domanda: esistono tipi di controversie che meglio si prestano ad essere risolte tramite sistemi di risoluzione delle controversie online?

R. In parte ho già risposto facendo riferimento sia alle caratteristiche precipue dell’ODR che alle sue applicazioni pratiche. Il commercio elettronico, per come si sta delineando nella pratica quotidiana, è il terreno più fertile per l’applicazione dell’ADR Online (il Professor Ethan Katsh dell’Università del Massachussets Amherst che, tra l’altro, ha scritto la prefazione al nostro volume ed è l’indiscussa autorità mondiale in materia, ha affermato che, in materia di commercio elettronico la lettera A di ADR sta per “Appropriato” e non “Alternativo” mezzo di risoluzione delle controversie). Ciò in quanto, in genere, gli acquisti in Rete sono di modesto valore ed effettuati con estrema velocità. Quanti, parlando della nostra esperienza, converrebbero in giudizio una società statunitense che ci ha venduto un compact disc audio difettoso? Solo i costi e i tempi, nonché la distanza, scoraggerebbero chiunque. L’ADR online ci permette invece lo svolgimento di un “giudizio” veloce, di scarso costo commisurato al poco valore del contendere e non legato ad una giurisdizione nazionale ma svolto nel cyberspazio.

D. Solo elementi positivi, pertanto, nei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie online?

R. Ci sono molti aspetti positivi, si, non lo nego ma non bisogna neppure concedersi a facili ed immotivati entusiasmi. Ad esempio ci sono fenomeni, quale il reale interagire tra i soggetti, che hanno una duplice valenza. Mi spiego. Nel volume il Professor Gaitenby, altro collaboratore di prestigio come, peraltro tutti gli altri coautori che ci hanno aiutato nella redazione e che sono certamente leaders nel settore, il Professor Gaitenby, dicevo, cita l’esempio di una piccola discussione familiare tra madre e figlia sedata tramite l’utilizzo di una chat e due computers in due stanze diverse quale aneddoto positivo: l’uso del personal computer, della tastiera, la spersonalizzazione del mezzo ha raffreddato gli animi, l’elemento emozionale ed ha portato alla composizione del litigio. Ma, a mio parere, esiste anche l’altro lato della medaglia: se manca il cosiddetto “elemento umano” in momenti topici quali ad esempio l’audizione delle parti o dei testi qualcosa, o molto, va perso nell’impersonale flusso di bytes del mezzo telematico. Molto spesso, infatti, procedure iniziate in Internet, specie se importanti economicamente, si tramutano in arbitrati e conciliazioni tradizionali e ciò necessariamente non è un male.

D. Nel corso di questa intervista è ricorso spesso l’accenno ad esperienze statunitensi. E in Italia le cose come vanno?

R. Nel nostro Paese le cose stanno incominciando a muoversi. Mi vengono in mente recenti attività di conciliazione in Rete quali RisolviOnline, posta in essere dalla Camera Arbitrale di Milano, il cui modello e procedura sono oggetto di un intero capitolo del nostro volume. Ma è solo un primo esempio. Altre iniziative stanno fiorendo qua e là in Italia. Il tempo deciderà quali sapranno affermarsi e se la nostra cultura giuridica e non sapranno adattarsi a queste nuove realtà. Io, come giurista e soprattutto come avvocato che si scontra con le lungaggini di processi ordinari relativi a questioni bagatellari, spero proprio di si.

D. Il vostro volume tratta solo di ODR relativo al commercio elettronico?

R. No. Per quanto possibile si è voluto fornire un quadro a tutto tondo delle vertenze relative all’Internet. Cito, a mero titolo di esempio, i capitoli dedicati al sistema di risoluzione delle dispute previsto da Icann o la procedura di rassegnazione di un dominio “.it”, alla tutela del consumatore europeo nel cyberspazio.

D. Ci sono considerazioni conclusive al nostro incontro?

R. Si. Il mio, il nostro (mio e dell’altro curatore e coautore Marco Pierani) ringraziamento va agli altri coautori del volume (che non cito perché so essere indicati in una Vostra pagina di presentazione del libro) e alla casa editrice che ha creduto in questo testo che, a quanto mi consta, è il primo dell’Europa continentale. Senza intenti autocelebrativi mi piace qui ricordare quanto affermato in prefazione dal Professor Ethan Katsh: “Questo è un libro importante su un argomento importante. Siamo ancora in uno stadio iniziale dello sviluppo di Internet. Siamo già consapevoli, tuttavia, che il cyberspazio ha bisogno di istituzioni che aiutino ed aumentino la nostra capacità e la nostra volontà di impegnarci in attività online. L’ODR rappresenterà una parte sempre più importante di questa infrastruttura”.

Sta a noi, a voi giuristi telematici che questo auspicio diventi realtà.

NOTA. Al termine del nostro incontro l’avvocato Enrico Ruggiero ha manifestato la disponibilità a fornire chiarimenti, approfondimenti ed indicazioni ulteriori ai nostri lettori relativamente a quanto da lui affermato nell’intervista. A tal fine, in un ottica di interattività internettiana ci ha autorizzati a pubblicare il proprio indirizzo email   che qui di seguito riportiamo: info@studiolegaleruggiero.it  .

A cura della Redazione di Diritto & Diritti

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