Rapporto genitori e figli, può esistere il preferito?

Rapporto genitori e figli, può esistere il preferito?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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La vera genitorialità si pone in essere ogni giorno davanti alle prove che pone la vita, per questo esiste in noto detto “genitori non si nasce, ma si diventa”.

Il figlio preferito nel passato

Andando indietro nel tempo, ci si imbatte nella parola “maggiorasco”.

Con l’espressione diritto di maggiorasco o maggiorascato, si intendeva uno specifico istituto dell’antico sistema successorio, in forza del quale il figlio primogenito aveva titolo per diventare unico erede dell’intero patrimonio familiare.

Un fenomeno che non è pensabile nella nostra epoca, perché si dovrebbe considerare contro la legge.

Le motivazioni che portano a preferire un figlio

In relazione alla questione si possono annoverare varie situazioni.

Le affinità elettive, si possono verificare quando uno dei figli presenta maggiori somiglianze fisiche o di carattere con uno dei genitori, che possono porre in essere diverse reazioni, e uno o entrambi i genitori possono sentire un senso di maggiore comunanza di idee con un figlio.

Le affinità, non consentono esclusivamente di capirsi al volo, alle volte senza neanche parlare, ma anche di condividere maggiori esperienze che nel lungo periodo porteranno gli affini a cercarsi più spesso per un confronto, uno scambio di vedute o una conferma dei loro punti di vista.

Altre volte si potrebbe preferire il figlio che dà meno pensieri.

Nelle relazioni tra genitori e figli possono esistere delle differenze, più o meno marcate,

e si deve anche considerare quello che in psicanalisi viene definito come “complesso di Edipo”, espressione che rimanda al protagonista di uno dei più celebri miti della letteratura greca che portava questo nome.

Con questo “complesso”, si ricorda lo stato emotivo di amore e di ostilità che il bambino vive tra i tre e i cinque anni circa nei confronti del genitore di sesso opposto.

Il bambino è ostile al padre perché gli sottrae l’amore della madre, mentre la bambina tende a preferire le attenzioni del padre.

Dal lato dei genitori, potrebbe significare che la bambina diventa la “cocchina di papà”, mentre il figlio maschio diventa il cosiddetto “cocco di mamma”.

Anche in presenza di simili circostanze, le relazioni tra genitori e figli verranno viziate da predilezioni che trovano le loro radici in motivazioni ancora più inconsce.

Il primo passo da fare in presenza di discriminazioni tra figli

Se si prende atto che per i genitori i figli non sono uguali, si nota che cosa si può fare per ridurre al minimo le frustrazioni che potrebbe provare il figlio “messo da parte”, e non si può essere estremamente espliciti dichiarando la predilezione.

Gli esperti, tranquillizzano i genitori sostenendo che è naturale che i figli attivino e risveglino nei loro confronti grandi emozioni diverse.

Il comportamento del genitore che si accorge di fare delle preferenze

Il genitore che si accorge di fare preferenze potrebbe coinvolgere il coniuge chiedendo il suo aiuto, in modo che ognuno si dedichi in modo separato ai figli.

Se ad esempio la madre dovesse avere un debole per il figlio maschio con il quale condivide lunghe camminate, sarebbe saggio spingere il papà a dedicare uno spazio privilegiato alla figlia.

Un altro modo potrebbe essere affrontare la situazione con leggerezza.

Si potrebbe dire con sincerità che siccome non si è capaci di fare trakking, del quale un figlio è molto appassionato, è meglio che si resti a casa con il fratello per evitare di fare danni.

Un altro passo da prendere in considerazione, potrebbe essere quello di cercare di compensare il maggiore spazio concesso a un figlio, con un regalino da riportare a casa all’altro fratello o sorella, facendo doni in linea con la personalità dei figli un po’ meno prediletti.

Se il genitore concede meno del suo tempo perché la relazione che ha con il figlio risulta più complicata da gestire, lo stesso deve sapere che lo ha sempre nei suoi pensieri e che non dimentica che è un appassionato di una determinata collezione di giornali, dei quali gli regala un abbonamento.

I sistemi con i quali è possibile comunicare agli altri, figli inclusi, l’affetto e l’ attenzione, sono molto diversi.

Quello che ha rilevanza è evitare che a un figlio si conceda di più e all’altro meno.

Una simile circostanza potrebbe creare perdita di autostima del figlio.

Il figlio meno considerato potrebbe pensare che se nessuno gli dedica tempo e attenzioni, significa che non è degno di essere amato e, non vale niente.

Questa rappresenta la linea di confine che non deve essere superata, se non si vuole correre il rischio che il figlio “meno amato” sviluppi patologie e comportamenti tali, da richiedere un sostegno terapeutico.

Il trattamento parentale differenziale

Con l’acronimo Pdt si vuole introdurre il “Parental differential treatment”, vale a dire, il trattamento parentale differenziale.

Si tratta di una situazione della quale negli ultimi tempi sta parlando molto, specialmente negli Stati Uniti, ma che in Italia vine affrontata in modo parziale, in relazione a questioni legate per lo più all’eredita’ di famiglia.

In questo modo se un genitore, nel disporre del suo patrimonio costituito da due immobili, dovesse fare delle evidenti preferenze tra i figli, lasciando in eredità a uno una casa al mare e mobili di valore e all’altro una casa diroccata e poco più, in senso giuridico, la questione si potrebbe tradurre nella cosiddetta lesione di quota di legittima, che rappresenta una situazione specifica, e della quale esistono diverse pronunce in relazione a determinate vicende.

La legge italiana distingue la cosiddetta quota disponibile dalla quota di legittima, la quale è relativa  a quella porzione di eredità della quale il testatore, vale a dire chi fa testamento, non può liberamente disporre, perché per legge spetta agli eredi cosiddetti legittimari, che sono i figli.

La quota disponibile rappresenta quella quota di eredità della quale il testatore può disporre nel modo che vuole senza ledere i diritti dei legittimari.

In caso di lesione della quota di legittima, il figlio discriminato e leso nella sua parte di eredità legittima, potrà agire con un’azione a tutela dei suoi diritti che la legge chiama “di riduzione”, ed è disciplinata dal codice civile.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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