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Tribunale Cesena Forlì 5/11/2008

Redazione

MOTIVAZIONE IN FATTO E IN DIRITTI
In seguito a decreto di citazione, l’imputato era tratto a giudizio per rispondere del reato di cui all’art. 171-ter lettera c) L.633/1941 – fatto accertato in Cesena in data 10.02.2000.
All’udienza del 14.12.2004, il difensore dell’imputato eccepiva questione pregiudiziale; il Giudice con ordinanza motivata come agli atti, accoglieva l’eccezione mandando gli atti alla Corte di Giustizia.
Con sentenza 08.11.2007 la Corte di Giustizia Europea (a cui si rinvia) dichiarava, in sintesi: l’illegittimità della normativa nazionale sull’apposizione del contrassegno SIAE statuendo che il contrassegno costituisce una specificazione tecnica e pertanto poiché lo stato italiano non ha mai ottemperato all’obbligo previsto, ne discende un vizio procedurale nell’adozione delle tecniche e l’inapplicabilità delle stesse, non opponibili ai privati.
All’udienza del 21.05.2008 il pubblico ministero procedeva a nuova contestazione a carico dell’imputato chiedendo di integrare il capo di imputazione con l’aggiunta dell’art. 171-ter lettera a) e b) L. 633/1941 fatto accertato in Cesena il 10.02.2000 (data del sequestro, doc. agli atti).
Il processo veniva rinviato dando termine a difesa.
Alla luce di quanto statuito dalla Corte di Giustizia, a parere di questo giudice, per quanto riguarda l’imputazione di cui all’art. 171-ter comma 1 lettera c) l’imputato deve essere assolto perché il fatto non sussiste.
Si precisa, che ai sensi della sent. Corte costituzionale n. 170 del 1984, il giudice italiano è tenuto a disapplicare la normativa nazionale che configga con quella comunitaria, con tutte le relative conseguenze anche sul piano penale, come nel presente caso, dove l’apposizione del contrassegno SIAE sul supporto è requisito per la rilevanza penale o meno dei fatti di cui al reato 171.ter lettera c).
La soluzione per cui si opta è stata avvallata anche dalla Corte di Cassazione, sent. 12.02.2008, n.13810 e n.13816, la quale ha affermato che, dopo la decisione del giudice comunitario viene vanificata la rilevanza penale di tutte le fattispecie di reato che includono come elemento costitutivo della condotta tipica il contrassegno SIAE.
"In concreto il fatto di reato non sussiste quando i contrassegni Siae mancanti non sono validi sotto il profilo comunitario".
La Corte ha poi ritenuto, con la decisione citata, che la formula assolutoria da adottare debba essere quella che si fonda sull’insussistenza del fatto.
In forza di tali considerazioni l’imputato va mandato assolto dal reato di cui all’art.171-ter lett. c). La Corte di Giustizia, al punto 45 della decisione (a cui si rinvia), ha ritenuto che debba essere il Giudice nazionale a statuire sulle spese. Conseguentemente, tutte le spese sostenute per il procedimento celebrato avanti alla Corte di Giustizia saranno a carico delle parti soccombenti.
Quanto alla successiva imputazione contestata in data 21.05.2008, questo giudice sottolinea che i nuovi fatti contestati risultano accertati in data 10.02.2000 e pertanto per i sopra citati comportamenti non vi è stata alcuna sospensione del processo (la sospensione, infatti, è inerente solamente alla lettera c) della legge citata ) di conseguenza i reati sono estinti per decorso del termine di prescrizione si sottolinea che sia alla luce della previsione normativa dei nuovi art. 157 c.p. e ss., sia in riferimento alla normativa precedente, in vigore all’epoca dei fatti applicabili ex art. 2 co. 4 c.p in quanto più favorevole al reo, i reati contestati alle lettere c) e b) si sono prescritti.

PQM

Visto l’art. 129 c.p.p dichiara il non luogo a precedere nei confronti dell’imputato in ordine alla nuova contestazione di cui all’art. 171-ter lettera a) e b) per essere gli stessi estinti per intervenuta prescrizione.
Visto l’art. 530, 1° comma, c.p.p. assolve l’imputato dal reato di cui all’art. 171-ter lettera c) perché il fatto non sussiste.
Tutte le spese di giudizio inerente la questione pregiudiziale saranno a carico delle parti soccombenti del procedimento celebrato davanti alla corte di Giustizia della Comunità Europea (causa C-20/05).

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Tribunale Cesena Forlì 18/2/2008

Redazione

SENTENZA

Nel procedimento penale contro:

TIZIO, nato il (omissis) a Cesena (FC), residente a Cesena – Via (omissis), ivi elettivamente domiciliato

ASSENTE PROCESSUALMENTE PRESENTE

IMPUTATO

Reato p. e p. dall’art. 171 bis L. 633/41 per aver detenuto, a scopo commerciale, contenendoli in n.4 CD ROM privi di marchio SIAE dei programmi per elaborare e segnatamente software per PC abusivamente duplicati,. In Cesena il 28.02.2002.
integrazione capo di imputazione del PM:
il pm contesta all’imputato, dopo la parola "duplicati", n. 190 videocassette vhs contenenti immagini dei concerti degli U2, Simple Minds, Depeche Mode, nonché n.508 musicassette contenenti brani musicali interpretati da U2 e Simple Minds, nonché 27 vhs 8 mm con incisi vari concerti di U2 e Simple Minds e Depeche Mode, nonché n.283 cd musicali con riprodotti vari brani degli stessi autori, tutti privi del marchio SIAE.
In Cesena fino al 28.02.2002.

LE PARTI HANNO CONCLUSO COMESEGUE

Il PM – assoluzione perché il fatto non sussisto.
LA DIFESA – quando ai cd-vhs chiede l’assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e quando al software perché il fatto non sussiste.

MOTIVAZIONE

In esito all’istruttoria dibattimentale, sentite le parti, che hanno concluso come da verbale, il Tribunale osserva quando segue.
Per quale che attiene ai fatti di detenzione di materiali audiovisivo sprovvisto del timbro della SIAE, dopo la sent. 8.11.2007della Corte di Giustizia europea (a cui si rinvia, per sintesi) essi sono divenute penalmente irrilevanti, essendo stata dichiarata illegittima la normativa nazionale sull’apposizione del relativo contrassegno.
Rispetto alla detenzione la normativa nazionale sull’apposizione del relativo contrassegno.
Rispetto alla detenzione di materiale informatico, non essendovi stata prova dell’abusiva di duplicazione, la condotta non è punibile per difetto del dolo specifico, ossia lo scopo commerciale (v. esame del Maresciallo Buda).
Relativamente a quando in sequestro, non più necessario a fine di prova, se ne ordina la restituzione all’imputato.

P.Q.M

Visto l’art. 530 c.p.p. assolve l’imputato dal reato relativo ai supporti audiovisivi perché non previsto dalla legge come reato e dal reato relativo ai programmi per elaboratore perché il fatto non costituisce reato.
Ordina la restituzione all’imputato di quanto in sequestro.

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