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Tribunale di Viterbo sentenza del 17-06-2019

Ginevra Gaspari

Infine, il giudice ha ripercorso la disciplina probatoria derivante dalla natura contrattuale dei rapporti tra le parti: il personale sanitario deve provare di aver operato correttamente, rispettando i criteri di diligenza e perizia nell’effettuazione della prestazione sui medesimi gravante. Invece, il paziente deve provare l’esistenza del rapporto di cura con la struttura sanitaria e/o il medico, il danno che egli ha subito e il nesso causale tra condotta della struttura e/o del medico e danno secondo il principio del “più probabile che non”. Per quanto riguarda la colpa dei sanitari, quindi, il paziente deve soltanto allegarla (senza necessità di provarla), dovendo invece i sanitari dimostrare che l’evento dannoso è dipeso da fatto agli stessi non imputabile.      

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Tribunale di Roma – sez. lavoro – sentenza n. 10241 del 20-11-2019

Ginevra Gaspari

Condanna del Ministero della Giustizia in favore di un invalido.
Condannato il Ministero della Giustizia che, nell’ambito del concorso nazionale per assistente giudiziario, non ha rispettato la quota di riserva stabilita per le categorie protette e non ha assunto un invalido, violando la legge ed i diritti dei disabili.

Il Ministero della Giustizia non ha rispettato la quota di riserva stabilita per le categorie protette, nell’ambito del concorso nazionale per assistenze giudiziario.
E’ quanto ha decretato il Tribunale di Roma, Sez. Lavoro, che ha accolto il ricorso, in via di urgenza, di un cittadino affetto da invalidità che aveva partecipato al concorso nazionale.
L’uomo ha impugnato lo scorrimento della graduatoria del concorso bandito dal Ministero della Giustizia, nella parte in cui non teneva conto della quota di riserva stabilita dalla legge per le categorie protette, senza assumere l’invalido.
Si tratta di una vicenda che ha visto la disputa di diversi gradi di giudizio poiché il Ministero ha dapprima proposto reclamo avverso la decisione del Tribunale di Roma che ha confermato il proprio provvedimento di assunzione del disabile, e successivamente ha proposto il ricorso di merito, contestando l’illegittimità dell’assunzione dell’invalido, ritenendo non vincolante il rispetto della quota di riserva stabilita dalla legge in favore delle categorie protette nel caso di scorrimento della graduatoria.
L’interessato si è quindi costituito in giudizio, temendo la perdita del posto di lavoro presso il Tribunale di Patti, ribadendo il proprio diritto ad essere assunto nell’ambito della quota di riserva.
Anche la nuova sentenza del Tribunale di Roma, sez. Lavoro, (n.10241 del 20.11.2019) ha dichiarato il diritto all’assunzione, anche con riferimento alla graduatoria di scorrimento sottolineando, in particolare, come i disabili non debbano essere visti come “un peso da sopportare” per il datore di lavoro, privato o pubblico, bensì il loro inserimento nel mondo del lavoro deve essere finalizzato a valorizzarne le capacità professionali.
Pertanto, per effetto della recente ed innovativa sentenza del Tribunale di Roma, l’invalido manterrà il proprio posto di lavoro presso il Tribunale di Patti ed il Ministero della Giustizia è stato condannato anche al pagamento delle spese del giudizio.

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Tribunale di Roma sentenza del 19-11-2019

Ginevra Gaspari

Nel bilanciamento tra il diritto alla privacy dell’attrice e il diritto della convenuta a poter ampliare l’apertura della porta-finestra sulla facciata condominiale per avere più aria e luce, sia da preferire il diritto della convenuta di utilizzare il bene comune (cioè la facciata) per dare maggior luce ed aria al proprio appartamento. Ciò, anche in considerazione del fatto che, il tribunale non ha ritenuto sussistente una violazione della privacy dell’attrice posto che la convenuta aveva messo un’inferriata sulla finestra che impediva alla stessa di accedere sul balcone e che dalla c.t.u. svolta era emerso che il bagno dell’attrice su cui affacciava il balcone presentava uno scuro, un vetro opaco e delle tende che proteggevano l’ambiente dagli sguardi altrui.

 

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