La richiesta di risarcimento del danno deve essere respinta atteso che il danno lamentato dalla ricorrente si sarebbe potuto evitare con una tempestiva impugnazione dei provvedimenti asseritamente lesivi, in applicazione dell’art. 1227, comma 2, c.c. (TAR N. 00469/2011)

Redazione

N. 00469/2011 REG.PROV.COLL.

N. 00059/2009 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce – Sezione Prima

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 59 del 2009, proposto da***

contro***

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Lecce;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 febbraio 2011 il dott. **************** e uditi per le parti l’avv. *******************, in sostituzione dell’avv. ********************, per la ricorrente, e l’avv. Astuto, per il Comune;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Il comune di Lecce, con deliberazione del 30 giugno 1972, ha approvato il piano di lottizzazione relativo all’utilizzazione edificatoria (ville in parco) di alcune aree di proprietà dei sigg.ri P_.

Conseguentemente, con atto per notar *******, del 17 novembre 1973, alcuni soggetti, tra i quali i sigg.ri P_, hanno stipulato con il comune di Lecce la “convenzione per l’attuazione delle opere di urbanizzazione e per le realizzazioni edilizie – ville in parco – sui terreni in Lecce in prossimità dello Stadio comunale”.

Il nuovo PRG del Comune ha inserito un’area di proprietà della ricorrente, di circa 3.600 mq, nel comparto includente anche alcune aree di proprietà dei sigg.ri P_ e ha attribuito all’area della ricorrente la destinazione C4 “residenziali urbane periferiche”.

Con lettera del 22 marzo 2001, un professionista ha informato la ricorrente di aver proceduto su incarico degli “eredi P_” ad adeguare alle norme del nuovo PRG il precedente piano di lottizzazione convenzionato, estendendolo anche alla predetta area della ricorrente.

Pertanto, con istanza protocollata il 1° giugno 2001, gli eredi P_ hanno presentato un nuovo Piano di lottizzazione del comparto C4 comprendente anche l’area di proprietà della ricorrente, la quale ha firmato l’istanza di lottizzazione per adesione quale proprietaria.

Il Piano di lottizzazione, presentato nel 2001, non è mai stato approvato perché il Settore Urbanistica, con nota del 13 novembre 2001, ha ravvisato la necessità di apportare una serie di modifiche per adeguarlo al nuovo PRG.

La ricorrente, dopo aver appreso che il Comune aveva rilasciato agli eredi P_ alcune concessioni edilizie, ha chiesto al Sindaco, con nota del 20 febbraio 2003, di sollecitare un preventivo parere degli uffici competenti dell’Amministrazione comunale sulla possibilità che il suo lotto venisse utilizzato con assenso edilizio diretto.

Il Dirigente del settore urbanistico del Comune, con nota del 28 febbraio 2003, ha affermato che “sulla base degli indirizzi e criteri stabiliti dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 80/97, gli Uffici Comunali stanno provvedendo alla realizzazione di una proposta di riqualificazione urbanistica attualmente in fase di definizione, di tutte le aree del territorio comunale interessate dalla decadenza dei vincoli al P.R.G. … Pertanto la richiesta di riqualificazione di cui all’oggetto, sarà valutata in sede di variante al Piano Generale”.

La ricorrente, con nota del 24 marzo 2003, ha chiesto una nuova valutazione della sua istanza del 20 febbraio 2003.

Il Comune, con nota del 1° aprile 2003, ha comunicato che “Con riferimento all’istanza del 24.03.2003 …, con la quale la S.V. ha chiesto la valutazione dell’area di proprietà … in relazione all’utilizzazione urbanistica di che trattasi, si comunica che la stessa sarà valutata in sede di redazione della Variante Generale al Piano Regolatore,a attualmente in corso di definizione”.

La ricorrente, con ulteriore nota del 22 aprile 2003, ha chiesto nuovamente al Comune o l’accoglimento dell’istanza o la riconsiderazione della necessità che per il comparto C4 si provvedesse all’approvazione del “Progetto di adeguamento alle norme del PRG” del piano di lottizzazione, cui la stessa ricorrente aveva aderito, con immediata emanazione di un’ordinanza di sospensione di ogni attività edilizia.

Il Comune, con nota del 13 maggio 2003, ha riaffermato che “l’utilizzo quindi delle previsioni additive sulle aree ricomprese nella zona omogenea C4, in applicazione degli indici e dei parametri del P.R.G., restano subordinate alla adozione – approvazione di un nuovo strumento urbanistico esecutivo”.

La ricorrente, con atto di citazione del 19 aprile 2006, ha convenuto il Comune davanti al Tribunale di Lecce e ha chiesto la condanna di questo ultimo al risarcimento del danno ingiusto subito per fatto e colpa del Comune che, da un lato ha lasciato quiescente il procedimento introdotto dall’istanza di lottizzazione, dall’altro ha consentito agli eredi P_ di edificare le proprie aree e infine non ha consentito alla ricorrente di poter edificare per intervento edilizio diretto.

Il Comune si è costituito e, nel rilevare l’infondatezza di tutte le domande attrici, ha eccepito preliminarmente il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con ordinanza n. 9735 del 14 aprile 2008, hanno dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo e hanno rimesso le parti dinanzi al Tar competente.

La ricorrente, con atto notificato il 26 gennaio 2009, ha riassunto il suddetto giudizio davanti a questo Tribunale chiedendo la condanna del Comune al risarcimento dei danni, oltre la svalutazione monetaria e gli interessi fino alla data di soddisfo, ragguagliati al tasso di interesse ufficiale marginale della banca centrale europea, maggiorati di tre punti percentuali.

Il Comune si è costituito con controricorso del 17 marzo 2009 e con successivo controricorso del 21 ottobre 2010 ha dedotto: che la mancata approvazione del piano di lottizzazione del 2001 è dipesa solo da una scelta della quasi totalità dei lottizzanti di non aggiornare il piano presentato, rinunciando implicitamente alla sua approvazione; che i titoli edilizi rilasciati agli eredi P_ trovano il loro giuridico fondamento nella lottizzazione del 1972,convenzionata nel 1973, perché il nuovo PRG prevedeva espressamente che gli ambiti territoriali già oggetto di originaria lottizzazione convenzionata restavano disciplinati dal precedente strumento urbanistico attuativo; che con numerose note l’Amministrazione comunale ha riscontrato negativamente l’istanza della ricorrente e che queste note non sono mai state impugnate; che l’Amministrazione comunale ha fatto comunque salva la possibilità di riqualificare in modo differente le aree in questione in occasione della redazione del nuovo PUG.

La ricorrente, con memoria dell’8 gennaio 2011, ha rilevato che, qualora l’attività edificatoria attuativa della lottizzazione del 1972 risultasse assentita da atti illegittimi, la stessa costituirebbe la prova della colpa dell’Amministrazione comunale nella causazione del danno subito dalla ricorrente. In particolare, la difesa della ricorrente sostiene sotto vari profili l’illegittimità dell’art. 71 NTA perché nella versione vigente la norma pone un termine di efficacia dei PdL convenzionati anteriori all’entrata in vigore del PRG, rendendo comunque necessaria la redazione/approvazione/adozione di nuovi strumenti urbanistici attuativi conformi alle prescrizioni del PRG, mentre non è vigente la versione della norma che attribuisce una validità illimitata nel tempo ai PdL convenzionati anteriori all’entrata in vigore del PRG. Inoltre, si sostiene che, anche a voler ritenere valida la lottizzazione precedente, le sue previsioni sono state violate perché è stata realizzata una edificazione complessiva difforme dalle previsioni plano volumetriche

Il Comune, con memoria del 19 gennaio 2011, ha dedotto che la ricorrente non ha mai impugnato né gli assensi edilizi di cui si assume la lesività, né le varie note con cui l’Amministrazione comunale ha rigettato le sue richieste. Pertanto, la mancata impugnazione esclude l’ammissibilità e la fondatezza dell’azione risarcitoria proposta. Nel merito sono state ribadite le precedenti deduzioni.

Nella pubblica udienza del 9 febbraio 2011 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

La giurisprudenza amministrativa, già prima dell’entrata in vigore del nuovo codice del processo, ha sostenuto che il giudice amministrativo, in applicazione dell’art. 1227 c.c., deve tener conto, in sede di accertamento del danno subito, dell’imputabilità alla condotta negligente dell’istante della mancata proposizione del rimedio costitutivo, in modo tale da escludere la responsabilità dell’amministrazione qualora emerga che il creditore avrebbe potuto evitare il pregiudizio sofferto o parte della stesso usando l’ordinaria diligenza nella difesa del proprio interesse.

In applicazione del principio sancito dall’’art. 1227, comma secondo, c.c., non spetta il risarcimento del danno qualora esso derivi da un provvedimento amministrativo riguardante un terzo ed il ricorrente non si sia attivato impugnandolo tempestivamente. Rientra nella potestà del giudice amministrativo verificare la sussistenza di tale condotta negligente, indipendentemente da qualsiasi eccezione di parte né l’onere di impugnazione può essere negato, invocandosi l’obbligo dell’amministrazione di annullare in via di autotutela il provvedimento lesivo, atteso che essa, al riguardo, è titolare di potestà discrezionale” (Cons. St., sez. VI, 22 ottobre 2008, n. 5183; in senso conforme Cons. St., sez. V, 21 dicembre 2007, n. 6908).

L’art. 30, comma 3, codice del processo amministrativo, ha espressamente disposto che “nel determinare il risarcimento il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti”.

Dell’articolo in esame si deve escludere la non applicabilità ratione temporis alla fattispecie perché lo stesso attribuisce forza di norma scritta all’interpretazione che una corrente giurisprudenziale dava all’art. 1227 c.c.,interviene cioè su una materia non normata legislativamente e per questo disciplinata dalla giurisprudenza,sicchè il fatto che esclude la censura di retroattività è l’anteriorità dell’art. 1227,norma che ha dato luogo ad un orientamento giurisprudenziale e poi alla forza di legge attribuita a quell’orientamento.

La norma codifica l’orientamento sopra richiamato della giurisprudenza amministrativa che includeva nell’ordinaria diligenza anche l’esperibilità dei rimedi giudiziari.

In sostanza, la giurisprudenza ha chiarito che “la domanda di risarcimento del danno derivante da provvedimento non impugnato o tardivamente impugnato è ammissibile, ma è infondata nel merito…..” (Cons. St., sez. V, 13 luglio 2010, n. 4522).

Posti questi principi, è da ritenere che la mancata impugnazione delle concessioni rilasciate agli eredi P_ e dei provvedimenti con cui l’Amministrazione comunale ha rigettato le istanze presentate dalla ricorrente per il rilascio di una concessione per costruire sul suo terreno preclude la possibilità di addebitare all’Amministrazione le lamentate conseguenze pregiudizievoli degli atti asseritamente lesivi, nel quadro di un principio generale della responsabilità civile, consacrato dagli art. 1227, comma 1, e 2056 del c.c., per cui nessun risarcimento è dovuto per i danni che l’interessata avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza

La scelta di un tempestivo ricorso alla sede giurisdizionale – avverso gli atti ritenuti illegittimi – non può annoverarsi (in base ad una valutazione affermatasi prima in sede giurisprudenziale e poi in sede legislativa) tra quelle attività gravose ed eccezionali che avrebbero travalicato la soglia dell’ordinaria diligenza.

In conclusione, la richiesta di risarcimento del danno deve essere respinta atteso che il danno lamentato dalla ricorrente si sarebbe potuto evitare con una tempestiva impugnazione dei provvedimenti asseritamente lesivi, in applicazione dell’art. 1227, comma 2, c.c.

Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Prima

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 9 febbraio 2011 con l’intervento dei magistrati:

*****************, Presidente

***************, Referendario

****************, Referendario, Estensore

 

 

 

L’ESTENSORE

 

IL PRESIDENTE

 

 

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 09/03/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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