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T.A.R. Lazio – III sez. – sentenza n. 10485 del 09-11-2018

Ginevra Gaspari

Si configura conforme al generale paradigma aquiliano di cui all’art. 2043 cod. civ. la fattispecie in cui siano ravvisabili: a) un provvedimento che ha illegittimamente statuito sull’interesse pretensivo della parte privata negandone il soddisfacimento; b) un danno economico per perdite subite (corrispondente ai costi progettuali, amministrativi e professionali inutilmente sostenuti; c) un nesso di causalità tra il primo ed il secondo, sul quale non può ritenersi che possa avere inciso, con effetto escludente dell’ammontare risarcitorio, l’omessa sperimentazione degli strumenti di tutela previsti (comma 3, ult. periodo, art. 30 cit.), sulla base di quanto sopra ampiamente esposto.

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T.A.R. Lazio – III bis – sentenza n.10862 del 12-11-2018

Ginevra Gaspari

Del resto, già l’Adunanza Plenaria aveva precisato (n. 14/2011) « .. se si considera che i nominativi dei soggetti in graduatoria sono ben noti a tutti, potrebbe indebitamente interferire sulla decisione di utilizzare o meno la graduatoria (ove l’amministrazione avesse mano libera in tal senso), il maggiore o minore gradimento che i soggetti che vi si trovano incontrano presso l’ente che deve provvedere all’assunzione». Invero (v. Cons. St., V, 31.7.2012, n. 4329) “l’opzione di riconnettere una discrezionalità limitata all’amministrazione circa le modalità di assunzione, accordando tendenziale preferenza allo scorrimento, è maggiormente rispettosa dei principi di trasparenza ed imparzialità, trattandosi di assunzione che avviene allorché sono noti i soggetti in gradutoria e tale circostanza potrebbe indebitamente interferire sulla decisione di utilizzare o meno la graduatoria”. E, in termini ancora più esplici e irretrattabili si è pronunciato il Consiglio di Stato (sez. VI, n. 1012/2012), quasi preludendo alla disciplina legislativa poi introdotta nel 2013 (ma spesso elusa con interpretazioni disinvolte e censurabili di alcune amministrazioni), allorquando precisa che la norma “non facoltizza, bensì impone all’amministrazione… di utilizzare, nell’assunzione di personale le graduatorie esistenti se si siano resi vacanti posti in organico: lo scorrimento della graduatoria corrisponde infatti ad un evidente interesse pubblico di economicità e speditezza dell’azione amministrativa di reclutamento del personale.
L’obbligo imposto … non è di assumere, bensì di scorrere la graduatoria. Perciò se è legittima una decisione di non assumere se non sussistono le condizioni per così operare, non è legittima la decisione, conseguente alla determinazione di coprire il posto quando si è in presenza di una graduatoria ancora utilizzabile, che stabilisca di prescindere dalla medesima”.

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T.A.R. Lazio – III sez. – ordinanza n. 10654 del 05-11-2018

Ginevra Gaspari

Se i principi in tema di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, di cui agli articoli 49 e 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), gli artt. 15 e 16 della direttiva 2002/21/CE, i principi in materia di tutela del pluralismo delle fonti d’informazione e della concorrenza nel settore radiotelevisivo di cui alla Direttiva 2010/13/UE sui Servizi di media audiovisivi e alla direttiva 2002/21/CE ostino ad una disciplina nazionale come il d.lgs. 177/2005, che nei commi 9 e 11 dell’art. 43, sottopone a soglie di sbarramento molto diverse (rispettivamente, del 20% e del 10%) i “soggetti tenuti all’iscrizione nel registro degli operatori di comunicazione, costituito ai sensi dell’art. 1, comma 6, lettera a), n. 5 della legge 31 luglio 1997, n. 249” (ovvero i soggetti destinatari di concessione o autorizzazione in base alla vigente normativa, da parte dell’Autorità o di altre Amministrazioni competenti, nonché le imprese concessionarie di pubblicità comunque trasmessa, le imprese editrici etc., di cui al comma 9) rispetto alle imprese operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche, come in precedenza definito (nell’ambito del comma 11).

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T.A.R. Lazio – III bis sez. – sentenza n. 10159 del 19-10-2018

Ginevra Gaspari

Principio sostanzialistico di assimilazione delle prestazioni svolte sulla base di un formale contratto di lavoro con quelle svolte invece sulla base di un contratto di assegno di ricerca, il quale in realtà configura comunque una prestazione d’opera contrassegnata da elementi di subordinazione, dalla continuità ed esclusività delle prestazioni e dall’impiego di mezzi ed attrezzature nella disponibilità del datore di lavoro nonché nella natura fissa della retribuzione, corrisposta oltretutto a cadenza determinate, solitamente mensili e l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione del datore di lavoro e l’assoggettamento al potere direttivo di questi.

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