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TAR

Tar Piemonte – I sez. – sentenza n. 368 del 28-03-2018

Ginevra Gaspari

Posto che la proprietà è la facoltà di godere e disporre del bene, la privazione della facoltà di godimento lascia presumere la lesione del diritto reale, peraltro caratterizzato, a differenza dei diritti relativi, da una atipicità delle possibili forme d’uso. Il proprietario, pertanto, non deve dimostrare positivamente il danno; grava, viceversa, sull’occupante l’onere della prova circa il fatto che il dominus si sia consapevolmente disinteressato dell’immobile ed abbia omesso di esercitare su di esso ogni pur ridotta forma di utilizzazione(cfr., da ultimo, Cass., Sez. 3, 9 agosto 2016, n. 16670; Sez. 2, 15 ottobre 2015, n. 20823; Sez. 2, 7 agosto 2012, n. 14222; Cons. Stato, Sez. IV, 27 febbraio 2017, n. 897)

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Tar Puglia – III sez. – sentenza n. 1006 del 29-07-2019

Ginevra Gaspari

Il Tar Puglia Bari, sez. III, con la sentenza n. 1006/2019 si allinea agli indirizzi della Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato (parere n.667/2019) nella interpretazione dell’art. 42, comma 2, D.Lgs n. 50/2016 s.m.i.: perché sussista conflitto di interessi è sufficiente la mera potenzialità di un vantaggio competitivo per l’operatore.

Dal G.A. pugliese una best practice nelle scelte di gara: va escluso il concorrente che persegua contemporaneamente sia l’interesse “funzionalizzato” che quello proprio.

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Tar Toscana – III sez. – sentenza n. 786 del 24-05-2019

Ginevra Gaspari

Per poter ritenere sussistente su una strada una servitù di uso pubblico è necessario che essa sia stata costituita a favore dell’Ente e che venga destinata, con una manifestazione di volontà espressa o tacita, all’uso pubblico, ossia per soddisfare le esigenze di una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad una comunità territoriale cioè che vi sia una concreta idoneità della strada a soddisfare esigenze di generale interesse, anche per il collegamento con la pubblica via.

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Tar Liguria – I sez. – sentenza n. 547 del 21-06-2019

Ginevra Gaspari

La concessione di una porzione di suolo pubblico per collocarvi un’isola ecologica costituisce … un provvedimento di gestione amministrativa che non implica alcuna scelta programmatica. Il principio della divisione tra le funzioni di indirizzo politico-amministrativo e l’attività di gestione, oggi sancito dall’art. 107 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, comporta che l’adozione di questo tipo di provvedimento sia riservata alla competenza dei dirigenti dell’ente locale o, nei Comuni privi di dirigenti, ai responsabili dei servizi e degli uffici, anche qualora sia richiesto l’esperimento di accertamenti o valutazioni di natura discrezionale.
Non risultando l’esistenza di specifiche previsioni statutarie che attribuiscano detto potere alla Giunta comunale, ne deriva che tale organo di governo non può essere ritenuto competente ad emanare un provvedimento di autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico. Il vizio di incompetenza, peraltro, non è stato “sanato” dal successivo provvedimento dirigenziale, in quanto meramente riproduttivo della decisione adottata dall’organo di governo. La declaratoria di illegittimità si estende all’art. 8 del regolamento approvato con deliberazione consiliare n. 32 del 25 giugno 2014 che rimette alla Giunta comunale, non la mera formulazione di direttive in materia, bensì compiti di amministrazione attiva, naturalmente implicanti l’emanazione di provvedimenti amministrativi che la legge attribuisce in via esclusiva ai dirigenti.

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TAR Campania – VI sez. – sentenza n. 3099 del 09-04-2019

Ginevra Gaspari

Il silenzio della p.a. sulla richiesta di concessione in sanatoria e sulla istanza di accertamento di conformità, di cui all’art. 36 t.u. edilizia, ha un valore legale tipico di rigetto, costituisce cioè una ipotesi di silenzio significativo al quale vengono collegati gli effetti di un provvedimento esplicito di diniego; in effetti la natura provvedimentale è anche confermata dall’art. cit., secondo cui sulla richiesta di sanatoria si pronuncia il dirigente o il responsabile entro sessanta giorni, decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata; è anche evidente che l’inutile decorso del predetto termine comporta la reiezione della domanda de qua e quindi si invera un vero e proprio provvedimento tacito di diniego.

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T.A.R. Lombardia – I sez. – sentenza n. 542 del 12-03-2019

Ginevra Gaspari

Se l’autore degli illeciti di cui al comma 9 è titolare di licenza ai sensi dell’articolo 86, ovvero di autorizzazione ai sensi dell’articolo 3 della legge 25 agosto 1991, n. 287, le licenze o autorizzazioni sono sospese per un periodo da uno a trenta giorni e, in caso di reiterazione delle violazioni ai sensi dell’articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, sono revocate dal sindaco competente, con ordinanza motivata e con le modalità previste dall’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni. I medesimi provvedimenti [sospensione] sono disposti dal questore nei confronti dei titolari della licenza di cui all’articolo 88.

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TAR Lecce – III sez. – sentenza n. 1552 del 25-10-2018

Ginevra Gaspari

Il TAR ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 75 DPR n. 445/00. La predetta norma (art. 75 del D.P.R. n. 445/2000), intesa alla stregua dell’illustrato “diritto vivente”, nel suo meccanico automatismo legale (del tutto decontestualizzato dal caso specifico) e nella sua assoluta rigidità applicativa (che non conosce eccezioni), sembra al Collegio incostituzionale, per violazione dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza sanciti dall’art. 3 della Costituzione.

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