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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 11959 del 10-04-2020

Ginevra Gaspari

La decisione in esame è assai interessante nella parte in cui è ivi postulato che i dati informatici (files) sono qualificabili cose mobili ai sensi della legge penale.
Orbene, pur condividendosi le argomentazioni che hanno condotto la Cassazione ad enunciare questo principio di diritto in quanto si prova ad adeguare la terminologia adottata dal legislatore del 30 (epoca in cui fu emanato il codice penale) alle innovazioni tecnologiche intervenute nel corso del tempo, non può però sottacersi come sul punto la giurisprudenza non sia uniforme.
Sarebbe dunque opportuno che su tale questione intervenissero le Sezioni Unite al fine di evitare contrasti ermeneutici.

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Tribunale di Alessandria decreto del 11-02-2020

Ginevra Gaspari

ESECUZIONE – PENA PECUNIARIA – RISCOSSIONE COATTIVA A MEZZO RUOLO – OMESSA NOTIFICAZIONE DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO – CONVERSIONE PER INSOLVIBILITA’ DEL CONDANNATO – INAMMISSIBILITA’ (Cod. proc. pen., art. 660; d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602, disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito, art. 25; cod. proc. civ., artt. 479, 491; d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, artt. 212, 227-ter, 238-bis).

Ai sensi dell’art. 660, comma 2, c.p.p. la richiesta di conversione della pena pecuniaria al magistrato di sorveglianza presuppone l’accertamento dell’impossibilità di esazione della medesima (pena) o di una sua rata: accertamento che nel sistema di riscossione coattiva a mezzo ruolo presuppone a sua volta la notificazione al debitore della cartella di pagamento.

In mancanza della notificazione al debitore della cartella di pagamento non può essere attivata dal pubblico ministero la procedura di conversione della pena pecuniaria: e ciò, neppure nell’ipotesi di cui all’art. 238-bis, comma 3, d.p.r. 115/2002, che prevede l’attivazione della procedura di conversione se, decorsi 24 mesi dalla presa in carico del ruolo da parte dell’agente di riscossione, non risulti esperita alcuna attività esecutiva.

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Corte di Cassazione – VI sez. pen. sentenza n. 20261 del 10-05-2019

Ginevra Gaspari

Il reato attribuito all’innocente deve corrispondere in ogni suo estremo ad una ben determinata fattispecie legale di delitto o di contravvenzione, con la conseguenza che non si può ravvisare il delitto di calunnia nel fatto di colui che attribuisca ad una persona una condotta non corrispondente ad alcuna fattispecie legale di reato e neppure quando il denunziante abbia dato un preciso nomen iuris al fatto addebitato all’incolpato.

Ai fini della configurabilità del delitto di calunnia, non si richiede l’inizio di un procedimento penale a carico della persona offesa, essendo bastevole che la falsa incolpazione contenga, su di un piano assolutamente oggettivo, gli elementi necessari e sufficienti per l’esercizio dell’azione penale nei confronti di una persona individuata o, comunque, agevolmente ed univocamente individuabile.

Deve escludersi la materialità del delitto di calunnia soltanto nel caso di addebito che non rivesta i caratteri della serietà, ma si compendi in circostanze assurde, inverosimili o grottesche, tali da non poter ragionevolmente adombrare – perché in contrasto con i più elementari principi della logica e del buon senso – la concreta ipotizzabilità del reato denunciato.

La constatazione dell’assenza in atti del necessario atto di querela, cui non a caso le parti non hanno compiuto riferimenti di sorta e la mancanza del quale, non consentendo l’avvio del relativo procedimento penale, preclude in radice la configurabilità del reato di calunnia.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 17414 del 23-04-2019

Ginevra Gaspari

L’estinzione del reato a seguito del positivo espletamento del lavoro di pubblica utilità quale sanzione sostitutiva della pena differisce dalla revoca della sentenza di condanna disposta ai sensi dell’art. 673 cod. proc. pen. per cui la sentenza di condanna, che abbia applicato la pena sostitutiva, può costituire ostacolo all’applicazione o reiterazione della sospensione condizionale della pena in relazione ad altro reato separatamente giudicato.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 19386 del 08-05-2019

Ginevra Gaspari

Il ricorso per cassazione che devolva il vizio di motivazione, per essere valutato ammissibile, deve rivolgere le censure nei confronti della motivazione posta a fondamento della decisione, e non già nei confronti della valutazione probatoria sottesa che, in quanto riservata al giudice di merito, è estranea al perimetro cognitivo e valutativo della Corte di Cassazione.

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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 19164 del 07-05-2019

Ginevra Gaspari

Il legittimo impedimento del difensore, per integrare una causa necessaria di rinvio dell’udienza, deve implicare una assoluta impossibilità a comparire cosicché, quando l’impedimento allegato consista in un impegno professionale concomitante presso una sede giudiziaria diversa ma non lontana da quella in considerazione, alla verifica della possibile designazione di un sostituto processuale deve aggiungersi quella di una possibile variazione d’orario dell’udienza utile a consentire la partecipazione dell’interessato ad entrambi gli adempimenti cui è chiamato.

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Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 17411 del 23-04-2019

Ginevra Gaspari

L’estinzione del reato per il quale sia stato emesso decreto penale di condanna è impedita dalla commissione di un delitto nel termine di cinque anni, decorrente dall’irrevocabilità del decreto, a condizione che l’ulteriore reato sia accertato con sentenza passata in giudicato, ancorchè pronunciata oltre il quinquennio.

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Corte di Cassazione – IV sez. pen. – sentenza n. 18793 del 06-05-2019

Ginevra Gaspari

Immutato il fatto in contestazione, il giudice può dare in sentenza una diversa qualificazione giuridica allo stesso:

  1. senza alcuna preventiva informazione alle parti, sia in primo grado che in appello, potendo le difese in ordine alla diversa qualificazione giuridica essere pienamente dispiegate nei successivi gradi di giudizio, quindi, rispettivamente, dinanzi al giudice di appello o a quello di legittimità;
  2. nel giudizio in cassazione, sempreché le parti siano state rese edotte della possibilità di diversa qualificazione giuridica o direttamente vertendo sulla stessa l’atto di impugnazione oppure attraverso un’informativa, anche orale, alle stesse, da parte del PG in sede di requisitoria o anche da parte del Collegio prima della discussione.

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