Penale

Corte di Cassazione – III sez. pen. – sentenza n. 24871 del 25-06-2021

Redazione

La decisione in esame è assai interessante essendo ivi chiarito, citandosi giurisprudenza conforme, da un lato, che l’inesatta indicazione della data di comparizione, contenuta nel decreto di citazione per il giudizio di appello e nella citazione a giudizio avanti al Tribunale, ne comporta la nullità assoluta, ai sensi degli artt. 178, comma 1, lett. c) e 179, comma 1, cod. proc. pen., ove determini l’assoluta incertezza sulla data effettiva dell’udienza, dall’altro, che tale nullità non può ritenersi sanata dalla presenza del difensore trattandosi di nullità afferente all’intervento dell’imputato che non può essere sanata dalla regolare notifica del decreto al suo difensore e dalla partecipazione dello stesso al giudizio.
Tale pronuncia, quindi, deve essere presa nella dovuta considerazione ove si verifichi una situazione processuale di tal genere, ben potendosi eccepire una nullità assoluta, citandosi tale precedente, nei modi previsti dal codice di rito penale.
Il giudizio in ordine a quanto statuito in siffatto provvedimento, proprio perché contribuisce a fare chiarezza su cotale tematica procedurale, dunque, non può che essere positivo.

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Tribunale di Milano – VII sez. pen. – sentenza n. 955 del 30-01-2021

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La sentenza del Tribunale di Milano Sez. VII Pen. n. 955/21 del 30.1.2021 apre gli scenari per una nuova giurisprudenza sulla “continenza modale” dell’esercizio del diritto di cronaca e induce a valutarne la portata alla luce dei precedenti orientamenti anche di rilievo costituzionale, secondo un corretto bilanciamento dei diritti e degli interessi posti in gioco. La ricognizione dei principi affermati sul diritto di cronaca consente di pervenire alla decisa esclusione della scriminante laddove nelle modalità di acquisizione delle informazioni si sia trascesi nell’esercitare una coartazione della libertà morale o psichica altrui.

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Tribunale di Lecce – I sez. pen. -ordinanza del 09-09-2020

Redazione

La Prima sezione penale collegiale del Tribunale di Lecce, con ordinanza 09.09.2020 , ha sollevato questione di legittimità costituzionale per contrasto con gli articoli 24 e 111 della Costituzione dell’articolo 438 co. 6 cpp – come novellato dalla L. 33/2019 – e, conseguentemente alla interpretazione offerta nell’ordinanza in commento, anche dell’art. 458 co. 2 cpp.

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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 11959 del 10-04-2020

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La decisione in esame è assai interessante nella parte in cui è ivi postulato che i dati informatici (files) sono qualificabili cose mobili ai sensi della legge penale.
Orbene, pur condividendosi le argomentazioni che hanno condotto la Cassazione ad enunciare questo principio di diritto in quanto si prova ad adeguare la terminologia adottata dal legislatore del 30 (epoca in cui fu emanato il codice penale) alle innovazioni tecnologiche intervenute nel corso del tempo, non può però sottacersi come sul punto la giurisprudenza non sia uniforme.
Sarebbe dunque opportuno che su tale questione intervenissero le Sezioni Unite al fine di evitare contrasti ermeneutici.

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Tribunale di Alessandria decreto del 11-02-2020

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ESECUZIONE – PENA PECUNIARIA – RISCOSSIONE COATTIVA A MEZZO RUOLO – OMESSA NOTIFICAZIONE DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO – CONVERSIONE PER INSOLVIBILITA’ DEL CONDANNATO – INAMMISSIBILITA’ (Cod. proc. pen., art. 660; d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602, disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito, art. 25; cod. proc. civ., artt. 479, 491; d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, artt. 212, 227-ter, 238-bis).

Ai sensi dell’art. 660, comma 2, c.p.p. la richiesta di conversione della pena pecuniaria al magistrato di sorveglianza presuppone l’accertamento dell’impossibilità di esazione della medesima (pena) o di una sua rata: accertamento che nel sistema di riscossione coattiva a mezzo ruolo presuppone a sua volta la notificazione al debitore della cartella di pagamento.

In mancanza della notificazione al debitore della cartella di pagamento non può essere attivata dal pubblico ministero la procedura di conversione della pena pecuniaria: e ciò, neppure nell’ipotesi di cui all’art. 238-bis, comma 3, d.p.r. 115/2002, che prevede l’attivazione della procedura di conversione se, decorsi 24 mesi dalla presa in carico del ruolo da parte dell’agente di riscossione, non risulti esperita alcuna attività esecutiva.

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Corte di Cassazione – VI sez. pen. sentenza n. 20261 del 10-05-2019

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Il reato attribuito all’innocente deve corrispondere in ogni suo estremo ad una ben determinata fattispecie legale di delitto o di contravvenzione, con la conseguenza che non si può ravvisare il delitto di calunnia nel fatto di colui che attribuisca ad una persona una condotta non corrispondente ad alcuna fattispecie legale di reato e neppure quando il denunziante abbia dato un preciso nomen iuris al fatto addebitato all’incolpato.

Ai fini della configurabilità del delitto di calunnia, non si richiede l’inizio di un procedimento penale a carico della persona offesa, essendo bastevole che la falsa incolpazione contenga, su di un piano assolutamente oggettivo, gli elementi necessari e sufficienti per l’esercizio dell’azione penale nei confronti di una persona individuata o, comunque, agevolmente ed univocamente individuabile.

Deve escludersi la materialità del delitto di calunnia soltanto nel caso di addebito che non rivesta i caratteri della serietà, ma si compendi in circostanze assurde, inverosimili o grottesche, tali da non poter ragionevolmente adombrare – perché in contrasto con i più elementari principi della logica e del buon senso – la concreta ipotizzabilità del reato denunciato.

La constatazione dell’assenza in atti del necessario atto di querela, cui non a caso le parti non hanno compiuto riferimenti di sorta e la mancanza del quale, non consentendo l’avvio del relativo procedimento penale, preclude in radice la configurabilità del reato di calunnia.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 17414 del 23-04-2019

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L’estinzione del reato a seguito del positivo espletamento del lavoro di pubblica utilità quale sanzione sostitutiva della pena differisce dalla revoca della sentenza di condanna disposta ai sensi dell’art. 673 cod. proc. pen. per cui la sentenza di condanna, che abbia applicato la pena sostitutiva, può costituire ostacolo all’applicazione o reiterazione della sospensione condizionale della pena in relazione ad altro reato separatamente giudicato.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 19386 del 08-05-2019

Redazione

Il ricorso per cassazione che devolva il vizio di motivazione, per essere valutato ammissibile, deve rivolgere le censure nei confronti della motivazione posta a fondamento della decisione, e non già nei confronti della valutazione probatoria sottesa che, in quanto riservata al giudice di merito, è estranea al perimetro cognitivo e valutativo della Corte di Cassazione.

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