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Corte di Cassazione – VI sez. civ. – sentenza n. 11189 del 23-04-2019

Ginevra Gaspari

In materia di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalità del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimità se il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 1573 del 23-11-2018

Ginevra Gaspari

Principi di diritto:

Il primo prevede che “il proprietario non responsabile dell’inquinamento che abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell’inquinamento per le spese sostenute a condizione che sia stata rispettata per la bonifica la procedura amministrativa prevista dalla legge ed indipendentemente dall’identificazione del responsabile dell’inquinamento da parte della competente autorità amministrativa”;

Il secondo, invece, sancisce che “non trova applicazione la regola della responsabilità solidale di cui all’art. 2055 cod. civ. nel caso dell’obbligazione del responsabile dell’inquinamento avente ad oggetto il rimborso delle spese sostenute dal proprietario per la bonifica spontanea del sito inquinato poiché trattasi di obbligazione ex lege, di contenuto non risarcitorio ma indennitario, derivante non da fatto illecito ma dal fatto obiettivo dell’inquinamento”.

 

 

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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 11634 del 15-03-2019

Ginevra Gaspari

Il delitto di sequestro di persona non implica necessariamente che la condizione limitativa imposta alla libertà di movimento sia obiettivamente insuperabile, essendo sufficiente che l’attività anche meramente intimidatoria o l’apprestamento di misure dirette ad impedire o scoraggiare l’allontanamento dai luoghi ove si intende trattenere la vittima, sia idonea a determinare la privazione della libertà fisica di quest’ultima con riguardo, eventualmente, alle sue specifiche capacità di reazione.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 31966 del 11-12-2018

Ginevra Gaspari

In particolare, gli ermellini sostengono che, in considerazione del fatto che durante il giudizio di merito i ricorrenti avevano non soltanto allegato, ma altresì provato la esistenza di un inadempimento imputabile ai convenuti ed astrattamente idoneo a far ritenere che gli interventi successivi al primo subiti dalla paziente e le complicanze avute da questa ultima fossero riconducibili all’impianto della valvola difettosa, l’onere probatorio contrario, cioè idoneo a dimostrare l’interruzione del nesso di causalità tra l’inadempimento e i danni, spettava alla struttura sanitaria e ai medici. Infatti, a tal proposito, la corte di cassazione ribadisce che in materia di responsabilità medica il paziente che chiede il risarcimento dei danni ha l’onere di provare il nesso causale tra danno e la condotta attiva o omissiva dei sanitari, mentre grava su quest’ultimi l’onere di provare il verificarsi di un evento imprevedibile e inevitabile idoneo ad interrompere detta nesso causale.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 4309 del 14-02-2019

Ginevra Gaspari

In caso di infezione conseguente ad emotrasfusioni o ad utilizzo di emoderivati, opera la “compensatio lucri cum damno” fra l’indennizzo ex l. n. 210/1992 ed il risarcimento del danno anche laddove non sussista apparente coincidenza tra il danneggiante ed il soggetto che eroga la provvidenza (nella specie, rispettivamente, ASL e Regione), qualora possa comunque escludersi che si determini un ingiustificato vantaggio per il responsabile, restando in tal caso irrilevante che la l. n. 210/1992 non preveda un meccanismo di surroga e rivalsa in favore di chi abbia erogato l’indennizzo.

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Corte di Cassazione – VI sez. civ. – ordinanza n. 30951 del 29-11-2018

Ginevra Gaspari

Sono considerati marchi “deboli” quelli che risultano concettualmente legati al prodotto per non essere andata, la fantasia che li ha concepiti, oltre il rilievo di un carattere, o di un elemento dello stesso, ovvero per l’uso di parole di comune diffusione che non sopportano di essere oggetto di un diritto esclusivo (in termini: Cass. 25 gennaio 2016, n. 1267, ove il richiamo a Cass. 26 giugno 1996, n. 5924). La “debolezza” del marchio non incide, come è risaputo, sulla sua attitudine alla registrazione, ma soltanto sull’intensità della tutela che ne deriva, nel senso che, a differenza del marchio “forte”, in relazione al quale vanno considerate illegittime tutte le modificazioni, pur rilevanti ed originali, che ne lascino comunque sussistere l’identità sostanziale ovvero il nucleo ideologico espressivo costituente l’idea fondamentale in cui si riassume, caratterizzandola, la sua attitudine individualizzante, per il marchio debole sono sufficienti ad escluderne la confondibilità anche lievi modificazioni od aggiunte (ex plurimis: Cass. 18 giugno 2018, n. 15927; Cass. 24 giugno 2016, n. 13170; Cass. 25 gennaio 2016, n. 1267 cit.; Cass. 26 giugno 2007, n. 14787). E’ dunque da disattendere l’assunto posto a fondamento del secondo motivo.

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