Corte di cassazione Archivi

Corte di cassazione

Corte di Cassazione – III sez. pen. – ordinanza n. 2888 del 24-01-2020

Ginevra Gaspari

Con l’ordinanza n. 2888 del 24 gennaio 2020, la terza sezione della corte di Cassazione ha investito le Sezioni Unite della seguente questione «se, in tema di violenza sessuale, l’abuso di autorità di cui all’art. 609 bis, I comma, c.p., presupponga nell’agente una posizione autoritativa di tipo formale e pubblicistico o, invece, possa riferirsi anche a poteri di supremazia di natura privata di cui l’agente abusi per costringere il soggetto passivo a compiere o subire atti sessuali».

Il Supremo Collegio è, pertanto, chiamato a stabilire se la nozione di “abuso di autorità” sia limitata alle ipotesi di abuso derivante da una formale posizione pubblicistica, quale potrebbe essere quella del pubblico ufficiale oppure vada estesa ai poteri di supremazia di natura privata, quale potrebbe rivelarsi quella di un insegnante privato rispetto ai propri alunni.

Quesito di non poco momento perché, ove la vittima abbia un’età inferiore ad anni quattordici, può rilevare per delimitare i confini tra il reato di violenza sessuale ex art. 609 bis, I comma c.p. e il delitto di atti sessuali con minorenne ex art. 609 quater c.p.

Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 16953 del 04-06-2020

Ginevra Gaspari

La decisione in esame è assai interessante nella parte in cui spiega quando può ricorrere la circostanza aggravante dell’uso di uno strumento atto ad offendere di cui all’art. 585, comma secondo, n. 2, cod. pen. essendo ivi postulato che, in tema di lesioni personali volontarie, ricorre questo elemento accidentale laddove la condotta lesiva sia in concreto realizzata adoperando qualsiasi oggetto, anche di uso comune, e privo di apparente idoneità all’offesa.

Orbene, pur non condividendosi questo approdo ermeneutico (sebbene avallato da precedenti conformi) in quanto la norma succitata si riferisce espressamente a “strumenti atti ad offendere” e non quindi a oggetti privi di siffatta idoneità offensiva, pur tuttavia, questa pronuncia non può non essere presa nella dovuta considerazione ogni volta si debba verificare la sussistenza di tale circostanza dovendosi per l’appunto rilevare non tanto l’offensività del mezzo impiegato, quanto piuttosto l’offensività della condotta posta in essere.

Sarebbe comunque auspicabile che su tale questione intervenisse il legislatore al fine di includere, per l’appunto ex lege, tale ipotesi tra quelle previste dall’art. 585, c. 2, c.p.p., e ciò per una evidente esigenza di certezza del diritto.

Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 2 3 551


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it

Ricevi tutte le novità di Diritto della settimana 
in una pratica email  direttamente nella tua casella di posta elettronica!

Non abbandonare Diritto.it
senza iscriverti alla newsletter!