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Civile

Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 12715 del 14-05-2019

Ginevra Gaspari

Sul piano sostanziale è evidente che esista un rapporto obbligatorio tra condominio e singolo condomino con riguardo al pagamento dei contributi condominiali. Una disposizione normativa contenuta nelle disposizioni attuative del Codice Civile prevede che l’amministratore possa addirittura ottenere un decreto ingiuntivo (immediatamente esecutivo), in favore del condominio e contro il singolo condomino per il pagamento dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea. Tale disposizione normativa conferma dunque l’esistenza di un rapporto obbligatorio tra condominio e singoli condomini avente ad oggetto i contributi dovuti in base agli stati di ripartizione approvati dall’assemblea condominiale, consentendo al condominio, rappresentato dall’amministratore, di agire in giudizio contro il condomino per il pagamento delle quote condominiali. Essendo configurabile sul piano sostanziale un credito del condominio, rappresentato dal suo amministratore, nei confronti dei singoli condomini, laddove esista un titolo esecutivo in favore di un terzo e contro lo stesso condominio (sempre rappresentato dall’amministratore), in mancanza di una norma che lo vieti espressamente, tale credito può certamente essere espropriato dal creditore del condominio ai sensi degli artt. 2740 e 2910 c.c., e la relativa esecuzione forzata non può che svolgersi nelle forme dell’espropriazione dei crediti presso terzi.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 1045 del 17-01-2019

Ginevra Gaspari

La verifica in ordine alla dimostrazione, da parte del sanitario, della impossibilità di adempiere la prestazione medica, assumerà rilievo soltanto nel caso in cui il paziente avrà precedentemente dimostrato l’esistenza di un nesso causale fra il danno subito e la condotta tenuta dal medico. Pertanto, nel caso in cui il paziente non riesca a fornire tale prova e quindi risulti incerta la causa che ha determinato il danno, non sorgerà in capo al medico l’onere di dimostrare che la sua prestazione era impossibile e che quindi l’inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile.

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Corte di Cassazione – Sez. Un. pen. – sentenza n. 22533 del 22-05-2019

Ginevra Gaspari

 Fermo il dovere del giudice di appello di motivare il mancato esercizio del suo potere di ufficio di applicare il beneficio della sospensione condizionale della pena, in presenza delle condizioni che ne consentono il riconoscimento, specialmente se sopravvenute al giudizio di primo grado, l’imputato non può dolersi, con ricorso per cassazione, della mancata applicazione del medesimo beneficio se non lo ha richiesto nel corso del giudizio di appello.

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Corte di Cassazione – SS.UU. civ. – sentenza n. 8230 del 22-03-2019

Ginevra Gaspari

La nullita’ comminata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 46, e dalla L. n. 47 del 1985, articoli 17 e 40, va ricondotta nell’ambito dell’articolo 1418 c.c., comma 3, di cui costituisce una specifica declinazione, e deve qualificarsi come nullita’
“testuale”, con tale espressione dovendo intendersi, in stretta adesione al dato normativo, un’unica fattispecie di nullita’ che colpisce gli atti tra vivi ad effetti reali elencati nelle norme che la prevedono, volta a sanzionare la mancata inclusione in detti atti degli estremi del titolo abilitativo dell’immobile, titolo che, tuttavia, deve esistere realmente e deve esser riferibile, proprio, a quell’immobile.

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Corte di Cassazione – I sez. civ. – sentenza n. 31902 del 10-12-2018

Ginevra Gaspari

Il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio, nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore, in quanto l’esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell’altro genitore

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Corte di Cassazione – I sez. civ. – sentenza n. 9535 del 04-04-2019

Ginevra Gaspari

In sede di determinazione dell’assegno di divorzio, l’occupazione di fatto di un immobile da parte del coniuge configura utilità che fuoriesce dall’ambito valutativo proprio dei valori legalmente posseduti da ciascuno dei coniugi, rimanendo la difficoltà di liberazione dell’immobile da parte del suo proprietario un dato di fatto estraneo alla ponderazione delle rispettive posizioni patrimoniali e reddituali.

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