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Civile

Corte di Cassazione – Sez. Un. civ. – sentenza 15895 del 13-06-2019

Ginevra Gaspari

L’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito, che convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da un’apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l’indicazione di specifiche rimesse solutorie

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 2351 del 29-01-2019

Ginevra Gaspari

Nel caso di specie, gli Ermellini hanno ritenuto che una lettera raccomandata attraverso cui il paziente danneggiato aveva inviato la richiesta di risarcimento danni al Ministero della Salute è stata ritenuta atto giuridico idoneo ad interrompere il termine di prescrizione ed a farlo decorre nuovamente. Ciò in considerazione del fatto che il danneggiato all’interno di detta raccomandata aveva formulato una specifica domanda e una richiesta rivolta alla amministrazione di adempiere: in tal modo, egli aveva quindi manifestato in maniera chiara e senza alcun dubbio la propria intenzione di esercitare il proprio diritto nei confronti del destinatario. Attraverso tale atto di esercizio del diritto, pertanto, si verifica la costituzione in mora del debitore danneggiante e di conseguenza si interrompe il termine di prescrizione.

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Corte di Cassazione – Sez. Un. civ. – sentenza n. 11748 del 03-05-2019

Ginevra Gaspari

Con sentenza di rigetto emessa a Sezioni Unite in data 3 maggio 2019 n. 11748 la Cassazione, modificando il precedente orientamento, ha stabilito che il compratore che invoca la garanzia per vizi e esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo ai sensi dell’art. 1492 c.c. è gravato dall’onere di provare l’esistenza del vizio della cosa venduta.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 12715 del 14-05-2019

Ginevra Gaspari

Sul piano sostanziale è evidente che esista un rapporto obbligatorio tra condominio e singolo condomino con riguardo al pagamento dei contributi condominiali. Una disposizione normativa contenuta nelle disposizioni attuative del Codice Civile prevede che l’amministratore possa addirittura ottenere un decreto ingiuntivo (immediatamente esecutivo), in favore del condominio e contro il singolo condomino per il pagamento dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea. Tale disposizione normativa conferma dunque l’esistenza di un rapporto obbligatorio tra condominio e singoli condomini avente ad oggetto i contributi dovuti in base agli stati di ripartizione approvati dall’assemblea condominiale, consentendo al condominio, rappresentato dall’amministratore, di agire in giudizio contro il condomino per il pagamento delle quote condominiali. Essendo configurabile sul piano sostanziale un credito del condominio, rappresentato dal suo amministratore, nei confronti dei singoli condomini, laddove esista un titolo esecutivo in favore di un terzo e contro lo stesso condominio (sempre rappresentato dall’amministratore), in mancanza di una norma che lo vieti espressamente, tale credito può certamente essere espropriato dal creditore del condominio ai sensi degli artt. 2740 e 2910 c.c., e la relativa esecuzione forzata non può che svolgersi nelle forme dell’espropriazione dei crediti presso terzi.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 1045 del 17-01-2019

Ginevra Gaspari

La verifica in ordine alla dimostrazione, da parte del sanitario, della impossibilità di adempiere la prestazione medica, assumerà rilievo soltanto nel caso in cui il paziente avrà precedentemente dimostrato l’esistenza di un nesso causale fra il danno subito e la condotta tenuta dal medico. Pertanto, nel caso in cui il paziente non riesca a fornire tale prova e quindi risulti incerta la causa che ha determinato il danno, non sorgerà in capo al medico l’onere di dimostrare che la sua prestazione era impossibile e che quindi l’inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile.

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Corte di Cassazione – Sez. Un. pen. – sentenza n. 22533 del 22-05-2019

Ginevra Gaspari

 Fermo il dovere del giudice di appello di motivare il mancato esercizio del suo potere di ufficio di applicare il beneficio della sospensione condizionale della pena, in presenza delle condizioni che ne consentono il riconoscimento, specialmente se sopravvenute al giudizio di primo grado, l’imputato non può dolersi, con ricorso per cassazione, della mancata applicazione del medesimo beneficio se non lo ha richiesto nel corso del giudizio di appello.

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Corte di Cassazione – SS.UU. civ. – sentenza n. 8230 del 22-03-2019

Ginevra Gaspari

La nullita’ comminata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 46, e dalla L. n. 47 del 1985, articoli 17 e 40, va ricondotta nell’ambito dell’articolo 1418 c.c., comma 3, di cui costituisce una specifica declinazione, e deve qualificarsi come nullita’
“testuale”, con tale espressione dovendo intendersi, in stretta adesione al dato normativo, un’unica fattispecie di nullita’ che colpisce gli atti tra vivi ad effetti reali elencati nelle norme che la prevedono, volta a sanzionare la mancata inclusione in detti atti degli estremi del titolo abilitativo dell’immobile, titolo che, tuttavia, deve esistere realmente e deve esser riferibile, proprio, a quell’immobile.

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