Civile

Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 16743 del 14-06- 2021

Redazione

Con riguardo alla fattispecie in esame deve, pertanto, affermarsi il seguente principio di diritto: “il principio di buona fede nell’esecuzione del contratto di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. legittima in punto di diritto l’insorgenza in ciascuna parte dell’affidamento che, anche nell’esecuzione di un contratto a prestazioni corrispettive ed esecuzione continuata, ciascuna parte si comporti nella esecuzione in buona fede, e dunque rispettando il correlato generale obbligo di solidarietà che impone a ciascuna delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, anche a prescindere tanto da specifici obblighi contrattuali, quanto dal dovere generale del neminem laedere; ne consegue che in un contratto di locazione di immobile ad uso abitativo l’assoluta inerzia del locatore nell’escutere il conduttore per ottenerne il pagamento del corrispettivo sino ad allora maturato, protrattasi per un periodo di tempo assai considerevole in rapporto alla durata del contratto, e suffragata da elementi circostanziali oggettivamente idonei a ingenerare nel conduttore un affidamento nella remissione del diritto di credito da parte del locatore per facta concludentia, la improvvisa richiesta di integrale pagamento costituisce esercizio abusivo del diritto.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 12596 del 12-05-2021

Redazione

Secondo gli Ermellini, nel caso di peggioramento delle condizioni del paziente nel corso o dopo l’esecuzione di un intervento, se tale peggioramento non è prevedibile o evitabile integra gli estremi della “causa non imputabile” di cui all’art. 1218 c.c.. In particolare, nel caso in cui durante o dopo la conclusione di un intervento subentri un peggioramento delle condizioni di salute del paziente, si possono verificare due possibilità alternative: (i) il peggioramento era prevedibile ed evitabile; (ii) il peggioramento non era prevedibile oppure non era evitabile.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 17948 del 23-06-2021

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Nel caso di specie, secondo i giudici della Suprema Corte, i due soggetti individuati – cioè, da un lato la società ricorrente e dall’ altro lato il medico preposto all’adempimento dell’obbligazione gravante sulla società – rispondono per titoli distinti, ma solo uno di essi è l’autore del danno (cioè il soggetto che materialmente ha eseguito la prestazione). Per tale ragione, proseguono gli Ermellini, in un caso come quello oggetto di esame, non si verifica l’ipotesi del concorso nella produzione del fatto dannoso e la conseguente ripartizione dell’onere risarcitorio secondo quanto previsto dall’art. 2055 c.c. fra i due soggetti. Invece, ferma la responsabilità solidale di entrambi i soggetti nei confronti del danneggiato il preponente che si è avvalso dell’opera altrui per eseguire la propria obbligazione e che quindi è responsabile per fatto altrui, può agire in regresso contro l’effettivo autore del fatto per ottenere il rimborso dell’intero importo che ha dovuto corrispondere al terzo danneggiato e non soltanto “pro quota” (ciò in quanto detto preponente non ha posto in essere alcun fatto che ha avuto un apporto causale nella verificazione del danno).

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Corte di Cassazione – II sez. civ. – sentenza n. 17391 del 17-06-2021

Redazione

Nell’ambito delle mutate condizioni di una parte dell’edificio che legittimano condominio o singoli condomini a richiedere la revisione delle tabelle millesimali non rientrano solo le modifiche materiali dello stabile, potendosi anche verificare la creazione di un nuovo piano con mantenimento degli originari valori proporzionali

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