Corte d'appello

Corte di Cassazione – Sez. Un. pen. – sentenza n. 22065 del 04-06-2021

Redazione

La decisione in esame è assai interessante in quanto con essa è stato risolto un contrasto giurisprudenziale afferente la seguente questione giuridica: “Se in caso di annullamento, ai soli effetti civili, della sentenza di condanna pronunciata in appello senza previa rinnovazione della prova dichiarativa decisiva, a seguito di gravame della sola parte civile contro la sentenza di assoluzione di primo grado, il rinvio debba essere disposto al giudice civile competente per valore in grado di appello o al giudice penale”.

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Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 1052 del 13-05-2021

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Le procedure e le attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza sono diverse a seconda della modalità di aborto. Invero, con la sentenza n. 14979/2013 anche la Corte di Cassazione Penale, Sez. VI, ha sostenuto che nell’aborto indotto per via farmacologica “la fase rispetto alla quale opera l’esonero è limitata alle sole pratiche di predisposizione e somministrazione dei farmaci abortivi, coincidenti con quelle procedure e attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione di gravidanza.”
É evidente che, in attesa di una probabile revisione della legge che tenga conto della diversità delle pratiche, anche in caso di aborto farmacologico prevalga una linea interpretativa restrittiva.
La ratio sottesa a tale scelta interpretativa, risiede nella volontà di proteggere la coscienza del medico solo quando subisca un grave perturbamento: ciò avviene solo se la sua condotta è causalmente idonea ad interrompere la gravidanza.

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 16743 del 14-06- 2021

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Con riguardo alla fattispecie in esame deve, pertanto, affermarsi il seguente principio di diritto: “il principio di buona fede nell’esecuzione del contratto di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. legittima in punto di diritto l’insorgenza in ciascuna parte dell’affidamento che, anche nell’esecuzione di un contratto a prestazioni corrispettive ed esecuzione continuata, ciascuna parte si comporti nella esecuzione in buona fede, e dunque rispettando il correlato generale obbligo di solidarietà che impone a ciascuna delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, anche a prescindere tanto da specifici obblighi contrattuali, quanto dal dovere generale del neminem laedere; ne consegue che in un contratto di locazione di immobile ad uso abitativo l’assoluta inerzia del locatore nell’escutere il conduttore per ottenerne il pagamento del corrispettivo sino ad allora maturato, protrattasi per un periodo di tempo assai considerevole in rapporto alla durata del contratto, e suffragata da elementi circostanziali oggettivamente idonei a ingenerare nel conduttore un affidamento nella remissione del diritto di credito da parte del locatore per facta concludentia, la improvvisa richiesta di integrale pagamento costituisce esercizio abusivo del diritto.

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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 26142 del 08-07-2021

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La decisione in esame è assai interessante nella parte in cui è ivi chiarito quando è inefficace l’atto di rinuncia al ricorso per Cassazione.

Difatti, in tale pronuncia, citandosi un precedente conforme, è asserito che è inefficace l’atto di rinuncia al ricorso per Cassazione non sottoscritto dall’indagato, ma dal solo difensore non munito di procura speciale, in quanto la rinuncia, non costituendo espressione dell’esercizio del diritto di difesa, richiede la manifestazione inequivoca della volontà dell’interessato, espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale.

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