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Nota Ministero del lavoro e delle politiche sociali 22/7/2010

Redazione

Per poter corrispondere a numerosi quesiti relativi all’oggetto, che pervengono dagli Uffici territoriali e su cui si registrano contrasti interpretativi delle Direzioni Regionali e Provinciali del Lavoro, si precisa l’orientamento in merito da parte di questa Direzione Generale.
Per gli stranieri extracomunitari già regolarmente soggiornanti in Italia è ammissibile la conversione del permesso di soggiorno per studio o formazione professionale in corso di validità in permesso di soggiorno per lavoro autonomo, anche in presenza di contratto cd. a progetto.
Le Direzioni Provinciali del Lavoro, ai fini del rilascio del competente parere allo Sportello Unico, sono chiamate sia a verificare la disponibilità – attraverso il sistema SILEN – della specifica quota destinata alle conversione per lavoro autonomo attribuita a livello locale, che ad accertare, dalla documentazione presentata dallo straniero richiedente, il carattere autonomo (e non subordinato o parasubordinato) del contratto a progetto.
I1 lavoro a progetto non tende, infatti, ad assorbire tutti i modelli contrattuali riconducibili in senso lato all’area della cd. parasubordinazione (come affermato dalla Direzione Regionale del Lavoro di Milano Prot. 4206 del 16.2.2005).
Ai fini del corretto inquadramento della fattispecie di contratto cd. a progetto tra il lavoro autonomo, per i quali è permessa la conversione del permesso di soggiorno per studio/formazione in permesso per lavoro autonomo, è necessaria un’attenta verifica da parte delle DPL circa i requisiti qualificanti della fattispecie.
A tal proposito, si rimanda alle circolari del Ministero del Lavoro 112004, 1712006 e 412008, che indicano in maniera dettagliata quando un contratto a progetto può qualificarsi come contratto di lavoro autonomo.
Si precisa, inoltre, che l’orientamento su esposto non vale per i nuovi ingressi dall’estero (ex art. 26 del T.U. e art. 39 del D.P.R. 394/99), in quanto la specifica attività di lavoro autonomo deve essere riconducibile ad una delle categorie individuate dall’art. 2 del D.P.C.M. 1.04.2010. Tra queste, allo stato, ancora non figura la casistica relativa al lavoro cd. a progetto.

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Nota Consiglio Nazionale Forense 22/6/2010

Redazione

"L’avvocatura non è contraria al sistema della conciliazione pre-contenziosa, prevista dalla direttiva comunitaria, ma è contraria ad un sistema che così come congegnato, non è in grado di funzionare e, se messo in atto senza i correttivi suggeriti, avrà un impatto negativo sull’accesso alla giustizia e sulla difesa dei diritti”. Così scrive il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, in una circolare ( n. 18-C/2010) indirizzata ai presidenti dei Consigli degli Ordini, all’Oua e alle associazioni forensi e inviata per conoscenza al ministro della giustizia Angelino Alfano, ai presidenti di Camera e Senato e ai presidenti delle commissioni giustizia dei due rami del Parlamento, per fare il punto sulla attuazione del discusso decreto delegato 28/2010 che ha disciplinato la introduzione del mediazione, prevedendola come obbligatoria per alcune materie e stabilendo che, presso ogni tribunale, il Consiglio dell’Ordine può costituire un organismo di conciliazione.
Le perplessità da sempre avanzate dal Cnf al ministero della giustizia, pur nell’ottica di una collaborazione istituzionale, e che hanno riguardato sia il profilo legislativo che quello organizzativo (legato agli oneri non solo finanziari che gravano sui Coa), sono tutt’ora sul tappeto e il timore espresso da Alpa è che esse possano far implodere il sistema, facendo ricadere sull’avvocatura il suo mancato funzionamento e permettendo agli altri Ordini professionali “di occupare tutti gli spazi possibili”, provocando “un danno incalcolabile e irrimediabile agli avvocati e all’immagine stessa dell’avvocatura”.

Nella circolare, il presidente segnala le opportune modifiche normative e indica ai presidenti degli Ordini le opzioni aperte per la redazione dei regolamenti da parte degli Organismi di conciliazione.

In allegato alla circolare, agli stessi destinatari è stato inviato un dossier, predisposto dal gruppo di lavoro sulla conciliazione coordinato dal consigliere Fabio Florio, che da conto di tutte le iniziative assunte dal Cnf presso il ministero della giustizia sia in occasione dell’approvazione del testo di legge (articolo 60 della legge 69/2009), sia del decreto delegato (dlgs n.28/2010) sia del testo, tuttora in formazione, del decreto ministeriale di attuazione. Nel dossier sono anche segnalete le proposte e le critiche elaborate dagli Ordini e dalle Associazioni.

In questa pagina è possibile scaricare il testo della circolare, il dossier e il comunicato stampa.

Allegati

N. 18-C-2010

Dossier Mediazione

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Nota Consiglio Nazionale Forense 21/5/2010

Redazione

Un graduale introduzione settore per settore; formazione tramite gli ordini forensi e presenza dell’avvocato nel procedimento di conciliazione.

L’attuazione delle regole legislative sulla mediazione- conciliazione comporta gravi oneri per gli organismi istituiti dagli ordini forensi sia dal punto di vista della organizzazione degli enti e del loro funzionamento con i costi di personale e di cancelleria sia per la formazione dei conciliatori.
Al fine di dare applicazione alla normativa e organizzare adeguatamente la struttura per poter fare fronte all’impatto del numero enorme di procedimenti, occorre pensare ad un graduale inserimento della conciliazione nei singoli settori e soprattutto alla formazione degli avvocati-conciliatori medianti gli ordini forensi. I tempi troppo stretti assegnati dal legislatore rischiano di far implodere il sistema. I cittadini debbono essere assistiti dagli avvocati nel corso del procedimento per poter essere consapevoli dei rischi che assumono e dei vantaggi che possono conseguire.
Il Consiglio nazionale forense ha aperto un dialogo costruttivo con il Ministero della Giustizia perché l’Avvocatura possa dare un contributo fattivo al funzionamento del programma di risanamento della giustizia senza dover subire l ‘oppressione dei tempi e delle difficoltà organizzative e assumendo con senso di responsabilità i nuovi compiti.
La fiducia dei cittadini non deve essere delusa da organismi di conciliazione senza professionalità che potrebbero ridurre la conciliazione in una farsa o implicare un mero ritardo nell’accesso alla giustizia ordinaria.
Il Cnf sta monitorando la situazione e i suoi sviluppi, ha aperto un tavolo di consultazione con gli ordini ed ha promosso ogni iniziativa utile per poterli sovvenire in questo programma.
Queste le indicazioni che provengono dal Cnf nel corso della riunione tenuta in via d’urgenza questa mattina nella quale si è fatto il punto della situazione. La prossima settimana il Cnf terrà una riunione con il capo dell’ufficio legislativo del ministero della giustizia presso l’ordine forense di Napoli e gli altri ordini del distretto, per effettuare sul campo ulteriori verifiche e rappresentare al governo le esigenze più pressanti.

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