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Mess. Inps, 4/11/2013, n. 17606

Redazione

La salvaguardia di cui all’articolo 22, comma 1, lettera a), della legge n. 135 del 2012, illustrata con messaggio n. 4768 del 2013, è volta a tutelare i lavoratori che siano stati coinvolti nelle procedure di gestione degli esuberi attraverso accordi in sede governativa stipulati entro il 31.12.2011. Tali accordi, conclusi tra le parti per la gestione delle eccedenze occupazionali, hanno previsto l’accompagnamento dei lavoratori al pensionamento attraverso la sola mobilità ovvero, attraverso un unico periodo, seppure articolato nei due ammortizzatori sociali, prima la cigs e poi la mobilità.

Dall’esame delle posizioni contributive ai fini delle certificazioni della salvaguardia sono state evidenziate le seguenti casistiche di lavoratori comunque individuati e inclusi nei processi di gestione degli esuberi aziendali sottoscritti entro il 31 dicembre 2011:

lavoratori che maturano i requisiti pensionistici previgenti alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011 successivamente al 31.12.2011, ma prima dell’inizio del periodo di fruizione dell’indennità di mobilità;

  1. lavoratori che, nell’ambito degli accordi governativi per la gestione delle eccedenze occupazionali, vengono a beneficiare di due successivi ammortizzatori sociali: CIGS, nel corso della quale  maturano, dopo il 31.12.2011, i previgenti requisiti pensionistici, e indennità di mobilità.

Al riguardo si precisa che le misure di salvaguardia previste dal citato articolo 22, comma 1, lettera a) del decreto legge n. 95 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 135 del 2012, trovano applicazione nei confronti di coloro, tra detti lavoratori, che non riescono a perfezionare i requisiti pensionistici previsti dal D.L. n. 201 del 2011 entro il termine della fruizione degli strumenti di sostegno al reddito.

Coloro che, invece, nel periodo di fruizione di interventi a sostegno del reddito raggiungono i requisiti previsti dalla legge 214/11 non possono accedere al beneficio della salvaguardia prevista dal suddetto articolo 22 della legge 135/12.

Si fa presente che le procedure informatiche per la gestione della salvaguardia in questione verranno adeguate in base a quanto sopra precisato

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Mess. Inps, 25/10/2013, n. 17197

Redazione

PREMESSA

Come noto, l’art. 20, co. 1, D.L. n. 112/08, convertito in legge n. 133/08, ha fornito l’interpretazione autentica dell’art. 6, comma secondo, della legge n. 138/1943 stabilendo che i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, con conseguente esonero dell’Istituto dall’erogazione della predetta indennità, non sono tenuti al versamento della relativa contribuzione all’Istituto medesimo, restando, peraltro, acquisite alla gestione e conservando la propria efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data del 1° gennaio 2009.

Successivamente, con l’art. 18, comma 16, del decreto-legge n. 98/2011, convertito con modificazioni nella legge n. 111/2011, il legislatore è nuovamente intervenuto sul tema, novellando il testo dell’articolo 20, comma 1, del decreto-legge n. 112/2008, ed inserendo un comma 1-bis.

Per effetto delle modifiche il testo della norma è risultato il seguente: “1. Il secondo comma, dell’articolo 6, della legge 11 gennaio 1943, n. 138, si interpreta nel senso che i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, con conseguente esonero dell’Istituto nazionale della previdenza sociale dall’erogazione della predetta indennità, non sono tenuti al versamento della relativa contribuzione all’Istituto medesimo. Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data di cui al comma 1-bis.

1-bis. A decorrere dal 1° maggio 2011, i datori di lavoro di cui al comma 1 sono comunque tenuti al versamento della contribuzione di finanziamento dell’indennità economica di malattia in base all’articolo 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, per le categorie di lavoratori cui la suddetta assicurazione è applicabile ai sensi della normativa vigente.

I criteri di applicazione della predetta normativa sono stati illustrati con la circolare n. 122/2011

In particolare si è chiarito che:

  • per effetto della disposizione recata dal comma 1-bis, a decorrere dal 1° maggio 2011, anche i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, sono obbligati a versare la contribuzione di finanziamento dell’indennità di malattia;
  • l’esonero dall’obbligo di versamento della contribuzione di malattia disposto dall’art. 20, primo comma, in favore dei datori di lavoro che  abbiano corrisposto un trattamento economico, sostitutivo dell’indennità giornaliera di malattia erogata dall’Istituto, in quanto a ciò tenuti da una norma  di legge o dalla contrattazione collettiva, trova applicazione fino al 30 aprile 2011;
  • ai sensi dell’art. 20, co. 1, secondo periodo, la contribuzione comunque versata per i periodi anteriori al 1° maggio 2011, dai datori di lavoro che abbiano assicurato ai propri dipendenti un trattamento economico sostitutivo dell’indennità di malattia, è irripetibile e come tale non suscettibile di rimborso.

 

La sentenza della Corte Costituzionale n. 82 del 9 maggio 2013

L’impianto legislativo, divenuto particolarmente complesso, ha generato numerose perplessità sia di carattere ermeneutico che inerenti a taluni profili di legittimità della norma.

Recentemente, con sentenza 9 maggio 2013, n. 82, la Corte Costituzionale – chiamata a pronunciarsi sul merito -ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 20, co. 1, secondo periodo, del DL n. 112/08 convertito con modificazioni in legge n. 133/08, il quale disponeva che “Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data del 1° gennaio 2009”.

Inoltre, in base all’art. 27 della legge n. 87/1953, la predetta Corte Costituzionale ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 20, co.1, secondo periodo, DL n. 112/08, nel testo modificato dall’art. 18, co. 16, lett. b), del DL 98/201, convertito con modificazioni nella legge n. 111/2011, secondo cui “Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data di cui al comma 1-bis (cioè al 1° maggio 2011)”.

Stante la conseguente cessazione dell’efficacia  delle norme sopra richiamate, la contribuzione di malattia versata – relativamente i periodi anteriori al 1° maggio 2011 – dai datori di lavoro che hanno corrisposto, per legge o per contratto collettivo, un trattamento economico sostitutivo dell’indennità di malattia, è suscettibile di ripetizione, ai sensi delle disposizioni contenute nell‘art. 2033 cod.civ. (indebito oggettivo), nei limiti del termine ordinario di prescrizione ex art. 2946 cod. civ..

Tanto premesso – a modifica delle istruzioni di cui al p. 5 della circolare n. 122/2011 in ordine alla irripetibilità della contribuzione di malattia già disposta dalle norme abrogate – con il presente messaggio si illustrano i criteri per la gestione dei rimborsi della contribuzione in argomento.

 

Rimborso contributo di malattia. Condizioni. Limiti.

La contribuzione di malattia suscettibile di rimborso è quella versata per i periodi anteriori alla data del 1° maggio 2011.

Legittimati a chiederne il rimborso sono i datori di lavoro che, in tali periodi, hanno contestualmente assicurato ai propri dipendenti un trattamento economico di malattia – con conseguente esonero dell’Istituto dall’erogazione dell’indennità giornaliera di malattia – in quanto a ciò obbligati in forza di norma di legge o di disposizione del contratto collettivo, anche di diritto comune, di primo ovvero secondo livello.

A tal fine, i datori di lavoro interessati dovranno trasmettere apposita istanza, specificando, in particolare:

  • la normativa di legge, ovvero la disposizione del contratto collettivo applicato, in base alla quale l’istante ha corrisposto ai propri dipendenti un trattamento economico, sostitutivo dell’indennità di malattia; copia della disposizione contrattuale dovrà essere allegata all’istanza di rimborso;
  • gli importi dettagliati delle somme mensilmente versate a titolo di contribuzione di malattia ed i periodi ai quali si riferiscono i versamenti.

La domanda, corredata dagli elementi richiesti, dovrà essere veicolata attraverso il cassetto previdenziale, utilizzando l’apposita sezione “Rimborsi/compensazioni”, presente in “versamenti F24”.

Le Sedi – verificata la sussistenza in capo ai richiedenti del diritto alla ripetizione dei contributi versati –  provvederanno alla esatta quantificazione delle somme da rimborsare.

A tal fine, si osserva che:

  • il diritto al rimborso dei contributi in argomento è soggetto al termine decennale di prescrizione ai sensi dell’art. 2946 cod. civ.;
  • non sono rimborsabili i contributi di malattia per i quali il richiedente, prima dell’entrata in vigore dell’art. 20, co. 1, DL n. 112/2008, sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, al relativo versamento.

Laddove nella richiesta di rimborso fossero ricompresi periodi in cuirisulti che il datore di lavoro ha posto a conguaglio importi a titolo di  indennità di malattia, anticipata per conto dell’Istituto, le Sedi provvederanno a non riconoscere la relativa contribuzione versata.

Per la quantificazione degli importi contributivi non rimborsabili, le Sedi – per ogni evento – prenderanno a riferimento la retribuzione lorda del mese precedente l’astensione e vi applicheranno l’aliquota pro tempore vigente.

In relazione alle possibili complessità delle operazioni sopra descritte, le Sedi attiveranno  le più ampie sinergie ritenute necessarie.

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Mess. Inps, 27/9/2013, n. 15256

Redazione

1 – PREMESSA

L’articolo 10 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, nell’introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone, al comma 4, che, ai fini dell’applicazione del divieto, i titolari di pensione sono tenuti a produrre all’ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all’anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell’IRPEF per il medesimo anno.

In applicazione dell’anzidetta disposizione i titolari di pensione con decorrenza compresa entro l’anno 2012, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, per detto anno sono tenuti a dichiarare entro il 30 settembre 2013, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno 2012, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2012.

Con riferimento a tale disciplina, si forniscono chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2012.

 

2 – PENSIONATI ESCLUSI DALL’OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI NELL’ANNO 2012.

Sono esclusi dall’obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo:

– i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;

– i titolari di pensione di vecchiaia. Si ricorda che per effetto dell’articolo 72 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima e delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo, indipendentemente dall’anzianità contributiva utilizzata per il riconoscimento e la liquidazione della prestazione;

– i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1 gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro, per effetto dell’articolo 19 del d.l. 25.6.2008, n. 112 convertito in legge 6.8.2008, n. 133;

– i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in quanto dal 1° gennaio 2009 tali prestazioni sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro (v. circolare n. 108 del 9.12.2008, p. 2);

– i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (v. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001). Si precisa che ai fini dei 40 anni è utile anche la contribuzione relativa a periodi successivi alla decorrenza della pensione, purché già utilizzata per la liquidazione di supplementi (v. circolare n. 22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).

Con riferimento agli assegni di invalidità si ricorda che le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 42, della legge n. 335 del 1995, secondo cui all’assegno di invalidità, nei casi di cumulo con i redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa, si applicano le riduzioni di cui alla tabella G allegata alla predetta legge, continuano ad operare anche nei casi in cui l’assegno di invalidità sia stato liquidato con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (v. circolari n. 234, punto 2, del 25 agosto 1995 e n. 20, punto 3, del 26 gennaio 2001).

 

3 – PENSIONATI SOGGETTI ALL’OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI NELL’ANNO 2012.

I pensionati che non si trovano nelle condizioni di cui al punto 2 sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2012 entro il 30 settembre 2013, tenuto conto del termine ultimo per la presentazione della dichiarazione ai fini dell’IRPEF.

Si ritiene comunque opportuno richiamare le seguenti situazioni particolari.

3.1 – L’articolo 10, comma 2, del decreto n. 503 del 1992 stabilisce che le disposizioni in materia di incumulabilità con i redditi da lavoro non si applicano nei confronti dei titolari di pensione di invalidità dalla cui attività, dipendente o autonoma, derivi un reddito complessivo annuo non superiore all’importo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti relativo al corrispondente anno.

Pertanto, i titolari di pensione di invalidità e di assegno di invalidità che, non trovandosi nelle condizioni di cui al punto 2, sarebbero in linea di principio soggetti al divieto parziale di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, non sono in concreto assoggettati a tale divieto qualora nell’anno 2012 abbiano conseguito un reddito da lavoro autonomo pari o inferiore a euro 6.253,00.

3.2 – L’articolo 10, comma 5, del decreto n. 503 del 1992 stabilisce che i trattamenti pensionistici sono totalmente cumulabili con i redditi derivanti da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private. Pertanto gli anzidetti redditi non assumono alcun rilievo ai fini dell’applicazione del divieto di cumulo con la pensione.

A sua volta, il comma 4-bis, aggiunto all’articolo 11 della legge 21 novembre 1991, n. 374, dall’articolo 15 della legge 6 dicembre 1994, n. 673, stabilisce che le indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace sono cumulabili con i trattamenti pensionistici e di quiescenza comunque denominati.

Le indennità e i gettoni di presenza di cui all’articolo 82, commi 1 e 2, del TUEL percepiti dagli amministratori locali non costituiscono reddito da lavoro ai fini del cumulo con la pensione (v. messaggio n. 340 del 26.9.2003, lettera B).

Del pari tutte le indennità comunque connesse a cariche pubbliche elettive (e, quindi, ad esempio, le indennità per i presidenti e i membri dei consigli regionali, quelle dei parlamentari nazionali ed europei) non costituiscono redditi da lavoro ai fini del cumulo con la pensione (v. circolare n. 58 del 10 marzo 1998, p. 2.1 e n. 197 del 23 dicembre 2003, p. 1).

Sono altresì cumulabili con il trattamento pensionistico le indennità di cui all’articolo 8 della legge 22 luglio 1997, n. 276 e successive modificazioni ed integrazioni percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni (v. circolare n. 67 del 24 marzo 2000).

A norma dell’articolo 86 della legge 21 novembre 2000, n. 342 i pensionati che svolgono la funzione di giudice tributario sono esclusi dal divieto di cumulo per le indennità percepite per l’esercizio di tale funzione (v. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001).

 

4 – REDDITI DA DICHIARARE

I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali.

Il reddito d’impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all’anno di riferimento del reddito.

Con la medesima comunicazione sarà possibile dichiarare i redditi percepiti negli anni precedenti, ove non si fosse già provveduto.

 

5 – MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE

I soggetti tenuti alla dichiarazione individuati a livello centrale hanno ricevuto la richiesta di presentare la dichiarazione in argomento con il “bustone”.

Coloro che non avessero ricevuto la richiesta, pur essendo tenuti a rendere la dichiarazione, possono scaricare il modulo 503 AUT dalla sezione dedicata del portale dell’Istituto: www.inps.it – MODULI, compilarlo e inviarlo a mezzo PEC alla sede competente.

 

6 – REGIME SANZIONATORIO

Ai sensi del comma 8 bis, aggiunto all’ articolo 10 del D. Lgs. n. 503 del 1992, dall’articolo 1, comma 211, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all’ente previdenziale di appartenenza una somma pari all’importo annuo della pensione percepita nell’anno cui si riferisce la dichiarazione medesima. Detta somma sarà prelevata dall’ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore.

 

7 -DICHIARAZIONE A PREVENTIVO PER L’ANNO 2013

A norma del comma 4-bis, aggiunto all’articolo 10 del D. Lgs. n. 503 del 1992 dall’articolo 1, comma 210, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell’anno.

A tal fine gli interessati sono tenuti a rilasciare all’ente previdenziale competente apposita dichiarazione, secondo le modalità illustrate al punto 5 del presente messaggio.

Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell’IRPEF.

Pertanto i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2013.

Le trattenute che verranno operate sulla pensione “a preventivo” saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi 2013 resa a consuntivo nell’anno 2014.

 

8 – ACQUISIZIONE DEI REDDITI DICHIARATI DAI PENSIONATI

I redditi da lavoro autonomo dichiarati dai pensionati devono essere acquisiti con le procedure di ricostituzione delle pensioni secondo le modalità in atto.

Sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a consuntivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dichiarata a preventivo non abbia avuto variazioni.

Del pari sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a preventivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dell’anno in corso non è variata rispetto a quella dichiarata a consuntivo per l’anno precedente.

  Il Direttore Generale  
  Nori

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Mess. Inps, 4/9/2013, n. 13983

Redazione

La Corte Costituzionale è più volte intervenuta dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 80, comma 19, L. n. 388/2000, nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della Carta di soggiorno – Permesso di soggiorno CE di lungo periodo – la concessione ai cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nello stato italiano di alcune tipologie di prestazioni assistenziali richieste.

In particolare, il comma in questione, è stato censurato con riferimento all’indennità di accompagnamento (sentenze n. 306/2008 e n. 40/2013), alla pensione di inabilità (sentenze n. 11/2009 e n. 40/2013), all’assegno mensile di invalidità (sentenza n. 187/2010) e all’indennità di frequenza (sentenza n. 329/2011 e successiva ordinanza n° 588, del 12 luglio 2013, del Tribunale di Pavia).

Ciò premesso, al fine di ottemperare a quanto statuito dalla Corte Costituzionale, l’indennità di accompagnamento, la pensione di inabilità, l’assegno mensile di invalidità e l’indennità mensile di frequenza, ferme restando le verifiche degli ulteriori requisiti di legge (condizioni sanitarie, residenza in Italia ecc.), dovranno essere concesse “a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo, alla sola condizione che siano titolari del requisito del permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione”.

Le pronunce della Corte non potranno trovare applicazione nelle ipotesi di situazioni ormai consolidate per effetto di sentenze passate in giudicato. Pertanto, eventuali domande di riesame potranno essere accolte, nei limiti della prescrizione decennale, e in assenza di giudicato.

Con l’occasione si fa presente che si è provveduto ad aggiornare il sito web dell’Istituto – sezione informazioni>la pensione>pensioni e prestazioni invalidi civili – precisando che le prestazioni spettano ai cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza (D. lgs. n. 30/2007) e ai cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato.

Infine, si raccomanda alle Sedi, in attesa delle necessarie implementazioni del data base pensioni, di tenere apposita evidenza delle prestazioni accolte, anche al fine di monitorare costantemente il permanere del diritto alla prestazione e la data di scadenza del titolo di soggiorno.

A tale riguardo è stato predisposto il file  allegato, in cui sarà possibile annotare i dati anagrafici dei soggetti destinatari del provvedimento di concessione e la data di scadenza del titolo (inserita la data di scadenza del titolo di soggiorno, cliccare “dati” e poi “ordina” per ordinare le date di scadenza), in modo da poter attivare tempestivamente, ove ritenuto opportuno, controlli incrociati con gli uffici della Questura competente per territorio.

Al riguardo si fa riserva di fornire  ulteriori istruzioni operative.

Allegato (omissis)

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Messaggio Inps, 22/7/2013, n. 11762

Redazione

Con il messaggio 5769 del 2.4.2012 è stata comunicata la disponibilità per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli Artigiani e Commercianti del cassetto previdenziale. Lo stesso servizio è stato esteso anche ai Patronati come da messaggio 10533 del 22.06.2012 e limitatamente alle competenze rientranti nel proprio ambito operativo. Infine, con il messaggio n. 18543 del 13.11.2012 sono state fornite le istruzioni per l’accesso  agli intermediari delegati ad operare per loro conto.

L’Istituto procede, pertanto, in maniera graduale nel perseguire l’obiettivo del miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza della propria azione amministrativa, ampliando l’offerta dei servizi privilegiando il canale di comunicazione  telematico. A tal fine, il Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti è stato implementato con un nuovo servizio di consultazione delle comunicazioni inviate agli utenti:

  • Lettere di comunicazione dei codici Inps e degli importi per i versamenti inerenti l’imposizione contributiva 2013, i cui modelli F24 sono in ogni caso disponibili, anche in forma precompilata e direttamente stampabile, con la relativa funzione “Dati del modello F24” presente nello stesso Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti
  • Avvisi bonari

La nuova funzionalità è identificata dall’opzione di menù “Comunicazione bidirezionale” mediante la quale è possibile accedere alla lista delle comunicazioni inviate all’utente Artigiano/Commerciante e limitatamente, per ora, alle due missive sopra citate. Con successivo messaggio sarà comunicata la disponibilità all’interno della sezione delle altre comunicazioni predisposte dall’Istituto.

 

Per agevolare la consultazione delle comunicazioni collocate all’interno del Cassetto, è stato previsto un servizio di “alert” via email a beneficio sia degli assicurati Artigiani e Commercianti, che dei loro intermediari muniti di delega attiva, per i quali si è in possesso del relativo contatto di posta elettronica.

Inoltre, a beneficio sia delle Associazioni di categoria che degli altri Intermediari, è in programma la predisposizione all’interno rispettivamente del “Portale delle Associazioni” e dell’applicativo “Deleghe per l’accesso ai servizi Web di Artigiani e Commercianti”, di liste dedicate per tutte le comunicazioni che vengono collocate nel Cassetto in sostituzione dell’invio cartaceo.

A tal fine si precisa che il processo di dematerializzazione cui si è fatto cenno ha per ora interessato esclusivamente i casi di comunicazioni agli assicurati non soggette a obbligo di notifica, né pregiudizievoli ai fini degli obblighi di legge in merito all’imposizione contributiva e alle modalità di calcolo della contribuzione dovuta alle scadenze di legge, i cui dati sono accessibili dal Cassetto in tempo reale. 

 

Si coglie l’occasione per rinnovare l’invito a munirsi di PIN per l’accesso ai servizi telematici offerti dal Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti, nonché ad utilizzare detto canale telematico per la comunicazione dei propri contatti di riferimento (numero di cellulare, email ovvero PEC se presente), al fine di consentire all’Istituto di potenziare al massimo le possibilità di comunicazione e conseguentemente ampliare e rendere sempre più efficaci le possibilità di fruizione di tutti i servizi telematici.

 

Per segnalazioni/chiarimenti di carattere tecnico-operativo è possibile utilizzare l’indirizzo email SupportoArtCom@inps.it.

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