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Consiglio Nazionale Forense

Circ. CNF 24 maggio 2012, n. 17

Redazione

Illustri Presidenti e Cari Amici,

Vi trasmetto la nota inoltrata ieri al Ministro della Giustizia con la quale, accompagnando il parere espresso dal presidente emerito della Corte costituzionale prof. Piero Alberto Capotosti sull’inapplicabilità al CNF del metodo di delegificazione di cui all’art. 3(5), lett. f, legge 148/2011, sottolineo – come anticipato nel corso della riunione del 12 u.s. – la necessità che anche per i Consigli dell’Ordine si escluda detta delegificazione essendo la materia disciplinata dalle previsioni dell’AC 3900 in modo sostanzialmente coerente con la ratio del cit. art. 3(5), lett. f.

 

Come espresso nella riunione del 12 u.s. , la coesione e l’unità sono in questo momento un’esigenza imprescindibile ed occorre che Ordini e CNF formino un corpo unico perché solo con la compattezza si può sperare di ostacolare la realizzazione del disegno in atto; le prossime settimane saranno da questo punto di vista cruciali ed è necessario che ciascuno, nei limiti delle proprie possibilità e capacità, si attivi perché – in linea con le indicazioni del Congresso straordinario di Milano (mozione n. 8) – sia sostenuto il percorso parlamentare dell’AC 3900 seppur accettando quelle modifiche al suo impianto che sono necessarie per armonizzarlo, fin che è possibile, con i principi desumibili dalle norme emanate a partire dall’agosto del 2011 (dl. 138/2001 conv. in l. 148/2011, l. 183/2011, dl. 1/2012 conv. in l. 27/2012).

 

Con questo auspicio, colgo l’occasione per inviarVi i saluti più cordiali

 

IL PRESIDENTE
Avv. Prof. Ubaldo Perfetti

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Comunicato Stampa Consiglio Nazionale Forense 25/6/2010

Redazione

25/06/2010 – Il presidente Alpa alla riunione promossa dall’Oua: “Fare pressing sul parlamento per l’approvazione della riforma forense. L’avvocatura deve appropriarsi della mediazione”.

Roma. Via alle specializzazioni forensi. Pressing sull’approvazione della riforma forense. Quanto alla mediazione: nessuna iniziativa che possa ritorcersi contro l’avvocatura con l’argomentazione di una chiusura corporativa.
E’ stata una giornata intensa per il Cnf quella di ieri. Il plenum, riunito nel pomeriggio in seduta amministrativa, ha approvato la bozza del regolamento sulle specializzazioni forensi, che ora verrà inviato gli Ordini e alle Associazioni per le osservazioni ai fini della predisposizione del testo definitivo, atteso il ritardo con il quale il parlamento sta affrontando la riforma della professione, ferma al senato. Al proposito, il presidente del Cnf Guido Alpa, intervenuto in mattinata a Roma alla riunione dell’avvocatura promossa dall’Oua, ha richiamato gli avvocati a non abbassare la guardia e a sollecitare fermamente le camere ad approvare la riforma.
“Ci hanno riferito che oggi il presidente della commissione giustizia del Senato, Filippo Berselli, intervenuto ad un convegno in Abruzzo, ha auspicato l’approvazione entro luglio al senato. Ulteriori ritardi non sarebbero giustificabili: l’avvocatura ormai attende da troppo tempo”.
Sull’altro fronte caldo, quello della mediazione Alpa ha ribadito la posizione del Cnf già riportata nella circolare 18-C-2010 di martedì scorso. In quel documento il Cnf ha rilevato tutti gli aspetti critici della normativa, che possono inficiare l’efficacia e il successo della riforma suggerendo di raccogliere firme per la presentazione di un progetto di legge di modifica. Tra questi, l’obbligatorietà, il rinvio dell’attuazione della legge, la sola sanzione disciplinare per omessa informativa al cliente. Non solo.
Il Cnf ha indicato agli Ordini, che potranno costituire gli organismi di conciliazione, in attesa della auspicata riforma, le opzioni che è possibile inserire nel regolamento di conciliazione per garantire un servizio efficace e qualificato al cittadino: la presenza della difesa tecnica, il mediatore-avvocato, la scelta dei tempi e delle materie in cui offrire la conciliazione.
“Ci sono diverse ragioni per cui l’avvocatura non deve dirsi contraria alla mediazione in sé ma se ne deve appropriare chiedendo e battendosi perché sia corretta, a favore dei cittadini. Perché la tutela dei loro diritti è una nostra missione”, ha spiegato ieri Alpa agli avvocati riuniti a Roma. “In Francia sostengono che gli avvocati italiani sono contro le Adr per questioni di corporazione. Dovremmo ritenerci offesi e piuttosto insistere perché la conciliazione sia fatta da conciliatori qualificati e non sono certo 50 ore di formazione a garantirne la preparazione. Il conciliatore dovrà necessariamente essere un giurista”. Sul tema delle iniziative da assumere Alpa ha avvisato: “credo che sia importante che in questa fase di crisi, in cui tutto il paese versa, le nostre iniziative non si prestino ad essere utilizzate contro noi stessi, per far dire a qualcuno che gli avvocati non vogliono la conciliazione perché perdono economicamente. La nostra battaglia è ben altra. E comunque l’avvocatura dovrà sempre spendere la carta della propria dignità” .
Regolamento sulla specializzazione. E sempre sul tema della qualificazione della professione insiste la bozza di regolamento sulle specializzazioni, approvata ieri in seduta amministrativa, nel solco tracciato dalla riforma della professione, in situazione di stallo.
Ecco i punti qualificanti della disciplina: il diploma di specializzazione potrà essere conseguito dall’ l’avvocato iscritto da almeno quattro anni all’albo, che abbia frequentato scuole o corsi di alta formazione per almeno due anni (200 ore di formazione) e che abbia sostenuto un esame (scritto e orale) presso il Cnf, unico ente titolato a rilasciare il diploma di specialista. Le scuole e i corsi di alta formazione potranno essere organizzati dalle associazioni forensi o altri soggetti ma dovranno essere riconosciuti dal Cnf, che vigilerà sulla qualità del programma, ed iscritti in un apposito registro. In sede di prima applicazione sono inserite di diritto nel registro le associazioni specialistiche riconosciute come maggiormente rappresentative in seno al Congresso nazionale forense. L’esame consisterà in una prova scritta, e due prove orali, di cui una per dimostrare il possesso di una esperienza pregressa nella materia, superiore alla media. Undici sono le macro aree del diritto in cui ci si potrà specializzare: diritto civile, diritto commerciale, diritto industriale, di famiglia/persone/minori, lavoro, amministrativo, navigazione, penale, internazionale e comunitario. Si è scelta la strada delle macro-aree (così come in Germania) come opportuno contemperamento tra il “vantaggio competitivo” offerto dalla specializzazione e “la limitazione” che comunque potrebbe derivarne. Ogni avvocato specialista dovrà curare il proprio aggiornamento professionale, conseguendo nel triennio almeno 60 crediti formativi specialistici. L’abuso del titolo costituisce illecito disciplinare.

Claudia Morelli
Responsabile Comunicazione e rapporti con i Media

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Nota Consiglio Nazionale Forense 22/6/2010

Redazione

"L’avvocatura non è contraria al sistema della conciliazione pre-contenziosa, prevista dalla direttiva comunitaria, ma è contraria ad un sistema che così come congegnato, non è in grado di funzionare e, se messo in atto senza i correttivi suggeriti, avrà un impatto negativo sull’accesso alla giustizia e sulla difesa dei diritti”. Così scrive il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, in una circolare ( n. 18-C/2010) indirizzata ai presidenti dei Consigli degli Ordini, all’Oua e alle associazioni forensi e inviata per conoscenza al ministro della giustizia Angelino Alfano, ai presidenti di Camera e Senato e ai presidenti delle commissioni giustizia dei due rami del Parlamento, per fare il punto sulla attuazione del discusso decreto delegato 28/2010 che ha disciplinato la introduzione del mediazione, prevedendola come obbligatoria per alcune materie e stabilendo che, presso ogni tribunale, il Consiglio dell’Ordine può costituire un organismo di conciliazione.
Le perplessità da sempre avanzate dal Cnf al ministero della giustizia, pur nell’ottica di una collaborazione istituzionale, e che hanno riguardato sia il profilo legislativo che quello organizzativo (legato agli oneri non solo finanziari che gravano sui Coa), sono tutt’ora sul tappeto e il timore espresso da Alpa è che esse possano far implodere il sistema, facendo ricadere sull’avvocatura il suo mancato funzionamento e permettendo agli altri Ordini professionali “di occupare tutti gli spazi possibili”, provocando “un danno incalcolabile e irrimediabile agli avvocati e all’immagine stessa dell’avvocatura”.

Nella circolare, il presidente segnala le opportune modifiche normative e indica ai presidenti degli Ordini le opzioni aperte per la redazione dei regolamenti da parte degli Organismi di conciliazione.

In allegato alla circolare, agli stessi destinatari è stato inviato un dossier, predisposto dal gruppo di lavoro sulla conciliazione coordinato dal consigliere Fabio Florio, che da conto di tutte le iniziative assunte dal Cnf presso il ministero della giustizia sia in occasione dell’approvazione del testo di legge (articolo 60 della legge 69/2009), sia del decreto delegato (dlgs n.28/2010) sia del testo, tuttora in formazione, del decreto ministeriale di attuazione. Nel dossier sono anche segnalete le proposte e le critiche elaborate dagli Ordini e dalle Associazioni.

In questa pagina è possibile scaricare il testo della circolare, il dossier e il comunicato stampa.

Allegati

N. 18-C-2010

Dossier Mediazione

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Nota Consiglio Nazionale Forense 21/5/2010

Redazione

Un graduale introduzione settore per settore; formazione tramite gli ordini forensi e presenza dell’avvocato nel procedimento di conciliazione.

L’attuazione delle regole legislative sulla mediazione- conciliazione comporta gravi oneri per gli organismi istituiti dagli ordini forensi sia dal punto di vista della organizzazione degli enti e del loro funzionamento con i costi di personale e di cancelleria sia per la formazione dei conciliatori.
Al fine di dare applicazione alla normativa e organizzare adeguatamente la struttura per poter fare fronte all’impatto del numero enorme di procedimenti, occorre pensare ad un graduale inserimento della conciliazione nei singoli settori e soprattutto alla formazione degli avvocati-conciliatori medianti gli ordini forensi. I tempi troppo stretti assegnati dal legislatore rischiano di far implodere il sistema. I cittadini debbono essere assistiti dagli avvocati nel corso del procedimento per poter essere consapevoli dei rischi che assumono e dei vantaggi che possono conseguire.
Il Consiglio nazionale forense ha aperto un dialogo costruttivo con il Ministero della Giustizia perché l’Avvocatura possa dare un contributo fattivo al funzionamento del programma di risanamento della giustizia senza dover subire l ‘oppressione dei tempi e delle difficoltà organizzative e assumendo con senso di responsabilità i nuovi compiti.
La fiducia dei cittadini non deve essere delusa da organismi di conciliazione senza professionalità che potrebbero ridurre la conciliazione in una farsa o implicare un mero ritardo nell’accesso alla giustizia ordinaria.
Il Cnf sta monitorando la situazione e i suoi sviluppi, ha aperto un tavolo di consultazione con gli ordini ed ha promosso ogni iniziativa utile per poterli sovvenire in questo programma.
Queste le indicazioni che provengono dal Cnf nel corso della riunione tenuta in via d’urgenza questa mattina nella quale si è fatto il punto della situazione. La prossima settimana il Cnf terrà una riunione con il capo dell’ufficio legislativo del ministero della giustizia presso l’ordine forense di Napoli e gli altri ordini del distretto, per effettuare sul campo ulteriori verifiche e rappresentare al governo le esigenze più pressanti.

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