Regio Decreto Archivi

Regio Decreto

Regio Decreto 22/1/1934 n. 37

Redazione

TITOLO I
Delle iscrizioni nei registri dei praticati e negli albi professionali

Capo I – Delle iscrizioni nei registri dei praticanti e dello svolgimento della pratica

14. La cancellazione dal registro dei praticanti è pronunziata dal Consiglio dell’ordine, di ufficio o su richiesta del Pubblico Ministero:
a) nei casi d’incompatibilità a termini dell’articolo precedente:
b) nei casi di cui al n. 2° dell’art. 37 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578;
c) nei casi di cui al terzo comma dell’art. 4 del presente decreto;
d) quando il praticante ammesso al patrocinio davanti alle Preture non abbia prestato giuramento, senza giustificato motivo, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento di ammissione; fermo il disposto dell’art. 8, comma terzo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578;
e) quando non sia stato osservato l’obbligo della residenza preveduto nell’art. 11 del presente decreto;
f) quando l’iscritto rinunci all’iscrizione.
Si applicano le disposizioni dell’art. 37, commi secondo, terzo, quarto, quinto ed ottavo del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e dell’art. 45 del presente decreto.
I praticanti cancellati dal registro speciale hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione, e l’effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2° e 3° dell’art. 17 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
Fermo il disposto del precedente comma, il praticante che sia stato cancellato per cause attinenti esclusivamente all’esercizio del patrocinio davanti alle Preture può essere reiscritto nel registro ai fini dello svolgimento della pratica con esclusione dal patrocinio stesso.
Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell’art. 3, commi primo, secondo e quarto del presente decreto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Regio Decreto 16/3/1942 n. 267

Redazione

TITOLO I – Disposizioni generali

Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo

Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attivita’ commerciale, esclusi gli enti pubblici.
Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attivita’ se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attivita’ se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.
I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 1, DLGS 9/1/2006, n. 5, e successivamente dall’art. 1, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO I – Disposizioni generali

Liquidazione coatta amministrativa e fallimento

La legge determina le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, i casi per le quali la liquidazione coatta amministrativa può essere disposta e l’autorità competente a disporla.
Le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa non sono soggette al fallimento, salvo che la legge diversamente disponga.
Nel caso in cui la legge ammette la procedura di liquidazione coatta amministrativa e quella di fallimento si osservano le disposizioni dell’art. 196.

TITOLO I – Disposizioni generali

Liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo e amministrazione controllata

Se la legge non dispone diversamente, le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa possono essere ammesse alla procedura di concordato preventivo e di amministrazione controllata, osservate per le imprese escluse dal fallimento le norme del settimo comma dell’art. 195.
[Le imprese esercenti il credito non sono soggette all’amministrazione controllata prevista da questa legge.] (1)
———

(1) Comma abrogato dall’art. 2, DLGS 9/1/2006, n. 5 in vigore dal 16/07/2006.

TITOLO I – Disposizioni generali

Rinvio a leggi speciali

[L’agente di cambio è soggetto al fallimento nei casi stabiliti dalle leggi speciali.
Sono salve le disposizioni delle leggi speciali circa la dichiarazione di fallimento del contribuente per debito d’imposta.] (1)
———

(1) Articolo abrogato dall’art. 3, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/07/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Stato d’insolvenza

L’imprenditore che si trova in stato d’insolvenza è dichiarato fallito.
Lo stato d’insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Iniziativa per la dichiarazione di fallimento

Il fallimento e’ dichiarato su ricorso del debitore, di uno o piu’ creditori o su richiesta del pubblico ministero.
Nel ricorso di cui al primo comma l’istante puo’ indicare il recapito telefax o l’indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni e gli avvisi previsti dalla presente legge.(1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 4, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Iniziativa del pubblico ministero

Il pubblico ministero presenta la richiesta di cui al primo comma dell’articolo 6:
1) quando l’insolvenza risulta nel corso di un procedimento penale, ovvero dalla fuga, dalla irreperibilita’ o dalla latitanza dell’imprenditore, dalla chiusura dei locali dell’impresa, dal trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta dell’attivo da parte dell’imprenditore;
2) quando l’insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 5, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Stato d’insolvenza risultante in giudizio civile

[Se nel corso di un giudizio civile risulta l’insolvenza di un imprenditore che sia parte nel giudizio, il giudice ne riferisce al tribunale competente per la dichiarazione del fallimento.] (1)
———

(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DLGS 6/1/2006, n. 5 in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Competenza

Il fallimento è dichiarato dal tribunale del luogo dove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa.
Il trasferimento della sede intervenuto nell’anno antecedente all’esercizio dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza.(1)
L’imprenditore, che ha all’estero la sede principale dell’impresa, puo’ essere dichiarato fallito nella Repubblica italiana anche se e’ stata pronunciata dichiarazione di fallimento all’estero. (1)
Sono fatte salve le convenzioni internazionali e la normativa dell’Unione europea. (2)
Il trasferimento della sede dell’impresa all’estero non esclude la sussistenza della giurisdizione italiana, se e’ avvenuto dopo il deposito del ricorso di cui all’articolo 6 o la presentazione della richiesta di cui all’articolo 7.(2)
———

(1) Comma sostituito dall’art. 7, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 7, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Disposizioni in materia di incompetenza

Il provvedimento che dichiara l’incompetenza e’ trasmesso in copia al tribunale dichiarato incompetente, il quale dispone con decreto l’immediata trasmissione degli atti a quello competente. Allo stesso modo provvede il tribunale che dichiara la propria incompetenza. (2)
Il tribunale dichiarato competente, entro venti giorni dal ricevimento degli atti, se non richiede d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’articolo 45 del codice di procedura civile, dispone la prosecuzione della procedura fallimentare, provvedendo alla nomina del giudice delegato e del curatore.
Restano salvi gli effetti degli atti precedentemente compiuti.
Qualora l’incompetenza sia dichiarata all’esito del giudizio di cui all’articolo 18, l’appello, per le questioni diverse dalla competenza, e’ riassunto, a norma dell’articolo 50 del codice di procedura civile, dinanzi alla corte di appello competente.
Nei giudizi promossi ai sensi dell’articolo 24 dinanzi al tribunale dichiarato incompetente, il giudice assegna alle parti un termine per la riassunzione della causa davanti al giudice competente ai sensi dell’articolo 50 del codice di procedura civile e ordina la cancellazione della causa dal ruolo. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 8, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Conflitto positivo di competenza

Quando il fallimento e’ stato dichiarato da piu’ tribunali, il procedimento prosegue avanti al tribunale competente che si e’ pronunciato per primo.
Il tribunale che si e’ pronunciato successivamente, se non richiede d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’articolo 45 del codice di procedura civile, dispone la trasmissione degli atti al tribunale che si e’ pronunziato per primo. Si applica l’articolo 9-bis, in quanto compatibile. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 8, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Fallimento dell’imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa

Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si e’ manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo.
In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, e’ fatta salva la facolta’ per il creditore o per il pubblico ministero di dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attivita’ da cui decorre il termine del primo comma. (1) (2)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 9, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/8/2007.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Fallimento dell’imprenditore defunto

L’imprenditore defunto può essere dichiarato fallito quando ricorrono le condizioni stabilite nell’articolo precedente.
L’erede puo’ chiedere il fallimento del defunto, purche’ l’eredita’ non sia gia’ confusa con il suo patrimonio; l’erede che chiede il fallimento del defunto non e soggetto agli obblighi di deposito di cui agli articoli 14 e 16, secondo comma, n. 3. (1)
Con la dichiarazione di fallimento cessano di diritto gli effetti della separazione dei beni ottenuta dai creditori del defunto a norma del codice civile.
———-

(1) Comma sostituito dall’art. 10, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Morte del fallito

Se l’imprenditore muore dopo la dichiarazione di fallimento, la procedura prosegue nei confronti degli eredi, anche se hanno accettato con beneficio d’inventario.
Se ci sono più eredi, la procedura prosegue in confronto di quello che è designato come rappresentante. In mancanza di accordo nella designazione del rappresentante entro quindici giorni dalla morte del fallito, la designazione è fatta dal giudice delegato.
Nel caso previsto dall’art. 528 del c.c., la procedura prosegue in confronto del curatore dell’eredità giacente e nel caso previsto dall’art. 641 del c.c. nei confronti dell’amministratore nominato a norma dell’art. 642 dello stesso codice.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

[Obbligo di trasmissione dell’elenco dei protesti pubblici ufficiali abilitati a levare protesti cambiari devono trasmettere ogni quindici giorni al presidente del tribunale, nella cui giurisdizione esercitano le loro funzioni, un elenco dei protesti per mancato pagamento levati nei quindici giorni precedenti. L’elenco deve indicare la data di ciascun protesto, il cognome, il nome e il domicilio della persona alla quale fu fatto e del richiedente, la scadenza del titolo protestato, la somma dovuta ed i motivi del rifiuto di pagamento.
Eguale obbligo hanno i procuratori del registro per i rifiuti di pagamento fatti in conformità della legge cambiaria.]
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 11, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento

L’imprenditore che chiede il proprio fallimento deve depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti ovvero l’intera esistenza dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata. Deve inoltre depositare uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività, l’elenco nominativo dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti, l’indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre esercizi, l’elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l’indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto. (1) (2)
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 12, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Procedimento per la dichiarazione di fallimento (2)

Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalita’ dei procedimenti in camera di consiglio.
Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento.
Il decreto di convocazione e’ sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi e’ delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Tra la data della notificazione, a cura di parte, del decreto di convocazione e del ricorso e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.
Il decreto contiene l’indicazione che il procedimento e’ volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell’udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. In ogni caso, il tribunale dispone che l’imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonche’ una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata; puo’ richiedere eventuali informazioni urgenti.
I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono particolari ragioni di urgenza. In tali casi, il presidente del tribunale puo’ disporre che il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalita’ non indispensabile alla conoscibilita’ degli stessi.
Il tribunale puo’ delegare al giudice relatore l’audizione delle parti. In tal caso, il giudice delegato provvede all’ammissione ed all’espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio.
Le parti possono nominare consulenti tecnici.
Il tribunale, ad istanza di parte, puo’ emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l’istanza.
Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare e’ complessivamente inferiore a euro trentamila. Tale importo e’ periodicamente aggiornato con le modalita’ di cui al terzo comma dell’articolo 1.(1).
————

(1) Articolo dapprima sostituito dall’art. 13, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e successivamente dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Sentenza dichiarativa di fallimento

La sentenza dichiarativa di fallimento è pronunciata in camera di consiglio.
Con la sentenza il tribunale:
Il tribunale dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:
1) nomina il giudice delegato per la procedura;
2) nomina il curatore;
3) ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonchè dell’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell’articolo 14;
4) stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;
5) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza di cui al numero 4 per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.
La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’articolo 133, primo comma, del codice di procedura civile. Gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’articolo 17, secondo comma. (1)
——-

(1) Articolo dapprima modificato dall’art. 14, DLGS 9/1/2006, n. 5 e successivamente sostituito dall’art. 2, DLGS 12/09/2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Comunicazione e pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento

Entro il giorno successivo al deposito in cancelleria, la sentenza che dichiara il fallimento e’ notificata, su richiesta del cancelliere, ai sensi dell’articolo 137 del codice di procedura civile al debitore, eventualmente presso il domicilio eletto nel corso del procedimento previsto dall’articolo 15, ed e’ comunicata per estratto, ai sensi dell’articolo 136 del codice di procedura civile al pubblico ministero, al curatore ed al richiedente il fallimento.
L’estratto deve contenere il nome del debitore, il nome del curatore, il dispositivo e la data del deposito della sentenza. (2)
La sentenza e’ altresi’ annotata presso l’ufficio del registro delle imprese ove l’imprenditore ha la sede legale e, se questa differisce dalla sede effettiva, anche presso quello corrispondente al luogo ove la procedura e’ stata aperta.
A tale fine, il cancelliere, entro il termine di cui al primo comma, trasmette, anche per via telematica, l’estratto della sentenza all’ufficio del registro delle imprese indicato nel comma precedente. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 15, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Articolo modificato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169 in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Reclamo (2)

Contro la sentenza che dichiara il fallimento puo’ essere proposto reclamo dal debitore e da qualunque interessato con ricorso da depositarsi nella cancelleria della corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni.
Il ricorso deve contenere:
1) l’indicazione della corte d’appello competente;
2) le generalita’ dell’impugnante e l’elezione del domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello;
3) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione, con le relative conclusioni;
4) l’indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.
Il reclamo non sospende gli effetti della sentenza impugnata, salvo quanto previsto dall’articolo 19, primo comma.
Il termine per il reclamo decorre per il debitore dalla data della notificazione della sentenza a norma dell’articolo 17 e per tutti gli altri interessati dalla data della iscrizione nel registro delle imprese ai sensi del medesimo articolo. In ogni caso, si applica la disposizione di cui all’articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, al curatore e alle altre parti entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto. Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni. Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima della udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello.
La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonche’ l’indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
L’intervento di qualunque interessato non puo’ avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalita’ per queste previste.
All’udienza, il collegio, sentite le parti, assume, anche d’ufficio, nel rispetto del contraddittorio,tutti i mezzi di prova che ritiene necessari, eventualmente delegando un suo componente.
La corte provvede sul ricorso con sentenza.
La sentenza che revoca il fallimento e’ notificata, a cura della
cancelleria, al curatore, al creditore che ha chiesto il fallimento e al debitore, se non reclamante, e deve essere pubblicata a norma dell’articolo 17.
La sentenza che rigetta il reclamo e’ notificata al reclamante a cura della cancelleria.
Il termine per proporre il ricorso per cassazione e’ di trenta giorni dalla notificazione.
Se il fallimento e’ revocato, restano salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura.
Le spese della procedura ed il compenso al curatore sono liquidati dal tribunale, su relazione del giudice delegato, con decreto reclamabile ai sensi dell’articolo 26. (1)
———-

(1) Articolo dapprima sostituito dall’art. 16, DLGS 9/1/2005, n. 5 e succesivamente dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Rubrica sostituita dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Sospensione della liquidazione dell’attivo

Proposto il reclamo, la corte d’appello, su richiesta di parte, ovvero del curatore, può, quando ricorrono gravi motivi, sospendere, in tutto o in parte, ovvero temporaneamente, la liquidazione dell’attivo. (3)
[Se e’ proposto ricorso per cassazione i provvedimenti di cui al primo comma o la loro revoca sono chiesti alla Corte di appello.] (2)
L’istanza si propone con ricorso. Il presidente, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti dinanzi al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate alle altre parti ed al curatore. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 17, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma abrogato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma modificato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Morte del fallito durante il giudizio di opposizione

[Se il fallito muore durante il giudizio di opposizione, il giudizio prosegue in confronto delle persone indicate nell’art. 12, osservate le disposizioni degli artt. 299 e seguenti del Codice di procedura civile.] (1)
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Revoca della dichiarazione di fallimento

[Se la sentenza dichiarativa di fallimento è revocata restano salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi del fallimento.
Le spese della procedura ed il compenso al curatore sono liquidati dal tribunale con decreto non soggetto a reclamo, su relazione del giudice delegato.] (1) (2).
———-

(1) Comma abrogato dall’art. 299, DPR 30/05/2002, n. 115.
(2) Articolo abrogato dall’art. 18, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo I – Della dichiarazione di fallimento

Gravami contro il provvedimento che respinge l’istanza di fallimento

Il tribunale, che respinge il ricorso per la dichiarazione di fallimento, provvede con decreto motivato, comunicato a cura del cancelliere alle parti.
Entro trenta giorni dalla comunicazione, il creditore ricorrente o il pubblico ministero richiedente possono proporre reclamo contro il decreto alla la corte d’appello che, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con decreto motivato.
Il debitore non puo’ chiedere in separato giudizio la condanna del creditore istante alla rifusione delle spese ovvero al risarcimento del danno per responsabilita’ aggravata ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile. (2)
Il decreto della la corte d’appello e’ comunicato a cura del cancelliere alle parti del procedimento di cui all’articolo 15. (2)
Se la la corte d’appello accoglie il reclamo del creditore ricorrente o del pubblico ministero richiedente, rimette d’ufficio gli atti al tribunale, per la dichiarazione di fallimento, salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari. (2)
I termini di cui agli articoli 10 e 11 si computano con riferimento al decreto della corte d’appello. (1) (2)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 19, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 2, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione I – Del tribunale fallimentare.

Poteri del tribunale fallimentare

Il tribunale che ha dichiarato il fallimento e’ investito dell’intera procedura fallimentare; provvede alla nomina ed alla revoca o sostituzione, per giustificati motivi, degli organi della procedura, quando non e’ prevista la competenza del giudice delegato; puo’ in ogni tempo sentire in camera di consiglio il curatore, il fallito e il comitato dei creditori; decide le controversie relative alla procedura stessa che non sono di competenza del giudice delegato, nonche’ i reclami contro i provvedimenti del giudice delegato.
I provvedimenti del tribunale nelle materie previste da questo articolo sono pronunciate con decreto, salvo che non sia diversamente disposto. (1).
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 20, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione I – Del tribunale fallimentare.

Competenza del tribunale fallimentare

Il tribunale che ha dichiarato il fallimento e’ competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore.
[Salvo che non sia diversamente previsto, alle controversie di cui al primo comma si applicano le norme previste dagli articoli da 737 a 742 del codice di procedura civile.] (2)
Non si applica l’articolo 40, terzo comma, del codice di procedura civile. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 21, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma abrogato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione II – Del giudice delegato

Poteri del giudice delegato

Il giudice delegato esercita funzioni di vigilanza e di controllo sulla regolarita’ della procedura e:
1) riferisce al tribunale su ogni affare per il quale e’ richiesto un provvedimento del collegio;
2) emette o provoca dalle competenti autorita’ i provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio, ad esclusione di quelli che incidono su diritti di terzi che rivendichino un proprio diritto incompatibile con l’acquisizione;
3) convoca il curatore e il comitato dei creditori nei casi prescritti dalla legge e ogni qualvolta lo ravvisi opportuno per il corretto e sollecito svolgimento della procedura;
4) su proposta del curatore, liquida i compensi e dispone l’eventuale revoca dell’incarico conferito alle persone la cui opera e’ stata richiesta dal medesimo curatore nell’interesse del fallimento;
5) provvede, nel termine di quindici giorni, sui reclami proposti contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori;
6) autorizza per iscritto il curatore a stare in giudizio come attore o come convenuto. L’autorizzazione deve essere sempre data per atti determinati e per i giudizi deve essere rilasciata per ogni grado di essi. Su proposta del curatore, liquida i compensi e dispone l’eventuale revoca dell’incarico conferito ai difensori nominati dal medesimo curatore; (2)
7) su proposta del curatore, nomina gli arbitri, verificata la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge;
8) procede all’accertamento dei crediti e dei diritti reali e personali vantati dai terzi, a norma del capo V.
Il giudice delegato non puo’ trattare i giudizi che abbia autorizzato, ne’ puo’ far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti.
I provvedimenti del giudice delegato sono pronunciati con decreto motivato. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 22, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione II – Del giudice delegato

Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale

Salvo che sia diversamente disposto, contro i decreti del giudice delegato edel tribunale, può essere proposto reclamo al tribunale o alla corte di appello,che provvedono in camera di consiglio.
Il reclamo è proposto dal curatore, dal fallito, dal comitato dei creditorie da chiunque vi abbia interesse.
Il reclamo è proposto nel termine perentorio di dieci giorni, decorrentedalla comunicazione o dalla notificazione del provvedimento per il curatore,per il fallito, per il comitato dei creditori e per chi ha chiesto o nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento; per gli altri interessati, il terminedecorre dall’esecuzione delle formalità pubblicitarie disposte dal giudicedelegato o dal tribunale, se quest’ultimo ha emesso il provvedimento. Lacomunicazione integrale del provvedimento fatta dal curatore mediante letteraraccomandata con avviso di ricevimento, telefax o posta elettronica congaranzia dell’avvenuta ricezione in base al testo unico delle disposizioni legislativee regolamentari in materia di documentazione amministrativa, dicui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,equivale a notificazione.
Indipendentemente dalla previsione di cui al terzo comma, il reclamonon può più proporsi decorso il termine perentorio di novanta giorni dal depositodel provvedimento in cancelleria.
Il reclamo non sospende l’esecuzione del provvedimento.
Il reclamo si propone con ricorso che deve contenere:
1) l’indicazione del tribunale o della corte di appello competente, del giudicedelegato e della procedura fallimentare;
2) le generalità del ricorrente e l’elezione del domicilio nel comune in cuiha sede il giudice adito;
3) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa il reclamo,con le relative conclusioni;
4) l’indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi edei documenti prodotti.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designail relatore, e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro quarantagiorni dal deposito del ricorso.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve esserenotificato, a cura del reclamante, al curatore ed ai controinteressati entrocinque giorni dalla comunicazione del decreto.
Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere untermine non minore di quindici giorni.
Il resistente deve costituirsi almeno cinque giorni prima dell’udienza,eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale o la corte d’appello,e depositando una memoria contenente l’esposizione delle difese infatto e in diritto, nonché l’indicazione dei mezzi di prova e dei documentiprodotti.
L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il terminestabilito per la costituzione della parte resistente, con le modalità per questapreviste.All’udienza il collegio, sentite le parti, assume anche d’ufficio i mezzidi prova, eventualmente delegando un suo componente.
Entro trenta giorni dall’udienza di comparizione delle parti, il collegioprovvede con decreto motivato, con il quale conferma, modifica o revoca ilprovvedimento reclamato. (1)(1)
———-

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 23, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006, e successivamente dall’art. 3, D.Lgs. 12 settembre 2007,n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Nomina del curatore

Il curatore e’ nominato con la sentenza di fallimento, o in caso di sostituzione o di revoca, con decreto del tribunale (1).
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 24, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Requisiti per la nomina a curatore

Possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore:
a) avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti;
b) studi professionali associati o societa’ tra professionisti, sempre che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali di cui alla lettera a). In tale caso, all’atto dell’accettazione dell’incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura;
c) coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in societa’ per azioni, dando prova di adeguate capacita’ imprenditoriali e purche’ non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento.
[Nel provvedimento di nomina, il tribunale indica le specifiche caratteristiche e attitudini del curatore.
Non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi ha concorso al dissesto dell’impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonche’ chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento.] (1) (2)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 25, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma abrogato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Accettazione del curatore

Il curatore deve, entro i due giorni successivi alla partecipazione della sua nomina, far pervenire al giudice delegato, la propria accettazione.
Se il curatore non osserva questo obbligo, il tribunale, in camera di consiglio, provvede d’urgenza alla nomina di altro curatore.
———-

(1) Articolo modificato dall’art. 26, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Qualità di pubblico ufficiale

Il curatore, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, è pubblico ufficiale.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Gestione della procedura

Il curatore ha l’amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, nell’ambito delle funzioni ad esso attribuite.
Egli non puo’ stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, salvo che in materia di contestazioni e di tardive dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni acquisiti al fallimento, e salvo che nei procedimenti promossi per impugnare atti del giudice delegato o del tribunale e in ogni altro caso in cui non occorra ministero di difensore.
Il curatore non puo’ assumere la veste di avvocato nei giudizi che riguardano il fallimento. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 27, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Esercizio delle attribuzioni del curatore

Il curatore esercita personalmente le funzioni del proprio ufficio e puo’ delegare ad altri specifiche operazioni, previa autorizzazione del comitato dei creditori, con esclusione degli adempimenti di cui agli articoli 89, 92, 95, 97 e 104-ter. L’onere per il compenso del delegato, liquidato dal giudice, e’ detratto dal compenso del curatore. (2)
Il curatore puo’ essere autorizzato dal comitato dei creditori, a farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone retribuite, compreso il fallito, sotto la sua responsabilita’. Del compenso riconosciuto a tali soggetti si tiene conto ai fini della liquidazione del compenso finale del curatore. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 28, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Relazione al giudice e rapporti riepilogativi (3)

Il curatore, entro sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento, deve presentare al giudice delegato una relazione particolareggiata sulle cause e circostanze del fallimento, sulla diligenza spiegata dal fallito nell’esercizio dell’impresa, sulla responsabilità del fallito o di altri e su quanto può interessare anche ai fini dell’istruttoria penale. (1)
Il curatore deve inoltre indicare gli atti del fallito gia’ impugnati dai creditori, nonche’ quelli che egli intende impugnare. Il giudice delegato puo’ chiedere al curatore una relazione sommaria anche prima del termine suddetto.(2)
Se si tratta di societa’, la relazione deve esporre i fatti accertati e le informazioni raccolte sulla responsabilita’ degli amministratori e degli organi di controllo, dei soci e, eventualmente, di estranei alla societa’.(2)
Il giudice delegato ordina il deposito della relazione in cancelleria, disponendo la segretazione delle parti relative alla responsabilita’ penale del fallito e di terzi ed alle azioni che il curatore intende proporre qualora possano comportare l’adozione di provvedimenti cautelari, nonche’ alle circostanze estranee agli interessi della procedura e che investano la sfera personale del fallito. Copia della relazione, nel suo testo integrale, e’ trasmessa al pubblico ministero.(2)
Il curatore, ogni sei mesi successivi alla presentazione della relazione di cui al primo comma, redige altresi’ un rapporto riepilogativo delle attivita’ svolte, con indicazione di tutte le informazioni raccolte dopo la prima relazione, accompagnato dal conto della sua gestione. Copia del rapporto e’ trasmessa al comitato dei creditori, unitamente agli estratti conto dei depositi postali o bancari relativi al periodo. Il comitato dei creditori o ciascuno dei suoi componenti possono formulare osservazioni scritte. Altra copia del rapporto e’ trasmessa, assieme alle eventuali osservazioni, per via telematica all’ufficio del registro delle imprese, nei quindici giorni successivi alla scadenza del termine per il deposito delle osservazioni nella cancelleria del tribunale. (2)
———-

(1) Comma modificato dall’art. 29, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 29, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Rubrica modificata dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Deposito delle somme riscosse

Le somme riscosse a qualunque titolo dal curatore sono depositate entro il termine massimo di dieci giorni dalla corresponsione sul conto corrente intestato alla procedura fallimentare aperto presso un ufficio postale o presso una banca scelti dal curatore .
Su proposta del curatore il comitato dei creditori puo’ autorizzare che le somme riscosse vengano in tutto o in parte investite con strumenti diversi dal deposito in conto corrente, purche’ sia garantita l’integrita’ del capitale. (1)
La mancata costituzione del deposito nel termine prescritto e’ valutata dal tribunale ai fini della revoca del curatore.
[Se e’ prevedibile che le somme disponibili non possano essere immediatamente destinate ai creditori, su richiesta del curatore e previa approvazione del comitato dei creditori, il giudice delegato puo’ ordinare che le disponibilita’ liquide siano impiegate nell’acquisto di titoli emessi dallo Stato.] (2)
Il prelievo delle somme e’ eseguito su copia conforme del mandato di pagamento del giudice delegato.
———–

(1) Comma modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Comma abrogato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Integrazione dei poteri del curatore

Le riduzioni di crediti, le transazioni, i compromessi, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, la cancellazione di ipoteche, la restituzione di pegni, lo svincolo delle cauzioni, l’accettazione di eredita’ e donazioni e gli atti di straordinaria amministrazione sono effettuate dal curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori.
Nel richiedere l’autorizzazione del comitato dei creditori, il curatore formula le proprie conclusioni anche sulla convenienza della proposta. (3)
Se gli atti suddetti sono di valore superiore a cinquantamila euro e in ogni caso per le transazioni, il curatore ne informa previamente il giudice delegato, salvo che gli stessi siano già stati autorizzati dal medesimo ai sensi dell’articolo 104-ter comma ottavo (3).
Il limite di cui al secondo comma puo’ essere adeguato con decreto del Ministro della giustizia. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 31, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori

Contro gli atti di amministrazione del curatore, contro le autorizzazioni o i dinieghi del comitato dei creditori e i relativi comportamenti omissivi, il fallito e ogni altro interessato possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge, entro otto giorni dalla conoscenza dell’atto o, in caso di omissione, dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere. Il giudice delegato, sentite le parti, decide con decreto motivato, omessa ogni formalita’ non indispensabile al contraddittorio.
Contro il decreto del giudice delegato e’ ammesso ricorso al tribunale entro otto giorni dalla data della comunicazione del decreto medesimo. Il tribunale decide entro trenta giorni, sentito il curatore e il reclamante, omessa ogni formalita’ non essenziale al contraddittorio, con decreto motivato non soggetto a gravame.
Se e’ accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del curatore, questi e’ tenuto a dare esecuzione al provvedimento della autorita’ giudiziaria. Se e’ accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del comitato dei creditori, il giudice delegato provvede in sostituzione di quest’ultimo con l’accoglimento del reclamo. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 32, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Termini processuali

Tutti i termini processuali previsti negli articoli 26 e 36 non sono soggetti alla sospensione feriale.
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 33, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Revoca del curatore

Il tribunale può in ogni tempo, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o d’ufficio, revocare il curatore.
Il tribunale provvede con decreto motivato, sentiti il curatore e il comitato dei creditori. (1)
Contro il decreto di revoca o di rigetto dell’istanza di revoca, e’ ammesso reclamo alla corte di appello ai sensi dell’articolo 26; il reclamo non sospende l’efficacia del decreto. (2)
———-

(1) Comma modificato dall’art. 34, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2 ) Comma aggiunto dall’art. 34, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Sostituzione del curatore e dei componenti del comitato dei creditori

Conclusa l’adunanza per l’esame dello stato passivo e prima della dichiarazione di esecutività dello stesso, i creditori presenti, personalmente o per delega, che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi, possono effettuare nuove designazioni in ordine ai componenti del comitato dei creditori nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 40; possono chiedere la sostituzione del curatore indicando al tribunale le ragioni della richiesta e un nuovo nominativo. Il tribunale, valutate le ragioni della richiesta di sostituzione del curatore, provvede alla nomina dei soggetti designati dai creditori salvo che non siano rispettati i criteri di cui agli articoli 28 e 40. (2)
Dal computo dei crediti, su istanza di uno o piu’ creditori, sono esclusi quelli che si trovino in conflitto di interessi.
Nella stessa adunanza, i creditori che rappresentano la maggioranza di quelli ammessi, indipendentemente dall’entità dei crediti vantati, possono stabilire che ai componenti del comitato dei creditori sia attribuito, oltre al rimborso delle spese di cui all’articolo 41, un compenso per la loro attività, in misura non superiore al dieci per cento di quello liquidato al curatore. (1) (3)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 35, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Comma sostituito dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Responsabilità del curatore

Il curatore adempie ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Egli deve tenere un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, e annotarvi giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione. (1)
Durante il fallimento l’azione di responsabilità contro il curatore revocato è proposta dal nuovo curatore, previa autorizzazione del giudice delegato, ovvero del comitato dei creditori. (2)
Il curatore che cessa dal suo ufficio, anche durante il fallimento, deve rendere il conto della gestione a norma dell’art. 116.
———–

(1) Comma sostituito dall’art. 36, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 36, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione III – Del curatore

Compenso del curatore

l compenso e le spese dovuti al curatore, anche se il fallimento si chiude con concordato, sono liquidati ad istanza del curatore con decreto del tribunale non soggetto a reclamo, su relazione del giudice delegato, secondo le norme stabilite con decreto del Ministro della giustizia. (1)
La liquidazione del compenso è fatta dopo l’approvazione del rendiconto e, se del caso, dopo l’esecuzione del concordato. E’ in facoltà del tribunale di accordare al curatore acconti sul compenso per giustificati motivi.
Se nell’incarico si sono succeduti piu’ curatori, il compenso e’ stabilito secondo criteri di proporzionalita’ ed e’ liquidato, in ogni caso, al termine della procedura, salvi eventuali acconti. (2)
Nessun compenso, oltre quello liquidato dal tribunale, può essere preteso dal curatore, nemmeno per rimborso di spese. Le promesse e i pagamenti fatti contro questo divieto sono nulli, ed è sempre ammessa la ripetizione di ciò che è stato pagato, indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale. (1)
———-

(1) Comma modificato dall’art. 37, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 37, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione IV – Del comitato dei creditori

Nomina del comitato

Il comitato dei creditori e’ nominato dal giudice delegato entro trenta giorni dalla sentenza di fallimento sulla base delle risultanze documentali, sentiti il curatore e i creditori che, con la domanda di ammissione al passivo o precedentemente, hanno dato la disponibilita’ ad assumere l’incarico ovvero hanno segnalato altri nominativi aventi i requisiti previsti.
Salvo quanto previsto dall’articolo 37-bis, la composizione del comitato puo’ essere modificata dal giudice delegato in relazione alle variazioni dello stato passivo o per altro giustificato motivo.
Il comitato e’ composto di tre o cinque membri scelti tra i creditori, in modo da rappresentare in misura equilibrata quantita’ e qualita’ dei crediti ed avuto riguardo alla possibilita’ di soddisfacimento dei crediti stessi.
Il comitato, entro dieci giorni dalla nomina, provvede, su convocazione del curatore, a nominare a maggioranza il proprio presidente.
La sostituzione dei membri del comitato avviene secondo le modalita’ stabilite nel secondo comma.
Il componente del comitato che si trova in conflitto di interessi si astiene dalla votazione.
Ciascun componente del comitato dei creditori puo’ delegare in tutto o in parte l’espletamento delle proprie funzioni ad uno dei soggetti aventi i requisiti indicati nell’articolo 28, previa comunicazione al giudice delegato. (1)
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 38, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo II – Degli organi preposti al fallimento
Sezione IV – Del comitato dei creditori

Funzioni del comitato

Il comitato dei creditori vigila sull’operato del curatore, ne autorizza gli atti ed esprime pareri nei casi previsti dalla legge, ovvero su richiesta del tribunale o del giudice delegato, succintamente motivando le proprie deliberazioni.
Il presidente convoca il comitato per le deliberazioni di competenza o quando sia richiesto da un terzo dei suoi componenti.
Le deliberazioni del comitato sono prese a maggioranza dei votanti, nel termine massimo di quindici giorni successivi a quello in cui la richiesta e’ pervenuta al presidente. Il voto puo’ essere espresso in riunioni collegiali ovvero per mezzo telefax o con altro mezzo elettronico o telematico, purche’ sia possibile conservare la prova della manifestazione di voto.
In caso di inerzia, di impossibilita’ di costituzione per insufficienza di numero o indisponibilita’ dei creditori, o di funzionamento del comitato o di urgenza, provvede il giudice delegato.
Il comitato ed ogni componente possono ispezionare in qualunque tempo le scritture contabili e i documenti della procedura ed hanno diritto di chiedere notizie e chiarimenti al curatore e al fallito.
I componenti del comitato hanno diritto al rimborso delle spese, oltre all’eventuale compenso riconosciuto ai sensi e nelle forme di cui all’articolo 37-bis, quarto comma.».
Ai componenti del comitato dei creditori si applica, in quanto compatibile, l’articolo 2407, primo e terzo comma, del codice civile del codice civile.
L’azione di responsabilita’ puo’ essere proposta dal curatore durante lo svolgimento della procedura.
Con il decreto di autorizzazione il giudice delegato sostituisce i componenti del comitato dei creditori nei confronti dei quali ha autorizzato l’azione. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 39, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e modificato dall’art. 3, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Beni del fallito

La sentenza che dichiara il fallimento, priva dalla sua data il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di dichiarazione di fallimento.
Sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il fallimento, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi.
Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, puo’ rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura fallimentare qualora i costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo dei beni stessi. (1)
———-

(1) Comma aggiunto dall’art. 40, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Rapporti processuali

Nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore.
Il fallito può intervenire nel giudizio solo per le questioni dalle quali può dipendere un’imputazione di bancarotta a suo carico o se l’intervento è previsto dalla legge.
L’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo. (1)
———–

(1) Comma aggiunto dall’art. 41, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento

Tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.
Sono egualmente inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.
Fermo quanto previsto dall’articolo 42, secondo comma, sono acquisite al fallimento tutte le utilita’ che il fallito consegue nel corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e secondo comma. (1)
———-

(1) Comma aggiunto dall’art. 42, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Formalità eseguite dopo la dichiarazione di fallimento

Le formalità necessarie per rendere opponibili gli atti ai terzi, se compiute dopo la data della dichiarazione di fallimento, sono senza effetto rispetto ai creditori.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Alimenti al fallito e alla famiglia

Se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza, il giudice delegato, sentiti il curatore ed il comitato dei creditori, può concedergli un sussidio a titolo di alimenti per lui e per la famiglia. (1)
La casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all’abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività.
———-

(1) Comma modificato dall’art. 44, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Corrispondenza diretta al fallito

Il fallito persona fisica è tenuto a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento. (1) (3)
La corrispondenza diretta al fallito che non sia persona fisica e’ consegnata al curatore. (2)
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 45, DLGS 9/1/2006, n. 5 e modificato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Comma aggiunto dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma moodificato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Obblighi del fallito

L’imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonche’ gli amministratori o i liquidatori di societa’ o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.
Se occorrono informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura, i soggetti di cui al primo comma devono presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori.
In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il giudice puo’ autorizzare l’imprenditore o il legale rappresentante della societa’ o enti soggetti alla procedura di fallimento a comparire per mezzo di mandatario. (1)
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 46, DLGS 9/1/2006, n. 5.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione I – Degli effetti del fallimento per il fallito

Pubblico registro dei falliti

[Nella cancelleria di ciascun tribunale è tenuto un pubblico registro nel quale sono iscritti i nomi di coloro che sono dichiarati falliti dallo stesso tribunale, nonché di quelli dichiarati altrove, se il luogo di nascita del fallito si trova sotto la giurisdizione del tribunale.
Le iscrizioni dei nomi dei falliti sono cancellate dal registro in seguito a sentenza del tribunale.
Finché l’iscrizione non è cancellata, il fallito è soggetto alle incapacità stabilite dalla legge.
Le norme per la tenuta del registro saranno emanate con decreto del Ministro per la grazia e giustizia (1). Fino all’istituzione del registro dei falliti le iscrizioni previste dal presente articolo sono eseguite nell’albo dei falliti attualmente esistente.] (2)
———–

(1) Le norme menzionate non sono state ancora emanate. Quindi è ancora in funzione l’«albo dei falliti» di cui all’art. 697 del codice di commercio del 1882.
(2) Articolo abrogato dall’art. 47, DLGS 9/1/2006, n. 5.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Divieto di azioni esecutive e cautelari individuali

Salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, puo’ essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento. (1)
———-

(1 ) Articolo sostituito dall’art. 48, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Concorso dei creditori

Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito.
Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1), nonche’ ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V, salvo diverse disposizioni della legge. (1)
Le disposizioni del secondo comma si applicano anche ai crediti esentati dal divieto di cui all’articolo 51. (2)
———-

(1) Comma sostituito dall’art. 49, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Creditori muniti di pegno o privilegio su mobili

I crediti garantiti da pegno o assistiti da privilegio a norma degli articoli 2756 e 2761 del codice civile possono essere realizzati anche durante il fallimento, dopo che sono stati ammessi al passivo con prelazione.
Per essere autorizzato alla vendita il creditore fa istanza al giudice delegato, il quale, sentiti il curatore e il comitato dei creditori, stabilisce con decreto il tempo della vendita, determinandone le modalita’ a norma dell’articolo 107. (1)
Il giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, se è stato nominato, può anche autorizzare il curatore a riprendere le cose sottoposte a pegno o a privilegio, pagando il creditore, o ad eseguire la vendita nei modi stabiliti dal comma precedente.
———-

(1) Comma modificato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Diritto dei creditori privilegiati nella ripartizione dell’attivo

I creditori garantiti da ipoteca, pegno o privilegio fanno valere il loro diritto di prelazione sul prezzo dei beni vincolati per il capitale, gli interessi e le spese; se non sono soddisfatti integralmente, concorrono, per quanto è ancora loro dovuto, con i creditori chirografari nelle ripartizioni del resto dell’attivo.
Essi hanno diritto di concorrere anche nelle ripartizioni che si eseguono prima della distribuzione del prezzo dei beni vincolati a loro garanzia. In tal caso, se ottengono un’utile collocazione definitiva su questo prezzo per la totalità del loro credito, computati in primo luogo gli interessi, l’importo ricevuto nelle ripartizioni anteriori viene detratto dalla somma loro assegnata per essere attribuito ai creditori chirografari. Se la collocazione utile ha luogo per una parte del credito garantito, per il capitale non soddisfatto essi hanno diritto di trattenere solo la percentuale definitiva assegnata ai creditori chirografari.
L’estensione del diritto di prelazione agli interessi e’ regolata dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile, intendendosi equiparata la dichiarazione di fallimento all’atto di pignoramento. Per i crediti assistiti da privilegio generale, il decorso degli interessi cessa alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito e’ soddisfatto anche se parzialmente.(1) (2) (3).
———-

(1) Con sentenza 19 dicembre 1986, n. 300 (GU 9/01/87, n. 2 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 55, comma primo, richiamato dall’art. 159, e 54, comma terzo, del presente decreto, nella parte in cui non estendono il privilegio agli interessi dovuti sui crediti privilegiati di lavoro nella procedura di concordato preventivo del datore di lavoro. Con sentenza 12-20 aprile 1989, n. 204 (GU 26/04/89, n. 17 – Serie speciale), la stessa Corte, ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 54, terzo comma, e 55, primo comma, nella parte in cui estendono la prelazione agli interessi dovuti sui crediti privilegiati da lavoro nella procedura di fallimento del datore di lavoro. Con altra sentenza 6-18 luglio 1989, n. 408 (GU 26/07/89, n. 30 – Serie speciale), la medesima Corte ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 54, comma terzo, e 55, comma primo, nonché dell’art. 169 là dove richiama l’art. 55, nella parte in cui, nelle procedure di fallimento del debitore e di concordato preventivo, non estendono la prelazione agli interessi dovuti sui crediti privilegiati delle società o enti cooperativi di produzione e di lavoro, di cui all’art. 275-bis, n. 5, cod. civ., che rispondono ai requisiti prescritti dalla legislazione in tema di cooperazione. Con ulteriore sentenza 13-22 dicembre 1989, n. 567 (GU 27/12/89, n. 52 – Serie speciale), ha dichiarato:
a) l’illegittimità dell’art. 59, RD 16/03/42, n. 267, in relazione all’art. 1, DL 30/01/79, n. 26, nella parte in cui non prevede la rivalutazione dei crediti di lavoro con riguardo al periodo successivo al decreto ministeriale con cui si dispone la procedura di amministrazione straordinaria fino al momento in cui la verifica del passivo diviene definitiva;
b) l’illegittimità degli art. 54, terzo comma, e 55, primo comma, RD n. 267 del 1942, in relazione all’art. 1 DL n. 26 del 1979, nella parte in cui non estendono la prelazione agli interessi dovuti sui crediti privilegiati da lavoro nella procedura di amministrazione straordinaria.
(2) Con ordinanza 5-18 giugno 1997, n. 185 (GU 25/06/97, n. 26, Serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 201, 54 e 55, sollevata in riferimento agli artt. 3, 36 e 45 della Costituzione, in quanto, così come prospettata, la questione difetta dei necessari requisiti di chiarezza.
(3) Comma sostituito dall’art. 50, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Effetti del fallimento sui debiti pecuniari

La dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali, agli effetti del concorso, fino alla chiusura del fallimento, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto è disposto dal terzo comma dell’articolo precedente (1).
I debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento.
I crediti condizionali partecipano al concorso a norma degli artt. 96, 113 e 113-bis. Sono compresi tra i crediti condizionali quelli che non possono farsi valere contro il fallito, se non previa escussione di un obbligato principale (2) (3).
———-

(1) Con sentenza 19 dicembre 1986, n. 300 (GU 9/01/87, n. 2 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 55, comma primo, richiamato dall’art. 159, e 54, comma terzo, del presente decreto, nella parte in cui non estendono il privilegio agli interessi dovuti sui crediti privilegiati di lavoro nella procedura di concordato preventivo del datore di lavoro. Con sentenza 12-20 aprile 1989, n. 204 (GU 26/04/89, n. 17 – Serie speciale), la stessa Corte, ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 54, terzo comma, e 55, primo comma, nella parte in cui estendono la prelazione agli interessi dovuti sui crediti privilegiati da lavoro nella procedura di fallimento del datore di lavoro. Con altra sentenza 6-18 luglio 1989, n. 408 (GU 26/07/89, n. 30 – Serie speciale), la medesima Corte ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 54, comma terzo, e 55, comma primo, nonché dell’art. 169 là dove richiama l’art. 55, nella parte in cui, nelle procedure di fallimento del debitore e di concordato preventivo, non estendono la prelazione agli interessi dovuti sui crediti privilegiati delle società o enti cooperativi di produzione e di lavoro, di cui all’art. 275-bis, n. 5, cod. civ., che rispondono ai requisiti prescritti dalla legislazione in tema di cooperazione. Con ulteriore sentenza 13-22 dicembre 1989, n. 567 (GU 27/12/89, n. 52 – Serie speciale), ha dichiarato:
a) l’illegittimità dell’art. 59, RD 16/03/42, n. 267, in relazione all’art. 1, DL 30/01/79, n. 26, nella parte in cui non prevede la rivalutazione dei crediti di lavoro con riguardo al periodo successivo al decreto ministeriale con cui si dispone la procedura di amministrazione straordinaria fino al momento in cui la verifica del passivo diviene definitiva;
b) l’illegittimità degli art. 54, terzo comma, e 55, primo comma, RD n. 267 del 1942, in relazione all’art. 1 DL n. 26 del 1979, nella parte in cui non estendono la prelazione agli interessi dovuti sui crediti privilegiati da lavoro nella procedura di amministrazione straordinaria.
(2) Con ordinanza 5-18 giugno 1997, n. 185 (GU 25/06/97, n. 26, Serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 201, 54 e 55, sollevata in riferimento agli artt. 3, 36 e 45 della Costituzione, in quanto, così come prospettata, la questione difetta dei necessari requisiti di chiarezza.
(3) Comma modificato dall’art. 51, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Compensazione in sede di fallimento

I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento.
Per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra i vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Crediti infruttiferi

I crediti infruttiferi non ancora scaduti alla data della dichiarazione di fallimento sono ammessi al passivo per l’intera somma. Tuttavia ad ogni singola ripartizione saranno detratti gli interessi composti, in ragione del cinque per cento all’anno, per il tempo che resta a decorrere dalla data del mandato di pagamento sino al giorno della scadenza del credito.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Obbligazioni e titoli di debito

I crediti derivanti da obbligazioni e da altri titoli di debito sono ammessi al passivo per il loro valore nominale detratti i rimborsi gia’ effettuati; se e’ previsto un premio da estrarre a sorte, il suo valore attualizzato viene distribuito tra tutti i titoli che hanno diritto al sorteggio. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 52, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Crediti non pecuniari

I crediti non scaduti, aventi per oggetto una prestazione in danaro determinata con riferimento ad altri valori o aventi per oggetto una prestazione diversa dal danaro, concorrono secondo il loro valore alla data della dichiarazione di fallimento (1).
———-

(1) Con sentenza 19 dicembre 1986, n. 300 (GU 9/01/87, n. 2 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità del combinato disposto dall’art. 59 richiamato dall’art. 169 del presente decreto, nella parte in cui esclude le rivendicazioni dei crediti di lavoro per il periodo successivo alla domanda di concordato preventivo.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Rendita perpetua e rendita vitalizia

Se nel passivo del fallimento sono compresi crediti per rendita perpetua, questa è riscattata a norma dell’art. 1866 del codice civile.
Il creditore di una rendita vitalizia è ammesso al passivo per una somma equivalente al valore capitate della rendita stessa al momento della dichiarazione di fallimento.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Creditore di più coobbligati solidali

Il creditore di più coobbligati in solido concorre nel fallimento di quelli tra essi che sono falliti, per l’intero credito in capitale e accessori, sino al totale pagamento.
Il regresso tra i coobbligati falliti può essere esercitato solo dopo che il creditore sia stato soddisfatto per l’intero credito.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Creditore di più coobbligati solidali parzialmente soddisfatto

Il creditore che, prima della dichiarazione di fallimento, ha ricevuto da un coobbligato in solido col fallito o da un fideiussore una parte del proprio credito, ha diritto di concorrere nel fallimento per la parte non riscossa.
Il coobbligato che ha diritto di regresso verso il fallito ha diritto di concorrere nel fallimento di questo per la somma pagata.
Tuttavia il creditore ha diritto di farsi assegnare la quota di riparto spettante al coobbligato fino a concorrenza di quanto ancora dovutogli. Resta impregiudicato il diritto verso il coobbligato se il creditore rimane parzialmente insoddisfatto.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione II – Degli effetti del fallimento per i creditori

Coobbligato o fideiussore del fallito con diritto di garanzia

Il coobbligato o fideiussore del fallito, che ha un diritto di pegno o d’ipoteca sui beni di lui a garanzia della sua azione di regresso, concorre nel fallimento per la somma per la quale ha ipoteca o pegno.
Il ricavato della vendita dei beni ipotecati o delle cose date in pegno spetta al creditore in deduzione della somma dovuta.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Pagamenti

Sono privi di effetto rispetto ai creditori i pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Azione revocatoria ordinaria

Il curatore può domandare che siano dichiarati inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile.
L’azione si propone dinanzi al tribunale fallimentare, sia in confronto del contraente immediato, sia in confronto dei suoi aventi causa nei casi in cui sia proponibile contro costoro.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Patrimoni destinati ad uno specifico affare

Gli atti che incidono su un patrimonio destinato ad uno specifico affare previsto dall’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a) del codice civile, sono revocabili quando pregiudicano il patrimonio della societa’. Il presupposto soggettivo dell’azione e’ costituito dalla conoscenza dello stato d’insolvenza della societa’. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 53, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Pagamento di cambiale scaduta

In deroga a quanto disposto dall’art. 67, secondo comma, non può essere revocato il pagamento di una cambiale, se il possessore di questa doveva accettarlo per non perdere l’azione cambiaria di regresso. In tal caso, l’ultimo obbligato in via di regresso, in confronto del quale il curatore provi che conosceva lo stato di insolvenza del principale obbligato quando ha tratto o girato la cambiale, deve versare la somma riscossa al curatore.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Decadenza dall’azione

Le azioni revocatorie disciplinate nella presente sezione non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dell’atto. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 55, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Effetti della revocazione.

La revocatoria dei pagamenti avvenuti tramite intermediari specializzati, procedure di compensazione multilaterale o dalle societa’ previste dall’articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966, si esercita e produce effetti nei confronti del destinatario della prestazione.
Colui che, per effetto della revoca prevista dalle disposizioni precedenti, ha restituito quanto aveva ricevuto e’ ammesso al passivo fallimentare per il suo eventuale credito.
Qualora la revoca abbia ad oggetto atti estintivi di posizioni passive derivanti da rapporti di conto corrente bancario o comunque rapporti continuativi o reiterati, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra l’ammontare massimo raggiunto dalle sue pretese, nel periodo per il quale e’ provata la conoscenza dello stato d’insolvenza, e l’ammontare residuo delle stesse, alla data in cui si e’ aperto il concorso. Resta salvo il diritto del convenuto d’insinuare al passivo un credito d’importo corrispondente a quanto restituito.(1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, DL 14/3/2005, n. 35, in vigore dal 16/7/2006 e modificato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione III – Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Effetti della revocazione

[Colui che per effetto della revoca prevista nelle disposizioni precedenti ha restituito quanto aveva ricevuto è ammesso al passivo fallimento per il suo eventuale credito.] (1)
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 56, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Rapporti pendenti

Se un contratto e’ ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando, nei confronti di una di esse, e’ dichiarato il fallimento, l’esecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni della presente Sezione, rimane sospesa fino a quando il curatore, con l’autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo, salvo che, nei contratti ad effetti reali, sia gia’ avvenuto il trasferimento del diritto.
Il contraente puo’ mettere in mora il curatore, facendogli assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto.
La disposizione di cui al primo comma si applica anche al contratto preliminare salvo quanto previsto nell’articolo 72-bis.
In caso di scioglimento, il contraente ha diritto di far valere nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento, senza che gli sia dovuto risarcimento del danno.
L’azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento nei confronti della parte inadempiente spiega i suoi effetti nei confronti del curatore, fatta salva, nei casi previsti, l’efficacia della trascrizione della domanda; se il contraente intende ottenere con la pronuncia di risoluzione la restituzione di una somma o di un bene, ovvero il risarcimento del danno, deve proporre la domanda secondo le disposizioni di cui al Capo V.
Sono inefficaci le clausole negoziali che fanno dipendere la risoluzione del contratto dal fallimento.
In caso di scioglimento del contratto preliminare di vendita immobiliare trascritto ai sensi dell’articolo 2645-bis del codice civile, l’acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno e gode del privilegio di cui all’articolo 2775-bis del codice civile a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento.
Le disposizioni di cui al primo comma non si applicano al contratto preliminare di vendita trascritto ai sensi dell’articolo 2645-bis del codice civile avente ad oggetto un immobile ad uso abitativo destinato a costituire l’abitazione principale dell’acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado. (1).
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 57, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e modificato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratti relativi ad immobili da costruire

I contratti di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122 si sciolgono se, prima che il curatore comunichi la scelta tra esecuzione o scioglimento, l’acquirente abbia escusso la fideiussione a garanzia della restituzione di quanto versato al costruttore, dandone altresi’ comunicazione al curatore.
In ogni caso, la fideiussione non puo’ essere escussa dopo che il curatore ha comunicato di voler dare esecuzione al contratto. (1)
———-

(1) Articolo dapprima sostituito dall’art. 58, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e successivamente dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Effetti sui finanziamenti destinati ad uno specifico affare

Il fallimento della societa’ determina lo scioglimento del contratto di finanziamento di cui all’articolo 2447-bis, primo comma, lettera b), del codice civile quando impedisce la realizzazione o la continuazione dell’operazione.
In caso contrario, il curatore, sentito il parere del comitato dei creditori, puo’ decidere di subentrare nel contratto in luogo della societa’ assumendone gli oneri relativi.
Ove il curatore non subentri nel contratto, il finanziatore puo’ chiedere al giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, di realizzare o di continuare l’operazione, in proprio o affidandola a terzi; in tale ipotesi il finanziatore puo’ trattenere i proventi dell’affare e puo’ insinuarsi al passivo del fallimento in via chirografaria per l’eventuale credito residuo.
Nelle ipotesi previste nel secondo e terzo comma, resta ferma la disciplina prevista dall’articolo 2447-decies, terzo, quarto e quinto comma, del codice civile.
Qualora, nel caso di cui al primo comma, non si verifichi alcuna delle ipotesi previste nel secondo e nel terzo comma, si applica l’articolo 2447-decies, sesto comma, del codice civile. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 59, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Locazione finanziaria

Al contratto di locazione finanziaria si applica, in caso di fallimento dell’utilizzatore, l’articolo 72. Se e’ disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa il contratto continua ad avere esecuzione salvo che il curatore dichiari di volersi sciogliere dal contratto.
In caso di scioglimento del contratto, il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed e’ tenuto a versare alla curatela l’eventuale differenza fra la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso avvenute a valori di mercato rispetto al credito residuo in linea capitale; per le somme gia’ riscosse si applica l’articolo 67, terzo comma, lettera a).
Il concedente ha diritto ad insinuarsi nello stato passivo per la differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova allocazione del bene.
In caso di fallimento delle societa’ autorizzate alla concessione di finanziamenti sotto forma di locazione finanziaria, il contratto prosegue; l’utilizzatore conserva la facolta’ di acquistare, alla scadenza del contratto, la proprieta’ del bene, previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 59, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e modificato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Vendita con riserva di proprieta

Nella vendita con riserva di proprieta’, in caso di fallimento del compratore, se il prezzo deve essere pagato a termine o a rate, il curatore puo’ subentrare nel contratto con l’autorizzazione del comitato dei creditori; il venditore puo’ chiedere cauzione a meno che il curatore paghi immediatamente il prezzo con lo sconto dell’interesse legale. Qualora il curatore si sciolga dal contratto, il venditore deve restituire le rate di prezzo gia’ riscosse, salvo il diritto ad un equo compenso per l’uso della cosa.
Il fallimento del venditore non e’ causa di scioglimento del contratto. (1) (2)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Comma modificato dall’art. 60, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 .

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratti ad esecuzione continuata o periodica

Se il curatore subentra in un contratto ad esecuzione continuata o periodica deve pagare integralmente il prezzo anche delle consegne gia’ avvenute o dei servizi gia’ erogati. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Restituzione di cose non pagate

Se la cosa mobile oggetto della vendita è già stata spedita al compratore prima della dichiarazione di fallimento di questo, ma non è ancora a sua disposizione nel luogo di destinazione, né altri ha acquistato diritti sulla medesima, il venditore può riprenderne il possesso, assumendo a suo carico le spese e restituendo gli acconti ricevuti, sempreché egli non preferisca dar corso al contratto facendo valere nel passivo il credito per il prezzo, o il curatore non intenda farsi consegnare la cosa pagandone il prezzo integrale.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di borsa a termine

Il contratto di borsa a termine, se il termine scade dopo la dichiarazione di fallimento di uno dei contraenti, si scioglie alla data della dichiarazione di fallimento. La differenza fra il prezzo contrattuale e il valore delle cose o dei titoli alla data di dichiarazione di fallimento è versata nel fallimento se il fallito risulta in credito, o è ammessa al passivo del fallimento nel caso contrario. (1)
———

(1) Comma modificato dall’art. 62, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Associazione in partecipazione

La associazione in partecipazione si scioglie per il fallimento dell’associante. L’associato ha diritto di far valere nel passivo il credito per quella parte dei conferimenti, la quale non è assorbita dalle perdite a suo carico.
L’associato è tenuto al versamento della parte ancora dovuta nei limiti delle perdite che sono a suo carico.
Nei suoi confronti è applicata la procedura prevista dall’art. 150.
———-

(1) Comma modificato dall’art. 63, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Conto corrente, mandato, commissione

I contratti di conto corrente, anche bancario, e di commissione, si sciolgono per il fallimento di una delle parti.
Il contratto di mandato si scioglie per il fallimento del mandatario.
Se il curatore del fallimento del mandante subentra nel contratto, il credito del mandatario e’ trattato a norma dell’articolo 111, primo comma, n. 1), per l’attivita’ compiuta dopo il fallimento. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 64, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di affitto d’azienda

Il fallimento non e’ causa di scioglimento del contratto di affitto d’azienda, ma entrambe le parti possono recedere entro sessanta giorni, corrispondendo alla controparte un equo indennizzo, che, nel dissenso tra le parti, e’ determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. L’indennizzo dovuto dalla curatela e’ regolato dall’articolo 111, n. 1. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di locazione di immobili

Il fallimento del locatore non scioglie il contratto di locazione d’immobili e il curatore subentra nel contratto.
Qualora la durata del contratto sia complessivamente superiore a quattro anni dalla dichiarazione di fallimento, il curatore ha, entro un anno dalla dichiarazione di fallimento, la facolta’ di recedere dal contratto corrispondendo al conduttore un equo indennizzo per l’anticipato recesso, che nel dissenso fra le parti, e’ determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. Il recesso ha effetto decorsi quattro anni dalla dichiarazione di fallimento.
In caso di fallimento del conduttore, il curatore puo’ in qualunque tempo recedere dal contratto, corrispondendo al locatore un equo indennizzo per l’anticipato recesso, che nel dissenso fra le parti, e’ determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati.
Il credito per l’indennizzo e’ soddisfatto in prededuzione ai sensi dell’articolo 111, n. 1 con il privilegio dell’articolo 2764 del codice civile. (1)
———

(1) Articolo dapprima sostituito dall’art. 66, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e successivamente dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di affitto d’azienda

[Il fallimento non e’ causa di scioglimento del contratto di affitto d’azienda, ma entrambe le parti possono recedere entro sessanta giorni, corrispondendo alla controparte un equo indennizzo, che, nel dissenso tra le parti, e’ determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. L’indennizzo dovuto dalla curatela e’ regolato dall’articolo 111, primo comma, n. 1.] (1)
———-

(1) Articolo dapprima aggiunto dall’art. 67, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e successivamente abrogato dall’art. 4, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di appalto

Il contratto di appalto si scioglie per il fallimento di una delle parti, se il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori non dichiara di voler subentrare nel rapporto dandone comunicazione all’altra parte nel termine di giorni sessanta dalla dichiarazione di fallimento ed offrendo idonee garanzie.
Nel caso di fallimento dell’appaltatore, il rapporto contrattuale si scioglie se la considerazione della qualita’ soggettiva e’ stata un motivo determinante del contratto, salvo che il committente non consenta, comunque, la prosecuzione del rapporto. Sono salve le norme relative al contratto di appalto per le opere pubbliche.
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 68, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di assicurazione

Il fallimento dell’assicurato non scioglie il contratto di assicurazione contro i danni, salvo patto contrario, e salva l’applicazione dell’art. 1898 del codice civile se ne deriva un aggravamento del rischio.
Se il contratto continua, il credito dell’assicuratore per i premi non pagati deve essere soddisfatto integralmente, anche se la scadenza del premio è anteriore alla dichiarazione di fallimento.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Contratto di edizione

Gli effetti del fallimento dell’editore sul contratto di edizione sono regolati dalla legge speciale.

TITOLO II – Del fallimento
Capo III – Degli effetti del fallimento
Sezione IV – Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Clausola arbitrale

Se il contratto in cui e’ contenuta una clausola compromissoria e’ sciolto a norma delle disposizioni della presente sezione, il procedimento arbitrale pendente non puo’ essere proseguito. (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 69, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari (2)

Dei sigilli

Dichiarato il fallimento, il curatore procede, secondo le norme stabilite dal codice di procedura civile, all’apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede principale dell’impresa e sugli altri beni del debitore.
Il curatore puo’ richiedere l’assistenza della forza pubblica.
Se i beni o le cose si trovano in piu’ luoghi e non e’ agevole l’immediato completamento delle operazioni, l’apposizione dei sigilli puo’ essere delegata a uno o piu’ coadiutori designati dal giudice delegato.
Per i beni e le cose sulle quali non e’ possibile apporre i sigilli si procede a norma dell’articolo 758 del codice di procedura civile. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 70, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Apposizione dei sigilli da parte del pretore

[Anche prima di ricevere la richiesta prevista dal secondo comma dell’articolo precedente, il giudice di pace che abbia certa notizia della dichiarazione di fallimento, può procedere all’apposizione dei sigilli nei luoghi compresi nella sua giurisdizione .(1)] (2)
———-

(1) Articolo modificato dall’art. 159, DLGS 19/02/98, n. 51.
(2) Articolo abrogato dall’art. 71, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Consegna del denaro, titoli, scritture contabili e di altra documentazione

Devono essere consegnate al curatore:
a) il denaro contante per essere dal medesimo depositato a norma dell’articolo 34;
b) le cambiali e gli altri titoli compresi quelli scaduti;
c) le scritture contabili e ogni altra documentazione dal medesimo richiesta o acquisita se non ancora depositate in cancelleria.
Il giudice delegato puo’ autorizzarne il deposito in luogo idoneo, anche presso terzi. In ogni caso, il curatore deve esibire le scritture contabili a richiesta del fallito o di chi ne abbia diritto. Nel caso in cui il curatore non ritenga di dover esibire la documentazione richiesta, l’interessato puo’ proporre ricorso al giudice delegato che provvede con decreto motivato.
Puo’ essere richiesto il rilascio di copia, previa autorizzazione del giudice delegato, a cura e spese del richiedente. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 72, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Inventario

Il curatore, rimossi i sigilli, redige l’inventario nel piu’ breve termine possibile secondo le norme stabilite dal codice di procedura civile, presenti o avvisati il fallito e il comitato dei creditori, se nominato, formando, con l’assistenza del cancelliere, processo verbale delle attivita’ compiute. Possono intervenire i creditori.
Il curatore, quando occorre, nomina uno stimatore.
Prima di chiudere l’inventario il curatore invita il fallito o, se si tratta di societa’, gli amministratori a dichiarare se hanno notizia che esistano altre attivita’ da comprendere nell’inventario, avvertendoli delle pene stabilite dall’articolo 220 in caso di falsa o omessa dichiarazione.
L’inventario e’ redatto in doppio originale e sottoscritto da tutti gli intervenuti. Uno degli originali deve essere depositato nella cancelleria del tribunale.
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 73, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Inventario su altri beni

In deroga a quanto previsto dagli articoli 52 e 103, i beni mobili sui quali i terzi vantano diritti reali o personali chiaramente riconoscibili possono essere restituiti con decreto del giudice delegato, su istanza della parte interessata e con il consenso del curatore e del comitato dei creditori, anche provvisoriamente nominato.
I beni di cui al primo comma possono non essere inclusi nell’inventario.
Sono inventariati i beni di proprieta’ del fallito per i quali il terzo detentore ha diritto di rimanere nel godimento in virtu’ di un titolo negoziale opponibile al curatore. Tali beni non sono soggetti alla presa in consegna a norma dell’articolo 88 (1)
———-

(1) Articolo aggiunto dall’art. 74, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Presa in consegna dei beni del fallito da parte del curatore

Il curatore prende in consegna i beni di mano in mano che ne fa l’inventario insieme con le scritture contabili e i documenti del fallito.
Se il fallito possiede immobili o altri beni soggetti a pubblica registrazione, il curatore notifica un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento ai competenti uffici, perché sia trascritto nei pubblici registri. (1)
———-

(1) Articolo modificato dall’art. 5, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Elenchi dei creditori e dei titolari di diritti reali mobiliari e bilancio

Il curatore, in base alle scritture contabili del fallito e alle altre notizie che puo’ raccogliere, deve compilare l’elenco dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e diritti di prelazione, nonche’ l’elenco di tutti coloro che vantano diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari, su cose in possesso o nella disponibilita’ del fallito, con l’indicazione dei titoli relativi. Gli elenchi sono depositati in cancelleria. (1) (2)
Il curatore deve inoltre redigere il bilancio dell’ultimo esercizio, se non è stato presentato dal fallito nel termine stabilito, ed apportare le rettifiche necessarie e le eventuali aggiunte ai bilanci e agli elenchi presentati dal fallito a norma dell’art. 14.
——–

(1) Comma sostituito dall’art. 75, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 5, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Fascicolo della procedura

Immediatamente dopo la pubblicazione della sentenza di fallimento, il cancelliere forma un fascicolo, anche in modalita’ informatica, munito di indice, nel quale devono essere contenuti tutti gli atti, i provvedimenti ed i ricorsi attinenti al procedimento, opportunamente suddivisi in sezioni, esclusi quelli che, per ragioni di riservatezza, debbono essere custoditi separatamente.
Il comitato dei creditori e ciascun suo componente hanno diritto di prendere visione di qualunque atto o documento contenuti nel fascicolo. Analogo diritto, con la sola eccezione della relazione del curatore e degli atti eventualmente riservati su disposizione del giudice delegato, spetta anche al fallito.
Gli altri creditori ed i terzi hanno diritto di prendere visione e di estrarre copia degli atti e dei documenti per i quali sussiste un loro specifico ed attuale interesse, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il curatore. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 76, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IV – Della custodia e dell’amministrazione delle attività fallimentari

Anticipazioni delle spese dall’erario

[Se fra i beni compresi nel fallimento non vi è danaro occorrente alle spese giudiziali per gli atti richiesti dalla legge, dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura della procedura, l’erario anticipa tali spese.
L’anticipazione delle spese si esegue quanto alle tasse di bollo e alle imposte di registro mediante prenotazione a debito in forza di decreto del giudice delegato per ogni singolo atto della procedura e quanto alle altre spese mediante pagamento eseguito direttamente dai ricevitori del registro agli aventi diritto indicati nel decreto del giudice delegato.
Le spese anticipate dall’erario per le procedure fallimentari sono annotate in un registro apposito, che è tenuto dal cancelliere.
Il cancelliere provvede al recupero delle spese anticipate mediante prelevazione dalle somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo, anche prima della chiusura della procedura fallimentare appena vi siano disponibilità liquide.] (1)
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 299, DPR30/05/02, n. 115.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Avviso ai creditori ed agli altri interessati

Il curatore, esaminate le scritture dell’impreditore ed altre fonti di informazione, comunica senza indugio ai creditori e ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili e immobili di proprieta’ o in possesso del fallito, a mezzo posta presso la sede dell’impresa o la residenza del creditore, ovvero a mezzo telefax o posta elettronica:
1) che possono partecipare al concorso depositando nella cancelleria del tribunale, domanda ai sensi dell’articolo seguente;
2) la data fissata per l’esame dello stato passivo e quella entro cui vanno presentate le domande;
3) ogni utile informazione per agevolare la presentazione della domanda.
Se il creditore ha sede o risiede all’estero, la comunicazione puo’ essere effettuata al suo rappresentante in Italia, se esistente. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 77, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Domanda di ammissione al passivo

La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del tribunale almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.
Il ricorso puo’ essere sottoscritto anche personalmente dalla parte e puo’ essere spedito, anche in forma telematica o con altri mezzi di trasmissione purche’ sia possibile fornire la prova della ricezione.
Il ricorso contiene:
1) l’indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalita’ del creditore;
2) la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione;
3) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda;
4) l’eventuale indicazione di un titolo di prelazione, nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale: (2)
5) l’indicazione del numero di telefax, l’indirizzo di posta elettronica o l’elezione di domicilio in un comune nel circondario ove ha sede il tribunale, ai fini delle successive comunicazioni. E’ facolta’ del creditore indicare, quale modalita’ di notificazione e di comunicazione, la trasmissione per posta elettronica o per telefax ed e’ onere dello stesso comunicare al curatore ogni variazione del domicilio o delle predette modalita’.
Il ricorso e’ inammissibile se e’ omesso o assolutamente incerto uno dei requisiti di cui ai nn. 1), 2) o 3) del precedente comma. Se e’ omesso o assolutamente incerto il requisito di cui al n. 4), il credito e’ considerato chirografario.
Se e’ omessa l’indicazione di cui al n. 5), tutte le comunicazioni successive a quella con la quale il curatore da’ notizia della esecutivita’ dello stato passivo, si effettuano presso la cancelleria.
Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi del diritto del creditore ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o rivendica il bene.
[I documenti non presentati con la domanda devono essere depositati, a pena di decadenza, almeno quindici giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.] (3)
Con la domanda di restituzione o rivendicazione, il terzo puo’ chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda.
Il ricorso puo’ essere presentato dal rappresentante comune degli obbligazionisti ai sensi dell’articolo 2418, secondo comma, del codice civile, anche per singoli gruppi di creditori.
Il giudice ad istanza della parte puo’ disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al portatore o all’ordine presentati e li restituisca con l’annotazione dell’avvenuta domanda di ammissione al passivo. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 78, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma abrogato dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Effetto della domanda

La domanda di cui all’articolo 93 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso del fallimento. (1)
——————

(1) Articolo sostituito dall’art. 79, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Progetto di stato passivo e udienza di discussione

Il curatore esamina le domande di cui all’articolo 93 e predispone elenchi separati dei creditori e dei titolari di diritti su beni mobili e immobili di proprieta’ o in possesso del fallito, rassegnando per ciascuno le sue motivate conclusioni. Il curatore puo’ eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere, nonche’ l’inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se e’ prescritta la relativa azione.
Il curatore deposita il progetto di stato passivo nella cancelleria del tribunale almeno quindici giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.
I creditori, i titolari di diritti sui beni ed il fallito possono esaminare il progetto e presentare osservazioni scritte e documenti integrativi fino all’udienza. (2)
All’udienza fissata per l’esame dello stato passivo, il giudice delegato, anche in assenza delle parti, decide su ciascuna domanda, nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d’ufficio ed a quelle formulate dagli altri interessati. Il giudice delegato puo’ procedere ad atti di istruzione su richiesta delle parti, compatibilmente con le esigenze di speditezza del procedimento.
Il fallito puo’ chiedere di essere sentito.
Delle operazioni si redige processo verbale. (1)
——————

(1) Articolo sostituito dall’art. 80, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Formazione ed esecutivita’ dello stato passivo

Il giudice delegato, con decreto succintamente motivato, accoglie in tutto o in parte ovvero respinge o dichiara inammissibile la domanda proposta ai sensi dell’articolo 93. La dichiarazione di inammissibilità della domanda non ne preclude la successiva riproposizione. (2)
[Con il provvedimento di accoglimento della domanda, il giudice delegato indica anche il grado dell’eventuale diritto di prelazione.] (3)
Oltre che nei casi stabiliti dalla legge, sono ammessi al passivo con riserva:
1) i crediti condizionati e quelli indicati nell’ultimo comma dell’articolo 55;
2) i crediti per i quali la mancata produzione del titolo dipende da fatto non riferibile al creditore, salvo che la produzione avvenga nel termine assegnato dal giudice;
3) i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale non passata in giudicato, pronunziata prima della dichiarazione di fallimento. Il curatore puo’ proporre o proseguire il giudizio di impugnazione.
Se le operazioni non possono esaurirsi in una sola udienza; il giudice ne rinvia la prosecuzione a non piu’ di otto giorni, senza altro avviso per gli intervenuti e per gli assenti.Terminato l’esame di tutte le domande, il giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria.
Il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni assunte dal tribunale all’esito dei giudizi di cui all’articolo 99, producono effetti soltanto ai fini del concorso.
——————

(1) Articolo sostituito dall’art. 81, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 6, DLGS n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma soppresso dall’art. 6, DLGS n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Comunicazione dell’esito del procedimento di accertamento del passivo

Il curatore, immediatamente dopo la dichiarazione di esecutivita’ dello stato passivo, comunica a ciascun creditore l’esito della domanda e l’avvenuto deposito in cancelleria dello stato passivo, affinche’ possa essere esaminato da tutti coloro che hanno presentato domanda ai sensi dell’articolo 93, informando il creditore del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda.
La comunicazione e’ data a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero tramite telefax o posta elettronica quando il creditore abbia indicato tale modalita’ di comunicazione. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 82, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Impugnazioni

Contro il decreto che rende esecutivo lo stato passivo puo’ essere proposta opposizione, impugnazione dei crediti ammessi o revocazione.
Con l’opposizione il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contestano che la propria domanda sia stata accolta in parte o sia stata respinta; l’opposizione e’ proposta nei confronti del curatore.
Con l’impugnazione il curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contestano che la domanda di un creditore o di altro concorrente sia stata accolta; l’impugnazione e’ rivolta nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda e’ stata accolta. Al procedimento partecipa anche il curatore.
Con la revocazione il curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili, decorsi i termini per la proposizione della opposizione o della impugnazione, possono chiedere che il provvedimento di accoglimento o di rigetto vengano revocati se si scopre che essi sono stati determinati da falsita’, dolo, errore essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile.
La revocazione e’ proposta nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda e’ stata accolta, ovvero nei confronti del curatore quando la domanda e’ stata respinta. Nel primo caso, al procedimento partecipa il curatore.Gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti con decreto del giudice delegato su istanza del creditore o del curatore, sentito il curatore o la parte interessata. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 83, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Procedimento

Le impugnazioni di cui all’articolo precedente si propongono con ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione di cui all’articolo 97 ovvero in caso di revocazione dalla scoperta del fatto o del documento.
Il ricorso deve contenere:
1) l’indicazione del tribunale, del giudice delegato e del fallimento;
2) le generalità dell’impugnante e l’elezione del domicilio nel comune ove ha sede il tribunale che ha dichiarato il fallimento;
3) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione e le relative conclusioni;
4) a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, nonchè l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, al quale può delegare la trattazione del procedimento e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del ricorrente, al curatore ed all’eventuale controinteressato entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto.
Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.
Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale.
La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria difensiva contenente, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, nonchè l’indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste.
Il giudice provvede, anche ai sensi del terzo comma, all’ammissione ed all’espletamento dei mezzi istruttori.
Il giudice delegato al fallimento non può far parte del collegio.
Il collegio provvede in via definitiva sull’opposizione, impugnazione o revocazione con decreto motivato entro sessanta giorni dall’udienza o dalla scadenza del termine eventualmente assegnato per il deposito di memorie.
Il decreto è comunicato dalla cancelleria alle parti che, nei successivi trenta giorni, possono proporre ricorso per cassazione. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 84, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e successivamente dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Impugnazione dei crediti ammessi

[Entro quindici giorni dal deposito dello stato passivo in cancelleria ciascun creditore può impugnare i crediti ammessi, con ricorso al giudice delegato (1).
Il giudice fissa con decreto l’udienza in cui le parti e il curatore devono comparire davanti a lui, nonché il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto al curatore ed ai creditori i cui crediti vengano impugnati. Le parti si costituiscono a norma dell’art. 98, terzo comma (2).
Se all’udienza le parti non raggiungono l’accordo, il giudice dispone con ordinanza non impugnabile che in caso di ripartizione siano accantonate le quote spettanti ai creditori contestati.
Per l’istruzione e la decisione delle impugnazioni si applicano le disposizioni dell’articolo precedente e il giudizio deve essere riunito a quello sulle opposizioni.] (3)
———-

(1) Con sentenza 16 aprile 1986, n. 102 (GU 30/04/86, n. 17, Serie speciale) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 100, primo comma, nella parte in cui ciascun creditore può impugnare i crediti ammessi con ricorso al giudice delegato entro quindici giorni dal deposito dello stato passivo in cancelleria anziché dalla data di ricezione delle raccomandate con avviso di ricevimento con le quali il curatore deve dare notizia dell’avvenuto deposito ai creditori che hanno presentato domanda di ammissione al passivo. Successivamente, la stessa Corte, con sentenza 10-14 dicembre 1990, n. 538 (GU 19/12/90, n. 50, Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità del comma primo dell’art. 100, nella parte in cui non prevede che i creditori ammessi allo stato passivo possano proporre opposizione avverso i decreti di ammissione tardiva al passivo, emanati ex art. 101, terzo comma, entro quindici giorni dalla data di ricezione della raccomandata con avviso di ricevimento, con la quale il curatore deve dare notizia a ciascuno di essi all’avvenuto deposito del decreto di variazione dello stato passivo.
(2) Con sentenza 24 aprile 1986, n. 120 (GU 7/05/86, n. 20, Serie speciale) la Corte costituzionale, ha dichiarato: a) l’illegittimità dell’art. 98, secondo comma, RD 16/03/42, n. 267, nella parte in cui non prevede nei confronti del creditore opponente la comunicazione, almeno quindici giorni prima della udienza di comparizione, del decreto ivi indicato, comunicazione dalla quale decorre il termine per la notificazione di esso al curatore; b) ai sensi dell’art. 27 della L. 11/03/53, n. 87, l’illegittimità dell’art. 100, secondo comma, RD 16/03/42, n. 267, nella parte in cui non prevede nei confronti del creditore impugnante la comunicazione, almeno quindici giorni prima dell’udienza di comparizione, del decreto ivi indicato, comunicazione dalla quale decorre il termine per la notificazione di esso al curatore e ai creditori i cui crediti sono impugnati.
(3) Articolo abrogato dall’art. 85, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Domande tardive di crediti

Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, depositate in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutivita’ dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessita’ della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, puo’ prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi.
Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, salvo che sussistano motivi d’urgenza. (2)
Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme di cui all’articolo 95. Il curatore da’ avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell’udienza. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99.
Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme gia’ distribuite nei limiti di quanto stabilito nell’articolo 112. Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo e’ dipeso da causa non imputabile, puo’ chiedere che siano sospese le attivita’ di liquidazione del bene sino all’accertamento del diritto.
Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo e’ dipeso da causa a lui non imputabile. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 86, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Previsione di insufficiente realizzo

Il tribunale, con decreto motivato da adottarsi prima dell’udienza per l’esame dello stato passivo, su istanza del curatore depositata almeno venti giorni prima dell’udienza stessa, corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione,e dal parere del comitato dei creditori, sentito il fallito, dispone non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se risulta che non puo’ essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l’ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura. (2)
Le disposizioni di cui al primo comma si applicano, in quanto compatibili, ove la condizione di insufficiente realizzo emerge successivamente alla verifica dello stato passivo.
Il curatore comunica il decreto di cui al primo comma ai creditori che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo ai sensi degli articoli 93 e 101, i quali, nei quindici giorni successivi, possono presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore, il comitato dei creditori ed il fallito. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 87, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006
(2) Comma modificato dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo V – Dell’accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Procedimenti relativi a domande di rivendica e restituzione

Ai procedimenti che hanno ad oggetto domande di restituzione o di rivendicazione, si applica il regime probatorio previsto nell’articolo 621 del codice di procedura civile. Se il bene non e’ stato acquisito all’attivo della procedura, il titolare del diritto, anche nel corso dell’udienza di cui all’articolo 95, puo’ modificare l’originaria domanda e chiedere l’ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso. Se il curatore perde il possesso della cosa dopo averla acquisita, il titolare del diritto puo’ chiedere che il controvalore del bene sia corrisposto in prededuzione.
Sono salve le disposizioni dell’articolo 1706 del codice civile. (2)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 88, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 6, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione I – Disposizioni generali

Esercizio provvisorio dell’impresa del fallito

Con la sentenza dichiarativa del fallimento, il tribunale può disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa, anche limitatamente a specifici rami dell’azienda, se dalla interruzione può derivare un danno grave, purché non arrechi pregiudizio ai creditori .
Successivamente, su proposta del curatore, il giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza, con decreto motivato, la continuazione temporanea dell’esercizio dell’impresa, anche limitatamente a specifici rami dell’azienda, fissandone la durata.
Durante il periodo di esercizio provvisorio, il comitato dei creditori è convocato dal curatore, almeno ogni tre mesi, per essere informato sull’andamento della gestione e per pronunciarsi sull’opportunità di continuare l’esercizio.
Se il comitato dei creditori non ravvisa l’opportunità di continuare l’esercizio provvisorio, il giudice delegato ne ordina la cessazione.
Ogni semestre, o comunque alla conclusione del periodo di esercizio provvisorio, il curatore deve presentare un rendiconto dell’attività mediante deposito in cancelleria. In ogni caso il curatore informa senza indugio il giudice delegato e il comitato dei creditori di circostanze sopravvenute che possono influire sulla prosecuzione dell’esercizio provvisorio.
Il tribunale può ordinare la cessazione dell’esercizio provvisorio in qualsiasi momento laddove ne ravvisi l’opportunità, con decreto in camera di consiglio non soggetto a reclamo sentiti il curatore ed il comitato dei creditori.
Durante l’esercizio provvisorio i contratti pendenti proseguono, salvo che il curatore non intenda sospenderne l’esecuzione o scioglierli.
I crediti sorti nel corso dell’esercizio provvisorio sono soddisfatti in prededuzione ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1).
Al momento della cessazione dell’esercizio provvisorio si applicano le disposizioni di cui alla sezione IV del capo III del titolo II. (2)
———

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Articolo sostituito dall’art. 90, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo
Sezione I – Disposizioni generali

Affitto dell’azienda o di rami dell’azienda

Anche prima della presentazione del programma di liquidazione di cui all’articolo 104-ter su proposta del curatore, il giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza l’affitto dell’azienda del fallito a terzi anche limitatamente a specifici rami quando appaia utile al fine della piu’ proficua vendita dell’azienda o di parti della stessa.
La scelta dell’affittuario e’ effettuata dal curatore a norma dell’articolo 107, sulla base di stima, assicurando, con adeguate forme di pubblicita’, la massima informazione e partecipazione degli interessati. La scelta dell’affittuario deve tenere conto, oltre che dell’ammontare del canone offerto, delle garanzie prestate e della attendibilita’ del piano di prosecuzione delle attivita’ imprenditoriali, avuto riguardo alla conservazione dei livelli occupazionali.
Il contratto di affitto stipulato dal curatore nelle forme previste dall’articolo 2556 del codice civile deve prevedere il diritto del curatore di procedere alla ispezione della azienda, la prestazione di idonee garanzie per tutte le obbligazioni dell’affittuario derivanti dal contratto e dalla legge, il diritto di recesso del curatore dal contratto che puo’ essere esercitato, sentito il comitato dei creditori, con la corresponsione all’affittuario di un giusto indennizzo da corrispondere ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1).
La durata dell’affitto deve essere compatibile con le esigenze della liquidazione dei beni.
Il diritto di prelazione a favore dell’affittuario puo’ essere concesso convenzionalmente, previa espressa autorizzazione del giudice delegato e previo parere favorevole del comitato dei creditori. In tale caso, esaurito il procedimento di determinazione del prezzo di vendita dell’azienda o del singolo ramo, il curatore, entro dieci giorni, lo comunica all’affittuario, il quale puo’ esercitare il diritto di prelazione entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione.
La retrocessione al fallimento di aziende, o rami di aziende, non comporta la responsabilita’ della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2112 e 2560 del codice civile. Ai rapporti pendenti al momento della retrocessione si applicano le disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II. (1)
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 91, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione I – Disposizioni generali

Programma di liquidazione

Entro sessanta giorni dalla redazione dell’inventario, il curatore predispone un programma di liquidazione da sottoporre all’approvazione del comitato dei creditori. (3)
Il programma costituisce l’atto di pianificazione e di indirizzo in ordine alle modalita’ e ai termini previsti per la realizzazione dell’attivo, e deve specificare:
a) l’opportunita’ di disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa, o di singoli rami di azienda, ai sensi dell’articolo 104, ovvero l’opportunita’ di autorizzare l’affitto dell’azienda, o di rami, a terzi ai sensi dell’articolo 104-bis;
b) la sussistenza di proposte di concordato ed il loro contenuto;
c) le azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie da esercitare ed il loro possibile esito;
d) le possibilita’ di cessione unitaria dell’azienda, di singoli rami, di beni o di rapporti giuridici individuabili in blocco;
e) le condizioni della vendita dei singoli cespiti; (3)
Il curatore puo’ essere autorizzato dal giudice delegato ad affidare ad altri professionisti alcune incombenze della procedura di liquidazione dell’attivo.
Il comitato dei creditori puo’ proporre al curatore modifiche al programma presentato. [ L’approvazione del programma di liquidazione tiene luogo delle singole autorizzazioni eventualmente necessarie ai sensi della presente legge per l’adozione di atti o l’effettuazione di operazioni inclusi nel programma]. (4)
Per sopravvenute esigenze, il curatore puo’ presentare, con le modalita’ di cui ai commi primo, secondo e terzo, un supplemento del piano di liquidazione.
Prima della approvazione del programma, il curatore puo’ procedere alla liquidazione di beni, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori se gia’ nominato, solo quando dal ritardo puo’ derivare pregiudizio all’interesse dei creditori.
Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, puo’ non acquisire all’attivo o rinunciare a liquidare uno o piu’ beni, se l’attivita’ di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. In questo caso, il curatore ne da’ comunicazione ai creditori i quali, in deroga a quanto previsto nell’articolo 51, possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilita’ del debitore. (2)
Il programma approvato e’ comunicato al giudice delegato che autorizza l’esecuzione degli atti a esso conformi. (5)
———

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo aggiunto dall’art. 91, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Comma sostituito dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(4) Comma modificato dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(5) Comma aggiunto dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione II – Della vendita dei beni (2)

Vendita dell’azienda, di rami, di beni e rapporti in blocco

La liquidazione dei singoli beni ai sensi degli articoli seguenti del presente capo e’ disposta quando risulta prevedibile che la vendita dell’intero complesso aziendale, di suoi rami, di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco non consenta una maggiore soddisfazione dei creditori.
La vendita del complesso aziendale o di rami dello stesso e’ effettuata con le modalita’ di cui all’articolo 107, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo 2556 del codice civile.
Nell’ambito delle consultazioni sindacali relative al trasferimento d’azienda, il curatore, l’acquirente e i rappresentanti dei lavoratori possono convenire il trasferimento solo parziale dei lavoratori alle dipendenze dell’acquirente e le ulteriori modifiche del rapporto di lavoro consentite dalle norme vigenti.
Salva diversa convenzione, e’ esclusa la responsabilita’ dell’acquirente per i debiti relativi all’esercizio delle aziende cedute, sorti prima del trasferimento.
Il curatore puo’ procedere altresi’ alla cessione delle attivita’ e delle passivita’ dell’azienda o dei suoi rami, nonche’ di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco, esclusa comunque la responsabilita’ dell’alienante prevista dall’articolo 2560 del codice civile.
La cessione dei crediti relativi alle aziende cedute, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto e’ liberato se paga in buona fede al cedente.
I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo, da chiunque prestate o comunque esistenti a favore del cedente, conservano la loro validita’ e il loro grado a favore del cessionario.
Il curatore puo’ procedere alla liquidazione anche mediante il conferimento in una o piu’ societa’, eventualmente di nuova costituzione, dell’azienda o di rami della stessa, ovvero di beni o crediti, con i relativi rapporti contrattuali in corso, esclusa la responsabilita’ dell’alienante ai sensi dell’articolo 2560 del codice civile ed osservate le disposizioni inderogabili contenute nella presente sezione. Sono salve le diverse disposizioni previste in leggi speciali.
Il pagamento del prezzo puo’ essere effettuato mediante accollo di debiti da parte dell’acquirente solo se non viene alterata la graduazione dei crediti. (2)
———

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo sostituito dall’art. 92, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Sezione sostituita dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione II – Della vendita dei beni

Cessione dei crediti, dei diritti e delle quote, delle azioni, mandato a riscuotere (3)

Il curatore puo’ cedere i crediti, compresi quelli di natura fiscale o futuri, anche se oggetto di contestazione; puo’ altresi’ cedere le azioni revocatorie concorsuali, se i relativi giudizi sono gia’ pendenti.
Per la vendita della quota di societa’ a responsabilita’ limitata si applica l’articolo 2471 del codice civile.
In alternativa alla cessione di cui al primo comma, il curatore puo’ stipulare contratti di mandato per la riscossione dei crediti. (2)
———-

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo sostituito dall’art. 93, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Rubrica modificata dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione II – Della vendita dei beni

Modalita’ delle vendite

Le vendite e gli altri atti di liquidazione sono effettuati dal curatore, tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicita’, la massima informazione e partecipazione degli interessati. (3)
Il curatore puo’ prevedere nel programma di liquidazione che le vendite dei beni mobili, immobili e mobili registrati vengano effettuate dal giudice delegato secondo le disposizioni del codice di procedura civile in quanto compatibili. (4)
Per i beni immobili e gli altri beni iscritti nei pubblici registri prima del completamento delle operazioni di vendita, e’ data notizia mediante notificazione da parte del curatore, a ciascuno dei creditori ipotecari o comunque muniti di privilegio. (3)
Il curatore puo’ sospendere la vendita ove pervenga offerta irrevocabile d’acquisto migliorativa per un importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto.
Degli esiti delle procedure, il curatore informa il giudice delegato ed il comitato dei creditori, depositando in cancelleria la relativa documentazione.
Se alla data di dichiarazione di fallimento sono pendenti procedure esecutive, il curatore puo’ subentrarvi; in tale caso si applicano le disposizione del codice di procedura civile; altrimenti su istanza del curatore il giudice dell’esecuzione dichiara l’improcedibilita’ dell’esecuzione, salvi i casi di deroga di cui all’articolo 51.
Con regolamento del Ministro della giustizia, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti requisiti di onorabilita’ e professionalita’ dei soggetti specializzati e degli operatori esperti dei quali il curatore puo’ avvalersi ai sensi del primo comma, nonche’ i mezzi di pubblicita’ e trasparenza delle operazioni di vendita. (2)
———-

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo sostituito dall’art. 94, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Comma modificato dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(4) Comma aggiunto dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione II – Della vendita dei beni

Poteri del giudice delegato

Il giudice delegato, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, puo’ sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero, su istanza presentata dagli stessi soggetti entro dieci giorni dal deposito di cui al quarto comma dell’articolo 107, impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato.
Per i beni immobili e gli altri beni iscritti in pubblici registri, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, il giudice delegato ordina, con decreto, la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonche’ delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo. (2) (3)
———

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo sostituito dall’art. 95, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Comma modificato dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/11/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione II – Della vendita dei beni

[Modalita’ della vendita di navi, galleggianti ed aeromobili

La vendita di navi, galleggianti ed aeromobili iscritti nei registri indicati dal codice della navigazione e’ eseguita a norma delle disposizioni dello stesso codice, in quanto applicabili.] (2) (3)
———

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo aggiunto dall’art. 96, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Articolo abrogato dall’art. 7, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo
Sezione II – Della vendita dei beni

Modalita’ della vendita di diritti sulle opere dell’ingegno; sulle invenzioni industriali; sui marchi

Il trasferimento dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno, il trasferimento dei diritti nascenti delle invenzioni industriali, il trasferimento dei marchi e la cessione di banche di dati sono fatte a norma delle rispettive leggi speciali. (2)
———

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(2) Articolo aggiunto dall’art. 96, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VI – Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo (1)
Sezione II – Della vendita dei beni

Procedimento di distribuzione della somma ricavata

Il giudice delegato provvede alla distribuzione della somma ricavata dalla vendita secondo le disposizioni del capo seguente.
Il tribunale stabilisce con decreto la somma da attribuire, se del caso, al curatore in conto del compenso finale da liquidarsi a norma dell’art. 39. Tale somma è prelevata sul prezzo insieme alle spese di procedura e di amministrazione. (2)
———-

(1) Rubrica sostituita dall’art. 89, DLGS 9/1/2006, n. 5.
(1) Comma modificato dall’art. 97, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Procedimento di ripartizione

Il curatore, ogni quattro mesi a partire dalla data del decreto previsto dall’articolo 97 o nel diverso termine stabilito dal giudice delegato, presenta un prospetto delle somme disponibili ed un progetto di ripartizione delle medesime, riservate quelle occorrenti per la procedura. Nel progetto sono collocati anche i crediti per i quali non si applica il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui all’articolo 51. (2)
Il giudice ordina il deposito del progetto di ripartizione in cancelleria, disponendo che tutti i creditori, compresi quelli per i quali è in corso uno dei giudizi di cui all’articolo 98, ne siano avvisati con lettera raccomandata con avviso di ricevimento o altra modalità telematica, con garanzia di avvenuta ricezione in base agli articoli 8, comma 2, 9, comma 4, e 14 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. (3)
I creditori, entro il termine perentorio di quindici giorni dalla ricezione della comunicazione di cui al secondo comma, possono proporre reclamo al giudice delegato contro il progetto di riparto ai sensi dell’art. 36. (3)
Decorso tale termine, il giudice delegato, su richiesta del curatore, dichiara esecutivo il progetto di ripartizione. Se sono proposti reclami, il progetto di ripartizione e’ dichiarato esecutivo con accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione. Il provvedimento che decide sul reclamo dispone in ordine alla destinazione delle somme accantonate.
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 98, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Periodo aggiunto dall’art. 8, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma modificato dall’art. 8, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Ordine di distribuzione delle somme

Le somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo sono erogate nel seguente ordine:
1) per il pagamento dei crediti prededucibili (1);
2) per il pagamento dei crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l’ordine assegnato dalla legge;
3) per il pagamento dei creditori chirografari, in proporzione dell’ammontare del credito per cui ciascuno di essi fu ammesso, compresi i creditori indicati al n. 2, qualora non sia stata ancora realizzata la garanzia, ovvero per la parte per cui rimasero non soddisfatti da questa.
Sono considerati debiti prededucibili quelli cosi’ qualificati da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge; tali debiti sono soddisfatti con preferenza ai sensi del primo comma n. 1). (2)
———-

(1) Numero sostituito dall’art. 99, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 99, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Disciplina dei crediti prededucibili

I crediti prededucibilidevono essere accertati con le modalità di cui al capo V, con esclusione diquelli non contestati per collocazione e ammontare, anche se sorti durantel’esercizio provvisorio, e di quelli sorti a seguito di provvedimenti di liquidazionedi compensi dei soggetti nominati ai sensi dell’articolo 25; in questoultimo caso, se contestati, devono essere accertati con il procedimento di cuiall’articolo 26.
[Per i crediti prededucibili sorti dopo l’adunanza di verificazione dellostato passivo ovvero dopo l’udienza alla quale essa sia stata differita, si provvedeall’accertamento ai sensi del secondo comma dell’articolo 101.] (2)
I crediti prededucibili vanno soddisfatti per il capitale, le spese e gli interessicon il ricavato della liquidazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, tenutoconto delle rispettive cause di prelazione, con esclusione di quanto ricavatodalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata aicreditori garantiti. Il corso degli interessi cessa al momento del pagamento. (3)
I crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento che sono liquidi, esigibilie non contestati per collocazione e per ammontare, possono essere soddisfattiai di fuori del procedimento di riparto se l’attivo è presumibilmente sufficientea soddisfare tutti i titolari di tali crediti. Il pagamento deve essere autorizzatodal comitato dei creditori ovvero dal giudice delegato. (3)
Se l’attivo è insufficiente, la distribuzione deve avvenire secondo i criteridella graduazione e della proporzionalità, conformemente all’ordine assegnatodalla legge. (1)
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 100, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma abrogato dall’art. 8, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(3) Comma modificato dall’art. 8, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Conti speciali

La massa liquida attiva immobiliare e’ costituita dalle somme ricavate dalla liquidazione dei beni immobili, come definiti dall’articolo 812 del codice civile, e dei loro frutti e pertinenze, nonche’ dalla quota proporzionale di interessi attivi liquidati sui depositi delle relative somme.
La massa liquida attiva mobiliare e’ costituita da tutte le altre entrate.
Il curatore deve tenere un conto autonomo delle vendite dei singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale e di ipoteca e dei singoli beni mobili o gruppo di mobili oggetto di pegno e privilegio speciale, con analitica indicazione delle entrate e delle uscite di carattere specifico e della quota di quelle di carattere generale imputabili a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio proporzionale. (1)
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 100, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Crediti assistiti da prelazione

I crediti assistiti da privilegio generale hanno diritto di prelazione per il capitale, le spese e gli interessi, nei limiti di cui agli articoli 54 e 55, sul prezzo ricavato dalla liquidazione del patrimonio mobiliare, sul quale concorrono in un’unica graduatoria con i crediti garantiti da privilegio speciale mobiliare, secondo il grado previsto dalla legge.
I crediti garantiti da ipoteca e pegno e quelli assistiti da privilegio speciale hanno diritto di prelazione per il capitale, le spese e gli interessi, nei limiti di cui agli articoli 54 e 55, sul prezzo ricavato dai beni vincolati alla loro garanzia. (1)
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 100, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Partecipazione dei creditori ammessi tardivamente

I creditori ammessi a norma dell’articolo 101 concorrono soltanto alle ripartizioni posteriori alla loro ammissione in proporzione del rispettivo credito, salvo il diritto di prelevare le quote che sarebbero loro spettate nelle precedenti ripartizioni se assistiti da cause di prelazione o se il ritardo e’ dipeso da cause ad essi non imputabili. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 101, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Ripartizioni parziali

Nelle ripartizioni parziali, che non possono superare l’ottanta per cento delle somme da ripartire, devono essere trattenute e depositate, nei modi stabiliti dal giudice delegato, le quote assegnate:
1) ai creditori ammessi con riserva;
2) ai creditori opponenti a favore dei quali sono state disposte misure cautelari;
3) ai creditori opponenti la cui domanda e’ stata accolta ma la sentenza non e’ passata in giudicato;
4) ai creditori nei cui confronti sono stati proposti i giudizi di impugnazione e di revocazione.
Le somme ritenute necessarie per spese future, per soddisfare il compenso al curatore e ogni altro debito prededucibile devono essere trattenute; in questo caso, l’ammontare della quota da ripartire indicata nel primo comma del presente articolo deve essere ridotta se la misura dell’ottanta per cento appare insufficiente.
Devono essere altresi’ trattenute e depositate nei modi stabiliti dal giudice delegato le somme ricevute dalla procedura per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 102, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Scioglimento delle ammissioni con riserva

Quando si verifica l’evento che ha determinato l’accoglimento di una domanda con riserva, su istanza del curatore o della parte interessata, il giudice delegato modifica lo stato passivo, con decreto, disponendo che la domanda deve intendersi accolta definitivamente. (1)
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 103, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

 

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Restituzione di somme riscosse

I pagamenti effettuati in esecuzione dei piani di riparto non possono essere ripetuti, salvo il caso dell’accoglimento di domande di revocazione.
I creditori che hanno percepito pagamenti non dovuti, devono restituire le somme riscosse, oltre agli interessi legali dal momento del pagamento effettuato a loro favore. (1)
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 104, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Pagamento ai creditori

Il curatore provvede al pagamento delle somme assegnate ai creditori nel piano di ripartizione nei modi stabiliti dal giudice delegato, purche’ tali da assicurare la prova del pagamento stesso.
Se prima della ripartizione i crediti ammessi sono stati ceduti, il curatore attribuisce le quote di riparto ai cessionari, qualora la cessione sia stata tempestivamente comunicata, unitamente alla documentazione che attesti, con atto recante le sottoscrizioni autenticate di cedente e cessionario, l’intervenuta cessione. In questo caso, il curatore provvede alla rettifica formale dello stato passivo. Le stesse disposizioni si applicano in caso di surrogazione del creditore. (1) (2)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 105, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 8, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Rendiconto del curatore

Compiuta la liquidazione dell’attivo e prima del riparto finale, nonche’ in ogni caso in cui cessa dalle funzioni, il curatore presenta al giudice delegato l’esposizione analitica delle operazioni contabili e della attivita’ di gestione della procedura.
Il giudice ordina il deposito del conto in cancelleria e fissa l’udienza fino alla quale ogni interessato puo’ presentare le sue osservazioni o contestazioni. L’udienza non puo’ essere tenuta prima che siano decorsi quindici giorni dal deposito.
Dell’avvenuto deposito e della fissazione dell’udienza, il curatore da’ immediata comunicazione ai creditori ammessi al passivo, a coloro che hanno proposto opposizione, ai creditori in prededuzione non soddisfatti ed al fallito, avvisandoli che possono prende visione del rendiconto e presentare eventuali osservazioni o contestazioni fino all’udienza.
Se all’udienza stabilita non sorgono contestazioni o su queste viene raggiunto un accordo, il giudice approva il conto con decreto; altrimenti, fissa l’udienza innanzi al collegio che provvede in camera di consiglio.
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 106, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VII – Della ripartizione dell’attivo

Ripartizione finale

Approvato il conto e liquidato il compenso del curatore, il giudice delegato, sentite le proposte del curatore, ordina il riparto finale secondo le norme precedenti.
Nel riparto finale vengono distribuiti anche gli accantonamenti precedentemente fatti. Tuttavia, se la condizione non si e’ ancora verificata ovvero se il provvedimento non e’ ancora passato in giudicato, la somma e’ depositata nei modi stabiliti dal giudice delegato, perche’, verificatisi gli eventi indicati, possa essere versata ai creditori cui spetta o fatta oggetto di riparto supplementare fra gli altri creditori. Gli accantonamenti non impediscono la chiusura della procedura.
Il giudice delegato, nel rispetto delle cause di prelazione, puo’ disporre che a singoli creditori che vi consentono siano assegnati, in luogo delle somme agli stessi spettanti, crediti di imposta del fallito non ancora rimborsati.
Per i creditori che non si presentano o sono irreperibili le somme dovute sono nuovamente depositate presso l’ufficio postale o la banca gia’ indicati ai sensi dell’articolo 34. Decorsi cinque anni dal deposito, le somme non riscosse dagli aventi diritto e i relativi interessi, se non richieste da altri creditori, rimasti insoddisfatti, sono versate a cura del depositario all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, ad apposita unita’ previsionale di base dello stato di previsione del Ministero della giustizia.
Il giudice, anche se e’ intervenuta l’esdebitazione del fallito, omessa ogni formalita’ non essenziale al contraddittorio, su ricorso dei creditori rimasti insoddisfatti che abbiano presentato la richiesta di cui al quarto comma, dispone la distribuzione delle somme non riscosse in base all’articolo 111 fra i soli richiedenti. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 107, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione I – Della chiusura del fallimento

Casi di chiusura

Salvo quanto disposto nella sezione seguente per il caso di concordato, la procedura di fallimento si chiude:
1) se nel termine stabilito nella sentenza dichiarativa di fallimento non sono state proposte domande di ammissione al passivo; (1)
2) quando, anche prima che sia compiuta la ripartizione finale dell’attivo, le ripartizioni ai creditori raggiungono l’intero ammontare dei crediti ammessi, o questi sono in altro modo estinti e sono pagati tutti i debiti e le spese da soddisfare in prededuzione; (1)
3) quando è compiuta la ripartizione finale dell’attivo;
4) quando nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, ne’ i crediti prededucibili e le spese di procedura. Tale circostanza puo’ essere, accertata con la relazione o con i successivi rapporti riepilogativi di cui all’articolo 33. (1)
Nei casi di chiusura di cui ai numeri 3) e 4), ove si tratti di fallimento di società il curatore ne chiede la cancellazione dal registro delle imprese. La chiusura della procedura di fallimento della società nei casi di cui ai numeri 1) e 2) determina anche la chiusura della procedura estesa ai soci ai sensi dell’articolo 147, salvo che nei confronti del socio non sia stata aperta una procedura di fallimento come imprenditore individuale. (2)
———-

(1) Numero modificato dall’art. 108, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 108, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006 e successivamente modificato dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169. in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione I – Della chiusura del fallimento

Decreto di chiusura

La chiusura del fallimento è dichiarata condecreto motivato del tribunale su istanza del curatore o del debitore ovverodi ufficio, pubblicato nelle forme prescritte nell’art. 17.
Quando la chiusura del fallimento è dichiarata ai sensi dell’articolo 118,primo comma, n. 4), prima dell’approvazione del programma di liquidazione,il tribunale decide sentiti il comitato dei creditori ed il fallito. (1)
Contro il decreto che dichiara la chiusura o ne respinge la richiesta èammesso reclamo a norma dell’articolo 26. (1) Contro il decreto della corted’appello il ricorso per cassazione è proposto nel termine perentorio di trentagiorni, decorrente dalla notificazione o comunicazione del provvedimentoper il curatore, per il fallito, per il comitato dei creditori e per chi ha propostoil reclamo o è intervenuto nel procedimento; dal compimento della pubblicitàdi cui all’articolo 17 per ogni altro interessato. (2)
Il decreto di chiusura acquista efficacia quando è decorso il termine peril reclamo, senza che questo sia stato proposto, ovvero quando il reclamo èdefinitivamente rigettato. (3)
Con i decreti emessi ai sensi del primo e del terzo comma del presentearticolo, sono impartite le disposizioni esecutive volte ad attuare gli effettidella decisione. Allo stesso modo si provvede a seguito del passaggio ingiudicato della sentenza di revoca del fallimento o della definitività del decretodi omologazione del concordato fallimentare.

———

(1) I commi secondo, terzo e quarto così sostituiscono l’originario comma secondoa norma dell’art. 109, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16luglio 2006.
(2) Secondo periodo aggiunto dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, condecorrenza dall’1/1/2008.(3) Comma inserito dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenzadall’ 1/1/2008

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione I – Della chiusura del fallimento

Effetti della chiusura

Con la chiusura cessano gli effetti del fallimento sul patrimonio del fallito e le conseguenti incapacita’ personali e decadono gli organi preposti al fallimento. (3)
Le azioni esperite dal curatore per l’esercizio di diritti derivanti dal fallimento non possono essere proseguite. (1)
I creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti per capitale e interessi, salvo quanto previsto dagli articoli 142 e seguenti. (2)
Il decreto o la sentenza con la quale il credito e’ stato ammesso al passivo costituisce prova scritta per gli effetti di cui all’articolo 634 del codice di procedura civile. (2)
———

(1) Comma sostituito dall’art. 110, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 110, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(3) Comma sostituito dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione I – Della chiusura del fallimento

Casi di riapertura del fallimento

Nei casi preveduti dai nn. 3e 4 dell’articolo 118, il tribunale, entro cinque anni dal decreto di chiusura,su istanza del debitore o di qualunque creditore, può ordinare che il Fallimentogià chiuso sia riaperto, quando risulta che nel patrimonio del fallitoesistano attività in misura tale da rendere utile il provvedimento o quandoil fallito offre garanzia di pagare almeno il dieci per cento ai creditori vecchie nuovi.
Il tribunale, con sentenza in camera di consiglio, se accoglie l’istanza:
1) richiama in ufficio il giudice delegato ed il curatore o li nomina di nuovo;
2) stabilisce i termini previsti dai numeri 4) e 5) del secondo comma dell’articolo 16, eventualmente abbreviandoli non oltre la metà; i creditori già ammessi al passivo nel fallimento chiuso possono chiedere la conferma del provvedimento di ammissione salvo che intendano insinuare al passivo ulteriori interessi. (1)
La sentenza può essere reclamata a norma dell’articolo 18. (2)
La sentenza è pubblicata a norma dell’art. 17.
Il giudice delegato nomina il comitato dei creditori, tenendo conto nellascelta anche dei nuovi creditori.
Per le altre operazioni si seguono le norme stabilite nei capi precedenti.
———-

(1) Comma modificato dall’art. 111, DLGS 9/1/2006, n. 5, con decorrenza dal16 luglio 2006.
(2) Comma inserito dall’art. 111, DLGS 9/1/2006, n. 5, con decorrenza dal16 luglio 2006 e successivamente modificato dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione I – Della chiusura del fallimento

Concorso dei vecchi e nuovi creditori

I creditori concorrono alle nuove ripartizioni per le somme loro dovute al momento della riapertura, dedotto quanto hanno percepito nelle precedenti ripartizioni, salve in ogni caso le cause legittime di prelazione.
Restano ferme le precedenti statuizioni a norma del Capo V. (1)
———-

(1) Comma sostituito dall’art. 112 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione I – Della chiusura del fallimento

Effetti della riapertura sugli atti pregiudizievoli ai creditori

In caso di riapertura del fallimento, per le azioni revocatorie relative agli atti del fallito, compiuti dopo la chiusura del fallimento, i termini stabiliti dagli artt. 65, 67 e 67-bis sono computati dalla data della sentenza di riapertura. (1)
Sono privi di effetto nei confronti dei creditori gli atti a titolo gratuito e quelli di cui all’articolo 69, posteriori alla chiusura e anteriori alla riapertura del fallimento. (2)
———-

(1) Comma modificato dall’art. 113 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 113 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Proposta di concordato

La proposta di concordato puo’ essere presentata da uno o piu’ creditori o da un terzo, anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, purche’ i dati contabili e le altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori del fallito da sottoporre all’approvazione del giudice delegato. Essa non puo’ essere presentata dal fallito, da societa’ cui egli partecipi o da societa’ sottoposte a comune controllo, se non dopo il decorso di sei mesi dalla dichiarazione di fallimento e purche’ non siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo.
La proposta puo’ prevedere:
a) la suddivisione dei creditori in classi, secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;
b) trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a classi diverse, indicando le ragioni dei trattamenti differenziati dei medesimi;
c) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonche’ a societa’ da questi partecipate, di azioni, quote ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito.
La proposta puo’ prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purche’ il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d) designato dal tribunale. Il trattamento stabilito per ciascuna classe non puo’ avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione.
La proposta presentata da uno o piu’ creditori o da un terzo puo’ prevedere la cessione, oltre che dei beni compresi nell’attivo fallimentare, anche delle azioni di pertinenza della massa, purche’ autorizzate dal giudice delegato, con specifica indicazione dell’oggetto e del fondamento della pretesa. Il proponente puo’ limitare gli impegni assunti con il concordato ai soli creditori ammessi al passivo, anche provvisoriamente, e a quelli che hanno proposto opposizione allo stato passivo o domanda di ammissione tardiva al tempo della proposta. In tale caso, verso gli altri creditori continua a rispondere il fallito, fermo quanto disposto dagli articoli 142 e seguenti in caso di esdebitazione. (1)
———

(1) Articolo dapprima sostituito dall’art. 114 DLGS 9/1/2006, n. 5 e successivamente modificato dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Esame della proposta e comunicazione ai creditori

La proposta di concordato è presentata con ricorso al giudice delegato, il quale chiede il parere del curatore, con specifico riferimento ai presumibili risultati della liquidazione ed alle garanzie offerte.(2)
Una volta espletato tale adempimento preliminare, il giudice delegato, acquisito il parere favorevole del comitato dei creditori, valutata la ritualità della proposta, ordina che la stessa, unitamente al parere del curatore e del comitato dei creditori venga comunicata ai creditori, specificando dove possono essere reperiti i dati per la sua valutazione ed informandoli che la mancata risposta sarà considerata come voto favorevole. Nel medesimo provvedimento il giudice delegato fissa un termine non inferiore a venti giorni nè superiore a trenta, entro il quale i creditori devono far pervenire nella cancelleria del tribunale eventuali dichiarazioni di dissenso. In caso di presentazione di più proposte o se comunque ne sopraggiunge una nuova, prima che il giudice delegato ordini la comunicazione, il comitato dei creditori sceglie quella da sottoporre all’approvazione dei creditori; su richiesta del curatore, il giudice delegato può ordinare la comunicazione ai creditori di una o di altre proposte, tra quelle non scelte, ritenute parimenti convenienti. Si applica l’articolo 41, quarto comma. (3)
Qualora la proposta contenga condizioni differenziate per singole classi di creditori essa, prima di essere comunicata ai creditori, deve essere sottoposta, con i pareri di cui al primo e secondo comma, al giudizio del tribunale che verifica il corretto utilizzo dei criteri di cui all’articolo 124, secondo comma, lettere a) e b) tenendo conto della relazione resa ai sensi dell’articolo 124, terzo comma.(4)
Se la società fallita ha emesso obbligazioni o strumenti finanziari oggettodella proposta di concordato, la comunicazione è inviata agli organi chehanno il potere di convocare le rispettive assemblee, affinché possano esprimereil loro eventuale dissenso. Il termine previsto dal terzo comma è prolungatoper consentire l’espletamento delle predette assemblee.
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 115, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.
(3) Comma dapprima modificato dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenza dal 1° gennaio 2008 e successivamente dall’art. 61, comma 1, L. 18 giugno 2009, n. 69.
(4) Comma sostituito dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Concordato nel caso di numerosi creditori

Ove le comunicazioni siano dirette ad un rilevante numero di destinatari, il giudice delegato puo’ autorizzare il curatore a dare notizia della proposta di concordato, anziche’ con comunicazione ai singoli creditori, mediante pubblicazione del testo integrale della medesima su uno o piu’ quotidiani a diffusione nazionale o locale. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 116 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Voto nel concordato

Se la proposta e’ presentata prima che lo stato passivo venga reso esecutivo, hanno diritto al voto i creditori che risultano dall’elenco provvisorio predisposto dal curatore e approvato dal giudice delegato; altrimenti, gli aventi diritto al voto sono quelli indicati nello stato passivo reso esecutivo ai sensi dell’articolo 97. In quest’ultimo caso, hanno diritto al voto anche i creditori ammessi provvisoriamente e con riserva.
I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorche’ la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano al diritto di prelazione, salvo quanto previsto dal terzo comma.
La rinuncia puo’ essere anche parziale, purche’ non inferiore alla terza parte dell’intero credito fra capitale ed accessori.
Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono assimilati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.
I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede, ai sensi dell’articolo 124, terzo comma, la soddisfazione non integrale, sono considerati chirografari per la parte residua del credito.
Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti ed affini fino al quarto grado e coloro che sono diventati cessionari o aggiudicatari dei crediti di dette persone da meno di un anno prima della dichiarazione di fallimento.
La stessa disciplina si applica ai crediti delle societa’ controllanti o controllate o sottoposte a comune controllo.
I trasferimenti di crediti avvenuti dopo la dichiarazione di fallimento non attribuiscono diritto di voto, salvo che siano effettuati a favore di banche o altri intermediari finanziari. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 117 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Approvazione del concordato

Il concordato è approvato daicreditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ovesiano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se talemaggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi. (2)
I creditori che non fanno pervenire il loro dissenso nel termine fissatodal giudice delegato si ritengono consenzienti.
La variazione del numero dei creditori ammessi o dell’ammontare deisingoli crediti, che avvenga per effetto di un provvedimento emesso successivamentealla scadenza del termine fissato dal giudice delegato per levotazioni, non influisce sul calcolo della maggioranza. (3)
Quando il giudice delegato dispone il voto su più proposte di concordato aisensi dell’articolo 125, secondo comma, terzo periodo, ultima parte, si consideraapprovata quella tra esse che ha conseguito il maggior numero di consensi a normadei commi precedenti e, in caso di parità, la proposta presentata per prima. (1) (4)

———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 118, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Gli originari commi 1 e 2 sono stati così sostituiti con il presente comma dall’art.9, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.Per effetto dell’art. 118, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, i commi 1 e 2 vigenti fino al31 dicembre 2007 erano così formulati: «Il concordato è approvato se riporta il votofavorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto.Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se riportail voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessial voto nelle classi medesime».
(3) Comma modificato dall’art. 9, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.
(4) Comma aggiunto dall’art. 61, comma 2, L. 18/6/2009, n. 69.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Giudizio di omologazione

Decorso il termine stabilito per levotazioni, il curatore presenta al giudice delegato una relazione sul loro esito.Se la proposta è stata approvata, il giudice delegato dispone che il curatorene dia immediata comunicazione al proponente, affinché richiedal’omologazione del concordato, al fallito e ai creditori dissenzienti e, condecreto da pubblicarsi a norma dell’articolo 17, fissa un termine non inferiorea quindici giorni e non superiore a trenta giorni per la proposizione dieventuali opposizioni, anche da parte di qualsiasi altro interessato, e per ildeposito da parte del comitato dei creditori di una relazione motivata col suoparere definitivo; se il comitato non provvede nel termine, la relazione èredatta e depositata dal curatore nei sette giorni successivi.L’opposizione e la richiesta di omologazione si propongono con ricorsoa norma dell’articolo 26.
Se nel termine fissato non vengono proposte opposizioni, il tribunale,verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione, omologa ilconcordato con decreto motivato non soggetto a gravame.
Se sono state proposte opposizioni, il Tribunale assume i mezzi istruttoririchiesti dalle parti o disposti di ufficio, anche delegando uno dei componentidel collegio. Nell’ipotesi di cui al secondo periodo del primo comma dell’articolo128, se un creditore appartenente ad una classe dissenziente contestala convenienza della proposta, il tribunale può omologare il concordatoqualora ritenga che il credito possa risultare soddisfatto dal concordato inmisura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.Il tribunale provvede con decreto motivato pubblicato a norma dell’articolo17.
(1)
———

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 119, D.Lgs. 9/1/2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006, e successivamente dall’art. 9, DLGS 12/9/2007,n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Efficacia del decreto

La proposta di concordato diventa efficace dal momento in cui scadono i termini per opporsi all’omologazione, o dal momento in cui si esauriscono le impugnazioni previste dall’articolo 129.
Quando il decreto di omologazione diventa definitivo, il curatore rende conto della gestione ai sensi dell’articolo 116 ed il tribunale dichiara chiuso il fallimento. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 120 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Reclamo

Il decreto del tribunale è reclamabile dinanzi allacorte di appello che pronuncia in camera di consiglio.
Il reclamo è proposto con ricorso da depositarsi nella cancelleria dellacorte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione deldecreto fatta dalla cancelleria del tribunale.
Esso deve contenere i requisiti prescritti dall’articolo 18, secondo comma,numeri 1), 2), 3) e 4).
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designail relatore, e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro sessantagiorni dal deposito del ricorso.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve esserenotificato, a cura del reclamante, entro dieci giorni dalla comunicazione deldecreto, al curatore e alle altre parti, che si identificano, se non sono reclamanti,nel fallito, nel proponente e negli opponenti.
Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere untermine non minore di trenta giorni.
Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima dellaudienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello.La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di unamemoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonchél’indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
L’intervento di qualunque interessato non può aver luogo oltre il terminestabilito per la costituzione delle parti resistenti, con le modalità per questepreviste.
All’udienza, il collegio, sentite le parti, assume, anche d’ufficio, i mezzidi prova, eventualmente delegando un suo componente.
La corte provvede con decreto motivato.
Il decreto è pubblicato a norma dell’articolo 17 e notificato alle parti, acura della cancelleria, ed è impugnabile con ricorso per cassazione entrotrenta giorni dalla notificazione.
———–

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 121, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006, e successivamente dall’art. 9, D.Lgs. 12 settembre 2007,n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Intervento del pubblico ministero

[Il pubblico ministero interviene sia nel giudizio di primo grado sia nel giudizio di appello.] (1)
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 122 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Spese per omologazione

[Alle spese di omologazione si provvede con le somme liquide del fallimento, mediante prelevamenti disposti dal giudice delegato.] (2)
[] (1)
———-

(1) Comma abrogato dall’art. 299, DPR 30/05/02, n. 115.
(2) Articolo abrogato dall’art. 122 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Rendiconto del curatore

[Appena la sentenza di omologazione è passata in giudicato, il curatore deve rendere il conto a norma dell’art. 116.] (1)
———

(2) Articolo abrogato dall’art. 122 DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Effetti del concordato

Il concordato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori alla apertura del fallimento, compresi quelli che non hanno presentato domanda di ammissione al passivo. A questi però non si estendono le garanzie date nel concordato da terzi.
I creditori conservano la loro azione per l’intero credito contro i coobbligati, i fideiussori del fallito e gli obbligati in via di regresso.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Esecuzione del concordato

Dopo la omologazione del concordatoil giudice delegato, il curatore e il comitato dei creditori ne sorveglianol’adempimento, secondo le modalità stabilite nel decreto diomologazione. (1)
Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili sonodepositate nei modi stabiliti dal giudice delegato.
Accertata la completa esecuzione del concordato, il giudice delegatoordina lo svincolo delle cauzioni e la cancellazione delle ipoteche iscritte agaranzia e adotta ogni misura idonea per il conseguimento delle finalità delconcordato. (2)
Il provvedimento è pubblicato ed affisso ai sensi dell’art. 17. Le spesesono a carico del debitore.
———

(1) Comma modificato dall’art. 123, DLGS 9/1/2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 123, DLGS 9/1/2006, n. 5, con decorrenzadal 16 luglio 2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Risoluzione del concordato

Se le garanzie promesse nonvengono costituite o se il proponente non adempie regolarmente gli obblighiderivanti dal concordato, ciascun creditore può chiederne la risoluzione.
Si applicano le disposizioni dell’articolo 15 in quanto compatibili.Al procedimento è chiamato a partecipare anche l’eventuale garante.La sentenza che risolve il concordato riapre la procedura di fallimentoed è provvisoriamente esecutiva.
La sentenza è reclamabile ai sensi dell’articolo 18.
Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenzadel termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.Le disposizioni di questo articolo non si applicano quando gli obblighiderivanti dal concordato sono stati assunti dal proponente o da uno o piùcreditori con liberazione immediata del debitore.
Non possono proporre istanza di risoluzione i creditori del fallito versocui il terzo, ai sensi dell’articolo 124, non abbia assunto responsabilità pereffetto del concordato.(1)
———

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 124, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006, e successivamente dall’art. 9, D.Lgs. 12 settembre 2007,n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Annullamento del concordato

Il concordato omologato puòessere annullato dal tribunale, su istanza del curatore o di qualunque creditore,in contraddittorio con il debitore, quando si scopre che è stato dolosamenteesagerato il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo.Non è ammessa alcuna altra azione di nullità. Si procede a normadell’articolo 137.
La sentenza che annulla il concordato riapre la procedura di fallimentoed è provvisoriamente esecutiva. Essa è reclamabile ai sensi dell’articolo 18.Il ricorso per l’annullamento deve proporsi nel termine di sei mesi dallascoperta del dolo e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del terminefissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato. (1)
———-

(1) Articolo dapprima modificato dall’art. 125, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006, e successivamente così sostituito dall’art. 9, D.Lgs. 12settembre 2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Provvedimenti conseguenti alla riapertura

La sentenza che riapre la procedura a norma degli articoli 137 e 138 provvede ai sensi dell’articolo 121. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 126, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Gli effetti della riapertura

Gli effetti della riapertura sono regolati dagli artt. 122 e 123.
Possono essere riproposte le azioni revocatorie già iniziate e interrotte per effetto del concordato.
I creditori anteriori conservano le garanzie per le somme tuttora ad essi dovute in base al concordato risolto o annullato e non sono tenuti a restituire quanto hanno già riscosso.
Essi concorrono per l’importo del primitivo credito, detratta la parte riscossa in parziale esecuzione del concordato.

TITOLO II – Del fallimento
Capo VIII – Della cessazione della procedura fallimentare
Sezione II – Del concordato

Nuova proposta di concordato

Reso esecutivo il nuovo stato passivo, il proponente e’ ammesso a presentare una nuova proposta di concordato. Questo non puo’ tuttavia essere omologato se prima dell’udienza a cio’ destinata non sono depositate, nei modi stabiliti del giudice delegato, le somme occorrenti per il suo integrale adempimento o non sono prestate garanzie equivalenti. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 127, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IX- Della esdebitazione (1)

Esdebitazione

Il fallito persona fisica e’ ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione che:
1) abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;
2) non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;
3) non abbia violato le disposizioni di cui all’articolo 48;
4) non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;
5) non abbia distratto l’attivo o esposto passivita’ insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito;
6) non sia stato condannato con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attivita’ d’impresa, salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione. Se e’ in corso il procedimento penale per uno di tali reati, il tribunale sospende il procedimento fino all’esito di quello penale.
L’esdebitazione non puo’ essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali.
Restano esclusi dall’esdebitazione:
a) gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa; (2)
b) i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale nonche’ le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.
Sono salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso.
———

(1) L’intero capo è stato sostituito dall’art. 128, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Lettera modificata dall’art. 10, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IX – Della esdebitazione (1)

Procedimento di esdebitazione

Il tribunale, con il decreto di chiusura del fallimento o su ricorso del debitore presentato entro l’anno successivo, verificate le condizioni di cui all’articolo 142 e tenuto altresi’ conto dei comportamenti collaborativi del medesimo, sentito il curatore ed il comitato dei creditori, dichiara inesigibili nei confronti del debitore gia’ dichiarato fallito i debiti concorsuali non soddisfatti integralmente.
Contro il decreto che provvede sul ricorso, il debitore, i creditori non integralmente soddisfatti, il pubblico ministero e qualunque interessato possono proporre reclamo a norma dell’articolo 26.
———

(1) L’intero capo è stato sostituito dall’art. 128, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IX – Della esdebitazione (1)

Esdebitazione per i crediti concorsuali non concorrenti

Il decreto di accoglimento della domanda di esdebitazione produce effetti anche nei confronti dei creditori anteriori alla apertura della procedura di liquidazione che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo; in tale caso, l’esdebitazione opera per la sola eccedenza alla percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado. (2)
———

(1) L’intero capo è stato sostituito dall’art. 128, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 10, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO II – Del fallimento
Capo IX – Della esdebitazione

Condanne penali che ostano alla riabilitazione

[In nessun caso la riabilitazione può essere concessa se il fallito è stato condannato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro il patrimonio, la fede pubblica, l’economia pubblica, l’industria e il commercio, salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione prevista dalla legge penale.
Se è in corso il procedimento per uno di tali reati, il tribunale sospende di pronunziare sull’istanza fino all’esito del procedimento.] (1)
——————

(1) Articolo abrogato dall’art. 129, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Amministratori, direttori generali, componenti degli organi di controllo, liquidatori e soci di societa’ a responsabilita’ limitata

Gli amministratori e i liquidatori della societa’ sono tenuti agli obblighi imposti al fallito dall’articolo 49. Essi devono essere sentiti in tutti i casi in cui la legge richiede che sia sentito il fallito.
Sono esercitate dal curatore previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori:
a) le azioni di responsabilita’ contro gli amministratori, i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori;
b) l’azione di responsabilita’ contro i soci della societa’ a responsabilita’ limitata, nei casi previsti dall’articolo 2476, comma settimo, del codice civile. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 130, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Societa’ con soci a responsabilita’ illimitata

La sentenza che dichiara il fallimento di una societa’ appartenente ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili.
Il fallimento dei soci di cui al comma primo non puo’ essere dichiarato decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilita’ illimitata anche in caso di trasformazione, fusione o scissione, se sono state osservate le formalita’ per rendere noti ai terzi i fatti indicati. La dichiarazione di fallimento e’ possibile solo se l’insolvenza della societa’ attenga, in tutto o in parte, a debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilita’ illimitata.
Il tribunale, prima di dichiarare il fallimento dei soci illimitatamente responsabili, deve disporne la convocazione a norma dell’articolo 15.
Se dopo la dichiarazione di fallimento della societa’ risulta l’esistenza di altri soci illimitatamente responsabili, il tribunale, su istanza del curatore, di un creditore, di un socio fallito, dichiara il fallimento dei medesimi.
Allo stesso modo si procede, qualora dopo la dichiarazione di fallimento di un imprenditore individuale risulti che l’impresa e’ riferibile ad una societa’ di cui il fallito e’ socio illimitatamente responsabile.
Contro la sentenza del tribunale è ammesso reclamo a norma dell’articolo 18. (2)
In caso di rigetto della domanda, contro il decreto del tribunale l’istante puo’ proporre reclamo alla corte d’appello a norma dell’articolo 22.
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 131, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma modificato dall’art. 11, DLGS 12/9/2007, n. 169.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Fallimento della societa’ e dei soci

Nei casi previsti dall’articolo 147, il tribunale nomina, sia per il fallimento della societa’, sia per quello dei soci un solo giudice delegato e un solo curatore, pur rimanendo distinte le diverse procedure. Possono essere nominati piu’ comitati dei creditori.
Il patrimonio della societa’ e quello dei singoli soci sono tenuti distinti.
Il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della societa’ si intende dichiarato per l’intero e con il medesimo eventuale privilegio generale anche nel fallimento dei singoli soci.
Il creditore sociale ha diritto di partecipare a tutte le ripartizioni fino all’integrale pagamento, salvo il regresso fra i fallimenti dei soci per la parte pagata in piu’ della quota rispettiva.
I creditori particolari partecipano soltanto al fallimento dei soci loro debitori.
Ciascun creditore puo’ contestare i crediti dei creditori con i quali si trova in concorso. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 132, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Fallimento dei soci

Il fallimento di uno o più soci illimitatamente responsabili non produce il fallimento della società.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Versamenti dei soci a responsabilità limitata

Nei fallimenti delle società con soci a responsabilità limitata il giudice delegato può, su proposta del curatore, ingiungere con decreto ai soci a responsabilità limitata e ai precedenti titolari delle quote o delle azioni di eseguire i versamenti ancora dovuti, quantunque non sia scaduto il termine stabilito per il pagamento.
Contro il decreto emesso a norma del primo comma puo’ essere proposta opposizione ai sensi dell’articolo 645 del codice di procedura civile. (1)
———

(1) Comma aggiunto dall’art. 133, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Società cooperative

Fallimento di societa’ a responsabilita’ limitata:
polizza assicurativa e fideiussione bancaria

Nei fallimenti di societa’ a responsabilita’ limitata il giudice, ricorrendone i presupposti, puo’ autorizzare il curatore ad escutere la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria rilasciata ai sensi dell’articolo 2464, quarto e sesto comma, dei codice civile. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 134, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Proposta di concordato

La proposta di concordato per la società fallita è sottoscritta da coloro che ne hanno la rappresentanza sociale.
La proposta e le condizioni del concordato, salva diversa disposizione dell’atto costitutivo o dello statuto:
a) nelle societa’ di persone, sono approvate dai soci che rappresentano la maggioranza assoluta del capitale;
b) nelle societa’ per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilita’ limitata, nonche’ nelle societa’ cooperative, sono deliberate dagli amministratori. (1)
In ogni caso, la decisione o la deliberazione di cui alla lettera b), del secondo comma deve risultare da verbale redatto da notaio ed e’ depositata ed iscritta nel registro delle imprese a norma dell’articolo 2436 del codice civile. (2)
———

(1) Comma sostituito dall’art. 135, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 135, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Effetti del concordato della società

Salvo patto contrario, il concordato fatto da una società con soci a responsabilità illimitata ha efficacia anche di fronte ai soci e fa cessare il loro fallimento. (1)
Contro il decreto di chiusura del fallimento del socio e’ ammesso reclamo a norma dell’articolo 26. (2)
———

(1) Comma modificato dall’art. 136, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 136, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006

TITOLO II – Del fallimento
Capo X – Del fallimento delle società

Concordato particolare del socio

Nel fallimento di una società con soci a responsabilità illimitata, ciascuno dei soci dichiarato fallito può proporre un concordato ai creditori sociali e particolari concorrenti nel proprio fallimento.

TITOLO II – Del fallimento
Capo XI – Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (1)

Patrimonio destinato incapiente; violazione delle regoledi separatezza

Se a seguito del fallimento della società o nel corso dellagestione il curatore rileva che il patrimonio destinato è incapiente provvede,previa autorizzazione del giudice delegato, alla sua liquidazione secondo leregole della liquidazione della società in quanto compatibili.
I creditori particolari del patrimonio destinato possono presentare domandadi insinuazione al passivo del fallimento della società nei casi di responsabilitàsussidiaria o illimitata previsti dall’articolo 2447-quinquies, terzoe quarto comma, del codice civile.
Se risultano violate le regole di separatezza fra uno o più patrimoni destinaticostituiti dalla società e il patrimonio della società medesima, il curatorepuò agire in responsabilità contro gli amministratori e i componenti degliorgani di controllo della società ai sensi dell’articolo 146. (1)
———-

(1) Articolo dapprima modificato dall’art. 160, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 esuccessivamente così sostituito dall’art. 139, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenzadal 16 luglio 2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo XI – Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (1)

Accertamento del passivo

[Il curatore forma l’elenco dei creditori in base alle scritture contabili, alle dichiarazioni del debitore e alle altre notizie che può assumere.
L’elenco, con i documenti giustificativi, è trasmesso al giudice, il quale procede alla formazione dello stato passivo e lo rende esecutivo con decreto. Lo stato passivo col decreto del giudice è depositato in cancelleria, e chiunque può prenderne visione.
Il curatore dà notizia mediante lettera raccomandata a ciascun creditore, entro tre giorni dal deposito, del provvedimento che lo riguarda.
Entro quindici giorni dal deposito dello stato passivo in cancelleria i creditori non ammessi possono proporre reclamo avanti al giudice. Nello stesso termine possono essere proposte le contestazioni dei creditori ammessi da parte di altri creditori.
Il giudice stabilisce l’udienza di discussione delle contestazioni e dei reclami. Egli tenta di definire amichevolmente le questioni e, in caso di risultato negativo, pronuncia unica sentenza.] (2)
———

(1) Rubrica modificata dall’art. 137, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Articolo abrogato dall’art. 140, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo XI – Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (1)

Domande di rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili

[Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche alle domande di rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito.] (2)
———

(1) Rubrica modificata dall’art. 137, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Articolo abrogato dall’art. 140, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO II – Del fallimento
Capo XI – Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (1)

Concordato

[La proposta del concordato è approvata se riporta il consenso della maggioranza di numero e di somma dei creditori che hanno diritto al voto.
Il giudice, accertato il concorso delle maggioranze indicate nel comma precedente e qualora ritenga tuttora conveniente il concordato, lo approva con decreto e dispone per la sua esecuzione.
Contro il decreto che approva o respinge il concordato non è ammesso gravame ] (1).
———-

(1) Rubrica modificata dall’art. 137, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Articolo abrogato dall’art. 140, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Presupposti per l’ammissione alla procedura (2)

L’imprenditoreche si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordatopreventivo sulla base di un piano che può prevedere:
a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasiforma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazionistraordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a societàda questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, ancheconvertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;
b) l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta diconcordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche icreditori o società da questi partecipate o da costituire nel corso dellaprocedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite aicreditori per effetto del concordato;
c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessieconomici omogenei;
d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse. (1)
La proposta può prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno oipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda lasoddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione dellacollocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardoal valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causadi prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possessodei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d). Il trattamentostabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine dellecause legittime di prelazione. (4)
Ai fini di cui al primo comma per stato di crisi si intende anche lo statodi insolvenza. (3)
—————

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, DL 14/3/2005, n. 35.
(2) Rubrica modificata dall’art. 12, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.
(3) Comma aggiunto dall’art. 36, DL 30/12/2005, n. 273.
(4) Comma aggiunto dall’art. 12, DLGS12/9/2007, n. 169.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Domanda di concordato

La domanda per l’ammissione allaprocedura di concordato preventivo è proposta con ricorso, sottoscritto daldebitore, al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale;il trasferimento della stessa intervenuto nell’anno antecedente al depositodel ricorso non rileva ai fini della individuazione della competenza.Il debitore deve presentare con il ricorso:
a) una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziariadell’impresa;
b) uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo deicreditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;c) l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o inpossesso del debitore;
d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamenteresponsabili.
Il piano e la documentazione di cui ai commi precedenti devono essereaccompagnati dalla relazione di un professionista in possesso dei requisiti dicui all’articolo 67, terzo comma, lett. d), che attesti la veridicità dei datiaziendali e la fattibilità del piano medesimo. (2)
Per la società la domanda deve essere approvata e sottoscritta a normadell’articolo 152.
La domanda di concordato è comunicata al pubblico ministero. (3)
—–

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, DL 14/3/2005, n. 35(conv. con mod. dalla L. 14 maggio 2005, n. 80).
(2) Comma sostituito dall’art. 12, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.
(3) Comma inserito dall’art. 12, DLGS 12/9/2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Inammissibilità della proposta (1)

Il Tribunale puo’ concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti.
Il Tribunale, se all’esito del procedimento verifica che non ricorrono i presupposti di cui agli articoli 160, commi primo e secondo, e 161, sentito il debitore in camera di consiglio, con decreto non soggetto a reclamo dichiara inammissibile la proposta di concordato. In tali casi il Tribunale, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5 dichiara il fallimento del debitore.
Contro la sentenza che dichiara il fallimento e’ proponibile reclamo a norma dell’articolo 18. Con il reclamo possono farsi valere anche motivi attinenti all’ammissibilita’ della proposta di concordato. (2)
———-

(1) Rubrica sostituita dall’art. 12, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Articolo sostituito dall’art. 12, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Ammissione alla procedura (1)

Il tribunale, ove non abbia provvedutoa norma dell’articolo 162, commi primo e secondo (2), con decretonon soggetto a reclamo, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo;ove siano previste diverse classi di creditori, il tribunale provvede analogamenteprevia valutazione della correttezza dei criteri di formazione dellediverse classi .
Con il provvedimento di cui al primo comma, il tribunale:1) delega un giudice alla procedura di concordato;
2) ordina la convocazione dei creditori non oltre trenta giorni dalla data delprovvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di questo aicreditori;
3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli articoli28 e 29;
4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il ricorrentedeve depositare nella cancelleria del tribunale la somma pari al 50per cento delle spese che si presumono necessarie per l’intera procedura,ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese,che sia determinata dal giudice. Su proposta del commissario giudiziale, ilgiudice delegato può disporre che le somme riscosse vengano investitesecondo quanto previsto dall’articolo 34, primo comma. (3)
Qualora non sia eseguito il deposito prescritto, il commissario giudizialeprovvede a norma dell’articolo 173, primo comma. (4)
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. f), D.L. 14 marzo 2005, n. 35(conv. con mod. dalla L. 14 maggio 2005, n. 80).
(2) Le parole «ove non abbia mai provveduto a norma dell’articolo 162, commiprimo e secondo» hanno così sostituito le parole «verificata la completezza e la regolaritàdella documentazione» ai sensi dell’art. 12, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169,con decorrenza dal 1° gennaio 2008.
(3) Le parole da «pari» alla fine della lettera hanno così sostituito le parole «che sipresume necessaria per l’intera procedura» ai sensi dell’art. 12, D.Lgs. 12 settembre2007, n. 169, con decorrenza dal 1° gennaio 2008.
(4) Le parole «primo comma» hanno così sostituito le parole «quarto comma» aisensi dell’art. 12, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Decreti del giudice delegato

I decreti del giudice delegato sono soggetti a reclamo a norma dell’articolo 26. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 141, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Commissario giudiziale

Il commissario giudiziale è, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, pubblico ufficiale.
Si applicano al commissario giudiziale gli articoli 36, 37, 38 e 39.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I – Dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo

Pubblicita’ del decreto (1)

Il decreto è pubblicato, a cura del cancelliere,a norma dell’articolo 17 (2). Il tribunale può, inoltre, disporne la pubblicazionein uno o più giornali, da esso indicati.Se il debitore possiede beni immobili o altri beni soggetti a pubblicaregistrazione, si applica la disposizione dell’articolo 88, secondo comma.
———

(1) Articolo così sostituito dall’art. 142, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenzadal 16 luglio 2006.
(2) Periodo sostituito dall’art. 12, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo II – Degli effetti dell’ammissione al concordato preventivo

Amministrazione dei beni durante la procedura

Durante la procedura di concordato, il debitore conserva l’amministrazione dei suoi beni e l’esercizio dell’impresa, sotto la vigilanza del commissario giudiziale. (1)
I mutui, anche sotto forma cambiaria, le transazioni, i compromessi, le alienazioni di beni immobili, le concessioni di ipoteche o di pegno, le fideiussioni, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, le cancellazioni di ipoteche, le restituzioni di pegni, le accettazioni di eredità e di donazioni e in genere gli atti eccedenti la ordinaria amministrazione, compiuti senza l’autorizzazione scritta del giudice delegato, sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato.
Con il decreto previsto dall’articolo 163 o con successivo decreto, il tribunale puo’ stabilire un limite di valore al di sotto del quale non e’ dovuta l’autorizzazione di cui al secondo comma. (2)
———

(1) Comma modificato dall’art. 143, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 143, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo II – Degli effetti dell’ammissione al concordato preventivo

Effetti della presentazione del ricorso

Dalla data della presentazione del ricorso e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore al decreto non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore. (1)
Le prescrizioni che sarebbero state interrotte dagli atti predetti rimangono sospese, e le decadenze non si verificano.
I creditori non possono acquistare diritti di prelazione con efficacia rispetto ai creditori concorrenti, salvo che vi sia autorizzazione del giudice nei casi previsti dall’articolo precedente.
———-

(1) Comma modificato dall’art. 13, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo II – Degli effetti dell’ammissione al concordato preventivo

Norme applicabili

Si applicano, con riferimento alla data di presentazione della domanda di concordato, le disposizioni degli articoli 45, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63 (1) (2).
———-

(1) Con sentenza 19 dicembre 1986, n. 300 (GU 9/01/87, n. 2 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 59, richiamato dall’art. 169 del presente decreto, nella parte in cui esclude le rivalutazioni dei crediti di lavoro per il periodo successivo alla domanda di concordato preventivo.
(2) Comma modificato dall’art. 144, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo III – Dei provvedimenti immediati

Scritture contabili

Il giudice delegato, immediatamente dopo il decreto di ammissione al concordato, ne fa annotazione sotto l’ultima scrittura dei libri presentati.
I libri sono restituiti al debitore, che deve tenerli a disposizione del giudice delegato e del commissario giudiziale.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo III – Dei provvedimenti immediati

Convocazione dei creditori

Il commissario giudiziale deve procedere alla verifica dell’elenco dei creditori e dei debitori con la scorta delle scritture contabili presentate a norma dell’art. 161, apportando le necessarie rettifiche.
Il commissario giudiziale provvede a comunicare con raccomandata o con telegramma ai creditori un avviso contenente la data di convocazione dei creditori e le proposte del debitore.
Quando la comunicazione prevista dal comma precedente è sommamente difficile per il rilevante numero dei creditori o per la difficoltà di identificarli tutti, il tribunale, sentito il commissario giudiziale, può dare l’autorizzazione prevista dall’art. 126.
Se vi sono obbligazionisti, il termine previsto dall’art. 163, primo comma, n. 2, deve essere raddoppiato.
In ogni caso l’avviso di convocazione per gli obbligazionisti è comunicato al loro rappresentante comune.
Sono salve per le imprese esercenti il credito le disposizioni del R.D.L. 8 febbraio 1924, n. 136.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo III – Dei provvedimenti immediati

Operazioni e relazione del commissario

Il commissario giudiziale redige l’inventario del patrimonio del debitore e una relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, sulla condotta del debitore, sulle proposte di concordato e sulle garanzie offerte ai creditori, e la deposita in cancelleria almeno tre giorni prima dell’adunanza dei creditori.
Su richiesta del commissario il giudice può nominare uno stimatore che lo assista nella valutazione dei beni.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo III – Dei provvedimenti immediati

Revoca dell’ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura (1)

Il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell’attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o piu’ crediti, esposto passivita’ insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al tribunale, il quale apre d’ufficio il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori.
All’esito del procedimento, che si svolge nelle forme di cui all’articolo 15, il tribunale provvede con decreto e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza, reclamabile a norma dell’articolo 18.
Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell’articolo 167 o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l’ammissibilita’ del concordato. (2)
———-

(1) Rubrica sostituita dall’ art. 14, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Articolo sostituito dall’ art. 14, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo IV – Della deliberazione del concordato preventivo

Adunanza dei creditori

L’adunanza dei creditori è presieduta dal giudice delegato.
Ogni creditore può farsi rappresentare da un mandatario speciale, con procura che può essere scritta senza formalità sull’avviso di convocazione.
Il debitore o chi ne ha la legale rappresentanza deve intervenire personalmente. Solo in caso di assoluto impedimento, accertato dal giudice delegato, può farsi rappresentare da un mandatario speciale.
Possono intervenire anche i coobbligati, i fideiussori del debitore egli obbligati in via di regresso.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo IV – Della deliberazione del concordato preventivo

Discussione della proposta di concordato

Nell’adunanza dei creditori il commissario giudiziale illustra la sua relazione e le proposte definitive del debitore.
Ciascun creditore può esporre le ragioni per le quali non ritiene ammissibile o accettabile la proposta di concordato e sollevare contestazioni sui crediti concorrenti.
Il debitore ha facoltà di rispondere e contestare a sua volta i crediti, e ha il dovere di fornire al giudice gli opportuni chiarimenti.
La proposta di concordato non puo’ piu’ essere modificata dopo l’inizio delle operazioni di voto. (1)
———-

(1) Comma aggiunto dall’art. 15, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo IV – Della deliberazione del concordato preventivo

Ammissione provvisoria dei crediti contestati

Il giudice delegato può ammettere provvisoriamente in tutto o in parte i crediti contestati ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze, senza che ciò pregiudichi le pronunzie definitive sulla sussistenza dei crediti stessi.
I creditori esclusi possono opporsi alla esclusione in sede di omologazione del concordato nel caso in cui la loro ammissione avrebbe avuto influenza sulla formazione delle maggioranze.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo IV – Della deliberazione del concordato preventivo

Maggioranza per l’approvazione del concordato

Il concordatoè approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei creditiammessi al voto. Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordatoè approvato se tale maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero diclassi.
I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorché la garanzia siacontestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento,non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto diprelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncinoin tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dallagaranzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto aisoli fini del concordato.
I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordatoprevede, ai sensi dell’articolo 160, la soddisfazione non integrale, sono equiparatiai chirografari per la parte residua del credito.
Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge deldebitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari oaggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta diconcordato. (1)
———–

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 2, comma 1, lett. g), D.L. 14 marzo 2005,n. 35 (conv. con mod. dalla L. 14 maggio 2005, n. 80), e successivamente dall’art. 15,D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo IV – Della deliberazione del concordato preventivo

Adesioni alla proposta di concordato

Nel processo verbale dell’adunanza dei creditori sono inseriti i voti favorevoli e contrari dei creditori con l’indicazione nominativa dei votanti e dell’ammontare dei rispettivi crediti.
Il processo verbale è sottoscritto dal giudice delegato, dal commissario e dal cancelliere.
Se nel giorno stabilito non è possibile compiere tutte le operazioni, la loro continuazione viene rimessa dal giudice ad un’udienza prossima, non oltre otto giorni, senza bisogno di avviso agli assenti.
Le adesioni, pervenute per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale, sono annotate dal cancelliere in calce al medesimo e sono considerate ai fini del computo della maggioranza dei crediti. (1)
———-

(1) Comma sostituito dall’art. 15, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (1)

Mancata approvazione del concordato

Se nei termini stabiliti non si raggiungono le maggioranze richieste dal primo comma dell’articolo 177, il giudice delegato ne riferisce immediatamente al tribunale, che deve provvedere a norma dell’art. 162, secondo comma. (2)
———-

(1) Rubrica modificata dall’art. 145, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.
(2) Articolo modificato dall’art. 16, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (2)

Giudizio di omologazione (3)

Se il concordato è stato approvatoa norma del primo comma dell’articolo 177, il giudice delegato riferisce altribunale il quale fissa un’udienza in camera di consiglio per la comparizionedelle parti e del commissario giudiziale, disponendo che il provvedimentovenga pubblicato a norma dell’articolo 17 e notificato, a cura del debitore, alcommissario giudiziale e agli eventuali creditori dissenzienti.
Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali creditori dissenzientie qualsiasi interessato devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienzafissata. Nel medesimo termine il commissario giudiziale deve depositareil proprio motivato parere.
Se non sono proposte opposizioni, il tribunale, verificata la regolaritàdella procedura e l’esito della votazione, omologa il concordato con decretomotivato non soggetto a gravame.
Se sono state proposte opposizioni, il tribunale assume i mezzi istruttoririchiesti dalle parti o disposti di ufficio, anche delegando uno dei componentidel collegio. Nell’ipotesi di cui al secondo periodo del primo comma dell’articolo177 se un creditore appartenente ad una classe dissenziente contesta la convenienza della proposta, il tribunale può omologare il concordatoqualora ritenga che il credito possa risultare soddisfatto dal concordato inmisura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.
Il tribunale provvede con decreto motivato comunicato al debitore e alcommissario giudiziale, che provvede a darne notizia ai creditori. Il decretoè pubblicato a norma dell’articolo 17 ed è provvisoriamente esecutivo.
Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili sonodepositate nei modi stabiliti dal tribunale, che fissa altresì le condizioni e lemodalità per lo svincolo.
Il tribunale, se respinge il concordato, su istanza del creditore o su richiestadel pubblico ministero, accertati i presupposti di cui gli articoli 1 e 5,dichiara il fallimento del debitore, con separata sentenza, emessacontestualmente al decreto. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dapprima dall’art. 2, comma 1, lett. h), D.L. 14 marzo 2005,n. 35, (conv. con mod. nella L. 14 maggio 2005, n. 80), e successivamente dall’art. 16,D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (2)

Chiusura della procedura

La procedura di concordato preventivo si chiude con il decreto di omologazione ai sensi dell’articolo 180. L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione del ricorso ai sensi dell’articolo 161; il termine puo’ essere prorogato per una sola volta dal tribunale di sessanta giorni. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, DL 14/3/2005, n. 35.
(2) Rubrica modificata dall’art. 145, DLGS 9/1/2006, n. 5, in vigore dal 16/7/2006.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti.

Provvedimenti in caso di cessione di beni

Se il concordato consiste nella cessione dei beni e non dispone diversamente, il tribunale nomina nel decreto di omologazione uno o più liquidatori e un comitato di tre o cinque creditori per assistere alla liquidazione e determina le altre modalità della liquidazione. (1)
Si applicano ai liquidatori gli articoli 28, 29, 37, 38, 39 e 116 in quanto compatibili. (2)
Si applicano al comitato dei creditori gli articoli 40 e 41 in quanto compatibili. Alla sostituzione dei membri del comitato provvede in ogni caso il tribunale. (2)
Le vendite di aziende e rami di aziende, beni immobili e altri beni iscritti in pubblici registri, nonche’ le cessioni di attivita’ e passivita’ dell’azienda e di beni o rapporti giuridici individuali in blocco devono essere autorizzate dal comitato dei creditori. (2)
Si applicano gli articoli da 105 a 108-ter in quanto compatibili. (2)
———-

(1) Comma modificato all’art. 16, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.
(2) Comma aggiunto dall’art. 16, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (2)

Accordi di ristrutturazione dei debiti (1)

L’imprenditore instato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all’articolo161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulatocon i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti,unitamente ad una relazione redatta da un professionista in possesso dei requisitidi cui all’art. 67, terzo comma, lettera d) sull’attuabilità dell’accordostesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolarepagamento dei creditori estranei.
L’accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dalgiorno della sua pubblicazione.
Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo ecausa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari oesecutive sul patrimonio del debitore. Si applica l’articolo 168 secondo comma.
Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessatopossono proporre opposizione. Il tribunale, decise le opposizioni, procedeall’omologazione in camera di consiglio con decreto motivato.
Il decreto del tribunale è reclamabile alla corte di appello ai sensi dell’art.183, in quanto applicabile, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nelregistro delle imprese.
Il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive di cui al terzo comma puo’ essere richiesto dall’imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di cui al presente articolo, depositando presso il tribunale competente ai sensi dell’articolo 9 la documentazione di cui all’articolo 161, primo e secondo comma, e una proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell’imprenditore, avente valore di autocertificazione, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti e da una dichiarazione del professionista avente i requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), circa la idoneita’ della proposta, se accettata, ad assicurare il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilita’ a trattare. L’istanza di sospensione di cui al presente comma e’ pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonche’ del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione. (2)
Il tribunale, verificata la completezza della documentazione depositata, fissa con decreto l’udienza entro il termine di trenta giorni dal deposito dell’istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa. Nel corso dell’udienza, riscontrata la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al primo comma e delle condizioni per il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilita’ a trattare, dispone con decreto motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive e di acquisire titoli di prelazione se non concordati assegnando il termine di non oltre sessanta giorni per il deposito dell’accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista a norma del primo comma. Il decreto del precedente periodo e’ reclamabile a norma del quinto comma in quanto applicabile.
A seguito del deposito dell’accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati dal tribunale trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma. (2)
———–

(1) Articolo dapprima inserito dall’art. 2, comma 1, lett. l), DL 14/3/2005, n.35, convertito, con modificazioni dalla L. 14/5/2005, n. 80, e successivamente sostituito dall’art. 16, DLGS 12/9/2007, n. 169.
(2) Comma aggiunto dall’art. 48, DL 31/5/2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30/7/2010, n. 122.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (1)

Transazione fiscale

Con il piano di cui all’articolo 160 il debitorepuò proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi amministratidalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, nonché dei contributi amministratidagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e deirelativi accessori, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografariaanche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse propriedell’Unione europea; con riguardo all’imposta sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate, la propostapuò prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento. Se il credito tributarioo contributivo è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e leeventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori chehanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridicaed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori diforme di previdenza e assistenza obbligatorie; se il credito tributario o contributivoha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto aquello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi,dei creditori rispetto ai quali è previsto un trattamento più favorevole. (2) (5)
Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale, (3) copiadella domanda e della relativa documentazione, contestualmente al depositopresso il tribunale, deve essere presentata al competente concessionario delservizio nazionale della riscossione ed all’ufficio competente sulla base dell’ultimodomicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazionifiscali per le quali non è pervenuto l’esito dei controlli automatici nonchédelle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla data di presentazionedella domanda, al fine di consentire il consolidamento del debitofiscale. Il concessionario, non oltre trenta giorni dalla data della presentazione,deve trasmettere al debitore una certificazione attestante l’entità del debitoiscritto a ruolo scaduto o sospeso. L’ufficio, nello stesso termine, deveprocedere alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni ed allanotifica dei relativi avvisi di irregolarità, unitamente ad una certificazioneattestante l’entità del debito derivante da atti di accertamento ancorché nondefinitivi, per la parte non iscritta a ruolo, nonché da ruoli vistati, ma nonancora consegnati al concessionario.
Dopo l’emissione del decreto di cui all’articolo 163, copia dell’avviso diirregolarità e delle certificazioni devono essere trasmessi al Commissario giudizialeper gli adempimenti previsti dall’articolo 171, primo comma, e dall’articolo 172.In particolare, per i tributi amministrati dall’agenzia delle dogane, l’ufficio competentea ricevere copia della domanda con la relativa documentazione previstaal primo periodo, nonché a rilasciare la certificazione di cui al terzo periodo, siidentifica con l’ufficio che ha notificato al debitore gli atti di accertamento.Relativamente ai tributi non iscritti a ruolo, ovvero non ancora consegnatial concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data dipresentazione della domanda, l’adesione o il diniego alla proposta di concordatoè approvato con atto del direttore dell’ufficio, su conforme parere dellacompetente direzione regionale, ed è espresso mediante voto favorevole ocontrario in sede di adunanza dei creditori, ovvero nei modi previsti dall’articolo178, primo comma.
Relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionariodel servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione delladomanda, quest’ultimo provvede ad esprimere il voto in sede di adunanzadei creditori, su indicazione del direttore dell’ufficio, previo conforme pareredella competente direzione regionale.
La chiusura della procedura di concordato ai sensi dell’articolo 181,determina la cessazione della materia del contendere nelle liti aventi ad oggettoi tributi di cui al primo comma.
Il debitore può effettuare la proposta di cui al primo comma anche nell’ambitodelle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazionedi cui all’articolo 182-bis. La proposta di transazione fiscale, unitamente con la documentazione di cui all’articolo 161, e’ depositata presso gli uffici indicati nel secondo comma, che procedono alla trasmissione ed alla liquidazione ivi previste. Alla proposta di transazione deve altresì essere allegata la dichiarazione sostitutiva, resa dal debitore o dal suo legale rappresentante ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che la documentazione di cui al periodo che precede rappresenta fedelmente ed integralmente la situazione dell’impresa, con particolare riguardo alle poste attive del patrimonio. Nei successivi trenta giorni l’assensoalla proposta di transazione è espresso relativamente ai tributi non iscritti aruolo, ovvero non ancora consegnati al concessionario del servizio nazionaledella riscossione alla data di presentazione della domanda, con atto deldirettore dell’ufficio, su conforme parere della competente direzione regionale,e relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionariodel servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione delladomanda, con atto del concessionario su indicazione del direttore dell’ufficio,previo conforme parere della competente direzione generale. L’assensocosì espresso equivale a sottoscrizione dell’accordo di ristrutturazione. (4) (5)
La transazione fiscale conclusa nell’ambito dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis e’ revocata di diritto se il debitore non esegue integralmente, entro 90 giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle Agenzie fiscali ed agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. (6)
———

(1) Articolo inserito dall’art. 146, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal16 luglio 2006.
(2) Comma così sostituito dall’art. 32, comma 5, lett. a), D.L. 29 novembre 2008,n. 185 (conv. con mod. in L. 28 gennaio 2009, n. 2).
(3) Le parole «Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale,» sonostate inserite dall’art. 32, comma 5, lett. b), D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (conv. conmod. in L. 28 gennaio 2009, n. 2).
(4) Comma così sostituito dall’art. 16, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenzadal 1° gennaio 2008.
(5) Comma modificato dall’art. 29, DL 31/5/2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30/7/2010, n. 122.
(6) Comma aggiunto dall’art. 29, DL 31/5/2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30/7/2010, n. 122.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (1)

Reclamo (2)

Contro il decreto del tribunale può essere propostoreclamo alla corte di appello, la quale pronuncia in camera di consiglio.Con lo stesso reclamo è impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento,contestualmente emessa a norma dell’articolo 180, settimo comma.
———-

(1) Articolo così sostituito dall’art. 16, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo V – Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti. (1)

Effetti del concordato per i creditori

Il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura della procedura di concordato. Tuttavia essi conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso.
Salvo patto contrario, il concordato della società ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo VI – Dell’esecuzione, della risoluzione e dell’annullamento del concordato preventivo

Esecuzione del concordato

Dopo l’omologazione del concordato, il commissario giudiziale ne sorveglia l’adempimento, secondo le modalità stabilite nella sentenza di omologazione. Egli deve riferire al giudice ogni fatto dal quale possa derivare pregiudizio ai creditori.
Si applica il secondo comma dell’art. 136.

TITOLO III – Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo VI – Dell’esecuzione, della risoluzione e dell’annullamento del concordato preventivo

Risoluzione e annullamento del concordato

Ciascuno dei creditori puo’ richiedere la risoluzione del concordato per inadempimento.
Il concordato non si puo’ risolvere se l’inadempimento ha scarsa importanza.
Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato.
Le disposizioni che precedono non si applicano quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti da un terzo con liberazione immediata del debitore.
Si applicano le disposizioni degli articoli 137 e 138, in quanto compatibili, intendendosi sostituito al curatore il commissario giudiziale. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 17, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Domanda di ammissione alla procedura

[L’imprenditore che si trova in temporanea difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, se ricorrono le condizioni previste dai numeri 1, 2 e 3 del primo comma dell’articolo 160 e vi siano comprovate possibilità di risanare l’impresa, può chiedere al tribunale il controllo della gestione della sua impresa e dell’amministrazione dei suoi beni a tutela degli interessi dei creditori per un periodo non superiore a due anni.
La domanda si propone nelle forme stabilite dall’articolo 161] (1).
———-

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogatodall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimentiall’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) Articolo dapprima sostituito dall’art. 1, L. 24 luglio 1978, n. 391, e successivamenteabrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006.

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Ammissione alla procedura

[Il tribunale, se concorrono le condizioni stabilite dalla legge e se ritiene il debitore meritevole del beneficio, ammette il ricorrente alla procedura di amministrazione controllata con decreto non soggetto a reclamo. Con lo stesso provvedimento:
1) delega un giudice alla procedura;
2) ordina la convocazione dei creditori non oltre i trenta giorni dalla data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione del provvedimento stesso ai creditori;
3) nomina il commissario giudiziale secondo le disposizioni degli artt. 27, 28 e 29;
4) stabilisce il termine non superiore a otto giorni entro il quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma che si presume necessaria per l’intera procedura.
Il decreto è pubblicato a norma dell’art. 166 e per la durata della procedura produce gli effetti stabiliti dagli artt. 167 e 168.
Si applicano inoltre le disposizioni degli articoli 164, 165, 170 a 173.] (2)
———

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) Articolo abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006.

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Adunanza dei creditori

[Alla deliberazione dei creditori si applicano le disposizioni degli artt. 174, 175, 176, primo comma, 177, quarto comma, 178 primo, secondo e terzo comma.
Si tiene conto a tutti gli effetti dei voti dati per lettera o per telegramma, purché pervenuti prima della chiusura delle operazioni.
La proposta del debitore è approvata quando riporta il voto favorevole della maggioranza dei creditori che rappresenti la maggioranza dei crediti, esclusi i creditori aventi diritti di prelazione sui beni del debitore.
Se le maggioranze prescritte non sono raggiunte cessano gli effetti del decreto di ammissione alla procedura. (2)]
———

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) Articolo abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006..

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Provvedimenti del giudice delegato

[Se le maggioranze prescritte sono raggiunte, il giudice delegato, tenuto conto del parere dei creditori intervenuti all’adunanza, nomina con decreto un comitato di tre o cinque creditori che assiste il commissario giudiziale.
Contro il decreto del giudice delegato è ammesso reclamo da parte di ogni interessato entro dieci giorni dalla sua data. Il tribunale decide in camera di consiglio con decreto non soggetto a gravame (2).]
———-

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) Articolo abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006.

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Poteri di gestione del commissario giudiziale

[Durante la procedura il tribunale, su istanza di ogni interessato o d’ufficio sentito il comitato dei creditori, può con decreto non soggetto a reclamo affidare al commissario giudiziale in tutto o in parte la gestione dell’impresa e l’amministrazione dei beni del debitore, determinando i poteri.
Il decreto è pubblicato a norma dell’art. 166.
In tal caso il commissario al termine del suo ufficio deve rendere conto della sua amministrazione a norma dell’art. 116. (2) ]
———-

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) Articolo abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006.

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Relazioni dell’amministrazione e revoca dell’amministrazione controllata

[Il commissario giudiziale riferisce ogni due mesi al giudice delegato sull’andamento dell’impresa.
Il commissario giudiziale e il comitato dei creditori devono inoltre denunciare al giudice delegato i fatti che consigliano la revoca dell’amministrazione controllata, non appena ne vengano a conoscenza.
Se in qualunque momento risulta che l’amministrazione controllata non può utilmente essere continuata, il giudice delegato, promuove dal tribunale la dichiarazione di fallimento salva la facoltà dell’imprenditore di proporre il concordato preventivo secondo le disposizioni del titolo precedente. (2)]
———-

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) Articolo abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006.

TITOLO IV – Dell’Amministrazione controllata (1)

Fine dell’amministrazione controllata

[Il debitore che dimostra di essere in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni può chiedere al tribunale anche prima del termine stabilito la cessazione della procedura. In tal caso il tribunale provvede con decreto pubblicato a norma dell’art. 17.
Se al termine dell’amministrazione controllata risulta che l’impresa non è in condizioni di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni, si applica il terzo comma dell’articolo precedente.] (2)
———

(1) Il presente titolo, comprendente gli articoli da 187 a 193, è stato abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenza dal 16 luglio 2006. Il comma 2 dello stesso art. 147 dispone che sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel presente decreto.
(2) ) Articolo abrogato dall’art. 147, comma 1, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, condecorrenza dal 16 luglio 2006.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Norme applicabili

La liquidazione coatta amministrativa è regolata dalle disposizioni del presente titolo, salvo che le leggi speciali dispongano diversamente.
Sono abrogate le disposizioni delle leggi speciali, incompatibili con quelle degli artt. 195, 196, 200, 201, 202, 203, 209, 211 e 213.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza anteriore alla liquidazione coatta amministrativa

Se un’impresa soggetta a liquidazionecoatta amministrativa con esclusione del fallimento si trova in statodi insolvenza, il tribunale del luogo dove l’impresa ha la sede principale, surichiesta di uno o più creditori, ovvero dell’autorità che ha la vigilanza sull’impresao di questa stessa, dichiara tale stato con sentenza. Il trasferimentodella sede principale dell’impresa intervenuto nell’anno antecedente l’aperturadel procedimento, non rileva ai fini della competenza.
Con la stessa sentenza o con successivo decreto adotta i provvedimenticonservativi che ritenga opportuni nell’interesse dei creditori fino all’iniziodella procedura di liquidazione.
Prima di provvedere il tribunale deve sentire il debitore, con le modalitàdi cui all’articolo 15, e l’autorità governativa che ha la vigilanza sull’impresa.La sentenza è comunicata entro tre giorni, a norma dell’articolo 136 delcodice di procedura civile, all’autorità competente perché disponga la liquidazione.
Essa è inoltre notificata, affissa e resa pubblica nei modi e nei terministabiliti per la sentenza dichiarativa di fallimento.
Contro la sentenza predetta può essere proposto reclamo (2) da qualunqueinteressato, a norma degli articoli 18 e 19.
Il tribunale che respinge il ricorso per la dichiarazione d’insolvenza provvedecon decreto motivato. Contro il decreto è ammesso reclamo a normadell’articolo 22.
Il tribunale provvede su istanza del commissario giudiziale alla dichiarazioned’insolvenza a norma di questo articolo quando nel corso della proceduradi concordato preventivo di un’impresa soggetta a liquidazione coattaamministrativa, con esclusione del fallimento, si verifica la cessazionedella procedura e sussiste lo stato di insolvenza. Si applica in ogni caso ilprocedimento di cui al terzo comma.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano agli enti pubblici.(1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 148, D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, con decorrenzadal 16 luglio 2006.
(2) La parola «reclamo» ha così sostituito la parola «appello» ai sensi dell’art. 18,D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenza dal 1° gennaio 2008.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Concorso fra fallimento e liquidazione coatta amministrativa

Per le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa per le quali la legge non esclude la procedura fallimentare, la dichiarazione di fallimento preclude la liquidazione coatta amministrativa e il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa preclude la dichiarazione di fallimento.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Provvedimento di liquidazione

Il provvedimento che ordina la liquidazione entro dieci giorni dalla sua data è pubblicato integralmente, a cura dell’autorità che lo ha emanato nella Gazzetta Ufficiale del Regno ed è comunicato per l’iscrizione all’ufficio del registro delle imprese, salve le altre forme di pubblicità disposte nel provvedimento.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Organi della liquidazione amministrativa

Con il provvedimento che ordina la liquidazione o con altro successivo viene nominato con commissario liquidatore. E’ altresì nominato un comitato di sorveglianza di tre o cinque membri scelti fra persone particolarmente esperte nel ramo di attività esercitato dall’impresa, possibilmente fra i creditori.
Qualora l’importanza dell’impresa lo consigli, possono essere nominati tre commissari liquidatori. In tal caso essi deliberano a maggioranza, e la rappresentanza è esercitata congiuntamente da due di essi. Nella liquidazione delle cooperative la nomina del comitato di sorveglianza è facoltativo.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Responsabilità del commissario liquidatore

Il commissario liquidatore è, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, pubblico ufficiale.
Durante la liquidazione l’azione di responsabilità contro il commissario liquidatore revocato è proposta dal nuovo liquidatore con l’autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione.
Si applicano al commissario liquidatore le disposizioni degli artt. 32, 37 e 38, primo comma, intendendosi sostituiti nei poteri del tribunale e del giudice delegato quelli dell’autorità che vigila sulla liquidazione.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Effetti del provvedimento di liquidazione per l’impresa

Dalla data del provvedimento che ordina la liquidazione si applicano gli artt. 42, 44, 45, 46 e 47 e se l’impresa è una società o una persona giuridica cessano le funzioni delle assemblee e degli organi di amministrazione e di controllo, salvo per il caso previsto dall’art. 214.
Nelle controversie anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale dell’impresa, sta in giudizio il commissario liquidatore.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Effetti della liquidazione per i creditori e sui rapporti giuridici preesistenti

Dalla data del provvedimento che ordina la liquidazione si applicano le disposizioni del titolo II, capo III, sezione II e sezione IV e le disposizioni dell’art. 66.
Si intendono sostituiti nei poteri del tribunale e del giudice delegato l’autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione, nei poteri del curatore il commissario liquidatore e in quelli del comitato dei creditori il comitato di sorveglianza (1).
————

(1) Con ordinanza 5-18 giugno 1997, n. 185 (GU 25/06/97, n. 26, Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 201, 54 e 55, sollevata in riferimento agli artt. 3, 36 e 45 della Costituzione, in quanto, così come prospettata, la questione difetta dei necessari requisiti di chiarezza.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza

Se l’impresa al tempo in cui è stata ordinata la liquidazione, si trovava in stato d’insolvenza e questa non è stata preventivamente dichiarata a norma dell’art. 195, il tribunale del luogo dove l’impresa ha la sede principale, su ricorso del commissario liquidatore o su istanza del pubblico ministero, accerta tale stato con sentenza in camera di consiglio, anche se la liquidazione è stata disposta per insufficienza di attivo.
Si applicano le norme dell’art. 195, commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Effetti dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza

Accertato giudizialmente lo stato d’insolvenza a norma degli artt. 195 o 202,sono applicabili con effetto dalla data del provvedimento che ordina la liquidazionele disposizioni del titolo II, capo III, sezione III, anche nei riguardi dei socia responsabilità illimitata. [Si applicano inoltre nei confronti di questi ultimi,degli amministratori, dei direttori generali, dei liquidatori e dei componenti degliorgani di vigilanza le disposizioni degli artt. da 216 a 219 e da 223 a 225]. (1)
L’esercizio delle azioni di revoca degli atti compiuti in frode dei creditoricompete al commissario liquidatore.
Il commissario liquidatore presenta al procuratore del Re Imperatoreuna relazione in conformità di quanto è disposto dall’art. 33, primo comma.
——

(1) Periodo abrogato dall’art. 99, D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Commissario liquidatore

Il commissario liquidatore procede a tutte le operazioni della liquidazione secondo le direttive dell’autorità che vigila sulla liquidazione, e sotto il controllo del comitato di sorveglianza.
Egli prende in consegna i beni compresi nella liquidazione, le scritture contabili e gli altri documenti dell’impresa, richiedendo, ove occorra, l’assistenza di un notaio.
Il commissario liquidatore forma quindi l’inventario, nominando se necessario, uno o più stimatori per la valutazione dei beni.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Relazione del commissario

L’imprenditore o, se l’impresa è una società o una persona giuridica, gli amministratori devono rendere al commissario liquidatore il conto della gestione relativo al tempo posteriore all’ultimo bilancio.
Il commissario è dispensato dal formare il bilancio annuale, ma deve presentare alla fine di ogni semestre all’autorità che vigila sulla liquidazione una relazione sulla situazione patrimoniale dell’impresa e sull’andamento della gestione accompagnata da un rapporto del comitato di sorveglianza.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Poteri del commissario

L’azione di responsabilità contro gliamministratori e i componenti degli organi di controllo dell’impresa in liquidazione,a norma degli artt. 2393 e 2394 del codice civile, è esercitata dalcommissario liquidatore, previa autorizzazione dell’autorità che vigila sullaliquidazione.
Per il compimento degli atti previsti dall’art. 35, in quanto siano di valoreindeterminato o di valore superiore a euro 1.032,91 (1) e per la continuazionedell’esercizio dell’impresa il commissario deve essere autorizzato dall’autoritàpredetta, la quale provvede sentito il comitato di sorveglianza.
———-

(1) Limite di valore aumentato dall’art. 4, L 17/07/75, n. 400.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Comunicazione ai creditori e ai terzi

Entro un mese dalla nomina, il commissario comunica a ciascun creditore mediante raccomandata con avviso di ricevimento le somme risultanti a credito di ciascuno secondo le scritture contabili e i documenti dell’impresa. La comunicazione s’intende fatta con riserva delle eventuali contestazioni.
Analoga comunicazione è fatta a coloro che possono far valere domande di rivendicazione, restituzione e separazione su cose mobili possedute dall’impresa.
Entro quindici giorni dal ricevimento della raccomandata i creditori e le altre persone indicate nel comma precedente possono far pervenire al commissario mediante raccomandata le loro osservazioni o istanze.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Domande dei creditori e dei terzi

I creditori e le altre persone indicate nell’articolo precedente che non hanno ricevuto la comunicazione prevista dal predetto articolo possono chiedere mediante raccomandata, entro sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento di liquidazione, il riconoscimento dei propri crediti e la restituzione dei loro beni.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Formazione dello stato passivo

Salvo che le leggi speciali stabiliscanoun maggior termine, entro novanta giorni dalla data del provvedimentodi liquidazione, il commissario forma l’elenco dei crediti ammessi orespinti e delle domande indicate nel secondo comma dell’art. 207 accolte orespinte, e le deposita nella cancelleria del luogo dove l’impresa ha la sedeprincipale, dandone notizia con raccomandata con avviso di ricevimento acoloro la cui pretesa non sia in tutto o in parte ammessa. Col deposito incancelleria l’elenco diventa esecutivo.
Le impugnazioni, le domande tardive di crediti e le domande di rivendicae di restituzione sono disciplinate dagli articoli 98, 99, 101 e 103, sostituitial giudice delegato il giudice istruttore ed al curatore il commissario liquidatore.
(1)Restano salve le disposizioni delle leggi speciali relative all’accertamentodei crediti chirografari nella liquidazione delle imprese che esercitano il credito. (1)
———-

(1) Gli originari commi secondo e terzo sono stati così sostituiti con il presente commadall’art. 18, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenza dal 1º gennaio 2008.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Liquidazione dell’attivo

Il commissario ha tutti i poteri necessari per la liquidazione dell’attivo, salve le limitazioni stabilite dall’autorità che vigila sulla liquidazione.
In ogni caso per la vendita degli immobili e per la vendita dei mobili in blocco occorrono l’autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione e il parere del comitato di sorveglianza.
Nel caso di società con soci a responsabilità limitata il presidente del tribunale può, su proposta del commissario liquidatore, ingiungere con decreto ai soci a responsabilità limitata e ai precedenti titolari delle quote o delle azioni di eseguire i versamenti ancora dovuti, quantunque non sia scaduto il termine stabilito per il pagamento.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

[Società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci

Nella liquidazione di una società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci, il commissario liquidatore, dopo il deposito nella cancelleria del tribunale dell’elenco previsto dall’art. 209, comma primo, previa autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione, può chiedere ai soci il versamento delle somme che egli ritiene necessarie per l’estinzione delle passività. Si osservano per il rimanente le disposizioni dell’art. 151, sostituiti ai poteri del giudice delegato quelli del presidente del tribunale e al curatore il commissario liquidatore ed escluso il reclamo a norma dell’art. 26.] (1)
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 18, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Ripartizione dell’attivo

Le somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo sono distribuite secondo l’ordine stabilito nell’art. 111.
Previo il parere del comitato di sorveglianza, e con l’autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione, il commissario può distribuire acconti parziali, sia a tutti i creditori, sia ad alcune categorie di essi, anche prima che siano realizzate tutte le attività e accertate tutte le passività.
Le domande tardive per l’ammissione di crediti o per il riconoscimento dei diritti reali non pregiudicano le ripartizioni già avvenute, e possono essere fatte valere sulle somme non ancora distribuite, osservate le disposizioni dell’art. 112.
Alle ripartizioni parziali si applicano le disposizioni dell’art. 113.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Chiusura della liquidazione

Prima dell’ultimo riparto aicreditori, il bilancio finale della liquidazione con il conto della gestione e ilpiano di riparto tra i creditori, accompagnati da una relazione del comitato disorveglianza, devono essere sottoposti all’autorità, che vigila sulla liquidazione,la quale ne autorizza il deposito presso la cancelleria del tribunale eliquida il compenso al commissario.
Dell’avvenuto deposito, a cura del commissario liquidatore, è data comunicazioneai creditori ammessi al passivo ed ai creditori prededucibili nelleforme previste dall’articolo 26, terzo comma, ed è data notizia mediante inserzionenella Gazzetta Ufficiale e nei giornali designati dall’autorità chevigila sulla liquidazione.
Gli interessati possono proporre le loro contestazioni con ricorso al tribunalenel termine perentorio di venti giorni, decorrente dalla comunicazione fatta dal commissario a norma del primo comma per i creditori e dallainserzione nella Gazzetta Ufficiale per ogni altro interessato. Le contestazionisono comunicate, a cura del cancelliere, all’autorità che vigila sulla liquidazione,al commissario liquidatore e al comitato di sorveglianza, che neltermine di venti giorni possono presentare nella cancelleria del tribunale leloro osservazioni. Il tribunale provvede con decreto in camera di consiglio.Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 26.
Decorso il termine senza che siano proposte contestazioni, il bilancio, ilconto di gestione e il piano di riparto si intendono approvati, e il commissarioprovvede alle ripartizioni finali tra i creditori. Si applicano le norme dell’articolo117, e se del caso degli articoli 2495 e 2496 del codice civile. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 18, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con decorrenzadal 1º gennaio 2008..

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Concordato

L’autorita’ che vigila sulla liquidazione, su parere del commissario liquidatore, sentito il comitato di sorveglianza, puo’ autorizzare l’impresa in liquidazione, uno o piu’ creditori o un terzo a proporre al tribunale un concordato, a norma dell’articolo 124, osservate le disposizioni dell’articolo 152, se si tratta di societa’.
La proposta di concordato e’ depositata nella cancelleria del tribunale col parere del commissario liquidatore e del comitato di sorveglianza, comunicata dal commissario a tutti i creditori ammessi al passivo nelle forme previste dall’articolo 26, terzo comma, e pubblicata mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e deposito presso l’ufficio del registro delle imprese.
I creditori e gli altri interessati possono presentare nella cancelleria le loro opposizioni nel termine perentorio di trenta giorni, decorrente dalla comunicazione fatta dal commissario per i creditori e dall’esecuzione delle formalita’ pubblicitarie di cui al secondo comma per ogni altro interessato.
Il tribunale, sentito il parere dell’autorita’ che vigila sulla liquidazione, decide sulle opposizioni e sulla proposta di concordato con decreto in camera di consiglio. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 129, 130 e 131.
Gli effetti del concordato sono regolati dall’articolo 135.
Il commissario liquidatore con l’assistenza del comitato di sorveglianza sorveglia l’esecuzione del concordato. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 18, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO V – Della liquidazione coatta amministrativa

Risoluzione e annullamento del concordato

Se il concordato non e’ eseguito, il tribunale, su ricorso del commissario liquidatore o di uno o piu’ creditori, pronuncia, con sentenza in camera di consiglio, la risoluzione del concordato. Si applicano le disposizioni dei commi dal secondo al sesto dell’articolo 137.
Su richiesta del commissario o dei creditori il concordato puo’ essere annullato a norma dell’articolo 138.
Risolto o annullato il concordato, si riapre la liquidazione amministrativa e l’autorita’ che vigila sulla liquidazione adotta i provvedimenti che ritiene necessari. (1)
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 18, DLGS 12/9/2007, n. 169, in vigore dal 1/1/2008.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Bancarotta fraudolenta

E’ punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che:
1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;
2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
La stessa pena si applica all’imprenditore, dichiarato fallito, che, durante la procedura fallimentare, commette alcuno dei fatti preveduti dal n. 1 del comma precedente ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.
E’ punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione.
Salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Bancarotta semplice

E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore che, fuori dai casi preveduti nell’articolo precedente:
1) ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica;
2) ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti;
3) ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;
4) ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa;
5) non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare.
La stessa pena si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall’inizio dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta.Salve le altre pene accessorie di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna importa l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a due anni.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Ricorso abusivo al credito (1)

1. Gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un’attività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito, anche al di fuori dei casi di cui agli articoli precedenti, dissimulando il dissesto o lo stato d’insolvenza sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni.
2. La pena è aumentata nel caso di società soggette alledisposizioni di cui al capo II, titolo III, parte IV, del testo unicodelle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cuial decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successivemodificazioni.
3. Salve le altre pene accessorie di cui al libro I, titolo II,capo III, del codice penale, la condanna importa l’inabilitazioneall’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitareuffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a tre anni.

———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 32, comma 1, L. 28 dicembre 2005, n. 262.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Circostanze aggravanti e circostanza attenuante

Nel caso in cui i fatti previsti negli artt. 216, 217 e 218 hanno cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità, le pene da essi stabilite sono aumentate fino alla metà.
Le pene stabilite negli articoli suddetti sono aumentate:
1) se il colpevole ha commesso più fatti tra quelli previsti in ciascuno degli articoli indicati;
2) se il colpevole per divieto di legge non poteva esercitare un’impresa commerciale.
Nel caso in cui i fatti indicati nel primo comma hanno cagionato un danno patrimoniale di speciale tenuità, le pene sono ridotte fino al terzo.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Denuncia di creditori inesistenti e altre inosservanze da parte del fallito

E’ punito con la reclusione da sei a diciotto mesi il fallito, il quale, fuori dei casi preveduti all’art. 216, nell’elenco nominativo dei suoi creditori denuncia creditori inesistenti od omette di dichiarare l’esistenza di altri beni da comprendere nell’inventario, ovvero non osserva gli obblighi imposti dagli artt. 16, nn. 3 e 49.
Se il fatto è avvenuto per colpa, si applica la reclusione fino ad un anno.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Fallimento con procedimento sommario

Se al fallimento si applica il procedimento sommario le pene previste in questo capo sono ridotte fino al terzo.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo I – Reati commessi dal fallito

Fallimento delle società in nome collettivo e in accomandita semplice

Nel fallimento delle società in nome collettivo e in accomandita semplice le disposizioni del presente capo si applicano ai fatti commessi dai soci illimitatamente responsabili.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Fatti di bancarotta fraudolenta

Si applicano le pene stabilite nell’art. 216 agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai liquidatori di società dichiarate fallite, i quali hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel suddetto articolo.
Si applica alle persone suddette la pena prevista dal primo comma dell’art. 216, se:
1) 1. Hanno cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti previsti dagli artt. 2621, 2622, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633 e 2634 c.c.; (1)
2) hanno cagionato con dolo o per effetto di operazioni dolose il fallimento della società.
Si applica altresì in ogni caso la disposizione dell’ultimo comma dell’art. 216.
———–

(1) Numero sostituito dall’art. 4, DLGS 11/04/2002, n. 61.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Fatti di bancarotta semplice

Si applicano le pene stabilite nell’art. 217 agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai liquidatori di società dichiarate fallite, i quali:
1) hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel suddetto articolo;
2) hanno concorso a cagionare od aggravare il dissesto della società con inosservanza degli obblighi ad essi imposti dalla legge.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Ricorso abusivo al credito

Si applicano le pene stabilite nell’art. 218 agli amministratori ed ai direttori generali di società dichiarate fallite, i quali hanno commesso il fatto in esso previsto.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Denuncia di crediti inesistenti

Si applicano le pene stabilite nell’art. 220 agli amministratori, ai direttori generali e ai liquidatori di società dichiarate fallite, che hanno commesso i fatti in esso indicati.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Reati dell’institore

All’institore dell’imprenditore, dichiarato fallito, il quale nella gestione affidatagli si è reso colpevole dei fatti preveduti negli artt. 216, 217, 218 e 220 si applicano le pene in questi stabilite.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Interesse privato del curatore negli atti del fallimento

Salvo che al fatto non siano applicabili gli artt. 315, 317, 318, 319, 321, 322 e 323 del codice penale, il curatore che prende interesse privato in qualsiasi atto del fallimento direttamente o per interposta persona o con atti simulati è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa non inferiore a euro 206 (1).
La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici.
———-

(1) La misura della multa è stata aumentata dall’art. 3, L 12/07/61, n. 603, e dall’art. 113, primo comma, L 24/11/81, n. 689.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Accettazione di retribuzione non dovuta

curatore del fallimento che riceve o pattuisce una retribuzione, in danaro o in altra forma, in aggiunta di quella liquidata in suo favore dal tribunale o dal giudice delegato, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa euro 103 a euro 516 (1).
Nei casi più gravi alla condanna può aggiungersi l’inabilitazione temporanea all’ufficio di amministratore per la durata non inferiore a due anni.
———-

(1) La misura della multa è stata aumentata dall’art. 3, L 12/07/61, n. 603 e dall’art. 113, primo comma, L 24/11/81, n. 689.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Omessa consegna o deposito di cose del fallimento

Il curatore che non ottempera all’ordine del giudice di consegnare o depositare somme o altra cosa del fallimento, ch’egli detiene a causa del suo ufficio, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 1.032. (1)
Se il fatto avviene per colpa, si applica la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a euro 309. (1)
———-

(1) La misura della multa è stata aumentata dall’art. 3, L 12/07/61, n. 603 e dall’art. 113, primo comma, L 24/11/81, n. 689.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Coadiutori del curatore

Le disposizioni degli artt. 228, 229 e 230 si applicano anche alle persone che coadiuvano il curatore nell’amministrazione del fallimento.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Domande di ammissione di crediti simulati o distrazioni senza concorso col fallito

È punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 51 a euro 516, chiunque fuori dei casi di concorso di bancarotta anche per interposta persona presenta domanda di ammissione al passivo del fallimento per un credito fraudolentemente simulato. (1)
Se la domanda è ritirata prima della verificazione dello stato passivo, la pena è ridotta alla metà.
E’ punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque:
1) dopo la dichiarazione di fallimento, fuori dei casi di concorso in bancarotta o di favoreggiamento, sottrae, distrae, ricetta ovvero in pubbliche o private dichiarazioni dissimula beni del fallito;
2) essendo consapevole dello stato di dissesto dell’imprenditore distrae o ricetta merci o altri beni dello stesso o li acquista a prezzo notevolmente inferiore al valore corrente, se il fallimento si verifica.
La pena, nei casi previsti ai nn. 1 e 2, è aumentata se l’acquirente è un imprenditore che esercita un’attività commerciale.
———-

(1) La misura della multa è stata aumentata dall’art. 3, L 12/07/61, n. 603 e dall’art. 113, primo comma, L 24/11/81, n. 689.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Mercato di voto

Il creditore che stipula col fallito o con altri nell’interesse del fallito vantaggi a proprio favore per dare il suo voto nel concordato o nelle deliberazioni del comitato dei creditori, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103 (1).
La somma o le cose ricevute dal creditore sono confiscate.
La stessa pena si applica al fallito e a chi ha contrattato col creditore nell’interesse del fallito.
———-

(1) La misura della multa è stata aumentata dall’art. 3, L 12/07/61, n. 603 e dall’art. 113, primo comma, L 24/11/81, n. 689.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Esercizio abusivo di attività commerciale

Chiunque esercita un’impresa commerciale, sebbene si trovi in stato di inabilitazione ad esercitarla per effetto di condanna penale, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa non inferiore a euro 103 (1).
———-

(1) La misura della multa è stata aumentata dall’art. 3, L 12/07/61, n. 603 e dall’art. 113, primo comma, L 24/11/81, n. 689.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo II – Reati commessi da persone diverse dal fallito

Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari

Il pubblico ufficiale abilitato a levare protesti cambiari che, senza giustificato motivo, omette di inviare nel termine prescritto al presidente del tribunale gli elenchi dei protesti cambiari per mancato pagamento, o invia elenchi incompleti, è punito con la sanzione amministrativa da euro 258 a euro 1.549.
La stessa pena si applica al procuratore del registro che nel termine prescritto non trasmette l’elenco delle dichiarazioni di rifiuto di pagamento a norma dell’articolo 13, secondo comma, o trasmette un elenco incompleto (1).
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 48, L 24/11/81, n. 689. Successivamente, la sanzione originaria dell’ammenda è stata sostituita dalla sanzione amministrativa per effetto dell’art. 1, L 28/12/93, n. 561. L’importo della sanzione è stato così fissato dall’art. 2 della legge sopracitata.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo III – Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, di amministrazione controllata e di liquidazione coatta amministrativa

Concordato preventivo e amministrazione controllata

E’ punito con la reclusione da uno a cinque anni l’imprenditore, che, al solo scopo di essere ammesso alla procedura di concordato preventivo di amministrazione controllata, siasi attribuito attività inesistenti, ovvero, per influire sulla formazione delle maggioranze, abbia simulato crediti in tutto o in parte inesistenti.
Nel caso di concordato preventivo o di amministrazione controllata, si applicano:
1) le disposizioni degli artt. 223 e 224 agli amministratori, di rettori generali, sindaci e liquidatori di società;
2) la disposizione dell’art. 227 agli institori dell’imprenditore;
3) le disposizioni degli artt. 228 e 229 al commissario del concordato preventivo o dell’amministrazione controllata;
4) le disposizioni degli artt. 232 e 233 ai creditori.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo III – Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, di amministrazione controllata e di liquidazione coatta amministrativa

Liquidazione coatta amministrativa

L’accertamento giudiziale dello stato di insolvenza a norma degli articoli 195 e 202 è equiparato alla dichiarazione di fallimento ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente titolo.
Nel caso di liquidazione coatta amministrativa, si applicano al commissario liquidatore ed alle persone che lo coadiuvano nell’amministrazione della procedura le disposizioni degli articoli 228, 229 e 230. (1)
—————

(1) Articolo sostituito dall’art. 99, DLGS 8/7/1999, n. 270.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo IV – Disposizioni di procedura

Esercizio dell’azione penale per reati in materia di fallimento

Per i reati previsti negli artt. 216, 217, 223 e 224 l’azione penale è esercitata dopo la comunicazione della sentenza dichiarativa di fallimento di cui all’art. 17.
E’ iniziata anche prima nel caso previsto dall’art. 7 e in ogni altro in cui concorrano gravi motivi e già esista o sia contemporaneamente presentata domanda per ottenere la dichiarazione suddetta.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo IV – Disposizioni di procedura

Mandato di cattura

[Per i reati preveduti negli artt. 216, 222, 223, 227 e 236 in rapporto all’art. 216 primo e secondo comma, e nel caso di inosservanza dell’ordine di cui all’art. 16, n. 3, è obbligatoria la spedizione del mandato di cattura.
Negli altri casi il mandato di cattura è facoltativo] (1).
———-

(1) Articolo abrogato dall’articolo unico della L 18/11/64, n. 1217.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo IV – Disposizioni di procedura

Costituzione di parte civile

Il curatore, il commissario giudiziale e il commissario liquidatore possono costituirsi parte civile nel procedimento penale per i reati preveduti nel presente titolo, anche contro il fallito.
I creditori possono costituirsi parte civile nel procedimento penale per bancarotta fraudolenta quando manca la costituzione del curatore, del commissario giudiziale o del commissario liquidatore o quando intendono far valere un titolo di azione propria personale.

TITOLO VI – Disposizioni penali
Capo IV – Disposizioni di procedura

Riabilitazione

La riabilitazione civile del fallito estingue il reato di bancarotta semplice. Se vi è condanna, ne fa cessare l’esecuzione e gli effetti.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Disposizione generale

Gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata prima della entrata in vigore del presente decreto sono regolati dalle leggi anteriori.
Tuttavia le forme del procedimento stabilite dal presente decreto si applicano anche alle procedure di fallimento in corso, salvo quanto disposto dagli articoli seguenti.
Conservano in ogni caso la loro efficacia gli atti anteriormente compiuti, se erano validi secondo le norme anteriori.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Rappresentante degli eredi

Nei fallimenti in corso il rappresentante degli eredi previsto dall’art. 12, comma secondo deve essere designato entro quindici giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Sentenza dichiarativa di fallimento

Le opposizioni alla sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata prima dell’entrata in vigore del presente decreto sono regolate dalle leggi anteriori.
Il gravame contro il provvedimento che respinge la istanza di fallimento è regolata dalle nuove disposizioni, sempreché la causa relativa non sia stata già assegnata a sentenza.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Deposito delle somme riscosse

Il curatore, entro trenta giorni dalla data dell’entrata in vigore del presente decreto, deve provvedere in conformità alle disposizioni dell’art. 34 per i depositi di somme effettuati anteriormente alla predetta data.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Provvedimenti del giudice delegato

I reclami contro i provvedimenti del giudice delegato sono regolati dalle nuove disposizioni, sempreché le cause relative non siano già state assegnate a sentenza.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Delegazione dei creditori

Nei fallimenti in corso le delegazioni dei creditori già costituite rimangono in carica. Tuttavia ove si debba procedere alla sostituzione di uno o più membri di essi, si applicano le norme dell’art. 40.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Esercizio provvisorio

Le disposizioni dell’art. 90 si applicano anche all’esercizio provvisorio dell’impresa del fallito in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Giudizi di retrodatazione

Per i fallimenti dichiarati anteriormente all’entrata in vigore del presente decreto il giudizio per la determinazione della data di cessazione dei pagamenti e le opposizioni contro la sentenza che determina tale data sono regolati dalle leggi anteriori, salva l’osservanza dell’art. 265.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Accertamento del passivo

Il procedimento per l’accertamento del passivo, quando il verbale di verificazione dei crediti è stato chiuso prima dell’entrata in vigore del presente decreto, prosegue secondo le norme anteriori.
Per i fallimenti dichiarati anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, alle domande di rivendicazione, di separazione o di restituzione di cose mobili si applicano le disposizioni anteriori.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Domande tardive e istanze di revocazione

Se sono in corso giudizi su domande tardive per l’ammissione di crediti al passivo o su istanze di revocazione contro crediti ammessi e le cause relative non sono già state assegnate a sentenza, il tribunale con ordinanza rimette le parti davanti al giudice delegato per la prosecuzione del giudizio secondo le disposizioni degli artt. 101 e 102.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Liquidazione dell’attivo

Se prima della entrata in vigore del presente decreto è stata eseguita o autorizzata la vendita di beni compresi nel fallimento il relativo procedimento prosegue secondo le disposizioni anteriori.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Ripartizione dell’attivo

Alla ripartizione dell’attivo fra i creditori si applicano le nuove disposizioni a meno che lo stato di ripartizione non sia stato già reso esecutivo con ordinanza del giudice delegato pronunciata anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Rendiconto del curatore

Se il curatore ha presentato il conto della gestione, ma questo non è stato ancora approvato a norma delle leggi anteriori prima dell’entrata in vigore del presente decreto, la procedura per l’approvazione del conto prosegue secondo le nuove disposizioni.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Concordato

La proposta di concordato presentata prima dell’entrata in vigore del presente decreto conserva la sua efficacia se era valida secondo le leggi anteriori.
L’approvazione della proposta di concordato in relazione alla quale il giudice delegato ha ordinato la convocazione dei creditori prima dell’entrata in vigore del presente decreto ha luogo secondo le disposizioni anteriori. Ma il giudizio di omologazione è regolato dalle nuove disposizioni.
Se un giudizio di omologazione di concordato è in corso, ma non ancora assegnato a sentenza, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il tribunale rimette con ordinanza gli atti al giudice delegato per la prosecuzione del giudizio secondo le nuove disposizioni.
Gli effetti e le modalità di esecuzione del concordato sono regolati dalle nuove disposizioni, a meno che la sentenza di omologazione non sia passata in giudicato prima dell’entrata in vigore del presente decreto.
Tuttavia i termini previsti dagli artt. 137 e 138 per l’esercizio delle azioni di risoluzione e di annullamento si applicano anche ai concordati omologati prima della data di entrata in vigore del presente decreto con decorrenza dalla data medesima, a meno che il tempo ancora utile per proporre l’azione, secondo le disposizioni anteriori, sia più breve.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Riabilitazione civile

Anche per i fallimenti dichiarati anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto il fallito, che non ha già ottenuto la cancellazione dall’albo dei falliti a norma delle leggi anteriori, può chiedere la riabilitazione civile secondo le norme del presente decreto.
La cancellazione dall’albo dei falliti ottenuta a norma delle leggi anteriori produce gli stessi effetti della riabilitazione civile.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Azione di responsabilità contro gli amministratori

Il giudice può autorizzare le misure cautelari previste dall’art. 146 anche se l’azione di responsabilità contro gli amministratori è stata disposta prima dell’entrata in vigore del presente decreto.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Versamenti dei soci

Nei giudizi promossi contro soci per i versamenti ancora dovuti, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, se la causa non è stata ancora assegnata a sentenza, il tribunale rimette le parti con ordinanza davanti al giudice delegato, che provvede a termini dell’art. 150.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Piccoli fallimenti

Per i piccoli fallimenti in corso all’entrata in vigore del presente decreto si applicano le disposizioni anteriori.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Concordato preventivo

La procedura di concordato preventivo, per la quale prima dell’entrata in vigore del presente decreto sia intervenuto il decreto previsto dall’art. 4 della L. 24 maggio 1903, n. 197, sul concordato preventivo e sulla procedura dei piccoli fallimenti, prosegue secondo le disposizioni anteriori. Ma il giudizio di omologazione è regolato dalle nuove disposizioni.
Per i giudizi di omologazione in corso e per gli effetti e le modalità di esecuzione del concordato si applicano le disposizioni dell’art. 255, commi secondo, terzo e quarto.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Liquidazione coatta amministrativa

Le liquidazioni coatte amministrative in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto proseguono secondo le disposizioni anteriori.
Se per un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa è in corso la procedura di fallimento o di concordato questa prosegue fino al suo compimento.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Iscrizione nel registro delle imprese

Fino all’attuazione del registro delle imprese non si fa luogo alle iscrizioni che secondo il presente decreto dovrebbero essere eseguite in detto registro.
Tuttavia i provvedimenti relativi alle società, per i quali sia prevista la iscrizione nel registro delle imprese, sono iscritti nei registri di cancelleria presso i tribunali, provvisoriamente mantenuti.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Ruolo degli amministratori giudiziari

Col regio decreto preveduto nell’art. 27, comma terzo, o con altro decreto separato saranno riunite e coordinate le disposizioni in vigore relative al fondo speciale preveduto nella L. 10 luglio 1930, n. 995.
Fino a quando non sarà emanato il regio decreto anzidetto continueranno ad osservarsi le disposizioni del R.D. 20 novembre 1930, n. 1595 e le altre norme ora in vigore riguardanti la formazione dei ruoli e la nomina e disciplina degli amministratori giudiziari.
Parimenti continueranno ad osservarsi, fino a quando non sarà provveduto ai sensi dell’art. 39, le norme contenute nel D.M. 30 novembre 1930 sulla determinazione della misura dei compensi spettanti ai curatori dei fallimenti (1).
———-

(1) Il compenso spettante ai curatori è ora regolato dal DM 16/07/65.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Istituto di credito

Quando nel presente decreto si fa riferimento a Istituti di credito in detta espressione s’intendono comprese, oltre l’istituto di emissione, le imprese autorizzate e controllate a norma delle leggi vigenti dall’ispettorato (1) per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito.
———-

(1) Tale organo è stato soppresso e le sue funzioni sono state devolute alla Banca d’Italia.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Norma di rinvio

Le disposizioni transitorie per il codice di procedura civile approvate con R.D. 18 dicembre 1941, n. 1368, si applicano anche ai procedimenti in corso connessi alle procedure di fallimento o di concordato preventivo.

TITOLO VII – Disposizioni transitorie

Disposizioni abrogate

Con l’entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni del codice di commercio approvato con L. 2 aprile 1882, n. 681, relative al fallimento, le disposizioni della L. 24 maggio 1903, n. 197, sul concordato preventivo e sulla procedura dei piccoli fallimenti, della L. 10 luglio 1930, n. 995, sul fallimento, sul concordato preventivo e sui piccoli fallimenti, salvo quanto disposto dall’art. 263, nonché ogni altra disposizione contraria o incompatibile con quelle del decreto medesimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Regio Decreto 6/5/1940 n. 635

Redazione

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 1 – Delle autorità di pubblica sicurezza e delle loro attribuzioni

L’autorità di pubblica sicurezza è provinciale e locale.
Sono autorità provinciali il Prefetto ed il Questore.
E’ autorità Locale, in ciascun comune, il funzionario preposto all’ufficio di pubblica sicurezza. Nei comuni dove non esiste un ufficio di pubblica sicurezza, è autorità locale il Podestà o chi ne fa le veci.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 1 – Delle autorità di pubblica sicurezza e delle loro attribuzioni

Il Prefetto sopraintende alla pubblica sicurezza ed, in particolare, esercita nella provincia le attribuzioni deferite dalle leggi alla sua competenza.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 1 – Delle autorità di pubblica sicurezza e delle loro attribuzioni

Il Questore ha, alla dipendenza del Prefetto, la direzione tecnica di tutti i servizi di polizia e d’ordine pubblico nella provincia. Egli esercita tutte le altre attribuzioni deferite dalle leggi alla sua competenza.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 1 – Delle autorità di pubblica sicurezza e delle loro attribuzioni

L’autorità locale di pubblica sicurezza esercita nell’ambito della circoscrizione del Comune, le attribuzioni che le leggi deferiscono alla sua competenza.
Il Prefetto può, con decreto, incaricare i funzionari preposti ad uffici distaccati di pubblica sicurezza di vigilare sull’andamento generale dei servizi di pubblica sicurezza nei comuni vicini a quello di loro residenza.
Quando le esigenze del servizio lo richiedono, il Prefetto, od il Questore con l’assenso del Prefetto, possono inviare funzionari di pubblica sicurezza nei comuni per assumere la direzione dei servizi di polizia.
Durante la permanenza dei funzionari nei comuni, resta sospesa la competenza dei Podestà relativamente ai servizi di polizia.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 1 – Delle autorità di pubblica sicurezza e delle loro attribuzioni

(1)
In deroga a quanto previsto dall’articolo 43 del testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 31 agosto 1907, n. 690, il prefetto, in attuazione delle direttive del Ministro dell’interno, ed a richiesta delle amministrazioni interessate, provvede all’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza alle guardie telegrafiche e di strade ferrate, ai cantonieri di cui all’articolo 12 del codice della strada emanato con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni e integrazioni, e agli altri agenti destinati all’esecuzione ed all’osservanza di speciali leggi e regolamenti, che risultino:
a) essere maggiorenni;
b) essere in possesso del diploma di scuola media inferiore;
c) non avere subìto condanna a pena detentiva per delitto non colposo e non essere stato sottoposto a misura di prevenzione;
d) avere il godimento dei diritti civili e politici.
Sono fatti salvi gli ulteriori requisiti richiesti per l’accesso allo specifico impiego per il quale è richiesta la qualità di agente di pubblica sicurezza.
All’atto dell’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza, l’interessato è tenuto a prestare giuramento, in deroga all’articolo 231 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, davanti al prefetto o suo delegato, con la seguente formula: "Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e al suo Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e delle regioni e di adempiere alle funzioni affidatemi con coscienza e diligenza e con l’unico intento di perseguire il pubblico interesse".
L’attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza è revocata, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, qualora venga a mancare taluno dei requisiti prescritti, ed è sospesa nei casi in cui la legge prevede la sospensione dal servizio o, comunque, quando nei confronti dell’interessato è adottato un provvedimento restrittivo della libertà personale.
Le disposizioni del presente articolo, si osservano in tutti i casi in cui disposizioni di legge o di regolamento rimettono all’autorità amministrativa il riconoscimento della qualità di agente di pubblica sicurezza, fatte salve le disposizioni in vigore per la polizia municipale.

—–
(1) Articolo inserito dall’art. 5, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 2 – Della composizione dei privati dissidi

Per la composizione dei privati dissidi di cui all’art. 1 della legge, l’autorità di pubblica sicurezza invita le parti a comparire dinanzi ad essa in un termine congruo pel tentativo di conciliazione.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 2 – Della composizione dei privati dissidi

L’autorità di pubblica sicurezza chiarisce alle parti la questione di fatto e i principi di diritto ad essa applicabili senza imporre il suo giudizio, e, salvi gli eventuali provvedimenti di competenza dell’autorità giudiziaria, adotta, ove sia il caso, o un provvedimento conservativo di soddisfazione delle parti in contesa o un temperamento di equità che valga a prevenire eventuali incidenti.
Del seguito procedimento si prende nota negli atti di ufficio e si stende processo verbale, ove lo si ritenga necessario.
Il processo verbale, firmato dalle parti e dal funzionario, può essere prodotto e fa fede in giudizio, avendo valore di scrittura privata riconosciuta. Se le parti non possono sottoscrivere, se ne fa menzione.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 3 – Dei rilievi segnaletici

I rilievi segnaletici per le persone pericolose o sospette e per coloro che non siano in grado o si rifiutino di provare la propria identità, giusta l’art. 4 della legge, sono descrittivi, fotografici, dattiloscopici e antropometrici.
La carta d’identità da rilasciarsi alle persone pericolose o sospette, a termini del citato art. 4, deve essere conforme al modello allegato al presente regolamento, senza particolari rilievi od annotazioni.
Le impronte digitali sono apposte sui cartellini da conservarsi presso l’ufficio comunale e l’ufficio provinciale di pubblica sicurezza.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 4 – Dell’esecuzione dei provvedimenti di polizia

I provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza sono eseguiti in via amministrativa, col procedimento di cui all’art. 5 della legge.
I provvedimenti contingibili ed urgenti di sicurezza pubblica emanati dal Podestà sulle materie di cui all’art. 55 della legge comunale e provinciale, testo unico 3 marzo 1934, n. 383, seguono col procedimento di cui all’art. 55 stesso.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 4 – Dell’esecuzione dei provvedimenti di polizia

I provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza, quando riflettono singoli interessati, sono comunicati mediante consegna di copia dei provvedimenti, per mezzo degli agenti della forza pubblica o del messo comunale.
La relazione della notifica, redatta in doppio originale, è datata e sottoscritta dall’agente o dal messo e dal consegnatario. Se questi non può o non vuole sottoscrivere, ne è fatta menzione.
La notifica si ha per avvenuta dal giorno in cui la persona interessata, o chi la rappresenti legalmente, rilasci ricevuta dell’atto o del provvedimento che la riguarda, o quando, in qualsiasi modo, risulti che abbia avuto notizia delI’atto o del provvedimento.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 4 – Dell’esecuzione dei provvedimenti di polizia

Il Ministro dell’interno può, in qualunque tempo, sia sopra denuncia, sia per propria iniziativa, dichiarare, con decreto, la nullità degli atti e dei provvedimenti delle autorità di pubblica sicurezza che contengano violazioni di legge o di regolamenti generali o speciali o che ritenga non fondati sopra una causa di pubblico interesse.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

Le autorizzazioni di polizia sono concesse esclusivamente ai fini di polizia e non possono essere invocate per escludere o diminuire la responsabilità civile o penale in cui i concessionari possano essere incorsi nell’esercizio concreto della loro attività.
In deroga a quanto previsto dall’articolo 13 della legge, le autorizzazioni di cui al titolo III della stessa legge, la cui durata non sia già stabilita da altre leggi statali o regionali, hanno carattere permanente, salvo che si riferiscano ad attività da svolgersi per un tempo determinato. (1)
Nel caso di trasferimento di taluna delle attività di cui al titolo III della legge in locali diversi da quelli per i quali l’autorizzazione è stata rilasciata, o di sostanziali modificazioni degli stessi, restano in vigore le disposizioni di legge o di regolamento che subordinano l’esercizio dell’attività alla verifica di idoneità, comunque definita, dei locali medesimi.(1)

—–
(1) Comma aggiunto dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

Per la documentazione necessaria a comprovare il possesso nel richiedente dei requisiti personali e l’adempimento delle altre condizioni prescritte si osservano le disposizioni in vigore in materia di semplificazione delle certificazioni amministrative.
E’ fatta salva la facoltà dell’amministrazione di verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti prescritti e di disporre, se ne ricorrono i presupposti, con provvedimento motivato, il divieto di prosecuzione dell’attività e la rimozione dei suoi effetti.
Nei casi in cui è consentita la rappresentanza nell’esercizio di un’attività autorizzata, la domanda dell’interessato deve contenere il consenso scritto dell’eventuale rappresentante.
Gli atti di consenso possono essere assunti davanti al dipendente competente a ricevere la documentazione. (1)

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

Nel caso di morte del titolare, l’erede, ovvero, se si tratta del titolare di un’impresa esercitata in forma societaria, colui che vi subentra, può richiedere il rilascio di una nuova autorizzazione, continuando l’attività nei tre mesi successivi alla data della morte. L’autorità di pubblica sicurezza può ordinare la cessazione immediata dell’attività se l’interessato o il rappresentante esercente è privo dei requisiti soggettivi di cui all’articolo 11 della legge, fatto salvo il maggior termine previsto, per le attività ricettive, dall’articolo 17-ter della legge. (1)

—–
(1) Articolo inserito dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

La domanda è presentata all’autorità locale di pubblica sicurezza, la quale, quando il provvedimento richiesto non sia di sua competenza, la trasmette al Questore con informazioni e proposte.
Analogamente si provvede per la rinnovazione annuale delle autorizzazioni.
La domanda di rinnovazione deve essere presentata prima della scadenza del provvedimento.
La rinnovazione decorre sempre dal giorno successivo a quello della scadenza.
Salvo che non sia, nei singoli casi, diversamente stabilito, la rinnovazione ha luogo mediante vidimazione sull’atto originario.
Sullo stesso atto può apporsi l’approvazione del rappresentante, nei casi in cui la rappresentanza è consentita dalla legge.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

(1)
La prestazione di cauzione, quando richiesta dalla legge o disposta dall’autorità nei casi previsti dalla legge, può essere effettuata mediante fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa rilasciata da impresa di assicurazioni regolarmente autorizzata all’esercizio di tale attività e con ogni altra modalità prevista dalle disposizioni vigenti in materia di contabilità pubblica.

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

Quando la legge prescrive, per determinati atti, l’obbligo dell’avviso o della dichiarazione, questi debbono essere presentati per iscritto in doppio esemplare, di cui uno conforme alla legge sul bollo, se prescritto. (1)
L’autorità competente rilascia l’esemplare in bollo alla parte con l’annotazione del provvedimento, e conserva l’altro negli atti di ufficio.

—–
(1) Comma modificato dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

In tutti i casi in cui la legge prescrive, per l’esercizio di determinate attività soggette ad autorizzazioni di polizia, la tenuta di speciali registri, questi devono essere debitamente bollati, a norma di legge, in ogni foglio, numerati e, ad ogni pagina, vidimati dall’autorità di pubblica sicurezza che attesta del numero delle pagine nell’ultima di esse.
I registri devono essere esibiti ad ogni richiesta degli ufficiali e degli agenti di pubblica sicurezza, i quali appongono la data e la firma ogni qualvolta procedono al loro esame.
I registri di cui al primo comma possono essere tenuti con modalità informatiche. A tal fine con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle finanze e con il Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, sono stabilite le modalità tecniche di tenuta, vidimazione, assolvimento dell’obbligo di bollo ed esibizione dei registri di cui al primo comma, predisposti con mezzi informatici, osservate, in quanto compatibili, le disposizioni vigenti in materia di formazione, archiviazione e trasmissione di documenti con strumenti informatici o telematici. Con lo stesso decreto può prevedersi che idonei supporti informatici, con specifici programmi, siano resi disponibili, anche presso rivendite autorizzate, mediante specifiche convenzioni.(1)

—–
(1) Comma aggiunto dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

L’obbligo, imposto dalla legge a chi richiede l’acquisto di determinate merci o la prestazione di determinati servizi, di dimostrare, nei casi tassativamente contemplati, la propria identità personale, mediante l’esibizione della carta di identità, riguarda le operazioni che si svolgono con l’intervento personale dei committenti.
Degli affari che vengono trattati per corrispondenza, deve, dal commissionario, essere dato immediato avviso alle autorità di pubblica sicurezza dei luoghi donde e partita la commissione e dove si spedisce la merce, quando il committente non sia conosciuto.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
§ 5 – Delle autorizzazioni di polizia

Nelle insegne, nelle mostre, nelle tabelle, nelle vetrine esterne o interne di qualsiasi esercizio soggetto ad autorizzazione di polizia, deve farsi uso della lingua italiana.
E’ consentito anche l’uso di lingue straniere, purché alla lingua italiana sia dato il primo posto con caratteri più appariscenti.
L’inosservanza di queste disposizioni può dar luogo a revoca dell’autorizzazione.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Fermo il disposto dell’art. 15, l’avviso per le riunioni pubbliche di cui è parola nell’art. 18 della legge, deve contenere l’indicazione del giorno, dell’ora, del luogo e dell’oggetto della riunione; le generalità di coloro che sono designati a prendere la parola nonché le generalità e la firma dei promotori (1) .
L’avviso deve pervenire al Questore almeno tre giorni prima di quello fissato per la riunione.

—–
(1) Comma modificato da avviso di rettifica, pubblicato nella G.U. 5/7/1960 n. 163.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Insieme con l’avviso può essere richiesto il consenso scritto per l’occupazione temporanea del luogo pubblico o aperto al pubblico, da parte dell’autorità competente, o di chi dispone del locale destinato alla riunione.
E’ vietato l’uso delle chiese e degli altri luoghi sacri per manifestazioni estranee al sentimento religioso o per scopi non attinenti al culto.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Quando il Questore vieti la riunione per ragioni di ordine pubblico, di moralità o di sanità pubblica, ovvero imponga speciali prescrizioni, a termini del quarto comma dell’art. 18 della legge, ne dà notizia ai promotori o direttamente o per mezzo dell’autorità di pubblica sicurezza.
L’avvenuta comunicazione dovrà risultare da processo verbale.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

L’autorità di pubblica sicurezza assiste alle riunioni per mezzo dei suoi funzionari ed agenti.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

L’ufficiale di pubblica sicurezza preposto al servizio impartisce le occorrenti istruzioni ai comandanti della forza pubblica e della forza armata, presenti sul posto, chiarendo ad essi gli obbiettivi da conseguire.
Le sue disposizioni non possono essere modificate senza suo ordine.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Quando occorra sciogliere una riunione od un assembramento, il funzionario di pubblica sicurezza, ove non indossi l’uniforme di servizio, deve mettersi ad armacollo la sciarpa tricolore.
L’ufficiale od il sottufficiale dei CC. RR. deve essere in divisa.
L’invito a sciogliersi e le intimazioni si fanno "in nome della legge".

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Qualora non sia possibile disporre della tromba per le formalità di cui all’art. 23 della legge, lo scioglimento della riunione è ordinato con tre intimazioni ad alta voce.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Nel caso di scioglimento di una riunione o di un assembramento, a termini dell’art. 24 della legge, non si può adoperare la forza prima che l’ufficiale di pubblica sicurezza o il sottufficiale dei carabinieri, preposto al servizio, ne abbia dato ordine.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Eseguito lo scioglimento di una riunione o di un assembramento, l’ufficiale di pubblica sicurezza o il sottufficiale dei CC. RR. preposto al servizio redige verbale sulle varie fasi della riunione, sui reati eventualmente commessi, sugli autori di essi e sulle misure adottate per il mantenimento dell’ordine.
Ove sia il caso, il verbale è trasmesso, entro ventiquattro ore, all’autorità giudiziaria per l’esercizio dell’azione penale.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 6 – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Quando sia omesso l’avviso di cui all’art. 18 della legge, l’autorità locale di pubblica sicurezza informa immediatamente il Questore, e, in caso di urgenza, provvede, sotto la propria responsabilità, o ad impedire che la riunione abbia luogo o a vigilarne lo svolgimento, riferendone subito al Questore per gli ulteriori provvedimenti.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 7 – Delle cerimonie fuori dei templi e delle processioni ecclesiastiche e civili

L’avviso di cui è parola nell’art. 25 della legge, deve esser dato nei modi prescritti dall’art. 15 del presente regolamento e deve contenere:
a) le generalità e la firma dei promotori;
b) l’indicazione del giorno e dell’ora in cui ha luogo la cerimonia religiosa ovvero la processione ecclesiastica o civile;
c) l’indicazione degli atti di culto fuori dei luoghi a ciò destinati;
d) l’indicazione dell’itinerario della processione e della località in cui le funzioni si compiono.
L’avviso deve pervenire al Questore almeno tre giorni prima di quello fissato per la cerimonia o per la processione ecclesiastica o civile.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 7 – Delle cerimonie fuori dei templi e delle processioni ecclesiastiche e civili

Insieme con l’avviso, può essere richiesto il consenso scritto dell’autorità competente, per percorrere vie o piazze pubbliche ovvero aree pubbliche o aperte al pubblico.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 7 – Delle cerimonie fuori dei templi e delle processioni ecclesiastiche e civili

Alle cerimonie, alle processioni religiose e civili e alle altre manifestazioni indicate nell’art. 25 della legge, si applicano le disposizioni degli artt. 21 a 28 del presente regolamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 7 – Delle cerimonie fuori dei templi e delle processioni ecclesiastiche e civili

Per l’esercizio della facoltà attribuita al Questore dal secondo comma dell’art. 27 della legge, per quanto riguarda i trasporti funebri, si osserva il disposto dell’art. 21 del presente regolamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

Sono "armi da guerra", ai sensi dell’articolo 28 della legge, le armi di ogni specie, da punta, da taglio e da sparo, destinate o che possono essere destinate per l’armamento delle truppe nazionali o straniere, o per qualsiasi uso militare.
Sono armi "tipo guerra" quelle che presentano caratteristiche analoghe alle armi da guerra.
Sono "munizioni da guerra" le cartucce, i proiettili, le bombe, la polvere, le capsule ed ogni altra materia destinata al caricamento delle armi da sparo belliche, o comunque ad impiego bellico.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

La domanda per ottenere la licenza del Ministero dell’interno per la fabbricazione dei materiali da guerra contemplati dall’art. 28 della legge, oltre alle generalità complete e alla firma del richiedente, deve contenere le indicazioni relative:
a) all’ubicazione delle officine;
b) alla specie e al quantitativo dei materiali che s’intende fabbricare;
c) al periodo di tempo entro il quale il richiedente si propone di portare a termine i singoli allestimenti.
Le variazioni relative al quantitativo dei materiali da fabbricare devono essere comunicate, di volta in volta, al Prefetto.
Le indicazioni di cui alle lettere a) e b) di quest’articolo devono essere riportate sulla licenza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

Gli stabilimenti per le produzioni dei materiali da guerra sono sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’interno, che la esercita per mezzo dei funzionari a ciò delegati.
La sorveglianza tecnica può essere esercitata anche dal Ministero della guerra, i cui delegati, tecnici o militari, hanno facoltà di visitare gli stabilimenti in ogni tempo.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

E’ in facoltà del Ministero per l’interno di determinare la specie e la quantità dei materiali da guerra che la ditta produttrice può tenere in deposito; di sospendere la produzione, e di ritirare i materiali già fabbricati o in corso di fabbricazione.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

La domanda per l’autorizzazione a raccogliere o detenere materiali da guerra deve contenere, oltre alle generalità e alla firma del richiedente, le indicazioni relative alle specie e alla quantità delle armi o dei materiali e ai locali dove sono detenuti.
Queste indicazioni sono riportate sulla licenza.
La licenza è necessaria anche per la detenzione di una sola arma o munizioni da guerra o tipo guerra.
Senza licenza del Ministero per l’interno è vietata la vendita o comunque la cessione delle armi o delle munizioni da guerra anche alle persone autorizzate al commercio delle armi o delle munizioni da guerra.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

La domanda per l’autorizzazione ad importare i materiali da guerra, oltre alle generalità e alla firma del richiedente deve indicare:
a) lo Stato da cui i materiali sono importati e la ditta, persona od ente, che li fornisce;
b) le generalità e la residenza del destinatario, nonché il luogo dove i materiali devono essere ricevuti;
c) la specie e la quantità dei materiali.
Le indicazioni di cui alle lettere a), b), c) di quest’articolo devono essere riportate sulla licenza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

Per ottenere la licenza ad esportare materiale da guerra, si deve indicare, con le generalità del richiedente:
a) lo Stato a cui i materiali sono diretti e la ditta, persona od ente, cui sono ceduti;
b) la fabbrica o il deposito da cui partono;
c) la specie e la quantità dei materiali.
Le indicazioni di cui alle lettere a), b), c) di quest’articolo devono essere riportate sulla licenza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

Le domande per il transito nel Regno di materiale da guerra e le relative licenze devono contenere le indicazioni di cui agli artt. 38 e 39 del presente regolamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 8 – Delle armi e delle munizioni da guerra

La licenza per l’esportazione, per l’importazione o per il transito di materiali da guerra deve essere rilasciata per ogni singola spedizione e deve essere esibita agli uffici di dogana.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 9 – Delle passeggiate in forma militare

Il permesso per passeggiate in forma militare con armi, di cui all’art. 29 della legge, è subordinato al possesso della licenza di porto di armi in chi vi partecipa, salvo che non sia altrimenti autorizzato ad andare armato.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 9 – Delle passeggiate in forma militare

E’ considerata passeggiata in forma militare con armi l’adunata, anche in luoghi privati, di corpi od associazioni con armi, nonché l’intervento in feste, funzioni o trattenimenti in luoghi pubblici od aperti al pubblico.
Nelle passeggiate in forma militare non possono portarsi munizioni.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Sono considerate armi comuni da sparo, ai sensi dell’art. 30 della legge:
a) tutti i fucili con una o più canne ad anima liscia, comprese le spingarde;
b) i fucili con due canne rigate purché non idonei ad impiegare cartuccia con pallottola totalmente blindata;
c) i fucili con due o tre canne, miste (una liscia e una rigata oppure due canne lisce ed una rigata), purché non idonei ad impiegare cartucce con pallottola totalmente blindata;
d) i fucili ad una sola canna rigata che, pur potendo impiegare cartucce con pallottola parzialmente blindata, abbiano una gittata non superiore ai 500 metri con alzo di mira massimo di metri 300;
e) le rivoltelle o pistole a rotazione, di qualsiasi peso, calibro e dimensione;
f) le pistole automatiche il cui potere di arresto non sia superiore a 25 metri.
Sono pure considerate armi da sparo quelle denominate "da bersaglio da sala" e quelle ad aria compressa, sia lunghe che corte.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Per gli effetti dell’art. 30 della legge, sono considerati armi gli strumenti da punta e taglio, la cui destinazione naturale e l’offesa alla persona, come pugnali, stiletti e simili.
Non sono considerati armi, per gli effetti dello stesso articolo, gli strumenti da punta e da taglio, che, pur potendo occasionalmente servire all’offesa, hanno una specifica e diversa destinazione, come gli strumenti da lavoro, e quelli destinati ad uso domestico, agricolo, scientifico, sportivo, industriale e simili.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Le domande dirette ad ottenere l’autorizzazione per fabbricare, introdurre dall’estero, esportare o far transitare nel Regno armi comuni devono contenere: per la fabbricazione, le indicazioni di cui al primo comma e alle lettere a), b), c), dell’art. 34, per l’introduzione dall’estero, quelle di cui al primo comma e alle lettere a), b), c), dell’art. 38; per l’esportazione, quelle di cui al primo comma ed alle lettere a), b), c), dell’art. 39; per il transito, quelle di cui all’art. 40 del presente regolamento.
Le indicazioni stesse devono essere riportate sulla licenza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Le domande per l’autorizzazione a fare raccolta di armi a fine di commercio od industria, a smerciarle o esporle in vendita, devono contenere, oltre alle generalità e alla firma dei richiedenti, le indicazioni relative alla specie e alla quantità delle armi, nonché ai locali dove le armi sono raccolte, esposte in vendita o detenute per la vendita.
La licenza per la collezione di armi ha carattere permanente e può essere rilasciata anche per una sola arma comune da sparo quando l’interessato non intenda avvalersi della facoltà di detenere l’arma e il relativo munizionamento, per farne uso, previa la denuncia di cui all’articolo 38 della legge. Se la collezione riguarda armi artistiche, rare o antiche, la licenza deve contenere anche l’indicazione dell’epoca a cui risalgono le armi. (1)
La licenza per la collezione di armi artistiche, rare od antiche, deve contenere anche l’indicazione dell’epoca a cui risalgono le armi.

—–
(1) Comma sostituito dall’art. 3, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La licenza di cui all’art. 31 della legge, per la introduzione di armi dall’estero o per l’esportazione, è rilasciata dal Questore della provincia nella quale si trova il comune dove le armi sono dirette o donde sono spedite.
Sulle domande di transito provvede il Questore della provincia di confine dal quale le armi sono introdotte.
Alle licenze contemplate da quest’articolo si applica il disposto dell’art. 41 del presente regolamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

E’ vietata l’introduzione nel Regno di armi, di cui non sia permesso il porto, a meno che l’introduzione non sia richiesta per comprovate ragioni di studio o da chi sia munito di licenza per collezione di armi artistiche, rare o antiche, a termine dell’ultimo comma dell’art. 31 della legge.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’avviso per il trasporto delle armi nell’interno del Regno, di cui è parola nel primo e nel secondo comma dell’art. 34 della legge, deve essere presentato al Questore della provincia donde le armi sono spedite.
Ove il Questore autorizzi il trasporto, appone il visto sull’avviso.
L’avviso col visto deve accompagnare le armi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La dichiarazione di chi esercita l’industria della riparazione delle armi deve contenere le seguenti indicazioni:
a) l’esatta ubicazione dell’officina;
b) gli operai occupati in essa;
c) il tipo di riparazioni per cui l’officina è attrezzata.
Oltre all’eventuale trasferimento, deve essere notificato al Questore ogni mutamento nelle condizioni denunciate nella prima dichiarazione.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

I commercianti di armi e coloro che esercitano l’industria delle riparazioni delle armi possono dare incarico ai propri commessi di portare le armi ai loro clienti che risiedono nel comune. I commessi devono essere muniti di apposita tessera di riconoscimento, che e vidimata dall’autorità locale di pubblica sicurezza e ritirata dal principale dopo avvenuta la consegna delle armi.
Non può essere dato incarico a persone che non diano affidamento per età e per condotta.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di stabilire speciali condizioni per il trasporto delle armi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Nel registro di cui all’art. 35 della legge, si prende nota della data dell’operazione, della persona o della ditta con la quale l’operazione è compiuta, della specie, contrassegni e quantità delle armi acquistate o vendute, del relativo prezzo e del modo col quale l’acquirente ha dimostrato la propria identità personale.
E’ permessa la vendita delle armi lunghe da fuoco al minore che esibisca la licenza di porto d’armi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La licenza pel trasporto di un campionario di armi non può essere rilasciata, dal Questore della provincia dalla quale si muove, che per le armi delle quali è permesso il porto e per la quantità strettamente necessaria ad uso campionario.
La qualità e la quantità delle armi sono indicate nella licenza. Questa deve essere vidimata dai Questori delle province che si intende percorrere.
La licenza di campionario non autorizza il titolare, che non sia munito del permesso di porto d’armi, a portare armi per uso personale.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Chi è autorizzato alla vendita ambulante degli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, a termine dell’art. 37 della legge è tenuto a far vidimare la licenza dai Questori delle province che intende percorrere, col pagamento delle tasse di bollo eventualmente previste per tali vidimazioni dalle leggi finanziarie.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’obbligo della denuncia delle armi, delle munizioni o delle materie esplodenti, di cui all’art. 38 della legge, non incombe alle persone autorizzate alla fabbricazione, all’introduzione o al commercio delle armi o delle materie esplodenti.
Le persone munite della licenza di porto d’armi sono tenute alla denuncia.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La denuncia è fatta nelle forme indicate dall’art. 15 del presente regolamento e deve contenere indicazioni precise circa le caratteristiche delle armi, delle munizioni e delle materie esplodenti; con le stesse forme deve essere denunciata qualsiasi modificazione nella specie e nella quantità.
Non è ammessa la detenzione di bombe cariche.
In caso di trasferimento del detto materiale da una località all’altra del Regno, salvo l’obbligo di cui all’art. 34, secondo comma, della legge, il possessore deve ripetere la denuncia di cui all’art. 38 della legge, nella località dove il materiale stesso è stato trasportato.
Chi denuncia un’arma deve anche indicare tutte le altre armi di cui è in possesso e il luogo dove si trovano, anche se sono state precedentemente denunciate.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Chi presiede pubbliche aste di vendita di armi deve trasmettere al Questore copia del verbale di aggiudicazione, con l’indicazione delle generalità e della residenza degli aggiudicatari, sia che questi agiscano in nome proprio che per persona da nominare.
Se gli aggiudicatari non appartengono al comune in cui ha luogo l’asta, copia del verbale di aggiudicazione è dal Questore trasmessa all’autorità di pubblica sicurezza competente per territorio.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’ordine del Prefetto per la consegna delle armi o delle materie esplodenti, di cui all’art. 40 della legge, può essere dato con pubblico manifesto.
La consegna è eseguita, nel termine stabilito dal Prefetto, all’autorità di pubblica sicurezza o presso determinati depositi, dove le armi e le materie esplodenti sono temporaneamente custodite senza spesa, a cura dell’autorità di pubblica sicurezza o dell’autorità militare, che rilascia ricevuta.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La licenza pel porto d’armi è rilasciata, secondo la rispettiva competenza, dal Prefetto o dal Questore della provincia in cui il richiedente, appartenente ad uno dei Paesi dell’Unione europea, ha la sua residenza o il domicilio, su apposito libretto personale, formato:(1)
a) da una copertina conforme al modulo annesso al presente regolamento, contenente la fotografia e la firma del richiedente, nonché la indicazione delle generalità e dei connotati;
b) da uno o più fogli della carta bollata istituita dall’art. 30 della legge 23 aprile 1911, n. 509, sui quali sono riprodotti i modelli annessi al presente regolamento, rispettivamente per il porto dell’arma lunga da fuoco, della rivoltella o pistola o del bastone animato.
Il rilascio del porto di arma lunga per difesa personale, è soggetto alle condizioni richieste per il porto di altre armi per il medesimo motivo, compresa la dimostrazione dell’effettivo bisogno di portare l’arma.(2)

—–
(1) Alinea modificato dall’art. 3, DPR 28/5/2001 n. 311.
(2) Comma aggiunto dall’art. 3, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La domanda per ottenere la licenza di portare armi deve essere presentata alla autorità di pubblica sicurezza e corredata:
a) dal certificato del casellario giudiziario, di data non anteriore ad un mese;
b) da un vaglia intestato al procuratore del registro del luogo ove ha sede l’autorità di pubblica sicurezza che deve rilasciare la licenza, per l’importo delle relative tasse di concessione e di bollo, nonché, quando occorra, del prezzo della copertina.Il vaglia deve portare l’indicazione del cognome, nome e abitazione del richiedente;
c) da due copie di recente fotografia dell’interessato, a capo scoperto e a mezzo busto. La fotografia dev’essere senza cartoncino e delle dimensioni di cm. 8 per 6;
d) per coloro che non hanno prestato servizio presso le forze armate dello Stato, dal certificato attestante l’adempimento delle condizioni di cui all’art. 16 del regio decreto-legge 16 dicembre 1935, n. 2430, convertito in legge 4 giugno 1936, n. 1143, sul tiro a segno nazionale.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La domanda del minorenne emancipato per la concessione del porto d’armi deve essere corredata anche dai documenti comprovanti l’avvenuta emancipazione.
Il minore non emancipato, che richieda la licenza di porto d’arma lunga da fuoco, a termini dell’ultimo comma dell’art. 44 della legge, deve esibire anche un certificato della società di tiro a segno, da cui risulti che è iscritto alla società stessa ed è esperto nel maneggio delle armi da fuoco. Ove, nel comune o nel raggio di cinque chilometri, non esista o non funzioni un campo di tiro a segno, il minorenne deve farlo constare a mezzo di attestazione del Podestà, il quale dichiarare altresì che il richiedente è esperto nel maneggio delle armi da fuoco.
Per la rinnovazione della licenza pel porto dell’arma lunga da fuoco, il minorenne non emancipato deve esibire, sino all’anno in cui concorre alla leva, il certificato di frequenza al tiro a segno, ovvero l’attestazione del Podestà, come al comma precedente.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’autorità locale di pubblica sicurezza, eseguita, se del caso, sulla domanda, l’attestazione dell’adempimento richiesto dall’art. 12 della legge, e assunte le opportune informazioni, appone il visto di identità sulla fotografia ed invia gli atti al Questore.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’autorità di pubblica sicurezza competente a provvedere sulla domanda trasmette il vaglia al procuratore del registro, il quale invia all’autorità stessa il foglio bollato per la licenza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Qualora vi sia motivo di ritenere che il richiedente la licenza sia stato colpito da condanna che non figuri nel certificato, ai sensi dell’art. 608 del codice di procedura penale, e che produca l’incapacità ad ottenere la licenza, l’autorità di pubblica sicurezza competente richiede il certificato di tutte le iscrizioni esistenti al nome dell’interessato, a termini dell’art. 606 dello stesso codice.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’interessato, all’atto della consegna della licenza, deve apporre la firma sulla copertina e sulla licenza stessa innanzi al funzionario di pubblica sicurezza o al Podestà.
Se si tratti di analfabeti se ne fa menzione nel libretto.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

La rinnovazione annuale della licenza ha luogo mediante la sostituzione del foglio bollato nel libretto, a cura dell’autorità competente.
La copertina e la fotografia si rinnovano ogni quinquennio.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Alla domanda di rinnovazione della licenza di porto d’arme presentata tempestivamente, non occorre unire il certificato del casellario giudiziario, a meno che l’autorità competente non ne faccia richiesta.
Non occorre, del pari, produrre, salvo esplicita richiesta, il certificato del casellario giudiziario, quando trattasi di domanda di concessione inoltrata da chi sia munito di licenza di porto d’arme di diversa specie, non scaduta.
La domanda del minorenne per la rinnovazione del porto d’arme deve essere corredata dell’atto di consenso di cui all’art. 44 della legge.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Ai fini della revoca della licenza di porto d’armi, l’autorità di pubblica sicurezza può richiedere il certificato di tutte le iscrizioni esistenti al nome del concessionario, a termini dell’art. 606 del codice di procedura penale.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Il libretto personale per le licenze di porto d’armi alle guardie particolari giurate è formato:
a) da una copertina, conforme all’annesso modello, da rinnovarsi ogni quinquennio, contenente la fotografia, la firma e le indicazioni delle generalità e dei connotati del richiedente, nonché quelle relative al decreto di nomina;
b) da uno o più fogli, conformi all’annesso modello, da rinnovarsi annualmente.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

L’autorità di pubblica sicurezza trasmette al procuratore del registro il foglio contemplato alla lettera b) dell’articolo precedente e il vaglia per l’importo della tassa speciale di concessione e della tassa di bollo.
Il procuratore del registro appone sul foglio la marca da bollo, e attesta della eseguita riscossione della tassa di concessione, restituendolo alla autorità di pubblica sicurezza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Il Capo della polizia, i Prefetti, i vice-prefetti, gli ispettori provinciali amministrativi, gli Ufficiali di pubblica sicurezza, i Pretori e i magistrati addetti al pubblico Ministero o all’ufficio di istruzione, sono autorizzati a portare senza licenza le armi di cui all’art. 42 della legge.
Gli agenti di pubblica sicurezza, contemplati dagli artt. 17 e 18 della legge 31 agosto 1907, numero 690, portano, senza licenza, le armi di cui sono muniti, a termini dei rispettivi regolamenti.
Gli agenti di pubblica sicurezza, riconosciuti a norma dell’art. 43 della legge 31 agosto 1907, numero 690, o di disposizioni speciali, possono portare, senza licenza, le armi di cui al capoverso precedente, soltanto durante il servizio o per recarsi al luogo ove esercitano le proprie mansioni e farne ritorno, sempre quando non ostino disposizioni di legge.
La facoltà di portare le armi senza licenza è attribuita soltanto ai fini della difesa personale.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, qualora nei regolamenti generali di amministrazione sia preveduto che, nell’interesse pubblico, talune categorie di personale civile, dipendente direttamente dallo Stato e addetto permanentemente ad un determinato servizio, vadano armate, la relativa autorizzazione viene rilasciata, senza pagamento di tassa, dal Prefetto della provincia, sulla motivata proposta dell’amministrazione interessata.
Il rilascio ha luogo previo accertamento che la persona di cui si tratta non si trovi nelle condizioni previste negli artt. 11 e 43 della legge.
L’autorizzazione è data su tessera conforme al modello annesso al presente regolamento ed abilita il concessionario a portare le armi di cui all’art. 42 della legge, soltanto per difesa personale, durante il servizio e per recarsi al luogo ove esercita le proprie mansioni e farne ritorno.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Gli ufficiali, i capi squadra ed i militi della M.V.S.N. possono essere autorizzati a portare, anche fuori servizio, la rivoltella o pistola di ordinanza o comunque di forma consentita dalla legge.
La relativa autorizzazione personale viene rilasciata, senza pagamento di tassa, dal Prefetto della provincia, sulla motivata proposta del comando di zona interessato.
Il rilascio ha luogo previo accertamento che il richiedente non si trovi nelle condizioni previste negli artt 11 e 43 della legge.
Agli ufficiali in servizio attivo permanente delle forze armate dello Stato che ne facciano domanda può essere concessa licenza gratuita di porto, di rivoltella o pistola quando vestano l’abito civile. La domanda, su competente foglio bollato, deve essere corredata da un certificato del comandante del corpo o del capo dell’ufficio da cui il richiedente dipende, attestante che il richiedente stesso è in servizio attivo permanente.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

I componenti delle società di tiro a segno riconosciute sono autorizzati a portare l’arme di tiro esclusivamente per i giorni stabiliti per le esercitazioni sociali, purché siano muniti di una carta di riconoscimento, rilasciata dal presidente della società e vidimata dall’autorità locale di pubblica sicurezza, che ha sempre facoltà di ritirarla per ragioni di ordine pubblico.
Questa disposizione si applica anche nel caso d’intervento in corpo di una società di tiro a segno a termini dell’art. 29 della legge.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Non è richiesta licenza agli appartenenti ai corpi di vigili municipali, istituiti in forza di regolamenti debitamente approvati, per portare l’arme che i municipi somministrano loro come guardia di onore in occasione di feste o funzioni pubbliche.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Non è richiesta licenza alle sezioni di tiro a segno nazionale, istituite a norma del regio decreto-legge 16 dicembre 1935, n. 2430, convertito in legge 4 giugno 1936-XIV, n. 1143, per detenere le armi occorrenti per le esercitazioni.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Per la concessione, a titolo di reciprocità, dei permessi gratuiti di porto d’arme al personale diplomatico degli Stati esteri, si osservano le convenzioni e gli usi internazionali.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 10 – Delle armi comuni e degli strumenti atti ad offendere

Sono fra gli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, che non possono portarsi senza giustificato motivo a norma dell’art. 42 della legge: i coltelli e le forbici con lama eccedente in lunghezza i quattro centimetri; le roncole, i ronchetti, i rasoi, i punteruoli, le lesine, le scuri, i potaioli, le falci, i falcetti, gli scalpelli, i compassi, i chiodi e, in genere, gli strumenti da punta e da taglio indicati nel secondo comma dell’art. 45 del presente regolamento.
Non sono, tuttavia, da comprendersi fra detti strumenti:
a) i coltelli acuminati o con apice tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri di lunghezza, non superi i centimetri sei, purché il manico non ecceda in lunghezza centimetri otto e, in spessore, millimetri nove per una sola lama e millimetri tre in più per ogni lama affiancata;
b) i coltelli e le forbici non acuminati o con apice non tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri, non superi i dieci centimetri di lunghezza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Sono soggetti alle disposizioni degli articoli 46 e 57 della legge tutti i prodotti esplodenti, comunque composti, sia che possano agire da soli od uniti ad altre sostanze, sia che possano essere impiegati in macchine o congegni, o in qualsiasi altro modo disposti o adoperati.
Sono altresì soggetti alle disposizioni degli articoli 46 e 57 della legge i prodotti esplodenti indicati nell’allegato I al decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 7 e successivi aggiornamenti e modificazioni, secondo quanto previsto dal successivo articolo 83. (1)

—–
(1) Comma aggiunto dall’art. 11, DM 19/9/2002 n. 272.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

I prodotti esplosivi, di cui al precedente articolo, sono classificati nelle seguenti categorie:
1° polveri e prodotti affini negli effetti esplodenti;
2° dinamiti e prodotti affini negli effetti esplodenti;
3° detonanti e prodotti affini negli effetti esplodenti;
4° artifici e prodotti affini negli effetti esplodenti;
5° munizioni di sicurezza e giocattoli pirici.
La categoria 5) "munizioni di sicurezza e giocattoli pirici" di cui al comma precedente si articola nei seguenti gruppi: Gruppo A
1) bossoli innescati per artiglieria;
2) spolette a percussione con innesco amovibile o interno;
3) spolette a doppio effetto per artiglieria;
4) cartucce da salve per armi comuni e da guerra;
5) cartucce per armi comuni e da guerra;
Gruppo B
1) micce a lenta combustione o di sicurezza;
2) cartuccia per pistola spegnitrice Wolf;
3) accenditori elettrici;
4) accenditori di sicurezza;
Gruppo C
1) giocattoli pirici;
Gruppo D
1) manufatti pirotecnici da segnalazione ad effetto illuminante, fumogeno o misto destinati alla sicurezza in mare o in montagna, ovvero alle segnalazioni per la sicurezza nei trasporti ferroviari e stradali, nonché quelli analoghi destinati ad essere utilizzati dalle Forze armate e dai Corpi armati dello Stato;
2) manufatti pirotecnici da segnalazione ad effetto sonoro, compresi quelli destinati ad essere utilizzati dalle Forze armate e dai Corpi armati dello Stato;
3) manufatti pirotecnici destinati all’attivazione di apparecchiature per l’estinzione di incendi;
4) manufatti pirotecnici da divertimento, ad effetto di scoppio e/o ad effetto luminoso;
Gruppo E
1) munizioni giocattolo;
2) air bag, pretensionatori per cinture di sicurezza e relativi generatori di gas od attuatori ricompresi nell’allegato I al decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 7 e successive modificazioni e aggiornamenti;
3) bossoli innescati per munizioni per armi di piccolo calibro;
4) inneschi per munizioni per armi di piccolo calibro e per cartucce industriali;
5) manufatti pirotecnici e cartucce per strumenti tecnici e industriali (es.: sparachiodi, per mattazione e cementeria);
6) cartucce a salve ad effetto sonoro per armi di libera vendita (1).

—–
(1) Comma aggiunto dall’art. 12, DM 19/9/2002, n. 272.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

I prodotti esplodenti riconosciuti e classificati ai sensi dell’articolo 53 della legge, nonché i prodotti esplodenti muniti dell’attestato di esame "CE del tipo e della valutazione di conformità di cui all’allegato V al decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 7, certificati dagli "Organismi notificati" sono indicati nell’allegato A al presente regolamento. I prodotti esplodenti marcati CE sono classificati a seconda della loro tipologia nelle categorie di cui al precedente articolo 82 ed iscritti d’ufficio nell’allegato A al presente regolamento, ai soli fini dell’applicazione delle norme tecniche inerenti alla sicurezza nell’attività di fabbricazione e di deposito di esplosivi contenute nell’allegato B al presente regolamento. (1)
L’allegato B contiene le norme per l’impianto delle fabbriche e dei depositi delle materie esplodenti di ogni categoria, nonché le norme per l’impianto dei cantieri civili di scaricamento, ripristino e caricamento proietti e per la lavorazione di materiale da guerra.
L’allegato C determina le norme per il trasporto degli esplosivi e le modalità per il rilascio delle relative licenze. (1)
L’allegato D contiene le norme per la protezione contro le scariche elettriche atmosferiche degli edifici in cui si lavorano, si manipolano o si conservano sostanze infiammabili o esplosive.
Il Ministero dell’interno, sentito il parere della commissione consultiva per le sostanze esplosive e infiammabili, ha facoltà di apportare variazioni od aggiunte agli allegati stessi.

—–
(1) Comma sostituito dall’art. 13, DM 19/9/2002 n. 272.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

La commissione di cui all’articolo precedente è nominata dal Ministero dell’interno, e si compone di un presidente e di undici membri.
Di questi, uno deve appartenere al gruppo A dell’amministrazione dell’interno, di grado non inferiore al 6°; due possono essere scelti fra gli estranei all’amministrazione dello Stato; uno deve rappresentare la direzione generale dei servizi antincendi del Ministero dell’interno; sei sono designati, uno per ciascuno dai Ministri per la marina, per l’aeronautica, per le corporazioni e per le comunicazioni, e due dal Ministro per la guerra; uno è designato dal comitato centrale interministeriale di protezione antiaerea.
Uno dei delegati del Ministro per la guerra è scelto fra gli ufficiali generali o superiori del servizio chimico militare; l’altro fra gli ufficiali generali o superiori di artiglieria o genio in effettivo servizio o in congedo.
I delegati dei Ministri per le corporazioni e per le comunicazioni sono designati fra il personale tecnico superiore, rispettivamente del reale corpo delle miniere e della direzione generale delle ferrovie dello Stato.
Un funzionario di pubblica sicurezza addetto alla direzione generale della pubblica sicurezza, adempie alle funzioni di segretario della commissione.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Tanto il presidente, quanto gli altri membri, durano in carica un triennio, e possono essere sempre riconfermati.
In caso di assenza o d’impedimento del presidente, ne esercita le funzioni uno dei membri della commissione delegato dal presidente; ed, in caso di assenza o d’impedimento dei delegati tecnici, ne fanno le veci delegati supplenti, da indicarsi in occasione della designazione degli effettivi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

La commissione dà parere sopra tutte le questioni sottoposte al suo esame, in ordine alla natura, alla composizione ed alla potenzialità delle materie esplosive ed infiammabili ed alle misure da adottarsi nei riguardi della sicurezza ed incolumità pubblica, e, in special modo, su quanto concerne la fabbricazione, il deposito, la vendita, il trasporto e l’uso delle materie infiammabili ed esplosive.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Ai componenti della commissione consultiva che sono funzionari dello Stato, non designati in dipendenza della carica o dell’ufficio che ricoprono, è assegnata, per ciascun giorno di adunanza, che risulti da analogo verbale, la medaglia di presenza a norma dell’art. 63 del regio decreto 8 maggio 1924, n. 843.
Ai componenti che non appartengano al personale dipendente dalle amministrazioni dello Stato compete la medaglia di presenza di lire 30.
Per le missioni, visite, ispezioni, ordinate di ufficio e compiute fuori del comune di Roma, sono corrisposte sia ai funzionari dello Stato che ai membri estranei le indennità a norma delle vigenti disposizioni.
Per le missioni, ispezioni, visite, compiute a spese dei privati, le diarie di cui al comma precedente sono aumentate di quattro decimi, fermo restando il rimborso delle spese di viaggio.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

La commissione, con norme interne da approvarsi dal Ministro dell’interno, disciplina l’esercizio delle sue attribuzioni e il suo funzionamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

La commissione tecnica provinciale, di cui all’art. 49 della legge, è composta di un ufficiale del regio esercito, o della regia marina, o della regia aeronautica; del comandante provinciale dei vigili del fuoco; di un ingegnere dell’ufficio tecnico di finanza o del genio civile, o delle miniere, competente in materia di esplosivi, nonché di un funzionario di pubblica sicurezza.
Nei casi in cui le determinazioni della commissione riflettono depositi di esplosivi da istituirsi per miniere o cave, l’ingegnere che fa parte della commissione stessa deve essere quello delle miniere.
Per il rimborso delle indennità spettanti ai membri della commissione, si applicano le disposizioni dell’art. 87 del presente regolamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Agli effetti delle norme e prescrizioni contenute nell’allegato B al presente regolamento, i depositi di prodotti esplodenti si distinguono in:
a) depositi di fabbrica e di cantiere;
b) depositi di vendita;
c) depositi di consumo permanenti o temporanei;
d) depositi giornalieri.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Le domande per ottenere la licenza per la fabbricazione o il deposito di esplodenti di qualsiasi specie, o l’impianto di cantieri di cui all’art. 83 del presente regolamento, devono contenere le generalità complete e la firma dei richiedenti, e devono essere corredate da disegni planimetrici e altimetrici indicanti gli edifici che s’intendono adibire per la fabbrica o il deposito o il cantiere e le distanze, sia fra gli edifici medesimi, sia fra gli edifici e le strade, i corsi di acqua, gli abitati e le case isolate, a norma dell’allegato B al presente regolamento.
Le domande di licenza per la fabbricazione o il deposito di esplodenti di seconda e terza categoria sono dal Prefetto trasmesse, col suo parere, al Ministro per l’interno, con tutti i prescritti documenti e con la relazione della commissione tecnica provinciale.
Le domande di licenza per la lavorazione di proietti e materiali da guerra, istruite come quelle indicate nel comma precedente, sono dal Prefetto trasmesse alla direzione d’artiglieria competente per territorio la quale le rimette al Ministero dell’interno munite del proprio parere. Il Ministero dell’interno provvede sentita la commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Le domande per ottenere la licenza per la vendita di esplosivi di prima e quarta categoria devono contenere le generalità complete e la firma del richiedente e le indicazioni relative alla ubicazione e alla descrizione sommaria dell’ambiente nel quale s’intende esercitare la vendita.
La vendita degli esplosivi di seconda e terza categoria non è consentita che direttamente dalle fabbriche e dai depositi forniti di licenza di vendita.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Alle domande e alle licenze per l’autorizzazione ad importare e ad esportare esplosivi di qualsiasi categoria si applicano rispettivamente le disposizioni degli artt. 38 e 39 del presente regolamento.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Le licenze di trasporto dei prodotti esplodenti sono stese in calce all’avviso di spedizione.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Pei depositi di materie esplodenti di diverse categorie, pei quali sia richiesta la licenza del Ministero dell’interno e quelle del Prefetto, a termini degli artt. 46 e 47 della legge, il Prefetto, prima di provvedere per la parte di sua competenza, ne riferisce al Ministero, quando i depositi siano collocati in zone attigue.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Per materie o sostanze atte alla composizione o fabbricazione di prodotti esplodenti, per la fabbricazione, vendita, deposito o trasporto delle quali occorre la licenza del Prefetto, giusta l’art. 47 della legge, s’intendono le materie e le sostanze che, per la loro natura, non possono essere impiegate che nella fabbricazione degli esplosivi.
Per le materie o sostanze che possono servire anche ad usi industriali, agricoli e simili, come il carbone, lo zolfo, i nitrati, ecc., occorre la licenza del Prefetto quando le materie o le sostanze appaiono destinate per la fabbricazione degli esplosivi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Possono tenersi in deposito o trasportarsi nel Regno senza licenza, esplosivi della prima categoria in quantità non superiore a cinque chilogrammi di peso netto, od artifici in quantità non superiore a chilogrammi venticinque di peso lordo, escluso l’imballaggio, ovvero un numero di millecinquecento cartucce da fucile da caccia caricate a polvere, nonché duecento cartucce cariche per pistola o rivoltella, ed un numero illimitato di bossoli innescati e di micce di sicurezza. Possono essere acquistati, trasportati ed impiegati senza licenza, nonché detenuti senza obbligo della denuncia di cui all’articolo 38 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, i prodotti esplodenti della categoria 5), gruppo D), fino a 5 kg netti e della categoria 5), gruppo E, in quantità illimitata. (1)
Gli esplosivi di cui al comma precedente devono essere condizionati in scatole metalliche regolamentari, oppure in pacchi di carta, secondo le norme stabilite nell’allegato B al presente regolamento.
Per tenere in deposito o per trasportare esplosivi della prima categoria o cartucce cariche in quantità superiore a quella indicata, occorre la licenza del Prefetto ai termini degli artt. 50 e 51 della legge.
Agli effetti dell’art. 50 della legge, il Prefetto è autorizzato a rilasciare licenza per il deposito e il trasporto degli esplosivi di seconda e terza categoria in quantità non superiore a cinque chilogrammi per gli esplosivi della seconda categoria e a numero cinquanta detonanti.

—–
(1) Comma modificato dall’art. 14, DM 19/9/2002 n. 272.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

(1)
Per la fabbricazione, deposito, vendita e trasporto dei prodotti esplodenti della categoria 5), gruppo A, gruppo B e gruppo C, è richiesto il possesso delle relative autorizzazioni di cui alla legge ed al presente regolamento, salvo quanto previsto dal capitolo I, n. 3, dell’allegato C al presente regolamento.
Per la fabbricazione ed il deposito dei prodotti esplodenti della categoria 5) gruppo D, si applicano rispettivamente le prescrizioni di cui ai capitoli II e IV dell’allegato B al presente regolamento. Per le relative attività di detenzione, vendita, acquisto, trasporto ed impiego degli stessi prodotti esplodenti della categoria 5), gruppo D, non sono richieste le autorizzazioni di cui alla legge ed al presente regolamento di esecuzione.
Per la fabbricazione dei prodotti esplodenti della V categoria, gruppo E, fatta eccezione per i manufatti pirotecnici, le cartucce per strumenti tecnici e industriali, le cartucce a salve e gli inneschi, si applicano le prescrizioni di cui al capitolo II dell’allegato B al presente regolamento. Per la fabbricazione dei manufatti pirotecnici, delle cartucce per strumenti tecnici e industriali, delle cartucce a salve e degli inneschi, comunque appartenenti alla categoria 5), gruppo E, si applicano le prescrizioni del capitolo III dell’allegato B al presente regolamento. Per le relative attività di deposito, detenzione, vendita, acquisto, trasporto, importazione, esportazione, impiego dei prodotti esplodenti della categoria 5), gruppo E, non sono richieste le autorizzazioni di cui alla legge ed al presente regolamento di esecuzione.
Non è richiesta la licenza per la minuta vendita di esplosivi di cui all’articolo 47 della legge ed al capitolo VI dell’allegato B al presente regolamento per la detenzione e la vendita di manufatti della categoria 5), gruppo D e gruppo E, fino al quantitativo massimo di kg 25 netti di manufatti della categoria 5), gruppo D e fino al quantitativo massimo di kg 10 netti di manufatti della categoria 5), gruppo E, purché contenuti nelle loro confezioni originali.

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 15, DM 19/9/2002 n. 272.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

E’ in facoltà del Ministro per l’interno di accordare, sotto l’osservanza di speciali norme e cautele, e sentito il parere della commissione centrale consultiva di cui all’art. 84, licenze per la fabbricazione, il trasporto, la detenzione o l’impiego a scopo di studio o di esperimento, di esplosivi anche non classificati, nonché di bombe, macchine ed altri congegni micidiali o incendiari.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Qualora per lavori urgenti o di breve durata, l’impianto di un regolare deposito possa essere causa di ritardo, il Prefetto può rilasciare, con l’osservanza delle prescrizioni stabilite nell’allegato B, speciale licenza per acquistare e detenere limitate quantità di esplosivi di qualsiasi categoria, non superiori al consumo di otto giorni, da custodirsi in luogo adatto, fuori delI’abitato, e in modo che non possono cadere in altre mani, e con assoluto divieto di venderli, cederli o consegnarli ad altri.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

(1)
Chi chiede la licenza per fabbricare o accendere fuochi d’artificio deve ottenere un certificato di idoneità rilasciato dal prefetto su conforme parere della commissione tecnica prevista dall’art. 49 del testo unico 18 giugno 1931, n. 773, integrata da due ispettori del lavoro, di cui uno laureato in ingegneria o chimica e l’altro in medicina.
L’aspirante deve dimostrare, mediante un esperimento pratico, la conoscenza delle sostanze impiegate nella preparazione dei fuochi artificiali e la tecnica della fabbricazione e dell’accensione dei fuochi.
Tiene luogo del certificato di cui al primo comma di questo articolo il certificato di idoneità rilasciato da un laboratorio pirotecnico governativo o da un centro militare di esperienze abilitato al rilascio di diplomi di artificieri.
Ai componenti della commissione è corrisposto, a carico dell’Amministrazione dell’interno, il gettone di presenza nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni.
Gli interessati, all’atto della richiesta intesa ad ottenere la licenza di cui al primo comma, dovranno versare a favore dell’erario, presso la competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato, la somma di L. 3000.

—–
(1) Articolo modificato dal DPR 12/1/1973 n. 145.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Chi chiede la licenza per fabbricare esplosivi di qualsiasi specie è tenuto a dimostrare la propria idoneità nei modi indicati nel primo e nel secondo comma dell’articolo precedente e a pagare la somma stabilita dallo stesso articolo.
Per le licenze di deposito, vendita e trasporto, I’idoneità del richiedente può essere dimostrata con qualsiasi mezzo ritenuto sufficiente a giudizio dell’autorità di pubblica sicurezza competente a rilasciare la licenza.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Il titolare delle licenze contemplate dalI’art. 52 della legge è tenuto a dimostrare di aver stipulato, a proprie spese, l’assicurazione individuale o collettiva degli operai e guardiani, tanto per gli infortuni che per le altre specie di assicurazioni obbligatorie a norma di legge.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Gli esplosivi della 2° e 3° categoria non possono essere ceduti che alle pubbliche autorità, o ai fabbricanti o depositari autorizzati, o a chi dimostri di averne bisogno nell’esercizio della sua professione, arte o mestiere, e dia garanzia di non abusarne.
Tali condizioni devono farsi constatare mediante un certificato dell’autorità locale di pubblica sicurezza, che deve essere trattenuto dal fabbricante o dal venditore, il quale deve annotare la quantità e qualità delle materie vendute o consegnate nell’apposito registro.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Chi ha ottenuto la licenza per fabbricare o per tenere in deposito materie esplodenti, ha i seguenti obblighi:
1) non lavorare di notte. E’ in facoltà del Ministero dell’interno consentire, previo parere del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e sentita la commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili di cui all’art. 84, il lavoro notturno nelle fabbriche di materie esplodenti secondo le modalità determinate con apposito decreto ministeriale di integrazione dell’allegato B ai sensi dell’art. 3 ultimo comma (1) ;
2) non impiegare fuoco o lume nell’interno dei locali dichiarati pericolosi dalla commissione tecnica provinciale per gli esplosivi e le materie infiammabili; Tali locali possono, tuttavia, essere illuminati con lampade situale all’esterno, in apposite nicchie e separate dai locali stessi mediante parete fissa di vetro. Ogni canalizzazione elettrica deve essere sempre collocata all’esterno dei locali;
3) far trasportare entro 48 ore le materie fabbricate, nei magazzini di deposito;
4) tenere quel numero di guardiani che la commissione tecnica ritiene necessario per la custodia delle materie esplodenti. I guardiani devono essere nominati secondo le norme prescritte dagli artt. 133 e 138 della legge.

—–
(1) Numero sostituito dal DPR 5/6/1976 n. 676.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

La licenza per il trasporto degli esplosivi di seconda e terza categoria deve vincolarsi alla condizione che il trasporto per via ordinaria sia fatto con l’accompagnamento di una o più guardie particolari giurate, oppure di uno o più agenti della forza pubblica, in modo da rendere sicura la custodia di quelle materie.
Tuttavia, il trasporto di esplosivi di seconda categoria sino al quantitativo di cinque chilogrammi e di quelli di terza fino al numero di cinquanta, può essere autorizzato dal Prefetto senza vincolo di scorta.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

I comandanti delle navi mercantili in arrivo che hanno carico, anche parziale, di esplosivi, e quelli delle navi mercantili che devono ricevere il carico, anche parziale, di esplosivi, sono rispettivamente tenuti, i primi a darne avviso entro 24 ore dall’entrata in porto, e i secondi almeno 24 ore prima di ricevere il carico alle autorità di pubblica sicurezza del porto.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

Nel registro prescritto dall’art. 55 della legge si prende nota della data dell’operazione, della persona e della ditta con la quale l’operazione è compiuta, della specie e quantità dell’esplosivo acquistato o venduto, e del modo col quale l’acquirente ha dimostrato la propria identità personale.
E’ permessa la vendita della polvere e delle cartucce da caccia al minore che esibisca la licenza di porto d’armi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

In caso di sottrazione o distrazione di materie esplodenti da una fabbrica, da un deposito o da una rivendita, deve essere fatta immediata denuncia all’autorità di pubblica sicurezza.
Nel caso di negligenza nella custodia o di ritardo della denuncia, la licenza può essere revocata, senza pregiudizio delle sanzioni penali in cui il titolare possa essere incorso.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 11 – Della prevenzione degli infortuni e dei disastri

E’ soggetta alla licenza contemplata dall’art. 57 della legge la costruzione di impianti provvisori elettrici per straordinarie illuminazioni pubbliche, in occasione di festività civili o religiose o in qualsiasi altra contingenza.
La licenza non può essere rilasciata a chi non dimostri la propria capacità tecnica, con qualunque mezzo ritenuto idoneo dall’autorità di pubblica sicurezza.
Gli spari, le esplosioni e le accensioni diverse da quelle contemplate al primo comma del presente articolo non possono compiersi che in luogo sufficientemente lontano dalla folla, in modo da prevenire danni o infortuni.
E’ obbligatoria l’assistenza della forza pubblica.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 12 – Dei portieri e dei custodi

(1)
L’obbligo dell’iscrizione nell’apposito registro, di cui all’art. 62 della legge, incombe:
a) ai portieri degli stabili rustici ed urbani, tanto se abitati dal proprietario che se dati in affitto, o disabitati;
b) ai portieri o custodi degli alberghi di qualsiasi categoria, o degli esercizi pubblici in genere, anche se disabitati; dei locali di pubblico trattenimento o di pubblico spettacolo, nonché di qualsiasi negozio, anche durante l’eventuale periodo di chiusura;
c) alle persone addette alla custodia interna od esterna delle fabbriche, delle officine, dei cantieri, degli opifici, dei magazzini, dei depositi, degli stabilimenti di qualsiasi specie, degli uffici e simili anche durante l’eventuale periodo di chiusura;
d) a coloro che sostituiscono il portiere, anche se persone di sua famiglia.
Si considerano portieri anche coloro che, oltre a mansioni di custodia, attendono a qualsiasi altra occupazione.

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 1, L 24/11/2000 n. 340, limitatamente alla parte che disciplina il procedimento per l’iscrizione nel regstro dei portieri e dei custodi. Conseguentemente il predetto procedimento e i relativi adempimenti amministrativi sono soppressi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 12 – Dei portieri e dei custodi

I documenti da prodursi a corredo della domanda per l’iscrizione nel registro di portieri sono esenti da tassa di bollo a termine dell’art. 74 della tabella B annessa alla legge sul bollo del 30 dicembre 1923, n. 3268.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 12 – Dei portieri e dei custodi

(1)
L’autorità di pubblica sicurezza, nel provvedere sulle domande per la iscrizione nel registro dei portieri, valuta, con criterio discrezionale, la idoneità morale e politica dell’aspirante, ed, in particolare, accerta se, per età, condizioni di salute, intelligenza, egli sia in grado di spiegare la necessaria vigilanza e di opporsi efficacemente alla consumazione di azioni delittuose.
Il portiere e tenuto a corrispondere ad ogni richiesta della autorità di pubblica sicurezza e a riferire ogni circostanza utile ai fini della prevenzione generale e della repressione dei reati.

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 1, L 24/11/2000 n. 340 limitatamente alla parte che disciplina il procedimento per l’iscrizione nel registro dei portieri e dei custodi. Conseguentemente il predetto procedimento e i relativi adempimenti amministrativi sono soppressi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 12 – Dei portieri e dei custodi

(1)
Il registro per l’iscrizione dei portieri è conforme al modello annesso al presente regolamento.
L’autorità di pubblica sicurezza, accertata la identità del richiedente e la sua idoneità ai sensi dell’articolo precedente, gli rilascia il certificato sul modello annesso.

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 1, L 24/11/2000 n. 340 limitatamente alla parte che disciplina il procedimento per l’iscrizione nel registro dei portieri e dei custodi. Conseguentemente il predetto procedimento e i relativi adempimenti amministrativi sono soppressi.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
§ 13 – Delle industrie insalubri e pericolose e dei mestieri rumorosi e incomodi

Qualora, per l’esecuzione delle disposizioni contenute negli artt. 64 e 65 della legge, occorra una visita sopralluogo, questa è eseguita, a spese della parte richiedente o ricorrente, da uno a da tre periti incaricati dal Prefetto o dal Podestà, secondo la rispettiva competenza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Per le licenze di cui agli articoli 68 e 69 della legge è ammessa la rappresentanza. La domanda per ottenere la licenza deve contenere l’indicazione della specie di spettacolo o di trattenimento e il periodo delle rappresentazioni. (1)
Alla domanda della licenza per pubbliche rappresentazioni nelle sale di varietà, nei circhi equestri e in qualunque altro luogo pubblico o aperto al pubblico, esclusi i teatri per rappresentazioni di opere liriche o drammatiche, occorre unire i certificati di nascita dei minorenni che prendano parte alle rappresentazioni.
La licenza è concessa per un numero determinato di rappresentazioni o di trattenimenti di una sola specie.
La concessione di nuove licenze di esercizio per spettacoli cinematografici, misti e teatrali e la rinnovazione delle licenze stesse sono subordinate al preventivo nulla osta del Ministero della cultura popolare, a termini dei regi decreti-legge 3 febbraio 1936, n. 419, e 10 settembre 1936, numero 1946.

—–
(1) Comma sostituito dall’art. 4, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Il rilascio della licenza per esercitare sale cinematografiche è subordinato all’accertamento della capacità tecnica degli operatori da effettuarsi dalla commissione di vigilanza di cui al seguente art. 141 ed all’accertamento che la cabina sia sistemata in modo che non abbia comunicazione diretta con la sala e col pubblico e che sia attrezzata in maniera che un principio d’incendio possa essere prontamente represso.
Inoltre la macchina di proiezione deve essere dotata di un dispositivo di sicurezza atto a prevenire la possibilità d’incendio e ad assicurare nella eventualità la illuminazione automatica ed istantanea della sala e dei locali di servizio.
Il dispositivo di sicurezza deve essere di tipo approvato dal Ministero dell’interno, sentita la commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

La licenza di cui all’art. 68 della legge deve richiedersi anche per i circoli privati a cui si acceda da non soci con biglietto d’invito, quando, per il numero delle persone invitate, o per altre circostanze, sia da escludere il carattere privato della rappresentazione o del trattenimento.
Sono del pari soggetti alla licenza le rappresentazioni o i trattenimenti dati al pubblico nel recinto delle esposizioni artistiche, industriali e simili.
Per dare spettacoli cinematografici ambulantemente occorre la licenza di cui all’art. 68 della legge; però gli esercenti cinema ambulanti che si recano in comuni della stessa provincia una volta ottenuta la licenza di cui all’art. 6 della legge, possono esercitare la loro attività in base a semplice visto dell’autorità locale di pubblica sicurezza, che potrà imporre speciali modalità per lo spettacolo.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Non può essere concessa licenza per corse di cavalli o per altre simili gare, se nel luogo a ciò destinato non si sia provveduto, con ripari materiali, a garantire l’incolumità degli spettatori.
Per le corse ciclistiche o podistiche a lungo percorso, I’apposizione dei ripari può essere limitata ai luoghi indicati dall’autorità di pubblica sicurezza, compresi in ogni caso, il luogo di partenza e il traguardo.
Agli agenti della forza pubblica che concorrono a mantenere sgombro lo spazio destinato alla corsa è dovuta, a carico del concessionario, la indennità nella misura determinata dai rispettivi regolamenti.
Tra le condizioni da imporsi nella licenza deve essere compresa quella di provvedere al servizio di assistenza sanitaria pei casi di infortunio.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche alle corse indette da società debitamente costituite o autorizzate.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Per le gare di velocità di autoveicoli, aeronautiche e simili, si osservano, oltre alle disposizioni stabilite dalle leggi e dai regolamenti speciali, anche tutte le altre prescrizioni che l’autorità di pubblica sicurezza ritenesse necessario di imporre a tutela dell’ordine pubblico e della pubblica incolumità.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Per le gare sportive di ogni specie, eseguite a scopo di trattenimento pubblico, come quelle del giuoco della palla, del pallone, del calcio, del tiro a volo, del pugilato (boxe), di lotta e simili, deve essere preventivamente comunicato all’autorità di pubblica sicurezza l’apposito regolamento del giuoco.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Negli spettacoli equestri e ginnastici non sono permessi esercizi pericolosi se non siano circondati dalle dovute garanzie per il pubblico e per gli attori.
Ove trattisi di esercizi ginnastici a grandi altezze, si deve collocare una rete adatta ad evitare sinistri.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Chi intende promuovere manifestazioni sportive, con carattere educativo, esclusa qualsiasi finalità di lucro o di speculazione, deve darne avviso all’autorità locale di pubblica sicurezza almeno tre giorni prima di quello fissato per la manifestazione.
L’autorità di pubblica sicurezza, ove ritenga che la manifestazione assuma carattere di spettacolo o di trattenimento pubblico, invita subito i promotori a munirsi della licenza prescritta dall’articolo 68 della legge e ne informa tempestivamente il Questore.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

E’ richiesta la licenza dell’autorità di pubblica sicurezza, a termine dell’art. 69 della legge, per i piccoli trattenimenti che si danno al pubblico, anche temporaneamente, in baracche o in locali provvisori, o all’aperto, da commedianti, burattinai, tenitori di giostre, di caroselli, di altalene, bersagli e simili.
Sono soggetti alla stessa licenza gli spettacoli di qualsiasi specie che si danno nei pubblici esercizi contemplati dall’art. 86 della legge.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

L’autorità locale di pubblica sicurezza nel concedere la licenza di cui è parola nell’articolo 69 della legge, deve vietare che si espongano oggetti offensivi del buon costume o che possano destare spavento o ribrezzo; deve curare che non si abusi dell’altrui credulità e che sia esclusa ogni possibilità di pericolo per gli spettatori, specialmente nella esposizione di animali feroci.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS 11/7/1994 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS 11/7/1994 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS 11/7/1994 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS 11/7/1994 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

L’avviso di cui è parola nell’art. 75 della legge dev’essere dato al Questore nei modi prescritti dall’art. 15 del presente regolamento, e deve contenere:
a) le generalità e la firma di chi gestisce la produzione, importa, esporta o fa commercio di pellicole cinematografiche;
b) l’indicazione del luogo dove si producono o si commerciano le pellicole; ovvero dello Stato da cui le pellicole sono importate o al quale sono esportate, nonché, in quest’ultimo caso, del titolo delle pellicole esportate e della data del nulla osta ministeriale.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

I produttori, gli importatori, gli esportatori e coloro che esercitano il commercio delle pellicole cinematografiche, sono obbligati a tenere un registro in ordine cronologico delle pellicole prodotte, importate o esportate o comunque oggetto del proprio commercio, e ad annotarvi i singoli nulla osta o i divieti, con l’indicazione della data e del numero.
Nel caso di nulla osta condizionato, ovvero di nulla osta relativo a successive edizioni di pellicole in primo tempo respinte, oppure comunque approvate, in forma diversa da quella presentata alla revisione, deve essere fatta immediata e chiara annotazione nel registro.
Le disposizioni del presente articolo e quelle dell’articolo precedente non si applicano all’Istituto nazionale Luce e all’Ente nazionale acquisti importazioni pellicole estere.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS 11/7/1994 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Nessuna pellicola cinematografica può essere rappresentata nel Regno se prima non abbia ottenuto il nulla osta del Ministero della cultura popolare.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

La ditta la quale ha ottenuto il nulla osta per la proiezione di pellicole cinematografiche ha l’obbligo di assicurarsi che gli esemplari delle pellicole, comunque ceduti per la rappresentazione in pubblico nel Regno, siano esattamente conformi a quello per il quale venne rilasciato il nulla osta.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Chiunque dà rappresentazioni cinematografiche in pubblico deve assicurarsi che le pellicole siano esattamente quelle per le quali siano stati rilasciati i rispettivi nulla osta e che le condizioni con essi imposte siano esattamente osservate.
Egli deve altresì presentare tali nulla osta all’autorità di pubblica di sicurezza, per esibirli, poi, ad ogni richiesta degli ufficiali e degli agenti della forza pubblica.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Al possessore della pellicola è fatto obbligo di non modificare il titolo, i sottotitoli e le scritture; di non sostituire i quadri e le scene relative; di non aggiungerne altri e di non alterare in qualsiasi modo l’ordine.
Quando tali prescrizioni non siano osservate da parte del possessore, o quando la pellicola non corrisponda a quella per la quale è stato rilasciato il nulla osta, la relativa riproduzione al pubblico è considerata come mancante del nulla osta medesimo, salvo l’eventuale applicazione delle sanzioni comminate dalla legge.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Il titolare della licenza è responsabile dell’esecuzione dell’ordine eventualmente risultante dal dispositivo di approvazione di determinate pellicole di genere passionale o poliziesco, circa il divieto di ingresso dei minori degli anni sedici.
L’inosservanza può dar luogo alla revoca della licenza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS11/7/1994 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

L’autorità di pubblica sicurezza non deve approvare i programmi dei singoli cinematografi, se non siano in essi comprese pellicole a scopo di educazione civile, di propaganda nazionale e di cultura varia, a norma del regio decreto-legge 3 aprile 1926, n. 1000, e del regio decreto-legge 5 ottobre 1933, n. 1414.
L’autorità di pubblica sicurezza deve, inoltre, assicurarsi dell’osservanza delle norme relative alla proporzione delle pellicole nazionali da proiettarsi obbligatoriamente ai sensi del citato regio decreto-legge 5 ottobre 1933, n. 1414, convertito nella legge 5 febbraio 1934, n. 320, e modificato dalla legge 13 giugno 1935, n. 1083.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Qualora non siano osservate le disposizioni del § 14 del presente regolamento, il Questore può sospendere, per un periodo da tre giorni a tre mesi, o revocare la licenza di cui all’art. 68 della legge, salvo le sanzioni penali.
Nel caso di revoca della licenza, non si può far luogo a concessione di una licenza nuova, se non sia trascorso un anno dal giorno della revoca.
La licenza revocata ad un coniuge non può di regola essere concessa all’altro coniuge, né ai figli, né ai genitori del titolare della licenza revocata.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)
Per l’applicazione dell’articolo 80 della legge sono istituite commissioni di vigilanza aventi i seguenti compiti:
a) esprimere il parere sui progetti di nuovi teatri e di altri locali o impianti di pubblico spettacolo e trattenimento, o di sostanziali modificazioni a quelli esistenti;
b) verificare le condizioni di solidità, di sicurezza e di igiene dei locali stessi o degli impianti ed indicare le misure e le cautele ritenute necessarie sia nell’interesse dell’igiene che della prevenzione degli infortuni;
c) accertare la conformità alle disposizioni vigenti e la visibilità delle scritte e degli avvisi per il pubblico prescritti per la sicurezza e per l’incolumità pubblica;
d) accertare, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3, anche avvalendosi di personale tecnico di altre amministrazioni pubbliche, gli aspetti tecnici di sicurezza e di igiene al fine della iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 4 della legge 18 marzo 1968, n. 337;
e) controllare con frequenza che vengano osservate le norme e le cautele imposte e che i meccanismi di sicurezza funzionino regolarmente, suggerendo all’autorità competente gli eventuali provvedimenti.
Per i locali e gli impianti con capienza complessiva pari o inferiore a 200 persone, le verifiche e gli accertamenti di cui al primo comma sono sostituiti, ferme restando le disposizioni sanitarie vigenti, da una relazione tecnica di un professionista iscritto nell’albo degli ingegneri o nell’albo degli architetti o nell’albo dei periti industriali o nell’albo dei geometri che attesta la rispondenza del locale o dell’impianto alle regole tecniche stabilite con decreto del Ministro dell’interno (2) .
Salvo quanto previsto dagli articoli 141-bis e 142 per l’esercizio dei controlli di cui al primo comma, lettera e), e salvo che la natura dei luoghi in cui sono installati gli allestimenti temporanei richiedano una specifica verifica delle condizioni di sicurezza, non occorre una nuova verifica per gli allestimenti temporanei che si ripetono periodicamente, per i quali la commissione provinciale di cui all’articolo 142, nella stessa provincia, o quella comunale di cui all’articolo 141-bis, nello stesso comune, abbia già concesso l’agibilità in data non anteriore a due anni.

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 4, DPR 28/5/2001 n. 311.
(2) Comma modificato dall’art. 1, DPR 6/11/2002 n. 293.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)
Salvo quanto previsto dall’articolo 142, la commissione di vigilanza è comunale e le relative funzioni possono essere svolte dai comuni anche in forma associata.
La commissione comunale di vigilanza è nominata ogni tre anni dal sindaco competente ed è composta:
a) dal sindaco o suo delegato che la presiede;
b) dal comandante del Corpo di polizia municipale o suo delegato;
c) dal dirigente medico dell’organo sanitario pubblico di base competente per territorio o da un medico dallo stesso delegato;
d) dal dirigente dell’ufficio tecnico comunale o suo delegato;
e) dal comandante provinciale dei Vigili del fuoco o suo delegato;
f) da un esperto in elettrotecnica.
Alla commissione possono essere aggregati, ove occorra, uno o più esperti in acustica o in altra disciplina tecnica, in relazione alle dotazioni tecnologiche del locale o impianto da verificare.
Possono altresì far parte, su loro richiesta, un rappresentante degli esercenti locali di pubblico spettacolo e un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori designati dalle rispettive organizzazioni territoriali, tra persone dotate di comprovata e specifica qualificazione professionale.
Quando sono impiegate attrezzature da trattenimento, attrazioni o giochi meccanici, elettromeccanici o elettronici è comunque richiesta una relazione tecnica di un tecnico esperto, dalla quale risulti la rispondenza dell’impianto alle regole tecniche di sicurezza e, per i giochi di cui alla legge 6 ottobre 1995, n. 425, alle disposizioni del relativo regolamento di attuazione.
Per ogni componente della commissione possono essere previsti uno o più supplenti.
Il parere della commissione è dato per iscritto e deve essere adottato con l’intervento di tutti i componenti.
Gli accessi della commissione sono comunicati al destinatario del provvedimento finale, che può parteciparvi, anche mediante proprio rappresentante, e presentare memorie e documenti.
Per l’esercizio del controllo di cui all’articolo 141, primo comma, lettera e), il presidente, sentita la commissione, individua i componenti delegati ad effettuarli e, comunque, un medico delegato dal dirigente medico dell’organo sanitario pubblico di base competente per territorio, il comandante dei Vigili del fuoco o suo delegato, o, in mancanza, altro tecnico del luogo.

—–
(1) Articolo inserito dall’art. 4, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)
Relativamente ai locali o agli impianti indicati nel presente articolo e quando la commissione comunale non è istituita o le sue funzioni non sono esercitate in forma associata, ai compiti di cui al primo comma dell’articolo 141 provvede la commissione provinciale di vigilanza.
La commissione provinciale di vigilanza è nominata ogni tre anni dal prefetto ed è composta:
a) dal prefetto o dal vice prefetto con funzioni vicarie, che la presiede;
b) dal questore o dal vice questore con funzioni vicarie;
c) dal sindaco del comune in cui si trova o deve essere realizzato il locale o impianto o da un suo delegato;
d) dal dirigente medico dell’organo sanitario pubblico di base competente per territorio o da un medico dallo stesso delegato;
e) da un ingegnere dell’organismo che, per disposizione regionale, svolge le funzioni del genio civile;
f) dal comandante provinciale dei Vigili del fuoco o suo delegato;
g) da un esperto in elettrotecnica.
Possono essere aggregati, ove occorra, uno o più esperti in acustica o in altra disciplina tecnica, in relazione alle dotazioni tecnologiche del locale o impianto da verificare.
Possono altresì far parte, su loro richiesta, un rappresentante degli esercenti locali di pubblico spettacolo e un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori designati dalle rispettive organizzazioni territoriali, tra persone dotate di comprovata e specifica qualificazione professionale.
Per ogni componente possono essere previsti uno o più supplenti, anche al fine di istituire, all’occorrenza, due o più sezioni della commissione provinciale. Relativamente alla composizione delle sezioni, ferma restando la facoltà di avvalersi di supplenti, il questore può delegare un ufficiale di pubblica sicurezza appartenente all’ufficio o comando di polizia competente per territorio e l’ingegnere con funzioni del genio civile può essere sostituito dal dirigente dell’ufficio tecnico comunale o da un suo delegato.
Il parere della commissione o della sezione è dato per iscritto e deve essere adottato con l’intervento di tutti i componenti.
Si osservano le disposizioni dei commi quarto e settimo dell’articolo 141-bis.
Per l’esercizio del controllo di cui all’articolo 141, primo comma, lettera e), la commissione provinciale può delegare il sindaco o altro rappresentante del comune in cui trovasi il locale o impianto da visitare, che provvede avvalendosi del personale specificamente indicato dall’ottavo comma dell’articolo 141-bis.
Fuori dei casi di cui al comma precedente e di cui all’articolo 141, secondo e terzo comma, la verifica da parte della commissione provinciale di cui al presente articolo è sempre prescritta:
a) nella composizione di cui al primo comma, eventualmente integrata con gli esperti di cui al secondo comma, per i locali cinematografici o teatrali e per gli spettacoli viaggianti di capienza superiore a 1.300 spettatori e per gli altri locali o gli impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori;
b) con l’integrazione di cui all’articolo 141-bis, terzo comma, per i parchi di divertimento e per le attrezzature da divertimento meccaniche o elettromeccaniche che comportano sollecitazioni fisiche degli spettatori o del pubblico partecipante ai giochi superiori ai livelli indicati con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della sanità.

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 4, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Il progetto per la costruzione o la sostanziale rinnovazione di un teatro o di un locale di pubblico spettacolo deve essere presentato al Prefetto per l’approvazione.
Il prefetto decide sentita la commissione di vigilanza e osservate le norme dei regi decreti legge 3 febbraio 1936, n. 419, e 10 settembre 1936, n. 1946.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Sono a carico del conduttore del locale destinato a pubblico spettacolo le spese per la prima ispezione e per le eventuali ispezioni straordinarie richieste dall’autorità o dall’interessato
Nessun compenso è invece dovuto ai membri della commissione per la vigilanza da esercitarsi a norma dell’articolo 141, primo comma, lettera e), del presente regolamento. (1)

—–
(1) Comma modificato dall’art. 4, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Tutte le uscite dei locali di pubblico spettacolo devono essere, durante la rappresentazione, libere da impedimenti e aperte, oppure chiuse in modo che ognuno possa aprirne agevolmente le porte.
Le porte devono essere costruite in modo da poter essere aperte verso l’esterno o, nei casi in cui sia ammesso dalla commissione provinciale di vigilanza, in ambo i sensi (a vento).

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)
Il Prefetto ha diritto ad un palco.
Il palco da assegnarsi, a termini dell’art. 81 della legge all’autorità di pubblica sicurezza deve essere in prima fila e prossimo alI’ingresso del palcoscenico. Può prendervi posto anche l’ufficiale dei Carabinieri reali di servizio.
Deve altresì essere messo un palco a disposizione dei funzionari del Ministero della cultura popolare che si recano in provincia per ispezioni o controlli, muniti di apposita tessera di riconoscimento rilasciata dal detto Ministero, ai fini della vigilanza da esercitare a norma del regio decreto-legge 1° aprile 1935, n. 327.
In mancanza di palchi, il Prefetto, l’autorità di pubblica sicurezza o l’ufficiale dei carabinieri reali di servizio, nonché i su cennati funzionari del Ministero della cultura popolare, hanno diritto ad un posto distinto.
Il Prefetto, il Questore e i funzionari da lui delegati, nonché i funzionari del Ministero della cultura popolare, appositamente incaricati dal Ministero stesso con tessera speciale, hanno diritto di assistere alla prova generale delle opere destinate alla rappresentazione pubblica.

—–
(1) Articolo precedentemente abrogato dal DLGS 23/4/1998 n. 134 che è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza della Corte Costituzionale 18 novembre 2000 n. 503.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

(1)
Hanno ingresso libero ai locali di pubblico spettacolo gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza che vi sono comandati di servizio e i membri della commissione di vigilanza teatrale, muniti di apposita tessera rilasciata dal Prefetto, nonché i funzionari del Ministero della cultura popolare comandati per servizio di controllo in base ad apposita tessera rilasciata dal Ministero stesso.

—–
(1) Articolo precedentemente abrogato dal DLGS 23/4/1998 n. 134 che è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza della Corte Costituzionale 18 novembre 2000 n. 503.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Il funzionario e gli agenti di pubblica sicurezza del servizio di sorveglianza sui locali di pubblico spettacolo devono verificare ripetutamente, durante la rappresentazione, l’osservanza della disposizione contenuta nell’art. 145, nonché di tutte le altre prescritte dal presente regolamento, dal regolamento prefettizio di cui all’art. 84 della legge e dalla licenza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Per gli effetti di cui all’art. 83 della legge, è richiesto il consenso dell’ufficiale di pubblica sicurezza che assiste allo spettacolo per ogni comunicazione che l’impresa o gli attori intendano fare a voce, o con qualsiasi altro mezzo, agli spettatori.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

L’autorità locale di pubblica sicurezza può rifiutare il rilascio della licenza, di cui alI’art. 113 della legge, per l’affissione di manifesti relativi a spettacoli o trattenimenti pubblici, fino a quando non siasi conseguita quella per la relativa rappresentazione.
Ogni mutamento nello spettacolo già annunziato al pubblico, che formi oggetto di un nuovo manifesto, deve essere sottoposto all’approvazione dell’autorità di pubblica sicurezza.
Sono soggetti all’obbligo della licenza di cui all’art. 113 della legge, oltre ai manifesti relativi a spettacoli pubblici, anche la esposizione dei quadri, fotografie o disegni relativi a scene, o di ritratti di artisti e simili.
Per l’affissione e distribuzione di manifesti, stampati o manoscritti, relativi alle rappresentazioni cinematografiche, I’autorità competente deve accertare che nei manifesti concernenti spettacoli, da cui, per decisione della commissione di revisione, debbano essere esclusi i minori degli anni 16, venga, in modo chiaro e ben visibile, annunciata tale esclusione.
L’autorità stessa deve anche accertare che i manifesti relativi a rappresentazioni cinematografiche non riproducano scene che, distaccate dal film, possano essere considerate ripugnanti o di crudeltà anche se a danno di animali, oppure di delitti e suicidi impressionanti, di operazioni chirurgiche ed in genere scene che possano essere di incentivo al delitto.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 14 – Degli spettacoli e trattenimenti pubblici

Tra le condizioni da stabilirsi nel manifesto di cui all’art. 85 della legge per l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, sono comprese: il divieto di portare armi o strumenti atti ad offendere; di gettare materie imbrattanti o pericolose; di molestare le persone, nonché l’obbligo di togliersi la maschera ad ogni invito degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza.
I progetti di mascherate collettive ed allegoriche devono essere preventivamente approvati dall’autorità di pubblica sicurezza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Fermo il disposto degli artt. 12 e 13 del presente regolamento, la domanda per la licenza di uno degli esercizi indicati all’art. 86 della legge deve contenere le indicazioni relative alla natura e all’ubicazione dell’esercizio e all’insegna.
Per le attività ricomprese fra quelle indicate dall’articolo 86 della legge o dall’articolo 158 del presente regolamento, disciplinate da altre disposizioni di legge statale o regionale, la licenza e ogni altro titolo autorizzatorio, comunque denominato, previsti da queste ultime disposizioni, svolge anche, previa verifica della sussistenza delle condizioni previste dalla legge, la funzione di autorizzazione ai fini del predetto articolo 86, con l’osservanza delle disposizioni del titolo I, capi III e IV, e degli articoli 100, 101, 108, terzo comma, 109 e 110 della legge, nonché di quelle del presente regolamento non incompatibili con altre disposizioni che disciplinano specificamente la materia. (1)

—–
(1) Comma sostituito dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La licenza può essere rifiutata o revocata per ragioni di igiene o quando la località o la casa non si prestino ad essere convenientemente sorvegliate.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Per l’esercizio di stabilimenti sottoposti ad autorizzazione dell’autorità sanitaria, non è necessaria la licenza prescritta dall’art. 86 della legge.
Sono stabilimenti sottoposti ad autorizzazione dell’autorità sanitaria quelli che hanno esclusivamente scopo terapeutico.
Per gli stabilimenti di bagni non soggetti ad autorizzazione dell’autorità sanitaria la concessione della licenza, da parte del Questore, è subordinata all’accertamento delle condizioni di solidità e di sicurezza dell’edificio, da farsi, a spese dell’interessato, da persona tecnica incaricata dall’autorità di pubblica sicurezza, salvo l’accertamento delle buone condizioni igieniche, da farsi dall’autorità sanitaria competente.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

L’esercente di stabilimenti di bagni pubblici ha obbligo di provvedere al servizio di pronto soccorso, secondo le norme che saranno prescritte, nei singoli casi, dall’autorità di pubblica sicurezza di concerto con l’autorità sanitaria.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 3, DPR 19/12/2001 n. 481.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Gli enti collettivi e i circoli privati autorizzati alla minuta vendita di bevande alcooliche ai propri soci, a termini dell’art. 86 della legge, possono esercitare la vendita al pubblico senza bisogno di altra licenza.
L’autorizzazione è in ogni caso rilasciata a chi abbia la legale rappresentanza degli enti o dei circoli e in tale sua qualità.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Non è considerata vendita ambulante di bevande alcooliche, ai sensi dell’art. 87 della legge, quella che si compie dagli esercenti autorizzati o dai propri commessi nelle stazioni ferroviarie e nei porti di mare, durante il passaggio dei treni o la sosta delle navi, negli aeroporti e ai caselli delle autostrade e alle stazioni delle funivie od a quelle di automezzi appositamente costruite, al momento dell’arrivo o della partenza degli aeromobili o dei veicoli.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La licenza per l’esercizio di scommesse nelle corse, nelle regate, nei giuochi di palla o pallone e in altre simili gare, di cui all’art. 88 della legge, è subordinata all’approvazione da parte del Questore, delle norme che le regolano. Tali norme devono tenersi affisse in pubblico in modo da essere facilmente consultate da chiunque vi abbia interesse.
Ogni infrazione alle norme stesse, ancorché dovuta a sola negligenza del concessionario, può dar luogo a revoca della licenza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Per ottenere l’autorizzazione speciale del Prefetto prescritta dall’art. 89 della legge, il richiedente deve provare di essere già munito della licenza di esercizio.
Per la vendita al minuto di sole bevande ultralcoliche, la licenza è rilasciata dal Prefetto contemporaneamente alla autorizzazione.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La commissione provinciale, di cui all’art. 91 della legge, è composta:
a) del Prefetto, che la nomina, la convoca e la presiede;
b) di un consigliere di prefettura;
c) di un membro designato dal consiglio provinciale delle corporazioni;
d) di un membro designato dal consiglio provinciale di sanità;
e) del medico provinciale;
f) di un rappresentante degli esercenti designato dai sindacati locali riconosciuti;
g) di un funzionario di pubblica sicurezza di grado non inferiore a commissario;
h) di un rappresentante dell’ente provinciale per il turismo.
Un funzionario di pubblica sicurezza od un impiegato di polizia, esercita le funzioni di segretario della commissione.
Tutti i membri, ad eccezione di quelli di cui alle lettere a) ed e), durano in carica due anni e possono essere riconfermati, purché nel biennio precedente non siano mancati, per qualsiasi causa, a più della metà delle sedute non siano mancati, senza giustificato motivo, a tre sedute consecutive.
Per la legalità dell’adunanza è necessario l’intervento di almeno tre membri, dei quali uno sia il medico provinciale o il membro designato dal consiglio provinciale di sanità.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta e, in caso di parità di voti, prevale quello del presidente.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La commissione si riunisce nel mese di gennaio di ciascun anno e ogni qualvolta il Prefetto ne ravvisi la necessità.
In ogni caso la commissione deve deliberare entro due mesi dalla presentazione delle singole domande.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Per l’esecuzione dell’art. 95 della legge la commissione provinciale, nel gennaio di ogni anno, tenuti presenti la popolazione residente in ciascun comune od in ciascuna frazione, secondo l’ultimo censimento, e il numero degli esercizi rispettivamente in essi esistenti, dichiara se, nel comune o nella frazione, il rapporto stabilito dalla legge sia o non superato, tanto per gli esercizi contemplati nel primo comma del citato art. 95, quanto per quelli di cui al secondo comma dell’articolo stesso, e conseguentemente indica quanti esercizi degli uni e degli altri siano in più del rapporto ovvero quanti altri possono aprirsene.
Nel procedere a tale computo, la commissione assegna un esercizio anche al numero di abitanti inferiore a 400 o rispettivamente a 1000, ma non minore di 200 o 500 che eventualmente residui.
Nei comuni o nelle frazioni di comune, dove non esistono esercizi pubblici, può essere autorizzata l’apertura di un esercizio pubblico, qualunque sia il numero degli abitanti.
Il Questore deve comunicare alla commissione, nel mese di dicembre di ogni anno, l’elenco di tutti gli esercizi che effettivamente esistono in ogni comune o frazione di comune, con la indicazione della loro specie, della ubicazione e del nome degli esercenti.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Nei comuni o nelle frazioni di comune, nei quali siano superati i rapporti stabiliti dal primo e dal secondo comma dell’art. 95 della legge, non può essere accordata alcuna nuova licenza per apertura di altri esercizi.
Si considera come nuova licenza quella richiesta da persona che voglia aprire un nuovo esercizio, oppure trasferire un esercizio esistente da una ad altra frazione dello stesso comune, ovvero da persona che, essendo incorsa nella revoca di una precedente licenza, domandi successivamente di riattivare l’esercizio.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Per il trasferimento di un esercizio pubblico, da uno ad altro locale nella stessa frazione o nello stesso comune non diviso in frazioni, è necessario l’assenso del Questore; nel caso che l’esercente sia altresì munito dell’autorizzazione stabilita dall’art. 89 della legge, l’assenso è dato dal Prefetto. In entrambi i casi deve essere sentito il parere della commissione provinciale contro l’alcolismo.
Le stesse norme si applicano qualora si tratti di cambiamento nella specie dell’esercizio o di ampliamenti o di trasformazioni nei locali.
L’assenso può essere accordato soltanto in seguito a verifica dei locali da parte dell’ufficiale sanitario e può essere negato per ragioni di ordine, di sicurezza pubblica o di igiene, ovvero qualora il trasferimento o le trasformazioni proposte possano favorire la diffusione dell’alcolismo.
L’autorità competente ha facoltà di sospendere o revocare la licenza o l’autorizzazione, ove lo esercente senza l’assenso ovvero contro il divieto dell’autorità stessa, trasferisca o trasformi i locali dell’esercizio, restando salva, in ogni caso, l’applicazione delle pene incorse.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

A tutti gli effetti della legge e del presente regolamento si considerano frazioni quelle indicate come tali dal censimento ed anche il capoluogo nei comuni divisi in frazioni.
Nel caso in cui un gruppo di popolazione non sia indicato separatamente nel censimento, la commissione, in base a documentata istanza, può riconoscerla come frazione, purché si trovi isolato o lontano da altro centro abitato.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Non sono compresi nel rapporto di cui all’art. 9 della legge:
a) gli alberghi, le locande e le pensioni, a condizione che la somministrazione delle bevande alcoliche di qualsiasi genere sia fatta di regola a chi vi alloggia;
b) gli esercizi pubblici annessi ai teatri, purché non vi sia obbligo di consumazione e siano accessibili soltanto dall’interno e durante lo spettacolo e purché rimanga esclusa la vendita al l’esterno. Questa disposizione non si applica a favore degli esercizi annessi alle sale destinate principalmente a spettacoli cinematografici;
c) i pubblici esercizi annessi alle stazioni ferroviarie, ai porti di mare, agli aeroporti, ai caselli delle autostrade e alle stazioni delle funivie, con ingresso soltanto dall’interno;
d) i pubblici esercizi da aprirsi nelle stazioni ferroviarie e tramviarie isolate e lontane dallo abitato, sempre che tali condizioni siano riconosciute dalla commissione provinciale;
e) i pubblici esercizi temporanei indicati nelI’art. 10 della legge.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Nell’esprimere il proprio voto sulle domande di esercizio di vendita al minuto e consumo di bevande alcoliche di qualsiasi specie, la commissione deve tener conto della natura dell’esercizio, del genere della clientela che potrà frequentarlo, del grado di diffusione dell’alcolismo e delle condizioni sociali, morali e di pubblica sicurezza nel comune, nella frazione o nel quartiere della città in cui l’esercizio stesso è situato o si chiede di aprirlo o trasferirlo.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Per l’esecuzione dell’art. 98 della legge, la commissione provinciale determina le distanze, nel caso di concessione di nuove licenze, di trasferimento di esercizi esistenti, di apertura di ingressi in caso di ampliamento o di modifica di esercizi preesistenti.
La commissione provinciale può stabilire distanze maggiori per gli esercizi in cui si vendono bevande con un contenuto di alcole superiore al 21 per cento del volume.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La domanda per ottenere l’autorizzazione del Prefetto per la anticipazione o la protrazione degli orari stabiliti per gli esercizi pubblici deve essere motivata.
Ove il Prefetto accolga la domanda, deve indicare in quali ore, entro i limiti dell’anticipazione o della protrazione di orario, debba essere esclusa la vendita o il consumo delle bevande alcoliche di cui all’art. 89 della legge.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Nell’interesse pubblico, l’autorità competente a fissare gli orari dei pubblici esercizi, ha facoltà di consentire, eccezionalmente, il prolungamento dell’orario anche, ove occorra, durante tutta la notte, tenendo conto delle esigenze e delle consuetudini locali.
Durante il prolungamento dell’orario non è consentito l’esercizio dei giuochi, ancorché sia stata conseguita la relativa licenza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Agli effetti degli artt. 96 della legge e 172 e 173 del presente regolamento, gli esercizi pubblici sono distinti nelle seguenti categorie:
a) alberghi, pensioni e locande;
b) dormitori privati;
c) ristoranti e trattorie;
d) caffè e bars;
e) osterie e osterie con cucina;
f) spacci di bevande non alcoliche e di cibi cotti con consumo sul posto;
g) sale pubbliche di bigliardo ed altri giochi leciti;
h) alberghi diurni e bagni pubblici;
i) rimesse di autoveicoli, di vetture, locali di stallaggio e simili;
l) noleggi di autoveicoli senza conducente, di motocicli e biciclette.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

In tutti i casi in cui la commissione provinciale, provvedendo su richiesta di privati, ritenga indispensabile procedere ad accertamenti sopra luogo, le spese relative sono a carico della parte richiedente.
Di regola, i sopralluoghi sono eseguiti da un membro della commissione a ciò appositamente designato di volta in volta dal presidente.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Agli effetti dell’art. 86 della legge, non si considera vendita al minuto di bevande alcoliche quella fatta in recipienti chiusi secondo le consuetudini commerciali, e da trasportarsi fuori del locale di vendita, purché la quantità contenuta nei singoli recipienti non sia inferiore a litri 0,200 per le bevande alcoliche di cui alI’art. 89 della legge, ed a litri 0,33 per le altre (1) .
Per le bevande non alcoliche, è considerata vendita al minuto esclusivamente quella congiunta al consumo.

—–
(1) Comma modificato dall’art.7, L 11/5/1981 n. 213.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Si considerano bevande alcoliche aventi un contenuto in alcole superiore al 21 per cento del volume anche quelle che vengano ridotte al di sotto di tale limite mediante diluizione e miscela all’atto della vendita al minuto.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Il divieto di vendita nei giorni festivi delle bevande di cui all’art. 89 della legge, non si estende agli alberghi, alle locande e alle pensioni, purché le somministrazioni siano fatte, di regola, a persone che vi alloggiano e in locali non aperti al pubblico; né alle farmacie, purché la vendita sia fatta come somministrazione di medicinali, a norma delle disposizioni vigenti sull’esercizio delle farmacie.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Le bottiglie e gli altri recipienti contenenti bevande alcoliche di cui all’art. 89 della legge, che si trovano nei pubblici esercizi di vendita al minuto, debbono portare all’esterno, in modo visibile, la designazione del liquore, con la scritta: "contiene alcole in quantità superiore al 21 per cento del volume".

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

I pubblici esercenti debbono tenere esposte nel locale dell’esercizio, in luogo visibile al pubblico, la licenza e l’autorizzazione e la tariffa dei prezzi.
Hanno pure l’obbligo di tenere in luogo visibile al pubblico l’elenco delle bevande alcoliche indicate nell’art. 89 della legge che trovansi in vendita nell’esercizio, nonché la riproduzione a stampa degli artt. 96, 97 e 101 della legge e 173, 176 a 181 e 186 del presente regolamento.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Non è permesso somministrare al minuto bevande alcoliche di qualsiasi specie come prezzo di scommessa o di giuoco, ne farne vendita a prezzo ragguagliato ad ora o frazione di ora.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Le autorità di pubblica sicurezza e sanitarie, allo scopo di accertare il grado delle bevande alcoliche di qualsiasi genere, hanno sempre facoltà di far procedere al prelevamento dei campioni nei modi e nelle forme stabilite dalle norme speciali sulla materia.
Il prelevamento dei campioni è limitato a due sole bottiglie, che contengano ciascuna non meno di un quinto di litro della bevanda da verificarsi e che devono essere consegnate all’autorità richiedente.
Una di tali bottiglie è inviata, per l’accertamento del grado di alcole, ad uno dei laboratori dello Stato incaricato dell’analisi dei vini e l’altra è conservata ad eventuale disposizione dell’autorità giudiziaria.
I campioni non utilizzati si restituiscono all’esercente.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, quando l’accertamento delle contravvenzioni lo richieda, o l’esercente contesti la natura o il grado alcolico della bevanda, debbono sequestrare una bottiglia della bevanda in contestazione.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La denuncia di apertura delle fabbriche o dei depositi di essenze, per la confezione delle bevande alcoliche di qualsiasi genere, deve essere presentata al Prefetto, per iscritto, quindici giorni prima dell’apertura, insieme con l’elenco delle essenze che s’intende di fabbricare o di tenere in deposito.
La denuncia di chiusura delle fabbriche o dei depositi predetti deve presentarsi, pure per iscritto, al Prefetto, non oltre il termine di quindici giorni.
Analogamente si procede per la denuncia delle variazioni che occorresse apportare all’elenco.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Gli esercenti hanno l’obbligo di tenere accesa una luce alla porta principale dell’esercizio, dall’imbrunire alla chiusura.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Con la chiusura dei pubblici esercizi all’ora stabilita deve cessare ogni servizio o somministrazione agli avventori ed effettuarsi lo sgombero del locale.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Salvo quanto dispongono gli artt. 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

I minori degli anni diciotto non possono essere adibiti alla somministrazione al minuto di bevande alcoliche negli esercizi pubblici, anche se trattisi di esercizi nei quali la vendita al minuto o il consumo delle bevande alcoliche non costituisca prestazione unica od essenziale delI’esercizio.
(1)
(1)

—–
(1) Comma abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

L’avviso di cui all’art. 99 della legge deve contenere l’indicazione del periodo di tempo in cui l’esercizio rimarrà chiuso.
I casi di forza maggiore che, a termini dello stesso art. 99, ultimo capoverso, della legge, possono giustificare la chiusura temporanea dell’esercizio per un termine superiore a tre mesi, devono essere comprovati dall’interessato.
L’autorità locale di pubblica sicurezza, nel mese di dicembre, invia al Questore le licenze ritirate a termine dell’art. 99 della legge; l’elenco degli esercizi pei quali fu presentato l’avviso di chiusura temporanea, con l’indicazione della data di chiusura; e le domande di cui al precedente capoverso, sulle quali decidono il Questore o il Prefetto, secondo la rispettiva competenza.
Le licenze degli esercizi che si trovino temporaneamente chiusi all’epoca dell’annuale rinnovazione, sono vidimate alla data della riapertura.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Il proprietario o fittavolo, che intende vendere al minuto il vino dei propri fondi, non ha bisogno di licenza, purché presenti preventivamente all’autorità locale di pubblica sicurezza una dichiarazione scritta dalla quale risulti:
a) da quali fondi sia ricavato il vino;
b) l’estensione dei medesimi;
c) la quantità media del prodotto annuo e la parte di esso destinata alla minuta vendita;
d) in quali locali di sua abitazione od annessi ai fondi intenda vendere il prodotto.
L’autorità locale di pubblica sicurezza, riconosciuta la sussistenza delle asserite condizioni, prende atto della dichiarazione, rilasciandone ricevuta, nella quale fissa il termine consentito per la vendita.
Alle vendite indicate nel presente articolo si applicano le disposizioni degli artt. 16, 96 e 101 della legge e 185 e 186 del presente regolamento.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La disposizione dell’art. 109 della legge circa l’obbligo della esibizione della carta d’identità non si applica alle case od istituti di cura.
I titolari di dette case sono però obbligati alla tenuta di uno speciale registro ed alla notifica all’autorità di pubblica sicurezza delle persone ricoverate.
S’intendono per case di cura quegli istituti sanitari nei quali vengono ricoverate le persone affette da malattie in atto e, perciò, bisognevoli di speciali cure medico-chirurgiche.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

Nei pubblici esercizi non sono permessi i giuochi, ove non ne sia stata data espressa autorizzazione.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

La tabella dei giuochi proibiti, prescritta dall’art. 110 della legge, deve essere tenuta esposta in luogo visibile nell’esercizio.
In deroga a quanto previsto dall’articolo 110, primo comma, della legge, la vidimazione è effettuata dal sindaco o suo delegato, in ottemperanza agli elenchi dei giochi vietati, oltre a quelli d’azzardo, stabiliti dal questore o, se si tratta di giochi in uso in tutto lo Stato, dal Ministero dell’interno. (1)
Nelle sale di bigliardo deve essere tenuta costantemente a disposizione dei giocatori la relativa tariffa.

—–
(1) Comma sostituito dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 15 – Degli esercizi pubblici

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 4, DPR 19/12/2001 n. 480.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 16, DLGS 31/3/1998 n. 12.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 16, DLGS 31/3/1998 n. 12.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 16, DLGS 31/3/1998 n. 12.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

Il sequestro degli scritti, degli stampati e degli altri oggetti indicati nell’art. 112 della legge può essere disposto anche quando il fatto non rivesta carattere di reato.
Trascorso il termine di tre mesi dal sequestro, si può procedere alla distruzione del materiale sequestrato.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

Per l’esecuzione dell’art. 113 della legge, ogni stampato o manoscritto da affiggersi o distribuirsi in luogo pubblico o aperto al pubblico, deve essere preventivamente presentato in duplice esemplare all’autorità locale di pubblica sicurezza, che vi appone il visto, la data, il bollo di ufficio e la firma.
Uno degli esemplari è consegnato al concessionario, che appone la firma sull’altro da conservarsi in ufficio.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

Per amministrazioni pubbliche, a termine dell’art. 113 della legge, s’intendono le amministrazioni dello Stato, quelle degli enti ausiliari dello Stato, enti pubblici locali e parastatali, e quelle dei concessionari dei pubblici servizi, limitatamente agli atti inerenti al proprio ufficio.
Non occorre la licenza contemplata dal citato art. 113 per gli avvisi la cui pubblicazione è richiesta dalla legge o viene eseguita per ordine o sotto la vigilanza dell’autorità giudiziaria o di un’amministrazione dello Stato, come, ad esempio, i listini ufficiali di borsa, i manifesti recanti le situazioni riassuntive degli istituti di credito, e gli avvisi per la pubblicità di cui all’art. 201 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 16 – Delle tipografie e delle arti affini, e della esposizione di manifesti e avvisi al pubblico

La licenza di cui all’art. 113 della legge è richiesta per tutti i comuni nei quali il manoscritto o stampato deve essere affisso o distribuito, ancorché il richiedente sia già munito del certificato di iscrizione quale distributore o venditore di stampe.
Per gli avvisi di carattere commerciale da affiggersi o da distribuirsi in più comuni è sufficiente la licenza dell’autorità di pubblica sicurezza del luogo ove gli avvisi sono stampati. In tal caso, l’avviso deve recare a stampa, in ogni esemplare, gli estremi dell’autorizzazione dell’autorità locale di pubblica sicurezza e deve essere comunicato alla autorità di pubblica sicurezza dei comuni dove si vuole distribuire o affiggere, almeno ventiquattr’ore prima dell’affissione o della distribuzione.
E’ in facoltà dei Questori, cui deve essere data immediata notizia dalla autorità di pubblica sicurezza predetta, di vietarne l’affissione o la distribuzione, per motivi di ordine o di sicurezza pubblica.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

La domanda di licenza per aprire od esercitare un’agenzia o un ufficio pubblico di affari, a termini dell’art. 115 della legge, deve contenere l’indicazione della natura degli affari a cui si vuole attendere, della tariffa delle operazioni, della sede dell’esercizio e dell’insegna, o l’indicazione del recapito, se si tratti di agenti, sensali o intromettitori girovaghi.
Il rilascio della licenza per le agenzie di viaggio è subordinato all’osservanza delle disposizioni di cui alla legge 30 dicembre 1937, n. 2650.
Nella domanda di rinnovazione della licenza per l’esercizio delle agenzie di pegno, ai sensi dell’art. 32, comma terzo, della legge 10 maggio 1938, n. 745, sull’ordinamento dei monti di credito su pegno, si devono indicare la misura degli interessi e degli eventuali diritti accessori a titolo di rimborso spese di custodia, assicurazione, di asta e simili che l’agente intende di applicare sui prestiti sopra pegno, il metodo che intende seguire nella alienazione dei pegni non riscattati, nonché l’orario di servizio. A corredo della domanda di rinnovazione della licenza le predette agenzie di pegno debbono inoltre produrre, a norma dell’art. 61 del regio decreto 25 maggio 1939, n. 1279, recante norme per la attuazione della predetta legge 10 maggio 1938, n. 745, in aggiunta agli altri documenti, quelli che ritiene di stabilire l’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito.
Le indicazioni richieste per la domanda devono essere riportate sulla licenza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Sotto la denominazione di "agenzie pubbliche o uffici pubblici di affari" usata dall’articolo 115 della legge, si comprendono le imprese, comunque organizzate, che si offrono come intermediarie nell’assunzione o trattazione di affari altrui, prestando la propria opera a chiunque ne faccia richiesta.
Ricadono sotto il disposto del citato articolo i commissionari, i mandatari, i piazzisti, i sensali, i ricercatori di merci, di clienti o di affari per esercizi od agenzie autorizzati; le agenzie per abbonamenti ai giornali; le agenzie teatrali; le agenzie di viaggi, di pubblici incanti; gli uffici di pubblicità, e simili.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Non sono soggetti alla disciplina dell’articolo 115 della legge le agenzie di trasporto di merci mediante autoveicoli, di cui alla legge 20 giugno 1935, n. 1349 e, in genere, le agenzie e gli uffici di enti o di istituti soggetti alla vigilanza di autorità diversa da quella della pubblica sicurezza, come i cambiavalute, le agenzie di emigrazione, le agenzie di recapito di corrispondenza, di pacchi e simili.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Non può essere concessa licenza per l’esercizio della mediazione per le professioni liberali.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Deve munirsi della licenza, di cui all’articolo 115 della legge, chiunque, sia pure viaggiatore di commercio, faccia, in qualsiasi luogo, temporanea esposizione di merci anche a scopo di pubblicità o di commissioni, senza procedere a vendita delle cose esposte.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Non può rilasciarsi licenza per agenzie di collocamento quando si voglia trattare una attività di cui si occupano per legge esclusivamente gli uffici di collocamento presso le competenti organizzazioni sindacali.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Le agenzie, da qualsiasi ente o privato tenute, per il collocamento di nutrici, devono sottoporsi alla vigilanza tecnica del medico provinciale, il quale può prescrivere speciali condizioni nell’interesse dell’igiene e della sanità pubblica.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Coloro che esercitano in forma ambulante una delle attività previste dell’art. 115 della legge, sono tenuti ad esibire la licenza alla autorità locale di pubblica sicurezza dei comuni che percorrono.
L’autorità locale di pubblica sicurezza appone il visto sulla licenza, ed ha facoltà di imporre le limitazioni che ritenga opportune nel pubblico interesse, in relazione alle condizioni di tempo e di ambiente.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

L’autorità di pubblica sicurezza, nel rilasciare la licenza per ulteriore esercizio di agenzia di pegno, deve fissare il limite massimo del tasso dell’interesse e degli eventuali diritti accessori in ragione d’anno che l’agente può percepire, facendolo anche risultare nella tabella delle operazioni da tenersi affissa al pubblico nei locali dell’agenzia, a termini dell’art. 120 della legge.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

(1)
Gli oggetti non riscattati entro trenta giorni dalla scadenza del prestito sono venduti all’asta pubblica secondo le norme contenute negli articoli 529 e seguenti del codice di procedura civile, ovvero con altro procedimento proposto dall’agente e approvato dall’autorità di pubblica sicurezza.

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 156, DLGS 1/9/1993 n. 385 come modificato dall’art. 36, DLGS 4/8/1999 n. 342.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Qualora vi sia fondata ragione per ritenere che un oggetto presentato per un’operazione di pegno sia di provenienza furtiva, l’agente è tenuto a darne subito avviso all’autorità di pubblica sicurezza.
Lo smarrimento o la sottrazione di un oggetto pignorato devono essere subito denunciati all’autorità medesima.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Non possono essere costituiti in pegno gli oggetti fragili, corruttibili, facilmente infiammabili o esplodenti, i commestibili, i liquidi, gli arredi di vestiario e di equipaggiamento militari od equiparati, gli abiti religiosi, i paramenti sacri e gli oggetti di culto.
E’ vietato di accettare pegni da persone di età minore o in stato di ebrietà, e da persone evidentemente o notoriamente prive di discernimento.
E’ altresì vietata ogni operazione di soppegno.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

L’agente è tenuto a comunicare giornalmente, in carta libera, all’autorità di pubblica sicurezza la nota delle operazioni di pegno fatte nella giornata.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Le cose costituite in pegno devono essere assicurate a cura dell’agente contro i rischi dell’incendio e della caduta del fulmine per un importo uguale al valore di stima ad esse attribuite all’atto della concessione del prestito, aumentato di un quarto.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Il registro, che le agenzie di prestito sopra pegno devono tenere, a termini dell’art. 120 della legge, è a madre e figlia, stampato, e deve contenere:
a) il nome, cognome e domicilio di chi dà il pegno;
b) la data della operazione;
c) la descrizione esatta degli oggetti ricevuti in pegno;
d) il valore di stimo degli oggetti suddetti;
e) l’importo e la durata del prestito;
f) l’interesse e gli eventuali diritti accessori da corrispondersi;
g) la data della spegnorazione;
h) la data della vendita del pegno;
i) la somma ricavata dalla vendita di cui sopra.
La figlia deve essere rilasciata all’interessato e portare la firma dell’agente. Essa deve riprodurre le annotazioni della madre dalla lettera a) alla lettera f) inclusa.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Il registro delle altre agenzie pubbliche o uffici pubblici di affari e dei sensali e intromettitori deve indicare, di seguito e senza spazi in bianco, il nome e cognome e domicilio del committente, la data e la natura della commissione il premio pattuito, esatto o dovuto e l’esito della operazione.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

I registri indicati nei due precedenti articoli devono essere conservati dall’esercente per un quinquennio a disposizione dell’autorità di pubblica sicurezza.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Gli esercenti agenzie aventi per oggetto la raccolta d’informazioni a scopo di divulgazione devono presentare all’autorità locale di pubblica sicurezza copia di ciascun bollettino o altro simile mezzo di divulgazione.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Gli esercenti agenzie di vendita, di esposizioni, mostre, fiere campionarie e simili devono presentare, se richiesti, al Questore la lista dei prezzi degli oggetti posti in vendita.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 17 – Delle agenzie pubbliche e degli uffici pubblici di affari

Sono esonerate dall’osservanza delle disposizioni stabilite dalla legge le imprese di spedizioni e di trasporto, iscritte come case di spedizione nel registro dell’ufficio provinciale delle corporazioni, ed accreditate presso pubbliche amministrazioni.
All’uopo, le imprese devono produrre al Questore un certificato della amministrazione pubblica presso la quale sono accreditate.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

Nessuna divisa o uniforme può essere adottata per le bande musicali o per le orchestre, se non sia stata approvata dal Prefetto, al quale deve essere presentato il relativo figurino in triplice esemplare.
Il Prefetto provvede, sentito il comando della divisione militare.
Ogni successiva variante all’uniforme approvata deve essere sottoposta alla preventiva approvazione del Prefetto.
E’ in ogni caso proibito il porto di qualsiasi arma.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

Sotto la denominazione di "mestiere di ciarlatano", ai fini dell’applicazione dell’art. 121, ultimo comma, della legge, si comprende ogni attività diretta a speculare sull’altrui credulità, o a sfruttare od alimentare l’altrui pregiudizio, come gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi, esorcismi, o millantano o affettano in pubblico grande valentia nella propria arte o professione, o magnificano ricette o specifici, cui attribuiscono virtù straordinarie o miracolose.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 6, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 46, DLGS 31/3/1998 n. 112.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

La dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza di chi intende far commercio di cose antiche o usate deve contenere l’indicazione della sede dell’esercizio e della specie del commercio, precisando se si tratti di commercio di oggetti aventi valore storico od artistico oppure di commercio di oggetti usati di nessun pregio.
In caso di trasferimento o di trapasso del l’azienda, la dichiarazione deve essere rinnovata.
L’autorità locale di pubblica sicurezza, nel rilasciare ricevuta della dichiarazione, indica se, nell’esercizio, si faccia commercio di oggetti aventi valore storico od artistico, oppure di oggetti usati.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

L’obbligo di munirsi della licenza stabilita dall’art. 127 della legge incombe ai fabbricanti, ai commercianti, ai mediatori di oggetti preziosi, tanto se lavorino o negozino abitualmente, quanto occasionalmente (1) .
Non ricorre l’obbligo della licenza per gli institori e i rappresentanti di commercio, i quali devono, tuttavia, munirsi di copia della licenza concessa alla ditta rappresentata.
Tale copia è rilasciata dal Questore e deve indicare il nome, il cognome, la paternità e la qualifica dell’institore o del rappresentante di commercio.
La disposizione di cui al comma precedente non si applica agli institori e ai rappresentanti di case estere.

——
(1) Comma modificato dall’art. 16, DLGS 31/3/1998 n. 12.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

Devono munirsi della licenza prescritta dall’art. 127 della legge i fabbricanti ed i commercianti di articoli con montature o guarnizioni in metalli preziosi, come, ad esempio, i cartolai, gli ombrellai, gli ottici, i chincaglieri e simili.
Non sono tenuti a munirsi della licenza i fabbricanti ed i commercianti di penne stilografiche nelle quali l’impiego dei metalli preziosi sia limitato al pennino.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

La licenza è valida per tutti gli esercizi di vendita di oggetti preziosi, appartenenti alla medesima persona od alla medesima ditta, ancorché siti in località diverse.
In ogni esercizio deve, tuttavia, essere conservata copia della licenza, rilasciata ai sensi dell’art. 243.
Nella copia deve essere annotata dal Questore la sede dell’esercizio per la quale è rilasciata.
Ove si tratti di succursali non comprese nella giurisdizione del Questore che rilascia la licenza, la copia deve essere vistata dal Questore nella cui giurisdizione si trova la succursale dell’esercizio.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

La licenza è stesa sul modello allegato al presente regolamento.
La licenza è le copie si rinnovano ogni anno, mediante vidimazione.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 18 – Dei mestieri girovaghi e di alcune classi di rivenditori

Il registro di chi fa commercio di cose antiche od usate o di chi commercia o fabbrica oggetti preziosi deve, agli effetti dell’art. 18 della legge, indicare, di seguito e senza spazi in bianco, il nome, cognome e domicilio dei venditori e dei compratori, la data dell’operazione, la specie della merce comprata o venduta ed il prezzo pattuito.
Fatte salve le disposizioni di legge in materia di prevenzione del riciclaggio, le disposizioni degli articoli 126 e 128 della legge si applicano al commercio di cose usate quali gli oggetti d’arte e le cose antiche, di pregio o preziose, nonché al commercio ed alla detenzione da parte delle imprese del settore, comprese quelle artigiane, di oggetti preziosi o in metalli preziosi o recanti pietre preziose, anche usati. Esse non si applicano per il commercio di cose usate prive di valore o di valore esiguo. (1)

—–
(1) Comma aggiunto dall’art. 2, DPR 28/5/2001 n. 311.

TITOLO III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici
§ 19 – Dei prestatori d’opera e dei direttori di stabilimenti

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 13, DLGS 11/7/1994 n. 480.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

Chi intende destinare guardie particolari giurate alla custodia dei propri beni mobili od immobili deve farne dichiarazione al Prefetto indicando le generalità dei guardiani ed i beni da custodire.
La dichiarazione deve essere sottoscritta dal rappresentante dell’ente o dal proprietario e dai guardiani e deve essere corredata dai documenti atti a dimostrare il possesso, nei guardiani, dei requisiti prescritti dall’articolo 138 della legge, nonche’ della documentazione attestante l’adempimento, nei confronti del personale dipendente, degli obblighi assicurativi e previdenziali. (1)
Per ottenere l’autorizzazione ad associarsi per la nomina delle guardie, gli enti od i proprietari debbono produrre al Prefetto, in doppio esemplare, anche l’atto scritto, da cui risultino le generalità e le firme dei consociati, la durata della consociazione, nonché le forme di aggregazione, di sostituzione e di recesso dei soci.
Le indicazioni, di cui al primo ed al terzo comma di questo articolo, devono essere riportate sull’atto di autorizzazione rilasciato dal Prefetto.
La vigilanza sul servizio delle guardie particolari giurate è esercitata dal Questore, a norma del regio decreto-legge 26 settembre 1935, numero 1952.
—–

(1) Comma sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera a), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

1. Constatato il possesso dei requisiti anche di ordine professionale prescritti dalla legge, il prefetto rilascia alle guardie particolari il decreto di approvazione. Sono fatte salve le disposizioni di legge o adottate in base alla legge che, per servizi determinati, prescrivono speciali requisiti.
2. Ai fini dell’approvazione della nomina a guardia particolare di cittadini appartenenti ad altri Stati membri dell’Unione, il prefetto tiene conto dei controlli e delle verifiche effettuati nello Stato d’origine, per lo svolgimento della medesima attivita’.
3. Ottenuta l’approvazione, le guardie particolari addette ai servizi di cui all’articolo 256-bis, comma 2, prestano giuramento con la seguente formula: “Giuro di osservare lealmente le leggi e le altre disposizioni vigenti nel territorio della Repubblica e di adempiere le funzioni affidatemi con coscienza e diligenza, nel rispetto dei diritti dei cittadini.”.
4. Per l’esercizio da parte delle guardie giurate di pubbliche funzioni attribuite dalla legge si applica la formula del giuramento di cui all’articolo 5 della legge 23 dicembre 1946, n. 478.
5. Le disposizioni sul giuramento non si applicano alle guardie particolari giurate che svolgono i servizi di cui all’articolo 260-bis, comma 2.
6. Il giuramento, quando e’ prescritto, e’ prestato innanzi al prefetto o funzionario da questi delegato, che ne fa attestazione in calce al decreto del prefetto; la guardia particolare e’ ammessa all’esercizio delle funzioni dopo la prestazione del giuramento.
7. Fatte salve le altre responsabilita’ previste dalla legge, lo svolgimento di attivita’ per le quali e’ prescritto il giuramento senza che lo stesso sia stato prestato costituisce abuso del titolo autorizzatorio, ai sensi dell’articolo 10 della legge. (1)
—–

(1) Articolo sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera b), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

Con uno stesso decreto di approvazione una guardia particolare puo’ essere autorizzata alla custodia di piu’ proprieta’ appartenenti a persona od enti diversi, ovvero a prestare servizio presso piu’ istituti di vigilanza appartenenti allo stesso titolare, ovvero ad una medesima societa’ o da questa controllati, secondo le modalita’ regolate da apposito accordo sindacale nazionale tra le organizzazioni imprenditoriali e sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, fatte salve le disposizioni vigenti a tutela della sicurezza e del lavoro delle guardie particolari e le prescrizioni imposte dall’autorita’ per le finalita’ di vigilanza previste dalla legge. (1)
Non può essere attribuita la qualità di guardia particolare giurata a chi ne faccia richiesta per custodire le proprietà che appartengono a lui od ai suoi parenti od affini.
—–

(1) Comma sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera c), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

1. Salvo quanto disposto da leggi speciali, quando i beni che le guardie particolari sono chiamate a custodire siano posti nel territorio di province diverse, il decreto di approvazione e’ rilasciato dal prefetto che ha ricevuto la domanda, sentiti i prefetti delle province interessate, sempre che siano garantite la sicurezza delle guardie particolari, anche in rapporto ai limiti della durata giornaliera del lavoro e la qualita’ dei servizi.” (1)
—–

(1) Articolo sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera d), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

1. Le guardie particolari sono iscritte in un apposito registro della prefettura, nel quale sono annotati gli istituti e gli altri soggetti presso cui prestano o hanno prestato servizio e tutte le variazioni relative al rapporto di servizio, la formazione acquisita, l’impiego prevalente nell’anno, nonche’, succintamente, i motivi di cessazione dal servizio.
2. Nel caso di variazione del datore di lavoro, l’iscrizione nel registro di cui al comma 1 consente l’approvazione del decreto di nomina, anche in altre province, con le procedure semplificate definite dal Ministero dell’interno.
3. Il Ministero dell’interno assicura il collegamento informatico dei registri delle prefetture, al fine di realizzare un’unica banca dei dati nazionale degli operatori di sicurezza privata, alla quale possono accedere gli uffici preposti alle attivita’ di controllo e, per i rispettivi compiti istituzionali, gli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera e), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

Quando si voglia affidare ad una guardia particolare approvata la sorveglianza di altri beni appartenenti allo stesso proprietario, deve farsene domanda al Prefetto, che provvede mediante annotazione sul decreto di cui la guardia è già in possesso.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

1. Le guardie particolari vestono l’uniforme, o, per particolari esigenze, portano il distintivo, da approvarsi, l’una e l’altro, dal prefetto su domanda del datore di lavoro dal quale dipendono.
2. Si applicano alla divisa e al distintivo le disposizioni dell’articolo 230 del presente regolamento.
3. Le disposizioni del comma 1 non si applicano ai titolari degli istituti di investigazione privata ed agli investigatori dipendenti, i quali sono tenuti a dimostrare la propria qualita’, ad ogni richiesta da parte di chiunque vi abbia interesse, mediante l’esibizione di un tesserino conforme al modello approvato con decreto del Ministro dell’interno, nel quale sono riportate le generalita’, gli estremi della licenza e l’indicazione dell’istituto cui appartengono.
4. Nei confronti del personale ammesso ai servizi di cui all’articolo 260-bis, comma 2, trovano applicazione le disposizioni sull’uniforme vigenti nello Stato di stabilimento.” (1)
—–

(1) Articolo sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera f), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

Le guardie particolari addette alla custodia dei beni mobili ed immobili possono stendere verbali soltanto nei riguardi del servizio cui sono destinate. Tali verbali fanno fede in giudizio fino a prova contraria.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

Per portare armi, le guardie particolari devono munirsi della licenza prescritta dall’articolo 42 della legge e dall’art. 71 del presente regolamento.
La licenza di porto d’armi, a tassa ridotta non può essere rinnovata se non consti che permane fa qualità di guardia particolare giurata.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 20 – Delle guardie particolari

1. Sono disciplinate dagli articoli 133 e 134 della legge tutte le attivita’ di vigilanza e custodia di beni mobili o immobili per la legittima autotutela dei diritti patrimoniali ad essi inerenti, che non implichino l’esercizio di pubbliche funzioni o lo svolgimento di attivita’ che disposizioni di legge o di regolamento riservano agli organi di polizia.
2. Rientrano, in particolare, nei servizi di sicurezza complementare, da svolgersi a mezzo di guardie particolari giurate, salvo che la legge disponga diversamente o vi provveda la forza pubblica, le attivita’ di vigilanza concernenti:
a) la sicurezza negli aeroporti, nei porti, nelle stazioni ferroviarie, nelle stazioni delle ferrovie metropolitane e negli altri luoghi pubblici o aperti al pubblico specificamente indicati dalle norme speciali, ad integrazione di quella assicurata dalla forza pubblica;
b) la custodia, il trasporto e la scorta di armi, esplosivi e di ogni altro materiale pericoloso, nei casi previsti dalle disposizioni in vigore o dalle prescrizioni dell’autorita’, ferme restando le disposizioni vigenti per garantire la sicurezza della custodia, del trasporto e della scorta;
c) la custodia, il trasporto e la scorta del contante o di altri beni o titoli di valore; nonche’ la vigilanza nei luoghi in cui vi e’ maneggio di somme rilevanti o di altri titoli o beni di valore rilevante, appartenenti a terzi;
d) la vigilanza armata mobile e gli interventi sugli allarmi, salve le attribuzioni degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza;
e) la vigilanza presso infrastrutture del settore energetico o delle telecomunicazioni, dei prodotti ad alta tecnologia, di quelli a rischio di impatto ambientale, ed ogni altra infrastruttura che puo’ costituire, anche in via potenziale, un obiettivo sensibile ai fini della sicurezza o dell’incolumita’ pubblica o della tutela ambientale.
3. Rientra altresi’ nei servizi di sicurezza complementare la vigilanza presso tribunali ed altri edifici pubblici, installazioni militari, centri direzionali, industriali o commerciali ed altre simili infrastrutture, quando speciali esigenze di sicurezza impongono che i servizi medesimi siano svolti da guardie particolari giurate. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera g), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. La domanda per ottenere la licenza prescritta dall’articolo 134 della legge per le attivita’ di vigilanza e per le altre attivita’ di sicurezza per conto dei privati, escluse quelle di investigazione, ricerche e raccolta di informazioni, contiene:
a) l’indicazione del soggetto che richiede la licenza, dell’institore o del direttore tecnico preposto all’istituto o ad una sua articolazione secondaria, nonche’ degli altri soggetti provvisti di poteri di direzione, amministrazione o gestione, anche parziali, se esistenti;
b) la composizione organizzativa e l’assetto proprietario dell’istituto, con l’indicazione, se sussistenti, dei rapporti di controllo attivi o passivi e delle eventuali partecipazioni in altri istituti;
c) l’indicazione dell’ambito territoriale, anche in province o regioni diverse, in cui l’istituto intende svolgere la propria attivita’, precisando la sede legale, nonche’ la sede o le sedi operative e quella della centrale operativa, qualora non corrispondenti;
d) l’indicazione dei servizi per i quali si chiede l’autorizzazione, dei mezzi e delle tecnologie che si intendono
impiegare.
2. Anche ai fini di quanto previsto dall’articolo 136, comma primo, della legge, la domanda e’ corredata del progetto organizzativo e tecnico- operativo dell’istituto, con l’indicazione del tempo, non superiore a sei mesi, necessario all’attivazione dello stesso, nonche’ della documentazione comprovante:
a) il possesso delle capacita’ tecniche occorrenti, proprie e delle persone preposte alle unita’ operative dell’istituto;
b) la disponibilita’ dei mezzi finanziari, logistici e tecnici occorrenti per l’attivita’ da svolgere e le relative caratteristiche, conformi alle disposizioni in vigore.
3. Alla domanda occorre altresi’ unire il progetto di regolamento tecnico dei servizi che si intendono svolgere, che dovra’ risultare adeguato, per mezzi e personale, alla tipologia degli stessi, all’ambito territoriale richiesto, alla necessita’ che sia garantita la direzione, l’indirizzo unitario ed il controllo dell’attivita’ delle guardie particolari giurate da parte del titolare della licenza, o degli addetti alla direzione dell’istituto, nonche’ alle locali condizioni della sicurezza pubblica.
4. Con decreto del Ministro dell’interno, sentito l’Ente nazionale di unificazione e la Commissione di cui all’articolo 260-quater, sono determinate, anche al fine di meglio definire la capacita’ tecnica di cui all’articolo 136 della legge, le caratteristiche minime cui deve conformarsi il progetto organizzativo ed i requisiti minimi di qualita’ degli istituti e dei servizi di cui all’articolo 134 della legge, nonche’ i requisiti professionali e di capacita’ tecnica richiesti per la direzione dell’istituto e per lo svolgimento degli incarichi organizzativi. Sono fatte salve le disposizioni di legge o adottate in base alla legge che, per determinati servizi, materiali, mezzi o impianti, prescrivono speciali requisiti, capacita’, abilitazioni o certificazioni. (1)
—–

(1) Articolo sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera h), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. La licenza prescritta dall’articolo 134 della legge per le attivita’ di investigazione, ricerche e raccolta di informazioni per conto di privati, ivi comprese quelle relative agli ammanchi di merce ed alle differenze inventariali nel settore commerciale, e’ richiesta dal titolare dell’istituto di investigazioni e ricerche anche per coloro che, nell’ambito dello stesso istituto, svolgono professionalmente l’attivita’ di investigazione e ricerca.
2. La relativa domanda contiene:
a) l’indicazione dei soggetti per i quali la licenza e’ richiesta e degli altri soggetti di cui all’articolo 257, comma 1, lettera a), se esistenti;
b) l’indicazione degli elementi di cui all’articolo 257, comma 1, lettera b);
c) le altre indicazioni di cui all’articolo 257, comma 1, lettere c) e d).
3. Si applicano, in quanto compatibili, le altre disposizioni dell’articolo 257. A tal fine, il decreto previsto dal comma 4 del medesimo articolo 257 prevede, sentite le Regioni, i requisiti formativi minimi ad indirizzo giuridico e professionale ed i periodi minimi di tirocinio pratico occorrenti per il rilascio della licenza.
4. Nulla e’ innovato relativamente all’autorizzazione prevista dall’articolo 222 delle disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale per lo svolgimento delle attivita’ indicate nell’articolo 327-bis del medesimo codice. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera i), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. Qualora nulla osti al rilascio della licenza, l’ufficio comunica all’interessato il termine, non superiore a sessanta giorni, entro il quale il provvedimento e’ rilasciato, previa esibizione della documentazione comprovante:
a) l’attivazione degli adempimenti relativi all’assolvimento degli obblighi assicurativi e previdenziali nei confronti del personale dipendente, nel numero e con le professionalita’ occorrenti;
b) il versamento al prefetto competente per il rilascio della licenza della cauzione o delle garanzie sostitutive ammesse dalla legge e dal presente regolamento, di ammontare commisurato al progetto organizzativo di cui all’articolo 257 ed a quanto previsto dall’articolo 260-bis. Per le imprese gia’ assentite in altro Stato membro dell’Unione europea, il prefetto tiene conto della cauzione, ovvero delle altre garanzie sostitutive ammesse dalla legge, eventualmente gia’ prestate nello Stato di stabilimento, purche’ idonee, per ammontare e modalita’ di pagamento, al soddisfacimento delle esigenze di cui all’articolo 137 della legge.
2. La licenza contiene le indicazioni di cui al comma 1 dell’articolo 257, lettere a), c) e d), ovvero quelle di cui all’articolo 257-bis, comma 2, lettere a) e c), e le prescrizioni eventualmente imposte a norma dell’articolo 9 della legge, nonche’ l’attestazione dell’avvenuta comunicazione al prefetto della tabella delle tariffe dei servizi offerti.
3. Se la licenza e’ richiesta per l’esercizio dell’attivita’ in piu’ province, essa e’ rilasciata dal prefetto della provincia nella quale l’istituto ha sede, previa comunicazione ai prefetti competenti per territorio. La preventiva comunicazione non e’ richiesta per le attivita’ prive di caratterizzazione territoriale, quali quelle di teleallarme, video-sorveglianza, trasporto valori, vigilanza mobile, nonche’ per quelle di vigilanza per specifici eventi, ovvero di investigazione e ricerche, i cui incarichi siano stati conferiti nel luogo in cui gli istituti hanno sede, ne’ per i servizi occasionali o transfrontalieri di cui all’articolo 260-bis. Sono fatte salve le altre comunicazioni per finalita’ di controllo.
4. Ogni variazione che riguardi i servizi, i mezzi o le tecnologie di cui all’articolo 257, comma 1, lettera d), e’ comunicata al prefetto. Al prefetto e’ altresi’ comunicata ogni modifica del progetto organizzativo e tecnico-operativo o dell’assetto proprietario dell’istituto ed e’ esibita, almeno annualmente, attraverso il documento unico di regolarita’ contributiva, la certificazione attestante l’integrale rispetto, per il personale dipendente, degli obblighi previdenziali assistenziali ed assicurativi, nonche’ la certificazione dell’ente bilaterale nazionale della vigilanza privata concernente l’integrale rispetto degli obblighi della contrattazione nazionale e territoriale nei confronti delle guardie particolari giurate, e, qualora prevista dalla contrattazione collettiva di categoria, analoga certificazione per il personale comunque dipendente.
5. Ai fini dell’estensione della licenza ad altri servizi o ad altre province, il titolare della stessa notifica al prefetto che ha rilasciato la licenza i mezzi, le tecnologie e le altre risorse che intende impiegare, nonche’ la nuova o le nuove sedi operative se previste ed ogni altra eventuale integrazione agli atti e documenti di cui all’articolo 257, commi 2 e 3. I relativi servizi hanno inizio trascorsi novanta giorni dalla notifica, termine entro il quale il prefetto puo’ chiedere chiarimenti ed integrazioni al progetto tecnico-organizzativo e disporre il divieto dell’attivita’ qualora la stessa non possa essere assentita, ovvero ricorrano i presupposti per la sospensione o la revoca della licenza, di cui all’articolo 257-quater. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera i), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. Oltre a quanto previsto dall’articolo 134 della legge, le licenze di cui al medesimo articolo sono negate quando:
a) risulta che gli interessati abbiano esercitato taluna delle attivita’ ivi disciplinate in assenza della prescritta licenza;
b) nei confronti di taluno dei soggetti di cui all’articolo 257, comma 1, lettere a) e b), o di cui all’articolo 257-bis, comma 1, lettere a) e b), risulta esercitata l’azione penale per uno dei reati previsti dall’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, ovvero formulata la proposta per l’applicazione di una misura di prevenzione;
c) sussistono gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica, ovvero il concreto pericolo di infiltrazioni ambientali tali da condizionare la corretta gestione o amministrazione dell’istituto.
2. Le licenze gia’ rilasciate sono revocate quando vengono a mancare i requisiti richiesti per il loro rilascio e sono revocate o sospese per gravi violazioni delle disposizioni che regolano le attivita’ assentite o delle prescrizioni imposte nel pubblico interesse, compreso l’impiego di personale privo dei requisiti prescritti e, in ogni caso, di quelli indicati dall’articolo 11 della legge, ovvero per altri motivi di ordine e sicurezza pubblica.
3. Le licenze sono altresi’ revocate o sospese quando e’ accertato:
a) il mancato rispetto degli obblighi assicurativi e previdenziali, nei confronti del personale dipendente;
b) la reiterata adozione di comportamenti o scelte, ivi comprese quelle attinenti al superamento dei limiti della durata giornaliera del servizio o ad altre gravi inadempienze all’integrale rispetto della contrattazione nazionale e territoriale della vigilanza privata, che incidono sulla sicurezza delle guardie particolari o sulla qualita’ dei servizi resi in rapporto alla dotazione di apparecchiature, mezzi, strumenti ed equipaggiamenti indispensabili per la sicurezza, alle esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, alle prescrizioni dell’autorita’ ed alle determinazioni del questore ai sensi del regio decreto-legge 26 settembre 1935, n. 1952 convertito dalla legge 19 marzo 1936, n. 508.
4. Le licenze sono altresi’ revocate trascorso il termine di cui al comma 2 dell’articolo 257 senza che siano state osservate integralmente le prescrizioni ivi previste. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera i), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. Per l’accertamento della sussistenza delle caratteristiche di cui al comma 4 dell’articolo 257 e della permanenza dei requisiti di qualita’ e funzionalita’ degli istituti, il prefetto si avvale degli organismi di qualificazione e certificazione costituiti o riconosciuti dal Ministero dell’interno a norma dell’articolo 260-ter. Degli stessi organismi si avvale il questore per le finalita’ di vigilanza di cui all’articolo 249, quinto comma.
2. Ai fini di quanto previsto dalla legge e dal presente regolamento, per l’accertamento delle condizioni di sicurezza dei servizi e del personale, a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, il prefetto si avvale di parametri oggettivi di verifica, definiti dal Ministro dell’interno, sentita la commissione di cui all’articolo 260-quater, tenendo conto:
a) degli oneri derivanti dall’applicazione delle disposizioni di legge o di regolamento che disciplinano le attivita’ di cui all’articolo 134 della legge e, particolarmente, delle misure da adottarsi in relazione alle condizioni, anche locali della sicurezza pubblica;
b) dei costi per la sicurezza, compresi quelli per veicoli blindati, protezioni individuali antiproiettile, apparecchiature tecnologiche ed ogni altro mezzo, strumento od equipaggiamento indispensabile per la qualita’ e la sicurezza dei servizi;
c) dei costi reali e complessivi per il personale, determinati secondo quanto previsto dall’articolo 86, comma 3-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera i), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. Le disposizioni della presente sezione non costituiscono ostacolo alla costituzione di raggruppamenti temporanei di istituti di vigilanza o loro consorzi, ne’ di studi associati di investigatori privati ai quali e’ stata rilasciata la licenza e nei limiti ivi stabiliti, ne’ ad altre forme di organizzazione aziendale che prevedano l’utilizzazione comune di sistemi tecnologici di ricezione, controllo e gestione dei segnali di monitoraggio e di allarme di beni senza limiti territoriali, a condizione che:
a) i raggruppamenti temporanei e le altre forme di associazione siano preventivamente comunicati al prefetto e l’utilizzazione comune di impianti e risorse siano attestate nella licenza, previa comunicazione al prefetto del relativo progetto organizzativo e tecnico-operativo;
b) siano costantemente garantite l’efficacia e l’efficienza delle strutture e la funzionalita’ dei servizi;
c) i raggruppamenti temporanei e le altre forme di associazione dispongano di una centrale operativa adeguata alle esigenze del territorio in cui operano, o, ferma restando la necessita’ della centrale operativa, di una idonea struttura tecnica di supporto con linee appositamente dedicate per la gestione degli interventi sugli allarmi del personale dipendente. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera i), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

Gli istituti di informazioni commerciali, muniti della licenza prescritta dal terzo comma dell’art. 115 della legge, non possono eseguire investigazioni o ricerche ovvero raccogliere informazioni per conto di privati, senza la licenza contemplata dall’art. 134 della legge stessa.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

Salvo quanto dispone il regio decreto legge 12 novembre 1936, n. 2144, gli enti ed i privati di cui all’art. 133 della legge, e chiunque esercita un istituto di vigilanza o di custodia o di ricerche ed investigazioni per conto di privati, è tenuto a comunicare al Prefetto gli elenchi del personale dipendente e a dar notizia, appena si verifichi, di ogni variazione intervenuta, restituendo i decreti di quelle guardie che avessero cessato dal servizio.
Devono altresì essere comunicati al Prefetto gli elenchi, e le relative variazioni, degli abbonati per la custodia delle loro proprietà, facendo risultare dagli elenchi medesimi quali siano i beni a cui i singoli abbonamenti si riferiscono.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

Nel registro di cui all’articolo 135 della legge devono essere indicati:
a) le generalita’ delle persone, con le quali gli affari o le operazioni sono compiute;
b) la data e la specie dell’affare o della operazione;
c) l’onorario convenuto e l’esito della operazione;
d) i documenti, con i quali il committente ha dimostrato la propria identita’ personale.
Gli obblighi di cui al primo comma devono essere assolti nella sede principale ed in quelle operative risultanti dalla licenza, indipendentemente dall’ambito territoriale in cui i servizi devono essere svolti.
Nel caso di servizi effettuati con il concorso di piu’ istituti, il registro dovra’ indicare l’operazione complessiva, il cliente per conto del quale l’intero servizio e’ effettuato, la fase operativa di competenza di ciascun istituto, il soggetto, debitamente identificato, richiedente l’esecuzione della stessa ed i riferimenti al titolo del concorso.
Per le attivita’ indicate nell’articolo 327-bis del codice di procedura penale, continuano ad osservarsi le disposizioni dello stesso codice e dell’articolo 222 delle disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del medesimo codice. (1)
—–

(1) Comma sostituito dall’art. 1, comma 1 lettera l), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. Le imprese stabilite in altro Stato membro dell’Unione europea, possono stabilirsi nel territorio della Repubblica italiana a parita’ di condizioni con le imprese nazionali, secondo quanto previsto dall’articolo 257, tenuto conto della capacita’ tecnica attestata nello Stato di stabilimento e degli obblighi e degli oneri, anche economici, gia’ assolti nel medesimo Stato. A tal fine, la cauzione di cui all’articolo 137 della legge e’ prestata con le modalita’ ed alle condizioni indicate all’articolo 257-ter, comma 1, per i soli obblighi concernenti l’ordinamento italiano ed i servizi da espletarsi nel territorio della Repubblica.
2. Il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza puo’ inoltre autorizzare l’esercizio occasionale nel territorio della Repubblica di servizi temporanei di vigilanza e custodia ammessi dalla legge ad imprese regolarmente autorizzate allo svolgimento dei medesimi servizi nello Stato di stabilimento, utilizzando proprio personale munito delle qualificazioni e autorizzazioni previste nello Stato di stabilimento, sulla base di incarichi regolarmente assunti. Alle medesime condizioni possono essere autorizzate le attivita’ transfrontaliere, intendendo per tali quelle che hanno inizio nello Stato membro di stabilimento dell’impresa e che devono concludersi in territorio italiano e viceversa.
3. La domanda per il rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 2 va proposta almeno sessanta giorni prima dell’espletamento del servizio, corredata degli elementi descrittivi dell’istituto e delle autorizzazioni allo stesso rilasciate dallo Stato di stabilimento, del servizio da espletare, della sua durata, del personale e dei mezzi da impiegare. Nel termine suddetto, qualora non sia intervenuto diniego per insussistenza dei presupposti, o per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, il Dipartimento della pubblica sicurezza adotta le prescrizioni occorrenti per assicurare che i servizi siano assolti alle medesime condizioni, compresa la vigilanza dell’autorita’ di pubblica sicurezza, previste nel territorio della Repubblica per lo svolgimento di servizi analoghi. Ove non siano adottate le prescrizioni da parte del Dipartimento della pubblica sicurezza l’autorizzazione si intende rilasciata. Relativamente al porto delle armi si osservano le disposizioni vigenti nel territorio della Repubblica. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera m), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. Con decreto del Ministro dell’interno, sentita la Commissione di cui all’articolo 260-quater, sono stabiliti le caratteristiche ed i requisiti richiesti a istituti universitari, centri di ricerca, laboratori ed altri organismi tecnici, anche privati, per l’espletamento di compiti di certificazione indipendente della qualita’ e della conformita’ degli istituti autorizzati a norma dell’articolo 134 della legge, dei relativi servizi e dei materiali utilizzati, alle disposizioni del presente regolamento e dei relativi provvedimenti di attuazione, nonche’ alle altre disposizioni di legge o di regolamento che li disciplinano, ferme restando le attivita’ di verifica, certificazione, approvazione o autorizzazione rimesse agli organi della pubblica amministrazione o a quelli previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore.
2. Con lo stesso decreto di cui al comma 1, sono definite anche le modalita’ di riconoscimento degli organismi di certificazione indipendente e quelle di sospensione o revoca del riconoscimento.
3. Il riconoscimento quale “organismo di certificazione indipendente”” di cui al comma 1, e’ effettuato dal Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza, precisando la categoria di certificazione riconosciuta, ed ha validita’ per cinque anni. Esso ha effetto decorso il termine di trenta giorni dalla data di notifica alla Commissione dell’Unione europea ed alle autorita’ competenti degli altri Stati membri degli organismi interessati.
4. Il Ministero dell’interno si avvale di un comitato tecnico per vigilare sull’attivita’ degli organismi di certificazione indipendente di cui al comma 1. Il comitato, istituito presso lo stesso Ministero, e’ composto da: un presidente, con qualifica non inferiore a prefetto o a dirigente generale di’ pubblica sicurezza, due rappresentanti del Ministero dell’interno e da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri della difesa, delle infrastrutture, dei trasporti e dell’istruzione, universita’ e ricerca; da due rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, di cui uno esperto in comunicazioni, nonche’ da tre esperti, anche estranei alla pubblica amministrazione. I componenti appartenenti ad amministrazioni dello Stato sono designati dalle rispettive amministrazioni fra i funzionari o gli ufficiali di qualifica dirigenziale non generale.
5. Il presidente e i componenti del comitato sono nominati con decreto del Ministro dell’interno, durano in carica tre anni e possono essere riconfermati non piu’ di una volta. Per ciascun componente effettivo e’ nominato un supplente. Le modalita’ di convocazione e di funzionamento del comitato sono stabilite con decreto del Ministro dell’interno, sentite le altre Amministrazioni interessate.
6. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera m), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO IV – Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata
§ 21 – Degli istituti di vigilanza e di investigazione privata

1. E’ istituita presso il Ministero dell’interno la Commissione consultiva centrale per le attivita’ di cui all’articolo 134 della legge. Essa e’ presieduta da un prefetto ed e’ composta:
a) dal direttore dell’Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale del Dipartimento della pubblica sicurezza, con le funzioni di vice presidente;
b) da un questore;
c) da tre esperti designati dall’Amministrazione della pubblica sicurezza, di cui almeno uno appartenente alla Polizia di Stato ed uno all’Arma dei carabinieri;
d) da quattro esperti designati, rispettivamente, dal Ministero della giustizia, dal Ministero dello sviluppo economico, dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca;
e) da non piu’ di un esperto designato da ciascuna delle organizzazioni degli istituti di vigilanza comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, nel limite massimo di quattro;
f) da non piu’ di un esperto designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali delle guardie particolari comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, nel limite massimo di quattro;
g) da non piu’ di un esperto designato da ciascuna delle organizzazioni degli istituti di investigazione privata e di quelli per la raccolta delle informazioni commerciali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, nel limite massimo di due;
h) da esperti, in numero non superiore a tre, designati dalle associazioni rappresentative del sistema bancario, del sistema delle assicurazioni private e del sistema della grande distribuzione.
2. Le mansioni di segretario sono esercitate da un funzionario del Dipartimento della pubblica sicurezza.
3. Il presidente ed i componenti della commissione sono nominati con decreto del Ministro dell’interno, durano in carica tre anni e possono essere riconfermati. Per ciascun componente effettivo e’ nominato un supplente.
4. I componenti supplenti possono partecipare alle riunioni della Commissione anche congiuntamente ai titolari, senza esercitarne le funzioni.
5. La Commissione esprime parere obbligatorio sugli schemi di decreto ministeriale previsti dal presente Titolo e puo’ essere consultata, a richiesta delle Amministrazioni interessate, su tutte le questioni di carattere generale concernenti le attivita’ di cui agli articoli 133 e 134 della legge.
6. Nell’ambito della Commissione possono essere costituite sotto-commissioni tecniche o “gruppi di lavoro”” ristretti per gli approfondimenti di carattere tecnico e per la tenuta dei registri di qualificazione professionale degli operatori nei diversi settori della sicurezza privata.
7. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 1 lettera m), DPR 4/8/2008, n. 153.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 22 – Del soggiorno degli stranieri nel Regno

La dichiarazione di soggiorno degli stranieri, della quale è parola nell’art. 142 della legge, dev’essere fatta in iscritto, mediante scheda, conforme all’annesso modello, munita della firma del dichiarante.
In essa lo straniero deve indicare:
a) le proprie generalità complete e quelle dei congiunti di età non superiore ai sedici anni, che lo accompagnano;
b) la nazionalità e il luogo di sua provenienza;
c) la data e il valico d’ingresso nel Regno;
d) lo scopo della sua venuta in Italia;
e) quanto tempo presumibilmente vi si tratterà;
f) il luogo dove ha preso abitazione;
g) se e quali beni immobili rustici o urbani possegga, a qualunque titolo, nel Regno;
h) se e quale professione, industria o commercio o lavoro eserciti o intenda esercitare, nel Regno, in nome proprio, o in società con altri o per conto altrui;
i) la religione professata e la razza cui appartiene.

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 22 – Del soggiorno degli stranieri nel Regno

(2)

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.
(2) Articolo abrogato dall’art. 13, DL 30/12/1989 n. 416 a sua volta abrogato dall’art. 46, L 6/3/1998 n. 40.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 22 – Del soggiorno degli stranieri nel Regno

(2)

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.
(2) Articolo abrogato dall’art. 13, DL 30/12/1989 n. 416 a sua volta abrogato dall’art. 46, L 6/3/1998 n. 40.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 22 – Del soggiorno degli stranieri nel Regno

(2)

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.
(2) Articolo abrogato dall’art. 13, DL 30/12/1989 n. 416 a sua volta abrogato dall’art. 46, L 6/3/1998 n. 40.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 22 – Del soggiorno degli stranieri nel Regno

E’ parimenti esonerato dal presentarsi personalmente lo straniero che ne sia impedito per ragioni di salute da comprovarsi mediante attestazione medica. Questa, insieme con la dichiarazione, deve pervenire all’autorità di pubblica sicurezza nel termine prescritto, a mezzo di persona di fiducia dello straniero o di chi l’assista.

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 22 – Del soggiorno degli stranieri nel Regno

(2)

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.
(2) Articolo abrogato dall’art. 11, L 29/3/2001 n. 135.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 23 – Degli stranieri da espellere e da respingere dal Regno

(2)

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.
(2) Articolo abrogato dall’art. 13, DL 30/12/1989 n. 416 a sua volta abrogato dall’art. 46, L 6/3/1998 n. 40.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 23 – Degli stranieri da espellere e da respingere dal Regno

Nel decreto di espulsione sono ricordate le disposizioni dell’art. 151 della legge.

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 23 – Degli stranieri da espellere e da respingere dal Regno

Occorrendo di far rimpatriare uno straniero, a carico del quale non si abbiano gli estremi per l’espulsione, il Prefetto ne avverte il rispettivo console per gli eventuali provvedimenti, o, trattandosi di cittadino di uno Stato limitrofo, lo invia al confine con foglio di via obbligatorio, riferendone al Ministero dell’interno.

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 23 – Degli stranieri da espellere e da respingere dal Regno

Occorrendo di far rimpatriare uno straniero, a carico del quale non si abbiano gli estremi per l’espulsione, il Prefetto ne avverte il rispettivo console per gli eventuali provvedimenti, o, trattandosi di cittadino di uno Stato limitrofo, lo invia al confine con foglio di via obbligatorio, riferendone al Ministero dell’interno.

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.

TITOLO V – Degli stranieri (1)
§ 23 – Degli stranieri da espellere e da respingere dal Regno

Devono, in ogni caso essere respinti dal confine, in applicazione dell’art. 152 della legge, od espulsi gli stranieri indigenti o che esercitino il meretricio o mestieri dissimulanti l’ozio, o il vagabondaggio o la questua.

—–
(1) Le disposizioni ancora in vigore nel presente titolo sono state abrogate dalll’art. 47, DLGS 25/7/1998 n. 286 a decorrere dalla data di entrata in viore del relativo regolamento di attuazione.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 24 – Dei malati di mente e degli intossicati

Sotto la denominazione di "infermi", usata nel presente paragrafo, si comprendono tanto i malati di mente, quanto le persone affette da cronica intossicazione prodotta da alcol o da altre sostanze inebrianti o stupefacenti.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 24 – Dei malati di mente e degli intossicati

La denuncia di cui all’art. 153 della legge, è fatta dagli esercenti una professione sanitaria, e, ove sia il caso, dai dirigenti gli istituti manicomiali od ospedalieri, sia pubblici che privati, con dichiarazione scritta, da essi firmata.
Nella denuncia sono indicati:
a) il nome e cognome, la condizione, l’età, l’abitazione e la provenienza dell’infermo;
b) la diagnosi della malattia;
c) il luogo dove l’infermo è curato e le misure adottate per l’assistenza e la vigilanza, quando non si ritenga necessario l’internamento dell’ammalato in un istituto di cura pubblico o privato;
d) tutte le osservazioni che il medico ritenesse di fare per norma dell’autorità di pubblica sicurezza.
Della eseguita denuncia è rilasciata ricevuta, quando ne sia fatta richiesta.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 24 – Dei malati di mente e degli intossicati

Il rilascio del certificato per l’internamento dell’inferno in un manicomio non dispensa dall’osservanza dell’adempimento di cui all’articolo precedente.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 24 – Dei malati di mente e degli intossicati

Qualora il medico curante accerti che non sono sufficientemente osservate le cautele da lui prescritte perché l’infermo, assistito a domicilio, non costituisca pericolo per sé o per gli altri, ne informa l’autorità locale di pubblica sicurezza e formula le eventuali proposte.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 24 – Dei malati di mente e degli intossicati

Ove risulti che l’infermo intenda recarsi o siasi recato in altro comune, I’autorità locale di pubblica sicurezza ne avverte l’autorità di pubblica sicurezza del luogo ove l’infermo intenda dirigersi o siasi già diretto.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

Sono considerati come inabili a qualsiasi lavoro proficuo i fanciulli che non hanno compiuto i dodici anni e le persone che, per infermità cronica o per gravi difetti fisici o intellettuali, non possono procacciarsi i mezzi di sussistenza.
Per i fanciulli in istato di abbandono materiale o morale si applicano le disposizioni delle leggi e dei regolamenti sulla protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia, e sul funzionamento del tribunale dei minorenni.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

Ai fini di constatare la inabilità a qualsiasi lavoro proficuo, l’autorità di pubblica sicurezza provvede a che la persona, che la deduce, sia visitata dall’ufficiale sanitario comunale.
Questi, nel termine di cinque giorni dalla richiesta, fa pervenire all’autorità stessa la sua relazione.
Il termine può essere prorogato.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

La persona riconosciuta inabile a qualsiasi lavoro, priva di mezzi di sussistenza e di parenti tenuti per legge agli alimenti e in grado di fornirli, è, dall’autorità di pubblica sicurezza, proposta agli istituti di assistenza e beneficenza pubblica, esistenti nel Comune, per il ricovero o per il soccorso a domicilio, in conformità degli statuti propri degli enti.
Ove non sia possibile provvedere con la pubblica beneficenza, l’autorità di pubblica sicurezza, richiesti al procuratore delle imposte e alI’esattore dei Comuni di origine, di domicilio e di dimora abituale dell’inabile e delle persone tenute per legge a somministrargli gli alimenti, i certificati, da cui risulti che l’inabile e le persone obbligate per legge agli alimenti non sono iscritte nei ruoli dei contribuenti delle tasse erariali, provinciali o comunali, trasmette la proposta di ricovero al Prefetto, pei provvedimenti di competenza del Ministro per l’interno.
Nel frattempo l’autorità locale di pubblica sicurezza adotta i provvedimenti che, per l’urgenza, potessero essere richiesti.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

L’autorità locale di pubblica sicurezza cura l’esecuzione dell’ordinanza di ricovero; ne trasmette copia al Comune del domicilio di soccorso e all’istituto interessato, e provvede all’accompagnamento dell’inabile.
Il Prefetto trasmette copia dell’ordinanza alI’intendente di finanza.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

Non si provvede al ricovero quando una o più persone assumano per iscritto, in confronto dell’autorità di pubblica sicurezza, l’obbligo di provvedere all’assistenza dell’inabile, prestando, se richiesti, idonea cauzione.
Se la persona, a favore della quale l’obbligazione è stata assunta, è colta a mendicare, viene deferita all’autorità giudiziaria, ed, espiata la pena viene inviata in un istituto di ricovero.
Le persone, che si sono assunte di provvedere alla sua assistenza, incorrono nella perdita della cauzione a favore dell’istituto ed a sgravio degli enti obbligati al mantenimento del ricoverato.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

Qualora l’inabile, di cui sia stato ordinato il ricovero, non intenda stabilirsi nell’istituto o se ne allontani arbitrariamente vi è accompagnato con la forza.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

Gli enti obbligati al mantenimento del ricoverato possono promuovere la revoca della ordinanza, quando per qualsiasi causa, vengano a mancare le condizioni nel concorso delle quali venne emessa l’ordinanza di ricovero.
Revocata l’ordinanza, si fa luogo al rilascio del ricoverato, diffidandolo che sarà provveduto contro di lui, a termine del codice penale, ove sia colto a mendicare.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 25 – Degli inabili al lavoro

La disposizione dell’art. 155 della legge, si applica anche nel caso in cui l’inabile al lavoro o i congiunti di lui possono provvedere solo parzialmente alla spesa per mantenimento.
Copia dell’atto di diffida e trasmessa al procuratore del Re nel caso previsto dal secondo comma dell’art. 155 della legge.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 26 – Delle questue o collette

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 3, L 18/11/1981 n. 659.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 26 – Delle questue o collette

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 3, L 18/11/1981 n. 659.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 27 – Delle persone sospette

Con la locuzione "fuori del proprio comune" usata dall’art. 157 della legge, s’intende il Comune di domicilio o della dimora abituale.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

La carta di identità costituisce mezzo di identificazione ai fini di polizia.
Chi la richiede e tenuto soltanto a dimostrare la propria identità personale.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

La carta d’identità è rilasciata unicamente su esemplari, assoggettati al regime delle carte-valori, forniti dal Provveditorato generale dello Stato in conformità del modello annesso al presente regolamento, alle prefetture, o agli organi ai quali ne sono demandate le attribuzioni nel Trentino-Alto Adige e nella Valle d’Aosta, i quali provvedono alla distribuzione ai comuni (1) .
I comuni corrispondono l’importo delle carte d’identità alle prefetture o agli organi ai quali ne sono demandate le attribuzioni nel Trentino-Alto Adige e nella Valle d’Aosta, che provvedono ai sensi dell’art. 2 del regio decreto-legge 22 dicembre 1927, n. 2609 (1) .
Al termine di ogni bimestre agli organi predetti, che vigilano, anche mediante ispezioni, sul regolare andamento del servizio, i comuni inviano un prospetto riepilogativo sull’utilizzazione dei documenti, nonché un elenco, compilato per ordine numerico di tessera, delle persone alle quali il documento è stato rilasciato nel bimestre stesso (1).
Le eventuali modificazioni al modello sono apportate con decreto del Ministro dell’interno.
Essa contiene la fotografia, a mezzo busto, senza cappello, del titolare; il numero progressivo, il timbro a secco, la firma, la indicazione delle generalità e dei connotati e i contrassegni salienti.
Gli esemplari forniti devono essere conservati con particolare riservatezza sotto la responsabilità del podestà.
La carta d’identità deve essere rilasciata dopo rigorosi accertamenti sulla identità della persona richiedente, da eseguirsi, ove sia necessario, a mezzo degli organi di polizia.
Quando la carta è richiesta da stranieri, deve essere indicata la cittadinanza del richiedente.
E’ vietato di apporre sulla carta di identità indicazioni diverse o in aggiunta a quelle richieste a norma del presente articolo.
L’apposizione della impronta digitale è, in ogni caso, facoltativa.

—–
(1) Comma sostituito dal DPR 4/4/1973 n. 369.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

Insieme colla carta d’identità, I’ufficio comunale compila, sia all’atto del rilascio che a quello della rinnovazione, due cartellini conformi all’annesso modulo, che è riprodotto su cartoncino di color bianco.
Uno dei cartellini è conservato nella segreteria del Comune in apposito schedario, in ordine alfabetico sillabico, con gli eventuali riferimenti al registro di popolazione, e l’altro è trasmesso, entro ventiquattro ore dal rilascio o dal rinnovo, al Questore della provincia, che ne cura la conservazione, per ordine alfabetico sillabico, in apposito schedario, da tenersi sempre al corrente.
Per le persone pericolose o sospette per l’ordine nazionale, è compilato un terzo cartellino, che, pel tramite del Prefetto è trasmesso al Ministero dell’interno.
Nel gennaio di ogni anno deve essere affisso nella casa comunale, in luogo visibile dal pubblico, un avviso per ricordare che le carte di identità hanno la validità di tre anni, a norma dell’art. 3 della legge di pubblica sicurezza e che pertanto coloro che posseggono carte di identità scadute non possono servirsene se non provvedono per la rinnovazione.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

La carta d’identità è esente da tassa di bollo.
All’atto del rilascio o del rinnovo, i Comuni sono autorizzati ad esigere oltre che i diritti di segreteria, di cui all’allegato n. 5 del regolamento per l’esecuzione della legge comunale e provinciale, un diritto non superiore a lire una esentandone le persone iscritte nell’elenco dei poveri.
In caso di smarrimento, il duplicato della carta d’identità è soggetto al pagamento di doppio diritto.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

Nei casi in cui la legge consente che l’identità personale possa essere dimostrata con titolo equipollente alla carta di identità, è considerato come tale ogni documento munito di fotografia e rilasciato da una amministrazione dello Stato, come ad esempio: i libretti ferroviari di cui sono muniti gli impiegati civili e militari dello Stato; le tessere di riconoscimento degli ufficiali in aspettativa per riduzione di quadri; le tessere che i comandi della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale rilasciano ai propri dipendenti; le patenti di cui sono muniti i conducenti di autovetture; Ie tessere di riconoscimento postali; i libretti di porto d’armi e i passaporti per l’estero.
L’identità dei componenti le famiglie degli impiegati civili e militari dello Stato può esser dimostrata con l’esibizione del libretto ferroviario.
E’ considerata titolo equipollente alla carta di identità anche la tessera comprovante l’iscrizione al partito nazionale fascista.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

Le tessere per l’uso dei biglietti di abbonamento ferroviario sono considerate titoli equipollenti alla carta di identità, quando contengano la dichiarazione esplicita che sono state rilasciate previo accertamento dell’identità personale dei titolari.
Si considerano equipollenti alla carte di identità le tessere di riconoscimento munite di fotografia e di timbro a secco da chiunque rilasciate, quando l’identità del titolare risulti convalidata da dichiarazione scritta da un organo dell’amministrazione dello Stato.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 28 – Della carta di identità

La carta d’identità od i titoli equipollenti devono essere esibiti ad ogni richiesta degli ufficiali e degIi agenti di pubblica sicurezza.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 29 – Del rimpatrio obbligatorio

Il rimpatrio obbligatorio, di cui all’articolo 157 della legge, è fatto, se il rimpatriando è privo di mezzi, a spese dello Stato.
L’autorità di pubblica sicurezza non può disporre il rimpatrio obbligatorio a spese dello Stato se non per motivi d’ordine, di sicurezza e di moralità.
Il foglio di via obbligatorio è fatto sul modello annesso al presente regolamento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 29 – Del rimpatrio obbligatorio

Quando sia da rimpatriare un liberato dal carcere, che debba essere sottoposto allo stato di libertà vigilata o ad altre misure di sicurezza o all’ammonizione, e vi sia ragione di ritenere che possa rendersi latitante, il Questore può ordinare il rimpatrio per traduzione.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 29 – Del rimpatrio obbligatorio

L’autorità di pubblica sicurezza che intenda vietare, a chi sia rimpatriato con foglio di via obbligatorio o per traduzione, di tornare nel Comune dal quale venne allontanato senza preventiva autorizzazione dall’autorità stessa, redige apposito verbale in confronto del rimpatriando; ne fa annotazione sul foglio di via obbligatorio e ne informa l’autorità di pubblica sicurezza del luogo ove il rimpatriando è diretto.
L’autorizzazione per tornare nel Comune dal quale il rimpatriando fu allontanato deve essere richiesta per mezzo dell’autorità di pubblica sicurezza del luogo dove egli si trova.
Questa ne informa l’autorità cui la richiesta è diretta, e formula le eventuali proposte.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 30 – Del rimpatrio degli indigenti

I mezzi di viaggio gratuito agli indigenti possono essere accordati, ove ricorrano motivi di pubblica sicurezza o in casi eccezionali di pubbliche o private sventure, esclusivamente nell’interno del regno e soltanto a scopo di effettivo rimpatrio o per avviamento al lavoro.
Fuori dei casi accennati nell’art. 295, e quando non trattisi di indigenti provenienti dall’estero con trasporto pagato dai regi consoli o da società di beneficienza o dimessi dagli ospedali o da altri istituti di ricovero, autorità di pubblica sicurezza deve richiedere l’autorizzazione al Ministero dell’interno.
Il foglio di via per il viaggio gratuito è fatto sul modello annesso al presente regolamento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 31 – Dei liberati dal carcere

L’avviso di liberazione dei condannati di cui all’art. 161 della legge, deve essere fatto sul modello stabilito con istruzioni del Ministero per l’interno, e contenere notizia della condotta tenuta in carcere dal liberando, l’indicazione del patronato pei liberati dal carcere al quale l’iscritto sia stato eventualmente segnalato, e ogni altra informazione utile ai fini di polizia.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 31 – Dei liberati dal carcere

L’autorità di pubblica sicurezza è tenuta a prestare ai liberati dal carcere assistenza morale e materiale, procedendo d’accordo con le società di patronato o con altre istituzioni di beneficenza.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 32 – Del Bollettino delle ricerche

Un ufficio speciale istituito presso il Ministero dell’interno provvede alla diramazione delle ricerche a mezzo di apposito bollettino periodico, che è inviato agli uffici di pubblica sicurezza ai comandi dei carabinieri reali ed a quegli altri uffici e comandi che possano interessarsi del relativo servizio.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 33 – Della cartella biografica e del registro dei pregiudicati

In ogni ufficio di pubblica sicurezza sono tenuti un registro nominativo ed i fascicoli riguardanti i singoli ammoniti, i confinati, i sottoposti a misure di sicurezza personali e gli altri pregiudicati che hanno domicilio nella circoscrizione, nelle forme stabilite con istruzioni del Ministero dell’interno.
Dei pregiudicati minori degli anni diciotto è tenuto un registro nominativo separato.
In ogni fascicolo individuale è tenuta una cartella biografica, in cui sono riassunti tutti i precedenti, le imputazioni e le condanne.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 33 – Della cartella biografica e del registro dei pregiudicati

L’obbligo di trasmettere ogni quindici giorni il dispositivo delle sentenze, portanti condanne a pene restrittive della libertà divenute esecutive, al Questore del domicilio o dell’ultima dimora del condannato, a termine dell’art. 160 della legge, incombe anche ai cancellieri dei Tribunali militari, del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, e di qualsiasi altro organo giurisdizionale ordinario o speciale.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 33 – Della cartella biografica e del registro dei pregiudicati

Il dispositivo delle sentenze di condanna è dai cancellieri trascritto in foglio a parte per ciascun condannato.
Il Questore annota la sentenza nella cartella biografica, ne informa l’autorità locale di pubblica sicurezza e conserva l’estratto nel fascicolo individuale della persona cui si riferisce.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 34 – Della diffida

La diffida, di cui all’ultimo capoverso dell’art. 164 della legge, è fatta dal Questore alla presenza del diffidato.
La persona da diffidare è invitata a presentarsi al Questore e, qualora non ottemperi all’invito nel termine assegnatole, è accompagnata dalla forza pubblica.
Il Questore o un ufficiale di pubblica sicurezza da lui delegato, contesta al prevenuto i motivi che hanno dato luogo al provvedimento di diffida; gli ingiunge di mutare tenore di vita, e lo avverte che, in caso diverso, sarà denunciato senz’altro, per l’ammonizione, a termini di legge.
Della seguita diffida si stende processo verbale.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 35 – Dell’ammonizione

La denuncia per l’ammonizione è fatta dal Questore con rapporto scritto, motivato e corredato dai documenti su cui si fonda e, in ogni caso, dalla cartella biografica e dalle informazioni dell’arma dei Carabinieri reali.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 35 – Dell’ammonizione

L’intimazione dell’atto di comparizione di cui all’art. 167 della legge è fatta a mezzo di un agente di pubblica sicurezza all’uopo incaricato, che consegna copia personalmente all’interessato o a persona che conviva, anche temporaneamente, con lui.
In caso di irreperibilità del denunciato, l’intimazione è fatta mediante affissione dell’atto di comparizione all’albo del Comune di ultima residenza del denunciato e, ove tale Comune sia diverso da quello dove ha sede la commissione, anche di quest’ultimo. L’affissione durerà fino al giorno precedente a quello fissato per la riunione della commissione.
La commissione, nel caso pronunci ordinanza di ammonizione del denunciato irreperibile, fissa, con l’ordinanza, il termine entro il quale egli dovrà presentarsi all’autorità di pubblica sicurezza per prendere cognizione delle prescrizioni impostegli.
La notifica dell’ordinanza di ammonizione è fatta nella forma suddetta: copia dell’ordinanza stessa deve essere tenuta affissa all’albo del comune o dei comuni, di cui al primo capoverso del presente articolo, fino al giorno precedente a quello fissato dalla commissione.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 35 – Dell’ammonizione

La commissione per l’ammonizione pronuncia le sue decisioni con l’intervento di tutti i suoi membri.
In caso di assenza o di impedimento del presidente o di alcuno dei componenti, questi sono sostituiti da chi ne fa le veci.
Funziona da segretario un funzionario di pubblica sicurezza.
I verbali della commissione sono firmati dal presidente, dai componenti e dal segretario.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 35 – Dell’ammonizione

L’ordinanza di ammonizione è comunicata al Questore, e da questi all’autorità locale di pubblica sicurezza e all’arma dei Carabinieri reali.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 35 – Dell’ammonizione

In caso di comprovata necessità, l’autorità locale di pubblica sicurezza può concedere all’ammonito speciali autorizzazioni, per iscritto, in deroga agli obblighi derivanti dall’ordinanza di ammonizione, informandone l’arma dei Carabinieri reali.
Qualora l’ammonito intenda di allontanarsi dalla propria dimora, è tenuto a darne preventivo avviso all’autorità locale di pubblica sicurezza, indicandone i motivi, e ad attenderne l’autorizzazione scritta.
L’autorità di pubblica sicurezza può munire l’ammonito di foglio di via obbligatorio, e, in ogni caso, ne informa il Questore, l’arma dei Carabinieri reali e l’autorità di pubblica sicurezza del luogo ove l’ammonito è diretto.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 35 – Dell’ammonizione

Il servizio militare non interrompe il biennio di validità dell’ordinanza di ammonizione.
Qualora, all’atto del congedamento, il biennio non sia ancora trascorso, l’ammonito ha l’obbligo di presentarsi subito all’autorità locale di pubblica sicurezza per essere nuovamente sottoposto ai vincoli dell’ammonizione.
Tale obbligo incombe anche all’ammonito che, trovandosi in servizio militare, ottenga una licenza ordinaria o straordinaria.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 36 – Dei provvedimenti relativi ai minori degli anni diciotto

La denuncia del minore di anni diciotto che sia da considerare ozioso, vagabondo, diffamato, a termine dell’art. 177 della legge, è fatta dal Questore al presidente del Tribunale dei minorenni con motivato rapporto, corredato dai documenti su cui si fonda e, in ogni caso dal certificato medico, dalla cartella biografica e dalle informazioni dell’arma dei Carabinieri reali.
Copia della denuncia e dell’eventuale ordinanza di ricovero sono comunicate ai comitati di patronato per la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 36 – Dei provvedimenti relativi ai minori degli anni diciotto

I minorenni colpiti da ordinanza di ricovero coattivo, prima di essere accompagnati agli istituti cui sono assegnati, sono sottoposti a visita medica di controllo.
I minorenni riconosciuti affetti da infermità fisiche e psichiche, sono segnalati ai comitati di patronato per la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia, per i provvedimenti ai sensi del testo unico 24 dicembre 1934, numero 2316, e del relativo regolamento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 36 – Dei provvedimenti relativi ai minori degli anni diciotto

I minorenni in attesa di essere accompagnati presso istituti di ricovero e quelli fermati per misura di pubblica sicurezza sono provvisoriamente ricoverati presso i centri di osservazione per minorenni ai sensi dell’art. 8 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, o dove questi mancano, presso istituti pii o religiosi disposti ad assumerne la custodia.
Ove non sia possibile provvedere nei sensi di cui al comma precedente, i minorenni sono custoditi nelle camere di sicurezza o nelle carceri in appositi locali distinti da quelli per gli adulti.
Di ogni singolo ricovero in istituti pii o religiosi deve essere data immediata telegrafica comunicazione all’opera nazionale per la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia, indicando la data, i motivi del provvedimento e la presumibile durata della degenza del ricoverando.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Le persone contemplate nell’art. 181 della legge sono, dal Questore, denunciate al Prefetto per l’assegnazione al confino di polizia, con rapporto motivato, da cui deve risultare la pericolosità del prevenuto per la sicurezza pubblica o per l’ordine nazionale.
La proposta deve essere corredata dai documenti su cui si fonda, e, in ogni caso, dalla cartella biografica, dal rapporto, informativo dell’arma dei Carabinieri reali e da un certificato medico attestante se il prevenuto si trovi in condizioni da poter sopportare il regime di confino.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Non possono essere proposti per l’assegnazione al confino i minori degli anni 18.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

(1)

Quando la Commissione non ordini l’immediato arresto della persona proposta per l’assegnazione al confino, provvede per la comparizione del denunziato col procedimento di cui agli artt. 167, 168 e 169 della legge.
Se il denunziato è in istato di arresto, la Commissione ordina che gli sia notificata una succinta esposizione dei fatti su cui la denunzia è fondata, con l’indicazione della data in cui, in un termine non minore di giorni tre né maggiore di giorni dieci da quello della notificazione, sarà tradotto dinanzi alla Commissione stessa per l’interrogatorio.
Della notificazione dev’essere redatto processo verbale in due copie, una delle quali con la relazione dell’eseguito adempimento da parte dell’agente incaricato, è allegata agli atti del procedimento.

—–
(1) Articolo sostituito dall’art. 6, DLGS 10/12/1944 n. 419.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Quando, nel complesso dei fatti denunciati, la commissione non ravvisi gli estremi per l’assegnazione al confino e non ritenga di pronunciare ordinanza di non luogo, può applicare la misura dell’ammonizione o rinviare gli atti al Questore perché si faccia luogo alla diffida, a termine dell’art. 164 della legge.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Emessa l’ordinanza di assegnazione al confino, la commissione dispone l’immediato arresto del confinato, a meno che non vi abbia già provveduto ai sensi dell’art. 182 della legge.
Copia dell’ordinanza è, in ogni caso, comunicata, entro ventiquattro ore, al confinato, con l’avvertenza della facoltà che gli compete, di ricorrere alla commissione di appello, nel termine di giorni dieci. Dal giorno dell’arresto decorre il periodo dell’assegnazione al confino.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Si applicano per le notifiche dell’atto di comparizione e dell’ordinanza di assegnazione al confino le disposizioni di cui all’art. 307 del presente regolamento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Si applicano per le notifiche dell’atto di comparizione e dell’ordinanza di assegnazione al confino le disposizioni di cui all’art. 307 del presente regolamento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

La commissione di appello contro le assegnazioni al confino pronuncia le sue decisioni con l’intervento di tutti i suoi membri.
In caso di assenza o di impedimento di alcuni dei componenti questi sono sostituiti da chi ne fa le veci.
I componenti della commissione di appello che non ne fanno parte di diritto per ragioni di ufficio, sono nominati e confermati annualmente dal Ministero per l’interno, che provvede a sostituirli in caso di assenza o di impedimento.
Funziona da segretario un funzionario della direzione generale della pubblica sicurezza.
I verbali della commissione sono firmati dal presidente, dai componenti e dal segretario.
Essi devono riportare il visto di esecutorietà del Ministro per l’interno.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

La commissione di appello ha facoltà di ridurre il pericolo di assegnazione al confino e di ordinare che, in luogo del confino, siano inflitte l’ammonizione o la diffida.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

Le decisioni della commissione di appello sono comunicate al Prefetto, per l’esecuzione e per la notifica all’interessato.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 37 – Dell’assegnazione al confino di polizia

L’autorità preposta alla sorveglianza degli assegnati al confino deve tenere un registro nominativo ed i fascicoli personali dei singoli confinati.
Nel registro sono annotati: il nome e cognome del confinato, la data del provvedimento di assegnazione, la durata del confino, il giorno dal quale ha inizio e quello in cui ha termine il periodo di assegnazione.
Ogni fascicolo individuale deve contenere la cartella biografica, nella quale devono essere annotate anche le condanne e le punizioni disciplinari riportate durante il confino.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

E’ in facoltà del direttore della colonia di consentire ai confinati di provvedersi, a proprie spese, di alloggi privati, in locali che siano sorvegliabili.
Quando non ostino circostanze speciali, i confinati possono farsi raggiungere da persone di loro famiglia, purché dimostrino al direttore della colonia di aver assicurato per esse l’alloggio ed i mezzi di sussistenza.
Venendo meno queste condizioni, od in caso di abuso o di cattiva condotta del confinato o delle persone di famiglia, queste possono essere allontanate dalla colonia.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

I confinati di polizia privi di mezzi di sussistenza sono obbligati al lavoro. La mercede è devoluta per intero a loro beneficio.

Qualora non abbiano mezzi di sussistenza nè siano in grado di procurarsi lavoro, sono ricoverati gratuitamente nei locali all’uopo predisposti e percepiscono, dal giorno dell’arrivo in colonia o nel comune di confino, un sussidio giornaliero, nella misura stabilita dal Ministro per l’interno.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

I confinati di polizia privi di mezzi di sussistenza sono obbligati al lavoro. La mercede è devoluta per intero a loro beneficio.

Qualora non abbiano mezzi di sussistenza nè siano in grado di procurarsi lavoro, sono ricoverati gratuitamente nei locali all’uopo predisposti e percepiscono, dal giorno dell’arrivo in colonia o nel comune di confino, un sussidio giornaliero, nella misura stabilita dal Ministro per l’interno.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

A ciascuno dei confinati ricoverati nei cameroni sono forniti:

a) una branda di ferro con materasso uso militare;

b) due lenzuola ed una federa, da cambiarsi il primo e il quindici di ogni mese;

c) due coperte di lana, tipo militare;

d) una seggiola ed un comodino di metallo, tipo ospedaliero;

e) un attaccapanni tipo militare;

f) una brocca, un catino ed un porta catino di metallo;

g) una bottiglia ed un bicchiere di vetro;

h) due asciugamani, da cambiarsi il primo ed il quindici di ogni mese.

Ai confinati bisognosi possono, inoltre, essere forniti, una volta all’anno, i capi di biancheria personale, un vestito, tipo civile, ed un paio di scarpe, tipo militare.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Ai confinati bisognosi deve essere assicurata l’assistenza sanitaria gratuita e la gratuita somministrazione dei medicinali, secondo le prescrizioni del medico della colonia.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Ogni colonia deve essere dotata di una infermeria per le malattie comuni, di un piccolo ambiente per ambulatorio, visita medica e medicazione, nonché di un locale per l’isolamento degli infermi affetti da malattie infettive.
Ogni infermeria deve avere almeno un infermiere, che può essere scelto fra gli stessi confinati, ed una congrua scorta di materiale di pronto soccorso.
Il medico della colonia ha l’obbligo di visitare settimanalmente i locali adibiti a dormitorio per constatarne le condizioni igieniche e suggerire, in caso di deficienza, gli opportuni rimedi.
Almeno ogni trimestre la colonia deve essere ispezionata dal medico provinciale.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Il direttore della colonia è tenuto a favorire la formazione di mense per i confinati, l’approvvigionamento dai centri di produzione o dai mercati, e ad adottare i provvedimenti che valgano ad assicurare, in relazione alle condizioni locali, in opportuno calmieramento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Oltre a quanto è prescritto negli articoli 185 e 186 della legge, è vietato ai confinati, salva l’applicazione delle leggi penali:
a) di giuocare d’azzardo;
b) di dare danaro ad usura;
c) di vendere, barattare, pignorare effetti di vestiario od altro forniti dall’amministrazione;
d) di esercitare il commercio senza il consenso del direttore della colonia;
e) di schiamazzare o di fare qualsiasi rumore durante le ore di riposo;
f) di imbrattare od altrimenti guastare i muri, i mobili, il vestiario e gli altri oggetti forniti dall’amministrazione;
g) di discutere di politica o di fare propaganda politica in modo anche occulto;
h) di andare in barca, per diporto.
In caso di denuncia all’autorità giudiziaria per fatti di cui sopra rimane sospeso il procedimento disciplinare.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

L’orario di libera uscita per i confinati è stabilito come appresso:
dal 1° novembre al 28 febbraio, dalle ore 7 alle 19;
dal 1° marzo al 30 aprile e dal 1° settembre al 31 ottobre, dalle 7 alle 20;
dal 1° maggio al 31 agosto dalle 6 alle 21. E’ in facoltà del direttore della colonia di concedere singoli permessi speciali per prolungare le ore di libera uscita.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Il confinato non può spedire o ricevere corrispondenza o pacchi di qualsiasi genere, se non per tramite della direzione della colonia, che può provvedere alla censura della corrispondenza o alla verifica del contenuto dei parchi.
E’ vietato al confinato di tenere presso di sé somme di denaro, che a giudizio insindacabile del direttore della colonia, siano superiori ai bisogni ordinari.
Le somme eccedenti tali bisogni sono depositate in una banca locale od all’ufficio postale e non possono essere ritirate senza il visto del direttore della colonia.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Le infrazioni ai doveri inerenti alla disciplina del confino, non perseguibili ai sensi dell’art. 189 della legge, sono puniti con:
a) il richiamo;
b) il divieto di libera uscita;
c) la riduzione dell’assegno giornaliero.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Il richiamo consiste in un rimprovero severo rivolto al confinato e nella diffida a non incorrere nuovamente in mancanze disciplinari, sotto comminatoria di più gravi provvedimenti.
Si infligge dal direttore della colonia per le semplici omissioni e per le mancanze di poco rilievo.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Il divieto di libera uscita va da uno a trenta giorni: si infligge dal direttore della colonia per mancanze leggere, quando siano ripetute.
Per mancanza alla disciplina di qualche entità, al divieto di libera uscita si può aggiungere: la riduzione del sussidio giornaliero nella misura della metà; la sostituzione del tavolaccio alla branda; e la limitazione del vitto al pane e alla minestra a due volte al giorno, salvo eventuali prescrizioni mediche.
Al confinato in punizione è vietato di ricevere persone o di comunicare altrimenti con estraneo.
La punizione di cui al presente articolo è inflitta da una commissione disciplinare, costituita dal direttore della colonia che la presiede, dal medico della colonia e dal parroco. Al confinato in punizione è concesso di prendere aria, una volta al giorno, in località all’aperto.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Il confinato risponde del danno recato, con dolo o colpa, al materiale di arredamento e di casermaggio.
Sono autorizzate trattenute sull’ammontare del sussidio, in misura non superiore al quinto, fino al completo risarcimento.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 38 – Del trattamento dei confinati e della disciplina del confino

Le disposizioni degli artt. 336, 337 e 338 non si applicano alle persone assegnate al confino quali pericolose per la sicurezza pubblica, ai sensi dell’art. 181, nn. 1 e 2, della legge.
Le infrazioni alla disciplina, commesse da queste ultime, quando non siano perseguibili ai sensi dell’art. 189 della legge, sono represse dal direttore della colonia, a norma delle disposizioni del regolamento generale carcerario, concernenti la disciplina dei detenuti.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 39 – Della liberazione condizionale e definitiva dei confinati

La liberazione condizionale dei confinati, di cui è parola nell’art. 187 della legge, è ordinata dal Ministro per l’interno, su proposta del Prefetto della provincia nella quale dimora il confinato, sentito il Prefetto della provincia nella quale fu pronunciata l’ordinanza di assegnazione al confino.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 39 – Della liberazione condizionale e definitiva dei confinati

Il confinato liberato condizionalmente, prima del termine stabilito nell’ordinanza di assegnazione, è munito di foglio di via obbligatorio, per recarsi nel Comune ove intende fissare la sua dimora. Quivi, I’autorità di pubblica sicurezza lo diffida a tenere buona condotta, con avvertenza che, in caso diverso, sarà rinviato al confino sino al compimento del termine, non computato il tempo passato in libertà condizionale.
Della diffida si stende processo verbale.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 39 – Della liberazione condizionale e definitiva dei confinati

Trascorso il periodo del confino, l’autorità di pubblica sicurezza dispone il rimpatrio del liberato con foglio di via obbligatorio, previo avviso al Prefetto che ne informa il Ministro per l’interno e il Prefetto della provincia nella quale il liberato va a stabilirsi.

TITOLO VI – Disposizioni relative alle persone pericolose per la società
§ 39 – Della liberazione condizionale e definitiva dei confinati

Il ritardo da parte del funzionario preposto alla vigilanza dei confinati a liberare, a compiuto periodo, un confinato, è punito con pene disciplinari, salvo le sanzioni del codice penale.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 40 – Delle dichiarazioni di locale di meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 41 – Della vigilanza sul meretricio

(1)

—–
(1) Articolo abrogato dall’art. 15, L 20/2/1958 n. 75.

TITOLO VII – Del meretricio
§ 42 – Dell’ufficio centrale italiano per la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli

Presso il Ministero dell’interno, direzione generale della pubblica sicurezza, è costituito l’ufficio centrale italiano per la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli.
Tale ufficio ha per compito:
a) di raccogliere tutte le notizie relative all’arruolamento di persone a scopo di prostituzione;
b) di conservare e di comunicare agli Stati firmatari o aderenti alla convenzione internazionale contro la tratta, conclusa a Ginevra, in data 18 ottobre 1921, gli estratti delle sentenze di condanna pronunciate nel Regno per i delitti contemplati nel R.D.L. 25 marzo 1923, n. 1207, che riguardano stranieri;
c) di vegliare affinché le autorità e gli agenti di P.S. esercitino specialmente nelle stazioni ferroviarie, nei porti, o durante il viaggio, una speciale sorveglianza allo scopo di rintracciare coloro che conducano persone presumibilmente destinate alla prostituzione e di segnalarle, occorrendo, alle competenti autorità estere;
d) di curare che siano ricevute le dichiarazioni delle donne straniere dedite alla prostituzione, in Italia, allo scopo di stabilirne la identità e lo stato civile, e di indagare chi le abbia indotte a lasciare il rispettivo paese di origine a scopo di prostituzione; nei confronti di tali donne sarà provveduto ai sensi dell’art. 271 del presente regolamento;
e) di promuovere le pratiche necessarie per ottenere che siano affidate, a titolo provvisorio in attesa dell’eventuale rimpatrio, ad istituti di assistenza pubblica e privata, ovvero a privati che ne offrano le necessarie garanzie, le vittime della tratta sprovviste di mezzi;
f) di disporre perché siano rinviate ai paesi di origine le persone su indicate che richiedano il rimpatrio, o che siano richieste da persone le quali esercitano sopra di loro potestà o tutela, o, comunque, autorità o vigilanza legale;
g) di esercitare una speciale sorveglianza sugli uffici che si occupano del collocamento di donne;
h) di curare quanto altro sia necessario per provvedere alla repressione della tratta, in base alle norme vigenti di diritto pubblico, interno o internazionale.

TITOLO VIII – Delle associazioni, enti ed istituti
§ 43 – Della confisca dei beni

Quando il Prefetto ritenga di dover ordinare la confisca dei beni delle associazioni disciolte, vi provvede, di regola, con lo stesso decreto di scioglimento.

TITOLO VIII – Delle associazioni, enti ed istituti
§ 43 – Della confisca dei beni

I beni confiscati passano in proprietà dello Stato.
I beni mobili sono venduti all’asta pubblica, versando il ricavato in conto entrate eventuali del tesoro.
E’ in facoltà del Prefetto di disporre la cessione dei beni mobili ad istituti di beneficenza, con preferenza a quelli per la protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia.

TITOLO VIII – Delle associazioni, enti ed istituti
§ 43 – Della confisca dei beni

I beni immobili sono assunti in consistenza dall’amministrazione finanziaria dello Stato.
A tale fine, il Prefetto comunica copia del decreto di scioglimento delle associazioni all’intendente di finanza, per la esecuzione nella parte di competenza.
Ove il Prefetto ritenga di dover proporre la cessione dei beni agli istituti di beneficenza, di cui all’articolo precedente, o di dare ai beni stessi una diversa destinazione, invia motivato rapporto al Ministro per l’interno, non appena decretato lo scioglimento dell’associazione.

TITOLO IX – Disposizioni finali e transitorie

L’approvazione del Prefetto rilasciata alle guardie particolari, ai sensi degli artt. 44 del T.U. di L. 31 agosto 1907, n. 690, e 82 del regolamento 20 agosto 1909, n. 666, non può essere rinnovata quando risulti che il titolare non si trovi nel possesso dei requisiti prescritti dall’art. 138 della legge.
E’, tuttavia, in facoltà del Prefetto di rinnovare l’approvazione quando il titolare abbia riportato condanna per reati diversi da quelli contemplati dall’art. 82, n. 3 del citato regolamento.

TITOLO IX – Disposizioni finali e transitorie

Rimangono in vigore le disposizioni degli artt. 135 e seguenti del regolamento approvato con regio decreto 21 gennaio 1929-VII, n. 62, concernenti la materia della revisione cinematografica e del nulla osta per la proiezione in pubblico delle pellicole, in quanto applicabili, fino a quando tale materia non sarà riordinata con norme da emanarsi su proposta del Ministro per la cultura popolare di concerto col Ministro per l’interno. (1)
I modelli contenuti nell’allegato E al presente regolamento possono essere modificati con decreto del Ministro per l’interno.

—–
(1) Comma da ritenersi abrogato, a norma della L. 21 aprile 1962, n. 161, nonché del D.P.R. 11 novembre 1963, n. 2029.

Numero di identificazione

Denominazionedella materia o dell’oggetto

Codice di classificazione

Classifica ex art. 82 Reg.to T.U.L.P.S.

0004 Picrato d’ammonio secco con meno del 10% massa di acqua 1.1 D II
0005 Munizioni con carica di scoppio 1.1 F I
0006 Munizioni con carica di scoppio (1) 1.1 E I
0007 Munizioni con carica di scoppio 1.1 F I
0007 Munizioni con carica di scoppio 1.2 F I
0009 Munizioni incendiarie con o senza carica di dispersione, di espulsione e propulsiva 1.2 G I
0010 Munizioni incendiarie con o senza carica di dispersione, espulsione o propulsiva 1.3 G I
0012 Cartucce a proiettile inerte per armi o cartucce per armi di piccolo calibro 1.4 S V/A
0014 Cartucce a salve per armi o cartucce per armi di piccolo calibro (2) 1.4 S V/A-V/E
0015 Munizioni fumogene con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.2 G I
0016 Munizioni fumogene con o senza carica di dispersione o di espulsione o propulsiva 1.3 G I
0018 Munizioni lacrimogene con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva (3) 1.2 G I
0019 Munizioni lacrimogene con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.3 G I o IV
0020 Munizioni tossiche con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva (4) 1.2 K I
0021 Munizioni tossiche con o senza carica 1.3 K I
0027 Polvere nera in grani o polverino 1.1 D I
0028 Polvere nera compressa o polvere nera in compresse 1.1 D I
0029 Detonatori da mina non elettrici 1.1 B III
0030 Detonatori da mina elettrici 1.1 B III
0033 Bombe con carica di scoppio 1.1 F I
0034 Bomba con carica di scoppio 1.1 D I
0035 Bomba con carica di scoppio 1.2 D I
0037 Bombe foto-illuminanti 1.1 F I
0038 Bombe foto illuminanti 1.1 D I
0039 Bombe foto illuminanti (5) 1.2 G I o IV
0042 Cariche di rinforzo senza detonatore 1.1 D II
0043 Cariche di dispersione 1.1 D II
0044 Capsule innescanti a percussione (6) 1.4 S V/E
0048 Cariche di demolizione 1.1 D II
0049 Cartucce illuminanti (7) 1.1 G I
0050 Cartucce illuminanti 1.3 G IV
0054 Cartucce da segnalazione 1.3 G IV
0055 Bossoli di cartucce vuoti con capsule innescanti 1.4 S V/E
0056 Cariche di profondità 1.1 D II
0059 Cariche cave senza detonatore per attività industriali 1.1 D II
0060 Cariche di collegamento esplosive 1.1 D II
0065 Miccia detonante flessibile 1.1 D II
0066 Miccia a combustione rapida 1.1 G II
0070 Dispositivi tagliatavi 1.4 S V/E
0072 Ciclotrimetilentrinitroammina (ciclonite, esogene, RDX, T4), umidificata con almeno il 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0073 Detonatori per munizioni 1.1 B III
0074 Diazodinitrofenolo, umidificato con almeno il 40% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 A III
0075 Dinitrato di dietilenglicol desensibilizzato con almeno il 25% (massa) di flemmatizzante non volatile insolubile in acqua 1.1 D II
0076 Dinitrofenolo secco o umidificato con meno del 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0077 Dinitrofenolati dei metalli alcalini, secchi o umidificati con meno del 15% (massa) di acqua 1.3 C I
0078 Dinitroresorcinolo secco o umidificato con meno del 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0079 Esanitrodifenilammina (dipicrilammina, esile) 1.1 D II
0081 Esplosivo di tipo A 1.1 D II
0082 Esplosivo di tipo B 1.1 D II
0083 Esplosivo di tipo C 1.1 D II
0084 Esplosivo di tipo D 1.1 D II
0092 Dispositivi illuminanti di superficie 1.3 G IV
0093 Dispositivi illuminanti aerei 1.3 G IV
0094 Polvere illuminante 1.1 G IV
0099 Cariche esplosive di fratturazione per pozzi petroliferi senza detonatore 1.1 D II
0101 Miccia istantanea non detonante 1.3 G IV
0102 Miccia detonante ad involucro metallico 1.2 D II
0103 Miccia di accensione a rivestimento metallico 1.4 G V/B
0104 Miccia detonante a carica ridotta con rivestimento metallico 1.4 D II
0105 Miccia a lenta combustione, di sicurezza 1.4 S V/B
0106 Spolette detonanti 1.1 B III
0107 Spolette detonanti 1.2 B III
0110 Granate da esercitazione a mano o per fucile 1.4 S V/A
0113 Guanil nitrosamminoguanilidene idrazina, umidificata con almeno il 30% (massa) di acqua 1.1 A III
0114 Guanil nitrosamminoguanil-tetrazene (tetrazene), umidificato con almeno il 30% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 A III
0118 Esolite (Esotolo) secca o umidificata con meno del 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0121 Accenditori 1.1 G IV
0124 Fucili per pozzi petroliferi, caricati, senza detonatore 1.1 D II
0129 Azoturo di piombo, umidificato con almeno il 20% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 A III
0130 Stifnato di piombo (trinitroresorcinato di piombo), umidificato con almeno il 30% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 A III
0131 Accenditori per miccia di sicurezza 1.4 S V/B
0132 Sali metallici deflagranti di derivati nitrati aromatici, n.a.s. 1.3 C I
0133 Esanitrato di mannitolo (nitromannite) umidificato con almeno il 40% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 D II
0135 Fulminato di mercurio, umidificato con almeno il 30% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 A III
0136 Mine con carica di scoppio 1.1 F I
0137 Mine con carica di scoppio 1.1 D I
0138 Mine con carica di scoppio 1.2 D I
0143 Nitroglicerina desensibilizzala con almeno il 40% (massa) di flemmatizzante non volatile insolubile in acqua 1.1 D II
0144 Nitroglicerina in soluzione alcolica con più dell’1% ma al massimo il 10% di nitroglicerina 1.1 D II
0146 Nitroamido secco o umidificato con meno del 20% (massa) di acqua 1.1 D II
0147 Nitrourea 1.1 D II
0150 Tetranitrato di pentaeritrite (tetranitrato di pentaeritrolo, pentrite, PETN) umidificato con almeno il 25% (massa) di acqua, o desensibilizzato con almeno il 15% (massa) di lemmatizzante 1.1 D II
0151 Pentolite secca o umidificata con meno del 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0153 Trinitroanilina (picrammide) 1.1 D II
0154 Trinitrofenolo (acido picrico, melignite) secco o umidificato con meno del 30% (massa) di acqua 1.1 D II
0155 Trinitroclorobenzene (cloruro di picrile) 1.1 D II
0159 Galletta umidificata con almeno il 25% (massa) di acqua 1.3 C I
0160 Polvere senza fumo 1.1 C I
0161 Polvere senza fumo 1.3 C I
0167 Proiettili con carica di scoppio 1.1 F I
0168 Proiettili con carica di scoppio (8) 1.1 D I
0169 Proiettili con carica di scoppio 1.2 D I
0171 Munizioni illuminanti con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.2 G I
0173 Dispositivi di sgancio 1.4 S V/E
0174 Rivetti esplosivi 1.4 S V/E
0180 Razzi con carica di scoppio 1.1 F I
0181 Razzi con carica di scoppio 1.1 E I
0182 Razzi con carica di scoppio 1.2 E I
0183 Razzi a testa inerte 1.3 C I
0186 Motori per razzi 1.3 C I
0190 Esplosivi, campioni, diversi da esplosivo primario – (**)
0191 Artifizi da segnalazione a mano 1.4 G V/D
0192 Petardi per ferrovia 1.1 G IV
0193 Petardi per ferrovia 1.4 S V/D
0194 Segnali di pericolo per navi 1.1 G IV o V/D
0195 Segnali di pericolo per navi 1.3 G V/D
0196 Segnali fumogeni 1.1 G IV o V/D
0197 Segnali fumogeni 1.4 G V/D
0204 Cariche esplosive di scandaglio 1.2 F II
0207 Tetranitroanilina 1.1 D II
0208 Trinitrofenilmetilnitroammina (tetrile) 1.1 D II
0209 Trinitroluene (tritolo, tolite, TNT) secco o umidificato con meno del 30% (massa) di acqua 1.1.D II
0212 Traccianti per munizioni 1.3 G IV
0213 Trinitroanisolo 1.1 D II
0214 Trinitrobenzene secco o umidificato con meno del 30% (massa) di acqua 1.1 D II
0215 Acido trinitrobenzoico secco o umidificato con meno del 30% (massa) di acqua 1.1 D II
0216 Trinitro-m-cresolo 1.1 D II
0217 Trinitronaftalene 1.1 D II
0218 Trinitrofenetolo 1.1 D II
0219 Trinitroresorcinolo (trinitroresorcina, acido stifnico) secco o umidificato con meno del 20% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 D II
0220 Nitrato di urea secco o umidificato con meno del 20% (massa) di acqua 1.1 D II
0221 Teste di guerra per siluri con carica di scoppio 1.1 D I
0222 Nitrato di ammonio contenente più dello 0,2% di materia combustibile (ivi comprese le materie organiche espresse in carbonio equivalente), ad esclusione di ogni altra materia 1.1 D lI
0223 Fertilizzanti a base di nitrato ammonico aventi una sensibilità superiore a quella del nitrato di ammonio contenente lo 0,2% di materia combustibile (ivi comprese le materie organiche espresse in carbonio equivalente), ad esclusione di ogni altra materia 1.1 D II
0224 Azoturo di bario, secco o umidificato con meno del 50% (massa) di acqua 1.1 A III
0225 Carica di rinforzo con detonatore 1.1 B III
0226 Ciclotetrametilentetranitroammina (ottogene, HMX) umidificata con almeno il 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0234 Dinitro-o-cresato di sodio secco o umidificato con meno del 15% (massa) di acqua 1.3 C I
0235 Picrammato di sodio secco o umidificato con meno del 20% (massa) di acqua 1.3 C I
0236 Picrammato di zirconio secco o umidificato con meno del 20% (massa) di acqua 1.3 C I
0237 Cariche detonanti lineari a sezione profilata, flessibili 1.4 D II
0238 Razzi lancia sagole 1.2 G IV
0240 Razzi lancia sagole 1.3 G IV
0241 Esplosivo di tipo E 1.1 D II
0242 Cariche di lancio per cannone 1.3 C I
0243 Munizioni incendiarie al fosforo bianco con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.2 H I
0244 Munizioni incendiarie al fosforo bianco con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.3 H I
0245 Munizioni (9) fumogene al fosforo bianco con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.2 H I
0246 Munizioni fumogene al fosforo bianco con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.3 H I
0247 Munizioni incendiarie con liquido o gel, con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.3 J I
0248 Dispositivi idroattivi, con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.2 L I
0249 Dispositivi idroattivi, con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.3 L I
0250 Motori per razzi contenenti liquidi ipergolici, con o senza carica di espulsione 1.3 L I
0254 Munizioni illuminanti con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.3 G I
0255 Detonatori da mina elettrici 1.4 B III
0257 Spolette detonanti 1.4 B III
0266 Ottolite secca o umidificata con meno del 15% (massa) di acqua 1.1 D II
0267 Detonatori da mina non elettrici 1.4 B III
0268 Cariche di rinforzo con detonatore 1.2 B III
0271 Cariche propulsive 1.1 C I
0272 Cariche propulsive 1.3 C I
0275 Cartucce per piromeccanismi 1.3 C I
0276 Cartucce per piromeccanismi 1.4 C I
0277 Cartucce per pozzi petroliferi 1.3 C I
0278 Cartucce per pozzi petroliferi 1.4 C I
0279 Cariche di lancio per cannone 1.1 C I
0280 Motori per razzi 1.1 C I
0281 Motori per razzi 1.2 C I
0282 Nitroguanidina (guanite, picrite, NIGU) secca o umidificata con meno del 20% (massa) di acqua 1.1 D II
0283 Cariche di rinforzo senza detonatore 1.2 D II
0284 Granate a mano o per fucile con carica di scoppio 1.1 D I
0285 Granate a mano o per fucile con carica di scoppio 1.2 D I
0286 Teste di guerra per razzi con carica di scoppio 1.1 D I
0287 Teste di guerra per razzi con carica di scoppio 1.2 D I
0288 Cariche detonanti lineari a sezione profilata, flessibili 1.1 D II
0289 Miccia detonante flessibile 1.4 D II
0290 Miccia detonante con rivestimento metallico 1.1 D II
0291 Bombe con carica di scoppio 1.2 F I
0292 Granate a mano o per fucile con carica di scoppio 1.1 F I
0293 Granate a mano o per fucile con carica di scoppio 1.2 F I
0294 Mine con carica di scoppio 1.2 F I
0295 Razzi con carica di scoppio 1.2 F I
0296 Cariche esplosive di scandaglio 1.1 F II
0297 Munizioni illuminanti con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva (16) 1.4 G I o V/D
0299 Bombe foto-illuminanti (10) 1.3 G I o IV
0300 Munizioni incendiarie con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.4 G I/C
0301 Munizioni lacrimogene con carica di dispersione, di espulsione o propulsiva 1.4 G I o IV
0303 Munizioni fumogene con o senza carica di dispersione, di espulsione o propulsiva (11) 1.4 G I o V/D
0305 Polvere illuminante 1.3 G IV
0306 Traccianti per munizioni 1.4 G IV
0312 Cartucce da segnalazione 1.4 G IV
0313 Segnali fumogeni 1.2 G IV
0314 Accenditori 1.2 G IV
0315 Accenditori 1.3 G V/B
0316 Spolette-accenditori 1.3 G IV
0317 Spolette-accenditori 1.4 G V/B
0318 Granate da esercitazione a mano o per fucile 1.3 G IV
0319 Cannelli per artiglieria 1.3 G IV
0320 Cannelli per artiglieria 1.4 G IV
0321 Munizioni con carica di scoppio 1.2 E I
0322 Motori per razzi contenenti liquidi ipergolici, con o senza carica di espulsione 1.2 L I
0323 Cartucce per piromeccanismi 1.4 S V/E
0324 Proiettili con carica di scoppio 1.2 F I
0325 Accenditori 1.4 G V/B
0326 Cartucce a salve 1.1 C I
0327 Cartucce a salve per armi o cartucce a salve per armi di piccolo calibro 1.3 C I
0328 Cartucce con proiettile inerte per armi 1.2 C I
0329 Siluri con carica di scoppio 1.1 E I
0330 Siluri con carica di scoppio 1.1 F I
0331 Esplosivo da mina di tipo B (12) 1.5 D Il
0332 Esplosivo da mina di tipo E 1.5 D II
0333 Fuochi pirotecnici 1.1 G IV
0334 Fuochi pirotecnici 1.2 G IV
0335 Fuochi pirotecnici 1.3 G IV
0336 Fuochi pirotecnici 1.4 G V/C
0337 Fuochi pirotecnici (13) 1.4 S V/D
0338 Cartucce a salve per armi o cartucce a salve per armi di piccolo calibro 1.4 C I
0339 Cartucce con proiettile inerte per armi o cartucce per armi di piccolo calibro 1.4 C I
0340 Nitrocellulosa secca o umidificata con meno del 25% (massa) di acqua (o alcool) 1.1 D II
0341 Nitrocellulosa non modificata o plastificata con meno del 18% (massa) di plastificante 1.1 D II
0342 Nitrocellulosa umidificata con almeno il 25% (massa) di alcool 1.3 C I
0343 Nitrocellulosa plastificata con almeno il 18% (massa) di plastificante 1.3 C I
0344 Proiettili con carica di scoppio 1.4 D I
0345 Proiettili inerti con traccianti 1.4 S V/E
0346 Proiettili con carica di dispersione o di espulsione 1.2 D I
0347 Proiettili con carica di dispersione o di espulsione 1.4 D I
0348 Munizioni con carica di scoppio 1.4 F I
0349 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 S V/A
0350 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 B III
0351 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 C I
0352 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 D I
0353 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 G IV
0354 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.1 L I
0355 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.2 L I
0356 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.3 L I
0357 Materie esplosive, n.a.s. 1.1 L I
0358 Materie esplosive, n.a.s. 1.2 L I
0359 Materie esplosive, n.a.s. 1.3 L I
0360 Detonatori da mina, non elettrici, collegati con il proprio mezzo di accensione 1.1 B III
0361 Detonatori da mina, non elettrici, collegati con il proprio mezzo di accensione 1.4 B III
0362 Munizioni da esercitazione 1.4 G IV
0363 Munizioni per prove 1.4 G IV
0364 Detonatori per munizioni 1.2 B III
0365 Detonatori per munizioni 1.4 B III
0366 Detonatori per munizioni (14) 1.4 S V/B
0367 Spolette detonanti 1.4 S V/A
0368 Spolette accenditori 1.4 S VIE
0369 Teste di guerra per razzi con carica di scoppio 1.1 F I
0370 Teste di guerra per razzi con carica di dispersione o di espulsione 1.4 D I
0371 Teste di guerra per razzi con carica di dispersione o di espulsione 1.4 F I
0372 Granate da esercitazione a mano o per fucile 1.2 G IV
0373 Artifizi da segnalazione a mano 1.4 S V/D
0374 Cariche esplosive di scandaglio 1.1 D II
0375 Cariche esplosive di scandaglio 1.2 D II
0376 Cannelli per artiglieria 1.4 S V/A
0377 Capsule innescanti a percussione 1.1 B III
0378 Capsule innescanti a percussione 1.4 B III
0379 Bossoli di cartucce vuoti con capsula innescante (15) 1.4 C I
0380 Oggetti piroforici 1.2 L I
0381 Cartucce per piromeccanismi 1.2 C I
0382 Componenti di catena esplosiva, n.a.s. 1.2 B III
0383 Componenti di catena esplosiva, n.a.s 1.4 B III
0384 Componenti di catena esplosiva, n.a.s. 1.4 S V/A
0385 5-Nitrobenzotriazolo 1.1 D II
0386 Acido trinitrobenzensolfonico 1.1 D II
0387 Trinitrofluorenone 1.1 D II
0388 Miscela di trinitrotoluene (tritolo, tolite, TNT) con trinitrobenzene o con esanitrostilbene 1.1 D II
0389 Miscele di trinitrotoluene (tritolo, tolite, TNT) con trinitrobenzene ed esanitrostilbene 1.1 D II
0390 Tritonal 1.1 D II
0391 Ciclotrimetilentrinitroammina (esogeno, ciclonite, RDX, T4) in miscela con ciclotetrametilentrinitroammina (ottogene, HMX), umidificata con almeno il 15% (massa) di acqua, oppure desensibilizzata con almeno il 10% (massa) di lemmatizzante 1.1 D II
0392 Esanitrostilbene (HNS) 1.1 D II
0393 Esatonal colato 1.1 D II
0394 Trinitroresorcinolo (acido stifnico) umidificato con almeno il 20% (massa) di acqua (o di una miscela di alcool e acqua) 1.1 D II
0395 Motori per razzi a combustibile liquido 1.2 J I
0396 Motori per razzi a combustibile liquido 1.3 J I
0397 Razzi a propergolo liquido, con carica di scoppio 1.1 J I
0398 Razzi a propergolo liquido con carica di scoppio 1.2 J I
0399 Bombe contenenti un liquido infiammabile, con carica di scoppio 1.1 J I
0400 Bombe contenenti un liquido infiammabile, con carica di scoppio 1.2 J I
0401 Solfuro di dipicrile secco o umidificato con meno del 10% (massa) di acqua 1.1 D II
0402 Perclorato di ammonio 1.1 D II
0403 Dispositivi illuminanti aerei 1.4 G IV
0404 Dispositivi illuminanti aerei 1.4 S V/D
0405 Cartucce da segnalazione 1.4 S V/D
0406 Dinitrosobenzene 1.3 C I
0407 Acido-1-tetrazolacetico 1.4 C I
0408 Spolette detonanti con dispositivi di sicurezza 1.1 D II
0409 Spolette detonanti con dispositivi di sicurezza 1.2 D II
0410 Spolette detonanti con dispositivi di sicurezza 1.4 D V/A
0411 Tetranitrato di pentaeritrite (PETN, pentrite) con almeno il 7% (massa) di paraffina 1.1 D II
0412 Munizioni con carica di scoppio 1.4 E I
0413 Cartucce a salve per armi 1.2 C I
0414 Cariche di lancio per cannoni 1.2 C I
0415 Cariche propulsive 1.2 C I
0417 Cartucce con proiettile inerte per armi o cartucce per armi di piccolo calibro (16) 1.3 C I
0418 Dispositivi illuminanti di superficie 1.1 G IV
0419 Dispositivi illuminanti di superficie 1.2 G IV
0420 Dispositivi illuminanti aerei 1.1 G IV
0421 Dispositivi illuminanti aerei 1.2 G IV
0424 Proiettili inerti con traccianti 1.3 G IV
0425 Proiettili inerti con traccianti 1.4 G IV
0426 Proiettili con carica di dispersione o di espulsione 1.2 F I
0427 Proiettili con carica di dispersione o di espulsione 1.4 F I
0428 Oggetti pirotecnici per uso tecnico 1.1 G IV
0429 Oggetti pirotecnici per uso tecnico 1.2 G IV
0430 Oggetti pirotecnici per uso tecnico 1.3 G IV
0431 Oggetti pirotecnici per uso tecnico 1.4 G V/C
0432 Oggetti pirotecnici per uso tecnico 1.4 S V/E
0433 Galletta umidificata con almeno il 17% (massa) di alcool 1.1 C I
0434 Proiettili con carica di dispersione o di espulsione 1.2 G I
0435 Proiettili con carica di dispersione o di espulsione 1.4 G I
0436 Razzi con carica di espulsione 1.2 C I
0437 Razzi con carica di espulsione 1.3 C I
0438 Razzi con carica di espulsione 1.4 C I
0439 Cariche cave senza detonatore per attività industriali 1.2 D II
0440 Cariche cave senza detonatore per attività industriali 1.4 D II
0441 Cariche cave senza detonatore per attività industriali 1.4 S V/A
0442 Cariche senza detonatore per attività industriali 1.1 D II
0443 Cariche senza detonatore per attività industriali 1.2 D II
0444 Cariche senza detonatore per attività industriali 1.4 D II
0445 Cariche senza detonatore per attività industriali 1.4 S V/E
0446 Bossoli combustibili vuoti senza capsula innescante 1.4 C I
0447 Bossoli combustibili vuoti senza capsula innescante 1.3 C I
0448 Acido-5-mercapto-1-tetrazolacetico 1.4 C I
0449 Siluri a combustibile liquido con o senza carica di scoppio 1.1 J I
0450 Siluri a combustibile liquido con testa inerte 1.3 J I
0451 Siluri con carica di scoppio 1.1 D I
0452 Granate da esercitazione a mano o per fucile 1.4 G IV
0453 Razzi lancia sagole 1.4 G IV
0454 Accenditori 1.4 S V/B
0455 Detonatori da mina non elettrici 1.4 S V/A
0456 Detonatori da mina non elettrici 1.4 S V/A
0457 Cariche di scoppio con legante plastico 1.1 D II
0458 Cariche di scoppio con legante plastico 1.2 D Il
0459 Cariche di scoppio con legante plastico 1.4 D II
0460 Cariche di scoppio con legante plastico 1.4 S V/A
0461 Componenti di catene pirotecniche, n.a.s. 1.1 B III
0462 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.1 C I
0463 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.1 D II
0464 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.1 E II
0465 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.1 F II
0466 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.2 C I
0467 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.2 D II
0468 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.2 E I
0469 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.2 F I
0470 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.3 C I
0471 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 E I
0472 Oggetti esplosivi, n.a.s. 1.4 F I
0473 Materie esplosive, n.a.s. 1.1 A III
0474 Materie esplosive, n.a.s. 1.1 C I
0475 Materie esplosive, n.a.s. 1.1 D II
0476 Materie esplosive, n.a.s. 1.1 G IV
0477 Materie esplosive, n.a.s. 1.3 C I
0478 Materie esplosive, n.a.s. 1.3 G IV
0479 Materie esplosive, n.a.s. 1.4 C I
0480 Materie esplosive, n.a.s. 1.4 D II
0481 Materie esplosive, n.a.s. 1.4 S V/A
0482 Materie esplosive molto insensibili (EIDS, EVI, MURAT), n.a.s. 1.5 D II
0483 Ciclotrimetilentrinitroammina (ciclonite, esogeno, RDX, T4) desensibilizzata 1.1 D II
0484 Ciclotetrametilentetranitroammina (ottogene, HMX) desensibilizzata 1.1 D II
0485 Materie esplosive, n.a.s. 1.4 G IV
0486 Oggetti esplosivi estremamente insensibili (EEI), n.a.s. 1.6 N V/E
0487 Segnali fumogeni 1.3 G IV
0488 Munizioni da esercitazione 1.3 G IV
0489 Dinitroglicolurile (DINGU) 1.1 D II
0490 Ossinitrotriazolo (ONTA, NTO) 1.1 D II
0491 Cariche propulsive 1.4 C I
0492 Petardi per ferrovia 1.3 G IV
0493 Petardi per ferrovia 1.4 G IV o V/D
0494 Fucili per pozzi petroliferi, caricati, senza detonatore 1.4 D II
0495 Propergolo, liquido 1.3 C I
0496 Octonal 1.1 D II
0497 Propergolo, liquido 1.1 C I
0498 Propergolo, solido 1.1 C I
0499 Propergolo, solido 1.3 C I
0500 Sistemi detonatori, non elettrici, per volate di mine 1.4 S V/B
0503 Airbag 1.4 G V/E
0504 1H tetrazolo 1.1 D II

(17)

—–
(1) Secondo la denominazione T.U.L.P.S. si tratta di cartocci a proietto metallico per artiglieria carichi ma senza cannello o altrimenti protetti da paracapsule o da imballo.
(2) V/E se per armi in libera vendita.
(3) Munizioni a caricamento speciale.
(4) Rientrano fra i proiettili "a caricamento speciale".
(5) IV se si tratta di "flash bomb" o da fucile, I se di mortaio o d’aereo.
(6) Quando comuni capsule per cartucce.
(7) Se da cannone. Se artificio IV.
(8) Se proiettili, nella I nonostante la classifica 1.1 D.
(**) La classificazione in una delle cinque categorie di cui all’art. 82 del regolamento a Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, dipende dalla tipologia dell’esplosivo.
(9) Proiettili o colpi completi d’artiglieria.
(10) A seconda che si tratti di bombe da mortaio o a mano.
(11) V qualora non d’artiglieria.
(12) Anche se altamente insensibile.
(13) Il fuoco classificato 1.4 S è un giocattolo blisterato o un artificio di V cat. D/E.
(14) Qualora inneschi per bossoli per armi portatili.
(15) Solo se combustibili come i due che seguono, altrimenti V/A.
(16) Se a bossolo combustibile.
(17) Allegato modificato dal D.M. 30 giugno 1964; dall’artt. 1 e 2, D.M. 8 agosto 1972 e dallo stesso D.M. come sostituito dal D.M. 4 aprile 1973; dal D.M. 21 luglio 1999 , a sua volta revocato e sostiutito dal D.M. 23 settembre 1999; dal D.M. 23 settembre 1999 e sostitutito dall’art. 19, comma 2, D.M. 19 settembre 2002, n. 272. Per la disciplina transitoria, vedi l’art. 21 dello stesso D.M. 272/2002.

Norme per l’impianto di edifici destinati alla fabbricazione di materie esplosive della 1° 2° e della 3° categoria (Polveri, Dinamiti, Detonanti). (Art. 83 del Regol.).

1. – Gli opifici destinati alla fabbricazione di sostanze esplosive della 1°, della 2° e della 3° categoria, devono essere distanti:
a) non meno di metri duecento dalle strade provinciali o statali, dalle strade ferrate, dai fiumi o canali in cui si eserciti la navigazione. Per le altre strade le distanze di rispetto saranno fissate caso per caso dalla Commissione Consultiva per le sostanze esplosive d infiammabili;
b) non meno di metri trecento dalle case isolate;
c) non meno di metri seicento dagli opifici industriali e dai gruppi numerosi di casolari, chiese, scuole, ospedali, cimiteri, dai monumenti nazionali, e dai luoghi nei quali soglionsi tenere riunioni di persone, come feste, fiere, mercati, campi sportivi e simili;
d) non meno di metri milleduecento dalle borgate o città aventi una popolazione dai 500 ai 5.000 abitanti;
e) non meno di metri duemila dalle borgate o città aventi una popolazione dai 5.000 ai 10.000 abitanti;
f) non meno di metri quattromila dalle borgate o città aventi una popolazione superiore ai 10.000 abitanti.
Le distanze dall’abitato si misurano sulla retta che unisce i due punti più prossimi dei perimetri rispettivamente circoscritti all’aggregato delle case dell’abitato ed ai reparti pericolosi dell’opificio.
Gli stabilimenti in cui si fabbricano i clorati di potassio, di sodio e di bario, non hanno l’obbligo dell’osservanza delle disposizioni contenute nel presente Allegato e non sono sottoposti a licenza di polizia. Tale licenza e l’osservanza delle disposizioni ora indicate sono invece obbligatorie per l’esercizio dei depositi, di dette sostanze, anche se annessi ai relativi stabilimenti di produzione.
2. – Le distanze di cui al numero precedente possono essere ridotte sino alla metà in ciascuno dei casi ivi accennati, se si trovino interposti colli, argini, terrapieni, traverse od altri rialzi di terra, naturali od artificiali.
I colli, gli argini, i terrapieni, le traverse e gli altri rialzi di terra naturali od artificiali devono, tuttavia, soddisfare alle seguenti condizioni:
a) che essi stessi non possano essere causa di danni quando avvenisse un’esplosione nell’opificio; perciò i rialzi artificiali devono comporsi di terra vegetale sciolta, od almeno la crosta esterna di tali rialzi, nella parte rivolta verso l’opificio dev’essere, per lo spessore di cinquanta centimetri, composta di pura terra vegetale senza miscuglio di ghiaia, ciottoli o grosse pietre, ammettendosi però la base della scarpa in muratura;
b) che abbiano una tale consistenza ed una tale ubicazione rispetto all’opificio, da costituire una reale e non effimera difesa: perciò i terrapieni debbono essere alti fino alla sommità del tetto delle baracche o dei depositi o dei locali pericolosi che proteggono e debbono avere una larghezza, alla sommità, di circa m. 1,50; debbono, di massima, essere sostenuti, verso l’interno, da muretti distanti al massimo m. 1,50 dalle pareti delle baracche o dei depositi e che siano imboschiti con piante, preferibilmente a basso fusto, o cespugli di natura non resinosa. Al caso, sentito il parere della Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili, l’altezza dei terrapieni dei locali di lavorazione potrà essere convenientemente limitata;
c) ove sussistano condizioni di protezione particolarmente favorevoli, le distanze di cui sopra potranno essere, a giudizio della Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili, ulteriormente ridotte.
3. – Qualora per la costruzione di una nuova strada pubblica, o per l’estendersi dei fabbricati nei borghi e nelle città, si rendesse pericolosa alla pubblica incolumità l’ubicazione di un opificio già autorizzato, il Ministro per l’Interno, sentito il parere della Commissione Centrale Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili, può ordinare che sia modificato o soppresso l’opificio.
4. – Di massima, la distribuzione dell’opificio deve rispondere alle seguenti condizioni:
a) che l’opificio sia circondato da un recinto costruito in muratura, oppure in robusta palizzata o tavolato o reticolato metallico, alto non meno di metri due e mezzo;
b) che per le diverse lavorazioni delle materie prime esplosive siano destinati altrettanti piccoli laboratori distinti. – Le distanze minime alle quali debbono trovarsi tra loro detti laboratori debbono essere calcolate applicando la formula d = K √C nella quale d rappresenta la distanza in metri, delle due pareti più vicine dei due laboratori in questione, C la quantità, in chilogrammi, di esplosivi massima che può essere contenuta nel laboratorio, K un coefficiente numerico che dipende dalla natura dei prodotti contenuti nei laboratori e che assume i seguenti valori:

Materie innescanti, fulminato di mercurio o d’argento secchi, azotidrati di piombo o d’argento umidi o secchi, stifnato di piombo umido o secco, e loro miscele K = 3
Nitroglicerina, dinamiti a base di nitroglicerina, del pentrite e T4 secchi con meno del 12% di acquao 4% di sostanze flemmatizzanti non volatili, esplosivi al clorato ed al perclorato K = 1
Acido picrico e sue miscele K = 0,8
Tritolo e polveri senza fumo alla nitroglicerina ed ala nitrocellulosa pura, T4 e pentrite con almeno il 12% di acqua, oppure l 4% di sostanze flemmatizzanti non volatili K = 0,6
Esplosivi costituiti prevalentemente da nitrato ammonico, e polvere nera K = 0,3

I locali destinati alle varie lavorazioni debbono di massima essere cintati da terrapieni che rispondano alle caratteristiche di cui al precedente n. 2. In tal caso le distanze derivanti dall’applicazione della formula precedentemente indicata si potranno ridurre alla metà.
Ove fosse possibile, i laboratori degli esplosivi possono anche essere collocati in grotte allo scopo di proteggerli meglio da eventuali proiezioni provenienti dall’alto e creare così ad essi una valida difesa antiaerea. Per questo essi debbono avere uno spessore conveniente di terra compatta sul tetto e debbono presentare la possibilità di dare rapido sfogo ai gas di eventuali esplosioni (pareti alleggerite, sbocchi di dimensioni appropriate, ecc.). Inoltre gli sfoghi all’esterno non debbono essere situati direttamente antistanti a quelli di altro laboratorio; in caso contrario, un bastione collocato a distanza di almeno 10 metri dovrà impedire il trasmettersi di influenze dannose di un laboratorio sull’altro.
Nel caso di laboratori in galleria e posti nelle condizioni sopra indicate, se non sono antistanti, le distanze tra di loro possono essere ridotte ad 1/4 rispetto a quelle calcolate colla formula suindicata.
I vari laboratori delle sostanze esplosive devono poi essere collocati alla distanza di almeno 50 metri dagli altri corpi di fabbrica non pericolosi e non riflettenti direttamente la lavorazione quali, ad esempio, i piccoli laboratori di controllo, i depositi di materiale inerte da impiegarsi nella lavorazione, i magazzini di sgombero, le latrine, ecc.
Qualora si tratti di lavorazioni di materie facilmente infiammabili, e non ancora esplosive, oppure di materie che pur essendo esplosive per effetto della lavorazione possono essere soggette ad infiammarsi ma non a detonare, è ammessa la soppressione dei terrapieni che, però, dovranno essere sostituiti da tagliafuochi;
c) che i magazzini della fabbrica, destinati al ricovero dei prodotti esplosivi, siano situati in luogo separato a non meno di cento metri dal laboratorio pericoloso più vicino, e che fra loro, a meno che non trattisi di magazzini costituenti un unico deposito, interceda una distanza pari a quella risultante dall’applicazione della formula d = K √C in cui d, è la distanza in metri da ricercarsi; C è il quantitativo di esplosivo, espresso in chilogrammi, contenuto nel magazzino e K è un coefficiente numerico che varia con la natura dell’esplosivo i cui valori sono:

Detonatori e capsule al fulminato od all’azoturo di piombo ed argento K = 1,5
Dinamite a base di nitroglicerina, balistite in polvere od in grani tanto minuti da servire per inneschi, esplosivi al clorato e perclorato, pentrite e T4, con meno del 12% di acqua o del 4% di sostanzeflemmatizzanti non volatili, bombe chiuse senza il detonatore primario, acido picrico e sue miscele K = 0,5
Tritolo, pentrite e T4 con almeno il 12% di acqua, oppure con almeno il 4% di sostanze flemmatizzanti non volatili, se allo stato secco, esplosivi risultanti da miscele di nitrati con o senza tritolo, polveri di lancio alla nitroglierina ed alla nitrocellulosa, polvere nera ed in genere esplosivi della 1° categoria K = 0,4

La quantità massima di esplosivo contenuto in ciascun magazzino non deve eccedere 20.000 chilogrammi di materie o miscele esplosive della 1 o della 2 categoria, oppure chilogrammi 3.000 di quelle della 3 categoria.
Per i clorati di potassio, di sodio o di bario, tale quantità può essere raddoppiata. Quando trattasi invece di acido picrico o di esplosivi di analoga sensibilità, il quantitativo stesso è ridotto a 15.000 chilogrammi.
Più magazzini costituiscono unico gruppo o deposito, se adiacenti, separati fra loro ed insieme cintati da terrapieno (es. deposito del tipo cruciforme, V. Tav. II.).
La quantità massima di materie o miscele esplosive, che si può riunire nello stesso gruppo di magazzini, non può eccedere chilogrammi 80.000 per la 1 o per la 2 categoria. Qualora trattasi di acido picrico o di esplosivi di sensibilità analoga, la quantità massima che può essere contenuta nello stesso gruppo non deve superare 60.000 chilogrammi. Se trattasi di clorati di potassio, di sodio o di bario, la quantità massima può essere portata a chilogrammi 160.000.
Più gruppi di magazzini debbono essere tra loro distanziati nel modo anzi detto, assumendo pel valore di C la quantità complessiva dell’esplosivo contenuto nei magazzini di ciascun gruppo.
Quando gli esplosivi della 3 categoria siano conservati in un magazzino prossimo ad altro destinato alla conservazione di esplosivi di altra categoria, la quantità di miscela esplodente contenuta nei detonanti, non deve oltrepassare il peso netto di Kg. 200 ed il locale deve distare secondo la formula indicata alla precedente lett. c) ed in ogni caso, non meno di venti metri dal vicino magazzino;
c-bis) La minima distanza che può intercorrere fra i magazzini della fabbrica, determinata utilizzando la formula indicata al primo comma della precedente lettera c), non può comunque essere inferiore a metri 20, riducibili della metà quando essi siano separati da idoneo terrapieno o esistano condizioni di protezione particolarmente favorevoli a giudizio della commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili.
Una distanza di metri 20, come difesa contro il propagarsi di incendio per calore, da prevedersi fra i magazzini indipendentemente dalla quantità massima dei manufatti esplosivi in essi immagazzinati, quando i manufatti stessi per la loro natura o per il tipo dell’imballaggio che li contiene non presentino rischio di detonare simultaneamente in massa, con o senza proiezione di schegge, oppure di incendio violento diffuso, ad esempio spolette senza detonatore, cartucce da guerra fino al calibro di 20 millimetri compreso, munite di proiettile inerte o tracciante o incendiario o tracciante-incendiario, purché senza carica esplosiva, e similari.
La distanza di metri 20 può essere ridotta alla metà quando i magazzini che contengono i manufatti del tipo indicato sono fra di loro separati da un idoneo tagliafuoco in muratura, senza aperture dello spessore di almeno 40 centimetri, in cemento armato di analoga resistenza. Fra detti magazzini e gli abitanti e le vie di comunicazione debbono intercorrere almeno 100 metri, riducibili della metà quando sono interposti colli, argini, terrapieni o un muro tagliafuoco come sopra descritto (1) ;
c-ter) Per la conservazione degli esplosivi sono ammessi anche magazzini del tipo denominato Igloo”, costituiti da un fabbricato senza finestre, ricoperto sul tetto e su tre lati da uno strato riportato di terra vegetale, il cui spessore deve essere non inferiore a metri 0,60 sul tetto e aumentare progressivamente sulle tre pareti, che si raccorda al piano di campagna con pendenza uniforme non superiore ai 30 gradi sessagesimali.
Il magazzino, a pianta generalmente rettangolare e con sezione che può essere semicircolare, policentrica, rettangolare o di altra forma idonea, deve essere progettato e costruito per resistere alle sollecitazioni conseguenti all’esplosione accidentale di un magazzino o di un laboratorio adiacente, posto alla prescritta distanza di sicurezza, senza crollare, in tutto o in parte, e senza che al suo interno si verifichi distacco con proiezioni di parti che possono risultare pericolose per la sicurezza degli esplosivi immagazzinati nel fabbricato stesso. La parete frontale, intesa come parete d’ingresso, non ricoperta di terra e realizzata in modo da consentire sfogo preferenziale alla sovrappressione in
caso di esplosione accidentale all’interno del magazzino, e la porta di accesso, oltre ai requisiti sopra indicati, devono resistere alla penetrazione di proiezioni dall’esterno.
Le sollecitazioni alle quali deve poter resistere la struttura del fabbricato, in caso di esplosione esterna, sono le seguenti:
parete frontale e porta di accesso:
pressione positiva: picco pari a 7 bar;
durata: (radice cubica) C millisecondi;
impulso: 2 (radice cubica) C bar x millisecondi.
altre pareti:
pressione positiva: picco pari a 3 bar;
durata: (radice cubica) C millisecondi;
impulso: (radice cubica) C bar x millisecondi,
dove C indica la quantità in chilogrammi di esplosivo netto contenuto nel luogo sede di potenziale esplosione più prossimo all’igloo, che può detonare simultaneamente.
La massima quantità di esplosivo netto che può essere immagazzinato in ciascun igloo non deve eccedere i 75.000 chilogrammi di sostanze o manufatti esplosivi della I e della II categoria oppure 3.000 chilogrammi della III categoria.
La struttura dell’igloo può essere in cemento armato o in piastre multiple di lamiera di acciaio o in altro materiale purché idoneo a resistere alle sollecitazioni sopra indicate.
La pavimentazione deve essere atta a sopportare il carico delle cataste e dei mezzi impiegati nelle operazioni di accatastamento. L’altezza delle cataste, oppure degli scaffali, è consentita oltre i metri 1,60 (previsti al secondo comma della lettera m) del n. 4 del capitolo IV e fino a metri 3,50 dal pavimento del magazzino, qualora gli imballaggi delle sostanze o dei manufatti esplosivi siano sufficientemente robusti convenientemente sollevati dal suolo ed assicurati ad idonee piattaforme, in modo tale da impedirne il ribaltamento o, comunque da evitare la caduta del singolo imballaggio; in tal caso l’accatastamento deve essere attuato esclusivamente utilizzando mezzi di sollevamento idonei alla specifica operazione e ad operare nel particolare ambiente. Il limite in altezza ed il sistema di accatastamento indicati per gli igloo sono validi anche per i magazzini di tipo convenzionale, cioè quelli descritti alla lettera b) del n. 4 del capitolo IV, qualora dispongano di pavimentazione idonea a sopportare il carico.
Nella parete frontale sono da prevedere bocche di areazione cui fa riscontro, alla estremità opposta del fabbricato, un camino di areazione a gomito che sfoga verticalmente sopra il tetto. Le suddette aperture debbono essere munite di reti di protezione contro roditori e di dispositivi per la loro chiusura automatica in caso di aumento eccessivo della temperatura esterna per incendio o vampa. Potranno anche essere sfruttate per la installazione di impianti di condizionamento o di ventilazione.
Nei magazzini tipo igloo la protezione dalle scariche elettriche atmosferiche può essere realizzata collegando coni dispersori di terra le armature in ferro della struttura cementizia ovvero le lamiere multiple di acciaio, come precisato all’ultimo alinea del punto 5 dell’appendice tecnica di cui all’allegato D. Detto collegamento deve prevedere un conduttore esterno al fabbricato, facilmente accessibile, per la rapida verifica dell’impianto di messa a terra.
Per strutture di tipo diverso da quelle sopracitate resta inteso che la protezione dalle scariche elettriche atmosferiche deve essere realizzata secondo le norme di cui al paragrafo 2 dell’appendice tecnica dello stesso allegato D.
L’igloo deve essere orientato in modo tale che davanti alla sua parete frontale, all’interno del settore compreso tra le rette inclinate di 60 gradi sessagesimali a destra e di 60 gradi sessagesimali a sinistra rispetto all’asse del magazzino, non venga a trovarsi la parete frontale di altro igloo o locale contenente esplosivi, a meno che non sussistano idonee condizioni di sicurezza, quali terrapieni, bastioni o adeguate distanze, come indicato nella tabella che segue.
In particolare il bastione, realizzato con terra e muro verticale di sostegno, deve essere posto a non oltre metri 5 dalla parte frontale dell’igloo e deve avere altezza non inferiore a quella dell’igloo stesso e lunghezza tale da proteggere l’intero settore sopra definito.
Le minime distanze che debbono intercedere fra gli igloo, fra questi ed altri tipi di magazzini, laboratori, abitazioni e vie di comunicazione esterne al deposito, sono talune fisse e talune risultanti dalla formula d = K (radice cubica) C in cui d è la distanza in metri tra i punti più vicini, C è il quantitativo di esplosivo netto, espresso in chilogrammi, contenuto nell’igloo sede di potenziale esplosione e K è un coefficiente numerico. Il valore del coefficiente K e quello delle distanze fisse varia con la reciproca posizione dei magazzini così come elencati nella prima colonna della successiva tabella e del rischio prevalente che caratterizza gli esplosivi immagazzinati, come indicato al punto 2 del capitolo VIII, e cioè: detonazione simultanea in massa; esplosione con proiezione di schegge e rottami; incendio violento diffuso.
I valori del coefficiente K e quelli delle distanze fisse sono dati dalla seguente:

Tabella
  Detonazione in massa Proiezione di schegge e rottami Incendio violento
a) Fra le pareti laterali di igloo affiancati      
Fra la parete di un igloo e quella posterioer di altro igloo e viceversa K = 0,5 20 metri 20 metri
Fra le pareti posteriori di igloo      
b) Fra la parete frontale e quella posterirre di igloo paralleli, a scacchiera o in asse fra loro, , nello stesso verso e viceversa K = 0,8 25 metri 25 metri
c) Fra la parete frontale di un igloo e quella laterale di un altro igloo e viceversa K = 1,1 25 metri 25 metri
d) Fra la parete posteriore o laterale di un igloo ed un magazzino di tipo convenzionale terrapienato K = 0,8 90 metri Dalla parete posteriore: 25 metriDalla parete laterale: d = 0,22 C, con un minimo di 25 metri
e) Fra la parete posteriore o laterale di un igloo e un magazzino di tipo convenzionale non terrapienato K = 2,4 90 metri Dalla parete posteriore: 25 metri; Dalla parete laterale: d = 0,22 C, con un minimo di 25 metri Dalla parete frontale bastionata : 60 matri
Fra la parete frontale bastionata di un igloo ed un magazzino di tipo convenzionale terrapienato posto nel settore compreso tra le rette inclinate di 60 gradi sessagesimali a destra e di 60 gradi sessagesimali a sinistra rispetto all’assa dell’igloo      
f) Fra la parete frontale bastionata di un igloo e la parete frontale bastionata di altri igloo nel setore di cui in e) K = 4,8 90 metri d = 0,22 C, con un minimo di 25 metri
g) Fra un igloo, comunque orientato, e case coloniche o private isolate o vie di comunicazione ( strade provinciali, stradali, autostrade, vie ferrate, fiumi e canali navigabili) K = 1,48(nota 1) Per le vie di comunicazione: 135 matriPer le case: 270 metri K = 4,3
h) Fra un igloo, comunque orientato, e gruppi di case, centri abitati, opifici industriali, ospedali, scuole, chiese aperte al culto e luoghi di riunione come mercati, stadi, stazioni ferroviarie, aeroporti, ecc. K = 22,2(nota 2) (nota 3) K = 6,4
       
      Nota 1: La distanza fra l’igloo ed i siti indicati non può essere inferiore a metri 270.
      Nota 2: La distanza fra l’igloo ed i siti indicati non può essere inferiore a metri 400.
      Nota 3: La distanza è quella risultante dall’applicazione della formula d = 68 x C0,18, comunque non inferiore a metri 270.

Per i depositi costituiti da magazzini di tipo igloo già in esercizio o in costruzione alla data del presente decreto sono valide le norme contenute al n. 2 del capitolo XIII del presente allegato. Le autorizzazioni all’impianto di magazzino di tipo igloo sono subordinate al parere della commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili (1) ;
d) fra la parte esplosiva o quella non esplosiva di una stessa fabbrica deve intercedere una distanza non minore di cinquanta metri. Così pure, quando lo stabilimento impieghi generatori a vapore, motori a gas od altri focolai, il locale dove questi sono stabiliti deve essere a distanza non minore di metri cinquanta dalla parte esplosiva; se, però, a questi apparecchi è applicato il tiraggio forzato, il locale stesso non dovrà distare, dalla parte esplosiva, meno di settantacinque metri;
e) quando nelle fabbriche di materie esplosive si generi o si faccia uso di energia elettrica, devono osservarsi le norme stabilite dal regolamento 18 giugno 1899, n. 230, per la prevenzione degli infortuni nelle imprese e nelle industrie, nonché quelle che sono prescritte dal testo unico approvato con R. decreto 11 dicembre 1933-XII n. 1775, in ordine alla trasmissione a distanza della energia per mezzo di corrente elettrica. Analogamente, quando nelle fabbriche stesse occorra procedere all’impianto di depositi di liquidi infiammabili, dovranno osservarsi le norme di sicurezza per gli olii minerali approvate con decreto ministeriale 31 luglio 1934 modificate col successivo decreto ministeriale del 12 maggio 1937;
f) ogni edificio destinato alla fabbricazione, alla manipolazione o al deposito di materiali
esplodenti, deve essere protetto, per tutta la sua estensione, da parafulmini costruiti secondo le norme dell’allegato D, il perfetto funzionamento dei quali deve essere accertato almeno una volta all’anno.
5. – Nell’impianto e nell’esercizio delle fabbriche di esplosivi della 1°, della 2° e della 3° categoria si osservano le prescrizioni del regolamento 18 giugno 1899, n. 232, per la prevenzione degli infortuni nelle imprese e nelle industrie che trattano o applicano materie esplodenti.
In particolare:
a) negli edifici destinati alla fabbricazione di materie esplodenti, gli operai appena entrati nello stabilimento, devono cambiare i propri abiti (compresa la calzatura) con abiti da lavoro fatti confezionare appositamente dal capo od esercente dello stabilimento.
Per calzatura da lavoro devono usarsi sandali, pianelle o zoccoli. I sandali e le pianelle devono essere assolutamente privi di chiodi e di punte. Gli zoccoli devono avere solamente le punte che servono a fissare il tomaio ed il quartiere al ceppo, e tali punte devono essere esclusivamente di ottone o di rame.
Indossati gli abiti da lavoro, gli operai, prima di entrare nei locali ove si lavorano o si maneggiano esplosivi, devono essere accuratamente visitati dai rispettivi capi operai, o da chi per essi;
b) le spazzature dei locali ove si fabbricano, si manipolano o si maneggiano esplosivi, devono essere accuratamente raccolte man mano, per essere distrutte od utilizzate, a seconda degli ordini di chi sovraintende al lavoro;
c) nei locali dove si fabbricano esplosivi, i battenti delle porte devono aprirsi dall’interno allo esterno. Durante le lavorazioni, quando il tempo lo permetta, le porte, in massima, devono restare aperte; in caso diverso, i loro battenti devono essere semplicemente socchiusi e non mai fissati, né con serrature a chiave, né con saliscendi, né con chiavistelli, né in alcun altro modo, talché sia sempre possibile agli operai di uscire rapidamente dai locali ad ogni istante;
d) il riscaldamento degli essiccatoi per gli esplosivi e dei locali ove si fabbricano o si manipolano gli esplosivi deve essere esclusivamente a vapore, a liquidi caldi, ad aria calda od elettrici.
Gli essiccatoi e i detti locali non possono essere illuminati che a luce elettrica ad incandescenza. I fili elettrici devono essere isolati in modo da rendere impossibile il contatto fra di essi;
e) per quelle lavorazioni durante le quali gli esplosivi possono andar soggetti ad infiammazioni fortuite, le relative officine devono essere provvedute di congegni automatici di estinzione a gran copia di acqua, convenientemente installati e tali da essere messi in azione dalla stessa fiamma dell’esplosivo. Tali congegni devono essere provati una volta la settimana per accertarsi del loro funzionamento e per pulire le tubazioni dai sedimenti terrosi depositati dall’acqua;
f) nelle officine destinate alla fabbricazione di esplosivi, non deve essere tenuta che la sola quantità d’esplosivo strettamente necessaria per non interrompere la lavorazione. Al termine del lavoro giornaliero, tutto l’esplosivo che si trova nelle officine (fatta eccezione per gli essiccatoi) deve essere portato nei relativi magazzini di deposito, se trattasi di prodotto ultimato o negli appositi locali di smistamento, se trattasi di prodotti semilavorati;
g) durante la lavorazione, nelle officine destinate alla fabbricazione o alla manipolazione di esplosivi, le mani e la faccia degli operai devono essere protette contro l’azione delle sostanze corrosive. Gli operai colpiti da infortunio o da malore devono poter essere prontamente soccorsi (V. Cap. XI del presente allegato);
h) nelle officine destinate alla fabbricazione di esplosivi, si devono prendere i necessari provvedimenti per la pronta estinzione degli incendi. Le pompe, gli idranti e gli attrezzi per l’estinzione degli incendi devono essere mantenuti costantemente in perfetto stato. Il personale incaricato della estinzione degli incendi dev’essere tenuto costantemente esercitato (V. anche n. 1 del successivo Cap. X);
i) nei locali destinati alla fabbricazione, manipolazione o deposito di esplosivi dev’essere proibito al personale di fumare e di tenere fiammiferi od altre sostanze atte a far fuoco;
l) l’accesso ai depositi ed ai magazzini di distribuzione, come pure ai locali destinati alle manipolazioni delle materie esplodenti, non deve essere permesso che al personale appositamente incaricato delle operazioni relative. Ogni manipolazione delle materie esplodenti, e segnatamente la ripartizione delle cariche, la preparazione dei pacchi e la formazione delle cartucce, dev’essere fatta in locali completamente distinti e lontani da quelli di deposito;
m) la manipolazione delle cartucce cariche ed il disgelamento delle materie esplodenti non deve farsi che di giorno, da operai esperti, sotto la direzione di un sorvegliante, e in locali speciali situati a conveniente distanza dal luogo dove si eseguiscono gli altri lavori.
Il disgelamento deve operarsi a bagnomaria, in modo da evitare il contatto dell’acqua cogli esplodenti.
E’ vietato di riscaldare materie esplodenti per asciugarle o farle disgelare, esponendole direttamente al sole, al fuoco, o collocandole su fornelli accesi o riscaldati, e neppure è permesso di portare sulla persona dinamite od altri esplosivi dello stesso genere.
E’ invece ammesso l’uso, con le debite cautele, dell’essiccatoio naturale per il soleggiamento e l’arieggiamento delle polveri nere e brune semplici, cioè non mescolate con altra sostanza che possa alterarsi sotto l’azione diretta dei raggi solari.
La dinamite congelata non deve essere tagliata, perforata, divisa, radunata, compressa, battuta, né in alcun altro modo trattata con corpi duri. Lo stesso dicasi per gli altri esplosivi del genere.
6. – Di massima le modalità di costruzione dell’opificio, nella parte esplosiva, devono essere fondate sui seguenti princìpi:
a) costruire i vari corpi di fabbrica col solo pianterreno, o al più con un soppalco;
b) impiegare, nella costruzione delle officine di lavorazione, materiali leggeri ed atti a prontamente ridursi in piccoli pezzi in caso di scoppio, e, perciò, usare di preferenza legnami possibilmente sottili, resi incombustibili con uno dei vari mezzi in uso nell’industria;
c) i laboratori abbiano le pareti di tavole sottili, o fatte con una mescolanza di terra cretosa e di paglia sminuzzata (tarchis), o di materiale leggero cementato convenientemente e reso incombustibile;
d) costruire i tetti dei locali contenenti esplosivi, specialmente quelli ad alta velocità, in modo da offrire il minimo possibile ostacolo alla loro azione dirompente; e da evitare proiezioni di materiali pesanti o fortemente dannosi. Deve essere perciò, possibilmente, data la preferenza ai tetti formati da cartone o tela convenientemente impermeabilizzati oppure da materiali facilmente friabili.
Nel caso di laboratori aventi le masse di esplosivo molto distribuite nel locale di lavorazione, ed in condizioni da dare facilmente, in caso di scoppio, proiezioni di materiali pesanti (capannoni adibiti al caricamento e scaricamento di proiettili) saranno di massima da preferirsi i tetti costituiti da solette di cemento armato, appoggiate su forti travi pure in cemento, atte a sostenere la sovrapposizione di uno strato di terra. In tal caso le pareti del fabbricato dovranno essere sufficientemente leggere ed i bastioni non troppo vicino al fabbricato in modo da permettere ai gas di eventuali esplosioni, di trovare facile sfogo lungo i bastioni e lasciare nessuna via diretta di uscita alle proiezioni pesanti.
Ove del caso i tetti dei laboratori di prodotti esplodenti possono essere di forma piana ed a piccolissima pendenza, per offrire la minima resistenza alle eventuali onde esplosive provenienti da altri laboratori;
e) fornire le finestre dei laboratori e dei depositi di vetri protetti all’interno ed all’esterno da rete metallica con maglia di circa un cmq. o, preferibilmente, di lastre composte di materiali sintetici, infrangibili, trasparenti ed incombustibili che si trovano comunemente in commercio;
f) arrotondare nelle fabbriche e negli opifici gli spigoli degli edifici, delle scarpate e, per quanto possibile, degli apparecchi dei grandi recipienti posti in prossimità di depositi di esplosivi o di ambienti dove possono prodursi esplosioni. Le scarpate esterne debbono, se possibile, essere raccordate col suolo per evitare che le linee di demarcazione siano troppo accentuate.
7. – Nelle fabbriche di esplosivi della 3 categoria (detonanti), i fulminati devono essere preparati in locale isolato, lontano da tutti gli altri della fabbrica, costruito in modo da essere bene ventilato, ma da impedirvi la penetrazione diretta dei raggi solari, e circondato da terrapieni;
8. – Il confezionamento delle polveri da caccia e da mina deve essere fatto rispettivamente mediante:
a) per le polveri da caccia (nere e senza fumo) in scatole, di idonea resistenza e perfetta tenuta, di latta, di lamiera di zinco, di lamiera di alluminio, di cartone, o di altro materiale appropriato che non possa essere attaccato dal contenuto né formare composti pericolosi per la stabilità delle polveri.
Sono ammesse anche scatole realizzate con combinazioni di due o più materiali sopramenzionati.
In ogni caso l’uso di lamierino di ferro nudo (non stagnato o non protetto in altro modo) è vietato.
Le confezioni delle scatole sopra descritte devono comprendere esclusivamente tagli da g. 100, 250, 500 e 1.000 netti ed essere ad unica chiusura, il cui foro non deve oltrepassare due centimetri di diametro;
b) per le polveri da mina o polverino non granito in recipienti di latta, con foro di diametro non superiore a quattro centimetri, aventi capacità massima di Kg. 10, ovvero anche in robusti sacchetti di carta da g. 250, 500, 1.000 e 3.000 opportunamente confezionati, con le indicazioni, in ogni caso, della qualità e del peso netto del contenuto, della ditta fabbricante e del luogo dove è ubicata la fabbrica.
Le polveri da caccia senza fumo e le polveri nere da caccia e da mina o polverino no granito, purché non destinate ad esercizi di minuta vendita, possono essere confezionate, per un peso netto non superiore a Kg. 30, anche in contenitori metallici, di legno, di cartone od in sacchi di tessuto fitto anche plasticato o gommato, purché addizionato di opportuno materiale antistatico, di carta forte ad almeno due spessori, di carta accoppiata con un foglio di alluminio o di laminato plastico addizionato di opportuno materiale anti-statico. I sacchi sopra descritti devono a loro volta essere contenuti in un imballaggio esterno costituito da casse di legno o di cartone.
Gli esplosivi da mina costituiti da miscugli di nitrato ammonico e di un idrocarburo liquido a punto di ebollizione elevato possono essere confezionati anche in sacchi di laminato plastico, purché addizionato di opportuno materiale antistatico, della capacità massima di Kg. 50 netti.
La chiusura delle scatole, dei recipienti e dei sacchi predetti, deve essere assicurata con etichette o fascette riproducenti no speciale marchio di fabbrica, a scelta del fabbricante, che deve essere depositato presso il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza – Divisione armi ed esplosivi, e presso le prefetture della Repubblica (2).

CAPITOLO II
Norme per l’impianto di fabbriche di materie esplosive della 4° categoria (Artifici).

1. – Le fabbriche di esplosivi della 4° categoria, nelle quali nn si possono fabbricare polveri, dinamiti, fulmicotone, fulminati, né altri prodotti similari, devono sorgere in luogo isolato, lontano non meno di cento metri dai luoghi di pubblico ritrovo, da strade pubbliche, da fiumi e canali navigabili e da qualunque casa abitata, fatta eccezione per quella del fabbricante o del guardiano e rispettiva famiglia, di cui al successivo n. 4.
2. – L’impianto della fabbrica dev’essere fatto in modo che l’officina di preparazione dei fuochi artificiali, e il deposito di questi, dopo ultimati, siano ciascuno in locali distinti e lontani l’uno dall’altro almeno venti metri, riducibili però della metà quando siano divisi da terrapieno o da tagliafuoco in muratura, senza aperture e dello spessore di almeno quaranta centimetri.
Le diverse lavorazioni dei fuochi d’artificio devono essere fatte, secondo la loro natura, in locali distinti e lontani l’uno dall’altro, come sopra è detto, in modo che nella fabbrica esistano almeno:
a) un casello per la confezione delle bombe, per il caricamento dei mortai e simili;
b) un casello per i preparati esplosivi, ma non detonanti;
c) un casello per la preparazione delle miscele coloranti, per il confezionamento dei bengala e simili.
3. – Il deposito delle polveri occorrenti alla preparazione degli esplosivi della 4° categoria, può contenere chilogrammi 100 di polveri e dev’essere situato alla distanza di almeno trenta metri, riducibili della metà, come al n. 2, dagli altri locali della fabbrica. Nel caso in cui si voglia impiantare un deposito di polveri per quantità superiore ai 100 chilogrammi, devono osservarsi le norme stabilite al Capitolo IV del presente allegato.
4. – L’alloggio del fabbricante, o quello del guardiano e rispettiva famiglia, deve distare non meno di trenta metri dal deposito delle polveri e da quello dove si lavorano o si conservano i fuochi d’artificio.
5. – Nell’impianto e nell’esercizio delle fabbriche di esplosivi della 4° categoria, devono osservarsi le norme contenute nelle lettere a), b), c), d), i), del n. 5 del capitolo precedente.
Inoltre, l’apertura delle casse, delle botti e di qualunque recipiente contenente materie esplodenti dev’essere fatta con utensili di legno, rame, ottone, bronzo o alluminio.
6. – Non si possono impiegare, nella composizione dei fuochi artificiali, materie prime, che, per la loro natura o per il loro stato di impurità, possano dar luogo a decomposizione o reazioni suscettibili di produrre accensioni spontanee degli artifici.
E’ proibito inoltre l’impiego delle dinamiti, e quello del miscuglio di clorato di potassio, zolfo e antimonio, oppure quello di clorato di potassio e fosforo.
E’ permesso invece l’impiego di miscugli di clorato di potassio, zolfo e carbone, oppure d clorato di potassio, zolfo e pece greca, o anche di clorato di potassio, gomma lacca e solfato di rame ammoniacale (solfo-ammoniuro di rame), a condizione che tali miscugli siano preparati in locale speciale e limitati alla quantità strettamente necessaria per la preparazione di volta in volta dei fuochi artificiali, senza lasciare residui.

CAPITOLO III
Norme per l’impianto di fabbriche di materie esplosive della 5° categoria (Esplosivi di sicurezza).

1. – Le fabbriche di esplosivi della 5° categoria non possono produrre dinamiti, fulmicotone, polveri e fuochi d’artificio della 4° categoria.
Quando in tali fabbriche si contezionino capsule innescate, la produzione delle miscele esplosive dev’essere fatta coll’obbligo dell’osservanza delle norme di cui al Capitolo I del presente allegato, e per il caricamento delle capsule stesse deve essere destinato un apposito locale separato dagli altri della fabbrica.
2. – Le capsule cariche già atte al commercio devono essere giornalmente asportate dal locale di caricamento e depositate in altro locale appartato, a ciò destinato.
3. – In ciascuna officina di caricamente delle cartucce è permesso di tenervi non più di chilogrammi 25 di polveri in scatole per volta, indipendentemente dalle polveri contenute nelle cartucce, già completamente confezionate.
4. – Per l’impianto degli edifici destinati alla fabbricazione delle materie esplodenti della 5° categoria si osservano le norme stabilite per la 4 al capitolo precedente, salvo nei casi di produzione diretta dei fulminati, pei quali le distanze sono determinate dalla Commissione, di cui all’art. 89 del regolamento, a seconda della quantità dei fulminati da prodursi e delle condizioni speciali del luogo in rapporto alla pubblica incolumità.
5. – Il deposito delle polveri di scorta per il caricamento delle cartucce deve essere in locale isolato, distante dagli altri corpi della fabbrica almeno trenta metri, riducibili della metà se contornato da terrapieni, e può contenere chilogrammi 100 di polveri. E’ anche permesso l’impianto di depositi per quantità superiore ai 100 chilogrammi di polveri ma previa la osservanza delle norme stabilite al Capitolo IV del presente allegato.
6. – Le cartucce confezionate non devono essere conservate ne locale di deposito delle polveri, ma devono essere impacchettate e depositate in locale speciale, separato dagli altri, od almeno diviso dal deposito delle polveri da un tagliafuoco in muratura, senza aperture, dello spessore non minore di 40 centimetri e che sporga almeno un metro dalle pareti esterne e dal tetto.

CAPITOLO IV
Condizioni da soddisfarsi nello impianto, o adattamento, di un fabbricato ad uso di deposito di materie esplosive.(3)

1. – I depositi di esplosivi si dividono in:
a) depositi di fabbrica o di cantiere di scaricamento, ripristino e caricamento proiettili:
b) depositi di vendita;
c) depositi di consumo permanenti o temporanei;
d) depositi giornalieri;
e) depositi per usi agricoli.
Depositi di fabbrica.
2. – Per deposito di fabbrica s’intende quel locale o magazzino, o gruppo di locali, situato entro il recinto della fabbrica, destinato a contenere gli esplosivi fabbricati e destinati alla vendita. L’esercizio di tale deposito è subordinato alla osservanza delle condizioni di cui alle lettere c) ed f) del n. 4 del precedente Capitolo I.
Le distanze che debbono intercorrere tra detti depositi e gli abitati, le strade ferrate, strade pubbliche, ecc., sono quelle derivanti dall’applicazione della formula d = K √C, in cui i valori del coefficiente di sicurezza K, sono dati dalla seguente:

Tabella

NATURA DELL’ESPLOSIVO Strade statali e provinciali canali navigabili case coloniche isolate, ecc. Opifici industriali, gruppi di case, chiese, ecc.     CENTRI ABITATI
      Sino a 500 sino a 10.000 città
Gelatina,dinamiti, chedditi (sciolte od in bombe), acido picrico in casse 5 10 10 12 15
Polveri di lancio, tritolo, acido picrico, pentrite, T4 e relative miscele in proiettili 4 8 8 10 12
Proiettili carichi ( escluso lo acido picrico, pentrite e T4) 3 6 6 8 10
Polvere nera 3 5 5 6 8
Clorati 1 2 2 3 4


Tali distanze possono essere dimezzate quando i depositi esplosivi sono terra pienati convenientemente, ed anche ulteriormente ridotte quando esistono ostacoli naturali (colline, ecc.) o quando la strada o ferrovia, o casa isolata da proteggere, abbiano scarsa importanza.
Il giudizio in proposito sarà dato, caso per caso, e previo esame sul terreno, dalla Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili.
Depositi di vendita e depositi di consumo permanenti.
3. – Per deposito di vendita e per deposito di consumo permanente si intende quel locale isolato, o gruppo di locali, che è autorizzato, con licenza della competente autorità, a contenervi gli esplosivi in quantità dai chilogrammi 200 in su, per l’esercizio della vendita,o per la fornitura a lavori continuativi o diversi.
4. – L’autorizzazione per aprire tali depositi, è subordinata alle seguenti condizioni:
a) la distanza minima in linea retta che dee intercedere tra il locale, o gruppo di locali che costituiscono il deposito propriamente detto e i luoghi abitati, strade pubbliche e simili, deve essere, per i vari casi, quella che risulta dai seguenti prospetti.

        DISTANZE IN METRI DAL PERIMETRO DEL DEPOSITO
Quantitativo massimo di sostanze esplodenti che il deposito può contenere (in Kg) Strade statali, provinciali e ferrate , autostrade, fiumi e canali navigabili, case coloniche e private isolate Opifici industriali e gruppi numerosi di casolari, chiese aperte al culto e monumenti dichiarati nazionali e centri abitati con popolazione fino a 5.000 abitanti Comuni e città aventi una popolazioneda 5.001 a 10.000 Superiore a 10.000
1 2 3 4 5

PROSPETTO N. 1

Esplosivi della II° categoria e Pentrite, T4., Acido Picrico, in casse.
Valore di K 6 10 12 15
da Kg. 200 a 500 da 70 a 110 da 140 a 220 da 165 a 260 da 210 a 330
da Kg. 500 a 1.000 ” 110 ” 160 ” 220 ” 320 ” 260 ” 380 ” 330 ” 480
da Kg. 1.000 a 2.500 ” 160 ” 250 ” 320 ” 500 ” 380 ” 600 ” 480 ” 750
da Kg. 2.500 a 5.000 ” 250 ” 350 ” 500 ” 710 ” 600 ” 850 ” 750 ” 1060
da Kg. 5.000 a 10.000 ” 350 ” 500 ” 710 ” 1000 ” 850 ” 1200 ” 1060 ” 1500
da Kg. 10.000 a 20.000 ” 500 ” 700 ” 1000 ” 1410 ” 1200 ” 1690 ” 1500 ” 2130
da Kg. 20.000 a 40.000 ” 700 ” 1000 ” 1410 ” 2000 ” 1690 ” 2400 ” 2130 ” 3000
da Kg. 40.000 a 80.000 ” 1000 ” 1410 ” 2000 ” 2830 ” 2400 ” 3490 ” 3000 ” 4240

PROSPETTO N. 2

Polvere nera ed altri esplosivi della 1° categoria ad eccezione del Tritolo e degli esplosivi indicati nel prospetto N. 3
Valore di K 3 5 6 8
da Kg. 200 a 500 da 40 a 65 da 70 a 110 da 80 a 130 da 110 a 175
da Kg. 500 a 1.000 ” 65 ” 95 ” 110 ” 160 ” 130 ” 190 ” 175 ” 250
da Kg. 1.000 a 2.500 ” 95 ” 150 ” 160 ” 250 ” 190 ” 300 ” 250 ” 400
da Kg. 2.500 a 5.000 ” 150 ” 210 ” 250 ” 350 ” 300 ” 420 ” 400 ” 570
da Kg. 5.000 a 10.000 ” 210 ” 300 ” 350 ” 500 ” 420 ” 600 ” 570 ” 800
da Kg. 10.000 a 20.000 ” 300 ” 420 ” 500 ” 700 ” 600 ” 840 ” 800 ” 1130
da Kg. 20.000 a 40.000 ” 420 ” 600 ” 700 ” 1000 ” 840 ” 1200 ” 1130 ” 1600
da Kg. 40.000 a 80.000 ” 600 ” 850 ” 1000 ” 1410 ” 1200 ” 1700 ” 1600 ” 2260

PROSPETTO N. 3

Tritolo, polveri di lancio (come balistite, solenite, cordite, C2, ecc.)
Valore di K 4 8 10 12
da Kg. 200 a 500 da 55 a 90 da 110 a 175 da 140 a 220 da 165 a 260
” Kg. 500 ” 1.000 ” 90 ” 125 ” 175 ” 250 ” 220 ” 320 ” 260 ” 380
” Kg. 1.000 ” 2.500 ” 125 ” 200 ” 250 ” 400 ” 320 ” 500 ” 380 ” 600
” Kg. 2.500 ” 5.000 ” 200 ” 280 ” 400 ” 570 ” 500 ” 710 ” 600 ” 850
” Kg. 5.000 ” 10.000 ” 280 ” 400 ” 570 ” 800 ” 710 ” 1000 ” 850 ” 1200
” Kg. 10.000 ” 20.000 ” 400 ” 560 ” 800 ” 1130 ” 1000 ” 1410 ” 1200 ” 1690
” Kg. 20.000 ” 40.000 ” 560 ” 800 ” 1130 ” 1600 ” 1410 ” 2000 ” 1690 ” 2400
” Kg. 40.000 ” 80.000 ” 800 ” 1130 ” 1600 ” 2260 ” 2000 ” 2830 ” 2400 ” 3490

PROSPETTO N. 4

Clorati
Valore di K 1 2 3 4
da Kg. 200 a 500 da 15 a 22 da 30 a 44 da 45 a 65 da 60 a 90
” Kg. 500 ” 1.000 ” 22 ” 32 ” 44 ” 64 ” 65 ” 95 ” 90 ” 130
” Kg. 1.000 ” 2.500 ” 32 ” 50 ” 64 ” 100 ” 95 ” 150 ” 130 ” 200
” Kg. 2.500 ” 5.000 ” 50 ” 70 ” 100 ” 140 ” 150 ” 210 ” 200 ” 280
” Kg. 5.000 ” 10.000 ” 70 ” 100 ” 140 ” 200 ” 210 ” 300 ” 280 ” 400
” Kg. 10.000 ” 20.000 ” 100 ” 140 ” 200 ” 280 ” 300 ” 420 ” 400 ” 560
” Kg. 20.000 ” 40.000 ” 140 ” 200 ” 280 ” 400 ” 420 ” 600 ” 560 ” 800
” Kg. 40.000 ” 80.000 ” 200 ” 280 ” 400 ” 560 ” 600 ” 845 ” 800 ” 1130
” Kg. 80.000 ” 100.000 ” 280 ” 315 ” 560 ” 630 ” 845 ” 950 ” 1130 ” 1265
” Kg. 100.000 ” 120.000 ” 315 ” 345 ” 630 ” 690 ” 950 ” 1040 ” 1265 ” 1385
” Kg. 120.000 ” 140.000 ” 345 ” 375 ” 690 ” 750 ” 1040 ” 1120 ” 1385 ” 1500
” Kg. 140.000 ” 160.000 ” 375 ” 400 ” 750 ” 800 ” 1120 ” 1200 ” 1500 ” 1600


Avvertenze – Le distanze dei prospetti, sono dimezzate se il deposito è terrapienato, e potranno essere ulteriormente ridotte se sussistano condizioni di protezione particolarmente favorevoli come indicato alla lettera c del n. 2 del Cap. I.
Nel caso di deposito costituito da più magazzini contenenti esplosivi di diverse categorie, il computo delle distanze da strade, opifici, abitati, ecc. dev’essere riferito alla somma complessiva degli esplosivi contenuti nel deposito, considerati come appartenenti tutti alla categoria per la quale il coefficiente K è più elevato.
b) il fabbricato deve essere costruito in muratura, a un solo piano, col tetto come indicato alla lett. d) del n. 6 del Cap. I, e che nessuna parte del deposito può essere destinata ad uso di abitazione.
Ove possibile, ed allo scopo di creare un’efficace difesa antiaerea, i magazzini per la conservazione delle sostanze esplosive possono essere situati in grotte avvertendo però che gli sbocchi delle gallerie di accesso ai vari magazzini, non debbono essere rivolti verso sbocchi di altre gallerie, né verso strade, opifici, abitati, ecc. In questo caso le distanze che debbono intercedere tra i vari magazzini, e quelle che debbono separarli da strade, opifici, abitati, ecc., potranno essere ridotte ad un quarto di quelle risultanti dalla applicazione delle norme sopra indicate;
c) il deposito dev’essere circondato a distanza no minore di tre metri, da un recinto, senza finestre né discontinuità, costruito con robusta palizzata o reticolato metallico, oppure in muratura, alto non meno di metri due e cinquanta centimetri, e munito di una sola porta robusta e resistente;
d) gli ambienti destinati al deposito della dinamite devono essere bene ventilati, in modo che siavi la sicurezza che, anche nelle giornate più calde, la temperatura non si elevi a più di 50 centigradi;
e) l’abitazione del guardiano e della sua famiglia deve essere collocata a non meno di trenta metri e non più di metri duecentocinquanta dal deposito e sempre in tale posizione da potere esercitare una continua vigilanza;
f) le finestre del deposito devono essere munite di inferriata e di reticolato metallico a piccole maglie, in modo da impedire l’introduzione di corpi od oggetti nell’interno del locale;
g) nell’impianto e nell’esercizio dei depositi di esplosivi si osservano le prescrizioni stabilite dai numeri 4, lettera f) e 5, lettere d), i), l), m), del capitolo I, nonché dal capoverso del n. 5 del Capitolo II del presente allegato;
h) è vietato collocare nello stesso locale di un deposito esplosivi di categoria diversa o comunque incompatibili tra essi. Ogni locale destinato a contenere esplosivi della 1° o della 2° o della 3° categoria deve avere sede e costruzione proprie, secondo le norme del presente allegato.
Nello stesso deposito (locale unico o gruppo di locali) non possono essere contenuti più di 80 tonn. dello stesso esplosivo, o di esplosivi tra loro compatibili.
Qualora tale quantitativo dovesse essere superato, vanno costituiti depositi distinti, ciascuno della capacità non superiore alle 80 tonn. e fra loro dovranno intercorrere le distanze risultanti dall’applicazione della formula di cui alla lett. c) del n. 4 del Cap. I. Se trattasi di acido picrico o di esplosivi che abbiano caratteristiche analoghe, il detto quantitativo massimo sarà ridotto a 60 tonn. e se trattasi di esplosivi della 3 categoria sarà invece ridotto a 3 tonnellate.
Le distanze di rispetto potranno essere dimezzate od ulteriormente ridotte come detto per i depositi di fabbrica (V. n. 2, lett. c) del Cap. I).
Le micce di sicurezza e gli inneschi privi di detonatore possono essere conservati con esplosivi di qualunque categoria in quantità illimitata;
i) le capsule detonanti e gli inneschi muniti di detonatore debbono essere conservati in apposito locale la cui distanza dai depositi di esplosivi di altre categorie, non deve essere inferiore a quella che risulta dall’applicazione della formula d = K √C, indicata alla lettera c) del n. 4 del Cap. I, e, in ogni caso, mai inferiore a m. 25. L’applicazione di detta formula va riferita al quantitativo di esplosivo contenuto nelle capsule detonanti o negli inneschi muniti di detonatore;
l) le cartucce cariche da fucili per caccia o per tiro possono essere collocate in locale adiacente a quelli delle polveri piriche e delle polveri infumi (1° categoria), ma separato da questi con tagliafuoco in muratura ed avente un proprio ingresso.
Nel computo del quantitativo complessivo di esplosivi per il quale il deposito è autorizzato, le cartucce da caccia cariche devono calcolarsi in ragione di cinque chilogrammi di esplosivo per ogni 1.500 cartucce;
m) nei depositi deve essere permanentemente assicurata la buona conservazione degli esplosivi che debbono rimanere negli stessi imballaggi con i quali provengono dalle fabbriche.
Le casse o i barili, contenenti gli esplosivi, debbono essere situati in appositi scaffali oppure in cataste; sia gli scaffali che le cataste, non debbono superare in altezza, m. 1,60 dal pavimento del deposito.
Le casse, o i barili, non debbono essere gettate a terra o trascinate o spinte capovolgendole, ma debbono essere trasportate con precauzione in modo da evitare urti o scosse;
n) la dinamite, sciolta od in cartucce, che trasuda oppure sviluppa odore acre o vapori rutilanti, segni della sua imperfetta preparazione o della sua alterazione, dev’essere rimossa, infossandola in terreno umido ed appartato ed in luogo sicuro, procedendo, appena sia possibile, alla sua distruzione.
La distruzione dev’essere fatta bruciando la dinamite per piccole quantità, disponendola a strisce o in cartucce aperte ai due capi, una di seguito all’altra, e dandovi fuoco ad uno degli estremi con una miccia o stoppino solforato (esclusa ogni capsula o materia fulminante), di lunghezza sufficiente perché, dopo l’accensione della miccia o stoppino, l’operante abbia il tempo necessario per allontanarsi e mettersi al riparo.
Tale operazione dev’essere fatta all’aperto e in luogo non pietroso, seguendo tutte le prescrizioni per evitare danni nel caso che la dinamite esplodesse, anziché bruciare lentamente:
o) il componente solido del “Promèthèe” o di qualsiasi esplosivo formato dall’unione per imbevimento di due prodotti – l’uno solido (comburente) e l’altro liquido (combustibile) – può essere conservato insieme con le polveri o con le dinamiti, non con le capsule detonanti.
Il componente liquido può essere custodito in locale adatto, nella casa del guardiano, se il titolare del deposito non preferisca costruire apposito casello nei modi suggeriti dalla Commissione provinciale.
I due componenti debbono essere conservati divisi e racchiusi nei rispettivi recipienti, come provengono dalla fabbrica, fino al momento dell’uso.
L’unione di essi dev’essere fatta fuori del deposito, in località adatta prossima a quella in cui l’esplosivo dev’essere impiegato e nella stretta misura del consumo, in modo che nelle ore di riposo serale non sopravanzi alcuna quantità di prodotto confezionato;
p) per la conservazione di rilevanti quantità di esplosivi possono essere costruiti appositi vasconi interrati, a pareti robuste e rivestite di materiale impermeabile, opportunamente protetti da coperture leggere ignifugate e circondati da robusti terrapieni.
L’esplosivo dev’essere costantemente ricoperto da uno strato d’acqua, di almeno 20 centimetri, da rinnovarsi quando si presenti in essa una reazione nettamente acida.
La capacità massima di ogni singolo vascone e le distanze di rispetto saranno, caso per caso, fissate dalla Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili.
5. – Con licenza del prefetto possono autorizzarsi depositi di consumo diretto destinati a contenere complessivamente non più di 200 Kg. di esplosivi di 1° e di 2° categoria purché situati in locale isolato, o in casotto di legno imbevuto di sostanze ignifughe secondo il tipo approvato dal Ministero dell’Interno, per gli esplosivi da impiegarsi nell’agricoltura.
Per tali impianti non è necessaria la visita della Commissione tecnica provinciale; ma devono essere in tutti i casi osservate le distanze stabilite nel prospetto innesso alle norme per l’impianto dei depositi per 2 quintali di esplosivi.
Agli esplosivi di 2° categoria possono essere aggiunti non più di 2.000 detonatori da conservarsi in robusta cassa di legno chiusa con lucchetto a chiave.
6. – Le licenze per trasportare fino a 5 chili di esplosivi di 2° categoria o fino a 50 capsule detonanti, indicate nell’ultimo comma dell’art. 97 del regolamento, possono, dal prefetto, essere rilasciate, per una o più volte determinate, alle persone che provino di avere bisogno di materie esplodenti per l’esercizio della loro professione, arte o mestiere, ma debbono essere vincolate all’obbligo di consumarli nel giorno stesso dell’arrivo sul posto in cui debbono essere impiegati.
Per il deposito di detti esplosivi è sufficiente una cassa di legno chiusa con lucchetto a chiave.
Depositi di consumo temporanei.
7. – Sono magazzini temporanei quelli stabiliti per il deposito di esplosivi, a quantità non superiore a chilogrammi 10.000, da impiegarsi nella esecuzione di un determinato lavoro, che ne seguono lo sviluppo e che sono destinati a scomparire quando il lavoro sia ultimato.
8. – Tali depositi o magazzini possono essere autorizzati per la durata presunta del lavoro e devono sorgere isolati dagli altri edifici.
9. – Nei depositi temporanei possono collocarsi polveri e dinamiti, a condizione che si trovino in locali distinti non comunicanti fra loro, e divisi da muro tagliafuoco. Possono esservi depositati anche detonanti in numero che non oltrepassi i 5.000, ma sempre in locale distinto non comunicante direttamente cogli altri e diviso da tagliafuoco in muratura. Ove ne occorresse un numero maggiore, si deve stabilire per questi un magazzino speciale, la cui distanza è determinata con le modalità indicate alla lettera c) del n. 4 del Cap. I.
10. – Ferma l’osservanza delle norme sulle distanze contenute nel n. 4 del Capitolo IV, le altre condizioni di sicurezza cui devono soddisfare i depositi temporanei, e la quantità di esplosivi che si possono autorizzare a contenere, entro il limite massimo di cui al precedente n. 7, devono essere di volta in volta stabilite dalla Commissione tecnica, di cui all’art. 89 del regolamento, a seconda dell’importanza dei lavori e tenuto conto della ubicazione dei medesimi.
Magazzini o depositi giornalieri.
11. – Appartengono a questa classe quei magazzini che, ai sensi dell’articolo 100 del regolamento, servono per i bisogni giornalieri di un determinato lavoro a carattere temporaneo, bisogni da descriversi sulla relativa licenza, e che non importino la necessità di depositarvi più di chilogrammi 200 di esplosivi della 1 o della 2 categoria, oppure di chilogrammi 200 delle due categorie complessivamente. Vi si possono contemporaneamente collocare sino a 1.000 detonatori. Gli esplosivi devono essere conservati nei rispettivi recipienti come provengono dalla fabbrica, e i detonatori, oltre a ciò, devono essere chiusi con lucchetto a chiave, in apposita cassa.
12. – I depositi giornalieri devono essere situati a non meno di cinquanta metri da altri depositi dello stesso genere o da case isolate e abitate.
13. – Nei magazzini giornalieri si possono depositare anche le micce e gli inneschi privi di detonatore.
Impiego di esplosivi in lavori di breve durata e a carattere eccezionale.
14. – Per lavori di breve durata, e sempre solo a coloro che soddisfano alle condizioni degli articoli 52 della legge di P.S. e 104 del regolamento, può, in seguito a domanda, essere concesso l’uso degli esplosivi.
15. – La domanda di cui al numero precedente deve specificare la natura e l quantità dell’esplosivo da impiegarsi, l’uso che se ne vuol fare, il luogo, la data e la durata presunta dell’uso.
Tali esplosivi devono essere impiegati entro gli otto giorni dal loro arrivo sul posto di consumo.
16. – E’ fatta eccezione all’obbligo dell’impiego entro gli otto giorni, per il caso di mine di potenza eccezionale che si stabiliscono volta per volta in esecuzione di grandi lavori.
Norme speciali per i depositi di esplosivi destinati all’agricoltura.
17. – I depositi temporanei di esplosivi da impiegarsi nell’agricoltura, se riguardano lavori di breve durata e sono destinati a contenere complessivamente non più di 10 quintali di esplosivi di prima e seconda categoria, possono essere costituiti da casotti smontabili di legno imbevuto di sostanze ignifughe, conformi al modello approvato (vedi Tav. I).
18. – Per impiantare questi casotti in determinati luoghi e riporvi gli esplosivi, non è necessario di volta in volta la licenza di deposito, né la visita della Commissione tecnica provinciale di cui all’art. 89 del regolamento. E’ necessario, invece, ottenere la preventiva autorizzazione del prefetto.
19. – Le distanze che debbono intercedere tra il casotto e le strade, le case abitate, gli opifici, ecc., più vicini, sono quelle di cui al prospetto annesso al Capitolo IV, n. 4, del presente allegato.
20. – Gli esplosivi debbono essere conservati negli imballaggi regolamentari, i detonatori, inoltre, debbono essere chiusi in robusta cassa di legno chiusa con lucchetto a chiave.
21. – I depositi debbono essere costantemente sorvegliati da un sufficiente numero di guardie particolari giurate.
Depositi sotterranei o interrati.
1. – Sono depositi sotterranei quelli costituiti in gallerie e camere in muratura ricoperte da terreno di riporto o scavate in roccia e non comunicanti con cantieri minerari. Le riservette interne di miniere e cave, costituite in sotterranei e comunicanti con cantieri minerari, non sono classificate depositi ai sensi degli articoli 46 e 47 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ma sono assoggettate alla disciplina di cui al successivo n. 6), purché siano osservate, oltre alle norme del regolamento di polizia mineraria, tutte le disposizioni vigenti per la sicurezza dei depositi di esplosivi (4) .
2. – La qualità e la quantità degli esplosivi che potranno immagazzinarsi nei depositi sotterranei saranno determinati dal prefetto sentita la Commissione tecnica di cui all’art. 89 del Regolamento della quale deve far parte l’ingegnere del Distretto minerario.
3. – Tali depositi debbono essere riparati, al disopra ed all’intorno, da un sufficiente spessore di terreno, tenuto conto della natura di esso e della qualità e quantità di esplosivi da immagazzinare. Detto spessore va calcolato in base alle formule seguenti:
a) formula, per masse di esplosivo concentrate, che indica il raggio minimo – R – al di là del quale non si avrà alcun effetto in caso di esplosione

  3  
R = 1,75 aC
    g

in cui C, è la quantità di esplosivo in chilogrammi; a, è un coefficiente variabile secondo la natura dell’esplosivo, che per la polvere pirica e per gli esplosivi della 1° categoria è uguale a 1, e che per la dinamite e per gli altri esplosivi della 2° categoria è uguale a 2, e g, è un coefficiente variabile secondo la natura del terreno e cioè:

terra leggera g = 1,20
terra ordinaria g. = 1,50
sabbia compatta g. = 1,75
terra mista e pietre g. = 2 –
terra molto argillosa g. = 2,25
muratura ordinaria g. = 2,50
roccia o muratura resistente g. = 3 –

In applicazione della predetta formula si danno nella seguente tabella, a titolo indicativo, i raggi minimi – R per depositi sino a Kg. 2.000 di dinamite:

TABELLA A

QUANTITA’ DI DINAMITE C       RAGGIO R      
  g = 1,20 g = 1,50 g = 1,75 g = 2,00 g = 2,25 g = 2,50 g = 3,00
Kg m. m. m. m. m. m. m.
200 12.50 11,50 11,00 10,50 10,00 9,50 9,00
500 16,50 15,50 14,50 14,00 13,50 13,00 12,50
1.000 21,00 19,50 18,50 17,50 17,00 16,50 15,50
1.500 24,00 22,00 21,00 20,00 19,50 19,00 17,50
2.000 26,50 24,50 23,00 22,00 21,50 20,50 19,50


b) formula per masse concentrate di esplosivo, che indica lo spessore minimo – H – di terreno che deve trovarsi al disopra e all’intorno del deposito perché sia esclusa ogni proiezione esterna:

3        
H = 2 √ C     1
  g      

A titolo indicativo si danno, nella seguente tabella, gli spessori minimi – H – per deposito fino a 2.000 chili di dinamite.

TABELLA B

QUANTITA’ DI DINAMITE C       Spessore H      
  g = 1,20 g = 1,50 g = 1,75 g = 2,00 g = 2,25 g = 2,50 g = 3,00
Kg m. m. m. m. m. m. m.
200 12.50 11,50 11,00 10,50 10,00 9,50 9,00
500 16,50 15,50 14,50 14,00 13,50 13,00 12,50
1.000 21,00 19,50 18,50 17,50 17,00 16,50 15,50
1.500 24,00 22,00 21,00 20,00 19,50 19,00 17,50
2.000 26,50 24,50 23,00 22,00 21,50 20,50 19,50

Qualora il materiale esplosivo sia ripartito lungo una galleria magazzino della lunghezza L uguale al triplo dello spessore H calcolato con la formula precedente, tale spessore può essere ridotto a 2/3.
Aumentando la lunghezza della galleria magazzino oltre l valore di 3 H si potrà elevare proporzionalmente la quantità C di esplosivo, pur conservando per lo spessore del terreno di ricoprimento il valore 2/3 H.
Per depositi di polvere pirica, possono essere raddoppiate le quantità di esplosivo lasciando invariati gli spessori H calcolati come sopra;
c) pei casi in cui al di sopra di un deposito sotterraneo di esplosivo si trovi un ricoprimento di terreno omogeneo mobile, non contenente pietre di più di cm. 4 di dimensione, non argilloso e non suscettibile di agglomerarsi col tempo, come sabbia, ghiaia e terra sabbiosa,si può calcolare lo spessore di tale terreno sufficiente ad impedire che le proiezioni per effetto di un’esplosione del deposito possano avvenire oltre un raggio di m. 50 dal centro del deposito concentrato o fra due linee parallele alla galleria magazzino e distanti da essa m. 50. I detti spessori di terreno sono indicati nella seguente tabella, restando inteso che gli spessori laterali resteranno quelli indicati precedentemente nella Tabella A:

TABELLA C

Quantità di dinamite Esplosivo concentrato   Esplosivo ripartito
G Spessore H Lunghezza della galleria magazzino Spessore H
       
Kg. m. m. m.
200 3,00 16 2,00
500 4,50 24 3,00
1.000 6,50 40 5,00
1.500 8,00 44 5,50
2.000 9,00 48 6,00

Si potrà anche in questo caso aumentare il quantitativo di esplosivo, aumentando proporzionalmente la lunghezza della galleria magazzino, senza far variare lo spessore del terreno di ricoprimento.
4. – I depositi sotterranei debbono soddisfare alle seguenti norme costruttive:
a) il deposito e la galleria che ad esso dà accesso devono presentare le più complete garanzie di solidità contro i franamenti e i distacchi di roccia;
b) il deposito deve essere disposto lateralmente alla galleria di accesso, o normalmente ad essa, ad una distanza dall’imbocco almeno uguale allo spessore del terreno di ricoprimento calcolato secondo la tabella B;
c) quando il deposito deve contenere più di Kg. 100 di esplosivo della 2 categoria o più di Kg. 200 di polvere pirica, esso si prolungherà, oltre la parete opposta della galleria di accesso, con una galleria a fondo cieco di almeno m. 3 di lunghezza;
d) nei depositi previsti alla lettera c), un argine con nicchia ammortizzatrice sarà collocato
davanti all’ingresso della galleria di accesso, ad una distanza di m. 3 al massimo da esso, per arrestare i materiali lanciati da un’eventuale esplosione. Tale nicchia avrà una profondità di almeno tre metri e dimensioni in larghezza e altezza superiori a quelle dell’imbocco della galleria di accesso.
Quando gli esplosivi siano distribuiti lungo una galleria magazzino, o quando la galleria di accesso al deposito abbia almeno due gomiti ad angolo retto prolungati a cul di sacco nella direzione con cui avanzano i gas di un’eventuale esplosione, potrà essere consentito che manchi l’argine e la nicchia di cui al comma precedente, sempreché il deposito non contenga più del doppio dei quantitativi di esplosivo indicati alla lettera c);
e) ogni deposito deve essere chiuso con due porte di costruzione solida, munite di serrature di sicurezza. Una di dette porte verrà collocata all’entrata della galleria di accesso, l’altra all’entrata del deposito.
Le camere di deposito ed i loro accessi devono avere dimensioni e disposizione tali che sia sempre facile circolarvi e trasportarvi i recipienti contenenti gli esplosivi;
f) saranno prese le misure opportune per preservare gli esplosivi dall’umidità. Sarà, a tale scopo, assicurato lo scolo delle acque, ed ove occorra, sia il pavimento che le pareti del deposito saranno rivestiti di intonaco impermeabile;
g) il deposito deve essere convenientemente aereato: ma gli orifizi di aereaggio debbono essere disposti in modo da non permettere l’introduzione nel deposito di sostanza capaci di dar fuoco agli esplosivi;
h) detonatori (capsule detonanti) dovranno essere posti in apposito ripostiglio situato ad adeguata distanza dai magazzini di esplosivo e chiuso da porta con chiave;
i) lo spessore del terreno separante i magazzini di due depositi sotterranei o un deposito sotterraneo da gallerie e pozzi, deve essere sufficiente affinché nel caso di esplosione di un deposito, l’altro deposito o al galleria e i pozzi vicini siano al riparo (v. tabelle A);
l) la distanza orizzontale tra un deposito all’aperto e un deposito sotterraneo non deve essere mai inferiore a m. 50.
Nessun deposito all’aperto deve trovarsi in direzione dell’uscita della galleria di accesso al deposito sotterraneo;
m) le gallerie di un deposito sotterraneo debbono essere alla distanza orizzontale di almeno m. 50 da strade pubbliche, da abitazioni, e da ogni altra costruzione ove siano abitualmente occupate delle persone;
n) i recipienti vuoti, gli involucri ed ogni altro materiale da imballaggio, debbono essere giornalmente portati via dal deposito;
o) nel deposito è vietato l’uso di lampade a fiamma libera. In esso si può accedere soltanto con lampade di sicurezza od elettriche, oppure con lanterne chiuse il cui vetro sia protetto da robusto graticcio. Per tali lanterne è vietato l’uso del petrolio o di altri liquidi facilmente evaporabili.
Per l’illuminazione fissa è consentita l’installazione di impianto elettrico purché le lampade siano poste in nicchie, nelle pareti o nel soffitto, chiuse da vetro protetto da graticcio, e che l’impianto risponda alle prescrizioni stabilite per le miniere grisutose. Gli interruttori ed i dispositivi di sicurezza devono essere installati all’esterno del deposito.
5. – Per l’esercizio dei depositi sotterranei debbono osservarsi tutte le disposizioni stabilite per i depositi in superficie, in quanto applicabili.
6. – L’installazione e l’esercizio delle riservette interne di miniere e cave sono soggetti ad autorizzazioni dell’ingegnere capo del distretto minerario, rilasciate in conformità delle disposizioni del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, del relativo regolamento di esecuzione nonché del regolamento di polizia mineraria.
Gli atti autorizzativi dell’installazione e dell’esercizio delle riservette devono, a cura dell’ingegnere capo del distretto minerario, essere comunicati al prefetto della provincia competente per territorio (5).

CAPITOLO V
Uso delle mine

1. – Il brillamento delle mine non è compreso tra le esplosioni o accensioni pericolose di cui all’art. 57 della legge e 110 del regolamento.
2. – L’uso delle mine nelle miniere e cave è regolato dalla legge e dal regolamento di polizia mineraria.
3. – Per le mine da usarsi in lavori diversi, si dovrà dare preventivo avviso all’Autorità locale di pubblica sicurezza che potrà prescrivere le opportune cautele. Tale obbligo non si estende ai casi in cui si tratti di fare esplodere, saltuariamente, piccole mine a polvere nera, in aperta campagna e lontano da strade in genere, case abitate, opifici e simili.
4. – Per il caricamento e per il brillamento delle mine, dovranno osservarsi, nei singoli casi, le norme della legge e del regolamento di polizia mineraria, in quanto applicabili.
In particolare saranno da osservare le disposizioni seguenti:
a) il caricamento e lo scoppio delle mine dev’essere affidato ad operai riconosciuti idonei dalla direzione dei lavori;
b) il caricamento delle mine dev’essere fatto con calcatoi di legno, di zinco, di rame, di ottone, di bronzo o d’alluminio, dovendosi assolutamente escludere l’impiego del ferro e dell’acciaio, e quello di altre sostanze che possano nell’intasamento produrre scintille. Per l’intasamento si debbono adoperare materie scevre completamente da granelli o noduli quarzosi, piritosi o metallici.
Le cartucce di dinamite e di esplosivi congeneri non debbono essere innescate che a misura del loro impiego e debbono spingersi nei fori da mina mediante bacchette di legno.
Per assicurare la miccia alla capsula d’innesco si deve fare uso di pinze o di tanagliette che non siano di ferro o di acciaio;
c) le micce, prima di essere applicate alle mine, debbono essere accuratamente esaminate per assicurarsi che non siano rotte e non abbiano sofferto alcun deterioramento. Esse debbono essere lunghe tanto quanto occorre, per dar tempo a chi le accende di mettersi al sicuro. Per l’accensione è vietato l’uso delle cannette;
d) nei luoghi umidi si dovranno usare micce incatramate, e per le mine subacquee o praticate in terreni acquitrinosi si adopreranno micce impermeabilizzate. Le cartucce costituenti la carica da usarsi nei luoghi umidi, devono pure essere impermeabilizzate;
e) le mine dovranno accendersi, di regola, e farsi scoppiare nei periodi di riposo, fra una muta e l’altra degli operai od almeno in ore prestabilite, in modo che nessun ostacolo si opponga alla applicazione delle necessarie cautele;
f) prima dell’accensione delle mine, chi ne dirige l’esecuzione deve disporre che le persone si mettano al riparo in luogo sicuro ed a conveniente distanza dalle mine stesse. Egli darà il segnale dell’accensione, previo avvertimento ad alta voce, o mediante suoni di tromba prestabiliti, a tutte le persone che si trovano nelle vicinanze, di ritirarsi, lasciando loro il tempo necessario e facendo loro conoscere il numero dei colpi di mina che dovranno esplodere;
g) in ciascun cantiere di lavoro le mine dovranno farsi esplodere in modo che si possano agevolmente contare i colpi per rendersi conto del numero delle mine esplose, a meno che l’accensione non ne sia fatta simultaneamente a mezzo dell’elettricità;
h) gli operai incaricati, dovranno, appena dato fuoco alle mine, mettersi anche essi prontamente al sicuro, ed avranno quindi cura di contare esattamente i colpi per verificare se qualche mina abbia fallito. Qualora questo caso avvenga, gli operai predetti dovranno avvertire subito chi sovraintende al lavoro. Intanto nessuno potrà accedere ai cantieri dove è avvenuto lo sparo delle mine, se non dopo autorizzazione del capo minatore;
i) quando una mina non prende fuoco, è vietato rientrare nei cantieri ove essa si trova, e negli altri a questo adiacenti o contigui, prima che siano trascorsi 30 minuti almeno;
l) la mina mancata non potrà essere scaricata. Si potrà far esplodere con una cartuccia sovrapposta alla prima, soltanto nel caso che se ne possa facilmente togliere l’intasamento senza far uso di strumenti di ferro o di acciaio e senza urti con corpi duri. Quando ciò non si possa fare, si praticherà un’altra mina nelle vicinanze di quella non esplosa per provocarne l’esplosione, od almeno per ottenere la liberazione della carica – da ricuperarsi con ogni cura – dovendosi assolutamente evitare di lasciare abbandonate mine cariche inesplose;
m) dopo l’esplosione di una o più mine, e quando si sarà acquistata la certezza, contando i colpi, che non ne rimane alcun’altra da esplodere dovranno lasciarsi ancora trascorrere cinque minuti prima di rientrare nei cantieri corrispondenti, oppure dieci minuti se l’accensione ha avuto luogo elettricamente;
n) è vietato di utilizzare per nuove mine, introducendovi nuove cariche, le cane o fori da mina preesistenti, se non saranno stati prima prudentemente ed accuratamente esplorati. L’esplorazione non potrà farsi che in conformità alle istruzioni del sorvegliante.
5. – Le mine a fornello, quelle a gallerie, e anche quelle cilindriche, che per la loro disposizione o per l’importanza della carica, qualunque siano le loro dimensioni, possono produrre le così dette varate, cioè staccare una considerevole quantità di roccia, non possono essere praticate senza un permesso speciale del prefetto, il quale, udito l’ingegnere del Distretto minerario, prescrive le cautele opportune.
Lo scoppio di tali mine o varate non può essere provocato se non dopo avviso dato in tempo al pubblico.

CAPITOLO VI
Esercizi di minuta vendita (6)

1.Generalità. 1. Negli esercizi di minuta vendita di prodotti esplodenti si possono tenere e vendere:
a) polveri della I categoria;
b) cartucce per armi comuni della V categoria, gruppo A;
c) manufatti della IV e V categoria.
Negli esercizi di minuta vendita è altresì consentito, in aggiunta a quanto indicato al comma 4 del presente articolo, detenere e vendere nelle loro confezioni originali, anche nei locali dove è consentito l’accesso al pubblico, fino a complessivi kg 50 netti di manufatti classificati nella V categoria, gruppo D e, fatte salve le disposizioni in materia di prevenzione incendi, manufatti classificati nella V categoria, gruppo E, in quantitativo illimitato.
Tali disposizioni non si applicano ai depositi di fabbrica o di consumo permanente.
Non rientrando tra i prodotti esplodenti, nessun limite è posto alla detenzione e vendita dei seguenti componenti di munizioni per armi comuni: proiettili, pallini, bossoli inerti. (7)
2. La vendita delle polveri deve essere fatta per recipienti interi, originali di fabbrica, dal contenuto massimo di 1 kg netto. È vietato tenere nell’esercizio e vendere recipienti di polvere aperti.
I manufatti della IV e della V categoria devono essere approvvigionati nei loro imballaggi di fabbrica sigillati. Possono essere commercializzati solo se racchiusi nelle proprie confezioni originali sigillate, singole o multiple in ragione delle dimensioni del manufatto.
3. Le indicazioni sulla massa (come definita nel decreto del Presidente della Repubblica 12 agosto 1982, n. 802,”Attuazione della direttiva CEE 80/181 relativa alle unità di misura”) fornite al successivo art. 3 si riferiscono alla massa netta dei prodotti attivi (sono prodotti attivi quelli esplosivi, incendivi, coloranti, fumogeni ed illuminanti); la massa netta di prodotti attivi deve essere indicata sul singolo manufatto di IV e di V categoria e/o sulla confezione, in conformità a quanto riportato nel relativo decreto di riconoscimento e classificazione.
La massa degli involucri e di quant’altro formi la struttura dei manufatti, ancorché costituita da materiale combustibile, quale carta, legno, polimeri, ecc., è esclusa dal computo della massa dei prodotti attivi.
4. Negli esercizi di minuta vendita si possono tenere e vendere fino a complessivi kg 200 netti di prodotti esplodenti. Oltre tale limite trova applicazione il capitolo IV del presente allegato.
5. Sulle istanze per il rilascio delle licenze per gli esercizi di minuta vendita il prefetto acquisirà il parere della commissione tecnica provinciale.
2. Prescrizioni sui locali. 1. I locali degli esercizi di minuta vendita non devono essere interrati o seminterrati ovvero contigui, sovrastanti o sottostanti a locali di lavorazione o deposito di materie facilmente combustibili o infiammabili; non devono inoltre avere comunicazione diretta con abitazioni e con ambienti che non abbiano attinenza con l’attività dell’esercizio stesso, fatta eccezione per i locali di servizio.
Non devono essere ubicati in edifici nei quali vi siano anche asili, scuole, case di cura, comunità religiose, alberghi, grandi magazzini, luoghi di culto, di pubblico spettacolo e simili.
Negli esercizi di minuta vendita non devono essere tenute né poste in vendita materie infiammabili, come tali individuate dalla circolare Ministero dell’interno n. 2452/4179 del 3 maggio 1979.
Deroghe a tali divieti possono essere consentite previo parere favorevole della commissione tecnica provinciale, che potrà prescrivere le cautele ritenute opportune nei singoli casi per la tutela dell’incolumità pubblica.
Negli ambienti in cui è ammesso il pubblico potranno essere tenuti, come mostra, manufatti della IV e della V categoria inertizzati (privi di prodotti attivi) e/o simulacri; le operazioni di inertizzazione dei manufatti devono essere compiute da soggetto legittimato alla fabbricazione dei manufatti stessi. (8)
2. Il carico complessivo di prodotti esplodenti sarà fissato in accordo con gli articoli 1 e 3 e in funzione dei limiti derivanti dalle dimensioni del locale (o dei locali), come di seguito specificato.
Ogni locale in cui sono tenuti prodotti esplodenti deve avere una altezza non inferiore a m 2,40, una superficie non inferiore a mq 6 e una cubatura non inferiore a mc 18; inoltre la cubatura non deve essere inferiore a mc 1 per ogni chilogrammo netto di polveri di I categoria, a mc 1 per ogni chilogrammo netto di manufatti di IV e di V categoria e a mc 1 per ogni 3,5 kg netti di polvere sotto forma di cartucce, in accordo alle equivalenze indicate all’art. 3, lettera b).
Le polveri di I categoria e le cartucce di V categoria gruppo A devono essere custodite in locale (o locali) distinto, anche se contiguo a quello (o a quelli) nel quale sono custoditi i manufatti di IV e di V categoria. E’ vietato l’accesso al pubblico nel locale (o nei locali) ove vengono custoditi i manufatti di IV e di V categoria.
I prodotti esplodenti devono essere collocati su scaffali metallici o di legno ignifugato, di adeguata resistenza meccanica, alti non oltre m 2,10, chiusi eventualmente solo ai lati, ed ancorati in modo da garantirne la stabilità; gli scaffali metallici devono essere collegati a dispersori di terra.
I prodotti esplodenti possono altresì essere conservati su pallets; tra pallets e scaffali deverestare una luce libera non inferiore a m 1,20. In relazione alle dimensioni del locale (o dei locali) è ammessa la presenza di un massimo di 5 pallets; oltre tale limite i pallets devono essere realizzati con materiale ignifugo o reso tale.
Le munizioni per armi corte devono essere custodite in armadi metallici con sportelli dotati di serratura di sicurezza.
Negli ambienti in cui è ammesso il pubblico sono consentiti solo gli scaffali, sui quali possono essere collocati: polveri di I categoria, cartucce di V categoria, gruppo A per armi lunghe, manufatti di IV e V categoria inertizzati e/o loro simulacri, nonché manufatti della V categoria, gruppo D e gruppo E.
Negli esercizi isolati si può concedere licenza per tenere e vendere prodotti esplodenti della I, IV e V categoria in quantitativi elevabili fino al triplo di quanto stabilito nell’art. 3, fermi restando i limiti di cubatura anzi indicati.
Qualora, per cause sopravvenute, l’esercizio non si trovi più in condizioni tali da poter essere considerato isolato, dovranno in esso limitarsi la detenzione dei prodotti esplodenti e il caricamento delle cartucce secondo le norme che regolano gli esercizi di minuta vendita nell’abitato. (9)
3. I muri perimetrali degli ambienti dell’esercizio in cui sono tenuti prodotti esplodenti devono essere in mattoni pieni da almeno due teste o in altra struttura muraria di resistenza equivalente (REI 120), con pareti interne intonacate. Sono ammesse anche strutture non murarie di resistenza equivalente.
I solai di copertura e di calpestio devono essere in cemento armato con soletta di spessore non inferiore a cm 7 o realizzati con altra struttura di resistenza equivalente, con caratteristiche REI 120; tale prescrizione non si applica nel caso in cui la soletta di calpestio sia posta a diretto contatto col terreno sottostante il fabbricato.
I serramenti possono essere di metallo o di legno; in quest’ultimo caso devono essere trattati con prodotti vernicianti omologati di classe 1″ di reazione al fuoco, secondo le modalità e le indicazioni contenute nel decreto ministeriale 6 marzo 1992. In ogni caso devono avere caratteristiche REI 120. Qualora muniti di vetri, questi devono essere infrangibili o retinati o altrimenti protetti per evitare l’eventuale proiezione di schegge verso l’esterno in caso di esplosione all’interno.
Il locale (o i locali) in cui sono posti i manufatti di IV e di V categoria deve (o devono) essere separato dagli altri mediante porta con apertura verso l’esterno, con caratteristiche REI 120.
L’impianto elettrico deve essere realizzato in conformità alla legge 10 marzo 1968, n. 186. La rispondenza alle vigenti norme deve essere attestata con le procedure di cui alla legge 5 marzo 1990, n. 46, e relativo regolamento di attuazione (decreto del Presidente della Repubblica 6 dicembre 1991, n. 447.)
L’impianto di riscaldamento deve essere realizzato con generatori di calore collocati in ambiente isolato dai locali dell’esercizio, eseguiti a regola d’arte in conformità alle vigenti disposizioni (UNI-CIG 7129 ovvero dal decreto ministeriale 12 aprile 1996 qualora gli apparecchi abbiano potenza superiore a 34,8 Kw); non sono ammessi caminetti, stufe ed apparecchi a focolare diretto in genere.
La dotazione di mezzi antincendio dell’esercizio deve risultare dal certificato di prevenzione incendi rilasciato dal comando provinciale dei vigili del fuoco a mente del decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37. In ogni caso all’ingresso del locale (o dei locali) in cui sono custoditi manufatti della IV e della V categoria dovranno essere installati non meno di n. 2 estintori portatili di tipo approvato ai sensi del decreto ministeriale 20 dicembre 1982, con capacità estinguente non inferiore a 21A 89BC.
3. Contenuto della licenza. Può essere concessa licenza per tenere nell’esercizio e vendere i prodotti esplodenti elencati da a) a d) come di seguito specificato:
a) fino a complessivi 25 kg netti di polveri da lancio e/o da mina appartenenti alla I categoria. Ogni chilogrammo netto di polveri di I categoria può essere sostituito con due chilogrammi netti di polveri da lancio sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, secondo le equivalenze indicate al successivo punto b).
In caso di rinuncia totale:
alle sole polveri da mina, si potranno tenere e vendere fino a 50 kg netti di polveri da lancio, così suddivisi:
25 kg netti di polveri da lancio, fermi restando gli obblighi ed i divieti di cui all’art. 1, punto 2.;
25 kg netti di polveri da lancio sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, in accordo con le equivalenze di cui al successivo punto b);
ai 25 kg di polveri da lancio e/o da mina si potranno tenere e vendere:
75 kg netti di polveri da lancio sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, in accordo con le equivalenze indicate al successivo punto b);
in alternativa si potranno tenere e vendere manufatti della IV e della V categoria, incrementandone il quantitativo previsto ai successivi punti c) e d) di 10 kg netti per la IV categoria e di 20 kg netti per la V categoria. Si potrà raddoppiare tale ultimo quantitativo ove ricorra la condizione di cui al successivo punto d) (giocattoli pirici blisterati);
b) fino a 50 kg netti di polveri da lancio della I categoria, sotto forma di cartucce cariche per armi comuni. Ai fini del computo delle cartucce un chilogrammo netto di polvere di lancio di I categoria è considerato pari a:
n. 300 cartucce per armi lunghe ad anima liscia o rigata caricate con polvere nera, oppure
n. 560 cartucce per armi lunghe ad anima liscia o rigata caricate con polvere senza fumo, oppure
n. 4.000 cartucce per arma corta, oppure
n. 12.000 cartucce a percussione anulare per arma corta o lunga, oppure
n. 25.000 cartucce per armi Flobert, oppure
n. 12.000 cartucce da salve;
c) fino a 20 kg netti di prodotti attivi contenuti in manufatti della IV categoria. Ogni chilogrammo netto di prodotti attivi contenuto nei manufatti della IV categoria può essere sostituito con quattro chilogrammi netti sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, in accordo con le equivalenze indicate al precedente punto b); in alternativa ogni chilogrammo della IV categoria può essere sostituito con due chilogrammi netti della V categoria.
In caso di rinuncia totale ai manufatti della IV categoria, questi possono essere sostituiti con 120 kg netti di polveri da lancio sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, in accordo con le equivalenze indicate al punto b); in alternativa si possono sostituire i 20 kg netti della IV categoria con 50 kg netti della V categoria. Si potrà raddoppiare tale
ultimo quantitativo ove ricorra la condizione di cui al successivo punto d) (giocattoli pirici blisterati);
d) fino a 20 kg netti di prodotti attivi contenuti in manufatti della V categoria. Ogni chilogrammo netto di prodotti attivi contenuto nei manufatti della V categoria può essere sostituito con due chilogrammi netti sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, in accordo con le equivalenze indicate al punto b).
In caso di rinuncia totale ai manufatti della V categoria, questi possono essere sostituiti con 160 kg netti di polveri da lancio sotto forma di cartucce cariche per armi comuni, in accordo con le equivalenze indicate al punto b).
Non è in alcun caso consentita la sostituzione di manufatti della V categoria con manufatti della IV categoria.
I 20 kg netti di prodotti attivi contenuti nei manufatti della V categoria potranno essere raddoppiati nel caso in cui si tratti di giocattoli pirici in confezione “blister”, purché i “blister” medesimi siano realizzati con materiale polimerico autoestinguente.
In relazione a particolari situazioni ambientali o a specifiche ragioni di pubblica sicurezza può essere prescritta la riduzione del quantitativo massimo consentito di cartucce e di polveri di I categoria.
Nel corso di validità della licenza il titolare, previa comunicazione alla competente autorità di pubblica sicurezza, può effettuare sostituzioni per categoria e quantità dei prodotti esplodenti autorizzati in sede di rilascio o rinnovo, applicando le equivalenze indicate nel presente articolo e fermo restando il quantitativo massimo autorizzato.
Tali variazioni devono essere annotate nel registro di cui all’art. 55 del T.U.L.P.S.
4. Caricamento cartucce. 1. Il caricamento di cartucce negli esercizi di minuta vendita può essere consentito limitatamente alle cartucce caricate con polveri senza fumo. Il locale destinato al caricamento non può essere adibito ad altri usi.
Il materiale necessario per il confezionamento del quantitativo giornaliero di cartucce autorizzato deve essere portato nel locale mediante prelievo dai locali di deposito prima dell’inizio delle operazioni di caricamento, eccezion fatta per le polveri, che devono essere introdotte nel locale nella quantità consentita per ogni operazione soltanto prima dell’inizio di ciascuna di esse; alla fine di ogni operazione le cartucce prodotte devono essere allontanate dal locale e poste tra quelle destinate alla vendita nei locali a ciò riservati.
Le polveri destinate al caricamento e le cartucce prodotte devono essere computate nei quantitativi autorizzati ai sensi dell’art. 3; delle operazioni relative al caricamento deve essere fatta annotazione sul registro delle operazioni giornaliere.
Il caricamento deve essere effettuato a mano o con macchinario mosso elettricamente, per operazioni successive ciascuna interessante non più di un chilogrammo di polvere per volta; la tramoggia del macchinario automatico non deve contenere più di un chilogrammo netto di polvere.
La commissione tecnica provinciale indica il quantitativo massimo di cartucce caricabile giornalmente in rapporto al contesto topografico, alla situazione ambientale o a specifiche ragioni di sicurezza.
2. Il locale (o i locali) destinato al caricamento cartucce deve avere una superficie non inferiore a mq 12, un’altezza non inferiore a m 2,40 ed una cubatura non inferiore a mc 36. Almeno una parete deve essere esterna e su di essa devono essere praticate una o più aperture di illuminazione naturale e di ventilazione, ciascuna di superficie non inferiore a mq 0,8, poste a non meno di m 2 di altezza dal pavimento e dal piano di campagna esterno; ogni apertura deve essere protetta esternamente da un’inferriata.
La comunicazione del locale caricamento con gli ambienti accessibili al pubblico non deve essere diretta; tra essi deve essere interposto un locale di disimpegno, di larghezza non inferiore a m 1,5. Le porte di comunicazione devono essere sfalsate e con apertura verso l’esterno. Il locale di disimpegno deve risultare sempre libero da qualsiasi ingombro.
Deroghe ai criteri enunciati potranno essere eccezionalmente ammesse, previo parere della commissione tecnica provinciale, purché vengano proposte misure alternative che conferiscano all’esercizio un equivalente livello di sicurezza.
L’impianto elettrico del locale caricamento cartucce e quello delle attrezzature meccaniche devono rispondere alle norme C.E.I. 64-2, fascicolo di novembre 1990, n. 1431.
Le prescrizioni riportate all’art. 2, punto 3, sui muri perimetrali, sui solai, sui serramenti, sull’impianto di riscaldamento e sulla dotazione di mezzi antincendio trovano applicazione anche per il locale di caricamento cartucce.
5. Norme speciali per i depositi di clorati entro l’abitato. È consentito alle fabbriche di fiammiferi di tenere in deposito, entro il recinto della fabbrica, il quantitativo di clorato di potassio occorrente alla lavorazione, purché siano scrupolosamente osservate tutte le misure atte a prevenire e ad estinguere gli incendi e che i depositi stessi siano costituiti da locali isolati, all’uopo esclusivamente destinati, costruiti in muratura, senza impiego di legname o di materiale comunque combustibile.
La commissione tecnica provinciale stabilisce le condizioni di sicurezza cui debbono soddisfare questi depositi e il quantitativo massimo di clorato di potassio che si può autorizzare a contenere. È consentito pure ai commercianti grossisti di prodotti chimici e farmaceutici di tenere in deposito, entro l’abitato, clorato di potassio, di sodio e di bario, fino ad un massimo complessivo di kg 100 in polvere e kg 50 in discoidi purché:
a) i clorati siano tenuti in locale separato e chiusi perfettamente in recipienti metallici o di legno, escludendo l’uso di imballaggi di tela, e sia comunque evitato il contatto con sostanze organiche e con acidi inorganici;
b) siano rigorosamente osservate tutte le precauzioni e le disposizioni contro l’incendio nei locali adibiti a deposito e nelle loro vicinanze.
I fabbricanti di fiammiferi ed i commercianti grossisti di prodotti chimici e farmaceutici hanno l’obbligo di munirsi delle licenze di cui all’art. 47 del T.U.L.P.S., per il deposito e la vendita di clorati.
Tale obbligo non è esteso ai farmacisti, purché non detengano clorato di potassio in quantità eccedenti i kg 15 in polvere e i kg 10 in discoidi.

CAPITOLO VII
Cantieri di scaricamento, ripristino e caricamento proiettili.

NORME GENERALI.
1. – Si denominano Cantieri (o Laboratori) di caricamento e scaricamento proiettili gli stabilimenti – permanenti od occasionali (occasionali sono quelli destinati ad essere smontati al termine dei contratti per i quali vengono istituiti) – in cui vengono eseguite tutte od alcune delle operazioni seguenti:
dispolettamento o disogivamento proiettili carichi;
scaricamento dei proiettili con asportazione dell’esplosivo per via meccanica od idrica, esclusa quindi la combustione dell’esplosivo che, se necessaria, deve essere eseguita fuori del cantiere, in località adatta e con speciali cautele;
sabbiatura, verniciatura, zincatura dei proiettili vuoti;
caricamento per fusione (sia direttamente nei proiettili, che, in custodie di cartone o di cartone con anima di alluminio o di altri materiali);
caricamento per compressione;
caricamento in pastoso;
finitura del proiettile carico, fresatura delle cariche, preparazione alloggiamento di detonatori, applicazione di custodiette, ecc.;
applicazioni di spolette (purché prive di innesco);
scinturazione e rottura di proiettili vuoti da passare a rottame;
ricupero dell’esplosivo e sua inertizzazione o trasformazione;
inertizzazione incendivi (in località adatta);
distruzione di proiettili carichi (in località adatta e fuori del cantiere);
confezionamento di cilindretti per detonatori secondari e sussidiari;
applicazione di detonatori (escluso il primario);
confezionamento di casse e imballaggio dei proiettili;
confezionamento cariche di lancio in sacchetti od in bossoli (esclusa, l’applicazione del cannello);
confezionamento di carichette di polvere nera;
applicazioni di tali carichette alle cariche di lancio.
2. – Nell’interno dei cantieri, ove si eseguono tali operazioni, è vietata la fabbricazione di qualsiasi esplosivo, sia di lancio, che di scoppio, fatta eccezione per i tipi amatolo (nitrato di ammonio e tritolo) che si ottengono per impasto a caldo, dei soli due costituenti, al momento stesso di caricarli nei proiettili.
Se la ditta ha propri impianti per la fabbricazione di esplosivi, detti impianti debbono essere
distanziati in base alle norme di sicurezza più oltre indicate: tra essi ed il laboratorio deve esistere una netta separazione (muro o rete metallica, o reticolato) e le comunicazioni debbono avvenire soltanto attraverso passaggi costantemente sorvegliati.
Se nel cantiere si scarica o ripristina anche proiettili carichi di polvere nera, il reparto, ove si compiono le operazioni di scaricamento o quelle di caricamento con polvere nera, deve essere nettamente distinto da quelli ove analoghe operazioni sono contemporaneamente eseguite su proiettili caricati con altri esplosivi.
I proiettili a polvere nera debbono avere propri depositi di sosta (per quelli in arrivo e per quelli in partenza) distanziati dagli altri depositi.
Qualora, nello stesso cantiere, si debbano manipolare contemporaneamente proiettili a polvere nera e proiettili carichi di altri esplosivi, si dovrà costituire uno speciale reparto per polvere nera comprendente tutti i locali ove si maneggia tale esplosivo, sia per scaricamento che per caricamento.
Detto reparto deve essere convenientemente cintato (muro o rete metallica) e l’accesso o l’egresso debbono essere possibili solo attraverso un limitato numero di passaggi proporzionale all’importanza del cantiere, opportunamente vigilati. In ogni modo deve essere evitato il pericolo che polvere nera sciolta, o eventualmente rimasta entro i manufatti scaricati, possa comunque essere portata negli altri reparti.
È consentito che il reparto ripristino sia unico per qualsiasi tipo di proiettile; in tal caso i proiettili a polvere nera prima di passare al detto reparto, debbono subire lavaggio e verifica.
3. – Si considerano come facenti parte del cantiere i depositi di sosta di proiettili carichi (sia in arrivo, da scaricare, che pronti per la partenza) e i depositi esplosivi nel quantitativo strettamente indispensabile.
Tali depositi debbono essere ubicati secondo le norme più avanti indicate.
Grandi depositi, sia di esplosivi che di proiettili carichi, che fossero ritenuti necessari, dovranno essere disposti fuori del cantiere e considerati a parte.

CAPITOLO VIII
Sicurezza esterna ed interna.

1. – Ai fini della sicurezza si deve considerare la massima quantità di esplosivo (sciolto od in proiettili carichi) che, in caso di sinistro, può detonare nello stesso momento (o perché concentrata in unico locale, o, se in più locali, perché disposta in masse non sufficientemente distanziata l’una dall’altra per impedire la detonazione per influenza).
2. – Gli esplosivi e manufatti esplosivi debbono classificarsi a seconda che, per la loro natura chimica, per il loro confezionamento (in casse, in proiettili ecc.) per la lavorazione che stanno subendo (fusione, compressione, ecc.), possono:
a) detonare, provocando, per urto esplosivo, danni a fabbricati e materiali, o scoppio, per influenza, di altre masse di esplosivo;
b) detonare, proiettando schegge e rottami capaci di produrre gravi danni a fabbricati, materiali e persone;
c) incendiarsi e comunicare il fuoco a materiali.
I singoli locali debbono perciò, essere distanziati e protetti tenendo conto della natura e della quantità dell’esplosivo o manufatto esplosivo che contengono, nonché delle speciali lavorazioni che nei locali stessi si compiono.
3. – Ai fini della sicurezza esterna, e cioè del danno che un eventuale scoppio possa produrre ad abitati o manufatti estranei al cantiere si osserveranno le norme seguenti:
a) pei depositi di sosta di proiettili carichi, sia in arrivo che in partenza, e di esplosivo sciolto o comunque imballato, si applicherà la formula d = K √C nella quale d, è la distanza minima tollerata espressa in metri, fra il locale contenente l’esplosivo e il fabbricato o centro abitato vicinori; C, è il quantitativo di esplosivo espresso in chilogrammi, (esclusi imballaggi, involucro e parti metalliche dei proiettili, ecc.) effettivamente esistente nel locale; K, è un coefficiente numerico dedotto dall’esperienza che dipende dalla natura e dal confezionamento dell’esplosivo, dalla costituzione del deposito e dalla natura e vulnerabilità del fabbricato o centro abitato da proteggere.
I valori da assumere nei singoli casi, pel coefficiente di sicurezza K, sono quelli indicati nella tabella riportata al n. 2 del precedente cap. IV.
L’applicazione di tale formula permetterà, caso per caso, di determinare il quantitativo massimo di esplosivo che può allogarsi in depositi già esistenti e di adottare la più conveniente distribuzione degli esplosivi e manufatti esplosivi in relazione allo spazio disponibile ed ai locali esistenti o da creare;
b) è vietato di conservare in unico deposito, costituito da più locali o magazzini, (o in un deposito del tipo cruciforme – V. Tav. II), quantitativi di esplosivi maggiori alle 80 tonn. anche se racchiusi in proiettili ed alle 60 tonn. se trattasi di esplosivi di sensibilità analoga a quella dell’acido picrico. Ogni locale o magazzino non potrà contenere più di tonn. 20 di esplosivo nel primo caso e di 15 nel secondo.
Le distanze così determinate, non potranno però mai essere inferiori, nel caso di depositi di proiettili, ai m. 200 se trattasi di proiettili di piccolo calibro, 300 se di medio calibro, 500 se di grosso calibro, salvo che – a giudizio della Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili – la configurazione del terreno offra sufficiente protezione.
Si intendono proiettili di piccolo calibro quelli fino a 105 mm. di diametro; di medio calibro quelli dal 120 al 210 compresi e di grosso calibro, quelli di diametro superiore.
ESEMPIO ILLUSTRATIVO.
Sia un deposito, terrapienato, contenente in complesso tonn. 30 di tritolo sciolto esso dovrà distare

m = 12 √30.000 = 1038
  2  

da città e centri abitati importanti

m = 8 √30.000 = 692
  2  

da opifici, gruppi di case, ecc;

m = 4 √30.000 = 346
  2  

da ferrovie, case, ecc.
Se trattasi di locali in cui si lavorano esplosivi (caricamento e scaricamento) la formula va applicata in base al quantitativo massimo di esplosivo che può trovarsi nel locale.
E’ conveniente suddividere in più baracche distinte e distanziate esplosivi e manufatti esplosivi, in modo da ridurre la pericolosità di ciascuna baracca e, di conseguenza, rendere più ristretta la distanza di sicurezza.
Così, anziché riunire in una o poche cataste assai vicine i proiettili in arrivo, converrà scaglionarli in più cataste distanziate in modo che l’eventuale scoppio di una non determini, per influenza, quello delle altre.
L’altezza delle cataste non deve superare m. 1,65.
4. – La sicurezza interna dei cantieri deve tendere ai seguenti scopi:
1) evitare che l’esplosione, che avvenisse in un reparto (deposito, blinda, caldaia, ecc.), possa propagarsi per influenza, determinando la distruzione di tutti o di gran parte degli esplosivi e manufatti esplosivi esistenti;
2) proteggere, nel miglior modo possibile, il personale del reparto sinistrato e di quelli viciniori contro le conseguenze di un eventuale scoppio.
Nello studio della protezione dei singoli reparti del cantiere occorre distinguere gli effetti prodotti dall’urto esplosivo da quelli dati da proiezione di schegge o rottami; i primi sono più da temersi nei locali dove sono ricoverate notevoli quantità di esplosivo sciolto (depositi, caldaie di fusione, ecc.); i secondi dove limitate quantità di esplosivo sono racchiuse in proiettili e cimentate da azioni meccaniche: i due effetti insieme si possono avere quando si tratti d notevoli masse di esplosivo racchiuse in proiettili (depositi proiettili carichi).
Si danno in particolare le seguenti norme:
a) Per evitare gli effetti della detonazione per influenza determinata dall’urto esplosivo è necessario che i singoli locali contenenti esplosivi siano fra loro distanziati in base alla natura e confezione dell’esplosivo ed al quantitativo massimo che può essere concentrato in un singolo locale.
Si applica la formula d = K√ C in cui, al coefficiente K saranno attribuiti valori indicati alla lett. b) del n. 4 del precedente Cap. I o quelli indicati alla successiva lett. c) dello stesso n. 4, a seconda che trattasi di laboratori o di depositi di esplosivi.
Tali coefficienti possono essere dimezzati quando i locali sono robustamente terrapienati, o quando esistano ostacoli naturali (contrafforti, ecc.) che si oppongano efficacemente al propagarsi dell’urto esplosivo.

ESEMPI ILLUSTRATIVI.

1° – Una baracca terrapienata, contenente 30 tonn. di tritolo, non costituisce un pericolo (ai soli fini della detonazione per influenza, perché l’esplosione eventuale produrrà gravi danni al fabbricato) per altra baracca contenente uguale o minor quantità di esplosivo distante m. 52. Infatti:

d = 0 ,60 √30.000 = 0,60 x 173 = 103,80 = 51,90
  2   2   2  

2° – Un reparto di fusione tritolo avente caldaie della capacità di Kg. 400 ciascuna, collocate in celle separate da terrapieni, deve essere disposto in modo che le singole caldaie distino fra loro di almeno 6 metri e cioè:

m = 0 ,60 √400 = 0,60 x 20 = 6
  2   2  

affinché lo scoppio di una non determini, per influenza, quello delle altre.
E’ però, a rilevarsi che, nel caso di esplosivi di lancio, il pericolo maggiore è dato dall’intenso calore che si svolge in caso d’incendio e dalle lunghissime fiamme.
Converrà, quindi, distribuire le varie polveriere, sfruttando il terreno e tenendo conto della direzione del vento dominante, in modo da diminuire, per quanto possibile, tale pericolo;
b) per evitare gli effetti di proiezione di schegge quando trattasi di limitate quantità di esplosivo (un proiettile di grosso calibro o medio calibro, o pochi proiettili di piccolo calibro), è indispensabile ricorrere alle blinde, eseguendo le operazioni più pericolose (dispolettamento, disogivamento, caricamento per compressione), in appositi locali nei quali i macchinari occorrenti siano manovrabili dall’esterno;
c) notevole pericolo presentano, in caso di scoppio, proiettili carichi accumulati. Il raggio d’azione di schegge, rottami e proiettili inesplosi non è calcolabile con formule.
Converrà, quindi, proteggersi dal pericolo, sfruttando – ove possibile – le forme del terreno, essendo, in questi casi, di mediocre efficacia i terrapieni artificiali, che, per ovvie ragioni, non possono tenersi elevati di quanto occorrerebbe per arrestare tutte le traiettorie di proiettili o frammenti lanciati in caso di scoppio; ricoverare i proiettili in baracche costituite con materiale non combustibile, ed evitare, in modo assoluto, che in esse o vicino ad esse possano accumularsi materiali atti a provocare od alimentare incendi (cumuli di imballaggi, stoppe e stracci, lubrificanti, vernici, ecc.).
Nell’interno del cantiere, e soprattutto nei pressi ove si eseguono e operazioni di scaricamento e caricamento, non dovranno mai accumularsi proiettili carichi. Perciò, mentre i depositi per proiettili in arrivo ed in partenza debbono essere sistemati a conveniente distanza – come indicato nel precedente n. 3 – il movimento di afflusso e deflusso dei proiettili stessi dovrà essere regolato in modo che, nell’interno dei locali ove si eseguono le operazioni di dispolettamento, disogivamento, fresatura e caricamento per compressione, non vi siano mai proiettili in attesa di lavorazione. Quelli occorrenti per la continuità delle lavorazioni, debbono rimanere fuori da detti locali, all’esterno delle blinde, e, se in quantità notevole (centinaia per piccoli calibri, decine per medi e grossi calibri), occorre costituire uno o più depositi di sosta blindati (pareti protette come nei locali di dispolettamento) in prossimità delle celle anzidette, purché le pareti abbiano altezza tale (almeno m. 3) da arrestare – tenuto conto della piccola area che tali depositi di sosta debbono avere – la quasi totalità delle schegge che verrebbero proiettate in caso di scoppio.
E’ assolutamente vietato, nelle immediate vicinanze dei locali dove si caricano e scaricano proiettili o comunque si lavora su esplosivi, costituire cumuli o cataste di proiettili, anche se vuoti, che possano intralciare o rendere meno celere l’allontanamento degli operai in caso di sinistro.
Tale norma va osservata anche se trattasi di cumuli di materiali di qualsiasi genere (casse, rottami, ecc.) o si accumulino, entro la zona racchiusa dai terrapieni o dalle blinde, o anche sopra i terrapieni stessi, materiali (ciottoli, rottami di ferro e simili) perché, in caso di scoppio, possono agire come proiettili.
Proiettili fumogeni e proiettili incendiari.
5. – I proiettili fumogeni e quelli incendiari devono essere conservati in appositi locali terrapienati e bene aereati. Detti locali o depositi non devono essere muniti di parafulmini e debbono distare almeno 100 metri da quelli contenenti munizioni ordinarie.

CAPITOLO IX
Costituzione di baracche, di celle blindate e di caldaie di fusione.

1. – Le baracche debbono avere struttura solida, ma debbono risultare leggere, asciutte e possibilmente isotermiche.
Possono essere costituire da pilastri e da semplici cortine di laterizi forati su due teste, o da blocchetti cavi di cemento, e devono avere il pavimento sopraelevato cm. 30 sul piano di campagna, ma ad esso raccordato negli ingressi, su sottofondo di calcestruzzo o sottostante vespaio.
L’armatura può essere costituita da incavallature miste di ferro e legno ignifugato, ed l soffitto dev’essere di struttura leggera.
Le porte ad entrambe le testate e le finestre, non vetrate, situate lungo le pareti longitudinali (una per ogni campata) debbono aprirsi verso l’esterno.
Lungo il margine inferiore delle pareti, a 20 cm. dal pavimento, devono essere disposti vani di aereazione con canne di ventilazione ed i vani predetti devono essere muniti di sportelli metallici per poterli chiudere nei periodi di pioggia, umidità o forti calori, e di rete metallica (V. Tav. III).
2. – Le celle blindate hanno lo scopo di garantire l’incolumità del personale adibito al dispolettamento o dal disinnescamento dei proiettili, e di evitare la proiezione delle schegge all’intorno in caso di accidentale scoppio.
Le operazioni sopra ricordate debbono essere compiute dall’esterno, mediante apposito congegno da maneggiarsi sempre all’esterno dalla parte della cella.
La cella deve avere le seguenti caratteristiche:
a) dimensioni proporzionate al calibro massimo dei proiettili da manipolare;
b) ingresso a baionetta, possibilmente doppio;
c) pareti, pavimento e soffitto rivestiti da robusti panconi di legno di essenza forte ed ignifugati;
d) protezione laterale e superiore costituita da non meno di due metri di terra. Tale spessore deve essere proporzionato al calibro dei proiettili da manipolarsi.
Le celle di tipo permanente possono essere di struttura cementizia armata o di legno; quelle occasionali o temporanee, possono invece essere costituite da murate di robuste casse riempite di terra o di sabbia (V. Tav. IV).
3. – Gli spessori delle traverse per le caldaie o tini di fusione degli esplosivi, devono essere in relazione alla quantità dell’esplosivo che si deve fondere; tali spessori possono essere di 3 a 4 metri per caldaie che contengano da 100 a 200 chili di esplosivo tipo tritolo.

CAPITOLO X
Sicurezza contro gli incendi.

1. – Se il cantiere ha carattere permanente, deve essere dotato di adatta distribuzione di idranti in modo da potere, in qualunque punto, disporre di getti d’acqua aventi almeno una pressione utile di quattro atmosfere alla lancia.
Se ha carattere occasionale, tale rete potrà essere sostituita da pompe da incendio, sia montate su automezzi che trasportabili a mano, di numero e potenzialità sufficienti a giudizio del competente comandante dei Vigili del Fuoco, in base all’ampiezza del cantiere.
Inoltre, tutti i cantieri, sia permanenti che occasionali, come pure le fabbriche di esplosivi in genere, debbono avere una congrua dotazione di estintori di tipo moderno, tenuti sempre in perfetta efficienza e protetti, nella stagione invernale, in modo da evitare il mancato funzionamento per congelazione del liquido.
Nelle immediate vicinanze, presso le uscite normali e di sicurezza, dei locali ove per le lavorazioni che vi si compiono, è possibile si verifichi una improvvisa fiammata che incendi gli abiti degli operai, debbono disporsi docce automatiche o, almeno, ampie vasche contenenti acqua e, accanto, secchi e secchielli per facilitare lo spegnimento degli abiti stessi.
Negli spiazzi erbosi dei cantieri e degli stabilimenti debbono essere disposti mucchi di sabbia e badili per spegnere prontamente un eventuale principio di incendio.
Se, nell’interno degli opifici, vi sono terreni adibiti a coltivazione, deve darsi la preferenza alle piante che, per loro natura, non sono suscettibili di trasmettere il fuoco facilmente (alberi fruttiferi, ortaggi, mais, ecc.).
L’erba deve essere mantenuta sempre verde mediante innaffiamenti frequenti e tagli periodici.

Sicurezza contro scariche elettriche atmosferiche.

2. – Valgono, in generale, le norme di cui al successivo allegato D.
Nell’applicazione di tali norme si terrà, però, conto dell’effettiva entità del pericolo, e ciò sia in relazione alla zona in cui risiede l’opificio, più o meno esposto a scariche elettriche, sia alla entità o tipo dell’esplosivo ricoverato o esistente in ciascun locale.
Norme speciali potranno, caso per caso, essere applicate a cantieri occasionali, creati per temporanee esigenze.
Di massima si cercherà di utilizzare la costituzione stessa della baracca per la protezione contro le scariche elettriche, mettendo a terra, con adatte condutture le coperture in lamiera.
Cataste di proiettili, anche carichi, non è necessario siano collegate a terra; occorrerà, però,
che esse siano disposte a conveniente distanza (non minore di m. 20) da linee elettriche, anche se a basso potenziale, e che sul probabile percorso di scariche elettriche partenti dalle condutture stesse e dirette alle cataste non siano disposti esplosivi di qualsiasi natura.
Particolare cura si avrà nel collegare alla terra i macchinari in cui esplosivi allo stato polverulento o di fine granitura, specialmente se allo stato secco (se non grafitati), sono soggetti a setacciamenti o maneggi tali da produrre mutuo strofinio (essiccatori per nitrocellulose e gallette di nitrocellulosa con nitroglicerina, botti lisciatrici, setacci ed imbuti mescolatoi per esplosivi secchi, ecc.).

Sicurezza contro azioni dall’esterno.

3. – I cantieri, le fabbriche ed i depositi di esplosivi debbono essere protetti da una recinzione continua e di accertata efficacia (rete metallica alta m. 2,50 o muro non scalabile).
Tale recinzione deve essere disposta a non meno di metri 40, riducibili a 20 se esistano ostacoli naturali od artificiali, dai locali contenenti esplosivi e materiali infiammabili, tenendo conto, caso per caso, della forma del terreno (alture, dominanti, fiumi e fossati, zona di accesso aperta e sgombra di ostacoli oppure macchiosa o boscosa, ecc.).
Lungo la recinzione, all’esterno, oppure all’interno dell’opificio, a seconda della praticabilità del terreno e della convenienza, deve esistere un cammino di ronda.
La linea di recinzione deve essere dotata di un sistema di illuminazione sufficiente e lungo di essa, e nel caso di opifici di ampiezza rilevante, debbono esistere stazioni di segnalazione.
I cantieri e le fabbriche, che volessero adottare la protezione per segnalazione con raggi infrarossi, dovranno dimostrare la perfetta efficienza del sistema il quale dovrà essere controllato ogni sei mesi od anche più di frequente saltuariamente, se ritenuto necessario, dalla Commissione tecnica provinciale.
Il personale di ronda deve disporre di lantere elettriche a mano di sufficiente intensità.
E’ vietato l’impiego di lanterne comuni e di qualsiasi altro mezzo d’illuminazione a fiamma.

CAPITOLO XI
Lavoro notturno (10) .

1. – Il lavoro notturno di cui all’art. 105 del regolamento di pubblica sicurezza può essere autorizzato nelle fabbriche di esplosivi e manufatti esplosivi, limitatamente ai procedimenti di lavorazione che debbono essere condotti necessariamente in ciclo continuo ed a quelli che consentano, per l’adozione di particolari mezzi o sistemi operativi e di controllo, una riduzione del rischio connaturato alle lavorazioni medesime senza divario del rischio stesso rispetto alle attività diurne. (11)
2. – Il lavoro notturno non è comunque consentito nei procedimenti di fabbricazione e di manipolazione di polvere nera, di miscele pirotecniche e per la fabbricazione di oggetti esplodenti in genere della IV e della V categoria, né per operazioni di scaricamento, ripristino e caricamento proiettili od altri manufatti esplosivi di recupero nei cantieri di scaricamento civili. (11)
3. – Nei locali autorizzati al lavoro notturno le operazioni di trasferimento di esplosivi e dei manufatti esplosivi da e per i depositi di fabbrica di cui all’art. 5 f. del capitolo 1° devono essere eseguite esclusivamente nelle ore diurne. (11)
4. – Le autorizzazioni possono essere:
a) permanenti quando il lavoro notturno si inquadra nella tecnica stesa del procedimento adottato, fatti salvi frequenti controlli delle condizioni di sicurezza da parte della commissione tecnica provinciale di cui all’art. 49 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Siffatte autorizzazioni devono essere immediatamente sospese e saranno revocate quando le condizioni di sicurezza non risultino più adeguate;
b) temporanee quando il lavoro notturno è determinato da motivi contingenti dei quali gli interessati devono comprovare la assoluta necessità con idonea documentazione, producendo anche le dichiarazioni delle altre amministrazioni dello Stato eventualmente interessate. (11)
5. – Ai fini del rilascio delle autorizzazioni di deroga al divieto di lavoro notturno il titolare della licenza di fabbricazione di esplosivi o manufatti esplosivi deve presentare domanda in carta legale al Ministero dell’interno – Direzione generale della pubblica sicurezza, e la documentazione tecnica dalla quale risultino i motivi posti a fondamento della richiesta con una dettagliata descrizione delle misure e degli accorgimenti che si intendono adottare nella esecuzione del lavoro per salvaguardare la sicurezza pubblica e la incolumità del personale lavorante.
Sull’istanza il Ministero decide previo accertamento dell’osservanza anche delle norme vigenti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, sentito al riguardo il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, nonché il parere della commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili a norma dell’art. 86 del regolamento di pubblica sicurezza. (11)

Igiene e sicurezza degli operai.

1. – Gli stabilimenti ed i cantieri debbono disporre di un posto di pronto soccorso, dotato di qualche letto, di barelle a mano e, possibilmente, di almeno una barella montata su ruote pel pronto trasporto di feriti.
2. – Ogni reparto della fabbrica o del cantiere deve disporre di almeno una cassetta di pronto soccorso che dovrà essere sempre tenuta in piena efficienza.
E’ necessario che nello stabilimento o nel cantiere vi sia, tra il personale maschile, e quello femminile, ove sono impiegate operaie, qualcuno che abbia frequentato un corso di pronto soccorso e che ne abbia ottenuto il diploma.
3. – Il servizio sanitario dell’opificio deve essere affidato ad un medico che, pur non avendo obbligo di permanere nell’opificio stesso, deve risiedere nelle vicinanze in modo da essere sempre reperibile.
In caso di assenza dovrà farsi sostituire da altro sanitario informando tempestivamente la direzione dello stabilimento o del cantiere.
Inoltre gli opifici stessi debbono essere collegati telefonicamente con almeno due recapiti di medici residenti nelle vicinanze e debbono disporre di automezzo sia per far più sollecitamente pervenire il medico all’opificio, sia per trasportare, eventualmente, l’infortunato all’ospedale viciniore.
Il nome ed il recapito di detti medici deve essere affisso in portineria, e nell’ufficio della direzione.
4. – A tutti gli operai addetti al maneggio degli esplosivi nitroderivati aromatici deve essere giornalmente distribuita, a cura della direzione, una razione di latte (1/4 di litro) solo o aromatizzato con caffè o cacao.
Coloro che lavorano esplosivi contenenti nitroglicerina (balistiti, dinamiti, ecc.), debbono avere, oltre ala razione di latte, una razione di caffè (15 grammi) convenientemente inzuccherato.
La direzione deve, con opportuna sorveglianza, assicurarsi che tali razioni di latte e caffè siano effettivamente consumate dagli operai, e non asportate dallo stabilimento o cedute ad altri.
5. – Gli operai addetti al maneggio degli esplosivi debbono avere indumenti di lavoro completi, comprese le calzature senza chiodi, da indossare prima di avere accesso nelle officine. Tali indumenti debbono, a cura della direzione, essere lavati o rinnovati con sufficiente frequenza.
Coloro che, per lo speciale lavoro (fresatura di cariche di scoppio, maneggio di esplosivi polverulenti, ecc.) sono soggetti a respirare pulviscoli, debbono essere muniti di apposita maschera a protezione della bocca e del naso.
In casi particolari potrà essere imposto anche l’uso di maschere a completa protezione del viso, di occhiali, di guanti, ecc.
6. – Fuori dalle officine, in località adatte e protette dalla pioggia, debbono essere disposti in numero sufficiente, lavatoi dove gli operai debbono recarsi prima di consumare il cibo, nelle soste di lavoro e prima di abbandonare l’opificio. Tali lavatoi debbono disporre di sapone e di spazzole per la pulizia delle unghie.
7. – Appositi cartelli, affissi alle pareti nelle varie officine, debbono, oltre alle indicazioni
delle norme prudenziali occorrenti nel maneggio degli esplosivi, recare richiami sulla necessità della pulizia personale per evitare forme di avvelenamento cronico.
8. – Tutti i locali, ove si maneggiano esplosivi, debbono essere puliti giornalmente, od anche più spesso ove occorra, con getti d’acqua e scope. Le spazzature non debbono essere accumulate nell’interno dell’opificio, ma, di volta in volta, portate in località adatta e abbastanza lontana per essere ivi bruciate.
9. – Il medico incaricato del servizio sanitario dell’opificio deve tenersi al corrente dello stato di salute degli operai, visitandoli almeno una volta l’anno (più di frequente quelli che mostrassero segni di deperimento organico) e segnalare alla direzione coloro che si mostrassero non idonei, o meno idonei, al compito loro affidato.

CAPITOLO XII
Sistemazione di locali adibiti ad uffici, abitazioni, ecc. dipendenti dallo stabilimento o dal cantiere.

1. – Nell’interno degli stabilimenti o dei cantieri non possono esistere che gli uffici del personale direttivo addetto alle lavorazioni.
Gli altri uffici, ai quali possono o debbono avere accesso anche persone estranee e le abitazioni del personale direttivo o di custodia debbono sempre essere dislocati fuori dal recinto dell’opificio.
2. – L’ubicazione degli uffici esterni, abitazioni delle famiglie dei custodi e delle guardie giurate, dei corpi di guardia, ecc., deve essere tale da garantire almeno contro i danni gravi.
3. – Gli uffici esterni e le abitazioni del personale addetto all’opificio devono essere ubicati
in modo che fra essi ed i locali contenenti esplosivi siano, possibilmente rapposti magazzini di materiali inerti e officine puramente meccaniche.
4. – I depositi devono essere situati nei punti più riparati del cantiere o della fabbrica, sfruttando sagacemente il terreno o erigendo, se necessario, terrapieni di protezione a ridosso dei locali da difendere; ciò, specialmente, quando trattisi di locali piccoli, come corpi di guardia, abitazione custodi, ecc.
5. – I locali di temporanea sosta degli operai, come refettori, lavatoi, ecc. quando non sia possibile costruirli fuori dall’opificio, si debbono situare al riparo dei reparti pericolosi e dalle baracche contenenti esplosivi o proiettili carichi e, se necessario, debbono essere protetti con terrapieni limitati al lato od ai lati esposti.

CAPITOLO XIII
Disposizioni finali e transitorie.

1. – Per l’impianto e l’esercizio dei cantieri valgono pure le altre prescrizioni, d’indole
generale, stabilite nei capitoli precedenti del presente Allegato.
2. – Gli stabilimenti, le fabbriche, i depositi di esplosivi ed i cantieri di scaricamento, ripristino e caricamento proiettili già esistenti, possono rimanere in esercizio nello stato in cui si trovano, non trascurando tuttavia di apportare in essi, nei limiti del possibile, le migliorie stabilite dalle presenti norme.
Dovranno però essere al più presto attuate le provvidenze prescritte contro gli incendi.
In caso di importanti trasformazioni o radicali modificazioni nei reparti esistenti, dovranno essere osservate le prescrizioni del presente Allegato.
3. – La direzione tecnica degli stabilimenti, delle fabbriche di esplosivi e dei cantieri deve essere affidata a personale laureato in chimica o ingegneria chimica o ingegneria industriale, personale che è tenuto responsabile del buon andamento della fabbricazione e della conservazione degli esplosivi. E’ fatta eccezione per le fabbriche esclusive di polvere nera e di fuochi artificiali qualora non impieghino rispettivamente un numero di operai superiore a 24 e 12.
Alla direzione dei cantieri in esercizio alla data di pubblicazione del presente regolamento, può essere conservato il personale che non sia in possesso dei titoli di cui sopra, purché, a giudizio del Ministero dell’Interno, sentita la Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili, sia ritenuto, per la sua speciale capacità tecnica, idoneo alla direzione stessa.

—–
(1) Lettera aggiunta dal D.M. 27 maggio 1987, n. 239.
(2) Numero modificato dal D.M. 2 agosto 1973, dal D.M. 6 maggio 1974, successivamente, dal D.M. 22 ottobre 1977 e, da ultimo, sostituito dal D.M. 16 ottobre 1985.
(3) Per l’applicazione delle disposizioni del presente capitolo ai depositi di fabbrica, di vendita e di consumo permanente per cartucce e armi di piccolo calibro, vedi il D.M. 18 luglio 2001.
(4) Numero modificato dal D.M. 2 aprile 1974.
(5) Numero sostituito dal D.M. 2 aprile 1974 .
(6) Capitolo modificato dall’art. 1, D.M. 18 ottobre 1973 e, dallo stesso , come modificato dal D.M. 18 settembre 1975 e dal D.M. 30 giugno 1982. Successivamente il presente capitolo è stato modificato dal D.M. 21 luglio 1999, a sua volta revocato e sostituito dall’art. 1, parte terza, D.M. 23 settembre 1999 e, da ultimo, modificato dal D.M. 23 settembre 1999.
(7) Comma sostituito dall’art. 16, comma 1, lett. a), D.M. 19 settembre 2002, n. 272. Per la disciplina transitoria, vedi l’art. 21 del medesimo D.M. 272/2002.
(8) Comma modificato dall’art. 16, comma 1, lett. b), D.M. 19 settembre 2002, n. 272. Per la disciplina transitoria, vedi l’art. 21 del medesimo D.M. 272/2002.
(9) Comma modificato dall’art. 16, comma 1, lett. c) e d), D.M. 19 settembre 2002, n. 272. Per la disciplina transitoria, vedi l’art. 21 del medesimo D.M. 272/2002.
(10) Titolo aggiunto dal D.M. 13 luglio 1977.
(11) Paragrafo aggiunto dal D.M. 13 luglio 1977.

CAPITOLO I
Licenze di trasporto (art. 83 del Regol.).

1. – Le licenze per il trasporto degli esplosivi di qualsiasi categoria, sono rilasciate in calce agli avvisi di spedizione" e sono, salvo il caso d’uso esenti da tassa di bollo perché rientrano fra gli atti di cui all’art. 156 della tariffa A annessa al T.U. della legge di bollo 6 gennaio 1918, n. 135. Tale esenzione spetta agli atti in parola, per la loro speciale natura e, quindi, essi possono goderla in ogni caso, anche se trattasi di licenze permanenti.
Le suddette licenze sono però soggette al pagamento della prescritta tassa di concessione governativa.
2. – Gli avvisi di spedizione" debbono essere presentati in duplice esemplare dei quali, uno resterà in atti presso l’Ufficio di P.S. che rilascia la licenza di trasporto, l’altro, debitamente completato nel modo anzidetto sarà restituito all’interessato ed accompagnerà gli esplosivi durante il trasporto, sino al luogo di destinazione.
Nelle licenze di trasporto dev’essere fatta menzione dell’ottenuto "nulla osta" dell’autorità di P.S. del luogo in cui gli esplosivi sono destinati, nonché dell’autorizzazione Ministeriale qualora trattasi di esplosivi contemplati nell’art. 46 della legge di P.S.
3. – Non si possono trasportare esplosivi della 1 categoria in quantità superiore a netto Kg. 5, od artifici in quantità superiore a Kg. 25 di peso lordo – escluso l’imballaggio -, né cartucce cariche della 5 categoria per fucile da caccia in numero superiore a millecinquecento senza licenza di trasporto rilasciata dal prefetto.
4. – Si possono concedere licenze permanenti di trasporto per esplosivi di I, II, III, IV e V categoria in conformità dell’art. 51 della legge, quando sia il mittente che il destinatario risultino provvisti di licenza di deposito o di vendita.
La licenza permanente abilita a più trasporti per il periodo della sua validità (1) .
5. – Pel trasporto di polveri da caccia o di polveri da mina in quantità non superiore a 200 Kg., la licenza può essere rilasciata anche senza nulla osta dell’Autorità di pubblica sicurezza del luogo di destinazione.
6. – Nelle licenze permanenti per trasporti periodici o continuativi di esplosivi delle categorie I e V, gruppo A (a scopo di rifornimento degli esercizi di vendita) delle fabbriche e dai depositi di vendita, deve essere indicato il periodo di validità della licenza stessa; periodo che non deve protrarsi oltre l’anno solare, salve le successive rinnovazioni.
Quando si tratti invece di rifornimento di qualsivoglia esplosivo di altre categorie dai depositi di fabbrica e dai depositi di vendita a depositi di fabbrica o di vendita od a depositi di consumo o giornalieri autorizzati per un determinato lavoro di scavo, stradale, minerario o simili, la licenza permanente di trasporto può avere la validità massima di tre mesi, salve le successive rinnovazioni.
La validità della licenza per il trasporto di esplosivi da depositi di fabbrica e di vendita a
depositi di consumo o giornalieri; autorizzati per un determinato lavoro di scavo, stradale, minerario o simili, non potrà comunque eccedere il termine presumibile del lavoro per il quale fu rilasciata la licenza di deposito di consumo temporaneo o giornaliero.
Dei singoli trasporti riguardanti i rifornimenti dei depositi di fabbrica o di vendita di esplosivi di 2° e 3° categoria, il titolare della licenza del deposito di partenza deve dare avviso al questore almeno due giorni prima di ogni viaggio.
Con unico avviso possono essere notificati uno o più trasporti.
L’avviso, da compilare in carta semplice e in duplice copia, può essere presentato in questura o all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo manchi, al comando stazione carabinieri.
Al presentatore, al momento della notificazione, sarà restituita una copia dell’avviso con il timbro dell’ufficio, per ricevuta.
Degli avvisi presentati gli uffici di pubblica sicurezza od i comandi stazione carabinieri
informeranno immediatamente la questura o le questure competenti per territorio per gli eventuali, ulteriori provvedimenti.
Nel silenzio dell’autorità di pubblica sicurezza il nulla osta deve ritenersi acquisito e si può dare corso alla spedizione.
In relazione a situazioni particolari o di emergenza il questore può non prendere atto dell’avviso o dettare specifiche prescrizioni oltre quelle già eventualmente imposte con la licenza a salvaguardia della sicurezza e della pubblica incolumità secondo le disposizioni di cui al seguente punto 7).
Il titolare della licenza del deposito di partenza, quando si tratta di esplosivi di 2° e 3° categoria, deve dare comunicazione al questore di ogni variazione al programma della spedizione con le modalità stabilite per l’avviso di trasporto. Quando la domanda di rinnovo sia stata presentata almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validita’, la licenza si intende comunque prorogata fino al momento del rilascio del provvedimento di rinnovo, salvo che nel frattempo sia stato adottato un provvedimento di diniego della medesima domanda. (2)
7. – L’autorità che rilascia la licenza prescrive le cautele necessarie a garantire la incolumità pubblica, in conformità alle disposizioni contenute nei capitoli seguenti.

Capitolo II
(Norme generali da osservarsi per il trasporto di esplosivi) (3)

Per il trasporto degli esplosivi si applicano le disposizioni nazionali che recepiscono gli accordi internazionali in materia di trasporto delle merci pericolose su strada "A.D.R.", per ferrovia "R.I.D.", per via aerea "I.C.A.O.", per mare "I.M.O." e nelle acque interne "ADNR.

—–
(1) Numero dapprima modificato dal D.M. 23 gennaio 1974 e successivamente dall’art. 1, DM 8/4/2010.
(2) Numero dapprima modificato dal D.M. 16 febbraio 1974 e successivamente dall’art. 1, DM 8/4/2010.
(3) Capitolo modificato dal D.M. 16 febbraio 1974, dal D.M. 15 febbraio 1985 e, successivamente, sostituito dall’art. 17, D.M. 19 settembre 2002, n. 272. Per la disciplina transitoria, vedi l’art. 21 del medesimo D.M. 272/2002.

PARTE I
SOSTANZE FACILMENTE INFIAMMABILI E CAPACI DI DAR LUOGO AD ESPLOSIONI.

§ 1 – Classificazione degli edifici.

Ai fini della protezione contro le scariche elettriche atmosferiche, gli edifici e le costruzioni attinenti alla lavorazione, manipolazione e conservazione di sostanze facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni, sono classificati come segue:
1) – edifici e costruzioni destinati completamente ad uso di ufficio e servizi accessori (produzione o trasformazione di energia elettrica, ad esempio) ed a scopo di ricerche od esperienze e che, non contenendo (o solo in minime quantità) le sostanze pericolose, non offrono per loro natura alcun pericolo speciale di incendio o esplosione;
2) – edifici e costruzioni destinati alla lavorazione e conservazione di oggetti e sostanze che, pur essendo attinenti alla industria od al commercio delle sostanze pericolose, non siano, per loro natura e per lo stato in cui si trovano, né facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni, né esplosive;
3) – edifici e costruzioni destinati, in tutto od in parte, alla lavorazione o manipolazione di sostanze facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni;
4) – edifici e costruzioni (serbatoi, recipienti) destinati in tutto od in parte a contenere, a scopo di conservazione, lavorazione o manipolazione, sostanze facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni. Quest’ultima categoria si suddivide ancora in serbatoi interamente metallici all’aperto interrati e fuori terra (parzialmente o totalmente); serbatoi non interamente metallici all’aperto; ed edifici (o costruzioni) contenenti serbatoi di deposito o merce imballata.
Per gli edifici e costruzioni di cui ai nn. 1) e 2), non occorrono, ai fini della protezione contro le scariche atmosferiche, precauzioni diverse da quelle consigliabili (tenuto conto della località e della grandezza dei fabbricati) per edifici industriali, in genere. Quando però detti edifici si trovano nelle vicinanze di quelli indicati ai nn. 3) e 4), è da tenere presente la possibilità di propagazione di incendi dagli uni agli altri, possibilità tanto maggiore quanto minori sono le distanze. Se queste distanze scendono al di sotto di una trentina di metri, è consigliabile ogni precauzione atta a ridurre i pericoli di incendio, e la gravità delle loro conseguenze (riduzione, ad es., nelle nuove costruzioni, dell’uso di materiali infiammabili, come il legno, specie per le strutture portanti principali dell’edificio) e ad assicurare un servizio di spegnimento pronto ed efficace.

§ 2. – Edifici nei quali si lavorano o si manipolano sostanze facilmente infiammabili (n. 3 del paragr. 1).

Gli edifici e le costruzioni in cui si lavorano o si manipolano sostanze facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni, vanno protette dalle scariche atmosferiche con parafulmini a schermo reticolare" (od a gabbia di Faraday") secondo le modalità precisate nella Appendice tecnica".
Ove si tratti di impianti fatti all’aperto e le sostanze infiammabili siano contenute entro apparecchi, recipienti, tubi od altro, completamente metallici e chiusi, è sufficiente la messa a terra di tutti gli apparecchi (o recipienti, o tubi), da fare con gli stessi criteri prescritti per la messa a terra degli schermi di protezione degli edifici. La messa a terra, anziché essere individuale per ogni elemento dell’impianto, potrà anche ottenersi provvedendo al sicuro collegamento elettrico di tutte le parti di ciascun impianto (ove questo collegamento non sia già assicurato dalle tubazioni o strutture metalliche esistenti) e mettendo a terra l’insieme per mezzo di spandenti, in numero (mai inferiore a due) eguale a quello che le norme prescriverebbero per un edificio coprente la stessa area occupata dall’impianto (compresi in questa area gli spazi che separano le varie parti dell’impianto). Se qualcuno degli apparecchi e dei recipienti o delle tubazioni presentasse delle aperture, queste andrebbero chiuse da reti metalliche elettricamente collegate alla massa dell’impianto; se poi da queste aperture fosse frequente o probabile l’uscita di aeriformi facilmente infiammabili, alla rete di cui sopra ne andrebbe aggiunta, verso l’interno dell’apertura, una seconda ("tagliafiamma"), ad una distanza non minore del diametro dell’apertura e collegata anch’essa colla massa dell’impianto. Se qualche parte o qualcuno degli apparecchi non è metallico, andrà protetto con uno schermo reticolato, del tipo di quelli usati per la protezione degli edifici, collegato colla parte metallica residua dell’impianto; le dimensioni dello schermo e quelle delle maglie andranno fissate in modo che, pur non ostacolando il funzionamento dell’impianto, la distanza fra la parte da proteggere ed il reticolato non sia inferiore al lato del quadrato equivalente all’area delle maglie.

§ 3. – Serbatoi o recipienti interamente metallici, all’aperto (n. 4 del paragr. 1).

A) – Quando la sostanza infiammabile sia contenuta a scopo di conservazione lavorazione o manipolazione entro serbatoi o recipienti metallici, chiusi, totalmente o parzialmente fuori terra, situati all’aperto (compresi i gasometri), è sufficiente:
a) provvedere, ove occorre, ad assicurare il buon collegamento elettrico fra tutte le parti metalliche, fisse e mobili, del serbatoio e le masse metalliche che eventualmente si trovino nelle immediate adiacenze;
b) alla messa a terra dell’insieme, mediante un numero di spandenti variabili a seconda della grandezza del serbatoio e mai inferiori a due, a meno che il serbatoio abbia una capacità inferiore ai 200 mc., nel qual caso sarà sufficiente un solo spandente.
Nei riguardi del punto a), il collegamento potrà ritenersi senz’altro sicuro fra tutte le parti saldate, oppure chiodate o bullonate senza interposizione di sostanze non conduttrici. Negli altri casi, il collegamento potrà ritenersi soddisfacente ove sia effettuato mediante conduttori o funi metalliche (od anche catene metalliche) solidamente fissate alle parti e di sezione non minore di 50 mmq., complessivamente; altrimenti, dovrà essere completato in modo adatto a ciascun caso particolare e sino a soddisfare la condizione precedente.
Ove il serbatoio, il gasometro o qualcuna delle tubazioni collegate, abbia delle aperture,esse dovranno essere chiuse da reti metalliche tagliafiamma collegate elettricamente col resto del serbatoio.
Se il serbatoio ha superiormente una ringhiera metallica (od altre strutture metalliche, in genere) occorrerà, ove non sia già fatto, assicurare il suo collegamento elettrico, in più punti col resto del serbatoio.
Ai fini della protezione dalle scariche atmosferiche non è generalmente necessaria nessuna aggiunta alla parte superiore del serbatoio tutte le volte, come è generalmente il caso, ch’essa sia in lamiera di sufficiente spessore (qualche millimetro); in particolare, non è consigliabile, sebbene non possa generalmente dirsi pericolosa, l’aggiunta di aste verticali, terminanti o no con fiocchi metallici. Piuttosto, ove la mole del serbatoio, la sua altezza fuori terra, la natura dell’infiammabile conservato o la frequenza nella regione di temporali accompagnati da scariche elettriche facciano desiderare maggiori precauzioni protettive, è consigliabile la sistemazione, al disopra del tetto metallico del serbatoio, di una adatta rete di conduttori come quelli adoperati per la protezione degli edifici, a maglie aventi il lato medio di grandezza non superiore alla distanza che separa la rete dal tetto. Questa rete andrebbe collegata elettricamente, in più punti, con la massa metallica del serbatoio e con le prese di terra.
Quanto al punto b), se si tratta di serbatoi parzialmente interrati, gli spandenti per la messa a terra potranno essere omessi soltanto quando le misure indichino che la naturale messa a terra del serbatoio sia sicuramente e permanentemente buona (che, cioè, la sua resistenza di terra sia non maggiore di quella richiesta per le prese di terra usuali) anche in giornate di tempo asciutto.
I provvedimenti di cui ai punti a) e b) dovranno essere attuati anche quando nelle immediate adiacenze (oppure al di sopra) dei serbatoi, si trovino delle linee elettriche aeree e simili; le quali, per altro, saranno escluse dal collegamento con la massa dei serbatoi.
B) – Per i serbatoi metallici (all’aperto) interrati, ma col passo d’uomo, la torretta di manovra, ecc. affioranti al livello del suolo, basterà controllare che la loro naturale messa a terra, sia permanentemente buona (che la loro resistenza di terra, sia non maggiore di quella richiesta per le prese di terra usuali), anche in giornate di tempo asciutto. Se questo non fosse il caso, o per la natura del terreno, o per particolari costruttivi di sistemazione del serbatoio (rivestimenti di cemento, di calcestruzzo, od altro) basterebbe provvedere alla messa a terra del serbatoio mediante una "terra" supplementare costituita da almeno unospandente affondato sino a sufficiente profondità, od una"terra di capacità".
C) – Quando il serbatoio sia completamente e permanentemente interrato in terreno ordinario, non troppo asciutto (coltivabile od argilloso) e sia ricoperto ovunque da almeno qualche decimetro di terreno, non occorrerà in generale nessuna precauzione.
Solo per i serbatoi situati in zone nelle quali le scariche elettriche siano frequenti ed in terreni dei quali sia dubbia la conduttività (terreni molto asciutti, sabbiosi, ghiaiosi e rocciosi), oppure costruiti con modalità (casse di isolamento in cemento, ecc.) che lascino dubitare del loro collegamento elettrico col suolo, sarà necessario controllare la loro effettiva naturale messa a terra, e, nel caso che la resistenza di terra si riveli maggiore di quella richiesta nelle prese ordinarie (si vegga l’Appendice tecnica) provvedere come nel caso B) dei serbatoi affioranti.

$ 4 – Serbatoi o recipienti non interamente metallici, all’aperto (n. 4 del paragr. 1).

Quando il serbatoio o il recipiente della sostanza infiammabile sia costruito in tutto od in parte con materiale elettricamente non conduttore, dovrà provvedersi alla protezione del serbatoio (oppure dell’edificio in cui esso si trovi) dalle scariche atmosferiche con parafulmini a schermo reticolare e con le stesse norme (paragr. 2) che valgono per gli edifici e le costruzioni in cui si lavorano o manipolano le sostanze infiammabili.
Nel caso, tuttavia, in cui solo una piccola parte del serbatoio fosse di materiale non conduttore, ed il resto fosse metallico, potrà provvedersi con le norme già indicate per i serbatoi interamente metallici, purché la parte non conduttrice venga protetta con un reticolato metallico collegato elettricamente col resto del serbatoio, analogamente a quanto è stato prescritto (paragr. 2) nei riguardi degli impianti non interamente metallici di lavorazione all’aperto.
Per le eventuali aperture del serbatoio valgono le stesse prescrizioni già date per i serbatoi metallici.

§ 5 – Edifici e costruzioni contenenti serbatoi di deposito o merce imballata (n. 4 del paragr. 1).

Attesa la diversa probabilità, per gli edifici, di essere colpiti dalle scariche atmosferiche, a seconda che facciano parte di importanti agglomerazioni edilizie, o ne siano fuori, ed attesa la diversa gravità dei relativi pericoli a seconda di ciò che l’edificio contiene, ed in relazione alla differente frequenza delle scariche, occorre distinguere da caso a caso.
Quando si tratti di edifici contenenti dei serbatoi del tipo di quelli considerati ai paragrafi 3-4, è necessario provvedere alla protezione di ciascun serbatoio come se si trovasse all’aperto, oppure provvedere alla protezione dell’edificio o costruzione, come al paragrafo 2.
Quando si tratti di depositi importanti di merce imballata in recipienti di lamiera metallica
sottile, e situata in costruzioni isolate e distanti da grandi agglomerazioni edilizie, è pure necessario provvedere alla protezione dell’edificio con il sistema a schermo reticolare.
Nel caso, invece, dei piccoli depositi che la legge consente nelle città, quando siano situati in qualcuno dei locali inferiori di costruzioni facenti parte di importanti agglomerazioni edilizie, in regioni non specialmente soggette a violenti temporali, non sarà necessaria alcuna speciale protezione.
In ogni caso, occorrerà che i locali di deposito siano sicuramente ventilati, provvedendo, ove occorra, all’impianto di adatte canne di ventilazione, in materiale non conduttore (muratura, cemento, ecc.), oppure aprendo nelle pareti degli sfiatatoi od aereatori (in basso ed in alto). Specialmente abbondante dovrà essere la ventilazione nei locali ove possano essere compiute, anche soltanto occasionalmente, operazioni di travaso di liquidi infiammabili, facilmente evaporabili e capaci di dar luogo ad esplosioni; ove la superficie complessiva delle aperture (porte e finestre) di comunicazione libera con l’esterno non raggiunga, in totale, un quindicesimo della somma delle superficie di tutte le pareti del locale, inclusi pavimento e soffitto, bisognerà aumentare la superficie delle accennate aperture, o provvedere ad una adeguata ventilazione artificiale di sussidio; e se, per attuarla, si ricorresse a ventilatori elettrici aspiranti, i relativi motorini dovranno essere del tipo chiuso.
Nelle operazioni di travaso, fra un recipiente metallico ed un altro, di liquidi non conduttori, è sempre consigliabile (ed è necessario nel caso di travasi di qualche importanza, o di sostanze facilmente infiammabili) curare il collegamento elettrico dei due recipienti (mediante, ad es., una catenella metallica, od altro) sia fra di loro, sia con la terra.

PARTE II
SOSTANZE ESPLOSIVE.

§ 6 – Classificazione degli edifici

Ai fini della protezione contro le scariche elettriche atmosferiche, gli edifici e le costruzioni attinenti alla lavorazione, manipolazione e conservazione delle sostanze esplosive, sono classificati nelle stesse quattro categorie considerate nel paragrafo I nei riguardi delle sostanze infiammabili.
Per gli edifici simili a quelli indicati ai nn. 1) e 2) del paragr. 1 valgono ancora le avvertenze contenute nella fine del paragrafo stesso.

§ 7 – Edifici e costruzioni nei quali si lavorano o si manipolano sostanze esplosive (n. 3 di cui al paragr. 6 ed 1).

Gli edifici e le costruzioni in cui si lavorano o si manipolano sostanze esplosive, in genere, vano protetti dalle scariche atmosferiche con parafulmini del tipo detto a schermo reticolare" (od a gabbia di Faraday"), secondo le modalità precisate dalla Appendice tecnica".
Ai fini che qui interessano, non è considerato come manipolazione" il confezionamento di cartucce che viene fatto negli esercizi di minuta vendita.

§ 8 – Edifici e costruzioni contenenti depositi di sostanze esplosive (n. 4 dei paragr. 6 e 1).

Con riferimento alla classificazione dei depositi di sostanze esplosive, contenuta nel precedente Allegato B, dovranno essere protetti dalle scariche atmosferiche, secondo le norme precisate nell’Appendice tecnica, tutti i depositi così detti di fabbrica di vendita e di consumo (permanenti o temporanei) e quelli dei cantieri di scaricamento e caricamento proiettili; e dovranno pure essere protetti nello stesso modo quei magazzini o depositi giornalieri, che si trovino in località particolarmente soggette a temporali accompagnati da scariche elettriche.
Sono tuttavia esenti, di regola, dall’obbligo della protezione:
a) i depositi di consumo diretto (tanto più e di carattere temporaneo), di cui al n. 5 del Capitolo IV, del precedente Allegato B, destinati a contenere non più di 200 Kg. di esplosivi, purché isolati o in posizione tale per cui, in caso di scoppio, non possano presumibilmente arrecare danni importanti;
b) i magazzini o depositi giornalieri in località non particolarmente soggette a scariche elettriche atmosferiche;
c) i depositi smontabili di esplosivi destinati all’agricoltura;
d) i piccoli depositi esistenti presso le minute rivendite.

PARTE III

DISPOSIZIONI TRANSITORIE.

Gli impianti di protezione contro le scariche elettriche atmosferiche, negli stabilimenti e depositi di nuova costruzione, devono essere fatti secondo le presenti Norme tecniche e la"Appendice tecnica" allegata.
Gli impianti negli stabilimenti e depositi già esistenti alla data della pubblicazione del presente regolamento, dovranno a mano a mano essere visitati dalle Autorità competenti, approfittando dell’occasione di visite che si debbano compiere per altri motivi, oppure eseguendo appositi sopraluoghi se tali occasioni tardassero molto a presentarsi. Questo dicasi per le località che sono notoriamente soggette a scariche elettriche atmosferiche. La visita verterà di preferenza: sui locali più pericolosi (polveriere, magazzini di esplosivi, baracche per deposito di proiettili, apparecchi dinitrazione, lavaggio, ecc. di esplosivi; petrinaggio; essiccatoi e simili; oppure grandi serbatoi, locali di travaso di liquidi facilmente infiammabili; grandi magazzini di tali liquidi imballati); inoltre, sulle costruzioni alte, più soggette alle scariche elettriche (alti camini, serbatoi a torre, e simili).
I rimanenti edifici e costruzioni, tanto più se trattasi di grandi e ben funzionanti stabilimenti e depositi, e se non siano mai accaduti inconvenienti, potranno rimanere nello stato in cui si trovano, salvo a trasformare in seguito e successivamente, i vecchi impianti di protezione, in occasione di lavori di importanza ai singoli edifici o costruzioni.
Per le piccole aziende, ben funzionanti da tempo, e non situate in regioni molto soggette alle scariche elettriche, si prescriverà lo stretto indispensabile, in relazione alle presenti Norme ed all’Appendice.
Verrà concesso ogni volta un congruo lasso di tempo per l’esecuzione dei lavori prescritti, i quali dovranno poi essere debitamente collaudati.

APPENDICE TECNICA (1)

(1) La presente Appendice costituisce un riassunto, con i completamenti e gli adattamenti dei caso di ciò che vi è di sostanziale nelle Norme per l’impianto di parafulmini negli edifici militari" pubblicate dalle Autorità militari competenti; a queste Norme" si potrà ricorrere quando occorrano maggiori particolari esecutivi e costruttivi.

§ 1 – Generalità.

Per la protezione dalle scariche elettriche atmosferiche degli edifici, delle costruzioni e degli impianti in genere, è da adoperare il sistema "a schermo reticolare" (detto anche a "gabbia di Faraday"), formato da una specie di gabbia, costituita da un insieme di conduttori metallici incrociantisi, di sufficienti dimensioni trasversali, la quale come mostra la figura schematica, avvolga tutta la costruzione e l’impianto, sia in buona e permanente comunicazione elettrica col suolo, e sia collegata con le casse metalliche più importanti esistenti nell’edificio o nelle sue adiacenze e che giungano in prossimità dei conduttori dello schermo reticolare.
Le parti essenziali d’un impianto di protezione sono perciò:
a) la rete di conduttori costituenti lo schermo reticolare; si distingue ancora la parte superiore della rete, più facilmente colpita dalle scariche (i conduttori R di questa parte vengono chiamati "organi di raccolta" delle scariche), dal rimanente (i conduttori relativi S vengono detti "organi di scarico");
b) la messa a terra dello schermo reticolare, ottenuto collegando i conduttori che la
costituiscono con un certo numero di prese di terra T (od "organi di disperdimento");
c) i collegamenti della rete di protezione con le masse metalliche vicine.
A parità di altre condizioni, e supposta soddisfacente la messa a terra, la efficacia di un
sistema di protezione è tanto maggiore quanto più piccole, specie nella parte superiore, siano le maglie della rete di conduttori. Un oggetto situato nell’interno dell’edificio protetto può ritenersi, in genere, tanto più sicuro, quanto maggiore sia il rapporto fra la sua distanza dal punto più vicino della rete di conduttori ed il lato del quadrato di area equivalente a quella delle maglie vicine all’oggetto considerato.
Tale rapporto non deve scendere al disotto di un mezzo per nessuno degli oggetti che più specialmente interessi di proteggere, e deve raggiungere l’unità nei casi nei quali occorra un grado relativamente elevato di sicurezza (come quando si tratti della protezione di sostanze esplosive). A questa condizione può sempre soddisfarsi con l’infittimento, generale o locale, della rete di conduttori costituenti la gabbia, oppure (converrà più di rado) con l’allontanamento della rete stessa.

(omissis)

La bontà della messa a terra della rete di conduttori di protezione ha grande influenza sulla
efficacia generale dell’impianto di protezione.
A parità di altre circostanze, la probabilità di essere colpiti dalle scariche atmosferiche è assai minore per gli edifici facenti parte di importanti agglomerazioni edilizie che non per quelli isolati, in aperta campagna.
La frequenza media delle scariche atmosferiche non solo è variabile da regione a regione, ma subisce forti variazioni anche da una zona di terreno ad un’altra adiacente, col variare di innumerevoli circostanze, non sempre chiaramente identificabili. Le notizie statistiche che si hanno al riguardo, sufficienti ampiamente per dimostrare la necessità di assumere caso per caso informazioni dirette su luogo e tenerne largo conto, non consentono però ancora di tracciare una vera e propria carta, abbastanza particolareggiata, della frequenza delle scariche in Italia.
Dalle considerazioni precedenti, segue che, a seconda dei casi, il problema della protezione dalle scariche atmosferiche si presenta in forme tanto differenti e con così diverso grado di gravità, da rendere impossibile la elaborazione di norme che, essendo sufficientemente precise e particolareggiate, valgano in tutti i casi, senza esagerazioni o importanti manchevolezze. Si riassumono perciò, qui appresso, alcuni criteri generali, insieme a indicazioni quantitative riguardanti i casi più importanti.

§ 2. – Rete di conduttori costituenti lo schermo circolare.

I punti principali da considerare sono:
l’ampiezza delle maglie della rete e la disposizione dei conduttori che la formano;
la natura dei conduttori;
le loro dimensioni;
i collegamenti nei punti di incrocio;
la loro sistemazione rispetto alle pareti dell’edificio o rispetto all’impianto da proteggere.
L’ampiezza delle maglie si terrà minore nella parte superiore dello schermo reticolare. I valori consigliabili dipendono largamente dal grado di sicurezza che si vuole raggiungere (paragrafo 1) della presente Append., in relazione alla natura degli oggetti da proteggere, alla posizione dell’edificio ed alla frequenza locale delle scariche atmosferiche. Nei casi normali di edifici fuori dell’abitato, è generalmente sufficiente che la rete principale dei conduttori sia costituita da maglie di ampiezza non superiore ai 50 mq. in corrispondenza alla parte superiore dell’edificio ed ai mq. 150 in corrispondenza alle facciate verticali; cifre da intendere come ordine di grandezza piuttosto che come indicazioni tassative (la figura va intesa come figura di carattere schematico, non di carattere esecutivo; chè, a seconda delle circostanze, le maglie della gabbia di protezione dovranno essere di ampiezza maggiore o minore di quanto appaia dalla figura stessa). Nei casi di edifici facenti parte di importanti agglomerazioni edilizie, sono ammissibili maglie di ampiezza maggiore di quella corrispondente alle cifre di cui sopra, specie in corrispondenza alle facciate verticali; salvo però che si tratti di costruzioni notevolmente più elevate (torri, campanili, camini, torri di sostegno, ecc.) di quelle adiacenti; sarà allora il caso, invece, di adottare maglie di ampiezza minore, specie nella parte più alta. Sarà pure necessario ricorrere a maglie di ampiezza minore quando si tratti di edifici (o costruzioni, in genere) nei quali si lavorano, si manipolano o si conservano sostanze esplosive o molto facilmente infiammabili (come etere, solfuro di carbonio, ecc.), allo scopo di ottenere (paragrafo 1) della presente Append., che la distanza minima fra ogni oggetto od apparecchio da proteggere ed i conduttori più vicini dello schermo reticolare non sia inferiore al lato del quadrato di area equivalente a quella delle maglie più vicine a ciascun oggetto. Per ottenere l’infittimento delle maglie senza una spesa eccessiva, potrà anche ricorrersi alla suddivisione delle maglie sopra indicate (costituite dall’incrocio della rete principale di conduttori) mediante conduttori di sezione minore (conduttori secondari).
Si cercherà di dare alla rete la struttura più semplice e regolare possibile; quando, per altro, siano da rispettare esigenze estetiche, si potranno tendere i conduttori, per renderli poco visibili, lungo le linee principali, architettoniche o costruttive, dell’edificio, malgrado ne possa risultare qualche irregolarità nella ampiezza o disposizione delle maglie.
I conduttori verticali dello schermo reticolare che scendono lungo le pareti dell’edificio dovranno essere collegati, nella loro parte inferiore, da un conduttore ad andamento orizzontale (C; figura) che giri intorno all’edificio e che termini inferiormente, per così dire, la gabbia. Tale conduttore potrà trovarsi poco sopra il livello del suolo, oppure essere addirittura immerso nel terreno; in entrambi i casi, si dovrà curare (con precauzioni analoghe a quelle che verranno consigliate a proposito dei collegamenti fra spandenti e schermo reticolare, come al seguente paragrafo 3), che il conduttore ed i suoi collegamenti non siano facilmente soggetti a deperimento manomissione o guasti.
La natura del materiale adoperato per i conduttori ha relativamente poca influenza sul loro comportamento rispetto alle scariche atmosferiche; interessa però che si tratti di materiali i quali, tenuto conto delle circostanze locali, siano poco alterabili col tempo (a causa della loro natura o delle loro dimensioni trasversali). Quanto alla forma della sezione, sono preferibili quelle forme alle quali corrisponda una superficie di conduttore relativamente grande rispetto all’area della sezione trasversale, sicché, le strisce, le piattine, i tubi, i profilati sono preferibili ai conduttori cilindrici pieni. In definitiva, per i conduttori principali dello schermo reticolare è consigliabile il ferro zincato (o stagnato), sotto forma di piattine aventi uno spessore non inferiore a 2 millimetri ed una sezione non minore di circa 75 mmq. nella parte dello schermo al disopra del tetto, e non minore di circa 50 mmq. per i conduttori residui dello schermo; sezioni un po’ inferiori potranno usarsi solo nel caso di schermi e maglie assai fitte. Potranno adoperarsi anche conduttori in rame od in uno degli acciai inossidabili oggi in commercio; questi materiali, più costosi, rendono più sicura la conservazione nel tempo dell’impianto, ma sono più soggetti (specie il rame) alle manomissioni.
I collegamenti dei conduttori fra di loro (per ottenere le necessarie lunghezze) nei punti d’incrocio vanno fatti con grande cura. La saldatura produce il migliore contatto elettrico; ma da sola, all’aria libera, non dà sufficienti garanzie di durata. Sono quindi preferibili le chiodature e le bullonature; tanto più che, se ben fatte, il contatto elettrico, al quale danno luogo è più che sufficiente, tenuto conto della natura delle correnti che si tratta di condurre. La migliore soluzione, quando sia possibile, è naturalmente quella di saldare e chiodare (o bullonare); altrimenti, chiodare (o bullonare) soltanto. Negli incroci, basterà un solo chiodo (o bullone); nelle giunzioni, ne occorrono almeno due. I conduttori a piattina si prestano molto bene per questi collegamenti; per conduttori tubolari occorrono invece giunzioni a manicotto filettato, più costose.
Non vi è motivo di isolare i conduttori della gabbia di protezione dalle pareti dell’edificio o dal tetto (anzi, è necessario collegarli con le masse metalliche vicine che si trovassero nell’edificio); però, il contatto diretto con le pareti nuoce alla conservazione dei conduttori, soprattutto a causa della umidità che rimane facilmente fra conduttore e parete e della eventuale azione chimica, sopra i conduttori, dei materiali da costruzione. La migliore soluzione, quando ragioni estetiche lo permettano, è quella di tenere i conduttori leggermente discosti dalla costruzione (possono bastare anche pochi centimetri), con quegli artifici che le circostanze possano suggerire (frequenza dei sostegni, interposizione a intervalli regolari di sostanze chimicamente neutre, ecc.) senza però curarne l’isolamento elettrico.
E’ importante che i piegamenti dei conduttori, quando occorrano (per passare dalla parte superiore della gabbia di protezione alle parti verticali, per seguire le linee costruttive dell’edificio, ecc.), vengano fatti gradatamente, ad arco anziché bruscamente; piegature fatte presso a poco ad arco di cerchio, del raggio di circa un paio di decimetri, sono già soddisfacenti.
Quando si voglia realizzare ogni possibile economia di impianto e le circostanze si prestino, si potranno utilizzare, come conduttori della gabbia, anche le masse metalliche che già l’edificio avesse verso l’esterno (grondaie metalliche, tubi metallici di scolo), ma a patto di controllare la loro continuità elettrica e fare quanto occorra per garantirne sicuramente il mantenimento.
L’aggiunta di punte metalliche o di fasci di punte alla parte superiore dello schermo reticolare, non è né necessaria né utile, per quanto non possa dirsi pericolosa ove il resto dell’impianto sia ben fatto. Ove si volesse un grado assai elevato di protezione, piuttosto che aggiungere delle punte allo schermo, sarebbe assai preferibile raffittire le maglie della parte superiore della rete.
Nei casi nei quali l’edificio avesse già alla sua superficie delle aste metalliche, o simili (specie nella parte superiore: aste di bandiera, tubazioni metalliche, ringhiere metalliche, ecc.) occorrerebbe controllarne la continuità elettrica e collegarle elettricamente in modo sicuro con i conduttori più vicini delle gabbie.

§ 3 – Messa a terra dello schermo reticolare.

Questa messa a terra va fatta con le così dette rese di terra", che consistono in conduttori T (figura) immersi nel suolo (spandenti"), e collegati con i conduttori dello schermo reticolare.
In massima, uno spandente è tanto più atto alle sue funzioni quanto maggiore è la massa di terreno che esso riesce ad interessare direttamente alla dispersione delle correnti convogliate e quanto più conduttore è il terreno in cui viene immerso. Gli spandenti di forma molto allungata (aste, tubi, profilati, lunghe e grosse trecce metalliche, ecc.) sono perciò assai preferibili a quelli di forme raccolte (lastre, cesti metallici, ecc.); ed è molto consigliabile, tutte le volte che non sia economicamente impossibile, approfondire lo spandente sino a raggiungere la zona permanentemente umida del terreno. Molte pratiche empiriche suggerite in passato sono affatto inutili (per es., quella di spizzettare gli orli delle lastre metalliche che in passato erano molto adoperate come spandente) oppure efficaci bensì, ma non prive di inconvenienti (per es. quella di collocare del carbone coke, discreto conduttore, in pezzi, intorno allo spandente; chè il carbone aumenta bensì la superficie di contatto col terreno, ma può formare coppia elettrica col metallo dello spandente, e facilitare le corrosioni); altre, sono di effetto generalmente temporaneo e non prive anch’esse di inconvenienti, come la pratica di innaffiare il terreno intorno allo spandente con soluzioni saline (chè mentre l’aumento di conduttività del terreno che si ottiene è difficilmente durevole, a causa del dilavamento prodotto dalle piogge e dalle acque sotterranee, d’altra parte la presenza di sali può più facilmente determinare inizi di corrosione nelle parti metalliche). E’ molto utile, invece, ogni provvedimento che valga a mantenere umido il terreno nelle vicinanze dello spandente (vicinanza di vene d’acqua, convogliamenti di acque piovane o di acque di scarico non corrosive).
Uno dei tipi più consigliabili di spandente, nella maggior parte dei terreni, è costituito da uno spezzone di tubo di ferro o di profilato di ferro, di lunghezza non minore di quattro metri, infisso completamente e verticalmente nel terreno (se è possibile, sino ad una profondità sufficiente per toccare la zona permanentemente umida) nelle vicinanze immediate dell’edificio, e di grossezza sufficiente per resistere allo sforzo di infissione: comunque, lo spezzone, se a forma di tubo, non dovrà avere un diametro esterno inferiore ai 40 mm., e se a forma di profilato (cantonali, ferri a T, ecc.) non dovrà pesare meno di Kg. 3 per metro.
Nel riunire elettricamente ogni spandente col più vicino conduttore verticale dello schermo
reticolare, del quale conduttore la presa di terra viene ad essere come il prolungamento nell’interno del suolo, bisogna curare che il conduttore di collegamento sia solidamente attaccato alle due parti (preferibilmente con saldatura e chiodatura) e possa resistere a lungo all’azione corrosiva del terreno, che si manifesta specialmente nelle zone di umidità variabile (le così dette zone di bagnasciuga") ed all’uscita del conduttore del terreno. Per rendere il conduttore resistente a questa azione, si potranno usare conduttori in ferro di spessore (e quindi di sezione) notevolmente maggiore di quello delle piattine adoperate per lo schermo reticolare; oppure conduttori in rame stagnato o in acciaio inossidabile, o protetti in modo efficace (con guaine di piombo saldate, e così via). In questi ultimi casi, per ridurre gli eventuali effetti di coppia elettrica all’attacco con lo spandente, è utile rivestire di adatto materiale (impermeabile all’umidità ed all’ossigeno contenuto nel terreno) le parti ristrette dello spandente e del conduttore che sono in contatto; e sono stati consigliati rivestimenti di bitume, manicotti di cemento, ecc. Ma è da avvertire che se il rivestimento non è fatto con ogni cura, per ottenere l’aderenza pressoché perfetta del materiale con i metalli, il suo effetto è solo temporaneo.
I terreni nei quali le prese di terra riescono più efficaci, sono quelli umidi argillosi o coltivabili; risultati variabili, e generalmente meno
soddisfacenti, si ottengono nei terreni più o meno aridi (specie se sabbiosi, ghiaiosi o rocciosi), tutte le volte, almeno, che non si possa raggiungere la zona permanentemente umida. Quando il terreno sia decisamente cattivo conduttore (terreni sabbiosi asciutti, molti casi di terreni rocciosi, ecc.) converrà sostituire le prese di terra del tipo sopra descritto con le così dette (impropriamente) terre di capacità. In queste prese di terra, lo spandente è costituito da una raggiera di almeno otto o dieci corde metalliche o nastri metallici (di rame, ferro stagnato o ferro zincato), di grossezza sufficiente per resistere a lungo alle cause di deterioramento, unite ad un estremo col conduttore principale di scarico e irradiantesi a largo ventaglio, orizzontalmente, intorno ad esso, sino a distanze tanto maggiori, quanto peggiore è il terreno; distanze mai minori, per altro, di alcune diecine di metri. Conviene dare a queste corde o nastri una sezione mai minore di una trentina di millimetri quadrati, e interrarle, se possibile, sino a circa un metro di profondità. In casi particolarmente difficili, questi conduttori potranno essere semplicemente appoggiati sul terreno e ricoperti di detriti (privi di azione corrosiva), ma allora dovranno essere più numerosi.
Ottime prese di terra sono offerte dalle reti di distribuzione dell’acqua potabile esistenti nel sottosuolo, e, quando sia concesso di usufruirne, da ogni altro conduttore di grandi dimensioni (almeno lineari) esistente nel sottosuolo; in questi casi, basterà collegare questi tubi, o conduttori, con lo schermo di protezione. Buoni spandenti sono pure i pozzi d’acqua esistenti nel terreno (quando le loro pareti non siano rivestite di materiale impermeabile), gli scarichi di fontane importanti, i corsi d’acqua anche di piccola portata (purché perenni), e così via.
Il numero delle prese di terra da adoperare per ogni schermo reticolare dipende dalla grandezza e dalla forma dell’edificio; non si deve però scendere, di regola, al di sotto di almeno due prese di terra, che saranno disposte nelle parti opposte dell’edificio.
Finché lo schermo reticolare non copra aree maggiori di 50-60 mq. sono sufficienti due prese; quattro prese bastano sino a circa 300 mq., sei, sino a circa 500 mq.; al di là, salvo quanto fosse consigliato dalla forma dello schermo o da altre circostanze, potrà, generalmente bastare l’aggiunta di una presa di terra per ogni altri 150-200 mq. di area coperta. In ogni modo, è bene che il numero delle prese di terra non sia inferiore ad una per ogni 25 metri di perimetro dell’area da proteggere.Le cifre ora date presuppongono che si tratti di buone prese di terra. Sarà considerata come sufficientemente buona una presa di terra quando la sua resistenza verso terra, misurata nei modi noti, in varie epoche dell’anno, ed in periodi di siccità e di pioggia, risulti, in media, non superiore ad una cinquantina di ohm; questo valore, è generalmente facile da raggiungere nei terreni comuni, con spandenti del tipo a tubo od a profilato già descritto, infissi a sufficiente profondità. Detto allora n il numero delle terre sopra consigliato, la media dei valori, nelle varie epoche dell’anno, della resistenza del sistema delle prese di terra, non dovrà oltrepassare sensibilmente il valore 50/n ohm. Se, all’atto pratico, questa condizione non risultasse verificata, occorrerebbe aumentare il numero delle prese di terra sino ad avvicinarsi alla cifra desiderata 50/n (intendendo con n, ben inteso, non già il numero di prese di terra effettivamente fatte, ma il numero sopra consigliato per schermi reticolari della estensione in questione).
Le indicazioni precedenti vanno tuttavia intese essenzialmente a titolo di orientamento, giacché la così detta resistenza di terra" d’una presa non è la misura, ma solo una indicazione attendibile della attitudine dello spandente a compiere la sua funzione di convogliare al suolo la scarica atmosferica.
Questo è tanto vero che, confrontando la resistenza di una presa di terra del tipo normale con quella di una terra di capacità, fatte entrambe in terreno cattivo conduttore, non sempre la resistenza di questa seconda risulta molto minore dell’altra; oppure, le terre di capacità, interessando alla dispersione della scarica una estensione di terreno assai più vasta, sono indubbiamente più atte dell’altra alle loro funzioni.

§ 4 – Collegamenti dello schermo reticolare con le masse metalliche esistenti nell’edificio. Vicinanza di altre masse conduttrici e di alberi.

Ove, nell’interno od all’esterno dell’edificio, esistano masse metalliche (o conduttori in genere) molto importanti, queste dovranno essere elettricamente collegate ai conduttori della rete, ed almeno in due punti (scelti fra quelli che più si avvicinano ai conduttori), tutte le volte che le distanze fra masse conduttrici e rete non superino la metà del lato del quadrato di area equivalente a quella delle maglie più prossime. Il collegamento è invece superfluo (e potrà tralasciarsi per ragioni economiche e pratiche), quando la distanza di cui sopra sia nettamente maggiore del lato del quadrato equivalente; nei casi intermedi (quando la distanza sia compresa fra la metà del lato e l’intero lato del quadrato equivalente), occorrerà regolarsi in relazione alla importanza della massa ed alla forma delle maglie; tenendo presente, per altro, che è meglio abbondare nei collegamenti che scarseggiare.
Per questi collegamenti, da fare a seconda dei casi mediante chiodature, bullonature, collari di pressione, ecc., possono usarsi conduttori simili a quelli adoperati per lo schermo reticolare (essendo largamente sufficienti sezioni dell’ordine di mmq. 50) salvo quanto potesse essere consigliato da esigenze relative ai collegamenti da effettuare, o di resistenza meccanica, o di resistenza ad eventuali cause di corrosione.
Fra le masse metalliche da considerare ai fini dei collegamenti sopra accennati, dovranno essere comprese le armature di ferro delle tettoie dei tetti, le coperture metalliche, i macchinari in genere, le condutture dell’acqua, le canalizzazioni metalliche delle acque piovane, le ringhiere, ecc. Sono invece da escludere, in massima (a causa essenzialmente della difficoltà di effettuare collegamenti sicuri e che non imbarazzino le manipolazioni) i fusti metallici; nei casi però in cui si trattasse di cataste di carattere permanente di fusti metallici, specie se contenenti sostanze infiammabili od esplosive, sarebbe necessario raffittire le maglie della parte vicina dello schermo reticolare, sino a realizzare la condizione che la distanza minima fra la catasta ed i conduttori dello schermo non sia inferiore al lato del quadrato di area equivalente a quella delle maglie.
La prossimità all’edificio di conduttori (linee aeree, ad es.), o di masse conduttrici (altri edifici, protetti o no, alberi, ecc.) può costituire una modesta protezione se il conduttore o la massa siano in ottima comunicazione col suolo (condizione che non può ovviamente essere mai verificata per le linee elettriche di trasmissione, per quelle telefoniche, ecc.; può esserlo, invece, per i così detti fili di guardia" che talvolta proteggono le linee elettriche, oppure per linee metalliche non aventi scopi elettrici) e siano non più bassi dell’edificio in questione; ma, in generale, non è da farvi affidamento (a meno che le masse siano molte, come avviene allorché l’edificio fa parte di una grande agglomerazione edilizia, paragrafo 1) della Parte I. Quando, poi, non si possa essere sicuri dell’ottima e permanente messa a terra di quel conduttore o di quella massa, la loro prossimità può riuscire anche pericolosa. Si deve perciò evitare che alberi alti si trovino a meno di una ventina di metri dall’edificio da proteggere; intendendosi per alberi alti, ai fini che qui interessano, quelli la cui altezza superi i due terzi dell’altezza dell’edificio.

§ 5 – Edifici speciali.

Nei piccoli edifici, generalmente isolati (e talvolta circondati da traverse di terra), nei quali si compiano operazioni pericolose sopra notevoli quantità di sostanze esplosive, le maglie dello schermo reticolare dovranno essere piccole, per conseguire lo scopo di proteggere efficacemente tutti gli oggetti contenuti nell’interno, evitando anche, senza pericolo, di dover far troppi collegamenti, che spesso riuscirebbero imbarazzanti, fra la rete e le masse metalliche interne (dei macchinari, serbatoi, ecc.). Potrà usarsi con vantaggio una vera e propria rete, fatta con filo di ferro zincato del diametro di almeno 5 mm., con maglie aventi il lato non maggiore di qualche decimetro, la quale rete, piuttosto che poggiare direttamente sulla costruzione, dovrà tutte le volte che si possa farlo, circondarla da ogni parte, mantenendosene ad una certa distanza (mediante sostegni in ferro, cemento, od altri materiali incombustibili) possibilmente non inferiore ai due metri. In luogo della rete di filo di ferro si potrà anche adoperare della maniera stirata, di sufficiente spessore (non meno di circa mm. 2) della quale si curerà la buona conservazione (con verniciatura o provvedimenti equivalenti). Converrà badare, in ogni caso, che le maglie non siano così fitte da dar luogo a depositi ininterrotti di neve che possano compromettere la stabilità della costruzione. Per piccoli casotti, riesce spesso più semplice ed economico il rivestimento, completo e senza soluzioni di continuità, delle pareti esterne con lamiere in ferro zincato,od in rame, od in acciaio inossidabile (dello spessore di almeno 2 mm. nella parte superiore ed 1 mm. nelle parti verticali); dovrà essere fatto con molta cura e congiunti a ricoprimento il collegamento meccanico ed elettrico delle lamiere (le chiodature sono preferibili alla saldatura, a meno che quest’ultima sia autogena), ed il loro sicuro collegamento con le prese di terra.
Le tubazioni metalliche non sotterrate che dovessero entrare nella costruzione, saranno collegate con una presa di terra immediatamente prima dell’ingresso.
Se in un edificio in cui si manipolano o si conservano materie esplosive, oppure facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni, dovessero entrare binari, occorrerebbe assicurare anzitutto il contatto elettrico tra i vari tronchi successivi di rotaie e, non potendo essere senz’altro certa la buona comunicazione col suolo delle rotaie (generalmente poggianti su traversine di legno, massicciata, ecc.) collegare ancora il binario con una presa di terra a piccola distanza dall’entrata nella costruzione. Se il binario attraversasse la costruzione, occorrerebbero due prese di terra, una da ciascuna parte della costruzione stessa.
Nei recinti degli stabilimenti destinati alla lavorazione o manipolazione di sostanze esplosive, oppure infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni, non saranno ammesse linee elettriche ad alta tensione. Le linee aeree a bassa tensione che vi affluissero (per la illuminazione, forza motrice, segnalazioni, ecc.) dovranno diventare sotterranee all’entrata nel recinto, oppure, se il recinto fosse molto grande, a qualche distanza da ciascuno degli edifici nei quali si lavorano, si manipolano o si conservano le sostanze pericolose. Questa distanza non dovrà mai scendere al disotto di 10 metri, e dovrà salire sino a circa 50 metri ove si tratti di sostanze molto facilmente infiammabili e capaci di dar luogo ad esplosioni, e per gli esplosivi. Fra ciascuno dei fili della linea aerea e la sua prosecuzione in cavo dovranno essere inserite delle spirali d’induttanza, e, immediatamente prima di queste, i fili della linea dovranno essere muniti di scaricatori verso terra (per es., del tipo a corna, o di altro tipo) delle eventuali sovratensioni provenienti dalla linea.
Negli edifici in cemento armato, le armature metalliche potranno essere utilizzate per la costituzione dello schermo reticolare soltanto se durante la costruzione siano state prese le precauzioni necessarie per assicurare il contatto elettrico permanente fra i vari elementi metallici. In caso diverso, si dovrà trattare l’edificio come gli altri, procurando, se possibile, di collegare in più punti le armature metalliche della costruzione allo schermo reticolare, considerando le armature stesse come masse metalliche vicino allo schermo (paragrafo 4) della presente App. Tecnica.

§ 6 – Ispezioni periodiche e manutenzione degli impianti di protezione.

Costruito un impianto di protezione secondo i criteri generali e speciali sopra accennati e quelli dettati dalle circostanze particolari, è necessario predisporre delle verifiche periodiche annuali (da compiersi, possibilmente, qualche settimana prima dell’inizio della stagione temporalesca più importante dell’anno, se l’esistenza di questa stagione è sufficientemente netta), aventi lo scopo di accertare lo stato di conservazione dell’impianto. Le verifiche dovranno consistere nella ispezione:
a) dello schermo reticolare, per accertare la sua integrità ed il buono stato delle connessioni fra i vari conduttori;
b) dei collegamenti fra la rete e le masse metalliche dell’edificio;
c) nel controllo del buono stato delle prese di terra.
Di regola, le ispezioni di cui sopra potranno essere oculari; per il controllo delle terre, occorrerà anche qualche verifica della loro resistenza di terra ed il confronto dei risultati delle misure con quelli ottenuti all’epoca dell’impianto (paragrafo 3) della presente App. Tecnica. Ogni difetto o manchevolezza dell’impianto dovrà essere prontamente riparato.
Dovranno essere fatte altresì verifiche generali dello stato dell’impianto tutte le volte che si abbia ragione di ritenere che una scarica atmosferica abbia colpito l’impianto o le sue immediate adiacenze.
Dovrà, infine, tenersi presente che, per accurata che sia stata la costruzione e la manutenzione di un impianto di protezione, è assai raro che, dopo quindici o venti anni al massimo, esso non abbia bisogno di una completa rifazione o di riparazioni molto radicali.
Di tutte le verifiche, dei loro risultati e degli eventuali provvedimenti presi nei riguardi dell’impianto, dovrà essere tenuto nota in apposito registro, firmato dal direttore dello stabilimento od azienda, oppure da persona competente da lui esplicitamente delegata.

Tavola I

(omissis)

Modelli

Mod. 1 (Regolamento P.S., art. 61).(1)
(omissis)
Mod. 2 (Regolamento P.S., art. 61)
(omissis)
Mod. 3 (Regolamento P.S., art. 61)
(omissis)
Mod. 4 (Regolamento P.S., art. 61): (Mod. A del D.Min.Fin. 26 gennaio 1940 – XVIII)(2)
(omissis)
Mod. 5 (Regolam. P.S., art. 61)
(omissis)
Mod. 6 (Regolam. P.S., art. 71)
(omissis)
Mod. 7 (Regolamento P.S., art. 61): (Mod. C del D.Min.Fin. 26 gennaio 1940 – XVIII)
(omissis)
Mod. 9 (Regolam. P.S., art. 71)(3)
(omissis)
Mod. 10 (Regolam. P.S., art. 71)
(omissis)
Mod. 11 (Regolam. P.S., art. 74)
(omissis)
Mod. 12 (Regolam. P.S., art. 75)
(omissis)
Mod. 13 (Regol. P.S., art. 114)
(omissis)
Mod. 14 (Reg. P.S., art. 114)
(omissis)
Mod. 15 (Reg. P.S., art. 154)
(omissis)
Mod. 16 (Legge. P.S., art. 89)
(omissis)
Mod. 17 (Art. 162 Reg. P.S.)
(omissis)
Mod. 18 (Regol. P.S., art. 191)
(omissis)
Mod. 19 (Reg. P.S., art. 224)
(omissis)
Mod. 20 (Reg. P.S., art. 236)
(omissis)
Mod. 21 (Art. 246 Regol. P.S.)
(omissis)
Mod. 22 (Art. 138 legge P.S.)
(omissis)
Mod. 23 (Reg. P.S., art. 289)
(omissis)
Mod. 24 (Art. 261 Reg. P.S.)
(omissis)
Mod. 25 (Art. 295 Reg. P.S.)
Mod. 26 (Art. 298 del Regol. P.S.)
(omissis)

Note:
(1) Modello modificato dal D.M. 12 aprile 1986 e, successivamente, dal D.M. 17 aprile 2003.
(2) Modello modificato dal D.M. 17 aprile 2003.
(3) Modello modificato dal D.M. 16 febbraio 1987 e, successivamente dal D.M. 17 aprile 2003.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Regio Decreto 29/6/1939 n. 1127

Redazione

[Le tasse annuali successive a quella del primo anno debbono essere pagate anticipatamente, entro il mese corrispondente a quello in cui è stata depositata la domanda. trascorso questo termine di scadenza, il pagamento è ammesso nei sei mesi successivi, con l’applicazione di una sopratassa.
Possono pagarsi anticipatamente più tasse annuali.]

——-
(1) Articolo abrogato dall’art. 246, comma 1, lett. a), d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, che ha abrogato l’intero provvedimento

[Il brevetto decade per mancato pagamento entro sei mesi dalla scadenza della tassa annuale dovuta, osservate le disposizioni degli articoli seguenti.] (1)

——-
(1) Articolo abrogato dall’art. 246, comma 1, lett. a), d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, che ha abrogato l’intero provvedimento.

[Il richiedente o il titolare di un brevetto che, pur avendo usato la massima diligenza esigibile, non abbia potuto osservare un termine nei confronti dell’Ufficio italiano brevetti e marchi o della commissione dei ricorsi è reintegrato nei suoi diritti se l’impedimento ha per conseguenza diretta il rigetto della domanda di brevetto o di una istanza ad essa relativa, ovvero la decadenza del brevetto o la perdita di qualsiasi altro diritto o di una facoltà di ricorso. Nel termine di due mesi dalla cessazione dell’impedimento deve essere compiuto l’atto omesso e deve essere presentata l’istanza di reintegrazione con l’indicazione dei fatti e delle giustificazioni e con la documentazione idonea. L’istanza non è ricevibile se sia trascorso un anno dalla scadenza del termine non osservato. Nel caso di mancato pagamento di una tassa annuale, detto periodo di un anno decorre dal giorno di scadenza del termine utile, ai sensi dell’art. 47, per il versamento dell’annualità senza sopratassa.
Nel caso di mancato pagamento di una tassa annuale, detto periodo di un anno decorre dal giorno di scadenza del termine utile, ai sensi dell’art. 47, per il versamento dell’annualità senza sopratassa. Nel caso di mancato pagamento di una tassa per il mantenimento in vigore di un brevetto, deve anche allegarsi l’attestazione comprovante il pagamento della tassa dovuta, comprensiva della sopratassa di cui all’art. 47. Contro i provvedimenti di rigetto dell’istanza di reintegrazione da parte dell’Ufficio italiano brevetti e marchi è ammesso il ricorso, entro trenta giorni dalla comunicazione, alla commissione dei ricorsi. Sull’istanza di reintegrazione del diritto di presentare ricorso decide la commissione dei ricorsi. Le disposizioni di questo articolo non sono applicabili: ai termini di cui al precedente secondo comma, al termine per la rivendicazione dei diritti di priorità, ai termini la cui osservanza condiziona l’applicazione del terzo comma dell’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 540, al termine assegnato ai sensi dell’art. 29 per la scissione delle domande di brevetto e per la presentazione della domanda divisionale.] (1)

——–
(1) Articolo abrogato dall’ art. 14, comma 1, d.P.R. 30 giugno 1972 , n. 540 , reintrodotto dall’art. 36, d.P.R. 22 giugno 1979, n. 338, modificato dall’art. 86, comma 1, d.lgs. 4 dicembre 1992, n. 480 e, successivamente, abrogato dall’art. 246, comma 1, lett. a), d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, che ha abrogato l’intero provvedimento.

[La domanda diretta ad ottenere un provvedimento, per cui è prescritto il pagamento di una tassa, non è ricevibile qualora non sia corredata dal documento che ne comprovi l’effettuato pagamento. I pagamenti possono essere effettuati anche da persona diversa dal titolare del brevetto. Nell’annessa tabella A è indicato l’ammontare delle tasse prescritte da questo decreto. Gli atti e documenti soggetti a bollo, oltre quelli previsti dalla legge (testo unico) 30 dicembre 1923, n. 3268, e successive modificazioni , sono indicati nell’annessa tabella B.] (1)

——-
(1) Articolo abrogato dall’art. 246, comma 1, lett. a), d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, che ha abrogato l’intero provvedimento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Regio Decreto 18/6/1931 n. 773

Redazione

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo I – Delle attribuzioni dell’autorità di pubblica sicurezza e dei provvedimenti d’urgenza o per grave necessità pubblica

L’autorità di pubblica sicurezza veglia al mantenimento dell’ordine pubblico, alla sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità e alla tutela della proprietà; cura l’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello Stato, delle province e dei comuni, nonché delle ordinanze delle autorità; presta soccorso nel caso di pubblici e privati infortuni.
Per mezzo dei suoi ufficiali, ed a richiesta delle parti, provvede alla bonaria composizione dei dissidi privati.
L’autorità di pubblica sicurezza è provinciale e locale.
Le attribuzioni dell’autorità provinciale di pubblica sicurezza sono esercitate dal Prefetto e dal Questore; quelle dell’autorità locale dal capo dell’ufficio di pubblica sicurezza del luogo o, in mancanza, dal sindaco (1).
———

(1) La parola Sindaco, ha sostituito quella di Potestà prevista nel testo originario del 1931, a seguito del DL 04/04/44, n. 111 e del DPR 16/05/60, n. 570, art.1.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo I – Delle attribuzioni dell’autorità di pubblica sicurezza e dei provvedimenti d’urgenza o per grave necessità pubblica

Il Prefetto, nel caso di urgenza o per grave necessità pubblica, ha facoltà di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica.
Contro i provvedimenti del Prefetto chi vi ha interesse può presentare ricorso al Ministro per l’interno (1).
———

(1) La Corte Cost. – sent. 27/5/1961, n. 26 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente articolo nei limiti in cui esso attribuisce ai Prefetti il potere di emettereordinanze senza il rispetto dei principi dell’ordinamento giuridico, in riferimentoagli artt. 1, secondo comma, 70, 76, 77 e 138 della Costituzione, senza, in altre parole,provvedere ad indicare i criteri idonei e delimitare la discrezionalità dell’organo a cuiil potere è stato attribuito.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo I – Delle attribuzioni dell’autorità di pubblica sicurezza e dei provvedimenti d’urgenza o per grave necessità pubblica

Il sindaco e’ tenuto a’ rilasciare alle persone aventi nel comune la residenza o la loro dimora una carta d’identita’ conforme al modello stabilito dal Ministero dell’interno. (6)
La carta di identità ha durata di dieci anni e deve essere munita della fotografia della persona a cui si riferisce. Per i minori di eta’ inferiore a tre anni, la validita’ della carta d’identita’ e’ di tre anni; per i minori di eta’ compresa fra tre e diciotto anni, la validita’ e’ di cinque anni. «Le carte di identita’ rilasciate a partire dal 1° gennaio 2011 devono essere munite della fotografia e delle impronte digitali della persona a cui si riferiscono. Sono esentate dall’obbligo di rilevamento delle impronte digitali i minori di eta’ inferiore a dodici anni. (3) (5) (6)
La carta d’identita’ puo’ altresi’ contenere l’indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte. (4)
Per i minori di eta’ inferiore agli anni quattordici, l’uso della carta d’identita’ ai fini dell’espatrio e’ subordinato alla condizione che viaggino in compagnia di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, o che venga menzionato su una dichiarazione rilasciata da chi puo’ dare l’assenso o l’autorizzazione, convalidata dalla questura, o dalle autorita’ consolari in caso di rilascio all’estero, il nome della persona, dell’ente o della compagnia di trasporto a cui i minori medesimi sono affidati. (7)La carta d’identità è titolo valido per l’espatrio, anche per motivi di lavoro, negli Stati membri della Comunità economica europea e in quelli coi quali vigono, comunque, particolari accordi internazionali (1).
A decorrere dal 1 gennaio 1999 sulla carta d’identità deve essere indicata la data di scadenza. (2)
———

(1) Articolo sostituito dall’articolo unico, L. 18/02/63, n. 224 (G.U. 18/03/63, n. 75) e successivamente per il terzo comma dall’art. 10, DPR 30/12/65, n. 1656.
(2) Comma modificato dall’art. 2, L. 15/05/978, n. 127, nel testo aggiornato dall’art. 2, L. 16/06/98, n. 191.
(3) Comma modificato dall’art. 31, DL 25/6/2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6/8/2008, n. 133, poi modificato dall’art. 3, DL 30/12/2009, n. 194 , convertito, con modificazioni dalla L. 26/2/2010, n. 25.
(4) Comma aggiunto dall’art. 3, DL 30/12/2009, n. 194, convertito, con modificazioni dalla L. 26/2/2010, n. 25.
(5) Per la proroga del termine vedi art. 1, DLGS 29/12/2010, n. 225.
(6) Comma modificato dall’art. 10, DL 13/5/2011, n. 70.
(7) Comma aggiunto dall’art. 10, DL 13/5/2011, n. 70.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo I – Delle attribuzioni dell’autorità di pubblica sicurezza e dei provvedimenti d’urgenza o per grave necessità pubblica

L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di ordinare che le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità siano sottoposti a rilievi segnaletici.
Ha facoltà inoltre di ordinare alle persone pericolose o sospette di munirsi, entro un dato termine, della carta di identità e di esibirla ad ogni richiesta degli ufficiali o degli agenti di pubblica sicurezza (1).
———-

(1) La Corte Cost. – sent. 27/3/1962, n. 30 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente articolo nella parte in cui prevede rilievi segnaletici che comportinoispezioni personali ai sensi della stessa norma costituzionale.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo II – Della esecuzione dei provvedimenti di polizia.

I provvedimenti della autorità di pubblica sicurezza sono eseguiti in via amministrativa indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale.
Qualora gli interessati non vi ottemperino sono adottati, previa diffida di tre giorni, salvi i casi di urgenza, i provvedimenti necessari per la esecuzione d’ufficio.
E’ autorizzato l’impiego della forza pubblica.
La nota delle spese relative è resa esecutiva dal Prefetto ed è rimessa all’esattore, che ne fa la riscossione nelle forme e coi privilegi fiscali stabiliti dalla legge sulla riscossione delle imposte dirette.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo II – Della esecuzione dei provvedimenti di polizia

Salvo che la legge disponga altrimenti, contro i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza è ammesso il ricorso in via gerarchica nel termine di giorni dieci dalla notizia del provvedimento.
Il ricorso non ha effetto sospensivo.
La legge determina i casi nei quali il provvedimento del Prefetto è definitivo.
Il provvedimento, anche se definitivo, può essere annullato di ufficio dal Ministro per l’interno.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo II – Della esecuzione dei provvedimenti di polizia

Nessun indennizzo è dovuto per i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza nell’esercizio delle facoltà ad essa attribuite dalla legge.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Le autorizzazioni di polizia sono personali: non possono in alcun modo essere trasmesse né dar luogo a rapporti di rappresentanza, salvi i casi espressamente preveduti dalla legge.
Nei casi in cui è consentita la rappresentanza nell’esercizio di una autorizzazione di polizia, il rappresentante deve possedere i requisiti necessari per conseguire l’autorizzazione e ottenere la approvazione dell’autorità di pubblica sicurezza che ha conceduta l’autorizzazione.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un’autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni, che l’autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate:
1° a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione;
2° a chi è sottoposto all’ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.
Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta.
Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione. (1)
——-

(1) La Corte Cost. – sent. 16/12/1993, n. 440 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledell’art. 11, secondo comma, ultima parte, nella parte in cui pone a caricodell’interessato l’onere di provare la sua buona condotta. La stessa sentenza, inoltre,in applicazione dell’art. 27, L. 11 marzo 1953, n. 87, ha dichiarato l’illegittimità costituzionaleanche dell’art. 43, secondo comma, dello stesso T.U., nella parte in cui poneil medesimo onere a carico dell’interessato.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Le persone che hanno l’obbligo di provvedere all’istruzione elementare dei fanciulli ai termini delle leggi vigenti, non possono ottenere autorizzazioni di polizia se non dimostrano di avere ottemperato all’obbligo predetto.
Per le persone che sono nate posteriormente al 1885, quando la legge non disponga altrimenti, il rilascio delle autorizzazioni di polizia è sottoposto alla condizione che il richiedente stenda domanda e apponga di suo pugno, in calce alla domanda, la propria firma e le indicazioni del proprio stato e domicilio. Di ciò il pubblico ufficiale farà attestazione.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Quando la legge non disponga altrimenti, le autorizzazioni di polizia hanno la durata di un anno, computato secondo il calendario comune, con decorrenza dal giorno del rilascio.
Il giorno della decorrenza non è computato nel termine.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo III – Delle autorizzazioni di polizia

Sono autorizzazioni di polizia le licenze, le iscrizioni in appositi registri, le approvazioni, le dichiarazioni di locali di meretricio (1) e simili atti di polizia.
———-

(1) Con L. 20/02/58, n. 75 (legge Merlin) è stato vietato l’esercizio delle case di prostituzione

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

(art. 14 T.U. 1926). – Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque,invitato dall’autorità di pubblica sicurezza a comparire davanti ad essa, nonsi presenta nel termine prescritto senza giustificato motivo è soggetto allasanzione amministrativa del pagamento di una somma da 154 euro a 516euro. (1)
L’autorità di pubblica sicurezza può disporre l’accompagnamento, permezzo della forza pubblica, della persona invitata a comparire e non presentatasinel termine prescritto.
——–

(1) Comma sostituito dall’art. 1, DLGS 13/07/94, n. 480.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

Gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza hanno facoltà di accedere in qualunque ora nei locali destinati allo esercizio di attività soggette ad autorizzazioni di polizia e di assicurarsi dell’adempimento delle prescrizioni imposte dalla legge, dai regolamenti o dall’autorità.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

1. Salvo quanto previsto dall’art. 17-bis, le violazioni alle disposizioni di questo testo unico, per le quali non è stabilita una pena o una sanzione amministrativa ovvero non provvede il codice penale, sono punite con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila.
2. Con le stesse pene sono punite, salvo quanto previsto dall’art. 17-bis, le contravvenzioni alle ordinanze emesse, in conformità alle leggi, dai Prefetti, Questori, Ufficiali distaccati di pubblica sicurezza o Sindaci. (1)
———

(1) Articolo sostituito dall’art. 2 DLGS 13/07/94, n. 480.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

1. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 59, 60,75, 75-bis, 76, se il fatto è commesso contro il divieto dell’autorità, 86, 87,101, 104, 111, 115, 120, comma secondo, limitatamente alle operazioni diverseda quelle indicate nella tabella, 121, 124 e 135, comma quinto, limitatamentealle operazioni diverse da quelle indicate nella tabella, sono soggettealla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 516 euro a3.090 euro. (2)
2. La stessa sanzione si applica a chiunque, ottenuta una delle autorizzazionipreviste negli articoli indicati nel comma 1, viola le disposizioni di cuiagli articoli 8 e 9.
3. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 76, salvo quantoprevisto nel comma 1, 81, 83, 84, 108, 113, quinto comma, 120, salvo quantoprevisto nel comma 1, 126, 128, 135, escluso il comma terzo e salvo quantoprevisto nel comma 1, e 147 sono soggette alla sanzione amministrativa delpagamento di una somma da 154 euro a 1.032 euro. (3)
——

(1) Articolo inserito dall’art. 3, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480.
(2) Comma modificato prima dall’art. 46, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, e successivamentedall’art. 8, L. 18 agosto 2000, n. 248.
(3) Comma così modificato dall’art. 37, c. 1, L. 23 dicembre 2000, n. 388.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

1. Quando è accertata una violazione prevista dall’art. 17-bis, commi 1 e 2, e dall’art. 221-bis il pubblico ufficiale che vi ha proceduto,fermo restando l’obbligo del rapporto previsto dall’art. 17 della legge 24novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo, all’autoritàcompetente al rilascio dell’autorizzazione o, qualora il fatto non concernaattività soggette ad autorizzazione, al questore.
2. Nei casi in cui è avvenuta la contestazione immediata della violazione,è sufficiente, ai fini del comma 1, la trasmissione del relativo verbale.
Copia del verbale o del rapporto è consegnata o notificata all’interessato. (2)
3. Entro cinque giorni dalla ricezione della comunicazione del pubblicoufficiale, l’autorità di cui al comma 1 ordina, con provvedimento motivato,la cessazione dell’attività condotta con difetto di autorizzazione ovvero, incaso di violazione delle prescrizioni, la sospensione dell’attività autorizzataper il tempo occorrente ad uniformarsi alle prescrizioni violate e comunqueper un periodo non superiore a tre mesi. Fermo restando quanto previsto alcomma 4 e salvo che la violazione riguardi prescrizioni a tutela della pubblicaincolumità o dell’igiene, l’ordine di sospensione è disposto trascorsi trentagiorni dalla data di violazione. Non si dà comunque luogo all’esecuzionedell’ordine di sospensione qualora l’interessato dimostri di aver sanato leviolazioni ovvero di aver avviato le relative procedure amministrative. (3)
4. Quando ricorrono le circostanze previste dall’art. 100, la cessazionedell’attività non autorizzata è ordinata immediatamente dal questore.
5. Chiunque non osserva i provvedimenti previsti dai commi 3 e 4, legalmentedati dall’autorità, è punito ai sensi dell’art. 650 del codice penale.
——-

(1) Articolo inserito dall’art. 3, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480.
(2) Ultimo periodo aggiunto dall’art. 11, D.L. 29 marzo 1995, n. 97 (conv. conmod. nella L. 30 maggio 1995, n. 203).
(3) Comma da ultimo così sostituito dall’art. 9, L. 29 marzo 2001, n. 135.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

1. Per le violazioni previste dall’art. 17-bis e dall’art. 221-bis consistenti nell’inosservanza delle prescrizioni imposte dalla legge o impartite dall’autorità nell’esercizio di attività soggette ad autorizzazione, l’autorità amministrativa con l’ordinanza-ingiunzione può applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione dell’attività per un periodo non superiore a tre mesi.
2. La sanzione accessoria è disposta dal giudice penale con la sentenza di condanna nell’ipotesi di connessione obiettiva della violazione amministrativa con un reato di cui all’art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
3. Nell’esecuzione della sanzione accessoria, si computa l’eventuale periodo di sospensione eseguita ai sensi dell’art. 17-ter.
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 3 DLGS 13/07/94, n. 480 (GU 4 agosto 1994, n. 181)

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

1. Il rapporto relativa alle violazione previste dagli articoli 17 bis e 221-bis è presentato al Prefetto. (1) (2)
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 3 DLGS 13/07/94, n. 480 (GU 4 agosto 1994, n. 181)
(2) La Corte Cost. – sent. 7/4/1995, n. 115 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente articolo, introdotto dall’art. 3, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480, nellaparte in cui prevede che è presentato al prefetto, anziché all’ufficio regionale competente,il rapporto relativo alle violazioni delle disposizioni di cui agli artt. 84, 111(limitatamente alle imprese artigiane), 123 e 124, secondo comma, del testo unicomenzionato, nonché 180 del regolamento per l’esecuzione del medesimo testo unico,approvato con R.D. 6 maggio 1940, n. 635.

TITOLO I – Dei provvedimenti di polizia e della loro esecuzione
Capo IV – Dell’inosservanza degli ordini dell’autorità di pubblica sicurezza e delle contravvenzioni

1. Per le violazioni previste dagli articoli 17-bis e 221-bis è esclusa la confisca di beni immobili e si applicano le disposizioni di cui all’art. 20, commi terzo, quarto e quinto, della legge 24 novembre 1981, n. 689.
———

(1) Articolo aggiunto dall’art. 3 DLGS 13/07/94, n. 480 (GU 4 agosto 1994, n. 181)

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
Capo I – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblicodevono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore.È considerata pubblica anche una riunione, che, sebbene indetta in formaprivata, tuttavia per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero dellepersone che dovranno intervenirvi, o per lo scopo o l’oggetto di essa, hacarattere di riunione non privata. (1)
I contravventori sono puniti con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammendada 103 euro a 413 euro (2). Con le stesse pene sono puniti coloro che nelleriunioni predette prendono la parola. (3)
Il Questore, nel caso di omesso avviso ovvero per ragioni di ordine pubblico,di moralità o di sanità pubblica, può impedire che la riunione abbialuogo e può, per le stesse ragioni, prescrivere modalità di tempo e di luogoalla riunione.
I contravventori al divieto o alle prescrizioni dell’autorità sono puniticon l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da 206 euro a 413 euro (2).Con le stesse pene sono puniti coloro che nelle predette riunioni prendonola parola.
Non è punibile chi, prima dell’ingiunzione dell’autorità o per obbediread essa, si ritira dalla riunione.
——

Le disposizioni di questo articolo non si applicano alle riunioni elettorali.(1) La Corte Cost. – sent. 31/3/1958, n. 27 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledelle norme contenute nel presente articolo nella parte relativa alle riunioni nontenute in luogo pubblico, in riferimento all’art. 17 della Costituzione.
(2) Importo così elevato da ultimo dall’art. 113, comma 1, L. 24 novembre 1981, n. 689.
(3) La Corte Cost.:
– sent. 10/6/1970, n. 90 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presentecomma nella parte in cui non limita la previsione punitiva a coloro che prendono laparola essendo a conoscenza dell’omissione di preavviso previsto dal primo comma;
– sent. 10/5/1979, n. 11 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo18, comma terzo, secondo periodo, nella parte in cui prevede la incriminazionecontravvenzionale di coloro che prendono la parola in riunione in luogo pubblico essendoa conoscenza della omissione di preavviso previsto nel primo comma.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumita’ pubblica
Capo I – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici (1)
.
————

(1) Articolo abrogato dall’art. 4, L. 18/04/75, n. 110.

TITOLO II – Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
Capo I – Delle riunioni pubbliche e degli assembramenti in luoghi pubblici

Quando, in occasione di riunioni o di assembramenti in luogo pubblico o aperto al pubblico, avvengono manifestazioni o grida sediziose o lesive del prestigio dell’autorità, o che comunque possono mettere in pericolo l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini, ovve