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Legge

Legge 20/11/1982 n. 890

Redazione

In materia civile, amministrativa e penale, l’ufficiale giudiziario può avvalersi del servizio postale per la notificazione degli atti, salvo che l’autorità giudiziaria disponga o la parte richieda che la notificazione sia eseguita personalmente.
L’ufficiale giudiziario deve avvalersi del servizio postale per la notificazione degli atti in materia civile ed amministrativa da eseguirsi fuori del comune ove ha sede l’ufficio, eccetto che la parte chieda che la notificazione sia eseguita di persona.

Gli ufficiali giudiziari, per la notificazione degli atti a mezzo del servizio postale e per le comunicazioni a mezzo di lettera raccomandata connesse con la notificazione di atti giudiziari, fanno uso di speciali buste e moduli, per avvisi di ricevimento, entrambi di colore verde, di cui debbono fornirsi a propria cura e spese, conformi al modello prestabilito dall’Amministrazione postale. Sulle buste non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto. (1)

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(1) Comma modificato dall’art. 174, comma 16, lett. a), D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a decorrere dal 1° gennaio 2004.

L’ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendo menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento.
Presenta all’ufficio postale copia dell’atto da notificare in busta chiusa, apponendo su quest’ultima le indicazioni del nome, cognome, residenza o dimora o domicilio del destinatario, con l’aggiunta di ogni particolarità idonea ad agevolarne la ricerca; vi appone, altresì, il numero del registro cronologico, la propria sottoscrizione ed il sigillo dell’ufficio. Nei casi in cui l’ufficiale giudiziario si avvalga per la notificazione di sistemi telematici, la sottoscrizione e’ sostituita dall’indicazione a stampa sul documento prodotto dal sistema informatizzato del nominativo dell’ufficiale giudiziario stesso. (1)
Presenta contemporaneamente l’avviso di ricevimento compilato con le indicazioni richieste dal modello predisposto dall’Amministrazione postale, con l’aggiunta del numero del registro cronologico.
Per le notificazioni di atti in materia civile e amministrativa effettuate prima dell’iscrizione a ruolo della causa, o del deposito del ricorso, l’avviso di ricevimento deve indicare come mittente la parte istante o il suo procuratore quando sia stato già nominato; per le notificazioni in materia penale e per quelle in materia civile e amministrativa, effettuate in corso di procedimento, l’avviso deve indicare come mittente l’ufficio giudiziario e, quando esiste, la sezione dello stesso ufficio ed il numero del procedimento cui la notifica si riferisce. Nei casi in cui il cancelliere deve prendere nota sull’originale del provvedimento dell’avvenuta notificazione di un atto di impugnazione o di opposizione, la ricevuta di ritorno deve indicare come mittente l’ufficiale giudiziario tenuto a dare avviso dell’impugnazione o dell’opposizione.
L’ufficiale giudiziario corrisponde le tasse postali dovute, compresa quella per l’avviso di ricevimento e della raccomandazione di essa, all’ufficio postale di partenza.

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(1) Periodo aggiunto dall’art. 2, DL 14/03/05, n. 35, successivamente convertito dalla L 14/05/05, n. 80.

L’avviso di ricevimento del piego raccomandato, completato in ogni sua parte e munito del bollo dell’ufficio postale recante la data dello stesso giorno di consegna, è spedito in raccomandazione all’indirizzo già predisposto dall’ufficiale giudiziario.
L’avviso di ricevimento può essere trasmesso per telegrafo o in via telematica (2), quando l’autorità giudiziaria o la parte interessata alla notificazione dell’atto ne faccia richiesta, purché il mittente anticipi la spesa, oltre il pagamento della tassa normale. Il telegramma deve essere spedito a cura dell’agente postale e contenere le generalità del destinatario o della persona abilitata che ha ricevuto il piego con l’indicazione della relativa qualifica, i quali, all’atto della consegna del piego, debbono firmare il relativo registro.
L’avviso di ricevimento costituisce prova dell’eseguita notificazione. (1)
I termini, che decorrono dalla notificazione eseguita per posta, si computano dalla data di consegna del piego risultante dall’avviso di ricevimento e, se la data non risulti, ovvero sia comunque incerta, dal bollo apposto sull’avviso medesimo dall’ufficio postale che lo restituisce.

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(1) La Corte Costituzionale con sentenza del 26 novembre 2002 n. 477 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 del codice di procedura civile e del presente comma nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.
(2) Comma integrato dall’art. 2, DL 14/03/05, n. 35, successivamente convertito dalla L 14/05/05, n. 80.

La ricevuta di spedizione della raccomandata è conservata dall’ufficiale giudiziario ed annotata nel registro cronologico dove pure è annotato l’avviso di ricevimento nelle ipotesi di cui all’ultima parte del quarto comma dell’art. 3. In questi casi l’avviso di ricevimento è poi consegnato al funzionario addetto all’autorità giudiziaria o alla parte richiedente insieme con l’originale dell’atto, al quale deve rimanere allegato.
Negli altri casi previsti nel quarto comma dell’art. 3, il funzionario addetto all’autorità giudiziaria ovvero la parte richiedente, i quali abbiano ricevuto in restituzione l’avviso di ricevimento, richiedono all’ufficiale giudiziario l’originale dell’atto, al quale allegano la ricevuta di ritorno.
In ogni caso, la parte può, anche prima del ritorno dell’avviso di ricevimento, farsi consegnare dall’ufficiale giudiziario l’originale dell’atto per ottenere l’iscrizione della causa a ruolo o per eseguire il deposito del ricorso o controricorso nei giudizi di Cassazione; peraltro, la causa non potrà essere messa in decisione se non sia allegato agli atti l’avviso di ricevimento, salvo che il convenuto si costituisca. (1)

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(1) La Corte costituzionale, con sentenza 30 marzo 1992, n. 140, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede la sua applicabilità ai giudizi dinanzi ai giudici amministrativi, ivi compresi, i giudizi elettorali.

Lo smarrimento dell’avviso di ricevimento non dà diritto ad alcuna indennità. L’Amministrazione postale è però tenuta a rilasciare senza spesa un duplicato ed a farlo avere al mittente nel più breve tempo possibile.Per ogni piego smarrito l’Amministrazione postale paga l’indennità stabilita dalle norme di cui all’art. 48 del codice postale e delle telecomunicazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156.
Il pagamento dell’indennità è effettuato all’ufficiale giudiziario, il quale ne corrisponde l’importo alla parte che ha richiesto la notificazione dell’atto, facendosene rilasciare ricevuta.
Quando la notificazione sia stata disposta dall’autorità giudiziaria, l’importo dell’indennità, detratta a favore dell’ufficiale giudiziario la spesa della raccomandazione, è versata a favore dell’erario.

L’agente postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito.
Se la consegna non può essere fatta personalmente al destinatario, il piego è consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto da notificare, a persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario, purché il consegnatario non sia persona manifestamente affetta da malattia mentale o abbia età inferiore a quattordici anni.
In mancanza delle persone suindicate, il piego può essere consegnato al portiere dello stabile ovvero a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario.
L’avviso di ricevimento ed il registro di consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario, con l’aggiunta, se trattasi di familiare, dell’indicazione di convivente anche se temporaneo.
Qualora il consegnatario non sappia firmare o ne sia impossibilitato, l’agente postale fa menzione di tale circostanza sia sul registro di consegna sia sull’avviso di ricevimento, apponendovi la data e la propria sottoscrizione.
Se il piego non viene consegnato personalmente al destinatario dell’atto,l’agente postale dà notizia al destinatario medesimo dell’avvenuta notificazionedell’atto a mezzo di lettera raccomandata.
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(1) Comma aggiunto dall’art. 36, comma 2-quater, D.L. 31 dicembre 2007, n. 248(conv. con mod. nella L. 28 febbraio 2008, n. 31). Ai sensi dell’art. 36, comma 2-quinquies, D.L. 248/2007, la presente disposizione si applica ai procedimenti di notificaeffettuati, ai sensi dell’articolo 7 della legge 20 novembre 1982, n. 890, a decorreredalla data di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto (L. 28febbraio 2008, n. 31). Le notificazioni delle sentenze già effettuate, ai sensi dell’articolo7 della legge n. 890 del 1982, alla data di entrata in vigore della legge di conversionedel D.L. 248/2007, non producono la decorrenza del relativo termine di impugnazionese non vi è stata consegna del piego personalmente al destinatario e se è provato chequesti non ne ha avuto conoscenza.

Se il destinatario o le persone alle quali può farsi la consegna rifiutanodi firmare l’avviso di ricevimento, pur ricevendo il piego, ovvero se ildestinatario rifiuta il piego stesso o di firmare il registro di consegna, il cheequivale a rifiuto del piego, l’agente postale ne fa menzione sull’avviso diricevimento indicando, se si tratti di persona diversa dal destinatario, il nomeed il cognome della persona che rifiuta di firmare nonché la sua qualità;appone, quindi, la data e la propria firma sull’avviso di ricevimento che èsubito restituito al mittente in raccomandazione, unitamente al piego nel casodi rifiuto del destinatario di riceverlo. La notificazione si ha per eseguita alladata suddetta.
Se le persone abilitate a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutanodi riceverlo, ovvero se l’agente postale non può recapitarlo per temporaneaassenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza dellepersone sopra menzionate, il piego è depositato lo stesso giorno presso l’ufficiopostale preposto alla consegna o presso una sua dipendenza. Del tentativodi notifica del piego e del suo deposito presso l’ufficio postale o una suadipendenza è data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale prepostoalla consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandatacon avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario, deve essereaffisso alla porta d’ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenzadell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda. L’avviso deve contenerel’indicazione del soggetto che ha richiesto la notifica e del suo eventualedifensore, dell’ufficiale giudiziario al quale la notifica è stata richiesta edel numero di registro cronologico corrispondente, della data di deposito edell’indirizzo dell’ufficio postale o della sua dipendenza presso cui il depositoè stato effettuato, nonché l’espresso invito al destinatario a provvedereal ricevimento del piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso entro iltermine massimo di sei mesi, con l’avvertimento che la notificazione si hacomunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data del deposito e che,decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l’atto sarà restituitoal mittente. (1) (2)
Trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandatadi cui al secondo comma senza che il destinatario o un suo incaricato neabbia curato il ritiro, l’avviso di ricevimento è immediatamente restituito almittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agentepostale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato,dell’indicazione «atto non ritirato entro il termine di dieci giorni» edella data di restituzione. Trascorsi sei mesi dalla data in cui il piego è statodepositato nell’ufficio postale o in una sua dipendenza senza che il destinatarioo un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, il piego stesso è restituito almittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agentepostale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato,dell’indicazione «non ritirato entro il termine di centottanta giorni» edella data di restituzione. (2) (3)
La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizionedella lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalladata del ritiro del piego, se anteriore. (4)
Nel caso, invece, che durante la permanenza del piego presso l’ufficiopostale o una sua dipendenza il destinatario o un suo incaricato ne curi ilritiro, l’impiegato postale lo dichiara sull’avviso di ricevimento che, datato efirmato dal destinatario o dal suo incaricato, è subito spedito al mittente, inraccomandazione. (5)
[La notificazione si ha per eseguita alla data del ritiro del piego] (5).Qualora la data delle eseguite formalità manchi sull’avviso di ricevimentoo sia, comunque, incerta, la notificazione si ha per eseguita alla datarisultante dal bollo di spedizione dell’avviso stesso.
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(1) Comma dapprima modificato dall’art. 174, comma 16, D.Lgs. 30 giugno 2003,n. 196, e successivamente così sostituito dall’art. 2, comma 4, D.L. 14 marzo 2005, n.35 (conv. con mod. nella L. 14 maggio 2005, n. 80).
(2) La Corte Cost. – sent. 23/9/1998, n. 346 – aveva dichiarato l’illegittimità costituzionaledell’art. 8, secondo comma, nella parte in cui non prevedeva che, in caso dirifiuto di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna da parte delle personeabilitate alla ricezione ovvero in caso di mancato recapito per temporanea assenza deldestinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, delcompimento delle formalità descritte e del deposito del piego fosse data notizia aldestinatario medesimo con raccomandata con avviso di ricevimento; con la stessasentenza la Corte aveva ancora dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, terzocomma, nella parte in cui prevedeva che il piego fosse restituito al mittente, in casodi mancato ritiro da parte del destinatario, dopo dieci giorni dal deposito presso l’ufficiopostale.
(3) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 4, D.L. 14 marzo 2005, n. 35 (conv.con mod. nella L. 14 maggio 2005, n. 80).
(4) Comma così modificato dall’art. 2, comma 4, D.L. 14 marzo 2005, n. 35 (conv.con mod. nella L. 14 maggio 2005, n. 80).
(5) Comma abrogato dall’art. 2, comma 4, D.L. 14 marzo 2005, n. 35 (conv. conmod. nella L. 14 maggio 2005, n. 80).

Salvo quanto disposto dall’art. 171 del codice di procedura penale, nel caso di cambiamento di residenza o di dimora o di domicilio del destinatario nello stesso comune, l’agente postale, qualora sia venuto a conoscenza del nuovo indirizzo, provvede, nei modi indicati dal primo, secondo e terzo comma dell’art. 7, alla immediata consegna direttamente o, se ciò non sia possibile, a mezzo dell’agente incaricato del servizio nel settore ove è la nuova residenza o la nuova dimora o il nuovo domicilio del destinatario.
Se le persone indicate nel secondo e nel terzo comma dell’art. 7 rifiutano di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna o mancano o sono inidonee o assenti, il piego è restituito in raccomandazione mittente.
Se la nuova residenza, la nuova dimora o il nuovo domicilio sono fuori della circoscrizione del comune, l’agente postale lo indica a tergo della busta che restituisce subito in raccomandazione al mittente.
Analoga indicazione, datata e sottoscritta, fa sull’avviso di ricevimento in caso di irreperibilità del destinatario, restituendolo, subito, al mittente col piego, in raccomandazione.

Le disposizioni che precedono si applicano, in quanto compatibili, alle comunicazioni a mezzo di lettera raccomandata effettuate da ufficiale giudiziario e connesse con la notificazione di atti giudiziari.

Per la notificazione di atti giudiziari a mezzo della posta nei procedimenti davanti ai giudici conciliatori, le norme degli articoli precedenti si estendono al messo di conciliazione, in quanto applicabili.

Le norme sulla notificazione degli atti giudiziari a mezzo della posta sono applicabili alla notificazione degli atti adottati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, da parte dell’ufficio che adotta l’atto stesso. (1) .
Nel caso in cui il predetto ufficio possa avvalersi del disposto dell’art. 54 del codice postale e delle telecomunicazioni, le tasse di spedizione dei pieghi sono poste a carico del destinatario.
Se il destinatario o le persone alle quali è autorizzata la consegna del piego rifiutino di pagare le predette tasse, il piego si considera rifiutato e la notificazione si ha come eseguita.

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(1) Comma sostituito dall’art. 10, comma 5, L. 3 agosto 1999, n. 265.

Alle notificazioni degli atti tavolari, qualora siano effettuate a mezzo della posta, si applicano le norme che precedono purché i relativi pieghi siano muniti del bollo di contrassegno dell’ufficio tavolare mittente e siano spediti dal cancelliere dell’ufficio stesso.

La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente deve avvenire con l’impiego di plico sigillato e può eseguirsi a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari, nonchè, ove ciò risulti impossibile, a cura degli ufficiali giudiziari, dei messi comunali ovvero dei messi speciali autorizzati dall’Amministrazione finanziaria, secondo le modalità previste dalla presente legge. Sono fatti salvi i disposti di cui agli articoli 26, 45 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonché le altre modalità di notifica previste dalle norme relative alle singole leggi di imposta. (1) (2)
Qualora i messi comunali e i messi speciali autorizzati dall’Amministrazione finanziaria si avvalgano del sistema di notifica a mezzo posta, il compenso loro spettante ai sensi del primo comma dell’art. 4 della legge 10 maggio 1976, n. 249, è ridotto della metà.

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(1) Comma modificato dall’art. 20, L. 8 maggio 1998, n.146.
(2) Per la ripetibilità delle spese di notifica e per il costo di notifica, vedi il D.M. 8 gennaio 2001.

Il terzo ed il quinto comma dell’art. 169 del codice di procedura penale sono sostituiti, rispettivamente, dai seguenti: "Il portiere o chi ne fa le veci deve sottoscrivere l’originale dell’atto notificato, e l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata". "Se le persone indicate nella prima parte di questo articolo mancano o non sono idonee o si rifiutano di ricevere la copia dell’atto destinato all’imputato, questa è depositata nella casa del comune dove l’imputato ha l’abitazione o, in mancanza di questa, del comune dove egli abitualmente esercita la sua attività professionale. Avviso del deposito stesso è affisso alla porta della casa di abitazione dell’imputato ovvero alla porta del luogo dove egli abitualmente esercita la sua attività professionale. L’ufficiale giudiziario deve, inoltre, dare all’imputato comunicazione dell’avvenuto deposito a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata".

Sono abrogati il regio decreto 21 ottobre 1923, n. 2393, le norme concernenti la notificazione di atti giudiziari e di altri atti contenute nel regolamento di esecuzione del codice postale e delle telecomunicazioni, nonché ogni disposizione comunque incompatibile con quelle della presente legge. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

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Legge 24/11/1981 n. 689

Redazione

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Sostituzione di pene detentive brevi (1)

Il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna, quando ritiene di dovere determinare la durata della pena detentiva entro il limite di due anni, può sostituire tale pena con quella della semidetenzione; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di un anno, può sostituirla anche con la libertà controllata; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di sei mesi, può sostituirla altresì con la pena pecuniaria della specie corrispondente. (2)
La sostituzione della pena detentiva ha luogo secondo i criteri indicati dall’articolo 57. Per determinare l’ammontare della pena pecuniaria il giudice individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Nella determinazione dell’ammontare di cui al precedente periodo il giudice tiene conto della condizione economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare. Il valore giornaliero non può essere inferiore alla somma indicata dall’ articolo 135 del codice penale e non può superare di dieci volte tale ammontare. Alla sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria si applica l’ articolo 133-ter del codice penale. (3)
Le norme del codice di procedura penale relative al giudizio per decreto si applicano anche quando il pretore (4), nei procedimenti per i reati perseguibili d’ufficio, ritiene di dover infliggere la multa o l’ammenda in sostituzione di una pena detentiva. Nel decreto devono essere indicati i motivi che determinano la sostituzione.
Nei casi previsti dall’ articolo 81 del codice penale, quando per ciascun reato è consentita la sostituzione della pena detentiva, si tiene conto dei limiti indicati nel primo comma soltanto per la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave. Quando la sostituzione della pena detentiva è ammissibile soltanto per alcuni reati, il giudice, se ritiene di doverla disporre, determina, al solo fine della sostituzione, la parte di pena per i reati per i quali opera la sostituzione.

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(1) La Corte Cost. – sent. 29/6/1995, n. 284 – ha dichiarato l’illegittimità del presente art. 53 nella parte in cui non prevede l’applicabilità delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi ai reati militari, secondo i principi di cui in motivazione.
(2) Comma dapprima modificato dall’art. 5, D.L. 14 giugno 1993, n. 187 (conv. con mod. nella L. 12 agosto 1993, n. 296) e successivamente così sostituito dall’art. 4, L. 12 giugno 2003, n. 134.
(3) Comma così sostituito dall’art. 4, L. 12 giugno 2003, n. 134.
(4) Ai sensi dell’art. 1, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, L’ufficio del pretore è soppresso a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta salva l’attività necessaria per l’esaurimento degli affari pendenti. Le relative competenze sono trasferite al tribunale ordinario, fuori dei casi in cui è diversamente disposto dal medesimo D.Lgs. 51/1998.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Applicabilità delle pene sostitutive. (1) (Omissis).

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(1) Articolo abrogato dall’art. 1, D.L. 14 giugno 1993, n. 187 (conv. con mod. nella L. 12 agosto 1993, n. 296).

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Semidetenzione

La semidetenzione comporta in ogni caso l’obbligo di trascorrere almeno dieci ore al giorno negli istituti o nelle sezioni indicati nel secondo comma dell’articolo 48 della legge 26 luglio 1975, n. 354 , e situati nel comune di residenza del condannato o in un comune vicino. La determinazione delle ore e l’indicazione dell’istituto sono effettuate in relazione alle comprovate esigenze di lavoro o di studio del condannato.
La semidetenzione comporta altresì:
1) il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni ed esplosivi, anche se è stata concessa la relativa autorizzazione di polizia;
2) la sospensione della patente di guida;
3) il ritiro del passaporto, nonché la sospensione della validità, ai fini dell’espatrio, di ogni altro documento equipollente;
4) l’obbligo di conservare e di presentare ad ogni richiesta degli organi di polizia e nel termine da essi fissato l’ordinanza emessa a norma dell’articolo 62 e l’eventuale provvedimento di modifica delle modalità di esecuzione della pena, adottato a norma dell’articolo 64.
Durante il periodo di permanenza negli istituti o nelle sezioni indicate nel primo comma, il condannato è sottoposto alle norme della L. 26 luglio 1975, n. 354 , e D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431 , in quanto applicabili

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Libertà controllata

La libertà controllata comporta in ogni caso:
1) il divieto di allontanarsi dal comune di residenza, salvo autorizzazione concessa di volta in volta ed esclusivamente per motivi di lavoro, di studio, di famiglia o di salute;
2) l’obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno, nelle ore fissate compatibilmente con gli impegni di lavoro o di studio del condannato, presso il locale ufficio di pubblica sicurezza o, in mancanza di questo, presso il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente;
3) il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni ed esplosivi, anche se è stata concessa la relativa autorizzazione di polizia;
4) la sospensione della patente di guida;
5) il ritiro del passaporto, nonché la sospensione della validità, ai fini dell’espatrio, di ogni altro documento equipollente;
6) l’obbligo di conservare e di presentare ad ogni richiesta degli organi di polizia e nel termine da essi fissato l’ordinanza emessa a norma dell’articolo 62 e l’eventuale provvedimento di modifica delle modalità di esecuzione della pena, adottato a norma dell’articolo 64.
Nei confronti del condannato il magistrato di sorveglianza può disporre che i centri di servizio sociale previsti dalla legge 26 luglio 1975, n. 354 , svolgano gli interventi idonei al suo reinserimento sociale.
Nei confronti del condannato tossicodipendente che abbia in corso un programma terapeutico residenziale o semiresidenziale presso una delle strutture di cui all’articolo 94 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, e che ne faccia richiesta, l’obbligo di cui al numero 2) del primo comma può essere sostituito dalla attestazione di presenza da parte del responsabile della struttura. (1)
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(1) Comma aggiunto dall’art. 4-vicies bis, DL 30/12/2005, n. 272.

 

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Effetti delle pene sostitutive e criteri di ragguaglio

Per ogni effetto giuridico la semidetenzione e la libertà controllata si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena sostituita.
La pena pecuniaria si considera sempre come tale, anche se sostitutiva della pena detentiva.
Per la determinazione della durata della pena sostitutiva anche nei casi in cui è concessa la sospensione condizionale della pena, e per qualsiasi altro effetto giuridico, un giorno di pena detentiva equivale a un giorno di semidetenzione o a due giorni di libertà controllata .

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Potere discrezionale del giudice nella sostituzione della pena detentiva.

Il giudice, nei limiti fissati dalla legge e tenuto conto dei criteri indicati nell’ articolo 133 del codice penale, può sostituire la pena detentiva e tra le pene sostitutive sceglie quella più idonea al reinserimento sociale del condannato.
Non può tuttavia sostituire la pena detentiva quando presume che le prescrizioni non saranno adempiute dal condannato.
Deve in ogni caso specificamente indicare i motivi che giustificano la scelta del tipo di pena erogata.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Condizioni soggettive per la sostituzione della pena detentiva (1)

La pena detentiva non può essere sostituita nei confronti di coloro che, essendo stati condannati, con una o più sentenze, a pena detentiva complessivamente superiore a tre anni di reclusione, hanno commesso il reato nei cinque anni dalla condanna precedente (2) .

La pena detentiva, se è stata comminata per un fatto commesso nell’ultimo decennio, non può essere sostituita:

a) nei confronti di coloro che sono stati condannati più di due volte per reati della stessa indole;

b) nei confronti di coloro ai quali la pena detentiva sostitutiva, inflitta con precedente condanna, è stata convertita, a norma del primo comma dell’articolo 66, ovvero nei confronti di coloro ai quali sia stata revocata la concessione del regime di semilibertà;

c) nei confronti di coloro che hanno commesso il reato mentre si trovavano sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata o alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, disposta con provvedimento definitivo ai sensi della L. 27 dicembre 1956, n. 1423, e della L. 31 maggio 1965, n. 575.

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(1) La Corte Cost. – sent. 18/2/1998, n. 16 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 59, nella parte in cui non esclude che le condizioni soggettive in esso prevedute per l’applicazione delle sanzioni sostitutive si estendono agli imputati minorenni.
(2) Comma così modificato dall’art. 4, L. 12 giugno 2003, n. 134.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Esclusioni oggettive. (1) (Omissis).

——–
(1) Articolo abrogato dall’art. 4, L. 12 giugno 2003, n. 134.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Condanna alla pena sostitutiva.

Il giudice, nel dispositivo della sentenza di condanna o del decreto penale, deve indicare la specie e la durata della pena detentiva sostitutiva con la semidetenzione, la libertà controllata o la pena pecuniaria

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Determinazione delle modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata.

Il pubblico ministero o il pretore competente per l’esecuzione trasmette l’estratto della sentenza di condanna alla semidetenzione o alla libertà controllata al magistrato di sorveglianza del luogo di residenza del condannato, che determina le modalità di esecuzione della pena avvalendosi dei criteri indicati negli articoli 55 e 56 e osservando le norme del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 .
Quando il condannato svolge un lavoro per il quale la patente di guida costituisce indispensabile requisito, il magistrato di sorveglianza può disciplinare la sospensione in modo da non ostacolare il lavoro del condannato.
L’ordinanza con cui sono stabilite le modalità di esecuzione della pena è immediatamente trasmessa per l’esecuzione all’ufficio di pubblica sicurezza del comune in cui il condannato risiede o, in mancanza di questo, al comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente, che procede a norma dell’articolo 63.
Nel caso di semidetenzione, l’ordinanza è trasmessa altresì al direttore, dell’istituto penitenziario cui il condannato è stato assegnato.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata

Appena ricevuta l’ordinanza prevista nel penultimo comma dell’articolo precedente, l’organo di polizia ne consegna copia al condannato ingiungendogli di attenersi, a decorrere dal giorno successivo, alle prescrizioni in essa contenute. Provvede altresì al ritiro e alla custodia delle armi, munizioni ed esplosivi, della patente di guida e del passaporto ed alla apposizione sui documenti equipollenti dell’annotazione «documento non valido per l’espatrio», limitatamente alla durata della pena.
Nel caso previsto dal secondo comma dell’articolo precedente, sulla patente di guida, o su un foglio aggiunto che deve costituirne parte integrante, sono annotate le modalità di utilizzazione stabilite dal magistrato di sorveglianza.
Cessata l’esecuzione della pena, le cose ritirate e custodite ai sensi del primo comma sono restituite a cura dello stesso organo di polizia; vengono inoltre annullate le annotazioni effettuate ai sensi dei commi precedenti.
Di tutti gli adempimenti espletati è redatto processo verbale ed è data notizia al questore e agli altri uffici interessati, nonché al direttore dell’istituto o della sezione presso cui si trova il condannato alla semidetenzione.
Se il condannato è detenuto o internato, l’ordinanza del magistrato di sorveglianza è trasmessa anche al direttore dell’istituto penitenziario, il quale deve informare anticipatamente l’organo di polizia della dimissione del condannato: la pena inizia a decorrere dal giorno successivo a quello della dimissione.
Quando la località designata per l’esecuzione della pena è diversa da quella in cui il condannato si trova, il termine per l’inizio dell’esecuzione è prolungato dei giorni necessari per il viaggio, secondo i criteri indicati nel primo comma dell’ articolo 183 del codice di procedura penale.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Modifica delle modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata.

Le prescrizioni imposte con l’ordinanza prevista dall’articolo 62 possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza per sopravvenuti motivi di assoluta necessità, osservando le norme del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 .
La richiesta di modifica delle prescrizioni non sospende l’esecuzione della pena; tuttavia le prescrizioni, in caso di assoluta urgenza, possono essere modificate con provvedimento provvisorio revocabile in qualsiasi fase del procedimento.
L’ordinanza che conclude il procedimento è immediatamente trasmessa all’organo di polizia o al direttore dell’istituto o della sezione competenti per il controllo sull’adempimento delle prescrizioni. Agli stessi organi sono trasmessi immediatamente i provvedimenti provvisori emanati ai sensi del comma precedente.
Non possono essere modificate le prestazioni di cui ai numeri 1, 3 e 4 dell’articolo 55 e 3, 5 e 6 dell’articolo 56.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Controllo sull’adempimento delle prescrizioni imposte con la sentenza di condanna.

L’ufficio di pubblica sicurezza del luogo in cui il condannato sconta la semidetenzione o la libertà controllata o, in mancanza di questo, il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente verifica periodicamente che il condannato adempia alle prescrizioni impostegli e tiene un registro nominativo ed un fascicolo per ogni condannato sottoposto a controllo.
Nel fascicolo individuale sono custoditi l’estratto della sentenza di condanna, l’ordinanza del magistrato di sorveglianza con le eventuali successive modifiche delle modalità di esecuzione, copia della corrispondenza con l’autorità giudiziaria e con le altre autorità, una cartella biografica in cui sono riassunte le condanne riportate e ogni altro documento relativo all’esecuzione della pena. Si applicano al condannato alla semidetenzione le norme di cui all’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431 .
Il controllo sull’osservanza dell’obbligo prescritto dal primo comma dell’articolo 55 viene effettuato dal direttore dell’istituto o della sezione ivi indicata.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Inosservanza delle prescrizioni inerenti alla semidetenzione e alla libertà controllata.

Quando è violata anche solo una delle prescrizioni inerenti alla semidetenzione o alla libertà controllata, la restante parte della pena si converte nella pena detentiva sostitutiva.
Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria o il direttore dell’istituto o della sezione a cui il condannato è assegnato devono informare, senza indugio, il magistrato di sorveglianza che ha emesso l’ordinanza prevista dall’articolo 62, di ogni violazione degli adempimenti sui quali gli organi medesimi esercitano i rispettivi controlli.
Il magistrato di sorveglianza trasmette gli atti alla sezione di sorveglianza, la quale, compiuti, ove occorra, sommari accertamenti, qualora ritenga doversi procedere alla conversione prevista dal primo comma, provvede con ordinanza, osservate le norme contenute nel capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 . L’ordinanza è trasmessa al pubblico ministero competente, il quale provvede mediante ordine di carcerazione.

 

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione. (1)

L’affidamento in prova al servizio sociale e l’ammissione al regime di semilibertà sono esclusi per il condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi del primo comma dell’articolo precedente.

———-
(1) La Corte Cost. – sent. 22/4/1997, n. 109 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente articolo, nella parte in cui si applica ai condannati minori di etàal momento della condanna.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Sospensione dell’esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata.

L’esecuzione della semidetenzione o della libertà controllata è sospesa in caso di notifica di un ordine di carcerazione o di consegna; essa è altresì sospesa in caso di arresto in flagranza ai sensi degli articoli 235 e 236 del codice di procedura penale, di fermo o di cattura del condannato o di applicazione provvisoria di una misura di sicurezza.
L’ingiunzione effettuata dall’organo di polizia ai sensi del primo comma dell’articolo 63 nei confronti dell’imputato detenuto o internato non sospende l’esecuzione di pene detentive o di misure di sicurezza detentive né il corso della carcerazione preventiva né l’applicazione provvisoria di una misura di sicurezza.
Nei casi previsti dal primo comma il magistrato di sorveglianza determina la durata residua della pena sostitutiva e trasmette il provvedimento al direttore dell’istituto penitenziario; questi informa anticipatamente l’organo di polizia della data in cui riprenderà l’esecuzione della pena sostitutiva.
La semidetenzione o la libertà controllata riprendono a decorrere dal giorno successivo a quello della cessazione della esecuzione della pena detentiva; si applica la disposizione dell’ultimo comma dell’articolo 63

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Sospensione disposta a favore del condannato.

Per motivi di particolare rilievo, attinenti al lavoro, allo studio o alla famiglia, possono essere concesse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 52 della legge 26 luglio 1975, n. 354 , sospensioni della semidetenzione e della libertà controllata per la durata strettamente necessaria e comunque per non più di sette giorni per ciascun mese di pena.
Nel periodo della sospensione può essere imposto l’obbligo previsto dal secondo comma dell’ articolo 284 del codice di procedura penale. Se il condannato viola le prescrizioni o non si presenta all’ufficio di polizia indicato nell’articolo 65 nelle dodici ore successive alla scadenza del periodo di sospensione, la pena sostitutiva si converte in quella sostituita, a norma dell’articolo 66.
Nei casi previsti dai numeri 2 e 3 del primo comma dell’ articolo 147 del codice penale, quando l’esecuzione della semidetenzione o della libertà controllata è già iniziata, la sospensione può essere ordinata dal magistrato di sorveglianza che ha determinato le modalità di esecuzione della pena.
Negli altri casi si applicano le disposizioni dell’articolo 589 del codice di procedura penale.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Esecuzione di pene concorrenti.

Quando contro la stessa persona sono state pronunziate, per più reati, una o più sentenze di condanna alla pena della semidetenzione o della libertà controllata, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli da 71 a 80 del codice civile e dell’ articolo 582 del codice di procedura penale.
Tuttavia, se la pena detentiva sostituita con la libertà controllata, eccede complessivamente la durata di sei mesi, si applica la semidetenzione per la parte che eccede tale limite e fino a un anno. Oltre questo limite si applica per intero la pena detentiva sostituita.
Le pene della semidetenzione e della libertà controllata sono sempre eseguite, nell’ordine, dopo le pene detentive; la libertà controllata è eseguita dopo la semidetenzione.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Esecuzione delle pene pecuniarie.

Alle pene pecuniarie sostitutive delle pene detentive si applicano le disposizioni dell’ articolo 586 del codice di procedura penale.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Revoca della pena sostitutiva.

Se sopravviene una delle condanne previste nell’articolo 59, commi primo e secondo, lettera a), ovvero la condanna a pena detentiva per un fatto commesso successivamente alla sostituzione della pena, questa viene revocata per la parte non ancora eseguita e convertita a norma dell’articolo 66.

A tali fini, il cancelliere del giudice dell’esecuzione informa senza indugio il giudice di sorveglianza competente.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Disposizioni relative ai minorenni.

Le disposizioni contenute nell’articolo 56 non si applicano al condannato il quale, al momento della trasmissione dell’estratto della sentenza di condanna prevista nell’articolo 62, non abbia compiuto gli anni diciotto.
In tal caso la libertà controllata è eseguita con le modalità stabilite dai commi dal quarto al decimo dell’articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354 , e le funzioni attribuite agli organi di polizia dagli articoli 62, 63, 64, 65, 66, 68 e 69 sono svolte dall’ufficio di servizio sociale per minorenni.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.

Norma transitoria.

Le norme previste da questo Capo si applicano anche ai procedimenti penali pendenti al momento dell’entrata in vigore della presente legge.
La Corte di cassazione decide ai sensi dell’ultimo comma dell’ articolo 538 del codice di procedura penale.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione II – Applicazione di sanzioni sostitutive su richiesta dell’imputato.

Esecuzione delle sanzioni sostitutive.

Per l’esecuzione delle sanzioni sostitutive si applicano le disposizioni della Sezione I di questo Capo.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione II – Applicazione di sanzioni sostitutive su richiesta dell’imputato.

Violazione degli obblighi.

Colui il quale viola, in tutto o in parte, gli obblighi impostigli con la sentenza pronunciata a norma dell’articolo 77 è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
In caso di condanna la pena non può essere sostituita a norma di questo Capo.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione II – Applicazione di sanzioni sostitutive su richiesta dell’imputato.

Comunicazione all’imputato.

Quando per il reato per il quale si procede è ammessa l’oblazione o può trovare applicazione la disposizione prevista dall’articolo 77 ne va fatta menzione nella comunicazione giudiziaria.

Capo III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione II – Applicazione di sanzioni sostitutive su richiesta dell’imputato.

Entrata in vigore

Le disposizioni contenute nella presente Sezione si applicano anche ai reati commessi prima dell’entrata in vigore della presente legge.

Capo IV – Estensione della perseguibilità a querela.

Norma transitoria

Per i reati perseguibili a querela ai sensi delle disposizioni precedenti, commessi prima del giorno dell’entrata in vigore della presente legge, il termine per presentare la querela decorre dal giorno suddetto, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizie del fatto costituente reato.
Se è pendente il procedimento, il giudice informa la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.

 

Capo V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.

Conversione di pene pecuniarie.

Le pene della multa e dell’ammenda non eseguite per insolvibilità del condannato si convertono nella libertà controllata per un periodo massimo, rispettivamente, di un anno e di sei mesi .
Nel caso in cui la pena pecuniaria da convertire non sia superiore a euro 516, la stessa può essere convertita, a richiesta del condannato, in lavoro sostitutivo (1).
Il ragguaglio ha luogo calcolando euro 12, o frazione di euro 12, di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata e euro 25, o frazione di euro 25, per un giorno di lavoro sostitutivo. (2)
Il condannato può sempre far cessare la pena sostitutiva pagando la multa o l’ammenda, dedotta la somma corrispondente alla durata della libertà controllata scontata o del lavoro sostitutivo prestato.

——–
(1) La Corte Cost. – sent. 21/6/1996, n. 206 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 102, secondo comma, nella parte in cui non consente che il lavoro sostitutivo, a richiesta del condannato, sia concesso anche nel caso in cui la pena pecuniaria da convertire sia superiore ad un milione.
(2) La Corte Cost. – sent. 23/12/1994, n. 440 – ha dichiarato l’illegittimità del terzo comma, nella parte in cui stabilisce che, agli effetti della conversione delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato, il ragguaglio ha luogo calcolando venticinquemila lire, o frazione di venticinquemila lire, anziché settantacinquemila lire, o frazione di settantacinquemila lire, di pena pecuniaria per un giorno dilibertà controllata.

Capo V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.

Lavoro sostitutivo.

Il lavoro sostitutivo consiste nella prestazione di un’attività non retribuita, a favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, o presso enti, organizzazioni o corpi di assistenza, di istruzione, di protezione civile e di tutela dell’ambiente naturale o di incremento del patrimonio forestale, previa stipulazione, ove occorra, di speciali convenzioni da parte del Ministero di grazia e giustizia, che può delegare il magistrato di sorveglianza .
Tale attività si svolge nell’ambito della provincia in cui il condannato ha la residenza, per una giornata lavorativa per settimana, salvo che il condannato chieda di essere ammesso ad una maggiore frequenza settimanale.

Capo V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.

Determinazione delle modalità di esecuzione delle pene conseguenti alla conversione della multa o dell’ammenda

Il pubblico ministero o il pretore competente per l’esecuzione trasmette copia del provvedimento di conversione della pena pecuniaria al magistrato di sorveglianza del luogo di residenza del condannato.
Il magistrato di sorveglianza, sentito il condannato stesso, dispone l’applicazione della libertà controllata o lo ammette al lavoro sostitutivo; determina altresì le modalità di esecuzione della libertà controllata a norma dell’articolo 62.
Il magistrato di sorveglianza determina le modalità di esecuzione del lavoro sostitutivo e ne fissa il termine iniziale, sentito ove occorra il servizio sociale, tenuto conto delle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato ed osservando le disposizioni del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 .
L’ordinanza con cui sono stabilite le modalità di esecuzione del lavoro sostitutivo è immediatamente trasmessa all’ufficio di pubblica sicurezza del comune in cui il condannato risiede o, in mancanza di questo, al comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente.
Si applicano al lavoro sostitutivo le disposizioni degli articoli 64, 65, 68 e 69.

Capo V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.

Inosservanza delle prescrizioni inerenti alle pene conseguenti alla conversione della multa o della ammenda

Quando è violata anche solo una delle prescrizioni inerenti alla libertà controllata, ivi comprese quelle inerenti al lavoro sostitutivo, conseguenti alla conversione di pene pecuniarie, la parte di libertà controllata o di lavoro sostitutivo non ancora eseguita si converte in un uguale periodo di reclusione o di arresto, a seconda della specie della pena pecuniaria originariamente inflitta. In tal caso non si applica il disposto dell’articolo 67.
Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria devono informare, senza indugio, il magistrato di sorveglianza che ha emesso l’ordinanza prevista dall’articolo 107 di ogni violazione da parte del condannato delle prescrizioni impostegli.
Il magistrato di sorveglianza trasmette gli atti alla sezione di sorveglianza, la quale, compiuti ove occorra sommari accertamenti, provvede con ordinanza alla conversione prevista dal primo comma, osservate le disposizioni del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 . L’ordinanza di conversione è trasmessa al pubblico ministero competente, il quale provvede mediante ordine di carcerazione.

Capo V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.

Aumento delle pene pecuniarie

Le pene pecuniarie comminate per i reati previsti dal codice penale o dalle leggi speciali, nonché le sanzioni pecuniarie comminate per le infrazioni previste dal codice di procedura penale, aumentate per effetto della legge 12 luglio 1961, n. 603 , sono moltiplicate per cinque.
Sono altresì moltiplicate per cinque le pene pecuniarie comminate per reati previsti da leggi entrate in vigore dopo il 21 ottobre 1947 e prima della legge 12 luglio 1961, n. 603 .
Le pene pecuniarie comminate per reati previsti da leggi entrate in vigore dopo la legge 12 luglio 1961, n. 603 , e fino al 31 dicembre 1970 sono moltiplicate per tre.
Quelle comminate per reati previsti da leggi entrate in vigore dopo il 31 dicembre 1970 e fino al 31 dicembre 1975, ad eccezione delle leggi in materia di imposte dirette e di tasse ed imposte indirette sugli affari, sono moltiplicate per due.
Quando, tenuto conto degli aumenti previsti nei commi precedenti, la legge stabilisce la pena dell’ammenda inferiore nel minimo a euro 2 o nel massimo a euro 5, i limiti edittali sono elevati rispettivamente a euro 5 e a euro 12 (1)

———
(1) Ai sensi dell’art. 26 cp, come modificato dall’art. 3, comma 61, L. 15 luglio 2009, n. 94, la pena dell’ammenda consiste nel pagamento di una somma non inferiorea 20 euro e non superiore a euro 10.000.

Capo V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.

Aumento delle sanzioni amministrative pecuniarie.

Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano a tutte le sanzioni amministrative pecuniarie originariamente previste come sanzioni penali.
Le altre sanzioni amministrative pecuniarie inferiori nel minimo a euro 20 o nel massimo a euro 50 sono elevate, rispettivamente, a euro 20 e a euro 50. (1)
Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche alle violazioni finanziarie.

———-

(1) Comma così modificato dall’art. 3, c. 64, L. 15 luglio 2009, n. 94.

Capo VI – Disposizioni in materia di pene accessorie, prescrizione, oblazione, sospensione condizionale della pena e confisca.

Disposizioni abrogative e di coordinamento.

L’ articolo 2641 del codice civile (1)è abrogato.
Quando nelle leggi speciali è richiamato l’ articolo 2641 del codice civile tale richiamo si intende operato all’ articolo 32-bis del codice penale.

———
(1) L’art. 2641 cc è stato sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61.

 

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Legge 27/7/1978 n. 392

Redazione

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Durata della locazione

La durata della locazione avente per oggetto immobili urbani per uso abitazione non può essere inferiore a quattro anni. Se le parti hanno determinato una durata inferiore o hanno convenuto una locazione senza determinazione di tempo la durata si intende convenuta per quattro anni.
Il disposto del comma precedente non si applica quando si tratti di locazioni stipulate per soddisfare esigenze abitative di natura transitoria.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Disciplina della sublocazione

Il conduttore non può sublocare totalmente l’immobile, né può cedere ad altri il contratto senza il consenso del locatore.
Salvo patto contrario il conduttore ha la facoltà di sublocare parzialmente l’immobile, previa comunicazione al locatore con lettera raccomandata che indichi la persona del subconduttore, la durata del contratto ed i vani sublocati.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Rinnovazione tacita

Il contratto si rinnova per un periodo di quattro anni se nessuna delle parti comunica all’altra, almeno sei mesi prima della scadenza, con lettera raccomandata, che non intende rinnovarlo.
La stessa disciplina si applica ad ogni altra successiva scadenza.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Recesso del conduttore

E’ in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, con lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione.
Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Inadempimento del conduttore

Salvo quanto previsto dall’articolo 55, il mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, ovvero il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l’importo non pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione, ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Clausola di scioglimento in caso di alienazione

E’ nulla la clausola che prevede la risoluzione del contratto in caso di alienazione della cosa locata.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Spese di registrazione

Le spese di registrazione del contratto di locazione sono a carico del conduttore e del locatore in parti uguali.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Oneri accessori

Sono interamente a carico del conduttore, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore, alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento e del condizionamento dell’aria, allo spurgo dei pozzi neri e delle latrine, nonché alla fornitura di altri servizi comuni.
Le spese per il servizio di portineria sono a carico del conduttore nella misura del 90 per cento, salvo che le parti abbiano convenuto una misura inferiore.
Il pagamento deve avvenire entro due mesi dalla richiesta. Prima di effettuare il pagamento il conduttore ha diritto di ottenere l’indicazione specifica delle spese di cui ai commi precedenti con la menzione dei criteri di ripartizione. Il conduttore ha inoltre diritto di prendere visione dei documenti giustificativi delle spese effettuate.
Gli oneri di cui al primo comma addebitati dal locatore al conduttore devono intendersi corrispettivi di prestazioni accessorie a quella di locazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 12 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (1).
La disposizione di cui al quarto comma non si applica ove i servizi accessori al contratto di locazione forniti siano per loro particolare natura e caratteristiche riferibili a specifica attività imprenditoriale del locatore e configurino oggetto di un autonomo contratto di prestazione dei servizi stessi (1).
———-

(1) Comma aggiunto dall’art. 67, DL 30/08/93, n. 331.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Partecipazione del conduttore all’assemblea dei condomini

Il conduttore ha diritto di voto, in luogo del proprietario dell’appartamento locatogli, nelle delibere dell’assemblea condominiale relative alle spese e alle modalità di gestione dei servizi di riscaldamento e di condizionamento d’aria.
Egli ha inoltre diritto di intervenire, senza diritto di voto, sulle delibere relative alla modificazione degli altri servizi comuni.
La disciplina di cui al primo comma si applica anche qualora si tratti di edificio non in condominio.
In tale ipotesi i conduttori si riuniscono in apposita assemblea convocati dal proprietario dell’edificio o da almeno tre conduttori.
Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del codice civile sull’assemblea dei condomini.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Deposito cauzionale

Il deposito cauzionale non può essere superiore a tre mensilità del canone. Esso è produttivo di interessi legali che debbono essere corrisposti al conduttore alla fine di ogni anno.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Equo canone degli immobili adibiti ad uso di abitazione

Il canone di locazione e sublocazione degli immobili adibiti ad uso di abitazione non può superare il 3,85 per cento del valore locativo dell’immobile locato.
Il valore locativo è costituito dal prodotto della superficie convenzionale dell’immobile per il costo unitario di produzione del medesimo.
Il costo unitario di produzione è pari al costo base moltiplicato per i coefficienti correttivi indicati nell’articolo 15.
Gli elementi che concorrono alla determinazione del canone di affitto, accertati dalle parti, vanno indicati nel contratto di locazione.
Se l’immobile locato è completamente arredato con mobili forniti dal locatore e idonei, per consistenza e qualità, all’uso convenuto, il canone determinato ai sensi dei commi precedenti può essere maggiorato fino ad un massimo del 30 per cento.
[…] (1).
———-

(1) Comma abrogato dall’art. 1, DL 13/09/91, n. 299.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Superficie convenzionale

La superficie convenzionale è data dalla somma dei seguenti elementi:
a) l’intera superficie dell’unità immobiliare;
b) il 50 per cento della superficie delle autorimesse singole;
c) il 20 per cento della superficie del posto macchina in autorimesse di uso comune;
d) il 25 per cento della superficie di balconi, terrazze, cantine ed altri accessori simili;
e) il 15 per cento della superficie scoperta di pertinenza dell’immobile in godimento esclusivo del conduttore;
f) il 10 per cento della superficie condominiale a verde nella misura corrispondente alla quota millesimale dell’unità immobiliare.
E’ detratto il 30 per cento dalla superficie dei vani con altezza utile inferiore a metri 1.70.
Le superfici di cui alle lettere a), b) e d) si misurano al netto dei muri perimetrali e di quelli interni.
L’elemento di cui alla lettera e) entra nel computo della superficie convenzionale fino ad un massimo non eccedente la superficie di cui alla lettera a).
Alla superficie di cui alla lettera a) si applicano i seguenti coefficienti:
a) 1,00 per l’unità immobiliare di superficie superiore a metri quadrati 70;
b) 1,10 per l’unità immobiliare di superficie compresa fra metri quadrati 46 e metri quadrati 70 (1);
c) 1,20 per l’unità immobiliare inferiore a metri quadrati 46 (1).
I coefficienti di cui alle lettere b) e c) del quinto comma non si applicano agli immobili il cui stato di conservazione e manutenzione è scadente ai sensi dell’articolo 21.
———-

(1) Con sentenza 18 giugno 1987, n. 236 (G.U. 24/06/87, n. 26 – Serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato:
a) l’illegittimità della lett. b) dell’art. 13, quinto comma, L. 27/07/78, n. 392, nella parte in cui, mediante l’applicazione dei coefficienti maggiorativi, consente che il canone relativo ad immobili di dimensioni inferiori ai 70,01 mq possa essere maggiore di quello previsto per immobili compresi nella fascia superiore, anziché equiparato a quello previsto per immobili di mq 70;
b) ai sensi dell’art. 27 della L. 11/03/53, n. 87, l’illegittimità della lett. c) dell’art. 13, quinto comma, L. 27/07/78, n. 392, nella parte in cui, mediante l’applicazione dei coefficienti maggiorativi, consente che il canone relativo ad immobili di dimensioni inferiori ai 46 mq possa essere maggiore di quello previsto per immobili compresi nella fascia superiore anziché equiparato a quello previsto per immobili di mq 46.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Costo base

Il costo base a metro quadrato per gli immobili, la cui costruzione è stata ultimata entro il 31 dicembre 1975, è fissato in:
a) L. 250.000 per gli immobili situati in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio;
b) L. 225.000 per gli immobili situati in Campania, Abruzzi, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
La data di ultimazione dei lavori è quella risultante dal certificato di abitabilità o, in mancanza, dal certificato di ultimazione dei lavori presentato agli uffici delle imposte, oppure quella comunque accertata.

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Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Coefficienti correttivi del costo base

I coefficienti correttivi sono stabiliti in funzione del tipo, della classe demografica dei comuni, dell’ubicazione, del livello di piano, della vetustà e dello stato di conservazione e manutenzione dell’immobile.

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Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Tipologia

In relazione alla tipologia si fa riferimento alla categoria catastale con i coefficienti risultanti dalla tabella seguente:
a) 2.00 per le abitazioni di tipo signorile (A/1);
b) 1.25 per le abitazioni di tipo civile (A/2);
c) 1.05 per le abitazioni di tipo economico (A/3);
d) 0.80 per le abitazioni di tipo popolare (A/4);
e) 0,50 per le abitazioni di tipo ultrapopolare (A/5);
f) 0,70 per le abitazioni di tipo rurale (A/6);
g) 1,40 per le abitazioni di tipo villini (A/7);
h) 0,80 per le abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi (A/11).
Qualora gli immobili non risultino censiti in catasto, ed ai soli fini del comma precedente, la categoria catastale viene stabilita dall’ufficio tecnico erariale sulla base delle categorie catastali delle unità immobiliari che siano ubicate nella stessa zona censuaria ed abbiano caratteristiche analoghe. A tale fine gli interessati devono presentare all’ufficio tecnico erariale competente per territorio apposita domanda corredata da una planimetria dell’immobile con una sommaria descrizione dell’edificio, delle rifiniture dell’unità immobiliare locata nonché degli impianti in essa installati. L’ufficio provvede entro novanta giorni dalla richiesta senza obbligo di sopralluogo.

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Classe demografica dei comuni

In relazione alla classe demografica si applicano i seguenti coefficienti:
a) 1,20 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 400.000 abitanti;
b) 1,10 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti;
c) 1,05 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti;
d) 0,95 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti;
e) 0,90 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti;
f) 0,80 per gli immobili siti in comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti.
Il numero degli abitanti di un comune è stabilito sulla base degli ultimi dati sulla popolazione residente pubblicati dall’ISTAT.

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Ubicazione

In relazione all’ubicazione i consigli comunali dei comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti provvedono a ripartire il territorio comunale in cinque zone alle quali si applicano i coefficienti della tabella seguente:
a) 0,85 per la zona agricola;
b) 1 per la zona edificata periferica;
c) 1,20 per la zona edificata compresa fra quella periferica e il centro storico;
d) 1,20 per le zone di pregio particolare site nella zona edificata periferica o nella zona agricola;
e) 1,30 per il centro storico.
I consigli comunali devono provvedere alla ripartizione del territorio comunale in zone entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
Nei comuni con popolazione non superiore ai 20.000 abitanti si applicano le perimetrazioni previste nell’articolo 16 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, con i seguenti coefficienti:
a) 0,85 per la zona agricola;
b) 1 per il centro edificato;
c) 1,10 per il centro storico.
All’interno delle zone di cui alle lettere b), c) ed e) del primo comma ed alle lettere b) e c) del terzo comma i consigli comunali possono individuare edifici o comparti di edifici particolarmente degradati ai quali si applica il coefficiente 0,90 in sostituzione dei coefficienti suindicati.

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Livello di piano

In relazione al livello di piano, limitatamente alle unità immobiliari situate in immobili costituiti da almeno tre piani fuori terra, si applicano i seguenti coefficienti:
a) 0,80 per le abitazioni situate al piano seminterrato;
b) 0,90 per le abitazioni situate al piano terreno;
c) 1,00 per le abitazioni situate nei piani intermedi e all’ultimo piano;
d) 1,20 per le abitazioni situate al piano attico.
Per le abitazioni situate al quarto piano e superiori di immobili sprovvisti di ascensore, i coefficienti previsti alle lettere c) e d) del comma precedente sono rispettivamente ridotti a 0,95 e 1,10.

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Vetustà

In relazione alla vetustà si applica un coefficiente di degrado per ogni anno decorrente dal sesto anno successivo a quello di costruzione dell’immobile e stabilito nel modo seguente:
a) 1 per cento per i successivi quindici anni;
b) 0,50 per cento per gli ulteriori trenta anni.
Se si è proceduto a lavori di integrale ristrutturazione o di completo restauro dell’unità immobiliare, anno di costruzione è quello della ultimazione di tali lavori comunque accertato.

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Stato di conservazione e manutenzione

In relazione allo stato di conservazione e manutenzione dell’immobile si applicano i seguenti coefficienti:
a) 1,00 se lo stato è normale;
b) 0,80 se lo stato è mediocre;
c) 0,60 se lo stato è scadente.
Per la determinazione dello stato di conservazione e manutenzione si tiene conto dei seguenti elementi propri dell’unità immobiliare:
1) pavimenti;
2) pareti e soffitti;
3) infissi;
4) impianto elettrico;
5) impianto idrico e servizi igienico-sanitari;
6) impianto di riscaldamento;
nonché dei seguenti elementi comuni:
1) accessi, scale e ascensore;
2) facciate, coperture e parti comuni in genere.
Lo stato dell’immobile si considera mediocre qualora siano in scadenti condizioni tre degli elementi di cui sopra, dei quali due devono essere propri dell’unità immobiliare.
Lo stato dell’immobile si considera scadente qualora siano in scadenti condizioni almeno quattro degli elementi di cui sopra, dei quali tre devono essere propri dell’unità immobiliare.
Lo stato dell’immobile si considera scadente in ogni caso se l’unità immobiliare non dispone di impianto elettrico o dell’impianto idrico con acqua corrente nella cucina e nei servizi, ovvero se non dispone di servizi igienici privati o se essi sono comuni a più unità immobiliari.
Il Ministro dei lavori pubblici, con suo decreto da emanarsi entro tre mesi dalla entrata in vigore della presente legge, indicherà analiticamente gli elementi di valutazione fissati nei commi precedenti.

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Immobili ultimati dopo il 31 dicembre 1975

Per gli immobili adibiti ad uso di abitazione che sono stati ultimati dopo il 31 dicembre 1975, il costo base di produzione a metro quadrato è fissato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con quello di grazia e giustizia, sentito il Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 31 marzo di ogni anno e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Il costo base di produzione è determinato, anche in misura differenziata per regione o per gruppi di regioni, tenendo conto:
a) dei costi di produzione dell’edilizia convenzionata;
b) dell’incidenza del contributo di concessione;
c) del costo dell’area, che non potrà essere superiore al 25 per cento del costo di produzione;
d) degli oneri di urbanizzazione che gravano sul costruttore.
Se, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di quella di registro o di altra imposizione fiscale, ovvero relativamente agli oneri delle assicurazioni obbligatorie o in base ad altre documentazioni di origine pubblica, risultano costi maggiori di quelli indicati nel decreto ai sensi delle lettere a), b) e d) del comma precedente, il costo base si modifica nei singoli casi, tenendo conto di tali maggiori costi. Il costruttore, in quanto di sua spettanza, è tenuto a fornire al proprietario tali dati, se la richiesta venga fatta anteriormente al primo trasferimento dell’immobile; in tal caso gli stessi elementi dovranno essere comunicati agli uffici del catasto edilizio urbano. Agli effetti di cui sopra non si tiene comunque conto del valore dell’immobile accertato ai fini dell’imposta di registro relativa al suo trasferimento a qualsiasi titolo, in quanto il valore di riferimento per la determinazione del canone è quello dei costi come sopra definiti.
Ai fini della determinazione del canone di locazione per gli immobili urbani ultimati dopo il 31 dicembre 1975, al costo base, determinato a norma del presente articolo, si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 15 a 21; nelle ipotesi di cui al precedente comma non si applicano i coefficienti previsti nell’articolo 16 nei casi in cui il maggior costo riguardi il costo di produzione.

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Riparazioni straordinarie

Quando si eseguano sull’immobile importanti ed improrogabili opere necessarie per conservare ad esso la sua destinazione o per evitare maggiori danni che ne compromettano l’efficienza in relazione all’uso a cui è adibito, o comunque opere di straordinaria manutenzione di rilevante entità, il locatore può chiedere al conduttore che il canone risultante dall’applicazione degli articoli precedenti venga integrato con un aumento non superiore all’interesse legale sul capitale impiegato nelle opere e nei lavori effettuati, dedotte le indennità e i contributi di ogni natura che il locatore abbia percepito o che successivamente venga a percepire per le opere eseguite.
L’aumento decorre dalla data in cui sono state ultimate le opere, se la richiesta è fatta entro trenta giorni dalla data stessa; in caso diverso decorre dal primo giorno del mese successivo al ricevimento della richiesta.
Le disposizioni dei commi precedenti sono applicabili anche quando il locatore venga assoggettato a contributi di miglioria per trasformazioni urbane nella zona in cui è situato l’immobile.
Le controversie derivanti dall’applicazione del presente articolo sono decise con le modalità indicate negli articoli 43 e seguenti.

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Aggiornamento del canone

Per gli immobili ad uso d’abitazione il canone di locazione definito ai sensi degli articoli da 12 a 23 è aggiornato ogni anno in misura pari al 75 per cento della variazione, accertata dall’ISTAT dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno precedente.
L’aggiornamento del canone decorrerà dal mese successivo a quello in cui ne viene fatta richiesta con lettera raccomandata (1)
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(1) L’art. 1, L. 25/07/84, n. 377 (G.U. 26/07/84, n. 205), ha disposto che per gli immobili adibiti ad uso di abitazione l’aggiornamento del canone di locazione, relativo al 1984, non si applica.

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Adeguamento del canone

Ciascuna delle parti, in ogni momento del rapporto contrattuale, ha diritto all’adeguamento del canone in relazione all’eventuale mutamento degli elementi di cui agli articoli 13 e 15, escluso il parametro relativo alla vetustà che si applica al momento del rinnovo contrattuale.
L’adeguamento del canone avrà effetto dal mese successivo a quello durante il quale sia stato richiesto mediante lettera raccomandata.

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Capo I – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione

Ambito di applicazione

Le disposizioni di cui al presente capo non si applicano:
a) alle locazioni stipulate per soddisfare esigenze abitative di natura transitoria, salvo che il conduttore abiti stabilmente nell’immobile per motivi di lavoro o di studio;
b) alle locazioni relative ad alloggi costruiti a totale carico dello Stato per i quali si applica il canone sociale determinato in base alle disposizioni vigenti;
c) alle locazioni relative ad alloggi soggetti alla disciplina dell’edilizia convenzionata (1);
d) alle locazioni relative ad immobili inclusi nelle categorie catastali A/8 e A/9 (2).
Le disposizioni di cui agli articoli da 12 a 25 non si applicano alle locazioni concernenti gli immobili siti in comuni che al censimento del 1971 avevano popolazione residente fino a 5.000 abitanti qualora, nel quinquennio precedente la entrata in vigore della presente legge, e successivamente ogni quinquennio, la popolazione residente non abbia subito variazioni in aumento, o comunque l’aumento percentuale sia stato inferiore a quello medio nazionale, secondo i dati pubblicati dall’ISTAT.
Il comune provvede a dare pubblica notizia della condizione di cui al precedente comma e delle eventuali variazioni.
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(1) Con sentenza 28 gennaio-11 febbraio 1988, n. 155 (G.U. 17/02/88, n. 7 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 26, primo comma, lettera c), nella parte in cui non dispone che il canone di locazione degli immobili soggetti alla disciplina dell’edilizia convenzionata non deve comunque superare il canone che risulterebbe dall’applicazione delle disposizioni del titolo I, capo I, della medesima legge.
(2) Con sentenza 19 giugno-15 luglio 1997, n. 237 (G.U. 23/07/97, n. 30, Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, primo comma, lettera d), sollevata in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione.

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Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Durata della locazione

La durata delle locazioni e sublocazioni di immobili urbani non può essere inferiore a sei anni se gli immobili sono adibiti ad una delle attività appresso indicate:
1) industriali, commerciali e artigianali;
2) di interesse turistico comprese tra quelle di cui all’articolo 2 della legge 12 marzo 1968, n. 326.
La disposizione di cui al comma precedente si applica anche ai contratti relativi ad immobili adibiti all’esercizio abituale e professionale di qualsiasi attività di lavoro autonomo.
La durata della locazione non può essere inferiore a nove anni se l’immobile, anche se ammobiliato, è adibito ad attività alberghiere.
Se è convenuta una durata inferiore o non è convenuta alcuna durata, la locazione si intende pattuita per la durata rispettivamente prevista nei commi precedenti.
Il contratto di locazione può essere stipulato per un periodo più breve qualora l’attività esercitata o da esercitare nell’immobile abbia, per sua natura, carattere transitorio.
Se la locazione ha carattere stagionale, il locatore è obbligato a locare l’immobile, per la medesima stagione dell’anno successivo, allo stesso conduttore che gliene abbia fatta richiesta con lettera raccomandata prima della scadenza del contratto. L’obbligo del locatore ha la durata massima di sei anni consecutivi o di nove se si tratta di utilizzazione alberghiera.
E’ in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, mediante lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione.
Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.

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Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Rinnovazione del contratto

Per le locazioni di immobili nei quali siano esercitate le attività indicate nei commi primo e secondo dell’articolo 27, il contratto si rinnova tacitamente di sei anni in sei anni, e per quelle di immobili adibiti ad attività alberghiere, di nove anni in nove anni; tale rinnovazione non ha luogo se sopravviene disdetta da comunicarsi all’altra parte, a mezzo di lettera raccomandata, rispettivamente almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza.
Alla prima scadenza contrattuale, rispettivamente di sei o di nove anni, il locatore può esercitare la facoltà di diniego della rinnovazione soltanto per i motivi di cui all’articolo 29 con le modalità e i termini ivi previsti.

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Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Diniego di rinnovazione del contratto alla prima scadenza

Il diniego della rinnovazione del contratto alla prima scadenza di cui all’articolo precedente è consentito al locatore ove egli intenda:
a) adibire l’immobile ad abitazione propria o del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta;
b) adibire l’immobile all’esercizio, in proprio o da parte del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, di una delle attività indicate nell’articolo 27, o, se si tratta di pubbliche amministrazioni, enti pubblici o di diritto pubblico, all’esercizio di attività tendenti al conseguimento delle loro finalità istituzionali;
c) demolire l’immobile per ricostruirlo, ovvero procedere alla sua integrale ristrutturazione o completo restauro, ovvero eseguire su di esso un intervento sulla base di un programma comunale pluriennale di attuazione ai sensi delle leggi vigenti. Nei casi suddetti il possesso della prescritta licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio; gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono se, prima della sua esecuzione, siano scaduti i termini della licenza o della concessione e quest’ultima non sia stata nuovamente disposta;
d) ristrutturare l’immobile al fine di rendere la superficie dei locali adibiti alla vendita conforme a quanto previsto nell’articolo 12 della legge 11 giugno 1971, n. 426 e ai relativi piani comunali, sempre che le opere da effettuarsi rendano incompatibile la permanenza del conduttore nell’immobile. Anche in tal caso il possesso della prescritta licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio; gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella precedente lettera c).
Per le locazioni di immobili adibiti all’esercizio di albergo, pensione o locanda, anche se ammobiliati, il locatore può negare la rinnovazione del contratto nelle ipotesi previste dall’articolo 7 della legge 2 marzo 1963, n. 191, modificato dall’articolo 4-bis del decreto-legge 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, nella legge 28 luglio 1967, n. 628, qualora l’immobile sia oggetto di intervento sulla base di un programma comunale pluriennale di attuazione ai sensi delle leggi vigenti. Nei casi suddetti il possesso della prescritta licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio. Gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella precedente lettera c). Il locatore può altresì negare la rinnovazione se intende esercitare personalmente nell’immobile o farvi esercitare dal coniuge o da parenti entro il secondo grado in linea retta la medesima attività del conduttore, osservate le disposizioni di cui all’art. 5 della L. 2 marzo 1963, n. 191, modificato dall’art. 4-bis del D.L. 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, nella L. 28 luglio 1967, n. 628.
Ai fini di cui ai commi precedenti il locatore, a pena di decadenza, deve dichiarare la propria volontà di conseguire, alla scadenza del contratto, la disponibilità dell’immobile locato; tale dichiarazione deve essere effettuata, con lettera raccomandata, almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza, rispettivamente per le attività indicate nei commi primo e secondo dell’articolo 27 e per le attività alberghiere.
Nella comunicazione deve essere specificato, a pena di nullità, il motivo, tra quelli tassativamente indicati nei commi precedenti, sul quale la disdetta è fondata.
Se il locatore non adempie alle prescrizioni di cui ai precedenti commi il contratto s’intende rinnovato a norma dell’articolo precedente.

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Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Procedura per il rilascio

Avvenuta la comunicazione di cui al terzo comma dell’articolo 29 e prima della data per la quale è richiesta la disponibilità ovvero quando tale data sia trascorsa senza che il conduttore abbia rilasciato l’immobile, il locatore può convenire in giudizio il conduttore, osservando le norme previste dall’art. 447-bis del codice di procedura civile (1).
[La controversia è di competenza del conciliatore qualora il canone annuo non superi lire seicentomila; negli altri casi è di competenza del pretore] (2).
Competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione è posto l’immobile. Sono nulle le clausole derogative dalla competenza per territorio.
Alla prima udienza, se il convenuto compare e non si oppone, il giudice ad istanza del locatore, pronunzia ordinanza di rilascio per la scadenza di cui alla comunicazione prevista dall’articolo 29.
L’ordinanza costituisce titolo esecutivo e definisce il giudizio.
Nel caso di opposizione del convenuto il giudice esperisce il tentativo di conciliazione.
Se il tentativo riesce viene redatto verbale che costituisce titolo esecutivo. In caso contrario o nella contumacia del convenuto si procede a norma dell’articolo 420 e seguenti del codice di procedura civile.
Il giudice, su istanza del ricorrente, alla prima udienza e comunque in ogni stato del giudizio, valutate le ragioni addotte dalle parti e le prove raccolte, può disporre il rilascio dell’immobile con ordinanza costituente titolo esecutivo.
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(1) Comma modificato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/)4, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6 dicembre 1994, n. 673. Fino a tale data il riferimento all’art. 447-bis c.p.c. deve intendersi effettuato all’art. 46 della presente legge.
(2) Comma già abrogato dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210) e nuovamente abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292) e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

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Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Sanzioni

Il locatore che abbia ottenuto la disponibilità dell’immobile per uno dei motivi previsti dall’art. 29 e che, nel termine di sei mesi dall’avvenuta consegna, non abbia adibito l’immobile ad abitazione propria, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, o non abbia adibito l’immobile ad esercizio in proprio di una delle attività indicate all’art. 27, ovvero non abbia rispettato i termini della concessione o quelli del piano comunale di intervento per quanto attiene l’inizio dei lavori di demolizione, ricostruzione, ristrutturazione o restauro dell’immobile ovvero, in caso di immobili adibiti ad esercizio di albergo, pensione o locanda, non abbia completato i lavori di ricostruzione nel termine stabilito dal Ministero del turismo e dello spettacolo, è tenuto, se il conduttore lo richiede, al ripristino del contratto, salvi i diritti acquistati da terzi in buona fede, e al rimborso delle spese di trasloco e degli altri oneri sopportati, ovvero al risarcimento del danno nei confronti del conduttore in misura non superiore a quarantotto mensilità del canone di locazione percepito prima della risoluzione del contratto, oltre alle indennità previste ai sensi dell’art. 34.
Il giudice, oltre a determinare il ripristino o il risarcimento del danno, ordina al locatore il pagamento di una somma da L. 500.000 a L. 2.000.000 da devolvere al comune nel cui territorio è sito l’immobile, ad integrazione del fondo sociale previsto dal titolo III della presente legge.

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Aggiornamento del canone

Le parti possono convenire che il canone di locazione sia aggiornato annualmente su richiesta del locatore per eventuali variazioni del potere di acquisto della lira.
Le variazioni in aumento del canone, per i contratti stipulati per durata non superiore a quella di cui all’articolo 27, non possono essere superiori al 75 per cento di quelle, accertate dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. (2)
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai contratti di locazione stagionale ed a quelli in corso al momento dell’entrata in vigore del limite di aggiornamento di cui al secondo comma del presente articolo. (1) (2).
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(1) Sostituito dall’art. 1, comma 9-sexies, D.L. 7/02/85, n. 12.
(2) Comma modificato dall’art. 41, DL 30/12/2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla lagge 27/2/2009, n. 14.

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Canone delle locazioni stagionali

Il canone delle locazioni stagionali può essere aggiornato con le modalità di cui all’articolo 32.

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Indennità per la perdita dell’avviamento

In caso di cessazione del rapporto di locazione relativo agli immobili di cui all’articolo 27, che non sia dovuta a risoluzione per inadempimento o disdetta o recesso del conduttore o a una delle procedure previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il conduttore ha diritto, per le attività indicate ai numeri 1) e 2) dell’articolo 27, ad una indennità pari a 18 mensilità dell’ultimo canone corrisposto; per le attività alberghiere l’indennità è pari a 21 mensilità.
Il conduttore ha diritto ad una ulteriore indennità pari all’importo di quelle rispettivamente sopra previste qualora l’immobile venga, da chiunque, adibito all’esercizio della stessa attività o di attività incluse nella medesima tabella merceologica che siano affini a quella già esercitata dal conduttore uscente ed ove il nuovo esercizio venga iniziato entro un anno dalla cessazione del precedente.
L’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile è condizionata dall’avvenuta corresponsione dell’indennità di cui al primo comma. L’indennità di cui al secondo comma deve essere corrisposta all’inizio del nuovo esercizio.
Nel giudizio relativo alla spettanza ed alla determinazione dell’indennità per la perdita dell’avviamento, le parti hanno l’onere di quantificare specificatamente la entità della somma reclamata o offerta e la corresponsione dell’importo indicato dal conduttore, o, in difetto, offerto dal locatore o comunque risultante dalla sentenza di primo grado, consente, salvo conguaglio all’esito del giudizio, l’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile (1) (2).
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(1) Comma aggiunto dall’art. 9, D.L. 30/12/88, n. 551.
(2) Con sentenza 30 novembre-14 dicembre 1989, n. 542 (G.U. 20/12/89, n. 51 – Serie speciale), a Corte costituzionale, ha dichiarato la illegittimità dell’art. 34, nella parte in cui non prevede i provvedimenti della Pubblica Amministrazione tra le cause di cessazione del rapporto di locazione che escludono il diritto del conduttore alla indennità per la perdita dell’avviamento.

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Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Limiti

Le disposizioni di cui all’articolo precedente non si applicano in caso di cessazione di rapporti di locazione relativi ad immobili utilizzati per lo svolgimento di attività che non comportino contatti diretti con il pubblico degli utenti e dei consumatori nonché destinati all’esercizio di attività professionali, ad attività di carattere transitorio, ed agli immobili complementari o interni a stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, aree di servizio stradali o autostradali, alberghi e villaggi turistici.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Sublocazione e cessione del contratto di locazione

Il conduttore può sublocare l’immobile o cedere il contratto di locazione anche senza il consenso del locatore, purché venga insieme ceduta o locata l’azienda, dandone comunicazione al locatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Il locatore può opporsi, per gravi motivi, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. Nel caso di cessione, il locatore, se non ha liberato il cedente, può agire contro il medesimo qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte.
Le indennità previste dall’articolo 34 sono liquidate a favore di colui che risulta conduttore al momento della cessazione effettiva della locazione.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Successione nel contratto

In caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto coloro che, per successione o per precedente rapporto risultante da atto di data certa anteriore alla apertura della successione, hanno diritto a continuarne l’attività.
In caso di separazione legale o consensuale, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il contratto di locazione si trasferisce al coniuge, anche se non conduttore, che continui nell’immobile la stessa attività già ivi esercitata assieme all’altro coniuge prima della separazione legale o consensuale ovvero prima dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Se l’immobile è adibito all’uso di più professionisti, artigiani o commercianti e uno solo di essi è titolare del contratto, in caso di morte gli succedono nel contratto, in concorso con gli aventi diritto di cui ai commi precedenti, gli altri professionisti, artigiani o commercianti.
Nelle ipotesi di recesso del titolare del contratto, succedono nello stesso gli altri professionisti, artigiani o commercianti. In tal caso il locatore può opporsi alla successione nel contratto, per gravi motivi, con le modalità di cui all’articolo precedente.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Diritto di prelazione

Nel caso in cui il locatore intenda trasferire a titolo oneroso l’immobile locato, deve darne comunicazione al conduttore con atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario.
Nella comunicazione devono essere indicati il corrispettivo, da quantificare in ogni caso in denaro, le altre condizioni alle quali la compravendita dovrebbe essere conclusa e l’invito ad esercitare o meno il diritto di prelazione.
Il conduttore deve esercitare il diritto di prelazione entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione, con atto notificato al proprietario a mezzo di ufficiale giudiziario, offrendo condizioni uguali a quelle comunicategli.
Ove il diritto di prelazione sia esercitato, il versamento del prezzo di acquisto, salvo diversa condizione indicata nella comunicazione del locatore, deve essere effettuato entro il termine di trenta giorni decorrenti dal sessantesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta notificazione della comunicazione da parte del proprietario, contestualmente alla stipulazione del contratto di compravendita o del contratto preliminare.
Nel caso in cui l’immobile risulti locato a più persone, la comunicazione di cui al primo comma deve essere effettuata a ciascuna di esse.
Il diritto di prelazione può essere esercitato congiuntamente da tutti i conduttori, ovvero, qualora taluno vi rinunci, dai rimanenti o dal rimanente conduttore.
L’avente titolo che, entro trenta giorni dalla notificazione di cui al primo comma, non abbia comunicato agli altri aventi diritto la sua intenzione di avvalersi della prelazione, si considera avere rinunciato alla prelazione medesima.
Le norme del presente articolo non si applicano nelle ipotesi previste dall’articolo 732 del codice civile, per le quali la prelazione opera a favore dei coeredi, e nella ipotesi di trasferimento effettuato a favore del coniuge o dei parenti entro il secondo grado.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Diritto di riscatto

Qualora il proprietario non provveda alla notificazione di cui all’articolo precedente, o il corrispettivo indicato sia superiore a quello risultante dall’atto di trasferimento a titolo oneroso dell’immobile, l’avente diritto alla prelazione può, entro sei mesi dalla trascrizione del contratto, riscattare l’immobile dall’acquirente e da ogni altro successivo avente causa.
Ove sia stato esercitato il diritto di riscatto, il versamento del prezzo deve essere effettuato entro il termine di tre mesi che decorrono, quando non vi sia opposizione al riscatto, dalla prima udienza del relativo giudizio, o dalla ricezione dell’atto notificato con cui l’acquirente o successivo avente causa comunichi prima di tale udienza di non opporsi al riscatto.
Se per qualsiasi motivo, l’acquirente o successivo avente causa faccia opposizione al riscatto, il termine di tre mesi decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Diritto di prelazione in caso di nuova locazione

Il locatore che intende locare a terzi l’immobile, alla scadenza del contratto rinnovato ai sensi dell’articolo 28, deve comunicare le offerte al conduttore, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, almeno sessanta giorni prima della scadenza.
Tale obbligo non ricorre quando il conduttore abbia comunicato che non intende rinnovare la locazione e nei casi di cessazione del rapporto di locazione dovuti a risoluzione per inadempimento o recesso del conduttore o ad una delle procedure previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, relative al conduttore medesimo.
Il conduttore ha diritto di prelazione se, nelle forme predette ed entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione di cui al primo comma, offra condizioni uguali a quelle comunicategli dal locatore.
Egli conserva tale diritto anche nel caso in cui il contratto tra il locatore e il nuovo conduttore sia sciolto entro un anno, ovvero quando il locatore abbia ottenuto il rilascio dell’immobile non intendendo locarlo a terzi, e, viceversa, lo abbia concesso in locazione entro i sei mesi successivi.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Norme applicabili

Ai contratti previsti nell’articolo 27 si applicano le disposizioni degli articoli da 7 a 11.
Le disposizioni di cui agli articoli 38, 39 e 40 non si applicano ai rapporti di locazione di cui all’articolo 35.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo II – Locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Destinazione degli immobili a particolari attività

I contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani adibiti ad attività ricreative, assistenziali, culturali e scolastiche, nonché a sede di partiti o di sindacati, e quelli stipulati dallo Stato o da altri enti pubblici territoriali in qualità di conduttori, hanno la durata di cui al primo comma dell’articolo 27.
A tali contratti si applicano le disposizioni degli articoli 32 e 41, nonché le disposizioni processuali di cui al titolo I capo III, ed il preavviso per il rilascio di cui all’articolo 28 (1).
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(1) Con ordinanza 23-26 febbraio 1998, n. 32 (G.U. 4/03/98, n. 9, Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, sollevata in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Improcedibilità della domanda

La domanda concernente controversie relative alla determinazione, all’aggiornamento e all’adeguamento del canone non può essere proposta se non è preceduta dalla domanda di conciliazione di cui all’articolo seguente.
L’improcedibilità è rilevabile, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento (1).
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(1) L’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), ha abrogato, tra gli altri, gli artt. 43, 44, 45, primo, secondo, terzo e quarto comma, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52 e 53 della presente legge, a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292) e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Tentativo obbligatorio di conciliazione

La domanda di conciliazione concernente la determinazione, l’aggiornamento e l’adeguamento del canone è presentata al giudice competente.
Il giudice convoca le parti, con comunicazione da effettuarsi a cura della cancelleria, per una udienza da tenersi non oltre quindici giorni dalla presentazione della domanda di conciliazione, per l’amichevole componimento della vertenza.
Se le parti si conciliano, viene redatto processo verbale sottoscritto dalle parti e dal giudice e depositato in cancelleria.
Il processo verbale costituisce titolo esecutivo.
Se la conciliazione non riesce, il giudice ne dà atto nel verbale.
Nell’udienza di cui sopra il giudice può essere affiancato da due esperti, uno per ciascuna delle parti, che possono sceglierli anche nell’ambito delle organizzazioni di inquilini o di proprietari. Le parti possono partecipare all’udienza personalmente o a mezzo di procuratore speciale e possono farsi assistere dal difensore (1).
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(1) L’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), ha abrogato, tra gli altri, gli artt. 43, 44, 45, primo, secondo, terzo e quarto comma, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52 e 53 della presente legge, a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292) e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Ricorso al giudice

Se il tentativo di conciliazione non riesce, o comunque decorso il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda di cui all’articolo precedente, le parti possono chiedere al giudice la determinazione del canone (1).
[…] (1)(2).
Le controversie relative alle opere di conservazione dell’immobile di cui all’articolo 23, alle indennità di cui all’articolo 34 e alla indennità per i miglioramenti di cui agli articoli 1592 del codice civile e 12 del R.D.L. 18 gennaio 1937, n. 975, convertito, con modificazioni, nella L. 30 dicembre 1937, n. 2651, sono di competenza del pretore qualunque ne sia il valore (1).
Sono nulle le clausole derogative dalla competenza per territorio (1).
In primo grado la parte può stare in giudizio personalmente, quando il valore della causa non eccede lire 50.000 mensili nelle controversie aventi ad oggetto la determinazione, l’aggiornamento o l’adeguamento del canone, e lire 600.000 nelle controversie previste dal terzo comma (3).
Fino al termine del giudizio il conduttore è obbligato a corrispondere, salvo conguaglio, l’importo non contestato.
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(1) L’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), ha abrogato, tra gli altri, gli artt. 43, 44, 45, primo, secondo, terzo e quarto comma, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52 e 53 della presente legge, a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292) e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.
(2) Comma abrogato dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210).
(3) Comma sostituito dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210).

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Rinvio alle norme relative al procedimento sulle controversie individuali di lavoro

[Il procedimento per le controversie di cui agli articoli 30 e 45, per tutto ciò che non è regolato dalla presente legge, è disciplinato dagli articoli 414, 415, 416, 417, commi secondo, terzo, quarto e quinto, 418, 419, 420, 421, comma primo, 422, 424, 429, commi primo e secondo, 430 del codice di procedura civile e dall’articolo 431 dello stesso codice, in quanto applicabile. Si applica altresì l’art. 145 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile ](1).
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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Poteri istruttori del giudice

[Il giudice può disporre d’ufficio, in qualsiasi momento, l’ispezione dell’immobile e l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni, sia scritte sia orali, alle associazioni di categoria indicate dalle parti] (1).
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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Passaggio dal rito ordinario al rito speciale

[Il pretore quando rileva che una causa promossa nelle forme ordinarie riguarda una delle controversie previste negli articoli 30 e 45, fissa con ordinanza l’udienza di cui all’articolo 420 del codice di procedura civile e il termine perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria] (1) (2).
[Qualora la causa non rientri nella rispettiva competenza per valore, il pretore o il conciliatore la rimette con ordinanza non impugnabile al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione] (1) (2).

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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/994, n. 673.
(2) L’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210), ha modificato il primo comma dell’art. 48, ha abrogato il secondo comma dello stesso articolo e ha così sostituito il primo comma dell’art. 51.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Passaggio dal rito speciale al rito ordinario

Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme stabilite nel presente capo riguarda una controversia diversa da quelle previste negli articoli 30 e 45, qualora la causa non rientri nella sua competenza, la rimette con ordinanza al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione con rito ordinario.
In tal caso le prove acquisite avranno l’efficacia consentita dalle norme ordinarie (1).
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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Incompetenza del giudice

Quando una causa relativa alle controversie di cui agli articoli 30 e 45 sia stata proposta dinanzi a giudice incompetente, l’incompetenza può essere eccepita dal convenuto soltanto nella memoria difensiva di cui all’articolo 416 del codice di procedura civile, ovvero rilevata d’ufficio dal giudice non oltre l’udienza di cui all’articolo 420 dello stesso codice.
Quando l’incompetenza sia stata eccepita o rilevata ai sensi del comma precedente, il giudice rimette la causa al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione (1).
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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Delle impugnazioni

L’appello contro le sentenze del pretore nei processi relativi alle controversie previste negli articoli 30 e 45 si propone al tribunale (1).
[Il procedimento di appello, per tutto ciò che non è regolato dalla presente legge, è disciplinato dagli articoli 434, 435, 436, 437, commi primo, secondo e terzo, 438, primo comma, del codice di procedura civile. E’ applicabile la disposizione di cui al secondo comma dell’articolo 429 dello stesso codice] (2).
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(1) L’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210), ha modificato il primo comma dell’art. 48, ha abrogato il secondo comma dello stesso articolo e ha così sostituito il primo comma dell’art. 51.
(2) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Cambiamento del rito in appello

[Il giudice, se ritiene che il procedimento in primo grado non si sia svolto secondo il rito prescritto, procede a norma degli artt. 48 e 49] (1).
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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Consulente tecnico in appello

[Il giudice, nell’udienza di cui al primo comma dell’articolo 437 del codice di procedura civile, può nominare un consulente tecnico rinviando ad altra udienza da fissarsi non oltre venti giorni.
Il consulente deve depositare il proprio parere non oltre dieci giorni prima della nuova udienza] (1).
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(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Clausola compromissoria

E’ nulla la clausola con la quale le parti stabiliscono che le controversie relative alla determinazione del canone siano decise da arbitri.

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Termine per il pagamento dei canoni scaduti

La morosità del conduttore nel pagamento dei canoni o degli oneri di cui all’articolo 5 può essere sanata in sede giudiziale per non più di tre volte nel corso di un quadriennio se il conduttore alla prima udienza versa l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati sino a tale data, maggiorato degli interessi legali e delle spese processuali liquidate in tale sede dal giudice.
Ove il pagamento non avvenga in udienza, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a giorni novanta.
In tal caso rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.
La morosità può essere sanata, per non più di quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio, ed il termine di cui al secondo comma è di centoventi giorni, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.
Il pagamento, nei termini di cui ai commi precedenti, esclude la risoluzione del contratto.

Maggioli EditoreTitolo I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali.

Modalità per il rilascio.

1. Con il provvedimento che dispone il rilascio, il giudice, previa motivazione che tenga conto anche delle condizioni del conduttore comparate a quelle del locatore nonche’ delle ragioni per le quali viene disposto il rilascio stesso e, nei casi di finita locazione, del tempo trascorso dalla disdetta, fissa la data dell’esecuzione entro il termine massimo di sei mesi ovvero, in casi eccezionali, di dodici mesi dalla data del provvedimento.
2. Nelle ipotesi di cui all’articolo 55, per il caso in cui il conduttore non provveda al pagamento nel termine assegnato, la data dell’esecuzione non puo’ essere fissata oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine concesso per il pagamento.
3. Qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al tribunale in composizione collegiale l’opposizione di cui all’articolo 6, comma 4, della legge 9 dicembre 1998, n. 431.
4. Trascorsa inutilmente la data fissata, il locatore promuove l’esecuzione ai sensi degli articoli 605 e seguenti del codice di procedura civile.
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(1) Articolo modificato ai sensi dell’ art.7 bis del d.l.n.240/2004 , convertito in legge con modificazioni dalla legge 12/11/2004, n.269

TITOLO I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali

Esenzioni fiscali ed onorari professionali

Gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi alle controversie in materia di locazione il cui valore non eccede le lire 600.000, nonché i provvedimenti di cui all’articolo 44, sono esenti dall’imposta di bollo e di registro; negli stessi casi gli onorari di avvocato e procuratore sono ridotti alla metà.
E’ abrogata ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge (1).
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(1) Sostituito dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Durata dei contratti in corso soggetti a proroga

I contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione e soggetti a proroga secondo la legislazione vigente si considerano prorogati ed hanno la durata prevista nell’articolo 1 con le seguenti decorrenze:
a) dal 1° gennaio 1979, per i contratti stipulati anteriormente al 31 dicembre 1952;
b) dal 1° luglio 1979, per i contratti stipulati fra il 1° gennaio 1953 ed il 7 novembre 1963;
c) dal 1° gennaio 1980, per i contratti stipulati dopo il 7 novembre 1963 (1).
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(1) Con sentenza 22-27 febbraio 1980, n. 22 (G.U. 5/03/80, n. 64) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59, n. 1 e 65 della presente legge, nella parte in cui esclude il diritto di recesso per necessità del locatore dei contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga. Con altra sentenza 15-28 luglio 1983, n. 250 (G.U. 3/8/83, n. 212) la Corte costituzionale ha così statuito:
1. Dichiara l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59 nn. 2, 3, 6 e 8 nonché 65 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui esclude il diritto di recesso del locatore, per i motivi indicati nel cit. art. 59 nn. 2, 3, 6 e 8, dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga;
2. Dichiara, in applicazione, dell’art. 27, legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59 nn. 4, 5 e 7 nonché 65 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui esclude il diritto di recesso del locatore, per i motivi indicati nel cit. art. 59 nn. 4, 5 e 7 dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Recesso del locatore

Nei casi di cui all’articolo precedente il locatore può recedere in ogni momento dal contratto dandone comunicazione al conduttore mediante lettera raccomandata e con un preavviso di almeno sei mesi:
1) quando abbia la necessità, verificatasi dopo la costituzione del rapporto locatizio, di destinare l’immobile ad uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge o dei parenti in linea retta entro il secondo grado;
2) quando, volendo disporre dell’immobile per abitazione propria, del coniuge o dei propri parenti in linea retta fino al secondo grado oppure quando, trattandosi di ente pubblico o comunque con finalità pubbliche sociali, mutualistiche, cooperativistiche, assistenziali o di culto che voglia disporre dell’immobile per l’esercizio delle proprie funzioni, offra al conduttore altro immobile idoneo per cui sia dovuto un canone di locazione proporzionato alle condizioni del conduttore medesimo e comunque non superiore del 20 per cento al canone del precedente immobile e assuma a suo carico le spese di trasloco. Quando l’opposizione del conduttore all’azione del locatore risulti infondata, questi potrà essere esonerato dalle spese di trasloco;
3) quando l’immobile locato sia compreso in un edificio gravemente danneggiato che debba essere ricostruito o del quale debba essere assicurata la stabilità e la permanenza del conduttore impedisca di compiere gli indispensabili lavori;
4) quando il proprietario intenda demolire o trasformare notevolmente l’immobile locato per eseguire nuove costruzioni o, trattandosi di appartamento sito all’ultimo piano, quando intenda eseguire sopraelevazioni a norma di legge, e per eseguire sia indispensabile per ragioni tecniche lo sgombero dell’appartamento stesso;
5) quando l’immobile locato sia di interesse artistico o storico, ai sensi della legge 1° giugno 1939, n. 1089, nel caso in cui la competente sovraintendenza riconosca necessario ed urgente che si proceda a riparazioni o restauri, la cui esecuzione sia resa impossibile dallo stato di occupazione dell’immobile;
6) quando il conduttore può disporre di altra abitazione idonea alle proprie esigenze familiari nello stesso comune ovvero in un comune confinante;
7) quando il conduttore, avendo sublocato parzialmente l’immobile, non lo occupa nemmeno in parte, con continuità. Si presume l’esistenza della sublocazione quando l’immobile risulta occupato da persone che non sono alle dipendenze del conduttore o che non sono a questo legate da vincoli di parentela o di affinità entro il quarto grado, salvo che si tratti di ospiti transitori. La presunzione non si applica nei confronti delle persone che si sono trasferite nell’immobile assieme al conduttore;
8) quando il conduttore non occupa continuativamente l’immobile senza giustificato motivo.
Nelle ipotesi di cui ai numeri 4) e 5) del precedente comma, il possesso della licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio. Gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella lettera c) dell’articolo 29.
Alla procedura per il rilascio dell’immobile si applicano le norme di cui ai precedenti articoli 30 e 56 (1) (2).
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(1) Con sentenza 22-27 febbraio 1980, n. 22 (G.U. 5/08/80, n. 64) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59, n. 1 e 65 della presente legge, nella parte in cui esclude il diritto di recesso per necessità del locatore dei contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga. Con altra sentenza 15-28 luglio 1983, n. 250 (G.U. 3/08/83, n. 212) la Corte costituzionale ha così statuito:
1. Dichiara l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59 nn. 2, 3, 6 e 8 nonché 65 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui esclude il diritto di recesso del locatore, per i motivi indicati nel cit. art. 59 nn. 2, 3, 6 e 8, dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga;
2. Dichiara, in applicazione, dell’art. 27, legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59 nn. 4, 5 e 7 nonché 65 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui esclude il diritto di recesso del locatore, per i motivi indicati nel cit. art. 59 nn. 4, 5 e 7 dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga.
(2) Con ordinanza 10-17 luglio 1995, n. 331 (G.U. 9/08/95, n. 33, Serie speciale) la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 59, primo comma, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Ripristino del rapporto e risarcimento del danno

Il provvedimento che dispone il rilascio dell’immobile in conseguenza dell’esercizio da parte del locatore del diritto di recesso, perde efficacia se il locatore, nel termine di sei mesi da quando ha riacquistato la disponibilità dell’immobile non lo adibisca all’uso per il quale aveva agito ovvero, nei casi di cui ai numeri 3), 4) e 5) dell’articolo 59, non inizi, nel suddetto termine, i lavori per i quali è stata rilasciata licenza o concessione.
Il conduttore ha diritto, nei confronti del locatore e dei suoi aventi causa, al ripristino del contratto di locazione, salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede, e al rimborso delle spese di trasloco e degli altri oneri sopportati, ovvero a sua scelta il risarcimento del danno da determinarsi dal giudice in misura non inferiore a 12 e non superiore a 48 mensilità del canone, oltre ad un equo indennizzo per le spese di trasloco.
Il giudice, oltre a determinare il ripristino o il risarcimento, ordina al locatore il pagamento di una somma da L. 500.000 a L. 2.000.000 da devolvere al comune nel cui territorio è sito l’immobile, ad integrazione del fondo sociale di cui al titolo III della presente legge.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Acquirente dell’immobile locato

La facoltà di recesso nel caso previsto da n. 1) dell’articolo 59 non può essere esercitata da chi ha acquistato l’immobile per atto tra vivi finché non siano decorsi almeno due anni dalla data dell’acquisto.
Il termine è ridotto ad un anno se nei confronti dell’acquirente è in corso un procedimento di rilascio non dovuto a morosità ovvero se l’acquirente è cittadino emigrato in un paese straniero in qualità di lavoratore e intenda rientrare in Italia per risiedervi stabilmente.
Quando l’immobile è stato donato a causa di matrimonio o costituito in fondo patrimoniale e il matrimonio sia stato celebrato, il termine di cui al primo comma si computa dal giorno in cui il dante causa ha acquistato il diritto sull’immobile.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Canone dei contratti soggetti a proroga

Il canone di cui agli articoli 12 e 24 si applica ai contratti previsti nell’articolo 58 dall’inizio del sesto anno a decorrere dalla entrata in vigore dalla presente legge ed il canone è adeguato in relazione all’eventuale mutamento degli elementi di cui agli articoli 13 e 15.
Fino alla data suddetta il canone di locazione corrisposto dal conduttore, calcolato al netto degli oneri accessori, può essere aumentato a richiesta del locatore, a decorrere dal primo giorno del quarto mese successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, nella misura del 20 per cento all’anno per i primi due anni e del 15 per cento all’anno per gli anni successivi della differenza risultante tra il canone definito ai sensi dell’articolo 12 ed il canone attualmente corrisposto.
Se il canone attualmente corrisposto è superiore a quello definito ai sensi dell’articolo 12 si applicano le disposizioni dello stesso articolo 12 e quelle dell’articolo 24 a partire dal primo giorno del quarto mese successivo alla entrata in vigore della presente legge.
Ove alcuni parametri, coefficienti o altri elementi necessari per la determinazione del canone a norma dell’articolo 12 non siano noti in tempo utile gli adeguamenti del canone di locazione di cui ai precedenti commi si applicano tenendo conto di tutti gli altri elementi noti, salvo i conguagli che decorreranno in ogni caso dalle date di cui ai commi precedenti.
Le parti possono liberamente concordare modalità diverse sempre che il canone definito non superi quello risultante dall’applicazione degli articoli 12 e 24.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Aggiornamento del canone dei contratti in corso soggetti a proroga

Per i primi due anni a decorrere dalla entrata in vigore della presente legge il canone di locazione relativo ai contratti previsti nell’articolo 58 non è aggiornato per gli effetti di cui all’articolo 24.
Dall’inizio del terzo anno il canone di locazione è aggiornato in base alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nell’anno precedente.
Se le variazioni sono in aumento, di esse si applica soltanto:
il 20 per cento dall’inizio del terzo anno;
il 40 per cento dall’inizio del quarto anno;
il 60 per cento dall’inizio del quinto anno;
il 75 per cento dall’inizio del sesto anno.
In ogni caso con l’integrale applicazione dell’equo canone l’aggiornamento di cui all’articolo 24 si applica nella intera misura ivi prevista.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Particolari contratti soggetti a proroga

Ai contratti di locazione di cui all’articolo 26, comma primo, lettera d) e comma secondo, soggetti a proroga secondo la legislazione vigente, si applicano per la durata le disposizioni dell’articolo 58.
Fino al termine di tale durata il canone può essere modificato a richiesta del locatore mediante aggiornamento annuale, in base al 75 per cento della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nell’anno precedente.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Contratti in corso non soggetti a proroga

Le disposizioni degli articoli 1 e 3 si applicano anche ai contratti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge e non soggetti a proroga, detraendosi, per la determinazione della durata prevista all’articolo 1 il tempo già trascorso dall’inizio della locazione o, in caso di intervenuto rinnovo contrattuale, dalla data di esso.
La disposizione di cui al comma precedente si applica anche ai contratti per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, è in corso procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita locazione.
Il canone di cui agli articoli 12 e 24 si applica ai contratti di cui al presente articolo a partire dall’inizio del secondo anno a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, ed il canone è adeguato in relazione all’eventuale mutamento degli elementi di cui agli articoli 13 e 15.
Fino alla data suddetta il canone di locazione corrisposto dal conduttore, calcolato al netto degli oneri accessori, può essere aumentato su richiesta del locatore a decorrere dal primo giorno del quarto mese successivo a quello di entrata in vigore della presente legge nella misura del 50 per cento della differenza risultante fra il canone definito ai sensi dell’articolo 12 ed il canone attualmente corrisposto.
Se il canone attualmente corrisposto è superiore a quello definito ai sensi dell’articolo 12 si applicano le disposizioni dello stesso articolo 12 e quelle dell’articolo 24 a partire dal primo giorno del quarto mese successivo all’entrata, in vigore della presente legge.
Ai contratti di locazione di cui all’articolo 26, comma primo, lettera d) e comma secondo, non soggetti a proroga, si applicano le disposizioni di cui ai commi primo e secondo del presente articolo. Fino alla scadenza di cui al primo comma il canone può essere modificato, su richiesta del locatore, soltanto mediante aggiornamento annuale, in base al 75 per cento della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno precedente (1).
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(1) Con sentenza 22-27 febbraio 1980, n. 22 (G.U. 5/03/80, n. 64) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità del combinato disposto degli articoli 58, 59, n. 1, 65, della presente legge, nella parte in cui esclude il diritto di recesso per necessità del locatore dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo I – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso di abitazione

Oneri accessori conglobati nel canone

Gli oneri accessori che, nei rapporti in corso, siano stati posti a carico del conduttore e conglobati nel canone, non possono essere computati in misura superiore al 10 per cento del canone pattuito, qualora il contraente interessato non ne provi l’importo effettivo.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Contratti in corso soggetti a proroga

I contratti di locazione di cui all’articolo 27 in corso al momento dell’entrata in vigore della presente legge e soggetti a proroga secondo la legislazione vigente si considerano prorogati ed hanno la seguente durata:
a) anni 4, i contratti stipulati prima del 31 dicembre 1964 (1);
b) anni 5, i contratti stipulati tra il 1° gennaio 1965 ed il 31 dicembre 1973 (1);
c) anni 6, i contratti stipulati dopo il 31 dicembre 1973 (1).
La durata di cui sopra decorre dal giorno e dal mese, successivi alla entrata in vigore della presente legge, corrispondenti a quelli di scadenza previsti nel contratto di locazione; ove tale determinazione non sia possibile, dallo stesso giorno di entrata in vigore della presente legge.
E’ in facoltà delle parti di stipulare anche prima della scadenza sopra prevista un nuovo contratto di locazione secondo le disposizioni del capo II, titolo I, della presente legge.
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(1) Con sentenza 22 aprile 1986, n. 108 (G.U. 30/04/86, n. 17) la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 1, primo comma, L. 25/07/84, n. 377, nonché dell’art. 1, commi ottavo, nono, 9-bis, 9-ter, 9-quater e 9-quinquies del citato D.L. 7/02/85, n. 12.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Aumenti del canone

Nei contratti di locazione o sublocazione di cui al precedente articolo il canone corrisposto dal conduttore, calcolato al netto degli oneri accessori, può essere a richiesta del locatore, aumentato a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello di entrata in vigore della presente legge per il restante periodo di durata del contratto, nelle misure seguenti:
1) non superiore al 15 per cento all’anno, per i contratti stipulati anteriormente al 31 dicembre 1964;
2) non superiore al 10 per cento all’anno per i contratti stipulati fra il 1° gennaio 1965 ed il 31 dicembre 1973;
3) non superiore al 5 per cento all’anno per i contratti stipulati dopo il 31 dicembre 1973.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Diritto di prelazione in caso di nuova locazione e indennità per l’avviamento commerciale

Nei contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, di cui agli articoli 67 e 71 della presente legge, il locatore comunica, mediante raccomandata con avviso di ricevimento da inviarsi entro il 28 febbraio 1987, se ed a quali condizioni intende proseguire la locazione ovvero le condizioni offerte da terzi per la locazione dell’immobile.
L’obbligo ricorre anche quando il locatore non intende proseguire nella locazione per i motivi indicati all’articolo 29.
Tale obbligo non ricorre quando il conduttore abbia comunicato al locatore che non intende rinnovare la locazione e nei casi di cessazione del rapporto per inadempimento o recesso del conduttore o qualora sia in corso una delle procedure previste dal R.D. 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, a carico del conduttore medesimo.
Il conduttore deve rendere noto al locatore, entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al primo comma, se intende proseguire la locazione alle nuove condizioni.
Il conduttore ha diritto di prelazione se, entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione di cui al primo comma, offre condizioni uguali a quelle comunicategli dal locatore.
Egli conserva tale diritto anche nell’ipotesi di cui al quarto comma dell’art. 40.
Il conduttore, se non accetta le condizioni offerte dal locatore ovvero non esercita la prelazione, ha diritto ad un compenso pari a 24 mensilità, ovvero a trenta per le locazioni con destinazione alberghiera, del canone richiesto dal locatore od offerto dal terzo.
Se il locatore non intende proseguire nella locazione il conduttore può, entro trenta giorni dalla comunicazione del locatore o in mancanza di questa, se dovuta, dalla scadenza del termine di cui al primo comma, offrire un nuovo canone, impegnandosi a costituire, all’atto del rinnovo e per la durata del contratto, una polizza assicurativa oppure una fidejussione bancaria per una somma pari a 12 mensilità del canone offerto.
Se il locatore non intende proseguire nella locazione sulla base delle condizioni offerte al conduttore è dovuta l’indennità per l’avviamento commerciale nella misura di 24 mensilità, ovvero di 30 per le locazioni con destinazione alberghiera, del canone offerto ai sensi del comma precedente.
In mancanza dell’offerta del nuovo canone da parte del conduttore nonché nei casi di rilascio dell’immobile per i motivi di cui all’art. 29 salvo quelli di cui al primo comma, lettera a), è dovuta l’indennità per avviamento commerciale nella misura di 21 mensilità, ovvero di 25 per le locazioni con destinazione alberghiera, del canone corrente di mercato per i locali aventi le stesse caratteristiche. In caso di rilascio dell’immobile per i motivi di cui all’art. 29, primo comma, lettera a), la predetta indennità è calcolata con riferimento al canone corrisposto. L’indennità dovuta è complessivamente di 24 mensilità, ovvero di 32 per le locazioni con destinazione alberghiera, nei casi di cui al secondo comma dell’art. 34.
L’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile è condizionata all’avvenuta corresponsione dell’indennità di cui ai precedenti commi sesto, ottavo e nono.
Per i contratti di cui agli articoli 67 e 71 le disposizioni del presente articolo sono sostitutive di quelle degli articoli 34 e 40.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai contratti relativi ad immobili utilizzati per lo svolgimento di attività di cui all’art. 27, primo comma, che non comportano contatti diretti con il pubblico degli utenti e dei consumatori, di attività professionali e di attività di cui all’art. 42. In tali casi, il compenso spettante al conduttore ai sensi dei precedenti commi sesto, ottavo e nono, è limitato a dodici mensilità. Il compenso non è dovuto qualora il locatore intenda ottenere la disponibilità dell’immobile per i motivi di cui all’art. 29 (1).
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(1) Articolo sostituito prima dall’art. 1, comma 9-bis, D.L. 7/02/85, n. 12, e poi dall’art. 1, D.L. 9/12/86, n. 832, integrato, con l’ultimo capoverso, dalla legge di conversione 6/02/87, numero 15. Precedentemente, la Corte costituzionale, con sentenza 5-6 ottobre 1983, n. 300 (G.U. 12/10/83, n. 281), aveva dichiarato l’illegittimità del combinato disposto dell’art. 69, settimo comma, e dell’art. 73 della presente legge, nella parte, in cui prevedeva che l’indennità per l’avviamento commerciale dovuta al conduttore fosse determinata sulla base del canone corrente di mercato per i locali aventi le stesse caratteristiche, anziché con riferimento all’ultimo canone corrisposto. Successivamente la Corte, con sentenza 22 aprile 1986, n. 108 (G.U. 30/04/86, n. 17 – Serie speciale) ha dichiarato l’illegittimità, tra l’altro, dell’art. 1, comma 9-bis, D.L. 7/02/85, n. 12 e, con sentenza 7-26 luglio 1988, n. 882 (G.U. 3/08/88, n. 31 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 1, ultimo comma, D.L. 9/12/86, n. 832. Successivamente ancora, la stessa Corte, con sentenza 20 maggio-3 giugno 1992, n. 242 (G.U. 4/06/92, n. 24 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 69, della presente legge, nella parte in cui non prevede che l’obbligo del locatore di corrispondere al conduttore la indennità per l’avviamento commerciale non ricorre quando causa di cessazione del rapporto è un provvedimento della pubblica Amministrazione che esclude indefinitamente la utilizzazione economica dell’immobile.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Immobili destinati a particolari attività soggetti a proroga

Ai contratti di locazione di cui all’articolo 42 si applicano le disposizioni degli articoli 67 e 68.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Contratti in corso non soggetti a proroga

Le disposizioni degli articoli 27 e 42, primo comma, si applicano anche in contratti in corso al momento dell’entrata in vigore della presente legge e non soggetti a proroga legale, detraendosi, per la determinazione della durata prevista in detta disposizione, il periodo di locazione già trascorso dall’inizio della locazione o, in caso di intervenuto rinnovo contrattuale, dalla data di esso.
La durata non può comunque essere inferiore a due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche ai contratti di cui sopra per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, è in corso procedimento per convalida di licenza o di sfratto.
Il canone potrà essere aggiornato annualmente su richiesta del locatore dal giorno della scadenza contrattualmente prevista, in base al 75 per cento della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nell’anno precedente.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Mutamento della destinazione

I nuovi contratti di locazione di immobili il cui uso venga mutato da quello preesistente di abitazione non possono prevedere, per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un canone superiore a quello di cui agli articoli 12 e 24, tranne che siano intervenute radicali trasformazioni dell’immobile stesso autorizzate ai sensi delle vigenti leggi.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione

Norme applicabili

Per i contratti previsti negli articoli 67, 70 e ferme restando le scadenze convenzionali, nell’articolo 71, il locatore può recedere in base ai motivi di cui all’articolo 29 e con il preavviso di cui all’articolo 59. Nei casi previsti dalle lettere a), e b) dell’ultimo periodo del secondo comma dell’articolo 29 tale facoltà è riconosciuta soltanto ove ricorra la necessità del locatore o del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, verificatasi dopo la costituzione del rapporto locatizio. Si applicano le disposizioni degli articoli 30 e 31 e degli articoli da 35 a 39, nonché quelli dell’articolo 69, settimo, ottavo e nono comma (1).
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(1) Articolo modificato dall’art. 1-bis, D.L. 30/01/79, n. 21. Con sentenza 10 dicembre 1987, n. 562 (G.U. 23/12/87, n. 54 – Serie speciale), la Corte Costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 73 nella parte in cui non richiama espressamente l’obbligo di corrispondere l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale di cui all’art. 69, settimo, ottavo e nono comma, della legge stessa nel testo originario.

TITOLO II – Disciplina transitoria
Capo III – Disposizioni processuali

Rinvio

Le disposizioni degli articoli da 43 a 57 sono applicabili alle locazioni previste nei capi I e II del presente titolo.

TITOLO III – Fondo sociale

Istituzione del fondo sociale

Presso il Ministero del tesoro è istituito un fondo sociale per l’integrazione dei canoni di locazione per i conduttori meno abbienti.
Tale fondo è costituito da un conto corrente infruttifero sul quale le regioni potranno prelevare le cifre messe a disposizione secondo le modalità di cui agli articoli seguenti.
Il Ministro del bilancio riunisce annualmente la commissione interregionale di cui alla legge 16 maggio 1970, n. 281, e sottopone ad essa una proposta di ripartizione per regione della somma disponibile. Le proposte del Ministro e il parere della commissione sono rimesse al CIPE per le decisioni definitive.

TITOLO III – Fondo sociale

Ripartizione del fondo

Le regioni, con provvedimento del consiglio regionale, decidono entro un mese dalla ripartizione dei fondi, le modalità di distribuzione tra i vari comuni tenendo conto delle esigenze esistenti in ciascuno di essi. Le somme così ripartite devono servire a concorrere al pagamento degli aumenti del canone di locazione per i conduttori meno abbienti.
Di norma i comuni, nell’ambito degli stanziamenti assegnati destineranno le somme secondo i seguenti criteri:
a) il reddito annuo complessivo, riferito alla somma dei redditi imputati al conduttore ed alle altre persone cui lui abitualmente conviventi, non sia superiore complessivamente all’importo di due pensioni minime INPS per la generalità dei lavoratori per nuclei familiari costituiti da uno o due componenti;
b) al momento dell’entrata in vigore della presente legge, i conduttori siano intestatari del contratto di affitto dell’alloggio, che, per ubicazione, tipologia e superficie, deve essere strettamente necessario alle esigenze del conduttore e delle persone con lui abitualmente conviventi;
c) i conduttori abbiano ricevuto per effetto dell’entrata in vigore della presente legge, richiesta di aumento del canone di locazione attualmente corrisposto.

TITOLO III – Fondo sociale

Integrazione del canone

L’integrazione consisterà nella corresponsione di un contributo annuo non superiore all’80 per cento dell’aumento del canone di locazione conseguente all’applicazione dell’equo canone, secondo l’entità e le modalità definite dalla presente legge.
Il contributo di cui al comma precedente non può in ogni caso essere superiore alla somma annua di L. 200.000.
Ai conduttori che usufruiscono del contributo integrativo è fatto divieto di procedere alla sublocazione dell’immobile locato a pena di decadenza del contributo medesimo.

TITOLO III – Fondo sociale

Copertura finanziaria

La spesa di lire 240 miliardi derivante dall’applicazione del presente titolo sarà iscritta nello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro in ragione di lire 15 miliardi nell’anno 1978, di lire 25 miliardi nell’anno 1979, di lire 35 miliardi nell’anno 1980, di lire 45 miliardi nell’anno 1981, di lire 55 miliardi nell’anno 1982 e di lire 65 miliardi nell’anno 1983.
All’onere di lire 15 miliardi relativo all’anno finanziario 1978 si provvede con corrispondente riduzione del fondo speciale iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l’anno finanziario medesimo.
Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

TITOLO IV – Disposizioni finali

Patti contrari alla legge

E’ nulla ogni pattuizione diretta a limitare la durata legale del contratto o ad attribuire al locatore un canone maggiore rispetto a quello previsto dagli articoli precedenti ovvero ad attribuirgli altro vantaggio in contrasto con le disposizioni della presente legge.
Il conduttore con azione proponibile fino a sei mesi dopo la riconsegna dell’immobile locato, può ripetere le somme sotto qualsiasi forma corrisposte in violazione dei divieti e dei limiti previsti dalla presente legge.

TITOLO IV – Disposizioni finali

Uso diverso da quello pattuito

Se il conduttore adibisce l’immobile ad un uso diverso da quello pattuito, il locatore può chiedere la risoluzione del contratto entro tre mesi dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e comunque entro un anno dal mutamento di destinazione (1).
Decorso tale termine senza che la risoluzione sia stata chiesta, al contratto si applica il regime giuridico corrispondente all’uso effettivo dell’immobile. Qualora la destinazione ad uso diverso da quello pattuito sia parziale, al contratto si applica il regime giuridico corrispondente all’uso prevalente.
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(1) Con sentenza 10-18 febbraio 1988, n. 185 (G.U. 24/02/88, n. 8 – Serie Speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 80, primo comma, nella parte in cui dispone «e comunque entro un anno dal mutamento di destinazione».

TITOLO IV – Disposizioni finali

Pubblicazione dei dati ISTAT nella Gazzetta Ufficiale

Le variazioni dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertate dall’ISTAT sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

TITOLO IV – Disposizioni finali

Giudizi in corso

Ai giudizi in corso al momento dell’entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ad ogni effetto le leggi precedenti.

TITOLO IV – Disposizioni finali

Relazione al Parlamento

Il Ministro di grazia e giustizia, di concerto col Ministro dei lavori pubblici, ogni anno, a decorrere da quello successivo all’entrata in vigore della presente legge, presenta al Parlamento, entro il 31 marzo, una relazione sulla applicazione del nuovo regime, delle locazioni, che consenta di valutarne tutti gli effetti, ai fini di ogni necessaria e tempestiva modificazione della presente legge.

TITOLO IV – Disposizioni finali

Abrogazione

Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.

TITOLO IV – Disposizioni finali

Entrata in vigore

La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Legge 20/5/1970 n. 300

Redazione

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Libertà di opinione.

I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Guardie giurate

Il datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate, di cui agli articoli 133 e seguenti del testo unico approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti diversi da quelli che attengono alla tutela del patrimonio aziendale.
È fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza sull’attività lavorativa le guardie di cui al primo comma, le quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale attività, durante lo svolgimento della stessa, se non eccezionalmente per specifiche e motivate esigenze attinenti ai compiti di cui al primo comma.
In caso di inosservanza da parte di una guardia particolare giurata delle disposizioni di cui al presente articolo, l’Ispettorato del lavoro ne promuove presso il questore la sospensione dal servizio, salvo il provvedimento di revoca della licenza da parte del prefetto nei casi più gravi.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Personale di vigilanza

I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Impianti audiovisivi

È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.
Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.
Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondano alle caratteristiche di cui al secondo comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l’Ispettorato del lavoro provvede entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, dettando all’occorrenza le prescrizioni per l’adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti.
Contro i provvedimenti dell’Ispettorato del lavoro, di cui ai precedenti secondo e terzo comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Accertamenti sanitari

Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente.
Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda.
Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Visite personali di controllo

Le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorché nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.
In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite all’uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l’applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.
Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonché, ferme restando le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità debbono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro.
Contro i provvedimenti dell’Ispettorato del lavoro di cui al precedente comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo articolo 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Sanzioni disciplinari

Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano. (1)
Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa. (1) (2)
Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato. (1) (2)
Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.
In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.
Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l’autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell’associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione, tramite l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell’ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.
Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l’autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.
Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.
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(1) La Corte Cost. – sent. 30/11/1982, n. 204 – hadichiarato l’illegittimità costituzionale dei primi trecommi del presente articolo, interpretati nel senso chesiano inapplicabili ai licenziamenti disciplinari, per iquali detti commi non siano espressamente richiamatidalla normativa legislativa, collettiva o validamenteposta dal datore di lavoro.
(2) La Corte Cost. – sent. 25/7/1989, n. 427 – ha dichiaratol’illegittimità costituzionale del secondo e terzocomma del presente articolo, nella parte in cui èesclusa la loro applicabilità al licenziamento per motividisciplinari irrogato da imprenditore che abbia menodi sedici dipendenti.
(3) Per i termini entro cui il direttore dell’U.P.L.M.O.deve provvedere alla costituzione del Collegio di conciliazioneed arbitrato, vedi D.M. 12 gennaio 1995, n.227.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Divieto di indagini sulle opinioni

È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Tutela della salute e dell’integrità fisica

I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Lavoratori studenti

I lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali.
I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di esame, hanno diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti.
Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni necessarie all’esercizio dei diritti di cui al primo e secondo comma.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Attività culturali, ricreative e assistenziali e controlli sul servizio di mensa (1).

Le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell’azienda sono gestite da organismi formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori.
Le rappresentanze sindacali aziendali, costituite a norma dell’art. 19, hanno diritto di controllare la qualità del servizio di mensa secondo modalità stabilite dalla contrattazione collettiva (2).

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(1) Rubrica modificata dall’art. 6, D.L. 11/07/92 n. 333
(2) Comma aggiunto dall’art. 6, D.L. 11/07/92, n. 333

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Istituti di patronato

Gli istituti di patronato e di assistenza sociale, riconosciuti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per l’adempimento dei compiti di cui al D.Lgs.C.P.S. 29 luglio 1947, n. 804, hanno diritto di svolgere, su un piano di parità, la loro attività all’interno dell’azienda, secondo le modalità da stabilirsi con accordi aziendali.

TITOLO I – DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORE

Mansioni del lavoratore

L’articolo 2103 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Ogni patto contrario è nullo».

TITOLO II – DELLA LIBERTÀ SINDACALE

Diritto di associazione e di attività sindacale

Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.

TITOLO II – DELLA LIBERTÀ SINDACALE

Atti discriminatori

È nullo qualsiasi patto od atto diretto a:
a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderiscao non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farneparte;
b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualificheo mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recarglialtrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacaleovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì aipatti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, dilingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessualeo sulle convinzioni personali. (1)

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(1) Comma dapprima sostituito dall’art. 13, L. 9 dicembre 1977, n. 903, e successivamentecosì modificato dall’art. 4, D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 216.

TITOLO II – DELLA LIBERTÀ SINDACALE

Trattamenti economici collettivi discriminatori

È vietata la concessione di trattamenti economici di maggior favore aventi carattere discriminatorio a mente dell’articolo 15.
Il pretore, su domanda dei lavoratori nei cui confronti è stata attuata la discriminazione di cui al comma precedente o delle associazioni sindacali alle quali questi hanno dato mandato, accertati i fatti, condanna il datore di lavoro al pagamento, a favore del fondo adeguamento pensioni, di una somma pari all’importo dei trattamenti economici di maggior favore illegittimamente corrisposti nel periodo massimo di un anno.

TITOLO II – DELLA LIBERTÀ SINDACALE

Sindacati di comodo

È fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.

TITOLO II – DELLA LIBERTÀ SINDACALE

Reintegrazione nel posto di lavoro

Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro (1).
Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all’orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale (1).
Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie (1).
Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l’inefficacia o l’invalidità stabilendo un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto (1).
Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell’indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti (1).
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L’ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l’ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell’articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L’ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all’ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l’ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all’importo della retribuzione dovuta al lavoratore.

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(1) I primi cinque commi hanno sostituito i commi primo e secondo per effetto dell’art. 1, L. 11/05/90 n. 108

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali

Rappresentanzesindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratoriin ogni unità produttiva, nell’ambito:a) (omissis); (1)
b) delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi dilavoro applicati nell’unità produttiva. (2)
Nell’ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacalipossono istituire organi di coordinamento.
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(1) Lettera abrogata, in seguito al referendum indetto con D.P.R. 5 aprile 1995(G.U. 11 aprile 1995, n. 85), dall’art. 1, D.P.R. 28 luglio 1995, n. 312, con decorrenzadal 28 settembre 1995.(2) Lettera così modificata, in seguito al referendum indetto con D.P.R. 5 aprile1995 (G.U. 11 aprile 1995, n. 85), dall’art. 1, D.P.R. 28 luglio 1995, n. 312, con decorrenzadal 28 settembre 1995.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Assemblea

I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva.
Le riunioni – che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi – sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l’ordine di precedenza delle convocazioni, comunicate al datore di lavoro.
Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale.
Ulteriori modalità per l’esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Referendum

Il datore di lavoro deve consentire nell’ambito aziendale lo svolgimento, fuori dell’orario di lavoro, di referendum, sia generali che per categoria, su materie inerenti all’attività sindacale, indetti da tutte le rappresentanze sindacali aziendali tra i lavoratori, con diritto di partecipazione di tutti i lavoratori appartenenti alla unità produttiva e alla categoria particolarmente interessata.
Ulteriori modalità per lo svolgimento del referendum possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro anche aziendali.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali

Il trasferimento dall’unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui al precedente articolo 19, dei candidati e dei membri di commissione interna può essere disposto solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza.
Le disposizioni di cui al comma precedente ed ai commi quarto, quinto, sesto e settimo dell’articolo 18 si applicano sino alla fine del terzo mese successivo a quello in cui è stata eletta la commissione interna per i candidati nelle elezioni della commissione stessa e sino alla fine dell’anno successivo a quello in cui è cessato l’incarico per tutti gli altri.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Permessi retribuiti

I dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’articolo 19 hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti.
Salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi di lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo comma almeno:
a) un dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 200 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
b) un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 3.000 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della categoria per cui è organizzata la rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero minimo di cui alla precedente lettera b).
I permessi retribuiti di cui al presente articolo non potranno essere inferiori a otto ore mensili nelle aziende di cui alle lettere b) e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla lettera a) i permessi retribuiti non potranno essere inferiori ad un’ora all’anno per ciascun dipendente.
Il lavoratore che intende esercitare il diritto di cui al primo comma deve darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola 24 ore prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Permessi non retribuiti

I dirigenti sindacali aziendali di cui all’articolo 23 hanno diritto a permessi non retribuiti per la partecipazione a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale, in misura non inferiore a otto giorni all’anno.
I lavoratori che intendano esercitare il diritto di cui al comma precedente devono darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola tre giorni prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Diritto di affissione

Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Contributi sindacali

I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all’interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale.
[omissis] (1)
[omissis] (1).

(1) Comma abrogato, in seguito al referendum indetto con D.P.R. 5 aprile 1995(G.U. 11 aprile 1995, n. 85), dall’art. 1, D.P.R. 28 luglio 1995, n. 313, con decorrenzadal 28 settembre 1995.

TITOLO III – DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

Locali delle rappresentanze sindacali aziendali

Il datore di lavoro nelle unità produttive con almeno 200 dipendenti pone permanentemente a disposizione delle rappresentanze sindacali aziendali, per l’esercizio delle loro funzioni, un idoneo locale comune all’interno dell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.
Nelle unità produttive con un numero inferiore di dipendenti le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale idoneo per le loro riunioni.

TITOLO IV – DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

Repressione della condotta antisindacale

Qualora il datore di lavoroponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l’eserciziodella libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorsodegli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbianointeresse, il pretore (1) del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato,nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni,qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma,ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo,la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.
L’efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla sentenzacon cui il pretore (1) in funzione di giudice del lavoro definisce il giudizioinstaurato a norma del comma successivo. (2)
Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dallacomunicazione del decreto alle parti opposizione davanti al pretore (1) in funzionedi giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva.
Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice diprocedura civile. (3) (4)
Il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma,o alla sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dell’articolo650 del codice penale.
L’autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale dicondanna nei modi stabiliti dall’articolo 36 del codice penale.
(Omissis). (5)
(Omissis). (5).

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(1) La competenza è ora attribuita al tribunale in composizione monocratica, comedisposto dall’art. 244, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, a decorrere dal 2 giugno 1999.
(2) Comma così sostituito dall’art. 2, L. 8 novembre 1977, n. 847.
(3) Comma così sostituito dall’art. 3, L. 8 novembre 1977, n. 847.
(4) Ai sensi dell’ art. 4, L. 8 novembre 1977, n. 847, l’appello contro la sentenzapronunciata dal tribunale a seguito di opposizione, si propone alla corte d’appello,secondo le norme di cui alla L. 11 agosto 1973, n. 533.
(5) Comma dapprima inserito dall’art. 6, L. 12 giugno 1990, n. 146 e successivamenteabrogato dall’art. 4, L. 11 aprile 2000, n. 83.

TITOLO IV – DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali

Quando le rappresentanze sindacali aziendali di cui all’articolo 19 si siano costituite nell’ambito di due o più delle associazioni di cui alle lettere a) e b) del primo comma dell’articolo predetto, nonché nella ipotesi di fusione di più rappresentanze sindacali, i limiti numerici stabiliti dall’articolo 23, secondo comma, si intendono riferiti a ciascuna delle associazioni sindacali unitariamente rappresentate nella unità produttiva.
Quando la formazione di rappresentanze sindacali unitarie consegua alla fusione delle associazioni di cui alle lettere a) e b) del primo comma dell’articolo 19, i limiti numerici della tutela accordata ai dirigenti di rappresentanze sindacali aziendali, stabiliti in applicazione dell’articolo 23, secondo comma, ovvero del primo comma del presente articolo restano immutati.

TITOLO IV – DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali

I componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni di cui all’articolo 19 hanno diritto a permessi retribuiti, secondo le norme dei contratti di lavoro, per la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti.

TITOLO IV – DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali

I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee regionali ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato (1).
La medesima disposizione si applica ai lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali.
I periodi di aspettativa di cui ai precedenti commi sono considerati utili, a richiesta dell’interessato, ai fini del riconoscimento del diritto e della determinazione della misura della pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria di cui al R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modifiche ed integrazioni, nonché a carico di enti, fondi, casse e gestioni per forme obbligatorie di previdenza sostitutive della assicurazione predetta, o che ne comportino comunque l’esonero.
Durante i periodi di aspettativa l’interessato, in caso di malattia, conserva il diritto alle prestazioni a carico dei competenti enti preposti alla erogazione delle prestazioni medesime.
Le disposizioni di cui al terzo e al quarto comma non si applicano qualora a favore dei lavoratori siano previste forme previdenziali per il trattamento di pensione e per malattia, in relazione all’attività espletata durante il periodo di aspettativa.
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(1) Comma sostituito dall’art. 2, L. 13/08/79 n. 384

TITOLO IV – DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive

I lavoratori eletti alla carica di consigliere comunale o provinciale chenon chiedano di essere collocati in aspettativa sono, a loro richiesta, autorizzatiad assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario all’espletamentodel mandato, senza alcuna decurtazione della retribuzione.
I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore comunale, ovverodi presidente di giunta provinciale o di assessore provinciale hanno dirittoanche a permessi non retribuiti per un minimo di trenta ore mensili.
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(1) Le disposizioni del presente articolo sono state sostituite da quelle della L. 27dicembre 1985, n. 816, ai sensi dell’art. 28 di quest’ultima, limitatamente «a quantoespressamente disciplinato» nella L. 816/1985 stessa. Il T.U. sull’ordinamento deglienti locali, approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, all’art. 274, comma 1, lett.o), prevede l’abrogazione della L. 816/1985.

TITOLO V – NORME SUL COLLOCAMENTO

Collocamento

[La commissione per il collocamento, di cui all’articolo 26 della legge 29 aprile 1949, n. 264, è costituita obbligatoriamente presso le sezioni zonali, comunali e frazionali degli Uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione, quando ne facciano richiesta le organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative.
Alla nomina della commissione provvede il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, il quale, nel richiedere la designazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e assegna loro un termine di 15 giorni, decorso il quale provvede d’ufficio.
La commissione è presieduta dal dirigente della sezione zonale, comunale, frazionale, ovvero da un suo delegato, e delibera a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente.
La commissione ha il compito di stabilire e di aggiornare periodicamente la graduatoria delle precedenze per l’avviamento al lavoro, secondo i criteri di cui al quarto comma dell’articolo 15 della legge 29 aprile 1949, n. 264.
Salvo il caso nel quale sia ammessa la richiesta nominativa, la sezione di collocamento, nella scelta del lavoratore da avviare al lavoro, deve uniformarsi alla graduatoria di cui al comma precedente, che deve essere esposta al pubblico presso la sezione medesima e deve essere aggiornata ad ogni chiusura dell’ufficio con la indicazione degli avviati.
Devono altresì essere esposte al pubblico le richieste numeriche che pervengono dalle ditte.
La commissione ha anche il compito di rilasciare il nulla osta per l’avviamento al lavoro ad accoglimento di richieste nominative o di quelle di ogni altro tipo che siano disposte dalle leggi o dai contratti di lavoro. Nei casi di motivata urgenza, l’avviamento è provvisoriamente autorizzato dalla sezione di collocamento e deve essere convalidato dalla commissione di cui al primo comma del presente articolo, entro dieci giorni. Dei dinieghi di avviamento al lavoro per richiesta nominativa deve essere data motivazione scritta su apposito verbale in duplice copia, una da tenere presso la sezione di collocamento e l’altra presso il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro. Tale motivazione scritta deve essere immediatamente trasmessa al datore di lavoro richiedente.
Nel caso in cui la commissione neghi la convalida ovvero non si pronunci entro venti giorni dalla data della comunicazione di avviamento, gli interessati possono inoltrare ricorso al direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro, il quale decide in via definitiva, su conforme parere della commissione di cui all’articolo 25 della legge 29 aprile 1949, n. 264.
I turni di lavoro di cui all’articolo 16 della legge 29 aprile 1949, n. 264, sono stabiliti dalla commissione e in nessun caso possono essere modificati dalla sezione.
Il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro annulla d’ufficio i provvedimenti di avviamento e di diniego di avviamento al lavoro in contrasto con le disposizioni di legge. Contro le decisioni del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro è ammesso ricorso al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.
Per il passaggio del lavoratore dall’azienda nella quale è occupato ad un’altra occorre il nulla osta della sezione di collocamento competente.
Ai datori di lavoro che non assumono i lavoratori per il tramite degli uffici di collocamento, sono applicate le sanzioni previste dall’articolo 38 della presente legge.
Le norme contenute nella legge 29 aprile 1949, n. 264, rimangono in vigore in quanto non modificate dalla presente legge.] (1)
——-

(1) Articolo abrogato dall’art. 8, D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.

TITOLO V – NORME SUL COLLOCAMENTO

Richieste nominative di manodopera

[A decorrere dal novantesimo giorno dall’entrata in vigore della presente legge, le richieste nominative di manodopera da avviare al lavoro sono ammesse esclusivamente per i componenti del nucleo familiare del datore di lavoro, per i lavoratori di concetto e per gli appartenenti a ristrette categorie di lavoratori altamente specializzati, da stabilirsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentita la commissione centrale di cui alla legge 29 aprile 1949, n. 264.] (1)
——–

(1) Articolo abrogato dall’art. 8, D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Campo di applicazione

Per le imprese industriali e commerciali, le disposizioni del titolo III, ad eccezione del primo comma dell’articolo 27, della presente legge si applicano a ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo che occupa più di quindici dipendenti. Le stesse disposizioni si applicano alle imprese agricole che occupano più di cinque dipendenti (1).
Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e commerciali che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti.
Ferme restando le norme di cui agli articoli 1, 8, 9, 14, 15, 16 e 17, i contratti collettivi di lavoro provvedono ad applicare i principi di cui alla presente legge alle imprese di navigazione per il personale navigante.
———

(1) Comma modificato dall’art. 6, L. 11/05/90 n. 108

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche

Nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle vigenti leggi dallo Stato a favore di imprenditori che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata e nei capitolati di appalto attinenti all’esecuzione di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l’obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona.
Tale obbligo deve essere osservato sia nella fase di realizzazione degli impianti o delle opere che in quella successiva, per tutto il tempo in cui l’imprenditore beneficia delle agevolazioni finanziarie e creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.
Ogni infrazione al suddetto obbligo che sia accertata dall’Ispettorato del lavoro viene comunicata immediatamente ai Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la concessione del beneficio o dell’appalto. Questi adotteranno le opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei casi più gravi o nel caso di recidiva potranno decidere l’esclusione del responsabile, per un tempo fino a cinque anni, da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero da qualsiasi appalto.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche quando si tratti di agevolazioni finanziarie e creditizie ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali l’Ispettorato del lavoro comunica direttamente le infrazioni per l’adozione delle sanzioni.

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Applicazione ai dipendenti da enti pubblici

Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di lavoro e di impiego dei dipendenti da enti pubblici che svolgano esclusivamente o prevalentemente attività economica. Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai rapporti di impiego dei dipendenti dagli altri enti pubblici, salvo che la materia sia diversamente regolata da norme speciali.

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Disposizioni penali

Le violazioni degli articoli 2, 5, 6 e 15, primocomma lettera a), sono punite, salvo che il fatto non costituisca più gravereato, con l’ammenda da euro 154 a euro 1.549 (1) o con l’arresto da 15 giorniad un anno. (2)
Nei casi più gravi le pene dell’arresto e dell’ammenda sono applicatecongiuntamente.
Quando per le condizioni economiche del reo, l’ammenda stabilita nelprimo comma può presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, ilgiudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo.
Nei casi previsti dal secondo comma, l’autorità giudiziaria ordina la pubblicazionedella sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall’articolo36 del codice penale.
———

(1) Importo così rideterminato dall’art. 113, L. 24 novembre 1981, n. 689.
(2) Comma così modificato dall’art. 179, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, con decorrenzadal 1° gennaio 2004.

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni

L’importo delle ammende è versato al Fondo adeguamento pensioni dei lavoratori.

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Abrogazione delle disposizioni contrastanti

Ogni disposizione in contrasto con le norme contenute nella presente legge è abrogata.
Restano salve le condizioni dei contratti collettivi e degli accordi sindacali più favorevoli ai lavoratori.

TITOLO VI – DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

Esenzioni fiscali

Tutti gli atti e documenti necessari per la attuazione della presente legge e per l’esercizio dei diritti connessi, nonché tutti gli atti e documenti relativi ai giudizi nascenti dalla sua applicazione sono esenti da bollo, imposte di registro o di qualsiasi altra specie e da tasse.

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Legge 2/4/1968 n. 482

Redazione

TITOLO I

Soggetti aventi diritto ad assunzione obbligatoria

La presente legge disciplina la assunzione obbligatoria – presso le aziende private e le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le amministrazioni regionali, provinciali e comunali, le aziende di Stato e quelle municipalizzate, nonché le amministrazioni degli enti pubblici in genere e degli istituti soggetti a vigilanza governativa – degli invalidi di guerra, militari e civili, degli invalidi per servizio, degli invalidi del lavoro degli invalidi civili, dei ciechi, dei sordomuti, degli orfani e delle vedove dei caduti in guerra o per servizio o sul lavoro, degli ex-tubercolotici e dei profughi.
Non si applicano le disposizioni di cui alla presente legge nei confronti di coloro che abbiano superato il 55° anno di età, nonché nei confronti di coloro che abbiano perduto ogni capacità lavorativa o che, per la natura ed il grado della loro invalidità, possano riuscire di danno alla salute e alla incolumità dei compagni di lavoro o alla sicurezza degli impianti.

TITOLO I

Invalidi di guerra e invalidi civili di guerra

Agli effetti della presente legge sono considerati invalidi di guerra coloro che durante l’effettivo servizio militare siano divenuti inabili a proficuo lavoro o si trovino menomati nella loro capacità di lavoro, in seguito a lesioni o ad infermità incontrate o aggravate per servizio di guerra, o comunque per fatto di guerra.
Sono considerati invalidi civili di guerra coloro che – non militari – siano divenuti inabili a proficuo lavoro o si trovino menomati nelle loro capacità lavorative in seguito a lesioni o ad infermità incontrate per fatto di guerra. Non si applicano le disposizioni di cui alla presente legge nel caso di invalidi con minorazioni ascritte:
a) alla nona e decima categoria della tabella A, di cui al D.Lgt. 20 maggio 1917, n. 876, ad eccezione di quelle contemplate dalle voci da 4 a 10 della categoria nona e da 3 a 6 della categoria decima;
b) nella tabella B annessa al R.D. 12 luglio 1923, n. 1491, ad eccezione di quelle contemplate nelle voci 4 e da 6 a 11 della tabella stessa;
c) alla tabella B annessa alla L. 10 agosto 1950, n. 648, ad eccezione di quelle contemplate dalle voci da 4 a 10 della tabella stessa.

TITOLO I

Invalidi per servizio

Agli effetti della presente legge sono considerati invalidi per servizio coloro che, durante il servizio militare o civile, alle dipendenze dello Stato o degli enti locali, territoriali e istituzionali, siano divenuti inabili a proficuo lavoro, o si trovino menomati nella loro capacità di lavoro in seguito a lesioni o ad infermità incontrate o aggravate per causa di servizio.
Non si applicano le disposizioni di cui alla presente legge agli invalidi per servizio, che si trovino nelle condizioni di cui ai punti a) e c) del terzo comma del precedente articolo, con le eccezioni ivi citate.

TITOLO I

Invalidi del lavoro

Agli effetti della presente legge sono considerati invalidi del lavoro coloro i quali, a causa di infortunio sul lavoro o di malattia professionale, abbiano subìto una riduzione della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo.

TITOLO I

Invalidi civili

Agli effetti della presente legge sono considerati invalidi civili coloro che siano affetti da minorazioni fisiche, che ne riducano la capacità lavorativa in misura non inferiore ad un terzo, compresi i dimessi da luoghi di cura per guarigione clinica da affezione tubercolare, ed esclusi gli invalidi per cause di guerra, di servizio o di lavoro ed i sordomuti, i quali abbiano diritto al collocamento obbligatorio in virtù di altre disposizioni della presente legge.

TITOLO I

Privi della vista

Agli effetti della presente legge si intendono privi della vista coloro che sono colpiti da cecità assoluta o hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione.
Ferme restando le norme di cui alle leggi 14 luglio 1957, n. 594, e successive modificazioni e integrazioni e 21 luglio 1961, n. 686, concernenti rispettivamente l’assunzione obbligatoria dei privi della vista nelle mansioni di centralinista telefonico e di massaggiatore o massofisioterapista, per il collocamento obbligatorio dei privi della vista che acquisiranno diverse qualificazioni professionali speciali si disporrà con apposite norme. I privi della vista sono computati nel numero degli invalidi di guerra, del lavoro, per servizio e civili, che le aziende e le amministrazioni sono tenute ad assumere ai sensi della presente legge, a seconda delle cause che hanno dato origine alla cecità.

TITOLO I

Sordomuti

Agli effetti della presente legge si intendono sordomuti coloro che sono colpiti da sordità dalla nascita o contratta prima dell’apprendimento del linguaggio. Per l’assunzione obbligatoria al lavoro dei sordomuti si applicano le disposizioni della presente legge, nonché gli articoli 6 e 7 della legge 13 marzo 1958, n. 308.

TITOLO I

Orfani e vedove

Hanno diritto al collocamento obbligatorio, a norma della presente legge, gli orfani e le vedove di coloro che siano morti, ovvero siano deceduti a causa dell’aggravarsi delle mutilazioni o infermità, che diedero luogo a trattamento di pensione di guerra, di pensione privilegiata ordinaria o di rendita di infortunio, per fatto di guerra o per servizio o del lavoro; agli orfani ed alle vedove sono equiparati i figli e la moglie di coloro che siano divenuti permanentement e inabili a qualsiasi lavoro per fatto di guerra o per servizio o del lavoro.

TITOLO I

Aliquote spettanti alle singole categorie di riservatari

L’aliquota complessiva da riservarsi da parte delle aziende private e delle pubbliche amministrazioni di cui al primo comma dell’articolo 1 per le assunzioni di cui alla presente legge, è ripartita tra le varie categorie di riservatari nelle misure seguenti:
invalidi di guerra 25%
invalidi civili di guerra 10%
invalidi per servizio 15%
invalidi del lavoro 15%
orfani e vedove di guerra, per servizio e per lavoro 15%
invalidi civili 15%
sordomuti 5%
La percentuale riservata ai sordomuti si applica soltanto nei confronti delle aziende con oltre 100 dipendenti e delle pubbliche amministrazioni con lo stesso numero di dipendenti; nel caso di aziende e pubbliche amministrazioni con un numero inferiore di dipendenti e della amministrazione autonoma delle ferrovie dello Stato, la percentuale riservata ai sordomuti è attribuita agli invali di civili.
In mancanza dei diretti beneficiari subentrano proporzionalmente i riservatari delle altre categorie, secondo le valutazioni della commissione provinciale per il collocamento obbligatorio.

TITOLO I

Trattamento, licenziamento

A coloro che sono assunti al lavoro in forza della presente legge deve essere applicato il normale trattamento economico, giuridico e normativo.
La presente legge non implica nessuna modificazione del trattamento di pensione fatto agli invalidi di guerra, per servizio e del lavoro, qualunque sia il grado della rieducazione conseguita e l’occupazione a cui siano assunti, nonché alle vedove ed agli orfani dei caduti in guerra, per servizio e sul lavoro.
Oltre che nei casi di licenziamento previsti per giusta causa o giustificato motivo, i mutilati e invalidi di cui alla presente legge possono essere licenziati quando, a giudizio del collegio medico provinciale di cui all’articolo 20, sia accertata, su richiesta dell’imprenditore o dell’invalido interessato, la perdita di ogni capacità lavorativa o aggravamento di invalidità tale da determinare pregiudizio alla salute ed incolumità dei compagni di lavoro, nonché alla sicurezza degli impianti.
In caso di licenziamento l’azienda o la pubblica amministrazione è tenuta a darne comunicazione, nel termine di 10 giorni, all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione per la sostituzionè del lavoratore licenziato con altro avente diritto all’assunzione obbligatoria.

TITOLO II – Soggetti obbligati

Aziende private

I privati datori di lavoro, i quali abbiano complessivamente alle loro dipendenze più di 35 lavoratori tra operai ed impiegati, ad esclusione degli apprendisti, sono tenuti ad assumere lavoratori appartenenti alle categorie indicate nel precedente titolo, per una aliquota complessiva del 15 per cento del personale in servizio; le frazioni percentuali superiori allo 0,50 per cento sono considerate unità.
Nel limite percentuale di posti dovuti ai sensi del precedente comma saranno riservati ai mutilati e invalidi almeno la metà dei posti disponibili di custodi, portieri, magazzinieri, ascensoristi, addetti alla vendita dei biglietti nei locali di pubblico spettacolo (cinema, teatri, sale di concerti, ecc.), guardiani di parcheggi per vetture, guardiani di magazzini o che comportino mansioni analoghe. Nell’assegnazione di detti posti dovrà essere data la precedenza, se invalidi di guerra o per servizio, agli amputati dell’arto superiore o inferiore, ascritti alle categorie seconda, terza e quarta della tabella A annessa alla legge 10 agosto 1950, n. 648, e, per le altre categorie, ai minorati in analoghe condizioni.
Nell’ambito dell’aliquota complessiva di cui al primo comma del presente articolo, la ripartizione dei posti tra le singole categorie avviene in proporzione alle percentuali indicate all’articolo 9.
Agli effetti della determinazione dell’obbligo dell’assunzione di appartenenti a singole categorie di beneficiari, non sono computabili tra i dipendenti del datore di lavoro gli appartenenti alle altre categorie protette obbligatoriamente occupati, nonché, per quanto concerne le aziende costituite in cooperative di lavoro, gli operai e impiegati che ne siano soci.

TITOLO II – Soggetti obbligati

Enti pubblici

Le amministrazioni, aziende ed enti pubblici di cui al primo comma dell’articolo 1, i quali abbiano complessivamente più di 35 dipendenti, sono tenuti ad assumere, senza concorso e subordinatamente al verificarsi delle vacanze, lavoratori appartenenti alle categorie indicate nel precedente titolo, in possesso del requisito richiesto dalle vigenti disposizioni, salvo quello della idoneità fisica, per una percentuale complessiva, rapportata ai posti di organico o al contingente numerico nel caso di mancanza dell’organico:
a) del 15 per cento del personale operaio di ruolo o a contratto di diritto privato, calcolato sull’intero contingente da ripartire fra le singole categorie in relazione alla consistenza organica di ciascuna, previo accertamento della idoneità professionale, mediante apposita prova, per gli aspiranti all’assunzione della prima e seconda categoria;
b) del 15 per cento del personale delle carriere esecutive o equipollenti;
c) del 40 per cento del personale ausiliario o equiparato.
Le frazioni percentuali superiori allo 0,50 per cento sono considerate unità.
Nell’ambito delle aliquote complessive di cui al primo comma del presente articolo, la ripartizione dei posti tra le singole categorie avviene in proporzione alle percentuali indicate all’articolo 9.
Nei concorsi a posti delle carriere direttive e di concetto o parificati, gli appartenenti alle categorie indicate nel precedente titolo, che abbiano conseguito l’idoneità, verranno inclusi nell’ordine di graduatoria tra i vincitori fino a che non sia stata raggiunta la percentuale del 15 per cento dei posti di organico; a parità di punteggio valgono le precedenze stabilite dall’articolo 5 del testo unico, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni.

TITOLO II – Soggetti obbligati

Esclusioni, esoneri

Le imprese di navigazione marittima ed aerea, le ferrovie dello Stato e le imprese esercenti pubblici servizi di trasporto in concessione non sono tenute, per quanto concerne il solo personale navigante e viaggiante, all’osservanza dell’obbligo di cui al precedente articolo. Per il personale dei servizi attivi delle ferrovie dello Stato e dei servizi pubblici di trasporto in concessione od esercitati da enti pubblici locali, le assunzioni obbligatorie in tali servizi sono limitate alle seguenti qualifiche e percentuali:
a) manovali, cantonieri e operai, nella percentuale complessiva del 15 per cento;
b) guardie e custodi in genere delle stazioni, nella percentuale complessiva del 20 per cento;
c) portieri e inservienti, nella percentuale complessiva del 40 per cento. I servizi pubblici di trasporto in concessione di cui al presente articolo si intendono su ferrovie, tramvie, linee di navigazione interna, autolinee, filovie, funicolari e funivie. Restano ferme le limitazioni ed esclusioni previste da norme particolari per le assunzioni obbligatorie presso l’Amministrazione autonoma delle poste e telecomunicazioni, l’Azienda di Stato per i servizi telefonici, l’Amministrazione dei monopoli di Stato.
[Con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentita la commissione provinciale di cui all’articolo 16, le aziende private che, per le speciali condizioni della loro attività non possono occupare l’intera percentuale di invalidi prescritta, potranno essere parzialmente esonerate dall’obbligo dell’assunzione, alla condizione che, in sostituzione degli invalidi, provvedano ad assumere orfani e vedove delle varie categorie. La mancata assunzione di orfani e vedove comporta la decadenza dall’esonero] (1).
[Le domande di esonero dovranno essere presentate agli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione nella cui provincia l’azienda ha la sua sede principale] (1). I datori di lavoro che esercitano lavorazioni di breve durata per un periodo non superiore a tre mesi, sono esonerati dal collocamento obbligatorio, rispetto al personale assunto per tali lavorazioni.
———-

(1) Comma abrogato dall’art. 7, D.P.R. 18 aprile 1994, n. 345.

TITOLO II – Soggetti obbligati

Lavoratori dimessi da luoghi di cura per guarigione clinica di affezione tubercolare

Le case di cura e i sanatori per tubercolotici dipendenti da enti pubblici o da privati hanno l’obbligo di assumere, in aggiunta alle aliquote previste per i riservatari di cui alla presente legge, lavoratori dimessi da luoghi di cura per guarigione clinica di affezione tubercolare, secondo le modalità e nella percentuale stabilita dal decreto legislativo 15 aprile 1948, n. 538, modificato con legge 28 febbraio 1953, n. 86.

TITOLO II – Soggetti obbligati

Esecutivi e impugnative dei provvedimenti amministrativi

Qualsiasi provvedimento, compresi i bandi di concorso, che si riferisca ad assunzioni di personale valido presso le pubbliche amministrazioni non diviene esecutivo se non sia dichiarato nel provvedimento stesso che il medesimo è stato emanato tenendo conto dei benefici in materia di assunzioni riservate agli invalidi ed agli altri aventi diritto con la presente legge. Ove i posti di riserva previsti per le assunzioni senza concorso non siano stati ricoperti, anche parzialmente, la esecutività dei provvedimenti di ammissione nei relativi ruoli è subordinata alla contestuale attestazione che i posti ancora da conferire sono stati accantonati in favore degli aventi diritto.
I provvedimenti di assunzione del personale presso le amministrazioni e gli enti pubblici, non conformi alle disposizioni della presente legge, possono essere impugnati per l’annullamento tanto in via amministrativa quanto in via giurisdizionale, su istanza sia dei singoli invalidi e degli altri aventi diritto iscritti come disoccupati negli elenchi di cui al successivo articolo 19, che dell’Unione nazionale mutilati per servizio, dell’Ente nazionale protezione e assistenza sordomuti, dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra, nonché delle opere, enti e associazioni a carattere nazionale con personalità di diritto pubblico, cui è affidata istituzionalmente la tutela degli invalidi, orfani e vedove di cui alla presente legge; può ugualmente adirsi tanto la via amministrativa quanto la via giurisdizionale anche in caso di diniego di assunzione.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

Organi del collocamento: Uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione – Commissioni provinciali

Il servizio del collocamento è effettuato dagli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione, che si atterranno alle graduatorie e ai criteri stabiliti dalle commissioni provinciali per il collocamento obbligatorio, di cui al successivo comma.
E’ istituita in ogni provincia, presso l’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, la commissione provinciale per il collocamento obbligatorio, composta dal direttore dell’Ufficio del lavoro e della massima occupazione, che la presiede, da un rappresentante designato da ciascuna delle opere, enti e associazioni, di cui all’ultimo comma dell’articolo precedente, da tre rappresentanti dei lavoratori e da tre dei datori di lavoro, designati rispettivamente dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, e da un ispettore medico del lavoro.
I membri effettivi e supplenti della commissione sono nominati con decreto del prefetto. Essi durano in carica due anni.
Le aziende private, tenute ad assumere lavoratori appartenenti alle categorie indicate nel titolo I della presente legge, dovranno rivolgere le richieste agli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Le amministrazioni dello Stato, aziende ed enti pubblici di cui al precedente articolo 12 hanno facoltà di scegliere e assumere direttamente i lavoratori appartenenti alle categorie indicate nel titolo I della presente legge iscritti negli elenchi, e possono altresì decidere, in caso di esaurimento degli aspiranti di una categoria, per la copertura dei posti disponibili con aspiranti appartenenti alle altre categorie, secondo un criterio proporzionale.
Le aziende private possono richiedere nominativamente i lavoratori di concetto e il personale destinato a posti di fiducia connessi con la vigilanza e la custodia delle sedi, degli opifici, dei cantieri o comunque di beni, nonché i qualificati e gli specializzati di cui al terzo comma lettera b) e penultimo comma dell’articolo 14 della legge 29 aprile 1949, n. 264, eventualmente disponibili, negli elenchi di cui all’articolo 19 della presente legge.
L’avviamento al lavoro degli invalidi di cui all’articolo 2 è effettuato, per un periodo di 5 anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dalle direzioni provinciali dell’Opera nazionale degli invalidi di guerra in base a segnalazione degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Trascorso il predetto termine tale avviamento verrà effettuato dagli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

Compiti della commissione provinciale per il collocamento obbligatorio

La commissione di cui al precedente articolo ha il compito di:
a) approvare le graduatorie per l’avviamento al lavoro degli iscritti negli appositi elenchi di cui all’articolo 19;
b) approvare l’aggiornamento trimestrale degli elenchi provinciali delle categorie tutelate dalla presente legge;
c) decidere, in caso di esaurimento degli aspiranti di una categoria, per la copertura dei posti disponibili con aspiranti appartenenti alle altre categorie, tenendo presente in sede di assegnazione di detti posti nell’ambito della stessa categoria protetta i criteri di preferenze stabiliti dall’articolo 15, comma quarto, della legge 29 aprile 1949, n. 264;
d) nel caso che la determinazione dei posti disponibili da assegnare alle singole categorie presso i singoli datori di lavoro, dia luogo a frazioni percentuali, decidere per la loro assegnazione nel limite dell’aliquota complessiva riservata per le assunzioni obbligatorie;
e) esprimere il parere sulle domande di oblazione presentate dalle aziende inadempienti;
[f) esprimere pareri sulle richieste di esonero dalle assunzioni di invalidi, presentate dalle aziende a norma dell’articolo 13 della presente legge e sulla richiesta di compensazione territoriale di cui all’articolo 21] (4).
———-

(4) Lettera abrogata dall’art. 7, D.P.R. 18 aprile 1994, n. 345.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

Sottocommissione centrale

Presso la commissione centrale per l’avviamento al lavoro e per l’assistenza ai disoccupati di cui all’articolo 1 della legge 29 aprile 1949, n. 264, è istituita una sottocommissione composta dal direttore generale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale preposto al servizio del collocamento, che la presiede, da 4 rappresentanti dei datori di lavoro facenti parte della predetta commissione centrale, da un rappresentante, rispettivamente, dell’Unione nazionale mutilati per servizio, dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordomuti, dell’Associazione nazionale delle famiglie dei caduti e dei dispersi in guerra, nonché da un rappresentante di ciascuna delle opere, enti e associazioni a carattere nazionale, con personalità giuridica di diritto pubblico, cui è affidata istituzionalmente la tutela degli invalidi, orfani e vedove di cui alla presente legge.
La sottocommissione ha il compito di:
1) esprimere pareri di ordine organizzativo, tecnico e amministrativo sulla disciplina del servizio del collocamento obbligatorio e sulla determinazione dei criteri che le commissioni provinciali debbono seguire ai fini delle precedenze nell’avviamento al lavoro dei soggetti tutelati dalla presente legge;
2) esprimere pareri circa le autorizzazioni alle aziende aventi sedi o stabilimenti in più province per le assunzioni e compensazioni territoriali previste dall’articolo 21.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

Sottocommissione centrale

Presso la commissione centrale per l’avviamento al lavoro e per l’assistenza ai disoccupati di cui all’articolo 1 della legge 29 aprile 1949, n. 264, è istituita una sottocommissione composta dal direttore generale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale preposto al servizio del collocamento, che la presiede, da 4 rappresentanti dei datori di lavoro facenti parte della predetta commissione centrale, da un rappresentante, rispettivamente, dell’Unione nazionale mutilati per servizio, dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordomuti, dell’Associazione nazionale delle famiglie dei caduti e dei dispersi in guerra, nonché da un rappresentante di ciascuna delle opere, enti e associazioni a carattere nazionale, con personalità giuridica di diritto pubblico, cui è affidata istituzionalmente la tutela degli invalidi, orfani e vedove di cui alla presente legge.
La sottocommissione ha il compito di:
1) esprimere pareri di ordine organizzativo, tecnico e amministrativo sulla disciplina del servizio del collocamento obbligatorio e sulla determinazione dei criteri che le commissioni provinciali debbono seguire ai fini delle precedenze nell’avviamento al lavoro dei soggetti tutelati dalla presente legge;
2) esprimere pareri circa le autorizzazioni alle aziende aventi sedi o stabilimenti in più province per le assunzioni e compensazioni territoriali previste dall’articolo 21.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

Accertamento sanitario

L’invalido o il datore di lavoro che lo occupa o lo deve occupare possono chiedere che sia accertato che la natura e il grado dell’invalidità non possa riuscire di pregiudizio alla salute o all’incolumità dei compagni di lavoro od alla sicurezza degli impianti.
L’accertamento sanitario di cui al precedente comma è demandato ad un collegio medico, nominato dal prefetto, che ha sede presso l’ufficio provinciale sanitario e composto dal medico provinciale, che lo presiede da un ispettore medico del lavoro, da un medico in rappresentanza dei datori di lavoro e da un medico designato dall’associazione, opera od ente, di cui all’ultimo comma dell’articolo 15; il lavoratore può farsi assistere da un medico di fiducia.
Lo stesso collegio medico di cui al precedente comma decide, su ricorso dell’invalido stesso, circa la compatibilità dello stato fisico del ricorrente con le mansioni a lui affidate all’atto dell’assunzione o successivamente.
Qualora il datore di lavoro, in attesa del giudizio del collegio medico, allontani dal lavoro l’invalido già assunto ovvero si rifiuti di assumerlo, è tenuto a corrispondere a questi le retribuzioni perdute nel caso in cui il referto del collegio riesca favorevole all’invalido. In tale caso il datore di lavoro è altresì tenuto ad assegnare all’invalido una occupazione compatibile con le sue condizioni fisiche.
Fermo il disposto dell’articolo 2103 del codice civile, il datore di lavoro ha facoltà di adibire l’invalido a mansioni diverse da quelle per le quali fu assunto purché compatibili con le condizioni fisiche dell’invalido stesso.
L’onere relativo è a carico del datore di lavoro o dell’associazione di categoria del richiedente la visita.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

[Denunce delle aziende private

Tutti i datori di lavoro privati soggetti alle disposizioni della presente legge sono tenuti ad inviare, entro il mese di gennaio e di luglio di ciascun anno, all’ufficio provinciale del lavoro competente per territorio un prospetto recante:
a) l’indicazione del numero complessivo del personale impiegato alle loro dipendenze, distinto per stabilimenti, per sesso e per categorie di mestiere;
b) l’indicazione nominativa degli invalidi e altri aventi diritto al collocamento obbligatorio, che si trovano alle loro dipendenze, precisando per ciascuno il giorno di assunzione e la categoria di appartenenza.
Le aziende, che hanno la sede principale in una provincia e sedi secondarie e stabilimenti in altre province, le quali siano soggette all’osservanza della presente legge, dovranno fare le denunce di cui al presente articolo, distintamente per le singole province, ai competenti uffici provinciali del lavoro, e complessivamente al Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, valutata in ogni singola provincia l’entità numerica dei mutilati e invalidi ed altri aventi diritto al collocamento obbligatorio, può, dopo aver sentito le commissioni per il collocamento obbligatorio delle singole province interessate, autorizzare, su loro motivata e documentata richiesta, le aziende private che svolgono attività in più di una provincia ad assumere, nella provincia o nelle province indicate nella richiesta stessa, un numero di mutilati e invalidi e degli altri aventi diritto superiore a quello prescritto, portando la eccedenza a compenso del minor numero di minorati assunti nelle altre. La compensazione territoriale di cui al comma precedente ha luogo di diritto per il personale dipendente da amministrazioni, enti ed aziende pubbliche di cui al precedente articolo 1, a carattere nazionale o aventi uffici in più province] (1).
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 7, D.P.R. 18 aprile 1994, n. 345.

TITOLO III- Modalità per il collocamento

[Denunce degli enti pubblici

Le amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici a carattere nazionale e interprovinciale soggetti a vigilanza governativa sono tenute ad inviare alla sottocommissione di cui al precedente articolo 18, entro i mesi di gennaio e luglio di ciascun anno, un prospetto da cui risulti il numero dei posti di organico di ciascun gruppo di personale di ruolo e il numero del personale non di ruolo, distinto per categoria, e, in correlazione, il numero degli invalidi e degli altri aventi diritto al collocamento obbligatorio in servizio, corredati di un elenco nominativo degli assunti.
Gli enti pubblici locali invieranno i prospetti di cui sopra alle commissioni per il collocamento obbligatorio della provincia, entro la cui circoscrizione provinciale essi operano] (1).
———-

(1) Articolo abrogato dall’art. 7, D.P.R. 18 aprile 1994, n. 345.

TITOLO IV – Sanzioni

Contravvenzioni

I privati datori di lavoro che non provvedono ad effettuare le denunce nei termini prescritti dall’articolo 21 sono puniti con una ammenda da lire 15.000 a lire 150.000.
I privati datori di lavoro, i quali, essendo obbligati a norma dei precedenti articoli ad assumere invalidi o altri aventi diritto, non ne facciano richiesta agli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione entro giorni trenta, sono puniti, previa diffida a regolarizzare, con una ammenda da lire 4.500 a lire 25.000 per ogni giorno lavorativo e per ogni posto lavorativo dalla presente legge riservato e non coperto.
Contro i privati datori di lavoro contravventori alle disposizioni della presente legge, per le quali non siano state previste apposite sanzioni, si applica l’ammenda da lire 15.000 a lire 150.000.
Chiunque, non avendo diritto, ottenga o tenti di ottenere con mezzi fraudolenti occupazione, ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione sino a sei mesi, indipendentemente dalle maggiori sanzioni del codice penale.

TITOLO IV – Sanzioni

Definizioni delle contravvenzioni

Le contravvenzioni previste dal precedente articolo possono essere definite amministrativamente dal prefetto della provincia al quale sono rimessi i verbali relativi.
Il prefetto, sentito il parere della commissione di cui all’art. 16 della presente legge, determina con decisione definitiva, entro 15 giorni dalla ricezione dei verbali, l’ammontare della somma dovuta dal contravventore, entro i limiti minimo e massimo stabiliti, con facoltà di ridurne l’importo fino alla metà, ma comunque non al di sotto dei limiti minimi stabiliti.
Per i recidivi nelle contravvenzioni di cui al primo comma del precedente articolo, l’ammontare delle somme non può essere inferiore al doppio della pena pecuniaria inflitta per la precedente contravvenzione, ed in tal caso non si tiene conto del limite massimo stabilito nell’articolo medesimo.
Il versamento della somma deve essere effettuato dal contravventore entro 15 giorni dalla data di comunicazione della decisione del prefetto, e, in mancanza, il verbale di contravvenzione è trasmesso all’autorità giudiziaria non oltre sessanta giorni dalla scadenza di tale termine.

TITOLO IV – Sanzioni

Devoluzione delle ammende

Le ammende previste dalla presente legge, al netto delle quote dovute agli scopritori delle contravvenzioni, saranno versate dagli uffici del registro al Fondo per l’addestramento professionale dei lavoratori che le assegnerà agli istituti di protesi, di rieducazione e di riqualificazione degli invalidi.

TITOLO V – Norme finali e transitorie

Aliquote percentuali

Le aliquote percentuali fissate negli artt. 11, 12 e 13, nonché quelle stabilite dall’art. 9 per la ripartizione dei posti riservati tra gli appartenenti alle categorie tutelate dalla presente legge, possono essere modificate con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentito il parere della sottocommissione di cui all’articolo 18.

TITOLO V – Norme finali e transitorie

Profughi

Fino alla scadenza del triennio stabilito dalla legge 9 febbraio 1968, n. 8, rimangono valide le disposizioni vigenti per l’assunzione dei profughi.

TITOLO V – Norme finali e transitorie

Vigilanza

La vigilanza per l’applicazione della presente legge è affidata al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che la esercita per mezzo dell’Ispettorato del lavoro.

TITOLO V – Norme finali e transitorie

Copertura finanziaria

Alla spesa di lire 14 milioni occorrente, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5, e della legge 5 giugno 1967, n. 417, per il funzionamento delle commissioni provinciali per il collocamento obbligatorio di cui all’art. 16 della presente legge, si provvede con riduzione di pari importo della somma stanziata sul capitolo 1250 dello stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro e della previdenza sociale per l’anno 1968.

TITOLO V – Norme finali e transitorie

Norma transitoria

Gli invalidi e gli altri aventi diritto, già obbligatoriamente assunti dai pubblici e privati datori di lavoro, sono mantenuti in servizio anche se superino il numero di unità da occupare in base alle quote di obbligo stabilite dalla presente legge, nonché se già assunti presso aziende con meno di 36 dipendenti.

TITOLO V – Norme finali e transitorie

Entrata in vigore

La presente legge entra in vigore nel 1° giorno del semestre successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Hanno immediata applicazione le norme concernenti la costituzione delle commissioni provinciali e della sottocommissione di cui all’art. 18.

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Legge 15/7/1966 n. 604

Redazione

1. Nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, intercedente con datori di lavoro privati o con enti pubblici, ove la stabilità non sia assicurata da norme di legge, di regolamento, e di contratto collettivo o individuale, il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per giusta causa ai sensi dell’articolo 2119 del Codice civile o per giustificato motivo.

1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.
2. Il prestatore di lavoro può chiedere, entro quindici giorni dalla comunicazione, i motivi che hanno determinato il recesso: in tal caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto.
3. Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace.
4. Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all’articolo 9 si applicano anche ai dirigenti (1).
———-

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, L. 11/5/90, n. 108.

Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.

Il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dell’appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacabili è nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata.

L’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro.

Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’ essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volonta’ del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso. (1)
L’impugnazione e’ inefficace se non e’ seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilita’ di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. (1)
A conoscere delle controversie derivanti dall’applicazione della presente legge è competente il pretore.
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(1) Comma sostituito dall’art. 32, L. 4/11/2010, n. 183.

Quando il prestatore di lavoro non possa avvalersi delle procedure previste dai contratti collettivi o dagli accordi sindacali, può promuovere, entro venti giorni dalla comunicazione del licenziamento ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento, il tentativo di conciliazione presso l’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.
Le parti possono farsi assistere dalle associazioni sindacali a cui sono iscritte o alle quali conferiscono mandato.
Il relativo verbale di conciliazione, in copia autenticata dal direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, acquista forza di titolo esecutivo con decreto del pretore.
Il termine di cui al primo comma dell’articolo precedente è sospeso dal giorno della richiesta all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione fino alla data della comunicazione del deposito in cancelleria del decreto del pretore, di cui al comma precedente o, nel caso di fallimento, del tentativo di conciliazione, fino alla data del relativo verbale.
In caso di esito negativo nel tentativo di conciliazione di cui al primo comma le parti possono definire consensualmente la controversia mediante arbitrato irrituale.

Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un’indennità di importo compreso fra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell’impresa, all’anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro (1).
———–

(1) Articolo sostituito dall’art. 2, L. 11/5/90, n. 108.

L’indennità di anzianità è dovuta al prestatore di lavoro in ogni caso di risoluzione del rapporto di lavoro.

Le norme della presente legge si applicano nei confronti dei prestatori di lavoro che rivestano la qualifica di impiegato e di operaio, ai sensi dell’articolo 2095 del Codice civile e, per quelli assunti in prova, si applicano dal momento in cui l’assunzione diviene definitiva e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro.

[Le disposizioni della presente legge non si applicano ai datori di lavoro che occupano fino a trentacinque dipendenti e nei riguardi dei prestatori di lavoro che siano in possesso dei requisiti di legge per avere diritto alla pensione di vecchiaia o che abbiano comunque superato il 65° anno di età, fatte salve le disposizioni degli articoli 4 e 9]. (1)
La materia dei licenziamenti collettivi per riduzione di personale è esclusa dalle disposizioni della presente legge.
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(1) Comma abrogato dall’art. 6, L. 11/5/90, n. 108.

Sono fatte salve le disposizioni di contratti collettivi e accordi sindacali che contengano per la materia disciplinata dalla presente legge, condizioni più favorevoli ai prestatori di lavoro.

Tutti gli atti e i documenti relativi ai giudizi o alle procedure di conciliazione previsti dalla presente legge sono esenti da bollo, imposta di registro e da ogni altra tassa o spesa.

La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Legge 18/4/1962 n. 230

Redazione

[Il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato, salvo le eccezioni appresso indicate.
È consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto;
a) quando ciò sia richiesto dalla speciale natura dell’attività lavorativa derivante dal carattere stagionale della medesima;
b) quando l’assunzione abbia luogo per sostituire lavoratori assenti e per i quali sussiste il diritto alla conservazione del posto, sempreché nel contratto di lavoro a termine sia indicato il nome del lavoratore sostituito e la causa della sua sostituzione;
c) quando l’assunzione abbia luogo per la esecuzione di un’opera o di un servizio definiti e predeterminati nel tempo aventi carattere straordinario od occasionale;
d) per le lavorazioni a fasi successive che richiedono maestranze diverse, per specializzazioni, da quelle normalmente impiegate e limitatamente alle fasi complementari od integrative per le quali non vi sia continuità di impiego nell’ambito dell’azienda;

e) nelle assunzioni di personale riferite a specifici spettacoli ovvero a specifici programmi radiofonici o televisivi (1);
f) quando l’assunzione venga effettuata da aziende di trasporto aereo o da aziende esercenti i servizi aeroportuali ed abbia luogo per lo svolgimento dei servizi operativi di terra e di volo, di assistenza a bordo ai passeggeri e merci, per un periodo massimo complessivo di sei mesi, compresi tra aprile ed ottobre di ogni anno, e di quattro mesi per periodi diversamente distribuiti, e nella percentuale non superiore al 15 per cento dell’organico aziendale che, al 1° gennaio dell’anno a cui le assunzioni si riferiscono, risulti complessivamente adibito ai servizi sopra indicati. Negli aeroporti minori detta percentuale può essere aumentata da parte delle aziende esercenti i servizi aeroportuali, previa autorizzazione dell’ispettorato del lavoro, su istanza documentata delle aziende stesse. In ogni caso, le organizzazioni sindacali provinciali di categoria ricevono comunicazione delle richieste di assunzione da parte delle aziende di cui alla presente lettera (2).
L’opposizione del termine è priva di effetto se non risulta da atto scritto.
Copia dell’atto scritto deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore.
La scrittura non è tuttavia necessaria quando la durata del rapporto di lavoro puramente occasionale non sia superiore a dodici giorni lavorativi.
L’elenco delle attività di cui al secondo comma, lettera a), del presente articolo sarà determinato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, entro un anno dalla pubblicazione della presente legge. L’elenco suddetto potrà essere successivamente modificato con le medesime procedure. In attesa dell’emanazione di tale provvedimento, per la determinazione di dette attività si applica il decreto ministeriale 11 dicembre 1939 che approva l’elenco delle lavorazioni che si compiono annualmente in periodi di durata inferiore a sei mesi. ] (3)

————
(1) Lettera sostituita dall’articolo unico, L. 23/05/77, n. 266 (Gazz. Uff. 7 giugno 1977, n. 153)
(2) Lettera aggiunta dall’articolo unico, L. 25/03/86 n. 84 (Gazz. Uff. 3 aprile 1986, n. 77)
(3) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, eccezionalmente prorogato, non più di una volta e per un tempo non superiore alla durata del contratto iniziale, quando la proroga sia richiesta da esigenze contingibili ed imprevedibili e si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato, ai sensi del secondo comma dell’articolo precedente.
Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al 20 per cento fino al decimo giorno successivo, al 40 per cento per ciascun giorno ulteriore. Se il rapporto di lavoro continua oltre il ventesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi ovvero oltre il trentesimo negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini. Qualora il lavoratore venga riassunto a termine entro un periodo di dieci giorni ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata, rispettivamente, inferiore o superiore ai sei mesi, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato. Quando si tratti di due assunzioni successive a termine, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato dalla data di stipulazione del primo contratto (1). ] (2)

———–
(1) Comma sostituito dall’art. 12, L. 24/06/97 n. 196.
(2) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[L’onere della prova relativa all’obiettiva esistenza delle condizioni che giustificano sia l’apposizione di un termine al contratto di lavoro sia l’eventuale temporanea proroga del termine stesso è a carico del datore di lavoro. ] (1)

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(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[È consentita la stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato, purché di durata non superiore a cinque anni, con i dirigenti amministrativi e tecnici, i quali possono, comunque recedere da essi trascorso un triennio e osservata la disposizione dell’art. 2118 del Codice civile. ](1)

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(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[Al prestatore di lavoro, con contratto a tempo determinato, spettano le ferie e la gratifica natalizia o la tredicesima mensilità e ogni altro trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori regolamentati con contratti a tempo indeterminato, in proporzione al periodo lavorativo prestato, sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine.
Alla scadenza del contratto verrà corrisposto al lavoratore un premio di fine lavoro proporzionato alla durata del contratto stesso, e pari alla indennità di anzianità prevista dai contratti collettivi . ] (1)

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(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[Sono esclusi dalla disciplina della presente legge i rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell’agricoltura e salariati fissi comunque denominati, regolati dalla legge 15 agosto 1949, numero 533, e successive modificazioni. ] (1)

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(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[Nei casi di inosservanza degli obblighi derivanti dall’art. 5 il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa da lire cinquantamila a lire trecentomila. Se l’inosservanza si riferisce a più di cinque lavoratori si applica la sanzione amministrativa da lire trecentomila a lire due milioni (1). ] (2)

———–
(1) Articolo, da ultimo, sostituito dall’art. 14, D.Lgs. 19/12/94 n. 758
(2) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[La vigilanza sull’applicazione della presente legge è affidata al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che la esercita attraverso l’Ispettorato del lavoro. ] (1)

—————-
(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[L’articolo 2097 del Codice civile è abrogato. ](1)

—————-
(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[Entro 180 giorni dalla pubblicazione della presente legge, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta congiunta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale e dei Ministri competenti, di concerto con il Ministro per la riforma burocratica, saranno emanate le norme per adeguare la disciplina dei contratti di lavoro dei lavoratori assunti a termine dalle Amministrazioni statali e dalle Aziende autonome dello Stato, alle disposizioni di cui alla presente legge.(1) ](2)
———–
(1) La L. 02/03/63 n. 321, ha riaperto il termine di cui al presente articolo sino a 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge suddetta.
(2) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

[La presente legge entra in vigore il novantesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. ](1)

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(1) Articolo abrogato dal’art. 11 del D.lgs 6/9/01, n. 368

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Legge 22/4/1941 n. 633

Redazione

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo I – Opere protette

Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie ai sensi della Convenzione di Berna sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore (1).

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(1) Comma aggiunto dall’art. 1, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.) e poi così modificato dall’art. 1, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169.

E’ consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita’ culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’universita’ e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. (1)
—–

(1) Articolo aggiunto dall’art. 2, Legge 9/1/2008, n. 2.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo I – Opere protette

In particolare sono comprese nella protezione:
1) le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale;
2) le opere e le composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico-musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale;
3) le opere coreografiche e pantomimiche, delle quali sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti;
4) le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari, compresa la scenografia (1);
5) i disegni e le opere dell’architettura;
6) le opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del capo quinto del titolo secondo;
7) le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del capo V del titolo II (2);
8) i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso (3);
9) Le banche di dati di cui al secondo comma dell’articolo 1, intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo. La tutela delle banche di dati non si estende al loro contenuto e lascia impregiudicati diritti esistenti su tale contenuto (4);
10) Le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico (5).
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(1) Numero così modificato dall’art. 22, D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 95.
(2) Numero aggiunto dall’art. 1, D.P.R. 8 gennaio 1979, n. 19 (Gazz. Uff. 30 gennaio 1979, n. 29) entrato in vigore, ai sensi dell’art. 7 dello stesso decreto, il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(3) Numero aggiunto dall’art. 2, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.).
(8) Numero aggiunto dall’art. 2, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169.
(5) Numero aggiunto dall’art. 22, D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 95. Vedi, anche, gli artt. 44 e 239, D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo I – Opere protette

Le opere collettive, costituite dalla riunione di opere o di parti di opere, che hanno carattere di creazione autonoma, come risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine letterario, scientifico, didattico, religioso, politico od artistico, quali le enciclopedie, i dizionari, le antologie, le riviste e i giornali, sono protette come opere originali indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo I – Opere protette

Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo I – Opere protette

Le disposizioni di questa legge non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello Stato e delle Amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo II – Soggetti del diritto

Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo II – Soggetti del diritto

È considerato autore dell’opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell’opera stessa.
È considerato autore delle elaborazioni l’elaboratore, nei limiti del suo lavoro.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo II – Soggetti del diritto

È reputato autore dell’opera, salvo prova contraria, chi è in essa indicato come tale nelle forme d’uso, ovvero, è annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radio-diffusione dell’opera stessa.
Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d’arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo II – Soggetti del diritto

Chi abbia rappresentato, eseguito o comunque pubblicato un’opera anonima, o pseudonima, è ammesso a far valere i diritti dell’autore, finché non sia rivelato.
Questa disposizione non si applica allorché si tratti degli pseudonimi indicati nel secondo comma dell’articolo precedente.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo II – Soggetti del diritto

Se l’opera è stata creata con il contributo indistinguibile ed inscindibile di più persone, il diritto di autore appartiene in comune a tutti i coautori.
Le parti indivise si presumono di valore eguale, salvo la prova per iscritto di diverso accordo.
Sono applicabili le disposizioni che regolano la comunione. La difesa del diritto morale può peraltro essere sempre esercitata individualmente da ciascun coautore e l’opera non può essere pubblicata, se inedita, né può essere modificata o utilizzata in forma diversa da quella della prima pubblicazione, senza l’accordo di tutti i coautori. Tuttavia in caso di ingiustificato rifiuto di uno o più coautori, la pubblicazione, la modificazione o la nuova utilizzazione dell’opera può essere autorizzata dall’autorità giudiziaria, alle condizioni e con le modalità da essa stabilite.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo II – Soggetti del diritto

Alle amministrazioni dello Stato,… (1), alle Province ed ai Comuni, spetta il diritto di autore sulle opere create e pubblicate sotto il loro nome ed a loro conto e spese.
Lo stesso diritto spetta agli enti privati che non perseguano scopi di lucro, salvo diverso accordo con gli autori delle opere pubblicate, nonché alle accademie e agli altri enti pubblici culturali sulla raccolta dei loro atti e sulle loro pubblicazioni.

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(1) Il partito nazionale fascista, che l’articolo elencava fra gli altri enti titolari di diritto d’autore, è stato soppresso con R.D.L. 2 agosto 1943, n. 704.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

L’autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera.
Ha altresì il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo originale, o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l’esercizio dei diritti esclusivi indicati negli articoli seguenti.
È considerata come prima pubblicazione la prima forma di esercizio del diritto di utilizzazione.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

Salvo patto contrario, il datore di lavoro è titolare del diritto esclusivo di utilizzazione economica del programma per elaboratore o della banca di dati creati dal lavoratore dipendente nell’esecuzione delle sue mansioni o su istruzioni impartite dallo stesso datore di lavoro (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 3, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.) e poi così sostituito dall’art. 3, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

Salvo patto contrario, qualora un’opera di disegno industriale sia creata dal lavoratore dipendente nell’esercizio delle sue mansioni, il datore di lavoro è titolare dei diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 23, D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 95.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

Il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto la moltiplicazione in copie diretta o indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l’incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

Il diritto esclusivo di trascrivere ha per oggetto l’uso dei mezzi atti a trasformare l’opera orale in opera scritta o riprodotta con uno dei mezzi indicati nell’articolo precedente.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

Il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico ha per oggetto la esecuzione, la rappresentazione o la recitazione, comunque effettuate, sia gratuitamente che a pagamento, dell’opera musicale, dell’opera drammatica, dell’opera cinematografica, di qualsiasi altra opera di pubblico spettacolo e dell’opera orale.
Non è considerata pubblica la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell’istituto di ricovero, purché non effettuata a scopo di lucro.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

1. Agli autori spetta un compenso ridotto quando l’esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera avvengono nella sede dei centri o degli istituti di assistenza, formalmente istituiti nonché delle associazioni di volontariato, purché destinate ai soli soci ed invitati e sempre che non vengano effettuate a scopo di lucro. In mancanza di accordi fra la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) e le associazioni di categoria interessate, la misura del compenso sarà determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare sentito il Ministro dell’interno.
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le competenti Commissioni parlamentari, sono stabiliti i criteri e le modalità per l’individuazione delle circostanze soggettive ed oggettive che devono dar luogo alla applicazione della disposizione di cui al primo periodo del comma 1. In particolare occorre prescrivere:
a) l’accertamento dell’iscrizione da almeno due anni dei soggetti ivi indicati ai registri istituiti dall’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266;
b) le modalità per l’identificazione della sede dei soggetti e per l’accertamento della quantità dei soci ed invitati, da contenere in un numero limitato e predeterminato;
c) che la condizione di socio sia conseguita in forma documentabile e con largo anticipo rispetto alla data della manifestazione di spettacolo;
d) la verifica che la manifestazione di spettacolo avvenga esclusivamente a titolo gratuito da parte degli artisti, interpreti o esecutori, ed a soli fini di solidarietà nell’esplicazione di finalità di volontariato (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 48, D.L. 23 ottobre 1996, n. 545. Con D.P.C.M. 16 settembre 1999, n. 504, è stato emanato il regolamento sulle agevolazioni in materia di diritto d’autore nel caso di esecuzioni, rappresentazioni e manifestazioni effettuate da determinati soggetti.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

1. Il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione ed altri mezzi analoghi e comprende la comunicazione al pubblico via satellite, la ritrasmissione via cavo, nonché le comunicazioni al pubblico codificate con condizioni particolari di accesso; comprende, altresì, la messa a disposizione del pubblico dell’opera in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.
2. Il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico (1).

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(1) Articolo così sostituito prima dall’art. 1, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581, poi dall’art. 1, L. 18 agosto 2000, n. 248 ed, infine, dall’art. 2, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

1. Ai fini della presente legge si intende per:
a) satellite: qualsiasi satellite operante su bande di frequenza che, a norma della legislazione sulle telecomunicazioni, sono riservate alla trasmissione di segnali destinati alla ricezione diretta del pubblico o riservati alla comunicazione individuale privata purché la ricezione di questa avvenga in condizioni comparabili a quelle applicabili alla ricezione da parte del pubblico;
b) comunicazione al pubblico via satellite: l’atto di inserire sotto il controllo e la responsabilità dell’organismo di radiodiffusione operante sul territorio nazionale i segnali portatori di programmi destinati ad essere ricevuti dal pubblico in una sequenza ininterrotta di comunicazione diretta al satellite e poi a terra. Qualora i segnali portatori di programmi siano diffusi in forma codificata, vi è comunicazione al pubblico via satellite a condizione che i mezzi per la decodificazione della trasmissione siano messi a disposizione del pubblico a cura dell’organismo di radiodiffusione stesso o di terzi con il suo consenso. Qualora la comunicazione al pubblico via satellite abbia luogo nel territorio di uno stato non comunitario nel quale non esista il livello di protezione che per il detto sistema di comunicazione al pubblico stabilisce la presente legge:
1) se i segnali ascendenti portatori di programmi sono trasmessi al satellite da una stazione situata nel territorio nazionale, la comunicazione al pubblico via satellite si considera avvenuta in Italia. I diritti riconosciuti dalla presente legge, relativi alla radiodiffusione via satellite, sono esercitati nei confronti del soggetto che gestisce la stazione;
2) se i segnali ascendenti sono trasmessi da una stazione non situata in uno Stato membro dell’Unione europea, ma la comunicazione al pubblico via satellite avviene su incarico di un organismo di radiodiffusione situato in Italia, la comunicazione al pubblico si considera avvenuta nel territorio nazionale purché l’organismo di radiodiffusione vi abbia la sua sede principale. I diritti stabiliti dalla presente legge, relativi alla radiodiffusione via satellite, sono esercitati nei confronti del soggetto che gestisce l’organismo di radiodiffusione;
c) ritrasmissione via cavo: la ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, per il tramite di un sistema di ridistribuzione via cavo o su frequenze molto elevate, destinata al pubblico, di un’emissione primaria radiofonica o televisiva comunque diffusa, proveniente da un altro Stato membro dell’Unione europea e destinata alla ricezione del pubblico (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 2, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

1. Il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione, o comunque a disposizione, del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, dell’originale dell’opera o degli esemplari di essa e comprende, altresì, il diritto esclusivo di introdurre nel territorio degli Stati della Comunità europea, a fini di distribuzione, le riproduzioni fatte negli Stati extracomunitari.
2. Il diritto di distribuzione dell’originale o di copie dell’opera non si esaurisce nella Comunità europea, se non nel caso in cui la prima vendita o il primo atto di trasferimento della proprietà nella Comunità sia effettuato dal titolare del diritto o con il suo consenso.
3. Quanto disposto dal comma 2 non si applica alla messa a disposizione del pubblico di opere in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, anche nel caso in cui sia consentita la realizzazione di copie dell’opera.
4. Ai fini dell’esaurimento di cui al comma 2, non costituisce esercizio del diritto esclusivo di distribuzione la consegna gratuita di esemplari delle opere, effettuata o consentita dal titolare a fini promozionali, ovvero di insegnamento o di ricerca scientifica (1).

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(1) Articolo così sostituito prima dall’art. 1, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e poi dall’art. 3, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

Il diritto esclusivo di tradurre ha per oggetto tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell’opera previste nell’art. 4.
L’autore ha altresì il diritto di pubblicare le sue opere in raccolta.
Ha infine il diritto esclusivo di introdurre nell’opera qualsiasi modificazione.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

1. Il diritto esclusivo di noleggiare ha per oggetto la cessione in uso degli originali, di copie o di supporti di opere, tutelate dal diritto d’autore, fatta per un periodo limitato di tempo ed ai fini del conseguimento di un beneficio economico o commerciale diretto o indiretto.
2. Il diritto esclusivo di dare in prestito ha per oggetto la cessione in uso degli originali, di copie o di supporti di opere, tutelate dal diritto d’autore, fatta da istituzioni aperte al pubblico, per un periodo di tempo limitato, a fini diversi da quelli di cui al comma 1.
3. L’autore ha il potere esclusivo di autorizzare il noleggio o il prestito da parte di terzi.
4. I suddetti diritti e poteri non si esauriscono con la vendita o con la distribuzione in qualsiasi forma degli originali, di copie o di supporti delle opere.
5. L’autore, anche in caso di cessione del diritto di noleggio ad un produttore di fonogrammi o di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, conserva il diritto di ottenere un’equa remunerazione per il noleggio da questi a sua volta concluso con terzi. Ogni patto contrario è nullo. In difetto di accordo da concludersi tra le categorie interessate quali individuate dall’articolo 16, primo comma, del regolamento, detto compenso è stabilito con la procedura di cui all’articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440 (1).
6. I commi da 1 a 4 non si applicano in relazione a progetti o disegni di edifici e ad opere di arte applicata (2).

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(1) Periodo aggiunto dall’art. 1, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(2) Articolo aggiunto dall’art. 2, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione I – Protezione della utilizzazione economica dell’opera

I diritti esclusivi previsti dagli articoli precedenti sono fra loro indipendenti. L’esercizio di uno di essi non esclude l’esercizio esclusivo di ciascuno degli altri diritti.
Essi hanno per oggetto l’opera nel suo insieme ed in ciascuna delle sue parti (3/cost).

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione II – Protezione dei diritti sull’opera a difesa della personalità dell’autore (Diritto morale dell’autore)

Indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, previsti nelle disposizioni della sezione precedente, ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l’autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione (1).
Tuttavia nelle opere dell’architettura l’autore non può opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie nel corso della realizzazione. Del pari non potrà opporsi a quelle altre modificazioni che si rendesse necessario apportare all’opera già realizzata. Però, se all’opera sia riconosciuto dalla competente autorità statale importante carattere artistico, spetteranno all’autore lo studio e l’attuazione di tali modificazioni.

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(1) Comma così sostituito dall’art. 2, D.P.R. 8 gennaio 1979, n. 19 (Gazz. Uff. 30 gennaio 1979, n. 29).

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione II – Protezione dei diritti sull’opera a difesa della personalità dell’autore (Diritto morale dell’autore)

L’autore di un’opera anonima e pseudonima ha sempre il diritto di rivelarsi e di far conoscere in giudizio la sua qualità di autore.
Nonostante qualunque precedente patto contrario, gli aventi causa dell’autore che si sia rivelato ne dovranno indicare il nome nelle pubblicazioni, riproduzioni, trascrizioni, esecuzioni, rappresentazioni, recitazioni e diffusioni o in qualsiasi altra forma di manifestazione o annuncio al pubblico.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione II – Protezione dei diritti sull’opera a difesa della personalità dell’autore (Diritto morale dell’autore)

I diritti indicati nei precedenti articoli sono inalienabili.
Tuttavia l’autore che abbia conosciute ed accettate le modificazioni della propria opera non è più ammesso ad agire per impedirne l’esecuzione o per chiederne la soppressione.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione II – Protezione dei diritti sull’opera a difesa della personalità dell’autore (Diritto morale dell’autore)

Dopo la morte dell’autore il diritto previsto nell’art. 20 può essere fatto valere, senza limite di tempo, dal coniuge e dai figli, e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e dai discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti.
L’azione, qualora finalità pubbliche lo esigano, può altresì essere esercitata dal Ministro per la cultura popolare (2) sentita l’associazione sindacale competente (1).

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(1) Le associazioni sindacali fasciste sono state soppresse con D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 369.
(2) Ora, dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione II – Protezione dei diritti sull’opera a difesa della personalità dell’autore (Diritto morale dell’autore)

Il diritto di pubblicare le opere inedite spetta agli eredi dell’autore o ai legatari delle opere stesse, salvo che l’autore abbia espressamente vietata la pubblicazione o l’abbia affidata ad altri.
Qualora l’autore abbia fissato un termine per la pubblicazione, le opere inedite non possono essere pubblicate prima della sua scadenza.
Quando le persone indicate nel primo comma siano più e vi sia tra loro dissenso, decide l’autorità giudiziaria, sentito il Pubblico Ministero. È rispettata, in ogni caso, la volontà del defunto, quando risulti da scritto.
Sono applicabili a queste opere le disposizioni contenute nella sezione seconda del capo secondo del titolo terzo.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera (1)

I diritti di utilizzazione economica dell’opera durano tutta la vita dell’autore e sino al termine del cinquantesimo anno solare dopo la sua morte.
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(1) La durata dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno e dei prodotti tutelati dalla presente legge è stata prorogata dapprima di sei anni con D.Lgs.Lgt. 20 luglio 1945, n. 440, poi fino al 31 dicembre 1961, con L. 19 dicembre 1956, n. 1421, ed infine al 31 dicembre 1962, con L. 27 dicembre 1961, n. 1337. Vedi, ora, l’art. 17, L. 6 febbraio 1996, n. 52.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

Nelle opere indicate nell’art. 10, nonché in quelle drammatico-musicali, coreografiche e pantomimiche, la durata dei diritti di utilizzazione economica spettanti a ciascuno dei coautori o dei collaboratori si determina sulla vita del coautore che muore per ultimo.
Nelle opere collettive la durata dei diritti di utilizzazione economica spettante ad ogni collaboratore, si determina sulla vita di ciascuno. La durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera come un tutto è di cinquant’anni dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale la pubblicazione è stata effettuata, salve le disposizioni dell’art. 3, per le riviste, i giornali e le altre opere periodiche.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

Nelle opere anonime o pseudonime, fuori del caso previsto nel capoverso dell’art. 8, la durata dei diritti di utilizzazione economica è di cinquant’anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa è stata effettuata.
Se prima della scadenza di detto termine l’autore si è rivelato o la rivelazione è fatta dalle persone indicate dall’art. 23 o da persone autorizzate dall’autore, nelle forme stabilite dall’articolo seguente, si applica il termine di durata determinato nell’art. 25.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

[La durata dei diritti di utilizzazione economica del programma per elaboratore prevista dalle disposizioni della presente Sezione si computa, nei rispettivi casi, a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui si verifica l’evento considerato dalla norma] (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 4, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.) e successivamente abrogato dall’art. 17, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

Per acquistare il beneficio della durata normale dei diritti esclusivi di utilizzazione economica, la rivelazione deve essere fatta mediante denuncia all’ufficio della proprietà letteraria, scientifica ed artistica presso il Ministero della cultura popolare, secondo le disposizioni stabilite nel regolamento.
La denuncia di rivelazione è pubblicata nelle forme stabilite da dette disposizioni ed ha effetto, a partire dalla data del deposito della denuncia, di fronte ai terzi che abbiano acquistati diritti sull’opera come anonima o pseudonima.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

La durata dei diritti esclusivi di utilizzazione economica spettanti, a termini dell’art. 11, alle amministrazioni dello Stato,… (1) alle Province, ai Comuni, alle accademie, agli enti pubblici culturali nonché agli enti privati che non perseguano scopi di lucro, è di vent’anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale la pubblicazione è stata effettuata. Per le comunicazioni e le memorie pubblicate dalle accademie e dagli altri enti pubblici culturali, tale durata è ridotta a due anni, trascorsi i quali, l’autore riprende integralmente la libera disponibilità dei suoi scritti.

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(1) Il partito nazionale fascista, che l’articolo elencava fra gli altri enti titolari di diritto d’autore, è stato soppresso con R.D.L. 2 agosto 1943, n. 704.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

Quando le parti o i volumi di una stessa opera siano pubblicati separatamente, in tempi diversi, la durata dei diritti di utilizzazione economica, che sia fissata ad anni, decorre per ciascuna parte o per ciascun volume dall’anno di pubblicazione. Le frazioni di anno giovano all’autore.
Se si tratta di opera collettiva, periodica, quale la rivista o il giornale, la durata dei diritti è calcolata egualmente a partire dalla fine di ogni anno dalla pubblicazione dei singoli fascicoli o numeri.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

Nelle opere pubblicate per la prima volta dopo la morte dell’autore, che non ricadono nella previsione dell’articolo 85-ter, la durata dei diritti esclusivi di utilizzazione economica è di settant’anni a partire dalla morte dell’autore (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 44, i diritti di utilizzazione economica dell’opera cinematografica o assimilata durano sino al termine del settantesimo anno dopo la morte dell’ultima persona sopravvissuta fra le seguenti persone: il direttore artistico, gli autori della sceneggiatura, ivi compreso l’autore del dialogo, e l’autore della musica specificamente creata per essere utilizzata nell’opera cinematografica o assimilata (1).

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(1) Articolo così sostituito prima dall’art. 3, D.P.R. 8 gennaio 1979, n. 19 (Gazz. Uff. 30 gennaio 1979, n. 29) e poi dall’art. 3, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

I diritti di utilizzazione economica dell’opera fotografica durano sino al termine del settantesimo anno dopo la morte dell’autore (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 4, D.P.R. 8 gennaio 1979, n. 19 (Gazz. Uff. 30 gennaio 1979, n. 29) e poi così sostituito dall’art. 4, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo III – Contenuto e durata del diritto di autore
Sezione III – Durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera

I termini finali di durata dei diritti di utilizzazione economica previsti dalle disposizioni della presente sezione si computano, nei rispettivi casi, a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui si verifica la morte dell’autore o altro evento considerato dalla norma (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 5, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione I – Opere drammatico-musicali, composizioni musicali con parole, opere coreografiche e pantomimiche

In difetto di particolari convenzioni tra i collaboratori, rispetto alle opere liriche, alle operette, ai melologhi, alle composizioni musicali con parole, ai balli e balletti musicali, si applicano le disposizioni dei tre successivi articoli.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione I – Opere drammatico-musicali, composizioni musicali con parole, opere coreografiche e pantomimiche

L’esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta all’autore della parte musicale, salvi tra le parti i diritti derivanti dalla comunione.
Il profitto della utilizzazione economica è ripartito in proporzione del valore del rispettivo contributo letterario o musicale.
Nelle opere liriche si considera che il valore della parte musicale rappresenti la frazione di tre quarti del valore complessivo dell’opera.
Nelle operette, nei melologhi, nelle composizioni musicali con parole, nei balli e balletti musicali, il valore dei due contributi si considera uguale.
Ciascuno dei collaboratori ha diritto di utilizzare separatamente e indipendentemente la propria opera, salvo il disposto degli articoli seguenti.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione I – Opere drammatico-musicali, composizioni musicali con parole, opere coreografiche e pantomimiche

L’autore della parte letteraria non può disporne, per congiungerla ad altro testo musicale, all’infuori dei casi seguenti:
1) allorché, dopo che egli ha consegnato come testo definitivo il manoscritto della parte letteraria al compositore, questi non lo ponga in musica nel termine di cinque anni, se si tratta di libretto per opera lirica o per operetta, e nel termine di un anno, se si tratta di ogni altra opera letteraria da mettere in musica;
2) allorché, dopo che l’opera è stata musicata e considerata dalle parti come pronta per essere eseguita o rappresentata, essa non è rappresentata o eseguita nei termini indicati nel numero precedente, salvo i maggiori termini che possono essere stati accordati per la esecuzione o rappresentazione ai sensi degli artt. 139 e 141;
3) allorché, dopo una prima rappresentazione od esecuzione, l’opera cessi di essere rappresentata od eseguita per il periodo di dieci anni, se si tratta di opera lirica, oratorio, poema sinfonico od operetta o per il periodo di due anni, se si tratta di altra composizione.
Il compositore nei casi previsti ai numeri 2 e 3 può altrimenti utilizzare la musica.

 

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione I – Opere drammatico-musicali, composizioni musicali con parole, opere coreografiche e pantomimiche

Nel caso previsto dal n. 1 dell’articolo precedente l’autore della parte letteraria ne riacquista la libera disponibilità, senza pregiudizio dell’eventuale azione di danni a carico del compositore.
Nei casi previsti dai numeri 2 e 3, e senza pregiudizio dell’azione di danni prevista nel comma precedente, il rapporto di comunione formatosi sull’opera già musicata rimane fermo, ma l’opera stessa non può essere rappresentata od eseguita che con il consenso di entrambi i collaboratori.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione I – Opere drammatico-musicali, composizioni musicali con parole, opere coreografiche e pantomimiche

Nelle opere coreografiche o pantomimiche e nelle altre composte di musica, di parole o di danze o di mimica, quali le riviste musicali ed opere simili, in cui la parte musicale non ha funzione o valore principale, l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica, salvo patto contrario, spetta all’autore della parte coreografica o pantomimica, e, nelle riviste musicali, all’autore della parte letteraria.
Con le modificazioni richieste dalle norme del comma precedente sono applicabili a queste opere le disposizioni degli articoli 35 e 36.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione II – Opere collettive, riviste e giornali

Nell’opera collettiva, salvo patto in contrario, il diritto di utilizzazione economica spetta all’editore dell’opera stessa, senza pregiudizio del diritto derivante dall’applicazione dell’art. 7.
Ai singoli collaboratori dell’opera collettiva è riservato il diritto di utilizzare la propria opera separatamente, con la osservanza dei patti convenuti e, in difetto, delle norme seguenti.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione II – Opere collettive, riviste e giornali

Se un articolo è inviato alla rivista o giornale, per essere riprodotto, da persona estranea alla redazione del giornale o della rivista e senza precedenti accordi contrattuali, l’autore riprende il diritto di disporre liberamente quando non abbia ricevuto notizia dell’accettazione nel termine di un mese dall’invio o quando la riproduzione non avvenga nel termine di sei mesi dalla notizia dell’accettazione.
Trattandosi di articolo fornito da un redattore, il direttore della rivista o giornale ne può differire la produzione anche al di là dei termini indicati nel comma precedente. Decorso però il termine di sei mesi dalla consegna del manoscritto, l’autore può utilizzare l’articolo per riprodurlo in volume o per estratto separato, se si tratta di giornale, ed anche in altro periodico, se si tratta di rivista.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione II – Opere collettive, riviste e giornali

Il collaboratore di opera collettiva che non sia rivista o giornale ha diritto, salvo patto contrario, che il suo nome figuri nella riproduzione della sua opera nelle forme d’uso.
Nei giornali questo diritto non compete, salvo patto contrario, al personale della redazione.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione II – Opere collettive, riviste e giornali

Senza pregiudizio della applicazione della disposizione contenuta nell’art. 20, il direttore del giornale ha diritto, salvo patto contrario, di introdurre nell’articolo da riprodurre quelle modificazioni di forma che sono richieste dalla natura e dai fini del giornale.
Negli articoli da riprodursi senza indicazione del nome dell’autore, questa facoltà si estende alla soppressione o riduzione di parti di detto articolo.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione II – Opere collettive, riviste e giornali

L’autore dell’articolo, o altra opera, che sia stato riprodotto in un’opera collettiva ha diritto di riprodurlo in estratti separati o raccolti in volume, purché indichi l’opera collettiva dalla quale è tratto e la data di pubblicazione. Trattandosi di articoli apparsi in riviste o giornali, l’autore, salvo patto contrario, ha altresì il diritto di riprodurli in altre riviste o giornali.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione II – Opere collettive, riviste e giornali

L’editore o direttore della rivista o del giornale non ha obbligo di conservare o di restituire i manoscritti degli articoli non riprodotti, che gli siano pervenuti senza sua richiesta.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

Si considerano coautori dell’opera cinematografica l’autore del soggetto, l’autore della sceneggiatura, l’autore della musica ed il direttore artistico.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

L’esercizio dei diritti di utilizzazione economica dell’opera cinematografica spetta a chi ha organizzato la produzione stessa, nei limiti indicati dai successivi articoli.
Si presume produttore dell’opera cinematografica chi è indicato come tale sulla pellicola cinematografica. Se l’opera è registrata ai sensi del secondo comma dell’art. 103, prevale la presunzione stabilita nell’articolo medesimo.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

L’esercizio dei diritti di utilizzazione economica, spettante al produttore, ha per oggetto lo sfruttamento cinematografico dell’opera prodotta.
Salvo patto contrario, il produttore non può eseguire o proiettare elaborazioni, trasformazioni o traduzioni dell’opera prodotta senza il consenso degli autori indicati nell’art. 44.
Gli autori della musica, delle composizioni musicali e delle parole che accompagnano la musica hanno diritto di percepire, direttamente da coloro che proiettano pubblicamente l’opera, un compenso separato per la proiezione.
Il compenso è stabilito, in difetto di accordo fra le parti, secondo le norme del regolamento.
Gli autori del soggetto e della sceneggiatura e il direttore artistico, qualora non vengano retribuiti mediante una percentuale sulle proiezioni pubbliche dell’opera cinematografica, hanno diritto, salvo patto contrario, quando gli incassi abbiano raggiunto una cifra da stabilirsi contrattualmente col produttore, a ricevere un ulteriore compenso, le cui forme e la cui entità saranno stabilite con accordi da concludersi tra le categorie interessate.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 46, in caso di cessione del diritto di diffusione al produttore, spetta agli autori di opere cinematografiche e assimilate un equo compenso a carico degli organismi di emissione per ciascuna utilizzazione delle opere stesse a mezzo della comunicazione al pubblico via etere, via cavo e via satellite.
2. Per ciascuna utilizzazione di opere cinematografiche e assimilate diversa da quella prevista nel comma 1 e nell’articolo 18-bis, comma 5, agli autori delle opere stesse spetta un equo compenso a carico di coloro che esercitano i diritti di sfruttamento per ogni distinta utilizzazione economica.
3. Per ciascuna utilizzazione di opere cinematografiche ed assimilate espresse originariamente in lingua straniera spetta, altresì, un equo compenso agli autori delle elaborazioni costituenti traduzione o adattamento della versione in lingua italiana dei dialoghi.
4. Ciascun compenso tra quelli previsti dai commi 1, 2 e 3 non è rinunciabile e, in difetto di accordo da concludersi tra le categorie interessate quali individuate dall’articolo 16, primo comma, del regolamento, è stabilito con la procedura di cui all’articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440 (37) (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 3, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581, e poi così sostituito dall’art. 6, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione. L’art. 17 dello stesso D.Lgs. ha disposto che l’equo compenso previsto dal presente articolo è riconosciuto a decorrere dal 1° gennaio 1998.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

Il produttore ha facoltà di apportare alle opere utilizzate nell’opera cinematografica le modifiche necessarie per il loro adattamento cinematografico.
L’accertamento delle necessità o meno delle modifiche apportate o da apportarsi all’opera cinematografica, quando manchi l’accordo tra il produttore e uno o più degli autori menzionati nell’art. 44 della presente legge, è fatto da un collegio di tecnici nominato dal Ministro per la cultura popolare (1) secondo le norme fissate dal regolamento.
Gli accertamenti fatti da tale collegio hanno carattere definitivo.

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(1) Ora, dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

Gli autori dell’opera cinematografica hanno diritto che i loro nomi, con la indicazione della loro qualità professionale e del loro contributo nell’opera, siano menzionati nella proiezione della pellicola cinematografica.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

Gli autori delle parti letterarie o musicali dell’opera cinematografica possono riprodurle o comunque utilizzarle separatamente, purché non ne risulti pregiudizio ai diritti di utilizzazione il cui esercizio spetta al produttore.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione III – Opere cinematografiche

Se il produttore non porta a compimento l’opera cinematografica nel termine di tre anni dal giorno della consegna della parte letteraria o musicale, o non fa proiettare l’opera compiuta entro i tre anni dal compimento, gli autori di dette parti hanno diritto di disporre liberamente dell’opera stessa.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

In ragione della natura e dei fini della radiodiffusione, come servizio riservato allo Stato, che lo esercita direttamente o per mezzo di concessioni, il diritto esclusivo di radiodiffusione, direttamente o con qualsiasi mezzo intermediario, è regolato dalle norme particolari seguenti.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

L’ente esercente il servizio della radiodiffusione ha la facoltà di eseguire la radiodiffusione di opere dell’ingegno dai teatri, dalle sale di concerto e da ogni altro luogo pubblico, alle condizioni e nei limiti indicati nel presente articolo e nei seguenti.
I proprietari, gli impresari e quanti concorrono allo spettacolo sono tenuti a permettere gli impianti e le prove tecniche necessarie per preparare la radiodiffusione.
È necessario il consenso dell’autore, per radiodiffondere le opere nuove e le prime rappresentazioni stagionali delle opere non nuove.
Non è considerata nuova l’opera teatrale rappresentata pubblicamente in tre diversi teatri, o altro luogo pubblico.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

Nelle stagioni di rappresentazioni o di concerti di durata non inferiore a due mesi, il diritto dell’ente indicato nel precedente articolo può essere esercitato per le rappresentazioni una volta la settimana e per i concerti ogni cinque o frazione di cinque concerti.
Per durata della stagione teatrale o di concerto s’intende quella risultante dai manifesti o dai programmi pubblicati prima dell’inizio della stagione.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

L’accertamento della conformità delle radiodiffusioni alle buone norme tecniche, è di esclusiva spettanza degli organi dello Stato predisposti alla vigilanza delle radiodiffusioni, con i poteri stabiliti dall’art. 2, capoverso, della L. 14 giugno 1928, n. 1352, e dall’art. 2 del R.D.L. 3 febbraio 1936, n. 654, convertito nella L. 4 giugno 1936, n. 1552.
Il nome dell’autore ed il titolo dell’opera devono essere radiodiffusi contemporaneamente all’opera.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

1. Senza pregiudizio dei diritti dell’autore sulla radiodiffusione della sua opera, l’ente esercente è autorizzato a registrare su disco, o su altro supporto, l’opera stessa, al fine della sua radiodiffusione differita per necessità orarie o tecniche, purché la registrazione suddetta sia, dopo l’uso, distrutta o resa inservibile.
2. È consentita la conservazione in archivi ufficiali delle registrazioni di cui al comma 1 che abbiano un eccezionale carattere documentario, senza possibilità di ulteriore utilizzazione a fini economici o commerciali salva, per quest’ultima, l’autorizzazione dell’autore dell’opera e dei titolari di diritti connessi (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 4, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

L’autore dell’opera radiodiffusa, ai termini degli articoli precedenti, ha il diritto di ottenere dall’ente esercente il servizio della radiodiffusione il pagamento di un compenso da liquidarsi, nel caso di disaccordo tra le parti, dall’autorità giudiziaria.
La domanda non può essere promossa dinanzi l’autorità giudiziaria prima che sia esperito il tentativo di conciliazione nei modi e nelle forme che saranno stabiliti nel regolamento.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

Il compenso è liquidato in base al numero delle trasmissioni.
Il regolamento determina i criteri per stabilire il numero e le modalità delle trasmissioni differite o ripetute.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

Per l’esecuzione in pubblici esercizi, a mezzo di apparecchi radioriceventi sonori, muniti di altoparlante, di opere radiodiffuse, è dovuto all’autore un equo compenso, che è determinato periodicamente d’accordo fra la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) e la rappresentanza della associazione sindacale competente.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

La radiodiffusione delle opere dell’ingegno dai locali dell’ente esercente il servizio della radiodiffusione è sottoposta al consenso dell’autore a norma delle disposizioni contenute nel capo terzo di questo titolo; ad essa non sono applicabili le disposizioni degli articoli precedenti, salvo quelle dell’art. 55.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione IV – Opere radiodiffuse

Qualora il Ministero della cultura popolare (1) lo disponga, l’ente esercente effettua trasmissioni speciali di propaganda culturale ed artistica destinate all’estero, contro pagamento di un compenso da liquidarsi a termini del regolamento.

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione V – Opere registrate su supporti (1)

1. L’autore ha il diritto esclusivo, ai sensi delle disposizioni contenute nella sezione I del capo III di questo titolo:
a) di adattare e di registrare l’opera su qualunque supporto riproduttore di suoni, di voci o di immagini, qualunque sia la tecnologia utilizzata;
b) di riprodurre, di distribuire, di noleggiare e di dare in prestito gli esemplari dell’opera così adattata o registrata;
c) di eseguire pubblicamente e di comunicare l’opera al pubblico mediante l’impiego di qualunque supporto.
2. La cessione del diritto di riproduzione o del diritto di distribuzione non comprende, salvo patto contrario, la cessione del diritto di esecuzione pubblica o di comunicazione al pubblico.
3. Per quanto riguarda la radiodiffusione, il diritto d’autore resta regolato dalle norme contenute nella precedente sezione (2).

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(1) Denominazione così sostituita dall’art. 5, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Il presente articolo, già modificato dagli artt. 3 e 4, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e dall’art. 4, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581, è stato successivamente così sostituito dall’art. 6, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione V – Opere registrate su supporti

1. I supporti fonografici, nei quali l’opera dell’ingegno è riprodotta, non possono essere distribuiti se non portino stabilmente apposte le indicazioni seguenti:
a) titolo dell’opera riprodotta;
b) nome dell’autore;
c) nome dell’artista interprete od esecutore. I complessi orchestrali o corali sono indicati col nome d’uso;
d) data della fabbricazione (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 7, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione V – Opere registrate su supporti

1. I supporti devono essere fabbricati od utilizzati in modo che venga rispettato il diritto morale dell’autore, ai termini degli articoli 20 e 21.
2. Si considerano lecite le modificazioni dell’opera richieste dalle necessità tecniche della registrazione (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 8, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione V – Opere registrate su supporti

La concessione in uso a case editrici fonografiche nazionali delle matrici dei dischi della discoteca di Stato, per trarne dischi da diffondere mediante vendita sia in Italia che all’estero, a termini dell’art. 5 della L. 2 febbraio 1939, n. 467, contenente norme per il riordinamento della discoteca di Stato, allorché siano registrate opere tutelate, è sottoposta al pagamento dei diritti di autore, secondo le norme contenute nel regolamento.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione VI – Programmi per elaboratore (1)

1. Fatte salve le disposizioni dei successivi articoli 64-ter e 64-quater, i diritti esclusivi conferiti dalla presente legge sui programmi per elaboratore comprendono il diritto di effettuare o autorizzare:
a) la riproduzione, permanente o temporanea, totale o parziale, del programma per elaboratore con qualsiasi mezzo o in qualsiasi forma. Nella misura in cui operazioni quali il caricamento, la visualizzazione, l’esecuzione, la trasmissione o la memorizzazione del programma per elaboratore richiedano una riproduzione, anche tali operazioni sono soggette all’autorizzazione del titolare dei diritti;
b) la traduzione, l’adattamento, la trasformazione e ogni altra modificazione del programma per elaboratore, nonché la riproduzione dell’opera che ne risulti, senza pregiudizio dei diritti di chi modifica il programma;
c) qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, del programma per elaboratore originale o di copie dello stesso. La prima vendita di una copia del programma nella Comunità Economica Europea da parte del titolare dei diritti, o con il suo consenso, esaurisce il diritto di distribuzione di detta copia all’interno della Comunità, ad eccezione del diritto di controllare l’ulteriore locazione del programma o di una copia dello stesso (1).

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(1) L’art. 5, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.), ha aggiunto la Sezione VI con gli artt. 64-bis, 64-ter e 64-quater.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione VI – Programmi per elaboratore

1. Salvo patto contrario, non sono soggette all’autorizzazione del titolare dei diritti le attività indicate nell’art. 64-bis, lettere a) e b), allorché tali attività sono necessarie per l’uso del programma per elaboratore conformemente alla sua destinazione da parte del legittimo acquirente, inclusa la correzione degli errori.
2. Non può essere impedito per contratto, a chi ha il diritto di usare una copia del programma per elaboratore di effettuare una copia di riserva del programma, qualora tale copia sia necessaria per l’uso.
3. Chi ha il diritto di usare una copia del programma per elaboratore può, senza l’autorizzazione del titolare dei diritti, osservare, studiare o sottoporre a prova il funzionamento del programma, allo scopo di determinare le idee ed i princìpi su cui è basato ogni elemento del programma stesso, qualora egli compia tali atti durante operazioni di caricamento, visualizzazione, esecuzione, trasmissione o memorizzazione del programma che egli ha il diritto di eseguire. Le clausole contrattuali pattuite in violazione del presente comma e del comma 2 sono nulle (1).

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(1) L’art. 5, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.), ha aggiunto la Sezione VI con gli artt. 64-bis, 64-ter e 64-quater. Successivamente l’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 64-ter è stato così modificato dall’art. 1, D.Lgs. 15 marzo 1996, n. 205 (Gazz. Uff. 24 aprile 1996, n. 96).

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione VI – Programmi per elaboratore

1. L’autorizzazione del titolare dei diritti non è richiesta qualora la riproduzione del codice del programma di elaboratore e la traduzione della sua forma ai sensi dell’art. 64-bis, lettere a) e b), compiute al fine di modificare la forma del codice, siano indispensabili per ottenere le informazioni necessarie per conseguire l’interoperabilità, con altri programmi, di un programma per elaboratore creato autonomamente purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
a) le predette attività siano eseguite dal licenziatario o da altri che abbia il diritto di usare una copia del programma oppure, per loro conto, da chi è autorizzato a tal fine;
b) le informazioni necessarie per conseguire l’interoperabilità non siano già facilmente e rapidamente accessibili ai soggetti indicati alla lettera a);
c) le predette attività siano limitate alle parti del programma originale necessarie per conseguire l’interoperabilità.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 non consentono che le informazioni ottenute in virtù della loro applicazione:
a) siano utilizzate a fini diversi dal conseguimento dell’interoperabilità del programma creato autonomamente;
b) siano comunicate a terzi, fatta salva la necessità di consentire l’interoperabilità del programma creato autonomamente;
c) siano utilizzate per lo sviluppo, la produzione o la commercializzazione di un programma per elaboratore sostanzialmente simile nella sua forma espressiva, o per ogni altra attività che violi il diritto di autore.
3. Le clausole contrattuali pattuite in violazione dei commi 1 e 2 sono nulle (1).
4. Conformemente alla convenzione di Berna sulla tutela delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, le disposizioni del presente articolo non possono essere interpretate in modo da consentire che la loro applicazione arrechi indebitamente pregiudizio agli interessi legittimi del titolare dei diritti o sia in conflitto con il normale sfruttamento del programma (2).

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(1) Comma così sostituito dall’art. 2, D.Lgs. 15 marzo 1996, n. 205 (Gazz. Uff. 24 aprile 1996, n. 96).
(2) L’art. 5, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.), ha aggiunto la Sezione VI con gli artt. 64-bis, 64-ter e 64-quater.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione VII – Banche di dati

1. L’autore di un banca di dati ha il diritto esclusivo di eseguire o autorizzare:
a) la riproduzione permanente o temporanea, totale o parziale, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma;
b) la traduzione, l’adattamento, una diversa disposizione e ogni altra modifica;
c) qualsiasi forma di distribuzione al pubblico dell’originale o di copie della banca di dati; la prima vendita di una copia nel territorio dell’Unione europea da parte del titolare del diritto o con il suo consenso esaurisce il diritto di controllare, all’interno dell’Unione stessa, le vendite successive della copia;
d) qualsiasi presentazione, dimostrazione o comunicazione in pubblico, ivi compresa la trasmissione effettuata con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma;
e) qualsiasi riproduzione, distribuzione, comunicazione, presentazione o dimostrazione in pubblico dei risultati delle operazioni di cui alla lettera b) (1).

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(1) La Sezione VII e gli artt. 64-quinquies e 64-sexies sono stati aggiunti dall’art. 4, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo IV – Norme particolari ai diritti di utilizzazione economica di talune categorie di opere
Sezione VII – Banche di dati

1. Non sono soggetti all’autorizzazione di cui all’articolo 64-quinquies da parte del titolare del diritto:
a) l’accesso o la consultazione della banca di dati quando abbiano esclusivamente finalità didattiche o di ricerca scientifica, non svolta nell’ambito di un’impresa, purché si indichi la fonte e nei limiti di quanto giustificato dallo scopo non commerciale perseguito. Nell’ambito di tali attività di accesso e consultazione, le eventuali operazioni di riproduzione permanente della totalità o di parte sostanziale del contenuto su altro supporto sono comunque soggette all’autorizzazione del titolare del diritto;
b) l’impiego di una banca di dati per fini di sicurezza pubblica o per effetto di una procedura amministrativa o giurisdizionale.
2. Non sono soggette all’autorizzazione dell’autore le attività indicate nell’articolo 64-quinquies poste in essere da parte dell’utente legittimo della banca di dati o di una sua copia, se tali attività sono necessarie per l’accesso al contenuto della stessa banca di dati e per il suo normale impiego; se l’utente legittimo è autorizzato ad utilizzare solo una parte della banca di dati, il presente comma si applica unicamente a tale parte.
3. Le clausole contrattuali pattuite in violazione del comma 2 sono nulle ai sensi dell’articolo 1418 del codice civile.
4. Conformemente alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non possono essere interpretate in modo da consentire che la loro applicazione arrechi indebitamente pregiudizio al titolare del diritto o entri in conflitto con il normale impiego della banca di dati (1).

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(1) La Sezione VII e gli artt. 64-quinquies e 64-sexies sono stati aggiunti dall’art. 4, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni (1)
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato.
2. La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell’autore, se riportato (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. I discorsi su argomenti di interesse politico o amministrativo tenuti in pubbliche assemblee o comunque in pubblico, nonché gli estratti di conferenze aperte al pubblico, possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico, nei limiti giustificati dallo scopo informativo, nelle riviste o nei giornali anche radiotelevisivi o telematici, purché indichino la fonte, il nome dell’autore, la data e il luogo in cui il discorso fu tenuto (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Opere o brani di opere possono essere riprodotti a fini di pubblica sicurezza, nelle procedure parlamentari, giudiziarie o amministrative, purché si indichino la fonte e, ove possibile, il nome dell’autore (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. È libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell’opera nel pubblico.
2. È libera la fotocopia di opere esistenti nelle biblioteche accessibili al pubblico o in quelle scolastiche, nei musei pubblici o negli archivi pubblici, effettuata dai predetti organismi per i propri servizi, senza alcun vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto.
3. Fermo restando il divieto di riproduzione di spartiti e partiture musicali, è consentita, nei limiti del quindici per cento di ciascun volume o fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità, la riproduzione per uso personale di opere dell’ingegno effettuata mediante fotocopia, xerocopia o sistema analogo.
4. I responsabili dei punti o centri di riproduzione, i quali utilizzino nel proprio àmbito o mettano a disposizione di terzi, anche gratuitamente, apparecchi per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione, devono corrispondere un compenso agli autori ed agli editori delle opere dell’ingegno pubblicate per le stampe che, mediante tali apparecchi, vengono riprodotte per gli usi previsti nel comma 3. La misura di detto compenso e le modalità per la riscossione e la ripartizione sono determinate secondo i criteri posti all’art. 181-ter della presente legge. Salvo diverso accordo tra la SIAE e le associazione delle categorie interessate, tale compenso non può essere inferiore per ciascuna pagina riprodotta al prezzo medio a pagina rilevato annualmente dall’ISTAT per i libri.
5. Le riproduzioni per uso personale delle opere esistenti nelle biblioteche pubbliche, fatte all’interno delle stesse con i mezzi di cui al comma 3, possono essere effettuate liberamente nei limiti stabiliti dal medesimo comma 3 con corresponsione di un compenso in forma forfetaria a favore degli aventi diritto di cui al comma 2 dell’articolo 181-ter, determinato ai sensi del secondo periodo del comma 1 del medesimo articolo 181-ter. Tale compenso è versato direttamente ogni anno dalle biblioteche, nei limiti degli introiti riscossi per il servizio, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato o degli enti dai quali le biblioteche dipendono. I limiti di cui al comma 3 non si applicano alle opere fuori dai cataloghi editoriali e rare in quanto di difficile reperibilità sul mercato.
6. È vietato lo spaccio al pubblico delle copie di cui ai commi precedenti e, in genere, ogni utilizzazione in concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all’autore (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Il presente articolo, in precedenza, era stato modificato dall’art. 2, L. 18 agosto 2000, n. 248.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Salvo quanto disposto in ordine alla responsabilità dei prestatori intermediari dalla normativa in materia di commercio elettronico, sono esentati dal diritto di riproduzione gli atti di riproduzione temporanea privi di rilievo economico proprio che sono transitori o accessori e parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico, eseguiti all’unico scopo di consentire la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario, o un utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Il prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, ai fini esclusivi di promozione culturale e studio personale, non è soggetto ad autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto e ha ad oggetto esclusivamente: (2)
a) gli esemplari a stampa delle opere, eccettuati gli spartiti e le partiture musicali;
b) i fonogrammi ed i videogrammi contenenti opere cinematografiche o audiovisive o sequenze d’immagini in movimento, siano esse sonore o meno, decorsi almeno diciotto mesi dal primo atto di esercizio del diritto di distribuzione, ovvero, non essendo stato esercitato il diritto di distribuzione, decorsi almeno ventiquattro mesi dalla realizzazione delle dette opere e sequenze di immagini.
2. Per i servizi delle biblioteche, discoteche e cineteche dello Stato e degli enti pubblici è consentita la riproduzione, senza alcun vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto, in un unico esemplare, dei fonogrammi e dei videogrammi contenenti opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, siano esse sonore o meno, esistenti presso le medesime biblioteche, cineteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Il presente articolo, in precedenza, era stato sostituito dall’art. 5, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e modificato dall’art. 3, L. 18 agosto 2000, n. 248.
(2) Alinea modificata dall’art. 2, DL 3/10/2006, n. 262, convertito con modificazioni dalla L 24/11/2006, n. 286.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.
2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso.
3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta (1).
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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Le bande musicali e le fanfare dei corpi armati dello Stato possono eseguire in pubblico brani musicali o parti di opere in musica, senza pagamento di alcun compenso per diritti di autore, purché l’esecuzione sia effettuata senza scopo di lucro (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. Ai portatori di particolari handicap sono consentite, per uso personale, la riproduzione di opere e materiali protetti o l’utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, purché siano direttamente collegate all’handicap, non abbiano carattere commerciale e si limitino a quanto richiesto dall’handicap.
2. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il comitato di cui all’art. 190, sono individuate le categorie di portatori di handicap di cui al comma 1 e i criteri per l’individuazione dei singoli beneficiari nonché, ove necessario, le modalità di fruizione dell’eccezione (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. È libera la comunicazione o la messa a disposizione destinata a singoli individui, a scopo di ricerca o di attività privata di studio, su terminali aventi tale unica funzione situati nei locali delle biblioteche accessibili al pubblico, degli istituti di istruzione, nei musei e negli archivi, limitatamente alle opere o ad altri materiali contenuti nelle loro collezioni e non soggetti a vincoli derivanti da atti di cessione o da licenza (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. È consentita la riproduzione di emissioni radiotelevisive effettuate da ospedali pubblici e da istituti di prevenzione e pena, per un utilizzo esclusivamente interno, purché i titolari dei diritti ricevano un equo compenso determinato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il comitato di cui all’art. 190 (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione I – Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

1. I titolari di diritti che abbiano apposto le misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater sono tenuti alla rimozione delle stesse, per consentire l’utilizzo delle opere o dei materiali protetti, dietro richiesta dell’autorità competente, per fini di sicurezza pubblica o per assicurare il corretto svolgimento di un procedimento amministrativo, parlamentare o giudiziario.
2. I titolari dei diritti sono tenuti ad adottare idonee soluzioni, anche mediante la stipula di appositi accordi con le associazioni di categoria rappresentative dei beneficiari, per consentire l’esercizio delle eccezioni di cui agli articoli 55, 68, commi 1 e 2, 69, comma 2, 70, comma 1, 71-bis e 71-quater, su espressa richiesta dei beneficiari ed a condizione che i beneficiari stessi abbiano acquisito il possesso legittimo degli esemplari dell’opera o del materiale protetto, o vi abbiano avuto accesso legittimo ai fini del loro utilizzo, nel rispetto e nei limiti delle disposizioni di cui ai citati articoli, ivi compresa la corresponsione dell’equo compenso, ove previsto.
3. I titolari dei diritti non sono tenuti agli adempimenti di cui al comma 2 in relazione alle opere o ai materiali messi a disposizione del pubblico in modo che ciascuno vi possa avere accesso dal luogo o nel momento scelto individualmente, quando l’accesso avvenga sulla base di accordi contrattuali.
4. Le associazioni di categoria dei titolari dei diritti e gli enti o le associazioni rappresentative dei beneficiari delle eccezioni di cui al comma 2 possono svolgere trattative volte a consentire l’esercizio di dette eccezioni. In mancanza di accordo, ciascuna delle parti può rivolgersi al comitato di cui all’articolo 190 perché esperisca un tentativo obbligatorio di conciliazione, secondo le modalità di cui all’articolo 194-bis.
5. Dall’applicazione della presente disposizione non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione II – Riproduzione privata ad uso personale

1. È consentita la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater.
2. La riproduzione di cui al comma 1 non può essere effettuata da terzi. La prestazione di servizi finalizzata a consentire la riproduzione di fonogrammi e videogrammi da parte di persona fisica per uso personale costituisce attività di riproduzione soggetta alle disposizioni di cui agli articoli 13, 72, 78-bis, 79 e 80.
3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica alle opere o ai materiali protetti messi a disposizione del pubblico in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, quando l’opera è protetta dalle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater ovvero quando l’accesso è consentito sulla base di accordi contrattuali.
4. Fatto salvo quanto disposto dal comma 3, i titolari dei diritti sono tenuti a consentire che, nonostante l’applicazione delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater, la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, anche solo analogica, per uso personale, a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione II – Riproduzione privata ad uso personale

1. Gli autori ed i produttori di fonogrammi, nonché i produttori originari di opere audiovisive, gli artisti interpreti ed esecutori ed i produttori di videogrammi, e i loro aventi causa, hanno diritto ad un compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi di cui all’articolo 71-sexies. Detto compenso è costituito, per gli apparecchi esclusivamente destinati alla registrazione analogica o digitale di fonogrammi o videogrammi, da una quota del prezzo pagato dall’acquirente finale al rivenditore, che per gli apparecchi polifunzionali è calcolata sul prezzo di un apparecchio avente caratteristiche equivalenti a quelle della componente interna destinata alla registrazione, ovvero, qualora ciò non fosse possibile, da un importo fisso per apparecchio. Per i supporti di registrazione audio e video, quali supporti analogici, supporti digitali, memorie fisse o trasferibili destinate alla registrazione di fonogrammi o videogrammi, il compenso è costituito da una somma commisurata alla capacità di registrazione resa dai medesimi supporti. Per i sistemi di videoregistrazione da remoto il compenso di cui al presente comma è dovuto dal soggetto che presta il servizio ed è commisurato alla remunerazione ottenuta per la prestazione del servizio stesso.(4)
2. Il compenso di cui al comma 1 è determinato, nel rispetto della normativa comunitaria e comunque tenendo conto dei diritti di riproduzione, con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, da adottare entro il 31 dicembre 2009 sentito il comitato di cui all’articolo 190 e le associazioni di categoria maggiormente rappresentative dei produttori degli apparecchi e dei supporti di cui al comma 1. Per la determinazione del compenso si tiene conto dell’apposizione o meno delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater, nonché della diversa incidenza della copia digitale rispetto alla copia analogica. Il decreto è sottoposto ad aggiornamento triennale. (4) (5)
3. Il compenso è dovuto da chi fabbrica o importa nel territorio dello Stato allo scopo di trarne profitto gli apparecchi e i supporti indicati nel comma 1. I predetti soggetti devono presentare alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), ogni tre mesi, una dichiarazione dalla quale risultino le cessioni effettuate e i compensi dovuti, che devono essere contestualmente corrisposti. In caso di mancata corresponsione del compenso, è responsabile in solido per il pagamento il distributore degli apparecchi o dei supporti di registrazione (1).
4. La violazione degli obblighi di cui al comma 3 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del compenso dovuto, nonché, nei casi più gravi o di recidiva, con la sospensione della licenza o autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale o industriale da quindici giorni a tre mesi ovvero con la revoca della licenza o autorizzazione stessa (2) (3).

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(1) Comma così sostituito dall’art. 1, D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come sostituito dalla relativa legge di conversione.
(2) Comma così sostituito dall’art. 1, D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come sostituito dalla relativa legge di conversione.
(3) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Vedi, anche, l’art. 39 dello stesso decreto legislativo.
(4) Comma modificato dall’art. 5, DL 31/12/2007, n. 248 nel testo aggiornato con le modifiche apportate dalla legge di conversione 28/2/2008, n. 31.
(5) Comma modificato dall’art. 39, DL 30/12/2008, n. 207.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione II – Riproduzione privata ad uso personale

1. Il compenso di cui all’articolo 71-septies per apparecchi e supporti di registrazione audio è corrisposto alla Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, per il cinquanta per cento agli autori e loro aventi causa e per il cinquanta per cento ai produttori di fonogrammi, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative.
2. I produttori di fonogrammi devono corrispondere senza ritardo, e comunque entro sei mesi, il cinquanta per cento del compenso loro attribuito ai sensi del comma 1 agli artisti interpreti o esecutori interessati.
3. Il compenso di cui all’articolo 71-septies per gli apparecchi e i supporti di registrazione video è corrisposto alla Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative, per il trenta per cento agli autori, per il restante settanta per cento in parti uguali tra i produttori originari di opere audiovisive, i produttori di videogrammi e gli artisti interpreti o esecutori. La quota spettante agli artisti interpreti o esecutori è destinata per il cinquanta per cento alle attività e finalità di cui all’articolo 7, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 93 (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione III – Disposizioni comuni

1. Le eccezioni e limitazioni disciplinate dal presente capo e da ogni altra disposizione della presente legge, quando sono applicate ad opere o ad altri materiali protetti messi a disposizione del pubblico in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelto individualmente, non devono essere in contrasto con lo sfruttamento normale delle opere o degli altri materiali, né arrecare un ingiustificato pregiudizio agli interessi dei titolari (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO I – Disposizioni sul diritto d’autore
Capo V – Eccezioni e limitazioni
Sezione III – Disposizioni comuni

1. Le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore contenute nel presente capo si applicano anche ai diritti connessi di cui ai capi I, I-bis, II e III e, in quanto applicabili, agli altri capi del titolo II, nonché al capo I del titolo II-bis (1).

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(1) Il presente capo V, comprendente in origine gli articoli da 65 a 71, è stato così sostituito con l’attuale capo V, comprendente gli articoli da 65 a 71-decies, dall’art. 9, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi (1)

1. Salvi i diritti spettanti all’autore a termini del titolo I, il produttore di fonogrammi ha il diritto esclusivo, per la durata e alle condizioni stabilite dagli articoli che seguono:
a) di autorizzare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, dei suoi fonogrammi in qualunque modo o forma, in tutto o in parte e con qualsiasi processo di duplicazione;
b) di autorizzare la distribuzione degli esemplari dei suoi fonogrammi. Il diritto esclusivo di distribuzione non si esaurisce nel territorio della Comunità europea, se non nel caso di prima vendita del supporto contenente il fonogramma effettuata o consentita dal produttore in uno Stato membro;
c) di autorizzare il noleggio ed il prestito degli esemplari dei suoi fonogrammi. Tale diritto non si esaurisce con la vendita o con la distribuzione in qualsiasi forma degli esemplari;
d) di autorizzare la messa a disposizione del pubblico dei suoi fonogrammi in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente. Tale diritto non si esaurisce con alcun atto di messa a disposizione del pubblico (2).

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(1) Rubrica così sostituita prima dall’art. 6, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e poi dall’art. 10, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Articolo così sostituito prima dall’art. 7, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e poi dall’art. 11, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

1. Il produttore di fonogrammi, nonché gli artisti interpreti e gli artisti esecutori che abbiano compiuto l’interpretazione o l’esecuzione fissata o riprodotta nei fonogrammi, indipendentemente dai diritti di distribuzione, noleggio e prestito loro spettanti, hanno diritto ad un compenso per l’utilizzazione a scopo di lucro dei fonogrammi a mezzo della cinematografia, della diffusione radiofonica e televisiva, ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, nelle pubbliche feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica utilizzazione dei fonogrammi stessi. L’esercizio di tale diritto spetta al produttore, il quale ripartisce il compenso con gli artisti interpreti o esecutori interessati.
2. La misura del compenso e le quote di ripartizione, nonché le relative modalità, sono determinate secondo le norme del regolamento.
3. Nessun compenso è dovuto per l’utilizzazione ai fini dell’insegnamento e della comunicazione istituzionale fatta dall’Amministrazione dello Stato o da enti a ciò autorizzati dallo Stato (1).

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(1) Il presente articolo, già modificato dagli articoli 1 e 2, D.P.R. 14 maggio 1974, n. 490 (Gazz. Uff. 19 ottobre 1974, n. 273), dall’art. 8, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e dall’art. 5, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581, è stato poi così sostituito dall’art. 12, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

1. Gli artisti interpreti o esecutori e il produttore del fonogramma utilizzato hanno diritto ad un equo compenso anche quando l’utilizzazione di cui all’art. 73 è effettuata a scopo non di lucro.
2. Salvo diverso accordo tra le parti, tale compenso è determinato, riscosso e ripartito secondo le norme del regolamento (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 8, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

1. Il produttore ha il diritto di opporsi a che l’utilizzazione dei fonogrammi, prevista negli articoli 73 e 73-bis, sia effettuata in condizioni tali da arrecare un grave pregiudizio ai suoi interessi industriali.
2. Su richiesta dell’interessato, il Ministero per i beni e le attività culturali, in attesa della decisione dell’autorità giudiziaria, può nondimeno autorizzare l’utilizzazione dei fonogrammi previi accertamenti tecnici e disponendo, se occorra, quanto è necessario per eliminare le cause che turbano la regolarità dell’utilizzazione (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 13, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

1. La durata dei diritti previsti nel presente capo e di cinquanta anni dalla fissazione. Tuttavia, se durante tale periodo il fonogramma è lecitamente pubblicato ai sensi dell’articolo 12, comma 3, la durata dei diritti è di cinquanta anni dalla data della sua prima pubblicazione (1).

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(1) Articolo prima modificato dall’art. 3, L. 5 maggio 1976, n. 404, riportata al n. C/IV, e poi così sostituito dall’art. 7, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e dall’art. 14, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Vedi, anche, l’art. 38 dello stesso decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

1. I supporti contenenti fonogrammi non possono essere distribuiti se non portano stabilmente apposte le indicazioni di cui all’articolo 62, in quanto applicabili (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 15, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

[I diritti previsti da questo capo possono essere esercitati se sia stato effettuato il deposito presso la presidenza del Consiglio dei ministri, secondo le norme del regolamento, di un esemplare del disco o dell’apparecchio analogo.
Tuttavia le formalità del deposito di cui al primo comma, quale condizione dell’esercizio dei diritti spettanti al produttore, si riterrà soddisfatta qualora su tutti gli esemplari del disco o apparecchio analogo risulti apposto in modo stabile il simbolo (P), accompagnato dall’indicazione dell’anno di prima pubblicazione] (79).

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(1) Articolo prima sostituito dall’art. 3, L. 5 maggio 1976, n. 404 e poi abrogato dall’art. 41, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I – Diritti del produttore di fonogrammi

1. Il produttore di fonogrammi è la persona fisica o giuridica che assume l’iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazioni di suoni.
2. È considerato come luogo della produzione quello nel quale avviene la diretta registrazione originale (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 16, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I-bis – Diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento (1)

1. L’utilizzazione dei fonogrammi da parte di emittenti radiotelevisive è soggetta alle disposizioni di cui al presente capo (2).

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(1) Il capo I-bis e l’art. 78-bis sono stati inseriti dall’art. 10, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685.
(2) Il presente articolo, inserito dall’art. 10, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e modificato dall’art. 8, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, è stato successivamente così sostituito dall’art. 17, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I-bis – Diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento

1. Il produttore di opere cinematografiche o audiovisive o di sequenze di immagini in movimento è titolare del diritto esclusivo:
a) di autorizzare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte, degli originali e delle copie delle proprie realizzazioni;
b) di autorizzare la distribuzione con qualsiasi mezzo, compresa la vendita, dell’originale e delle copie di tali realizzazioni. Il diritto di distribuzione non si esaurisce nel territorio della Comunità europea se non nel caso di prima vendita effettuata o consentita dal produttore in uno Stato membro;
c) di autorizzare il noleggio ed il prestito dell’originale e delle copie delle sue realizzazioni. La vendita o la distribuzione, sotto qualsiasi forma, non esauriscono il diritto di noleggio e di prestito;
d) di autorizzare la messa a disposizione del pubblico dell’originale e delle copie delle proprie realizzazioni, in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente. Tale diritto non si esaurisce con alcun atto di messa a disposizione del pubblico.
2. La durata dei diritti di cui al comma 1 è di cinquanta anni dalla fissazione. Se l’opera cinematografica o audiovisiva o la sequenza di immagini in movimento è pubblicata o comunicata al pubblico durante tale termine, la durata è di cinquanta anni dalla prima pubblicazione o, se anteriore, dalla prima comunicazione al pubblico dell’opera cinematografica o audiovisiva o della sequenza di immagini in movimento (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 18, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo I-ter – Diritti audiovisivi sportivi (1)

Ai diritti audiovisivi sportivi di cui alla legge 19 luglio 2007, n. 106, e relativi decreti legislativi attuativi si applicano le disposizioni della presente legge, in quanto compatibili (2).

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(1) Capo aggiunto dall’art. 28, DLGS 9/1/2008, n. 9.
(2) Articolo aggiunto dall’art. 28, DLGS 9/1/2008, n. 9.

TITOLO II
Capo II – Diritti relativi all’emissione radiofonica e televisiva (1)

1. Senza pregiudizio dei diritti sanciti da questa legge a favore degli autori, dei produttori di fonogrammi, dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o di sequenze di immagini in movimento, degli artisti interpreti e degli artisti esecutori, coloro che esercitano l’attività di emissione radiofonica o televisiva hanno il diritto esclusivo:
a) di autorizzare la fissazione delle proprie emissioni effettuate su filo o via etere: il diritto non spetta al distributore via cavo qualora ritrasmetta semplicemente via cavo le emissioni di altri organismi di radiodiffusione;
b) di autorizzare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte, delle fissazioni delle proprie emissioni;
c) di autorizzare la ritrasmissione su filo o via etere delle proprie emissioni, nonché la loro comunicazione al pubblico, se questa avviene in luoghi accessibili mediante pagamento di un diritto di ingresso;
d) di autorizzare la messa a disposizione del pubblico in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso nel luogo o nel momento scelti individualmente, delle fissazioni delle proprie emissioni, siano esse effettuate su filo o via etere;
e) di autorizzare la distribuzione delle fissazioni delle proprie emissioni. Il diritto di distribuzione non si esaurisce nel territorio della Comunità europea, se non nel caso di prima vendita effettuata o consentita dal titolare in uno Stato membro;
f) I diritti di cui alle lettere c) e d) non si esauriscono con alcun atto di comunicazione al pubblico o di messa a disposizione del pubblico.
2. I soggetti di cui al comma 1 hanno altresì il diritto esclusivo di utilizzare la fissazione delle proprie emissioni per nuove trasmissioni o ritrasmissioni o per nuove registrazioni.
3. L’espressione radio-diffusione ha riguardo all’emissione radiofonica e televisiva.
4. L’espressione su filo o via etere include le emissioni via cavo e via satellite.
5. La durata dei diritti di cui al comma 1 è di cinquanta anni dalla prima diffusione di una emissione (2).

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(1) Il capo II e l’art. 79 sono stati così sostituiti dall’art. 11, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685.
(2) Il presente articolo, già sostituito dall’art. 11, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e modificato dall’art. 9, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, è stato successivamente così sostituito dall’art. 19, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori (1)

1. Si considerano artisti interpreti ed artisti esecutori gli attori, i cantanti, i musicisti, i ballerini e le altre persone che rappresentano, cantano, recitano, declamano o eseguono in qualunque modo opere dell’ingegno, siano esse tutelate o di dominio pubblico.
2. Gli artisti interpreti e gli artisti esecutori hanno, indipendentemente dall’eventuale retribuzione loro spettante per le prestazioni artistiche dal vivo, il diritto esclusivo di:
a) autorizzare la fissazione delle loro prestazioni artistiche;
b) autorizzare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte, della fissazione delle loro prestazioni artistiche;
c) autorizzare la comunicazione al pubblico, in qualsivoglia forma e modo, ivi compresa la messa a disposizione del pubblico in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, delle proprie prestazioni artistiche dal vivo, nonché la diffusione via etere e la comunicazione via satellite delle prestazioni artistiche dal vivo, a meno che le stesse siano rese in funzione di una loro radiodiffusione o siano già oggetto di una fissazione utilizzata per la diffusione. Se la fissazione consiste in un supporto fonografico, qualora essa sia utilizzata a scopo di lucro, è riconosciuto a favore degli artisti interpreti o esecutori il compenso di cui all’art. 73; qualora non sia utilizzata a scopo di lucro, è riconosciuto a favore degli artisti interpreti o esecutori interessati l’equo compenso dì cui all’art. 73-bis;
d) autorizzare la messa a disposizione del pubblico in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, delle fissazioni delle proprie prestazioni artistiche e delle relative riproduzioni;
e) autorizzare la distribuzione delle fissazioni delle loro prestazioni artistiche. Il diritto non si esaurisce nel territorio della Comunità europea se non nel caso di prima vendita da parte del titolare del diritto o con il suo consenso in uno Stato membro;
f) autorizzare il noleggio o il prestito delle fissazioni delle loro prestazioni artistiche e delle relative riproduzioni: l’artista interprete o esecutore, anche in caso di cessione del diritto di noleggio ad un produttore di fonogrammi o di opere cinematografiche o audiovisive o di sequenze di immagini in movimento, conserva il diritto di ottenere un’equa remunerazione per il noleggio concluso dal produttore con terzi. Ogni patto contrario è nullo. In difetto di accordo da concludersi tra l’IMAIE e le associazioni sindacali competenti della confederazione degli industriali, detto compenso è stabilito con la procedura di cui all’articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440.
3. I diritti di cui al comma 2, lettera c), non si esauriscono con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico (2).

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(1) Rubrica così sostituita dall’art. 12, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685.
(2) Il presente articolo, già sostituito dall’art. 13, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685, modificato dall’art. 6, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581 e dagli articoli 10 e 11, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, è stato poi nuovamente così sostituito dall’art. 20, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori

Gli artisti interpreti e gli artisti esecutori hanno il diritto di opporsi alla comunicazione al pubblico o alla riproduzione della loro recitazione, rappresentazione o esecuzione che possa essere di pregiudizio al loro onore o alla loro reputazione (1).
Sono applicabili le disposizioni del comma secondo dell’art. 74.
Per quanto attiene alla radiodiffusione, le controversie nascenti dall’applicazione del presente articolo sono regolate dalle norme contenute nel comma primo dell’art. 54.

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(1) Comma prima modificato dall’art. 14, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e poi così sostituito dall’art. 21, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori

Agli effetti dell’applicazione delle disposizioni che precedono, si comprendono nella denominazione di artisti interpreti e di artisti esecutori:
1) coloro che sostengono nell’opera o composizione drammatica, letteraria o musicale, una parte di notevole importanza artistica, anche se di artista esecutore comprimario;
2) i direttori dell’orchestra o del coro;
3) i complessi orchestrali o corali, a condizione che la parte orchestrale o corale abbia valore artistico di per sé stante o non di semplice accompagnamento (1).

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(1) Comma così modificato dall’art. 14, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori

1. Gli artisti interpreti e gli artisti esecutori che sostengono le prime parti nell’opera o composizione drammatica, letteraria o musicale, hanno diritto che il loro nome sia indicato nella comunicazione al pubblico della loro recitazione, esecuzione o rappresentazione e venga stabilmente apposto sui supporti contenenti la relativa fissazione, quali fonogrammi, videogrammi o pellicole cinematografiche (1).

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(1) Articolo prima modificato dall’art. 14, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e poi così sostituito dall’art. 22, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori

1. Salva diversa volontà delle parti, si presume che gli artisti interpreti ed esecutori abbiano ceduto i diritti di fissazione, riproduzione, radiodiffusione, ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, distribuzione, nonché il diritto di autorizzare il noleggio contestualmente alla stipula del contratto per la produzione di un’opera cinematografica o audiovisiva o sequenza di immagini in movimento.
2. Agli artisti interpreti ed esecutori che nell’opera cinematografica e assimilata sostengono una parte di notevole importanza artistica, anche se di artista comprimario, spetta, per ciascuna utilizzazione dell’opera cinematografica e assimilata a mezzo della comunicazione al pubblico via etere, via cavo e via satellite un equo compenso a carico degli organismi di emissione.
3. Per ciascuna utilizzazione di opere cinematografiche e assimilate diversa da quella prevista nel comma 2 e nell’articolo 80, comma 2, lettera e), agli artisti interpreti ed esecutori, quali individuati nel comma 2, spetta un equo compenso a carico di coloro che esercitano i diritti di sfruttamento per ogni distinta utilizzazione economica.
4. Il compenso previsto dai commi 2 e 3 non è rinunciabile e, in difetto di accordo da concludersi tra l’istituto mutualistico artisti interpreti esecutori e le associazioni sindacali competenti della confederazione degli industriali, è stabilito con la procedura di cui all’articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440 (1).

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(1) Articolo prima sostituito dall’art. 15, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685, e poi modificato dall’art. 7, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581, ed infine nuovamente sostituito dall’art. 12, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori

I diritti di cui al presente capo durano cinquanta anni a partire dalla esecuzione, rappresentazione o recitazione. Se una fissazione dell’esecuzione, rappresentazione o recitazione è pubblicata o comunicata al pubblico durante tale termine, i diritti durano cinquanta anni a partire dalla prima pubblicazione, o, se anteriore, dalla prima comunicazione al pubblico della fissazione (1).

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(1) Articolo così sostituito prima dall’art. 16, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685, e poi dall’art. 13, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

TITOLO II
Capo III – Diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori

1. In aggiunta ai diritti già disciplinati nel presente capo e nei capi precedenti, ai detentori dei diritti connessi è riconosciuto il diritto di autorizzare la ritrasmissione via cavo secondo le disposizioni di cui all’art. 110-bis (1).

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(1) Aggiunto dall’art. 8, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581.

TITOLO II
Capo III-bis – Diritti relativi ad opere pubblicate o comunicate al pubblico per la prima volta successivamente alla estinzione dei diritti patrimoniali d’autore (1)

1. Senza pregiudizio dei diritti morali dell’autore, a chi, dopo la scadenza dei termini di protezione del diritto d’autore, lecitamente pubblica o comunica al pubblico per la prima volta un’opera non pubblicata anteriormente spettano i diritti di utilizzazione economica riconosciuti dalle disposizioni contenute nella sezione I del capo III, del titolo I della presente legge, in quanto applicabili.
2. La durata dei diritti esclusivi di utilizzazione economica di cui al comma 1 è di venticinque anni a partire dalla prima lecita pubblicazione o comunicazione al pubblico (2).

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(1) L’art. 14, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, ha aggiunto il Capo III-bis e l’art. 85-ter.
(2) L’art. 14, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, ha aggiunto il Capo III-bis e l’art. 85-ter.

TITOLO II
Capo III-ter – Diritti relativi ad edizioni critiche e scientifiche di opere di pubblico dominio (1)

1. Senza pregiudizio dei diritti morali dell’autore, a colui il quale pubblica, in qualunque modo o con qualsiasi mezzo, edizioni critiche e scientifiche di opere di pubblico dominio spettano i diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, quale risulta dall’attività di revisione critica e scientifica.
2. Fermi restando i rapporti contrattuali con il titolare dei diritti di utilizzazione economica di cui al comma 1, spetta al curatore della edizione critica e scientifica il diritto alla indicazione del nome.
3. La durata dei diritti esclusivi di cui al comma 1 è di venti anni a partire dalla prima lecita pubblicazione, in qualunque modo o con qualsiasi mezzo effettuata (1).

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(1) L’art. 15, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, ha aggiunto il Capo III-ter e l’art. 85-quater.

TITOLO II
Capo III-ter – Diritti relativi ad edizioni critiche e scientifiche di opere di pubblico dominio (1)

I termini finali di durata dei diritti previsti dal capi I, I-bis, II, III, III-bis, e dal presente capo del titolo II si computano, nei rispettivi casi, a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui si verifica l’evento considerato dalla norma (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 16, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154 (Gazz. Uff. 13 giugno 1997, n. 136), entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

TITOLO II
Capo IV – Diritti relativi a bozzetti di scene teatrali

All’autore di bozzetti di scene teatrali che non costituiscono opera dell’ingegno coperta dal diritto di autore ai sensi delle disposizioni del titolo I, compete un diritto a compenso quando il bozzetto è usato ulteriormente in altri teatri, oltre quello per il quale è stato composto.
Questo diritto dura cinque anni a partire dalla prima rappresentazione nella quale il bozzetto è stato adoperato.

TITOLO II
Capo V – Diritti relativi alle fotografie

Sono considerate fotografie, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo, le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche.
Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.

TITOLO II
Capo V – Diritti relativi alle fotografie

Spetta al fotografo il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio della fotografia, salve le disposizioni stabilite dalla sezione seconda del capo sesto di questo titolo, per ciò che riguarda il ritratto e senza pregiudizio, riguardo alle fotografie riproducenti opere dell’arte figurativa, dei diritti di autore sulla opera riprodotta.
Tuttavia se l’opera è stata ottenuta nel corso e nell’adempimento di un contratto di impiego o di lavoro, entro i limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, il diritto esclusivo compete al datore di lavoro.
La stessa norma si applica, salvo patto contrario, a favore del committente quando si tratti di fotografia di cose in possesso del committente medesimo e salvo pagamento a favore del fotografo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.
Il Ministro per la cultura popolare (1), con le norme stabilite dal regolamento, può fissare apposite tariffe per determinare il compenso dovuto da chi utilizza la fotografia.

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(1) Ora, il Presidente del Consiglio dei Ministri.

TITOLO II
Capo V – Diritti relativi alle fotografie

La cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti nell’articolo precedente, sempreché tali diritti spettino al cedente.

TITOLO II
Capo V – Diritti relativi alle fotografie

Gli esemplari della fotografia devono portare le seguenti indicazioni:
1) il nome del fotografo, o, nel caso previsto nel primo capoverso dell’art. 88, della ditta da cui il fotografo dipende o del committente;
2) la data dell’anno di produzione della fotografia;
3) il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata.
Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli artt. 91 e 98 a meno che il fotografo non provi la mala fede del riproduttore.

TITOLO II
Capo V – Diritti relativi alle fotografie

La riproduzione di fotografie nelle antologie ad uso scolastico ed in generale nelle opere scientifiche o didattiche è lecita, contro pagamento di un equo compenso, che è determinato nelle forme previste dal regolamento.
Nella riproduzione deve indicarsi il nome del fotografo e la data dell’anno della fabbricazione, se risultano dalla fotografia riprodotta.
La riproduzione di fotografie pubblicate su giornali od altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità od aventi, comunque, pubblico interesse, è lecita contro pagamento di un equo compenso.
Sono applicabili le disposizioni dell’ultimo comma dell’art. 88.

TITOLO II
Capo V – Diritti relativi alle fotografie

Il diritto esclusivo sulle fotografie dura vent’anni dalla produzione della fotografia.
[Per le fotografie riproducenti opere dell’arte figurativa e architettonica o aventi carattere tecnico o scientifico, o di spiccato valore artistico il termine di durata è di quaranta anni, a condizione che sia effettuato il deposito dell’opera a termini dell’art. 105] (1).
[Il termine decorre dalla data del deposito stesso] (1).
[Sugli esemplari delle fotografie menzionate nel secondo comma deve apporsi l’indicazione «riproduzione riservata per quarant’anni»] (1).

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(1) Comma soppresso dall’art. 5, D.P.R. 8 gennaio 1979, n. 19 (Gazz. Uff. 30 gennaio 1979, n. 29).

TITOLO II
Capo VI – Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto
Sezione I – Diritti relativi alle corrispondenze epistolari

Le corrispondenze epistolari, gli epistolari, le memorie familiari e personali e gli altri scritti della medesima natura, allorché abbiano carattere confidenziale o si riferiscano alla intimità della vita privata, non possono essere pubblicati, riprodotti od in qualunque modo portati alla conoscenza del pubblico senza il consenso dell’autore, e, trattandosi di corrispondenze epistolari e di epistolari, anche del destinatario.
Dopo la morte dell’autore o del destinatario occorre il consenso del coniuge o dei figli, o, in loro mancanza, dei genitori; mancando il coniuge, i figli e i genitori, dei fratelli e delle sorelle, e, in loro mancanza, degli ascendenti e dei discendenti fino al quarto grado.
Quando le persone indicate nel comma precedente siano più e vi sia tra loro dissenso, decide l’autorità giudiziaria, sentito il Pubblico Ministero.
È rispettata, in ogni caso, la volontà del defunto quando risulti da scritto.

TITOLO II
Capo VI – Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto
Sezione I – Diritti relativi alle corrispondenze epistolari

Il consenso indicato all’articolo precedente non è necessario quando la conoscenza dello scritto è richiesta ai fini di un giudizio civile o penale o per esigenza di difesa dell’onore o della reputazione personale o familiare.

TITOLO II
Capo VI – Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto
Sezione I – Diritti relativi alle corrispondenze epistolari

Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano anche alle corrispondenze epistolari che costituiscono opere tutelate dal diritto di autore ed anche se cadute in dominio pubblico. Non si applicano agli atti e corrispondenze ufficiali o agli altri atti e corrispondenze che presentano interesse di Stato.

TITOLO II
Capo VI – Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto
Sezione II – Diritti relativi al ritratto

Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente.
Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del secondo, terzo e quarto comma dell’art. 93.

TITOLO II
Capo VI – Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto
Sezione II – Diritti relativi al ritratto

Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla riputazione od anche al decoro nella persona ritrattata.

TITOLO II
Capo VI – Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto
Sezione II – Diritti relativi al ritratto

Salvo patto contrario, il ritratto fotografico eseguito su commissione può, dalla persona fotografata o dai suoi successori o aventi causa, essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre senza il consenso del fotografo, salvo pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la produzione, di un equo corrispettivo.
Il nome del fotografo, allorché figuri sulla fotografia originaria, deve essere indicato.
Sono applicabili le disposizioni dell’ultimo comma dell’art. 88.

TITOLO II
Capo VII – Diritti relativi ai progetti di lavori dell’ingegneria

All’autore di progetti di lavori di ingegneria, o di altri lavori analoghi, che costituiscano soluzioni originali di problemi tecnici, compete, oltre al diritto esclusivo di riproduzione dei piani e disegni dei progetti medesimi, il diritto ad un equo compenso a carico di coloro che realizzano il progetto tecnico a scopo di lucro senza il suo consenso.
Per esercitare il diritto al compenso l’autore deve inserire sopra il piano o disegno una dichiarazione di riserva ed eseguire il deposito del piano o disegno presso il Ministero della cultura popolare (1) secondo le norme stabilite dal regolamento.
Il diritto a compenso previsto in questo articolo dura venti anni dal giorno del deposito prescritto nel secondo comma.

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TITOLO II
Capo VII-bis – Titolarità dei diritti connessi (1)

1. E’ reputato titolare di un diritto connesso, salvo prova contraria, chi, nelle forme d’uso, e’ individuato come tale nei materiali protetti, ovvero e’ annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o comunicazione al pubblico.

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1) Capo inserito dall’art. 1, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO II
Capo VIII – Protezione del titolo, delle rubriche, dell’aspetto esterno dell’opera, degli articoli e di notizie – Divieto di taluni atti di concorrenza sleale

Il titolo dell’opera, quando individui l’opera stessa, non può essere riprodotto sopra altra opera senza il consenso dell’autore.
Il divieto non si estende ad opere che siano di specie o carattere così diverso da risultare esclusa ogni possibilità di confusione.
È vietata egualmente, nelle stesse condizioni, la riproduzione delle rubriche che siano adoperate nella pubblicazione periodica in modo così costante da individuare l’abituale e caratteristico contenuto della rubrica.
Il titolo del giornale, delle riviste o di altre pubblicazioni periodiche non può essere riprodotto in altre opere della stessa specie o carattere, se non siano decorsi due anni da quando è cessata la pubblicazione del giornale.

TITOLO II
Capo VIII – Protezione del titolo, delle rubriche, dell’aspetto esterno dell’opera, degli articoli e di notizie – Divieto di taluni atti di concorrenza sleale

La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.
Sono considerati atti illeciti:
a) la riproduzione o la radiodiffusione, senza autorizzazione, dei bollettini di informazioni distribuiti dalle agenzie giornalistiche o di informazioni, prima che siano trascorse sedici ore dalla diramazione del bollettino stesso e, comunque, prima della loro pubblicazione in un giornale o altro periodico che ne abbia ricevuto la facoltà da parte dell’agenzia. A tal fine, affinché le agenzie abbiano azione contro coloro che li abbiano illecitamente utilizzati, occorre che i bollettini siano muniti dell’esatta indicazione del giorno e dell’ora di diramazione;
b) la riproduzione sistematica di informazioni o notizie, pubblicate o radiodiffuse, a fine di lucro, sia da parte di giornali o altri periodici, sia da parte di imprese di radiodiffusione.

TITOLO II
Capo VIII – Protezione del titolo, delle rubriche, dell’aspetto esterno dell’opera, degli articoli e di notizie – Divieto di taluni atti di concorrenza sleale

È vietata come atto di concorrenza sleale, la riproduzione o imitazione sopra altre opere della medesima specie, delle testate, degli emblemi, dei fregi, delle disposizioni di segni o caratteri di stampa e di ogni altra particolarità di forma o di colore nell’aspetto esterno dell’opera dell’ingegno, quando detta riproduzione o imitazione sia atta a creare confusione di opera o di autore.

TITOLO II-bis Disposizioni sui diritti del costitutore di una banca di dati (1). Diritti e obblighi dell’utente
Capo I – Diritti del costitutore di una banca di dati

1. Ai fini del presente titolo si intende per:
a) costitutore di una banca di dati: chi effettua investimenti rilevanti per la costituzione di una banca di dati o per la sua verifica o la sua presentazione, impegnando, a tal fine, mezzi finanziari, tempo o lavoro;
b) estrazione: il trasferimento permanente o temporaneo della totalità o di una parte sostanziale del contenuto di una banca di dati su un altro supporto con qualsiasi mezzo o in qualsivoglia forma. L’attività di prestito dei soggetti di cui all’articolo 69, comma 1, non costituisce atto di estrazione;
c) reimpiego: qualsivoglia forma di messa a disposizione del pubblico della totalità o di una parte sostanziale del contenuto della banca di dati mediante distribuzione di copie, noleggio, trasmissione effettuata con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma. L’attività di prestito dei soggetti di cui all’articolo 69, comma 1, non costituisce atto di reimpiego.
2. La prima vendita di una copia della banca di dati effettuata o consentita dal titolare in uno Stato membro dell’Unione europea esaurisce il diritto di controllare la rivendita della copia nel territorio dell’Unione europea.
3. Indipendentemente dalla tutelabilità della banca di dati a norma del diritto d’autore o di altri diritti e senza pregiudizio dei diritti sul contenuto o parti di esso, il costitutore di una banca di dati ha il diritto, per la durata e alle condizioni stabilite dal presente Capo, di vietare le operazioni di estrazione ovvero reimpiego della totalità o di una parte sostanziale della stessa.
4. Il diritto di cui al comma 3 si applica alle banche di dati i cui costitutori o titolari di diritti sono cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea o residenti abituali nel territorio dell’Unione europea.
5. La disposizione di cui al comma 3 si applica altresì alle imprese e società costituite secondo la normativa di uno Stato membro dell’Unione europea ed aventi la sede sociale, l’amministrazione centrale o il centro d’attività principale all’interno della Unione europea; tuttavia, qualora la società o l’impresa abbia all’interno della Unione europea soltanto la propria sede sociale, deve sussistere un legame effettivo e continuo tra l’attività della medesima e l’economia di uno degli Stati membri dell’Unione europea.
6. Il diritto esclusivo del costitutore sorge al momento del completamento della banca di dati e si estingue trascorsi quindici anni dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data del completamento stesso.
7. Per le banche di dati in qualunque modo messe a disposizione del pubblico prima dello scadere del periodo di cui al comma 6, il diritto di cui allo stesso comma 6 si estingue trascorsi quindici anni dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data della prima messa a disposizione del pubblico.
8. Se vengono apportate al contenuto della banca di dati modifiche o integrazioni sostanziali comportanti nuovi investimenti rilevanti ai sensi del comma 1, lettera a), dal momento del completamento o della prima messa a disposizione del pubblico della banca di dati così modificata o integrata, e come tale espressamente identificata, decorre un autonomo termine di durata della protezione, pari a quello di cui ai commi 6 e 7.
9. Non sono consentiti l’estrazione o il reimpiego ripetuti e sistematici di parti non sostanziali del contenuto della banca di dati, qualora presuppongano operazioni contrarie alla normale gestione della banca di dati o arrechino un pregiudizio ingiustificato al costitutore della banca di dati.10. Il diritto di cui al comma 3 può essere acquistato o trasmesso in tutti i modi e forme consentiti dalla legge (1).

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(1) Il Titolo II-bis con gli artt. 102-bis e 102-ter è stato aggiunto dall’art. 5, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169. Vedi, anche, l’art. 7 dello stesso decreto.

TITOLO II-bis Disposizioni sui diritti del costitutore di una banca di dati (1). Diritti e obblighi dell’utente
Capo II – Diritti e obblighi dell’utente

1. L’utente legittimo della banca di dati messa a disposizione del pubblico non può arrecare pregiudizio al titolare del diritto d’autore o di un altro diritto connesso relativo ad opere o prestazioni contenute in tale banca.
2. L’utente legittimo di una banca di dati messa in qualsiasi modo a disposizione del pubblico non può eseguire operazioni che siano in contrasto con la normale gestione della banca di dati o che arrechino un ingiustificato pregiudizio al costitutore della banca di dati.
3. Non sono soggette all’autorizzazione del costitutore della banca di dati messa per qualsiasi motivo a disposizione del pubblico le attività di estrazione o reimpiego di parti non sostanziali, valutate in termini qualitativi e quantitativi, del contenuto della banca di dati per qualsivoglia fine effettuate dall’utente legittimo. Se l’utente legittimo è autorizzato ad effettuare l’estrazione o il reimpiego solo di una parte della banca di dati, il presente comma si applica unicamente a tale parte.
4. Le clausole contrattuali pattuite in violazione dei commi 1, 2 e 3 sono nulle (1).

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(1) Il Titolo II-bis con gli artt. 102-bis e 102-ter è stato aggiunto dall’art. 5, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169. Vedi, anche, l’art. 7 dello stesso decreto.

TITOLO II-ter- Misure tecnologiche di protezione. Informazioni sul regime dei diritti (1)

1. I titolari di diritti d’autore e di diritti connessi nonché del diritto di cui all’art. 102-bis, comma 3, possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti.
2. Le misure tecnologiche di protezione sono considerate efficaci nel caso in cui l’uso dell’opera o del materiale protetto sia controllato dai titolari tramite l’applicazione di un dispositivo di accesso o di un procedimento di protezione, quale la cifratura, la distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera o del materiale protetto, ovvero sia limitato mediante un meccanismo di controllo delle copie che realizzi l’obiettivo di protezione.
3. Resta salva l’applicazione delle disposizioni relative ai programmi per elaboratore di cui al capo IV sezione VI del titolo I (1).

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(1) Il Titolo II-ter, comprendente gli articoli 102-quater e 102-quinquies, è stato aggiunto dall’art. 23, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO II-ter- Misure tecnologiche di protezione. Informazioni sul regime dei diritti (1)

1. Informazioni elettroniche sul regime dei diritti possono essere inserite dai titolari di diritti d’autore e di diritti connessi nonché del diritto di cui all’art. 102-bis, comma 3, sulle opere o sui materiali protetti o possono essere fatte apparire nella comunicazione al pubblico degli stessi.
2. Le informazioni elettroniche sul regime dei diritti identificano l’opera o il materiale protetto, nonché l’autore o qualsiasi altro titolare dei diritti. Tali informazioni possono altresì contenere indicazioni circa i termini o le condizioni d’uso dell’opera o dei materiali, nonché qualunque numero o codice che rappresenti le informazioni stesse o altri elementi di identificazione (1).

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(1) Il Titolo II-ter, comprendente gli articoli 102-quater e 102-quinquies, è stato aggiunto dall’art. 23, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo I – Registri di pubblicità e deposito delle opere

È istituito presso il Ministero della cultura popolare (1) un registro pubblico generale delle opere protette ai sensi di questa legge.
La Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE) cura la tenuta di un registro pubblico speciale per le opere cinematografiche e le opere audiovisive. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i beni e attivita’ culturali, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, da adottarsi, sentita la SIAE, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente comma, sono determinate le caratteristiche del registro, le modalita’ di registrazione delle opere, le tariffe relative alla tenuta del registro nonche’ la tipologia ed i requisiti formali degli atti soggetti a trascrizione. (5)
In detti registri sono registrate le opere soggette all’obbligo del deposito con la indicazione del nome dell’autore, del produttore, della data della pubblicazione e con le altre indicazioni stabilite dal regolamento.
Alla Società italiana degli autori ed editori è affidata, altresì, la tenuta di un registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore. In tale registro viene registrato il nome del titolare dei diritti esclusivi di utilizzazione economica e la data di pubblicazione del programma, intendendosi per pubblicazione il primo atto di esercizio dei diritti esclusivi (3).
La registrazione fa fede, sino a prova contraria, della esistenza dell’opera e del fatto della sua pubblicazione. Gli autori e i produttori indicati nel registro sono reputati, sino a prova contraria, autori o produttori delle opere che sono loro attribuite. Per le opere cinematografiche e per le opere audiovisive la presunzione si applica alle annotazioni del registro indicato nel secondo comma. (6)
La tenuta dei registri di pubblicità è disciplinata nel regolamento.
I registri di cui al presente articolo possono essere tenuti utilizzando mezzi e strumenti informatici (4).

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
(2) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».
(3) Comma aggiunto dall’art. 6, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.). L’art. 12 dello stesso D.Lgs. ha, inoltre, così disposto: «Art. 12. 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi, sentita la Società italiana degli autori ed editori, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge saranno determinate le caratteristiche del registro, le modalità di registrazione di cui agli articoli 6 e 7 e le relative tariffe».
(4) Comma aggiunto dall’art. 6, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.). L’art. 12 dello stesso D.Lgs. ha, inoltre, così disposto: «Art. 12. 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi, sentita la Società italiana degli autori ed editori, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge saranno determinate le caratteristiche del registro, le modalità di registrazione di cui agli articoli 6 e 7 e le relative tariffe».
(5) Comma sostituito dall’art. 6, DL 30/4/2010, n. 64, convertito, con modificazioni dalla legge 29/6/2010, n. 100.
(6) Comma modificato dall’art. 6, DL 30/4/2010, n. 64, convertito, con modificazioni dalla legge 29/6/2010, n. 100.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo I – Registri di pubblicità e deposito delle opere

Possono, altresì, essere registrati nel registro, sulla istanza della parte interessata, con le forme stabilite dal regolamento, gli atti tra vivi che trasferiscono, in tutto o in parte, i diritti riconosciuti da questa legge, o costituiscono sopra di essi diritti di godimento o di garanzia, come pure gli atti di divisione o di società relativi ai diritti medesimi.
Le registrazioni hanno anche altri effetti di carattere giuridico od amministrativo in base alle disposizioni contenute in questa legge o in altre leggi speciali.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo I – Registri di pubblicità e deposito delle opere

Gli autori e i produttori delle opere e dei prodotti protetti ai sensi di questa legge o i loro aventi causa devono depositare presso il Ministero della cultura popolare (1) un esemplare o copia della opera o del prodotto, nei termini e nelle forme stabilite dal regolamento.
Qualora si tratti di opera drammatico-musicale o sinfonica di cui non sia stampata la partitura d’orchestra, basterà una copia o un esemplare della riduzione per canto e pianoforte o per pianoforte solo.
Per i programmi per elaboratore la registrazione è facoltativa ed onerosa (2).
Per le fotografie è escluso l’obbligo del deposito, salvo il disposto del secondo comma dell’art. 92.

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
(2) Comma così inserito dall’art. 7, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.).

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo I – Registri di pubblicità e deposito delle opere

L’omissione del deposito non pregiudica l’acquisto e l’esercizio del diritto di autore sulle opere protette a termini delle disposizioni del titolo I di questa legge e delle disposizioni delle convenzioni internazionali, salva, per le opere straniere, l’applicazione dell’art. 188 di questa legge.
[L’omissione del deposito impedisce lo acquisto o l’esercizio di diritti sulle opere contemplate nel titolo II di questa legge, a termini delle disposizioni contenute nel titolo medesimo] (1).
Il Ministro per la cultura popolare (2) può far procedere al sequestro di un esemplare o di una copia dell’opera di cui fu omesso il deposito, nelle forme stabilite dal regolamento.

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(1) Comma abrogato dall’art. 41, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

I diritti di utilizzazione spettanti agli autori delle opere dell’ingegno nonché i diritti connessi aventi carattere patrimoniale, possono essere acquistati, alienati o trasmessi in tutti i modi e forme consentiti dalla legge, salva l’applicazione delle norme contenute in questo capo.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

L’autore che abbia compiuto sedici anni di età ha la capacità di compiere tutti gli atti giuridici relativi alle opere da lui create e di esercitare le azioni che ne derivano (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 13, L. 8 marzo 1975, n. 39.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

La cessione di uno o più esemplari dell’opera non importa, salvo patto contrario, la trasmissione dei diritti di utilizzazione, regolati da questa legge.
Tuttavia la cessione di uno stampo, di un rame inciso o di altro simile mezzo usato per riprodurre un’opera d’arte, comprende, salvo patto contrario, la facoltà di riprodurre l’opera stessa, sempreché tale facoltà spetti al cedente.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

1. L’autorizzazione alla ritrasmissione via cavo delle emissioni di radiodiffusione è concessa mediante contratto tra i titolari dei diritti d’autore, i detentori di diritti connessi ed i cablodistributori.
2. In caso di mancata autorizzazione per la ritrasmissione via cavo di un’emissione di radiodiffusione, le parti interessate possono far ricorso ad un terzo, scelto di comune accordo, per la formulazione di una proposta di contratto. In caso di mancato accordo la scelta viene effettuata dal presidente del tribunale ove ha la residenza o la sede una delle parti interessate.
3. La proposta del terzo si ritiene accettata se nessuna delle parti interessate vi si oppone entro novanta giorni dalla notifica (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 9, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581, e corretto con avviso pubblicato nella Gazz. Uff. 6 dicembre 1996, n. 286.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

I diritti di pubblicazione dell’opera dell’ingegno e di utilizzazione dell’opera pubblicata non possono formare oggetto di pegno, pignoramento e sequestro né per atto contrattuale, né per via di esecuzione forzata, finché spettano personalmente all’autore.
Possono invece essere dati in pegno o essere pignorati o sequestrati i proventi dell’utilizzazione e gli esemplari dell’opera, secondo le norme del codice di procedura civile.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

I diritti spettanti all’autore, ad eccezione di quelli di pubblicare un’opera durante la vita di lui, possono essere espropriati per ragioni di interesse dello Stato.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

L’espropriazione è disposta per decreto reale (1), su proposta del Ministro per la cultura popolare (2), di concerto con il Ministro per l’educazione nazionale, sentito il Consiglio di Stato.
Nel decreto di espropriazione od in altro successivo è stabilita l’indennità spettante all’espropriato.
Il decreto ha forza di titolo esecutivo nei riguardi sia degli aventi diritto, che dei terzi detentori delle cose materiali necessarie per l’esercizio dei diritti espropriati.

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(1) Ora, presidenziale.
(2) Ora, dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione I – Norme generali

Contro il decreto di espropriazione, per ragioni di interesse dello Stato è ammesso ricorso in sede giurisdizionale al Consiglio di Stato tranne per le controversie riguardanti l’ammontare delle indennità, le quali rimangono di competenza dell’Autorità giudiziaria.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione II – Trasmissione a causa di morte

Dopo la morte dell’autore, il diritto di utilizzazione dell’opera, quando l’autore stesso non abbia altrimenti disposto, deve rimanere indiviso fra gli eredi per il periodo di tre anni dalla morte medesima, salvo che l’Autorità giudiziaria, sopra istanza di uno o più coeredi, consenta, per gravi ragioni, che la divisione si effettui senza indugio.
Decorso il detto periodo, gli eredi, possono stabilire, per comune accordo, che il diritto rimanga ancora in comunione per la durata che sarà da essi fissata, entro i limiti indicati nelle disposizioni contenute nei codici.
La comunione è regolata dalle disposizioni del codice civile e da quelle che seguono.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione II – Trasmissione a causa di morte

L’amministrazione e la rappresentanza degli interessi della comunione è conferita a uno dei coeredi od a persona estranea alla successione.
Se i coeredi trascurano la nomina dell’amministratore o se non si accordano sulla nomina medesima, entro l’anno dall’apertura della successione, l’amministrazione è conferita alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (1) con decreto del Tribunale del luogo dell’aperta successione, emanato su ricorso di uno dei coeredi o dell’ente medesimo.
La stessa procedura è seguita quando si tratti di provvedere alla nomina di un nuovo amministratore.

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(1) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione II – Trasmissione a causa di morte

L’amministratore cura la gestione dei diritti di utilizzazione dell’opera.
Non può però autorizzare nuove edizioni, traduzioni o altre elaborazioni, nonché l’adattamento dell’opera alla cinematografia, alla radiodiffusione ed alla incisione su apparecchi meccanici, senza il consenso degli eredi rappresentanti la maggioranza per valore delle quote ereditarie, salvi i provvedimenti dell’Autorità giudiziaria a tutela della minoranza, secondo le norme del codice civile in materia di comunione.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Il contratto con il quale l’autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno, è regolato, oltreché dalle disposizioni contenute nei codici, dalle disposizioni generali di questo capo e dalle disposizioni particolari che seguono.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Il contratto può avere per oggetto tutti i diritti di utilizzazione che spettano all’autore nel caso dell’edizione, o taluni di essi, con il contenuto e per la durata che sono determinati dalla legge vigente al momento del contratto.
Salvo patto contrario, si presume che siano stati trasferiti i diritti esclusivi.
Non possono essere compresi i futuri diritti eventualmente attribuiti da leggi posteriori, che comportino una protezione del diritto di autore più larga nel suo contenuto o di maggiore durata.
Salvo pattuizione espressa, la alienazione non si estende ai diritti di utilizzazione dipendenti dalle eventuali elaborazioni e trasformazioni di cui l’opera è suscettibile, compresi gli adattamenti alla cinematografia, alla radiodiffusione ed alla registrazione su apparecchi meccanici.
L’alienazione di uno o più diritti di utilizzazione non implica, salvo fatto contrario, il trasferimento di altri diritti che non siano necessariamente dipendenti dal diritto trasferito, anche se compresi, secondo le disposizioni del titolo, nella stessa categoria di facoltà esclusive.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Se il contratto ha per oggetto opere che non sono state ancora create si devono osservare le norme seguenti:
1) è nullo il contratto che abbia per oggetto tutte le opere o categorie di opere che l’autore possa creare, senza limite di tempo;
2) senza pregiudizio delle norme regolanti i contratti di lavoro o di impiego, i contratti concernenti l’alienazione dei diritti esclusivi di autore per opere da crearsi non possono avere una durata superiore ai dieci anni;
3) se fu determinata l’opera da creare, ma non fu diffuso il termine nel quale l’opera deve essere consegnata, l’editore ha sempre il diritto di ricorrere all’Autorità giudiziaria per la fissazione di un termine. Se il termine fu fissato, l’Autorità giudiziaria ha facoltà di prorogarlo.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Se l’autore muore o si trova nella impossibilità di condurre l’opera a termine, dopo che una parte notevole ed a sé stante è stata compiuta e consegnata, l’editore ha la scelta di considerare risoluto il contratto, oppure di considerarlo compiuto per la parte consegnata, pagando un compenso proporzionato, salvo che l’autore abbia manifestata o manifesti la volontà che l’opera non sia pubblicata se non compiuta interamente, o uguale volontà, sia manifestata dalle persone indicate nell’art. 23.
Se la risoluzione ha luogo a richiesta dell’autore o dei suoi eredi l’opera incompiuta non può essere ceduta ad altri, sotto pena del risarcimento del danno.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Il contratto di edizione può essere «per edizione» o «a termine».
Il contratto «per edizione» conferisce all’editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro vent’anni dalla consegna del manoscritto completo.
Nel contratto devono essere indicati il numero delle edizioni e il numero degli esemplari di ogni edizione. Possono tuttavia essere previste più ipotesi, sia nei riguardi del numero delle edizioni e del numero degli esemplari, sia nei riguardi del compenso relativo.
Se mancano tali indicazioni si intende che il contratto ha per oggetto una sola edizione per il numero massimo di duemila esemplari.
Il contratto di edizione «a termine» conferisce all’editore il diritto di eseguire quel numero di edizioni che stima necessario durante il termine, che non può eccedere venti anni, e per il numero minimo di esemplari per edizione, che deve essere indicato nel contratto, a pena di nullità, del contratto medesimo. Tale termine di venti anni non si applica ai contratti di edizione riguardanti:
enciclopedie, dizionari;
schizzi, disegni, vignette, illustrazioni, fotografie e simili, ad uso industriale;
lavori di cartografia;
opere drammatico-musicali e sinfoniche.
In entrambe le forme di contratto l’editore è libero di distribuire le edizioni nel numero di ristampe che stimi conveniente.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Gli esemplari dell’opera sono contrassegnati in conformità delle norme stabilite dal regolamento.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Se più edizioni sono prevedute nel contratto, l’editore è obbligato ad avvisare l’autore dell’epoca presumibile dell’esaurimento dell’edizione in corso, entro un congruo termine, prima dell’epoca stessa.
Egli deve contemporaneamente dichiarare all’autore se intende o no procedere ad una nuova edizione.
Se l’editore ha dichiarato di rinunciare ad una nuova edizione o se, avendo dichiarato di voler procedere ad una nuova edizione, non vi procede nel termine di due anni dalla notifica di detta dichiarazione, il contratto si intende risoluto.
L’autore ha diritto al risarcimento dei danni per la mancata nuova edizione se non sussistono giusti motivi da parte dell’editore.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

L’autore è obbligato:
1) a consegnare l’opera nelle condizioni stabilite dal contratto e in forma che non ne renda troppo difficile o costosa la stampa;
2) a garantire il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto.
L’autore ha altresì l’obbligo e il diritto di correggere le bozze di stampa secondo le modalità fissate dall’uso.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

L’editore è obbligato:
1) a riprodurre e porre in vendita l’opera col nome dell’autore, ovvero anonima o pseudonima, se ciò è previsto nel contratto, in conformità dell’originale e secondo le buone norme della tecnica editoriale;
2) a pagare all’autore i compensi pattuiti.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

La pubblicazione o la riproduzione dell’opera deve aver luogo entro il termine fissato dal contratto; tale termine non può essere superiore a due anni, decorrenti dal giorno della effettiva consegna all’editore dell’esemplare completo e definitivo dell’opera.
In mancanza di termini contrattuali, la pubblicazione o la riproduzione dell’opera deve aver luogo non oltre due anni dalla richiesta scritta fattane all’editore. L’Autorità giudiziaria può peraltro fissare un termine più breve quando sia giustificato dalla natura dell’opera e da ogni altra circostanza del caso.
È nullo ogni patto che contenga rinuncia alla fissazione di un termine o che contenga fissazione di un termine superiore al termine massimo sopra stabilito.
Il termine di due anni non si applica alle opere collettive.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Se l’acquirente del diritto di pubblicazione o riproduzione non fa pubblicare o riprodurre l’opera nel termine concordato o in quello stabilito dal giudice, l’autore ha diritto di domandare la risoluzione del contratto.
L’Autorità giudiziaria può accordare all’acquirente una dilazione, non superiore alla metà del termine, predetto, subordinandola, ove occorra, alla prestazione di idonea garanzia. Può altresì limitare la pronuncia di risoluzione soltanto ad una parte del contenuto del contratto.
Nel caso di risoluzione totale l’acquirente deve restituire l’originale dell’opera ed è obbligato al risarcimento dei danni a meno che provi che la pubblicazione o riproduzione è mancata malgrado la dovuta diligenza.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

L’autore può introdurre nell’opera tutte le modificazioni che crede purché non ne alterino il carattere e la destinazione, fino a che l’opera non sia stata pubblicata per la stampa, salvo a sopportare le maggiori spese derivanti dalla modificazione.
L’autore ha il medesimo diritto nei riguardi delle nuove edizioni. L’editore deve interpellarlo in proposito prima di procedere alle nuove edizioni. In difetto di accordo tra le parti il termine per eseguire le modificazioni è fissato dall’Autorità giudiziaria.
Se la natura dell’opera esige che essa sia aggiornata prima di una nuova edizione e l’autore rifiuti di aggiornarla, l’editore può farla aggiornare da altri, avendo cura, nella nuova edizione di segnalare e distinguere l’opera dell’aggiornatore.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Il compenso spettante all’autore è costituito da una partecipazione, calcolata, salvo patto in contrario, in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti. Tuttavia il compenso può essere rappresentato da una somma a stralcio per le edizioni di:
dizionari, enciclopedie, antologie, ed altre opere di collaborazione;
traduzioni, articoli di giornali o di riviste;
discorsi o conferenze;
opere scientifiche;
lavori di cartografia;
opere musicali o drammatico-musicali;
opere delle arti figurative.
Nei contratti a partecipazione l’editore è obbligato a rendere conto annualmente delle copie vendute.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Nel contratto di edizione il prezzo di copertina è fissato dall’editore, previo tempestivo avviso all’autore. Questi può opporsi al prezzo fissato o modificato dall’editore, se sia tale da pregiudicare gravemente i suoi interessi e la diffusione dell’opera.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

L’editore non può trasferire ad altri, senza il consenso dell’autore, i diritti acquistati, salvo pattuizione contraria oppure nel caso di cessione dell’azienda. Tuttavia, in questo ultimo caso i diritti dell’editore cedente non possono essere trasferiti se vi sia pregiudizio alla reputazione o alla diffusione dell’opera.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Se l’opera non trova smercio sul mercato al prezzo fissato, l’editore prima di svendere gli esemplari stessi a sottoprezzo o di mandarli al macero, deve interpellare l’autore se intende acquistarli per un prezzo calcolato su quello ricavabile dalla vendita sottoprezzo o ad uso di macero.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

I contratti di edizione si estinguono:
1) per il decorso del termine contrattuale;
2) per l’impossibilità di portarli a compimento a cagione dell’insuccesso dell’opera;
3) per la morte dell’autore, prima che l’opera sia compiuta, salva l’applicazione delle norme dell’art. 121;
4) perché l’opera non può essere pubblicata, riprodotta o messa in commercio per effetto di una decisione giudiziaria o di una disposizione di legge;
5) nei casi di risoluzione contemplati dall’art. 128 o nel caso previsto dall’art. 133;
6) nel caso di ritiro dell’opera dal commercio, a sensi delle disposizioni della sezione quinta di questo capo.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione III – Contratto di edizione

Il fallimento dell’editore non determina la risoluzione del contratto di edizione.
Il contratto di edizione è tuttavia risolto se il curatore, entro un anno dalla dichiarazione del fallimento, non continua l’esercizio dell’azienda editoriale o non la cede ad un altro editore nelle condizioni indicate nell’art. 132.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione IV – Contratti di rappresentazione e di esecuzione

Il contratto con il quale l’autore concede la facoltà di rappresentare in pubblico un’opera drammatica, drammatico-musicale, coreografica, pantomimica o qualunque altra opera destinata alla rappresentazione, è regolato, oltreché dalle disposizioni contenute nei codici, dalle disposizioni generali di questo capo e dalle disposizioni particolari che seguono.
Salvo patto contrario, la concessione di detta facoltà non è esclusiva e non è trasferibile ad altri.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione IV – Contratti di rappresentazione e di esecuzione

L’autore è obbligato:
1) a consegnare il testo dell’opera qualora questa non sia stata pubblicata per le stampe;
2) a garantire il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione IV – Contratti di rappresentazione e di esecuzione

Il concessionario è obbligato:
1) a rappresentare l’opera senza apportarvi aggiunte, tagli o variazioni non consentite dall’autore, e previo annuncio al pubblico, nelle forme d’uso, del titolo dell’opera, del nome dell’autore e del nome dell’eventuale traduttore o riduttore;
2) a lasciare invigilare la rappresentazione dall’autore;
3) a non mutare, senza gravi motivi, i principali interpreti dell’opera e i direttori dell’orchestra e dei cori, se furono designati d’accordo con l’autore.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione IV – Contratti di rappresentazione e di esecuzione

Per la rappresentazione dell’opera si applicano le norme degli artt. 127 e 128, meno per quanto riguarda il termine fissato al secondo comma dell’art. 127 che viene elevato a cinque anni, quando si tratti di opere drammatico-musicali.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione IV – Contratti di rappresentazione e di esecuzione

Se il cessionario del diritto di rappresentazione trascura, nonostante la richiesta dell’autore, di ulteriormente rappresentare l’opera dopo una prima rappresentazione, od un primo ciclo di rappresentazioni, l’autore della parte musicale o letteraria che dimostri la colpa del cessionario, ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto, con le conseguenze stabilite nel terzo comma dell’articolo 128.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione IV – Contratti di rappresentazione e di esecuzione

Il contratto che ha per oggetto l’esecuzione di una composizione musicale, è regolato dalle disposizioni di questa sezione, in quanto siano applicabili alla natura ed all’oggetto del contratto medesimo.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione V – Ritiro dell’opera dal commercio

L’autore, qualora concorrano gravi ragioni morali, ha diritto di ritirare l’opera dal commercio, salvo l’obbligo di indennizzare coloro che hanno acquistati i diritti di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o spacciare l’opera medesima.
Questo diritto è personale e non è trasmissibile.
Agli effetti dell’esercizio di questo diritto l’autore deve notificare il suo intendimento alle persone alle quali ha ceduto i diritti ed al Ministero della cultura popolare (1), il quale dà pubblica notizia dell’intendimento medesimo nelle forme stabilite dal regolamento.
Entro il termine di un anno a decorrere dall’ultima data delle notifiche e pubblicazioni, gli interessati possono ricorrere all’Autorità giudiziaria per opporsi all’esercizio della pretesa dell’autore o per ottenere la liquidazione ed il risarcimento del danno.

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione V – Ritiro dell’opera dal commercio

L’Autorità giudiziaria, se riconosce che sussistono gravi ragioni morali invocate dall’autore, ordina il divieto della riproduzione, diffusione, esecuzione, rappresentazione o spaccio dell’opera, a condizione del pagamento di una indennità a favore degli interessati fissando, la somma dell’indennizzo e il termine per il pagamento.
L’Autorità giudiziaria può anche pronunciare provvisoriamente il divieto con decreto su ricorso, se sussistono ragioni di urgenza, prima della decadenza del termine indicato nell’ultimo comma dell’articolo precedente, previo, occorrendo, il pagamento di una idonea cauzione.
Se l’indennità non è pagata nel termine fissato dall’Autorità giudiziaria cessa di pieno diritto la efficacia della sentenza.
La continuazione della riproduzione, diffusione, esecuzione, rappresentazione o spaccio dell’opera, dopo trascorso il termine per ricorrere all’Autorità giudiziaria, previsto nell’ultimo comma dell’articolo precedente, dopo dichiarato sospeso il commercio dell’opera, è soggetta alle sanzioni civili e penali comminate da questa legge per la violazione del diritto di autore.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Gli autori delle opere d’arte e di manoscritti hanno diritto ad un compenso sul prezzo di ogni vendita successiva alla prima cessione delle opere stesse da parte dell’autore.
2. Ai fini del primo comma si intende come vendita successiva quella comunque effettuata che comporta l’intervento, in qualita’ di venditori, acquirenti o intermediari, di soggetti che operano professionalmente nel mercato dell’arte, come le case d’asta, le gallerie d’arte e, in generale, qualsiasi commerciante di opere d’arte.
3. Il diritto di cui al comma 1 non si applica alle vendite quando il venditore abbia acquistato l’opera direttamente dall’autore meno di tre anni prima di tali vendite e il prezzo di vendita non sia superiore a 10.000,00 euro. La vendita si presume effettuata oltre i tre anni dall’acquisto salva prova contraria fornita dal venditore. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 2, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Ai fini dell’articolo 144, per opere si intendono gli originali delle opere delle arti figurative, comprese nell’articolo 2, come i quadri, i “collages”, i dipinti, i disegni, le incisioni, le stampe, le litografie, le sculture, gli arazzi, le ceramiche, le opere in vetro e le fotografie, nonche’ gli originali dei manoscritti, purche’ si tratti di creazioni eseguite dall’autore stesso o di esemplari considerati come opere d’arte e originali.
2. Le copie delle opere delle arti figurative prodotte in numero limitato dall’autore stesso o sotto la sua autorita’, sono considerate come originali purche’ siano numerate, firmate o altrimenti debitamente autorizzate dall’autore. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 3, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il diritto di cui all’articolo 144 e’ riconosciuto anche agli autori e ai loro aventi causa di paesi non facenti parte dell’Unione europea, solo ove la legislazione di tali paesi preveda lo stesso diritto a favore degli autori che siano cittadini italiani e dei loro aventi causa.
2. Agli autori di paesi non facenti parte dell’Unione europea non in possesso della cittadinanza italiana, ma abitualmente residenti in Italia, e’ riservato lo stesso trattamento previsto dalla presente sezione per i cittadini italiani. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 4, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il diritto di cui all’articolo 144 non puo’ formare oggetto di alienazione o di rinuncia, nemmeno preventivamente. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 5, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il diritto di cui all’articolo 144 dura per tutta la vita dell’autore e per settant’anni dopo la sua morte. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 6, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il diritto di cui all’articolo 144 spetta dopo la morte dell’autore agli eredi, secondo le norme del codice civile; in difetto di successori entro il sesto grado, il diritto e’ devoluto all’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici (ENAP) per i propri fini istituzionali. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 7, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il compenso previsto dall’articolo 144 e’ dovuto solo se il prezzo della vendita non e’ inferiore a 3.000,00 euro.
2. Fatto salvo quanto disposto dal comma 1, i compensi dovuti ai sensi dell’articolo 144 sono cosi’ determinati:
a) 4 per cento per la parte del prezzo di venditafino a 50.000 euro; (3)
b) 3 per cento per la parte del prezzo di vendita compresa tra euro 50.000,01 e 200.000,00 euro;
c) 1 per cento per la parte del prezzo di vendita compresa tra euro 200.000,01 e 350.000,00 euro;
d) 0,5 per cento per la parte del prezzo di vendita compresa tra euro 350.000,01 e 500.000,00 euro;
e) 0,25 per cento per la parte del prezzo di vendita superiore a 500.000,00 euro.
3. L’importo totale del compenso non puo’ essere comunque superiore a 12.500,00 euro. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 8, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(3) Lettera modificata dall’art. 11, L 25/2/2008, n.34.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il prezzo della vendita, ai fini dell’applicazione delle percentuali di cui all’articolo 150, e’ calcolato al netto dell’imposta. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 9, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Il compenso di cui agli articoli 144 e 150 e’ a carico del venditore.
2. Fermo restando quanto disposto nel comma 1, l’obbligo di prelevare e di trattenere dal prezzo di vendita il compenso dovuto e di versarne, nel termine stabilito dal regolamento, il relativo importo alla Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE), e’ a carico dei soggetti di cui all’articolo 144, comma 2.
3. Fino al momento in cui il versamento alla Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE) non sia stato effettuato, i soggetti di cui al comma 2 sono costituiti depositari, ad ogni effetto di legge, delle somme prelevate.
4. I soggetti di cui al comma 2, intervenuti nella vendita quali acquirenti o intermediari, rispondono solidalmente con il venditore del pagamento del compenso da questi dovuto. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 10, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Le vendite delle opere e dei manoscritti di cui alla presente sezione, il cui prezzo minimo sia quello indicato al comma 1 dell’articolo 150, debbono essere denunciate, a cura del professionista intervenuto quale venditore acquirente o intermediario, mediante dichiarazione alla Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE), nel termine e con le modalita’ stabilite nel regolamento.
2. Il soggetto di cui al comma 1 ha, altresi’, l’obbligo di fornire alla Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE), su richiesta di quest’ultima, per un periodo di tre anni successivi alla vendita, tutte le informazioni atte ad assicurare il pagamento dei compensi previsti dagli articoli precedenti, anche tramite l’esibizione della documentazione relativa alla vendita stessa. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 11, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. La Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE) provvede, secondo quanto disposto dal regolamento, a comunicare agli aventi diritto l’avvenuta vendita e la percezione del compenso ed a rendere pubblico, anche tramite il proprio sito informatico istituzionale, per tutto il periodo di cui al comma 2, l’elenco degli aventi diritto che non abbiano ancora rivendicato il compenso. Provvede, altresi’, al successivo pagamento del compenso al netto della provvigione, comprensiva delle spese, la cui misura e’ determinata con decreto del Ministro per i beni e le attivita’ culturali, sentita la Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE). Il decreto e’ sottoposto ad aggiornamento triennale.
2. Presso la Societa’ italiana degli autori ed editori (SIAE) sono tenuti a disposizione i compensi di cui al comma 1, che non sia stato possibile versare agli aventi diritto, per un periodo di cinque anni, decorrente dalla data a decorrere dalla quale gli stessi sono divenuti esigibili secondo quanto disposto dal regolamento. Decorso tale periodo senza che sia intervenuta alcuna rivendicazione dei compensi, questi ultimi sono devoluti all’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i pittori e scultori, musicisti scrittori ed autori drammatici (ENAP) per i propri fini istituzionali, con gli interessi legali dalla data di percezione delle somme fino a quella del pagamento al netto della provvigione di cui al comma 1. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 12, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo II – Trasmissione dei diritti di utilizzazione
Sezione VI – Diritti dell’autore sulle vendite successive di opere d’arte e di manoscritti (1)

1. Le disposizioni di cui alla presente Sezione si applicano anche alle opere anonime e pseudonime. (2)

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(1) Rubrica sostituita dall’art. 1, DLGS 13/2/2006 n. 118.
(2) Articolo sostituito dall’art. 13, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO III – Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Chi ha ragione di temere la violazione di un diritto di utilizzazione economica a lui spettante in virtu’ di questa legge oppure intende impedire la continuazione o la ripetizione di una violazione gia’ avvenuta sia da parte dell’autore della violazione che di un intermediario i cui servizi sono utilizzati per tale violazione puo’ agire in giudizio per ottenere che il suo diritto sia accertato e sia vietato il proseguimento della violazione. Pronunciando l’inibitoria, il giudice puo’ fissare una somma dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata o per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento.
2. Sono fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70.
3. L’azione e’ regolata dalle norme di questa sezione e dalledisposizioni del codice di procedura civile.". (1)

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(1) Articolo sostituito dall’art. 2, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III – Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
SEZIONE I – Difese e sanzioni civili
§1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Qualora una parte abbia fornito seri elementi dai quali si possa ragionevolmente desumere la fondatezza delle proprie domande ed abbia individuato documenti, elementi o informazioni detenuti dalla controparte che confermino tali indizi, essa puo’ ottenere che il giudice ne disponga l’esibizione oppure che richieda le informazioni alla coniroparte. Puo’ ottenere altresi’, che il giudice ordini alla controparte di fornire gli elementi per l’identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzione dei prodotti o dei servizi che costituiscono violazione dei diritti di cui alla presente legge.
2. In caso di violazione commessa su scala commerciale il giudice puo’ anche disporre, su richiesta di parte, l’esibizione della documentazione bancaria, finanziaria e commerciale che si trovi in possesso della controparte.
3. Il giudice, nell’assumere i provvedimenti di cui ai commi 1 e 2, adotta le misure idonee a garantire la tutela delle informazioni riservate, sentita la controparte.
4. Il giudice desume argomenti di prova dalle risposte che le partidanno e dal rifiuto ingiustificato di ottemperare agli ordini. (1)

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(1) Articolo inserito dall’art. 3, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III – Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
SEZIONE I – Difese e sanzioni civili
§1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. L’autorita’ giudiziaria sia nei giudizi cautelari che di merito puo’ ordinare, su istanza giustificata e proporzionata del richiedente, che vengano fornite informazioni sull’origine e sulle reti di distribuzione di merci o di prestazione di servizi che violano un diritto di cui alla presente legge da parte dell’autore della violazione e da ogni altra persona che:
a) sia stata trovata in possesso di merci oggetto di violazione di un diritto, su scala commerciale; sia stata sorpresa a utilizzare servizi oggetto di violazione di un diritto, su scala commerciale;
b) sia stata sorpresa a fornire su scala commerciale servizi utilizzati in attivita’ di violazione di un diritto;
c) sia stata indicata dai soggetti di cui alle lettere a) o b) come persona implicata nella produzione, fabbricazione o distribuzione di tali prodotti o nella fornitura di tali servizi.
2. Le informazioni di cui al comma 1 possono tra l’altro comprendere il nome e indirizzo dei produttori, dei fabbricanti, dei distributori, dei fornitori e degli altri precedenti detentori dei prodotti o dei servizi, nonche’ dei grossisti e dei dettaglianti, nonche’ informazioni sulle quantita’ prodotte, fabbricate, consegnate, ricevute o ordinate, nonche’ sul prezzo dei prodotti o servizi in questione.
3. Le informazioni vengono acquisite tramite interrogatorio dei soggetti di cui al comma 1.
4. Il richiedente deve fornire l’indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti sui quali ognuna di esse deve essere interrogata.
5. Il giudice, ammesso l’interrogatorio, richiede ai soggetti di cui al comma 1 le informazioni indicate dalla parte; puo’ altresi’ rivolgere loro, d’ufficio o su istanza di parte, tutte le domande che ritiene utili per chiarire le circostanze sulle quali si svolge l’interrogatorio.
6. Si applicano gli articoli 249, 250, 252, 255 e 257, primo comma,del codice di procedura civile. (1)

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(1) Articolo inserito dall’art. 4, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

Chi si trova nell’esercizio dei diritti di rappresentazione o di esecuzione di un’opera adatta a pubblico spettacolo, compresa l’opera cinematografica, o di un’opera o composizione musicale, può richiedere al Prefetto della provincia, secondo le norme stabilite dal regolamento, la proibizione della rappresentazione, o della esecuzione, ogni qualvolta manchi la prova scritta del consenso da esso prestato.
Il Prefetto provvede sulla richiesta, in base alle notizie e a documenti a lui sottoposti, permettendo, o vietando la rappresentazione o l’esecuzione, salvo alla parte interessata di adire l’Autorità giudiziaria, per i definitivi provvedimenti di sua competenza.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Chi venga leso nell’esercizio di un diritto di utilizzazione economica a lui spettante puo’ agire in giudizio per ottenere, oltre al risarcimento del danno che, a spese dell’autore della violazione, sia distrutto o rimosso lo stato di fatto da cui risulta la violazione.
2. Il risarcimento dovuto al danneggiato e’ liquidato secondo le disposizioni degli articoli 1223, 1226 e 1227 del codice civile. Il lucro cessante e’ valutato dal giudice ai sensi dell’articolo 2056, secondo comma, del codice civile, anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione del diritto. Il giudice puo’ altresi’ liquidare il danno in via forfettaria sulla base quanto meno dell’importo dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti, qualora l’autore della violazione avesse chiesto al titolare l’autorizzazione per l’utilizzazione del diritto.
3. Sono altresi’ dovuti i danni non patrimoniali ai sensidell’articolo 2059 del codice civile. (1)

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(1) Articolo sostituito dall’art. 5, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. La rimozione o la distruzione prevista nell’articolo 158 non puo’ avere per oggetto che gli esemplari o copie illecitamente riprodotte o diffuse, nonche’ gli apparecchi impiegati per la riproduzione o diffusione che non sono prevalentemente adoperati per diversa riproduzione o diffusione.
2. Se gli esemplari, le copie e gli apparecchi di cui al comma 1 sono suscettibili, previa adeguata modifica, di una utilizzazione legittima da parte dell’autore della violazione, puo’ essere disposto dal giudice il loro ritiro temporaneo dai commercio con possibilita’ di un loro reinserimento a seguito degli adeguamenti imposti a garanzia del rispetto del diritto.
3. Se una parte dell’esemplare, della copia o dell’apparecchio di cui al comma 1 puo’ essere impiegata per una diversa riproduzione o diffusione, l’interessato puo’ chiedere, a sue spese, la separazione di questa parte nel proprio interesse.
4. Se l’esemplare o la copia dell’opera o l’apparecchio di cui si chiede la rimozione o la distruzione hanno singolare pregio artistico o scientifico, il giudice ne puo’ ordinare di ufficio il deposito in un pubblico museo.
5. Il danneggiato puo’ sempre chiedere che gli esemplari, le copie e gli apparecchi soggetti alla distruzione gli siano aggiudicati per un determinato prezzo in conto del risarcimento dovutogli.
6. I provvedimenti della distruzione e della aggiudicazione non colpiscono gli esemplari o le copie contraffatte acquistati in buona fede per uso personale.
7. L’applicazione delle misure di cui al presente articolo deve essere proporzionata alla gravita’ della violazione e tenere contodegli interessi dei terzi. (1)

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(1) Articolo sostituito dall’art. 6, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

La rimozione o la distruzione non può essere domandata nell’ultimo anno della durata del diritto. In tal caso, deve essere ordinato il sequestro dell’opera o del prodotto sino alla scadenza della durata medesima. Qualora siano stati risarciti i danni derivati dalla violazione del diritto il sequestro può esser autorizzato anche ad una data anteriore a quella sopraindicata.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Agli effetti dell’esercizio delle azioni previste negli articoli precedenti, nonche’ della salvaguardia delle prove relative alla contraffazione, possono essere ordinati dall’Autorita’ giudiziaria la descrizione, l’accertamento, la perizia od il sequestro di cio’ che si ritenga costituire violazione del diritto di utilizzazione; puo’ inoltre farsi ricorso ai procedimenti d’istruzione preventiva.
2. Il sequestro non puo’ essere concesso nelle opere che risultano dal contributo di piu’ persone, salvo i casi di particolare gravita’ o quando la violazione del diritto di autore e’ imputabile a tutti i coautori.
3. L’Autorita’ giudiziaria puo’ anche ordinare, in casi particolarmente gravi, il sequestro dei proventi dovuti all’autore dell’opera o del prodotto contestato.
4. Le disposizioni della presente sezione si applicano a chi mette in circolazione in qualsiasi modo o detiene per scopi commerciali copie non autorizzate di programmi e qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale dei dispositivi applicati a protezione di unprogramma per elaboratore. (1)

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(1) Articolo sostituito dall’art. 7, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Salvo quanto diversamente disposto dalla presente legge, i procedimenti di cui all’articolo 161 sono disciplinati dalle norme del codice di procedura civile concernenti i procedimenti cautelari di sequestro e di istruzione preventiva per quanto riguarda la descrizione, l’accertamento e la perizia.
2. La descrizione e il sequestro vengono eseguiti a mezzo di ufficiale giudiziario, con l’assistenza, ove occorra, di uno o più periti ed anche con l’impiego di mezzi tecnici di accertamento, fotografici o di altra natura. Nel caso di pubblici spettacoli non si applicano le limitazioni di giorni e di ore previste per atti di questa natura dal codice di procedura civile.
3. Gli interessati possono essere autorizzati ad assistere alle operazioni anche a mezzo di propri rappresentanti e ad essere assistiti da tecnici di loro fiducia.
4. Alla descrizione non si applicano i commi secondo e terzo dell’articolo 693 del codice di procedura civile. Ai fini dell’articolo 697 del codice di procedura civile, il carattere dell’eccezionale urgenza deve valutarsi anche alla stregua dell’esigenza di non pregiudicare l’attuazione del provvedimento. Si applica anche alla descrizione il disposto degli articoli 669-octies, 669-undecies e 675 del codice di procedura civile.
5. Decorso il termine di cui all’articolo 675 del codice di procedura civile, possono essere completate le operazioni di descrizione e di sequestro già iniziate, ma non possono esserne iniziate altre fondate sullo stesso provvedimento; resta salva la facoltà di chiedere al giudice di disporre ulteriori provvedimenti di descrizione o sequestro nel corso del procedimento di merito.
6. Descrizione e sequestro possono concernere oggetti appartenenti a soggetti anche non identificati nel ricorso, purché si tratti di oggetti prodotti, offerti, importati o distribuiti dalla parte nei cui confronti siano stati emessi i suddetti provvedimenti e purché tali oggetti non siano adibiti ad uso personale, ovvero si tratti di opere diffuse con qualunque mezzo. Il verbale delle operazioni di sequestro e di descrizione, con il ricorso ed il provvedimento, deve essere notificato al terzo cui appartengono gli oggetti sui quali descrizione o sequestro sono stati eseguiti entro quindici giorni dalla conclusione delle operazioni stesse a pena di inefficacia (1).

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(1) Articolo così sostituito dall’art. 5, L. 18 agosto 2000, n. 248.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Se il giudice, nel rilasciare il provvedimento cautelare, non stabilisce il termine entro cui le parti devono iniziare il giudizio di merito, quest’ultimo deve essere iniziato entro il termine di venti giorni lavorativi o di trentuno giorni di calendario, qualora questi rappresentino un periodo piu’ lungo.
2. Il termine di cui al comma 1 decorre dalla pronuncia dell’ordinanza se avvenuta in udienza o, altrimenti, dalla sua comunicazione.
3. Se il giudizio di merito non e’ iniziato nel termine perentorio di cui al comma 1 ovvero se successivamente al suo inizio si estingue, il provvedimento cautelare perde la sua efficacia.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile ed agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito. In tali casiciascuna parte puo’ iniziare il giudizio di merito. (1)

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(1) Articolo inserito dall’art. 8, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Quando la parte lesa faccia valere l’esistenza di circostanze atte a pregiudicare il pagamento del risarcimento del danno, l’autorita’ giudiziaria puo’ disporre ai sensi dell’articolo 671 del codice di procedura civile il sequestro conservativo di beni mobili e immobili del presunto autore della violazione fino alla concorrenza del presumibile ammontare del danno, compreso il blocco dei suoi conti bancari e di altri beni. A tale fine, nei casi di violazioni commesse su scala commerciale, l’Autorita’ giudiziaria puo’ disporre la comunicazione delle documentazioni bancarie, finanziarie o commerciali, o l’appropriato accesso alle pertinentiinformazioni. (1)

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(1) Articolo inserito dall’art. 9, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. Il titolare di un diritto di utilizzazione economica puo’ chiedere che sia disposta l’inibitoria di qualsiasi attivita’, ivi comprese quelle costituenti servizi prestati da intermediari, che costituisca violazione del diritto stesso secondo le norme del codice di procedura civile concernenti i procedimenti cautelari. (2)
2. Pronunciando l’inibitoria, il giudice può fissare una somma dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata o per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento.
3. Ove in sede giudiziaria si accerti la mancata corresponsione del compenso relativo ai diritti di cui agli articoli 73 e 73-bis, oltre alla liquidazione dello stesso può essere disposta l’interdizione dall’utilizzo dei fonogrammi per un periodo da un minimo di quindici giorni ad un massimo di centottanta giorni.
4. Ove in sede giudiziaria si accerti l’utilizzazione di fonogrammi che, ai sensi dell’art. 74, arrecano pregiudizio al produttore fonografico, oltre alla interdizione definitiva dal loro utilizzo, può essere comminata una sanzione amministrativa da un minimo di euro 260,00 ad un massimo di euro 5.200,00 (1).

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(1) Articolo così sostituito prima dall’art. 6, L. 18 agosto 2000, n. 248 e poi dall’art. 24, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Comma sostituito dall’art. 10, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

Se le azioni previste in questa sezione e nella seguente sono promosse dall’ente di diritto pubblico indicato nell’articolo 180 si osservano le regole seguenti: (2)
1) i funzionari appartenenti agli enti sopramenzionati possono esercitare le azioni di cui sopra nell’interesse degli aventi diritto senza bisogno di mandato bastando che consti della loro qualità;
2) l’ente di diritto pubblico è dispensato dall’obbligo di prestare cauzione per la esecuzione degli atti per i quali questa cautela è prescritta o autorizzata;
3) l’ente di diritto pubblico designa i funzionari autorizzati a compiere attestazioni di credito per diritto d’autore nonché in relazione ad altre funzioni attribuite all’ente; dette attestazioni sono atti aventi efficacia di titolo esecutivo a norma dell’articolo 474 del codice di procedura civile (1).

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(1) Numero così sostituito prima dall’art. 7, L. 18 agosto 2000, n. 248 e poi dall’art. 25, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Alinea sostituito dall’art. 11, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

L’autore dell’opera oggetto del diritto di utilizzazione, anche dopo la cessione di tale diritto, ha sempre la facoltà di intervenire nei giudizi promossi dal cessionario a tutela dei suoi interessi.

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Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

Sull’istanza della parte interessata, o di ufficio, il giudice può ordinare che la sentenza venga pubblicata, per la sola parte dispositiva, in uno o più giornali ed anche ripetutamente a spese della parte soccombente.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 1 – Norme relative ai diritti di utilizzazione economica

1. I diritti di utilizzazione economica riconosciuti da questa legge possono anche essere fatti valere giudizialmente:
a) da chi si trovi nel possesso legittimo dei diritti stessi;
b) da chi possa agire in rappresentanza del titolare deidiritti. (1)

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(1) Articolo sostituito dall’art. 12, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 2 – Norme particolari ai giudizi concernenti l’esercizio del diritto morale

Nei giudizi concernenti l’esercizio del diritto morale sono applicabili, in quanto lo consente la natura di questo diritto, le norme contenute nella sezione (1) precedente, salva l’applicazione delle disposizioni dei seguenti articoli.

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(1) Recte «paragrafo».

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 2 – Norme particolari ai giudizi concernenti l’esercizio del diritto morale

L’azione a difesa dell’esercizio dei diritti che si riferiscono alla paternità dell’opera può dar luogo alla sanzione della rimozione e distruzione solo quando la violazione non possa essere convenientemente riparata mediante aggiunte o soppressioni sull’opera delle indicazioni che si riferiscono alla paternità dell’opera stessa o con altri mezzi di pubblicità.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione I – Difese e sanzioni civili
§ 2 – Norme particolari ai giudizi concernenti l’esercizio del diritto morale

L’azione a difesa dei diritti che si riferiscono all’integrità dell’opera può condurre alla rimozione o distruzione dell’esemplare deformato, mutilato o comunque modificato dell’opera, solo quando non sia possibile ripristinare detto esemplare nella forma primitiva a spese della parte interessata ad evitare la rimozione o la distruzione.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

Salvo quanto previsto dall’art. 171-bis e dall’art. 171-ter, è punito con la multa da da euro 51 a euro 2.065 (1) chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma (2):
a) riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un’opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nel regno esemplari prodotti all’estero contrariamente alla legge italiana;
a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa (3);
b) rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde con o senza variazioni od aggiunte, una opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale. La rappresentazione o esecuzione comprende la proiezione pubblica dell’opera cinematografica, l’esecuzione in pubblico delle composizioni musicali inserite nelle opere cinematografiche e la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico;
c) compie i fatti indicati nelle precedenti lettere mediante una delle forme di elaborazione previste da questa legge;
d) riproduce un numero di esemplari o esegue o rappresenta un numero di esecuzioni o di rappresentazioni maggiore di quello che aveva il diritto rispettivamente di produrre o di rappresentare;
e) [riproduce con qualsiasi processo di duplicazione dischi o altri apparecchi analoghi o li smercia, ovvero introduce nel territorio dello Stato le riproduzioni così fatte all’estero] (4);
f) in violazione dell’art. 79 ritrasmette su filo o per radio o registra in dischi fonografici o altri apparecchi analoghi le trasmissioni o ritrasmissioni radiofoniche o smercia i dischi fonografici o altri apparecchi indebitamente registrati.
Chiunque commette la violazione di cui al primo comma, lettera a-bis), è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima dell’emissione del decreto penale di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della pena stabilita dal primo comma per il reato commesso, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato (5).
La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a lire 1.000.000 (6) se i reati di cui sopra sono commessi sopra un’opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell’opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera medesima, qualora ne risulti offesa all’onore od alla reputazione dell’autore.
La violazione delle disposizioni di cui al terzo ed al quarto comma dell’articolo 68 comporta la sospensione della attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da da euro 1.032 a euro 5.164. (7).

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(1) La misura della multa è stata così elevata dall’art. 3, L. 12 luglio 1961, n. 603, nonché dall’art. 113, primo comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art. 32, secondo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689.
(2) Alinea così modificato prima dall’art. 9, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.) e poi dall’art. 2, L. 18 agosto 2000, n. 248.
(3) Lettera aggiunta dal comma 3-ter dell’art. 3, D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(4) Lettera così sostituita dall’art. 3, L. 5 maggio 1976, n. 404, e poi abrogata dall’art. 3, L. 29 luglio 1981, n. 406.
(5) Comma aggiunto dal comma 3-quater dell’art. 3, D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(6) La misura della multa è stata così elevata dall’art. 3, L. 12 luglio 1961, n. 603, nonché dall’art. 113, primo comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. Per effetto dell’art. 24 cod. pen. l’entità della sanzione non può superare lire 10.000.000. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art. 32, secondo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689.
(7) Comma aggiunto dall’art. 2, L. 18 agosto 2000, n. 248. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.

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Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire cinque milioni a lire trenta milioni. La stessa pena si applica se il fatto concerne qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.
2. Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto, distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l’estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire cinque milioni a lire trenta milioni. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a lire trenta milioni se il fatto è di rilevante gravità (1).

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(1) Il presente articolo, aggiunto dall’art. 10, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.) e modificato dall’art. 4, D.Lgs. 15 marzo 1996, n. 205 (Gazz. Uff. 24 aprile 1996, n. 96) e dall’art. 6, D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169, è stato da ultimo, così sostituito dall’art. 13, L. 18 agosto 2000, n. 248.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. È punito, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493chiunque a fini di lucro (1):
a) abusivamente duplica, riproduce, trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, un’opera dell’ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi, nastri o supporti analoghi ovvero ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento;
b) abusivamente riproduce, trasmette o diffonde in pubblico, con qualsiasi procedimento, opere o parti di opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, ovvero multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati;
c) pur non avendo concorso alla duplicazione o riproduzione, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, distribuisce, pone in commercio, concede in noleggio o comunque cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico, trasmette a mezzo della televisione con qualsiasi procedimento, trasmette a mezzo della radio, fa ascoltare in pubblico le duplicazioni o riproduzioni abusive di cui alle lettere a) e b);
d) detiene per la vendita o la distribuzione, pone in commercio, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico, trasmette a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, videocassette, musicassette, qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, od altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della presente legge, l’apposizione di contrassegno da parte della Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), privi del contrassegno medesimo o dotati di contrassegno contraffatto o alterato (2);
e) in assenza di accordo con il legittimo distributore, ritrasmette o diffonde con qualsiasi mezzo un servizio criptato ricevuto per mezzo di apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni ad accesso condizionato;
f) introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, distribuisce, vende, concede in noleggio, cede a qualsiasi titolo, promuove commercialmente, installa dispositivi o elementi di decodificazione speciale che consentono l’accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto;
f-bis) fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita o il noleggio, o detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all’art. 102-quater ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l’elusione di predette misure. Fra le misure tecnologiche sono comprese quelle applicate, o che residuano, a seguito della rimozione delle misure medesime conseguentemente a iniziativa volontaria dei titolari dei diritti o ad accordi tra questi ultimi e i beneficiari di eccezioni, ovvero a seguito di esecuzione di provvedimenti dell’autorità amministrativa o giurisdizionale (3);
h) abusivamente rimuove o altera le informazioni elettroniche di cui all’articolo 102-quinquies, ovvero distribuisce, importa a fini di distribuzione, diffonde per radio o per televisione, comunica o mette a disposizione del pubblico opere o altri materiali protetti dai quali siano state rimosse o alterate le informazioni elettroniche stesse (4).
2. È punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque:
a) riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende o pone altrimenti in commercio, cede a qualsiasi titolo o importa abusivamente oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti connessi;
a-bis) in violazione dell’articolo 16, a fini di lucro, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, o parte di essa (5);
b) esercitando in forma imprenditoriale attività di riproduzione, distribuzione, vendita o commercializzazione, importazione di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti commessi, si rende colpevole dei fatti previsti dal comma 1;
c) promuove o organizza le attività illecite di cui al comma 1.
3. La pena è diminuita se il fatto è di particolare tenuità.
4. La condanna per uno dei reati previsti nel comma 1 comporta:
a) l’applicazione delle pene accessorie di cui agli articoli 30 e 32-bis del codice penale;
b) la pubblicazione della sentenza ai sensi dell’articolo 36 delcodice penale; (7)
c) la sospensione per un periodo di un anno della concessione o autorizzazione di diffusione radiotelevisiva per l’esercizio dell’attività produttiva o commerciale.
5. Gli importi derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dai precedenti commi sono versati all’Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici (6).

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(1) Alinea così modificato prima dall’art. 1, D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come sostituito dalla relativa legge di conversione, e poi dal comma 3-quinquies dell’art. 3, D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.
(2) Lettera così sostituita dall’art. 26, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(3) Le lettere f-bis) ed h) sono state aggiunte dall’art. 26, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Il citato articolo 26 non ha previsto l’inserimento della lettera g) che, pertanto, nel testo risulta mancante.
(4) Le lettere f-bis) ed h) sono state aggiunte dall’art. 26, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Il citato articolo 26 non ha previsto l’inserimento della lettera g) che, pertanto, nel testo risulta mancante.
(5) Lettera aggiunta dall’art. 1, D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come sostituito dalla relativa legge di conversione, e poi così modificata dal comma 3-quinquies dell’art. 3, D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione. Vedi, anche, le altre disposizioni del citato art. 1.
(6) Il presente articolo aggiunto dall’art. 17, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685 e modificato dall’art. 1, D.Lgs. 15 marzo 1996, n. 204 (Gazz. Uff. 24 aprile 1996, n. 96) è stato, da ultimo, così sostituito dall’art. 14, L. 18 agosto 2000, n. 248. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.
(7) Lettera sostituita dall’art. 2, comma 217, L 23/12/2009, n. 191.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con l’arresto sino ad un anno o con l’ammenda da lire un milione a lire dieci milioni chiunque, abusivamente ed a fini di lucro:
a) concede in noleggio o comunque concede in uso a qualunque titolo, originali, copie o supporti lecitamente ottenuti di opere tutelate dal diritto di autore;
b) esegue la fissazione su supporto audio, video o audiovideo delle prestazioni artistiche di cui all’art. 80 (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 18, D.Lgs. 16 novembre 1994, n. 685. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Ai fini delle disposizioni di cui alla presente legge è equiparata alla concessione in noleggio la vendita con patto di riscatto ovvero sotto condizione risolutiva quando sia previsto che nel caso di riscatto o di avveramento della condizione il venditore restituisca una somma comunque inferiore a quella pagata oppure quando sia previsto da parte dell’acquirente, al momento della consegna, il pagamento di una somma a titolo di acconto o ad altro titolo comunque inferiore al prezzo di vendita (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 15, L. 18 agosto 2000, n. 248. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Quando il materiale sequestrato è, per entità, di difficile custodia, l’autorità giudiziaria può ordinarne la distruzione, osservate le disposizioni di cui all’articolo 83 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
2. È sempre ordinata la confisca degli strumenti e dei materiali serviti o destinati a commettere i reati di cui agli articoli 171-bis, 171-ter e 171-quater nonché delle videocassette, degli altri supporti audiovisivi o fonografici o informatici o multimediali abusivamente duplicati, riprodotti, ceduti, commerciati, detenuti o introdotti sul territorio nazionale, ovvero non provvisti di contrassegno SIAE, ove richiesto, o provvisti di contrassegno SIAE contraffatto o alterato, o destinato ad opera diversa. La confisca è ordinata anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale.
3. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche se i beni appartengono ad un soggetto giuridico diverso, nel cui interesse abbia agito uno dei partecipanti al reato (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 17, L. 18 agosto 2000, n. 248. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. La pena di cui all’articolo 171-ter, comma 1, si applica anche:
a) ai produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno di cui all’articolo 181-bis, i quali non comunicano alla SIAE entro trenta giorni dalla data di immissione in commercio sul territorio nazionale o di importazione i dati necessari alla univoca identificazione dei supporti medesimi;
b) salvo che il fatto non costituisca più grave reato, a chiunque dichiari falsamente l’avvenuto assolvimento degli obblighi di cui all’articolo 181-bis, comma 2, della presente legge (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 17, L. 18 agosto 2000, n. 248. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Qualora il fatto non costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale. Si intendono ad accesso condizionato tutti i segnali audiovisivi trasmessi da emittenti italiane o estere in forma tale da rendere gli stessi visibili esclusivamente a gruppi chiusi di utenti selezionati dal soggetto che effettua l’emissione del segnale, indipendentemente dalla imposizione di un canone per la fruizione di tale servizio.
2. La pena non è inferiore a due anni di reclusione e la multa a lire trenta milioni se il fatto è di rilevante gravità (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 17, L. 18 agosto 2000, n. 248.

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Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Chiunque si rifiuti senza giustificato motivo di rispondere alle domande del giudice ai sensi dell’articolo 156-ter ovvero fornisce allo stesso false informazioni e’ punito con le pene previste dall’articolo 372 del codice penale, ridotte dellameta’. (1)

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(1) Articolo inserito dall’art. 13, D.LGS. 16/3/2006, n. 140.

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Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. La pena principale per i reati di cui agli articoli 171-bis, 171-ter e 171-quater è diminuita da un terzo alla metà e non si applicano le pene accessorie a colui che, prima che la violazione gli sia stata specificatamente contestata in un atto dell’autorità giudiziaria, la denuncia spontaneamente o, fornendo tutte le informazioni in suo possesso, consente l’individuazione del promotore o organizzatore dell’attività illecita di cui agli articoli 171-ter e 171-quater, di altro duplicatore o di altro distributore, ovvero il sequestro di notevoli quantità di supporti audiovisivi e fonografici o di strumenti o materiali serviti o destinati alla commissione dei reati.
2. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al promotore o organizzatore delle attività illecite previste dall’articolo 171-bis, comma 1, e dall’articolo 171-ter, comma 1 (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 17, L. 18 agosto 2000, n. 248. Vedi, anche, l’art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall’art. 21, L. 30 luglio 2002, n. 189.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Se i fatti preveduti nell’articolo 171 sono commessi per colpa la pena e’ della sanzione amministrativa fino a 1.032,00 euro.
2. Con la stessa pena e’ punito chiunque esercita l’attivita’ di intermediario in violazione del disposto degli articoli 180 e 183.
3. La violazione delle disposizioni di cui al comma 2 dell’articolo 152 e all’articolo 153 comporta la sospensione dell’attivita’ professionale o commerciale da sei mesi ad un anno, nonche’ la sanzione amministrativa da 1.034,00 euro a 5.165,00 euro. (1)

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(1) Articolo sostituito dall’art. 14, DLGS 13/2/2006 n. 118.

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Sezione II – Difese e sanzioni penali

Le sanzioni previste negli articoli precedenti si applicano quando il fatto non costituisce reato più grave previsto dal codice penale o da altre leggi.

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Sezione II – Difese e sanzioni penali

Nei giudizi penali regolati da questa sezione la persona offesa, costituitasi parte civile, può sempre chiedere al giudice penale l’applicazione dei provvedimenti e delle sanzioni previsti dagli artt. 159 e 160.

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Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Ferme le sanzioni penali applicabili, la violazione delle disposizioni previste nella presente sezione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del prezzo di mercato dell’opera o del supporto oggetto della violazione, in misura comunque non inferiore a euro 103,00. Se il prezzo non è facilmente determinabile, la violazione è punita con la sanzione amministrativa da euro 103,00 a euro 1032,00. La sanzione amministrativa si applica nella misura stabilita per ogni violazione e per ogni esemplare abusivamente duplicato o riprodotto (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 8, L. 18 agosto 2000, n. 248 e successivamente così sostituito dall’art. 27, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Per la riduzione delle sanzioni amministrative di cui al presente articolo vedi il comma 17 dell’art. 7, L. 3 maggio 2004, n. 112.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Chiunque abusivamente utilizza, anche via etere o via cavo, duplica, riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento, anche avvalendosi di strumenti atti ad eludere le misure tecnologiche di protezione, opere o materiali protetti, oppure acquista o noleggia supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della presente legge, ovvero attrezzature, prodotti o componenti atti ad eludere misure di protezione tecnologiche è punito, purché il fatto non concorra con i reati di cui agli articoli 171, 171-bis, 171-ter, 171-quater, 171-quinquies, 171-septies e 171-octies, con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 154 e con le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.
2. In caso di recidiva o di fatto grave per la quantità delle violazioni o delle copie acquistate o noleggiate, la sanzione amministrativa è aumentata sino ad euro 1032,00 ed il fatto è punito con la confisca degli strumenti e del materiale, con la pubblicazione del provvedimento su due o più giornali quotidiani a diffusione nazionale o su uno o più periodici specializzati nel settore dello spettacolo e, se si tratta di attività imprenditoriale, con la revoca della concessione o dell’autorizzazione di diffusione radiotelevisiva o dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività produttiva o commerciale (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 8, L. 18 agosto 2000, n. 248 e successivamente così sostituito dall’art. 28, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68. Nel presente articolo erano stati aggiunti i commi 2-bis e 2-ter dall’art. 1, D.L. 22 marzo 2004, n. 72. Tale modifica non è più disposta dalla nuova formulazione del suddetto art. 1 come sostituito dalla legge di conversione.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative, applicati ai sensi degli articoli 174-bis e 174-ter, affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze:
a) in misura pari al cinquanta per cento ad un Fondo iscritto allo stato di previsione del Ministero della giustizia destinato al potenziamento delle strutture e degli strumenti impiegati nella prevenzione e nell’accertamento dei reati previsti dalla presente legge. Il Fondo è istituito con decreto adottato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
b) nella restante misura, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per la promozione delle campagne informative di cui al comma 3-bis dell’articolo 26 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 29, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO III- Disposizioni comuni
Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie
Sezione II – Difese e sanzioni penali

1. Quando esercita l’azione penale per taluno dei reati non colposi previsti dalla presente sezione commessi nell’àmbito di un esercizio commerciale o di un’attività soggetta ad autorizzazione, il pubblico ministero ne dà comunicazione al questore, indicando gli elementi utili per l’adozione del provvedimento di cui al comma 2.
2. Valutati gli elementi indicati nella comunicazione di cui al comma 1, il questore, sentiti gli interessati, può disporre, con provvedimento motivato, la sospensione dell’esercizio o dell’attività per un periodo non inferiore a quindici giorni e non superiore a tre mesi, senza pregiudizio del sequestro penale eventualmente adottato.
3. In caso di condanna per taluno dei reati di cui al comma 1, è sempre disposta, a titolo di sanzione amministrativa accessoria, la cessazione temporanea dell’esercizio o dell’attività per un periodo da tre mesi ad un anno, computata la durata della sospensione disposta a norma del comma 2. Si applica l’articolo 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689. In caso di recidiva specifica è disposta la revoca della licenza di esercizio o dell’autorizzazione allo svolgimento dell’attività.
4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche nei confronti degli stabilimenti di sviluppo e di stampa, di sincronizzazione e postproduzione, nonché di masterizzazione, tipografia e che comunque esercitino attività di produzione industriale connesse alla realizzazione dei supporti contraffatti e nei confronti dei centri di emissione o ricezione di programmi televisivi. Le agevolazioni di cui all’art. 45 della legge 4 novembre 1965, n. 1213, e successive modificazioni, sono sospese in caso di esercizio dell’azione penale; se vi è condanna, sono revocate e non possono essere nuovamente concesse per almeno un biennio (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 30, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO IV- Diritto demaniale

[Per ogni rappresentazione, esecuzione o radiodiffusione di un’opera adatta a pubblico spettacolo o di un’opera musicale, quando, per qualsiasi motivo, essa sia di pubblico dominio, deve essere corrisposto allo Stato da chi rappresenta, esegue o radiodiffonde l’opera, con le norme stabilite dal regolamento, un diritto demaniale sugli incassi lordi e sulle quote degli incassi corrispondenti alla parte che l’opera occupa nella rappresentazione, esecuzione o radiodiffusione complessiva, qualunque sia lo scopo della rappresentazione, esecuzione o radiodiffusione e qualunque sia il paese di origine dell’opera.
L’ammontare del diritto demaniale (1) è determinato con decreto reale da emanarsi a norma dell’art. 3, n. 1, della L. 31 gennaio 1926, n. 100.
La determinazione dell’ammontare del diritto demaniale sulla esecuzione di pezzi staccati di opere musicali o di brevi composizioni è attribuita alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (2), secondo le norme del regolamento, sulla base dell’ammontare del compenso normalmente richiesto dall’ente suddetto per le opere tutelate eseguite in analoghe condizioni] (3).
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(1) Con l’art. 5 della L. 6 febbraio 1942, n. 95, l’ammontare del diritto demaniale è stato determinato nella misura del cinque per cento.
(2) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».
(3) Articolo abrogato dall’art. 6, D.L. 31 dicembre 1996, n. 669.

TITOLO IV- Diritto demaniale

[Il diritto demaniale è dovuto anche sulle rappresentazioni od esecuzioni pubbliche e sulle radiodiffusioni di elaborazioni tutelate delle opere di pubblico dominio indicate nell’articolo precedente. In tal caso, fermi restando i diritti dell’autore della elaborazione, l’ammontare del diritto demaniale è determinato nella metà di quanto sarebbe dovuto se la rappresentazione o radiodiffusione avesse avuto per oggetto l’opera di pubblico dominio nella sua forma originale] (1).

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(1) Articolo abrogato dall’art. 6, D.L. 31 dicembre 1996, n. 669.

TITOLO IV- Diritto demaniale

[Sullo spaccio di ogni esemplare di opere letterarie, scientifiche, didattiche e musicali di pubblico dominio, pubblicate in volumi, deve essere corrisposto dall’editore a favore della cassa di assistenza e di previdenza degli autori scrittori, e musicisti, un diritto del 3 per cento in cifra tonda sul prezzo di copertina. Per i volumi il cui prezzo non è superiore a lire 10, tale diritto è ridotto al 2 per cento.
Sullo spaccio di esemplari di elaborazioni tutelate delle opere suddette l’ammontare del diritto è ridotto alla metà] (1).

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(1) Articolo abrogato dall’art. 3, L. 22 maggio 1993, n. 159.

TITOLO IV- Diritto demaniale

[Ai fini della corresponsione del diritto previsto all’articolo precedente, ogni esemplare delle opere suddette destinate allo spaccio deve essere contrassegnato dall’Ente italiano per il diritto di autore, secondo le norme del regolamento, e a cura dell’editore.
Il diritto è corrisposto per ogni esemplare effettivamente venduto secondo le norme del regolamento] (1).

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(1) Articolo abrogato dall’art. 3, L. 22 maggio 1993, n. 159.

TITOLO IV- Diritto demaniale

[La corresponsione del diritto previsto nell’art. 177 può essere effettuata globalmente mediante convenzione stipulata tra le associazioni sindacali interessate] (1).

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(1) Articolo abrogato dall’art. 3, L. 22 maggio 1993, n. 159.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

L’attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, è riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (1) (2).
Tale attività è esercitata per effettuare:
1) la concessione, per conto e nell’interesse degli aventi diritto, di licenze e autorizzazioni per la utilizzazione economica di opere tutelate;
2) la percezione dei proventi derivanti da dette licenze ed autorizzazioni;
3) la ripartizione dei proventi medesimi tra gli aventi diritto.
L’attività dell’ente si eserciterà altresì secondo le norme stabilite dal regolamento in quei paesi stranieri nei quali esso ha una rappresentanza organizzata.
La suddetta esclusività di poteri non pregiudica la facoltà spettante all’autore, ai suoi successori o agli aventi causa, di esercitare direttamente i diritti loro riconosciuti da questa legge.
Nella ripartizione dei proventi prevista al n. 3 del secondo comma una quota parte deve essere in ogni caso riservata all’autore. I limiti e le modalità della ripartizione sono determinate dal regolamento.
Quando, però, i diritti di utilizzazione economica dell’opera possono dar luogo a percezioni di proventi in paesi stranieri in favore di cittadini italiani domiciliati o residenti nel regno, nell’Africa italiana e nei possedimenti italiani, ed i titolari di tali diritti non provvedono, per qualsiasi motivo, alla percezione dei proventi, trascorso un anno dalla loro esigibilità è conferito alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (1) il potere di esercitare i diritti medesimi per conto e nell’interesse dell’autore e dei suoi successori o aventi causa.
I proventi di cui al precedente comma riscossi alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (1), detratte le spese di riscossione, saranno tenuti a disposizione degli aventi diritto, per un periodo di tre anni; trascorso questo termine senza che siano stati reclamati dagli aventi diritto, saranno versati alla Confederazione nazionale professionisti ed artisti (2), per scopi di assistenza alle categorie degli autori, scrittori e musicisti.

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(1) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».
(2) Comma così modificato dall’art. 10, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581.
(2) Articolo aggiunto dall’art. 11, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

1. Il diritto esclusivo di autorizzare la ritrasmissione via cavo è esercitato dai titolari dei diritti d’autore e dai detentori dei diritti connessi esclusivamente attraverso la Società italiana degli autori ed editori. Per i detentori dei diritti connessi la Società italiana degli autori ed editori agisce sulla base di apposite convenzioni da stipulare con l’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori per i diritti degli artisti interpreti esecutori ed eventualmente con altre società di gestione collettiva appositamente costituite per amministrare, quale loro unica o principale attività, gli altri diritti connessi.
2. Dette società operano anche nei confronti dei titolari non associati della stessa categoria di diritti con gli stessi criteri impiegati nei confronti dei propri associati.
3. I titolari non associati possono far valere i propri diritti entro il termine di tre anni dalla data della ritrasmissione via cavo che comprende la loro opera o altro elemento protetto.
4. Gli organismi di radiodiffusione sono esentati dall’obbligo di cui al comma 1 per la gestione dei diritti delle proprie emissioni sia che si tratti di diritti propri sia che si tratti di titolarità acquisita (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 11, D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

Oltre alle funzioni indicate nell’articolo precedente ed a quelle demandategli da questa legge o da altre disposizioni, la Società italiana degli autori ed editori (1) può esercitare altri compiti connessi con la protezione delle opere dell’ingegno, in base al suo statuto.
L’ente può assumere, per conto dello Stato o di enti pubblici o privati, servizi di accertamento e di percezione di tasse, contributi, diritti.

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(1) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

1. Ai sensi dell’articolo 181 e agli effetti di cui agli articoli 171-bis e 171-ter, la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) appone un contrassegno su ogni supporto contenente programmi per elaboratore o multimediali nonché su ogni supporto contenente suoni, voci o immagini in movimento, che reca la fissazione di opere o di parti di opere tra quelle indicate nell’articolo 1, primo comma, destinati ad essere posti comunque in commercio o ceduti in uso a qualunque titolo a fine di lucro. Analogo sistema tecnico per il controllo delle riproduzioni di cui all’articolo 68 potrà essere adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base di accordi tra la SIAE e le associazioni delle categorie interessate.
2. Il contrassegno è apposto sui supporti di cui al comma 1 ai soli fini della tutela dei diritti relativi alle opere dell’ingegno, previa attestazione da parte del richiedente dell’assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. In presenza di seri indizi, la SIAE verifica, anche successivamente, circostanze ed elementi rilevanti ai fini dell’apposizione.
3. Fermo restando l’assolvimento degli obblighi relativi ai diritti di cui alla presente legge, il contrassegno, secondo modalità e nelle ipotesi previste nel regolamento di cui al comma 4, che tiene conto di apposite convenzioni stipulate tra la SIAE e le categorie interessate, può non essere apposto sui supporti contenenti programmi per elaboratore disciplinati dal decreto legislativo 29 dicembre 1992, n. 518, utilizzati esclusivamente mediante elaboratore elettronico, sempre che tali programmi non contengano suoni, voci o sequenze di immagini in movimento tali da costituire opere fonografiche, cinematografiche o audiovisive intere, non realizzate espressamente per il programma per elaboratore, ovvero loro brani o parti eccedenti il cinquanta per cento dell’opera intera da cui sono tratti, che diano luogo a concorrenza all’utilizzazione economica delle opere medesime. In tali ipotesi la legittimità dei prodotti, anche ai fini della tutela penale di cui all’articolo 171-bis, è comprovata da apposite dichiarazioni identificative che produttori e importatori preventivamente rendono alla SIAE.
4. I tempi, le caratteristiche e la collocazione del contrassegno sono individuati da un regolamento di esecuzione da emanare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sentite la SIAE e le associazioni di categoria interessate, nei termini più idonei a consentirne la agevole applicabilità, la facile visibilità e a prevenire l’alterazione e la falsificazione delle opere. Fino alla data di entrata in vigore del predetto regolamento, resta operativo il sistema di individuazione dei tempi, delle caratteristiche e della collocazione del contrassegno determinatosi sotto la disciplina previgente. Le spese e gli oneri, anche per il controllo, sono a carico dei richiedenti e la loro misura, in assenza di accordo tra la SIAE e le categorie interessate, è determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il comitato consultivo permanente per il diritto di autore.
5. Il contrassegno deve avere, comunque, caratteristiche tali da non poter essere trasferito su altro supporto. Deve contenere elementi tali da permettere la identificazione del titolo dell’opera per la quale è stato richiesto, del nome dell’autore, del produttore o del titolare del diritto d’autore. Deve contenere altresì l’indicazione di un numero progressivo per ogni singola opera riprodotta o registrata nonché della sua destinazione alla vendita, al noleggio e a qualsiasi altra forma di distribuzione.
6. L’apposizione materiale del contrassegno può essere affidata anche in parte al richiedente o ad un terzo da questi delegato, i quali assumono le conseguenti responsabilità a termini di legge. I medesimi soggetti informano almeno trimestralmente la SIAE circa l’attività svolta e lo stadio di utilizzo del materiale consegnato. Ai fini della tempestiva apposizione del contrassegno, fuori dei casi in cui esista apposita convenzione tra il produttore e la SIAE, l’importatore ha l’obbligo di dare alla SIAE preventiva notizia dell’ingresso nel territorio nazionale dei prodotti. Si osservano le disposizioni di cui al comma 4.
7. Nei casi di cui al comma 6, la SIAE e il richiedente possono concordare che l’apposizione del contrassegno sia sostituita da attestazione temporanea resa ai sensi del comma 2, corredata dalla presa d’atto della SIAE.
8. Agli effetti dell’applicazione della legge penale, il contrassegno è considerato segno distintivo di opera dell’ingegno (1).
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(1) Articolo aggiunto dall’art. 10, L. 18 agosto 2000, n. 248.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

1. I compensi per le riproduzioni di cui al quarto e quinto comma dell’articolo 68 sono riscossi e ripartiti, al netto di una provvigione, dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE). In mancanza di accordi tra la SIAE e le associazioni delle categorie interessate, la misura e le modalità di pagamento dei detti compensi, nonché la misura della provvigione spettante alla Società, sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentite le parti interessate e il comitato consultivo di cui all’articolo 190. L’efficacia delle disposizioni di cui ai commi quarto e quinto dell’articolo 68 decorre dalla data di stipulazione dei detti accordi ovvero dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
2. La ripartizione fra gli aventi diritto, per i quali la SIAE non svolga già attività di intermediazione ai sensi dell’articolo 180, può avvenire anche tramite le principali associazioni delle categorie interessate, individuate con proprio decreto dal Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il comitato consultivo di cui all’articolo 190, in base ad apposite convenzioni (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 2, L. 18 agosto 2000, n. 248.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

[L’Ente italiano per il diritto di autore (1) è sottoposto alla vigilanza del Ministero della cultura popolare (2), secondo le norme del regolamento.
Il suo statuto è approvato con decreto reale (3), su proposta del Ministro per la cultura popolare (4), di concerto con quelli per gli affari esteri, per l’Africa italiana (5), per la grazia e giustizia, per le finanze e per l’educazione nazionale] (6).

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(1) Ora, Società italiana degli autori ed editori.
(2) Ora, della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
(3) Ora, del Presidente della Repubblica.
(4) Ora, del Presidente del Consiglio dei Ministri.
(5) Il Ministro per l’Africa italiana è stato soppresso con L. 29 aprile 1953, n. 430.
(6) Articolo soppresso dall’art. 7, comma 8, D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 419.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

1. All’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ed alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) è attribuita, nell’àmbito delle rispettive competenze previste dalla legge, al fine di prevenire ed accertare le violazioni della presente legge, la vigilanza:
a) sull’attività di riproduzione e duplicazione con qualsiasi procedimento, su supporto audiovisivo, fonografico e qualsiasi altro supporto nonché su impianti di utilizzazione in pubblico, via etere e via cavo, nonché sull’attività di diffusione radiotelevisiva con qualsiasi mezzo effettuata;
b) sulla proiezione in sale cinematografiche di opere e registrazioni tutelate dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi al suo esercizio;
c) sulla distribuzione, la vendita, il noleggio, l’emissione e l’utilizzazione in qualsiasi forma dei supporti di cui alla lettera a);
d) sui centri di riproduzione pubblici o privati, i quali utilizzano nel proprio ambito o mettono a disposizione di terzi, anche gratuitamente, apparecchi per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione;
d-bis) sull’attività di fabbricazione, importazione e distribuzione degli apparecchi e dei supporti di cui all’art. 71-septies (1).
d-ter) sulle case d’asta, le gallerie e in genere qualsiasi soggetto che eserciti professionalmente il commercio di opere d’arte o di manoscritti. (4)
2. La SIAE, nei limiti dei propri compiti istituzionali, si coordina, a norma del comma 1, con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
3. Per lo svolgimento dei compiti indicati nel comma 1, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può conferire funzioni ispettive a propri funzionari ed agire in coordinamento con gli ispettori della SIAE. Gli ispettori possono accedere ai locali dove vengono svolte le attività di riproduzione, duplicazione, vendita, emissione via etere e via cavo o proiezione cinematografica, nonché le attività ad esse connesse; possono altresì accedere ai locali dove vengono svolte le attività di cui alla lettera e) del comma 1. Possono richiedere l’esibizione della documentazione relativa all’attività svolta, agli strumenti e al materiale in lavorazione, in distribuzione, in fase di utilizzazione attraverso l’emissione o la ricezione via etere e via cavo o la proiezione cinematografica, nonché quella relativa agli apparecchi e supporti di registrazione di cui all’articolo 71-septies. Nel caso in cui i suddetti locali non siano luoghi aperti al pubblico, stabilimenti industriali o esercizi commerciali o emittenti radiotelevisive, l’accesso degli ispettori deve essere autorizzato dall’autorità giudiziaria (2) (3).

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(1) Lettera aggiunta dall’art. 31, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Comma così sostituito dall’art. 31, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(3) Articolo aggiunto dall’art. 11, L. 18 agosto 2000, n. 248.
(4) Lettera aggiunta dall’art. 15, DLGS 13/2/2006 n. 118.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

1. Gli ispettori, in caso di accertamento di violazione delle norme di legge, compilano processo verbale, da trasmettere immediatamente agli organi di polizia giudiziaria per il compimento degli atti previsti dagli articoli 347 e seguenti del codice di procedura penale (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 11, L. 18 agosto 2000, n. 248.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

L’esercizio delle attività per il collocamento, presso le compagnie, e le imprese teatrali di opere drammatiche, non musicali, italiane, è sottoposto alla preventiva autorizzazione del Ministro della cultura popolare (1), secondo le norme del regolamento.
A tale autorizzazione non è sottoposto l’autore ed i suoi successori per causa di morte.
Vi sono peraltro soggetti i traduttori di opere straniere.
L’esercizio della attività di collocamento è soggetto alla vigilanza del Ministero della cultura popolare (1), secondo le norme del regolamento.

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(1) Ora, del Ministero del turismo e dello spettacolo.

TITOLO V- Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore

Chiunque collochi in paesi stranieri opere italiane drammatiche, non musicali, deve farne denuncia entro tre giorni all’Ente italiano per gli scambi teatrali, il quale trasmette mensilmente l’elenco delle denunce ricevute al Ministero della cultura popolare (1) con le sue eventuali osservazioni e proposte.
L’Ente italiano per gli scambi teatrali esercita inoltre altre funzioni che gli sono demandate dal suo statuto.
All’Ente italiano per gli scambi teatrali si applicano le disposizioni dell’art. 182.

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(1) Ora, del Ministero del turismo e dello spettacolo.

TITOLO VI- Sfera di applicazione della legge

Questa legge si applica a tutte le opere di autori italiani, dovunque pubblicate per la prima volta, salve le disposizioni dell’art. 189.
Si applica egualmente alle opere di autori stranieri, domiciliati in Italia, che siano state pubblicate per la prima volta in Italia.
Può essere applicata ad opere di autori stranieri, fuori delle condizioni di protezione indicate nel comma precedente, quando sussistano le condizioni previste negli articoli seguenti.

TITOLO VI- Sfera di applicazione della legge

Le convenzioni internazionali per la protezione delle opere dell’ingegno regolano la sfera di applicazione di questa legge alle opere di autori stranieri.
Se le convenzioni contengono un patto generico di reciprocità o di parità di trattamento, detto patto è interpretato secondo le norme di equivalenza di fatto delle due protezioni stabilite negli articoli seguenti.
Salve le convenzioni internazionali per la protezione dei fonogrammi, la formalità prevista quale condizione dell’esercizio dei diritti spettanti al produttore di fonogrammi che non possono essere considerati nazionali, si riterrà soddisfatta qualora su tutti gli esemplari del supporto fonografico sia apposto in modo stabile il simbolo (P) accompagnato dall’indicazione dell’anno di prima pubblicazione (1).

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(1) Comma aggiunto dall’art. 32, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO VI- Sfera di applicazione della legge

In difetto di convenzioni internazionali, le opere di autori stranieri che non rientrano nelle condizioni previste nel secondo comma dell’articolo 185 godono della protezione sancita da questa legge, a condizione che lo Stato di cui è cittadino l’autore straniero conceda alle opere di autori italiani una protezione effettivamente equivalente e nei limiti di detta equivalenza.
Se lo straniero, è apolide o di nazionalità controversa, la norma del comma precedente è riferita allo Stato nel quale l’opera è stata pubblicata per la prima volta.

 

TITOLO VI- Sfera di applicazione della legge

L’equivalenza di fatto, osservate le norme che seguono, è accertata e regolata con decreto reale da emanarsi a norma dell’art. 3, n. 1, della L. 31 gennaio 1926, n. 100.
La durata della protezione dell’opera straniera non può in nessun caso eccedere quella di cui l’opera gode nello Stato di cui è cittadino l’autore straniero.
Se la legge di detto Stato abbraccia nella durata della protezione un periodo di licenza obbligatoria, l’opera straniera è sottoposta in Italia ad una norma equivalente.
Se la legge di detto Stato sottopone la protezione alla condizione dell’adempimento di formalità, di dichiarazioni di riserva o di depositi di copie dell’opera o ad altre formalità qualsiasi, l’opera straniera è sottoposta in Italia a formalità equivalenti determinate col decreto reale.
Il decreto reale può altresì sottoporre la protezione dell’opera straniera allo adempimento di altre particolari formalità o condizioni.

 

TITOLO VI- Sfera di applicazione della legge

Le disposizioni dell’art. 185 si applicano all’opera cinematografica, al disco fonografico o apparecchio analogo, ai diritti degli interpreti, attori o artisti esecutori, alla fotografia ed alle opere della ingegneria, in quanto si tratti di opere o prodotti realizzati in Italia o che possano considerarsi nazionali a termini di questa legge o di altra legge speciale.
In difetto della condizione sopraindicata sono applicabili a dette opere, diritti o prodotti, le disposizioni degli artt. 186, 187 e 188.

 

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

È istituito presso il Ministero della cultura popolare (1) un comitato consultivo permanente per il diritto di autore.
Il comitato provvede allo studio delle materie attinenti al diritto di autore o ad esso connesse e dà pareri sulle questioni relative quando ne sia richiesto dal Ministro per la cultura popolare (2) o quando sia prescritto da speciali disposizioni.
Il Comitato esperisce il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 71-quinquies, comma 4 (3).

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
(2) Ora, Presidente del Consiglio dei Ministri.
(3) Comma aggiunto dall’art. 33, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

 

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

Il comitato è composto:
a) di un presidente designato dal Ministro per la cultura popolare (1);
b) dei vice presidenti delle corporazioni delle professioni e delle arti, dello spettacolo e della carta e stampa (2);
c) di un rappresentante del p.n.f. (3);
d) di un rappresentante dei Ministeri degli affari esteri, dell’Africa italiana (4), di grazia e giustizia, delle finanze, delle corporazioni (5), e di due rappresentanti del Ministero della educazione nazionale;
e) dei direttori generali per il teatro, per la cinematografia, per la stampa italiana, dell’ispettore per la radiodiffusione e la televisione del Ministero della cultura popolare (6) e, del capo dell’ufficio della proprietà letteraria scientifica ed artistica;
f) dei presidenti delle confederazioni dei professionisti ed artisti e degli industriali, e di tre rappresentanti per ciascuna delle confederazioni suddette particolarmente competenti in materia di diritto di autore, nonché di un rappresentante della confederazione dei lavoratori dell’industria, designato dalla federazione nazionale dei lavoratori dello spettacolo (7);
g) del presidente della Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (8);
h) di tre esperti in materia di diritto di autore designati dal Ministro per la cultura popolare (1).
I membri del comitato sono nominati con decreto del Ministro per la cultura popolare (1) e durano in carica un quadriennio.

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(1) Ora, Presidente del Consiglio dei Ministri.
(2) Le organizzazioni sindacali fasciste sono state soppresse con D.Lgs.Lgt 23 novembre 1944, n. 369.
(3) Il P.N.F. è stato soppresso con R.D.L. 2 agosto 1943, n. 704.
(4) Il Ministero dell’Africa italiana è stato soppresso con L. 29 aprile 1953, n. 430.
(5) Ora, Ministero dell’industria e commercio (R.D. 9 agosto 1943, n. 718 e D.Lgs.Lgt. 21 giugno 1945, n. 377).
(6) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
(7) Le organizzazioni sindacali fasciste sono state soppresse con D.Lgs.Lgt 23 novembre 1944, n. 369.
(8) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

Il comitato si riunisce in sessione ordinaria ogni anno alla data stabilita dal Ministro per la cultura popolare (1) ed in via straordinaria tutte le volte che ne sarà richiesto dal ministro (1) stesso.

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(1) Ora, Presidente del Consiglio dei Ministri.

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

Il comitato può essere convocato: a) in adunanza generale; b) in commissioni speciali.
Partecipano all’adunanza generale tutti i membri del comitato. Le commissioni speciali sono costituite per lo studio di determinate questioni, di volta in volta, con provvedimento del presidente ovvero per l’effettuazione del tentativo di conciliazione di cui all’articolo 71-quinquies, comma 4. In tale caso la commissione speciale è composta da tre membri, scelti tra gli esperti in materia di diritto d’autore di cui all’articolo 191, primo comma, lettera h), ed i rappresentanti dei Ministeri. Il presidente della commissione è comunque scelto tra i rappresentanti dei Ministeri (1).
Il Ministro per la cultura popolare (2), su proposta del presidente del comitato, può invitare alle riunioni anche persone estranee al comitato, particolarmente competenti nelle questioni da esaminare, senza diritto a voto.

————————
(1) Comma così sostituito dall’art. 34, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.
(2) Ora, Presidente del Consiglio dei Ministri.

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

La segreteria è affidata al capo dell’ufficio della proprietà letteraria, scientifica e artistica presso il Ministero della cultura popolare (1).

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(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

1. La richiesta di conciliazione di cui all’art. 71-quinquies, comma 4, sottoscritta dall’associazione o dall’ente proponente, è consegnata al comitato di cui all’art. 190 o spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Entro dieci giorni dal ricevimento della richiesta, il presidente del comitato nomina la commissione speciale di cui all’art. 193, comma secondo. Copia della richiesta deve essere consegnata o spedita a cura dello stesso proponente alla controparte.
2. La richiesta deve precisare:
a) il luogo dove devono essere fatte al richiedente le comunicazioni inerenti alla procedura;
b) l’indicazione delle ragioni poste a fondamento della richiesta.
3. Entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta la parte convenuta, qualora non accolga la richiesta della controparte, deposita presso la commissione predetta osservazioni scritte. Entro i dieci giorni successivi al deposito, il presidente della commissione fissa la data per il tentativo di conciliazione.
4. Se la conciliazione riesce, viene redatto separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dal presidente della commissione. Il verbale costituisce titolo esecutivo.
5. Se non si raggiunge l’accordo tra le parti, la commissione formula una proposta per la definizione della controversia. Se la proposta non è accettata, i termini di essa sono riassunti nel verbale con l’indicazione delle valutazioni espresse dalle parti.
6. Nel successivo giudizio sono acquisiti, anche d’ufficio, i verbali concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito. Il giudice valuta il comportamento tenuto dalle parti nella fase conciliativa ai fini del regolamento delle spese.
7. La domanda giudiziale diventa procedibile trascorsi novanta giorni dalla promozione del tentativo di conciliazione.
8. Il giudice che rileva che non è stato promosso il tentativo di conciliazione secondo le disposizioni di cui ai precedenti commi o che la domanda giudiziale è stata promossa prima della scadenza del termine di 90 giorni dalla promozione del tentativo, sospende il giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di 60 giorni per promuovere il tentativo di conciliazione. Espletato quest’ultimo o decorso il termine di 90 giorni, il processo può essere riassunto entro il termine perentorio di 180 giorni. Ove il processo non sia stato tempestivamente riassunto, il giudice dichiara d’ufficio l’estinzione del processo con decreto cui si applica la disposizione di cui all’articolo 308 del codice di procedura civile (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 35, D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68.

TITOLO VII – Comitato consultivo permanente per il diritto di autore

Ai membri del comitato sono corrisposti gettoni di presenza per ogni giornata di adunanza ai sensi delle disposizioni in vigore.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

È considerato come luogo di prima pubblicazione, il luogo dove sono esercitati per la prima volta i diritti di utilizzazione previsti negli artt. 12 e seguenti di questa legge.
Nei riguardi delle opere dell’arte figurativa, del cinema, del disco fonografico o di altro apparecchio analogo riproduttore di suoni o di voci, della fotografia o di ogni altra opera identificata dalla sua forma materiale, si considera come equivalente al luogo della prima pubblicazione il luogo della fabbricazione.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

I contratti di edizione, di rappresentazione e di esecuzione sono sottoposti alla tassa graduale di registro dello 0,50 per cento.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Nel bilancio di previsione del Ministero della cultura popolare (1) è stanziata, in apposito capitolo della parte ordinaria, a cominciare dall’esercizio in cui questa legge andrà in vigore, una somma di lire un milione, sui proventi del diritto previsto dagli artt. 175 e 176, da erogarsi, con le modalità stabilite dal regolamento, in favore delle casse di assistenza e di previdenza delle associazioni sindacali degli autori e scrittori e dei musicisti.

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(1) Ora, del Ministero del tesoro.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

La presente legge si applica anche alle opere comunque pubblicate prima e dopo l’entrata in vigore della legge medesima.
Rimangono pienamente salvi e impregiudicati gli effetti legali degli atti e contratti fatti o stipulati prima di detta entrata in vigore in conformità delle disposizioni vigenti.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

1. Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai programmi creati prima della sua entrata in vigore, fatti salvi gli eventuali atti conclusi e i diritti acquisiti anteriormente a tale data (1).

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 11, D.Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 (Gazz. Uff. 31 dicembre 1992, n. 306, S.O.).

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Sino all’entrata in vigore del nuovo codice di procedura civile, le funzioni attribuite dall’art. 162 al giudice istruttore sono esercitate dal presidente del collegio davanti al quale pende la lite.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Riguardo alle opere pubblicate ed ai prodotti già fabbricati prima della entrata in vigore di questa legge che vengono sottoposti per la prima volta all’obbligo del deposito o di altre formalità, detto deposito e dette formalità devono essere adempiute nei termini e secondo le norme stabilite dal regolamento.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Agli effetti dell’art. 147 non sono presi in considerazione i prezzi conseguiti nelle vendite effettuate anteriormente alla entrata in vigore di questa legge.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Con regio decreto potranno essere emanate norme particolari per regolare il diritto esclusivo di televisione.
Finché non saranno emanate le disposizioni previste nel precedente comma, la televisione è regolata dai principi generali di questa legge, in quanto applicabili.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

A decorrere dall’entrata in vigore di questa legge, la Società italiana autori ed editori assume la denominazione di Società italiana degli autori ed editori (SIAE) (1).

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(1) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Sono abrogate la legge 18 marzo 1926, n. 256, di conversione in legge del R.D.L. 7 novembre 1925, n. 1950, contenente disposizioni sul diritto di autore e le successive leggi di modificazione della suddetta legge.
Sono altresì abrogate la legge 17 giugno 1937, n. 1251, di conversione in legge del R.D.L. 18 febbraio 1937, contenente norme relative alla protezione dei prodotti dell’industria fonografica e la L. 2 giugno 1939, n. 739, di conversione del R.D.L. 5 dicembre 1938, n. 2115, contenente provvedimenti per la radiodiffusione differita di esecuzioni artistiche, nonché ogni altra legge o disposizione di legge contraria ed incompatibile con le disposizioni di questa legge.

TITOLO VIII – Disposizioni generali transitorie e finali

Il regolamento per la esecuzione della presente legge determina le sanzioni per la violazione delle norme del regolamento stesso.
Dette sanzioni potranno comportare la sanzione amministrativa non superiore a euro 20 (1).
La presente legge entra in vigore contemporaneamente al regolamento, il quale dovrà essere emanato entro sei mesi dalla pubblicazione di essa.
Entro lo stesso termine sarà altresì emanato un nuovo statuto della Società italiana degli autori ed editori (2).
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(1) La sanzione originaria dell’ammenda è stata sostituita, da ultimo, con la sanzione amministrativa dall’art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689. L’importo della sanzione è stato così elevato dall’art. 3, L. 12 luglio 1961, n. 603, nonché dall’art. 114, primo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in relazione all’art. 113, primo comma, della stessa legge. Per effetto dell’art. 10 della medesima L. 24 novembre 1981, n. 689, l’entità della sanzione non può essere inferiore a lire 4.000.
(2) L’art. 9, L. 18 agosto 2000, n. 248, ha disposto che, nel testo della presente legge, l’espressione: «Ente italiano per il diritto d’autore», ovunque ricorra, sia sostituita dall’espressione «Società italiana degli autori ed editori (SIAE)».

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Legge 16/2/1913 n. 89

Redazione

Maggioli EditoreTITOLO II – Dei notari
Capo II – Dell’esercizio delle funzioni notarili

1. Il notaio per l’esercizio delle sue funzioni deve munirsi della firma digitale di cui all’articolo 1, comma 1, lettera s), del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, rilasciata dal Consiglio nazionale del notariato.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche al coadiutore e al notaio delegato. (1)

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. a), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

Maggioli EditoreTITOLO II – Dei notari
Capo II – Dell’esercizio delle funzioni notarili

1. Il certificato qualificato, di cui all’articolo 1, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, rilasciato al notaio per l’esercizio delle sue funzioni nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 34, commi 3 e 4, dello stesso decreto, attesta, sulla base delle comunicazioni inviate dai consigli notarili distrettuali, anche la sua iscrizione nel ruolo.
2. Le modalita’ di gestione del certificato di cui al comma 1 devono comunque garantirne l’immediata sospensione o revoca, a richiesta dello stesso titolare o delle autorita’ competenti, in tutti i casi previsti dalla normativa vigente in materia di firme elettroniche o quando il notaio e’ sospeso o cessa dall’esercizio delle sue funzioni per qualsiasi causa, compreso il trasferimento ad altro distretto.
3. Il notaio custodisce ed utilizza personalmente, ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, il dispositivo di firma collegato al certificato di cui al comma 1. (1)

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. a), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. All’atto pubblico di cui all’articolo 2700 del codice civile, redatto con procedure informatiche si applicano le disposizioni della presente legge e quelle emanate in attuazione della stessa.
2. L’autenticazione di cui all’articolo 2703, secondo comma, del codice civile, e’ regolata, in caso di utilizzo di modalita’ informatiche, dall’articolo 25 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. c), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. Le disposizioni per la formazione e la conservazione degli atti pubblici e delle scritture private autenticate si applicano, in quanto compatibili, anche ai documenti informatici di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 47-bis.
2. L’atto pubblico informatico e’ ricevuto in conformita’ a quanto previsto dall’articolo 47 ed e’ letto dal notaio mediante l’uso e il controllo personale degli strumenti informatici.
3. Il notaio nell’atto pubblico e nell’autenticazione delle firme deve attestare anche la validita’ dei certificati di firma eventualmente utilizzati dalle parti. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. c), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. Le parti, i fidefacenti, l’interprete e i testimoni sottoscrivono personalmente l’atto pubblico informatico in presenza del notaio con firma digitale o con firma elettronica, consistente anche nell’acquisizione digitale della sottoscrizione autografa.
2. Il notaio appone personalmente la propria firma digitale dopo le parti, l’interprete e i testimoni e in loro presenza. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. d), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

 

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. Quando deve essere allegato un documento redatto su supporto cartaceo ad un documento informatico, il notaio ne allega copia informatica, certificata conforme ai sensi dell’articolo 22, commi 1 e 3, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82.
2. Quando un documento informatico deve essere allegato ad un atto pubblico o ad una scrittura privata da autenticare, redatti su supporto cartaceo, il notaio ne allega copia conforme ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, formata sullo stesso supporto. (1)

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. e), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. Il notaio ha facolta’ di rettificare, fatti salvi i diritti dei terzi, un atto pubblico o una scrittura privata autenticata, contenente errori od omissioni materiali relativi a dati preesistenti alla sua redazione, provvedendovi, anche ai fini dell’esecuzione della pubblicita’, mediante propria certificazione contenuta in atto pubblico da lui formato. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. f), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. Il notaio per la conservazione degli atti di cui agli articoli 61 e 72, terzo comma, se informatici, si avvale della struttura predisposta e gestita dal Consiglio nazionale del notariato nel rispetto dei principi di cui all’articolo 60 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. Gli atti di cui agli articoli 61 e 72, terzo comma conservati nella suddetta struttura costituiscono ad ogni effetto di legge originali informatici da cui possono essere tratti duplicati e copie.
2. Il Consiglio nazionale del notariato svolge l’attivita’ di cui al comma 1 nel rispetto dei principi di cui agli articoli 12 e 50 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e delle regole tecniche di cui all’articolo 71 dello stesso decreto e predispone strumenti tecnici idonei a consentire, nei soli casi previsti dalla legge, l’accesso ai documenti conservati nella struttura di cui al comma 1.
3. Le spese per il funzionamento della struttura sono poste a carico dei notai e sono ripartite secondo i criteri determinati dal Consiglio nazionale del notariato, escluso ogni onere per lo Stato. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. h), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. Nella struttura di cui al comma 1 dell’articolo 62-bis il notaio conserva anche le copie informatiche degli atti rogati o autenticati su supporto cartaceo, con l’indicazione degli estremi delle annotazioni di cui all’articolo 23 del regio decreto-legge 23 ottobre 1924, n. 1737, convertito dalla legge 18 marzo 1926, n. 562.
2. Il notaio attesta la conformita’ all’originale delle copie di cui al comma 1. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. h), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo I – Della forma degli atti notarili

1. In caso di perdita degli atti, dei repertori e dei registri informatici, alla cui conservazione e tenuta e’ obbligato il notaio, egli provvede a chiederne la ricostruzione con ricorso al presidente del tribunale competente, ai sensi del regio decreto-legge 15 novembre 1925, n. 2071.
2. La ricostruzione degli atti di cui al comma 1 puo’ essere, altresi’, richiesta da chiunque ne ha interesse.
3. Ai fini della ricostruzione possono essere utilizzate anche altre registrazioni informatiche conservate presso lo stesso notaio che ha formato l’atto ovvero presso pubblici registri ovvero, in mancanza, una copia autentica dello stesso da chiunque posseduta.
4. Non si fa luogo al procedimento di ricostruzione se e’ disponibile una copia di sicurezza eseguita nell’ambito delle procedure di conservazione cui all’articolo 68-bis, comma 1. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. h), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo II – Della custodia degli atti presso il notaro e dei repertorî.

1. Tutti i repertori e i registri dei quali e’ obbligatoria la tenuta per il notaio sono formati e conservati su supporto informatico, nel rispetto dei principi di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
2. Il notaio provvede alla tenuta dei repertori e dei registri di cui al comma 1 avvalendosi della struttura di cui all’articolo 62-bis.
3. Con uno o piu’ decreti non aventi natura regolamentare del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro per i beni e le attivita’ culturali, il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e il Ministro per la semplificazione normativa, sentiti il Consiglio nazionale del notariato ed il Garante per la protezione dei dati personali e la DigitPA, sono determinate le regole tecniche per la formazione e la conservazione dei repertori, per il controllo periodico del repertorio di cui all’articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e per la ricerca nei repertori stessi delle annotazioni compiute dal notaio. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. i), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

 

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo II – Della custodia degli atti presso il notaro e dei repertorî.

1. La tenuta del repertorio informatico, sostituisce gli indici previsti dall’articolo 62, comma sesto. (1)

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. i), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo III – Delle copie degli estratti e dei certificati

1. Con uno o piu’ decreti non aventi natura regolamentare del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e il Ministro per la semplificazione normativa sentiti il Consiglio nazionale del notariato ed il Garante per la protezione dei dati personali e la DigitPA, sono determinate, nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82:
a) le tipologie di firma elettronica ulteriori rispetto a quella prevista dall’articolo 52-bis che possono essere utilizzate per la sottoscrizione dell’atto pubblico, ferma restando l’idoneita’ dei dispositivi di cui all’articolo 1, comma 1, lettere q), r) e s), dello stesso decreto;
b) le regole tecniche per l’organizzazione della struttura di cui al comma 1 dell’articolo 62-bis;
c) le regole tecniche per la trasmissione telematica, la conservazione e la consultazione degli atti, delle copie e della documentazione di cui agli articoli 62-bis e 62-ter;
d) le regole tecniche per il rilascio delle copie da parte del notaio di quanto previsto alla lettera c);
e) le regole tecniche per l’esecuzione delle annotazioni previste dalla legge sugli atti di cui all’articolo 62-bis;
f) le regole tecniche per l’esecuzione delle ispezioni di cui agli articoli da 127 a 134, per il trasferimento agli archivi notarili degli atti, dei registri e dei repertori formati su supporto informatico e per la loro conservazione dopo la cessazione del notaio dall’esercizio o il suo trasferimento in altro distretto.
2. Con decreto adottato ai sensi del comma 1 sono stabilite, anche al fine di garantire il rispetto della disposizione di cui all’articolo 476, primo comma, del codice di procedura civile, le regole tecniche per il rilascio su supporto informatico della copia esecutiva, di cui all’articolo 474 del codice di procedura civile.
3. Agli atti e alle copie di cui agli articoli 62-bis e 62-ter si applicano le disposizioni di cui agli articoli 50-bis e 51 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. (1)

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(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. m), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

TITOLO III – Degli atti notarili
Capo III – Delle copie degli estratti e dei certificati

1. Il notaio puo’ rilasciare copie su supporto informatico degli atti da lui conservati, anche se l’originale e’ stato formato su un supporto analogico. Parimenti, puo’ rilasciare copie su supporto cartaceo, degli stessi atti, anche se informatici.
2. Quando l’uso di un determinato supporto non e’ prescritto dalla legge o non e’ altrimenti regolato, il notaio rilascia le copie degli atti da lui conservati sul supporto indicato dal richiedente.
3. Il notaio attesta la conformita’ del documento informatico all’originale o alle copie apponendo la propria firma digitale. (1)

——–
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, lett. m), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 110.

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Legge 20/3/1865 n. 2248

Redazione

I Tribunali speciali attualmente investiti della giurisdizione del contenzioso amministrativo, tanto in materia civile, quanto in materia penale, sono aboliti e le controversie ad essi attribuite dalle diverse leggi in vigore saranno d’ora in poi devolute alla giurisdizione ordinaria, od all’autorità amministrativa, secondo le norme dichiarate dalla presente legge.

Sono devolute alla giurisdizione ordinaria tutte le cause per contravvenzioni e tutte le materie nelle quali si faccia questione d’un diritto civile o politico, comunque vi possa essere interessata la pubblica amministrazione, e ancorché siano emanati provvedimenti del potere esecutivo o dell’autorità amministrativa.

Gli affari non compresi nell’articolo precedente saranno attribuiti alle autorità amministrative, le quali, ammesse le deduzioni e le osservazioni in iscritto delle parti interessate, provvederanno con decreti motivati, previo parere dei consigli amministrativi che pei diversi casi siano dalla legge stabiliti.
Contro tali decreti, che saranno scritti in calce del parere egualmente motivato, è ammesso il ricorso in via gerarchica in conformità delle leggi amministrative.

Quando la contestazione cade sopra un diritto che si pretende leso da un atto dell’autorità amministrativa, i tribunali si limiteranno a conoscere degli effetti dell’atto stesso in relazione all’oggetto dedotto in giudizio.
L’atto amministrativo non potrà essere revocato o modificato se non sovra ricorso alle competenti autorità amministrative, le quali si conformeranno al giudicato dei Tribunali in quanto riguarda il caso deciso.

In questo, come in ogni altro caso, le autorità giudiziarie applicheranno gli atti amministrativi ed i regolamenti generali e locali in quanto siano conformi alle leggi.

Sono escluse dalla competenza delle autorità giudiziarie le questioni relative all’estimo catastale ed al riparto di quota e tutte le altre sulle imposte dirette sino a che non abbia avuto luogo la pubblicazione dei ruoli. (1)
In ogni controversia d’imposte gli atti d’opposizione per essere ammissibili in giudizio dovranno accompagnarsi dal certificato di pagamento dell’imposta, eccetto il caso che si tratti di domanda di supplemento. (2)
Nelle controversie relative alle imposte così dirette, come indirette, la giurisdizione ordinaria sarà sempre esercitata in prima istanza dai Tribunali di circondario, ed in seconda istanza dalle Corti d’appello.
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(1) La Corte Cost. – sent. 8/7/1969, n. 125 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente comma limitatamente alla parte in cui condiziona l’esercizio dell’azionedel contribuente dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria alla pubblicazionedel ruolo e all’iscrizione a ruolo dell’imposta.
(2) La Corte Cost. – sent 31/3/1961, n. 21 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente comma in riferimento alle norme degli artt. 3, 24 e 113 della Costituzione

Allorché per grave necessità pubblica l’autorità amministrativa debba senza indugio disporre della proprietà privata, od in pendenza di un giudizio per la stessa ragione, procedere all’esecuzione dell’atto delle cui conseguenze giuridiche si disputa, essa provvederà con decreto motivato, sempre però senza pregiudizio dei diritti delle parti.

Nelle controversie intorno a contratti di lavoro o somministrazioni è riservata facoltà all’autorità amministrativa di provvedere anche ad economia, pendente il giudizio, ai lavori ed alle somministrazioni medesime, dichiarando l’urgenza con decreto motivato e senza pregiudizio dei diritti delle parti.

Sul prezzo dei contratti in corso non potrà avere effetto alcun sequestro, né convenirsi cessione, se non vi aderisca l’amministrazione interessata.

Nelle controversie che si agitano dinanzi alle autorità giudiziarie tra privati e pubbliche amministrazioni il giudizio sarà sempre trattato colle forme ad udienza fissa.

Il modo col quale saranno rappresentate ed assistite le amministrazioni nei giudizi civili, e così anche il luogo e il modo della citazione delle amministrazioni stesse, saranno determinati con regolamento da approvarsi con decreto reale.

Con la presente legge non viene fatta innovazione né alla giurisdizione della Corte dei conti e del Consiglio di Stato in materia di contabilità e di pensioni, né alle attribuzioni contenziose di altri corpi o collegi derivanti da leggi speciali e diverse da quelle fin qui esercitate dai giudici ordinari del contenzioso amministrativo.

Le controversie devolute in forza della presente legge ai Tribunali ordinari, le quali si trovino pendenti in primo grado di giurisdizione, saranno portate, mediante citazione, dalla parte più diligente avanti il Tribunale di circondario competente, e quelle che si trovino pendenti in secondo grado, avanti la Corte d’appello.
Le controversie, non ancora definitivamente decise, per le quali è esaurito il primo grado di giurisdizione, in qualunque stato esse si trovino, ed ancorché siano intervenuti gli avvisi che debbono precedere la sovrana provvisione, dove questa sia per legge richiesta, saranno portate con le medesime norme, al Tribunale o alla Corte di appello secondo le ordinarie regole di competenza, senza bisogno di nuova procura, ed ammesse in tutti i casi nuove produzioni e prove nel giudizio d’appello.
I conflitti di giurisdizione non ancora decisi fra le autorità giudiziarie e i tribunali del contenzioso amministrativo attualmente esistenti, per le materie devolute in forza della presente legge ai Tribunali ordinari, si avranno come non elevati; e le pronunziazioni anteriormente emanate sul merito dai Tribunali ordinari produrranno il loro effetto, salva l’ammissione e la discussione dei legittimi richiami.
Saranno date con decreto reale le norme necessarie alla esecuzione di questo articolo, avuto riguardo alle diverse legislazioni civili vigenti nelle varie Province del Regno.

La presente legge andrà in vigore col 1° luglio 1865, col quale giorno saranno soppresse sezioni del contenzioso amministrativo della Gran Corte dei conti di Napoli e di Palermo, ed il Tribunale del contenzioso di Parma.

Sono temporaneamente mantenuti nelle Province napoletane e siciliane i procedimenti riguardanti scioglimenti di promiscuità, divisione in massa e suddivisione dei demani comunali, e quelli di reintegra per occupazione o illegittima alienazione dei demani medesimi; ed i Prefetti continueranno ad esercitare in conformità delle relative leggi in vigore tutte le attribuzioni loro conferite per tali oggetti, udito soltanto l’avviso di funzionari aggiunti con le norme da stabilirsi mediante decreto reale, il quale avviso terrà luogo di quello del consiglio di Prefettura.
Il Governo avrà tuttavia facoltà di confidare tali attribuzioni a speciali commissari ripartitori nelle Province in cui ne riconosca il bisogno.
I richiami contro le ordinanze dei Prefetti e dei Commissari ripartitori, che prima portavansi alla Corte dei conti saranno di cognizione delle Corti d’appello con le forme del procedimento sommario.
Le Corti d’appello potranno in ogni caso ordinare la sospensione della esecuzione delle ordinanze impugnate.
Ai procedimenti vertenti saranno applicate le norme dell’art. 14.

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