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Decreto

Regolamento recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, a norma dell’articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
DECRETO 12 agosto 2015, n. 144 

 

Regolamento recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, a norma dell’articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

(GU n.214 del 15-9-2015)

 

Vigente al: 14-11-2015

 

Titolo I – Disposizioni generali

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visto l’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n. 247;
Visto l’articolo 9, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247;
Acquisito il parere del Consiglio nazionale forense, espresso il 22 luglio 2014;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 28 agosto 2014; Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri effettuata con note del 2 aprile, del 4 maggio e del 22 luglio 2015;

Adotta il seguente regolamento:

Art. 1
Oggetto del regolamento

1. Il presente regolamento disciplina le modalita’ per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista.

 

Art. 2
Avvocato specialista

1. Ai fini del presente decreto e’ avvocato specialista l’avvocato che ha acquisito il titolo in uno dei settori di specializzazione di cui all’articolo 3. 2. Il titolo di avvocato specialista e’ conferito dal Consiglio nazionale forense in ragione del percorso formativo previsto dall’articolo 7 o della comprovata esperienza professionale maturata dal singolo avvocato a norma dell’articolo 8. 3. Commette illecito disciplinare l’avvocato che spende il titolo di specialista senza averlo conseguito.

 

Art. 3
Settori di specializzazione

1. L’avvocato puo’ conseguire il titolo di specialista in non piu’ di due dei seguenti settori di specializzazione:
a) diritto delle relazioni familiari, delle persone e dei minori;
b) diritto agrario;
c) diritti reali, di proprieta’, delle locazioni e del condominio;
d) diritto dell’ambiente;
e) diritto industriale e delle proprieta’ intellettuali;
f) diritto commerciale, della concorrenza e societario;
g) diritto successorio;
h) diritto dell’esecuzione forzata;
i) diritto fallimentare e delle procedure concorsuali;
l) diritto bancario e finanziario;
m) diritto tributario, fiscale e doganale;
n) diritto della navigazione e dei trasporti;
o) diritto del lavoro, sindacale, della previdenza e dell’assistenza sociale;
p) diritto dell’Unione europea;
q) diritto internazionale;
r) diritto penale;
s) diritto amministrativo;
t) diritto dell’informatica.

 

Art. 4
Aggiornamento dell’elenco delle specializzazioni

1. L’elenco dei settori di specializzazione di cui all’articolo 3 puo’ essere modificato ed aggiornato con decreto del Ministro della giustizia, adottato con le forme di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

 

Art. 5
Elenchi degli avvocati specialisti

1. I consigli dell’ordine formano e aggiornano, a norma dell’articolo 15, comma 1, lett. c) della legge 31 dicembre 2012, n. 247, gli elenchi degli avvocati specialisti sulla base dei settori di specializzazione di cui all’articolo 3 e li rendono accessibili al pubblico anche tramite consultazione telematica.

 

Titolo II – Conseguimento del titolo

Art. 6
Disposizioni comuni

1. Per conseguire il titolo di avvocato specialista in uno dei settori di specializzazione previsti dall’articolo 3, l’interessato deve presentare domanda presso il consiglio dell’ordine d’appartenenza che, verificata la regolarita’ della documentazione, la trasmette al Consiglio nazionale forense.
2. Puo’ presentare domanda l’avvocato che:
a) negli ultimi cinque anni ha frequentato con esito positivo i corsi di specializzazione di cui all’articolo 7, oppure ha maturato una comprovata esperienza nel settore di specializzazione ai sensi dell’articolo 8;
b) non ha riportato, nei tre anni precedenti la presentazione della domanda, una sanzione disciplinare definitiva, diversa dall’avvertimento, conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale;
c) non ha subito, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, la revoca del titolo di specialista.
3. Al fine dell’osservanza del limite di cui all’articolo 3 la domanda puo’ contenere la rinuncia al titolo di specialista gia’ conseguito.
4. Nel caso di domanda fondata sulla comprovata esperienza il Consiglio nazionale forense convoca l’istante per sottoporlo ad un colloquio sulle materie comprese nel settore di specializzazione.
5. Il Consiglio nazionale forense non puo’ rigettare la domanda senza prima avere sentito l’istante.
6. Il Consiglio nazionale forense comunica il conferimento del titolo all’istante ed al consiglio dell’ordine di appartenenza, ai fini dell’iscrizione negli elenchi di cui all’articolo 5.
7. Il titolo di specialista si intende conseguito con l’iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 5.

 

Art. 7
Percorsi formativi

1. I percorsi formativi consistono in corsi di specializzazione organizzati dai Dipartimenti o dalle strutture di raccordo di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 degli ambiti di giurisprudenza delle universita’ legalmente riconosciute e inserite nell’apposito elenco del Ministero dell’istruzione, universita’ e ricerca. I corsi di specializzazione non possono avere inizio se non e’ stata verificata la conformita’ dei relativi programmi didattici a quanto disposto dal presente regolamento e alle linee generali elaborate a norma del comma 2. La verifica di cui al presente comma e’ svolta dal Ministero della giustizia, tenuto conto delle proposte della commissione permanente di cui al comma 2.
2. Presso il Ministero della giustizia e’ istituita una commissione permanente composta da sei componenti, di cui due magistrati ordinari nominati dal predetto Ministero, due avvocati nominati dal Consiglio nazionale forense e due professori universitari in materie giuridiche di prima e seconda fascia, anche a tempo definito, nominati dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca. La commissione elabora le linee generali per la definizione dei programmi dei corsi di formazione specialistica, tenendo conto delle migliori prassi in materia. La partecipazione alla commissione permanente non comporta alcuna indennita’ o retribuzione a carico dello stato, salvo il rimborso spese. L’incarico di componente della commissione ha durata quadriennale. La commissione e’ presieduta da uno dei componenti nominati dal Ministero della giustizia; delibera a maggioranza dei componenti e, in caso di parita’, prevale il voto del presidente.
3. Ai fini della organizzazione dei corsi, il Consiglio nazionale forense o i consigli dell’ordine degli avvocati stipulano con le articolazioni di cui al comma 1 apposite convenzioni per assicurare il conseguimento di una formazione specialistica orientata all’esercizio della professione nel settore di specializzazione. Il Consiglio nazionale forense puo’ stipulare le convenzioni anche d’intesa con le associazioni specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’articolo 35, comma 1, lettera s), della legge 31 dicembre 2012, n. 247.
4. I consigli dell’ordine stipulano le predette convenzioni d’intesa con le associazioni specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’articolo 35, comma 1, lettera s), della legge 31 dicembre 2012, n. 247.
5. Le convenzioni di cui ai commi 3 e 4 prevedono l’istituzione di un comitato scientifico composto da sei membri di cui tre nominati da una delle articolazioni di cui al comma 1, uno dei quali con funzioni di coordinatore. Gli altri tre membri sono nominati da uno degli enti o delle associazioni di cui ai commi 3 e 4. Il comitato scientifico delibera a maggioranza dei componenti e, in caso di parita’, prevale il voto del coordinatore.
6. Le convenzioni di cui ai commi 3 e 4 prevedono, altresi’, l’istituzione di un comitato di gestione composto da cinque membri di cui tre nominati da uno degli enti o delle associazioni di cui ai commi 3 e 4, uno dei quali con funzioni di direttore e coordinatore. Il comitato di gestione delibera a maggioranza dei componenti.
7. Il comitato scientifico individua il programma dettagliato del corso di formazione specialistica, tenendo conto delle linee generali elaborate a norma del comma 2, con l’indicazione, da proporre al comitato di gestione, delle materie, delle ore destinate a ciascuna di esse, degli argomenti da trattare e dei docenti.
8. I docenti devono essere individuati esclusivamente tra i professori universitari di ruolo, ricercatori universitari, avvocati di comprovata esperienza professionale abilitati al patrocinio avanti le giurisdizioni superiori, magistrati che abbiano conseguito almeno la seconda valutazione, e, per particolari esigenze e per le sole materie non giuridiche, il cui carico non potra’ superare un quinto del totale, esperti di comprovata esperienza professionale almeno decennale nello specifico settore di interesse.
9. Il comitato di gestione nomina i docenti tra quelli proposti dal comitato scientifico, cura l’organizzazione esecutiva dei corsi, e assume tutte le determinazioni necessarie per il loro corretto svolgimento.
10. Le convenzioni di cui ai commi 3 e 4 possono prevedere che le lezioni in cui si articolano i corsi avvengano a distanza con modalita’ telematiche. In tal caso il comitato di gestione garantisce la presenza nella sede esterna di un tutor, anche per il rilevamento delle presenze, e di un sistema audiovisivo che consente ai discenti di interloquire con il docente in tempo reale. Il costo di iscrizione per la frequenza a distanza deve essere uguale a quello sostenuto dai partecipanti nella sede del corso.
11. Il comitato di gestione, d’intesa con il comitato scientifico, determina la quota di iscrizione al corso in modo da garantire esclusivamente l’integrale copertura delle spese di funzionamento e docenza nonche’ delle spese di organizzazione e gestione, ivi incluse quelle relative al comitato di gestione e al comitato scientifico.
12. L’organizzazione dei corsi deve aver luogo in conformita’ ai seguenti criteri:
a) durata almeno biennale e didattica non inferiore a 200 ore;
b) composizione mista ed adeguata qualificazione del corpo docente;
c) didattica frontale non inferiore a 100 ore;
d) obbligo di frequenza nella misura minima dell’ottanta per cento della durata del corso;
e) previsione di almeno una prova, scritta e orale, al termine di ciascun anno di corso, volta ad accertare l’adeguato livello di preparazione del candidato.
13. La prova di cui al comma 12, lettera e), e’ valutata da una commissione nominata dal comitato scientifico e composta per almeno due terzi da membri che, sebbene rientranti nelle categorie di cui al comma 8, non devono appartenere al corpo docente del corso.

 

Art. 8
Comprovata esperienza

1. Il titolo di avvocato specialista puo’ essere conseguito anche dimostrando la sussistenza congiunta dei seguenti requisiti:
a) di avere maturato un’anzianita’ di iscrizione all’albo degli avvocati ininterrotta e senza sospensioni di almeno otto anni;
b) di avere esercitato negli ultimi cinque anni in modo assiduo, prevalente e continuativo attivita’ di avvocato in uno dei settori di specializzazione di cui all’articolo 3, mediante la produzione di documentazione, giudiziale o stragiudiziale, comprovante che l’avvocato ha trattato nel quinquennio incarichi professionali fiduciari rilevanti per quantita’ e qualita’, almeno pari a quindici per anno. Ai fini della presente lettera non si tiene conto degli affari che hanno ad oggetto medesime questioni giuridiche e necessitano di un’analoga attivita’ difensiva.

 

Titolo III – Mantenimento del titolo

Art. 9
Disposizioni comuni

1. L’avvocato specialista, ogni tre anni dall’iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 5, dichiara e documenta al consiglio dell’ordine d’appartenenza l’adempimento degli obblighi di formazione permanente nel settore di specializzazione, a norma degli articoli 10 ed 11.
2. Il consiglio dell’ordine di appartenenza:
a) cura la tempestiva trasmissione al Consiglio nazionale forense della dichiarazione e della documentazione, esprimendo parere non vincolante sul mantenimento del titolo di specialista;
b) ovvero comunica al Consiglio nazionale forense il mancato deposito della dichiarazione e della documentazione.

 

Art. 10
Aggiornamento professionale specialistico

1. Il Consiglio nazionale forense e i consigli dell’ordine, d’intesa con le associazioni forensi specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’articolo 35, comma 1, lettera s), della legge 31 dicembre 2012, n. 247, promuovono l’organizzazione di corsi di formazione continua nelle materie specialistiche.
2. Ai fini del mantenimento del titolo di specialista l’avvocato deve dimostrare di avere partecipato in modo proficuo e continuativo a scuole o corsi di alta formazione nello specifico settore di specializzazione per un numero di crediti non inferiore a 75 nel triennio di riferimento e, comunque, a 25 per ciascun anno.

 

Art. 11
Esercizio continuativo della professione nel settore di specializzazione

1. Il titolo di avvocato specialista puo’ essere mantenuto anche dimostrando di avere esercitato nel triennio di riferimento in modo assiduo, prevalente e continuativo attivita’ di avvocato in uno dei settori di specializzazione di cui all’articolo 3, mediante la produzione di documentazione, giudiziale o stragiudiziale, comprovante che l’avvocato ha trattato nel triennio incarichi professionali fiduciari rilevanti per quantita’ e qualita’, almeno pari a quindici per anno. Ai fini del presente articolo non si tiene conto degli affari che hanno ad oggetto medesime questioni giuridiche e necessitano di un’analoga attivita’ difensiva.

 

Titolo IV – Revoca del titolo

 

Art. 12
Revoca del titolo

1. Il titolo di avvocato specialista e’ revocato dal Consiglio nazionale forense, a seguito di comunicazione del Consiglio dell’Ordine, nei seguenti casi:
a) irrogazione di sanzione disciplinare definitiva, diversa dall’avvertimento, conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale;
b) mancato adempimento degli obblighi di formazione continua ovvero dell’obbligo di deposito nei termini della dichiarazione e della documentazione di cui all’articolo 9, comma 1.
2. Il Consiglio nazionale forense, di propria iniziativa o su segnalazione del consiglio dell’ordine o di terzi puo’ dar corso al procedimento per la revoca del titolo di avvocato specialista nei casi di grave e comprovata carenza delle specifiche competenze del settore di specializzazione.
3. Prima di provvedere alla revoca del titolo il Consiglio nazionale forense deve sentire l’interessato.
4. La revoca del titolo e’ comunicata al consiglio dell’ordine per la cancellazione dall’elenco di cui all’articolo 5 ed ha effetto dalla notificazione del relativo provvedimento all’interessato a cura del medesimo consiglio dell’ordine.
5. Fermo quanto previsto dall’articolo 6, comma 2, lettera c), la revoca del titolo non impedisce di conseguirlo nuovamente.

 

Titolo V – Disposizioni transitorie e finali

 

Art. 13
Funzioni del Consiglio nazionale forense

1. Le funzioni affidate dal presente regolamento al Consiglio nazionale forense possono essere delegate ad apposito comitato, costituito da cinque componenti del Consiglio, designati dal Consiglio stesso.
2. Il comitato elegge il presidente e puo’ delegare uno o piu’ componenti per lo svolgimento delle funzioni istruttorie.

 

Art. 14
Disposizione transitoria

1. L’avvocato che ha conseguito nei cinque anni precedenti l’entrata in vigore del presente regolamento un attestato di frequenza di un corso almeno biennale di alta formazione specialistica conforme ai criteri previsti dall’articolo 7, comma 12, organizzato da una delle articolazioni di cui al comma 1 del medesimo articolo, ovvero dal Consiglio nazionale forense, dai consigli dell’ordine degli avvocati o dalle associazioni specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’articolo 35, comma 1, lettera s), della legge 31 dicembre 2012, n. 247, puo’ chiedere al Consiglio nazionale forense il conferimento del titolo di avvocato specialista previo superamento di una prova scritta e orale. All’organizzazione e alla valutazione della prova di cui al periodo precedente provvede una commissione composta da docenti rientranti nelle categorie di cui all’articolo 7, comma 8, nominati dal Consiglio nazionale forense.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche a coloro che hanno conseguito un attestato di frequenza di un corso avente i requisiti previsti dal predetto comma iniziato prima della data di entrata in vigore del presente regolamento e alla stessa data non ancora concluso.

 

Art. 15
Clausola di invarianza finanziaria

1. Dalle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Art. 16
Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore decorsi sessanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.

Roma, addi’ 12 agosto 2015

 

Il Ministro: Orlando
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 10 settembre 2015

Ufficio controllo atti P.C.M., Ministeri giustizia e affari esteri, reg.ne prev. n. 2293

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Regolamento recante disciplina delle convenzioni in materia di pubblica utilità ai fini della messa alla prova dell’imputato, ai sensi dell’articolo 8 della legge 28 aprile 2014, n. 67.

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 8 giugno 2015, n. 88 

Regolamento recante disciplina delle convenzioni in materia di pubblica utilita’ ai fini della messa alla prova dell’imputato, ai sensi dell’articolo 8 della legge 28 aprile 2014, n. 67.

(GU n.151 del 2-7-2015)  

Vigente al: 3-7-2015  

 

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visto l’articolo 8 della legge 28 aprile 2014, n. 67, che prevede che il Ministro della giustizia adotti un regolamento per disciplinare le convenzioni che il Ministero della giustizia o, su delega di quest’ultimo, il presidente del tribunale, puo’ stipulare con gli enti o le organizzazioni di cui al terzo comma dell’articolo 168-bis del codice penale;
Visto l’articolo 168-bis, terzo comma, codice penale che subordina la concessione della messa alla prova alla prestazione di lavoro di pubblica utilita’;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza di sezione del 9 ottobre 2014;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri con nota del 31 ottobre 2014;

 

Adotta il seguente regolamento:

 

Art. 1 – Lavoro di pubblica utilita’

1. Il lavoro di pubblica utilita’ da prevedere per la messa alla prova degli imputati maggiori di eta’, ai sensi dell’articolo 168-bis c.p., consiste in una prestazione non retribuita in favore della collettivita’ di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, affidata tenendo conto anche delle specifiche professionalita’ ed attitudini lavorative dell’imputato, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.
2. La prestazione e’ svolta con modalita’ che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell’imputato e la sua durata giornaliera non puo’ superare le otto ore.

 

Art. 2 – Convenzioni

1. L’attivita’ non retribuita in favore della collettivita’ e’ svolta secondo quanto stabilito nelle convenzioni stipulate con il Ministero della giustizia o, su delega di quest’ultimo, con il presidente del tribunale, nell’ambito e a favore delle strutture esistenti in seno alle amministrazioni, agli enti o alle organizzazioni indicati nell’articolo 1, comma 1. Tali convenzioni sono sottoscritte anche da amministrazioni, enti ed organizzazioni che hanno competenza nazionale, regionale o interprovinciale, con effetto per le rispettive articolazioni periferiche.
2. La prestazione di lavoro di pubblica utilita’ durante la messa alla prova puo’ essere svolta anche presso un ente convenzionato per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilita’ ai sensi dell’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274.
3. Al fine di pervenire alla stipula delle convenzioni l’ufficio di esecuzione penale esterna competente per territorio puo’ favorire i contatti tra le amministrazioni, gli enti e le organizzazioni di cui all’articolo 1, comma 1, e i tribunali.
4. Nelle convenzioni sono specificate le mansioni cui i soggetti che prestano lavoro di pubblica utilita’ possono essere adibiti presso gli organismi di cui all’articolo 1, comma 1, in relazione ad una o piu’ delle seguenti tipologie di attivita’:
a. prestazioni di lavoro per finalita’ sociali e socio-sanitarie nei confronti di persone alcoldipendenti e tossicodipendenti, diversamente abili, malati, anziani, minori, stranieri;
b. prestazioni di lavoro per finalita’ di protezione civile, anche mediante soccorso alla popolazione in caso di calamita’ naturali;
c. prestazioni di lavoro per la fruibilita’ e la tutela del patrimonio ambientale, ivi compresa la collaborazione ad opere di prevenzione incendi, di salvaguardia del patrimonio boschivo e forestale o di particolari produzioni agricole, di recupero del demanio marittimo, di protezione della flora e della fauna con particolare riguardo alle aree protette, incluse le attivita’ connesse al randagismo degli animali;
d. prestazioni di lavoro per la fruibilita’ e la tutela del patrimonio culturale e archivistico, inclusa la custodia di biblioteche, musei, gallerie o pinacoteche;
e. prestazioni di lavoro nella manutenzione e fruizione di immobili e servizi pubblici, inclusi ospedali e case di cura, o di beni del demanio e del patrimonio pubblico, compresi giardini, ville e parchi, con esclusione di immobili utilizzati dalle Forze armate o dalle Forze di polizia;
f. prestazioni di lavoro inerenti a specifiche competenze o professionalita’ del soggetto.

 

Art. 3 – Svolgimento delle prestazioni di lavoro di pubblica utilita’

1. Nelle convenzioni di cui all’articolo 2 le amministrazioni, gli enti e le organizzazioni indicati nell’articolo 1, comma 1, si impegnano a mettere a disposizione del soggetto, durante lo svolgimento del lavoro di pubblica utilita’, le strutture necessarie all’espletamento delle attivita’ stabilite e a curare che l’attivita’ prestata sia conforme a quanto previsto dallo specifico programma cui il soggetto e’ sottoposto. Tali enti si impegnano ad indicare il nome di un referente che coordina la prestazione lavorativa di ciascun soggetto impegnato nel lavoro di pubblica utilita’ ed impartisce le istruzioni in ordine alle modalita’ di esecuzione dei lavori.
2. Gli enti garantiscono la conformita’ delle sedi in cui il soggetto opera alle previsioni in materia di sicurezza e di igiene degli ambienti di lavoro; assicurano, altresi’, il rispetto delle norme e la predisposizione delle misure necessarie a tutelare, anche attraverso appositi dispositivi di protezione individuale, l’integrita’ fisica e morale dei soggetti in messa alla prova, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
3. In nessun caso l’attivita’ puo’ svolgersi in modo da impedire l’esercizio dei fondamentali diritti umani o da ledere la dignita’ della persona.
4. Gli oneri per la copertura assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali, nonche’ riguardo alla responsabilita’ civile verso i terzi, dei soggetti ammessi al lavoro di pubblica utilita’ sono a carico delle amministrazioni, delle organizzazioni o degli enti presso cui viene svolta l’attivita’ gratuita a favore della collettivita’. Nessun onere grava a carico degli organi del Ministero della Giustizia.
5. Lo svolgimento del lavoro di pubblica utilita’ ha inizio nel primo giorno in cui il soggetto si presenta a svolgere la propria attivita’ secondo le modalita’ concordate e inserite nel programma per la messa alla prova e si conclude nel termine indicato dal giudice ai sensi dell’articolo 464-quinquies del codice di procedura penale. La presenza e’ documentata su apposito registro o mediante mezzi di rilevazione elettronica.
6. Nel caso di impedimento a prestare la propria opera, per tutto o parte dell’orario giornaliero stabilito, il soggetto ne da’ tempestivo avviso per le vie brevi all’ente ospitante, consegnando successivamente la relativa documentazione giustificativa. L’impedimento derivante da malattia o infortunio deve essere documentato attraverso certificato medico, redatto dal medico curante o da una struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata. In ogni caso la prestazione lavorativa non resa per tutto o parte dell’orario giornaliero previsto dovra’ essere effettuata in un tempo diverso, d’intesa fra le parti, nel termine fissato dal giudice per la messa alla prova, fatti salvi in ogni caso i limiti di cui all’articolo 1, comma 2.
7. L’impedimento allo svolgimento della prestazione di pubblica utilita’ dipendente dalla temporanea impossibilita’ dell’ente ospitante a riceverla in un determinato giorno od orario sara’ comunicato, anche per le vie brevi, dall’ente all’ufficio di esecuzione penale esterna competente. Il recupero dell’orario di lavoro viene effettuato ai sensi del comma 8.
8. Le frazioni di ora non sono utili al computo dell’orario di lavoro ai fini dello svolgimento della prestazione di pubblica utilita’ per la messa alla prova.

 

Art. 4 – Accertamenti sulla prestazione del lavoro di pubblica utilita’

1. Nelle convenzioni sono regolati gli aspetti organizzativi inerenti gli accertamenti sulla regolarita’ della prestazione non retribuita effettuati dall’ufficio di esecuzione penale esterna competente per l’esecuzione del provvedimento di sospensione del procedimento con messa alla prova tramite un funzionario incaricato.
2. L’ente ospitante, attraverso il referente indicato nella convenzione, rende disponibili al funzionario incaricato tutte le informazioni richieste, compresa la visione e l’eventuale acquisizione di copia del registro delle presenze.
3. Nei casi in cui l’amministrazione, l’organizzazione o l’ente non sia piu’ convenzionato o abbia cessato la propria attivita’ durante l’esecuzione di un provvedimento di messa alla prova, l’ufficio di esecuzione penale esterna, appena ne riceve notizia, ne da’ immediata comunicazione al giudice che ha disposto la sospensione del processo con messa alla prova, proponendo, se possibile, un diverso ente per la prosecuzione della prestazione di lavoro di pubblica utilita’. Il giudice decide ai sensi dell’articolo 464-quinquies, comma 3, del codice di procedura penale.
4. Nelle relazioni periodiche e conclusive sull’andamento della messa alla prova di cui all’articolo 141-ter, commi 4 e 5, del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, l’ufficio di esecuzione penale esterna riferisce anche della regolarita’ della prestazione del lavoro di pubblica utilita’.
In caso di rifiuto del soggetto allo svolgimento della prestazione, ne da’ immediata comunicazione al giudice, per la decisione di cui all’articolo 168-quater del codice penale.

 

Art. 5 – Elenco delle convenzioni

1. Le convenzioni sottoscritte o cessate successivamente alla data di emanazione del presente regolamento sono pubblicate sul sito internet del Ministero della giustizia, raggruppate per distretto di corte d’appello.

 

Art. 6 – Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 8 giugno 2015

Il Ministro: Orlando

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 23 giugno 2015

Ufficio controllo atti

P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri, reg.ne prev. n. 1672

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Disciplina della dimensione dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel rito appalti.

Redazione

SEGRETARIATO GENERALE DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA


DECRETO 25 maggio 2015 

Disciplina della dimensione dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel rito appalti.

(GU n.128 del 5-6-2015)

 

 

IL PRESIDENTE del Consiglio di Stato

Visto l’art. 120 dell’allegato I al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, come modificato dall’art. 40 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, nella parte in cui dispone che le dimensioni del ricorso e degli altri atti difensivi sono contenute nei termini stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, in coerenza con il principio di sinteticita’ di cui all’art. 3, comma 2, del medesimo allegato I al decreto legislativo n. 104 del 2010;
Ravvisata la necessita’ di emanare tale decreto;
Sentiti il Consiglio nazionale forense e l’Avvocato generale dello Stato, nonche’ le associazioni di categoria riconosciute degli avvocati amministrativisti;

 

Decreta:

 

1. Il presente decreto disciplina la dimensione dei ricorsi e degli altri atti difensivi nei giudizi di cui all’art. 120 dell’allegato I al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, come modificato dall’art. 40 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114.

 

2. Salvo quanto previsto ai numeri 8 e 9, le dimensioni dell’atto introduttivo del giudizio, del ricorso incidentale, dei motivi aggiunti, degli atti di impugnazione principale ed incidentale della pronuncia di primo grado, della revocazione e dell’opposizione di terzo proposti avverso la sentenza di secondo grado, dell’atto di costituzione, delle memorie e di ogni altro atto difensivo non espressamente disciplinato dai numeri seguenti, sono contenute, per ciascuno di tali atti, nel numero massimo di 30 pagine, redatte in conformita’ alle specifiche indicate al numero 12.

 

3. La domanda di misure cautelari autonomamente proposta successivamente al ricorso e quella di cui all’art. 111 del codice del processo amministrativo sono contenute, per ciascuno di tali atti, nel numero massimo di 10 pagine.

 

4. Le memorie di replica sono contenute, ciascuna, nel numero massimo di 10 pagine.

 

5. L’atto di intervento e le memorie della parte non necessaria del giudizio sono contenute, per ciascun atto, nel numero massimo di 10 pagine.

 

6. La dimensione dell’atto di motivi aggiunti e’ autonomamente computabile soltanto qualora venga proposto in relazione ad atti o fatti la cui conoscenza sia intervenuta successivamente a quella degli atti impugnati con il ricorso cui accede.

 

7. Dai limiti di cui ai numeri 2, 3, 4, e 5 sono escluse le intestazioni e le altre indicazioni formali dell’atto, comprendenti, in particolare:
– l’epigrafe dell’atto;
– l’indicazione delle parti e dei difensori e relative formalita’;
– l’individuazione dell’atto impugnato;
– il riassunto preliminare, di lunghezza non eccedente le due pagine, che sintetizza i motivi dell’atto processuale;
– le ragioni, indicate in non oltre due pagine, per le quali l’atto processuale rientri nelle ipotesi di cui ai numeri 8 o 9 e la relativa istanza ai fini di quanto previsto dal numero 11;
– le conclusioni dell’atto;
– le dichiarazioni concernenti il contributo unificato e le altre dichiarazioni richieste dalla legge;
– la data e luogo e le sottoscrizioni delle parti e dei difensori;
– l’indice degli allegati;
– le procure a rappresentare le parti in giudizio;
– le relazioni di notifica e le relative richieste e dichiarazioni.

 

8. Con il decreto di cui al numero 11 sono autorizzati limiti dimensionali non superiori, nel massimo a 50 pagine per gli atti indicati al numero 2 ed a 15 pagine per gli atti indicati ai numeri 3, 4 e 5, qualora la controversia presenti questioni tecniche, giuridiche o di fatto particolarmente complesse ovvero attenga ad interessi sostanziali perseguiti di particolare rilievo anche economico; a tal fine vengono valutati, esemplificativamente, il valore della causa, comunque non inferiore a 50.000.000 euro, determinato secondo i criteri relativi al contributo unificato; il numero e l’ampiezza degli atti e provvedimenti effettivamente impugnati, la dimensione della sentenza impugnata, l’esigenza di riproposizione di motivi dichiarati assorbiti ovvero di domande od eccezioni non esaminate, la necessita’ di dedurre distintamente motivi rescindenti e motivi rescissori, l’avvenuto riconoscimento della presenza dei presupposti di cui ai numeri 8 o 9 nel precedente grado del giudizio, la rilevanza della controversia in relazione allo stato economico dell’impresa; l’attinenza della causa a taluna delle opere di cui all’art. 125 del codice del processo amministrativo.

 

9. Con il decreto di cui al numero 11 puo’ essere consentito un numero di pagine superiore a quelli indicati al numero 8, qualora i presupposti di cui al medesimo numero 8 siano di straordinario rilievo, tale da non permettere una adeguata tutela nel rispetto dei limiti dimensionali da esso previsti.

 

10. Nei casi di cui ai numeri 8 e 9, e’ sempre redatto il riassunto preliminare dei motivi proposti.

 

11. La valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti di cui ai numeri 8 e 9 e’ effettuata dal Presidente della Sezione competente o dal magistrato da lui delegato. A tal fine il ricorrente formula in calce al ricorso istanza motivata, sulla quale il Presidente o il magistrato delegato si pronuncia con decreto entro i tre giorni successivi. In caso di mancanza o di tardivita’ della pronuncia l’istanza si intende accolta. Il decreto favorevole ovvero l’attestazione di segreteria o l’autodichiarazione del difensore circa l’avvenuto decorso del termine in assenza dell’adozione del decreto sono notificati alle controparti unitamente al ricorso. I successivi atti difensivi di tutte le parti seguono il medesimo regime dimensionale

 

12. Ai fini delle disposizioni precedenti, gli atti debbono essere redatti su foglio A4, mediante caratteri di tipo corrente (ad es. Times New Roman, Courier, Arial o simili) e di dimensioni di almeno 12 pt nel testo e 10 pt nelle note a pie’ di pagina, con un’interlinea di 1,5 e margini orizzontali e verticali di almeno cm. 2,5 (in alto, in basso, a sinistra e a destra della pagina).

 

13. In caso di utilizzo di caratteri, spaziature e formati diversi da quelli indicati al numero 12, ne deve essere possibile la conversione in conformita’ alle specifiche tecniche sopra indicate.

 

14. Il presente decreto si applica alle controversie il cui termine di proposizione del ricorso di primo grado o di impugnazione inizi a decorrere trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione del decreto medesimo sulla Gazzetta Ufficiale.

 

15. Nella prima attuazione del presente decreto, relativamente ai giudizi il cui ricorso di primo grado sia stato proposto antecedentemente alla data di entrata in vigore di cui al numero 14, in sede di impugnazione il Presidente o il magistrato delegato si pronuncia ai sensi del numero 11 valutando anche le dimensioni del ricorso e degli atti difensivi del giudizio di primo grado.

 

16. Le disposizioni del presente decreto sono applicate in via sperimentale, ai sensi dell’art. 40, comma 2-bis, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito nella legge 11 agosto 2014, n. 114. E’ fatta riserva di loro modifica o integrazione ad esito del monitoraggio del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa previsto dalla medesima norma.

 

Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Roma, 25 maggio 2015

Il Presidente: Giovannini

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Adeguamento degli importi del diritto di copia e di certificato ai sensi dell’articolo 274 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA DECRETO 7 maggio 2015 

 

Adeguamento degli importi del diritto di copia e di certificato ai sensi dell’articolo 274 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.
(GU n.149 del 30-6-2015)

IL CAPO DEL DIPARTIMENTO PER GLI AFFARI DI GIUSTIZIA del Ministero della giustizia

di concerto con

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO
del Ministero dell’economia e delle finanze

Visto l’art 274 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, che prevede l’adeguamento degli importi del diritto di copia e del diritto di certificato ogni tre anni «in relazione alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatesi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze»;
Visti gli artt. 267, 268 e 269 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115/02 che disciplinano gli importi del diritto di copia e l’art. 273 dello stesso decreto che disciplina il diritto di certificato;
Visti gli importi previsti per il diritto di copia di cui alle tabelle contenute negli allegati n. 6, n. 7 e n. 8 al decreto del Presidente della Repubblica n. 115/02;
Visto l’importo del diritto di certificato indicato dalle lett. a) e b) dell’art. 273 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115/02;
Viste le disposizioni introdotte con l’art. 4, commi 4 e 5, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24;
Ritenuto che l’adeguamento del diritto di copia va condotto sugli importi stabiliti con le suddette tabelle;
Considerato che per il triennio 1° luglio 2008-30 giugno 2011 gli importi previsti per il diritto di copia e di certificato sono stati adeguati (con D.M. in data 10 marzo 2014) alla variazione accertata dall’ISTAT nei periodi di riferimento ai sensi del predetto art. 274 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115/02;
Ritenuto di dover adeguare gli importi previsti per il diritto di copia e di certificato sulla base della variazione dell’indice ISTAT nel triennio 1° luglio 2011-30 giugno 2014;
Rilevato che nel triennio considerato, dai dati accertati dall’Istituto nazionale di statistica, e’ stata rilevata una variazione in aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati pari al 4,4%;

Decreta:

Art. 1

L’importo di € 3,68 previsto per il diritto di certificato dalle lett. a) e b) dell’art. 273 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115/02, cosi’ come adeguato con decreto del 10 marzo 2014, e’ aggiornato in € 3,84; Gli importi stabiliti nelle tabelle contenute negli allegati n. 6, n. 7 e n. 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115/02, cosi’ come adeguati con decreto del 10 marzo 2014, sono aggiornati come di seguito indicato.

Parte di provvedimento in formato grafico

Il presente decreto verra’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 7 maggio 2015

Il Capo dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia Mura

Il Ragioniere generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze Franco

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Indicazione dei dati da inserire nella nota di iscrizione a ruolo del processo esecutivo per espropriazione.

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 19 marzo 2015 

Indicazione dei dati da inserire nella nota di iscrizione a ruolo delprocesso esecutivo per espropriazione. (15A02237) 

(GU n.68 del 23-3-2015)

               IL DIRETTORE GENERALE DELLA GIUSTIZIA CIVILE 

Visto l'art. 18, comma 2, del decreto-legge n.132 del 12 settembre2014, convertito in legge n.162 del 10 novembre 2014, che haintrodotto l'art. 159-bis delle disposizioni d'attuazione del Codicedi procedura civile;

Decreta

che nella nota d'iscrizione a ruolo dei processi esecutivi perespropriazione, di cui all'art. 159-bis disp. Att. C.p.c., adintegrazione dei dati gia' previsti dalla richiamata norma di legge,debbano obbligatoriamente essere presenti i dati che seguono.
Per le procedure di esecuzione forzata su beni immobili:
Importo del precetto;
Dati identificativi del creditore:
Per il creditore procedente persona fisica: Cognome, Nome,Codice fiscale,
Per il creditore procedente persona giuridica: Denominazione,Codice Fiscale/Partita IVA, Categoria;
Dati identificativi del difensore della parte che iscrive aruolo:
Cognome, Nome, Codice Fiscale;
Dati identificativi del Debitore:
Se persona fisica: Cognome, nome, codice fiscale, data dinotifica precetto, data di notifica pignoramento;
Se persona giuridica: Denominazione, Codice Fiscale/PartitaIVA, Categoria, data di notifica precetto data di notifica delpignoramento;
Dati dei titoli esecutivi:
Nome Cognome/denominazione del creditore;
Descrizione del titolo;
Dati identificativi del bene immobile:
Indirizzo
Descrizione del bene;
Tipo di catasto (Urbano/Terreni), Classe/tipologia (A1,A2,ecc.);
Identificazione: Sezione, Foglio, particella, subalterno,Graffato (specificando se dati di catasto o denuncia diaccatastamento).
Se trattasi di bene immobile sito in Comune ove vige il sistematavolare: Comune catastale o censuario; numero di partita tavolare(specificando se informatizzata o cartacea). Per i beni siti neicomuni della provincia Autonoma di Bolzano e' obbligatorial'indicazione della particella fondiaria o della particella ediliziae della particella materiale;
Diritti sul bene immobile:
Parte (identificazione del debitore), Bene (da scegliere traquelli gia' indicati perche' sottoposti a pignoramento), o Unita'negoziale, diritto (proprieta', abitazione, usufrutto, dell'enfiteutaecc.), Frazione (xx su xxx).
Per le procedure di espropriazione mobiliare presso il debitore: Importo del precetto;
Dati identificativi del creditore:
Per il creditore procedente persona fisica: Cognome, Nome,Codice fiscale,
Per il creditore procedente persona giuridica: Denominazione,Codice Fiscale/Partita IVA, Categoria.
Dati identificativi del Debitore:
Se persona fisica: Cognome, Nome, codice fiscale, data dinotifica precetto;
Se persona giuridica: Denominazione, CF/PI, categoria, data dinotifica precetto;
Dati identificativi del difensore del difensore della parte cheiscrive a ruolo:
Cognome, Nome, Codice Fiscale;
Dati identificativi dell'eventuale Custode:
Cognome, nome, Codice Fiscale;
Dati dei titoli esecutivi:
Nome Cognome/denominazione del creditore Descrizione del titolo;
Tipologia del bene (secondo la classificazione gia' presente inSIECIC)
Per le procedure di espropriazione mobiliare presso terzi:
Importo del precetto;
Data udienza in citazione;
Dati identificativi del creditore:
Per il creditore procedente persona fisica: Cognome, nome,Codice fiscale,
Per il creditore procedente persona giuridica: Denominazione,Codice Fiscale/Partita IVA, Categoria;
Dati identificativi del difensore del difensore della parte cheiscrive a ruolo:
Cognome, Nome, Codice Fiscale;
Dati identificativi del Debitore:
Se persona fisica: Cognome, nome, codice fiscale, data dinotifica precetto;
Se persona giuridica: Denominazione, CF/PI, Categoria, datanotifica precetto;
Dati identificativi del terzo pignorato:
Se persona fisica: Cognome, nome, codice fiscale;
Se persona giuridica: Denominazione, Categoria;
Dati identificativi del Custode:
Cognome, nome, Codice Fiscale;
Dati del titolo esecutivo:
Nome e Cognome/denominazione del creditore;
Descrizione del titolo
Tipologia del bene.
Qualora si verta in ipotesi di conversione di sequestro inpignoramento, oltre ai dati relativi a ciascun tipo di esecuzione,andranno inseriti i seguenti dati:
Tribunale che ha emesso la sentenza o del diverso provvedimentosu cui si fonda l'istanza di conversione;
numero del provvedimento;
data provvedimento;
importo del credito.

Roma, 19 marzo 2015

Il direttore generale: Mancinetti

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Regolamento concernente disposizioni relative alle forme di pubblicita’ del codice deontologico e dei suoi aggiornamenti emanati dal Consiglio nazionale forense, a norma dell’articolo 3, comma 4, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 11 marzo 2015, n. 38 

 

Regolamento  concernente  disposizioni   relative   alle   forme   dipubblicita' del codice deontologico e dei suoi aggiornamenti  emanatidal Consiglio nazionale forense, a norma dell'articolo  3,  comma  4,della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

 

(GU n.77 del 2-4-2015)


 
 Vigente al: 17-4-2015  

 

                      IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA 

Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto l'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n. 247;
Visto l'articolo 3, comma 4, della legge 31 dicembre 2012, n. 247;
Sentito il parere del Consiglio nazionale forense, espresso il 26settembre 2014;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezioneconsultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 6 novembre 2014;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri, anorma dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,effettuata con nota del 5 febbraio 2015;

A d o t t a
il seguente regolamento:

Art. 1

Oggetto del regolamento

1. Il presente regolamento disciplina le forme di pubblicita' delcodice deontologico e dei suoi aggiornamenti emanati dal Consiglionazionale forense, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 3, comma4, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

                               Art. 2 

Modalita' per la pubblicazione del codice deontologico e dei suoi aggiornamenti

1. Entro trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,il codice deontologico e i suoi aggiornamenti sono pubblicati suisiti internet del Consiglio nazionale forense, della Cassa nazionaledi previdenza e assistenza forense e dei consigli degli ordiniforensi circondariali, ferma restando l'entrata in vigore fissatadall'articolo 3, comma 4, secondo periodo, della legge 31 dicembre2012, n. 247.

                               Art. 3 

Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi omaggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Il presentedecreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nellaRaccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E'fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 11 marzo 2015

Il Ministro: Orlando

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 26 marzo 2015
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,Reg.ne - Prev. n. 746

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Disposizioni necessarie per l’attuazione dell’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2015)», che prevede un assegno al fine di incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno.

Redazione

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 27 febbraio 2015

Disposizioni necessarie per l’attuazione dell’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2015)», che prevede un assegno al fine di incentivare la natalita’ e contribuire alle spese per il suo sostegno. (15A02749)

(GU n.83 del 10-4-2015)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

su proposta del

MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

di concerto con

IL MINISTRO DELLA SALUTE

e

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto l’art. 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, che prevede un assegno al fine di incentivare la natalita’ e contribuire alle spese per il suo sostegno;
Visto l’art. 1, comma 126, della citata legge n. 190 del 2014, che demanda ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione delle disposizioni necessarie per l’attuazione del comma 125;
Visti, altresi’, i commi 127, 128 e 129 del medesimo art. 1 della legge n. 190 del 2014;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, concernente la revisione delle modalita’ di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);
Visto il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, del 7 novembre 2014, recante l’approvazione del modello tipo della dichiarazione sostitutiva unica a fini ISEE, dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione ai sensi dell’art. 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159;
Vista la proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di cui alle note prot. n. 29/0000659/L del 10 febbraio 2015 e n. 29/0000768/L del 17 febbraio 2015;
Visto il concerto espresso dal Ministro della salute con nota prot. n. LEG0001048 dell’11 febbraio 2015;
Visto il concerto espresso dal Ministro dell’economia e delle finanze con nota prot. n. 3639 del 18 febbraio 2015;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 22 febbraio 2014 con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri dott. Graziano Delrio e’ stata delegata la firma di decreti, atti e provvedimenti di competenza del Presidente del Consiglio dei ministri;
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dell’economia e delle finanze

Adotta
il seguente decreto:

Art. 1

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) «ISEE»: l’Indicatore della situazione economica equivalente di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il “Regolamento concernente la revisione delle modalita’ di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”;
b) «Nucleo familiare»: il nucleo familiare come definito ai sensi dell’art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159.

Art. 2

Beneficiari

1. Ai sensi e alle condizioni di cui all’art. 1, comma 125, della legge n. 190 del 2014, ai nuclei familiari, per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, e’ riconosciuto l’assegno di cui all’art. 3 su domanda di un genitore convivente con il figlio.
2. I nuclei familiari beneficiari, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, devono essere in possesso di ISEE in corso di validita’ non superiore a 25.000 euro annui.

Art. 3

Misura e durata dell’assegno

1. L’assegno e’ fissato in un importo annuo pari ad 960 euro per figlio. Per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno e’ pari a 1.920 euro.
2. L’assegno e’ corrisposto dall’INPS, su domanda del genitore, con cadenza mensile, per un importo pari a 80 euro se la misura annua dell’assegno e’ pari ad euro 960 ovvero per un importo pari a 160 euro se la misura annua dell’assegno e’ pari a 1.920 euro.
3. L’assegno e’ concesso a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione e fino al compimento del terzo anno di eta’ oppure fino al terzo anno dall’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.

Art. 4

Modalita’ di presentazione della domanda

1. La domanda per l’assegno e’ presentata all’INPS per via telematica secondo modelli predisposti dall’Istituto entro il quindicesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto. L’INPS assicura le modalita’ piu’ idonee per facilitare l’accesso alla misura da parte dei nuclei familiari, anche mediante le proprie sedi territoriali, il contact center e procedure telematiche assistite.
2. La domanda puo’ essere presentata dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione del figlio. Ai fini della decorrenza dell’assegno dal giorno della nascita o dell’ ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, la domanda deve essere presentata non oltre il termine di 90 giorni dal verificarsi dell’evento ovvero entro i 90 giorni successivi all’entrata in vigore del presente decreto. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre il termine di cui al periodo precedente, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
3. La domanda e’ presentata una sola volta per ciascun figlio, fatti salvi i casi di cui ai commi 4, 5 e 6 dell’art. 5. L’INPS verifica che la dichiarazione sostitutiva unica a fini ISEE sia stata aggiornata alla scadenza e che permanga il possesso del requisito di cui all’art. 2, comma 2.
4. Nella domanda il genitore e’ tenuto ad autocertificare, a norma del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, i requisiti che danno titolo alla concessione, salvo che non sia tenuto a comprovare i requisiti sulla base di specifica documentazione.
5. In caso di incapacita’ di agire del genitore, la domanda e la relativa documentazione sono presentate dal suo legale rappresentante.

Art. 5

Decadenza

1. Il nucleo familiare beneficiario decade dall’assegno qualora perda uno dei requisiti di cui all’art. 2. Decade altresi’ qualora si verifichi una delle seguenti cause:
a) decesso del figlio;
b) revoca dell’adozione;
c) decadenza dall’esercizio della responsabilita’ genitoriale; d) affidamento del figlio a terzi;
e) affidamento esclusivo del figlio al genitore che non ha presentato la domanda.
2. L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo a quello in cui si e’ verificata una delle cause di decadenza di cui al comma 1 del presente articolo.
3. Il genitore richiedente ha l’obbligo di comunicare tempestivamente all’INPS l’eventuale verificarsi di una delle cause di decadenza, fermo restando il recupero da parte dell’Istituto delle somme indebitamente erogate.
4. In caso di affidamento esclusivo del minore, disposto con provvedimento dell’autorita’ giudiziaria, al genitore diverso da quello che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potra’ essere erogato, a favore del genitore affidatario, se in possesso dei requisiti richiesti dal presente decreto. A tal fine questi presenta domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui domanda sia presentata oltre la data di cui al periodo precedente, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
5. In caso di provvedimento, disposto dall’autorita’ giudiziaria, di decadenza dall’esercizio della responsabilita’ genitoriale del genitore che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potra’ essere erogato a favore dell’altro genitore, se in possesso dei requisiti richiesti dal presente decreto. A tal fine questi presenta domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre il termine di cui al periodo precedente, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
6. In caso di affidamento temporaneo del figlio a terzi, ai sensi dell’art. 2, della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, l’assegno potra’ essere richiesto dall’affidatario. A tal fine il requisito dell’ISEE e’ verificato con riferimento al minore affidato, anche nel caso in cui questi sia considerato nucleo a se’ stante, ai sensi dell’art. 3, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159. Ai fini dell’erogazione dell’assegno, l’affidatario presenta domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice o del servizio sociale. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre il termine di cui al periodo precedente, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

Art. 6

Monitoraggio e copertura finanziaria

1. L’INPS provvede al monitoraggio dell’onere derivante dal presente decreto, inviando, entro il 10 di ciascun mese, la rendicontazione con riferimento alla mensilita’ precedente delle domande accolte e dei relativi oneri al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze, secondo le indicazioni fornite dai medesimi Ministeri.
2. Qualora in esito al monitoraggio mensile di cui al comma 1, l’onere sostenuto dall’INPS, per tre mensilita’ consecutive, sia superiore alle previsioni di spesa di cui all’art. 1, comma 128, della legge n. 190 del 2014, rapportate al periodo d’anno trascorso, l’INPS sospende l’acquisizione di nuove domande nelle more dell’adozione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della salute, di cui all’art. 1, comma 127, della legge n. 190 del 2014, con cui si provvede a rideterminare l’importo annuo dell’assegno e i valori dell’ISEE.
3. L’entrata in vigore del decreto di cui al comma 2 non pregiudica gli assegni gia’ concessi dall’INPS.
4. Alle attivita’ previste dal presente decreto l’INPS provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Il presente decreto e’ trasmesso ai competenti organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 27 febbraio 2015

Il Presidente del Consiglio dei ministri Renzi

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Poletti

Il Ministro della salute Lorenzin

Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2015
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min.
lavoro, foglio n. 1257

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Regolamento sulle modalita’ di elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi, a norma dell’articolo 28 della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
DECRETO 10 novembre 2014, n. 170
Regolamento sulle modalita’ di elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi, a norma dell’articolo 28 della legge 31 dicembre 2012, n. 247. (14G00185)
(GU n.273 del 24-11-2014)

Vigente al: 25-11-2014

Capo I

Disposizioni generali

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la legge 31 dicembre 2012, n. 247 ed in particolare gli articoli 1, comma 3, e 28, comma 2;
Acquisito il parere del Consiglio nazionale forense, espresso il 7 agosto 2014;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 28 agosto 2014;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri effettuata con nota n. prot. 9700 del 5 novembre 2014;

Adotta

il seguente regolamento:

Art. 1
Oggetto del regolamento

1. Il presente regolamento disciplina le modalita’ per l’elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi.

Art. 2
Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento, si intende per:
a) «legge», la legge 31 dicembre 2012, n. 247;
b) «ordine», l’ordine circondariale forense costituito presso ciascun tribunale ai sensi dell’articolo 25 della legge;
c) «consiglio», l’organo dell’ordine previsto dall’articolo 26, comma 1, lettera b), della legge e la cui composizione ed elezione e’ disciplinata dall’articolo 28 della stessa legge e dal presente regolamento;
d) «presidente», il presidente del consiglio di cui alla lettera c).

Capo II

Modalita’ di svolgimento delle elezioni

Art. 3
Tempo delle elezioni e determinazione dei seggi

1. Il presidente, quando convoca l’assemblea per l’elezione del consiglio:
a) determina il numero complessivo di componenti del consiglio ai sensi dell’articolo 28 della legge;
b) determina il numero minimo dei seggi da assicurare al genere meno rappresentato che deve corrispondere almeno ad un terzo dei consiglieri da eleggere, arrotondato per difetto all’unita’;
c) fissa, con provvedimento da adottarsi di regola entro il 10 dicembre dell’anno precedente le elezioni, le date di svolgimento delle elezioni da tenersi per non meno di due giorni e non piu’ di sei giorni consecutivi tra loro, tra il lunedi’ ed il sabato, per non meno di quattro ore consecutive nell’arco di ciascuna giornata. Al fine di garantire il corretto esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo e consentire la compilazione dell’albo comprensivo degli iscritti provenienti dagli ordini forensi soppressi al 31 dicembre 2014 a seguito del decreto legislativo 7 settembre 2012 n. 155 e a norma dell’articolo 65, comma 2, della legge, le elezioni del Consiglio dell’ordine accorpante, per il rinnovo dell’anno 2015, sono indette entro il 7 gennaio dello stesso anno. Gli iscritti nell’albo dell’ordine soppresso al 31 dicembre 2014 sono iscritti di diritto, a decorrere dal 1° gennaio 2015, nell’albo dell’ordine accorpante, salve le domande di iscrizione ad altri Ordini presentate prima di tale data.
2. Effettuate le determinazioni di cui al comma 1, il presidente ne cura la pubblicazione nel sito internet istituzionale del proprio ordine e ne da’ comunicazione al Consiglio nazionale forense. La pubblicazione nel sito internet istituzionale ha valore di pubblicita’ notizia.

Art. 4
Convocazione elettorale

1. Il presidente, previa delibera del consiglio, fissa la data per l’inizio delle operazioni di voto almeno trenta giorni prima della data fissata per lo svolgimento delle elezioni stesse.
2. L’avviso della convocazione delle elezioni contiene l’invito a presentare, almeno dieci giorni prima della data fissata per le elezioni, le candidature, anche in forma di lista secondo quanto previsto dal presente regolamento.
3. L’avviso di convocazione indica altresi’ il luogo, i giorni e l’orario di apertura del seggio elettorale, il numero dei consiglieri da eleggere e il numero minimo dei seggi da assicurare al genere meno rappresentato.
4. L’avviso di convocazione e’ spedito a tutti gli aventi diritto di voto mediante raccomandata con avviso di ricevimento, fax, messaggio di posta elettronica certificata, nonche’ qualsiasi altro mezzo idoneo a comprovarne l’avvenuta spedizione. E’ affisso in modo visibile dal giorno di convocazione sino a quello precedente le votazioni sia negli uffici dell’ordine sia in luogo del tribunale accessibile al pubblico, compresi gli spazi riservati al consiglio.
5. Della convocazione delle elezioni e’ dato avviso mediante il sito internet istituzionale dell’ordine.
6. Quando il numero degli iscritti all’ordine e’ superiore a cinquecento, la comunicazione dell’avviso di convocazione delle elezioni di cui al comma 4 puo’ essere sostituita dalla pubblicazione di estratto dell’avviso stesso in almeno un giornale quotidiano locale ove ha sede l’ordine, per due giorni lavorativi di settimane diverse, ferma restando l’affissione in luogo del tribunale accessibile al pubblico e nei locali ove ha sede l’ordine, nonche’ la pubblicazione mediante il sito internet dell’ordine.

Art. 5
Propaganda elettorale

1. La propaganda elettorale e’ svolta nel rispetto delle norme deontologiche. E’ comunque vietata, in qualsiasi forma, nel luogo e nel tempo in cui si svolgono le operazioni di voto e nelle sue immediate vicinanze.
2. La propaganda elettorale consiste unicamente nell’espressione di programmi e di intendimenti e non e’ svolta in modo da ledere il prestigio della categoria, di altri candidati e delle liste concorrenti.

Art. 6
Candidature

1. Gli avvocati possono presentare le candidature sia individualmente che attraverso la partecipazione ad una lista. La candidatura all’interno di una lista comporta anche quella a titolo individuale.
2. Le candidature, individuali o di lista, possono essere presentate, a pena di irricevibilta’, sino alle ore dodici del decimo giorno antecedente a quello fissato per l’inizio delle operazioni di voto mediante deposito presso il consiglio dell’ordine di dichiarazione sottoscritta dall’interessato e resa ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
3. La presentazione di una lista puo’ essere effettuata da un avvocato a cio’ delegato a condizione che essa risulti sottoscritta da tutti i suoi componenti.

Art. 7
Formazione delle liste

1. Le liste possono recare l’indicazione dei nominativi fino ad un numero pari a quello complessivo dei consiglieri da eleggere nella sola ipotesi in cui i candidati appartengano ai due generi ed a quello meno rappresentato sia riservato almeno un terzo dei componenti della lista, arrotondato per difetto all’unita’ inferiore.
2. Quando nella lista non vi e’ la rappresentanza di entrambi i generi, l’indicazione dei nominativi della lista non puo’ superare i due terzi dei componenti complessivamente eleggibili. Quando nella lista vi e’ la rappresentanza di entrambi i generi e il numero dei componenti della lista e’ inferiore a quello dei componenti da eleggere, rimane in ogni caso fermo, nell’ambito del medesimo genere, il limite massimo dei due terzi.
3. Ad ogni lista e’ attribuito, per la sua identificazione, il nome di almeno un componente, ovvero un nome di fantasia.
4. L’eventuale indicazione in lista di un componente non eleggibile o non candidabile, non comporta l’inammissibilita’ della lista ma esclusivamente la cancellazione del nominativo, senza diritto per il presentatore o per i componenti della lista alla sostituzione.
5. E’ consentito candidarsi in una sola lista, pena la decadenza da ogni candidatura del candidato presente in piu’ liste.
6. Fermo quanto previsto dall’articolo 9, comma 4, la candidatura all’interno di una lista comporta candidatura anche a titolo individuale. Il nominativo di chi si sia candidato con lista e’ inserito anche nell’elenco dei candidati individuali con un richiamo alla lista.

Art. 8
Commissione elettorale

1. Scaduto il termine per la presentazione delle candidature, il presidente del consiglio costituisce la commissione elettorale, della quale fanno parte, oltre al presidente del consiglio stesso e al consigliere segretario sei o piu’ iscritti con un’anzianita’ di iscrizione all’albo non inferiore a cinque anni e che non sono candidati. Il presidente del consiglio e il consigliere segretario non possono far parte della commissione elettorale nel caso in cui risultano candidati.
2. Quando il consiglio dell’ordine delibera di dar corso alle operazioni di voto elettronico, provvede a designare il responsabile informatico che interviene e presenzia alle operazioni di voto.
3. La designazione dei componenti della commissione elettorale deve essere effettuata dal consiglio nella prima riunione utile dopo la scadenza del termine per la presentazione delle candidature, ricorrendo a membri non componenti del consiglio in misura non inferiore alla meta’. Nel caso di cui al comma 1, secondo periodo, il consiglio provvede alla designazione del presidente e del segretario della commissione.
4. Nella commissione elettorale, salvo il caso del comma 3, secondo periodo, le funzioni di presidente sono svolte dal presidente del consiglio e quelle di segretario dal consigliere segretario. Il presidente ed il segretario della commissione possono delegare le loro funzioni a componenti della commissione stessa.
5. La commissione elettorale procede alla verifica delle candidature e sovraintende a tutte le operazioni elettorali, nonche’ alle ulteriori attivita’ connesse sino alla proclamazione degli eletti. E’ coadiuvata, per la sola fase dello spoglio delle schede elettorali, da un numero non inferiore a quattro di scrutatori, scelti al di fuori dei componenti del consiglio tra coloro che non si sono candidati e nominati a norma dell’articolo 11, comma 4, lettera d).
6. Dalla fase dello spoglio delle schede la commissione elettorale puo’ operare anche costituendo al proprio interno sottocommissioni composte da almeno quattro membri ivi comprendendosi anche gli scrutatori.
7. Terminate le operazioni di verifica delle candidature, il presidente della commissione o altro componente da lui delegato numera le candidature individuali in ordine alfabetico e le liste secondo l’ordine cronologico di presentazione.

Art. 9
Schede elettorali ed espressione del voto

1. Le schede elettorali sono predisposte a cura del consiglio in modo tale da garantire la segretezza del voto.
2. Ogni scheda elettorale, che contiene un numero di righe pari a quello dei componenti complessivi del consiglio da eleggere e l’eventuale raggruppamento in liste, e’ preventivamente firmata in originale dal presidente della commissione e dal segretario e reca in calce l’espressa indicazione, anche in via riassuntiva, dei principi previsti dal presente regolamento per le espressioni di voto.
3. Le schede elettorali sono custodite dal presidente della commissione elettorale e dal segretario o da altri componenti della commissione delegati, i quali, al momento della votazione, provvedono personalmente a consegnare agli aventi diritto le schede per la compilazione.
4. Il voto e’ espresso attraverso l’indicazione del nome e cognome degli avvocati candidati, ovvero attraverso l’indicazione della lista; in tale ultima ipotesi, il voto attribuito alla lista e’ computato, in sede di scrutinio, come espressione di voto a favore di ognuno dei componenti della lista. Sono nulle le schede che recano espressioni di voto rese in parte con indicazione della lista ed in parte con attribuzione di preferenza individuale, nonche’ quelle recanti l’indicazione di piu’ liste.
5. Nella sola ipotesi di voto destinato ai due generi, le preferenze possono essere espresse in misura pari al numero complessivo dei componenti del consiglio da eleggere, fermo il limite massimo dei due terzi per ciascun genere.
6. Nei casi diversi dal comma 5, l’elettore puo’ esprimere un numero di preferenze non superiore ai due terzi dei componenti del consiglio da eleggere, pena la nullita’ della scheda.

Art. 10
Seggio elettorale

1. Le operazioni di voto si svolgono all’interno del seggio elettorale nei locali del tribunale presso cui e’ costituito il consiglio ovvero nel luogo indicato dal consiglio.
2. Nel seggio elettorale devono essere allestite le cabine elettorali o, comunque, strutture tali da garantire agli elettori la segretezza del voto.
3. All’interno del seggio elettorale devono essere esposti e depositati, in piu’ copie conformi tra loro, a disposizione di tutti gli elettori:
a) l’elenco in ordine alfabetico degli avvocati che abbiano presentato la propria candidatura;
b) l’elenco, in ordine di presentazione, delle liste recanti ognuna l’indicazione dei nominativi di tutti i componenti.
4. Non sono ammessi all’interno del seggio altri elenchi o scritti di qualsivoglia natura o materiale di propaganda elettorale.
5. La permanenza nel seggio elettorale e’ consentita ai soli componenti della commissione elettorale che devono sovraintendere alle operazioni di voto mentre l’accesso al seggio elettorale e’ consentito agli elettori per il tempo strettamente necessario all’espressione di voto.

Art. 11
Operazioni di voto

1. Le operazioni elettorali si svolgono presso il seggio nelle giornate individuate dal consiglio.
2. Le operazioni di voto si aprono con la costituzione del seggio elettorale formato ai sensi dell’articolo 8, nell’ora, giorno e luogo indicati nell’avviso di convocazione. Il presidente ed il segretario della commissione elettorale assumono rispettivamente le funzioni di presidente del seggio e di segretario del seggio.
3. Le operazioni di voto durano non meno di quattro ore consecutive e non piu’ di otto ore nelle giornate fissate e si concludono tassativamente all’ultima ora fissata dell’ultimo giorno stabilito. Immediatamente dopo si procede allo scrutinio delle schede.
4. Il presidente del seggio, nell’ora indicata nell’avviso di convocazione:
a) verifica la regolare costituzione del seggio elettorale, dandone atto nel verbale delle operazioni elettorali e di voto, predispone un’urna debitamente sigillata, nonche’ una o piu’ cabine elettorali;
b) dichiara pubblicamente aperta la tornata elettorale e da’ inizio alle operazioni di voto;
c) verifica e decide in merito ad eventuali contestazioni;
d) nomina tra i presenti, non componenti il consiglio dell’ordine e non candidati, scrutatori in numero non inferiore a quattro.
5. Per la validita’ delle operazioni elettorali e’ necessaria la presenza di almeno tre componenti del seggio.
6. Il segretario del seggio redige, sotto la direzione del presidente, il verbale delle operazioni elettorali, annotandovi le operazioni di apertura del voto, di votazione, di chiusura delle operazioni di voto, di scrutinio e di proclamazione degli eletti.
7. Nel verbale devono essere individuati ed elencati tutti i votanti. 8. Al termine della prima giornata elettorale il presidente del seggio provvede alla chiusura delle urne e alla conservazione delle schede non votate. Le urne sono sigillate e sul sigillo sono apposte le firme del presidente, del segretario e degli altri componenti del seggio elettorale. Le schede non votate, le urne e il restante materiale sono conservate a cura del presidente del seggio.
9. Alla riapertura del seggio elettorale il presidente, alla presenza di almeno tre componenti del seggio, verifica l’integrita’ del materiale elettorale. Di tali operazioni e’ data menzione nel verbale. Quando accerta il danneggiamento del materiale elettorale, il presidente denuncia l’accaduto all’autorita’ giudiziaria ed al Consiglio nazionale forense.
10. Scaduto l’orario dell’ultima giornata elettorale, il presidente del seggio dichiara chiusa la votazione.

Art. 12
Votazione con sistema elettronico

1. Con delibera del consiglio puo’ essere disposto che le votazioni avvengano attraverso espressione di un voto telematico.
2. Il sistema informatico per la registrazione dei voti dovra’ avere almeno le seguenti caratteristiche:
a) prevedere un archivio digitale contenente la lista di tutti gli iscritti aventi diritto di voto e la lista dei candidati;
b) assicurare una procedura che preveda l’utilizzo di almeno tre password diverse che devono essere combinate tra loro per l’abilitazione del sistema di voto e di tutte le cabine elettroniche installate. Due password sono consegnate al presidente ed al segretario della commissione elettorale, mentre la terza e’ rilasciata al referente informatico designato, contestualmente all’inizio delle operazioni, dalla societa’ informatica che gestisce il sistema di voto telematico;
c) prevedere che il sistema possa essere attivato solamente in presenza di tutte le persone in possesso della password;
d) prevedere che il riconoscimento e l’abilitazione dell’elettore al voto avvenga tramite apposite funzioni che consentono di verificare: l’identita’ del votante, utilizzando la funzione di ricerca tramite lettore di badge o con l’inserimento del codice fiscale; la registrazione dell’avente diritto al voto; che il votante non abbia gia’ votato; l’avvenuto voto da parte dell’iscritto;
e) prevedere che al termine della fase di voto, dopo la conferma, emetta una ”scheda di voto” che dal votante e’ inserita, previa personale verifica sulla conformita’ alla scelta effettuata, nella apposita urna;
f) prevedere il “blocco” al termine del voto di ogni iscritto della postazione, in attesa dell’attivazione dell’elettore successivo;
g) prevedere che, nel caso in cui le fasi di voto avvengano in momenti o giorni diversi, consenta la procedura di “sospensione”, disabilitando tutte le sue funzioni per impedire qualsiasi accesso al sistema ed ai dati che contiene, e la “riattivazione” delle procedure di voto recuperando le informazioni salvate nel momento della sospensione e riabilitando le funzioni della votazione. Entrambe le procedure di sospensione e riattivazione sono effettuate utilizzando le stesse password di cui alla lettera b);
h) prevedere che in nessun momento sia possibile avere risultati parziali o accedere ai risultati fino al momento in cui non viene effettuata la chiusura definitiva delle votazioni;
i) prevedere che al termine delle fasi di voto, sempre mediante l’utilizzo delle tre password di cui alla lettera b), sia consentito di eseguire la chiusura definitiva del sistema impedendo qualsiasi ulteriore accesso e che solo dopo la chiusura definitiva del sistema siano forniti i risultati.
3. Le urne, nelle quali sono poste le ricevute di voto dagli elettori, sono sigillate dalla commissione elettorale e conservate per un anno presso il consiglio. L’apertura delle urne e l’esame delle relative ricevute avviene solo in caso di contestazioni o necessita’ di ulteriori controlli.
4. L’accesso alle postazioni elettorali, che garantiscono la riservatezza del voto, avviene previa identificazione del votante e del suo diritto al voto da personale del consiglio e sotto il controllo della commissione elettorale. La stessa commissione controlla poi che ogni votante deponga nell’urna la ricevuta del suo voto.

Art. 13
Scrutinio delle schede

1. Nello svolgimento delle operazioni di scrutinio sono adottati i seguenti criteri:
a) quando un candidato sia indicato unicamente con il cognome e negli elenchi compaiano piu’ candidati con il medesimo cognome, la sola preferenza e’ nulla e non conteggiata;
b) quando un candidato sia indicato con il cognome esatto ma con il nome errato, al candidato e’ attribuito il voto se l’indicazione formulata non corrisponde a quello di altro candidato;
c) quando un candidato con doppio cognome sia indicato con uno solo dei due cognomi, ove il nome sia esatto il voto sara’ attribuito come valido al candidato; ove manchi il nome si applica il criterio di cui alla lettera a);
2. Sono nulle le schede che:
a) non hanno le caratteristiche di cui all’articolo 9, salvo quanto previsto al comma 1;
b) sono compilate, anche in parte, con l’uso della dattilografia;
c) contengono segni diversi dall’espressione di voto;
d) contengono un numero di preferenze superiore a quello consentito;
e) consentono comunque di riconoscere l’elettore.

Art. 14
Proclamazione degli eletti

1. Il presidente del seggio, dichiarata chiusa la votazione, procede immediatamente e pubblicamente, assistito dagli altri componenti del seggio, alle operazioni di scrutinio delle schede. Di tutte le operazioni di scrutinio e’ redatto apposito verbale.
2. Tutti gli aventi diritto al voto possono presenziare alle operazioni di scrutinio.
3. Le schede utilizzate sono conservate in plichi sigillati e siglati dal presidente, dal segretario e dagli altri componenti del seggio. Il materiale deve essere conservato presso gli uffici di segreteria dell’ordine a disposizione del Consiglio nazionale forense e delle autorita’ competenti fino alla elezione del successivo consiglio.
4. Effettuato lo scrutinio, la commissione elettorale predispone, in base ai voti riportati da ciascuno, una graduatoria con l’indicazione di tutti i candidati che hanno riportato voti.
5. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti, sino al raggiungimento del numero complessivo dei seggi da attribuire.
6. In caso di parita’ di voti risulta eletto il candidato piu’ anziano per iscrizione all’albo e tra coloro che abbiano uguale anzianita’ di iscrizione il maggiore di eta’.
7. Quando nell’ambito della graduatoria cosi’ formatasi non risulta rispettata la quota di un terzo per il genere meno rappresentato, si forma una seconda graduatoria che, tenendo conto dei voti riportati da ciascun candidato consenta la composizione del consiglio nel rispetto della quota di un terzo di cui all’articolo 28 della legge.
Tale seconda graduatoria viene formata sostituendo i candidati del genere piu’ rappresentato eccedenti la quota dei due terzi e meno votati con i candidati del genere meno rappresentato che hanno conseguito il maggior numero di voti, sino al raggiungimento del terzo residuo. Non si fa luogo ad alcuna sostituzione nell’ipotesi in cui i candidati, risultanti ai primi posti utili per l’elezione, appartengono ad entrambi i generi nel rispetto della quota di almeno un terzo di quello meno rappresentato.
8. Terminato lo scrutinio, il presidente del seggio ne dichiara il risultato e nella stessa giornata procede alla proclamazione degli eletti, dandone immediata comunicazione al Ministero della giustizia, al Consiglio nazionale forense, al competente presidente di tribunale e a tutti gli altri ordini e curandone la pubblicazione nel sito internet istituzionale del proprio ordine.
Art. 15
Sostituzione degli eletti

1. Quando con il subentro operato a norma dell’articolo 28, comma 6, della legge non e’ possibile coprire le vacanze del consiglio mantenendo l’equilibrio dei generi, si procede entro sessanta giorni a nuove elezioni con le modalita’ previste dal presente regolamento.

Capo III

Disposizioni finali

Art. 16
Clausola di invarianza finanziaria

1. Dalle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 17
Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.
Roma, addi’ 10 novembre 2014

Il Ministro: Orlando

Visto, il Guardasigilli: Orlando
Registrato alla Corte dei conti il 21 novembre 2014
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri Giustizia e Affari Esteri, Reg.ne – Prev. n. 3006

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Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento.

Redazione
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

DECRETO 23 ottobre 2014 

 

Istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia e  principie criteri direttivi per il loro censimento. (14A08883) 

(GU n.268 del 18-11-2014)

 

        IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI 

di concerto con

IL MINISTRO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO

e

IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successivemodifiche ed integrazioni con il quale, in attuazione dell'art. 9della Costituzione, lo Stato tutela e valorizza i beni culturali epaesaggistici, in coerenza con le attribuzioni di cui all'art. 17della Costituzione stessa;
Visto il decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 che nelmodificare la lettera a) dell'art. 136 del su citato decretolegislativo 22 gennaio 2004, n. 42, include tra le cose immobili chehanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarita' geologicao memoria storica, anche gli alberi monumentali e che nel modificarel'art. 137 stabilisce che le commissioni regionali deputate allaformulazione di proposte per la dichiarazione di notevole interessepubblico degli immobili e aree di cui all'art. 136 siano integratedal rappresentante del competente comando regionale del Corpoforestale dello Stato nei casi in cui la proposta riguardi filari,alberate ed alberi monumentali;
Vista la legge 14 gennaio 2013, n. 10 recante norme per lo sviluppodegli spazi verdi urbani;
Visto l'art. 7 della predetta legge, con il quale si dettanodisposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberimonumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregiopaesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale;
Visto, in particolare il comma 2 dell'art. 7 della medesima legge,con il quale si dispone che entro sei mesi dalla data di entrata invigore della stessa, con decreto del Ministro delle politicheagricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dei benie delle attivita' culturali e del turismo e il Ministro dell'ambientee della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenzaunificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,n. 281 e successive modificazioni, siano stabiliti i principi e icriteri direttivi per il censimento degli alberi monumentali ad operadei comuni e per la redazione ed il periodico aggiornamento da partedegli stessi e delle regioni di appositi elenchi nonche' si provvedaad istituire un elenco degli alberi monumentali d'Italia gestito dalCorpo forestale dello Stato;
Visti il decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2003, n.264 Regolamento concernente l'individuazione dell'unita' dirigenzialegenerale del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'art. 7, comma3, del decreto legislativo del 3 aprile 2001, n. 155 e il decreto delMinistero delle politiche agricole e forestali 12 gennaio 2005 diindividuazione degli uffici dirigenziali di livello non generalecentrali e periferici dell'Ispettorato generale del Corpo forestaledello Stato;
Viste la legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni eintegrazioni. e la normativa vigente in materia di ricorsiamministrativi;
Considerato che, nelle more della legiferazione statale in materiadi alberi monumentali, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione,esclusiva per cio' che riguarda la tutela, e concorrente, per quelche attiene alla valorizzazione, alcune regioni e province autonomehanno gia' disciplinato con leggi e regolamenti, stabilendo principiper l'individuazione degli alberi monumentali e criteri sia perl'effettuazione dei censimenti nel territorio amministrativo direlativa competenza che per la raccolta delle informazioni inappositi elenchi, individuando altresi' misure di valorizzazionedegli esemplari arborei censiti;
Considerato che, fatta salva l'obbligatorieta' per le regioni direcepire la definizione di albero monumentale stabilita ai sensidell'art. 7, comma 3 della legge 14 gennaio 2013, n. 10, i criteriindicati dalle norme regionali per stabilire se un albero possaconsiderarsi monumentale sono simili tra loro ma tuttavia eterogeneie che pertanto si rende necessaria l'uniformazione degli stessi;
Considerato che molte regioni, in osservanza alle singole normativeregionali, hanno gia' realizzato un censimento degli alberimonumentali del territorio di loro competenza, hanno redatto eapprovato i relativi elenchi nonche' in alcuni casi hanno dato avvioalle procedure previste dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e dalle normative regionali in materia di urbanistica e paesaggioai fini della loro inclusione nell'elenco dei beni di rilevanteinteresse paesaggistico;
Considerato il censimento degli alberi monumentali effettuato dalCorpo forestale dello Stato nel 1982 che ha portato alla elaborazionedi un elenco nazionale attualmente disponibile presso lo stesso;
Acquisito il parere favorevole della conferenza delle regioni edelle province autonome di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28agosto 1997, n. 281 e successive modificazioni, nella seduta del 5agosto 2014 sullo schema di provvedimento;

Decreta:

Art. 1
Campo di applicazione e finalita'

1. Il presente decreto stabilisce, ai sensi dell'art. 7, comma 2,della legge 14 gennaio 2013, n. 10, i principi e i criteri direttiviper il censimento degli alberi monumentali ad opera dei comuninonche' quelli per la redazione ed il periodico aggiornamento, daparte degli stessi, delle regioni e del Corpo forestale dello Stato,di appositi elenchi rispettivamente a livello comunale, regionale enazionale.
2. Fatti salvi i lavori di censimento gia' effettuati e leiniziative di tutela gia' poste in essere, l'obbiettivo del presentedecreto e' quello di ricondurre ad una maggiore omogeneita'l'approccio al riconoscimento e alla selezione degli esemplarimonumentali, nonche' l'archiviazione del dato informativo, cio' nelpresupposto che le regioni abbiano recepito a livello legislativo ladefinizione di «albero monumentale» fornita dall'art. 7, comma 1,della legge 14 gennaio 2013, n. 10.

                               Art. 2 
Istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia

1. Ai sensi dell'art. 7, comma 1, della legge 14 gennaio 2013, n.10, e' istituito l'elenco degli alberi monumentali d'Italia. Alla suagestione provvede centralmente il Corpo forestale dello Stato -Ispettorato generale, e in particolare il Servizio II - Divisione 6ª,avente competenze in materia di monitoraggio ambientale.
2. L'elenco degli alberi monumentali d'Italia si compone deglielenchi regionali di cui all'art. 7, comma 3, della legge 14 gennaio2013, n. 10, predisposti oltre che dalle regioni a statuto ordinario,anche da quelle a statuto speciale e dalle province autonome diTrento e Bolzano, tenuto conto di quanto stabilito dall'art. 8, comma1, della legge 14 gennaio 2013, n. 10.
3. Gli elenchi regionali si compongono degli elenchi predisposti datutti i comuni del territorio nazionale sulla base di un censimentoeffettuato a livello comunale.
4. Negli elenchi di cui al presente articolo e' fatta espressamenzione del vincolo paesaggistico sugli alberi monumentalieventualmente apposto ai sensi dell'art. 136, comma 1, lettera a),del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decretolegislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni e delvincolo eventualmente proposto ai sensi degli articoli 138, 139, 140e 141 del Codice medesimo.
5. Gli elenchi regionali istituiti ai sensi della normativaregionale di tutela e valorizzazione degli alberi monumentali,restano salvi fino al termine indicato dal comma 1 del successivoarticolo per la redazione degli elenchi regionali.

                               Art. 3 
Censimento degli alberi monumentali

1. Entro il 31 luglio 2015, i comuni, sotto il coordinamento delleregioni, provvedono ad effettuare il censimento degli alberimonumentali ricadenti nel territorio di loro competenza; entro il 31dicembre dello stesso anno, le regioni provvedono a redigere glielenchi sulla base delle proposte provenienti dai comuni. Qualorapresso le regioni siano gia' istituiti degli elenchi regionali aisensi della normativa regionale di tutela e valorizzazione deglialberi monumentali, tali elenchi sono revisionati, accertando,attraverso apposite verifiche sugli esemplari gia' censiti, chesussista rispondenza ai criteri e metodi indicati nel presentedecreto.
2. Il censimento sara' realizzato dai comuni stessi sia mediantericognizione territoriale con rilevazione diretta e schedatura delpatrimonio vegetale sia a seguito di recepimento, verificaspecialistica e conseguente schedatura delle segnalazioni provenientida cittadini, associazioni, istituti scolastici, enti territoriali,strutture periferiche del Corpo forestale dello Stato - Direzioniregionali e Soprintendenze competenti del Ministero dei beni e delleattivita' culturali e del turismo.

                               Art. 4 
Definizione di albero monumentale

1. Ai sensi dell'art. 7, comma 1, della legge 14 gennaio 2013, n.10, si intende per «albero monumentale»:
a) l'albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioniboschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l'alberosecolare tipico, che possano essere considerati come rari esempi dimaestosita' e longevita', per eta' o dimensioni, o di particolarepregio naturalistico, per rarita' botanica e peculiarita' dellaspecie, ovvero che rechino un preciso riferimento ad eventi o memorierilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delletradizioni locali;
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico,monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti neicentri urbani;
c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessiarchitettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempioville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private. 2. Ai fini dell'individuazione degli alberi monumentali singoli odelle formazione vegetali monumentali di cui al comma 1, lettera b),si considerano gli esemplari appartenenti sia a specie autoctone -specie naturalmente presenti in una determinata area geografica nellaquale si sono originate o sono giunte senza l'intervento diretto,intenzionale o accidentale, dell'uomo - che alloctone - specie nonappartenenti alla flora originaria di una determinata areageografica, ma che vi sono giunte per l'intervento, intenzionale oaccidentale, dell'uomo -.

                               Art. 5 
Criteri di monumentalita'

1. I criteri di attribuzione del carattere di monumentalita', sonoi seguenti:
a) pregio naturalistico legato all'eta' e alle dimensioni: aspettostrettamente legato alle peculiarita' genetiche di ogni specie maanche alle condizioni ecologiche in cui si trovano a vivere i singoliesemplari di una specie. Il criterio dimensionale, che riguarda lacirconferenza del tronco, l'altezza dendrometrica, l'ampiezza eproiezione della chioma, costituisce elemento di filtro nellaselezione iniziale ma non e' imprescindibile qualora gli altricriteri siano di maggiore significativita'. A tale proposito, ivalori soglia minimi della circonferenza sono individuati medianteappositi atti. Importante nella valutazione e' l'aspetto relativoalla aspettativa di vita dell'esemplare, che dovra' essere affrontatoevitando di inserire nel rilevamento situazioni compromesse in misurairreversibile sia sotto il profilo fitosanitario che statico, questovalutato mediante l'utilizzo delle metodologie in uso;
b) pregio naturalistico legato a forma e portamento: la forma e ilportamento delle piante e' alla base del loro successo biologico eanche dell'importanza che ad essi e' stata sempre attribuitadall'uomo nel corso della storia. Tali criteri hanno ragione diessere presi in considerazione, in particolare, nel caso di esemplaricresciuti in condizioni ambientali ottimali (es. condizioni dioptimum ecologico, assenza di potature errate, forma libera perfettaper la specie) o particolari (es. presenza di vento dominante) o perazioni dell'uomo (es. potature) che possano aver indotto forma oportamento singolari ad essere meritevoli di riconoscimento;
c) valore ecologico: e' relativo alle presenze faunistiche che sudi esso si insediano, con riferimento anche alla rarita' delle speciecoinvolte, al pericolo di estinzione ed al particolare habitat che negarantisce l'esistenza. L'albero puo' rappresentare un vero e propriohabitat per diverse categorie animali in particolare: entomofauna,avifauna, micro-mammiferi. Tale prerogativa si riscontra soprattuttoin ambienti a spiccata naturalita', dove la salvaguardia di questepiante rappresenta elemento importante per la conservazione di specieanimali rare o di interesse comunitario;
d) pregio naturalistico legato alla rarita' botanica: si riferiscealla rarita' assoluta o relativa, in termini di specie ed entita'intraspecifiche. A tale riguardo si considerano anche le specieestranee all'area geografica di riferimento, quindi esotiche, e allespecie che, seppur coerenti in termini di areale di distribuzione,sono poco rappresentate numericamente;
e) pregio naturalistico legato all'architettura vegetale: riguardaparticolari esemplari o gruppi organizzati in architetture vegetalibasate su di un progetto architettonico unitario e riconoscibile, insintonia o meno con altri manufatti architettonici. Le architetturevegetali sono caratterizzate da una notevole complessita' derivantedai rapporti esistenti con gli elementi architettonici a cui siassociano e con il contesto piu' generale in cui sono inserite. Sitratta spesso di ville e parchi storici di notevole interessestorico, architettonico e turistico, ma anche di architetturevegetali minori di interesse rurale. Il criterio di cui alla presentelettera e' verificato e valutato d'intesa con la Soprintendenzaterritorialmente competente del Ministero dei beni e delle attivita'culturali e del turismo;
f) pregio paesaggistico: considera l'albero come possibile elementodistintivo, punto di riferimento, motivo di toponomastica ed elementodi continuita' storica di un luogo. Trattasi di un criterio disintesi dei precedenti, essendo il paesaggio, per sua definizione,costituito da diverse componenti: quella naturale, quellaantropologico-culturale e quella percettiva. Il criterio di cui allapresente lettera e' verificato e valutato d'intesa con laSoprintendenza territorialmente competente del Ministero dei beni edelle attivita' culturali e del turismo;
g) pregio storico-culturale-religioso: e' legato alla componenteantropologico-culturale, intesa come senso di appartenenza ericonoscibilita' dei luoghi da parte della comunita' locale, comevalore testimoniale di una cultura, della memoria collettiva, delletradizioni, degli usi e costumi. Riguarda esemplari legati aparticolari eventi della storia locale, tradizioni, leggende,riferimenti religiosi, ecc. Tale valenza e' generalmente nota alivello locale e si tramanda per tradizione orale o e' riscontrabilein iconografie, documenti scritti o audiovisivi. Il criterio di cuialla presente lettera e' verificato e valutato d'intesa con laSoprintendenza territorialmente competente del Ministero dei beni edelle attivita' culturali e del turismo.
2. Nella applicazione dei suddetti criteri, da utilizzare, anche inmodo alternativo, sara' assicurato un approccio attento al contestoambientale, storico e paesaggistico in cui l'albero insiste.

                               Art. 6 
Scheda di segnalazione e scheda di identificazione

1. Al fine di garantire all'elenco nazionale degli alberimonumentali una omogeneita' di contenuti e una comparabilita' tra idati e le informazioni, per l'attivita' di censimento vienepredisposta una scheda di identificazione dell'alberomonumentale/formazioni vegetali monumentali, da utilizzarsi nelrilievo di campagna da parte sia delle amministrazioni che hannoprovveduto precedentemente al censimento dei loro alberi monumentaliche di quelle che non hanno ancora dato avvio ad una attivita'censuaria.
2. Quanto alla metodologia di rilevazione dei parametri, fra iquali, il parametro dimensionale relativo alla circonferenza, si fariferimento all'allegato tecnico specifico.
3. Per la segnalazione di alberi monumentali, i soggetti di cuiall'art. 3 utilizzano l'apposita scheda di segnalazione, resadisponibile nel sito web del Corpo forestale dello Stato:www.corpoforestale.it, alla sezione monitoraggio ambientale>alberimonumentali. La scheda, opportunamente compilata, deve essereconsegnata al comune che ha competenza sul territorio in cui radicala pianta oggetto di segnalazione.

                               Art. 7 
Realizzazione degli elenchi

1. Effettuate le attivita' di censimento, i comuni trasmettono allaregione di appartenenza i risultati dello stesso, esposti sotto formadi elenco, affinche' la stessa si pronunci circa la attribuzione delcarattere di monumentalita' di ogni singolo elemento censito.
L'elenco comunale sara' corredato delle schede di identificazione edel materiale documentale e fotografico, entrambi in formatodigitale. Le regioni, ricevuti gli elenchi comunali contenenti leproposte di attribuzione del carattere di monumentalita', entronovanta giorni, provvedono, tramite le strutture deputate, allarelativa istruttoria e deliberano sulle iscrizioni, elaborando,quindi, il proprio elenco regionale in formato elettronico. Una voltaapprontato, tale elenco e' trasmesso unitamente a tutta ladocumentazione, al Servizio II - Divisione 6ª dell'Ispettoratogenerale del Corpo forestale dello Stato.
2. Tale struttura, in modo tempestivo e previa verifica formaledegli elenchi regionali acquisiti, in ordine al rispetto dei criteristabiliti, provvede a redigere l'elenco degli alberi monumentalid'Italia, sempre in formato elettronico, nonche' ad implementare unarchivio informatico delle singole schede di identificazione, apertoalla consultazione e/o all'inserimento dei dati da parte degli entiterritoriali interessati, con abilitazione di funzioni diversificate. 3. L'elenco, qualsiasi sia il livello territoriale, segue lo schemaallegato al presente decreto e riporta le seguenti informazioni:
di tipo geografico: regione, provincia, comune, toponimo;
di tipo topografico: coordinate geografiche, altitudine,localizzazione o meno in area urbanizzata;
di tipo botanico e dendrometrico: classificazione binomia, nomevolgare, circonferenza (cm) ad 1,30 m, altezza (m);
di tipo valutativo: criterio prevalente per la attribuzione dimonumentalita'.
4. L'elenco compilato dai comuni deve fornire, altresi', specificaevidenza degli elementi arborei per i quali risulta gia' apposto ilvincolo paesaggistico ai sensi dell'art. 136, comma 1, lettera a),del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decretolegislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni e deveindicare, altresi', gli elementi arborei per i quali si intendeproporre l'avvio del procedimento di dichiarazione di notevoleinteresse pubblico ai sensi dell'art. 136, comma 1, lettera a), esecondo l'iter previsto dagli articoli 138, 139 e 140 del decretolegislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.
5. L'elenco degli alberi monumentali d'Italia deve essereaggiornato con cedenza almeno annuale: le regioni comunicano al Corpoforestale dello Stato, gestore dello stesso, ogni eventualevariazione, non appena la stessa si verifichi.
6. Nel caso in cui l'elenco contenga elementi arborei per i qualirisulti gia' formalizzato o proposto il provvedimento didichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell'art. 136,comma 1, lettera a) del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 esuccessive modificazioni e integrazioni, le regioni inviano larelativa comunicazione e documentazione anche al Ministero dei beni edelle attivita' culturali e del turismo, per permetterel'aggiornamento della banca dati del SITAP (Sistema InformativoTerritoriale Ambientale e Paesaggistico), ai sensi del decretoministeriale 26 maggio 2011 recante «Approvazione dello schemagenerale di convenzione con le regioni ai sensi dell'art. 156, comma2, del Codice dei beni culturali e del paesaggio», pubblicato inGazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2012.

                               Art. 8 
Pubblicazione degli elenchi

1. Ogni comune rende noti gli alberi inseriti nell'elenco nazionalericadenti nel territorio amministrativo di propria competenzamediante affissione all'albo pretorio, in modo tale da permettere altitolare di diritto soggettivo o al portatore di interesse legittimodi ricorrere, nei modi e termini previsti dalla specifica normativa,avverso l'inserimento in elenco di uno specifico elemento arboreo.
2. Onde consentire le misure di tutela e di valorizzazione dei benicensiti da parte della collettivita' e delle amministrazionipubbliche, l'elenco degli alberi monumentali d'Italia viene anchepubblicato, e costantemente aggiornato, sul sito internet del Corpoforestale dello Stato: www.corpoforestale.it nella sezione relativaal monitoraggio ambientale.

                               Art. 9 
Tutela e salvaguardia

1. Ai sensi dell'art. 7, comma 4, della legge 14 gennaio 2013, n.10, l'abbattimento e le modifiche della chioma e dell'apparatoradicale sono realizzabili, dietro specifica autorizzazione comunale,solo per casi motivati e improcrastinabili per i quali e' accertatal'impossibilita' di adottare soluzioni alternative, previo parerevincolante del Corpo forestale dello Stato, che si puo' avvaleredella consulenza dei Servizi fitosanitari regionali. I comuniprovvedono a comunicare alla regione gli atti autorizzativi emanatiper l'abbattimento o modifica degli esemplari. Nell'eventualita' incui si rilevi unpericolo imminente per la pubblica incolumita' e lasicurezza urbana, l'Amministrazione comunale provvede tempestivamenteagli interventi necessari aprevenire e ad eliminare il pericolo,dandone immediata comunicazione al Corpo forestale dello Stato, epredispone,ad intervento concluso, una relazione tecnica descrittivadella situazione e delle motivazioni che hanno determinatol'intervento.
2. Per gli elementi arborei che risultano sottoposti aprovvedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico aisensi dell'art. 136, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 22gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni e integrazioni, o peri quali risulti gia' pubblicata la proposta di dichiarazione ai sensidell'art. 139, comma 2 del medesimo decreto, deve essere richiesta,altresi', l'autorizzazione paesaggistica ai sensi dell'art. 146 dellasuddetta normativa.
3. Al fine di garantire tutela agli alberi o alle formazionivegetali censite e in attesa di iscrizione all'elenco nazionale deglialberi monumentali, laddove alle stesse non sia stata conferitaalcuna forma di conservazione da parte delle normative regionali onon si sia provveduto alla dichiarazione di notevole interessepubblico ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, esuccessive modificazioni e integrazioni, a partire dalla proposta diattribuzione di monumentalita' da parte del comune con proprio attoamministrativo notificato al proprietario, si applicano comunque lesanzioni previste dall'art. 7, comma 4, della legge 14 gennaio 2013,n. 10.

                               Art. 10 
Segnaletica

1. Il Corpo forestale dello Stato fornisce le informazioni suciascun bene monumentale iscritto in elenco anche per il tramite diuna cartellonistica fissa, assicurando che la stessa abbia irequisiti standard previsti nell'allegato tecnico e che segua ilformato predisposto dal gestore dell'elenco degli alberi monumentalid'Italia.

                               Art. 11 
Competenze del Corpo forestale dello Stato e attivita' di collaborazione con gli enti territoriali

1. A supporto della attivita' di censimento, i comuni possonorichiedere specifica collaborazione ai comandi provinciali del Corpoforestale dello Stato, con particolare riferimento alla verificaspecialistica delle segnalazioni provenienti da cittadini,associazioni, istituti scolastici, enti territoriali.
2. I comandi provinciali provvedono ad effettuare controlli annualisu tutti gli esemplari censiti al fine di verificarne le condizionivegetative e comunicano ogni eventuale modifica riscontrata allaregione e all'Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato e,qualora gli esemplari censiti siano sottoposti ai vincolopaesaggistico ai sensi dell'art. 136, comma 1, lettera a), del Codicedei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni e integrazione,altresi', alla Soprintendenza territorialmente competente delMinistero dei beni e delle attivita' culturali e del turismo.
In caso di esercizio del potere sostitutivo di cui all'art. 7,comma 3, della legge 14 gennaio 2013, n. 10, il Corpo forestale delloStato, tramite i comandi provinciali e relative strutture dipendenti,provvede ad effettuare il censimento previsto per conto degli entiterritoriali inadempienti.
3. Al personale delle strutture del Corpo forestale dello Statocoinvolte nella particolare attivita' sono assicurati opportuni corsidi formazione e di addestramento, da effettuarsi a livello siacentrale che decentrato nonche' l'uso di strumentazione necessariaall'attivita' valutativa nell'ambito della formulazione dei pareririchiesti anche ai sensi dell'art. 7, comma 4, della legge 14 gennaio2013, n. 10.
4. Rappresentanti dei comandi regionali del Corpo forestale delloStato partecipano, ai sensi dell'art. 137 del decreto legislativo 22gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni e integrazioni, allecommissioni regionali deputate alla formulazione di proposte per ladichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili e aree dicui all'art. 136 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, neicasi in cui queste riguardino filari, alberate ed alberi monumentali.

                               Art. 12 
Norme finanziarie

1. Per l'attuazione di quanto previsto nel presente decreto sonoimpiegate le risorse di cui all'art. 7, comma 5, della legge 14gennaio 2013, n. 10.
2. A tal fine le predette risorse sono assegnate ai pertinenticapitoli del Programma «Tutela e conservazione della fauna e dellaflora e salvaguardia della Biodiversita'» dello stato di previsionedella spesa del Ministero delle politiche agricole alimentari eforestali.
3. Le risorse finanziarie rese disponibili sono ripartite tra ilCorpo forestale dello Stato e le regioni sulla base, da una parte,dei fabbisogni connessi all'attivita' di coordinamento, gestionedegli elenchi, controllo e vigilanza, rilascio pareri del Corpoforestale dello Stato e, dall'altra, di quelli legati al sostegno dellavoro di censimento da parte dei comuni e alla redazione deglielenchi regionali; la ripartizione dei fondi destinati alle regioniavverra' sulla base di criteri stabiliti dal Ministero dellepolitiche agricole alimentari e forestali fondati sul confronto deipiu' significativi parametri territoriali.

                               Art. 13 
Clausola di salvaguardia

1. Nei territori delle regioni a statuto speciale e delle provinceautonome di Trento e Bolzano, le funzioni attribuite dal presentedecreto al Corpo forestale dello Stato, ad esclusione di quantostabilito dall'art. 2, comma 1, sono esercitate dai Corpi forestaliregionali o provinciali.
2. Ai sensi dell'art. 8, comma 1, della legge 14 gennaio 2013, n.10, le disposizioni della legge sono attuale nelle regioni a statutospeciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano secondo leproprie organizzazioni tecnico-amministrative.

Roma, 23 ottobre 2014

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Martina

Il Ministro dei beni e delle attivita' culturali e del turismo Franceschini

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Galletti

                          ALLEGATI TECNICI 

Allegato 1

SCHEMA DI ELENCO
Parte di provvedimento in formato grafico

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Allegato 2

CENSIMENTO ALBERI MONUMENTALI
Legge 14 gennaio 2013, n. 10 art. 7
Parte di provvedimento in formato grafico

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Allegato 3

CENSIMENTO ALBERI MONUMENTALI
Legge 14 gennaio 2013, n. 10
Parte di provvedimento in formato grafico

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Allegato n. 4

ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE DELLE SCHEDE
Scheda di segnalazione

Per la segnalazione di alberi monumentali, l'interessato puo'utilizzare apposita scheda di segnalazione, resa disponibile nel sitoweb del Corpo forestale dello Stato: www.corpoforestale.it, allasezione monitoraggio ambientale > alberi monumentali. La scheda, opportunamente compilata, dovra' essere consegnata alcomune che ha competenza sul territorio in cui radica la piantaoggetto di segnalazione.
Considerato che le informazioni riportate nella scheda dovrannopermettere a chi svolgera' la verifica specialistica di operare unaprima selezione degli esemplari da sottoporre a rilievo di campagna,e' necessario che la compilazione sia completa e corretta.

Scheda di identificazione

Per la verifica specialistica di campagna e per l'esamestatistico dei dati raccolti, e' previsto l'utilizzo della scheda diidentificazione. La scheda permette di rendere omogenei econfrontabili i dati raccolti nei vari contesti territoriali.
In caso si tratti di identificare un filare o un gruppo di alberie questo e' monospecifico si dovra' compilare una sola scheda. Se ilraggruppamento (filare, viale alberato o gruppo) e' polispecificooccorrera' compilare una scheda per ogni gruppo di pari specie.
Il concetto di gruppo si applica quando l'insieme delle pianteforma un complesso che visivamente si percepisce come un tutto unico;ovviamente, per gruppo non si puo' intendere tutta la vegetazione checostituisce un parco od un giardino.
Di seguito sono descritti i campi di informazione previsti nellascheda.
Numero della scheda, data del rilievo, oggetto del rilievo, riferimento a censimenti passati.
Per facilitare l'archiviazione dei dati, anche su supportoinformatico, nonche' la correlazione con il materiale documentale, adogni scheda viene attribuito un numero progressivo che caratterizzail relativo rilievo.
Come gia' accennato, qualora si debbano segnalare filari o gruppiplurispecifici, saranno compilate tante schede quante sono le specie;su ognuna si riportera' lo stesso numero accompagnato da una letteradi differenziazione [es.: gruppo di n. 3 cedri e n. 2 faggi,compilare n. 2 schede di rilevamento con lo stesso numero di scheda:scheda dei cedri (1a), scheda dei faggi (1b)].
La data del rilievo e' indispensabile in quanto le piante sipresentano diversamente nelle varie stagioni e quindi anche leinformazioni rilevate possono variare da periodo a periodo.
Nel fare riferimento al passato censimento, si dovranno indicaregli estremi del censimento (es. censimento del CfS del 1982,censimento ad opera di enti territoriali, censimento Capodarca 1984 o2004, censimento De Agostini, ecc.).
Localizzazione geografica.
Si riportera' l'ambito territoriale del rilievo, ossia laregione, la provincia, il comune, la localita' e, se disponibile,l'indirizzo; ove necessario, si descrivera' brevemente l'itinerariodi accesso utilizzato per raggiungere l'esemplare, facendoriferimento a elementi di facile individuazione sul tracciato.
Una volta individuato l'esemplare, singolo, filare o gruppo chesia, dovranno essere rilevate le coordinate GPS in WGS 84, la quotas.l.m. e la pendenza del sito di radicazione. Per il rilievo dellecoordinate GPS di un filare o di un gruppo ci si posizionera' nelpunto centrale degli stessi.
Laddove reperibili verranno riportati anche i dati catastali(numero di foglio e particella/e), soprattutto se ci si trova inambito privato, nonche' la denominazione del foglio IGM e il numero. Contesto.
Il contesto verra' dettagliato in relazione all'inserimentodell'albero in ambiente urbano o extra-urbano.
Verranno fornite le caratteristiche del suolo in termini dicopertura (nudo, inerbito, cespugliato, pavimentato,impermeabilizzato, tappezzanti, ghiaia, erbacee) e di livello dicompattamento (non compattato, debolmente compattato, mediamentecompattato, fortemente compattato), annotando anche se vi e' ristagnoidrico o meno.
Proprieta' e vincoli.
Verranno riportati il nominativo ed il recapito del proprietario(privato o pubblico) della pianta censita, in modo tale da consentireeventuali contatti necessari per ulteriori sopralluoghi. Verra' dataindicazione anche del gestore se diverso dal proprietario.
Si riportera' inoltre l'appartenenza o meno ad area protetta.
Tassonomia.
Si indichera' sia il nome scientifico secondo la classificazionebinomia, completa della indicazione di sottospecie, varieta' ocultivar, che il nome volgare e l'eventuale denominazione dialettalecon riferimento sia alla specie che all'individuo arboreo.
Aspetti di monumentalita'.
Si riportano i motivi (uno o piu') per i quali l'individuo e' daconsiderarsi monumentale, descrivendoli nell'apposito spazio eriportandone i relativi riferimenti testimoniali o bibliografici.
Valgono i criteri descritti piu' esaustivamente nel decreto:
1) monumentalita' legata all'eta' e alle dimensioni;
2) monumentalita' legata alla forma o portamento;
3) monumentalita' legata al valore ecologico;
4) monumentalita' legata alla rarita' botanica;
5) monumentalita' legata al valore storico, culturale, religioso;
6) monumentalita' paesaggistica.
Dati dimensionali del singolo elemento.
Si descriveranno alcune importanti caratteristiche dendrometrichee morfologiche, quali il numero di fusti che compone la ceppaia,l'altezza, la circonferenza del tronco, il diametro della chioma,l'eta', fornendo le seguenti informazioni:
per il tronco: indicare il numero dei fusti;
per la circonferenza: indicare la circonferenza a 1,30 m daterra, espressa in centimetri, facendo riferimento per le modalita'di rilievo all'apposito allegato;
per l'altezza: optare, a seconda della disponibilita' distrumentazione adatta e/o del grado di accessibilita' allamisurazione, tra quella misurata e quella stimata. Se l'albero e'policormico si riportera' l'altezza del fusto piu' elevato;
per l'eta': riportare il valore stimato per classi diintervallo: < 100, 100-200, > 200;
per la forma della chioma: indicare se espansa, pendula,colonnare, piramidale, a ombrello, a vaso nonche' se compressa omeno;
per il diametro medio della chioma: indicare il diametro mediodella proiezione della chioma a terra, espresso in metri;
per altezza del 1° palco: indicare l'altezza da terra, espressain metri.
Condizioni vegetative e strutturali del singolo elemento.
Si fornira' una prima valutazione generale dello stato di salutedell'esemplare arboreo:
per il vigore vegetativo: indicare se buono, medio o scarso;
per la defoliazione: indicare se assente, localizzata o diffusa;
per la decolorazione: indicare se assente, localizzata o diffusa;
per la microfillia: indicare se assente, significativa oevidente. Questo carattere si riferisce a foglie dalle dimensionipiu' ridotte rispetto al normale sviluppo, sintomo da imputareall'azione di diversi agenti biotici e abiotici quali stress idrico,carenze nutrizionali, attacchi fungini, inquinamento ecc.
per il seccume: indicare se assente, allo stato iniziale odiffuso;
per i riscoppi: indicare se assenti o presenti. Trattasi di ramiprovenienti da gemme dormienti, che si sviluppano a seguitodell'azione di diversi fattori quali stress idrici, funghi, virusecc.
Si forniranno anche indicazioni generali circa la stabilita'meccanica, indicando per ogni singola regione anatomica se l'aspettostrutturale e' buono, medio o scarso nonche' inserendo nello spaziodedicato alle note una breve descrizione dei sintomi/difettibiomeccanici rilevati. Si aggiungeranno informazioni circa leeventuali interferenze e il potenziale bersaglio in caso di cedimentodella struttura arborea, intendendo per «bersaglio» qualsiasi beneinsistente sull'area di potenziale caduta della pianta in misurapermanente o temporanea.
Stato fitosanitario del singolo elemento.
Si indichera' l'eventuale presenza di infestazioni da parassiti odi infezioni riferite a malattie fungine, virali e batteriche,specificando l'agente di danno, la sua collocazione anatomica edescrivendone i sintomi (presenza di ferite, cavita', carpofori, ramiepicormici, carie, sintomi di instabilita' e/o di decadimentovegetativo, danni antropici ed altro).
Si indicheranno altresi', se presenti, danni di tipo diverso siadi origine biotica che abiotica.
Si procedera' quindi alla valutazione qualitativa del quadrofitosanitario complessivo indicando se buono, debole, deperente.
Interventi effettuati sul singolo elemento.
Si forniranno informazioni aggiuntive relative alla storiadell'esemplare monumentale, laddove siano evidenti o confermate dainformazioni attendibili. In particolare si fara' riferimento agliinterventi passati indicandone la tipologia, i tempi e lalocalizzazione:
per la potatura: indicare il tipo di intervento (di rimonda, didiradamento, di contenimento ecc.);
per il consolidamento: indicare se effettuato con l'utilizzo dicavi in acciaio passanti o altro nonche' la localizzazione (es. alivello di branche primarie);
per gli ancoraggi: indicare se effettuati con cavi in acciaio,funi, ecc. nonche' la localizzazione;
per la dendrochirurgia: indicare le modalita' e i materialiutilizzati nonche' la localizzazione;
per altro: indicare interventi tra i quali concimazione,trattamenti antiparassitari, ecc.
Interventi necessari sul singolo elemento.
Si indichera' la necessita' o meno di interventi di manutenzioneordinaria o straordinaria finalizzati al miglioramento dellecondizioni biologiche, biomeccaniche ed estetiche dell'albero, conindicazione della tipologia.
Caratteristiche dell'insieme omogeneo.
Si forniranno informazioni circa la tassonomia, l'estensione, iprincipali parametri dimensionali del complesso arboreo, condizionivegetative, interventi passati e da attuarsi. Per quel che riguarda idati dimensionali si indicheranno, oltre che i valori medi, anchequelli massimi misurati anche su esemplari diversi (es. altezzamassima del componente piu' alto, circonferenza massimadell'esemplare piu' grande anche se diverso dal primo). Per gli altriparametri di tipo non quantitativo si effettuera' una descrizione.
Stato della tutela e proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico.
Si segnaleranno i vincoli esistenti in base alla normativavigente: vincolo idrogeologico, vincoli ex articoli 10, comma 4,lettera f), 136 e 142 del decreto legislativo n. 42/2004 «Codice deibeni culturali e del paesaggio» anche con riferimento alla lorodeclinazione a normativa regionale nonche' se l'elemento siaproponibile come oggetto di tutela ai sensi delle suddette norme.
Altre osservazioni.
Trattasi di spazio libero dedicato ad ogni eventualeconsiderazione, soprattutto in merito agli aspetti trattati per ilsingolo elemento che sono stati riproposti in modo generalizzato perl'intero insieme omogeneo. In esso potranno, pertanto, avere spazioosservazioni di interesse sul filare, gruppo, viale alberato, bosco. Rilevatori.
E' inoltre importante riportare i nominativi dei rilevatori e illoro ente di appartenenza per poter eventualmente assumere daglistessi ulteriori informazioni e chiarimenti.
Corredo fotografico.
A complemento della scheda di rilevamento, e' necessarioallegare, altresi', della documentazione fotografica. Le immaginidovranno essere di buona qualita' e tali da permettere una chiaravisione del rilievo e della sua potenziale monumentalita'. Sisottolinea la necessita' di fornire innanzi tutto un inquadramentodella pianta o delle piante nel paesaggio circostante, possibilmenteponendovi alla base un riferimento dimensionale noto (una macchina,una persona). Alla foto d'inquadramento seguono poi una o piu'immagini di dettaglio relative a qualche particolare che si ritieneimportante. Se si e' in possesso di materiale illustrativo diqualsiasi genere che documenti l'importanza del rilievo, e' opportunoallegarne copia alla scheda di rilevamento.

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Allegato n. 5

Rilevazione della circonferenza del fusto

Il parametro dimensionale di riferimento di maggioresignificativita' e' la circonferenza del fusto che per convenzione e'misurata ad una altezza da terra pari a 1,30 m.
La circonferenza degli alberi verra' rilevata con le seguentimodalita':
a) se l'albero presenta piu' fusti, con biforcazione ad unaltezza inferiore a m 1,30 da terra, si rileveranno le circonferenzedi tutti i tronchi. Tale modalita' verra' eseguita anche se trattasidi un albero ceduato;
b) se l'albero e' policormico ma la biforcazione si manifestasopra m 1,30 da terra, si riportera' la misura del solo fusto,descrivendo la conformazione dei tronchi e della chioma;
c) se ad 1,30 m dal suolo, l'albero presenta protuberanze origonfiamenti (cancri, ecc.), si misurera' la circonferenza dellasezione piu' prossima a quella convenzionale di 1,30 m, che presentila minore anomalia possibile;
d) se l'albero e' troncato e rami sostitutivi hanno ricostituitoin toto o in buona parte la chioma, o qualora biforcato presenti unodei fusti, o parte di esso, troncato, esso sara' considerato allastessa stregua degli altri individui, tenendo conto della menomazione(se importante) nell'assegnazione dell'appropriato giudizio divitalita';
e) in caso di terreno inclinato si misurera' la circonferenza deltronco sul lato a monte, sempre a m 1,30 da terra;
f) nel caso di alberi prostrati, la distanza di 1,30 m dal suoloandra' rilevata secondo la direzione inclinata del soggetto, passanteper i punti centrali della sezione di base e della sezione dirilevamento;
g) in caso di terreno aggiunto sulle radici o di interramento,tale da sollevare il piano di campagna, o in caso di dilavamento delterreno, tale da scoperchiare le radici stesse, si misurera' lacirconferenza a m 1,30 dal colletto, cioe' dall'inserzione del troncosulle radici.

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Allegato n. 6

Pannello tipo

Al fine di rendere riconoscibili in maniera univoca ed uniformegli alberi monumentali presenti nell'elenco nazionale e'indispensabile che ogni esemplare (o gruppo di esemplari) vengadescritto con pannelli che contengano le seguenti informazioni.
Dati generali.
Nome scientifico dell'esemplare.
Nome volgare.
Dati sull'esemplare censito: eta' approssimativa, altezza,diametro del tronco, data in cui sono stati effettuati i rilieviriportati nel pannello.
Numero dell'esemplare nell'elenco nazionale o qualsiasi altroriferimento alfanumerico che individui l'esemplare all'interno ditale elenco.
Dati botanici sulla specie.
Caratteristiche generali, indicazioni su foglie e frutti,curiosita' botaniche. Possono essere inseriti in questo spazio anchefoto descrittive.
Notizie storiche.
Informazioni su eventuale messa a dimora, informazioni sul luogoove si trova l'esemplare (se presente ad esempio in un contestoarchitettonico quale villa, complesso ecclesiastico, parco cittadinoecc.).
Personaggi legati all'esemplare.
Brevi dati su eventuali personaggi associati all'esemplare.
Informazioni culturali.
Etimologia del nome della specie forestale, informazioni su usi etradizioni legate all'esemplare, richiami a opere letterarie in cuie' citato l'esemplare.
Il pannello dovra', inoltre, essere corredato dai loghi delMinistero dell'ambiente, del Ministero delle politiche agricolealimentari e forestali, del Ministero dei beni culturali, del Corpoforestale dello Stato, della Regione e del Comune ove si troval'esemplare censito.

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Approvazione del modello tipo della Dichiarazione Sostitutiva Unica a fini ISEE, dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione ai sensi dell’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159.

Redazione

IL DIRETTORE GENERALE
per l’inclusione e le politiche sociali
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

di concerto con

IL CAPO DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE
del Ministero dell’economia e delle finanze

Vista la legge 23 agosto 1998, n. 400;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, «Regolamento concernente la revisione delle modalita’ di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)»;
Visto, in particolare, l’art. 10, comma 3, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, che prevede che con provvedimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta dell’INPS, sentita l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, e’ approvato il modello tipo della DSU e dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione;
Visto, altresi’, l’art. 11 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, che prevede:
al comma 4, che sulla base di specifico mandato conferito dal dichiarante con manifestazione di consenso, l’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonche’ gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi possono essere resi disponibili al dichiarante, con modalita’ definite dal provvedimento di cui all’art. 10, comma 3, per il tramite dei soggetti incaricati della ricezione della DSU;
al comma 7, che con il medesimo provvedimento di cui all’art. 10, comma 3, sono definite, ai fini della eventuale rideterminazione dell’ISEE, le modalita’ di acquisizione dei dati in caso di difformita’ delle componenti reddituali e patrimoniali documentate dal dichiarante rispetto alle informazioni in possesso del sistema informativo, nonche’ i tempi per la comunicazione al dichiarante dell’attestazione definitiva;
Acquisita la proposta del modello tipo della DSU e dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione, da parte dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale in data 14 ottobre 2014;
Acquisito il parere favorevole dell’Agenzia delle entrate in data 23 ottobre 2014;
Ritenuto opportuno modificare la proposta dell’INPS con particolare riferimento all’informativa agli interessati, alle informazioni conferite facoltativamente attraverso la DSU e alle modalita’ per rendere disponibili l’attestazione e le informazioni per il calcolo dell’ISEE, sulla base delle indicazioni fornite dai competenti Uffici del Garante per la protezione dei dati personali nel corso della preventiva interlocuzione avviata ai fini del rispetto della disciplina in materia;
Acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali in data 6 novembre 2014;

Decreta:

 

Art. 1
Approvazione

1. Ai sensi dell’art. 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, e’ approvato il modello tipo della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione, di cui all’allegato «A» che costituisce parte integrante del presente decreto. La DSU e’ redatta conformemente a quanto previsto nel modello tipo e nelle relative istruzioni.

Art. 2
Modalita’ di rilascio dell’attestazione

1. Ai sensi dell’art. 11, comma 4, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, l’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonche’ gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi, sono resi disponibili dall’INPS al dichiarante mediante accesso all’area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali competenti, con modalita’ idonee a garantire l’identificazione dell’interessato. Nelle stesse modalita’ gli altri componenti il nucleo familiare possono richiedere all’INPS, nel periodo di validita’ della DSU, la sola attestazione riportante l’ISEE.
2. L’INPS rende altresi’ disponibile al dichiarante mediante posta elettronica certificata l’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonche’ gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi. L’indirizzo di posta elettronica certificata e’ indicato dal dichiarante nell’apposita sezione «Modalita’ ritiro attestazione ISEE» all’atto della sottoscrizione della DSU. Nella medesima sezione il dichiarante puo’ conferire mandato ai soggetti incaricati della ricezione della DSU ai sensi dell’art. 10, comma 6, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, a ricevere, ai soli fini del rilascio al dichiarante stesso, l’attestazione e le altre informazioni di cui al primo periodo del presente comma. In caso di conferimento del mandato, il dichiarante conseguentemente richiede all’INPS di rendere disponibili presso l’ente al quale e’ stata presentata la DSU, le sopra richiamate informazioni e attestazione. 3. L’attestazione e le altre informazioni di cui al presente articolo sono rese disponibili dall’INPS nelle modalita’ di cui ai commi precedenti entro il decimo giorno lavorativo successivo alla presentazione della DSU.

Art. 3
Modulo integrativo

1. Ai sensi dell’art. 11, comma 7, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, il dichiarante, nel caso in cui rilevi inesattezze negli elementi acquisiti dagli archivi amministrativi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate relativamente agli elementi non auto dichiarati nella DSU, puo’ autocertificare le componenti per cui rilevi inesattezze mediante la compilazione e sottoscrizione del modulo integrativo, denominato «Modulo FC.3», costituente uno dei moduli che compongono la DSU, di cui all’allegato «A». Il modulo puo’ essere compilato e sottoscritto, oltre che dal dichiarante che ha presentato la DSU, dal componente il nucleo familiare di cui si intende rettificare i dati.
Il modulo puo’ essere presentato entro il termine di dieci giorni dal ricevimento dell’attestazione dell’INPS ed e’ eventualmente corredato da documenti, in particolare copia della dichiarazione dei redditi o certificazione sostitutiva o altra documentazione riferita alla situazione reddituale, atti a comprovare l’inesattezza rilevata.
2. Le modalita’ con cui il modulo integrativo e’ acquisito nel sistema informativo dell’ISEE e l’attestazione definitiva resa disponibile al dichiarante sono le medesime previste per la DSU agli articoli 10 e 11 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013. In particolare, il modulo integrativo e’ presentato ai comuni o ai centri di assistenza fiscale o direttamente all’amministrazione pubblica in qualita’ di ente erogatore al quale e’ richiesta la prima prestazione o alla sede dell’INPS competente per territorio ovvero all’INPS, in via telematica, direttamente a cura del dichiarante. L’ente che ha ricevuto il modulo trasmette per via telematica entro i successivi quattro giorni lavorativi i dati in esso contenuti al sistema informativo dell’ISEE. L’INPS e l’Agenzia delle entrate verificano nei propri archivi le informazioni contenute nel modulo integrativo entro il quarto giorno lavorativo successivo a quello della ricezione del modulo medesimo. L’INPS entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello dell’acquisizione dell’esito delle verifiche di cui al periodo precedente rende disponibile l’attestazione definitiva nelle modalita’ di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 2 del presente decreto.
3. Nel caso in esito alle verifiche negli archivi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate di cui al comma precedente permanga una discordanza tra quanto dichiarato dal cittadino e quanto rilevato negli archivi, l’attestazione dovra’ riportare anche i dati acquisiti dall’anagrafe tributaria e dall’INPS. L’attestazione definitiva e’ valida ai fini dell’erogazione della prestazione anche nel caso di permanenza delle discordanze, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione atta a dimostrare la completezza e veridicita’ dei dati indicati nel modulo integrativo. I nominativi dei dichiaranti per cui permangano discordanze sono comunque comunicati alla Guardia di finanza ai fini della programmazione delle verifiche di cui all’art. 11, comma 13, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013.

Art. 4
Disposizioni finali

1. Il rendimento medio annuo dei titoli decennali del Tesoro, da applicare al patrimonio mobiliare nell’anno di riferimento della dichiarazione sostitutiva unica, e’ reso noto con comunicazione del Ministero dell’economia e delle finanze, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 7 novembre 2014

Il direttore generale
per l’inclusione e le politiche sociali del Ministero del lavoro
e delle politiche sociali
Tangorra

p. Il Capo del Dipartimento delle finanze
del Ministero dell’economia e delle finanze
D’Avanzo

Allegato A

 Parte di provvedimento in formato grafico

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