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Decreto

DECRETO 17 marzo 2016, n. 58

Redazione
IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA    Visto l'articolo 44 della legge 31 dicembre 2012, n. 247;   Visti gli  articoli  6  e  10  del  decreto  del  Presidente  dellaRepubblica 7 agosto 2012, n. 137;   Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;   Acquisiti i pareri del Consiglio superiore della magistratura e delConsiglio nazionale forense;   Udito il parere interlocutorio del  Consiglio  di  Stato,  espressodalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza  del  4giugno 2015, nonche' il parere finale espresso nell'adunanza  del  22ottobre 2015;   Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti;   Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri,  anorma dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,effettuata con nota del  18  dicembre  2015  ai  sensi  del  predettoarticolo;                               A d o t t a                       il seguente regolamento:                                 Art. 1                                  Oggetto    1. Il presente regolamento disciplina l'attivita'  di  praticantatosvolta dal praticante avvocato presso gli uffici giudiziari, anche  aseguito della stipulazione delle convenzioni di cui  all'articolo  37del  decreto-legge  6   luglio   2011,   n.   98,   convertito,   conmodificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.   2. Le disposizioni del presente decreto si  applicano  ai  tirocinipresso gli uffici giudiziari di cui all'articolo 4, comma 1, iniziatidopo l'entrata in vigore dello stesso. 
                               Art. 2                Requisiti per lo svolgimento del tirocinio                     presso un ufficio giudiziario    1. Per l'ammissione al tirocinio presso un ufficio  giudiziario  ilpraticante deve, al momento della presentazione della domanda:     a) essere iscritto nel registro dei praticanti avvocati, previstodall'articolo 41, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 247;     b) essere in  possesso  dei  requisiti  di  onorabilita'  di  cuiall'articolo 42-ter, secondo comma, lettera g), del regio decreto  30gennaio 1941, n. 12;     c) aver gia' svolto il periodo di tirocinio di  cui  all'articolo41, comma 7, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.   2. Il tirocinio di cui  al  presente  decreto  puo'  essere  svoltopresso uno degli uffici giudiziari di cui all'articolo  4,  comma  1,compresi nel circondario del tribunale ove e' costituito il consigliodell'ordine al quale e' iscritto il praticante avvocato. 
                               Art. 3                            Progetto formativo    1. I capi degli uffici di cui all'articolo 4,  comma  1,  elaboranod'intesa con il Consiglio  dell'ordine  degli  avvocati  un  progettoformativo al quale si deve conformare l'attivita' di  formazione  delpraticante avvocato.   2.  Il  Consiglio  superiore  della  magistratura  e  il  Consiglionazionale forense possono predisporre, d'intesa tra loro, linee guidaper l'elaborazione dei progetti formativi  di  cui  al  comma  1.  Ladisposizione di cui al periodo precedente si applica anche agli altriorgani di autogoverno delle magistrature. 
                               Art. 4  Domanda di svolgimento del tirocinio professionale presso un  ufficio  giudiziario. Comunicazione al consiglio dell'ordine    1. L'attivita' di praticantato puo' essere svolta presso  la  Cortedi cassazione, la procura generale presso la Corte di cassazione,  leCorti di appello, le procure generali presso le Corti di  appello,  itribunali ordinari, gli uffici  e  i  tribunali  di  sorveglianza,  itribunali per i minorenni,  le  procure  della  Repubblica  presso  itribunali ordinari e presso il tribunale per i  minorenni,  la  Cortedei conti, la procura generale presso la Corte dei conti, le  sezionigiurisdizionali regionali della Corte dei conti, le procure regionalidella Corte dei conti, le Commissioni tributarie nonche' il Consigliodi Stato e i tribunali amministrativi regionali.   2. La  domanda,  redatta  su  supporto  analogico  o  digitale,  e'indirizzata  al  capo  dell'ufficio  e  consegnata  alla   segreteriadell'ufficio  giudiziario  o  trasmessa  a  mezzo  posta  elettronicacertificata,  nel  rispetto  della  normativa,  anche  regolamentare,concernente la sottoscrizione, la trasmissione  e  la  ricezione  deidocumenti  informatici.  Nella  domanda  puo'  essere  espressa   unapreferenza in ordine ad una o piu' materie ai fini dello  svolgimentodell'attivita' di praticantato.   3. Nella domanda devono essere attestati, a norma degli articoli 46e 47 del decreto del Presidente  della  Repubblica  del  28  dicembre2000, n. 445:     a) il possesso dei requisiti di cui all'articolo 2;     b) il punteggio di laurea;     c) la media riportata  negli  esami  di  diritto  costituzionale,diritto privato, diritto  processuale  civile,  diritto  commerciale,diritto penale, diritto processuale  penale,  diritto  del  lavoro  ediritto amministrativo;     d) i dati relativi all'avvocato presso il quale il praticante  hagia' svolto il periodo di tirocinio di cui all'articolo 41, comma  7,della legge 31 dicembre 2012, n. 247 e quelli  relativi  allo  studiolegale di cui l'avvocato fa parte;     e) ogni altro requisito di professionalita' ritenuto rilevante.   4. Quando la domanda di cui al presente  articolo  e'  accolta,  ilcapo dell'ufficio comunica al consiglio  dell'ordine  degli  avvocatipresso il quale il praticante avvocato e' iscritto la data in cui  iltirocinio deve avere inizio. 
                               Art. 5                   Durata dell'attivita' di praticantato    1. L'attivita' di praticantato presso gli  uffici  giudiziari  puo'essere svolta per non piu' di dodici mesi.   2.  Il  praticante  avvocato   puo'   proseguire   l'attivita'   dipraticantato anche presso  uffici  diversi  da  quelli  in  cui  l'hainiziata, purche' presso ciascun ufficio essa  abbia  una  durata  dialmeno sei mesi. Si applica l'articolo 4. Quando l'ufficio presso  ilquale l'attivita'  di  praticantato  e'  proseguita  ha  sede  in  uncircondario diverso da quello di provenienza, il praticante  avvocatodeve trasferire la propria iscrizione a norma dell'articolo 41, comma14, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.   3. Il praticante avvocato che  abbia  svolto  l'intero  periodo  ditirocinio presso uno o piu' degli  uffici  di  cui  all'articolo  73,comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013,  n.  69,  convertito,  conmodificazioni, dalla legge 9  agosto  2013,  n.  98,  e  che  sia  inpossesso dei requisiti previsti dal medesimo comma,  al  termine  deidodici mesi puo' presentare domanda a norma del comma 3 del  predettoarticolo per svolgere lo stage formativo per ulteriori sei mesi. 
                               Art. 6                   Numero massimo di praticanti avvocati                          per ogni magistrato    1. I praticanti avvocati sono  affidati  ai  magistrati  che  hannoespresso la loro disponibilita'.   2. Ogni magistrato non puo' rendersi affidatario  di  piu'  di  duepraticanti. Ai fini del  periodo  precedente  si  computano  anche  ilaureati affidati al medesimo magistrato a norma  degli  articoli  73del  decreto-legge  21  giugno   2013,   n.   69,   convertito,   conmodificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 e 37, commi  4  e  5,del decreto-legge 6 luglio 2011, n.  98  del  2011,  convertito,  conmodificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.   3. Al fine di agevolare  l'attivita'  formativa,  nel  corso  degliultimi sei mesi dell'attivita' di  praticantato  il  magistrato  puo'chiedere, in deroga ai limiti di cui al comma 2, l'assegnazione di unulteriore praticante avvocato. 
                               Art. 7             Criteri per la selezione dei praticanti avvocati    1. Quando non e' possibile ammettere al tirocinio presso  l'ufficiogiudiziario tutti i praticanti avvocati che hanno  proposto  domanda,si riconosce preferenza, nell'ordine, alla media degli esami indicatiall'articolo 4, comma 3, lettera c), al punteggio di  laurea  e  allaminore eta' anagrafica. A parita' dei requisiti  previsti  dal  primoperiodo si attribuisce preferenza  ai  corsi  di  perfezionamento  inmaterie giuridiche successivi alla laurea. 
                               Art. 8                     Attivita' del praticante avvocato    1.  Il  praticante  avvocato  assiste  e  coadiuva  il   magistratoaffidatario; sotto la sua guida e controllo  provvede  con  diligenzaallo studio dei fascicoli,  all'approfondimento  giurisprudenziale  edottrinale ed alla predisposizione delle  minute  dei  provvedimenti;assiste  all'udienza  e  alle  camere  di  consiglio,  salvo  che  ilmagistrato ritenga di non ammetterlo. Il magistrato affidatario  curache il praticante avvocato possa apprendere  anche  le  modalita'  disvolgimento dei servizi amministrativi  da  parte  del  personale  dicancelleria,  al  fine  di  garantire  la  completezza  del  percorsoformativo.   2. Il tirocinio puo' essere svolto contestualmente ad attivita'  dilavoro subordinato pubblico e privato, purche' con modalita' e  orariidonei a consentirne l'effettivo e puntuale svolgimento e in  assenzadi  specifiche  ragioni  di  conflitto  di  interesse.  Fermo  quantoprevisto dall'articolo 41, comma 7, della legge 31 dicembre 2012,  n.247, durante lo svolgimento del tirocinio di cui al presente decreto,il praticante  avvocato  puo'  continuare  a  frequentare  lo  studioprofessionale di un avvocato iscritto all'ordine o l'Avvocatura delloStato o l'ufficio legale di un ente pubblico. Resta  fermo  l'obbligodi frequenza dei corsi di formazione di  cui  all'articolo  43  dellalegge 31 dicembre 2012, n. 247.   3. Lo svolgimento del tirocinio di cui al presente decreto non  da'diritto ad alcun  compenso  e  non  determina  il  sorgere  di  alcunrapporto  di  lavoro  subordinato  o   autonomo   ne'   di   obblighiprevidenziali e assicurativi. Il consiglio dell'ordine  circondarialeo  il  Consiglio  nazionale   forense   possono   stipulare   polizzeassicurative a copertura degli  infortuni  a  favore  dei  praticantiavvocati.   4. Per espletare le attivita' di cui  al  comma  1,  il  praticanteavvocato ha accesso ai fascicoli,  nei  limiti  e  con  le  modalita'stabilite dal magistrato affidatario.   5. Il praticante avvocato  non  puo'  avere  accesso  ai  fascicolirelativi ai procedimenti rispetto ai  quali  versa  in  conflitto  diinteressi per conto proprio o di terzi o di cui sia parte un soggettoche negli ultimi tre anni e'  stato  assistito  da  un  avvocato  checompone lo studio  legale  che  il  praticante  avvocato  continua  afrequentare o presso il quale ha  svolto  il  tirocinio.  Durante  losvolgimento  del  tirocinio   il   praticante   avvocato   non   puo'rappresentare o difendere, anche nelle fasi o  nei  gradi  successividella causa, le parti dei procedimenti che si sono svolti dinanzi  almagistrato affidatario ne' assumere dalle medesime parti un qualsiasiincarico professionale.   6. L'amministrazione competente pone il praticante  avvocato  nellecondizioni di accedere ai propri sistemi informatici.   7. L'attivita' del praticante avvocato si svolge nel rispetto degliobblighi  di  riservatezza  e  di  riserbo  riguardo  ai  dati,  alleinformazioni e alle notizie acquisite durante il periodo di  pratica,con obbligo di mantenere il segreto  su  quanto  appreso  in  ragionedella sua attivita'.   8. L'attivita'  di  praticantato  non  puo'  essere  svolta  pressol'ufficio  giudiziario  innanzi  al  quale  il  praticante   avvocatoesercita attivita' professionale.   9. Il praticante che svolge il tirocinio forense presso  uno  degliuffici giudiziari giudicanti di cui all'articolo 4, comma 1, non puo'avere  accesso  ai  fascicoli  esaminati   durante   lo   svolgimentodell'attivita' di praticantato presso la relativa procura.   10. Quando sono organizzati i  corsi  di  formazione  decentrata  anorma dell'articolo 73, comma 5, del decreto-legge 21 giugno 2013, n.69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n.  98,il praticante e' ammesso a frequentarli.   11. Il tirocinio puo' essere interrotto in ogni  momento  dal  capodell'ufficio, anche  su  proposta  del  magistrato  affidatario,  persopravvenute ragioni organizzative o per il venir meno  del  rapportofiduciario, anche in relazione ai possibili rischi per l'indipendenzae l'imparzialita'  dell'ufficio  o  la  credibilita'  della  funzionegiudiziaria,  nonche'  per  l'immagine  e  il  prestigio  dell'ordinegiudiziario.   12. Quando termina il periodo di  tirocinio  presso  un  magistratoaffidatario, il praticante avvocato redige una  relazione  contenentel'analitica  indicazione  delle  attivita'  svolte,  con  particolareriguardo alle udienze  a  cui  ha  assistito,  ai  fascicoli  che  haesaminato, alle questioni di fatto e di diritto trattate, alle minutedei provvedimenti che ha predisposto, alle attivita'  di  cancelleriacui ha assistito e  ad  ogni  altra  informazione  ritenuta  utile  erilevante.   13. Il magistrato affidatario sottoscrive la relazione  di  cui  alcomma 12, attestando la veridicita' dei dati in essa contenuti  e  laconformita'  del  tirocinio  svolto  al  progetto  formativo  di  cuiall'articolo 3. La relazione corredata con la  predetta  attestazionee' trasmessa a  cura  dell'ufficio  al  consiglio  dell'ordine  degliavvocati presso il quale e' iscritto il praticante avvocato.   14. Il consiglio dell'ordine, al termine del periodo di  tirocinio,rilascia sulla base della documentazione di cui ai commi 12 e 13,  ilcertificato di compiuto tirocinio,  che  contiene  l'indicazione  chel'attivita' di  praticantato  si  e'  svolta  a  norma  del  presenteregolamento e dell'ufficio o degli uffici giudiziari  presso  cui  haavuto luogo. 
                               Art. 9                          Clausola di invarianza    1. Dalle  disposizioni  di  cui  al  presente  decreto  non  devonoderivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.   Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inseritonella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblicaitaliana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farloosservare.     Dato a Roma, addi' 17 marzo 2016                                                   Il Ministro: Orlando Visto, il Guardasigilli: Orlando Registrato alla Corte dei conti l'11 aprile 2016 Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri,reg.ne prev. n. 926 

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Decreto n. 47/2016

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 25 febbraio 2016, n. 47

Regolamento recante disposizioni  per  l’accertamento  dell’esercizio della professione forense.

(GU n.81 del 7-4-2016)

Vigente al: 22-4-2016

 

Leggi Come recuperare i crediti professionali: la pronuncia delle Sezioni Unite

 

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visti gli articoli 1, comma 3,  e  21,  comma  1,  della  legge  31 dicembre 2012, n. 247;

Acquisito il parere del Consiglio nazionale forense, espresso il 25 giugno 2015;

Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 27 agosto 2015;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari;

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la comunicazione al Presidente del  Consiglio  dei  ministri,effettuata con nota del 2 dicembre 2015;

 

A d o t t a

il seguente regolamento:

 

Art. 1

Definizioni

 

1. Ai fini del presente regolamento,  per  «legge»  si  intende  la legge 31 dicembre 2012, n. 247.  Per  CNF  si  intende  il  Consiglio nazionale forense di cui al titolo III, capo III, della legge.

Art. 2

Modalita’ di accertamento dell’esercizio  della professione in modo effettivo, continuativo abituale e prevalente

1.  Il  consiglio  dell’Ordine  circondariale,  ogni  tre  anni   a decorrere dall’entrata in vigore del presente regolamento,  verifica, con riguardo a ciascuno degli avvocati  iscritti  all’Albo,  anche  a norma dell’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, la sussistenza dell’esercizio della professione  in  modo  effettivo, continuativo, abituale e prevalente. La verifica di  cui  al  periodo precedente non e’ svolta per il periodo di cinque  anni  dalla  prima iscrizione all’Albo. La disposizione di cui  al  secondo  periodo  si applica anche all’avvocato iscritto  alla  sezione  speciale  di  cui all’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96.

2.  La  professione  forense  e’  esercitata  in  modo   effettivo, continuativo, abituale e prevalente quando l’avvocato:

a) e’ titolare di una partita  IVA  attiva  o  fa  parte  di  una societa’ o associazione professionale che sia titolare di partita IVA attiva;

b) ha l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica  destinati allo svolgimento dell’attivita’ professionale, anche in  associazione professionale, societa’ professionale o in associazione di studio con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero  in  condivisione con altri avvocati;

c) ha trattato almeno cinque affari per ciascun  anno,  anche  se l’incarico professionale e’ stato conferito da altro professionista;

d) e’ titolare di un indirizzo di posta elettronica  certificata, comunicato al consiglio dell’Ordine;

e) ha assolto l’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalita’ e le condizioni stabilite dal Consiglio nazionale forense;

f) ha  in  corso  una  polizza  assicurativa  a  copertura  della responsabilita’ civile derivante dall’esercizio della professione, ai sensi dell’articolo 12, comma 1, della legge.

3.  I   requisiti   previsti   dal   comma   2   devono   ricorrere congiuntamente, ferme restando le esenzioni  personali  previste  per legge.

4. La documentazione comprovante il possesso  delle  condizioni  di cui al comma 2, e’ presentata ai sensi degli articoli  46  e  47  del decreto del Presidente della Repubblica 28  dicembre  2000,  n.  445.

L’obbligo di cui al comma 2, lettera f),  decorre  dall’adozione  del provvedimento previsto dall’articolo 12, comma 5, della legge.

5. Con decreto del Ministero della giustizia,  da  adottarsi  entro sei mesi  dall’entrata  in  vigore  del  presente  regolamento,  sono stabilite le modalita’ con cui ciascuno  degli  ordini  circondariali individua, con sistemi automatici, le  dichiarazioni  sostitutive  da sottoporre annualmente a controllo a campione, a norma  dell’articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre  2000,  n. 445.

Art. 3

Cancellazione dall’Albo. Impugnazioni

1. La cancellazione  dall’Albo  e’  disposta  quando  il  consiglio dell’Ordine  circondariale   accerta   la   mancanza   dell’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente  della  professione  e l’avvocato  non  dimostra  la  sussistenza  di  giustificati   motivi oggettivi o soggettivi.

2. Il consiglio dell’Ordine circondariale, prima di  deliberare  la cancellazione dall’Albo invita l’avvocato, a mezzo posta  elettronica certificata ovvero, quando non e’ possibile, con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a presentare  eventuali  osservazioni,  in forma scritta, entro  un  termine  non  inferiore  a  trenta  giorni.

L’avvocato che ne fa richiesta e’ ascoltato personalmente.

3. La delibera di cancellazione e’ notificata entro quindici giorni all’interessato.

4. Si applica l’articolo 17, comma 14, della  legge,  nonche’,  per quanto di ragione, il comma 18 del predetto articolo 17 e  l’articolo 36, comma 7, della legge.

5.   La   cancellazione   dell’avvocato   dall’Albo   comporta   la cancellazione dagli elenchi di cui all’articolo 15 della legge a  cui e’ eventualmente  iscritto  al  momento  della  cancellazione,  fatta eccezione   per   gli   elenchi   rispetto   ai   quali   l’esercizio dell’attivita’   professionale   non   costituisce   condizione   per

l’iscrizione.

6. L’avvocato cancellato dall’Albo a norma del presente decreto e’ iscritto nell’elenco di cui all’articolo 15,  comma  1,  lettera  e), della legge.

Art. 4

Nuova iscrizione all’Albo

1. L’avvocato cancellato dall’Albo nei casi previsti  dall’articolo 2, comma 2, lettere  a),  b),  d),  f),  ha  il  diritto  di  esservi nuovamente iscritto qualora dimostri di avere  acquisito  i  predetti requisiti.

2. L’avvocato cancellato dall’Albo nei casi previsti  dall’articolo 2, comma 2, c), ed e) non puo’ esservi nuovamente iscritto prima  che siano decorsi dodici mesi da quando la delibera di  cancellazione  e’

divenuta esecutiva.

Art. 5

Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 25 febbraio 2016

 

Il Ministro: Orlando

Visto, il Guardasigilli: Orlando

 

 

Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2016

Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri,

reg.ne prev. n. 815

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Decreto n. 48/2016

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 25 febbraio 2016, n. 48

Regolamento recante disciplina delle modalita' e delle procedure  per lo svolgimento dell'esame di Stato per  l'abilitazione  all'eserciziodella professione forense e per la valutazione delle prove scritte  e orali. 
 

 Vigente al: 22-4-2016  
                       IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA    Visto l'articolo 1, comma 3, l'articolo 46, comma  6  e  l'articolo 47, della legge 31 dicembre 2012, n. 247;   Sentito il parere del Consiglio nazionale forense, espresso  il  22 maggio 2015;   Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  sezione consultiva  per  gli   atti   normativi,   in   via   interlocutoria,nell'adunanza del 18 giugno 2015;   Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 27 agosto 2015;   Acquisito il parere delle competenti Commissioni della  Camera  dei deputati e del Senato della Repubblica;   Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;   Vista la comunicazione al Presidente del  Consiglio  dei  ministri, effettuata con nota del 2 dicembre 2015;                                 Adotta                       il seguente regolamento:                                 Art. 1                  Oggetto del regolamento. Definizioni    1. Il presente regolamento disciplina le modalita' e  le  procedure per  lo  svolgimento   dell'esame   di   Stato   per   l'abilitazioneall'esercizio della professione forense e per  la  valutazione  delle prove scritte e orali. 
  2. Ai fini del presente regolamento si intende per:   a) «legge»: la legge 31 dicembre 2012, n. 247;   b) «commissione centrale»: la commissione di cui  all'articolo  47, comma 1, della legge;   c)  «commissione  distrettuale»:   la   sottocommissione   di   cui all'articolo 47, comma 2, della legge;   d) «sottocommissione  distrettuale»:  la  sottocommissione  di  cui all'articolo 47, comma 3, della legge. 
                               Art. 2               Modalita' di presentazione delle domande    1. Con decreto del Ministro della  giustizia  vengono  indetti  gli esami di Stato per  l'abilitazione  all'esercizio  della  professioneforense e sono fissati il termine e  le  modalita'  di  presentazione della domanda. Il decreto deve prevedere che la domanda  puo'  esserepresentata  anche  con  modalita'  telematiche,  nel  rispetto  delle disposizioni del Codice  dell'amministrazione  digitale,  di  cui  aldecreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82.  Nel  medesimo  decreto  e' rimessa a ciascuna commissione distrettuale l'indicazione dei  luoghie delle date per la consegna dei testi di legge. Almeno dieci  giorni prima dell'inizio delle prove  scritte  la  commissione  distrettualeprovvede a norma del periodo precedente e ne da' pubblicita'  in  una sezione dedicata del sito internet del Ministero della giustizia.   2. Agli esami possono partecipare i praticanti che abbiano compiuto la prescritta pratica entro il giorno 10 del  mese  di  novembre.  E'consentita la produzione del certificato di compiuta pratica dopo  la scadenza del termine stabilito per la presentazione della domanda, manon oltre i venti giorni precedenti a  quello  fissato  per  l'inizio delle prove scritte.   3.  Sull'ammissibilita'  delle  domande  decide  senza  ritardo  la commissione distrettuale formando  l'elenco  degli  ammessi,  che  e'depositato almeno quindici giorni prima dell'inizio delle prove negli uffici  della  segreteria  della  commissione.  Dell'elenco  e'  datacomunicazione  agli  ammessi  mediante  la  sua  pubblicazione  nella sezione  dedicata  del  sito  del  Ministero  della  giustizia.   Ovepossibile, dell'avvenuta pubblicazione  e'  data  notizia  a  ciascun candidato ammesso a mezzo  di  posta  elettronica  ordinaria.  Quandonella domanda non e' indicato  un  indirizzo  di  posta  elettronica, dell'avvenuta  pubblicazione   e'   data   notizia   mediante   postaraccomandata. 
                               Art. 3                    Formulazione e consegna dei temi    1. I temi di cui all'articolo 46, comma 2, lettere a) e  b),  della legge sono formulati in modo da consentire al candidato di sviluppareun parere motivato in relazione ad un caso concreto, affrontando  gli eventuali   profili   di   interdisciplinarieta',   approfondendo   ifondamenti teorici degli istituti giuridici trattati ed accennando in ordine  agli  orientamenti   giurisprudenziali   che   concorrono   adelinearne la struttura essenziale.   2. Il tema di cui all'articolo  46,  comma  2,  lettera  c),  della legge, e' formulato in modo da permettere al candidato di  dimostrarela conoscenza del diritto processuale, la sua  applicazione  pratica, le tecniche di redazione dell'atto, nonche' la specifica capacita' diversare  nell'atto  conoscenze  generali  di   diritto   sostanziale, unitamente   alla   dimostrazione   di   una    adeguata    capacita'argomentativa.  
3. In un arco temporale compreso tra i centoventi e i sessanta minuti precedenti l'ora fissata per l'inizio di ciascuna provascritta, il Ministero della giustizia trasmette al presidente della commissione distrettuale, a mezzo di posta elettronica certificata, itemi formulati per ciascuna prova, protetti da un meccanismo di crittografia a chiavi asimmetriche. A tal fine il Ministero attivauna casella PEC per il presidente di ciascuna commissione distrettuale. Il file contenente la chiave privata di decrittazionee' inserito dal Ministero in un'area riservata del proprio sito internet, nel lasso temporale compreso tra i sessanta e i trentaminuti precedenti l'ora fissata per l'inizio di ciascuna prova scritta. Nei giorni immediatamente precedenti l'inizio della primaprova scritta, il Ministero consegna al presidente della commissione distrettuale le credenziali personali per l'accesso all'areariservata di cui al periodo precedente. Il file contenente la chiave privata di decrittazione deve essere scaricato dal presidente dellacommissione distrettuale prima che sia attivato il monitoraggio dello spettro radioelettrico di cui all'articolo 4, comma 1. All'orafissata per l'inizio di ciascuna prova scritta, la commissione procede alla decrittazione del tema inviato a mezzo di postaelettronica certificata e redige un verbale in cui da' atto che la decrittazione e' avvenuta dopo l'attivazione del monitoraggio dellospettro radioelettrico. Quando le prove scritte non si svolgono in un unico locale, una distinta casella di posta elettronica certificata ele credenziali personali per l'accesso all'area riservata del sito internet del Ministero sono fornite anche al presidente dellasottocommissione distrettuale ovvero ad un componente della commissione distrettuale cui e' affidata la polizia degli esami chesi svolgono in ciascun locale. A tal fine, almeno dieci giorni prima dell'inizio della prima prova scritta, il presidente dellacommissione distrettuale comunica al Ministero i nominativi di coloro ai quali devono essere fornite le credenziali a norma del periodoprecedente.
                               Art. 4                      Svolgimento delle prove scritte    1. Il presidente della Corte di appello adotta  ogni  provvedimento necessario per l'organizzazione delle prove scritte e, in ogni  caso,dispone che i  locali  degli  esami  siano  sottoposti,  a  cura  del Ministero dello sviluppo economico  -  direzione  generale  attivita'territoriali,  al  monitoraggio  dello  spettro  radioelettrico   con schermatura  delle  frequenze  della  telefonia   cellulare   e   deicollegamenti wi-fi.   2. I candidati possono portare per la prova esclusivamente testi di legge stampati e  pubblicati  a  cura  di  un  editore,  ivi  inclusol'Istituto  Poligrafico  e  Zecca   dello   Stato.   Il   timbro   di riconoscimento della commissione distrettuale,  la  data  in  cui  e'effettuato il controllo ed il visto di uno dei suoi  componenti  sono apposti sulla prima di copertina dei testi di legge ammessi.   3. I candidati  non  possono  introdurre  nel  locale  degli  esami strumenti informatici idonei  alla  memorizzazione  di  informazioni,carta da scrivere, appunti, manoscritti, libri  o  pubblicazioni  non autorizzati, qualsiasi tipo di riproduzione di testi di legge diversoda quelli previsti al comma 2, ovvero borse o altri contenitori.  Gli oggetti che non possono essere introdotti nel locale degli esami sonocustoditi a cura del personale preposto alla vigilanza.   4. Il personale  preposto  alla  vigilanza  invita  i  candidati  a consentire le operazioni di controllo,  quando  sussiste  un  fondatomotivo di ritenere che possono essere rinvenuti oggetti  che  non  e' consentito introdurre nel  locale  degli  esami.  In  ogni  caso,  ilpersonale preposto alla vigilanza rivolge l'invito di cui al  periodo precedente ad  un  significativo  numero  di  candidati,  individuatisecondo  criteri  casuali  individuati  dalla  commissione  centrale, almeno dieci giorni prima dell'inizio delle prove scritte. Quando  ilcandidato non consente le operazioni di controllo,  il  presidente  o uno  dei  componenti  della  commissione  o  della   sottocommissionedistrettuale dispone che non gli sia permesso l'ingresso  nel  locale degli  esami  e  dichiara  che  il  candidato  ha  perso  il  dirittoall'esame. Il responsabile  del  personale  preposto  alla  vigilanza redige un verbale per indicare il numero dei  soggetti  sottoposti  acontrollo, le  generalita'  dei  candidati  che  hanno  rifiutato  di sottoporsi a controllo, nonche' il presidente o il  componente  dellacommissione o della sottocommissione distrettuale che ha disposto che il candidato ha perso il diritto all'esame.   5. Ciascun candidato e' collocato in un tavolo separato individuato in modo casuale. Ai fini dell'articolo 46, comma 7  della  legge,  lacommissione distrettuale stabilisce le modalita'  per  l'assegnazione casuale del tavolo a ciascun candidato entro il giorno precedente  ladata fissata per la consegna dei testi di legge.  
6. Per lo svolgimento di ogni prova scritta sono assegnate sei oredal momento della dettatura del tema. Non sono ammessi agli esami icandidati che si presentano quando la dettatura e' iniziata. 7. I candidati devono utilizzare esclusivamente carta munita deltimbro di riconoscimento della commissione distrettuale, della datadella prova scritta e del visto di uno dei suoi componenti. 8. Essi non possono conferire tra loro, ne' comunicare in qualsiasimodo con estranei. 9. E' escluso dall'esame colui che contravviene alle disposizionidirette ad assicurare la regolarita' dell'esame. 10. L'esclusione e' disposta dal presidente della commissione odella sottocommissione distrettuale, sentiti almeno due componentidella commissione. 11. I candidati ritirati o espulsi non possono lasciare i localidegli esami prima che siano trascorse tre ore dalla dettatura deltema. 12. Durante il tempo in cui si svolge la prova debbono trovarsipresenti nel locale degli esami almeno due componenti dellacommissione o della sottocommissione distrettuale. Ad essi e'affidata la polizia degli esami e sono coadiuvati dal personalepreposto. 13. I componenti della commissione ed i segretari non possonoentrare nei locali dopo la dettatura del tema e, se, nel corso delleprime tre ore dalla dettatura, si allontanano dagli stessi, non vipossono rientrare. 14. Al candidato sono consegnate in ciascuno dei tre giorni diesame due buste di uguale colore, una grande munita di un tagliandocon numero progressivo, corrispondente al numero d'ordine delcandidato stesso nell'elenco degli ammessi all'esame, ed una piccolacontenente un cartoncino bianco. 15. Le buste residue, oltre quelle consegnate ai candidati, sonochiuse in piego suggellato con il timbro di riconoscimento dellacommissione. Sul piego appongono la firma il presidente o chi ne fale veci, un componente della commissione o della sottocommissionedistrettuale ed il segretario. 16. Il piego di cui al comma 15 non puo' essere aperto se non pertrarne le buste da consegnare eventualmente ai candidati che lerichiedono in sostituzione di buste deteriorate che devono essererestituite. In tal caso le buste residue, comprese quelledeteriorate, sono chiuse in altro piego suggellato e firmato a normadel predetto comma. 17. Dopo aver svolto il tema, il candidato, senza apporvisottoscrizione ne' altro contrassegno, pone il foglio o i fogli nellabusta grande, in cui mette anche la busta piccola foderata o comunquenon trasparente, chiusa, contenente il cartoncino bianco ove haindicato il proprio nome, cognome, data di nascita e residenza, econsegna il tutto al presidente o a chi ne fa le veci. Quest'ultimo,dopo aver accertato che il numero segnato sul tagliando della bustagrande corrisponda al numero d'ordine del candidato, appone la suafirma trasversalmente sulla busta stessa in modo che vi resticompreso il relativo lembo di chiusura, nonche', sui marginiincollati, l'impronta in ceralacca del sigillo della commissione.L'apposizione da parte del candidato, sui fogli consegnati, dellasottoscrizione o di altro contrassegno oggettivamente atto a farriconoscere l'elaborato rende nulla la prova. 18. Tutte le buste contenenti i lavori sono affidate, alla fine diciascuna prova, al segretario della commissione distrettuale, previaraccolta di esse in uno o piu' pacchi firmati all'esterno da uno deicomponenti della commissione o della sottocommissione distrettuale, esuggellati con l'impronta in ceralacca del sigillo della commissione. 19. Il presidente comunica ai componenti della commissione e dellesottocommissioni distrettuali l'ora in cui, nel giorno immediatamentesuccessivo all'ultima prova, si procede all'operazione diraggruppamento di cui al presente comma e li invita ad assistervi.Alla presenza di almeno quattro componenti di cui al periodoprecedente e di almeno cinque candidati designati dal presidente etempestivamente avvertiti, constata l'integrita' dei sigilli e dellefirme, apre i pacchi contenenti le buste con i lavori, raggruppa letre buste aventi sui rispettivi tagliandi lo stesso numero e, dopoaver staccato i tagliandi, le chiude in un'unica busta piu' grande,nella quale viene apposto un numero progressivo soltanto quando e'ultimata l'operazione di raggruppamento per tutte le buste con ilavori, avendo cura di rimescolare le buste stesse prima di apporviil predetto numero progressivo. Tutte le buste debitamente numeratesono poi raccolte in piego suggellato con le stesse modalita'indicate nel comma 18. 20. Di tutte le operazioni di cui ai precedenti commi, come pure ditutto quanto avviene durante lo svolgimento delle prove, vieneredatto processo verbale, sottoscritto dal presidente o da chi ne fale veci e dal segretario. 21. Con decreto del Ministro della giustizia sono determinati,mediante sorteggio, gli abbinamenti per la correzione delle provescritte tra i candidati e le sedi di Corte di appello ove ha luogo lacorrezione degli elaborati scritti. Le prove scritte si svolgonopresso la Corte d'appello individuata ai sensi dell'articolo 45 dellalegge; la prova orale ha luogo nella medesima sede della provascritta. Il sorteggio di cui al periodo precedente e' effettuatoprevio raggruppamento delle sedi di Corte d'appello che presentano unnumero di domande di ammissione sufficientemente omogeneo, al fine digarantire un equilibrato rapporto tra la composizione dellecommissioni d'esame e il numero dei candidati di ciascuna sede.Quando una Corte di appello presenta un numero di domandeparticolarmente elevato, il raggruppamento puo' essere costituitoanche mediante l'inserimento di due o piu' Corti di appello chepresentano un piu' contenuto numero di domande; all'esito delsorteggio, i lavori scritti elaborati dai candidati della Corte diappello piu' grande sono ripartiti tra le due o piu' Corti di appelload essa abbinate e quelli elaborati dai candidati di queste ultimesono corretti da commissioni, individuate mediante sorteggio,costituite presso altre Corti di appello. 22. Esaurite le operazioni di cui ai commi 18, 19 e 20, ilpresidente della commissione distrettuale ne da' comunicazione alpresidente della Corte d'appello il quale, anche per il tramite dipersona incaricata, dispone il trasferimento delle buste contenentigli elaborati redatti dai candidati alla Corte d'appello presso laquale e' istituita la commissione sorteggiata per la correzione aisensi del comma precedente; il trasferimento ha luogo a curadell'ispettore della polizia penitenziaria appositamente delegato dalCapo del dipartimento. 23. Il Presidente della Corte d'appello presso la quale e'istituita la commissione esaminatrice di cui all'articolo 46, comma5, della legge, riceve, anche per il tramite di persona incaricata,le buste contenenti gli elaborati e ne ordina la consegna alpresidente della commissione distrettuale il quale, attestato ilcorretto ricevimento delle buste, dispone l'inizio delle operazionidi correzione degli elaborati ivi contenuti e adotta ogniprovvedimento organizzativo opportuno. 24. Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorreredalla sessione di esame immediatamente successiva alla scadenza deltermine di cui all'articolo 49 della legge.
                               Art. 5                      Correzione delle prove scritte    1. Terminate le prove scritte, la commissione centrale fissa  senzaritardo le linee generali da seguire  per  rispettare  i  criteri  divalutazione degli elaborati sui temi assegnati, in modo  da  favorirela omogeneita' di valutazione in tutte le sedi di esame.   2.  La  correzione  degli  elaborati  contenuti  nelle  tre   busteraggruppate  ai  sensi  dell'articolo  4,  comma   19   e'   compiutacontestualmente e non si da' apertura della busta piccola  contenenteil cartoncino bianco di cui all'articolo 4,  comma  14.  Al  fine  dicontenere le spese di trasferta, la commissione o la sottocommissionedistrettuale puo' disporre che una o piu' sedute  per  la  correzionedegli elaborati scritti possano svolgersi nei locali  di  un  ufficiogiudiziario del distretto con sede in un  comune  diverso  da  quellodella Corte di appello presso la quale la commissione e'  costituita;al trasferimento delle buste  contenenti  gli  elaborati  scritti  dacorreggere provvede la polizia penitenziaria.   3. In sede di  correzione  degli  elaborati  la  commissione  e  lesottocommissioni distrettuali sono tenute ad uniformarsi  ai  criteridi cui all'articolo 46, comma 6, della legge, verificando altresi' lacoerenza dell'elaborato con il tema assegnato, la conoscenza da partedel candidato degli orientamenti giurisprudenziali, che concorrono  adelineare la struttura essenziale  degli  istituti  giuridici,  e  lacorretta applicazione delle regole processuali.   4. La commissione o la sottocommissione distrettuale, nel  caso  incui accerti che l'elaborato e', in tutto o in parte, copiato da altrolavoro ovvero da altra fonte, annulla  la  prova.  Deve  pure  essereannullato  l'esame  del  candidato  che   comunque   si   sia   fattoriconoscere.   5. La commissione e le sottocommissioni distrettuali procedono allacorrezione degli elaborati nel piu' breve tempo possibile e  comunquenon oltre sei mesi dalla conclusione delle prove; la proroga di dettotermine puo' essere disposta una sola volta, e comunque per non oltrenovanta  giorni,  con  provvedimento  del  presidente   della   Corted'appello, per motivi eccezionali e debitamente accertati.   6. All'attribuzione del voto  complessivo  si  procede  al  terminedella lettura di ciascun elaborato. Il presidente esprime il voto perultimo. Finita la lettura e deliberato  il  giudizio,  il  segretarioannota immediatamente, su ognuna delle buste  piccole  contenenti  ilcartoncino bianco e nella prima pagina di ciascun elaborato  scritto,il numero progressivo di cui all'articolo 4, comma 19.  L'annotazionee' sottoscritta dal presidente, da un componente della commissione  edal segretario. Successivamente si procede ad  inserire  nella  bustagrande, sulla quale e' stato apposto il numero  progressivo  a  normadell'articolo 4, comma 19, i tre  elaborati  scritti,  le  tre  bustepiccole contenenti il cartoncino e il verbale.  La  busta  grande  e'chiusa  secondo  le   modalita'   preventivamente   stabilite   dallacommissione centrale.   7. Delle operazioni  di  correzione  degli  elaborati  scritti  delmedesimo candidato e' redatto un unico verbale. Il verbale riporta ladata, l'ora di inizio e termine delle operazioni di correzione  deglielaborati contenuti nelle buste raggruppate a norma del comma  2,  lasomma dei voti riportati rispetto a ciascun  elaborato  e  il  numeroprogressivo di cui all'articolo 4, comma 19.  Quando  l'elaborato  e'valutato negativamente, se ne da' motivazione dalla  quale  risultanogli elementi posti a base del giudizio.   8. Terminate le operazioni di correzione degli elaborati scritti ditutti i candidati, la commissione distrettuale procede, alla presenzadi due unita' di personale amministrativo o di personale delle  forzedi  polizia  individuate  dal  presidente  della  Corte  di  appello,all'apertura delle buste piccole contenenti i  cartoncini  sui  qualisono riportati i  nominativi  dei  candidati.  Delle  operazioni  delpresente comma e' redatto verbale in cui  si  da'  atto  dell'univocaassociazione tra il numero progressivo apposto a norma  dell'articolo4, comma 19, e il nominativo del candidato.   9. All'esito delle operazioni di  correzione  degli  elaborati,  ilpresidente della Corte di appello individuata ai sensi  dell'articolo46, comma 5, della legge, riceve  dal  presidente  della  commissionedistrettuale le buste contenenti gli elaborati,  i  relativi  verbaliattestanti le operazioni di correzione, il verbale di cui al comma  8e  l'elenco  degli  ammessi  alla  prova  orale  e  ne   dispone   iltrasferimento alla Corte di appello di  appartenenza  dei  candidati,presso la  quale  ha  luogo  la  prova  orale.  Il  trasferimento  e'effettuato con le modalita' indicate nell'articolo 4.   10. Il presidente della commissione distrettuale  istituita  pressola Corte di appello ove  si  svolge  la  prova  orale  stabilisce  ilgiorno, l'ora e il luogo in cui la stessa ha inizio e, in presenza didue componenti  della  commissione  e  del  segretario  della  stessanonche', ove possibile, di due candidati, procede alle operazioni  disorteggio di una  lettera  dell'alfabeto.  Il  candidato  che  dovra'sostenere per primo la prova orale e' colui il cui cognome inizia conla lettera estratta e che in  ordine  alfabetico  precede  gli  altricognomi  che  hanno  inizio  con  la  stessa  lettera.   L'intervallotemporale tra la data di  deposito  dell'elenco  degli  ammessi  allaprova orale e l'inizio della stessa non puo' essere  inferiore  a  unmese ne' superiore a due.   11.  Quando   sono   costituite   una   o   piu'   sottocommissionidistrettuali, la ripartizione dei candidati  da  esaminare  ha  luogomediante criteri  casuali  individuati  dalla  commissione  centrale,entro novanta giorni dal termine delle prove scritte.   12. Le disposizioni del  presente  articolo  si  applicano  con  ladecorrenza di cui all'articolo 4, comma 24. 
                               Art. 6                       Svolgimento delle prove orali    1. Terminate le operazioni di cui all'articolo 5, commi 10 e 11, lacommissione  e  le  sottocommissioni  distrettuali  predispongono  ilcalendario delle prove orali e ne danno  comunicazione  ai  candidatiammessi  mediante  pubblicazione  nella  sezione  dedicata  del  sitointernet del Ministero della giustizia. Ove possibile,  dell'avvenutapubblicazione si da' notizia a ciascun candidato  a  mezzo  di  postaelettronica ordinaria, a cura  del  segretario  della  commissione  odella sottocommissione innanzi alla quale deve svolgersi la prova; siapplica l'articolo 2, comma 3, quarto periodo. Le prove  orali  hannoinizio  tra  il  ventesimo  e  il  trentesimo  giorno  successivo  alcompimento delle operazioni di cui all'articolo 5.   2.  I  candidati  debbono  presentarsi  alla  prova  orale  secondol'ordine che e' fissato dal  presidente  della  commissione  o  dellasottocommissione distrettuale. Terminato il primo appello si  procedeimmediatamente al secondo. Il candidato che non si sia presentato  alprimo ne' al secondo appello perde il  diritto  all'esame.  Tuttavia,quando sussistano gravi motivi, il candidato puo'  richiedere,  primadell'orario fissato per l'inizio della prova orale e con  istanza  alpresidente della commissione o della  sottocommissione  distrettuale,corredata di idonea documentazione, di fissare una nuova data per  losvolgimento della prova stessa. Quando l'istanza si fonda  su  motividi salute, il presidente puo' disporre la visita fiscale  domiciliaresecondo le disposizioni relative al controllo dello stato di malattiadei pubblici dipendenti. In ogni caso, quando l'istanza  e'  accolta,la prova  deve  essere  svolta  entro  dieci  giorni  dalla  data  dicessazione dell'impedimento.   3. Si applica l'articolo 46, comma 6, della legge.   4.  La  prova  orale  e'  pubblica  e  deve  durare  non  meno   diquarantacinque e non piu' di sessanta minuti per  ciascun  candidato.Successivamente all'illustrazione della prova scritta,  al  candidatosono rivolte le domande individuate mediante  estrazione  svolta  conmodalita' informatiche tra quelle contenute in un apposito data  basealimentato a norma dell'articolo 7, comma 1. Il candidato ha  dirittodi assistere all'estrazione con modalita' informatiche delle  domandesulle quali deve rispondere.  Ogni  componente  della  commissione  odella  sottocommissione  puo'  rivolgere  al  candidato  domande   diapprofondimento dell'argomento oggetto della domanda estratta,  voltea verificare l'effettiva preparazione dello stesso.   5. Il data base e il  programma  informatico  di  estrazione  delledomande di cui al comma  4  sono  realizzati,  entro  un  anno  dallapubblicazione del presente decreto  nella  Gazzetta  Ufficiale  dellaRepubblica  italiana,  dalla  direzione  generale   per   i   sistemiinformativi e automatizzati del Ministero  della  giustizia,  che  siavvale della commissione permanente di cui all'articolo 7, comma 2.   6. Il direttore generale dei sistemi informativi automatizzati  delMinistero  della  giustizia,  entro  quindici  giorni  dal  collaudo,attesta la piena operativita' del data base  con  decreto  pubblicatosul sito del medesimo Ministero.   7. Al termine di ciascun  colloquio  la  commissione  procede  allavalutazione  del  candidato,  distintamente  per  ogni  materia.   Leoperazioni di cui al periodo precedente sono svolte in  presenza  delsegretario.   8. Il segretario registra immediatamente nel  processo  verbale  ilpunteggio riportato da ciascun candidato per ogni materia nonche'  lavalutazione numerica di ciascun commissario, le  domande  estratte  eallo stesso rivolte. Quando la prova orale e' valutata negativamente,se ne da' motivazione dalla quale risultano gli elementi posti a basedel giudizio.   9. Il presidente della Corte di appello adotta  ogni  provvedimentonecessario per l'organizzazione delle prove orali. 
                               Art. 7   Modalita' di alimentazione  del  data  base  e  costituzione  di  una  commissione permanente presso il Ministero della giustizia    1. Ognuna delle commissioni e delle  sottocommissioni  distrettualientro quindici giorni dalla conclusione delle prove orali formula  uncongruo  numero  di  domande  per  ciascuna  materia  d'esame  e   ilsegretario provvede al loro inserimento nel data base. Entro  novantagiorni dal termine  delle  prove  scritte,  la  commissione  centralestabilisce il numero minimo di domande da  predisporre  a  norma  delperiodo precedente.   2. Presso il Ministero della giustizia e' istituita una commissionepermanente formata, per i primi quattro anni dall'entrata  in  vigoredel presente regolamento, dal direttore del centro elaborazione  datidella Corte di cassazione o da un magistrato da lui delegato, che  lapresiede, da un avvocato individuato dal Consiglio nazionale  forensee da un professore universitario di prima o seconda  fascia  nominatodal Consiglio universitario nazionale. La commissione  fornisce  alladirezione  generale  dei  sistemi   informativi   automatizzati   delMinistero   della   giustizia   il   supporto   necessario   per   lapredisposizione del  data  base  di  cui  all'articolo  6,  comma  4,individuando le modalita' di formulazione delle domande ed elaborandoi criteri di classificazione delle stesse, al fine di  consentire  illoro agevole reperimento e la comparazione tra di esse.   3. Successivamente alla scadenza del quadriennio di cui al comma 2,il presidente della commissione e', in luogo del direttore del centroelaborazione dati della Corte di cassazione,  il  direttore  generaledella giustizia  civile  del  Ministero  della  giustizia  ovvero  unmagistrato da lui delegato.   4. Entro  novanta  giorni  dal  termine  delle  prove  scritte,  lacommissione permanente provvede ad apportare alle  domande  contenutenel data base ogni  opportuna  modifica  per  consentire  un'adeguatavalutazione della  preparazione  dei  candidati  e  ad  eliminare  ledomande che presentano un contenuto identico  o  analogo  rispetto  aquelle gia' inserite.   5. La  partecipazione  alla  commissione  permanente  non  comportaalcuna indennita' o retribuzione a carico dello Stato, ne' alcun tipodi rimborso spese.   6. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 4 si applicano  a  decorreredalla terza sessione di esame  che  si  svolge  successivamente  allapubblicazione di cui all'articolo 6, comma 6. 
                               Art. 8          Misure transitorie per lo svolgimento della prova orale    1. A decorrere dalla sessione di  esame  immediatamente  successivaalla scadenza del termine di cui all'articolo 49 della legge  e  sinoalla pubblicazione del decreto di cui all'articolo  6,  comma  6,  lecommissioni e le  sottocommissioni  distrettuali  predispongono,  perogni seduta, un congruo numero  di  domande,  tra  cui  il  candidatoestrae manualmente quelle  sulle  quali  deve  rispondere.  Per  ogniseduta, e' redatto un verbale di tutte le domande  predisposte  dallacommissione o dalla sottocommissione distrettuale. Prima  dell'iniziodelle prove orali, la commissione centrale stabilisce,  per  ciascunamateria d'esame, il numero  minimo  di  domande  da  predisporre  perciascuna seduta a norma del presente comma.   2. Per le prime due sessioni di esame successive alla pubblicazionedi cui all'articolo 6, comma 6, si applicano le disposizioni  di  cuial comma 1, e i segretari delle commissioni e delle  sottocommissionidistrettuali inseriscono nel data base tutte le  domande  predisposteper ogni seduta.   3. A decorrere  dalla  terza  sessione  di  esame  successiva  allapubblicazione del decreto di cui  al  comma  6  dell'articolo  6,  ledomande rivolte al candidato sono individuate esclusivamente  con  lemodalita' previste dal comma 4 del predetto articolo. 
                               Art. 9                  Certificato per l'iscrizione nell'Albo    1. Dopo la conclusione dell'esame  di  abilitazione  con  risultatopositivo, la commissione o la sottocommissione distrettuale  rilasciail  certificato  per  l'iscrizione  nell'albo  degli   avvocati.   Ilcertificato conserva efficacia ai fini dell'iscrizione negli albi. 
                               Art. 10                                 Compensi    1.  I  compensi  dei  componenti  effettivi   e   supplenti   dellacommissione e  delle  sottocommissioni  distrettuali,  dei  segretarieffettivi e supplenti e del personale preposto  alla  vigilanza  sonoliquidati a norma del decreto del Ministro dell'universita'  e  dellaricerca scientifica  e  tecnologica  15  ottobre  1999  e  successivemodificazioni, avente ad oggetto «Compensi  spettanti  ai  componentidelle commissioni giudicatrici degli esami di Stato  di  abilitazioneall'esercizio delle professioni».   2. Il compenso fisso di cui al  decreto  indicato  al  comma  1  e'liquidato per intero in favore dei componenti effettivi  e  supplentiche hanno esaminato, nel corso  delle  prove  scritte  ed  orali,  unnumero di candidati pari alla  media  dei  candidati.  La  media  deicandidati e' ricavata sommando il  numero  complessivo  di  candidatiesaminati durante le prove scritte al numero complessivo di candidatiesaminati durante le prove orali e dividendo  il  risultato  ottenutoper  il   numero   dei   componenti   della   commissione   e   dellesottocommissioni  distrettuali.  Il  compenso   fisso   e'   altresi'liquidato  per  intero  ai  componenti  della  commissione  e   dellesottocommissioni  distrettuali  che  hanno  esaminato  un  numero  dicandidati  non  inferiore  all'ottanta  per  cento  della  media  deicandidati e non superiore al  centoventi  per  cento  della  medesimamedia.  Per  ciascun  componente,  effettivo   o   supplente,   dellacommissione e delle sottocommissioni distrettuali che ha esaminato unnumero di candidati inferiore all'ottanta per cento della  media,  ilcompenso fisso e' ridotto in  misura  pari  alla  meta'  dell'importoprevisto dal decreto di cui al comma 1. All'esito delle riduzioni  dicui al periodo precedente, gli importi che complessivamente residuanosono attribuiti a norma del comma 3.   3. Ai componenti, effettivi e supplenti, della commissione e  dellesottocommissioni distrettuali,  che  hanno  esaminato  un  numero  dicandidati pari o superiore al centoventi per cento  della  media,  e'attribuito un compenso fisso in misura corrispondente alla somma:   a) dell'importo di cui all'articolo 1,  comma  1,  del  decreto  15ottobre 1999;   b) dell'importo costituito dalla divisione degli importi di cui  alquinto periodo del comma 2 per il numero dei  componenti  di  cui  alpresente comma.   4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3  si  applicano  anche  conriguardo alla liquidazione dei compensi  dei  segretari  effettivi  esupplenti.   5. Il compenso di cui ai commi 2 e 3 e' in ogni  caso  aumentato  anorma dell'articolo 1, comma  2,  del  decreto  15  ottobre  1999,  esuccessivi adeguamenti, per ogni elaborato scritto e,  per  le  proveorali, per ogni candidato esaminato.   6. Dalla pubblicazione del decreto di cui all'articolo 6, comma  6,il compenso dei componenti delle commissioni  e  del  segretario  nonpuo' essere liquidato in assenza di un'attestazione  di  quest'ultimoda cui risulti l'inserimento delle domande  nel  data  base  a  normadell'articolo 8,  comma  2,  per  le  prime  due  sessioni  di  esamesuccessive alla pubblicazione, e a norma dell'articolo 7, comma 1,  adecorrere dalla terza sessione di esame successiva alla pubblicazionemedesima. 
                               Art. 11                    Clausola di invarianza finanziaria    1.  All'attuazione  delle  disposizioni  del  presente  decreto  siprovvede mediante  l'utilizzo  delle  risorse  umane,  strumentali  efinanziarie disponibili  a  legislazione  vigente  e  senza  nuovi  omaggiori oneri a carico della finanza pubblica.   Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inseritonella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblicaitaliana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farloosservare.      Roma, 25 febbraio 2016                                                   Il Ministro: Orlando   Visto, il Guardasigilli: Orlando  Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2016 Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri,reg.ne prev. n. 818 

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Decreto 19 gennaio 2016

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
DECRETO 19 gennaio 2016

Attivazione delle notificazioni e comunicazioni telematiche presso la Corte di cassazione, ai sensi dell’articolo 16, comma 10, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, limitatamente al settore civile.
(GU n.16 del 21-1-2016)

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visto l’art. 16, comma 10 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, il quale stabilisce che con uno o piu’ decreti aventi natura non regolamentare, sentiti l’Avvocatura generale dello Stato, il Consiglio nazionale forense ed i Consigli dell’ordine degli avvocati interessati, il Ministro della giustizia, previa verifica, accerta la funzionalita’ dei servizi di comunicazione, individuando gli uffici
giudiziari diversi dai Tribunali e dalle Corti d’appello nei quali trovano applicazione le disposizioni del citato articolo 16;
Vista la richiesta di emissione del predetto decreto formulata dalla Corte di cassazione del 5 dicembre 2014, limitatamente alle comunicazioni e notificazioni da parte delle cancellerie delle sezioni civili;
Visto il decreto del Ministro della giustizia in data 21 febbraio 2011, n. 44 e successive modifiche;
Sentiti l’Avvocatura generale dello Stato, il Consiglio nazionale forense ed i Consigli degli ordini degli avvocati;

Emana

il seguente decreto:

Art. 1

E’ accertata la funzionalita’ dei servizi di comunicazione di cui all’art. 16, comma 10, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221 limitatamente alle comunicazioni e notificazioni da parte delle cancellerie delle sezioni civili della Corte suprema di cassazione.
Art. 2

L’art. 16 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, trova applicazione a decorrere dal 15 febbraio 2016, limitatamente alle comunicazioni e notificazioni da parte delle cancellerie delle sezioni civili, presso la Corte suprema di cassazione.

Roma, 19 gennaio 2016

Il Ministro: Orlando

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Decreto 21 dicembre 2015

Redazione

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 21 dicembre 2015 

Rilevazione dei tassi effettivi globali medi, ai sensi della legge sull’usura. Periodo di rilevazione 1° luglio – 30 settembre 2015. Applicazione dal 1° gennaio al 31 marzo 2016.
(GU n.301 del 29-12-2015)

IL CAPO DELLA DIREZIONE V del Dipartimento del Tesoro

Vista la legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura e, in particolare, l’art. 2, comma 1, in base al quale “il Ministro del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura”;
Visto il proprio decreto del 23 settembre 2015, recante la “classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari”;
Visto, da ultimo, il proprio decreto del 24 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2015 e, in particolare, l’art. 3, comma 3, che attribuisce alla Banca d’Italia il compito di procedere per il trimestre 1° luglio 2015 – 30 settembre 2015 alla rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari;
Viste le “istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate dalla Banca d’Italia (pubblicate nella G.U. n. 200 del 29 agosto 2009);
Vista la rilevazione dei valori medi dei tassi effettivi globali segnalati dalle banche e dagli intermediari finanziari con riferimento al periodo 1° luglio 2015 – 30 settembre 2015 e tenuto conto della variazione, nel periodo successivo al trimestre di riferimento, del valore medio del tasso applicato alle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema determinato dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea, la cui misura sostituisce quella del tasso determinato dalla Banca d’Italia ai sensi del d.lgs. 24 giugno 1998 n. 213, in sostituzione del tasso ufficiale di sconto;
Visti il d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n. 24, recante interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, e l’indagine statistica effettuata nel 2002 a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio italiano dei cambi, condotta su un campione di intermediari secondo le modalita’ indicate nella nota metodologica, relativamente alla maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento;
Vista la direttiva del Ministro in data 12 maggio 1999, concernente l’attuazione del decreto legislativo n. 29/1993 e successive modificazioni e integrazioni, in ordine alla delimitazione dell’ambito di responsabilita’ del vertice politico e di quello amministrativo; Atteso che, per effetto di tale direttiva, il provvedimento di rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi dell’art. 2 della legge n. 108/1996, rientra nell’ambito di responsabilita’ del vertice amministrativo;
Visto l’art. 62 del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2007, che ha disposto la soppressione dell’Ufficio italiano dei cambi e il passaggio di competenze e poteri alla Banca d’Italia; Sentita la Banca d’Italia;

Decreta:

Art. 1
1. I tassi effettivi globali medi, riferiti ad anno, praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, determinati ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 108, relativamente al trimestre 1° luglio 2015 – 30 settembre 2015, sono indicati nella tabella riportata in allegato (ALLEGATO A).

Art. 2
1. Il presente decreto entra in vigore il 1° gennaio 2016.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 marzo 2016, ai fini della determinazione degli interessi usurari ai sensi dell’art. 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, come modificato dal d.l. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, i tassi riportati nella tabella indicata all’art. 1 del presente decreto devono essere aumentati di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori 4 punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non puo’ essere superiore a otto punti percentuali.

Art. 3
1. Le banche e gli intermediari finanziari sono tenuti ad affiggere in ciascuna sede o dipendenza aperta al pubblico in modo facilmente visibile la tabella riportata in allegato (ALLEGATO A).
2. Le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del limite di cui all’art. 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, come modificato dal d.l. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, si attengono ai criteri di calcolo delle “istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate dalla Banca d’Italia.
3. La Banca d’Italia procede per il trimestre 1° ottobre 2015 – 31 dicembre 2015 alla rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari con riferimento alle categorie di operazioni indicate nell’apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.
4. I tassi effettivi globali medi di cui all’art. 1, comma 1, del presente decreto non sono comprensivi degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento. L’indagine statistica condotta nel 2002 a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio italiano dei cambi ha rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento e’ mediamente pari a 2,1 punti percentuali. Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 21 dicembre 2015 Il Capo della Direzione: Maresca

 

Allegato A

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Decreto sulla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Redazione

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
DECRETO 15 dicembre 2015

Modalita’ di comunicazione delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

G.U. n. 7 dell’11 gennaio 2016

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto l’art. 1, comma 6, lettera g), della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
Visto l’art. 26 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151;
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, recante «Codice dell’amministrazione digitale»;

Decreta:

Art. 1
Finalita’ e ambito di applicazione

1. Il presente decreto definisce i dati contenuti nel modulo per le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e la loro revoca e gli standard e le regole tecniche per la compilazione del modulo e per la sua trasmissione al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente, in attuazione di quanto previsto dall’art. 26, comma 3, del decreto legislativo n. 151 del 2015.

Art. 2
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intendono per:
a) «modulo»: il modello con il quale il lavoratore manifesta la volonta’ di recedere dal contratto di lavoro per dimissioni o risoluzione consensuale o di revocare tale volonta’;
b) «soggetti abilitati»: i patronati, le organizzazioni sindacali, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione di cui agli articoli 2, comma 1, lettera h), e 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, che possono trasmettere il modulo per conto del lavoratore;
c) «sistema informatico SMV»: il sistema informatico messo a disposizione dei lavoratori e dei soggetti abilitati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in attuazione dell’art. 26, comma 3, del decreto legislativo n. 151 del 2015;
d) «codice identificativo del modulo»: il codice alfanumerico rilasciato dal sistema informatico SMV attestante il giorno e l’ora in cui il modulo e’ stato trasmesso dal lavoratore con le modalita’ di cui all’art. 3, comma 3;
e) «data certa di trasmissione»: la data risultante dalla procedura di validazione temporale attestante il giorno e l’ora in cui il modulo e’ stato trasmesso dal lavoratore o dai soggetti abilitati.

Art. 3
Modulo per le dimissioni, la risoluzione consensuale e la revoca

1. Per la comunicazione delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e della loro revoca e’ adottato il modulo di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto.
2. Il modulo di cui al comma 1 e’ reso disponibile ai lavoratori e ai soggetti abilitati nel sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali www.lavoro.gov.it, con le modalita’ tecniche di cui all’allegato B, che forma parte integrante del presente decreto. 3. Il modulo di cui al comma 1 e’ inoltrato alla casella di posta elettronica certificata del datore di lavoro con le modalita’ stabilite nell’allegato B, il quale stabilisce, altresi’, le modalita’ di trasmissione del modulo alla Direzione territoriale del lavoro competente e i caratteri di non contraffazione e falsificazione della manifestazione di volonta’ di recedere o risolvere il rapporto di lavoro o di revocare tale volonta’.

Art. 4
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto e’ inviato ai competenti organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 15 dicembre 2015
Il Ministro: Poletti

 

Allegato A

Allegato B

MODALITA’ TECNICHE.
Nel presente allegato e’ illustrata la procedura per la trasmissione del modulo per le dimissioni/risoluzione consensuale e loro revoca, che garantisce, in particolar modo: il riconoscimento certo del soggetto che effettua l’adempimento (verifica dell’identita’); l’attribuzione di una data certa di trasmissione alla comunicazione (marca temporale); la revoca della comunicazione entro sette giorni dalla data di trasmissione; l’intervento di un soggetto abilitato a supporto del lavoratore per l’esecuzione delle operazioni di trasmissione e revoca. Un aspetto importante riguarda la verifica dell’identita’ del soggetto che effettua l’adempimento. Questo controllo, necessario al fine di prevenire dimissioni o risoluzioni poste in essere da soggetti diversi dal lavoratore, poggia sull’applicazione del seguente vincolo: l’accesso alle funzionalita’, disponibili nel portale lavoro.gov.it, dedicate alla trasmissione del modulo per le dimissioni/risoluzione consensuale e loro revoca, e’ possibile solo se l’utente e’ in possesso del codice personale I.N.P.S. (PIN I.N.P.S.). L’accesso alle funzionalita’ di gestione della comunicazione avviene attraverso link specifici nel portale lavoro.gov.it, il quale a sua volta poggia sull’anagrafica delle utenze di ClicLavoro, per il riconoscimento della tipologia dell’utente, e sull’autenticazione tramite il PIN I.N.P.S. per il suo riconoscimento certo. Il possesso del PIN I.N.P.S. non sostituisce le credenziali ClicLavoro, ma si aggiunge allo scopo di conferire un maggior livello di sicurezza al riconoscimento. La richiesta di emissione del PIN deve essere inoltrata all’I.N.P.S., accedendo al portale I.N.P.S.it e attenendosi alla procedura per il rilascio del PIN.
Il possesso dell’utenza ClicLavoro e del PIN I.N.P.S. non sono necessari nel caso in cui la trasmissione del modulo venga eseguita per il tramite di un soggetto abilitato (art. 26, comma 4, del decreto legislativo n. 151 del 2015). Quest’ultimo deve utilizzare la propria utenza ClicLavoro per accedere alle funzionalita’ e quindi assumersi la responsabilita’ dell’accertamento dell’identita’ del lavoratore che richiede la trasmissione del modulo attraverso la firma digitale del file PDF prodotto con i dati comunicati per le dimissioni/risoluzione consensuale e per la loro revoca e il salvataggio di questo nel sistema informatico SMV. Nella figura che segue, e’ proposta la sequenza delle attivita’ e decisioni che compongono l’intera procedura per la trasmissione e la revoca di un modulo di dimissioni/risoluzione consensuale, nella quale trova applicazione quanto sopra descritto.
Parte di provvedimento in formato grafico
La procedura proposta puo’ essere scomposta in tre macro fasi:
nella prima fase, il lavoratore, se non assistito da un soggetto abilitato, deve: richiedere, se ancora non in suo possesso, il codice PIN I.N.P.S. all’Istituto; creare un’utenza, se ancora non in suo possesso, per l’accesso al portale ClicLavoro.
Solo dopo aver soddisfatto entrambi i vincoli o nel caso in cui scegliesse di essere assistito da un soggetto abilitato, potra’ procedere con le successive attivita’; nella seconda fase il lavoratore, in autonomia o con l’assistenza di un soggetto abilitato puo’ accedere tramite il portale lavoro.gov.it: al form on-line per la trasmissione della comunicazione; alla pagina di ricerca e selezione di una comunicazione, per l’invio di una revoca; nell’ultima fase si procedera’: nel caso di adempimento eseguito con il supporto di un soggetto abilitato: alla firma digitale del modulo prodotto con i dati delle dimissioni/risoluzione consensuale o revoca degli stessi; alla trasmissione del modulo di dimissioni/risoluzione consensuale/revoca al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente. In particolare, il datore di lavoro ricevera’ il modulo nella propria casella di posta elettronica certificata e la Direzione territoriale del lavoro ricevera’ una notifica nel proprio cruscotto e avra’ la possibilita’ di visionare il modulo.

MODULO RECESSO DAL RAPPORTO DI LAVORO/REVOCA.
Nella tabella sotto riportata vi e’ l’elenco delle informazioni che compongono un modulo di dimissioni volontarie/risoluzione consensuale e della loro revoca.
Parte di provvedimento in formato grafico
Il portale, come primo passo nella compilazione di un modulo di recesso/revoca, chiedera’ all’utente di fornire le informazioni necessarie a risalire al rapporto di lavoro e quindi alla comunicazione obbligatoria di avvio/proroga/trasformazione/rettifica piu’ recente.
Il recupero della comunicazione obbligatoria permette al sistema di popolare in automatico le sezioni 1, 2 e 3, con la sola eccezione dell’indirizzo e-mail, e quindi di inibire il loro aggiornamento all’utente.
Il lavoratore avra’ la possibilita’ di scegliere se il rapporto di lavoro e’ iniziato prima del 2008 o dopo il 2008 (anno di entrata in vigore del sistema delle comunicazioni obbligatorie); nel primo caso dovra’ compilare interamente le sezioni 2 e 3 mentre nel secondo caso dovra’ inserire solo il codice fiscale del datore di lavoro e il sistema gli prospettera’ tutti i rapporti di lavoro attivi in modo che il lavoratore possa scegliere quello dal quale intende recedere. La sezione 4 dovra’ sempre essere compilata dal lavoratore. La sezione 5 sara’ aggiornata automaticamente dal sistema, contestualmente al salvataggio nel sistema informatico SMV del Ministero.
Ad ogni modulo salvato sono attribuite due informazioni identificative: la data di trasmissione (marca temporale): corrispondente alla data di sistema rilevata all’atto del salvataggio delle dimissioni/risoluzione consensuale; un codice identificativo, con formato: aaaammgghh24missms coerente con la data di trasmissione, dove: aaaa: anno (4 digit); mm: mese (2 digit); gg: giorno (2 digit); hh24: ore, nel formato «24 ore» (2 digit); mi: minuti (2 digit); ss: secondi (2 digit); ms: millisecondi (3 digit).

TIPOLOGIA DI UTENZA.
Le funzionalita’ per la trasmissione delle dimissioni volontarie/risoluzione consensuale e della loro revoca sono riservate alle seguenti classi di utenza: lavoratori; soggetti abilitati (art. 26, comma 4 del decreto legislativo n. 151 del 2015).
Oltre che a tali soggetti, le comunicazioni inviate sono accessibili nel portale, in sola lettura, a: i datori di lavoro, limitatamente a quelle riguardanti la propria azienda; le direzioni territoriali del lavoro, individuate per competenza.

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Decreto 29 ottobre 2015 – Assegno di disoccupazione

Redazione

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 29 ottobre 2015
Attuazione dell’articolo 16, comma 6, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, in materia di assegno di disoccupazione (ASDI)

G.U. n. 13 del 18 gennaio 2016

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
di concerto con
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Vista la legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonche’ in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attivita’ ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro” e, in particolare, l’art. 1, comma 2, lettera b), numero 5), che prevede l’eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’indicatore della situazione economica equivalente, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative di attivazione proposte dai servizi competenti;
Visto il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” e, in particolare, l’art. 16, che istituisce, a decorrere dal 1° maggio 2015, l’assegno di disoccupazione (ASDI) e, al comma 6, demanda a un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di definire i criteri e le modalita’ di concessione dell’assegno;
Visto il decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, recante “Disposizioni per agevolare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell’art. 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144”;
Vista la legge 8 novembre 2000, n. 328, recante “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e , in particolare, l’art. 21 che istituisce il sistema informativo dei servizi sociali;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed, in particolare, l’art. 81, comma 29, che istituisce un Fondo speciale destinato al soddisfacimento delle esigenze prioritariamente di natura alimentare e successivamente anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti;
Visto il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” e, in particolare, l’art. 13 che istituisce il Casellario dell’assistenza;
Visto il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo” e, in particolare, l’art. 60, comma 1, che stabilisce l’avvio di una sperimentazione nei comuni con piu’ di 250.000 abitanti di uno strumento di contrasto alla poverta’ assoluta;
Vista la legge 28 giugno 2012, n. 92 recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” e, in particolare, l’art. 4, commi 41 e 42, che prevedono ipotesi di decadenza dai trattamenti collegati allo stato di disoccupazione;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 10 gennaio 2013, adottato ai sensi del citato art. 60, comma 2, del decreto-legge n. 5 del 2012, che specifica le modalita’ di attuazione della sperimentazione e indica, alla Tabella 2, l’ammontare del beneficio mensile, articolato in ragione della numerosita’ del nucleo familiare beneficiario;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante “Regolamento concernente la revisione delle modalita’ di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 16 dicembre 2014, n. 206, recante “Regolamento recante modalita’ attuative del Casellario dell’assistenza, a norma dell’art. 13 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”;
Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano nella riunione
del 30 luglio 2015;
Considerato che l’art. 16, comma 1, del decreto legislativo n. 22 del 2015 istituisce l’ASDI in via sperimentale per l’anno 2015 con riferimento ai lavoratori beneficiari della prestazione NASpI che abbiano usufruito di questa per l’intera sua durata entro il 31 dicembre 2015 nei limiti di spesa indicati per ciascun anno 2015 e 2016 al comma 7 del medesimo articolo e che il comma 8 del medesimo articolo prevede che all’eventuale riconoscimento dell’ASDI negli anni successivi al 2015 si provvede con le risorse previste da successivi provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie e in particolare con le risorse derivanti dai decreti legislativi attuativi dei criteri di delega di cui alla legge n. 183 del 2014;
Ritenuto di dover procedere, ai sensi del citato art. 16, comma 8, del decreto legislativo n. 22 del 2015, alla definizione di modalita’ attuative dell’ASDI che permettano continuita’ nell’erogazione della misura in caso di eventuale riconoscimento dell’ASDI negli anni successivi al 2015;

Decreta:

Art. 1
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intendono per:
a) «ASDI»: l’Assegno di disoccupazione, di cui all’art. 16 del decreto legislativo n. 22 del 2015;
b) «NASpI»: la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego di cui all’art. 1 del decreto legislativo n. 22 del 2015;
c) «ISEE»: l’indicatore della situazione economica equivalente di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013;
d) «ISEE corrente»: l’ISEE calcolato secondo le modalita’ di cui all’art. 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013;
e) «Nucleo familiare»: il nucleo familiare del richiedente l’ASDI, come definito ai fini ISEE e risultante nella dichiarazione sostitutiva unica di cui all’art. 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, utilizzata per l’accesso al beneficio dell’ASDI;
f) «Figli a carico»: i figli minorenni che risultano componenti il nucleo familiare e per i quali il genitore non richiedente non percepisca assegni per il nucleo familiare;
g) «Carta acquisti sperimentale»: la carta acquisti di cui all’art. 60 del citato decreto-legge n. 5 del 2012, con le specifiche caratteristiche definite dal decreto interministeriale 10 gennaio 2013.

Art. 2
Beneficiari

1. L’ASDI e’ concesso, nei limiti delle risorse disponibili, secondo le modalita’ di cui all’art. 7, ai lavoratori che:
a) abbiano fruito, entro il 31 dicembre 2015, della NASpI per la sua durata massima, come definita dall’art. 5 del decreto legislativo n. 22 del 2015;
b) siano ancora in stato di disoccupazione ai sensi dell’art. 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo n. 181 del 2000, al termine del periodo di fruizione della NASpI;
c) siano, al termine del periodo di fruizione della NASpI, componenti di un nucleo familiare in cui sia presente almeno un minore di anni 18 o abbiano un’eta’ pari a 55 anni o superiore e non abbiano maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
d) siano in possesso di una attestazione dell’ISEE, in corso di validita’, dalla quale risulti un valore dell’indicatore pari o inferiore ad euro 5.000. Ai fini del mantenimento dell’ASDI, la dichiarazione sostitutiva unica a fini ISEE e’ aggiornata in gennaio, entro il termine del mese. In mancanza di aggiornamento della dichiarazione, il beneficio e’ sospeso. Qualora ricorrano le condizioni di cui all’art. 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, ai fini della richiesta dell’ASDI puo’ essere utilizzata una attestazione dell’ISEE corrente;
e) non abbiano usufruito dell’ASDI per un periodo pari o superiore a 6 mesi nei 12 mesi precedenti il termine del periodo di fruizione della NASpI e comunque per un periodo pari o superiore a 24 mesi nel quinquennio precedente il medesimo termine;
f) abbiano sottoscritto un progetto personalizzato di cui all’art. 5.
2. Nel caso l’ammontare dei trattamenti ai fini NASpI percepiti prima della richiesta dell’ASDI sia valorizzato in tutto o in parte nella componente reddituale dell’ISEE o dell’ISEE corrente, tale ammontare, diviso per il valore della scala di equivalenza applicata nel calcolo dell’ISEE, e’ sottratto dall’INPS dal valore dell’ISEE medesimo ai soli fini della valutazione del possesso del requisito per la concessione dell’ASDI di cui al comma 1, lettera d).

Art. 3
Durata e misura del beneficio

1. L’ASDI e’ erogato mensilmente a decorrere dal giorno successivo a quello del termine di fruizione della NASpI per una durata massima di sei mesi. Qualora il lavoratore abbia gia’ fruito dell’ASDI nei 12 mesi precedenti il termine di fruizione della NASpI, l’ASDI e’ erogato per una durata massima pari alla differenza tra 6 mesi e la durata dell’ASDI fruito in tale periodo di tempo e comunque per un numero massimo di mesi pari alla differenza tra 24 e i mesi di ASDI fruiti nei 5 anni precedenti il termine di fruizione della NASpI.
2. L’importo dell’ASDI e’ pari al 75 per cento dell’ultima indennita’ NASpI percepita, e, comunque, in misura non superiore all’ammontare dell’assegno sociale, di cui all’art. 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
3. L’importo di cui al comma 2 e’ incrementato di un ammontare pari ad un quinto dell’assegno sociale per il primo figlio a carico. Nel caso in cui i figli a carico siano in numero superiore a uno, gli incrementi complessivi dell’importo dell’ASDI sono quelli indicati nella Tabella 1, che costituisce parte integrante del presente decreto. In ogni caso l’ammontare dell’ASDI comprensivo degli incrementi per carichi familiari non puo’ essere inferiore all’ammontare del beneficio mensile attribuito mediante la Carta acquisti sperimentale, di cui alla Tabella 2 allegata al decreto interministeriale 10 gennaio 2013.
4. Per effetto degli incrementi per carichi familiari di cui al comma 3, l’ASDI non puo’ essere superiore al 75 per cento dell’ultima indennita’ NASpI percepita, comprensiva degli assegni per il nucleo familiare, fatto salvo il livello minimo di cui al comma 3.
5. Gli importi di cui alla Tabella 1 sono aumentati annualmente della misura percentuale prevista per la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti.

Art. 4
Compatibilita’ con lo svolgimento di attivita’ lavorativa e decadenza

1. Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce l’ASDI instaura un rapporto di lavoro subordinato o intraprende un’attivita’ lavorativa autonoma o di impresa individuale e’ soggetto ai limiti di compatibilita’ e agli obblighi di comunicazione previsti dagli articoli 9 e 10 del decreto legislativo n. 22 del 2015.
2. Le comunicazioni di inizio di un’attivita’ lavorativa subordinata, di una attivita’ lavorativa autonoma o di impresa individuale, di cui, rispettivamente, all’art. 9, comma 2, e all’art. 10, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo n. 22 del 2015, sono rese nei medesimi termini ivi previsti anche nel caso in cui l’attivita’ sia avviata da altri componenti il nucleo familiare.
3. Fermi restando i limiti di compatibilita’ di cui al comma 1, il reddito annuo previsto comunicato all’INPS ai sensi del comma 2 e’ utilizzato ai fini della verifica della permanenza del requisito della condizione economica di bisogno, di cui all’art. 2, comma 1, lettera d). Esclusivamente a tal fine, il valore dell’ISEE, di cui al medesimo art. 2, comma 1, lettera d), e’ aggiornato dall’INPS sostituendo il reddito annuo previsto oggetto della comunicazione a quello di analoga natura utilizzato per il calcolo dell’ISEE in via ordinaria.

Art. 5
Progetto personalizzato

1. Ai fini della concessione dell’ASDI e’ necessario che il richiedente abbia sottoscritto un progetto personalizzato di presa in carico redatto dal competente servizio per l’impiego, in collaborazione con il richiedente, a seguito di uno o piu’ colloqui individuali. Ai fini del presente decreto, il servizio per l’impiego competente e’ quello nel cui ambito territoriale e’ stabilita la residenza del richiedente l’ASDI.
2. Il progetto di cui al comma 1 deve contenere almeno i seguenti elementi:
a) l’individuazione di un responsabile del progetto;
b) la definizione del profilo personale di occupabilita’, ai sensi del decreto legislativo di cui all’art. 1, comma 4, della legge n. 183 del 2014, in materia di politiche attive per l’impiego;
c) la valutazione della condizione di bisogno del richiedente nel supporto alla ricerca attiva di lavoro, tenuto conto del profilo personale di cui alla lettera b), nonche’ dei carichi familiari, delle responsabilita’ di cura, dello stato di salute, dell’eventuale disabilita’, di altri fattori che richiedano l’attivazione di servizi sociali, sanitari, formativi, al fine di favorire una presa in carico integrata;
d) la definizione degli atti di ricerca attiva che devono essere compiuti in ciascuna settimana;
e) la frequenza ordinaria degli appuntamenti con il responsabile del progetto, che di regola e’ bisettimanale, se non diversamente specificato nel progetto personalizzato in ragione delle caratteristiche del richiedente o delle modalita’ organizzative dell’ufficio;
f) le modalita’ con le quali il lavoratore e’ tenuto a comprovare la ricerca attiva di lavoro al responsabile del progetto. A tal fine, il lavoratore e’ tenuto a tener traccia degli atti compiuti secondo le modalita’ concordate nel progetto.
3. Il progetto di cui al comma 1 contiene l’impegno del richiedente, quale condizione necessaria all’erogazione dell’ASDI, a:
a) partecipare a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro quali, in via esemplificativa, la stesura del curriculum vitae e la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento;
b) partecipare a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione, nonche’, ove occorra, ai tirocini di cui all’Accordo tra il Governo, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante “Linee guida per i tirocini di orientamento, formazione e inserimento/reinserimento finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione” del 22 gennaio 2015;
c) accettare congrue offerte di lavoro, come definite dall’art. 4, commi 41, lettera b), e 42, della legge 28 giugno 2012, n. 92.
4. Ai fini del soddisfacimento del requisito di cui al comma 1 e’ sufficiente aver sottoscritto analogo progetto di presa in carico con i competenti servizi nel periodo di fruizione della NASpI o aver stipulato un contratto di ricollocazione, di cui all’art. 17 del decreto legislativo n. 22 del 2015. La precedente sottoscrizione del progetto puo’ essere autodichiarata al momento della richiesta dell’ASDI ed e’ successivamente verificata dal servizio competente. Nel caso in cui il progetto o il contratto di cui al primo periodo non contengano gli elementi di cui al comma 1, l’erogazione dell’ASDI e’ comunque disposta, fatto salvo l’aggiornamento del progetto o del contratto nei 45 giorni successivi alla richiesta dell’ASDI.
5. Ai fini dell’erogazione del beneficio i servizi competenti comunicano all’INPS l’avvenuta sottoscrizione del progetto di cui al comma 1, con le modalita’ indicate al comma 6. In assenza di comunicazione, non si da’ corso all’erogazione del beneficio. Nel caso in cui sia necessario l’aggiornamento del progetto o del contratto di cui al comma 4, in assenza di comunicazione l’erogazione e’ sospesa a partire dalla terza mensilita’.
6. I servizi competenti comunicano le caratteristiche dei progetti di cui al comma 1, gli eventuali aggiornamenti di cui al comma 4, nonche’ l’esito dei medesimi progetti e i fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni di cui all’art. 6, secondo modalita’ definite con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e il Garante per la protezione dei dati personali, ai fini dell’alimentazione del sistema informativo dei servizi sociali, di cui all’art. 21 della legge n. 328 del 2000, per il tramite del Casellario dell’assistenza, di cui al decreto n. 206 del 2014. Nelle more dell’adozione del decreto di cui al primo periodo, i servizi competenti comunicano la sottoscrizione del progetto personalizzato o il suo aggiornamento, secondo modalita’ definite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali entro quindici giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali e, in ogni caso, esclusivamente per via telematica secondo gli standard tecnici e le modalita’ di trasmissione definite nel decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 30 ottobre 2007. I servizi competenti comunicano con le stesse modalita’, in tempo utile, i fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni.

Art. 6
Obblighi e sanzioni

1. Il beneficiario decade dalla fruizione dell’ASDI nei casi di cui all’art. 11 del decreto legislativo n. 22 del 2015 e nel caso in cui non effettui le comunicazioni di cui all’art. 4.
2. Oltre che per gli appuntamenti previsti nel progetto personalizzato di cui all’art. 5, comma 2, lettera e), il beneficiario puo’ essere convocato nei giorni feriali dai competenti servizi per l’impiego con un preavviso di almeno 24 ore e di non piu’ di 72 ore, secondo le modalita’ concordate nel progetto personalizzato. La mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni o agli appuntamenti di cui al periodo precedente, comporta la decurtazione di un quarto di una mensilita’ dell’ASDI, fermi restando gli incrementi per carichi familiari. In caso di seconda mancata presentazione non giustificata, l’ASDI e’ sospesa per una mensilita’ e sono concessi i soli incrementi per carichi familiari. In caso di ulteriore mancata presentazione non giustificata, il lavoratore decade dalla fruizione dell’ASDI.
3. La mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui all’art. 5, comma 3, lettera a), comporta la sospensione dell’ASDI per una mensilita’ e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari. In caso di ulteriore mancata partecipazione non giustificata, il lavoratore decade dalla fruizione dell’ASDI.
4. La mancata partecipazione alle iniziative di cui all’art. 5, comma 3, lettera b), o la mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua di cui all’art. 5, comma 3, lettera c), in assenza di giustificato motivo, comportano la decadenza dall’ASDI.
5. Le mensilita’ di ASDI non usufruite per effetto della decadenza dal beneficio ai sensi del presente articolo sono computate ai fini della eventuale concessione futura, nonche’ per la definizione della durata massima della prestazione, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera e).

Art. 7
Modalita’ di richiesta ed erogazione

1. La domanda dell’ASDI e’ presentata all’INPS in via telematica, a partire dal primo giorno successivo al termine del periodo di fruizione della NASpI ed entro il termine di decadenza di trenta giorni. I moduli e le modalita’ di presentazione della domanda sono resi noti dall’INPS entro quindici giorni dall’ entrata in vigore del presente decreto.
2. L’ASDI e’ erogata mediante l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico gia’ previsti per la NASpI, fatta salva la possibilita’ di prevedere, con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nuove modalita’ di pagamento che possano risultare piu’ efficaci ed efficienti.
3. L’INPS, ai sensi dell’art. 16, comma 7, del decreto legislativo n. 22 del 2015, riconosce il beneficio nel limite massimo di 200 milioni di euro per l’anno 2015 e di 198 per l’anno 2016, in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande e, nel caso di insufficienza delle risorse, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata della prestazione, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet. Il finanziamento di attivita’ di assistenza tecnica per il supporto dei servizi per l’impiego, per il monitoraggio e la valutazione degli interventi, nonche’ per iniziative di comunicazione per la diffusione della conoscenza degli interventi, ai sensi dell’art. 16, comma 7 del decreto legislativo n. 22 del 2015, e’ limitato a 2 milioni di euro per l’anno 2016.

Art. 8
Monitoraggio e valutazione

1. I dati relativi ai beneficiari dell’ASDI raccolti dal Casellario dell’assistenza, di cui al decreto n. 206 del 2014, anche ai sensi dell’art. 5, comma 6, sono trasmessi, secondo le modalita’ previste per il Casellario medesimo, con frequenza mensile al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Direzione generale per l’inclusione e le politiche sociali, e al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, ai fini del monitoraggio e della valutazione della sperimentazione. La valutazione e’ operata secondo un apposito progetto di ricerca redatto in conformita’ all’art. 3 del Codice di deontologia e buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi statistici e scientifici, allegato A4 al decreto legislativo n. 196 del 2003.
2. Ai fini della valutazione possono essere somministrati ai beneficiari dell’ASDI questionari predisposti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l’assenso del Garante per la protezione dei dati personali. La somministrazione dei questionari ai beneficiari avviene secondo le modalita’ stabilite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, fermo restando che gli scopi scientifici devono essere chiaramente determinati e resi noti all’interessato ai sensi dell’art. 105, comma 2 del decreto legislativo n. 196 del 2003. Per il beneficiario vige l’obbligo di risposta al questionario, ad eccezione delle domande riferite a dati sensibili e giudiziari. Tale obbligo deve essere previsto nel modulo di richiesta dell’ASDI. Il disegno della valutazione, le metodologie e gli strumenti di rilevazione sono messi a punto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
3. I dati raccolti con i questionari di cui al comma 2 sono inviati all’INPS, il quale integra le informazioni con i dati di cui al comma 1 e con quelli presenti nei propri archivi riferiti alla storia professionale del beneficiario. I dati individuali cosi’ integrati, sono resi anonimi e sono messi a disposizione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e cancellati dagli archivi dell’INPS al termine della valutazione. Le informazioni sono utilizzate al solo fine di elaborazione statistica per lo svolgimento delle attivita’ di valutazione previste dal progetto di ricerca.
4. Per le attivita’ di valutazione il Ministero del lavoro e delle politiche sociali puo’ avvalersi della collaborazione di altre amministrazioni, enti o organismi, sulla base di specifici protocolli di intesa o accordi di collaborazione. I dati anonimi sono altresi’ messi a disposizione di universita’ e enti di ricerca su richiesta motivata, per finalita’ di ricerca e valutazione.
5. All’attuazione di quanto previsto dal presente decreto, l’INPS e le Amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 9
Trattamento e sicurezza dei dati

1. Ai fini del trattamento dei dati personali e dell’adozione delle misure di sicurezza si rinvia a quanto disposto dall’art. 7 del decreto n. 206 del 2014.
Il presente decreto e’ trasmesso agli Organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 29 ottobre 2015
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Poletti
Il Ministro dell’economia e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 15 dicembre 2015
Ufficio controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro, n. 4739

Tabella 1

 Numero di figli  Parametro  Incremento dell’ASDI (euro)
 1 figlio  1  89,7
 2 figli  1,30  116,6
 3 figli  1,57  140,8
 4 o piu’ figli  1,82  163,3

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Decreto 20 ottobre 2015 – tirocinanti ufficio per il processo

Redazione

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 20 ottobre 2015 

Indizione della procedura di selezione di 1502 tirocinanti ai fini dello svolgimento, da parte di coloro che hanno svolto il periodo di perfezionamento di cui all’articolo 37, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, di un ulteriore periodo di perfezionamento della durata di dodici mesi.

(GU n.257 del 4-11-2015)

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
di concerto con
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto il decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, con il quale sono state introdotte disposizioni per l’organizzazione e il funzionamento dell’amministrazione giudiziaria;
Visto, in particolare, l’articolo 21-ter del citato decreto-legge, che reca Disposizioni relative ai soggetti che hanno completato il tirocinio formativo di cui all’articolo 37, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
Visto l’articolo 50 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114 che ha istituito, presso le corti di appello e i tribunali ordinari, strutture organizzative denominate “ufficio per il processo”;

Decreta:

Art. 1
Oggetto

1. E’ indetta la procedura di selezione ai fini dello svolgimento – da parte di coloro che hanno svolto il periodo di perfezionamento di cui all’articolo 37, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 – di un ulteriore periodo di perfezionamento della durata di dodici mesi nella struttura organizzativa denominata “ufficio per il processo”, istituito a norma dell’articolo 50 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.

Art. 2
Disposizioni di carattere generale

1. Il numero dei posti disponibili presso ciascun tribunale e Corte di appello e’ stabilito, tenuto conto delle risorse disponibili, valutate le scoperture dell’organico del personale amministrativo, come da allegato I al presente decreto.

Art. 3
Requisiti

1. Possono svolgere il periodo di perfezionamento di cui all’articolo 1 coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:
a) avere svolto il periodo di perfezionamento di cui all’articolo 37, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni;
b) l’esercizio dei diritti civili e politici;
c) non aver riportato condanne per delitti non colposi, salvi gli effetti della riabilitazione;
d) non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;
e) non essere sottoposto a procedimento penale per imputazione di delitti non colposi e non essere sottoposto a procedimento per l’applicazione di misure di prevenzione; 2. I requisiti debbono ricorrere congiuntamente alla scadenza del termine fissato per la presentazione delle domande.

Art. 4
Domanda di partecipazione, modalita’ e termine per la presentazione

1. La domanda di partecipazione alla procedura di selezione e’ redatta compilando un apposito modulo (FORM), disponibile in un’area dedicata del sito internet del Ministero della giustizia (“www.giustizia.it”). La domanda e’ trasmessa, unitamente alla copia di un documento di identita’ del richiedente, secondo le modalita’ e i termini stabiliti con provvedimento del Direttore generale del personale e della formazione e pubblicate nella predetta area.
2. Non sono ammessi a partecipare alla procedura selettiva coloro le cui domande sono state trasmesse oltre il termine di presentazione stabilito a norma del comma 1.
3. Nella domanda il richiedente deve dichiarare, ai sensi e per gli effetti del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3.
4. Il richiedente deve altresi’ dichiarare nella domanda, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, gli stati, le qualita’ personali e i fatti previsti nel modulo di cui al comma 1.
5. La domanda non puo’ essere presentata, a pena d’inammissibilita’ dell’intera domanda – per piu’ di quattro uffici giudiziari, anche collocati in diversi distretti – da riportare secondo un ordine di preferenza, tra quelli di cui all’allegato I al presente decreto.
6. La domanda redatta o trasmessa in violazione di quanto previsto dal presente decreto e’ inammissibile.
7. Le dichiarazioni contenute nella domanda sono sottoposte a verifica a norma dell’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
8. Il periodo di perfezionamento e’ interrotto dall’amministrazione nel caso di perdita dei requisiti di cui all’articolo 3. Il periodo di perfezionamento e’ interrotto anche quando risulta che i predetti requisiti non sussistevano al momento della domanda.

Art. 5
Criteri di priorita’

1. Ai fini della formazione della graduatoria, e’ attribuita priorita’, nell’ordine: a) alle pregresse esperienze formative negli uffici giudiziari del distretto interessato; b) alla minore eta’ anagrafica; c) all’essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola media superiore.

Art. 6
Approvazione della graduatoria

1. Il Direttore generale del personale e della formazione forma ed approva la graduatoria relativamente a ciascun Distretto di Corte d’appello ed all’interno di questo ad ogni Tribunale.
2. La graduatoria di cui al comma 1 e’ immediatamente pubblicata sul sito internet del Ministero della giustizia nell’area web di cui all’articolo 4, comma 1, ed e’ trasmessa alle Corti di appello per l’inoltro agli uffici interessati.

Art. 7
Avvio del periodo di perfezionamento e progetto formativo

1. Entro i venti giorni successivi alla pubblicazione di cui all’articolo 6, comma 2, coloro che si trovano in posizione utile in graduatoria si presentano, a pena di decadenza, innanzi all’ufficio giudiziario per la sottoscrizione del progetto formativo di cui al comma 2.
2. Il periodo di perfezionamento ha inizio al momento della sottoscrizione di un progetto formativo predisposto dal capo dell’ufficio, in conformita’ alle linee generali adottate dal Direttore generale del personale e della formazione. In sede di elaborazione del progetto formativo si tiene conto dell’esperienza formativa maturata nell’ambito del periodo di perfezionamento svolto a norma dell’articolo 37, comma 11, del decreto-legge n. 98 del 2011.
3. Le linee generali di cui al comma 2 devono indicare, tra l’altro, gli obiettivi formativi e le modalita’ di svolgimento del periodo di perfezionamento. In ogni caso, coloro che svolgono il periodo di perfezionamento sono adibiti, in via prioritaria, a supporto dei servizi di cancelleria.
4. Il progetto formativo e’ elaborato secondo il modello standard predisposto, in conformita’ alle linee generali di cui al comma 2, dal Direttore generale del personale e della formazione e comunicato ai capi degli uffici giudiziari di cui all’allegato I.
5. I capi degli uffici e i dirigenti amministrativi assicurano l’affiancamento di coloro che svolgono il periodo di perfezionamento con il personale di cancelleria, al fine di conseguire le conoscenze e le abilita’ necessarie per svolgere un’utile attivita’ di supporto nell’ambito dei servizi ausiliari della giurisdizione, con particolare riferimento all’ufficio del processo.
6. Il periodo di perfezionamento puo’ essere interrotto in ogni momento dal capo dell’ufficio, anche su proposta motivata del dirigente amministrativo, per il venir meno del rapporto fiduciario, anche in relazione ai possibili rischi per l’indipendenza e l’imparzialita’ dell’ufficio o la credibilita’ della funzione giudiziaria, nonche’ per l’immagine e il prestigio dell’ordine giudiziario. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche nel caso di inidoneita’ fisica o psichica che impedisce lo svolgimento del periodo di perfezionamento ovvero in ogni caso di grave negligenza.
7. Lo svolgimento del tirocinio formativo non instaura alcun rapporto di lavoro o di servizio, anche temporaneo, con il Ministero della giustizia, ne’ determina l’insorgenza di obblighi previdenziali. Pertanto, tale personale non potra’ in alcun modo essere destinatario di provvedimenti dell’Amministrazione giudiziaria, ne’ essere utilizzato in attivita’ connesse alle funzioni giudiziarie.

Art. 8
Attestazione del completamento del periodo di perfezionamento e del relativo esito

1. Il capo dell’ufficio o un magistrato da lui delegato attesta il completamento, con esito positivo, del periodo di perfezionamento, anche ai fini di cui all’articolo 21-ter, comma 1-quater, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132.

Art. 9
Borse di studio

1. A coloro che svolgono il periodo di perfezionamento nell’ufficio per il processo a norma del presente decreto e che ne fanno espressa richiesta nella domanda di cui all’articolo 4, e’ attribuita una borsa di studio di importo non superiore a 400 euro mensili, per un periodo di dodici mesi, e comunque nel limite dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 21-ter, comma 2, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, mediante utilizzo degli appositi stanziamenti iscritti per gli anni 2015 e 2016 sul capitolo 1543 “Spese relative ai tirocini formativi presso gli Uffici giudiziari” – Missione 6 Giustizia U.d.V. 1.2 “Giustizia civile e penale” dello stato di previsione del Ministero della giustizia.
2. Gli importi saranno corrisposti a ciascun borsista in base al periodo di perfezionamento svolto, eventualmente frazionando, anche su base giornaliera, la somma mensilmente stabilita.
3. L’Amministrazione si riserva in ogni momento di accertare il perdurante possesso dei requisiti di ammissibilita’ da parte di ciascun beneficiario della borsa di studio, provvedendo alla revoca del beneficio laddove manchino e vengano meno i presupposti. A tal fine gli Uffici Giudiziari invieranno tutte le informazioni necessarie e le scadenze dei periodi di perfezionamento per ciascuno dei borsisti, secondo le modalita’ che saranno indicate con apposita circolare della Direzione Generale del personale e della formazione.

Art. 10
Comunicazioni

1. All’atto della presentazione della domanda ciascun richiedente deve indicare un indirizzo di posta elettronica, certificata o ordinaria, ove potra’ ricevere tutte le comunicazioni relative al presente decreto.

Art. 11
Trattamento dei dati personali

1. Ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, i dati personali forniti dai richiedenti sono raccolti presso il Ministero della giustizia – Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, Direzione generale del personale e della formazione, per le finalita’ di gestione delle domande e sono trattati presso una banca dati automatizzata.
2. Il conferimento di tali dati e’ obbligatorio ai fini della valutazione dei requisiti di partecipazione, pena l’esclusione dalla selezione. I predetti dati possono essere comunicati unicamente alle amministrazioni pubbliche direttamente interessate allo svolgimento della selezione.
3. L’interessato gode dei diritti di cui all’articolo 7 del citato decreto legislativo e puo’ esercitarli con le modalita’ di cui agli articoli 8 e 9 del predetto decreto. Tali diritti possono essere fatti valere nei confronti del Ministero della giustizia – Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi – Direzione generale del personale e della formazione. Il responsabile del trattamento dei dati personali sara’ individuato dal Direttore generale del personale e della formazione.

Art. 12
Posti non assegnati

1. I posti di cui all’allegato I che non vengano assegnati all’esito della procedura di selezione di cui al presente decreto costituiranno oggetto di una nuova procedura disposta con successivo decreto.

Art. 13
Clausola di invarianza

1. Dall’attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 14
Pubblicita’

1. Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Di tale pubblicazione e’ immediatamente dato avviso sul sito internet del Ministero della giustizia. Roma, 20 ottobre 2015 Il Ministro della giustizia Orlando Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan Registrato alla Corte dei conti il 29 ottobre 2015 Ufficio di controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri reg.ne – prev. n. 2709

 

Allegato I

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Decreto Ministero della giustizia 1 ottobre 2015 – attuazione dell’ufficio per il processo –

Redazione

DECRETO 1 ottobre 2015 

Misure  per  l'attuazione  dell'ufficio  per  il  processo,  a  normadell'articolo 16-octies del decreto-legge 18 ottobre  2012,  n.  179,convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.  221.

(GU n. 255 del 2-11-2015)

                        IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA    Visto l'art. 37, commi 5 e 11, del decreto-legge 6 luglio 2011,  n.98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.111;   Visto l'art. 16-octies, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012,n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre  2012,n. 221;   Visto l'art. 73 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertitocon modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98;   Visto l'art. 50, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014,  n.90 convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;   Ritenuta l'opportunita'  di  indicare  le  linee  fondamentali  perl'uniforme organizzazione dell'ufficio per il processo;                                Decreta:                                 Art. 1                                  Oggetto    1.  Il  presente  decreto  stabilisce   le   misure   organizzativenecessarie per il funzionamento dell'ufficio  per  il  processo,  nelrispetto delle disposizioni normative vigenti.   2. L'inserimento dei giudici ausiliari e  dei  giudici  onorari  ditribunale  nell'ufficio  per  il  processo  non  puo'  comportare  losvolgimento  di  attivita'   diverse   da   quelle   previste   dalledisposizioni vigenti.   3. L'inserimento del personale di cancelleria nell'ufficio  per  ilprocesso non puo' comportare modifiche dei compiti e  delle  mansioniprevisti dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti. 
                               Art. 2                 Costituzione dell'ufficio per il processo    1. Il presidente della corte di appello o del tribunale articola lestrutture organizzative denominate ufficio per  il  processo,  tenutoconto del numero effettivo di giudici ausiliari o di giudici  onoraridi tribunale, nonche' del personale di  cancelleria,  di  coloro  chesvolgono lo stage di cui all'art.  73  del  decreto-legge  21  giugno2013, n. 69, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  9  agosto2013, n. 98, o la  formazione  professionale  dei  laureati  a  normadell'art. 37, comma 5,  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Ildirigente amministrativo adotta le misure di gestione  del  personaledi cancelleria coerenti con le determinazioni del capo dell'ufficio.   2. Al fine di svolgere il periodo  di  perfezionamento  di  cui  alcomma 1-bis dell'art. 50 del decreto-legge 24  giugno  2014,  n.  90,convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto  2014,  n.  114,possono altresi' far parte dell'ufficio per il processo i soggetti inpossesso dei criteri stabiliti  dal  decreto  previsto  dal  predettocomma.  Tali  soggetti  svolgono,  di  regola,  nell'ufficio  per  ilprocesso attivita' di supporto al personale di cancelleria.   3. Il presidente della corte di appello o del tribunale assegna  lestrutture organizzative di cui al comma 1 a supporto di  uno  o  piu'giudici professionali, tenuto conto in  via  prioritaria  del  numerodelle sopravvenienze  e  delle  pendenze,  nonche',  per  il  settorecivile, della natura dei procedimenti e del programma di gestione  dicui all'art. 37, comma 1, del decreto-legge n. 98 del 2011.   4. Il coordinamento e il controllo delle strutture organizzative dicui al comma 1 sono esercitati  dai  presidenti  di  sezione,  o  daigiudici delegati allo svolgimento dei predetti compiti.   5. Il presidente della  corte  di  appello  o  del  tribunale  puo'accentrare in capo ad una o piu' delle strutture organizzative di cuial comma 1 anche lo  svolgimento  di  attivita'  di  cancelleria  chesarebbero di competenza di piu' sezioni, ivi incluse  le  rilevazionistatistiche  e   la   risoluzione   delle   problematiche   derivantidall'impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazionee dalla adozione di nuovi modelli organizzativi. 
                               Art. 3                  Dotazione degli applicativi informatici    1. La direzione  generale  dei  sistemi  informativi  automatizzatisviluppa  gli  applicativi  informatici  per  il  funzionamento,   ilcoordinamento e il controllo delle strutture organizzative denominateufficio per il processo. 
                               Art. 4          Ammissione allo stage e attestazione del relativo esito    1. Il Dipartimento dell'organizzazione  giudiziaria  predispone  unmodello standard della  domanda  di  ammissione  allo  stage  di  cuiall'art. 73  del  decreto-legge  n.  69  del  2013,  convertito,  conmodificazioni, dalla legge 9 agosto 2013,  n.  98,  che  deve  almenocontenere:   a) le generalita' e i dati anagrafici del richiedente;   b) il codice fiscale;   c) i dati previsti dall'art. 6 riferiti al richiedente;   d) il valore dell'indicatore ISEE del richiedente, calcolato per leprestazioni erogate agli studenti nell'ambito del diritto allo studiouniversitario.   2. I dati contenuti nella  domanda  sono  dichiarati  a  norma  deldecreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,  n.  445  esuccessive modificazioni.   3. Il modello standard di cui al comma 1  e'  pubblicato  sul  sitointernet del Ministero della giustizia  entro  novanta  giorni  dallapubblicazione del presente decreto  a  norma  dell'art.  11.  Decorsisessanta giorni dalla pubblicazione del modello standard, la  domandadi ammissione alla stage  e'  effettuata  esclusivamente  avvalendosidello stesso.   4. Entro dodici mesi dalla pubblicazione  del  presente  decreto  anorma  dell'art.  11,  il  responsabile  per  i  sistemi  informativiautomatizzati del ministero  della  giustizia  adotta  le  specifichetecniche per la trasmissione con modalita' telematiche delle  domandedi ammissione allo stage. Decorsi sessanta giorni dalla pubblicazionedelle specifiche tecniche sul sito internet di cui  al  comma  3,  ledomande di ammissione allo stage sono  trasmesse  esclusivamente  contali modalita'.   5. Quando la domanda  di  ammissione  allo  stage  e'  accolta,  ilpresidente della corte di appello o del tribunale fissa  la  data  incui il periodo di formazione teorico-pratica deve avere inizio.   6. Il magistrato formatore redige la relazione di cui all'art.  73,comma 11, del decreto-legge 21 giugno 2013, n.  69,  convertito,  conmodificazioni, dalla legge 9  agosto  2013,  n.  98,  entro  quindicigiorni dal termine dello stage; il presidente della corte di  appelloo del tribunale appone il proprio visto  sull'attestazione  medesima.L'attestazione prevista dall'art. 73, comma 11, del decreto-legge  dicui al periodo precedente e' rilasciata  anche  a  coloro  che  hannocompletato con esito positivo lo stage, pur avendolo  iniziato  primadell'entrata  in   vigore   dell'art.   16-octies,   comma   2,   deldecreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni,dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.   7. Il provvedimento e la relazione di cui  ai  commi  1  e  2  sonoredatti in conformita' alle linee  guida  stabilite  dalla  direzionegenerale  dei   magistrati   del   Dipartimento   dell'organizzazionegiudiziaria del Ministero della giustizia.   8. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano, in quantocompatibili, anche ai soggetti di  cui  all'art.  37,  commi  5,  deldecreto-legge n. 98 del 2011. 
                               Art. 5   Attestazione del completamento del periodo di perfezionamento  e  del                           relativo esito    1. Il capo dell'ufficio o un giudice da  lui  delegato  attesta  ilcompletamento, con esito positivo,  del  periodo  di  perfezionamentopresso l'ufficio per  il  processo  da  parte  dei  soggetti  di  cuiall'art. 2, comma 2, anche ai fini  di  cui  all'art.  21-ter,  comma1-quater, del decreto-legge 27 giugno 2015, n.  83,  convertito,  conmodificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132. 
                               Art. 6                         Censimento e monitoraggio    1. Il dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale edei  servizi  provvede,  avvalendosi,  nell'ambito  delle  rispettivecompetenze, della  direzione  generale  dei  sistemi  informativi  edautomatizzati  e  della  direzione  generale  di   statistica,   allapredisposizione di un sistema informatico volto alla rilevazione  deidati inerenti le strutture organizzative denominate  ufficio  per  ilprocesso, al fine di constatare, in particolare, le corti di  appelloe i tribunali presso i quali le stesse sono presenti, il numero dellestrutture articolate presso ciascun tribunale e corte di appello,  lecategorie dei soggetti  che  fanno  parte  delle  medesime  struttureorganizzative, l'assegnazione di  esse  a  supporto  di  uno  o  piu'magistrati,   nonche'   l'eventuale   articolazione   di    struttureorganizzative accentrate a norma dell'art. 2, comma 4.  I  dati  sonoelaborati dalla  direzione  generale  di  statistica  al  fine  dellarilevazione  dell'incidenza  della  presenza  dell'ufficio   per   ilprocesso e del modello  organizzativo  concretamente  adottato  sullaproduttivita'  dell'ufficio  e  sulla  durata  dei  procedimenti.  Ilsistema informatico di cui  al  presente  comma  e'  reso  pienamenteoperativo entro il 31 dicembre 2017.   2. Il dipartimento di cui al comma 1, con le modalita' previste dalpredetto comma, provvede altresi' alla rilevazione dei dati  relativiai soggetti ammessi al periodo di formazione teorico-pratica  di  cuiall'art. 73 del decreto-legge n. 69 del 2013, al fine di  constatare,in particolare, il numero  dei  predetti  soggetti,  la  suddivisionedegli stessi per fasce di eta', per voto  di  laurea  riportato,  permedia dei voti riportati negli esami di cui al comma 1  del  predettoarticolo, le universita' presso le quali hanno conseguito la  laurea,nonche' le materie per le quali hanno  espresso  preferenza  ai  finidell'assegnazione, il numero di  magistrati  che  hanno  espresso  ladisponibilita' a norma del comma 4 del predetto articolo,  il  numerodegli ammessi  allo  stage  a  cui  e'  stata  fornita  la  dotazionestrumentale prevista dal predetto comma,  il  numero  di  coloro  chericevono la borsa di studio prevista dal  comma  8-bis  del  predettoarticolo  precisandone  l'ammontare  annuo,  il  numero   dei   corsiorganizzati a norma del comma 5 del predetto articolo, il  numero  dicoloro che non hanno terminato lo stage con esito positivo, il numerodi coloro che si sono avvalsi del titolo di cui al comma  11-bis  delpredetto articolo  ai  fini  della  presentazione  della  domanda  dipartecipazione al concorso per magistrato ordinario e  il  numero  dicoloro che sono stati dichiarati idonei,  il  numero  di  uffici  chehanno concluso le convenzioni ai sensi  del  comma  17  del  predettoarticolo, nonche' l'incidenza dell'ausilio degli ammessi  allo  stagesulla produttivita' dell'ufficio e dei magistrati formatori.   3. Le disposizioni di cui  al  comma  2  si  applicano,  in  quantocompatibili, anche ai soggetti di  cui  all'art.  37,  comma  5,  deldecreto-legge n. 98 del 2011. 
                               Art. 7                 Banca dati della giurisprudenza di merito    1. La direzione generale dei sistemi informativi  ed  automatizzatisvolge tutte le attivita' necessarie per assicurare, a decorrere  dal31 dicembre 2016, l'avvio della banca dati  della  giurisprudenza  dimerito e la fruibilita' dei dati in essa contenuti su base nazionale.La direzione generale di cui al comma 1  svolge  tutte  le  attivita'necessarie   per   consentire   l'inserimento   dei    metadati    diclassificazione nella banca dati di cui al comma 1  ed  agevolare  ilreperimento dei provvedimenti giurisdizionali  ivi  contenuti,  anchepotenziando l'efficacia dei sistemi informatici  di  ricerca.  Per  iprimi dodici mesi successivi alla data di cui al  periodo  precedentela banca dati opera in forma sperimentale.   2. Il presidente della corte di appello o del tribunale,  ovvero  isoggetti di cui  all'art.  2,  comma  3,  stabiliscono,  con  cadenzaannuale a decorrere dalla pubblicazione del presente decreto a  normadell'art. 11,  i  criteri  per  la  selezione  dei  provvedimenti  dainserire  nella  banca  di  cui   al   comma   1,   avvalendosi   perl'espletamento di tali compiti dell'attivita' di coloro che  svolgonoil tirocinio formativo a norma  dell'art.  73  del  decreto-legge  21giugno 2013, n. 69, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  9agosto 2013, n. 98, o la formazione professionale dei laureati a nomadell' art. 37, comma 5, del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,nonche' di coloro che fanno parte  dell'ufficio  per  il  processo  anorma dell'art. 50, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014  n.90 convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. 
                               Art. 8                 Organizzazione dei servizi di cancelleria    1. La struttura organizzativa denominata ufficio  per  il  processovalorizza   i   vantaggi   conseguenti    alla    diffusione    delladigitalizzazione  nei  settori  civile  e  penale,   nonche'   quelliderivanti dagli effetti della disposizione di cui all'art. 162  dellalegge 23 ottobre 1960, n. 1196, potenziando i servizi di  cancelleriache non richiedono il contatto col pubblico, al fine di garantire  uncomplessivo miglioramento dei servizi. 
                               Art. 9             Copertura assicurativa ed obblighi previdenziali                       degli ammessi allo stage    1.  Per  l'ammissione  e  lo  svolgimento  dello  stage   formativoteorico-pratico di cui all'art. 73 del decreto-legge 21 giugno  2013,n. 69, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98,non occorre alcuna copertura assicurativa e dallo stesso non  sorgonoobblighi previdenziali.   2. Rimane fermo che le risorse finanziarie eventualmente  apportateda terzi a norma dell'art. 73, comma  17,  del  citato  decreto-leggepossono essere  impiegate  anche  per  attivare  forme  di  coperturaassicurativa. 
                               Art. 10                           Copertura finanziaria    1.  All'attuazione  delle  disposizioni  del  presente  decreto  siprovvede mediante  l'utilizzo  delle  risorse  umane,  strumentali  efinanziarie disponibili  a  legislazione  vigente  e  senza  nuovi  omaggiori oneri a carico del bilancio del Ministero della giustizia. 
                               Art. 11                                Pubblicita'    1. Il presente decreto e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dellaRepubblica italiana e della pubblicazione e' data  notizia  sul  sitointernet del Ministero della giustizia.     Roma, 1° ottobre 2015                                                   Il Ministro: Orlando 

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Concessione del prolungamento degli interventi di sostegno del reddito. (Decreto n. 92094).

Redazione

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

di concerto con

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto l’art. 18, comma 1, lett. a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2, che istituisce il Fondo sociale per occupazione e formazione;
Visto l’art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122 il quale dispone, a decorrere dal 1° gennaio 2011, nuove decorrenze dei trattamenti pensionistici di vecchiaia e di anzianita’;
Visto il comma 5 dell’art. 12 di cui al capoverso precedente, il quale prevede che ai soggetti individuati nel medesimo comma 5 si applicano le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il comma 5-bis del medesimo art. 12, introdotto dall’art. 1, comma 37, lett. b), della legge 13 dicembre 2010, n. 220, in base al quale, «con riferimento ai lavoratori di cui alle lettere da a) a c) dal comma 5, ancorche’ maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito di cui alle medesime lettere, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’art. 18, comma 1, lett. a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2, puo’ disporre, in deroga alla normativa vigente, in alternativa a quanto previsto dal citato comma 5, la concessione del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico sulla base di quanto stabilito dal presente articolo e, in ogni caso, per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo»;
Visto il comma 6 dell’art. 12 di cui ai capoversi precedenti, in base al quale: l’INPS provvede al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 del medesimo art. 12 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze previste dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78; qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, l’INPS non prendera’ in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dal comma 5 del medesimo art. 12;
Visto l’art. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20; Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 63655 del 5 gennaio 2012, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e s.m.i., con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di n. 677 lavoratori che nell’anno 2011 non sono rientrati nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 68225 del 2 ottobre 2012, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e s.m.i., con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di n. 3494 lavoratori che, nell’anno 2012, non rientrano nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’articolo 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito. e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 76353 del 16 ottobre 2013, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modifiche e integrazioni, con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori che, nell’anno 2013 non rientrano nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori per i quali il medesimo prolungamento abbia avuto inizio in una data ricompresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2013, per un numero di mensilita’ non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’art. 12 del medesimo decreto-legge, e comunque per un numero di mensilita’ non oltre il 31 dicembre 2013; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 79413 del 14 febbraio 2014, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modifiche e integrazioni, con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori gia’ destinatari del decreto n. 76353 del 16 ottobre 2013; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori innanzi citati limitatamente alle mensilita’ residue nell’anno 2014 e relative al prolungamento degli interventi di sostegno al reddito autorizzati con decreto interministeriale n. 76353 del 16 ottobre 2013; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78; Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 85708 del 24 ottobre 2014, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e s.m.i., con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori che, nell’anno 2014 non rientrano nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori per i quali il medesimo prolungamento abbia avuto inizio in una data ricompresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2014, per un numero di mensilita’ non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’art. 12 del medesimo decreto-legge, e comunque per un numero di mensilita’ non oltre il 31 dicembre 2014; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 88332 del 9 marzo 2015, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modifiche e integrazioni, con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori gia’ destinatari del decreto n. 85708 del 24 ottobre 2014; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori innanzi citati limitatamente alle mensilita’ residue nell’anno 2015 e relative al prolungamento degli interventi di sostegno al reddito autorizzati con decreto interministeriale n. 85708 del 24 ottobre 2014; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Considerato che dal monitoraggio effettuato dall’INPS nell’anno 2015 risulta che, per il medesimo anno, i lavoratori interessati dal prolungamento dell’intervento di tutela del reddito sono complessivamente pari a n. 1490 lavoratori per un costo a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione pari ad euro 32.303.225,00;
Considerato che dal monitoraggio INPS risulta un risparmio di spesa pari a Euro 1.504.965,00;
Ritenuto di concedere il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore di n. 1490 lavoratori beneficiari rientranti, nell’anno 2015, nelle previsioni di cui all’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 20 luglio 2010, n. 122;
Ritenuto, pertanto, di autorizzare l’INPS all’erogazione del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori beneficiari di cui al capoverso precedente, nel limite di spesa di Euro 32.303.225,00;

 

Decreta:

Art. 1

E’ concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di n. 1490 lavoratori che, nell’anno 2015, non rientrano nel contingente di 10000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito. Il prolungamento e’ concesso per un numero di mensilita’ non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’art. 12 del medesimo decreto-legge.

Art. 2

L’Inps e’ autorizzato, nel limite di spesa di euro 32.303.225,00, ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito ad un numero massimo di n. 1490 lavoratori di cui all’art. 1 del presente decreto, che presentino domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

Art. 3

Per l’anno 2015 gli oneri finanziari derivanti dall’applicazione del presente decreto, pari complessivamente ad euro 32.303.225,00 sono posti a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’art. 18, comma 1, lett. a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Il presente decreto e’ trasmesso agli Organi di Controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 29 settembre 2015

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Poletti

Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 22 ottobre 2015 Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro e politiche sociali, reg.ne prev. n. 4223

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