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D.M. 27/10/2011

Redazione

In vigore dal 15 gennaio 2012

 

Art. 1 Oggetto ed ambito di applicazione

1. Il presente decreto fissa le linee guida per l’attuazione dei programmi di rimpatrio volontario e assistito, i criteri e le modalità di ammissione a tali programmi, i criteri per l’individuazione delle organizzazioni, degli enti e delle associazioni che collaborano all’attuazione dei detti programmi ai sensi dell’art. 14-ter, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante «Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero», di seguito «Testo unico», introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera e), del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 129.

2. Le disposizioni del presente decreto si applicano ai cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea e agli apolidi, di seguito «cittadini stranieri», che fanno richiesta di partecipazione ai programmi di rimpatrio volontario e assistito, per i quali non ricorrono le cause di esclusione di cui all’art. 14-ter, comma 5, del Testo unico.

 

Art. 2 Programmi di rimpatrio

1. I programmi di rimpatrio volontario e assistito possono prevedere le seguenti attività:
a) divulgazione delle informazioni sulla possibilità di usufruire di sostegno al rimpatrio e sulle modalità di partecipazione ai relativi programmi;
b) assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta e negli adempimenti necessari per il rimpatrio, compreso il raccordo con le rappresentanze consolari dei Paesi di origine ai fini dell’acquisizione dei documenti di viaggio;
c) l’informazione sui diritti e doveri del cittadino straniero connessi alla partecipazione al programma di rimpatrio;
d) l’organizzazione dei trasferimenti, l’assistenza del cittadino straniero, con particolare riguardo ai soggetti vulnerabili di cui all’art. 19, comma 2-bis, del Testo unico, nelle fasi precedenti la partenza;
e) la corresponsione di un contributo economico per le prime esigenze nonché l’assistenza e l’eventuale sostegno del cittadino straniero, con particolare riguardo per i soggetti vulnerabili, al momento dell’arrivo nel Paese di destinazione;
f) la collaborazione con i Paesi di destinazione del cittadino straniero, al fine di promuovere adeguate condizioni di inserimento.

2. Le attività di cui al comma 1 sono definite nel programma di rimpatrio in relazione alle risorse finanziarie disponibili e alle specifiche condizioni dei cittadini stranieri cui è indirizzato il rimpatrio.

 

Art. 3 Accesso ai programmi di rimpatrio volontario e assistito

1. Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, nei limiti delle risorse di cui all’art. 7 del presente decreto, pianifica le attività per l’attuazione dei programmi di rimpatrio volontario e assistito, secondo le priorità di cui all’art. 4 dello stesso decreto.

2. Il cittadino straniero presenta alla Prefettura della provincia nella quale si trova istanza di accesso al programma di rimpatrio volontario e assistito, corredata della documentazione e delle informazioni di cui è in possesso. La presentazione dell’istanza non sospende l’esecuzione del provvedimento di respingimento o di espulsione già adottato.

3. La Prefettura informa della presentazione dell’istanza la questura competente che verifica che non ricorrano i casi di esclusione dal programma di rimpatrio di cui all’art. 14-ter, comma 5, del Testo unico e che lo straniero sia in possesso di un valido documento di riconoscimento o, in mancanza, che ne sia stata accertata l’identità. In caso di esito favorevole degli accertamenti di cui al precedente periodo, la Prefettura ammette l’interessato al programma di rimpatrio, fino a concorrenza della disponibilità dei posti in relazione al finanziamento del programma.

4. La Prefettura comunica, senza ritardo, l’ammissione al programma alla questura competente, anche in via telematica, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 14-ter, comma 3, del Testo unico, procedendo ad informare dell’ammissione l’interessato ed il soggetto incaricato dell’attuazione del programma. In caso di mancata ammissione al programma, la Prefettura ne dà tempestiva comunicazione alla questura competente, anche in via telematica, all’interessato ed al medesimo soggetto incaricato dell’attuazione.

5. Il soggetto incaricato dell’attuazione del programma di cui all’art. 6 del presente decreto comunica alla Prefettura l’avvenuto rimpatrio ai fini degli adempimenti previsti dall’art. 14-ter, comma 3, del Testo unico nonché l’eventuale presentazione dell’istanza di revoca di cui all’art. 13, comma 14, del medesimo Testo unico.

 

Art. 4 Priorità di ammissione ai programmi di rimpatrio volontario e assistito

1. I programmi di rimpatrio volontario e assistito sono rivolti ai cittadini stranieri secondo le priorità di seguito indicate:
a) soggetti vulnerabili, di cui all’art. 19, comma 2-bis, del Testo unico;
b) vittime di tratta, soggetti affetti da gravi patologie, richiedenti la protezione internazionale e titolari di protezione internazionale o umanitaria;
c) cittadini stranieri che non soddisfano più le condizioni per il rinnovo del permesso di soggiorno;
d) cittadini stranieri, già destinatari di un provvedimento di espulsione o di respingimento ai sensi dell’art. 10, comma 2, del Testo unico, trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione ai sensi dell’art. 14, comma 1, del medesimo Testo unico;
e) cittadini stranieri, già destinatari di un provvedimento di espulsione a cui sia stato concesso un periodo per la partenza volontaria, ai sensi dell’art. 13, comma 5, del Testo unico.

 

Art. 5 Criteri per l’individuazione delle organizzazioni, degli enti e delle associazioni

1. I programmi di rimpatrio volontario e assistito di cui all’art. 2 sono promossi ed attuati dal Ministero dell’Interno anche avvalendosi di:
a) organizzazioni internazionali e intergovernative esperte nel settore dei rimpatri;
b) regioni;
c) enti locali, come definiti dall’art. 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
d) associazioni iscritte nel Registro delle persone giuridiche, istituito presso le Prefetture, operanti nel settore dell’immigrazione e con esperienza in materia di rimpatri;
e) associazioni di promozione sociale, di cui all’art. 2 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, iscritte nei Registri di cui all’art. 7 della medesima legge, operanti nel settore dell’immigrazione e con esperienza in materia di rimpatri;
f) associazioni iscritte nel Registro di cui all’art. 42 del Testo unico con esperienza in materia di rimpatri.

2. I soggetti di cui alle lettere a), d), e) ed f) devono documentare una comprovata esperienza almeno triennale in programmi di rimpatrio e, nell’ipotesi di cui all’art. 2, comma 1, lettera f), di collaborazione con i Paesi di destinazione.

3. Le associazioni di cui alle lettere d), e) ed f) devono documentare, altresì, una adeguata capacità finanziaria commisurata ai programmi da attuare.

 

Art. 6 Attuazione dei programmi di rimpatrio volontario e assistito

1. Sulla base della pianificazione di cui all’art. 3, comma 1, del presente decreto il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione individua, con le procedure di selezione e di aggiudicazione previste dalla legislazione vigente, i soggetti incaricati della attuazione dei programmi di rimpatrio.

2. I Consigli territoriali per l’immigrazione, previsti dall’art. 3, comma 6, del Testo unico, sviluppano forme di collaborazione con i soggetti di cui all’art. 5, comma 1, del presente decreto, finalizzate alla promozione dei programmi di rimpatrio.

 

Art. 7 Risorse finanziarie

1. All’attuazione delle disposizioni del presente decreto si provvede nei limiti delle risorse assegnate ai sensi dell’art. 14-ter, comma 7, lettera a), del Testo unico.

2. Le risorse derivanti dai Fondi europei, di cui all’art. 14-ter, comma 7, lettera b), del Testo unico, concorrono all’attuazione delle disposizioni del presente decreto secondo le specifiche modalità disciplinate dalla normativa europea.

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Decreto Ministero dell’interno 15/8/2009

Redazione

Finalità e campo di applicazione

1. Le disposizioni del presente decreto stabiliscono le modalita’ di verifica della sussistenza dei requisiti ostativi:
a) di cui all’art. 8, comma 1, del decreto-legge n. 8 del 2007, che si applicano a tutte le societa’ sportive che provvedono alla corresponsione di sovvenzioni, contributi e facilitazioni di qualsiasi natura, ivi inclusa l’erogazione a prezzo agevolato o gratuito di biglietti e abbonamenti o titoli di viaggio;
b) di cui all’art. 9, comma 1, del decreto-legge n. 8 del 2007, che si applicano alle societa’ organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio che disputano le gare in impianti sportivi con capienza superiore a 7.500 spettatori, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto 6 giugno 2005, indicato in premessa.

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) decreto-legge: il decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41;
b) societa’: le societa’ sportive e le societa’ organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, di cui agli articoli 8 e 9 del decreto-legge;
c) agevolazioni: le sovvenzioni, i contributi e le facilitazioni di qualsiasi natura, ivi inclusa l’erogazione a prezzo agevolato o gratuito di biglietti e abbonamenti o titoli di viaggio, di cui all’art. 8 del decreto-legge;
d) titoli di accesso: i titoli di accesso, di cui al decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per i beni e le attivita’ culturali e con il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, in data 6 giugno 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005;
e) cessione dei titoli di accesso: emissione, vendita o distribuzione dei titoli di accesso di cui al predetto decreto interministeriale del 6 giugno 2005;
f) requisiti ostativi: sussistenza di provvedimenti di cui all’art. 6 della legge 13 dicembre 1989, n, 401, o di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ovvero di sentenza di condanna, anche non definitiva, per reati richiamati negli articoli 8 e 9 del decreto-legge;
g) sistema informatico: sistema informatico delle questure, utilizzato attraverso il supporto tecnico del Centro elettronico nazionale della Polizia di Stato e collegato al Centro elaborazione dati, di cui all’art. 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121.

Modalità per la verifica dei motivi ostativi

1. Al fine della verifica, in tempo reale, della sussistenza dei requisiti ostativi, le questure, attraverso il sistema informatico, ricevono, con modalita’ telematiche, i nominativi comunicati dalle societa’, ai sensi degli articoli 8 e 9 del decreto-legge.
2. Fermo restando quanto previsto dal decreto interministeriale del 6 giugno 2005, richiamato in premessa, le societa’, prima della corresponsione delle agevolazioni, ovvero della cessione dei titoli di accesso, devono comunicare alla questura, anche per via telematica, attraverso un sistema dedicato, i dati anagrafici del soggetto destinatario dell’agevolazione, ovvero della cessione del titolo di accesso. Le societa’ provvedono con le stesse modalita’, anche in caso di sostituzione del nominativo del beneficiario dell’agevolazione e del destinatario del titolo di accesso.
3. L’utilizzo del sistema informatico e’ finalizzato a registrare la richiesta della societa’ di verifica dei requisiti ostativi dei nominativi comunicati ed a riscontrare l’eventuale sussistenza dei medesimi requisiti, bloccando, in quest’ultima ipotesi, l’emissione del titolo di accesso e riproducendo, in ogni caso, nella risposta telematica, un avviso riportante la seguente dicitura «La risposta alla verifica richiesta non puo’ essere fornita. Si richiama quanto previsto dagli articoli 8 e 9 del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41. Per qualsiasi informazione contattare la questura di……….».
4. Ai fini dello svolgimento delle verifiche prima della concessione delle agevolazioni o dell’emissione dei titoli di accesso, le postazioni dedicate delle societa’ o dei concessionari devono essere dotate di sistemi di autenticazione informatica. Il sistema informatico assicura altresi’ il tracciamento delle richieste di verifica effettuate attraverso le medesime postazioni e la conservazione per un anno delle interrogazioni al medesimo sistema.
5. Le societa’ possono provvedere alla corresponsione delle agevolazioni, ovvero alla cessione dei titoli di accesso, solo dopo che la questura, anche attraverso il sistema informatico, ha comunicato l’assenza dei requisiti ostativi. Le societa’ comunicano altresi’ alla questura, anche con le stesse modalita’ di cui al comma 2, i dati identificativi relativi all’agevolazione corrisposta e al titolo di accesso emesso, attraverso un codice alfanumerico.
6. Il sistema informatico e’ altresi’ finalizzato a rettificare la verifica gia’ effettuata, in caso di successivo riscontro positivo della sussistenza dei requisiti ostativi dei nominativi comunicati dalla societa’, derivante dall’aggiornamento delle informazioni sui medesimi requisiti ostativi, attraverso la comunicazione anche telematica alla societa’ interessata, che dovra’ provvedere ad adottare i conseguenti provvedimenti, anche di annullamento del titolo di accesso eventualmente gia’ rilasciato, nonche’ di revoca di eventuali agevolazioni in corso di validita’.
7. Ai fini dell’utilizzazione del sistema di collegamento telematico, le societa’ dovranno predisporre un sistema secondo il protocollo di interfaccia di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto, finalizzato a:
a) riportare nome, cognome, data, luogo e provincia di nascita dei soggetti destinatari delle agevolazioni o della cessione del titolo di accesso;
b) segnalare alla questura eventuali variazioni di programma relative alle manifestazioni sportive gia’ programmate;
c) prevedere la possibilita’ di interfaccia per l’esclusiva interrogazione online, protetta e riservata, anche attraverso i sistemi di emissione, distribuzione, cessione e vendita dei titoli di accesso di cui si avvalgono le Societa’ organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, direttamente o attraverso concessionarie del servizio.
8. Nell’allegato A1, che costituisce parte integrante del presente decreto, sono indicate le modalita’ tecniche per i collegamenti tra i sistemi informatici dedicati delle societa’ sportive e quelli delle questure, nonche’ per l’attuazione di quanto previsto dal presente articolo.

Trattamento dei dati personali

1. I dati personali resi disponibili ai fini dell’attuazione del presente decreto sono solo quelli riguardanti la corresponsione di agevolazioni e la cessione dei titoli di accesso e possono essere utilizzati dai soggetti interessati esclusivamente per perseguire le finalita’ previste dal medesimo decreto.
2. I dati personali di cui al comma 1 sono resi disponibili anche per via telematica ai fini della verifica dei requisiti ostativi e sono conservati con le modalita’ di cui al comma 3.
3. Fatti salvi i trattamenti per finalita’ di pubblica sicurezza o giudiziaria, i dati personali trattati dal sistema informatico in applicazione del presente decreto sono conservati per il tempo strettamente necessario al completamento della procedura per la verifica della sussistenza dei requisiti ostativi dei nominativi comunicati dalle societa’ interessate. Anche ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative nei confronti delle societa’ che non osservano i divieti previsti dagli articoli 8 e 9 del decreto-legge, il sistema informatico conserva altresi’ i dati identificativi di cui all’art. 3, comma 4, ultimo periodo, fino a sette giorni dalla data dell’evento o, in caso di abbonamenti, fino alla data dell’ultimo evento cui si riferiscono, ovvero, in caso di agevolazioni, fino alla eventuale data di scadenza del periodo di validita’ o al termine del campionato cui si riferiscono.

Disposizioni finali

1. Le disposizioni del presente decreto si applicano a decorrere dalla data di inizio della stagione calcistica 2009/2010, anche per la corresponsione delle agevolazioni di cui all’art. 8 del decreto-legge.
2. Dopo una fase di prima applicazione e comunque entro un anno dalla data del presente decreto, l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive formula osservazioni e proposte per l’eventuale revisione delle disposizioni del presente decreto.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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Decreto Ministero dell’interno 22/7/2008

Redazione

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si adottano le definizioni di cui all’art. 2 del decreto legislativo 19 novembre 2007 n. 251, di seguito nominato «decreto qualifiche».
Si adottano altresi’ le definizioni di cui all’art. 2 del decreto legislativo 28 gennaio 2008 n. 25, di seguito nominato «decreto procedure».
Rimane invariato il riferimento al decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140, recante attuazione della direttiva n. 2003/9/CE che stabilisce norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri.
Pertanto, ai fini del presente decreto s’intende per:
a) «protezione internazionale»: lo status di rifugiato e di protezione sussidiaria;
b) «Convenzione di Ginevra»: la Convenzione relativa allo status dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio
1951, ratificata con legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal Protocollo di New York del 31 gennaio 1967, ratificato con legge 14 febbraio 1970, n. 95;
c) «rifugiato»: cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalita’, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non puo’ o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese, oppure apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale per le stesse ragioni succitate e non puo’ o, a causa di siffatto timore, non vuole farvi ritorno, ferme le cause di esclusione di cui all’art. 10 del decreto legislativo n. 251/2008;
d) «status di rifugiato»: il riconoscimento da parte dello Stato di un cittadino straniero quale rifugiato;
e) «persona ammissibile alla protezione sussidiaria»: cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito dal presente decreto e il quale non puo’ o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese;
f) «status di protezione sussidiaria»: il riconoscimento da parte dello Stato di uno straniero quale persona ammissibile alla protezione sussidiaria; g) «domanda di protezione internazionale»: una domanda di protezione presentata secondo le procedure previste dal decreto legislativo n. 25/2008, diretta ad ottenere lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria;
2. Fermo restando quanto previsto dal comma 1 si devono intendere per categorie vulnerabili, ai sensi dell’art. 8, comma 1 del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140: «i minori non accompagnati, i disabili, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le persone per le quali e’ stato accertato che abbiano subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale».
Ai fini del presente decreto, debbono ritenersi compresi nella categoria vulnerabile i soggetti che necessitano di assistenza sanitaria e domiciliare specialistica e/o prolungata e coloro che presentano una disabilita’ anche temporanea. Infine, con riferimento alle donne in stato di gravidanza, debbono ritenersi comprese nellecategorie vulnerabili soltanto le donne singole.

Durata degli interventi

1. Il capo del Dipartimento per le liberta’ civili e l’immigrazione, sulla base della dotazione finanziaria a
disposizione, stabilisce entro il 30 aprile dell’anno di presentazione delle domande, la durata annuale o pluriennale degli interventi per i quali gli Enti locali richiedono il contributo che, nel caso di pluriannualita’ e secondo i principi della contabilita’ generale dello Stato, verra’ assegnato distintamente per ciascun anno della pluriannualita’ stessa.
2. Contestualmente, con lo stesso provvedimento viene fissata la capacita’ ricettiva massima del Sistema in relazione alla durata annuale o pluriannuale degli interventi da finanziare. In presenza di risorse disponibili sul Fondo rispettato nella ripartizione il limite massimo dell’ottanta per cento del contributo del costo complessivo dei servizi di cui all’art. 1-sexies, comma 2, del decreto-legge, la capacita’ ricettiva massima fissata puo’ essere superata fino ad esaurimento delle risorse.
3. In deroga a quanto previsto dal comma 1, con il presente decreto si invitano gli Enti locali a presentare la domanda di contributo per il biennio 2009/2010; per tale pluriannualita’, capacita’ ricettiva massima del Sistema e’ quella gia’ stabilita con provvedimento delcapo Dipartimento del 30 maggio 2008.

Presentazione della domanda

1. Accedono alla ripartizione delle disponibilita’ del Fondo, riservate al sostegno finanziario dei servizi di cui all’art.
1-sexies del decreto-legge, gli enti locali, anche eventualmente associati, le loro unioni o consorzi che prestano servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e dei loro familiari, alla tutela dei rifugiati, dei titolari di protezione sussidiaria e, in via subordinata, ai sensi dell’art. 32, del decreto legislativo del 28 gennaio 2008 n. 25, degli stranieri beneficiari di protezione umanitaria.
Per gli enti locali nel cui territorio opera un centro di accoglienza (CDA), ovvero un Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), la domanda di contributo puo’ anche riguardare un progetto concernente l’attivazione dei servizi di insegnamento della lingua italiana, attivita’ di animazione, di informazione e orientamento legale, di sostegno socio psicologico nonche’ di informazione su programmi di rimpatrio volontario, da erogarsi previa
autorizzazione del Prefetto, nell’ambito degli stessi Centri. Per i progetti che prevedono i predetti servizi, il costo complessivo da prendere a base per la determinazione del costo pro-die e pro-capite deve essere al netto dell’importo previsto per i servizi suddetti. Per accedere alla ripartizione del Fondo, gli enti locali presentano, in carta libera, domanda di contributo, sottoscritta dal rappresentante dell’amministrazione o dell’ente locale, utilizzando l’apposito modello riportato negli allegati «B» e «B1» del presente decreto, corredati dalla documentazione negli stessi specificata, che e’ comunque indicata nelle linee guida contenute nell’allegato A e
nell’allegato C del presente decreto.
2. E’ ammissibile una sola domanda di contributo per ogni ente locale anche se presentata in forma associata, come unione, consorzio. La presentazione di una seconda domanda di contributo da parte dello stesso ente e’ ammissibile, nel rispetto del limite complessivo dei posti di cui all’art. 5, comma 2, esclusivamente se relativa ai servizi finalizzati ex art. 8, comma 1, alle categorie vulnerabili. Nel rispetto del limite di cui all’art. 5, comma 2, una terza domanda e’ consentita esclusivamente per i servizi di accoglienza rivolti a richiedenti e titolari di protezione internazionale con disagio mentale o psicologico e con necessita’ di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata. Fatto salvo quanto sopra, nel caso di presentazione di piu’ domande da parte del medesimo ente locale e’ ammissibile quella pervenuta per prima secondo i tempi e le modalita’ stabilite dal comma 3. (2)
3. Le domande degli Enti Locali debbono essere presentate a decorrere dal 1° giugno ed entro e non oltre la data del 1° luglio dell’anno precedente all’annualita’ o alla pluriannualita’ per cui si richiede il contributo. Per il biennio 2009/2010 le domande di contributo dovranno essere presentate entro i trenta giorni successivi alla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il giorno della pubblicazione non e’ computato nel termine mentre, per il giorno di scadenza, in caso di spedizione, fa fede la data del timbro postale.
Le domande, in duplice copia, sono consegnate a mano o inviate, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, al Ministero dell’interno, Dipartimento per le liberta’ civili e l’immigrazione – Direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo, di seguito denominato «Dipartimento». Una ulteriore copia della domanda va inoltre inviata per conoscenza alla Prefettura – Ufficio territoriale del Governo competente per territorio.
3-bis. Con direttiva del capo del Dipartimento per le liberta’ civili e l’immigrazione da pubblicare, almeno trenta giorni prima del giorno stabilito per la decorrenza del termine di presentazione delle domande ai sensi del comma 3, sui siti internet del Ministero dell’interno e del Servizio centrale di cui all’art. 1-sexies del “decreto-legge” sono definite le procedure informatiche per la presentazione delle domande per la partecipazione alla ripartizione del “Fondo”. Nell’ambito delle modalita’ stabilite per le procedure informatiche e’ assicurata alla Regione competente per territorio la valutazione sulla congruita’ del progetto alla programmazione regionale nonche’ al collegamento del progetto con reti di servizi territoriali e regionali attraverso la formulazione di un punteggio da 0 a 2 punti, utile ai fini della formazione della graduatoria ai sensi dell’art. 9. (1)
——

(1) Comma aggiunto dall’art. 1, DM 5/8/2010.
(2) Comma modificato dall’art. 1, DM 5/8/2010.

Domande inammissibili

1. Sono inammissibili:
a) le domande spedite dopo la decorrenza del termine di cui al precedente art. 3, comma 3;
b) le domande di contributo non corredate dal piano finanziario redatto secondo lo schema unito al modello di domanda di cui all’allegato B;
c) le domande di partecipazione alla ripartizione del fondo riferite a servizi non compresi nelle categorie definite dalle linee guida previste nell’allegato A;
d) le domande di partecipazione alla ripartizione del Fondo riferiti a servizi non operativi dal mese di gennaio dell’anno immediatamente successivo a quello di presentazione della domanda.
(In proposito si precisa che l’operativita’ dei servizi presuppone l’affidamento degli stessi alle strutture amministrative dell’ente locale ovvero ad un ente attuatore);
e) le domande che non prevedono servizi integrati delle misure di accoglienza, integrazione e tutela. La mancata previsione dei servizi di integrazione e tutela non determina l’inammissibilita’ della domanda se espressamente motivata in base a fattori oggettivi inerenti la realta’ locale, da specificare nell’allegato B;
f) le domande che non prevedano l’erogazione dei servizi di accoglienza;
g) le domande relative a progetti che non destinano alla rete nazionale una percentuale minima del 70 per cento dei posti complessivi disponibili nelle strutture di accoglienza;
h) le domande relative a progetti che prevedono un costo massimo giornaliero e a persona superiore a quello stabilito con il decreto interministeriale di cui all’art. 13, comma 5, del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140. Il costo giornaliero a persona e’ individuato dal rapporto fra il costo totale del servizio, come descritto nella domanda di contributo e il numero dei posti in accoglienza rapportato a 365 giorni;
i) le domande relative all’ipotesi di cui al successivo art. 9,lett. n).

Ricettività dei servizi di accoglienza

1. Gli Enti locali che presentano domanda di contributo debbono destinare al «Sistema di protezione» una percentuale minima del 70 per cento dei posti complessivi disponibili nelle strutture di accoglienza. All’assegnazione di tali posti provvede direttamente il Ministero dell’interno, tramite il Servizio centrale di cui all’art. 1-sexies del decreto-legge, di seguito denominato «Servizio centrale», che puo’ disporre, sulla base delle esigenze, di destinare tali posti a beneficiari con caratteristiche diverse (uomini/donne; ordinari/ vulnerabili etc.) rispetto a quelle indicate nella domanda di contributo originaria. I posti disponibili per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, da indicare al momento della presentazione della domanda di contributo, sono riservati totalmente alle esigenze della rete nazionale ai sensi del decreto legislativo n. 140/2005.
2. La ricettivita’ dei servizi di accoglienza destinati alle categorie ordinarie e vulnerabili, ad esclusione di quelli
specificamente destinati ai soli minori non accompagnati, non deve essere inferiore a quindici posti ne’ superiore a:
a) quindici posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con popolazione complessiva fino a 5.000 abitanti;
b) venticinque posti per i servizi degli Enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 5.001 e 40.000 abitanti;
c) cinquanta posti per i servizi degli Enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 40.001 e 250.000 abitanti;
d) cinquanta posti per i servizi degli Enti locali, singoli o consorziati, nel cui territorio e’ presente un centro di cui all’art. 20 del decreto procedure e all’art. 12 della legge 6 marzo 1998 n. 40.
e) cento posti per i servizi degli Enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 250.001 e 1.000.000 abitanti;
f) centocinquanta posti nel caso di Enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 1.000.001 e 2.000.000 abitanti;
g) duecentocinquanta posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione superiore a 2.000.001 abitanti.
Per quanto concerne i servizi di accoglienza specificamente predisposti per i minori non accompagnati richiedenti protezione internazionale in ogni caso il limite minimo del numero dei posti e’ dieci. La capacita’ ricettiva dei servizi di accoglienza predisposti per i soggetti con disagio mentale o psicologico e con necessita’ di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata non deve essere inferiore a 4 posti ne’ superiore a 8 posti. Nel caso in cui la domanda di contributo e’ presentata da un consorzio, da un’unione di comuni, da un’associazione di comuni, ovvero da una provincia, il numero degli abitanti va calcolato in base al numero di abitanti dei soli comuni dove sorgono le strutture di accoglienza. (1)
3. Deroghe al limite numerico stabilito dal comma 2 possono essere concesse dalla commissione di valutazione di cui al successivo art. 7 sulla base di giustificati motivi e comprovate esigenze da specificare nell’allegato B, dopo aver acquisito il parere del Servizio centrale, ed accertato la presenza di risorse disponibilisul Fondo.
——–

(1) Comma modificato dall’art. 1, DM 5/8/2010.

Costi ammissibili e inammissibili nel piano finanziario

1. Non sono ammissibili alla ripartizione del Fondo i costi per l’acquisto di immobili da utilizzare per il servizio come descritto nella domanda.
2. Non sono altresi’ ammissibili i costi di adeguamento e/o ristrutturazione delle strutture da adibire all’accoglienza dei beneficiari per gli enti locali che sono stati gia’ finanziati in precedenza, salvo deroghe per particolari situazioni che saranno vagliate, in sede istruttoria, dalla Commissione di cui al successivo art. 7.
I predetti costi sono ammissibili per gli Enti locali che presentano per la prima volta la richiesta di contributo, oppure per quelli che, pur avendola presentata negli anni precedenti, non siano stati mai ammessi all’erogazione del contributo. In tali ipotesi i costi sono ammissibili per una quota non superiore al 20% del costo complessivo del servizio progettato ed ammesso al contributo.
I lavori di adeguamento e/o ristrutturazione devono essere ultimati entro e non oltre 60 giorni dalla data di comunicazione dell’assegnazione del contributo.
3. I costi di manutenzione ordinaria sono ammissibili alla ripartizione del Fondo per un ammontare non superiore al 3% del costototale del servizio oggetto della domanda e ammesso al finanziamento.

Commissione di valutazione delle domande di contributo

1. Ai fini della selezione delle domande di cui all’art. 3, con provvedimento del capo del Dipartimento e’ istituita una Commissione di valutazione composta dal direttore centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo del Dipartimento o da un suo delegato che la presiede, da un dirigente della carriera prefettizia in servizio presso il medesimo Dipartimento, da un rappresentante dell’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), da un rappresentante dell’Unione delle province d’Italia (UPI). Su richiesta del delegato in Italia dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR) partecipa alla Commissione, come componente effettivo, un funzionario dell’ufficio in Italia dell’ACNUR. La segreteria della commissione e’ curata da un funzionario in servizio presso la Direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo del Dipartimento. Per le attivita’ connesse alla valutazione dei progetti la Commissione si avvale del supporto tecnico del Servizio centrale.
Alle riunioni della Commissione di valutazione viene chiamato a partecipare un rappresentante delle Regioni.
La partecipazione alla Commissione non comporta compensi o rimborsi.
2. La Commissione di valutazione:
e’ validamente costituita con la maggioranza dei componenti;
delibera a maggioranza dei presenti; in caso di parita’ prevale il voto del presidente;
ha il compito di valutare l’ammissibilita’ delle domande e la conformita’ dei progetti, per i quali viene chiesto il contributo, alle linee guida contenute nell’allegato A del presente decreto. A tal fine, nel corso della valutazione, ove lo ritenga necessario, puo’ chiedere all’Ente locale la modifica anche parziale dei servizi previsti ovvero il completamento della documentazione trasmessa, assegnando allo stesso un termine entro il quale far pervenire l’adeguamento del progetto o il completamento documentale richiesto. L’inosservanza di tale termine comporta l’inammissibilita’ della domanda;
3. Alla Commissione e’ altresi’ attribuito il compito di valutare, in seduta straordinaria, i casi di revoca di cui all’art.
15 del presente decreto, predisponendo il relativo parere ai fini della decisione del Capo-Dipartimento.
4. La commissione, ai fini dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili sul Fondo, puo’ chiedere all’Ente locale di ridurre i posti in accoglienza rispetto a quelli richiesti dall’ente stesso con la domanda di partecipazione al bando.
5. Nel caso in cui la commissione ritenga di dover procedere ad una riduzione dei posti, l’ente locale dovra’ rimodulare, in maniera conseguente, il progetto ed il relativo piano finanziario.
6. All’esito dell’esame delle domande la commissione forma la graduatoria degli enti locali ammessi al contributo assegnando ai singoli progetti i punteggi secondo le modalita’ stabilite dall’art. 9.
7. La Commissione approva la graduatoria definitiva entro il 15 novembre dell’anno in cui gli Enti Locali presentano la domanda al fine di consentire loro la regolare attivazione dei servizi dal mesedi gennaio dell’anno immediatamente successivo.

Ripartizione del Fondo

1. Alla ripartizione del “Fondo” sono prioritariamente ammessi, attraverso una distinta graduatoria, i servizi che riservano tutti i posti disponibili nelle strutture di accoglienza alle categorie vulnerabili di cui all’art. 1, comma 2, e, fra le categorie vulnerabili, prioritariamente e nei limiti della capacita’ ricettiva fissata, ai servizi esclusivamente dedicati a richiedenti e titolari di protezione internazionale con disagio mentale o psicologico e con necessita’ di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata, per una capacita’ ricettiva complessiva da fissare per le singole tipologie secondo le modalita’ indicate dal comma 4.
2. Il piano di ripartizione del “Fondo” e’ definito dalla commissione di cui all’art. 7, che assegna al singolo Ente locale, sulla base della graduatoria, un sostegno finanziario non superiore all’ottanta per cento del costo totale del singolo progetto territoriale.
3. In presenza di risorse disponibili sul “Fondo”, in applicazione dell’art. 13, comma 5, del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140, il limite dell’ottanta per cento puo’ essere superato per l’accoglienza di richiedenti asilo nonche’ per i servizi dedicati esclusivamente all’accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale con disagio mentale o psicologico e con necessita’ di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata.
4. Per l’assegnazione di cui al comma 2, la commissione determina la percentuale del sostegno finanziario da attribuire agli enti locali, tenuto conto dell’entita’ del co-finanziamento dell’Ente locale, della disponibilita’ delle risorse sul “Fondo”, del numero dei posti di ricettivita’ complessiva stabilito con il provvedimento del capo del Dipartimento di cui all’ art. 2, comma 1. L’assegnazione dei contributi avviene fino a copertura dei posti di ricettivita’ disponibili. (1)
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(1) Articolo sostituito dall’art. 1, DM 5/8/2010.

Punteggi per la formazione della graduatoria

1. La commissione di cui all’art. 7 elabora la graduatoria distinguendo fra le domande di contributo che prevedono servizi esclusivamente destinati alle categorie vulnerabili di cui all’art. 1, comma 2, e le domande con servizi destinati alle restanti categorie di beneficiari.
2. Al fine della formazione della graduatoria la Commissione di valutazione assegna ad ogni istanza di contributo il seguente punteggio utile:
a) punti 0,50 per ogni anno di attivita’ dell’Ente locale finanziata dal Fondo nazionale, fino ad un massimo di 3 punti;
b) punti 0,10 per ogni euro o frazione superiore a cinquanta centesimi, di riduzione del costo giornaliero ed a persona operata rispetto al costo massimo individuato con il decreto interministeriale di cui all’art. 13, comma 5, del decreto legislativo.
c) un punteggio pari al quoziente fra costo totale e costo di tutto il personale dell’Ente locale e/o dell’Ente gestore stabilmente impiegato (dipendenti e collaboratori);
d) fatto salvo quanto stabilito al precedente comma 1, punti 0,50 per la previsione, all’interno del progetto ordinario, di misure assistenziali specifiche finalizzate alle categorie vulnerabili di cui all’art. 1, comma 2 con esclusione, comunque, di quei beneficiari che richiedono assistenza sanitaria e domiciliare, specialistica e/o prolungata. Tale attribuzione di punteggio non e’ applicabile agli Enti locali che presentano progetti per entrambe le categorie ordinarie e vulnerabili;
e) fatto salvo quanto stabilito al precedente comma 1, punti 1 per la previsione, all’interno del progetto ordinario, di misure assistenziali specifiche finalizzate alle categorie di beneficiari che richiedono assistenza sanitaria e domiciliare, specialistica e/o prolungata in particolare per i diversamente abili e per i portatori di disagio mentale. Tale attribuzione di punteggio non e’ applicabile agli Enti locali che presentano progetti per entrambe le categorie
ordinarie e vulnerabili;
f) punti 2 per i progetti destinati alle categorie vulnerabili con esclusiva previsione di misure assistenziali specifiche
finalizzate alle categorie di beneficiari che richiedono assistenza sanitaria e domiciliare, specialistica e/o prolungata in particolare per i diversamente abili e per i portatori di disagio mentale;
g) punti 2 per i progetti degli Enti locali di aree metropolitane nel cui territorio e’ presente un valico di frontiera terrestre, portuale o aeroportuale;
h) punti 1.50 per i progetti degli Enti locali nel cui territorio e’ presente un valico di frontiera terrestre, portuale o aeroportuale (ad esclusione delle aree metropolitane);
i) punti 1,50 per i progetti degli Enti locali che non usufruiscono del punteggio di cui alle lettere g) e h) e nel cui territorio e’ presente un centro di cui all’art. 20 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, o all’art. 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;
l) punti 0,20 per ogni 5 per cento in piu’ di co-finanziamento proposto dall’Ente locale rispetto al 20 per cento previsto dall’art. 1-sexies, comma 2 introdotto dall’art. 32 della legge n. 189/2002 e dettagliato secondo i criteri previsti dall’allegato C al presente decreto;
m) punti da 0 a 8 per la qualita’ della proposta progettuale presentata e per il livello di aderenza ai parametri previsti dalle linee guida allegate al presente decreto.
n) punti 3 di penalita’ per il ritardo di oltre sessanta giorni rispetto al termine ultimo indicato dal Servizio centrale nel Manuale di rendicontazione, (pubblicato nel sito del Servizio centrale, www.serviziocentrale.it) per la presentazione dei rendiconti finanziari relativi all’annualita’ precedente. Un ritardo di oltre centocinquanta giorni rispetto al termine ultimo indicato dal Servizio centrale per la presentazione dei rendiconti finanziari relativi all’anno precedente comporta l’inammissibilita’ della domanda presentata dall’Ente locale, sia in qualita’ di capo fila che
in forma consociata con altri enti. Nel caso di durata pluriennale degli interventi le penalita’ per i ritardi nella presentazione dei rendiconti sono applicate nella prima procedura di formazione della graduatoria successiva all’accertamento del ritardo. In particolare la penalizzazione relativa al punteggio potra’ essere anche cumulativa qualora riguardasse piu’ anni;
o) punti 0,50 di penalita’ per un ritardo di oltre trenta giorni a decorrere dal termine ultimo indicato dal Servizio centrale per la presentazione delle relazioni descrittive intermedie, relative a ciascun anno di attivita’. Resta ferma nel caso di pluriannualita’ degli interventi, l’applicazione della predetta sanzione – anche cumulativa se riferita a piu’ anni – da parte della Commissione di valutazione.
p) punti 0,50 di penalita’ per un ritardo di oltre trenta giorni a decorrere dal termine ultimo indicato annualmente dal Servizio centrale per la presentazione delle relazioni descrittive finali relative a ciascun anno di attivita’. Resta ferma nel caso di pluriannualita’ degli interventi, l’applicazione della predetta sanzione – anche cumulativa se riferita a piu’ anni – da parte della Commissione di valutazione.
q) punti 1,50 di penalita’ per quegli Enti locali che, relativamente all’annualita’ o alla pluriannualita’ precedente a quella di presentazione della domanda, abbiano stipulato la convenzione con l’eventuale Ente gestore oltre il termine di 60 giorni dalla data di invio, da parte del Ministero dell’interno, della comunicazione di ammissione al contributo. (1)
3. In caso di parita’ di punteggio, il titolo di preferenza e’ costituito dal maggiore numero di posti riservati dall’Ente locale infavore del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
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(1) Comma modificato dall’art. 1, DM 22/7/2010.

Decreto di ripartizione

1. Il Ministro dell’interno, acquisita la graduatoria redatta dalla Commissione di valutazione di cui all’art. 7 del presente decreto e sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adotta il decreto di ripartizione del Fondo.
2. Della graduatoria degli Enti ammessi a contributo e’ data diffusione anche mediante inserimento sul sito internet del Ministero dell’interno e del Servizio centrale/Anci. Dell’assegnazione del contributo e’ data, altresi’, formale comunicazione all’Ente locale beneficiario, nonche’ alla Prefettura-Utg territorialmentecompetente.
2-bis. Dell’avvenuta pubblicazione sul sito internet del Ministero dell’interno dell’elenco dei progetti finanziati e dei relativi soggetti beneficiari e’ data comunicazione alle Regioni e alle province autonome. (1)
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(1) Comma aggiunto dall’art. 1, DM 5/8/2010.

Ripartizione di ulteriori risorse finanziarie

1. Quando, successivamente all’emanazione del decreto di ripartizione di cui all’art. 10, risultano disponibili sul Fondo ulteriori risorse finanziarie, la Commissione di valutazione procede alla formulazione del piano di ripartizione delle ulteriori disponibilita’ secondo i criteri di precedenza di seguito elencati:
a) ammissione ad un secondo riparto, fino ad esaurimento delle ulteriori risorse disponibili, delle domande inerenti i progetti risultati idonei ma non ammessi al finanziamento per iniziale mancanza di fondi. Tali progetti sono finanziati per lo stesso ammontare percentuale assegnato agli altri con il primo decreto di riparto;
b) aumento, in presenza di ulteriori risorse residuate a seguito del riparto operato come dal precedente punto a), della recettivita’ partendo dai progetti che hanno subito, ex art. 7, comma 4, una riduzione del numero dei posti da parte della Commissione di valutazione.
c) in presenza di ulteriori risorse residuate in base ai precedenti punti a) e b) la Commissione, fermo restando il rispetto della graduatoria, acquisita la disponibilita’ degli Enti locali gia’ beneficiari del contributo, provvede ad una nuova ripartizione del Fondo finalizzata all’aumento complessivo dei posti in accoglienza del Sistema.
d) In presenza di ulteriori risorse residuate dal riparto operato ai sensi dei precedenti punti a), b) e c), in applicazione dell’art. 13, comma 5, del decreto legislativo n. 140/2005, il limite dell’ottanta per cento puo’ essere superato per la sola accoglienzadei richiedenti.

Variazioni del servizio finanziato

1. I servizi indicati nei progetti che, entrati in graduatoria, sono stati ammessi al riparto del Fondo, non possono subire variazioni nella fase attuativa dei progetti stessi. Parimenti il rapporto tra l’Ente locale e l’Ente attuatore, predeterminato per l’attivazione del progetto fin dal mese di gennaio ai fini dell’ammissibilita’ della domanda, non puo’ essere sottoposto a novazione soggettiva. Invero, tanto la tipologia del servizio, quanto l’idoneita’ dell’Ente attuatore del servizio stesso, costituiscono elementi essenziali per la valutazione del progetto ed il suo conseguente inserimento in graduatoria. In ogni caso, su espressa richiesta dell’Ente locale, la proposta di variazione dei predetti
elementi costitutivi del progetto potra’ essere sottoposta alla Commissione che, in seduta straordinaria, valutera’ la sussistenza dei gravi e comprovati motivi che la giustificano. Conseguentemente, acquisito il parere del Servizio centrale, il Dipartimento – Direzione centrale per i servizi civili per l’immigrazione e l’asilo comunichera’ all’Ente locale l’approvazione o il diniego della variazione richiesta. L’attuazione della variazione in assenza della predetta autorizzazione comporta la revoca del contributo ai sensi dell’art. 15, lettera h).
1-bis. In sede di rimodulazione del piano finanziario preventivo, la macrovoce: “Integrazione” non puo’ subire diminuzioni dell’ammontare complessivo fissato nel progetto approvato. (1)
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(1) Comma aggiunto dall’art. 1, DM 5/8/2010.

Presentazione del rendiconto e controlli

1. Il rendiconto delle spese sostenute per il servizio finanziato con il contributo e’ presentato annualmente, anche in caso di pluriannualita’ degli interventi ex art. 2, comma 1, ed in conformita’ al piano finanziario preventivo originario allegato alla domanda o rimodulato successivamente, nei modi e nei tempi stabiliti dal Dipartimento tramite il Servizio centrale e indicati nel citato «Manuale di rendicontazione». L’Ente locale e’ tenuto a conservare la documentazione contabile relativa alle spese sostenute per i cinque anni successivi alla data di presentazione del rendiconto. 2. Su richiesta del Dipartimento, tramite il Servizio centrale, l’Ente locale presenta una relazione intermedia e finale sull’attivita’ svolta e sui risultati raggiunti in esecuzione del servizio finanziato.
3. Il Dipartimento dispone verifiche ed ispezioni dei servizi assegnatari del contributo sia coordinando le attivita’ delle
Prefetture in sede locale, sia avvalendosi del supporto del Servizio centrale.

Economie

1. Le eventuali economie maturate nella fase di attuazione del servizio restano acquisite all’Ente locale assegnatario che le utilizza, previa autorizzazione del Dipartimento, fino ad esaurimento dell’assegnazione finanziaria, per le stesse finalita’ indicate nella domanda di finanziamento.
2. Il Ministero dell’interno, tramite il Servizio centrale, comunica annualmente alla Commissione di valutazione ex art. 7, in tempo utile per l’adozione della procedura di cui al successivo comma 4, l’importo delle eventuali economie accertate, nei confronti degli Enti locali, relative all’esercizio finanziario dell’anno immediatamente precedente a quello ancora in corso, indipendentemente dalla pluriannualita’ degli interventi stabilita ai sensi dell’art.
2, comma 1.
3. La Commissione di valutazione, ai fini dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili sul Fondo, puo’ decidere di disporre, rispetto all’importo annuale del contributo assegnato all’Ente locale la cui domanda e’ stata ammessa al riparto del Fondo stesso, l’effettiva erogazione di un importo minore rapportato ad un numero di posti in accoglienza inferiore a quello approvato dalla Commissione stessa mediante l’ammissione al riparto del progetto.
In tal caso, i restanti posti in accoglienza, rispetto al numero approvato dalla Commissione, vengono finanziati mediante le economie accertate negli esercizi precedenti, gia’ in dotazione all’Ente locale stesso e nel rispetto del costo indicato nella domanda di contributo presentata ed approvata.
4. Gli Enti locali che non sono stati ammessi alla graduatoria, al fine di dare continuita’ agli interventi di accoglienza nelle more della definizione dei percorsi di uscita dei beneficiari dai progetti possono utilizzare, previa autorizzazione del Dipartimento, acquisito il parere del Servizio centrale, eventuali economie accertate o autocertificate, comunque relative al precedente periodo finanziato. Nel caso di diniego della predetta autorizzazione ovvero di autorizzazione relativa al parziale utilizzo delle economie, l’Entesull’apposito capitolo conto entrate eventuali e diverse del locale provvede al versamento dell’importo costituente l’economia Ministero dell’interno, secondo le indicazioni che verranno impartite dal Dipartimento.

Revoca del contributo

1. Il contributo di cui al presente decreto, oltre che nei casi di cui all’art. 7, comma 3 e’ revocato, anche parzialmente, in esito ai controlli esperiti ai sensi dell’art. 13 con decreto del capo Dipartimento nei seguenti casi:
a) rifiuto non validamente motivato all’accoglienza dei beneficiari dei servizi assegnati al progetto territoriale su
richiesta del Ministero dell’interno, tramite il Servizio centrale;
b) interruzione delle attivita’ del servizio, salvo i casi di autorizzazione previsti all’art. 12, per un periodo consecutivo superiore a trenta giorni, ovvero, erogazione del servizio ad un numero di beneficiari inferiore del 30 per cento alla capienza ricettiva complessiva indicata nella domanda, al netto della quota riservata alla rete nazionale, per un periodo superiore a sessanta giorni consecutivi;
c) grave inadempienza nell’aggiornamento della banca dati gestita dal Servizio centrale e/o eventuale non veridicita’ delle informazioni inserite;
d) mancata corrispondenza fra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli erogati anche in termini di standard qualitativi e quantitativi;
e) erogazione dei servizi finanziati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli previsti tra i beneficiari del servizio finanziato;
f) inosservanza agli obblighi di comunicazione alla Prefettura-Ufficio territoriale del Governo di cui all’art. 12 del decreto legislativo;
g) gravi irregolarita’ contabili accertate in sede di controllo della rendicontazione o emersi a seguito di controlli ispettivi disposti dal Ministero dell’Interno per il tramite del Servizio centrale, ovvero della Prefettura.
h) variazione dei servizi finanziati senza la necessaria autorizzazione di cui all’art. 12 del presente decreto;
i) ritardo nell’ultimazione dei lavori di adeguamento e/o ristrutturazione di cui all’art. 6 comma 2 del presente decreto.
2. Il capo del Dipartimento, sulla base dei risultati dei controlli espletati ai sensi dell’art. 13, contesta all’ente locale beneficiario, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, i fatti accertati chiedendo eventuali chiarimenti. Entro trenta giorni dal ricevimento della contestazione, l’Ente locale mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, provvede a fornire le proprie contro deduzioni e ogni documentazione ritenuta utile.
3. Il capo del Dipartimento, sentito il Servizio centrale ed acquisito il parere della Commissione di valutazione di cui all’art. 7, adotta il decreto di revoca del contributo determinando l’importo che deve essere restituito, ovvero dispone l’archiviazione della pratica.
4. In caso di revoca, l’importo del contributo da restituire e’ versato dall’Ente locale secondo le modalita’ indicate dalDipartimento.

Registrazione e pubblicazione

Il presente decreto, di cui costituiscono parte integrante gli allegati A, B, B1, C, e’ inviato alla Corte dei conti per la registrazione e quindi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dellaRepubblica italiana.

Linee-guida per la presentazione delle domande di contributo per il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo

1) I servizi finanziati

I beneficiari dei servizi finanziati con il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo sono i richiedenti protezione internazionale, i titolari di protezione internazionale e, in via subordinata, i titolari di protezione umanitaria.
Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati propone un’accoglienza integrata. Questa comporta che gli interventi materiali di base, quale la predisposizione di vitto e alloggio, siano contestuali a servizi volti a favorire l’acquisizione di strumenti per l’autonomia.
Pertanto i servizi ammessi al contributo afferiscono alle seguenti aree:
a) Accoglienza;
b) Integrazione;
c) Tutela.
Per quanto riguarda le modalita’ di attivazione e di gestione di servizi di accoglienza, integrazione e tutela per i richiedenti protezione internazionale, i titolari di protezione internazionale e i titolari di protezione umanitaria si rinvia al «Manuale operativo» curato dal Servizio centrale (disponibile sul sito web: http://www.serviziocentrale.it).
Nella categoria dei servizi sono compresi anche quelli da attivarsi da parte dell’ente locale, previa comunicazione al
Prefetto, nei «CARA» presenti ed operativi sul territorio di competenza. I servizi previsti sono in parte indicati nell’art. 11, comma 2, del regolamento di attuazione decreto del Presidente della Repubblica n. 303/2004 e devono rappresentare interventi coordinati nell’ambito di un progetto di accoglienza attivato nel medesimo territorio.
Pertanto l’Ente locale che ha attivato i servizi all’interno del Centro dovra’ prevedere di proseguirne l’offerta presso gli eventuali sportelli che si trovano sul territorio di propria competenza.

Modalita’ di raccolta, archiviazione e gestione dati

Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire la raccolta e l’archiviazione delle informazioni e l’accesso a tutta la documentazione relativa ai singoli beneficiari e ai servizi offerti, in osservanza del decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196, in relazione a tutti servizi erogati;
aderire alla rete informatica gestita dal Servizio centrale assicurando, in conformita’ alla normativa vigente per la privacy, la disponibilita’ dei mezzi tecnici necessari al collegamento informatico;
designare un responsabile tenuto a garantire l’attendibilita’ dei dati inseriti e il loro tempestivo aggiornamento.

2) Gli standard

Equipe multidiscliplinare.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire un’equipe multidisciplinare con competenze, ruoli e modalita’ di organizzazione cosi’ come previsti dal Manuale operativo. Laddove il progetto non disponga direttamente di figure professionali specifiche, si puo’ far riferimento ai servizi pubblici erogati sul territorio utilizzando le figure professionali da questi messi a disposizione;
garantire la presenza di personale specializzato e/o con esperienza pluriennale adeguato al ruolo ricoperto e in grado di interagire tenendo conto dell’identita’ culturale e linguistica, nonche’ della categoria dei beneficiari;
garantire adeguate modalita’ organizzative nel lavoro, prevedendo idonei strumenti per la gestione dell’equipe (attivita’ di coordinamento, riunioni periodiche di verifica, aggiornamento e formazione, supervisione, etc).

a) Servizi di accoglienza.
Strutture di accoglienza.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
ubicare le strutture adibite all’accoglienza sul territorio dell’ente locale che presenta domanda di contributo o di altro ente locale ad esso associato o consorziato nell’ambito della stessa provincia;
rispettare la normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica nelle strutture adibite all’accoglienza;
osservare – per i progetti rivolti specificamente ai minori, ai disabili ed agli anziani – i requisiti minimi stabiliti per strutture di accoglienza, cosi’ come previsto dalla normativa nazionale laddove non sussista ancora un recepimento regionale del decreto ministeriale 308/2001 in merito ai requisiti di autorizzazione e accreditamento;
predisporre e organizzare le strutture di accoglienza in relazione alle esigenze dei beneficiari tenendo conto in particolare delle categorie vulnerabili che si intendono accogliere;
ubicare le strutture di accoglienza nei centri abitati oppure, se in prossimita’ degli stessi, i luoghi ben collegati da frequente trasporto pubblico e/o privato;
predisporre un «regolamento» interno al centro e un «contratto di accoglienza» individuale, cosi’ come previsti dal Manuale.
Condizioni materiali di accoglienza.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire il vitto e, ove possibile, di soddisfare la richiesta e la necessita’ di particolari tipi di cibo in modo da rispettare le tradizioni culturali e religiose delle persone accolte;
fornire vestiario, biancheria per la casa, prodotti per l’igiene personale in quantita’ sufficiente e rispettando le esigenze individuali;
erogare pocket money secondo le modalita’ stabilite dal Manuale di Rendicontazione e dal Manuale operativo. Gli enti locali che offrono servizi di accoglienza per richiedenti e titolari di protezioneinternazionale con disagio mentale o psicologico e con necessità di assistenza sanitaria,sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata sono tenuti a garantire la loro strettacollaborazione con i servizi socio-sanitari locali e le realtà del privato sociale nonché adimostrare la comprovata esperienza nella presa in carico di tale tipologia di beneficiari. (1)
Servizi minimi garantiti.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
facilitare ai beneficiari l’accesso e la fruibilita’ dei servizi minimi erogati sul territorio, previsti dal Manuale operativo;
garantire l’assistenza sanitaria con l’obbligo di screening medico di ingresso finalizzato a facilitare la presa in carico dei beneficiari e la tutela della salute;
garantire l’inserimento scolastico dei minori;
garantire l’iscrizione ai corsi di educazione per gli adulti (lingua italiana, etc.) e monitorarne la successiva frequentazione (l’apprendimento della lingua italiana e’ la chiave principale di accesso all’integrazione);
orientare i beneficiari alla conoscenza del territorio (trasporti, poste, farmacie, associazioni, etc.).
Mediazione linguistico interculturale.
Gli enti locali hanno obbligo di:
garantire la mediazione linguistico interculturale al fine di rimuovere gli ostacoli di natura burocratica, linguistica e sociale.

b) Servizi di integrazione.
Strumenti per la formazione e l’inserimento lavorativo.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire ai beneficiari l’accesso, la fruibilita’ e la frequenza dei corsi di approfondimento della lingua italiana; ovvero, in assenza di servizi adeguati provvedere al loro orientamento agli elementi linguistici di base;
predisporre strumenti volti alla rivalutazione del proprio background e all’identificazione delle proprie aspettative (curriculum vitae, bilancio di competenze, etc);
orientare e accompagnare i beneficiari alla formazione e riqualificazione professionale (corsi, tirocini formativi, etc.) e facilitarne l’accesso, al fine di favorire l’acquisizione di nuove competenze;
facilitare l’accesso all’istruzione scolastica e universitaria e garantirne l’accesso;
facilitare l’orientamento e l’accompagnamento alla procedura di riconoscimento dei titoli di studio e professionali e della certificazione delle competenze;
garantire l’informazione sulla normativa italiana in materia di lavoro, l’orientamento ai servizi per l’impiego presenti sul territorio e l’accompagnamento all’inserimento lavorativo (contratto di apprendistato, borsa-lavoro, contratto a tempo determinato, etc.).
Strumenti per la ricerca di soluzioni abitative.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire l’informazione sulla normativa italiana in materia;
favorire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica, nonche’ al mercato privato degli alloggi attraverso azioni di promozione, supporto e eventuale mediazione tra beneficiari e locatoribrroprietari.
Strumenti per l’inclusione sociale.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
promuovere e facilitare la realizzazione di attivita’ di sensibilizzazione e di informazione al fine di prevenire l’insorgere di fenomeni di rifiuto o di isolamento dei beneficiari;
promuovere e facilitare la realizzazione di attivita’ di animazione socio-culturale mediante la partecipazione attiva dei beneficiari (eventi di carattere culturale, sportivo, sociale, etc.);
garantire l’informazione sulla normativa italiana in materia di ricongiungimento familiare, il supporto e l’assistenza all’espletamento della procedura;
costruire e/o consolidare la rete territoriale di sostegno al progetto coinvolgendo gli attori locali interessati.
Mediazione linguistico interculturale.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire la mediazione linguistico interculturale al fine di favorire i percorsi di inserimento lavorativo, alloggiativo e socio-culturale.

c) Servizi di tutela.
Tutela legale.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire l’orientamento e l’accompagnamento alle procedure di protezione internazionale;
garantire l’orientamento e l’informazione legale sulla normativa italiana ed europea in materia d’asilo; nonche’ delle regole che sorreggono la comunita’ ospitante;
garantire l’orientamento e l’accompagnamento in materia di procedure burocratico-amministrative.
Tutela psico-socio-sanitaria.
Gli enti locali hanno l’obbligo di:
garantire l’attivazione di supporto sanitario specialistico, laddove necessario;
garantire l’attivazione del sostegno psico-sociale in base alle specifiche esigenze dei singoli beneficiari;
garantire l’orientamento, l’informazione e l’accompagnamento in materia di protezione sociale e previdenza;
nel caso di progetti per categorie vulnerabili, garantire l’attivazione di interventi psico-socio-sanitari specifici con servizi mirati ed effettivi che attuino le misure di assistenza e supporto;
costruire e/o consolidare la rete territoriale di sostegno al progetto coinvolgendo gli attori locali interessati.
Mediazione linguistico interculturale.
Gli enti locali hanno obbligo di:
garantire la mediazione linguistico interculturale al fine di agevolare l’espletamento dei servizi di tutela e facilitare la collaborazione con gli attori istituzionali del territorio.
Servizi informativi sui programmi di rimpatrio.
Nell’ambito di questa categoria sono compresi anche serviziinformativi sui programmi di rimpatrio avviati dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) o da altri organismi nazionali o internazionali a carattere umanitario.

3) Tempi dell’accoglienza

Il richiedente protezione internazionale accolto nello SPRAR ha diritto all’accoglienza finoalla notifica della decisione della commissione territoriale ai sensi dell’articolo 5, comma 6,del decreto legislativo 30 maggio 2005, n.140.
In caso di riconoscimento di protezione internazionale o di concessione di protezioneumanitaria, l’accoglienza dell’interessato deve articolarsi in un periodo di permanenzaassistita non superiore a complessivi sei mesi.
In caso invece, di esito negativo, la presentazione del ricorso, ai sensi dell’articolo 35,comma 6, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n° 25, sospende l’efficacia delprovvedimento impugnato; durante tale periodo il richiedente, ha diritto di rimanere inaccoglienza finché non gli sia consentito il lavoro ai sensi dell’articolo 11 comma 1, deldecreto legislativo 30 maggio 2005, n.140, ovvero nel caso in cui le condizioni fisiche nongli consentano il lavoro (come previsto dall’articolo 5, comma 7 del decreto legislativo 30maggio 2005, n.140).
I tempi di accoglienza dei titolari di protezione internazionale e umanitaria appartenenti lecategorie ordinarie possono essere prorogati, per circostanze eccezionali e debitamentemotivate anche in relazione ai percorsi d’integrazione avviati, previa autorizzazione delMinistero dell’interno tramite il Servizio centrale, per ulteriori sei mesi ovvero per maggioriperiodi temporali secondo le necessarie esigenze.
Per le categorie vulnerabili, titolari di protezione internazionale e umanitaria, i tempi diaccoglienza possono essere prorogati, sulla base di comprovate esigenze, previaautorizzazione del Ministero dell’Interno tramite il Servizio centrale.
Per quanto riguarda il minore straniero non accompagnato, richiedente o titolare diprotezione internazionale o umanitaria, è previsto il protrarsi dell’accoglienza fino a seimesi dal compimento della maggiore età. Ulteriori proroghe del periodo di accoglienzasono consentite sulla base delle esigenze dei percorsi di integrazione presso strutturededicate ai maggiorenni. (2)

4) Revoca dell’accoglienza

L’accoglienza puo’ essere revocata nei casi previsti dal contratto di accoglienza. Nel caso di richiedente protezioneinternazionale, l’accoglienza ha comunque termine nelle ipotesi e nelle modalita’ previste dall’art. 12 del decreto legislativo n. 140/2005.

5) Rapporti, relazioni e presentazione dei rendiconti finanziari

Gli enti locali hanno l’obbligo di garantire la presentazione dei rendiconti finanziari, attenendosi ai termini e alla modalita’ prevista nel Manuale di rendicontazione scaricabile dal sito del Servizio centrale (www.serviziocentrale.it).
Gli enti locali hanno l’obbligo di garantire la presentazione delle relazioni annuali, intermedie e finali, sulle attivita’ svolte dal progetto adeguandosi ai modelli e ai termini stabiliti dal Ministero dell’interno, tramite il Servizio centrale.
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(1) Punto modificato dall’allegato A al DM 5/85/2010.
(2) Punto sostituito dall’allegato A al DM 5/85/2010.

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Modalità da seguire per il dettaglio del cofinanziamento obbligatorio offerto dall’ente locale presentatore della domanda di contributo a valere sul fondo nazionale per le politiche e servizi dell’asilo.

Il cofinanziamento obbligatorio indicato nella domanda di contributo presentata dall’Ente locale puo’ essere apportato sia dallo stesso Ente locale oppure dall’eventuale Ente gestore o anche da Enti partners indicati nel progetto e dei quali sia allegata la formale lettera di parternariato.
Il cofinanziamento, sia che consista nella valorizzazione di beni, servizi o personale messi a disposizione del progetto o che si sostanzi invece in denaro o in entrambe le formulazioni deve essere comunque dettagliato analiticamente, mettendo in evidenza tutte le voci del Piano finanziario preventivo a cui viene destinato e soprattutto evidenziando per ciascuna voce, secondo quanto di seguito indicato, i criteri ed i metodi di valorizzazione che hanno contribuito alla sua determinazione.

Macrovoce P – Nel caso di cofinanziamento mediante personale dell’Ente locale o dell’eventuale Ente gestore o partner stabilmente impiegato nel progetto, dovra’ essere indicato, per ciascuna unita’, la mansione, il numero di ore giornaliere, settimanali o mensili lavorate, il costo orario (comprensivo degli oneri fiscali e contributivi), e di conseguenza il costo totale previsto per ciascuna unita’ di personale.

Da tale tipo di cofinanziamento sono esclusi i volontari, che in quanto tali non rappresentano un costo ne’ per l’Ente locale ne’ per l’eventuale Ente gestore e pertanto non possono essere valorizzati Microvoci L1, L2 – Nel caso di cofinanziamento mediante opere di ristrutturazione (vedi articolo del decreto ministeriale di cui il presente allegato e’ parte integrante) e manutenzione ordinaria degli immobili dovra’ essere prodotto il relativo preventivo di spesa o, se effettuate da personale interno al progetto, il costo dei materiali da acquistare allegando preventivo.

Microvoce L3 – Nel caso che sia prevista la stipula di un contratto di locazione degli immobili si dovra’ inviare il contratto stesso, se gia’ stipulato, oppure documentazione idonea a comprovare il costo d’affitto annuo oggetto del cofinanziamento (dichiarazione preventiva del locatore).

Qualora la valorizzazione della voce «affitto locali» avvenisse attraverso la messa a disposizione gratuita di immobili di proprieta’ dell’Ente locale o dell’Ente gestore o partner o anche di altri soggetti pubblici o privati, il documento da produrre sara’ la perizia di stima del virtuale canone annuo d’affitto calcolato al valore di mercato, effettuata dall’Ufficio tecnico dell’E.l. nel caso d’immobili di proprieta’ dello stesso o da eventuale soggetto professionalmente abilitato nel caso d’immobili di proprieta’ di privati o di altri enti, sia essi pubblici che privati.

Microvoce L4 – Nel caso di cofinanziamento della voce «pulizia locali e relativi materiali» deve essere indicata la modalita’ di svolgimento del servizio valorizzato e, se il servizio stesso fosse gia’ contrattualizzato con ditte specializzate, deve essere specificato il costo complessivo del contratto e l’eventuale parziale applicazione dello stesso alle strutture previste dal progetto, con l’indicazione dell’importo parziale complessivo da imputare al progetto stesso.

Se invece il servizio venisse contrattualizzato «ad hoc» e riguardasse unicamente il progetto, va indicato il costo complessivo concordato per il servizio, allegando il preventivo di spesa della ditta che si intende incaricare. In questa microvoce puo’ essere altresi’ imputato il cofinanziamento relativo all’acquisto dei materiali qualora il servizio venga effettuato con personale stabilmente impiegato di cui alla microvoce P4: in questo specifico caso valgono i criteri dettati per il costo dei materiali nelle precedenti microvoci L1 e L2.

Microvoce L5 – Nel caso di cofinanziamento della voce «utenze delle strutture d’accoglienza» dovra’ essere allegato un dettaglio delle spese mensili comprensive di tutte le utenze previste per ciascuna struttura asservita, obbligatoriamente firmato dal responsabile di progetto per l’Ente locale e per la valorizzazione dovra’ essere utilizzato il criterio storico per quei progetti che sono stati finanziati anche negli anni precedenti, mentre per i progetti di prima presentazione e comunque anche per quelli che hanno gia’ presentato domande negli anni precedenti senza essere stati mai ammessi al finanziamento il criterio di stima si atterra’ a riscontri oggettivi in base alla conformazione, grandezza e posizione delle strutture da asservire.

Microvoci B1, B2 – Qualora vengano cofinanziate le voci contrassegnate con i codici B1 e B2 e’ necessario allegare l’elenco dei beni di cui verra’ imputato il noleggio o il leasing con il preventivo del rispettivo costo se non esiste gia’ il contratto.

Se invece il contratto e’ gia’ in essere e’ necessario allegare la copia dello stesso con l’indicazione della quota di cofinanziamento, qualora non venga imputato totalmente al progetto. Nel caso invece che si voglia procedere all’acquisto «ex novo», e’ necessario allegare preventivo dei cespiti da acquistare, il cui costo, se inferiore a 516 euro verra’ considerato interamente imputabile (non ammortizzabile), mentre se superiore dovra’ essere valorizzato soltanto per la quota di ammortamento triennale. Non e’ possibile cofinanziare queste voci con beni acquistati negli anni precedenti con il finanziamento del Fondo nazionale per le politiche dell’asilo. A tal fine, in caso di cofinanziamento mediante beni precedentemente acquisiti dall’Ente locale, dall’Ente gestore o partner, bisognera’ allegare la relativa fattura d’acquisto ed inoltre sara’ necessario allegare la dichiarazione dell’Ente cui la fattura stessa e’ intestata che tali beni non hanno goduto nei cinque anni precedenti di finanziamenti nazionali o comunitari.

Microvoci G1, G2, G3 – Il cofinanziamento di tali voci comporta necessariamente una valutazione preventiva dei bisogni dei beneficiari sulla base del prezzi di mercato e della quantita’ (per il vitto e gli effetti letterecci) mentre per le spese per la salute ci si dovra’ limitare ad un’indicazione di massima dell’importo in denaro da impegnare.

Pertanto nel caso di vitto oltre alla previsione di un importo da spendere in denaro si potranno valorizzare anche eventuali risorse alternative (banco alimentare etc.), mentre per gli effetti letterecci e’ necessario allegare un preventivo d’acquisto che specifichi le quantita’ ed il prezzo unitario di ciascun pezzo.

Microvoce G4 – Nel caso di spese di trasporto o di altri servizi messi a disposizione dall’Ente locale, Ente gestore o partner, sara’ necessario indicare il criterio di calcolo dell’importo valorizzato come cofinanziamento (costo del singolo biglietto o dell’abbonamento fornito, misura del cofinanziamento che potrebbe essere anche parziale).

Microvoce G5 – Anche nel caso di spese di scolarizzazione, per esempio, si dovra’ indicare il criterio di calcolo utilizzato indicando il costo mensile ad personam del servizio di mensa, dell’autobus per il trasporto degli alunni, dell’asilo nido, dell’attivita’ di doposcuola, etc. per il numero dei beneficiari dei servizi e per i mesi in cui tali servizi sono erogati.

Per l’acquisto di libri invece e’ necessario allegare preventivo base per la scuola elementare o per la scuola media.

Microvoce G6 – In questo caso sara’ necessario soltanto indicare il contributo unitario giornaliero previsto per i beneficiari e l’indicazione della misura del cofinanziamento, che potrebbe essere anche parziale ma che chiaramente potra’ essere solo in denaro.

Microvoci G7, I1 – Nel caso di cofinanziamento della voce «alfabetizzazione» o della voce «corsi di formazione professionali» vanno indicate le modalita’ del servizio, specificando se esso viene messo in atto autonomamente oppure usufruendo di strutture esterne specializzate, anche pubbliche.

In entrambi i casi vanno obbligatoriamente dettagliati i costi, tenendo conto delle peculiarita’ che sono insite nelle due differenti modalita’ di esecuzione del servizio.

Macrovoci S, T – Nel caso di consulenze di qualsiasi natura si dovra’ comunque indicare il costo presuntivamente previsto per il singolo intervento, moltiplicandolo per il numero d’interventi previsti nell’anno.

Microvoce I2 – Qualora s’intendesse cofinanziare in denaro la microvoce in questione e’ necessario prevedere l’ammontare del rimborso che s’intende erogare al singolo tirocinante oltre all’importo dell’assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul lavoro, qualora quest’ultima non fosse pagata dall’azienda presso la quale si svolge il tirocinio.

Microvoci I3, I4 e I5 – Trattandosi di spese che si collegano direttamente al processo di uscita dei beneficiari dal progetto per agevolarne la sistemazione alloggiativa (I3 ed I4) o comunque per assicurare loro piccole risorse finanziarie (I5) nel caso d’uscita senza individuazione di un progetto specifico, la modalita’ di cofinanziamento si sostanzia nella previsione di importi in denaro da impegnare per il pagamento di canoni di locazione anticipati oppure per l’acquisto di mobili ed arredi ed infine per la costituzione di liquidita’ da spendere nei primi giorni d’uscita dal progetto.

Il tutto secondo quanto previsto dal Manuale di rendicontazione.

Microvoce I6 – Nel caso di cofinanziamento di questa microvoce e’ necessario specificare anche genericamente la natura degli interventi previsti e il relativo preventivo di spesa da impegnare, anche sulla base di precedenti esperienze, in particolare per i progetti che da anni accedono al contributo.

Microvoci C1 – C2 e C3 (solo per gli EE.LL. che insistono sul territorio dove sono ubicati i Centri) – In questo caso, per la parte relativa ai costi di personale, siano essi relativi a lavoro subordinato o parasubordinato oppure riferibili a consulenze esterne, si rimanda a quanto detto per le rispettive macrovoci P, S e T.

Per le spese di attrezzature, mobili, arredi vale quanto specificato nelle macrovoci B1 e B2.
Per spese di trasporto e trasferimento dei beneficiari inseriti nel Centri governativi vale quanto specificato nella macrovoce G4.
Per altre spese a favore di suddetti beneficiari, in particolare quelle relative ai servizi di tipo ricreativo e di animazione oltre all’organizzazione di eventi per favorire l’impiego del tempo libero riferirsi a quanto previsto alla macrovoce I6.
Ad ogni buon conto per le diverse tipologie di spesa e’ necessario rifarsi al manuale di rendicontazione appositamente predisposto per tali categorie d’interventi e pubblicato sul sito del Servizio centrale.

Microvoci A1 e A2 – Il cofinanziamento di tali microvoci e’ strettamente legato alle occasioni di partecipazione agli eventi previsti i cui costi per i progetti che da anni accedono al contributo, e’ agevole prevedere in linea di massima. Per i trasporti pubblici la previsione e’ proporzionale al numero di risorse stabilmente impiegate ed al costo unitario di abbonamenti, biglietti etc., che chiaramente deve essere alla base del conteggio preventivo.

Microvoce A3 – Vale anche per questa microvoce il criterio proporzionale enunciato in quella precedente, anche se in questo caso e’ il numero dei beneficiari ad essere assunto come parametro.

Peraltro per i progetti gia’ finanziati in precedenza e’ agevole riferirsi allo storico delle spese in questione (comprese quelle assicurative). Nel caso di cofinanziamento da parte dei progetti che non sono stati mai ammessi al contributo o da quelli che presentano domanda per la prima volta, dovranno essere allegati, per le spese assicurative, i preventivi di spesa delle assicurazioni per infortuni e responsabilita’ civile dei beneficiari mentre per le tessere telefoniche internazionali, le fototessere e il costo del rilascio o del rinnovo dei permessi di soggiorno i preventivi sono strettamente riferibili al numero dei beneficiari ed al costo unitario della fototessera e, anche approssimativamente, della documentazione burocratica (marche etc.,).

Microvoce A4 – Questa specifica voce, proprio perche’ non preventivamente definibile, poco si presta ad essere cofinanziata. Tuttavia, per fare un esempio, il costo della fidejussione che l’Ente Locale potrebbe richiedere all’eventuale Ente Gestore e’ facilmente prevedibile e quindi di conseguenza agevolmente cofinanziabile. L’imprevedibilita’ delle spese potrebbe essere cofinanziata altresi’ con un «fondo spese impreviste» che, eventualmente, sulla base delle risultanze annuali, potrebbe essere aumentato, diminuito o eventualmente azzerato in occasione della rimodulazione di novembre del PFP.

Microvoci Ci1 e Ci2 – Il costo delle spese telefoniche e di carburante imputate come cofinanziamento dovra’ essere parametrato rispettivamente al numero di telefoni ed automezzi messi a disposizione del progetto durante l’anno. In particolare per i progetti gia’ finanziati negli anni precedenti sara’ necessario riferirsi allo storico di questa tipologia di spesa.

Microvoce Ci3 – Nel caso di cofinanziamento di questa microvoce e’ necessario indicare il fabbisogno annuale presunto, che per i progetti che hanno gia’ avuto accesso al contributo, e’ facile desumere dallo storico mentre per quelli di nuova presentazione o mai ammessi, puo’ riferirsi ad un preventivo di minima rilasciato da un fornitore, il cui importo, se se ne ravvisera’ la necessita’, potra’ essere adeguato in occasione della rimodulazione di novembre del PFP.

Microvoce Ci4 – Qualora si volesse cofinanziare le spese di essenziale allestimento e gestione di uffici di supporto alle attivita’ del progetto, bisognera’ allegare i preventivi per l’acquisto, il noleggio od il leasing di mobili e arredi e la previsione di spesa relativa all’affitto ed alle utenze, anche in quota parte, come indicato alla microvoce L5.

Strutture di accoglienza

Per ogni struttura di accoglienza, compilare la seguente scheda

Struttura 1

Tipologia struttura1

Indirizzo2

Proprietà della struttura

N.° posti nella struttura

N.° posti SPRAR nella struttura3

Tipologia beneficiari nella struttura4

N.° posti letto per camera da letto5

N.° servizi igienici

Spazi comuni previsti6

Assenza barriere architettoniche7

N.° servizi igienici per la non autosufficienza

Collocazione struttura8

Eventuale distanza della struttura dal centro urbano9

□da 0 m. 500 m.

□da 501 m. 1000 m.

□da 1002 m. a 2000 m.

Distanza tra struttura e prima fermata utile mezzo di trasporto pubblico10

da 0 m. 500 m.

da 501 m. 1000 m.

da 1002 m. a 2000 m.

Frequenza oraria mezzi pubblici urbani11

□da 0’ a 15’

□da 16’ a 30’

□da 31’ a 1 ora

□più di 1 ora

Frequenza oraria mezzi pubblici extraurbani12

□da 0’ a 15’

□da 16’ a 30’

□da 31’ a 1 ora

□più di 1 ora

Eventuali annotazioni

—–
1 Specificare se si tratta di un appartamento o di un centro collettivo.
2 Via/P.zza – Cap – Città.
3 Specificare il numero complessivo dei posti all’interno della struttura e la distribuzione numerica per categoria di beneficiari.
Esempio: numero posti struttura: 15, di cui 10 Ordinari e 5 Vulnerabili.
4 Esempio: Singoli/singole/famiglie/nuclei monoparentali/etc.
5 Per ogni camera da letto, specificare il numero dei posti letto.
6 Esempio: sala TV, sala da pranzo, sala lettura, stanza giochi, etc.
7 Specificare se sì o no.
8 Indicare se la struttura è sita nel centro urbano (inteso come zona in cui sono presenti servizi essenziali al cittadini).
9 Solo in relazione alla struttura ubicata fuori da un centro urbano, indicare i metri percorribili necessari a raggiungerlo
10 Indicare i metri percorribili necessari a raggiungere la prima fermata utile.
11 Voce facoltativa se la struttura di accoglienza è ubicata in un comune con meno di 15.000 abitanti.
12 Voce facoltativa se la struttura di accoglienza è ubicata in un comune con più di 15.000 abitanti.

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Decreto Ministero dell’interno 7/4/2008 n. 104

Redazione

Prevenzione dei delitti concernenti armi ed esplosivi

1. Per le finalita’ di prevenzione dei delitti concernenti armi ed esplosivi di qualsiasi tipo, ivi comprese le parti e gli accessori d’arma, le armi di cui all’articolo 11, commi 2 e 3-bis, della legge 21 dicembre 1999, n. 526, le materie, le sostanze, gli agenti patogeni ed i precursori atti alla composizione o fabbricazione di esplosivi e delle armi di cui alla legge 18 novembre 1995, n. 496, e successive modificazioni o di armi batteriologiche (biologiche) e tossiniche, le tecnologie e gli strumenti specificamente progettati per la produzione dei materiali d’armamento di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, i beni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 96, oltre alle materie di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza, fermi i poteri gia’ attribuiti dalle norme vigenti, esercitano i controlli di cui all’articolo 16 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con il regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, d’ora in avanti denominato T.U.L.P.S., nei luoghi e sui mezzi comunque utilizzati per l’esercizio delle attivita’ di seguito specificate, soggette ad autorizzazione in conformita’ alla normativa indicata: a) raccolta e detenzione di armi da guerra, tipo guerra o di parti di esse – articolo 28 del T.U.L.P.S. e articolo 10 della legge 18 aprile 1975, n. 110; b) fabbricazione di armi da guerra, tipo guerra o di parti di esse; iscrizione nel registro nazionale delle imprese e consorzi di imprese operanti nel settore della progettazione, produzione, importazione, esportazione, manutenzione e lavorazioni comunque connesse ai materiali d’armamento – articolo 28 del T.U.L.P.S., e articolo 3 della legge 9 luglio 1990, n. 185;c) importazioni ed esportazioni, definitive o temporanee, di materiali d’armamento, di armi da guerra o di parti di esse – articolo 28 del T.U.L.P.S. e articoli 9, comma 5, e 13 della legge 9 luglio 1990, n. 185; d) fabbricazione, importazione, esportazione, raccolta, detenzione e vendita di strumenti di autodifesa specificamente destinati all’armamento dei Corpi armati o di polizia – articolo 28 del T.U.L.P.S.;e) prestazione di servizi per la manutenzione di materiali d’armamento – articolo 2, comma 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185;f) trasformazione o adattamento di mezzi o materiali per uso civile che comportino variazioni operative del mezzo o del materiale a fini bellici – articolo 2, comma 7, della legge 9 luglio 1990, n. 185;g) attivita’ sottoposte a licenza globale di progetto – articolo 13 della legge 9 luglio 1990, n. 185;h) transito di materiali d’armamento – articolo 13 della legge 9 luglio 1990, n. 185;i) transito o introduzione nel territorio dello Stato dei materiali d’armamento per i quali si applicano le disposizioni di pubblica sicurezza – articolo 16 della legge 9 luglio 1990, n. 185, e articolo 28 del T.U.L.P.S.; j) fabbricazione di armi comuni da sparo – articolo 31 del T.U.L.P.S. e articolo 12, comma 1, della legge 18 aprile 1975, n.110;k) importazione, esportazione, raccolta per ragioni di commercio o di industria di armi comuni da sparo – articolo 31 del T.U.L.P.S.;l) collezione di armi artistiche, rare o antiche – articolo 31 del T.U.L.P.S.;m) esercizio dell’industria di riparazione delle armi – articolo 31 del T.U.L.P.S. e articolo 8, comma 2, della legge 18 aprile 1975, n. 110;n) locazione e comodato di armi – articolo 22 della legge 18 aprile 1975, n. 110;o) fabbricazione ed importazione di armi ad aria compressa o gas compressi con modesta capacita’ offensiva e di repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo – articolo 5 del decreto ministeriale 9 agosto 2001, n. 362 e articolo 31 del T.U.L.P.S.;p) esportazione di armi ad aria compressa o a gas compressi con modesta capacita’ offensiva e di repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo – articoli 6 e 15 del decreto ministeriale 9 agosto 2001, n. 362;q) vendita per corrispondenza di armi ad aria compressa o gas compressi con modesta capacita’ offensiva e di repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo – articolo 17 della legge 18 aprile 1975, n. 110 e articoli 7 e 15 del decreto ministeriale 9 agosto 2001, n. 362;r) fabbricazione, deposito, vendita e trasporto di dinamite e altri prodotti esplodenti – articolo 46 del T.U.L.P.S.;s) fabbricazione, deposito, vendita, trasporto di polveri piriche e altri prodotti esplodenti – articolo 47 del T.U.L.P.S.;t) impianto di opifici nei quali si fabbricano, si lavorano, si custodiscono materie esplodenti di qualsiasi specie – articolo 52 del T.U.L.P.S.;u) importazione e transito nel territorio dello Stato di prodotti esplodenti di qualsiasi specie – articolo 54, commi 1 e 3, del T.U.L.P.S.;v) introduzione nel territorio nazionale, da uno Stato membro dell’Unione europea, di esplosivi per uso civile e di munizioni per uso civile – articoli 8 e 10 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 7;w) trasferimento di esplosivi per uso civile e di munizioni per uso civile verso un altro Stato membro dell’Unione europea – articoli 9 e 11 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 7;x) esercizio dell’attivita’ di fochino – articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 302 e articolo 163 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;y) esportazione di beni a duplice uso – articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 96;z) trasferimento di beni a duplice uso all’interno dell’Unione europea – articolo 13 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 96;aa) attivita’ sottoposte ad autorizzazione in materia di armi chimiche – articoli 3 e 4 della legge 18 novembre 1995, n. 496; bb) commercio di materie radioattive, di prodotti, apparecchiature e dispositivi in quanto contenenti tali materie – articolo 18 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 e articolo 4 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860;cc) aggiunta intenzionale di materie radioattive nella produzione e manifattura di beni di consumo ed importazione ed esportazione di tali beni – articolo 18-bis del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;dd) trasporto delle materie fissili speciali in qualsiasi quantita’ e delle materie radioattive in quantita’ totale di radioattivita’ o di peso che ecceda i valori determinati dall’ordinamento – articolo 5 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860 e articolo 21 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;ee) impiego di isotopi radioattivi – articolo 13 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860;ff) impiego di sorgenti di radiazioni ionizzanti da parte di impianti, stabilimenti, istituti, reparti, gabinetti medici, laboratori adibiti ad attivita’ comportanti a qualsiasi titolo la detenzione, l’utilizzazione, la manipolazione di materie radioattive, prodotti, apparecchiature in genere contenenti detto materiale – articolo 27 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230; gg) impiego di sorgenti di radiazioni di categoria A – articolo 28 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230; hh) impiego di sorgenti di radiazioni di categoria B – articolo 29 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230; ii) allontanamento di rifiuti o materiali contenenti radionuclidi articolo 30 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;jj) raccolta di rifiuti radioattivi per conto terzi – articolo 31 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;kk) spedizione di rifiuti radioattivi provenienti da Stati membri dell’Unione europea o ad essi destinati, importazione ed esportazione dei rifiuti medesimi da e verso altri Stati e loro transito sul territorio nazionale – articolo 32 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;ll) costruzione o, comunque, costituzione ed esercizio delle installazioni per il deposito o lo smaltimento nell’ambiente, nonche’ di quelle per il trattamento e successivo deposito o smaltimento nell’ambiente di rifiuti radioattivi provenienti da altre installazioni – articolo 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;mm) esercizio di un deposito di materie fissili speciali o di combustibili nucleari di cui all’articolo 7, lettera g), e quello dei complessi nucleari sottocritici di cui all’articolo 7, lettera b), del decreto legislativo n. 230/1995 – articolo 52 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;nn) impianti nucleari comunque destinati alla produzione di energia elettrica ed impianti nucleari di qualsiasi tipo costruiti ed esercitati da amministrazioni dello Stato – articolo 37 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;oo) gestione di impianti con reattore di ricerca – articolo 51 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;pp) esercizio di impianti di produzione e utilizzazione dell’energia nucleare a scopi industriali, impianti per il trattamento e l’utilizzazione dei minerali, materie grezze, materie fissili speciali, uranio arricchito e materie radioattive – articolo 6 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860;qq) deposito temporaneo ed occasionale di materie fissili speciali o di combustibili nucleari non irradiati – articolo 53 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;rr) disattivazione di un impianto nucleare – articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza, fermi restando i poteri gia’ attribuiti dalle norme vigenti, esercitano, altresi’, i controlli di cui all’articolo 16 del T.U.L.P.S., nei locali destinati alle attivita’ di tiro a segno e di tiro a volo e ad ogni altra attivita’ di tiro da esercitarsi in campi e poligoni di tiro pubblici, aperti al pubblico e privati, comunque sottoposti a provvedimenti autorizzativi, nonche’ alle attivita’ di cui all’articolo 99 del regolamento di esecuzione del T.U.L.P.S. ed a quelle ad esse complementari, o svolte dagli organismi notificati in relazione a quanto previsto dal decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 7.
3. Restano ferme le funzioni di vigilanza e controllo esercitate dal Corpo delle capitanerie di porto – Guardia costiera, in materia di merci pericolose nei termini previsti dall’articolo 193 del codice della navigazione e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2005, n. 134, nonche’ da altre norme speciali di settore.

Prevenzione dei delitti di riciclaggio

1. Per le finalita’ della prevenzione dei delitti di riciclaggio, gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza effettuano i controlli di cui all’articolo 16 del T.U.L.P.S., nel rispetto delle competenze definite dalla normativa vigente, nei locali destinati all’esercizio delle attivita’ di seguito specificate, soggette ad autorizzazione in conformita’ alla normativa indicata:a) recupero di crediti per conto terzi – articolo 115 del T.U.L.P.S.;b) custodia e trasporto di denaro contante e di titoli o valori a mezzo di guardie particolari giurate – articoli 133 e 134 del T.U.L.P.S. e 249 del relativo regolamento di esecuzione; c) commercio di cose antiche, se svolto in medie o in grandi strutture di vendita – articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; d) esercizio di case d’asta o gallerie d’arte – articolo 115 del T.U.L.P.S.;e) commercio, comprese l’esportazione e l’importazione, di oro per finalita’ industriali o di investimento – articolo 1, comma 11, della legge 17 gennaio 2000, n. 7;f) fabbricazione, mediazione e commercio, comprese l’esportazione e l’importazione di oggetti preziosi – articolo 127 del T.U.L.P.S.;g) gestione di case da gioco – articolo 1, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 25 settembre 1999, n. 374;h) vendita di platino, palladio, oro e argento in lingotti, verghe, laminati, profilati e semilavorati in genere, nonche’ fabbricazione ed importazione di oggetti contenenti tali metalli – articolo 14, commi 1 e 2, del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251; i) mediazione creditizia – articolo 16 della legge 7 marzo 1996, n. 108; j) agenzia in attivita’ finanziaria – articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
2. Restano ferme le competenze rimesse dall’ordinamento al Corpo della Guardia di Finanza ed all’Ufficio Italiano dei Cambi.

Prevenzione dei delitti di ricettazione o di reimpiego dei beni di provenienza illecita

1. Per le finalita’ di prevenzione dei delitti di ricettazione o di reimpiego di beni di provenienza illecita, gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza esercitano i controlli di cui all’articolo 16 del T.U.L.P.S., nei locali destinati all’esercizio delle attivita’ di seguito specificate, soggette ad autorizzazione in conformita’ alla normativa a fianco indicata: a) noleggio di veicoli – articoli 1 e 2 del decreto del Presidente della Repubblica 19 dicembre 2001, n. 481;b) demolizione di veicoli – articolo 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;c) esercizio delle scommesse – articolo 88 del T.U.L.P.S.; d) conduzione di esercizi pubblici o di circoli privati autorizzati allo svolgimento – articoli 86 e 110 del T.U.L.P.S.;e) commercio di nastri, dischi, videocassette, musicassette o altro supporto contenente fotogrammi o videogrammi di opere cinematografiche o audiovisive o sequenza di immagini in movimento, se effettuato in medie o grandi strutture di vendita – articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; f) fornitura dei servizi relativi alla raccolta, allo smaltimento, al trasporto e alla distribuzione degli invii postali, ferma restando la tutela della liberta’ e della segretezza della corrispondenza – articolo 5 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261; g) esercizio di agenzia di affari per pubblici incanti – articolo 115 del T.U.L.P.S.; h) esercizio di agenzia di affari per l’attivita’ di sensale o per la ricerca di merci per conto terzi – articolo 115 del T.U.L.P.S. e articolo 205 del relativo regolamento di esecuzione;i) esercizio di agenzia di affari per il prestito su pegno – articolo 115 del T.U.L.P.S.;j) esercizio di agenzia di affari per esposizioni, mostre, fiere campionarie e simili – articolo 115 del T.U.L.P.S.;k) esercizio di agenzia di affari relativa alla compravendita di beni mobili registrati o di altri beni anche usati di valore superiore a 300 euro – articolo 115 del T.U.L.P.S.;l) commercio di beni mobili registrati, anche usati, di valore superiore a 300 euro, se svolto in medie o grandi strutture di vendita – articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; m) televendite – articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; n) vendite per televisione per conto terzi – articolo 115 del T.U.L.P.S. e articolo 18, comma 6, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; o) commercio di cose antiche e usate, se svolto in medie o grandi strutture di vendita – articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; p) esercizio di case d’asta o gallerie d’arte – articolo 115 del T.U.L.P.S.; q) commercio, ivi comprese l’esportazione e l’importazione, di oro per finalita’ industriali o di investimento – articolo 1, comma 11, della legge 17 gennaio 2000, n. 7; r) fabbricazione, mediazione e commercio, ivi comprese l’esportazione e l’importazione di oggetti preziosi – articolo 127 del T.U.L.P.S.; s) vendita di platino, palladio, oro e argento in lingotti, verghe, laminati, profilati e semilavorati in genere, nonche’ fabbricazione ed importazione di oggetti contenenti tali metalli – articolo 14, commi 1 e 2, del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251; t) custodia e trasporto di danaro contante o di titoli o di valori a mezzo di guardie particolari giurate – articoli 133 e 134 del T.U.L.P.S. e 249 del relativo regolamento di esecuzione.

Effettuazione dei controlli

1. I controlli di cui all’articolo 16 del T.U.L.P.S. sono esercitati, con le modalita’ ivi previste, nei luoghi e nei mezzi comunque utilizzati per l’esercizio o svolgimento delle attivita’ di cui agli articoli 1, 2 e 3 e limitatamente ad esse, dagli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza secondo le competenze per materia definite dalla legge o dalle direttive del Ministro dell’interno che individuano i comparti di specialita’ di ciascuna Forza di polizia e con l’osservanza delle direttive tecniche impartite. Queste ultime possono prevedere che i controlli degli ufficiali di pubblica sicurezza vengano effettuati, previ appositi accordi di collaborazione con le Amministrazioni o Enti interessati, con l’ausilio di personale esperto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT), dell’Ente per le nuove tecnologie energia e ambiente (ENEA), dell’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (ISPESL), dell’Istituto superiore di sanita’ e del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), nonche’ degli appartenenti ai ruoli dell’Esercito, della Marina militare, dell’Aeronautica militare o del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, che, ai sensi dei rispettivi ordinamenti, siano in possesso di specifiche competenze sanitarie e tecniche.
2. Qualora le attivita’ di cui agli articoli precedenti siano svolte attraverso reti di comunicazioni elettroniche, i controlli di cui all’articolo 16 del T.U.L.P.S. sono estesi ai locali utilizzati per la trasmissione ed a quelli ove e’ detenuto il materiale da immettere in rete.
3. Restano ferme le attivita’ ispettive e di vigilanza previste dalla vigente normativa per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e le altre attivita’ che la legge rimette agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria o di polizia tributaria.
Il presente regolamento, munito del sigillo di Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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Decreto Ministero dell’interno 15/2/2008

Redazione

Modello di certificazione e modalità di trasmissione

1. E’ approvato il modello di certificazione di cui all’allegato A, che fa parte integrante del presente decreto. Il modello, redatto in doppio originale, è sottoscritto dal responsabile del servizio finanziario e dal responsabile dell’ufficio tributi, i quali attestano che gli importi ivi contenuti sono riferiti esclusivamente al minore gettito ICI previsto per l’anno 2008, derivante dalla ulteriore detrazione dell’imposta dovuta per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale, come previsto dall’art. 1, comma 5, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ad esclusione  delle abitazioni di categoria catastale A1, A8 e A9, calcolato sulla base delle aliquote e delle detrazioni vigenti al 30 settembre 2007, come previsto dall’articolo 1, comma 287, della citata legge n. 244 del 2007.
2. I comuni, entro il termine del 30 aprile 2008, inoltrano, in duplice copia, la certificazione di cui all’allegato A del presente decreto alla Prefettura-Ufficio territoriale del governo competente, all’Ufficio di Presidenza della giunta regionale per i comuni della regione Valle d’Aosta ed ai Commissariati di governo delle province autonome di Trento e Bolzano per i comuni della regione Trentino Alto-Adige, i quali provvedono a trasmettere, anche per via telematica, una copia della certificazione al Ministero dell’Interno-Dipartimento per gli affari interni e territoriali- Direzione Centrale della finanza locale.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Determinazione in sede di dichiarazione dei redditi dell’ammontare della detrazione di cui all’articolo 16, comma 1-sexies, del TUIR

1. L’ammontare della detrazione di cui all’articolo 16, comma 1-sexies del TUIR, spettante a decorrere dall’anno 2007 agli aventi diritto diversi da quelli individuati nell’articolo 1, è evidenziato nella dichiarazione dei redditi presentata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, ovvero ai sensi del decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164.
2. La disposizione del comma 1 si applica anche agli aventi diritto di cui all’articolo 1 del presente decreto relativamente all’ammontare della detrazione spettante per il 2007 nonché relativamente a quella spettante a decorrere dall’anno 2008 non riconosciuta, in tutto o in parte, dai sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973.
3. L’ammontare della detrazione di cui all’articolo 16, comma 1-sexies del TUIR evidenziato nella dichiarazione dei redditi può essere utilizzato in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e dell’articolo 37, comma 55, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ovvero, essere computato in diminuzione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche relativa al periodo d’imposta successivo o essere chiesto a rimborso in sede di dichiarazione dei redditi.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

1) La legge finanziaria per il 2008 (art. 1, comma 9, lettera d), della legge n. 244 del 2007) ha aggiunto, tra l’altro, nell’articolo 16 del TUIR, concernente la detrazione per canoni di locazione, il comma 1-sexies, con il quale viene prevista l’attribuzione di un ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nell’imposta lorda diminuita delle detrazioni di cui agli articoli 12 e 13 del medesimo TUIR spettanti al contribuente (detrazioni per carichi di famiglia e altre detrazioni).
2) Per effetto di quanto stabilito dal comma 9, lettera d), del citato art. 1 della legge finanziaria, la disposizione si applica anche per l’anno 2007 e, quindi, con effetto retroattivo.
3) Il presente decreto, la cui emanazione è prevista dallo stesso comma 1-sexies del citato art. 16 del TUIR, composto di due soli articoli, è ispirato ai seguenti criteri.
4) L’articolo 1 disciplina l’attribuzione della detrazione e dell’eventuale eccedenza spettante a decorrere dall’anno 2008 tramite il sostituto d’imposta.
5) L’avente diritto chiede l’attribuzione della detrazione presentando al sostituto d’imposta una dichiarazione volta a evidenziare gli estremi della registrazione del contratto, i requisiti individuati nel medesimo articolo 16 (compreso il numero dei mesi per i quali l’immobile oggetto del contratto di locazione è adibito ad abitazione principale) nonché ad attestare l’assenza di redditi ulteriori rispetto a quelli erogati dallo stesso sostituto d’imposta.
6) La detrazione per canoni di locazione spettante all’avente diritto è determinata in sede di conguaglio dei redditi erogati dal sostituto d’imposta. L’ammontare della predetta detrazione che non trova capienza nell’imposta lorda, diminuita delle detrazioni di cui agli articoli 12 e 13 del TUIR, è riconosciuto all’avente diritto entro la capienza del monte ritenute disponibile nel periodo di paga nel quale sono effettuate le operazioni di conguaglio. In presenza di una pluralità di aventi diritto, il sostituto d’imposta riconosce a ciascuno di essi l’incapienza nella percentuale determinata dal rapporto tra il monte ritenute disponibile nel periodo di paga nel quale è effettuato il conguaglio e l’ammontare complessivo dell’incapienza da riconoscere a tutti gli aventi diritto. Eventuali importi residui sono evidenziati nelle certificazioni dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (CUD) al fine di consentire agli aventi diritto il recupero in sede di dichiarazione dei redditi.
7) L’articolo 2 disciplina, a partire dal 2007, la fruizione della detrazione per canoni di locazione che non trovi capienza nell’imposta lorda nell’ambito della dichiarazione dei redditi (Modello Unico/PF ovvero Modello 730) per i contribuenti che possiedono anche o esclusivamente redditi diversi da quelli di lavoro dipendente, assimilati o di pensione. Tale modalità si rende applicabile altresì, relativamente al solo anno 2007, anche per la determinazione della detrazione, compresa la parte incapiente, spettante ai titolari di soli redditi di lavoro dipendente, assimilati e di pensione.
8) Il credito derivante dall’incapienza può essere utilizzato in compensazione ai sensi dell’articolo 17, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ivi includendo la compensazione dell’ICI, o, a scelta del contribuente, riportato a nuovo per computarlo in diminuzione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche relativa al periodo d’imposta successivo ovvero chiesto a rimborso.
9) Resta fermo che la dichiarazione dei redditi dovrà consentire il recupero dell’ammontare della detrazione riconosciuta in misura superiore a quella spettante.

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Decreto Ministero dell’interno 2/4/1998 n. 117

Redazione

1. La riduzione del numero delle sezioni deve comportare, per ciascun comune, un numero medio di elettori per sezione non inferiore a:
a) 750 elettori nei comuni da 2.001 a 40.000 abitanti;
b) 825 elettori nei comuni da 40.001 a 500.000 abitanti;
c) 900 elettori nei comuni con più di 500.001 abitanti.
2. Salvo che particolari, comprovate condizioni di lontananza o di viabilità rendano difficile l’esercizio del diritto di voto, nei comuni con popolazione inferiore a 1.200 abitanti viene costituita una sola sezione, mentre nei comuni con popolazione da 1.201 a 2.000 abitanti il corpo elettorale è ripartito in due sezioni.

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