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Decreto 21 dicembre 2015

Redazione

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 21 dicembre 2015 

Rilevazione dei tassi effettivi globali medi, ai sensi della legge sull’usura. Periodo di rilevazione 1° luglio – 30 settembre 2015. Applicazione dal 1° gennaio al 31 marzo 2016.
(GU n.301 del 29-12-2015)

IL CAPO DELLA DIREZIONE V del Dipartimento del Tesoro

Vista la legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura e, in particolare, l’art. 2, comma 1, in base al quale “il Ministro del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura”;
Visto il proprio decreto del 23 settembre 2015, recante la “classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari”;
Visto, da ultimo, il proprio decreto del 24 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2015 e, in particolare, l’art. 3, comma 3, che attribuisce alla Banca d’Italia il compito di procedere per il trimestre 1° luglio 2015 – 30 settembre 2015 alla rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari;
Viste le “istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate dalla Banca d’Italia (pubblicate nella G.U. n. 200 del 29 agosto 2009);
Vista la rilevazione dei valori medi dei tassi effettivi globali segnalati dalle banche e dagli intermediari finanziari con riferimento al periodo 1° luglio 2015 – 30 settembre 2015 e tenuto conto della variazione, nel periodo successivo al trimestre di riferimento, del valore medio del tasso applicato alle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema determinato dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea, la cui misura sostituisce quella del tasso determinato dalla Banca d’Italia ai sensi del d.lgs. 24 giugno 1998 n. 213, in sostituzione del tasso ufficiale di sconto;
Visti il d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n. 24, recante interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, e l’indagine statistica effettuata nel 2002 a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio italiano dei cambi, condotta su un campione di intermediari secondo le modalita’ indicate nella nota metodologica, relativamente alla maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento;
Vista la direttiva del Ministro in data 12 maggio 1999, concernente l’attuazione del decreto legislativo n. 29/1993 e successive modificazioni e integrazioni, in ordine alla delimitazione dell’ambito di responsabilita’ del vertice politico e di quello amministrativo; Atteso che, per effetto di tale direttiva, il provvedimento di rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi dell’art. 2 della legge n. 108/1996, rientra nell’ambito di responsabilita’ del vertice amministrativo;
Visto l’art. 62 del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2007, che ha disposto la soppressione dell’Ufficio italiano dei cambi e il passaggio di competenze e poteri alla Banca d’Italia; Sentita la Banca d’Italia;

Decreta:

Art. 1
1. I tassi effettivi globali medi, riferiti ad anno, praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, determinati ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 108, relativamente al trimestre 1° luglio 2015 – 30 settembre 2015, sono indicati nella tabella riportata in allegato (ALLEGATO A).

Art. 2
1. Il presente decreto entra in vigore il 1° gennaio 2016.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 marzo 2016, ai fini della determinazione degli interessi usurari ai sensi dell’art. 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, come modificato dal d.l. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, i tassi riportati nella tabella indicata all’art. 1 del presente decreto devono essere aumentati di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori 4 punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non puo’ essere superiore a otto punti percentuali.

Art. 3
1. Le banche e gli intermediari finanziari sono tenuti ad affiggere in ciascuna sede o dipendenza aperta al pubblico in modo facilmente visibile la tabella riportata in allegato (ALLEGATO A).
2. Le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del limite di cui all’art. 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, come modificato dal d.l. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, si attengono ai criteri di calcolo delle “istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate dalla Banca d’Italia.
3. La Banca d’Italia procede per il trimestre 1° ottobre 2015 – 31 dicembre 2015 alla rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari con riferimento alle categorie di operazioni indicate nell’apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.
4. I tassi effettivi globali medi di cui all’art. 1, comma 1, del presente decreto non sono comprensivi degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento. L’indagine statistica condotta nel 2002 a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio italiano dei cambi ha rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento e’ mediamente pari a 2,1 punti percentuali. Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 21 dicembre 2015 Il Capo della Direzione: Maresca

 

Allegato A

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D.M. 12/9/2012

Redazione

Art. 1 Ripetibilita’ delle spese di notifica

1. Sono ripetibili le spese per i compensi di notifica degli atti impositivi e degli atti di contestazione e di irrogazione delle sanzioni, stabiliti in applicazione della legge 20 novembre 1982, n. 890, quelle derivanti dall’esecuzione degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, ai sensi dell’art. 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonche’ le spese derivanti dall’applicazione delle altre modalita’ di notifica previste da specifiche disposizioni normative.

 

Art. 2 Costo della notifica

1. L’ammontare delle spese di cui all’art. 1, ripetibile nei confronti del destinatario dell’atto notificato, e’ fissato nella misura unitaria di euro 5,18 per le notifiche effettuate mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento e nella misura di euro 8,75 per le notifiche effettuate ai sensi dell’art. 60 del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e dell’art. 14 della legge 20 novembre 1982, n. 890.
2. L’ammontare delle spese di cui all’art. 1, escluse quelle relative alla traduzione degli atti, ripetibili nei confronti del destinatario degli atti stessi, e’ fissato nella misura unitaria di euro 8,35 per le notifiche eseguite all’estero, ai sensi dell’art. 60, primo comma, lettera e-bis), quarto e quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, degli articoli 37 e 77 del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, e dell’art. 142 del codice di procedura civile, salvo quanto diversamente previsto dalle disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali.

 

Art. 3 Esclusioni

1. Non sono ripetibili le spese per la notifica di atti istruttori e di atti amministrativi alla cui emanazione l’amministrazione e’ tenuta su richiesta.
2. E’ esclusa, altresi’, la ripetizione relativamente all’invio di qualsiasi atto mediante comunicazione.

 

Art. 4 Effetti

1. Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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D.M. 11/10/2012

Redazione

Art. 1 Presupposti per l’applicazione della liquidazione IVA per cassa

  1. I soggetti che nell’anno solare precedente hanno  realizzato  o, in caso di inizio di attivita’, prevedono  di  realizzare  un  volume d’affari non superiore a due milioni di euro, possono optare  per  la liquidazione dell’IVA secondo la contabilita’ di  cassa,  di  seguito denominata «IVA per cassa», come disciplinata  dall’art.  32-bis  del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e dalle disposizioni contenute nel presente decreto.
  2. Per i soggetti che esercitano  l’opzione  di  cui  al  comma  1, l’imposta sul valore aggiunto relativa alle cessioni di beni ed  alle prestazioni di servizi  effettuate  nei  confronti  di  cessionari  o committenti  che  agiscono  nell’esercizio   di   impresa,   arte   o professione, diviene esigibile all’atto del  pagamento  dei  relativi corrispettivi. L’imposta diviene, comunque, esigibile decorso un anno dal  momento  di  effettuazione   dell’operazione,   salvo   che   il cessionario o committente, prima del decorso di  detto  termine,  sia stato assoggettato a procedure concorsuali.
  3. Per i soggetti che esercitano l’opzione di cui al  comma  1,  il diritto alla detrazione dell’imposta  sul  valore  aggiunto  relativa agli acquisti effettuati sorge al momento del pagamento dei  relativi corrispettivi.
  4. Per i cessionari o committenti delle operazioni di cui al  comma 2, che non abbiano esercitato l’opzione di cui al comma 1, il diritto alla detrazione sorge  in  ogni  caso  al  momento  di  effettuazione dell’operazione. 

        
     

Art. 2 Operazioni attive escluse dalla liquidazione dell’IVA secondo la contabilita’ di cassa

  1. Sono escluse dalla disciplina contenuta nel presente decreto:
    a) le operazioni effettuate nell’ambito  di  regimi  speciali  di determinazione dell’imposta sul valore aggiunto;
    b) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti che non agiscono nell’esercizio d’imprese, arti o professioni;
    c) le  operazioni  effettuate  nei  confronti  dei  soggetti  che assolvono l’imposta mediante il meccanismo dell’inversione contabile;
    d) le  operazioni  di  cui  all’art.  6,  quinto  comma,  secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. 

        
     

Art. 3 Operazioni passive escluse dal differimento del diritto alla detrazione

  1. Sono escluse dal differimento del diritto alla detrazione:
    a) gli acquisti di beni o servizi soggetti all’imposta sul valore aggiunto con il metodo dell’inversione contabile;
    b) gli acquisti intracomunitari di beni;
    c) le importazioni di beni;
    d) le estrazioni di beni dai depositi IVA. 

        
     

Art. 4 Adempimenti relativi alle operazioni attive del cedente o prestatore

  1. Per le operazioni di cui all’art.  1  il  cedente  o  prestatore adempie gli obblighi  di  cui  al  titolo  secondo  del  decreto  del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
  2. Le operazioni di cui all’art. 1 concorrono a formare il relativo volume  d’affari  del  cedente  o  prestatore  e   partecipano   alla determinazione della percentuale di detrazione di cui all’art. 19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633, con riferimento all’anno in cui le operazioni sono effettuate.
  3.  Le  operazioni  di  cui  all’art.  1   sono   computate   nella liquidazione periodica relativa al mese o  trimestre  nel  corso  del quale e’ incassato il corrispettivo, ovvero scade il  termine  di  un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
  4.  Nel  caso  in  cui  sia  effettuato  un  incasso  parziale  del corrispettivo, l’imposta diventa  esigibile  ed  e’  computata  nella liquidazione periodica  nella  proporzione  esistente  fra  la  somma incassata ed il corrispettivo complessivo dell’operazione.
  5. Le fatture emesse in sede di applicazione delle disposizioni  di cui al  presente  decreto  recano  l’annotazione  che  si  tratta  di operazione con «IVA per cassa», con  l’indicazione  dell’art.  32-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83. 

        
     

Art. 5 Adempimenti relativi alle operazioni passive del cedente o prestatore

  1.  Il  diritto  alla  detrazione  dell’imposta  relativa  ai  beni acquistati o servizi ricevuti e’ esercitato, ai sensi degli  articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26  ottobre 1972, n. 633, a partire dal momento in cui i  relativi  corrispettivi sono pagati, o comunque decorso un anno dal momento in cui  l’imposta diviene esigibile secondo le  regole  ordinarie  ed  alle  condizioni esistenti in tale momento.
  2. Nel caso  in  cui  sia  effettuato  un  pagamento  parziale  del corrispettivo, il diritto alla detrazione dell’imposta sorge in  capo al cedente o prestatore nella  proporzione  esistente  fra  la  somma pagata ed il corrispettivo complessivo dell’operazione. 

        

Art. 6 Esercizio dell’opzione

  1. L’opzione di cui all’art.  1  e  la  revoca  della  stessa  sono esercitate secondo le modalita’  individuate  con  provvedimento  del direttore dell’Agenzia delle entrate.
  2. L’opzione ha effetto a partire dal 1° gennaio dell’anno  in  cui e’ esercitata ovvero, in caso  di  inizio  dell’attivita’  nel  corso dell’anno, dalla data di inizio dell’attivita’.
  3. Le operazioni gia’ liquidate alla data del 31 dicembre dell’anno precedente  quello  di  esercizio  dell’opzione  sono  escluse  dalla disciplina dell’IVA per cassa. 

        

Art. 7 Termine dell’opzione

  1. Qualora nel corso  dell’anno  sia  superato  il  limite  di  due milioni di euro di volume d’affari, le disposizioni di cui all’art. 1 non si applicano  alle  operazioni  attive  e  passive  effettuate  a partire dal mese successivo a  quello  in  cui  il  limite  e’  stato superato.
  2.  Nel  caso  di  cui  al  comma  1,  ovvero  in  caso  di  revoca dell’opzione, nella liquidazione relativa all’ultimo mese in  cui  e’ stata applicata l’IVA per cassa e’  computato  a  debito  l’ammontare dell’imposta,  che  non  risulti  ancora   versata,   relativa   alle operazioni effettuate ed i cui corrispettivi non  sono  stati  ancora incassati.  A  partire  dalla   stessa   liquidazione   puo’   essere esercitato,  ai  sensi  dell’art.  19  e  seguenti  del  decreto  del Presidente  della  Repubblica  n.  633  del  1972,  il  diritto  alla detrazione dell’imposta, che non risulti  ancora  detratta,  relativa agli acquisti effettuati ed i cui corrispettivi non sono stati ancora
pagati. 

        

Art. 8 Efficacia

  1.  Le  disposizioni  del  presente  decreto  si   applicano   alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° dicembre 2012.
  Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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D.M. 5/4/2012, n. 66

Redazione

Art. 1 Definizioni

1. Nel presente regolamento si intendono per:
a) “albo”: la sezione dell’albo istituito ai sensi dell’articolo 18-bis, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, dedicata alle società di consulenza finanziaria di cui all’articolo 18-ter;
b) “società di consulenza finanziaria”: le società costituite in forma di società per azioni o società a responsabilità limitata che prestano la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti, di cui all’articolo 18-ter, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
c) “consulenza in materia di investimenti”: il servizio di investimento di cui all’articolo 1, comma 5-septies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
d) “emittenti e intermediari”: gli emittenti prodotti finanziari, i soggetti abilitati di cui all’articolo 1, comma 1, lettera r), del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le imprese di assicurazione, gli agenti di cambio, le società di cui all’articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415, la società Poste Italiane autorizzata alla prestazione di servizi di investimento ai sensi degli articoli 2 e 12, del decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144, e ogni altro soggetto che intermedia risorse finanziarie attraverso prodotti finanziari, qualunque sia il Paese in cui tali soggetti hanno la propria sede;
e) “organismo”: l’organismo di cui all’articolo 18-bis, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
f) “Testo Unico”: il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
g) “D.M. 24 dicembre 2008, n. 206”: il Regolamento di disciplina dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali per l’iscrizione all’albo delle persone fisiche consulenti finanziari, adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze con decreto del 24 dicembre 2008, n. 206.

 

Art. 2 Contenuto dell’attività e denominazione

1. Le società di consulenza finanziaria svolgono l’attività di consulenza in materia di investimenti e ogni altra attività consentita nel rispetto delle riserve di attività previste dalla legge, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti. Resta fermo il rispetto delle cause di incompatibilità determinate dalla Consob ai sensi dell’articolo 18-bis, comma 7, lett. c) del Testo Unico.

2. La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere le parole “società di consulenza finanziaria”.

 

Art. 3 Requisiti di indipendenza

1. Non possono essere iscritte all’albo le società di consulenza finanziaria che intrattengono, direttamente, indirettamente, per conto di terzi, o per il tramite di terzi, rapporti di natura patrimoniale, economica, finanziaria, contrattuale, o di altra natura, con emittenti e intermediari, con società loro controllate, controllanti o sottoposte a comune controllo, con l’azionista o il gruppo di azionisti che controllano tali società, o con amministratori o dirigenti di tali società, se tali rapporti possono condizionare l’indipendenza nella prestazione della consulenza in materia di investimenti.

2. Non possono essere iscritte all’albo le società di consulenza finanziaria qualora la struttura del gruppo di cui eventualmente è parte la società stessa sia tale da condizionarne l’indipendenza nella prestazione della consulenza in materia di investimenti.

3. Per la prestazione di consulenza in materia di investimenti le società di consulenza finanziaria non possono percepire alcuna forma di beneficio da soggetti diversi dal cliente al quale è reso il servizio.

4. Le società iscritte informano l’organismo, secondo le modalità da questo stabilite, dei rapporti intrattenuti con i soggetti di cui ai commi 1 e 2, dichiarando che essi non sono tali da condizionare l’indipendenza nella prestazione di consulenza in materia di investimenti. L’organismo valuta le suddette dichiarazioni ai fini della permanenza dell’iscrizione.

 

Art. 4 Requisiti patrimoniali

1. L’iscrizione all’albo delle società di consulenza finanziaria è consentita previa sottoscrizione di un’assicurazione a copertura della responsabilità civile per i danni derivanti da negligenza professionale, che operi per tutto il periodo dell’iscrizione e che assicuri una copertura di almeno 1.000.000 di euro per ciascuna richiesta di indennizzo e di 5.000.000 di euro all’anno per l’importo totale delle richieste di indennizzo.

2. L’organismo può modificare tali importi per adeguarli all’inflazione, nonché prevedere un massimale annuale maggiore in considerazione dei volumi di attività delle società di consulenza finanziaria.

 

Art. 5 Requisiti di onorabilità e indipendenza dei soci

1. I soci devono possedere i requisiti di onorabilità previsti dal D.M. n. 206 del 2008.

2. Non possono essere soci della società di consulenza finanziaria i soggetti che intrattengono, direttamente, indirettamente o per conto di terzi, rapporti di natura patrimoniale o professionale o di altra natura, compresa quella familiare, con emittenti e intermediari, con società loro controllate, controllanti o sottoposte a comune controllo, con l’azionista o il gruppo di azionisti che controllano tali società, o con amministratori o dirigenti di tali società, se tali rapporti possono condizionare l’indipendenza di giudizio della società nella prestazione della consulenza in materia di investimenti.

3. Le società di consulenza finanziaria informano l’organismo secondo le modalità da questo stabilite, dei rapporti intrattenuti dai soci con i soggetti di cui al comma 2, dichiarando che essi non sono tali da condizionare l’indipendenza di giudizio della società nella prestazione di consulenza in materia di investimenti. L’organismo valuta le suddette dichiarazioni ai fini della permanenza dell’iscrizione.

 

Art. 6 Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza degli esponenti aziendali

1. Coloro che svolgono funzioni di amministrazione e direzione presso società di consulenza finanziaria, devono possedere i requisiti di professionalità, di indipendenza ed onorabilità previsti per i consulenti finanziari dal D.M. n. 206 del 2008.

2. Coloro che svolgono funzioni di controllo devono possedere i requisiti di onorabilità previsti dal D.M. n. 206 del 2008 e i requisiti di indipendenza e di professionalità stabiliti dal codice civile per i sindaci, i componenti del consiglio di sorveglianza e del comitato per il controllo sulla gestione.

3. Ai soggetti di cui ai commi 1 e 2 si applica l’articolo 3 del D.M. n. 206 del 2008.

4. Il difetto dei requisiti determina la decadenza dalla carica. Entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto la società dichiara la decadenza dalla carica e ne informa senza indugio l’organismo.

 

Art. 7 Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza dei soggetti che svolgono attività di consulenza finanziaria per conto della società

1. I soggetti, siano essi soci, esponenti aziendali, collaboratori o ausiliari che svolgono, per conto della società, attività di consulenza finanziaria in materia di investimenti nei confronti della clientela, devono essere iscritti all’albo dei consulenti finanziari persone fisiche istituito ai sensi dell’articolo 18-bis, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

2. Ai soggetti di cui al comma 1 non si applicano i requisiti patrimoniali previsti dal D.M. n. 206 del 2008.

 

Art. 8 Disposizioni finali e transitorie

1. Al comma 1, dell’articolo 7, del D.M. n. 206 del 2008, la parola “Organismo” è sostituita dalla parola “Albo”.

2. Al comma 4, dell’articolo 7, del D.M. n. 206 del 2008 le parole “il 1° novembre 2009” sono sostituite dalle parole “sei mesi dalla data di avvio dell’operatività dell’Albo”.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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Decreto Ministero dell’economia e delle finanze 20/9/2010

Redazione

Approvazione del modello

1. E’ approvato l’unito modello per la comunicazione di versamento del contributo unificato di iscrizione a ruolo, ai sensi dell’art. 194, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

Reperibilita’ del modello

1. Il modello di cui all’art. 1 e’ reso disponibile gratuitamente in formato elettronico e puo’ essere prelevato dai siti internet del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della ragioneria generale dello Stato (http://www.rgs.mef.gov.it/) e Dipartimento delle finanze (http://www.finanze.it/), nonche’ dell’Agenzia delle entrate (http://www.agenziaentrate.it/), nel rispetto, in fase di stampa, delle caratteristiche di cui all’art. 3.
2. Il modello di cui all’art. 1 puo’ essere altresi’ prelevato da altri siti internet a condizione che lo stesso sia conforme a quello approvato con il presente decreto, rispetti le caratteristiche di cui all’art. 3 e rechi l’indirizzo del sito dal quale e’ stato prelevato nonche’ gli estremi del presente decreto. 3. E’ autorizzata la stampa, anche su modulo continuo, del modello di cui all’articolo 1, nel rispetto delle caratteristiche indicate all’art.
3. A tal fine, il predetto modello e’ reso disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate in uno specifico formato elettronico, riservato ai soggetti che dispongono di sistemi tipografici, idoneo a consentirne la riproduzione

Caratteristiche del modello

1. Il modello di cui all’articolo 1 e’ di colore celeste cieco e si compone di un esemplare su un foglio singolo di carta bianca formato A-4 avente le seguenti dimensioni: base centimetri 21 e altezza centimetri 29,7.
2. Il medesimo modello puo’ essere riprodotto anche con stampa monocromatica realizzata in colore nero. La stampa realizzata deve, in ogni caso, garantire la chiarezza e l’intelligibilita’ del modello stesso nel tempo.

Pubblicazione

1. Il presente decreto ed il modello allegato verranno pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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Decreto Ministero dell’economia e delle finanze 27/11/2008

Redazione

Ambito di applicazione

1. Il presente decreto disciplina, in attuazione del decreto-legge 13 ottobre 2008, n. 157 (d’ora in avanti: il decreto-legge), criteri, modalita’ e condizioni delle seguenti operazioni:
a) concessione della garanzia dello Stato sulle passivita’ delle banche italiane, di cui all’art. 1, comma 1, del decreto-legge;
b) operazioni temporanee di scambio tra titoli di Stato e passivita’ delle banche italiane controparti, di cui all’art. 1, comma 2, del decreto-legge;
c) concessione della garanzia dello Stato sulle operazioni stipulate da banche italiane, al fine di ottenere la temporanea disponibilita’ di titoli utilizzabili per operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema, di cui all’art. 1, comma 3, del decreto-legge.
2. Ai fini del presente decreto, per banche italiane si intendono le banche aventi sede legale in Italia.
3. L’entita’ delle operazioni poste in essere e’ limitata a quanto strettamente necessario per porre rimedio alla attuale grave turbativa dell’economia. L’insieme delle operazioni di cui al comma 1 e i loro effetti sull’economia sono oggetto di monitoraggio semestrale da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, con il supporto della Banca d’Italia, anche al fine di verificare la necessita’ della sussistenza delle operazioni stesse e l’esigenza di eventuali modifiche operative. I risultati delle verifiche sono comunicati alla Commissione europea; le eventuali necessita’ di prolungare la vigenza delle operazioni oltre i sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto e le eventuali modifiche operative ritenute necessarie sono notificate alla Commissione europea.
4. Le banche che ricorrono agli interventi previsti dal presente decreto devono svolgere la propria attivita’ in modo da non abusare del sostegno ricevuto e conseguire indebiti vantaggi per il tramite dello stesso, in particolare nelle comunicazioni commerciali rivolte al pubblico.
5. In caso di mancato rispetto delle condizioni di cui al comma 4, il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, puo’ escludere la banca interessata dall’ammissione alle operazioni di cui al comma 1, fatte salve le operazioni gia’ in essere. Di tale esclusione e’ data comunicazione alla Commissione europea.
6. Per singola banca, l’ammontare massimo complessivo delle operazioni di cui al presente decreto non puo’ eccedere il patrimonio di vigilanza, ivi incluso il patrimonio di terzo livello. La Banca d’Italia effettua un monitoraggio del rispetto dei suddetti limiti e ne comunica tempestivamente gli esiti al Dipartimento del Tesoro. Il Dipartimento del Tesoro comunica alla Commissione europea i risultati del monitoraggio.
7. Il Ministero dell’economia e delle finanze, con il supporto della Banca d’Italia, controlla l’espansione delle attivita’ di bilancio delle banche beneficiarie delle operazioni di cui al presente decreto al fine di assicurare che a livello aggregato la crescita di tali attivita’ non superi il piu’ elevato tra i seguenti indicatori: la crescita annua del PIL nominale dell’Italia nell’anno precedente; la media annua di crescita delle attivita’ di bilancio delle banche italiane nel periodo 1987-2007;il tasso medio di crescita delle attivita’ di bilancio delle banche insediate nell’Unione europea nei sei mesi precedenti.
8. Ove le attivita’ di bilancio eccedano a livello aggregato il limite di cui al comma 7, il Ministero dell’economia e delle finanze adotta le misure necessarie ad assicurarne il rispetto, ivi comprese le necessarie modifiche al presente decreto, salvo che il superamento del limite sia determinato da cause indipendenti dalle misure previste nel decreto medesimo.

Garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane

1. Nelle operazioni di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), la garanzia dello Stato puo’ essere concessa su strumenti finanziari di debito emessi da banche che presentino congiuntamente le seguenti caratteristiche:
a) sono emessi, a condizioni di mercato, successivamente all’entrata in vigore del presente decreto, anche nell’ambito di programmi di emissione preesistenti, e hanno durata residua non inferiore a tre mesi e non superiore a cinque anni;
b) prevedono il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza;
c) sono a tasso fisso;
d) sono denominati in euro;
e) rappresentano un debito non subordinato nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi;
f) non sono obbligazioni bancarie garantite di cui all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130;
g) non sono titoli strutturati o prodotti complessi ne’ incorporano una componente derivata. A tal fine si fa
riferimento alle definizioni contenute nelle Istruzioni di Vigilanza per le banche (Circolare della Banca d’Italia n. 229 del 21 aprile 1999, Titolo X, Capitolo 1, Sezione I.).
2. La garanzia di cui al precedente comma copre il capitale e gli interessi.
3. Non possono in alcun caso essere assistite da garanzia dello Stato le passivita’ computabili nel patrimonio di vigilanza, come individuate dalle Nuove disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche (Circolare della Banca d’Italia n. 263 del 27 dicembre 2006, Titolo I, Capitolo 2).
4. Il volume complessivo di strumenti finanziari di cui al comma 1 emessi dalle banche con durata superiore ai 3 anni sui quali puo’ essere prestata la garanzia di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), non puo’ eccedere il 25% del valore nominale totale dei debiti garantiti dallo Stato emessi dalla banca stessa e garantiti dallo Stato ai sensi del presente decreto.
5. L’elenco degli strumenti finanziari emessi da banche e garantiti dallo Stato ai sensi del presente articolo e’ disponibile sul sito internet del Ministero dell’economia e delle finanze.

Operazioni temporanee di scambio

1. Le passivita’ emesse dalle banche nell’ambito di operazioni di scambio con titoli di Stato, di cui all’art. 1, comma 1, lettera b), sono rappresentate da strumenti finanziari che hanno tutte le seguenti caratteristiche:
a) sono denominati in euro;
b) sono emessi successivamente all’entrata in vigore del decreto-legge;
c) prevedono il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza;
d) non sono titoli strutturati o prodotti complessi ne’ incorporano una componente derivata. A tal fine si fa riferimento alle definizioni contenute nelle Istruzioni di Vigilanza per le banche (Circolare della Banca d’Italia n. 229 del 21 aprile 1999, Titolo X, Capitolo 1, Sezione I.);
e) possono essere immessi nel sistema di gestione accentrata di strumenti finanziari della Monte Titoli S.p.A. o in un sistema ad esso collegato;
f) hanno le stesse caratteristiche finanziarie e assicurano i medesimi flussi di cassa dei titoli di Stato dati in scambio. 2. Nelle operazioni di cui al comma 1, i titoli di Stato sono depositati dal Dipartimento del Tesoro presso il conto accentrato, diretto o indiretto, della banca richiedente, la quale ne acquista la proprieta’ ed emette a favore del Dipartimento del Tesoro strumenti finanziari aventi le caratteristiche di cui al comma 1, per un importo non inferiore a 500.000 euro. Tali strumenti vengono depositati sul conto terzi intestato alla Banca d’Italia presso Monte Titoli S.p.A.
3. I titoli di Stato emessi nelle operazioni di cui al comma 1 possono essere utilizzati in via esclusiva per operazioni di rifinanziamento con l’Eurosistema o per operazioni di finanziamento realizzate con altre controparti bancarie o per la costituzione in pegno nell’ambito di schemi mutualistici volti a favorire un’ordinata ed equilibrata gestione della liquidita’ sulla base di criteri e limiti stabiliti dalla Banca d’Italia. In caso di mancata osservanza della presente disposizione, il Dipartimento del Tesoro applica una penale pari al 20% del controvalore dell’operazione. Nel caso in cui tale inosservanza sia rilevata durante la vita dell’operazione stessa, il Dipartimento del Tesoro revoca l’operazione e la banca e’ tenuta a restituire i titoli di Stato che hanno costituito oggetto dell’operazione stessa il terzo giorno lavorativo successivo alla data di revoca. In caso di mancata restituzione nei tempi stabiliti, il Dipartimento del Tesoro e’ autorizzato ad attivare la procedura di buy-in prevista dal DM 5 maggio 2004 citato nelle premesse nei confronti della banca inadempiente.
4. Gli strumenti finanziari emessi dalla banca conferiscono al Dipartimento del Tesoro il diritto, al termine previsto per l’operazione di scambio, alla restituzione di titoli di Stato della stessa specie e nel medesimo quantitativo di quelli depositati. In caso di mancata restituzione nei tempi stabiliti, il Dipartimento del Tesoro e’ autorizzato ad attivare la procedura di buy-in prevista dal decreto ministeriale 5 maggio 2004 citato nelle premesse nei confronti della banca inadempiente e ne da’ comunicazione alla Commissione europea entro 6 mesi dall’attivazione della procedura stessa. La banca e’ altresi’ tenuta a presentare un piano di ristrutturazione, come previsto dalla Comunicazione della Commissione europea in data 13 ottobre 2008 citata nelle premesse. Tale piano viene trasmesso alla Commissione europea entro e non oltre 6 mesi.
5. Nelle operazioni di cui al presente articolo il Dipartimento del Tesoro puo’ emettere nuovi titoli o nuove tranche di titoli di Stato gia’ in circolazione.
6. Le operazioni hanno durata fino ad un massimo di 6 mesi e sono rinnovabili, anche con scadenze diverse da quella iniziale, fino al 31 dicembre 2009, previa verifica della permanenza delle condizioni di ammissione alle operazioni di cui all’art. 8 del presente decreto. Nel caso di rinnovo, i titoli di Stato depositati presso la banca rimangono in vita per la durata dello stesso rinnovo, mentre gli strumenti finanziari vengono trattenuti, nel conto terzi della Banca d’Italia presso la Monte Titoli S.p.A., per la medesima durata.
7. Ove uno dei provvedimenti di cui al Titolo IV del Testo unico bancario, di cui alle premesse, sia stato adottato in conseguenza della mancata consegna dei titoli nelle operazioni di cui al presente articolo, il provvedimento e’ trasmesso alla Commissione europea entro e non oltre 6 mesi.

Garanzia dello Stato per titoli utilizzabili a fini di rifinanziamento con l’Eurosistema

1. Nelle operazioni di cui all’art. 1, comma 1, lettera c), la garanzia puo’ essere concessa dallo Stato alla banca a favore del terzo prestatore di titoli idonei a essere utilizzati nelle operazioni di rifinanziamento con l’Eurosistema, a fronte del rischio di mancata restituzione dei medesimi titoli. Le operazioni di prestito non devono essere assistite da altre forme di garanzia, implicita o esplicita.
2. La garanzia di cui al precedente comma e’ accordata per un importo pari al valore complessivo in euro dei titoli alla data di richiesta della garanzia. Il valore dei titoli, pari al loro valore di mercato, e’ determinato dalla Banca d’Italia. 3. La garanzia puo’ essere concessa su operazioni di prestito di durata non superiore a tre anni e aventi ad oggetto titoli con un valore complessivo, determinato ai sensi del comma 2, non inferiore a 500.000 euro.

Caratteristiche della garanzia

1. La garanzia dello Stato di cui agli articoli 2 e 4 del presente decreto e’ incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta.

Condizioni economiche

1. Gli oneri economici a carico delle banche beneficiarie nelle operazioni di cui al presente decreto sono cosi’ determinati:
a) nelle operazioni di cui agli articoli 2 e 4:
1. per la garanzia di strumenti finanziari con durata residua non superiore a un anno o di obbligazioni contrattuali con pari scadenza e’ dovuta una commissione pari a 0,50 punti percentuali;
2. per la garanzia sugli strumenti con durata residua superiore a un anno o obbligazioni contrattuali con pari scadenza e’ dovuta una commissione pari al minore tra i seguenti valori:
i. la mediana degli spread sui contratti di Credit Default Swap (CDS) a cinque anni relativi alla banca o alla capogruppo nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2007 e il 31 agosto 2008, aumentata di 0,50 punti percentuali;
ii. la mediana degli spread sui CDS a cinque anni registrati nello stesso periodo per le maggiori banche insediate in paesi dell’area euro appartenenti alla medesima classe di rating del debito senior unsecured, aumentata di 0,50 punti percentuali.
b) nelle operazioni di cui all’art. 3 e’ dovuta una commissione pari a 1 punto percentuale.
2. Per le banche per le quali non sono negoziati contratti di CDS o comunque non sono disponibili dati rappresentativi, gli oneri economici delle operazioni di cui alla lettera a), punto 2) del precedente comma, sono pari a:
a) per banche che abbiano un rating rilasciato da ECAI riconosciute: la mediana degli spread sui contratti di CDS a cinque anni nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2007 e il 31 agosto 2008 registrati per le maggiori banche insediate in paesi dell’area euro appartenenti alla medesima classe di rating del debito senior unsecured, aumentata di 0,50 punti percentuali;
b) per banche prive di rating: la mediana degli spread sui contratti CDS registrati nel medesimo periodo per le maggiori banche insediate in paesi dell’area dell’euro e appartenenti alla piu’ bassa categoria di rating disponibile, aumentata di 0,50 punti percentuali. 3. La commissione e’ applicata in ragione d’anno a:
a) l’ammontare nominale dei titoli emessi dalla banca nelle operazioni di cui all’art. 2;
b) l’ammontare nominale dei titoli di Stato emessi nelle operazioni di cui all’art. 3;
c) l’ammontare della garanzia prestata nelle operazioni di cui all’art. 4.
4. Per le garanzie di durata superiore ai due anni, decorsi 24 mesi dalla data di concessione della garanzia stessa, e’ dovuta una maggiorazione della commissione di 0,50 punti percentuali.
5. In caso di difformita’ delle valutazioni di rating si applicano i criteri stabiliti dalla disciplina prudenziale delle banche (Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche, Circolare della Banca d’Italia n. 263 del 27 dicembre 2006, Titolo II, Cap. 1, Parte Prima, Sez. II, par, 2.1).
6. Il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, puo’ variare i criteri di calcolo e la misura delle commissioni di cui al comma 1 per tenere conto dell’andamento delle condizioni di mercato. Le variazioni non hanno effetto sulle operazioni gia’ in essere.
7. Le commissioni dovute dalle banche interessate sono versate, in rate trimestrali posticipate, ad apposito capitolo del Capo X dell’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 3, del decreto-legge 13 ottobre 2008, n. 157, al capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze, di cui all’art. 1, comma 7, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155. Le relative quietanze sono trasmesse dalla banca interessata al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento del Tesoro, Direzioni II e VI.

Ammissione alle operazioni di concessione della garanzia

1. Le richieste di ammissione alle operazioni di cui agli articoli 2 e 4 sono presentate dalle banche interessate nel medesimo giorno alla Banca d’Italia e al Dipartimento del Tesoro con modalita’ che assicurano la rapidita’ e la riservatezza della comunicazione. 2. La richiesta e’ presentata secondo un modello uniforme predisposto dalla Banca d’Italia e dal Dipartimento del Tesoro che deve indicare, tra l’altro, il fabbisogno di liquidita’, anche prospettico, della banca, le operazioni di garanzia a cui la banca chiede di essere ammessa e quelle alle quali eventualmente sia gia’ stata ammessa o per le quali abbia gia’ fatto richiesta di ammissione.
3. Ai fini dell’ammissione alle operazioni, la Banca d’Italia valuta l’adeguatezza patrimoniale e la capacita’ di fare fronte alle obbligazioni assunte in particolare sulla base dei seguenti criteri:
a) i coefficienti patrimoniali di base e totali alla data dell’ultima segnalazione di vigilanza disponibile non siano inferiori a quelli obbligatori;
b) non siano stati registrati risultati di esercizio negativi in piu’ di uno degli ultimi tre bilanci consecutivi. 4. La Banca d’Italia comunica tempestivamente al Dipartimento del Tesoro, di norma entro 3 giorni lavorativi dalla presentazione della richiesta, le valutazioni di cui al comma 3. Nel caso di valutazione positiva la Banca d’Italia comunica inoltre:
a) la valutazione della rispondenza alle condizioni di mercato degli strumenti finanziari di cui all’art. 2 e della congruita’ dell’intervento di liquidita’ richiesto, alla luce delle dimensioni della banca e della sua patrimonializzazione;
b) l’ammontare del patrimonio di vigilanza, incluso il patrimonio di terzo livello;
c) l’ammontare della garanzia;
d) la misura della commissione dovuta secondo quanto previsto all’art. 6.
5. Sulla base degli elementi comunicati dalla Banca d’Italia, il Dipartimento del Tesoro provvede tempestivamente e di norma entro dieci giorni lavorativi dalla ricezione della comunicazione della Banca d’Italia, in merito alla richiesta presentata della banca. A tal fine tiene conto del complesso delle richieste provenienti dal sistema, dell’andamento del mercato finanziario e delle esigenze di stabilizzazione dello stesso, della rilevanza dell’operazione, nonche’ dell’insieme delle operazioni attivate dal singolo operatore.
Il Dipartimento del Tesoro comunica la decisione alla banca richiedente e alla Banca d’Italia, con modalita’ che assicurano la rapidita’ e la riservatezza della comunicazione.

Ammissione alle operazioni temporanee di scambio

1. Le operazioni di scambio di cui all’art. 1, comma 1, lettera b), sono attivate dal Dipartimento del Tesoro ed effettuate in presenza di richieste provenienti da banche. Le richieste di ammissione alle operazioni sono presentate nel medesimo giorno alla Banca d’Italia e al Dipartimento del Tesoro, con modalita’ che assicurano la rapidita’ e la riservatezza della comunicazione.
2. La richiesta e’ presentata secondo un modello uniforme predisposto dalla Banca d’Italia e dal Dipartimento del Tesoro che deve indicare, tra l’altro, il fabbisogno di liquidita’, anche prospettico, della banca, le operazioni di scambio a cui la banca chiede di essere ammessa e quelle eventualmente gia’ richieste. 3. Ai fini dell’ammissione alle operazioni, la Banca d’Italia valuta l’adeguatezza patrimoniale e la capacita’ di fare fronte alle obbligazioni assunte in particolare sulla base dei seguenti criteri:
a) i coefficienti patrimoniali di base e totali alla data dell’ultima segnalazione di vigilanza disponibile non siano inferiori a quelli obbligatori;
b) non siano stati registrati risultati di esercizio negativi in piu’ di uno degli ultimi tre bilanci consecutivi. 4. La Banca d’Italia comunica tempestivamente al Dipartimento del Tesoro, di norma entro 3 giorni lavorativi dalla presentazione della richiesta, le valutazioni di cui al comma 3. Nel caso di valutazione positiva la Banca d’Italia comunica inoltre:
a) la valutazione sulla congruita’ dell’intervento di liquidita’ richiesto, alla luce delle dimensioni della banca e della sua patrimonializzazione;
b) l’ammontare del patrimonio di vigilanza, incluso il patrimonio di terzo livello;
c) una proposta circa l’ammontare di titoli di Stato da emettere da parte del Dipartimento del Tesoro a favore della banca nella prima operazione di scambio utile;
d) la misura della commissione dovuta secondo i criteri di cui all’art. 6.
5. Sulla base degli elementi comunicati dalla Banca d’Italia, il Dipartimento del Tesoro provvede tempestivamente, di norma entro 3 giorni lavorativi dalla ricezione della comunicazione della Banca d’Italia, a fissare, d’intesa con la Banca d’Italia, la data dell’operazione di scambio e a determinare l’ammontare nominale complessivo di titoli di Stato che intende emettere nella medesima operazione a favore della banca richiedente, tenendo conto del complesso delle richieste provenienti dal sistema. Il Dipartimento del Tesoro comunica la decisione alla banca richiedente e alla Banca d’Italia, con modalita’ che assicurano la rapidita’ e la riservatezza della comunicazione.
6. Il Dipartimento del Tesoro, anche in relazione alle richieste provenienti dal sistema e tenendo conto dell’andamento del mercato finanziario, in particolare delle esigenze di stabilizzare il mercato e di non turbare la raccolta da parte dello Stato, determina l’ammontare complessivo nominale dei titoli di Stato scambiati in ciascuna operazione e individua uno o piu’ titoli di Stato di nuova emissione o gia’ in circolazione, e le relative quantita’ da emettere. A tal fine per le nuove tranche di titoli gia’ in circolazione, si rilevano sul mercato regolamentato all’ingrosso dei titoli di Stato i prezzi registrati il giorno precedente l’operazione.
7. Per ogni operazione, il Dipartimento del Tesoro dispone l’emissione e l’assegnazione dei titoli tramite apposita comunicazione scritta alla Banca d’Italia. La consegna dei titoli avviene il terzo giorno lavorativo consecutivo a quello dell’operazione.
8. I risultati vengono comunicati, con sistemi che ne assicurano la riservatezza, dal Dipartimento del Tesoro alle controparti a conclusione di ogni operazione di scambio. Il Dipartimento del Tesoro rende inoltre pubblici i volumi dei titoli di Stato emessi in ciascuna operazione.
9. Alla scadenza di ciascuna operazione l’ammontare nominale dei titoli di Stato emessi al servizio della medesima viene annullato. Alla stessa data gli strumenti finanziari di cui all’art. 4, comma 2, rientrano sul conto in gestione accentrata, diretto o indiretto, della controparte interessata, salvo non si proceda al rinnovo dell’operazione ai sensi dell’art. 3, comma 7.
10. Con apposito decreto il Dipartimento del Tesoro provvede ad accertare su base mensile le operazioni effettuate.
11. Dei titoli di Stato emessi e degli strumenti finanziari di cui all’art. 3, comma 1, e relativi interessi, e’ tenuta apposita contabilita’ presso la Banca d’Italia, con evidenziazione delle controparti delle operazioni.
12. Ad ogni singola controparte bancaria non puo’ essere assegnato un valore nominale superiore a 1 miliardo di euro per ogni singolo titolo di Stato.
13. Gli interessi maturati sugli strumenti finanziari di cui all’art. 3, comma 1, nonche’ gli importi derivanti da eventuali conguagli attivi effettuati all’atto dell’assegnazione dei titoli di Stato, sono versati, tramite la Banca d’Italia, ad apposito capitolo dello stato di previsione dell’entrata del bilancio statale, per essere poi rassegnati all’apposito capitolo di spesa di cui al successivo periodo del presente articolo.
14. Gli oneri per interessi derivanti dall’emissione dei titoli di Stato di cui all’art. 3 del presente decreto, basati sugli importi nominali emessi, nonche’ gli oneri derivanti da eventuali conguagli passivi effettuati all’atto dell’assegnazione dei titoli di Stato, fanno carico ad apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze.
15. A fronte dei titoli di Stato emessi e’ effettuata apposita contabilizzazione al conto sospeso collettivi, che viene successivamente eliminata in sede di rimborso dei titoli medesimi. La Banca d’Italia comunica al Ministero dell’economia e delle finanze, con distinta evidenza contabile, le singole operazioni in conto sospeso collettivi poste in essere ai sensi del presente articolo.

Modalità di intervento della garanzia statale

1. La banca che non sia in grado di adempiere all’obbligazione garantita presenta richiesta motivata d’intervento della garanzia di cui agli articoli 2 e 4 del presente decreto, con almeno trenta giorni di anticipo rispetto alla scadenza del pagamento per capitale ovvero per interessi, al Dipartimento del Tesoro – Direzione VI e alla Banca d’Italia, allegando la relativa documentazione e indicando gli strumenti finanziari o le obbligazioni contrattuali per i quali richiede l’intervento e i relativi importi dovuti.
2. Il Dipartimento del Tesoro accertata, sulla base anche delle valutazioni della Banca d’Italia, l’ammissibilita’ della richiesta, il giorno antecedente la scadenza dell’operazione rende disponibili, anche mediante contabilizzazioni in conto sospeso collettivi, alla Banca d’Italia i fondi occorrenti ai fini del successivo pagamento in favore dei creditori.
3. A seguito dell’intervento della garanzia dello Stato, la banca e’ tenuta a rimborsare all’erario le somme pagate dallo Stato maggiorate degli interessi al tasso legale fino al giorno del rimborso. La banca e’ altresi’ tenuta a presentare un piano di ristrutturazione, come previsto dalla Comunicazione della Commissione europea in data 13 ottobre 2008 citata nelle premesse. Tale piano viene trasmesso alla Commissione europea entro e non oltre sei mesi.
4. Ove uno dei provvedimenti di cui al Titolo IV del Testo unico bancario, di cui alle premesse, sia stato adottato in conseguenza della escussione della garanzia ai sensi del presente articolo, il provvedimento e’ trasmesso alla Commissione Europea entro e non oltre 6 mesi.

Pubblicazione

1. Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Decreto Ministero dell’economia e delle finanze 23/6/2008

Redazione

1. I tassi effettivi globali medi riferiti ad anno praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari determina ai sensi dell’art. 2 comma 1 della legge 7 marzo 1996 n. 108 relativamente al trimestre 1° gennaio 2008 – 31 marzo 2008 sono indicati nella tabella riportata in allegato (Allegato A).
2. I tassi non sono comprensivi della commissione di massimo scoperto eventualmente applicata. La percentuale media della commissione di massimo scoperto rilevata nel trimestre di riferimento e’ riportata separatamente in nota alla tabella.

RILEVAZIONE DEI TASSI DI INTERESSE EFFETTIVI GLOBALI MEDI AI FINI DELLA LEGGE SULL’USURA(*)

MEDIE ARITMETICHE DEI TASSI SULLE SINGOLE OPERAZIONI DELLE BANCHE E DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI NON BANCARI, CORRETTE PER LA VARIAZIONE DEL VALORE MEDIO DEL TASSO APPLICATO ALLE OPERAZIONI DI RIFINANZIAMENTO PRINCIPALI DELL’EUROSISTEMA
PERIODO DI RIFERIMENTO DELLA RILEVAZIONE: 1° GENNAIO-31 MARZO 2008
APPLICAZIONE DAL1° LUGLIO FINO AL 30 SETTEMBRE 2008

Categorie di operazioni

Classi di importo

in unità di euro

Tassi medi

(in base annua)

Aperture di credito in contocorrente (1) fino a 5.000
oltre 5.000
12,97
9,87

Anticipi, sconti commerciali e altri finanziamenti alle imprese effettuati dalle banche (2)

fino a 5.000
oltre 5.000
7,47
6,81
Factoring (3) fino a 50.000
oltre 50.000
7,49
6,67
Crediti personali e altri finanziamenti alle famiglie effettuati dalle banche (4)   10,38
Anticipi, sconti commerciali, crediti personali e altri finanziamenti effettuati dagli intermediari non bancari (5) fino a 5.000
oltre 5.000
16,52
12,17
Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio (6) fino a 5.000
oltre 5.000
15,13
10,07
Leasing fino a 5.000
oltre 5.000 fino a 25.000
oltre 25.000 fino a 50.000
oltre 50.000

12,57
9,31
8,25
7,09

Credito finalizzato all’acquisto rateale e credito revolving (7) fino a 1.500
oltre 1.500 fino a 5.000
oltre 5.000
16,16
16,95
10,64
Mutui con garanzia ipotecaria (8):
– a tasso fisso
– a tasso variabile
  5,99
5,96

Avvertenza: ai fini della determinazione degli itneressi usurari ai sensi dell’art. 2 della legge n. 108/96, i tassi rilevati devono essere alimentati della metà.

(*) Per i criteri di rilevazione dei dati e di compilazione della tabella si veda la nota metodologica allegata al Decreto: per la definizione delle voci riportate nella tabella si veda l’allegato A al medesimo Decreto – I tassi non comprendono la comunicazione di massimo scoperto che, nella media delle operazioni rilevate, si ragguaglia a 0,66 punti percentuali.

Legenda delle categorie di operazioni
(Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 18.9.2007: Istruzioni applicative della Banca d’Italia e dell’ Ufficio italiano dei cambi):

(1) Aperture di credito in conto corrente con e senza garanzia.
(2) Banche: finanziamenti per anticipi su crediti e documenti – sconto di portafoglio commerciale; altri finanziamenti a breve e a medio lungo termine alle unità produttive private.
(3) Factoring: anticipi su crediti acquistati e su crediti futuri.
(4) Banche: crediti personali, a breve e a medio e lungo termine: altri finanziamenti alle famiglie di consumatori, a breve e a medio e lungo termine.
(5) Intermediari finanziari non bancari: finanziamenti per anticipi su crediti e documenti – sconto di portafoglio commerciale; crediti personali, a breve e a medio e lungo termine; altri finanziamenti a famiglie di consumatori e a unità produttive private, a breve e a medio e a lungo termine.
(6) Prestiti contro cessione del quinto stipendio: i tassi si riferiscono ai finanziamenti erogati ai sensi del D.P.R. n. 180 del 1950 o secondo schemi contrattuali ad esso assimilabili.
(7) Credito finalizzato all’acquisto rateale di beni di consumo: credito revolving e con utilizzo di carte di credito.
(8) Mutui con durata superiore a cinque anni.

——————————————————

Nota metodologica

La legge 7 marzo 1996, n. 108, volta a contrastare il fenomeno dell’usura, prevede che siano resi noti con cadenza trimestrale i tassi effettivi globali medi, comprensivi di commissioni, spese e remunerazioni a qualsiasi titolo connesse col finanziamento, praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari.
Il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 18 settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 28 settembre 2007, ha ripartito le operazioni di credito in categorie omogenee attribuendo alla Banca d’Italia e all’Ufficio italiano dei cambi il compito di rilevare i tassi.
La rilevazione dei dati per ciascuna categoria riguarda le medie aritmetiche dei tassi praticati sulle operazioni censite nel trimestre di riferimento. Essa e’ condotta per classi di importo; limitatamente a talune categorie e’ data rilevanza alla durata, all’esistenza di garanzie e alla natura della controparte. Non sono incluse nella rilevazione alcune fattispecie di operazioni condotte a tassi che non riflettono le condizioni del mercato (ad es. operazioni a tassi agevolati in virtu’ di provvedimenti legislativi).
Per le operazioni di «credito personale», «credito finalizzato», «leasing», «mutuo», «altri finanziamenti» e «prestiti contro cessione del quinto dello stipendio» i tassi rilevati si riferiscono ai rapporti di finanziamento accesi nel trimestre; per esse e’ adottato un indicatore del costo del credito analogo al Taeg definito dalla normativa comunitaria sul credito al consumo. Per le «aperture di credito in conto corrente», il «credito revolving e con utilizzo di carte di credito», gli «anticipi su crediti e sconto di portafoglio commerciale» e il «factoring» – i cui tassi sono continuamente sottoposti a revisione – vengono rilevati i tassi praticati per tutte le operazioni in essere nel trimestre, computati sulla base dell’effettivo utilizzo.
La commissione di massimo scoperto non e’ compresa nel calcolo del tasso ed e’ oggetto di autonoma rilevazione e pubblicazione nella misura media praticata.
La rilevazione interessa l’intero sistema bancario e il complesso degli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’art. 107 del testo unico bancario.
I dati relativi agli intermediari finanziari iscritti nell’elenco di cui all’art. 106 del medesimo testo unico sono stimati sulla base di una rilevazione campionaria. Nella costruzione del campione si tiene conto delle variazioni intervenute nell’universo di riferimento rispetto alla precedente rilevazione. La scelta degli intermediari presenti nel campione avviene per estrazione casuale e riflette la distribuzione per area geografica. Mediante opportune tecniche di stratificazione dei dati, il numero di operazioni rilevate viene esteso all’intero universo attraverso l’utilizzo di coefficienti di espansione, calcolati come rapporto tra la numerosita’ degli strati nell’universo e quella degli strati del campione.
La Banca d’Italia procede ad aggregazioni tra dati omogenei al fine di agevolare la consultazione e l’utilizzo della rilevazione. Le categorie di finanziamento sono definite considerando l’omogeneita’ delle operazioni evidenziata dalle forme tecniche adottate e dal livello dei tassi di mercato rilevati.
La tabella – che e’ stata definita sentita la Banca d’Italia – e’ composta da 20 tassi che fanno riferimento alle predette categorie di operazioni.
Le classi di importo riportate nella tabella sono aggregate sulla base della distribuzione delle operazioni tra le diverse classi presenti nella rilevazione statistica: lo scostamento dei tassi aggregati rispetto al dato segnalato per ciascuna classe di importo e’ contenuto.
I mercati nei quali operano le banche e gli intermediari finanziari si differenziano talvolta in modo significativo in relazione alla natura e alla rischiosita’ delle operazioni. Per tenere conto di tali specificita’, alcune categorie di operazioni sono evidenziate distintamente per le banche e gli intermediari finanziari.
Data la metodologia della segnalazione. i tassi d’interesse bancari riportati nella tabella differiscono da quelli rilevati
dalla Banca d’Italia nell’ambito delle statistiche dei tassi armonizzati e di quelle della Centrale dei rischi, orientate ai fini dell’analisi economica e dell’esame della congiuntura. Queste rilevazioni si riferiscono a campioni, tra loro diversi, di banche; i tassi armonizzati non sono comprensivi degli oneri accessori e sono ponderati con l’importo delle operazioni; i tassi della Centrale dei rischi si riferiscono alle operazioni di finanziamento di importo superiore a 75.000,00 euro.
Secondo quanto previsto dalla legge, i tassi medi rilevati vengono corretti in relazione alla variazione del valore medio del tasso ufficiale di sconto nel periodo successivo al trimestre di riferimento. A decorrere dal 1° gennaio 2004, si fa riferimento alle variazioni del tasso applicato alle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema determinato dal Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, la cui misura sostituisce quella della cessata ragione normale dello sconto.
Dopo aver aumentato i tassi della meta’, cosi’ come prescrive la legge, si ottiene il limite oltre il quale gli interessi sono da considerarsi usurari.

Rilevazione degli interessi di mora

Nell’anno 2002 la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi hanno proceduto a una rilevazione statistica riguardante la misura media degli interessi di mora stabiliti contrattualmente. La rilevazione ha riguardato un campione di banche e di societa’ finanziarie individuato sulla base della distribuzione territoriale e della ripartizione tra le categorie istituzionali.
In relazione ai contratti accesi nel terzo trimestre del 2001 sono state verificate le condizioni previste contrattualmente; per le aperture di credito in conto corrente sono state rilevate le condizioni previste nei casi di revoca del fido per tutte le operazioni in essere. In relazione ai complesso delle operazioni, il valore della maggiorazione percentuale media e’ stato posto a confronto con il tasso medio rilevato.

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