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Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Decreto sulla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Redazione

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
DECRETO 15 dicembre 2015

Modalita’ di comunicazione delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

G.U. n. 7 dell’11 gennaio 2016

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto l’art. 1, comma 6, lettera g), della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
Visto l’art. 26 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151;
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, recante «Codice dell’amministrazione digitale»;

Decreta:

Art. 1
Finalita’ e ambito di applicazione

1. Il presente decreto definisce i dati contenuti nel modulo per le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e la loro revoca e gli standard e le regole tecniche per la compilazione del modulo e per la sua trasmissione al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente, in attuazione di quanto previsto dall’art. 26, comma 3, del decreto legislativo n. 151 del 2015.

Art. 2
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intendono per:
a) «modulo»: il modello con il quale il lavoratore manifesta la volonta’ di recedere dal contratto di lavoro per dimissioni o risoluzione consensuale o di revocare tale volonta’;
b) «soggetti abilitati»: i patronati, le organizzazioni sindacali, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione di cui agli articoli 2, comma 1, lettera h), e 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, che possono trasmettere il modulo per conto del lavoratore;
c) «sistema informatico SMV»: il sistema informatico messo a disposizione dei lavoratori e dei soggetti abilitati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in attuazione dell’art. 26, comma 3, del decreto legislativo n. 151 del 2015;
d) «codice identificativo del modulo»: il codice alfanumerico rilasciato dal sistema informatico SMV attestante il giorno e l’ora in cui il modulo e’ stato trasmesso dal lavoratore con le modalita’ di cui all’art. 3, comma 3;
e) «data certa di trasmissione»: la data risultante dalla procedura di validazione temporale attestante il giorno e l’ora in cui il modulo e’ stato trasmesso dal lavoratore o dai soggetti abilitati.

Art. 3
Modulo per le dimissioni, la risoluzione consensuale e la revoca

1. Per la comunicazione delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e della loro revoca e’ adottato il modulo di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto.
2. Il modulo di cui al comma 1 e’ reso disponibile ai lavoratori e ai soggetti abilitati nel sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali www.lavoro.gov.it, con le modalita’ tecniche di cui all’allegato B, che forma parte integrante del presente decreto. 3. Il modulo di cui al comma 1 e’ inoltrato alla casella di posta elettronica certificata del datore di lavoro con le modalita’ stabilite nell’allegato B, il quale stabilisce, altresi’, le modalita’ di trasmissione del modulo alla Direzione territoriale del lavoro competente e i caratteri di non contraffazione e falsificazione della manifestazione di volonta’ di recedere o risolvere il rapporto di lavoro o di revocare tale volonta’.

Art. 4
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto e’ inviato ai competenti organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 15 dicembre 2015
Il Ministro: Poletti

 

Allegato A

Allegato B

MODALITA’ TECNICHE.
Nel presente allegato e’ illustrata la procedura per la trasmissione del modulo per le dimissioni/risoluzione consensuale e loro revoca, che garantisce, in particolar modo: il riconoscimento certo del soggetto che effettua l’adempimento (verifica dell’identita’); l’attribuzione di una data certa di trasmissione alla comunicazione (marca temporale); la revoca della comunicazione entro sette giorni dalla data di trasmissione; l’intervento di un soggetto abilitato a supporto del lavoratore per l’esecuzione delle operazioni di trasmissione e revoca. Un aspetto importante riguarda la verifica dell’identita’ del soggetto che effettua l’adempimento. Questo controllo, necessario al fine di prevenire dimissioni o risoluzioni poste in essere da soggetti diversi dal lavoratore, poggia sull’applicazione del seguente vincolo: l’accesso alle funzionalita’, disponibili nel portale lavoro.gov.it, dedicate alla trasmissione del modulo per le dimissioni/risoluzione consensuale e loro revoca, e’ possibile solo se l’utente e’ in possesso del codice personale I.N.P.S. (PIN I.N.P.S.). L’accesso alle funzionalita’ di gestione della comunicazione avviene attraverso link specifici nel portale lavoro.gov.it, il quale a sua volta poggia sull’anagrafica delle utenze di ClicLavoro, per il riconoscimento della tipologia dell’utente, e sull’autenticazione tramite il PIN I.N.P.S. per il suo riconoscimento certo. Il possesso del PIN I.N.P.S. non sostituisce le credenziali ClicLavoro, ma si aggiunge allo scopo di conferire un maggior livello di sicurezza al riconoscimento. La richiesta di emissione del PIN deve essere inoltrata all’I.N.P.S., accedendo al portale I.N.P.S.it e attenendosi alla procedura per il rilascio del PIN.
Il possesso dell’utenza ClicLavoro e del PIN I.N.P.S. non sono necessari nel caso in cui la trasmissione del modulo venga eseguita per il tramite di un soggetto abilitato (art. 26, comma 4, del decreto legislativo n. 151 del 2015). Quest’ultimo deve utilizzare la propria utenza ClicLavoro per accedere alle funzionalita’ e quindi assumersi la responsabilita’ dell’accertamento dell’identita’ del lavoratore che richiede la trasmissione del modulo attraverso la firma digitale del file PDF prodotto con i dati comunicati per le dimissioni/risoluzione consensuale e per la loro revoca e il salvataggio di questo nel sistema informatico SMV. Nella figura che segue, e’ proposta la sequenza delle attivita’ e decisioni che compongono l’intera procedura per la trasmissione e la revoca di un modulo di dimissioni/risoluzione consensuale, nella quale trova applicazione quanto sopra descritto.
Parte di provvedimento in formato grafico
La procedura proposta puo’ essere scomposta in tre macro fasi:
nella prima fase, il lavoratore, se non assistito da un soggetto abilitato, deve: richiedere, se ancora non in suo possesso, il codice PIN I.N.P.S. all’Istituto; creare un’utenza, se ancora non in suo possesso, per l’accesso al portale ClicLavoro.
Solo dopo aver soddisfatto entrambi i vincoli o nel caso in cui scegliesse di essere assistito da un soggetto abilitato, potra’ procedere con le successive attivita’; nella seconda fase il lavoratore, in autonomia o con l’assistenza di un soggetto abilitato puo’ accedere tramite il portale lavoro.gov.it: al form on-line per la trasmissione della comunicazione; alla pagina di ricerca e selezione di una comunicazione, per l’invio di una revoca; nell’ultima fase si procedera’: nel caso di adempimento eseguito con il supporto di un soggetto abilitato: alla firma digitale del modulo prodotto con i dati delle dimissioni/risoluzione consensuale o revoca degli stessi; alla trasmissione del modulo di dimissioni/risoluzione consensuale/revoca al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente. In particolare, il datore di lavoro ricevera’ il modulo nella propria casella di posta elettronica certificata e la Direzione territoriale del lavoro ricevera’ una notifica nel proprio cruscotto e avra’ la possibilita’ di visionare il modulo.

MODULO RECESSO DAL RAPPORTO DI LAVORO/REVOCA.
Nella tabella sotto riportata vi e’ l’elenco delle informazioni che compongono un modulo di dimissioni volontarie/risoluzione consensuale e della loro revoca.
Parte di provvedimento in formato grafico
Il portale, come primo passo nella compilazione di un modulo di recesso/revoca, chiedera’ all’utente di fornire le informazioni necessarie a risalire al rapporto di lavoro e quindi alla comunicazione obbligatoria di avvio/proroga/trasformazione/rettifica piu’ recente.
Il recupero della comunicazione obbligatoria permette al sistema di popolare in automatico le sezioni 1, 2 e 3, con la sola eccezione dell’indirizzo e-mail, e quindi di inibire il loro aggiornamento all’utente.
Il lavoratore avra’ la possibilita’ di scegliere se il rapporto di lavoro e’ iniziato prima del 2008 o dopo il 2008 (anno di entrata in vigore del sistema delle comunicazioni obbligatorie); nel primo caso dovra’ compilare interamente le sezioni 2 e 3 mentre nel secondo caso dovra’ inserire solo il codice fiscale del datore di lavoro e il sistema gli prospettera’ tutti i rapporti di lavoro attivi in modo che il lavoratore possa scegliere quello dal quale intende recedere. La sezione 4 dovra’ sempre essere compilata dal lavoratore. La sezione 5 sara’ aggiornata automaticamente dal sistema, contestualmente al salvataggio nel sistema informatico SMV del Ministero.
Ad ogni modulo salvato sono attribuite due informazioni identificative: la data di trasmissione (marca temporale): corrispondente alla data di sistema rilevata all’atto del salvataggio delle dimissioni/risoluzione consensuale; un codice identificativo, con formato: aaaammgghh24missms coerente con la data di trasmissione, dove: aaaa: anno (4 digit); mm: mese (2 digit); gg: giorno (2 digit); hh24: ore, nel formato «24 ore» (2 digit); mi: minuti (2 digit); ss: secondi (2 digit); ms: millisecondi (3 digit).

TIPOLOGIA DI UTENZA.
Le funzionalita’ per la trasmissione delle dimissioni volontarie/risoluzione consensuale e della loro revoca sono riservate alle seguenti classi di utenza: lavoratori; soggetti abilitati (art. 26, comma 4 del decreto legislativo n. 151 del 2015).
Oltre che a tali soggetti, le comunicazioni inviate sono accessibili nel portale, in sola lettura, a: i datori di lavoro, limitatamente a quelle riguardanti la propria azienda; le direzioni territoriali del lavoro, individuate per competenza.

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Decreto 29 ottobre 2015 – Assegno di disoccupazione

Redazione

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 29 ottobre 2015
Attuazione dell’articolo 16, comma 6, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, in materia di assegno di disoccupazione (ASDI)

G.U. n. 13 del 18 gennaio 2016

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
di concerto con
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Vista la legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonche’ in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attivita’ ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro” e, in particolare, l’art. 1, comma 2, lettera b), numero 5), che prevede l’eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’indicatore della situazione economica equivalente, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative di attivazione proposte dai servizi competenti;
Visto il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” e, in particolare, l’art. 16, che istituisce, a decorrere dal 1° maggio 2015, l’assegno di disoccupazione (ASDI) e, al comma 6, demanda a un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di definire i criteri e le modalita’ di concessione dell’assegno;
Visto il decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, recante “Disposizioni per agevolare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell’art. 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144”;
Vista la legge 8 novembre 2000, n. 328, recante “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e , in particolare, l’art. 21 che istituisce il sistema informativo dei servizi sociali;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed, in particolare, l’art. 81, comma 29, che istituisce un Fondo speciale destinato al soddisfacimento delle esigenze prioritariamente di natura alimentare e successivamente anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti;
Visto il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” e, in particolare, l’art. 13 che istituisce il Casellario dell’assistenza;
Visto il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo” e, in particolare, l’art. 60, comma 1, che stabilisce l’avvio di una sperimentazione nei comuni con piu’ di 250.000 abitanti di uno strumento di contrasto alla poverta’ assoluta;
Vista la legge 28 giugno 2012, n. 92 recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” e, in particolare, l’art. 4, commi 41 e 42, che prevedono ipotesi di decadenza dai trattamenti collegati allo stato di disoccupazione;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 10 gennaio 2013, adottato ai sensi del citato art. 60, comma 2, del decreto-legge n. 5 del 2012, che specifica le modalita’ di attuazione della sperimentazione e indica, alla Tabella 2, l’ammontare del beneficio mensile, articolato in ragione della numerosita’ del nucleo familiare beneficiario;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante “Regolamento concernente la revisione delle modalita’ di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 16 dicembre 2014, n. 206, recante “Regolamento recante modalita’ attuative del Casellario dell’assistenza, a norma dell’art. 13 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”;
Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano nella riunione
del 30 luglio 2015;
Considerato che l’art. 16, comma 1, del decreto legislativo n. 22 del 2015 istituisce l’ASDI in via sperimentale per l’anno 2015 con riferimento ai lavoratori beneficiari della prestazione NASpI che abbiano usufruito di questa per l’intera sua durata entro il 31 dicembre 2015 nei limiti di spesa indicati per ciascun anno 2015 e 2016 al comma 7 del medesimo articolo e che il comma 8 del medesimo articolo prevede che all’eventuale riconoscimento dell’ASDI negli anni successivi al 2015 si provvede con le risorse previste da successivi provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie e in particolare con le risorse derivanti dai decreti legislativi attuativi dei criteri di delega di cui alla legge n. 183 del 2014;
Ritenuto di dover procedere, ai sensi del citato art. 16, comma 8, del decreto legislativo n. 22 del 2015, alla definizione di modalita’ attuative dell’ASDI che permettano continuita’ nell’erogazione della misura in caso di eventuale riconoscimento dell’ASDI negli anni successivi al 2015;

Decreta:

Art. 1
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intendono per:
a) «ASDI»: l’Assegno di disoccupazione, di cui all’art. 16 del decreto legislativo n. 22 del 2015;
b) «NASpI»: la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego di cui all’art. 1 del decreto legislativo n. 22 del 2015;
c) «ISEE»: l’indicatore della situazione economica equivalente di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013;
d) «ISEE corrente»: l’ISEE calcolato secondo le modalita’ di cui all’art. 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013;
e) «Nucleo familiare»: il nucleo familiare del richiedente l’ASDI, come definito ai fini ISEE e risultante nella dichiarazione sostitutiva unica di cui all’art. 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, utilizzata per l’accesso al beneficio dell’ASDI;
f) «Figli a carico»: i figli minorenni che risultano componenti il nucleo familiare e per i quali il genitore non richiedente non percepisca assegni per il nucleo familiare;
g) «Carta acquisti sperimentale»: la carta acquisti di cui all’art. 60 del citato decreto-legge n. 5 del 2012, con le specifiche caratteristiche definite dal decreto interministeriale 10 gennaio 2013.

Art. 2
Beneficiari

1. L’ASDI e’ concesso, nei limiti delle risorse disponibili, secondo le modalita’ di cui all’art. 7, ai lavoratori che:
a) abbiano fruito, entro il 31 dicembre 2015, della NASpI per la sua durata massima, come definita dall’art. 5 del decreto legislativo n. 22 del 2015;
b) siano ancora in stato di disoccupazione ai sensi dell’art. 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo n. 181 del 2000, al termine del periodo di fruizione della NASpI;
c) siano, al termine del periodo di fruizione della NASpI, componenti di un nucleo familiare in cui sia presente almeno un minore di anni 18 o abbiano un’eta’ pari a 55 anni o superiore e non abbiano maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
d) siano in possesso di una attestazione dell’ISEE, in corso di validita’, dalla quale risulti un valore dell’indicatore pari o inferiore ad euro 5.000. Ai fini del mantenimento dell’ASDI, la dichiarazione sostitutiva unica a fini ISEE e’ aggiornata in gennaio, entro il termine del mese. In mancanza di aggiornamento della dichiarazione, il beneficio e’ sospeso. Qualora ricorrano le condizioni di cui all’art. 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, ai fini della richiesta dell’ASDI puo’ essere utilizzata una attestazione dell’ISEE corrente;
e) non abbiano usufruito dell’ASDI per un periodo pari o superiore a 6 mesi nei 12 mesi precedenti il termine del periodo di fruizione della NASpI e comunque per un periodo pari o superiore a 24 mesi nel quinquennio precedente il medesimo termine;
f) abbiano sottoscritto un progetto personalizzato di cui all’art. 5.
2. Nel caso l’ammontare dei trattamenti ai fini NASpI percepiti prima della richiesta dell’ASDI sia valorizzato in tutto o in parte nella componente reddituale dell’ISEE o dell’ISEE corrente, tale ammontare, diviso per il valore della scala di equivalenza applicata nel calcolo dell’ISEE, e’ sottratto dall’INPS dal valore dell’ISEE medesimo ai soli fini della valutazione del possesso del requisito per la concessione dell’ASDI di cui al comma 1, lettera d).

Art. 3
Durata e misura del beneficio

1. L’ASDI e’ erogato mensilmente a decorrere dal giorno successivo a quello del termine di fruizione della NASpI per una durata massima di sei mesi. Qualora il lavoratore abbia gia’ fruito dell’ASDI nei 12 mesi precedenti il termine di fruizione della NASpI, l’ASDI e’ erogato per una durata massima pari alla differenza tra 6 mesi e la durata dell’ASDI fruito in tale periodo di tempo e comunque per un numero massimo di mesi pari alla differenza tra 24 e i mesi di ASDI fruiti nei 5 anni precedenti il termine di fruizione della NASpI.
2. L’importo dell’ASDI e’ pari al 75 per cento dell’ultima indennita’ NASpI percepita, e, comunque, in misura non superiore all’ammontare dell’assegno sociale, di cui all’art. 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
3. L’importo di cui al comma 2 e’ incrementato di un ammontare pari ad un quinto dell’assegno sociale per il primo figlio a carico. Nel caso in cui i figli a carico siano in numero superiore a uno, gli incrementi complessivi dell’importo dell’ASDI sono quelli indicati nella Tabella 1, che costituisce parte integrante del presente decreto. In ogni caso l’ammontare dell’ASDI comprensivo degli incrementi per carichi familiari non puo’ essere inferiore all’ammontare del beneficio mensile attribuito mediante la Carta acquisti sperimentale, di cui alla Tabella 2 allegata al decreto interministeriale 10 gennaio 2013.
4. Per effetto degli incrementi per carichi familiari di cui al comma 3, l’ASDI non puo’ essere superiore al 75 per cento dell’ultima indennita’ NASpI percepita, comprensiva degli assegni per il nucleo familiare, fatto salvo il livello minimo di cui al comma 3.
5. Gli importi di cui alla Tabella 1 sono aumentati annualmente della misura percentuale prevista per la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti.

Art. 4
Compatibilita’ con lo svolgimento di attivita’ lavorativa e decadenza

1. Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce l’ASDI instaura un rapporto di lavoro subordinato o intraprende un’attivita’ lavorativa autonoma o di impresa individuale e’ soggetto ai limiti di compatibilita’ e agli obblighi di comunicazione previsti dagli articoli 9 e 10 del decreto legislativo n. 22 del 2015.
2. Le comunicazioni di inizio di un’attivita’ lavorativa subordinata, di una attivita’ lavorativa autonoma o di impresa individuale, di cui, rispettivamente, all’art. 9, comma 2, e all’art. 10, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo n. 22 del 2015, sono rese nei medesimi termini ivi previsti anche nel caso in cui l’attivita’ sia avviata da altri componenti il nucleo familiare.
3. Fermi restando i limiti di compatibilita’ di cui al comma 1, il reddito annuo previsto comunicato all’INPS ai sensi del comma 2 e’ utilizzato ai fini della verifica della permanenza del requisito della condizione economica di bisogno, di cui all’art. 2, comma 1, lettera d). Esclusivamente a tal fine, il valore dell’ISEE, di cui al medesimo art. 2, comma 1, lettera d), e’ aggiornato dall’INPS sostituendo il reddito annuo previsto oggetto della comunicazione a quello di analoga natura utilizzato per il calcolo dell’ISEE in via ordinaria.

Art. 5
Progetto personalizzato

1. Ai fini della concessione dell’ASDI e’ necessario che il richiedente abbia sottoscritto un progetto personalizzato di presa in carico redatto dal competente servizio per l’impiego, in collaborazione con il richiedente, a seguito di uno o piu’ colloqui individuali. Ai fini del presente decreto, il servizio per l’impiego competente e’ quello nel cui ambito territoriale e’ stabilita la residenza del richiedente l’ASDI.
2. Il progetto di cui al comma 1 deve contenere almeno i seguenti elementi:
a) l’individuazione di un responsabile del progetto;
b) la definizione del profilo personale di occupabilita’, ai sensi del decreto legislativo di cui all’art. 1, comma 4, della legge n. 183 del 2014, in materia di politiche attive per l’impiego;
c) la valutazione della condizione di bisogno del richiedente nel supporto alla ricerca attiva di lavoro, tenuto conto del profilo personale di cui alla lettera b), nonche’ dei carichi familiari, delle responsabilita’ di cura, dello stato di salute, dell’eventuale disabilita’, di altri fattori che richiedano l’attivazione di servizi sociali, sanitari, formativi, al fine di favorire una presa in carico integrata;
d) la definizione degli atti di ricerca attiva che devono essere compiuti in ciascuna settimana;
e) la frequenza ordinaria degli appuntamenti con il responsabile del progetto, che di regola e’ bisettimanale, se non diversamente specificato nel progetto personalizzato in ragione delle caratteristiche del richiedente o delle modalita’ organizzative dell’ufficio;
f) le modalita’ con le quali il lavoratore e’ tenuto a comprovare la ricerca attiva di lavoro al responsabile del progetto. A tal fine, il lavoratore e’ tenuto a tener traccia degli atti compiuti secondo le modalita’ concordate nel progetto.
3. Il progetto di cui al comma 1 contiene l’impegno del richiedente, quale condizione necessaria all’erogazione dell’ASDI, a:
a) partecipare a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro quali, in via esemplificativa, la stesura del curriculum vitae e la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento;
b) partecipare a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione, nonche’, ove occorra, ai tirocini di cui all’Accordo tra il Governo, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante “Linee guida per i tirocini di orientamento, formazione e inserimento/reinserimento finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione” del 22 gennaio 2015;
c) accettare congrue offerte di lavoro, come definite dall’art. 4, commi 41, lettera b), e 42, della legge 28 giugno 2012, n. 92.
4. Ai fini del soddisfacimento del requisito di cui al comma 1 e’ sufficiente aver sottoscritto analogo progetto di presa in carico con i competenti servizi nel periodo di fruizione della NASpI o aver stipulato un contratto di ricollocazione, di cui all’art. 17 del decreto legislativo n. 22 del 2015. La precedente sottoscrizione del progetto puo’ essere autodichiarata al momento della richiesta dell’ASDI ed e’ successivamente verificata dal servizio competente. Nel caso in cui il progetto o il contratto di cui al primo periodo non contengano gli elementi di cui al comma 1, l’erogazione dell’ASDI e’ comunque disposta, fatto salvo l’aggiornamento del progetto o del contratto nei 45 giorni successivi alla richiesta dell’ASDI.
5. Ai fini dell’erogazione del beneficio i servizi competenti comunicano all’INPS l’avvenuta sottoscrizione del progetto di cui al comma 1, con le modalita’ indicate al comma 6. In assenza di comunicazione, non si da’ corso all’erogazione del beneficio. Nel caso in cui sia necessario l’aggiornamento del progetto o del contratto di cui al comma 4, in assenza di comunicazione l’erogazione e’ sospesa a partire dalla terza mensilita’.
6. I servizi competenti comunicano le caratteristiche dei progetti di cui al comma 1, gli eventuali aggiornamenti di cui al comma 4, nonche’ l’esito dei medesimi progetti e i fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni di cui all’art. 6, secondo modalita’ definite con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e il Garante per la protezione dei dati personali, ai fini dell’alimentazione del sistema informativo dei servizi sociali, di cui all’art. 21 della legge n. 328 del 2000, per il tramite del Casellario dell’assistenza, di cui al decreto n. 206 del 2014. Nelle more dell’adozione del decreto di cui al primo periodo, i servizi competenti comunicano la sottoscrizione del progetto personalizzato o il suo aggiornamento, secondo modalita’ definite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali entro quindici giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali e, in ogni caso, esclusivamente per via telematica secondo gli standard tecnici e le modalita’ di trasmissione definite nel decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 30 ottobre 2007. I servizi competenti comunicano con le stesse modalita’, in tempo utile, i fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni.

Art. 6
Obblighi e sanzioni

1. Il beneficiario decade dalla fruizione dell’ASDI nei casi di cui all’art. 11 del decreto legislativo n. 22 del 2015 e nel caso in cui non effettui le comunicazioni di cui all’art. 4.
2. Oltre che per gli appuntamenti previsti nel progetto personalizzato di cui all’art. 5, comma 2, lettera e), il beneficiario puo’ essere convocato nei giorni feriali dai competenti servizi per l’impiego con un preavviso di almeno 24 ore e di non piu’ di 72 ore, secondo le modalita’ concordate nel progetto personalizzato. La mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni o agli appuntamenti di cui al periodo precedente, comporta la decurtazione di un quarto di una mensilita’ dell’ASDI, fermi restando gli incrementi per carichi familiari. In caso di seconda mancata presentazione non giustificata, l’ASDI e’ sospesa per una mensilita’ e sono concessi i soli incrementi per carichi familiari. In caso di ulteriore mancata presentazione non giustificata, il lavoratore decade dalla fruizione dell’ASDI.
3. La mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui all’art. 5, comma 3, lettera a), comporta la sospensione dell’ASDI per una mensilita’ e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari. In caso di ulteriore mancata partecipazione non giustificata, il lavoratore decade dalla fruizione dell’ASDI.
4. La mancata partecipazione alle iniziative di cui all’art. 5, comma 3, lettera b), o la mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua di cui all’art. 5, comma 3, lettera c), in assenza di giustificato motivo, comportano la decadenza dall’ASDI.
5. Le mensilita’ di ASDI non usufruite per effetto della decadenza dal beneficio ai sensi del presente articolo sono computate ai fini della eventuale concessione futura, nonche’ per la definizione della durata massima della prestazione, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera e).

Art. 7
Modalita’ di richiesta ed erogazione

1. La domanda dell’ASDI e’ presentata all’INPS in via telematica, a partire dal primo giorno successivo al termine del periodo di fruizione della NASpI ed entro il termine di decadenza di trenta giorni. I moduli e le modalita’ di presentazione della domanda sono resi noti dall’INPS entro quindici giorni dall’ entrata in vigore del presente decreto.
2. L’ASDI e’ erogata mediante l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico gia’ previsti per la NASpI, fatta salva la possibilita’ di prevedere, con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nuove modalita’ di pagamento che possano risultare piu’ efficaci ed efficienti.
3. L’INPS, ai sensi dell’art. 16, comma 7, del decreto legislativo n. 22 del 2015, riconosce il beneficio nel limite massimo di 200 milioni di euro per l’anno 2015 e di 198 per l’anno 2016, in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande e, nel caso di insufficienza delle risorse, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata della prestazione, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet. Il finanziamento di attivita’ di assistenza tecnica per il supporto dei servizi per l’impiego, per il monitoraggio e la valutazione degli interventi, nonche’ per iniziative di comunicazione per la diffusione della conoscenza degli interventi, ai sensi dell’art. 16, comma 7 del decreto legislativo n. 22 del 2015, e’ limitato a 2 milioni di euro per l’anno 2016.

Art. 8
Monitoraggio e valutazione

1. I dati relativi ai beneficiari dell’ASDI raccolti dal Casellario dell’assistenza, di cui al decreto n. 206 del 2014, anche ai sensi dell’art. 5, comma 6, sono trasmessi, secondo le modalita’ previste per il Casellario medesimo, con frequenza mensile al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Direzione generale per l’inclusione e le politiche sociali, e al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, ai fini del monitoraggio e della valutazione della sperimentazione. La valutazione e’ operata secondo un apposito progetto di ricerca redatto in conformita’ all’art. 3 del Codice di deontologia e buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi statistici e scientifici, allegato A4 al decreto legislativo n. 196 del 2003.
2. Ai fini della valutazione possono essere somministrati ai beneficiari dell’ASDI questionari predisposti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l’assenso del Garante per la protezione dei dati personali. La somministrazione dei questionari ai beneficiari avviene secondo le modalita’ stabilite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, fermo restando che gli scopi scientifici devono essere chiaramente determinati e resi noti all’interessato ai sensi dell’art. 105, comma 2 del decreto legislativo n. 196 del 2003. Per il beneficiario vige l’obbligo di risposta al questionario, ad eccezione delle domande riferite a dati sensibili e giudiziari. Tale obbligo deve essere previsto nel modulo di richiesta dell’ASDI. Il disegno della valutazione, le metodologie e gli strumenti di rilevazione sono messi a punto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
3. I dati raccolti con i questionari di cui al comma 2 sono inviati all’INPS, il quale integra le informazioni con i dati di cui al comma 1 e con quelli presenti nei propri archivi riferiti alla storia professionale del beneficiario. I dati individuali cosi’ integrati, sono resi anonimi e sono messi a disposizione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e cancellati dagli archivi dell’INPS al termine della valutazione. Le informazioni sono utilizzate al solo fine di elaborazione statistica per lo svolgimento delle attivita’ di valutazione previste dal progetto di ricerca.
4. Per le attivita’ di valutazione il Ministero del lavoro e delle politiche sociali puo’ avvalersi della collaborazione di altre amministrazioni, enti o organismi, sulla base di specifici protocolli di intesa o accordi di collaborazione. I dati anonimi sono altresi’ messi a disposizione di universita’ e enti di ricerca su richiesta motivata, per finalita’ di ricerca e valutazione.
5. All’attuazione di quanto previsto dal presente decreto, l’INPS e le Amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 9
Trattamento e sicurezza dei dati

1. Ai fini del trattamento dei dati personali e dell’adozione delle misure di sicurezza si rinvia a quanto disposto dall’art. 7 del decreto n. 206 del 2014.
Il presente decreto e’ trasmesso agli Organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 29 ottobre 2015
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Poletti
Il Ministro dell’economia e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 15 dicembre 2015
Ufficio controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro, n. 4739

Tabella 1

 Numero di figli  Parametro  Incremento dell’ASDI (euro)
 1 figlio  1  89,7
 2 figli  1,30  116,6
 3 figli  1,57  140,8
 4 o piu’ figli  1,82  163,3

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Concessione del prolungamento degli interventi di sostegno del reddito. (Decreto n. 92094).

Redazione

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

di concerto con

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto l’art. 18, comma 1, lett. a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2, che istituisce il Fondo sociale per occupazione e formazione;
Visto l’art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122 il quale dispone, a decorrere dal 1° gennaio 2011, nuove decorrenze dei trattamenti pensionistici di vecchiaia e di anzianita’;
Visto il comma 5 dell’art. 12 di cui al capoverso precedente, il quale prevede che ai soggetti individuati nel medesimo comma 5 si applicano le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il comma 5-bis del medesimo art. 12, introdotto dall’art. 1, comma 37, lett. b), della legge 13 dicembre 2010, n. 220, in base al quale, «con riferimento ai lavoratori di cui alle lettere da a) a c) dal comma 5, ancorche’ maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito di cui alle medesime lettere, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’art. 18, comma 1, lett. a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2, puo’ disporre, in deroga alla normativa vigente, in alternativa a quanto previsto dal citato comma 5, la concessione del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico sulla base di quanto stabilito dal presente articolo e, in ogni caso, per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo»;
Visto il comma 6 dell’art. 12 di cui ai capoversi precedenti, in base al quale: l’INPS provvede al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 del medesimo art. 12 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze previste dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78; qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, l’INPS non prendera’ in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dal comma 5 del medesimo art. 12;
Visto l’art. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20; Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 63655 del 5 gennaio 2012, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e s.m.i., con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di n. 677 lavoratori che nell’anno 2011 non sono rientrati nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 68225 del 2 ottobre 2012, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e s.m.i., con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di n. 3494 lavoratori che, nell’anno 2012, non rientrano nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’articolo 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito. e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 76353 del 16 ottobre 2013, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modifiche e integrazioni, con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori che, nell’anno 2013 non rientrano nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori per i quali il medesimo prolungamento abbia avuto inizio in una data ricompresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2013, per un numero di mensilita’ non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’art. 12 del medesimo decreto-legge, e comunque per un numero di mensilita’ non oltre il 31 dicembre 2013; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 79413 del 14 febbraio 2014, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modifiche e integrazioni, con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori gia’ destinatari del decreto n. 76353 del 16 ottobre 2013; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori innanzi citati limitatamente alle mensilita’ residue nell’anno 2014 e relative al prolungamento degli interventi di sostegno al reddito autorizzati con decreto interministeriale n. 76353 del 16 ottobre 2013; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78; Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 85708 del 24 ottobre 2014, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e s.m.i., con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori che, nell’anno 2014 non rientrano nel contingente di 10.000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori per i quali il medesimo prolungamento abbia avuto inizio in una data ricompresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2014, per un numero di mensilita’ non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’art. 12 del medesimo decreto-legge, e comunque per un numero di mensilita’ non oltre il 31 dicembre 2014; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 88332 del 9 marzo 2015, emanato ai sensi dell’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modifiche e integrazioni, con il quale: e’ stato concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori gia’ destinatari del decreto n. 85708 del 24 ottobre 2014; il prolungamento e’ stato concesso in favore dei lavoratori innanzi citati limitatamente alle mensilita’ residue nell’anno 2015 e relative al prolungamento degli interventi di sostegno al reddito autorizzati con decreto interministeriale n. 85708 del 24 ottobre 2014; e’ stato autorizzato l’Inps ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori sopra indicati che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Considerato che dal monitoraggio effettuato dall’INPS nell’anno 2015 risulta che, per il medesimo anno, i lavoratori interessati dal prolungamento dell’intervento di tutela del reddito sono complessivamente pari a n. 1490 lavoratori per un costo a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione pari ad euro 32.303.225,00;
Considerato che dal monitoraggio INPS risulta un risparmio di spesa pari a Euro 1.504.965,00;
Ritenuto di concedere il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore di n. 1490 lavoratori beneficiari rientranti, nell’anno 2015, nelle previsioni di cui all’art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 20 luglio 2010, n. 122;
Ritenuto, pertanto, di autorizzare l’INPS all’erogazione del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori beneficiari di cui al capoverso precedente, nel limite di spesa di Euro 32.303.225,00;

 

Decreta:

Art. 1

E’ concesso il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di n. 1490 lavoratori che, nell’anno 2015, non rientrano nel contingente di 10000 unita’ di cui all’art. 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorche’ maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito. Il prolungamento e’ concesso per un numero di mensilita’ non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’art. 12 del medesimo decreto-legge.

Art. 2

L’Inps e’ autorizzato, nel limite di spesa di euro 32.303.225,00, ad erogare il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito ad un numero massimo di n. 1490 lavoratori di cui all’art. 1 del presente decreto, che presentino domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

Art. 3

Per l’anno 2015 gli oneri finanziari derivanti dall’applicazione del presente decreto, pari complessivamente ad euro 32.303.225,00 sono posti a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’art. 18, comma 1, lett. a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Il presente decreto e’ trasmesso agli Organi di Controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 29 settembre 2015

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Poletti

Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 22 ottobre 2015 Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro e politiche sociali, reg.ne prev. n. 4223

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Approvazione del modello tipo della Dichiarazione Sostitutiva Unica a fini ISEE, dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione ai sensi dell’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159.

Redazione

IL DIRETTORE GENERALE
per l’inclusione e le politiche sociali
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

di concerto con

IL CAPO DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE
del Ministero dell’economia e delle finanze

Vista la legge 23 agosto 1998, n. 400;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, «Regolamento concernente la revisione delle modalita’ di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)»;
Visto, in particolare, l’art. 10, comma 3, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, che prevede che con provvedimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta dell’INPS, sentita l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, e’ approvato il modello tipo della DSU e dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione;
Visto, altresi’, l’art. 11 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, che prevede:
al comma 4, che sulla base di specifico mandato conferito dal dichiarante con manifestazione di consenso, l’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonche’ gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi possono essere resi disponibili al dichiarante, con modalita’ definite dal provvedimento di cui all’art. 10, comma 3, per il tramite dei soggetti incaricati della ricezione della DSU;
al comma 7, che con il medesimo provvedimento di cui all’art. 10, comma 3, sono definite, ai fini della eventuale rideterminazione dell’ISEE, le modalita’ di acquisizione dei dati in caso di difformita’ delle componenti reddituali e patrimoniali documentate dal dichiarante rispetto alle informazioni in possesso del sistema informativo, nonche’ i tempi per la comunicazione al dichiarante dell’attestazione definitiva;
Acquisita la proposta del modello tipo della DSU e dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione, da parte dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale in data 14 ottobre 2014;
Acquisito il parere favorevole dell’Agenzia delle entrate in data 23 ottobre 2014;
Ritenuto opportuno modificare la proposta dell’INPS con particolare riferimento all’informativa agli interessati, alle informazioni conferite facoltativamente attraverso la DSU e alle modalita’ per rendere disponibili l’attestazione e le informazioni per il calcolo dell’ISEE, sulla base delle indicazioni fornite dai competenti Uffici del Garante per la protezione dei dati personali nel corso della preventiva interlocuzione avviata ai fini del rispetto della disciplina in materia;
Acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali in data 6 novembre 2014;

Decreta:

 

Art. 1
Approvazione

1. Ai sensi dell’art. 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, e’ approvato il modello tipo della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), dell’attestazione, nonche’ delle relative istruzioni per la compilazione, di cui all’allegato «A» che costituisce parte integrante del presente decreto. La DSU e’ redatta conformemente a quanto previsto nel modello tipo e nelle relative istruzioni.

Art. 2
Modalita’ di rilascio dell’attestazione

1. Ai sensi dell’art. 11, comma 4, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, l’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonche’ gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi, sono resi disponibili dall’INPS al dichiarante mediante accesso all’area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali competenti, con modalita’ idonee a garantire l’identificazione dell’interessato. Nelle stesse modalita’ gli altri componenti il nucleo familiare possono richiedere all’INPS, nel periodo di validita’ della DSU, la sola attestazione riportante l’ISEE.
2. L’INPS rende altresi’ disponibile al dichiarante mediante posta elettronica certificata l’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonche’ gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi. L’indirizzo di posta elettronica certificata e’ indicato dal dichiarante nell’apposita sezione «Modalita’ ritiro attestazione ISEE» all’atto della sottoscrizione della DSU. Nella medesima sezione il dichiarante puo’ conferire mandato ai soggetti incaricati della ricezione della DSU ai sensi dell’art. 10, comma 6, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, a ricevere, ai soli fini del rilascio al dichiarante stesso, l’attestazione e le altre informazioni di cui al primo periodo del presente comma. In caso di conferimento del mandato, il dichiarante conseguentemente richiede all’INPS di rendere disponibili presso l’ente al quale e’ stata presentata la DSU, le sopra richiamate informazioni e attestazione. 3. L’attestazione e le altre informazioni di cui al presente articolo sono rese disponibili dall’INPS nelle modalita’ di cui ai commi precedenti entro il decimo giorno lavorativo successivo alla presentazione della DSU.

Art. 3
Modulo integrativo

1. Ai sensi dell’art. 11, comma 7, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, il dichiarante, nel caso in cui rilevi inesattezze negli elementi acquisiti dagli archivi amministrativi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate relativamente agli elementi non auto dichiarati nella DSU, puo’ autocertificare le componenti per cui rilevi inesattezze mediante la compilazione e sottoscrizione del modulo integrativo, denominato «Modulo FC.3», costituente uno dei moduli che compongono la DSU, di cui all’allegato «A». Il modulo puo’ essere compilato e sottoscritto, oltre che dal dichiarante che ha presentato la DSU, dal componente il nucleo familiare di cui si intende rettificare i dati.
Il modulo puo’ essere presentato entro il termine di dieci giorni dal ricevimento dell’attestazione dell’INPS ed e’ eventualmente corredato da documenti, in particolare copia della dichiarazione dei redditi o certificazione sostitutiva o altra documentazione riferita alla situazione reddituale, atti a comprovare l’inesattezza rilevata.
2. Le modalita’ con cui il modulo integrativo e’ acquisito nel sistema informativo dell’ISEE e l’attestazione definitiva resa disponibile al dichiarante sono le medesime previste per la DSU agli articoli 10 e 11 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013. In particolare, il modulo integrativo e’ presentato ai comuni o ai centri di assistenza fiscale o direttamente all’amministrazione pubblica in qualita’ di ente erogatore al quale e’ richiesta la prima prestazione o alla sede dell’INPS competente per territorio ovvero all’INPS, in via telematica, direttamente a cura del dichiarante. L’ente che ha ricevuto il modulo trasmette per via telematica entro i successivi quattro giorni lavorativi i dati in esso contenuti al sistema informativo dell’ISEE. L’INPS e l’Agenzia delle entrate verificano nei propri archivi le informazioni contenute nel modulo integrativo entro il quarto giorno lavorativo successivo a quello della ricezione del modulo medesimo. L’INPS entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello dell’acquisizione dell’esito delle verifiche di cui al periodo precedente rende disponibile l’attestazione definitiva nelle modalita’ di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 2 del presente decreto.
3. Nel caso in esito alle verifiche negli archivi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate di cui al comma precedente permanga una discordanza tra quanto dichiarato dal cittadino e quanto rilevato negli archivi, l’attestazione dovra’ riportare anche i dati acquisiti dall’anagrafe tributaria e dall’INPS. L’attestazione definitiva e’ valida ai fini dell’erogazione della prestazione anche nel caso di permanenza delle discordanze, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione atta a dimostrare la completezza e veridicita’ dei dati indicati nel modulo integrativo. I nominativi dei dichiaranti per cui permangano discordanze sono comunque comunicati alla Guardia di finanza ai fini della programmazione delle verifiche di cui all’art. 11, comma 13, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013.

Art. 4
Disposizioni finali

1. Il rendimento medio annuo dei titoli decennali del Tesoro, da applicare al patrimonio mobiliare nell’anno di riferimento della dichiarazione sostitutiva unica, e’ reso noto con comunicazione del Ministero dell’economia e delle finanze, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 7 novembre 2014

Il direttore generale
per l’inclusione e le politiche sociali del Ministero del lavoro
e delle politiche sociali
Tangorra

p. Il Capo del Dipartimento delle finanze
del Ministero dell’economia e delle finanze
D’Avanzo

Allegato A

 Parte di provvedimento in formato grafico

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D. Min. lavoro, 8/3/2013

Redazione

Art. 1 Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto valgono le seguenti definizioni:
    a) «Prestazioni sociali»: si intendono, ai sensi  dell’art.  128, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonche’  dell’art.  1, comma 2, della legge 8 novembre 2000,  n.  328,  tutte  le  attivita’ relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o  di  prestazioni  economiche  destinate  a  rimuovere  e superare le situazioni di bisogno e di  difficolta’  che  la  persona umana incontra nel corso della  sua  vita,  escluse  soltanto  quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello  sanitario,  nonche’ quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia;
    b)  «Prestazioni  sociali  agevolate»:  prestazioni  sociali  non destinate alla generalita’ dei soggetti o  comunque  collegate  nella misura  o  nel  costo  a  determinate  situazioni  economiche,  fermo restando il diritto ad usufruire  delle  prestazioni  e  dei  servizi assicurati a tutti dalla  Costituzione  e  dalle  altre  disposizioni vigenti;
    c) «Ente erogatore»: ente titolare dell’erogazione di prestazioni sociali agevolate;
    d) «SISS»:  sistema  informativo  dei  servizi  sociali,  di  cui all’art. 21, della legge 8 novembre 2000, n. 328;
    e) «ISEE»: indicatore della situazione economica equivalente;
    f) «ISR»: indicatore della situazione reddituale;
    g) «ISP»: indicatore della situazione patrimoniale;
    h) «DSU»: dichiarazione sostitutiva unica, di cui all’art. 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109.

 

  

Art. 2 Banca dati delle prestazioni sociali agevolate    1. La banca dati delle prestazioni sociali agevolate  e'  istituita presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)  al  fine di rafforzare il sistema dei controlli dell'ISEE, ai sensi  dell'art. 5 del  decreto  legge  6  dicembre  2011,  n.  201,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. La banca dati e' alimentata dalle informazioni sulle  prestazioni  sociali  agevolate, condizionate all'ISEE, e sui soggetti che ne hanno  beneficiato,  che devono essere comunicate all'INPS anche ai  sensi  dell'art.  38  del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,  convertito  con  modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Tali informazioni,  limitatamente alle   prestazioni   sociali   agevolate,   condizionate    all'ISEE, contribuiscono ad assicurare  una  compiuta  conoscenza  dei  bisogni sociali e del  sistema  integrato  degli  interventi  e  dei  servizi sociali e costituiscono, ai sensi dell'art. 21, comma 1, della  legge 8 novembre 2000, n. 328, parte della base conoscitiva del SISS.   2.  Le  informazioni  che  costituiscono  la   banca   dati   delle prestazioni sociali agevolate sono le seguenti:     a) dati identificativi dell'ente erogatore e del beneficiario;     b) tipologia delle prestazioni sociali agevolate;     c)  informazioni  relative  alle  caratteristiche  e  al   valore economico delle prestazioni sociali agevolate.   Le informazioni sono raccolte secondo  le  modalita'  di  cui  alla Tabella 2, che forma parte integrante del presente decreto.  L'elenco delle prestazioni sociali agevolate,  di  cui  alla  lettera  b),  e' riportato nella Tabella  1,  che  costituisce  parte  integrante  del presente decreto.   3. Gli enti locali e  ogni  altro  ente  erogatore  di  prestazioni sociali  agevolate  mettono  a  disposizione  della  banca  dati   le informazioni, di cui al comma 2, di propria competenza. Ai fini della trasmissione delle informazioni, gli enti  locali  possono  avvalersi del  sistema  pubblico  di  connettivita'   attraverso   servizi   di cooperazione applicativa.   4. Per le prestazioni che non siano riconducibili all'elenco di cui alla Tabella 1, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle  finanze, sentito  il  Garante  per  la  protezione  dei  dati  personali,   su segnalazione  degli  enti  erogatori,  si  provvedera'  ad   ampliare l'elenco stesso e a rendere disponibile la sua versione aggiornata.   5.  Le  modalita'  attuative   e   le   specifiche   tecniche   per l'acquisizione, la trasmissione e lo scambio delle informazioni e dei dati di cui al comma 2, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, sono definite  dall'INPS  con  decreto  direttoriale,  nel rispetto delle disposizioni del codice in materia di  protezione  dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. 
Art. 3 Integrazioni al sistema informativo ISEE    1. Nel caso in cui sia stato accertato in via definitiva un maggior reddito, sulla base dello scambio di informazioni tra l'Agenzia delle entrate e l'INPS ai sensi dell'art. 38, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito  con  modificazioni,  dalla  legge  30 luglio 2010, n. 122, ovvero sia stata rilevata una discordanza tra il reddito dichiarato ai fini  fiscali  o  altre  componenti  dell'ISEE, anche di natura patrimoniale, note all'anagrafe tributaria  e  quanto indicato nella DSU, ai sensi del comma 3 del  medesimo  art.  38  del decreto-legge n.  78/2010,  le  informazioni  contenute  nel  Sistema informativo ISEE  sono  arricchite  dell'informazione  sull'eventuale maggior  reddito  accertato   in   via   definitiva,   ovvero   delle informazioni sulle eventuali  discordanze  tra  componenti  dell'ISEE note all'anagrafe tributaria e quanto indicato nella DSU, nonche' del nuovo valore ISEE calcolato sulla base del maggior  reddito  rilevato come esito della verifica,  specificando  se  si  tratti  di  maggior reddito accertato in via definitiva ovvero di discordanze con  quantopresente negli archivi dell'anagrafe tributaria. 
 
 
Art. 4 Utilizzo della banca dati sulle prestazioni sociali agevolate    1. Le informazioni della  banca  dati,  di  cui  all'art.  2,  sono raccolte e utilizzate al fine  di  rafforzare  i  controlli  connessi all'erogazione  di   prestazioni   sociali   agevolate   condizionate all'ISEE, all'irrogazione di sanzioni per  la  fruizione  illegittima delle   medesime   prestazioni,   nonche'   per   le   attivita'   di programmazione, monitoraggio e valutazione in  materia  di  politiche sociali, secondo le modalita' di cui ai commi successivi.   2. Alle informazioni della banca  dati  delle  prestazioni  sociali agevolate accedono, per finalita'  di  controllo,  l'INPS,  l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza e a tale fine i  medesimi  enti possono accedere alle informazioni sulle  condizioni  economiche  del nucleo familiare contenute nel Sistema informativo dell'ISEE, gestito dall'INPS ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109.  In particolare,  le  informazioni  della  banca  dati  sono   utilizzate dall'INPS  al  fine  del  rafforzamento  del  sistema  dei  controlli dell'ISEE,  mediante  la  costituzione,  sulla  base  di  indici   di priorita' basati, tra l'altro, sul valore economico  e  la  tipologia della prestazione, individuati con provvedimento  del  Ministero  del lavoro e delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministero dell'economia e delle finanze, di liste selettive di  beneficiari  da inviare alla Guardia di Finanza per controlli di natura sostanziale.   3. Nei casi di  cui  all'art.  3,  comma  1,  il  valore  dell'ISEE ricalcolato e' comunicato dall'INPS all'ente  erogatore  al  fine  di verificare l'eventualita' che in base al nuovo ISEE  il  beneficiario non avrebbe potuto fruire o avrebbe fruito in misura inferiore  delle prestazioni sociali  agevolate.  In  caso  di  esito  positivo  della verifica, l'INPS rende disponibili all'ente le informazioni  relative alle motivazioni alla  base  del  nuovo  calcolo  dell'ISEE  ai  fini dell'immediata irrogazione della sanzione, di cui all'art. 38,  comma 3, del decreto-legge n. 78/2010, in caso di maggior reddito accertato in via  definitiva,  ovvero  ai  fini  della  richiesta  al  soggetto interessato dei  chiarimenti  in  ordine  ai  motivi  della  rilevata discordanza.   4. Ai sensi dell'art. 16, comma 2, del  decreto  legge  9  febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 4  aprile  2012, n. 35, l'INPS rende disponibili per l'alimentazione del  SISS,  anche attraverso  servizi  di  cooperazione  applicativa,  le  informazioni contenute nella  banca  dati  delle  prestazioni  sociali  agevolate, integrate con il valore sintetico  dell'ISEE,  dell'ISR  e  dell'ISP, nonche' con le informazioni sul  numero  dei  componenti  del  nucleo familiare e relativa classe d'eta', in forma individuale ma prive  di ogni riferimento che ne permetta il collegamento con gli  interessati e  comunque  secondo  modalita'  che  rendono   questi   ultimi   non identificabili, ai seguenti soggetti:     a) Ministero del lavoro e delle politiche  sociali,  ai  fini  di monitoraggio della spesa  sociale  e  valutazione  dell'efficienza  e dell'efficacia degli interventi,  nonche'  per  elaborazioni  a  fini statistici, di ricerca e di studio;     b) Regioni e Province Autonome,  Comuni  e  altri  enti  pubblici responsabili della programmazione di prestazioni e di servizi sociali e socio-sanitari, con riferimento al proprio ambito  territoriale  di azione,  per  fini  di  programmazione  delle   prestazioni   sociali agevolate, oltre alle finalita' di cui alla lettera a).   5. Per i medesimi fini di cui al comma 4, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali  e  alle  Regioni  e  Provincie  autonome  e' altresi' fornito un campione contenente, oltre alle  informazioni  di cui al comma 4, le informazioni analitiche contenute  nella  DSU,  in forma  individuale  ma  anonima,  rappresentativo  della  popolazione inclusa nelle DSU del proprio  ambito  territoriale,  privo  di  ogni riferimento che ne permetta il collegamento  con  gli  interessati  e comunque  secondo   modalita'   che   rendono   questi   ultimi   non identificabili sulla base di  apposita  valutazione  del  rischio  di identificazione.   6. L'INPS fornisce al  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze, Dipartimento  della  Ragioneria  generale  dello  Stato,  secondo  le indicazioni  del  medesimo  ministero,  rappresentazioni   in   forma aggregata dei dati ai  fini  del  monitoraggio  della  spesa  sociale nonche' per elaborazioni a fini statistici, di ricerca e di studio.   7. L'INPS, anche attraverso servizi  di  cooperazione  applicativa, rende accessibili ai Comuni, limitatamente alle  prestazioni  erogate dal medesimo ente, le  informazioni,  corredate  di  codice  fiscale, contenute nella banca dati di cui all'art. 2, al fine di migliorare e rendere piu' efficiente ed efficace la gestione delle risorse. 
 
 
Art. 5 Trattamento e sicurezza dei dati    1. Gli enti locali, anche in forma associata, e, nei casi  previsti dalla legge, per il tramite delle Regioni e  Province  Autonome,  gli altri enti erogatori e l'INPS eseguono la raccolta, l'elaborazione  e lo scambio dei dati  e  delle  informazioni  della  banca  dati,  nel rispetto del principio di pertinenza e non eccedenza, con riferimento al proprio ambito territoriale di azione, attivando le  procedure  di integrazione  delle  informazioni  provenienti   da   diverse   fonti amministrative.   2. L'utilizzo dei dati e delle informazioni  avviene  nel  rispetto dei principi vigenti in materia di trattamento dei dati,  di  cui  al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nel rispetto delle regole tecniche e di sicurezza di cui all'art. 71, comma 1-bis, del  decreto legislativo  7  marzo  2005,  n.  82,  e  nell'ambito  della  cornice tecnico-normativa del Sistema pubblico di connettivita' di  cui  agli articoli 72 e seguenti del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.   3. L'INPS garantisce la gestione tecnica ed informatica della banca dati, ed e', a tale fine, titolare del trattamento dei dati,  secondo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.   4. L'ente erogatore e' titolare del trattamento dei  dati  relativi agli utenti delle prestazioni da esso erogate, trasmessi all'INPS  ai fini della costituzione dalla banca dati.   5. Al fine dell'applicazione delle  disposizioni  sulle  misure  di sicurezza, ai sensi dell'art. 31 e seguenti del  decreto  legislativo 30 giugno 2003, n. 196, l'INPS, sentiti il  Ministero  del  lavoro  e delle politiche sociali e il  Garante  per  la  protezione  dei  dati personali, approva con decreto direttoriale il  disciplinare  tecnico contenente le misure di sicurezza, atte a ridurre al minimo i  rischi di distruzione o  perdita  anche  accidentali  dei  dati  stessi,  di accesso non  autorizzato  o  di  trattamento  non  consentito  o  non conforme  alle  finalita'  della   raccolta.   In   particolare,   il disciplinare specifica le regole tecniche in conformita'  alle  quali le  procedure  di  sicurezza  relative  al  software  e  ai   servizi telematici garantiscono la riservatezza dei dati trattati nell'ambito della banca dati. 
 
Art. 6 Disposizioni finali    1. L'INPS e le  amministrazioni  pubbliche  interessate  provvedono all'attuazione  del  presente  decreto  con  le   risorse   umane   e finanziarie previste a legislazione vigente.     Roma, 8 marzo 2013 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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D.M. 1/6/2012

Redazione

Art. 1

1. Il presente decreto disciplina le modalita’ di attuazione dell’articolo 24, commi 14 e 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, individuando, alla tabella di cui al successivo articolo 6, la ripartizione dei soggetti interessati ai fini della concessione dei benefici di cui al medesimo comma 14 e ai sensi dello stesso comma 15, nel limite delle risorse complessivamente previste dal medesimo comma 15.

 

Art. 2

1. I lavoratori di cui alle categorie indicate in premessa accedono ai benefici di cui all’articolo 24, comma 14, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, alle seguenti condizioni:
a) lavoratori di cui alla lettera a) del citato comma 14:
cessazione dell’attivita’ lavorativa alla data del 4 dicembre 2011 con perfezionamento dei requisiti entro il periodo di fruizione dell’indennita’ di mobilita’ di cui all’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223;
b) lavoratori di cui alla lettera b) del citato comma 14:
cessazione dell’attivita’ lavorativa alla data del 4 dicembre 2011;
c) lavoratori di cui alla lettera c) del citato comma 14:
titolarita’ al 4 dicembre 2011 della prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarieta’ di settore di cui all’articolo 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662; titolarita’ della medesima prestazione da data successiva al 4 dicembre 2011 se l’accesso alla stessa risulta autorizzato dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, fermo restando che gli interessati restano a carico dei Fondi fino al compimento di 62 anni di eta’;
d) lavoratori di cui alla lettera d) del citato comma 14:
perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico secondo la disciplina vigente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto legge;
questi lavoratori non devono aver comunque ripreso attivita’ lavorativa successivamente all’autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione e devono avere almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011;
e) lavoratori di cui alla lettera e) del citato comma 14: esonero dal servizio alla data del 4 dicembre 2011;
f) lavoratori di cui alla lettera e-bis) del citato comma 14:
congedo per assistere figli con disabilita’ grave ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, con perfezionamento, entro 24 mesi dalla data di inizio del predetto congedo, del requisito contributivo per l’accesso al pensionamento indipendentemente dall’eta’ anagrafica, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), della legge 23 agosto 2004, n. 243;
g) lavoratori di cui all’articolo 6, comma 2-ter, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 2l6, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14: risoluzione del rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile senza successiva rioccupazione in qualsiasi altra attivita’ lavorativa;
h) lavoratori di cui all’articolo 6, comma 2-ter, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14: risoluzione del rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale senza successiva rioccupazione in qualsiasi altra attivita’ lavorativa.
2. I lavoratori di cui alle lettere g) e h) del comma 1 del presente articolo conseguono il beneficio a condizione che la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi certi e oggettivi quali le comunicazioni obbligatorie alle Direzioni Territoriali del lavoro, ovvero agli altri soggetti equipollenti individuati sulla base di disposizioni normative o regolamentari. La documentazione da produrre per comprovare quanto precede e’ indicata al successivo articolo 4.
3. I soggetti di cui alle lettere g) e h) del comma 1 del presente articolo devono risultare in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011.

 

Art. 3

1. I lavoratori di cui alla lettera c) delle premesse, per i quali sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la data del 4 dicembre 2011 il diritto di accesso ai fondi di solidarieta’, restano a carico dei predetti fondi fino al compimento del sessantaduesimo anno di eta’.

 

Art. 4

1. I soggetti di cui alle lettere e) ed f), del comma 1, dell’articolo 2, del presente decreto, presentano istanza di accesso ai benefici di cui all’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, alle Direzioni Territoriali del Lavoro competenti in base alla residenza degli stessi.
2. Per i soggetti di cui alla lettera e), del comma 1, dell’articolo 2, del presente decreto, l’istanza di cui al comma 1 del presente articolo deve essere corredata da una dichiarazione sostitutiva di certificazioni ai sensi dell’articolo 46, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modifiche ed integrazioni, relativa al provvedimento di esonero, con indicazione degli estremi dello stesso ai fini del reperimento del medesimo da parte della competente Direzione Territoriale del lavoro.
3. Per i soggetti di cui alla lettera f), del comma 1, dell’articolo 2, del presente decreto, l’istanza di cui al comma 1 del presente articolo deve essere corredata da una dichiarazione sostitutiva di certificazioni ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modifiche ed integrazioni, relativa al provvedimento di congedo, con indicazione degli estremi dello stesso ai fini del reperimento del medesimo da parte della competente Direzione Territoriale del lavoro.
4. I soggetti di cui alle lettere g) e h), del comma 1, dell’articolo 2, del presente decreto, presentano istanza di accesso ai benefici di cui all’articolo 24, comma 14, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, corredata dall’accordo che ha dato luogo alla cessazione del rapporto di lavoro secondo le seguenti modalita’:
a) nel caso in cui si tratta di soggetti cessati in ragione di accordi ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, l’istanza e’ presentata alla Direzione Territoriale del lavoro innanzi alla quale detti accordi sono stati sottoscritti;
b) in tutti gli altri casi, l’istanza e’ presentata alla Direzione Territoriale del Lavoro competente in base alla residenza del lavoratore cessato.
5. Le istanze di cui al presente articolo devono essere presentate entro 120 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
6. Presso le Direzioni Territoriali del Lavoro di cui ai commi 1 e 4 del presente articolo, sono istituite specifiche Commissioni per l’esame delle istanze di cui ai commi che precedono.
7. Le Commissioni di cui al comma 6 sono composte da due funzionari della Direzione Territoriale del Lavoro, di cui uno con funzioni di Presidente, nonche’ da un funzionario dell’INPS, designato dal Direttore provinciale della Sede dello stesso Istituto.
8. Per il funzionamento delle Commissioni di cui al comma 6 non sono previsti oneri a carico della Pubblica amministrazione.

 

Art. 5

1. Le decisioni di accoglimento emesse dalle Commissioni di cui all’articolo 4, comma 6, del presente decreto vengono comunicate con tempestivita’ all’INPS, anche con modalita’ telematica.
2. Avverso i provvedimenti delle Commissioni di cui all’articolo 4, comma 6, del presente decreto l’interessato puo’ presentare istanza di riesame, entro 30 giorni dalla data di ricevimento dello stesso, innanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro presso cui e’ stata presentata l’istanza.

 

Art. 6

1. In conformita’ agli articoli 1 e 2 del presente decreto, il numero dei lavoratori aventi titolo all’ottenimento del beneficio di cui al comma 14 e ai sensi del comma 15 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, e’ determinato in 65.000 unita’, ripartite come segue:

 

Tipologia di soggetti Contingente
Numerico
Mobilita’ [articolo 2, comma 1, lett. a), del presente
decreto]
25.590
Mobilita’ lunga [articolo 2, comma 1, lett. b), del
presente decreto]
3.460
Fondi di solidarieta’ [articolo 2, comma 1, lett. c),
del presente decreto]
17.710
Prosecutori volontari [articolo 2, comma 1, lett. d),
del presente decreto] con decorrenza entro il 2013
10.250
Lavoratori esonerati [articolo 2, comma 1, lett. e),
del presente decreto]
950
Genitori di disabili [articolo 2, comma 1, lett. f),
del presente decreto]
150
Lavoratori cessati ai sensi dell’art. 6, comma 2-ter,
del decreto-legge n. 216 del 2011, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012 [articolo 2,
comma 1, lett. g) ed h), del presente decreto]
6.890
TOTALE 65.000

 

Art. 7

1. I lavoratori che intendono avvalersi, qualora ne ricorrano i necessari presupposti e requisiti, del beneficio delle decorrenze disciplinato dall’articolo 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, sono computati nel contingente di cui all’articolo 6 del presente decreto.

 

Art. 8

1. Il numero complessivo dei lavoratori indicato all’articolo 6, aventi titolo ai benefici di cui al presente decreto, comporta un fabbisogno finanziario complessivo nel limite individuato dall’articolo 24, comma 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni e, pertanto, con riferimento all’inclusione tra i beneficiari dei lavoratori di cui all’articolo 6, comma 2-ter del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2012, n. 14, non occorre applicare la clausola di salvaguardia di cui all’articolo 6-bis, del predetto decreto-legge n. 216 del 2011.
Il presente decreto viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, previo visto e registrazione della Corte dei conti.

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D.M. 18/1/2012

Redazione

Art. 1

La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2010 e’ determinata in misura pari a +1,6 dal 1° gennaio 2011.

 

Art. 2

La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2011 e’ determinata in misura pari a +2,6 dal 1° gennaio 2012, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo.

 

Art. 3

Le percentuali di variazione di cui agli articoli precedenti, per le pensioni alle quali si applica la disciplina dell’indennita’ integrativa speciale di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni ed integrazioni, sono determinate separatamente sull’indennita’ integrativa speciale, ove competa, e sulla pensione.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

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Decreto Ministero del lavoro e delle politiche sociali 11/4/2011

Redazione

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

di concerto con

IL MINISTRO DELLA SALUTE

e

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Visto l’articolo 71, comma 11,secondo periodo, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modifiche e integrazioni, di seguito decreto legislativo n. 81/2008, il quale prevede per le attrezzature di lavoro soggette a verifica periodica che la prima delle verifiche periodiche venga effettuata «dall’ISPESL che vi provvede nel termine di sessanta giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il datore di lavoro puo’ avvalersi delle ASL o di soggetti pubblici o privati abilitati con le modalita’ di cui al comma 13»;
Visto l’articolo 71, comma 11, terzo periodo, del decreto legislativo n. 81/2008, il quale prevede che: «Le successive verifiche sono effettuate dai soggetti di cui al precedente periodo, che vi provvedono nel termine di trenta giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il datore di lavoro puo’ avvalersi di soggetti pubblici o privati abilitati, con le modalita’ di cui al comma 13»;
Visto l’articolo 71, comma 12, del decreto legislativo n. 81/2008, il quale dispone che: «Per l’effettuazione delle verifiche di cui al comma 11, le ASL e l’ISPESL possono avvalersi del supporto di soggetti pubblici o privati abilitati. I soggetti privati abilitati acquistano la qualifica di incaricati di pubblico servizio e rispondono direttamente alla struttura titolare della funzione»;
Visto l’articolo 71, comma 13, del decreto legislativo n. 81/2008, che statuisce quanto segue: «Le modalita’ di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’allegato VII, nonche’ i criteri per l’abilitazione dei soggetti pubblici o privati di cui al comma precedente sono stabiliti con decreto del Ministro del lavoro della salute e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto»;
Visto l’articolo 1, della legge 13 novembre 2009, n. 172, il quale prevede l’istituzione del Ministero della salute ed il trasferimento ad esso delle funzioni di cui al Capo X-bis, articoli da 47-bis a 47-quater, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, gia’ attribuite al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ai sensi del decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85;
Visto l’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122, il quale prevede la soppressione dell’ISPESL e la contestuale attribuzione delle relative competenze all’INAIL;
Ritenuto pertanto che ove il decreto legislativo n. 81/2008 attribuisca competenze all’ISPESL esse debbano intendersi conferite all’INAIL;
Considerata la necessita’ di individuare le modalita’ di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’allegato VII ed i criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’articolo 71, comma 13, del decreto legislativo n. 81/2008;
Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 3 marzo 2011;

Decreta:

1. Il presente decreto disciplina le modalita’ di effettuazione delle verifiche periodiche cui sono sottoposte le attrezzature di lavoro di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008, nonche’ i criteri per l’abilitazione dei soggetti pubblici o privati e individua le condizioni in presenza delle quali l’INAIL e le ASL possono avvalersi del supporto di soggetti pubblici o privati, ai sensi dell’articolo 71, comma 12, del decreto legislativo n. 81/2008, per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’articolo 71, comma 11.

1. Ai sensi dell’articolo 71, commi 11 e 12, del decreto legislativo n. 81/2008, l’INAIL e’ titolare della prima delle verifiche periodiche da effettuarsi nel termine di sessanta giorni dalla richiesta, mentre le ASL sono titolari delle verifiche periodiche successive alla prima, da effettuarsi nel termine di trenta giorni dalla richiesta.
2. All’atto della richiesta di verifica, il datore di lavoro indica il nominativo del soggetto abilitato, pubblico o privato, del quale il soggetto titolare della funzione si avvale laddove non sia in grado di provvedere direttamente con la propria struttura o a seguito degli accordi di cui al comma 3 nei termini temporali di cui al comma 1.
3. L’INAIL e le ASL o le Agenzie Regionali Protezione Ambiente (di seguito, ARPA), nelle regioni ove sono state attribuite loro le funzioni in virtu’ di provvedimenti locali emanati ai sensi del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61, possono provvedere direttamente alle verifiche di cui all’articolo 71, comma 11, del decreto legislativo n. 81/2008, anche mediante accordi tra di loro o con le Direzioni Provinciali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (di seguito, DPL), nel rispetto dei principi di economicita’ previsti per la pubblica amministrazione oppure possono avvalersi di soggetti pubblici o privati abilitati e iscritti nell’elenco di cui al comma 4.
4. Per le finalita’ di cui all’articolo 71, comma 12, del decreto legislativo n. 81/2008, presso l’INAIL e presso le ASL e’ inoltre istituito un elenco di soggetti abilitati, pubblici o privati, di cui i titolari della funzione si possono avvalere ai sensi dell’articolo 1. Ove previsto da apposito provvedimento regionale, l’elenco di cui al periodo precedente puo’ essere istituito, anziche’ presso le singole ASL, su base regionale.
5. Qualunque soggetto abilitato e’ iscritto a domanda nell’elenco. Il soggetto titolare della funzione ha faco1ta’ di segnalare alla Commissione di cui all’allegato III, che e’ parte integrante del presente decreto, per i successivi ed eventuali adempimenti, la sussistenza di motivi di possibile esclusione. Con l’iscrizione all’elenco, il soggetto abilitato si impegna al rispetto dei termini temporali di cui al comma l.
6. L’elenco di cui al comma precedente e’ messo a disposizione dei datori di lavoro, a cura del titolare della funzione, per l’individuazione del soggetto di cui avvalersi.
7. I soggetti abilitati, pubblici o privati, presenti nell’elenco di cui al comma 4, devono far parte dell’elenco previsto nell’allegato III.
8. Decorsi i termini temporali di cui al comma l, il datore di lavoro puo’ avvalersi dei soggetti abilitati, pubblici o privati, di cui all’elenco previsto nell’allegato III.
9. I soggetti abilitati, pubblici o privati, devono essere in possesso dei requisiti riportati nell’allegato I, che e’ parte integrante del presente decreto.

l. Nel caso di verifiche effettuate ai sensi dell’articolo 2, commi 3 e 4, una quota pari al 15% delle tariffe definite dal decreto di cui al comma 3 e’ destinata a coprire i costi legati all’attivita’ di controllo dell’operato dei soggetti abilitati, all’attivita’ amministrativa, di controllo, di monitoraggio, di costituzione, di gestione e di mantenimento della banca dati informatizzata; la rimanente quota resta di spettanza del soggetto abilitato che ha effettuato la verifica.
2. Nell’ipotesi di cui all’articolo 2, comma 8:
a) il datore di lavoro comunica al soggetto titolare della funzione il nominativo del soggetto abilitato, pubblico o privato, incaricato della verifica;
b) i compensi dovuti al soggetto abilitato, pubblico o privato, non possono differire, in eccesso o in difetto, di oltre il 15% dalle tariffe applicate dal soggetto titolare della funzione e successivamente, dalle tariffe stabilite dal decreto di cui al comma 3;
c) il soggetto abilitato, pubblico o privato, che e’ stato incaricato dal datore di lavoro della verifica, corrisponde all’INAIL. una quota pari al 5% della tariffa stabilita dal soggetto titolare della stessa funzione per la gestione ed il mantenimento della banca dati informatizzata.
3. Le tariffe per le prestazioni rese ai sensi del presente decreto sono determinate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero della salute e del Ministero dello sviluppo economico da adottare entro 180 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto. Fino all’emanazione del decreto trovano applicazione le tariffe definite dai soggetti titolari della funzione.

1. Le modalita’ di effettuazione della prima delle verifiche nonche’ delle verifiche successive di cui all’articolo 71, comma 11, del decreto legislativo n. 81/2008 sono quelle previste nell’allegato II al presente decreto, che fa parte integrante dello stesso.

l. Le modalita’ per l’abilitazione, il controllo e il monitoraggio dei soggetti di cui all’allegato I sono definite nell’allegato III al presente decreto che fa parte integrante dello stesso.

l. Restano ferme le disposizioni previste dai decreti:
a) Decreto ministeriale 29 febbraio 1988 recante «Norme di sicurezza per la progettazione, l’installazione e l’esercizio dei depositi di gas di petrolio liquefatto con capacita’ complessiva non superiore a 5 m³» ;
b) Decreto ministeriale 23 settembre 2004 recante «Modifica del decreto del 29 febbraio 1988, recante norme di sicurezza per la progettazione, l’installazione e l’esercizio dei depositi di gas, di petrolio liquefatto con capacita’ complessiva non superiore a 5 m³ e adozione dello standard europeo EN 12818 per i serbatoi di gas di petrolio liquefatto di capacita’ inferiore a 13 m³»;
c) Decreto ministeriale 17 gennaio 2005 recante la «Procedura operativa per la verifica decennale dei serbatoi interrati per GPL con la tecnica basata sul metodo delle emissioni acustiche»;
d) Decreto ministeriale 1° dicembre 2004, n. 329 «Regolamento recante norme per la messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature a pressione e degli insiemi di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 93».
2. In ogni caso sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome ai sensi dei rispettivi statuti speciali e relative norme di attuazione. In sede di prima applicazione del presente decreto, nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano che hanno disciplinato il sistema di verifica periodica obbligatoria ai fini di sicurezza, i soggetti riconosciuti competenti per l’effettuazione delle verifiche periodiche obbligatorie prima dell’entrata in vigore del presente decreto, ai sensi della disciplina regionale e provinciale in vigore, continuano a esercitare le funzioni attribuite dalla medesima legislazione regionale/provinciale.
Il presente decreto entra in vigore 90 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, fatta eccezione per l’allegato III, che entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Criteri di abilitazione dei soggetti pubblici o privati per poter effettuare le verifiche di cui all’articolo 71, comma 11, del decreto legislativo n. 81/2008

1. I soggetti pubblici o privati di cui all’articolo 71, comma 11, del decreto legislativo n. 81/2008, devono possedere almeno i seguenti requisiti:
a) certificato di accreditamento quale organismo di ispezione di tipo A, ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC l7020, emesso da ente di accreditamento riconosciuto a livello europeo ai sensi del regolamento CE 765/2008. con scopo di accreditamento evidenziante la competenza ciel soggetto richiedente ad operare nel settore oggetto della richiesta di abilitazione, ovvero un’organizzazione conforme ai requisiti della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17020 adeguatamente documentata. che garantisca competenza dei soggetto richiedente ad operare nel settore oggetto della richiesta di abilitazione, oltre che indipendenza, imparzialita’ ed integrita’ propria e ciel proprio personale rispetto alle attivita’ di progettazione, consulenza, fabbricazione, installazione. manutenzione. commercializzazione c gestione eventualmente legate in maniera diretta o indiretta alle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008;
b) operare con personale tecnico dipendente o con rapporto esclusivo di collaborazione. Sono vietate forme dirette o indirette di subappalto, salvo i casi in cui si debbano effettuare, a supporto delle verifiche, controlli non distruttivi, prove di laboratorio o attivita’ ad elevata specializzazione;
c) disporre di una procedura operativa che definisca l’iter tecnico Ed amministrativo per l’effettuazione delle verifiche oggetto del presente decreto ed il rilascio delle conseguenti attestazioni di verifica, in conformita’ a quanto previsto dall’allegato II;
d) disporre di un organigramma generale che evidenzi, in maniera dettagliata, la struttura operativa per ogni Regione in cui si intende svolgere l’attivita’ delle verifiche oggetto del presente decreto e che indichi il nominativo del responsabile tecnico, in possesso di titolo di studio di cui al successivo punto l. Il responsabile tecnico deve essere un dipendente del soggetto abilitato ed avere una comprovata esperienza professionale superiore ai 10 anni nel campo della progettazione o controllo di prodotti, impianti e costruzioni. Il personale incaricato di eseguire l’attivita’ tecnica di verifica, deve essere in possesso di uno dei seguenti titoli di studio e professionali:
1) laurea in ingegneria (laurea magistrale in una delle seguenti classi: LM-4, da LM-20 a LM-35 di cui al decreto del Ministro dell’universita’ e della ricerca in data 16 marzo 2007. pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio 2007, ovvero laurea specialistica conseguita nelle seguenti classi: 4/S, da 25/S a 38/S di cui al decreto del Ministro dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica in data 28 novembre 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2001, ovvero corrispondente diploma di laurea ai sensi del decreto del Ministro dell’istruzione. dell’universita’ e della ricerca in data 5 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 196 del 21 agosto 2004) con almeno 2 anni di esperienza acquisita e dimostrabile nelle attivita’ tecnico-professionali (progettazione o costruzione o manutenzione o ispezione o controlli o verifiche) correlate al settore delle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 per le quali si intende effettuare le verifiche oggetto del presente decreto;
2) laurea. conseguita nelle seguenti classi: L7, L8, L9. L17, L23 di cui al decreto del Ministro dell’universita’ e della ricerca in data 16 marzo 2007, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio 2007. ovvero laurea conseguita nelle seguenti classi: 8, 9, 10, 4 di cui al decreto del Ministro dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica in data 4 agosto 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000. con almeno 3 anni di esperienza acquisita e dimostrabile nelle attivita’ tecnico-professionali (progettazione o costruzione o manutenzione o ispezione o controlli o verifiche) correlate al settore delle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 per le quali si intende effettuare le verifiche oggetto del presente decreto. Tale personale puo’ effettuare le verifiche di tutte le attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008. ad esclusione degli ascensori e montacarichi da cantiere con cabina/piattaforma guidata verticalmente.
3) diploma di perito industriale con almeno 5 anni di esperienza acquisita e dimostrabile nelle attivita’ tecnico-professionali (progettazione o costruzione o manutenzione o ispezione o controlli o verifiche) correlate al settore delle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 8l/2008 per le quali si intende effettuare le verifiche oggetto del presente decreto. Tale personale puo’ effettuare le verifiche di tutte le attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008. ad esclusione degli ascensori e montacarichi da cantiere con cabina/piattaforma guidata verticalmente.
e) avere attivato una polizza assicurativa di responsabilita’ civile. senza franchigia. con massimale non inferiore a 5.000.000.00 di curo per anno e non inferiore a 3.000.000.00 di euro per sinistro, per i rischi derivanti dall’esercizio delle attivita’ di verifiche oggetto del presente decreto;
2. La adozione di modelli di gestione di cui all’articolo 30 del decreto legislativo n. 81/2008 da parte dei soggetti pubblici o privati costituisce titolo preferenziale in ordine alla iscrizione nell’elenco di cui all’allegato III.
3. I soggetti pubblici o privati di cui all’articolo 71. comma 11 del decreto legislativo n. 81/2008. sono tenuti a garantire che il personale incaricato di eseguire l’attivita’ tecnica di verifica, abbia ricevuto idonea formazione ai sensi dell’art. 37 del d.lgs. n. 81/2008 e successive modifiche. La partecipazione del personale incaricato di eseguire l’attivita’ tecnica di verifica a corsi di formazione specifica organizzati dai soggetti titolari della funzione costituisce elemento di valutazione in ordine al mantenimento nel tempo dei requisiti dei soggetti abilitati.
4. I soggetti pubblici o privati di cui all’articolo 71, comma 11, del decreto legislativo n. 81/2008, che hanno svolto attivita’ di certificazione di prodotto. non possono effettuare la prima delle verifiche periodiche della specifica attrezzatura di lavoro per la quale abbiano rilasciato la certificazione ai fini della marcatura CE.

Modalita’ di effettuazione delle verifiche periodiche

l. Campo di applicazione
1.1. Le disposizioni di cui al presente allegato si applicano alle tipologie di attrezzature di lavoro, di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008. suddivise nei gruppi di seguito elencati:
1.1.1. Gruppo SC -Apparecchi di sollevamento materiali non azionati a mano ed idroestrattori a forza centrifuga
a) Apparecchi mobili di sollevamento materiali di portata superiore a 200 kg
b) Apparecchi trasferibili di sollevamento materiali di portata superiore a 200 kg
c) Apparecchi fissi di sollevamento materiali di portata superiore a 200 kg
d) Carrelli semoventi a braccio telescopico
e) ldroestrattori a forza centrifuga
1.1.2. Gruppo SP -Sollevamento persone
a) Scale aree ad inclinazione variabile
b) Ponti mobili sviluppabili su carro ad azionamento motorizzato
c) Ponti mobili sviluppabili su carro a sviluppo verticale azionati a mano
d) Ponti sospesi e relativi argani
e) Piattaforme di lavoro autosollevanti su colonne
f) Ascensori e montacarichi da cantiere
1.1.3. Gruppo GVR – Gas, Vapore, Riscaldamento
a) Attrezzature a pressione:
l. Recipienti contenenti fluidi con pressione maggiore di 0,5 bar
2. Generatori di vapor d’acqua
3. Generatori di acqua surriscaldata (1)
4. Tubazioni contenenti gas, vapori e liquidi
5. Generatori di calore alimentati da combustibile solido, liquido o gassoso per impianti centrali di riscaldamento utilizzanti acqua calcia sotto pressione con temperatura dell’acqua non superiore alla temperatura di ebollizione alla pressione atmosferica, aventi potenzialita’ globale dei focolai superiori a 116 kW (2)
6. Forni per le industrie chimiche e affini
b) Insiemi: assemblaggi di attrezzature da parte di un costruttore certificati CE come insiemi secondo il decreto legislativo n. 93 del 25 febbraio 2000.

2. Definizioni
a) Verifica periodica:
Le verifiche periodiche sono finalizzate ad accertare la conformita’ alle modalita’ di installazione previste dal fabbricante nelle istruzioni d’uso, lo stato di manutenzione e conservazione, il mantenimento delle condizioni di sicurezza previste in origine dal fabbricante c specifiche dell’attrezzatura di lavoro. l’efficienza dei dispositivi di sicurezza e di controllo.
b) Prima verifica periodica:
La prima verifica periodica e’ la prima delle verifiche periodiche di cui al precedente punto a) e prevede anche la compilazione della scheda tecnica di identificazione dell’attrezzatura di lavoro.
c) Indagine supplementare:
Attivita’ finalizzata ad individuare eventuali vizi, difetti o anomalie, prodottisi nell’utilizzo dell’attrezzatura di lavoro messe in esercizio da oltre 20 anni. nonche’ a stabilire la vita residua in cui la macchina potra’ ancora operare in condizioni di sicurezza con le eventuali relative nuove portate nominali.

3. Verifiche delle attrezzature di lavoro appartenenti ai gruppi SC e SP
3.1. Prima verifica periodica
3.1.1. La «prima» delle verifiche periodiche dovra’ essere effettuata entro il termine stabilito dalla frequenza indicata in allegato VII del d.lgs. n. 81/2008.
3.1.2. La prima verifica periodica e’ finalizzata a:
a) identificare l’attrezzatura di lavoro in base alla documentazione allegata alla comunicazione di messa in servizio. inoltrata al Dipartimento INAIL territorialmente competente, controllandone la rispondenza ai dati riportati nelle istruzioni per l’uso del fabbricante. In particolare. devono essere rilevate le seguenti informazioni: nome del costruttore. tipo e numero di fabbrica dell’apparecchio, anno di costruzione. matricola assegnata dall’INAIL in sede di comunicazione di messa in servizio. Deve inoltre prendere visione della seguente documentazione:
1. dichiarazione CE di conformita’;
2. dichiarazione di corretta installazione (ove previsto da disposizioni legislative);
3. tabelle/diagrammi di portata (ove previsti):
4. diagramma delle aree di lavoro (ove previsto);
5. istruzioni per l’uso.
b) accertare che la configurazione dell’attrezzatura di lavoro sia tra quelle previste nelle istruzioni d’uso redatte dal fabbricante;
c) verificare la regolare tenuta del «registro di controllo», ove previsto dai decreti di recepimento delle direttive comunitarie pertinenti o, negli altri casi, delle registrazioni di cui all’articolo 71, comma 9, del d.lgs. n. 81/2008;
d) controllarne lo stato di conservazione;
e) effettuare le prove di funzionamento dell’attrezzatura di lavoro e di efficienza dei dispositivi di sicurezza.
3.1.3. Al fine di assicurare un riferimento per le verifiche periodiche successive, dovra’ essere compilata la scheda tecnica di identificazione. che successivamente costituira’ parte integrante della documentazione dell’attrezzatura di lavoro, adottando la modulistica riportata in allegato IV.
3.1.4. Le eventuali violazioni riferite al punto 3.1.2., devono essere comunicate all’organo di vigilanza competente per territorio. La constatazione di non rispondenza ai requisiti essenziali di sicurezza (RES), di cui alle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle pertinenti direttive comunitarie applicabili, deve essere segnalata al soggetto titolare della funzione.
3.2. Verifiche periodiche successive alla prima
3.2.1. Le verifiche periodiche successive alla prima, sono effettuate secondo le modalita’ di cui al punto 3.1.2. e con la periodicita’ indicata nell’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008.
3.2.2. Le eventuali violazioni. riferite al punto 3.1.2. e 3.2.1 devono essere comunicate all’organo di vigilanza competente per territorio. La constatazione di non rispondenza ai requisiti essenziali di sicurezza (RES), di cui alle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle pertinenti direttive comunitarie applicabili, deve essere segnalata al soggetto titolare della funzione.
3.2.3. Nel corso delle verifiche periodiche, sulle gru mobili. sulle gru trasferibili e sui ponti sviluppabili su carro ad azionamento motorizzato. sono esibite dal datore di lavoro le risultanze delle indagini supplementari di cui al punto 2, lettera c), effettuate secondo le norme tecniche.
3.3. Verifica delle macchine per centrifugare
3.3. 1. La verifica periodica delle macchine per centrifugare deve essere articolata, di norma, in due parti:
a) prova di funzionamento:
b) verifica di integrita’ a macchina smontata.
3.3.2. La prova di funzionamento, viene effettuata secondo la periodicita’ prevista in allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008: consiste nel verificare il corretto stato di conservazione e manutenzione e ad accertare il regolare funzionamento dei dispositivi di sicurezza installati; per gli idroestrattori con carica di tipo discontinuo. deve essere verificata la corretta sequenza delle fasi che costituiscono il ciclo di lavoro.
3.3.3. La verifica a macchina smontata deve essere effettuata con la periodicita’ e le modalita’ stabilite dal fabbricante e riportate sul manuale di istruzioni per l’uso e la manutenzione: per le centrifughe messe in servizio in data antecedente all’entrata in vigore della specifica direttiva di prodotto. la verifica a macchina smontata viene effettuata con la periodicita’ prevista in allegato VII del d.lgs. n. 81/2008.
3.3.4. Vengono sottoposti a particolari controlli di tipo visivo e strumentale. con macchina smontata. i seguenti componenti:
a) paniere.
b) albero.
c) apparato frenante (disco o tamburo freno).
3.3.5.Vengono controllati inoltre. l’involucro di contenimento esterno e il collegamento dell’intera macchina alle parti strutturali dell’edificio.
3.3.6. Le macchine per centrifugare operanti con solventi infiammabili o tali da dar luogo a miscele esplosive, installate in data antecedente al 21 settembre 1996. limitatamente al rischio di esplosione e incendio. dovranno rispondere a quanto riportato sulla circolare del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale del 23 giugno 1980 n. 55, per quanto riguarda i rischi di altro tipo, i riferimenti sono contenuti nelle norme generali relative alla sicurezza delle macchine.
3.3.7. La verifica a macchina smontata c la prova di funzionamento assumono la cadenza prevista dall’allegato VII del
decreto legislativo n. 81/2008.
3.3.8. Le macchine messe in servizio con marcatura CE. dovranno subire lo smontaggio e il conseguente controllo delle parti interne secondo le specifiche dettate dal fabbricante. la prova di funzionamento con il relativo controllo di tutti i dispositivi installati per l’annullamento del rischio di esplosione o incendio,. Dovra’ essere effettuata con le modalita’ stabilite dal costruttore e riportate sulle istruzione per l’uso e la manutenzione.
3.3.9. La periodicita’ di verifica degli idroestrattori operanti con solventi infiammabili e fissata una volta ogni 12 mesi indipendentemente dalla data di messa in servizio.

4. Verifica delle attrezzature del gruppo GVR
4.1. Periodicita’ delle verifiche
4.1.1. Per le attrezzature/insiemi a pressione di cui al punto 1.1.3 del presente allegato le periodicita’ sono regolamentate secondo lo schema riportato nell’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008. Per le attrezzature costruite in assenza delle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto. la categorizzazione e’ definita dal datore di lavoro ai sensi dell’allegato II del decreto legislativo n. 93 del 25 febbraio 2000. Restano ferme le esclusioni e le esenzioni dalle verifiche periodiche per le attrezzature di cui agli articoli 2 e 11 del decreto ministeriale 1° dicembre 2004, n. 329.
4.1.2. Per le attrezzature/insiemi di cui al presente punto 4. per verifiche periodiche si intendono:
a) La «prima delle verifiche periodiche»:
b) Le «verifiche periodiche successive»:
b1) di funzionamento;
b2) interna;
b3) di integrita’ (decennali).
4.1.3. Le verifiche di efficienza e funzionalita’ degli accessori di sicurezza seguono la periodicita’ dell’attrezzatura a pressione cui sono destinati o con cui sono collegati.
4.1.4. Periodicita’ delle verifiche, differenti da quelle di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/12008, e tipologia di ispezioni alternative a quelle stabilite ai punti seguenti, ma tali da garantire un livello di rischio equivalente, potranno essere autorizzate in deroga, previa richiesta da inoltrare al Ministero dello sviluppo economico.
4.2. La prima delle verifiche periodiche
4.2.1. La prima delle verifiche periodiche viene eseguita sulle attrezzature previste dall’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 ad eccezione di quelle escluse ai sensi degli articoli 2 e 11 del decreto ministeriale l° dicembre 2004 n. 329.
4.2.2. La prima delle verifiche periodiche andra’ eseguita secondo la periodicita’ di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 a decorrere dalla data di messa in servizio dichiarata dal datore di lavoro.
4.2.3. I controlli da eseguire in sede di «prima delle verifiche periodiche», in aggiunta a quelli di cui al punto 4.3.1., sono i seguenti:
a. Individuazione dell’attrezzatura (o delle attrezzature componenti l’insieme).
b. Verifica di corrispondenza delle matricole rilasciate dall’ISPESL o dall’INAIL all’atto della dichiarazione di messa in servizio sulle attrezzature (certificate singolarmente o componenti un insieme) rientranti nelle quattro categorie del decreto legislativo n. 93 del 25 febbraio 2000 non escluse dalle verifiche periodiche del decreto ministeriale 1° dicembre 2004 n. 329; per gli insiemi di limitata complessita’ (criogenici, cold-box, apparecchi di tintura, generatori di vapore a tubi da fumo. ecc.) nel caso in cui il datore di lavoro ha richiesto. in sede di dichiarazione di messa in servizio, esplicitamente di voler considerare l’insieme stesso come unita’ indivisibile, la verifica di corrispondenza riguarda la matricola unica dell’insieme.
c. constatazione della rispondenza delle condizioni di installazione, di esercizio e di sicurezza con quanto indicato nella dichiarazione di messa in servizio di cui all’articolo 6 del decreto ministeriale l° dicembre 2004 n. 329:
d. controllo della esistenza e della corretta applicazione delle istruzioni per l’uso del fabbricante.
4.2.4. Per gli insiemi verra’ redatto un verbale di prima verifica periodica per ogni attrezzatura immatricolata costituente l’insieme. Occorre anche riportare sul verbale di ogni singola attrezzatura immatricolata il riferimento al numero identificativo dell’insieme di cui fa parte, indicato nella dichiarazione di conformita’ dell’insieme stesso. Si dovra’ procedere a redigere una relazione complessiva sulla certificazione e protezione dell’insieme c sul rispetto delle istruzioni per l’uso. da inserire nella banca dati informatizzata di cui all’articolo 3, comma l del presente decreto. Nel caso di insieme immatricolato come un’unica unita’ indivisibile considerando tutte le attrezzature dell’insieme come «membrature» che non verranno immatricolate e subiranno singolarmente la periodicita’ di controllo previste dalla categoria dell’insieme verra’ redatto un unico verbale complessivo per tutte le attrezzature dell’insieme.
4.2.5. Nel verbale della prima delle verifiche periodiche, da compilare per ciascuna delle attrezzature immatricolate dell’insieme (o nel verbale relativo all’insieme nel suo complesso nel caso di insieme considerato come unita’ indivisibile). occorre evidenziare per le attrezzature componenti l’insieme:
a) quelle marcate CE;
b) quelle non marcate CE ed omologate ISPESL;
c) quelle non marcate CE e garantite dalla marcatura CE dell’insieme.
4.3. Le verifiche periodiche successive
4.3.1. La verifica di funzionamento
4.3.1.1. La verifica di funzionamento consiste nei seguenti esami e controlli:
a) esame documentale:
b) controllo della funzionalita’ dei dispositivi di protezione:
c) controllo dei parametri operativi.
4.3.1.2. I controlli di cui alla lettera al vengono effettuati sulla base della documentazione rilasciata a seguito della prima delle verifiche periodiche. I controlli di cui alla lettera b) possono essere effettuati con prove a banco, con simulazioni. oppure. ove non pregiudizievoli per le condizioni di funzionamento, in esercizio. In particolare per le valvole di sicurezza. il controllo puo’ consistere nell’accertamento di avvenuta taratura entro i limiti temporali stabiliti dal fabbricante e, comunque, entro i limiti relativi alle periodicita’ delle verifiche di funzionalita’ relative all’attrezzatura a pressione a cui sono asservite. I controlli di cui alla lettera c) sono finalizzati all’accertamento che i parametri operativi rientrino nei limiti di esercizio previsti. Lo scarico dei dispositivi di sicurezza deve avvenire in modo da non arrecare danni alle persone. L’installazione di valvole di intercettazione sull’entrata e sull’uscita dei condotti delle valvole di sicurezza e’ consentita. qualora non in contrasto con quanto indicato nelle istruzioni per l’uso, su motivata richiesta del datore di lavoro in particolare nel caso di fluidi infiammabili, tossici, corrosivi o comunque nocivi. Le valvole di intercettazione devono essere piombate in posizione di apertura a cura dell’INAIL o delle ASL ai quali vanno segnalate tempestivamente le manovre che abbiano comportato manomissioni del sigillo.
4.3.1.3. Durante la verifica di funzionamento devono anche essere annotati tutti gli eventuali interventi di riparazione intercorsi accertandone la correttezza in base alle istruzioni per l’uso rilasciate dal fabbricante o alle procedure di cui all’articolo 14 del decreto ministeriale 1° dicembre 2004 n. 329.
4.3.2. La verifica di integrita’ decennale
4.3.2.1. La verifica di integrita’ consiste nell’accertamento dello stato di conservazione delle varie membrature mediante esame visivo delle parti interne ed esterne accessibili ed ispezionabili, nell’esame spessimetrico ed altri eventuali prove, eseguiti da personale adeguatamente qualificato incaricato dal datore di lavoro, che si rendano necessari:
a) data la non completa ispezionabilita’ dell’attrezzatura:
b) qualora emergessero dubbi sulla condizione delle membrature;
c) a fronte di situazioni evidenti di danno;
d) in base alle indicazioni del fabbricante per attrezzature costruite e certificate secondo le direttive di prodotto (97/23/CE, 87/404/CEE, 90/488/CEE).
4.3.2.2. Ove nella rilevazione visiva e strumentale o solamente strumentale si riscontrano difetti che possono in qualche modo pregiudicare l’ulteriore esercizio dell’attrezzatura, vengono intraprese per l’eventuale autorizzazione da parte del soggetto titolare della verifica, le opportune indagini supplementari, effettuate dal datore di lavoro. atte a stabilire non solo l’entita’ del difetto ma anche la sua possibile origine. Cio’ al fine di intraprendere le azioni piu’ opportune di ripristino della integrita’ strutturale del componente, oppure a valutarne il grado di sicurezza commisurato al tempo di ulteriore esercizio con la permanenza dei difetti riscontrati. Nel caso siano intraprese tali valutazioni (Fitness For Service – FFS-). per stabilire il tempo di ulteriore esercizio con la permanenza dei difetti riscontrati. le stesse valutazioni andranno notificate dal datore di lavoro ai soggetti titolari della verifica che dovranno autorizzare l’ulteriore esercizio. Le autorizzazioni rilasciate devono essere notificate all’INAIL per l’inserimento nella banca dati informatizzata, di cui all’articolo 3, comma 1, del presente decreto. ed alle ASL competenti per territorio.
4.3.2.3. Quando l’attrezzatura ha caratteristiche tali da non consentire adeguate condizioni di accessibilita’ all’interno. anche nei riguardi della sicurezza, o risulta comunque non ispezionabile completamente. l’ispezione e’ integrata. limitatamente alle camere non ispezionabili, con una prova di pressione idraulica a 1.125 volte la «pressione massima ammissibile» (PS) che puo’ essere effettuata utilizzando un fluido allo stato liquido.
4.3.2.4. La non completa ispezionabilita’ puo’ essere conseguente alla presenza, su parti rappresentative del recipiente, di masse interne o rivestimenti interni o esterni inamovibili, anche parzialmente. o la cui rimozione risulti pregiudizievole per l’integrita’ delle membrature o dei rivestimenti o delle masse stesse.
4.3.2.5. La prova di pressione idraulica puo’ essere sostituita. in caso di necessita’ e previa predisposizione da parte dell’utente di opportuni provvedimenti di cautela. con una prova di pressione con gas (aria o gas inerte) ad un valore di 1,1 volte la «pressione massima ammissibile» (PS). In tale caso dovranno essere prese tutte le misure previste dal decreto legislativo n. 81/2008 per tale tipo di prova la stessa deve avere una durata minima di due ore durante le quali deve essere verificata l’assenza della caduta di pressione.
4.3.2.6. La verifica di integrita’ per le tubazioni non comporta obbligatoriamente ne’ la prova idraulica ne’ l’esame visivo interno. ma opportuni controlli non distruttivi per l’accertamento della integrita’ della struttura.
4.4 Verifica di visita interna per generatori di vapore
4.4.1. La visita interna consiste nell’esame visivo delle parti dei generatore accessibili ed ispezionabili, tanto internamente che esternamente.
4.4.2. Qualora durante la verifica emergessero dubbi sulla condizione delle membrature o in caso di necessiti, a fronte di situazioni evidenti di danno, e’ consentito avvalersi di ulteriori esami e prove, eseguiti da personale adeguatamente qualificato incaricato dal datore di lavoro, al fine di accertare la permanenza delle condizioni di stabilita’ per la sicurezza dell’esercizio del generatore stesso.
4.5. Verifica di funzionamento per generatori di vapore
4.5.1. Per i generatori di vapore oltre agli esami e controlli previsti al punto 4.3. l. l si effettua, durante la verifica di funzionamento, la verifica di rispondenza dei parametri dell’acqua di alimento con quanto richiesto nelle istruzioni per l’uso. In mancanza di tale informazione si puo’ far riferimento alle relative norme applicabili. Durante la verifica deve essere riscontrata la presenza del conduttore abilitato, quando previsto.
4.6. Verifica di impianti di riscaldamento
4.6. l. Gli impianti di riscaldamento centralizzati con generatore di calore di potenzialita’ superiore a 116 kW devono rispettare. qualora non in contrasto con quanto indicato nelle istruzioni per l’uso. le prescrizioni della Raccolta R dell’ISPESL.
4.7. Verifiche periodiche di attrezzature particolari
4.7.1. I recipienti di capacita’ fino a 13 m³ contenenti GPL possono usufruire dell’esonero dalle verifiche periodiche di cui ai precedenti punti 4.2. e 4.3.1. alle condizioni di cui all’articolo 3 del decreto del 29 febbraio 1988 di cui all’articolo 6 del presente decreto.
4.7.2. Le modalita’ di effettuazione della verifica di integrita’ sui recipienti di capacita’ non superiore a 13 m³ contenenti GPL. con verifiche a campione a mezzo della tecnica dell’emissione acustica, nonche’ le modalita’ di riconoscimento e di sorveglianza dei soggetti abilitati all’effettuazione delle suddette verifiche restano disciplinate dal decreto del 23 settembre 2004 di cui all’articolo 6 del presente decreto.
4.7.3. Per i serbatoi criogenici con intercapedine isolante sottovuoto non soggetti ad azione interna di corrosione o di abrasione o di erosione, la verifica d’integrita’ consiste in una prova pneumatica, di norma mediante lo stesso gas contenuto. alla pressione di 1.1 volte la «pressione massima ammissibile» (PS). ed in una prova di ermeticita’ al vuoto. Il grado di vuoto nell’intercapedine sara’ spinto fino a 1000 micron Hg e sara’ controllato con un vacuometro; la prova avra’ la durata minima di 3 ore dopo la stabilizzazione della pressione e del grado di vuoto. Al termine della prova il grado di vuoto nell’intercapedine, letto al vacuometro, non dovra’ discostarsi dalla lettura iniziale. Non e’ richiesto il controllo spessimetrico.
4.7.4. Le attrezzature/insiemi itineranti, che in relazione al loro impiego possono essere movimentati frequentemente da un luogo di lavoro all’altro, possono essere assoggettati a verifica periodica direttamente presso il magazzino distributore anziche’ presso il cantiere di lavoro.
4.7.5. Per le attrezzature che lavorano in condizioni di regime tali per cui possono essere significativi fenomeni di scorrimento viscoso o di fatica oligociclica, si osservano le prescrizioni tecniche vigenti in materia. Le autorizzazioni all’ulteriore esercizio vengono rilasciate dall’INAIL sulla base della valutazione effettuata dal datore di lavoro.
4.8. Considerazioni generali
4.8.1. Ove la verifica abbia evidenziato situazioni di criticita’ per l’esercizio, il soggetto incaricato deve ordinare il divieto d’uso della attrezzatura.
4.8.2. Ove anche a seguito di riparazioni, sostituzioni o modifiche l’attrezzatura non dia garanzia di idoneo funzionamento essa deve declassata, utilizzato a pressione atmosferica o demolita.

5. Procedure amministrative
5.1. La prima delle verifiche periodiche
5.1.1. Il datore di lavoro che mette in servizio, successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, un’attrezzatura di lavoro fra quelle riportate nell’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008, ne da’ immediata comunicazione all’INAIL per consentire la gestione della relativa banca dati. L’INAIL assegna all’attrezzatura un numero di matricola e lo comunica al datore di lavoro.
5.1.2. Almeno 60 giorni prima della data di scadenza del termine per l’esecuzione della prima delle verifiche periodiche stabilito dall’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 in funzione della specifica attrezzatura di lavoro, il datore di lavoro deve richiedere all’INAIL l’esecuzione della prima delle verifiche periodiche. comunicando il luogo presso il quale e’ disponibile l’attrezzatura per l’esecuzione della verifica. Per i carrelli semoventi a braccio telescopico, le piattaforme di lavoro autosollevanti su colonne, gli ascensori e montacarichi da cantiere con cabina/piattaforma guidata verticalmente e gli idroestrattori a forza centrifuga, di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008, gia’ messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, la richiesta di prima verifica periodica costituisce adempimento dell’obbligo di comunicazione all’INAIL per le finalita’ di cui al punto 5.1.1.
5.1.3. Per i carrelli semoventi a braccio telescopico, gli ascensori e montacarichi da cantiere con cabina/piattaforma guidata verticalmente e gli idroestrattori a forza centrifuga, messi in servizio in assenza di direttiva di prodotto specifica, dovra’ essere attestata da parte del datore di lavoro o da persona competente da lui incaricata la conformita’ della macchina ai requisiti di sicurezza di cui all’allegato V del decreto legislativo n. 81/2008: tale attestazione dovra’ essere allegata alla richiesta della prima delle verifiche periodiche.
5.2. Verifiche periodiche successive alla prima
5.2.1. Con la periodicita’ prevista dall’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 e almeno 30 giorni prima della scadenza del relativo termine, il datore di lavoro deve richiedere alla ASL competente per territorio l’esecuzione delle verifiche periodiche successive alla prima, comunicando il luogo presso il quale e’ disponibile l’attrezzatura per l’esecuzione delle stesse.
5.3. Disposizioni consumi
5.3.1. Per le operazioni di verifica il datore di lavoro deve mettere a disposizione del verificatore il personale occorrente, sotto la vigilanza di un preposto. e i mezzi necessari per l’esecuzione delle operazioni stesse, esclusi gli apparecchi di misurazione.
5.3.2. La documentazione concernente le verifiche nonche’ le denunce di cui al decreto ministeriale 12 settembre 1959 del Ministero del lavoro e della previdenza sociale o le comunicazioni di messa in servizio di cui all’articolo 11, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 459 del 24 luglio 1996 e s.m.i. deve essere tenuta presso il luogo in cui l’attrezzatura viene utilizzata.
5.3.3. Il datore di lavoro deve comunicare alla sede INAIL competente per territorio la cessazione dell’esercizio, l’eventuale trasferimento di proprieta’ dell’attrezzatura di lavoro e lo spostamento delle attrezzature. per l’inserimento in banca dati.
5.4. Disposizioni transitorie
5.4.1. Entro 3 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali invia all’INAIL e alle ASL territorialmente competenti la documentazione in suo possesso. riguardante le attrezzature di lavoro rientranti nel decreto ministeriale 4 marzo 1982. rispettivamente ai fini della prima verifica periodica e delle verifiiche periodiche successive alla prima.

(1) da trattarsi come generatori di vapor d’acqua o impianti di riscaldamento in accordo all’articolo 3 del decreto ministeriale l° dicembre 1975

(2) per gli obblighi di verifica relativi all’impianto di riscaldamento si rimanda al punto 4.6.1.

Modalita’ per l’abilitazione, il controllo e il monitoraggio dei soggetti di cui all’allegato I

l. Presentazione della domanda
1.1. L’istanza relativa alla richiesta di iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati. pubblici o privati, all’effettuazione delle verifiche periodiche sulle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008. deve essere indirizzata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali -Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro – Div. VI, che istituisce, pubblica ed aggiorna il suddetto elenco.
1.2. L’istanza relativa alla richiesta di iscrizione di cui al punto 1.1., sottoscritta dal legale rappresentante. deve essere prodotta anche in via telematica certificata e contenere l’elenco delle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 per le quali il soggetto pubblico o privato intende effettuare le verifiche, l’indicazione delle Regioni di intervento e l’elenco della documentazione allegata.

2. Documentazione richiesta per l’iscrizione nell’elenco dei soggetti pubblici o privati
2.1. All’istanza di iscrizione nell’elenco dei soggetti pubblici o privati da inviarsi con le modalita’ di cui al punto 1.. devono essere allegati i seguenti documenti. datati. timbrati e firmati dal legale rappresentante. su supporto informatico:
a) certificalo di iscrizione alla camera di commercio, ovvero estremi dell’atto normativo per i soggetti di diritto pubblico:
b) copia notarile dell’atto costitutivo e statuto, ovvero estremi dell’atto normativo per i soggetti di diritto pubblico. da cui risulti l’esercizio dell’attivita’ oggetto di istanza:
c) documentazione che evidenzi il possesso dei requisiti di cui all’allegato I completa di manuale di qualita’ redatto ai sensi della nonna UNI CEI EN ISO IEC 17020 e di elenco dettagliato del personale. dipendente o con rapporto esclusivo di collaborazione di durata non inferiore a quella dell’iscrizione nell’elenco, con relative qualifiche, titoli di studio, mansioni ed organigramma complessivo con evidenziazione dettagliata della struttura operativa relativa al settore delle verifiche, in particolare, l’indicazione nominativa dei responsabili dei diversi settori di attivita’ di verifica:
d) elenco dei laboratori di cui. mediante apposita convenzione da allegare alla domanda. il soggetto pubblico o privato si avvale nel rispetto della nonna UNI CEI EN ISO IEC 17025. Elenco delle attrezzature possedute dai laboratori convenzionati. presso cui vengono effettuati esami e/o prove:
e) dichiarazione di possesso delle nonne tecniche di riferimento;
f) planimetria della sede centrale. in scala adeguata, degli uffici, compresi quelli dislocati nelle Regioni di intervento, in cui risultino evidenziate la funzione degli ambienti.
2.2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali si riserva di richiedere ogni altra documentazione ritenuta necessaria per la verifica del possesso dei requisiti richiesti.

3. Procedura di abilitazione
3.1. Con provvedimento dei Ministero del lavoro e delle politiche sociali e’ istituita presso lo stesso Ministero. senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, una Commissione per l’esame della documentazione di cui al punto 2.
3.2. La Commissione di cui al punto 3.1. e’ composta da:
a) un rappresentante effettivo ed uno supplente del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con funzione di Presidente;
b) un rappresentante effettivo ed uno supplente del Ministero della salute;
c) un rappresentante effettivo ed uno supplente del Ministero dello sviluppo economico;
d) un rappresentante effettivo ed uno supplente dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro;
e) un rappresentante effettivo ed uno supplente del Coordinamento tecnico delle regioni.
3.3. La Commissione di cui al punto 3.1. svolge i seguenti compiti:
a) formula il parere circa l’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati. pubblici o privati entro sessanta giorni dalla data della richiesta di iscrizione;
b) costituisce ed aggiorna l’elenco dei soggetti abilitati di cui alla lettera a):
c) effettua gli accertamenti tecnico-amministrativi sui soggetti. pubblici o privati, richiedenti l’abilitazione:
d) formula il parere di sospensione. in caso di gravi inadempienze, dei soggetti abilitati di cui alla lettera a). Nei casi di particolare gravita’ formula il parere di cancellazione dall’elenco.
3.4. Per le attivita’ relative alle lettere a), c) e d) di cui al punto 3.3 . la Commissione di cui al punto 3.1. puo’ avvalersi, per le proprie valutazioni, dell’INAIL o delle ASL che esprimono il loro parere a seguito dei necessari sopralluoghi e accertamenti.
3.5. La Commissione. di cui al punto 3.1 si riunisce, su convocazione del presidente e su richiesta del presidente o della meta’ piu’ uno dei componenti. In ogni caso la Commissione si riunisce entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta di iscrizione nell’elenco.
3.6. Le sedute della Commissione di cui al punto 3.1 sono valide se risultano presenti tutti soggetti di cui al punto 3.2.. Le decisioni della Commissione sono prese all’unanimita’. Di ciascuna seduta deve essere redatto un verbale.
3.7. A seguito del parere positivo di cui al punto 3.3.a). con decreto dirigenziale del direttore generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il direttore generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della salute e del direttore generale per il Mercato, la Concorrenza. il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica del Ministero dello sviluppo economico, viene adottato il provvedimento di iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati. pubblici o privati. di cui al punto l. l.

4. Condizioni e validita’ dell’autorizzazione
4.1. L’iscrizione nell’elenco ha validita’ quinquennale e puo’ essere rinnovata a seguito di apposita istanza, previo esito positivo dell’esame della documentazione di rinnovo da effettuarsi secondo le stesse modalita’ previste nel punto 3.
4.2. I soggetti abilitati, pubblici o privati, devono riportare in apposito registro informatizzato copia dei verbali delle verifiche effettuate nonche’ i seguenti dati: regime di effettuazione della verifica (affidamento diretto da parte del datore di lavoro o da parte del titolare della funzione), data del rilascio, data della successiva verifica periodica. datore di lavoro, tipo di attrezzatura con riferimento all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008, costruttore, modello e numero di fabbrica o di matricola e per le attrezzature certificate CE da parte di Organismi Notificati il relativo numero di identificazione: c conservare. per un periodo non inferiore a dieci anni, tutti gli atti documentali relativi all’attivita’ di verifica.
4.3. II registro informatizzato di cui al punto 4.2. deve essere trimestralmente (15 aprile, 15 luglio, 15 ottobre e 15 gennaio) trasmesso per via telematica al soggetto titolare della funzione, al fine di consentire l’attivita’ amministrativa, di controllo, di monitoraggio, di costituzione, di gestione e mantenimento della banca dati di cui all’articolo 3. comma l del presente decreto.

5. Verifiche
5.1. Le ASL ovvero le ARPA nei casi di cui al comma 2 dell’articolo 2 del presente decreto, devono inviare all’INAIL, per via telematica, entro il 15 febbraio di ogni anno, tutti i dati circa le attivita’ di verifica effettuate nell’anno precedente comprese quelle svolte dai soggetti abilitati, pubblici o privati.
5.2. L’INAIL deve inviare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro – Div. VI, entro il 15 maggio di ogni anno, una relazione circa le attivita’ di verifica effettuate, comprese quelle svolte dai soggetti abilitati. pubblici o privati, tenendo conto dei dati di cui al punto precedente. Tale relazione viene trasmessa alla Commissione di cui al punto 3.1. entro il 31 maggio di ogni anno, al fine di acquisire eventuali indicazioni che possano migliorare l’efficacia delle verifiche periodiche delle attrezzature oggetto del presente decreto.
5.3. L’INAIL e le ASL, ovvero alle ARPA nei casi di cui al comma 2 dell’articolo 2 del presente decreto, devono inviare tempestivamente le eventuali segnalazioni di comportamenti anomali dei soggetti abilitati, pubblici o privati, nell’effettuazione delle verifiche, proponendo nel contempo le possibili soluzioni oppure la sospensione o la cancellazione dall’elenco dei soggetti abilitati, pubblici o privati, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro – Div. VI.
5.4. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per il tramite della Commissione di cui al punto 3.1 e tenuto conto del punto 3 entro il periodo di validita’ quinquennale dell’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati. pubblici o privati, puo’ procedere al controllo della sussistenza dei presupposti di base dell’idoneita’ dei suddetti soggetti abilitati.
5.5. A seguito delle segnalazioni di cui al punto 5,3, o nel caso di verifica della non sussistenza dei presupposti di base dell’idoneita’ dei soggetti abilitati di cui al punto 5.4., acquisito il parere dalla Commissione di cui al punto 3.1. l’iscrizione nell’elenco di cui al punto 1,1, viene sospesa con effetto immediato, dando luogo al controllo di tutta l’attivita’ di verifica fino a quel momento effettuata da parte della stessa Commissione, Nei casi di particolare gravita’ si procede alla cancellazione dall’elenco sopra citato, Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero della salute e il Ministero dello sviluppo economico, adotta sia il provvedimento dirigenziale di sospensione che quello di cancellazione.

 

Schede

Parte di provvedimento in formato grafico

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