Decreto Presidente della Repubblica Archivi

Decreto Presidente della Repubblica

D.P.R. n. 19/2016 – Classi di concorso e cattedre

Redazione

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 febbraio 2016, n. 19 

Regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento, a norma dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

(GU n.43 del 22-2-2016 – Suppl. Ordinario n. 5) 

Vigente al: 23-2-2016 

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 87 e 117 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007), ed in particolare l’articolo 1, comma 605, lettera c);
Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008), ed in particolare l’articolo 2, comma 416;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione relative alle scuole di ogni ordine e grado (di seguito Testo unico), ed in particolare l’articolo 405;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, recante norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a norma dell’articolo 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53; Visto il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attivita’ economiche, la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli, ed in particolare l’articolo 13;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, ed in particolare l’articolo 64, comma 3;
Visto l’articolo 64, comma 4, del citato decreto-legge n. 112 del 2008, che prevede l’adozione di uno o piu’ regolamenti ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, finalizzati ad una revisione dell’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico tra i quali, alla lettera a), e’ indicato il regolamento di razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso;
Visto il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonche’ misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario, ed in particolare l’articolo 14, commi 17, 18, 19, 20 e 21;
Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, recante misure urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca;
Visto il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari, ed in particolare l’articolo 23-quinquies;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti ed in particolare l’articolo 1, comma 193;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, recante norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89, concernente il regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, concernente regolamento recante norme per il riordino degli istituti professionali, a norma del citato articolo 64, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, concernente regolamento recante norme per il riordino degli istituti tecnici, a norma del citato articolo 64, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, concernente regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma del citato articolo 64, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 2013, n. 52, recante regolamento di organizzazione dei percorsi della sezione ad indirizzo sportivo del sistema dei licei, a norma dell’articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998, prot. n. 39, concernente il testo coordinato delle disposizioni in materia di ordinamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento tecnico-pratico e di arte applicata nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria ed artistica;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 10 agosto 1998, n. 354, recante costituzione di ambiti disciplinari per classi di concorso finalizzata allo snellimento delle procedure concorsuali ed altre procedure connesse;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, recante modifiche al regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell’universita’ scientifica e tecnologica e della ricerca 3 novembre 1999, n. 509;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 9 febbraio 2005, n. 22, con cui sono state individuate le classi di lauree specialistiche corrispondenti alle lauree, previste dal pregresso ordinamento universitario, ai fini dell’accesso all’insegnamento;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, del 9 luglio 2009, concernente l’equiparazione tra diplomi di laurea del pregresso ordinamento;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249, con il quale e’ stato adottato il Regolamento concernente la definizione della disciplina dei requisiti e delle modalita’ della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, ai sensi dell’articolo 2, comma 416, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 31 luglio 2015;
Ritenuto di poter procedere all’emanazione del presente decreto anche in assenza del parere dell’organo collegiale consultivo nazionale della scuola, ai sensi del richiamato articolo 23-quinquies del decreto-legge n. 90 del 2014;
Acquisito il parere della Conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella seduta del 6 agosto 2015;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nelle adunanze del 10 settembre 2015 e del 22 ottobre 2015;
Acquisiti i pareri delle Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica competenti per materia;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 20 gennaio 2016;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

E m a n a

il seguente regolamento

Art. 1 Oggetto

1. Il presente regolamento, adottato ai sensi dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, contiene disposizioni di revisione dell’attuale assetto ordinamentale delle classi di concorso per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, attraverso la loro razionalizzazione e il loro accorpamento.

 

Art. 2 Classi di concorso

1. La Tabella A, allegata al presente regolamento e del quale costituisce parte integrante, individua le classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado, identificate attraverso uno specifico codice alfanumerico, nonche’ gli insegnamenti ad esse relativi, i titoli necessari per l’accesso ai percorsi di abilitazione di cui ai decreti del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 30 gennaio 1998, 22 ottobre 2004, n. 270, e 9 febbraio 2005, n. 22, e le corrispondenze con le classi di concorso di cui alle Tabelle A e D, allegate al decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998. 2. La Tabella B, allegata al presente regolamento e del quale costituisce parte integrante, individua le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico per la scuola secondaria di primo e secondo grado, identificate attraverso uno specifico codice alfanumerico, nonche’ gli insegnamenti ad esse relativi, i titoli necessari per l’accesso ai percorsi di abilitazione di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 30 gennaio 1998 e ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87 e 88, e le corrispondenze con le classi di concorso di cui alla Tabella C allegata al decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998. 3. La Tabella A/1, allegata al presente regolamento e del quale fa parte integrante, individua la corrispondenza tra gli esami del vecchio ordinamento, indispensabili per l’accesso alle classi di concorso, ed altri esami di contenuto omogeneo.

Art. 3 Titoli di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado

1. I titoli di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono definiti, per ciascuna classe di concorso, nelle Tabelle A e B del presente regolamento. 2. Il possesso dell’abilitazione o dell’idoneita’ all’insegnamento in una delle classi di concorso di cui alle Tabelle A e D, allegate al decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998, costituisce titolo per la partecipazione ai concorsi per titoli ed esami relativi alle classi di concorso di cui alla Tabella A, allegata al presente regolamento. Il possesso dell’idoneita’ all’insegnamento in una delle classi di concorso di cui alla Tabella C, allegata al decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998, costituisce titolo per la partecipazione ai concorsi per titoli ed esami relativi alle classi di concorso di cui alla Tabella B, allegata al presente regolamento. 3. I docenti titolari di una delle classi di concorso accorpate, di cui alla tabella A e alla tabella B, sono titolari della nuova classe di concorso risultante dall’accorpamento. 4. I docenti non di ruolo in possesso dell’abilitazione o idoneita’ per l’accesso ad una delle classi di concorso accorpate, di cui alla Tabella A ed alla Tabella B, hanno titolo per l’accesso a tutti gli insegnamenti compresi nella nuova classe di concorso risultante dall’accorpamento, ai fini delle procedure concorsuali, nonche’ di altre procedure di reclutamento previste dalla legislazione vigente. 5. Restano confermate le disposizioni di cui all’articolo 14, comma 17 e seguenti, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.

 

Art. 4 Prove comuni alle diverse classi di concorso

1. Al fine di un complessivo snellimento delle procedure relative alle prove dei concorsi per titoli ed esami ed alle prove di accesso ai percorsi formativi di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249, possono essere previste prove comuni tra diverse classi di concorso.

 

Art. 5 Norme transitorie e finali

1. Coloro i quali, all’entrata in vigore del presente regolamento, sono iscritti a uno dei percorsi, che costituiscono titolo di accesso alle previgenti classi di concorso, come ridefinite nelle Tabelle A e B del presente regolamento, conseguito il titolo e gli eventuali titoli aggiuntivi richiesti, possono partecipare alle prove di accesso ai relativi percorsi di tirocinio formativo attivo di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249. 2. Nella Provincia autonoma di Bolzano si applicano le disposizioni relative alle classi di concorso di cui al presente regolamento sino alla loro definizione, ai sensi dell’articolo 12, comma 13, del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89. 3. Dall’entrata in vigore del presente regolamento e’ abrogato il decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998. 4. Dall’attuazione del presente regolamento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Art. 6 Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi’ 14 febbraio 2016 MATTARELLA Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri Giannini, Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca Padoan, Ministro dell’economia e delle finanze Visto, il Guardasigilli: Orlando Registrato alla Corte dei conti il 19 febbraio 2016 Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, del MIBAC, del Min. salute e del Min. lavoro, n. 520

TABELLA A
NUOVE CLASSI DI CONCORSO: DENOMINAZIONE, TITOLI DI ACCESSO, INSEGNAMENTI RELATIVI NOTE:
1) Le discipline non linguistiche possono essere insegnate con la metodologia CLIL da tutti i docenti in possesso di documentazione che certifichi la conoscenza della specifica lingua straniera.

Parte di provvedimento in formato grafico

TABELLA B
NUOVE CLASSI DI CONCORSO: DENOMINAZIONE, TITOLI DI ACCESSO, INSEGNAMENTI RELATIVI

Parte di provvedimento in formato grafico

 

TABELLA A/1

© RIPRODUZIONE RISERVATA

D.P.R. n. 207/2015

Redazione

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 17 dicembre 2015, n. 207 

Regolamento in materia di parametri fisici per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma della legge 12 gennaio 2015, n. 2.

(GU n.301 del 29-12-2015) 

Vigente al: 13-1-2016

  IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’articolo 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante la disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, e in particolare l’articolo 17, comma 1;
Vista la legge 12 gennaio 2015, n. 2, che nel modificare l’articolo 635 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, ha previsto che il requisito dei limiti di altezza sia sostituito da parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla forza muscolare e alla massa metabolica attiva secondo tabelle stabilite nel regolamento;
Visti i commi 2 e 3 dell’articolo 1, della citata legge n. 2 del 2015, i quali prevedono che con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, siano stabiliti parametri fisici unici e omogenei – differenziati esclusivamente in relazione al sesso maschile e femminile del candidato – per il reclutamento del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, apportando altresi’ le necessarie modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 luglio 1987, n. 411, e successive modificazioni, recante specifici limiti di altezza per la partecipazione ai concorsi pubblici;
Visto il decreto del Ministro dell’interno 30 giugno 2003, n. 198, recante regolamento dei requisiti di idoneita’ fisica, psichica e attitudinale di cui devono essere in possesso i candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato e gli appartenenti ai predetti ruoli;
Visto il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e successive modificazioni, recante il codice dell’ordinamento militare;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, e successive modificazioni, recante il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 31 luglio 2015;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 10 settembre 2015;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica rispettivamente in data 8 e 14 ottobre 2015;
Vista la definitiva deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 4 dicembre 2015;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, dei Ministri della difesa, dell’interno, dell’economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro della salute;

Emana il seguente regolamento:

Art. 1
Definizioni

1. Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) composizione corporea: la percentuale di massa grassa presente nell’organismo, valutata tramite bioimpedenziometria;
b) forza muscolare: la forza del muscolo striato valutata con dinamometro alla mano dominante espressa in chilogrammi (Kg);
c) massa metabolicamente attiva: la percentuale di massa magra teorica dell’organismo che riveste una rilevanza metabolica con riferimento all’apparato muscolare valutata con bioimpedenziometria.

 

Art. 2
Finalita’ e ambito di applicazione

1. Il presente regolamento individua i parametri fisici unici e omogenei – differenziati in relazione al sesso maschile o femminile del candidato – che sono applicati quali requisiti, in sostituzione di quello generale del limite di altezza, a tutte le procedure per il reclutamento e per l’accesso ai ruoli del personale militare delle Forze armate, delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
2. Le disposizioni recate dal presente regolamento non trovano applicazione alle procedure di reclutamento e per l’accesso ai ruoli del personale militare delle Forze armate, delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco da destinare ai gruppi sportivi in qualita’ di atleti o di istruttori.

 

Art. 3
Parametri fisici

1. I candidati dei concorsi per il reclutamento e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze armate, del personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco devono rientrare entro i valori limite di ciascuno dei parametri fisici indicati nella tabella in allegato “A”, correlati alla composizione corporea, alla forza muscolare e alla massa metabolicamente attiva e differenziati in relazione al sesso maschile o femminile del candidato. Il predetto allegato “A” costituisce parte integrante del presente regolamento.
2. Al fine di tener conto di eventuali condizioni tecniche o individuali, e’ considerata ammissibile una percentuale di adeguamento dei valori forniti dagli strumenti di misurazione fino a un massimo del dieci per cento rispetto ai valori limite previsti nella tabella di cui al comma 1.

Art. 4
Disposizioni di adeguamento del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, discendenti dalla legge 12 gennaio 2015, n. 2

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 586, comma 1, lettera b), la parola: «statura,» e’ soppressa;
b) al libro quarto, titolo II, capo II, la rubrica della sezione III e’ sostituita dalla seguente: «Requisiti fisici»;
c) l’articolo 587 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 587 (Parametri fisici). – 1. Per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento del personale delle Forze armate i concorrenti devono rientrare nei valori limite di ciascuno dei seguenti parametri fisici:
a) composizione corporea: percentuale di massa grassa nell’organismo non inferiore al 7 per cento e non superiore al 22 per cento per i candidati di sesso maschile, e non inferiore al 12 per cento e non superiore al 30 per cento per le candidate di sesso femminile;
b) forza muscolare: non inferiore a 40 kg per i candidati di sesso maschile, e non inferiore a 20 kg per le candidate di sesso femminile;
c) massa metabolicamente attiva: percentuale di massa magra teorica presente nell’organismo non inferiore al 40 per cento per i candidati di sesso maschile, e non inferiore al 28 per cento per le candidate di sesso femminile.
2. Al fine di tener conto di eventuali condizioni tecniche o individuali, e’ considerata ammissibile una percentuale di adeguamento dei valori forniti dagli strumenti di misurazione fino a un massimo del dieci per cento rispetto ai valori limite indicati al comma 1.»;
d) dall’articolo 957, comma 2, lettera a), le parole: «, e per i quali non si applicano i limiti di altezza previsti per il reclutamento» sono soppresse;
e) all’articolo 958, comma 2, lettera a), le parole: «, e per i quali non si applicano i limiti di altezza previsti per il reclutamento» sono soppresse.

Art. 5
Disposizioni transitorie e finali

1. Le amministrazioni interessate verificano l’adeguatezza dei valori parametrali individuati nel presente regolamento in relazione allo sviluppo delle conoscenze scientifiche, al fine di promuovere e attivare gli eventuali correttivi.
2. Con apposite direttive tecniche, soggette a eventuale aggiornamento anche in relazione allo sviluppo delle conoscenze tecnico-scientifiche, approvate dai competenti organi delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri e delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile, nonche’ del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sentito il Ministero della salute, previe intese tra gli stessi, sono definite in modo omogeneo le modalita’ tecniche per l’accertamento e la verifica dei parametri fisici di cui al presente regolamento.
3. Le disposizioni recate dal presente regolamento si applicano ai concorsi per il reclutamento del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco i cui bandi sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana in data successiva alla sua entrata in vigore.

 

Art. 6
Abrogazioni

1. Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento:
a) sono abrogati gli articoli 3, 4 e 5 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 luglio 1987, n. 411, e successive modificazioni;
b) all’articolo 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 18 dicembre 2002, n. 316, le parole: «, escluso quello di cui al comma 1, lettera e)» sono soppresse;
c) la lettera h) del comma 1 dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2004, n. 287, e il n. 9) della lettera b) del comma 1 dell’articolo 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 287 del 2004 sono soppressi;
d) all’articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 27 febbraio 1991, n. 132, le parole: «statura determinata ai sensi dell’articolo 2 della legge 13 dicembre 1986, n. 874» sono soppresse.
2. Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, comma 3, non e’ piu’ applicabile, altresi’, nessuna disposizione di natura regolamentare o amministrativa, che preveda limiti di altezza in materia di reclutamenti del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco.

Art. 7
Clausola di invarianza finanziaria

1. Le attivita’ per l’applicazione della disciplina dei parametri fisici ai concorsi per il reclutamento del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco di cui al presente regolamento, sono svolte dalle amministrazioni interessate nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 17 dicembre 2015

MATTARELLA
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Pinotti, Ministro della difesa
Alfano, Ministro dell’interno
Padoan, Ministro dell’economia e delle finanze
Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
Lorenzin, Ministro della salute
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 24 dicembre 2015

ALLEGATO “A”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

D.P.R. n. 177/2015 – Compensi degli amministratori giudiziari

Redazione

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 ottobre 2015, n. 177 

 

Regolamento recante disposizioni in materia di modalita’ di calcolo e liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari iscritti nell’albo di cui al decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14.

(GU n.262 del 10-11-2015)  

Vigente al: 25-11-2015

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’articolo 87, quinto comma, della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;
Visto l’articolo 2, comma 13, della legge 15 luglio 2009, n. 94, recante delega al Governo per l’istituzione dell’Albo degli amministratori giudiziari di cui all’articolo 2-sexies, comma 3, della legge 31 maggio 1965, n. 575;
Visto il decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14, recante: «Istituzione dell’Albo degli amministratori ai sensi dell’articolo 2, comma 13, della legge 15 luglio 2009, n. 94» e in particolare l’articolo 8, il quale prevede che con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ di calcolo e liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari; Ritenuto che l’attivita’ svolta dagli amministratori giudiziari presenta significative analogie con quella dei curatori fallimentari e che pertanto e’ opportuno, ai fini della liquidazione del compenso, adottare criteri omogenei a quelli previsti in materia di procedure concorsuali; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’8 maggio 2015;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’Adunanza del 21 maggio 2015; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 25 settembre 2015; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico;

E m a n a

il seguente regolamento:

Art. 1 Oggetto

1. Il presente regolamento disciplina le modalita’ di calcolo e liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari iscritti nell’Albo istituito a norma dell’articolo 1 del decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14, per la custodia, la conservazione e l’amministrazione dei beni sottoposti a sequestro di prevenzione ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.

Art. 2 Definizioni

1. Ai fini del presente regolamento si intendono per: a) «decreto legislativo»: il decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14; b) «Albo»: l’Albo degli amministratori giudiziari di cui all’articolo 1 del decreto legislativo; c) «amministratore giudiziario»: il soggetto nominato dall’autorita’ giudiziaria per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati; d) «Ministero»: il Ministero della giustizia.

Art. 3 Criteri per la determinazione del compenso

1. Salvo quanto previsto dal comma 3, i compensi degli amministratori giudiziari sono liquidati sulla base dei seguenti criteri:
a) per i beni costituiti in azienda, quando sono oggetto di diretta gestione da parte dell’amministratore giudiziario, i compensi devono consistere in una percentuale, calcolata sul valore del complesso aziendale, non superiore alle seguenti misure:
1) dal 12% al 14%; quando il valore non superi 16.227,08 euro; 2) dal 10% al 12% sulle somme eccedenti 16.227,08 euro fino a 24.340,62 euro;
3) dal 8,50% al 9,50% sulle somme eccedenti 24.340,62 euro fino a 40.567,68 euro;
4) dal 7% all’8% sulle somme eccedenti 40.567,68 euro fino a 81.135,38 euro;
5) dal 5,50% al 6,50% sulle somme eccedenti 81.135,38 euro fino a 405.676,89 euro;
6) dal 4% al 5% sulle somme eccedenti 405.676,89 euro fino a 811.353,79 euro;
7) dallo 0,90% all’1,80% sulle somme eccedenti 811.353,79 euro fino a 2.434.061,37 euro;
8) dallo 0,45% allo 0,90% sulle somme che superano 2.434.061,37 euro;
b) per i beni costituiti in azienda, quando sono concessi in godimento a terzi, i compensi devono consistere in una percentuale, calcolata sul valore del complesso aziendale, non superiore alle seguenti misure:
1) dal 4,8% al 5,6%; quando il valore non superi 16.227,08 euro;
2) dal 4% al 4,80% sulle somme eccedenti 16.227,08 euro fino a 24.340,62 euro;
3) dal 3,4% al 3,8% sulle somme eccedenti 24.340,62 euro fino a 40.567,68 euro;
4) dal 2,8% al 3,2% sulle somme eccedenti 40.567,68 euro fino a 81.135,38 euro;
5) dal 2,2% al 2,6% sulle somme eccedenti 81.135,38 euro fino a 405.676,89 euro;
6) dall’1,6% al 2% sulle somme eccedenti 405.676,89 euro fino a 811.353,79 euro;
7) dallo 0,3% allo 0,72% sulle somme eccedenti 811.353,79 euro fino a 2.434.061,37 euro;
8) dallo 0,2% allo 0,36% sulle somme che superano 2.434.061,37 euro;
c) per i beni immobili, i compensi devono consistere in una percentuale, calcolata sul valore dei beni, non superiore alle seguenti misure:
1) dal 6% al 7% quando il valore non superi 16.227,08 euro;
2) dal 5% al 6% sulle somme eccedenti 16.227,08 euro fino a 24.340,62 euro;
3) dal 4,25% al 4,75% sulle somme eccedenti 24.340,62 euro fino a 40.567,68 euro;
4) dal 3,5% al 4% sulle somme eccedenti 40.567,68 euro fino a 81.135,38 euro;
5) dal 2,75% al 3,25% sulle somme eccedenti 81.135,38 euro fino a 405.676,89 euro;
6) dal 2% al 2,5% sulle somme eccedenti 405.676,89 euro fino a 811.353,79 euro;
7) dallo 0,45% allo 0,90% sulle somme eccedenti 811.353,79 euro fino a 2.434.061,37 euro;
8) dallo 0,22% allo 0,45% sulle somme che superano 2.434.061,37 euro;
d) per i frutti che si ritraggono dai beni di cui alle lettere a), b) e c) e per i beni diversi da quelli di cui alle predette lettere, i compensi devono consistere in una percentuale calcolata sul valore, non superiore alle seguenti misure:
1) dal 3,6% al 4,2% quando il valore non superi 16.227,08 euro;
2) dal 3% al 3,6% sulle somme eccedenti 16.227,08 euro fino a 24.340,62 euro;
3) dal 2,5% al 2,8% sulle somme eccedenti 24.340,62 euro fino a 40.567,68 euro;
4) dal 2,1% al 2,4% sulle somme eccedenti 40.567,68 euro fino a 81.135,38 euro;
5) dall’1,65% al 2% sulle somme eccedenti 81.135,38 euro fino a 405.676,89 euro;
6) dall’1,2% all’1,5% sulle somme eccedenti 405.676,89 euro fino a 811.353,79 euro;
7) dallo 0,27% allo 0,54% sulle somme eccedenti 811.353,79 euro fino a 2.434.061,37 euro;
8) dallo 0,13% allo 0,27% sulle somme che superano 2.434.061,37 euro.

2. Per determinare il valore di cui al comma 1, si considera:
a) l’importo realizzato, per i beni liquidati;
b) il valore stimato dal perito ovvero, in mancanza, dall’amministratore giudiziario, per i beni che non hanno costituito oggetto di liquidazione;
c) ogni altra somma ricavata.

3. Quando l’amministratore giudiziario assiste il giudice per la verifica dei crediti e’ inoltre corrisposto, sull’ammontare del passivo accertato, un compenso supplementare dallo 0,19% allo 0,94% sui primi 81.131,38 euro e dallo 0,06% allo 0,46% sulle somme eccedenti tale cifra.

4. Nel caso di cui al comma 1, lettera a), all’amministratore giudiziario e’ corrisposto un ulteriore compenso del 5 per cento sugli utili netti e dello 0,50 per cento sull’ammontare dei ricavi lordi conseguiti.

5. Il compenso liquidato a norma del presente articolo non puo’ essere inferiore, nel suo complesso, a 811,35 euro.

6. Nel caso in cui sono oggetto di sequestro patrimoni che comprendono beni rientranti in almeno due delle categorie indicate alle lettere a), b), c) e d) del comma 1, si applica il criterio della prevalenza della gestione piu’ onerosa. Il compenso per tale gestione, individuato a norma dei commi 1 e 2, e’ maggiorato di una percentuale non superiore al 25 per cento per ogni altra tipologia di gestione ed in relazione alla complessita’ della stessa.

7. Nell’ipotesi di gruppo di imprese, non costituiscono attivo ne’ passivo gli importi risultanti da finanziamenti e garanzie infragruppo o dal ribaltamento, attraverso insinuazioni, ripartizioni o compensazioni, di attivo e passivo da parte di altra societa’ del gruppo.

8. All’amministratore spetta un rimborso forfettario delle spese generali in una misura compresa tra il 5 e il 10 per cento sull’importo del compenso determinato a norma del presente decreto. Sono altresi’ rimborsate le spese effettivamente sostenute e documentate, ivi inclusi i costi dei coadiutori.

9. Quando i beni sequestrati appartengono a piu’ proposti, per la liquidazione del compenso a norma del presente decreto si procede in relazione a ciascuna massa attiva e passiva.

Art. 4 Aumento o riduzione del compenso

1. L’autorita’ giudiziaria puo’ aumentare o ridurre l’ammontare del compenso liquidato a norma dell’articolo 3 in misura non superiore al 50 per cento, sulla base dei seguenti criteri:
a) complessita’ della gestione;
b) ricorso all’opera di coadiutori;
c) necessita’ e frequenza dei controlli esercitati;
d) qualita’ dell’opera prestata e dei risultati ottenuti;
e) sollecitudine con cui sono state condotte le attivita’ di amministrazione, ivi compreso l’adempimento degli obblighi di segnalazione gravanti sugli amministratori;
f) numero dei beni compresi nel compendio sequestrato.

2. Il compenso liquidato a norma dell’articolo 3 puo’ essere aumentato in misura non superiore al 100 per cento a fronte di amministrazioni estremamente complesse ovvero di eccezionale valore del patrimonio o dei beni costituiti in azienda sequestrati, ovvero di risultati dell’amministrazione particolarmente positivi.


Art. 5 Incarichi collegiali

1. Quando l’incarico e’ stato conferito ad un collegio di amministratori il compenso globale e’ determinato aumentando, in misura non superiore al 70 per cento, quello spettante al singolo amministratore a norma degli articoli 3 e 4.

2. In ogni caso, l’aumento o la diminuzione di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, sono applicati sul compenso spettante ad uno o piu’ componenti del collegio, quando risulta che le circostanze previste dal predetto articolo sono a questi ultimi esclusivamente riferibili.

Art. 6 Compenso per attivita’ su incarico della societa’

1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai fini della liquidazione del compenso spettante all’amministratore giudiziario per l’attivita’ svolta a seguito di incarico conferito dalla societa’ le cui partecipazioni sono oggetto di sequestro.

 

Art. 7 Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Dato a Roma, addi’ 7 ottobre 2015

MATTARELLA
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Orlando, Ministro della giustizia
Padoan, Ministro dell’economia e delle finanze
Guidi, Ministro dello sviluppo economico

Visto, il Guardasigilli: Orlando Registrato alla Corte dei conti il 3 novembre 2015
Ufficio controllo atti P.C.M.
Ministeri giustizia e affari esteri, reg.ne – prev. n. 2794

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Regolamento recante attuazione dell’articolo 5, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, in materia di riconoscimento dei figli naturali.

Redazione

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 gennaio 2015, n. 26 

Regolamento recante attuazione dell'articolo 5, comma 1, della  legge10 dicembre 2012, n. 219, in  materia  di  riconoscimento  dei  figlinaturali. (15G00040) 

(GU n.62 del 16-3-2015)

 

 

 Vigente al: 31-3-2015  

 

                    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 10 dicembre 2012, n. 219 ed, in particolare,l'articolo 5, comma 1, che prevede che con regolamento emanato aisensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400,entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della normativadelegata prevista dall'articolo 2 della legge, sono apportate lenecessarie e conseguenti modifiche alla disciplina dettata in materiadi ordinamento dello stato civile dal regolamento di cui al decretodel Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396;
Visto il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154;
Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1998, n. 400; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000,n. 396;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,adottata nella riunione del 30 ottobre 2014;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezioneconsultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 20 novembre 2014; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nellariunione del 20 gennaio 2015;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, delMinistro dell'interno, del Ministro della giustizia e del Ministrodel lavoro e delle politiche sociali;

Emana
il seguente regolamento:

Art. 1
Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n.396, e successive modificazioni, sono apportate le seguentimodificazioni:
a) nel Titolo VII, alla rubrica, la parola: "naturali" e'sostituita dalle seguenti: "nati fuori del matrimonio";
b) all'articolo 28, comma 1, lettera b), le parole: "difiliazione naturale" sono sostituite dalle seguenti: "del figlio natofuori del matrimonio";
c) all'articolo 29, comma 2, le parole: "legittimi nonche' diquelli che rendono la dichiarazione di riconoscimento di filiazionenaturale" sono sostituite dalle seguenti: "del figlio nato nelmatrimonio nonche' di quelli che rendono la dichiarazione diriconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio";
d) all'articolo 30, comma 4, secondo periodo, la parola:
"naturale" e' sostituita dalle seguenti: "nato fuori del matrimonio"; e) all'articolo 33, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) il comma 1 e' abrogato;
2) il comma 2 e' sostituito dal seguente: "2. Il figliomaggiorenne che subisce il cambiamento o la modifica del propriocognome a seguito della variazione di quello del genitore da cui ilcognome deriva, nonche' il figlio nato fuori del matrimonio,riconosciuto, dopo il raggiungimento della maggiore eta', da uno deigenitori o contemporaneamente da entrambi, hanno facolta' discegliere, entro un anno dal giorno in cui ne vengono a conoscenza,di mantenere il cognome portato precedentemente, se diverso, ovverodi aggiungere o di anteporre ad esso, a loro scelta, quello delgenitore.";
3) il comma 3 e' sostituito dal seguente: "3. Le dichiarazionidi cui al comma 2 sono rese all'ufficiale dello stato civile delcomune di nascita dal figlio personalmente o con comunicazionescritta. Esse vengono annotate nell'atto di nascita del figliomedesimo.";
f) all'articolo 42, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) alla rubrica, la parola: "naturali" e' sostituita dalleseguenti: "nati fuori del matrimonio";
2) al comma 1, la parola: "naturale" e' sostituita dalleseguenti: "nato fuori del matrimonio";
3) al comma 2, la parola: "incestuosi" e' sostituita dalleseguenti: "nati da persone tra le quali esiste un vincolo diparentela in linea retta all'infinito o in linea collaterale nelsecondo grado, ovvero un vincolo di affinita' in linea retta, aisensi dell'articolo 251 del codice civile";
g) all'articolo 43, comma 1, la parola: "naturale" e' sostituitadalle seguenti: "nato fuori del matrimonio";
h) all'articolo 45, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 1, la parola: "naturale" e' sostituita dalleseguenti: "nato fuori del matrimonio" e la parola: "sedici" e'sostituita dalla seguente: "quattordici";
2) al comma 2, la parola: "sedici" e' sostituita dallaseguente: "quattordici";
i) all'articolo 46, comma 1, la parola: "naturale" e' sostituitadalle seguenti: "nato fuori del matrimonio";
l) all'articolo 47, comma 1, la parola: "naturale" e' sostituitadalle seguenti: "nato fuori del matrimonio";
m) all'articolo 48, comma 3, la parola: "naturale" e' soppressa; n) all'articolo 49, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 1, alla lettera k), le parole: "di filiazionenaturale" sono sostituite dalle seguenti: "del figlio nato fuori delmatrimonio";
2) al comma 1, la lettera n) e' soppressa;
3) al comma 1, alla lettera o), le parole: "la filiazionelegittima" sono sostituite dalle seguenti: "che il figlio e' nato nelmatrimonio";
4) i commi 2 e 3 sono abrogati;
5) al comma 4, le parole: "ai commi 1, 2 e 3" sono sostituitedalle seguenti: "al comma 1";
o) all'articolo 50, la parola: "potesta'" e' sostituita dalleseguenti: "responsabilita' genitoriale";
p) all'articolo 64, comma 2, la parola: "naturali" e' sostituitadalle seguenti: "nati fuori del matrimonio";
q) all'articolo 98, il comma 2 e' sostituito dal seguente: "2.
L'ufficiale dello stato civile provvede con le stesse modalita' dicui al comma 1 nel caso in cui riceva, per la registrazione, un attodi nascita relativo a cittadino italiano nato all'estero nelmatrimonio ovvero relativo a cittadino italiano riconosciuto comefiglio nato fuori del matrimonio ai sensi dell'articolo 262, primocomma, del codice civile, al quale sia stato imposto un cognomediverso da quello ad esso spettante per la legge italiana.
Quest'ultimo cognome deve essere indicato nell'annotazione.".
2. Dall'attuazione del presente regolamento non devono derivarenuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inseritonella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblicaitaliana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farloosservare.
Dato a Roma, addi' 30 gennaio 2015

Il Presidente del Senato della Repubblica
nell'esercizio delle funzioni del Presidente
della Repubblica, ai sensi dell'articolo 86
della Costituzione
GRASSO

Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri

Alfano, Ministro dell'interno

Orlando, Ministro della giustizia

Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 9 marzo 2015
Interno, foglio n. 565

© RIPRODUZIONE RISERVATA

D.P.R. 16/4/2013, n. 62

Redazione
Vigente al: 4-6-2013 
Art. 1 Disposizioni di carattere generale    1. Il presente  codice  di  comportamento,  di  seguito  denominato "Codice", definisce, ai fini dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  i  doveri  minimi  di  diligenza,  lealta', imparzialita' e buona condotta che i pubblici dipendenti sono  tenuti ad osservare.   2. Le previsioni del presente Codice sono integrate  e  specificate dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato  decreto  legislativo  n. 165 del 2001. 
Art. 2 Ambito di applicazione    1. Il presente codice si  applica  ai  dipendenti  delle  pubbliche amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  il  cui  rapporto  di  lavoro  e' disciplinato in base all'articolo  2,  commi  2  e  3,  del  medesimo decreto.   2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54,  comma  4,  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  le  norme  contenute  nel presente  codice  costituiscono  principi  di  comportamento  per  le restanti categorie di personale di  cui  all'articolo  3  del  citato decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili  con  le  disposizioni dei rispettivi ordinamenti.   3. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto  legislativo  n.  165  del   2001   estendono,   per   quanto compatibili, gli obblighi di condotta previsti dal presente codice  atutti i  collaboratori  o  consulenti,  con  qualsiasi  tipologia  di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici  di  diretta  collaborazione  delle  autorita' politiche, nonche' nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e  che  realizzano  opere  in favore dell'amministrazione. A tale fine, negli atti  di  incarico  o nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni, delle  consulenze o dei servizi, le amministrazioni inseriscono apposite disposizioni o clausole  di  risoluzione  o  decadenza  del  rapporto  in  caso   di violazione degli obblighi derivanti dal presente codice.   4. Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni  a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano  nel rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e  delle relative  norme  di  attuazione,  in  materia  di  organizzazione   e contrattazione collettiva del proprio personale, di quello  dei  loro enti  funzionali  e  di  quello  degli  enti  locali  del  rispettivo territorio. 
Art. 3 Principi generali    1. Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la  Nazione  con disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi  di buon  andamento  e  imparzialita'  dell'azione   amministrativa.   Il dipendente  svolge  i  propri  compiti  nel  rispetto  della   legge, perseguendo l'interesse pubblico senza abusare della posizione o  dei poteri di cui e' titolare.   2. Il  dipendente  rispetta  altresi'  i  principi  di  integrita', correttezza, buona fede, proporzionalita', obiettivita', trasparenza, equita' e ragionevolezza e agisce  in  posizione  di  indipendenza  e imparzialita', astenendosi in caso di conflitto di interessi.   3. Il dipendente non usa a fini  privati  le  informazioni  di  cui dispone per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti  che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all'immagine della pubblica amministrazione.  Prerogative e poteri pubblici sono esercitati  unicamente  per  le  finalita'  di interesse generale per le quali sono stati conferiti.   4. Il dipendente esercita  i  propri  compiti  orientando  l'azione amministrativa alla massima economicita', efficienza ed efficacia. La gestione  di  risorse  pubbliche  ai  fini  dello  svolgimento  delle attivita' amministrative deve seguire una logica di contenimento  dei costi, che non pregiudichi la qualita' dei risultati.   5. Nei rapporti con i destinatari  dell'azione  amministrativa,  il dipendente assicura la piena parita'  di  trattamento  a  parita'  di condizioni, astenendosi, altresi', da azioni arbitrarie  che  abbiano effetti negativi sui destinatari  dell'azione  amministrativa  o  che comportino discriminazioni basate  su  sesso,  nazionalita',  origine etnica,  caratteristiche  genetiche,  lingua,  religione   o   credo, convinzioni personali  o  politiche,  appartenenza  a  una  minoranza nazionale, disabilita',  condizioni  sociali  o  di  salute,  eta'  e orientamento sessuale o su altri diversi fattori.   6.   Il   dipendente   dimostra   la   massima   disponibilita'   e collaborazione nei rapporti con le altre  pubbliche  amministrazioni, assicurando lo scambio e la trasmissione  delle  informazioni  e  dei dati  in  qualsiasi  forma  anche  telematica,  nel  rispetto   della normativa vigente. 
Art. 4 Regali, compensi e altre utilita'    1. Il dipendente non chiede, ne' sollecita, per se'  o  per  altri, regali o altre utilita'.   2. Il dipendente non accetta, per se' o per altri, regali  o  altre utilita',  salvo   quelli   d'uso   di   modico   valore   effettuati occasionalmente nell'ambito delle normali  relazioni  di  cortesia  e nell'ambito  delle  consuetudini  internazionali.   In   ogni   caso, indipendentemente dalla circostanza che il fatto  costituisca  reato, il dipendente non chiede,  per  se'  o  per  altri,  regali  o  altre utilita', neanche di modico valore  a  titolo  di  corrispettivo  per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da  soggetti che  possano  trarre  benefici  da  decisioni  o  attivita'  inerenti all'ufficio, ne' da soggetti nei cui confronti e' o  sta  per  essere chiamato a svolgere o  a  esercitare  attivita'  o  potesta'  proprie dell'ufficio ricoperto.   3. Il dipendente non accetta, per se' o per altri,  da  un  proprio subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre  utilita', salvo quelli  d'uso  di  modico  valore.  Il  dipendente  non  offre, direttamente o indirettamente, regali o altre utilita' a  un  proprio sovraordinato, salvo quelli d'uso di modico valore.   4. I regali e le altre utilita' comunque ricevuti  fuori  dai  casi consentiti dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente  cui siano   pervenuti,   sono   immediatamente   messi   a   disposizione dell'Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini istituzionali.   5. Ai fini del presente articolo, per regali o  altre  utilita'  di modico valore si intendono quelle di valore  non  superiore,  in  via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di  sconto.  I  codici  di comportamento  adottati   dalle   singole   amministrazioni   possono prevedere  limiti  inferiori,   anche   fino   all'esclusione   della possibilita'  di  riceverli,  in   relazione   alle   caratteristiche dell'ente e alla tipologia delle mansioni.   6.  Il  dipendente  non  accetta  incarichi  di  collaborazione  da soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un  interesse  economico  significativo  in  decisioni  o   attivita' inerenti all'ufficio di appartenenza.   7.  Al  fine  di  preservare   il   prestigio   e   l'imparzialita' dell'amministrazione,  il  responsabile  dell'ufficio  vigila   sullacorretta applicazione del presente articolo. 
Art. 5 Partecipazione ad associazioni e organizzazioni    1.  Nel  rispetto  della  disciplina   vigente   del   diritto   di associazione, il dipendente comunica tempestivamente al  responsabile dell'ufficio di appartenenza la propria adesione  o  appartenenza  ad associazioni od organizzazioni,  a  prescindere  dal  loro  carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano  interferire  con lo svolgimento dell'attivita' dell'ufficio. Il presente comma non  si applica all'adesione a partiti politici o a sindacati.   2. Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad associazioni od organizzazioni,  ne'  esercita  pressioni  a  tale fine, promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera. 
Art. 6 Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d'interesse    1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da  leggi  o regolamenti, il dipendente, all'atto  dell'assegnazione  all'ufficio, informa per iscritto il dirigente dell'ufficio di tutti  i  rapporti, diretti o  indiretti,  di  collaborazione  con  soggetti  privati  in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia  o  abbia  avuto  negli ultimi tre anni, precisando:     a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il  secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti  finanziari con  il  soggetto  con  cui  ha  avuto   i   predetti   rapporti   di collaborazione;     b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con  soggetti che abbiano interessi in attivita' o decisioni inerenti  all'ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.   2. Il dipendente si  astiene  dal  prendere  decisioni  o  svolgere attivita' inerenti alle sue  mansioni  in  situazioni  di  conflitto, anche potenziale, di interessi con interessi personali, del  coniuge, di conviventi, di parenti, di  affini  entro  il  secondo  grado.  Il conflitto puo' riguardare interessi di qualsiasi  natura,  anche  non patrimoniali, come quelli derivanti dall'intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici. 
Art. 7 Obbligo di astensione    1.  Il  dipendente  si  astiene  dal  partecipare  all'adozione  di decisioni o ad attivita' che possano  coinvolgere  interessi  propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge  o di conviventi, oppure di persone  con  le  quali  abbia  rapporti  di frequentazione abituale, ovvero, di soggetti  od  organizzazioni  con cui egli o il coniuge abbia  causa  pendente  o  grave  inimicizia  o rapporti di credito o debito significativi,  ovvero  di  soggetti  od organizzazioni di cui sia tutore,  curatore,  procuratore  o  agente, ovvero  di  enti,  associazioni  anche  non  riconosciute,  comitati, societa' o  stabilimenti  di  cui  sia  amministratore  o  gerente  o dirigente. Il dipendente  si  astiene  in  ogni  altro  caso  in  cui esistano gravi ragioni  di  convenienza.  Sull'astensione  decide  il responsabile dell'ufficio di appartenenza. 
Art. 8 Prevenzione della corruzione    1. Il dipendente rispetta le  misure  necessarie  alla  prevenzione degli illeciti nell'amministrazione. In  particolare,  il  dipendente rispetta le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione,  presta  la  sua  collaborazione  al  responsabile  della prevenzione della corruzione e, fermo restando l'obbligo di  denuncia all'autorita' giudiziaria, segnala al  proprio  superiore  gerarchico eventuali situazioni di  illecito  nell'amministrazione  di  cui  sia venuto a conoscenza. 
Art. 9 Trasparenza e tracciabilita'    1.  Il  dipendente  assicura  l'adempimento   degli   obblighi   di trasparenza previsti in capo alle pubbliche  amministrazioni  secondo le   disposizioni   normative   vigenti,   prestando    la    massima collaborazione nell'elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti all'obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale.   2.  La  tracciabilita'  dei  processi  decisionali   adottati   dai dipendenti deve essere, in tutti  i  casi,  garantita  attraverso  un adeguato supporto  documentale,  che  consenta  in  ogni  momento  la replicabilita'. 
Art. 10 Comportamento nei rapporti privati    1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative  con pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, il  dipendente non   sfrutta,   ne'    menziona    la    posizione    che    ricopre nell'amministrazione per ottenere utilita' che non gli spettino e non assume nessun altro  comportamento  che  possa  nuocere  all'immagine dell'amministrazione. 
Art. 11  Comportamento in servizio    1.  Fermo  restando  il  rispetto  dei  termini  del   procedimento amministrativo, il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda ne' adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti  il compimento  di  attivita'  o  l'adozione  di  decisioni  di   propria spettanza.   2. Il dipendente utilizza i  permessi  di  astensione  dal  lavoro, comunque denominati, nel rispetto  delle  condizioni  previste  dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.   3. Il dipendente utilizza il materiale o  le  attrezzature  di  cui dispone per ragioni di ufficio e i servizi  telematici  e  telefonici dell'ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall'amministrazione.  Il dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell'amministrazione  a  sua disposizione soltanto  per  lo  svolgimento  dei  compiti  d'ufficio, astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d'ufficio. 
Art. 12 Rapporti con il pubblico    1. Il dipendente in rapporto con  il  pubblico  si  fa  riconoscere attraverso l'esposizione in modo visibile del badge od altro supporto identificativo  messo  a  disposizione  dall'amministrazione,   salvo diverse disposizioni  di  servizio,  anche  in  considerazione  della sicurezza dei dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza, cortesia e disponibilita' e, nel rispondere  alla  corrispondenza,  a chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera  nella maniera  piu'  completa  e  accurata  possibile.  Qualora   non   sia competente  per  posizione  rivestita  o   per   materia,   indirizza l'interessato al funzionario  o  ufficio  competente  della  medesima amministrazione. Il dipendente, fatte  salve  le  norme  sul  segreto d'ufficio, fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in  ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti dell'ufficio dei quali ha la  responsabilita'  od  il  coordinamento.  Nelle  operazioni  da svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente  rispetta, salvo diverse esigenze di servizio  o  diverso  ordine  di  priorita' stabilito dall'amministrazione, l'ordine cronologico  e  non  rifiuta prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche. Il dipendente rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai loro reclami.   2.  Salvo  il  diritto  di  esprimere  valutazioni   e   diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da    dichiarazioni     pubbliche     offensive     nei     confronti dell'amministrazione.   3.  Il  dipendente  che  svolge  la  sua  attivita'  lavorativa  inun'amministrazione che fornisce servizi al pubblico cura il  rispetto degli   standard    di    qualita'    e    di    quantita'    fissati dall'amministrazione anche  nelle  apposite  carte  dei  servizi.  Il dipendente opera al fine di assicurare la continuita'  del  servizio, di consentire agli utenti la scelta tra  i  diversi  erogatori  e  di fornire loro informazioni sulle modalita' di prestazione del servizio e sui livelli di qualita'.   4. Il  dipendente  non  assume  impegni  ne'  anticipa  l'esito  di decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all'ufficio, al di fuori dei casi consentiti. Fornisce informazioni e notizie relative ad atti od operazioni amministrative, in  corso  o  conclusi,  nelle  ipotesi previste dalle disposizioni di legge e regolamentari  in  materia  di accesso, informando sempre  gli  interessati  della  possibilita'  di avvalersi anche  dell'Ufficio  per  le  relazioni  con  il  pubblico.Rilascia copie ed  estratti  di  atti  o  documenti  secondo  la  sua competenza, con le modalita' stabilite  dalle  norme  in  materia  di accesso e dai regolamenti della propria amministrazione.   5. Il dipendente osserva il segreto d'ufficio  e  la  normativa  in materia di tutela e trattamento dei dati  personali  e,  qualora  sia richiesto oralmente di  fornire  informazioni,  atti,  documenti  non accessibili tutelati dal segreto d'ufficio o  dalle  disposizioni  in materia di dati personali, informa  il  richiedente  dei  motivi  che ostano all'accoglimento della richiesta. Qualora non sia competente a provvedere  in  merito  alla  richiesta  cura,   sulla   base   delle disposizioni interne,  che  la  stessa  venga  inoltrata  all'ufficio competente della medesima amministrazione. 
 
Art. 13 Disposizioni particolari per i dirigenti    1. Ferma  restando  l'applicazione  delle  altre  disposizioni  del Codice, le norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi compresi i titolari di incarico ai sensi dell'articolo 19,  comma  6, del decreto legislativo n. 165  del  2001  e  dell'articolo  110  del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che  svolgono funzioni equiparate ai dirigenti operanti  negli  uffici  di  diretta collaborazione  delle  autorita'  politiche,  nonche'  ai  funzionari responsabili  di  posizione  organizzativa  negli   enti   privi   di dirigenza.   2. Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso  spettanti in  base  all'atto  di  conferimento  dell'incarico,   persegue   gli obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo  adeguato per l'assolvimento dell'incarico.   3. Il dirigente,  prima  di  assumere  le  sue  funzioni,  comunica all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che  possano  porlo  in  conflitto  di  interessi  con  la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini  entro il secondo grado,  coniuge  o  convivente  che  esercitano  attivita' politiche, professionali o economiche  che  li  pongano  in  contatti frequenti con l'ufficio che dovra' dirigere  o  che  siano  coinvolti nelle decisioni o nelle attivita' inerenti all'ufficio. Il  dirigente fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale  e  le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti  all'imposta  sui  redditi delle persone fisiche previste dalla legge.   4. Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti  e  adotta un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i  colleghi, i  collaboratori  e  i  destinatari  dell'azione  amministrativa.  Il dirigente cura, altresi', che le risorse  assegnate  al  suo  ufficio siano utilizzate per finalita'  esclusivamente  istituzionali  e,  in nessun caso, per esigenze personali.   5. Il dirigente cura, compatibilmente con le  risorse  disponibili, il  benessere  organizzativo  nella  struttura  a  cui  e'  preposto, favorendo l'instaurarsi di  rapporti  cordiali  e  rispettosi  tra  i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione  delle informazioni, alla  formazione  e  all'aggiornamento  del  personale, all'inclusione e alla valorizzazione delle differenze di  genere,  di eta' e di condizioni personali.   6. Il dirigente assegna l'istruttoria delle pratiche sulla base  di un'equa ripartizione  del  carico  di  lavoro,  tenendo  conto  delle capacita', delle attitudini e della professionalita' del personale  a sua disposizione. Il dirigente affida  gli  incarichi  aggiuntivi  in base alla professionalita' e, per quanto possibile,  secondo  criteri di rotazione.   7. Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato  alla struttura  cui  e'  preposto  con  imparzialita'  e  rispettando   le indicazioni ed i tempi prescritti.   8.  Il  dirigente  intraprende  con  tempestivita'  le   iniziative necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e  conclude, se  competente,  il   procedimento   disciplinare,   ovvero   segnala tempestivamente l'illecito all'autorita' disciplinare, prestando  ove richiesta  la  propria  collaborazione  e   provvede   ad   inoltrare tempestiva denuncia all'autorita' giudiziaria penale  o  segnalazione alla corte dei conti per le rispettive competenze. Nel  caso  in  cui riceva segnalazione di un illecito da parte di un dipendente,  adotta ogni cautela di legge affinche' sia tutelato il segnalante e non  sia indebitamente   rilevata   la   sua   identita'   nel    procedimento disciplinare, ai sensi dell'articolo 54-bis del  decreto  legislativo n. 165 del 2001.   9. Il dirigente, nei  limiti  delle  sue  possibilita',  evita  che notizie  non   rispondenti   al   vero   quanto   all'organizzazione, all'attivita' e ai dipendenti pubblici possano diffondersi. Favorisce la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell'amministrazione. 
 
Art. 14 Contratti ed altri atti negoziali    1. Nella conclusione di accordi e negozi e  nella  stipulazione  di contratti per  conto  dell'amministrazione,  nonche'  nella  fase  di esecuzione degli stessi, il dipendente non ricorre  a  mediazione  di terzi, ne' corrisponde o promette ad  alcuno  utilita'  a  titolo  di intermediazione, ne' per facilitare o aver facilitato la  conclusione o l'esecuzione del contratto. Il presente comma  non  si  applica  ai casi in cui l'amministrazione abbia deciso di ricorrere all'attivita' di intermediazione professionale.   2. Il dipendente  non  conclude,  per  conto  dell'amministrazione, contratti  di   appalto,   fornitura,   servizio,   finanziamento   o assicurazione con imprese con le quali abbia  stipulato  contratti  a titolo privato o ricevuto altre utilita' nel biennio  precedente,  ad eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342  del  codice civile. Nel caso  in  cui  l'amministrazione  concluda  contratti  di appalto, fornitura,  servizio,  finanziamento  o  assicurazione,  con imprese con le quali il dipendente abbia concluso contratti a  titolo privato o ricevuto altre utilita' nel biennio precedente,  questi  si astiene  dal  partecipare  all'adozione  delle  decisioni   ed   alle attivita' relative all'esecuzione del  contratto,  redigendo  verbale scritto di tale astensione da conservare agli atti dell'ufficio.   3. Il dipendente che  conclude  accordi  o  negozi  ovvero  stipula contratti a titolo privato, ad eccezione di quelli conclusi ai  sensi dell'articolo  1342  del  codice  civile,  con  persone   fisiche   o giuridiche  private  con  le  quali  abbia  concluso,   nel   biennio precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio,  finanziamento ed assicurazione, per  conto  dell'amministrazione,  ne  informa  per iscritto il dirigente dell'ufficio.   4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi informa per iscritto il dirigente apicale  responsabile  della gestione del personale.   5. Il dipendente  che  riceva,  da  persone  fisiche  o  giuridiche partecipanti  a   procedure   negoziali   nelle   quali   sia   parte l'amministrazione,   rimostranze   orali   o   scritte   sull'operato dell'ufficio  o  su  quello  dei  propri  collaboratori,  ne  informa immediatamente,  di  regola  per  iscritto,  il   proprio   superiore gerarchico o funzionale. 
 
 
Art. 15 Vigilanza, monitoraggio e attivita' formative    1. Ai sensi dell'articolo 54, comma 6, del decreto  legislativo  30 marzo 2001, n. 165, vigilano sull'applicazione del presente Codice  e dei codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni, i dirigenti  responsabili  di  ciascuna  struttura,  le  strutture   di controllo interno e gli uffici etici e di disciplina.   2. Ai fini dell'attivita' di vigilanza e monitoraggio prevista  dal presente  articolo,  le  amministrazioni  si  avvalgono  dell'ufficio procedimenti disciplinari istituito ai  sensi  dell'articolo  55-bis, comma 4,  del  decreto  legislativo  n.  165  del  2001  che  svolge, altresi', le funzioni dei comitati o uffici etici eventualmente  gia' istituiti.   3. Le attivita' svolte ai sensi del presente articolo  dall'ufficio procedimenti disciplinari si  conformano  alle  eventuali  previsioni contenute nei piani di prevenzione della  corruzione  adottati  dalle amministrazioni ai sensi dell'articolo 1,  comma  2,  della  legge  6 novembre 2012, n. 190.  L'ufficio  procedimenti  disciplinari,  oltre alle funzioni disciplinari di cui all'articolo 55-bis e seguenti  del decreto legislativo n. 165 del 2001, cura l'aggiornamento del  codice di comportamento dell'amministrazione, l'esame delle segnalazioni  di violazione dei codici di comportamento, la  raccolta  delle  condotte illecite accertate e  sanzionate,  assicurando  le  garanzie  di  cui all'articolo 54-bis del decreto  legislativo  n.  165  del  2001.  Il responsabile della prevenzione della corruzione  cura  la  diffusione della conoscenza dei codici di comportamento nell'amministrazione, il monitoraggio annuale sulla loro attuazione,  ai  sensi  dell'articolo 54,  comma  7,  del  decreto  legislativo  n.  165   del   2001,   la pubblicazione  sul   sito   istituzionale   e   della   comunicazione all'Autorita' nazionale anticorruzione, di cui all'articolo 1,  comma 2,  della  legge  6  novembre  2012,  n.  190,  dei   risultati   del monitoraggio. Ai fini dello svolgimento delle attivita' previste  dal presente  articolo,  l'ufficio  procedimenti  disciplinari  opera  in raccordo con il responsabile della prevenzione di cui all'articolo 1, comma 7, della legge n. 190 del 2012.   4. Ai  fini  dell'attivazione  del  procedimento  disciplinare  per violazione  dei  codici  di  comportamento,  l'ufficio   procedimenti disciplinari puo'  chiedere  all'Autorita'  nazionale  anticorruzione parere facoltativo secondo quanto stabilito dall'articolo 1, comma 2, lettera d), della legge n. 190 del 2012.   5.  Al  personale  delle  pubbliche  amministrazioni  sono  rivolte attivita' formative in  materia  di  trasparenza  e  integrita',  che consentano ai dipendenti  di  conseguire  una  piena  conoscenza  dei contenuti del  codice  di  comportamento,  nonche'  un  aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle  disposizioni  applicabili in tali ambiti.   6. Le Regioni e gli enti  locali,  definiscono,  nell'ambito  della propria  autonomia  organizzativa,  le  linee  guida  necessarie  per l'attuazione dei principi di cui al presente articolo.   7. Dall'attuazione delle disposizioni  del  presente  articolo  non devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza pubblica. Le amministrazioni  provvedono  agli  adempimenti  previsti nell'ambito  delle  risorse   umane,   finanziarie,   e   strumentali disponibili a legislazione vigente. 
 
 
Art. 16 Responsabilita' conseguente alla violazione dei doveri del codice    1. La  violazione  degli  obblighi  previsti  dal  presente  Codice integra comportamenti contrari ai doveri d'ufficio. Ferme restando le ipotesi  in  cui  la  violazione  delle  disposizioni  contenute  nel presente Codice, nonche' dei doveri e  degli  obblighi  previsti  dal piano  di  prevenzione  della   corruzione,   da'   luogo   anche   a responsabilita'  penale,  civile,  amministrativa  o  contabile   del pubblico dipendente, essa e' fonte  di  responsabilita'  disciplinare accertata all'esito del procedimento disciplinare, nel  rispetto  dei principi di gradualita' e proporzionalita' delle sanzioni.   2. Ai fini della  determinazione  del  tipo  e  dell'entita'  della sanzione disciplinare concretamente  applicabile,  la  violazione  e' valutata  in  ogni  singolo  caso  con  riguardo  alla  gravita'  del comportamento eall'entita' del pregiudizio, anche morale,  derivatone al decoro o al prestigio  dell'amministrazione  di  appartenenza.  Le sanzioni  applicabili  sono  quelle   previste   dalla   legge,   dai regolamenti e dai contratti collettivi, incluse  quelle  espulsiveche possono essere applicate esclusivamente  nei  casi,  da  valutare  in relazione alla gravita', di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 4, qualora concorrano la non modicita' del valore del regalo o delle altre utilita' e l'immediata correlazione  di  questi  ultimi con il compimento di un atto o di un'attivita'  tipici  dell'ufficio, 5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai sensi  del  primo periodo. La  disposizione  di  cui  al  secondo  periodo  si  applica altresi' nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli  4, comma 6, 6, comma 2, esclusi i conflitti meramente potenziali, e  13, comma 9, primo periodo.  I  contratti  collettivi  possono  prevedere ulteriori criteri di individuazione  delle  sanzioni  applicabili  in relazione alle tipologie di violazione del presente codice.   3. Resta ferma la comminazione del  licenziamento  senza  preavviso per i casi gia' previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.   4. Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di responsabilita' disciplinare  dei  pubblici  dipendenti  previsti  da norme di legge, di regolamento o dai contratti collettivi. 
                               
 
Art. 17 Disposizioni finali e abrogazioni    1. Le amministrazioni danno la piu' ampia  diffusione  al  presente decreto, pubblicandolo sul  proprio  sito  internet  istituzionale  e nella rete intranet, nonche' trasmettendolo tramite e-mail a tutti  i propri  dipendenti  e  ai  titolari  di  contratti  di  consulenza  o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale,  ai  titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta  collaborazione  dei vertici politici dell'amministrazione,  nonche'  ai  collaboratori  a qualsiasi titolo,  anche  professionale,  di  imprese  fornitrici  di servizi   in    favore    dell'amministrazione.    L'amministrazione, contestualmente alla sottoscrizione del contratto  di  lavoro  o,  in mancanza, all'atto  di  conferimento  dell'incarico,  consegna  e  fa sottoscrivere ai nuovi assunti,  con  rapporti  comunque  denominati, copia del codice di comportamento.   2. Le amministrazioni danno la piu' ampia diffusione ai  codici  di comportamento da ciascuna definiti ai sensi dell'articolo  54,  comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 secondo le medesime modalita' previste dal comma 1 del presente articolo.   3. Il decreto del Ministro per la  funzione  pubblica  in  data  28 novembre 2000 recante "Codice di comportamento dei  dipendenti  delle pubbliche amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001, e' abrogato.   Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.     Dato a Roma addi', 16 aprile 2013 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

D.P.R. 13/3/2013, n. 59

Redazione

Art. 1 Ambito di applicazione

  1. Il presente regolamento, in attuazione della previsione  di  cui all’articolo 23, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, si applica  alle categorie di imprese di cui all’articolo 2 del decreto  del  Ministro delle attivita’ produttive 18 aprile 2005, pubblicato nella  Gazzetta Ufficiale n. 238 del 12  ottobre  2005,  nonche’  agli  impianti  non soggetti alle disposizioni in  materia  di  autorizzazione  integrata ambientale.
  2. Le disposizioni del presente regolamento  non  si  applicano  ai progetti sottoposti alla  valutazione  di  impatto  ambientale  (VIA) laddove  la  normativa  statale   e   regionale   disponga   che   il provvedimento finale di VIA comprende e sostituisce tutti  gli  altri atti di assenso, comunque denominati, in materia ambientale, ai sensi dell’articolo 26, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n. 152.

 

Art. 2 Definizioni

  1. Ai fini del presente regolamento, si intende per:
    a) autorizzazione unica ambientale: il  provvedimento  rilasciato dallo sportello unico per le attivita’  produttive,  che  sostituisce gli atti di comunicazione,  notifica  ed  autorizzazione  in  materia ambientale di cui all’articolo 3;
    b) autorita’ competente: la  Provincia  o  la  diversa  autorita’ indicata dalla normativa  regionale  quale  competente  ai  fini  del rilascio,   rinnovo   e   aggiornamento   dell’autorizzazione   unica ambientale,  che  confluisce   nel   provvedimento   conclusivo   del procedimento  adottato  dallo  sportello  unico  per   le   attivita’ produttive, ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010,  n.  160,  ovvero  nella  determinazione motivata di cui all’articolo  14-ter,  comma  6-bis,  della  legge  7 agosto 1990, n. 241;
    c)  soggetti  competenti  in  materia  ambientale:  le  pubbliche amministrazioni e gli enti  pubblici  che,  in  base  alla  normativa vigente, intervengono nei procedimenti sostituiti dall’autorizzazione unica ambientale;
    d)  gestore:  la  persona  fisica  o  giuridica  che  ha   potere decisionale circa l’installazione o l’esercizio dello stabilimento  e che e’ responsabile dell’applicazione dei limiti e delle prescrizioni disciplinate dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    e) sportello unico per le attivita’  produttive  (SUAP):  l’unico punto di accesso per il richiedente in relazione a tutte  le  vicende amministrative riguardanti la sua attivita’ produttiva, che  fornisce una risposta unica e  tempestiva  in  luogo  di  tutte  le  pubbliche amministrazioni, comunque coinvolte nel procedimento,  ai  sensi  del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160;
    f) modifica:  ogni  variazione  al  progetto,  gia’  autorizzato, realizzato o in fase di  realizzazione  o  dell’impianto,  che  possa produrre effetti sull’ambiente;
    g) modifica sostanziale di un impianto: ogni modifica considerata sostanziale ai sensi delle normative di settore che disciplinano  gli atti  di  comunicazione,  notifica  e   autorizzazione   in   materia ambientale compresi nell’autorizzazione unica  ambientale  in  quanto possa produrre effetti negativi e significativi sull’ambiente.

  

Capo II

Autorizzazione unica ambientale

Art. 3 Autorizzazione unica ambientale

  1. Salvo quanto previsto dall’articolo 7, comma 1, i gestori  degli impianti di cui all’articolo 1 presentano domanda  di  autorizzazione unica ambientale nel caso in cui siano assoggettati, ai  sensi  della normativa  vigente,  al  rilascio,  alla  formazione,  al  rinnovo  o all’aggiornamento di almeno uno dei seguenti titoli abilitativi:
    a) autorizzazione agli scarichi di cui al capo II del  titolo  IV della sezione II della Parte terza del decreto legislativo  3  aprile 2006, n. 152;
    b) comunicazione preventiva di cui all’articolo 112  del  decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,  per  l’utilizzazione  agronomica degli effluenti  di  allevamento, delle  acque  di  vegetazione  dei frantoi oleari e delle acque reflue  provenienti  dalle aziende  ivi previste;
    c)  autorizzazione  alle   emissioni   in   atmosfera   per   gli stabilimenti di cui all’articolo 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    d) autorizzazione generale di cui all’articolo  272  del  decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    e) comunicazione o nulla osta di cui all’articolo 8,  commi  4  o comma 6, della legge 26 ottobre 1995, n. 447;
    f) autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal  processo di depurazione in agricoltura  di  cui  all’articolo  9  del  decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99;
    g) comunicazioni in materia di rifiuti di cui agli articoli 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
  2. Nel rispetto della disciplina comunitaria e nazionale vigente in materia, le regioni e le province autonome di  Trento  e  di  Bolzano possono individuare ulteriori  atti  di  comunicazione,  notifica  ed autorizzazione in materia  ambientale  che  possono  essere  compresi nell’autorizzazione unica ambientale.
  3. E’ fatta comunque salva la facolta’ dei gestori  degli  impianti di non avvalersi dell’autorizzazione unica ambientale nel caso in cui si tratti di attivita’  soggette solo  a  comunicazione,  ovvero  ad autorizzazione di carattere generale, ferma restando la presentazione della comunicazione o dell’istanza per il tramite del SUAP.
  4. Nei casi in cui si procede alla verifica di cui all’articolo  20 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, l’autorizzazione unica ambientale puo’ essere richiesta solo dopo che l’autorita’ competente a tale verifica  abbia  valutato  di  non assoggettare  alla  VIA  i relativi progetti.
  5. L’autorizzazione unica ambientale contiene  tutti  gli  elementi previsti dalle normative di settore per le autorizzazioni e gli altri atti che sostituisce e definisce  le  modalita’  per  lo  svolgimento delle  attivita’  di   autocontrollo,   ove   previste,   individuate dall’autorita’ competente tenendo conto della dimensione dell’impresa e del settore di attivita’. In caso di scarichi  contenenti  sostanze pericolose, di cui all’articolo 108 del decreto legislativo 3  aprile 2006, n. 152, i gestori degli impianti autorizzati devono presentare, almeno ogni quattro anni,  una  comunicazione  contenente  gli  esiti delle attivita’ di autocontrollo all’autorita’ competente,  la  quale puo’  procedere  all’aggiornamento  delle  condizioni   autorizzative qualora  dalla  comunicazione  emerga  che  l’inquinamento  provocato dall’attivita’ e dall’impianto e’ tale da renderlo  necessario.  Tale aggiornamento non modifica la durata dell’autorizzazione.
  6. L’autorizzazione di cui al presente articolo ha  durata  pari  a quindici anni a decorrere dalla data di rilascio.

 

Art. 4    Procedura per il rilascio dell’autorizzazione unica ambientale

  1. La domanda per il rilascio dell’autorizzazione unica  ambientale corredata  dai  documenti,  dalle   dichiarazioni   e   dalle   altre attestazioni previste dalle vigenti  normative  di  settore  relative agli  atti  di  comunicazione,  notifica  e  autorizzazione  di   cui all’articolo 3, commi 1 e 2, e’ presentata al SUAP che  la  trasmette immediatamente, in modalita’ telematica all’autorita’ competente e ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), e  ne  verifica, in accordo con l’autorita’ competente, la correttezza formale.  Nella domanda  sono  indicati  gli  atti  di  comunicazione,   notifica   e autorizzazione di cui all’articolo  3,  per  i  quali  si  chiede  il rilascio   dell’autorizzazione   unica   ambientale,    nonche’    le informazioni richieste dalle specifiche normative di settore.
  2. Qualora  l’autorita’  competente  riscontri  che  e’  necessario integrare la documentazione presentata, lo comunica tempestivamente e in modalita’ telematica al SUAP, precisando gli elementi mancanti  ed il termine per il deposito delle integrazioni.
  3. Le verifiche di cui ai commi 1 e 2 si  concludono  entro  trenta giorni dal  ricevimento  della  domanda.  Decorso  tale  termine,  in assenza  di  comunicazioni,  l’istanza   si   intende   correttamente presentata. Nel caso di  richiesta  di  integrazione  documentale  ai sensi del comma 2, si applica l’articolo 2, comma 7,  della  legge  7 agosto 1990, n. 241. Qualora  il  gestore  non  abbia  depositato  la documentazione richiesta  entro  il  termine  fissato  dall’autorita’ competente, l’istanza e’ archiviata, fatta salva la facolta’  per  il gestore di chiedere una proroga in ragione della  complessita’  della documentazione da presentare; in tal caso, il termine e’ sospeso  per il tempo della proroga.
  4.  Se  l’autorizzazione  unica  ambientale  sostituisce  i  titoli abilitativi per i quali la conclusione del procedimento e’ fissata in un termine inferiore o pari a novanta giorni, l’autorita’  competente adotta  il  provvedimento  nel  termine  di  novanta   giorni   dalla presentazione della domanda e lo  trasmette  immediatamente  al  SUAP che, rilascia il  titolo.  Resta  ferma  la  facolta’  di  indire  la conferenza  di  servizi  di  cui  all’articolo  7  del  decreto   del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160.  La  conferenza di servizi e’ sempre indetta dal SUAP nei casi previsti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e nei casi previsti dalle normative regionali  e di settore che disciplinano il rilascio, la formazione, il rinnovo  o
l’aggiornamento dei titoli abilitativi di cui all’articolo 3, commi 1 e 2, del  presente  regolamento  compresi  nell’autorizzazione  unica ambientale.
  5.  Se  l’autorizzazione  unica  ambientale  sostituisce  i  titoli abilitativi per i quali almeno uno dei  termini  di  conclusione  del procedimento e’ superiore a novanta giorni,  il  SUAP,  salvo  quanto previsto al comma 7, indice,  entro  trenta  giorni  dalla  ricezione della domanda, la conferenza di servizi di  cui  all’articolo  7  del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160.  In tale  caso,  l’autorita’  competente  adotta  l’autorizzazione  unica ambientale entro centoventi giorni dal ricevimento della  domanda  o, in caso di richiesta di integrazione della documentazione,  ai  sensi dell’articolo 14-ter, comma 8, della legge 7  agosto  1990,  n.  241, entro il termine  di  centocinquanta  giorni  dal  ricevimento  della domanda medesima. Tale atto confluisce nella determinazione  motivata di cui all’articolo 14-ter, comma 6-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241. I soggetti competenti in materia ambientale di cui  all’articolo 2, comma 1, lettera c), che esprimono  parere  positivo  possono  non intervenire alla conferenza di servizi e trasmettere i relativi  atti di assenso, dei quali si tiene conto  ai  fini  della  individuazione delle  posizioni  prevalenti  per  l’adozione  della   determinazione motivata di conclusione del procedimento, di cui all’articolo 14-ter, comma 6-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
  6. Nei casi di cui ai commi 4 e 5 del presente articolo l’autorita’ competente promuove il coordinamento dei soggetti  competenti,  anche nell’ambito della conferenza di servizi.
  7. Qualora sia necessario acquisire esclusivamente l’autorizzazione unica ambientale ai fini del rilascio, della formazione, del  rinnovo o dell’aggiornamento di titoli abilitativi  di  cui  all’articolo  3, commi 1 e 2, del presente regolamento, il SUAP trasmette la  relativa documentazione all’autorita’ competente che, ove previsto, convoca la conferenza di servizi di cui agli articoli 14 e seguenti della  legge 7 agosto 1990, n. 241. L’autorita’ competente adotta il provvedimento e lo trasmette immediatamente al SUAP per il rilascio del titolo.
  8. L’autorita’ competente trasmette, in modalita’ telematica,  ogni comunicazione al gestore tramite il SUAP e mette a  disposizione  del medesimo tutte le informazioni sulla documentazione da  presentare  e sull’iter relativo alla procedura di autorizzazione unica ambientale.
Il SUAP, assicura a  tutti  gli  interessati  le  informazioni  sugli adempimenti in materia secondo quanto previsto  dall’articolo  6  del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, e dall’articolo  54  del  decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

 

Art. 5  Rinnovo dell’autorizzazione unica ambientale

  1. Ai fini del  rinnovo  dell’autorizzazione  unica  ambientale  il titolare della stessa, almeno sei mesi prima  della  scadenza,  invia all’autorita’ competente, tramite il SUAP, un’istanza corredata dalla documentazione aggiornata di cui all’articolo 4, comma 1.
  2. E’ consentito far riferimento alla documentazione  eventualmente gia’ in  possesso  dell’autorita’  competente  nel  caso  in  cui  le condizioni d’esercizio, o comunque le informazioni in essa contenute, siano rimaste immutate.
  3. L’autorita’ competente  si  esprime  sulla  domanda  di  rinnovo secondo la procedura prevista dall’articolo 4.
  4. Per le attivita’ e gli impianti per cui le  istanze  di  rinnovo sono  presentate  nei  termini  di  cui  al  comma  1,   nelle   more dell’adozione del  provvedimento  di  rinnovo,  fatta  salva  diversa previsione  contenuta   nella   specifica   normativa   di   settore, l’esercizio dell’attivita’ o dell’impianto puo’ continuare sulla base della precedente autorizzazione.
  5.  L’autorita’  competente  puo’  comunque  imporre   il   rinnovo dell’autorizzazione, o  la  revisione  delle  prescrizioni  contenute nell’autorizzazione stessa, prima della scadenza quando:
  a)  le  prescrizioni   stabilite   nella   stessa   impediscano   o pregiudichino il conseguimento degli obiettivi di qualita’ ambientale stabiliti dagli  strumenti  di  pianificazione  e  programmazione  di settore;
  b) nuove disposizioni legislative comunitarie, statali o  regionali lo esigono.

 

Art. 6 Modifiche

  1. Il gestore che intende effettuare una modifica dell’attivita’  o dell’impianto ne da’ comunicazione all’autorita’ competente e,  salvo quanto previsto dal comma 3, nel caso  in  cui  quest’ultima  non  si esprima entro sessanta giorni  dalla  comunicazione,  puo’  procedere all’esecuzione della modifica. L’autorita’ competente  provvede,  ove necessario,  ad  aggiornare   l’autorizzazione   in   atto   e   tale aggiornamento non incide sulla durata dell’autorizzazione.
  2. Il gestore  che  intende  effettuare  una  modifica  sostanziale presenta una domanda di autorizzazione ai sensi e per gli effetti  di cui all’articolo 4.
  3. L’autorita’ competente, se ritiene che la modifica comunicata ai sensi del comma 1 e’ una  modifica  sostanziale,  nei  trenta  giorni successivi  alla  comunicazione  medesima,  ordina  al   gestore   di presentare una domanda di autorizzazione ai sensi e per  gli  effetti di cui all’articolo 4  e  la  modifica  comunicata  non  puo’  essere eseguita sino al rilascio della nuova autorizzazione.
  4. Le Regioni e le Province Autonome possono,  nel  rispetto  delle norme  di  settore  vigenti,  definire  ulteriori  criteri   per   la qualificazione delle modifiche sostanziali e indicare  modifiche  non sostanziali per le  quali  non  vi  e’  l’obbligo  di  effettuare  la comunicazione di cui al comma 1.

 

Capo III

Disposizioni in materia di emissioni in atmosfera

 
Art. 7 Autorizzazioni di carattere generale    1. E' fatta salva la facolta' del gestore  di  aderire  tramite  il SUAP, ricorrendone i  presupposti,  all'autorizzazione  di  carattere generale ai sensi dell'articolo 272, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152.  Il  SUAP  trasmette,  per  via  telematica, l'adesione all'autorita' competente.   2. Per gli stabilimenti in cui  sono  presenti  esclusivamente  gli impianti e le attivita' di cui alla parte II  dell'allegato  IV  alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.  152,  nelle more  dell'adozione  delle  autorizzazioni  di   carattere   generale previste dall'articolo 272, comma 2, del medesimo decreto legislativo da parte dell'autorita' di cui all'articolo 268, comma 1, lettera o), i gestori degli stabilimenti interessati comunicano tramite il SUAP a tale autorita' o ad altra autorita' da  questa  delegata  la  propria adesione alle autorizzazioni generali riportate  nell'Allegato  I  al presente regolamento, il quale trova applicazione in ciascuna Regione sino all'adozione della pertinente disciplina regionale.   3. Le autorizzazioni  generali  adottate  dalle  autorita'  di  cui all'articolo 268, comma 1, lettera  o),  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, sostituiscono, per  il  territorio  interessato, quelle riportate nell'Allegato I. Sono  fatte  comunque  salve,  fino alla scadenza,  le  adesioni  alle  autorizzazioni  generali  di  cui all'Allegato I. 

 

Capo IV

Disposizioni attuative

 

Art. 8 Oneri istruttori e tariffe

  1.  In  relazione  ai  procedimenti   disciplinati   nel   presente regolamento sono posti a carico dell’interessato le spese e i diritti previsti da disposizioni di leggi statali e regionali  vigenti  nelle misure ivi stabilite. Possono essere, altresi’, previsti  diritti  di istruttoria la cui misura, sommata agli oneri di  cui  al  precedente periodo, non puo’ comunque eccedere quella complessivamente  posta  a carico dell’interessato prima dell’entrata  in  vigore  del  presente regolamento per i singoli procedimenti relativi ai titoli  abilitanti sostituiti dall’autorizzazione unica ambientale.

 

Art. 9 Monitoraggio

  1. I Ministri dell’ambiente, della  tutela  del  territorio  e  del mare, dello sviluppo economico e per la pubblica amministrazione e la semplificazione, in raccordo con la Conferenza Unificata e sentite le associazioni imprenditoriali,  predispongono  forme  di  monitoraggio almeno annuali  sull’attuazione  del  presente  regolamento  volte  a verificare, tra l’altro, il numero delle domande presentate al  SUAP, i tempi impiegati per l’istruttoria,  per  l’invio  telematico  della documentazione   agli   enti   competenti   e   per    il    rilascio dell’autorizzazione unica ambientale, nonche’ il rispetto  dei  tempi previsti per lo svolgimento della conferenza di servizi.
  2.  All’attuazione  delle  disposizioni  di  cui  al  comma  1,  le amministrazioni  interessate  provvedono,  nel  rispetto  di   quanto previsto dall’articolo 12, comma 1, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione  vigente  e  senza  nuovi  o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Capo V

Disposizioni transitorie e finali

 

Art. 10 Disposizioni transitorie

  1. I procedimenti avviati prima della data di entrata in vigore del presente regolamento sono conclusi ai sensi delle  norme  vigenti  al momento dell’avvio dei procedimenti stessi.
  2. L’autorizzazione unica ambientale  puo’  essere  richiesta  alla scadenza del primo titolo abilitativo da essa sostituito.
  3. Con decreto  del  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare e del Ministro per la pubblica  amministrazione e la semplificazione, di concerto  con  il  Ministro  dello  sviluppo economico,  previa  intesa  con  la  Conferenza  Unificata  ai  sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,  n.  281,  e’ adottato un modello semplificato e  unificato  per  la  richiesta  di autorizzazione unica ambientale. Sino all’adozione del decreto di cui al primo periodo, le domande  per  l’ottenimento  dell’autorizzazione unica ambientale sono comunque  presentate  nel  rispetto  di  quanto previsto dall’articolo 4, comma 1. 

 

Art. 11 Poteri sostitutivi e abrogazioni

  1.  Decorsi  inutilmente  i  termini   per   la   conclusione   dei procedimenti previsti dal presente regolamento, si applica l’articolo 2, commi da 9-bis a 9-quinquies, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
  2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto,  i  poteri sostitutivi gia’ attribuiti al Ministro dell’ambiente e della  tutela del territorio e del mare per la conclusione dei procedimenti di  cui all’articolo 269, comma 3, e per la prosecuzione dell’esercizio degli stabilimenti  di  cui  all’articolo  281,  comma   1,   del   decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.  152,  sono  attribuiti  al  soggetto responsabile dei poteri sostitutivi  di  cui  all’articolo  2,  comma 9-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241,  che  li  esercita  con  le modalita’ e nei termini dei commi 9-ter, 9-quater e  9-quinquies  del medesimo articolo.
  3. Per la prosecuzione dell’esercizio  degli  stabilimenti  di  cui all’articolo 281, commi 1 e 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in caso  di  mancata  pronuncia  entro  i  termini  previsti, l’esercizio degli stessi puo’ essere proseguito  fino  alla  scadenza del  termine  previsto  per  la  pronuncia  del   soggetto   di   cui all’articolo 2, comma 9-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241, a cui sia stato richiesto di provvedere ai sensi dell’articolo 269.
  4. Dalla data di entrata in  vigore  del  presente  regolamento  al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) nell’articolo 269, comma 3, il quarto periodo e’ abrogato;
    b) nell’articolo 272, comma 2, il quarto  e  sesto  periodo  sono abrogati;
    c) nell’articolo 281:
      1) al comma 1 le parole: «; in caso di mancata pronuncia  entro i termini previsti  l’esercizio  puo’  essere  proseguito  fino  alla scadenza  del  termine  previsto  per  la  pronuncia   del   Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  a  cui  sia stato richiesto  di  provvedere  ai  sensi  dell’articolo  269»  sono abrogate;
      2) al comma 3 le parole: «; in caso di mancata pronuncia  entro i termini previsti  l’esercizio  puo’  essere  proseguito  fino  alla scadenza  del  termine  previsto  per  la  pronuncia   del   Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  a  cui  sia stato richiesto  di  provvedere  ai  sensi  dell’articolo  269»  sono abrogate;
      3) al comma 4 il secondo periodo e’ abrogato;
      4) il comma 8 e’ abrogato;
      5) il comma 11 e’ abrogato.

 

Art. 12 Clausola d’invarianza finanziaria

  1. Dall’attuazione del presente provvedimento non  devono  derivare nuovi o maggiori oneri per  la  finanza  pubblica.  Agli  adempimenti previsti le Amministrazioni interessate  provvedono  con  le  risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
    Dato a Roma, addi’ 13 marzo 2013 
 
                              

Allegato (omissis)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

D.P.R. 7/8/2012, n. 137

Redazione

Capo I
Disposizioni generali

Art. 1 Definizione e ambito di applicazione

1. Ai fini del presente decreto:
a) per «professione regolamentata» si intende l’attivita’, o l’insieme delle attivita’, riservate per espressa disposizione di legge o non riservate, il cui esercizio e’ consentito solo a seguito d’iscrizione in ordini o collegi subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalita’;
b) per «professionista» si intende l’esercente la professione regolamentata di cui alla lettera a).
2. Il presente decreto si applica alle professioni regolamentate e ai relativi professionisti.

 

Art. 2 Accesso ed esercizio dell’attivita’ professionale

1. Ferma la disciplina dell’esame di Stato, quale prevista in attuazione dei principi di cui all’articolo 33 della Costituzione, e salvo quanto previsto dal presente articolo, l’accesso alle professioni regolamentate e’ libero. Sono vietate limitazioni alle iscrizioni agli albi professionali che non sono fondate su espresse previsioni inerenti al possesso o al riconoscimento dei titoli previsti dalla legge per la qualifica e l’esercizio professionale, ovvero alla mancanza di condanne penali o disciplinari irrevocabili o ad altri motivi imperativi di interesse generale.
2. L’esercizio della professione e’ libero e fondato sull’autonomia e indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnico. La formazione di albi speciali, legittimanti specifici esercizi dell’attivita’ professionale, fondati su specializzazioni ovvero titoli o esami ulteriori, e’ ammessa solo su previsione espressa di legge.
3. Non sono ammesse limitazioni, in qualsiasi forma, anche attraverso previsioni deontologiche, del numero di persone titolate a esercitare la professione, con attivita’ anche abituale e prevalente, su tutto o parte del territorio dello Stato, salve deroghe espresse fondate su ragioni di pubblico interesse, quale la tutela della salute. E’ fatta salva l’applicazione delle disposizioni sull’esercizio delle funzioni notarili.
4. Sono in ogni caso vietate limitazioni discriminatorie, anche indirette, all’accesso e all’esercizio della professione, fondate sulla nazionalita’ del professionista o sulla sede legale dell’associazione professionale o della societa’ tra professionisti.

 

Art. 3 Albo unico nazionale

1. Gli albi territoriali relativi alle singole professioni regolamentate, tenuti dai rispettivi consigli dell’ordine o del collegio territoriale, sono pubblici e recano l’anagrafe di tutti gli iscritti, con l’annotazione dei provvedimenti disciplinari adottati nei loro confronti.
2. L’insieme degli albi territoriali di ogni professione forma l’albo unico nazionale degli iscritti, tenuto dal consiglio nazionale competente. I consigli territoriali forniscono senza indugio per via telematica ai consigli nazionali tutte le informazioni rilevanti ai fini dell’aggiornamento dell’albo unico nazionale.

 

Art. 4 Libera concorrenza e pubblicita’ informativa

1. E’ ammessa con ogni mezzo la pubblicita’ informativa avente ad oggetto l’attivita’ delle professioni regolamentate, le specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni.
2. La pubblicita’ informativa di cui al comma 1 dev’essere funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo del segreto professionale e non dev’essere equivoca, ingannevole o denigratoria.
3. La violazione della disposizione di cui al comma 2 costituisce illecito disciplinare, oltre a integrare una violazione delle disposizioni di cui ai decreti legislativi 6 settembre 2005, n. 206, e 2 agosto 2007, n. 145.

 

 

Art. 5 Obbligo di assicurazione

1. Il professionista e’ tenuto a stipulare, anche per il tramite di convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti, idonea assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attivita’ professionale, comprese le attivita’ di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente stesso. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva.
2. La violazione della disposizione di cui al comma 1 costituisce illecito disciplinare.
3. Al fine di consentire la negoziazione delle convenzioni collettive di cui al comma 1, l’obbligo di assicurazione di cui al presente articolo acquista efficacia decorsi dodici mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.

 

 

Art. 6 Tirocinio per l’accesso

1. Il tirocinio professionale e’ obbligatorio ove previsto dai singoli ordinamenti professionali, e ha una durata massima di diciotto mesi. Resta ferma l’esclusione delle professioni sanitarie prevista dall’articolo 9, comma 6, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Il tirocinio consiste nell’addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante, ed e’ finalizzato a conseguire le capacita’ necessarie per l’esercizio e la gestione organizzativa della professione.
2. Presso il consiglio dell’ordine o del collegio territoriale e’ tenuto il registro dei praticanti, l’iscrizione al quale e’ condizione per lo svolgimento del tirocinio professionale. Ai fini dell’iscrizione nel registro dei praticanti e’ necessario, salva l’ipotesi di cui al comma 4, secondo periodo, aver conseguito la laurea o il diverso titolo di istruzione previsti dalla legge per l’accesso alla professione regolamentata, ferme restando le altre disposizioni previste dall’ordinamento universitario.
3. Il professionista affidatario deve avere almeno cinque anni di anzianita’ di iscrizione all’albo, e’ tenuto ad assicurare che il tirocinio si svolga in modo funzionale alla sua finalita’ e non puo’ assumere la funzione per piu’ di tre praticanti contemporaneamente, salva la motivata autorizzazione rilasciata dal competente consiglio territoriale sulla base di criteri concernenti l’attivita’ professionale del richiedente e l’organizzazione della stessa, stabiliti con regolamento del consiglio nazionale dell’ordine o del collegio, previo parere vincolante del ministro vigilante.
4. Il tirocinio puo’ essere svolto, in misura non superiore a sei mesi, presso enti o professionisti di altri Paesi con titolo equivalente e abilitati all’esercizio della professione. Il tirocinio puo’ essere altresi’ svolto per i primi sei mesi, in presenza di specifica convenzione quadro tra il consiglio nazionale dell’ordine o collegio, il ministro dell’istruzione, universita’ e ricerca, e il ministro vigilante, in concomitanza con l’ultimo anno del corso di studio per il conseguimento della laurea necessaria. I consigli territoriali e le universita’ pubbliche e private possono stipulare convenzioni, conformi a quella di cui al periodo precedente, per regolare i reciproci rapporti. Possono essere stipulate analoghe convenzioni tra i consigli nazionali degli ordini o collegi e il ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, per lo svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all’esito del corso di laurea. Resta ferma l’esclusione delle professioni sanitarie prevista dall’articolo 9, comma 6, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
5. Il tirocinio puo’ essere svolto in costanza di rapporto di pubblico impiego ovvero di rapporto di lavoro subordinato privato, purche’ le relative discipline prevedano modalita’ e orari di lavoro idonei a consentirne l’effettivo svolgimento. Sul rispetto di tale disposizione vigila il locale consiglio dell’ordine o collegio.
6. Il tirocinio professionale non determina l’instaurazione di rapporto di lavoro subordinato anche occasionale, fermo quanto disposto dall’articolo 9, comma 4, ultimo periodo, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
7. L’interruzione del tirocinio per oltre tre mesi, senza giustificato motivo, comporta l’inefficacia, ai fini dell’accesso, di quello previamente svolto. Quando ricorre un giustificato motivo, l’interruzione del tirocinio puo’ avere una durata massima di nove mesi, fermo l’effettivo completamento dell’intero periodo previsto.
8. I praticanti osservano gli stessi doveri e norme deontologiche dei professionisti e sono soggetti al medesimo potere disciplinare.
9. Il tirocinio, oltre che nella pratica svolta presso un professionista, puo’ consistere altresi’ nella frequenza con profitto, per un periodo non superiore a sei mesi, di specifici corsi di formazione professionale organizzati da ordini o collegi. I corsi di formazione possono essere organizzati anche da associazioni di iscritti agli albi e da altri soggetti, autorizzati dai consigli nazionali degli ordini o collegi. Quando deliberano sulla domanda di autorizzazione di cui al periodo precedente, i consigli nazionali trasmettono motivata proposta di delibera al ministro vigilante al fine di acquisire il parere vincolante dello stesso.
10. Il consiglio nazionale dell’ordine o collegio disciplina con regolamento, da emanarsi, previo parere favorevole del ministro vigilante, entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto:
a) le modalita’ e le condizioni per l’istituzione dei corsi di formazione di cui al comma 9, in modo da garantire la liberta’ e il pluralismo dell’offerta formativa e della relativa scelta individuale;
b) i contenuti formativi essenziali dei corsi di formazione;
c) la durata minima dei corsi di formazione, prevedendo un carico didattico non inferiore a duecento ore;
d) le modalita’ e le condizioni per la frequenza dei corsi di formazione da parte del praticante nonche’ quelle per le verifiche intermedie e finale del profitto, affidate a una commissione composta da professionisti e docenti universitari, in pari numero, e presieduta da un docente universitario, in modo da garantire omogeneita’ di giudizio su tutto il territorio nazionale. Ai componenti della commissione non sono riconosciuti compensi, indennita’ o gettoni di presenza.
11. Il ministro vigilante, previa verifica, su indicazione del consiglio nazionale dell’ordine o collegio, dell’idoneita’ dei corsi organizzati a norma del comma 9 sul territorio nazionale, dichiara la data a decorrere dalla quale la disposizione di cui al medesimo comma e’ applicabile al tirocinio.
12. Il consiglio dell’ordine o collegio presso il quale e’ compiuto il tirocinio rilascia il relativo certificato. Il certificato perde efficacia decorsi cinque anni senza che segua il superamento dell’esame di Stato quando previsto. Quando il certificato perde efficacia il competente consiglio territoriale provvede alla cancellazione del soggetto dal registro dei praticanti di cui al comma 2.
13. Le regioni, nell’ambito delle potesta’ a esse attribuite dall’articolo 117 della Costituzione, possono disciplinare l’attribuzione di fondi per l’organizzazione di scuole, corsi ed eventi di tirocinio professionale.
14. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai tirocini iniziati dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, fermo quanto gia’ previsto dall’articolo 9, comma 6, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.

 

Art. 7 Formazione continua

1. Al fine di garantire la qualita’ ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettivita’, e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale secondo quanto previsto dal presente articolo. La violazione dell’obbligo di cui al periodo precedente costituisce illecito disciplinare.
2. I corsi di formazione possono essere organizzati, ai fini del comma 1, oltre che da ordini e collegi, anche da associazioni di iscritti agli albi e da altri soggetti, autorizzati dai consigli nazionali degli ordini o collegi. Quando deliberano sulla domanda di autorizzazione di cui al periodo precedente, i consigli nazionali trasmettono motivata proposta di delibera al ministro vigilante al fine di acquisire il parere vincolante dello stesso.
3. Il consiglio nazionale dell’ordine o collegio disciplina con regolamento, da emanarsi, previo parere favorevole del ministro vigilante, entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto:
a) le modalita’ e le condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento da parte degli iscritti e per la gestione e l’organizzazione dell’attivita’ di aggiornamento a cura degli ordini o collegi territoriali, delle associazioni professionali e dei soggetti autorizzati;
b) i requisiti minimi, uniformi su tutto il territorio nazionale, dei corsi di aggiornamento;
c) il valore del credito formativo professionale quale unita’ di misura della formazione continua.
4. Con apposite convenzioni stipulate tra i consigli nazionali e le universita’ possono essere stabilite regole comuni di riconoscimento reciproco dei crediti formativi professionali e universitari. Con appositi regolamenti comuni, da approvarsi previo parere favorevole dei ministri vigilanti, i consigli nazionali possono individuare crediti formativi professionali interdisciplinari e stabilire il loro valore.
5. L’attivita’ di formazione, quando e’ svolta dagli ordini e collegi, puo’ realizzarsi anche in cooperazione o convenzione con altri soggetti.
6. Le regioni, nell’ambito delle potesta’ a esse attribuite dall’articolo 117 della Costituzione, possono disciplinare l’attribuzione di fondi per l’organizzazione di scuole, corsi ed eventi di formazione professionale.
7. Resta ferma la normativa vigente sull’educazione continua in medicina (ECM).

 

Art. 8 Disposizioni sul procedimento disciplinare delle professioni regolamentate diverse da quelle sanitarie

1. Presso i consigli dell’ordine o collegio territoriali sono istituiti consigli di disciplina territoriali cui sono affidati i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti all’albo.
2. I consigli di disciplina territoriali di cui al comma 1 sono composti da un numero di consiglieri pari a quello dei consiglieri che, secondo i vigenti ordinamenti professionali, svolgono funzioni disciplinari nei consigli dell’ordine o collegio territoriali presso cui sono istituiti. I collegi di disciplina, nei consigli di disciplina territoriali con piu’ di tre componenti, sono comunque composti da tre consiglieri e sono presieduti dal componente con maggiore anzianita’ d’iscrizione all’albo o, quando vi siano componenti non iscritti all’albo, dal componente con maggiore anzianita’ anagrafica.
3. Ferma l’incompatibilita’ tra la carica di consigliere dell’ordine o collegio territoriale e la carica di consigliere del corrispondente consiglio di disciplina territoriale, i consiglieri componenti dei consigli di disciplina territoriali sono nominati dal presidente del tribunale nel cui circondario hanno sede, tra i soggetti indicati in un elenco di nominativi proposti dai corrispondenti consigli dell’ordine o collegio. L’elenco di cui al periodo che precede e’ composto da un numero di nominativi pari al doppio del numero dei consiglieri che il presidente del tribunale e’ chiamato a designare. I criteri in base ai quali e’ effettuata la proposta dei consigli dell’ordine o collegio e la designazione da parte del presidente del tribunale, sono individuati con regolamento adottato, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, dai consigli nazionali dell’ordine o collegio, previo parere vincolante del ministro vigilante.
4. Le funzioni di presidente del consiglio di disciplina territoriale sono svolte dal componente con maggiore anzianita’ d’iscrizione all’albo o, quando vi siano componenti non iscritti all’albo, dal componente con maggiore anzianita’ anagrafica. Le funzioni di segretario sono svolte dal componente con minore anzianita’ d’iscrizione all’albo o, quando vi siano componenti non iscritti all’albo, dal componente con minore anzianita’ anagrafica.
5. All’immediata sostituzione dei componenti che siano venuti meno a causa di decesso, dimissioni o altra ragione, si provvede applicando le disposizioni del comma 3, in quanto compatibili.
6. I consigli di disciplina territoriale restano in carica per il medesimo periodo dei consigli dell’ordine o collegio territoriale.
7. Presso i consigli nazionali dell’ordine o collegio che decidono in via amministrativa sulle questioni disciplinari, sono istituiti consigli di disciplina nazionali cui sono affidati i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari assegnate alla competenza dei medesimi consigli nazionali anche secondo le norme antecedenti all’entrata in vigore del presente decreto.
8. I consiglieri dei consigli nazionali dell’ordine o collegio che esercitano funzioni disciplinari non possono esercitare funzioni amministrative. Per la ripartizione delle funzioni disciplinari ed amministrative tra i consiglieri, in applicazione di quanto disposto al periodo che precede, i consigli nazionali dell’ordine o collegio adottano regolamenti attuativi, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, previo parere favorevole del ministro vigilante.
9. Le funzioni di presidente del consiglio di disciplina nazionale di cui ai commi 7 e 8 sono svolte dal componente con maggiore anzianita’ d’iscrizione all’albo. Le funzioni di segretario sono svolte dal componente con minore anzianita’ d’iscrizione all’albo.
10. Fino all’insediamento dei consigli di disciplina territoriali e nazionali di cui ai commi precedenti, le funzioni disciplinari restano interamente regolate dalle disposizioni vigenti.
11. Restano ferme le altre disposizioni in materia di procedimento disciplinare delle professioni regolamentate, e i riferimenti ai consigli dell’ordine o collegio si intendono riferiti, in quanto applicabili, ai consigli di disciplina.
12. Il ministro vigilante puo’ procedere al commissariamento dei consigli di disciplina territoriali e nazionali per gravi e ripetuti atti di violazione della legge, ovvero in ogni caso in cui non sono in grado di funzionare regolarmente. Il commissario nominato provvede, su disposizioni del ministro vigilante, a quanto necessario ad assicurare lo svolgimento delle funzioni dell’organo fino al successivo mandato, con facolta’ di nomina di componenti che lo coadiuvano nell’esercizio delle funzioni predette.
13. Alle professioni sanitarie continua ad applicarsi la disciplina vigente.
14. Restano altresi’ ferme le disposizioni vigenti in materia disciplinare concernenti la professione di notaio.

 

Capo II
Disposizioni concernenti gli avvocati

Art. 9 Domicilio professionale

1. L’avvocato deve avere un domicilio professionale nell’ambito del circondario di competenza territoriale dell’ordine presso cui e’ iscritto, salva la facolta’ di avere ulteriori sedi di attivita’ in altri luoghi del territorio nazionale.

 

Art. 10 Disposizioni speciali sul tirocinio forense per l’accesso

1. Fermo in particolare quanto disposto dall’articolo 6, commi 3 e 4, il tirocinio puo’ essere svolto presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico o di ente privato autorizzato dal ministro della giustizia o presso un ufficio giudiziario, per non piu’ di dodici mesi.
2. Il tirocinio deve in ogni caso essere svolto per almeno sei mesi presso un avvocato iscritto all’ordine o presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico o di un ente privato autorizzato dal ministro della giustizia.
3. Fermo quanto previsto dal comma 2, il diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni, e’ valutato ai fini del compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato per il periodo di un anno.
4. Il praticante puo’, per giustificato motivo, trasferire la propria iscrizione presso l’ordine del luogo ove intende proseguire il tirocinio. Il consiglio dell’ordine autorizza il trasferimento, valutati i motivi che lo giustificano, e rilascia al praticante un certificato attestante il periodo di tirocinio che risulta regolarmente compiuto.
5. In attuazione del presente decreto, l’attivita’ di praticantato presso gli uffici giudiziari e’ disciplinata con regolamento del ministro della giustizia da adottarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentiti gli organi di autogoverno delle magistrature e il consiglio nazionale forense. I praticanti presso gli uffici giudiziari assistono e coadiuvano i magistrati che ne fanno richiesta nel compimento delle loro ordinarie attivita’, anche con compiti di studio, e ad essi si applica l’articolo 15 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Al termine del periodo di formazione il magistrato designato dal capo dell’ufficio giudiziario redige una relazione sull’attivita’ e sulla formazione professionale acquisita, che viene trasmessa al consiglio dell’ordine competente. Ai soggetti previsti dal presente comma non compete alcuna forma di compenso, di indennita’, di rimborso spese o di trattamento previdenziale da parte della pubblica amministrazione. Il rapporto non costituisce ad alcun titolo pubblico impiego. Fino all’emanazione del decreto di cui al primo periodo, continua ad applicarsi, al riguardo, la disciplina del praticantato vigente al momento di entrata in vigore del presente decreto.
6. Il praticante avvocato e’ ammesso a sostenere l’esame di Stato nella sede di corte di appello nel cui distretto ha svolto il maggior periodo di tirocinio. Quando il tirocinio e’ stato svolto per uguali periodi sotto la vigilanza di piu’ consigli dell’ordine aventi sede in distretti diversi, la sede di esame e’ determinata in base al luogo di svolgimento del primo periodo di tirocinio.

 

Capo III
Disposizioni concernenti i notai

Art. 11 Accesso alla professione notarile

1. Possono ottenere la nomina a notaio tutti i cittadini italiani e i cittadini dell’Unione Europea che siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, compreso il superamento del concorso notarile, fermo il diritto dei cittadini dell’Unione Europea che, in difetto del possesso dei requisiti di cui ai numeri 4 e 5 dell’articolo 5 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, abbiano superato il concorso notarile al quale abbiano avuto accesso a seguito di riconoscimento del titolo professionale di notaio conseguito in altro Stato membro dell’Unione Europea.
2. Il diploma di specializzazione, conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni, e’ valutato ai fini del compimento del periodo di pratica per l’accesso alla professione di notaio per il periodo di un anno.

 

Capo IV
Disposizioni transitorie e finali

Art. 12 Disposizione temporale

1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano dal giorno successivo alla data di entrata in vigore dello stesso.
2. Sono abrogate tutte le disposizioni regolamentari e legislative incompatibili con le previsioni di cui al presente decreto, fermo quanto previsto dall’articolo 3, comma 5-bis, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni, e fatto salvo quanto previsto da disposizioni attuative di direttive di settore emanate dall’Unione europea.

 

Art. 13 Invarianza finanziaria

1. Dall’attuazione del presente provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. I soggetti pubblici interessati operano nell’ambito delle risorse disponibili agli scopi a legislazione vigente.

 

Art. 14 Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

D.P.R. 13/3/2012, n. 54

Redazione

Art. 1 Oggetto

1. Il presente regolamento introduce modifiche ed abrogazioni al Titolo X del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, recante regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127.

 

Art. 2 Cambiamenti del nome o del cognome

1. All’articolo 89 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, il comma 1 è sostituito dal seguente:
“1. Salvo quanto disposto per le rettificazioni, chiunque vuole cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome ovvero vuole cambiare il cognome, anche perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale o aggiungere al proprio un altro cognome, deve farne domanda al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce. Nella domanda l’istante deve esporre le ragioni a fondamento della richiesta.”.

 

Art. 3 Eventuale notifica del contenuto della domanda di modificazione del nome o del cognome

1. All’articolo 90 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
“1-bis. Il decreto di autorizzazione della pubblicazione può stabilire che il richiedente notifichi a determinate persone il sunto della domanda.”.

 

Art. 4 Opposizione

1. L’articolo 91 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, è sostituito dal seguente:
“Art. 91.
(Opposizione)
1. Chiunque ne abbia interesse può fare opposizione alla domanda entro il termine di trenta giorni dalla data dell’ultima affissione ovvero dalla data dell’ultima notificazione alle persone interessate, effettuata ai sensi dell’articolo 90. L’opposizione si propone con atto notificato al prefetto.”.

 

Art. 5 Decreto di concessione del prefetto

1. L’articolo 92 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, è sostituito dal seguente:
“Art. 92.
(Decreto di concessione del prefetto)
1. Trascorso il termine di cui all’articolo 91, il richiedente presenta al prefetto un esemplare dell’avviso con la relazione attestante l’eseguita affissione e la sua durata nonché la documentazione comprovante le avvenute notificazioni, ove prescritte.
2. Il prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e delle notificazioni e vagliate le eventuali opposizioni, provvede sulla domanda con decreto.
3. Il decreto di concessione di cui al comma 2, nei casi in cui vi è stata opposizione, deve essere notificato, a cura del richiedente, agli opponenti.”.

 

Art. 6 Norme abrogate

1. Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento sono abrogati gli articoli 84, 85, 86, 87 e 88 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

 

Art. 7 Clausola di invarianza della spesa

1. Dall’attuazione del presente regolamento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

2. Agli adempimenti previsti dal presente regolamento l’amministrazione provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

Art. 8 Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore sessanta giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 2 3 4


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it