Legge 24/10/2006 n. 269

Legge 24/10/2006 n. 269

Redazione

Modifiche al d.lgs. 20 febbraio 2006, n. 106 e d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109

G.U. 24/10/2006 n. 248

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1. L’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e’ sospesa fino alla data del 31 luglio 2007.
2. Al decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 1, le parole: «sotto la propria responsabilita» sono soppresse;
b) l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 2 (Titolarita’ dell’azione penale). – 1. Il procuratore della Repubblica, quale titolare esclusivo dell’azione penale, la esercita personalmente o mediante assegnazione a uno o piu’ magistrati dell’ufficio. L’assegnazione puo’ riguardare la trattazione di uno o piu’ procedimenti ovvero il compimento di singoli atti di essi. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 70-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12. 2. Con l’atto di assegnazione per la trattazione di un procedimento, il procuratore della Repubblica puo’ stabilire i criteri ai quali il magistrato deve attenersi nell’esercizio della relativa attivita’. Se il magistrato non si attiene ai principi e criteri definiti in via generale o con l’assegnazione, ovvero insorge tra il magistrato ed il procuratore della Repubblica un contrasto circa le modalita’ di esercizio, il procuratore della Repubblica puo’, con provvedimento motivato, revocare l’assegnazione; entro dieci giorni dalla comunicazione della revoca, il magistrato puo’ presentare osservazioni scritte al procuratore della Repubblica».
3. Al decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, i commi 2 e 3 sono abrogati;
b) all’articolo 2, comma 1:
1) la lettera i) e’ abrogata;
2) la lettera v) e’ sostituita dalla seguente:
«v) pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino i soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui nonche’ la violazione del divieto di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106»;
3) la lettera z) e’ abrogata;
4) la lettera bb) e’ abrogata;
5) la lettera ff) e’ sostituita dalla seguente:
«ff) l’adozione di provvedimenti non previsti da norme vigenti ovvero sulla base di un errore macroscopico o di grave e inescusabile negligenza»;
c) all’articolo 2, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
«2. Fermo quanto previsto dal comma 1, lettere g), h), i), l), m), n), o), p), cc) e ff), l’attivita’ di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilita’ disciplinare»;
d) all’articolo 3, comma 1:
1) la lettera f) e’ abrogata;
2) la lettera h) e’ sostituita dalla seguente:
«h) l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici ovvero il coinvolgimento nelle attivita’ di soggetti operanti nel settore economico o finanziario che possono condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque compromettere l’immagine del magistrato»;
3) la lettera i) e’ sostituita dalla seguente:
«i) l’uso strumentale della qualita’ che, per la posizione del magistrato o per le modalita’ di realizzazione, e’ diretto a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste»;
4) la lettera l) e’ abrogata;
e) dopo l’articolo 3, e’ inserito il seguente:
«Art. 3-bis (Condotta disciplinare irrilevante). – 1. L’illecito disciplinare non e’ configurabile quando il fatto e’ di scarsa rilevanza»;
f) all’articolo 14, il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
«4. Il Consiglio superiore della magistratura, i consigli giudiziari e i dirigenti degli uffici hanno l’obbligo di comunicare al Ministro della giustizia e al Procuratore generale presso la Corte di cassazione ogni fatto rilevante sotto il profilo disciplinare. I presidenti di sezione e i presidenti di collegio nonche’ i procuratori aggiunti debbono comunicare ai dirigenti degli uffici i fatti concernenti l’attivita’ dei magistrati della sezione o del collegio o dell’ufficio che siano rilevanti sotto il profilo disciplinare»;
g) all’articolo 15:
1) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. Non puo’ comunque essere promossa l’azione disciplinare quando sono decorsi dieci anni dal fatto»;
2) al comma 2, ovunque ricorrano, le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «due anni»;
3) al comma 8, alinea, dopo le parole: «il corso dei termini», sono inserite le seguenti: «, compreso quello di cui al comma 1-bis,», e dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:
«d-bis) se, nei casi di cui all’articolo 2, comma 1, lettere g) ed h), all’accertamento del fatto costituente illecito disciplinare e’ pregiudiziale l’esito di un procedimento civile, penale o amministrativo;
d-ter) se il procedimento e’ sospeso a seguito di provvedimento a norma dell’articolo 16»;
h) all’articolo 16:
1) il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
«4. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, se lo ritiene necessario ai fini delle determinazioni sull’azione disciplinare, puo’ acquisire atti coperti da segreto investigativo senza che detto segreto possa essergli opposto. Nel caso in cui il procuratore della Repubblica comunichi, motivatamente, che dalla divulgazione degli atti coperti da segreto investigativo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il Procuratore generale dispone, con decreto, che i detti atti rimangano segreti per un periodo non superiore a dodici mesi, prorogabile di altri sei mesi su richiesta motivata del procuratore della Repubblica ovvero di altri dodici mesi quando si procede per reati di cui all’articolo 407, comma 2, del codice di procedura penale, e sospende il procedimento disciplinare per un analogo periodo. Successivamente il Procuratore generale presso la Corte di cassazione puo’ prendere visione degli atti. Il procedimento puo’ essere altresi’ sospeso nel corso delle indagini preliminari»;
2) dopo il comma 5, e’ aggiunto il seguente:
«5-bis. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione procede all’archiviazione se il fatto addebitato non costituisce condotta disciplinarmente rilevante ai sensi dell’articolo 3-bis o forma oggetto di denuncia non circostanziata ai sensi dell’articolo 15, comma 1, ultimo periodo, o non rientra in alcuna delle ipotesi previste dagli articoli 2, 3 e 4 oppure se dalle indagini il fatto risulta inesistente o non commesso. Il provvedimento di archiviazione e’ comunicato al Ministro della giustizia, il quale, entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, puo’ richiedere la trasmissione di copia degli atti e, nei sessanta giorni successivi alla ricezione degli stessi, puo’ richiedere al presidente della sezione disciplinare la fissazione dell’udienza di discussione orale, formulando l’incolpazione. Sulla richiesta si provvede nei modi previsti nei commi 4 e 5 dell’articolo 17 e le funzioni di pubblico ministero, nella discussione orale, sono esercitate dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione o da un suo sostituto. Il provvedimento di archiviazione acquista efficacia solo se il termine di cui sopra sia interamente decorso senza che il Ministro abbia avanzato la richiesta di fissazione dell’udienza di discussione orale davanti alla sezione disciplinare. In tale caso e’ sospeso il termine di cui al comma 1 dell’articolo 15»;
3) nella rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«. Potere di archiviazione»;
i) all’articolo 17:
1) il comma 5 e’ sostituito dal seguente:
«5. Il decreto di cui al comma 4 e’ comunicato, almeno dieci giorni prima della data fissata per la discussione orale, al pubblico ministero e all’incolpato nonche’ al difensore di quest’ultimo, se gia’ designato, e, nelle ipotesi in cui egli abbia promosso l’azione disciplinare o abbia richiesto l’integrazione o la modificazione della contestazione, al Ministro della giustizia»;
2) al comma 7, e’ soppresso l’ultimo periodo;
l) all’articolo 18, comma 1, e’ soppresso il secondo periodo;
m) all’articolo 19, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:
«1. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura delibera immediatamente dopo l’assunzione delle prove e le conclusioni del pubblico ministero e della difesa dell’incolpato, il quale deve essere sentito per ultimo. Il pubblico ministero non assiste alla deliberazione in camera di consiglio»;
n) all’articolo 22, comma 1, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nei casi di minore gravita’ il Ministro della giustizia o il Procuratore generale possono chiedere alla sezione disciplinare il trasferimento provvisorio dell’incolpato ad altro ufficio di un distretto limitrofo, ma diverso da quello indicato nell’articolo 11 del codice di procedura penale»;
o) all’articolo 24, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
«2. La Corte di cassazione decide a sezioni unite civili, entro sei mesi dalla data di proposizione del ricorso»;
p) all’articolo 25, i commi 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:
«7. La sezione disciplinare acquisisce gli atti del procedimento disciplinare e, sentiti il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, l’istante ed il suo difensore, dichiara inammissibile l’istanza di revisione se proposta fuori dai casi di cui al comma 2, o senza l’osservanza delle disposizioni di cui al comma 4 ovvero se risulta manifestamente infondata; altrimenti, dispone il procedersi al giudizio di revisione, al quale si applicano le norme stabilite per il procedimento disciplinare.
8. Contro la decisione che dichiara inammissibile l’istanza di revisione e’ ammesso ricorso alle sezioni unite civili della Corte di cassazione»;
q) dopo l’articolo 32, e’ aggiunto il seguente:
«Art. 32-bis (Disposizioni transitorie). – 1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.
2. Per i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni del presente decreto continuano ad applicarsi, se piu’ favorevoli, gli articoli 17, 18, 19, 20, 21, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37 e 38 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511.
3. I ricorsi proposti avverso le sentenze pronunziate dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura pendenti presso le sezioni unite penali della Corte di cassazione sono trasferiti alle sezioni unite civili della stessa Corte».

1. All’articolo 1 della legge 25 luglio 2005, n. 150, il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
«3. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro i centoventi giorni successivi all’acquisto di efficacia delle disposizioni contenute in ciascuno dei decreti legislativi emanati nell’esercizio della delega di cui al comma 1, i decreti legislativi recanti la disciplina transitoria, se necessaria, le norme eventualmente occorrenti per il coordinamento dei medesimi con le altre leggi dello Stato e l’abrogazione delle norme divenute incompatibili. I decreti legislativi previsti nel presente comma sono adottati con l’osservanza dei principi e dei criteri di cui all’articolo 2, comma 9, e divengono efficaci dopo quindici giorni dalla loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale».

1. All’articolo 1, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 28 agosto 1995, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n. 437, le parole: «e’ differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «e’ differita alla data di efficacia dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n. 150».

1. Fino al 31 luglio 2007 continuano ad applicarsi, nelle materie oggetto del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, le disposizioni del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nonche’ le altre disposizioni in materia di ordinamento giudiziario, ed in particolare gli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 16 gennaio 2006, n. 20.
2. Sono fatti salvi gli effetti prodotti e le situazioni esaurite durante la vigenza del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

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