Decreto Legge 8/4/2008 n. 59

Decreto Legge 8/4/2008 n. 59

Redazione

Disposizioni in materia di recupero di aiuti di Stato innanzi agli organi di giustizia civile

G.U. 9/4/2008 n. 84

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CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Disposizioni in materia di recupero di aiuti di Stato innanzi agli organi di giustizia civile

1. Nei giudizi civili concernenti gli atti e le procedure volti al recupero di aiuti di Stato in esecuzione di una decisione di recupero adottata dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 14 del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, di seguito denominata: «decisione di recupero», il giudice puo’ concedere la sospensione dell’efficacia del titolo amministrativo o giudiziale di pagamento, conseguente a detta decisione, se ricorrono cumulativamente le seguenti condizioni:
a) gravi motivi di illegittimita’ della decisione di recupero, ovvero evidente errore nella individuazione del soggetto tenuto alla restituzione dell’aiuto di Stato o evidente errore nel calcolo della somma da recuperare e nei limiti di tale errore;
b) pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile.
2. Qualora la sospensione si fondi su motivi attinenti alla illegittimita’ della decisione di recupero il giudice provvede alla sospensione del giudizio e all’immediato rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di giustizia delle Comunita’ europee, con richiesta di trattazione d’urgenza ai sensi dell’articolo 104-ter del regolamento di procedura della Corte di giustizia del 19 giugno 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee n. L 176 del 4 luglio 1991, e successive modificazioni, se ad essa non sia stata gia’ deferita la questione di validita’ dell’atto comunitario contestato. Non puo’, in ogni caso, essere accolta l’istanza di sospensione dell’atto impugnato per motivi attinenti alla legittimita’ della decisione di recupero quando la parte istante, pur avendone facolta’ perche’ individuata o chiaramente individuabile, non abbia proposto impugnazione avverso la decisione di recupero ai sensi dell’articolo 230 del Trattato istitutivo della Comunita’ europea, e successive modificazioni, ovvero quando, avendo proposto l’impugnazione, non abbia richiesto la sospensione della decisione di recupero ai sensi dell’articolo 242 del Trattato medesimo ovvero l’abbia richiesta e la sospensione non sia stata concessa.
3. Fuori dei casi in cui e’ stato disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, con il provvedimento che accoglie l’istanza di sospensione, il giudice fissa la data dell’udienza di trattazione nel termine di trenta giorni. La causa e’ decisa nei successivi sessanta giorni. Allo scadere del termine di novanta giorni dalla data di emanazione del provvedimento di sospensione, il provvedimento perde efficacia salvo che il giudice, su istanza di parte, riesamini lo stesso e ne disponga la conferma, anche parziale, sulla base dei presupposti di cui ai commi 1 e 2, fissando un termine di efficacia non superiore a sessanta giorni.
4. Per quanto non disposto dai commi da 1 a 3 ai giudizi di cui al comma 1, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ad eccezione dei commi terzo, quarto e decimo del medesimo articolo 23.
5. Ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto non si applica il comma 4. Se e’ gia’ stato concesso il provvedimento di sospensione la causa e’ decisa nei termini di cui al comma 3, previa eventuale anticipazione dell’udienza di trattazione gia’ fissata. Il giudice, su istanza di parte, riesamina il provvedimento di sospensione gia’ concesso e ne dispone la revoca qualora non ricorrano i presupposti di cui ai commi 1 e 2.
6. Il presidente di sezione, in ogni grado del procedimento, vigila sul rispetto dei termini di cui al comma 3 e riferisce con relazione trimestrale, rispettivamente, al presidente del tribunale o della corte d’appello per le determinazioni di competenza. Nei tribunali non divisi in sezioni le funzioni di vigilanza sono svolte direttamente dal Presidente del tribunale.

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Disposizioni in materia di recupero di aiuti di Stato innanzi agli organi di giustizia tributaria

1. Dopo l’articolo 47 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e’ inserito il seguente: «Art. 47-bis (Sospensione di atti volti al recupero di aiuti diStato e definizione delle relative controversie). – 1. Qualora siachiesta in via cautelare la sospensione dell’esecuzione di un atto volto al recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili in esecuzione di una decisione adottata dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 14 del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, di seguito denominata: “decisione di recupero”, la Commissione tributaria provinciale puo’ concedere la sospensione dell’efficacia del titolo di pagamento conseguente a detta decisione se ricorrono cumulativamente le seguenti condizioni: a) gravi motivi di illegittimita’ della decisione di recupero, ovvero evidente errore nella individuazione del soggetto tenuto alla restituzione dell’aiuto di Stato o evidente errore nel calcolo della somma da recuperare e nei limiti di tale errore; b) pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile. 2. Qualora la sospensione si fondi su motivi attinenti alla illegittimita’ della decisione di recupero la Commissione tributaria provinciale provvede con separata ordinanza alla sospensione del giudizio e all’immediato rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di giustizia delle Comunita’ europee, con richiesta di trattazione d’urgenza ai sensi dell’articolo 104-ter del regolamento di procedura della Corte di giustizia del 19 giugno 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee n. L 176 del 4 luglio 1991, e successive modificazioni, se ad essa non sia stata gia’ deferita la questione di validita’ dell’atto comunitario contestato. Non puo’, in ogni caso, essere accolta l’istanza di sospensione dell’atto impugnato per motivi attinenti alla legittimita’ della decisione di recupero quando la parte istante, pur avendone facolta’ perche’ individuata o chiaramente individuabile, non abbia proposto impugnazione avverso la decisione di recupero ai sensi dell’articolo 230 del Trattato istitutivo della Comunita’ europea, e successive modificazioni, ovvero quando, avendo proposto l’impugnazione, non abbia richiesto la sospensione della decisione di recupero ai sensi dell’articolo 242 del Trattato medesimo ovvero l’abbia richiesta e la sospensione non sia stata concessa. 3. Fermi restando i presupposti di cui ai commi 1 e 2, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 4, 5, 7 e 8 dell’articolo 47; ai fini dell’applicazione del comma 8 rileva anche il mutamento del diritto comunitario. 4. Le controversie relative agli atti di cui al comma 1 sono definite, nel merito, nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia dell’ordinanza di sospensione di cui al medesimo comma 1. Alla scadenza del termine di sessanta giorni dall’emanazione dell’ordinanza di sospensione, il provvedimento perde comunque efficacia, salvo che la Commissione tributaria provinciale entro il medesimo termine riesamini, su istanza di parte, l’ordinanza di sospensione e ne disponga la conferma, anche parziale, sulla base dei presupposti di cui ai commi 1 e 2, fissando comunque un termine di efficacia, non prorogabile, non superiore a sessanta giorni. Non si applica la disciplina sulla sospensione feriale dei termini. Nel caso di rinvio pregiudiziale il termine di cui al primo periodo e’ sospeso dal giorno del deposito dell’ordinanza di rinvio e riprende a decorrere dalla data della trasmissione della decisione della Corte di giustizia delle Comunita’ europee. 5. Le controversie relative agli atti di cui al comma 1 sono discusse in pubblica udienza e, subito dopo la discussione, il Collegio giudicante delibera la decisione in camera di consiglio. Il Presidente redige e sottoscrive il dispositivo e ne da’ lettura in udienza, a pena di nullita’. 6. La sentenza e’ depositata nella segreteria della Commissione tributaria provinciale entro quindici giorni dalla lettura del dispositivo. Il segretario fa risultare l’avvenuto deposito apponendo sulla sentenza la propria firma e la data e ne da’ immediata comunicazione alle parti. 7. In caso di impugnazione della sentenza pronunciata sul ricorso avverso uno degli atti di cui al comma 1, tutti i termini del giudizio di appello davanti alla Commissione tributaria regionale, ad eccezione di quello stabilito per la proposizione del ricorso, sono ridotti alla meta’. Nel processo di appello le controversie relative agli atti di cui al comma 1 hanno priorita’ assoluta nella trattazione. Si applicano le disposizioni di cui ai commi 4, terzo e quarto periodo, 5 e 6.».
2. Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, nel caso sia stata concessa la sospensione, le relative controversie sono definite nel merito, entro sessanta giorni dalla medesima data di entrata in vigore del presente decreto; fermo restando il predetto termine, la commissione tributaria provinciale, su istanza di parte, riesamina i provvedimenti di sospensione gia’ concessi e ne dispone la revoca, qualora non ricorrano i presupposti di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 47-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come introdotto dal presente articolo. Il termine previsto dall’articolo 31 del decreto legislativo n. 546 del 1992 per la comunicazione dell’avviso di trattazione e’ ridotto a dieci giorni liberi. Alle medesime controversie pendenti in appello si applica il comma 7 del predetto articolo 47-bis come introdotto dal comma 1 del presente articolo.
3. Il presidente di sezione, in ogni grado del procedimento, vigila sul rispetto dei termini di cui al comma 2 e ai commi 4 e 7, primo periodo, dell’articolo 47-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, introdotto dal comma 1 del presente articolo e riferisce con relazione trimestrale, rispettivamente, al presidente della commissione tributaria provinciale e della commissione tributaria regionale per le determinazioni di competenza.
4. L’ultimo periodo del comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 2007, n. 46, e’ soppresso.

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Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, recante norme in materia ambientale in attuazione della direttiva 2000/60/CE. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in data 12 gennaio 2006, nella causa C-85/05. Procedura di infrazione n. 2004/59

1. All’articolo 77 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 6 e’ sostituito dal seguente: «6. Le regioni possono motivatamente prorogare il termine del 23 dicembre 2015 per poter conseguire gradualmente gli obiettivi dei corpi idrici purche’ non si verifichi un ulteriore deterioramento dello stato dei corpi idrici e sussistano tutte le seguenti condizioni: a) i miglioramenti necessari per il raggiungimento del buono stato di qualita’ ambientale non possono essere raggiunti entro i termini stabiliti almeno per uno dei seguenti motivi:1) i miglioramenti dello stato dei corpi idrici possono essere conseguiti per motivi tecnici solo in fasi successive al 23 dicembre 2015;2) il completamento dei miglioramenti entro i termini fissati sarebbe sproporzionalmente costoso;3) le condizioni naturali non consentono il miglioramento del corpo idrico nei tempi richiesti; b) la proroga dei termini e le relative motivazioni sono espressamente indicate nei piani di cui agli articoli 117 e 121; c) le proroghe non possono superare il periodo corrispondente a due ulteriori aggiornamenti dei piani di cui alla lettera b), fatta eccezione per i casi in cui le condizioni naturali non consentano di conseguire gli obiettivi entro detto periodo; d) l’elenco delle misure, la necessita’ delle stesse per il miglioramento progressivo entro il termine previsto, la giustificazione di ogni eventuale significativo ritardo nella attuazione delle misure, nonche’ il relativo calendario di attuazione delle misure devono essere riportati nei piani di cui alla lettera b). Le informazioni devono essere aggiornate nel riesame dei piani.»;
b) il comma 7 e’ sostituito dal seguente: «7. Le regioni, per alcuni corpi idrici, possono stabilire di conseguire obiettivi ambientali meno rigorosi rispetto a quelli di cui al comma 4, qualora, a causa delle ripercussioni dell’impatto antropico rilevato ai sensi dell’articolo 118 o delle loro condizioni naturali, non sia possibile o sia esageratamente oneroso il loro raggiungimento. Devono, in ogni caso, ricorrere le seguenti condizioni: a) la situazione ambientale e socioeconomica non consente di prevedere altre opzioni significativamente migliori sul piano ambientale ed economico; b) la garanzia che: 1) per le acque superficiali venga conseguito il migliore stato ecologico e chimico possibile, tenuto conto degli impatti che non potevano ragionevolmente essere evitati per la natura dell’attivita’ umana o dell’inquinamento; 2) per le acque sotterranee siano apportate modifiche minime al loro stato di qualita’, tenuto conto degli impatti che non potevano ragionevolmente essere evitati per la natura dell’attivita’ umana o dell’inquinamento;
c) per lo stato del corpo idrico non si verifichi alcun ulteriore deterioramento; d) gli obiettivi ambientali meno rigorosi e le relative motivazioni figurano espressamente nel piano di gestione del bacino idrografico e del piano di tutela di cui agli articoli 117 e 121 e tali obiettivi sono rivisti ogni sei anni nell’ambito della revisione di detti piani.»;
c) dopo il comma 10 e’ aggiunto il seguente: «10-bis. Le regioni non violano le disposizioni del presente decreto nei casi in cui: a) il mancato raggiungimento del buon stato delle acque sotterranee, del buono stato ecologico delle acque superficiali o, ove pertinente, del buon potenziale ecologico ovvero l’incapacita’ di impedire il deterioramento del corpo idrico superficiale e sotterraneo sono dovuti a nuove modifiche delle caratteristiche fisiche di un corpo idrico superficiale o ad alterazioni idrogeologiche dei corpi idrici sotterranei; b) l’incapacita’ di impedire il deterioramento da uno stato elevato ad un buono stato di un corpo idrico superficiale sia dovuto a nuove attivita’ sostenibili di sviluppo umano purche’ sussistano le seguenti condizioni: 1) siano state avviate le misure possibili per mitigare l’impatto negativo sullo stato del corpo idrico;
2) siano indicate puntualmente ed illustrate nei piani di cui agli articoli 117 e 121 le motivazioni delle modifiche o delle alterazioni e gli obiettivi siano rivisti ogni sei anni; 3) le motivazioni delle modifiche o delle alterazioni di cui alla lettera b) siano di prioritario interesse pubblico ed i vantaggi per l’ambiente e la societa’, risultanti dal conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, siano inferiori rispetto ai vantaggi derivanti dalle modifiche o dalle alterazioni per la salute umana, per il mantenimento della sicurezza umana o per lo sviluppo sostenibile;4) per motivi di fattibilita’ tecnica o di costi sproporzionati, i vantaggi derivanti dalle modifiche o dalle alterazioni del corpo idrico non possano essere conseguiti con altri mezzi che garantiscono soluzioni ambientali migliori.».

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Modifiche all’art. 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, in materia di recupero stragiudiziale dei crediti. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in data 18 luglio 2007 nella causa C-134/05. Procedura di infrazione n. 2001/5171. Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, in materia di servizi di sicurezza privati. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in data 13 dicembre 2007 nella causa C-465/05. Procedura di infrazione n. 2000/4196

1. Al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 115 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «Per le attivita’ di recupero stragiudiziale dei crediti per conto di terzi non si applica il quarto comma del presente articolo e la licenza del questore abilita allo svolgimento delle attivita’ di recupero senza limiti territoriali, osservate le prescrizioni di legge o di regolamento e quelle disposte dall’autorita’. Per le attivita’ previste dal sesto comma del presente articolo, l’onere di affissione di cui all’articolo 120 puo’ essere assolto mediante l’esibizione o comunicazione al committente della licenza e delle relative prescrizioni, con la compiuta indicazione delle operazioni consentite e delle relative tariffe.
Il titolare della licenza e’, comunque, tenuto a comunicare preventivamente all’ufficio competente al rilascio della stessa l’elenco dei propri agenti, indicandone il rispettivo ambito territoriale, ed a tenere a disposizione degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza il registro delle operazioni. I suoi agenti sono tenuti ad esibire copia della licenza ad ogni richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza ed a fornire alle persone con cui trattano compiuta informazione della propria qualita’ e dell’agenzia per la quale operano.»;
b) all’articolo 134, dopo il terzo comma, e’ inserito il seguente: «Il regolamento di esecuzione individua gli altri soggetti, ivi compreso l’institore, o chiunque eserciti poteri di direzione, amministrazione o gestione anche parziale dell’istituto o delle sue articolazioni, nei confronti dei quali sono accertati l’assenza di condanne per delitto non colposo e gli altri requisiti previsti dall’articolo 11 del presente testo unico, nonche’ dall’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575.»;
c) dopo l’articolo 134 e’ inserito il seguente: «Art. 134-bis (Disciplina delle attivita’ autorizzate in altro Stato dell’Unione europea). – 1. Le imprese di vigilanza privata stabilite in un altro Stato membro dell’Unione europea possono stabilirsi nel territorio della Repubblica italiana in presenza dei requisiti, dei presupposti e delle altre condizioni richiesti dalla legge e dal regolamento per l’esecuzione del presente testo unico, tenuto conto degli adempimenti, degli obblighi e degli oneri gia’ assolti nello Stato di stabilimento, attestati dall’autorita’ del medesimo Stato o, in mancanza, verificati dal prefetto.
2. I servizi transfrontalieri e quelli temporanei di vigilanza e custodia da parte di imprese stabilite in un altro Stato membro dell’Unione europea sono svolti alle condizioni e con le modalita’ indicate nel regolamento per l’esecuzione del presente testo unico.
3. Il Ministro dell’interno e’ autorizzato a sottoscrivere, in materia di vigilanza privata, accordi di collaborazione con le competenti autorita’ degli Stati membri dell’Unione europea, per il reciproco riconoscimento dei requisiti, dei presupposti e delle condizioni necessari per lo svolgimento dell’attivita’, nonche’ dei provvedimenti amministrativi previsti dai rispettivi ordinamenti.»;
d) all’articolo 135, quinto comma, le parole: «o ricevere merce di maggiori di quelle indicate nella tariffa» sono soppresse;
e) all’articolo 135, il sesto comma e’ abrogato;
f) all’articolo 136, il secondo comma e’ abrogato;
g) all’articolo 138: 1) dopo il primo comma e’ inserito il seguente: «Il Ministro dell’interno con proprio decreto, da adottarsi con le modalita’ individuate nel regolamento per l’esecuzione del presente testo unico, sentite le regioni, provvede all’individuazione dei requisiti minimi professionali e di formazione delle guardie particolari giurate.»; 2) dopo il secondo comma e’ inserito il seguente: «Ai fini dell’approvazione della nomina a guardia particolare giurata di cittadini di altri Stati membri dell’Unione europea il prefetto tiene conto dei controlli e delle verifiche effettuati nello Stato membro d’origine per lo svolgimento della medesima attivita’. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 134-bis, comma 3.»;3) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: «Salvo quanto diversamente previsto, le guardie particolari giurate nell’esercizio delle funzioni di custodia e vigilanza dei beni mobili ed immobili cui sono destinate rivestono la qualita’ di incaricati di un pubblico servizio.».

ARTICOLO AGGIUNTO DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Misure per attuare la sentenza della Corte di giustiziadelle Comunità europee del 13 settembre 2007 in materia
di concessioni per la gestione di scommesse ippiche

[1. Al fine di dare attuazione alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunita’ europee del 13 settembre 2007 nella causa C-260/04, con provvedimento del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sentito il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da emanare entro il 31 agosto 2008, senza pregiudizio delle concessioni affidate ai sensi dell’art. 38, comma 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono stabilite le modalita’ per l’attribuzione di diritti per l’apertura di punti di vendita aventi come attivita’ principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici su base ippica, di cui all’art. 38, comma 4, lettera a), del citato decreto-legge n. 223 del 2006, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) localizzazione di punti di vendita nei comuni in cui risultano operanti, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le concessioni di cui al comma 2, nel rispetto della zona di ubicazione delle sedi operative e comunque a non oltre 200 metri lineari dalle stesse;
b) localizzazione di 210 punti di vendita nelle province in cui non sono stati assegnati i diritti per l’apertura di punti di vendita aventi come attivita’ principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici su base ippica di cui all’art. 38, comma 4, lettera a), del citato decreto-legge n. 223 del 2006, a seguito di procedura di selezione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, parte seconda, foglio delle inserzioni n. 199 del 28 agosto 2006, nel rispetto delle disposizioni recate dall’art. 38, comma 4, lettera f) del predetto decreto-legge n. 223 del 2006;
c) aggiudicazione dei punti di vendita previa effettuazione di una o piu’ procedure, aperte agli operatori italiani ed esteri che esercitano la raccolta di gioco o che dimostrano di possedere idonei requisiti di affidabilita’ e professionalita’, la cui base d’asta non puo’ essere inferiore a euro trentamila per ogni punto di vendita.] (1)
2. Al fine di garantire la continuita’ nella gestione del servizio di raccolta e accettazione delle scommesse e la tutela dei preminenti interessi pubblici connessi, dalla data di attivazione dei punti di vendita di cui al comma 1, e comunque non oltre il 31 gennaio 2009, sono revocate le concessioni per la raccolta e accettazione di scommesse al totalizzatore nazionale, a libro e a quota fissa sui risultati delle corse dei cavalli, regolate dalla convenzione tipo approvata con decreto del Ministro delle finanze 20 aprile 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 1999, come integrata dalla deliberazione del commissario straordinario dell’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine (UNIRE) del 14 ottobre 2003, n. 107, allo stato ancora attive.
3. E’ abrogato il comma 13 dell’art. 8 del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, convertito, con modificazioni,dalla legge 1° agosto 2003, n. 200.
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(1) Comma abrogato dall’art. 2-bis, DL 25/9/2008, n. 149.

CONVERTITO IN LEGGE, CON MODIFICAZIONI, DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Disposizioni in materia di riconoscimento del servizio pubblico svolto nell’ambito dell’Unione europea. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in data 26 dicembre 2006 nella causa C-371/04. Procedura di infrazione n. 2002/4888

1. Le amministrazioni pubbliche tenute al rispetto del principio di libera circolazione dei lavoratori di cui agli articoli 39 del Trattato che istituisce la Comunita’ europea e 7 del regolamento (CEE) n. 1612/68 del Consiglio, del 15 ottobre 1968, salve piu’ favorevoli previsioni, valutano, ai fini giuridici ed economici, l’esperienza professionale e l’anzianita’ acquisite da cittadini comunitari nell’esercizio di un’attivita’ analoga a quella considerata rilevante e svolta presso pubbliche amministrazioni di un altro Stato membro, anche in periodi antecedenti all’adesione del medesimo all’Unione europea, o presso organismi dell’Unione europea secondo condizioni di parita’ rispetto a quelle maturate nell’ambito dell’ordinamento italiano. Sono inapplicabili le disposizioni normative e le clausole dei contratti collettivi contrastanti con il presente comma. Ai fini dell’accesso rimane fermo quanto previsto dall’articolo 38 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Disposizioni transitorie in materia di piani di adeguamento di cui all’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, recante attuazione della direttiva 1999/31/CE, relativa alle discariche di rifiuti. Modifiche al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, recante attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonche’ allo smaltimento dei rifiuti. Pocedura di infrazione n. 2003/2077 – esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia resa in data 26 aprile 2007 nella causa C-135/05. Procedura di infrazione 2003/4506 – causa C-442/06. Messa in mora nell’ambito della procedura di infrazione n. 2006/4482

1. All’articolo 17 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, dopo il comma 4, sono inseriti i seguenti: «4-bis. Il provvedimento con cui l’autorita’ competente approva i piani di adeguamento, presentati ai sensi del comma 3, per le discariche di rifiuti pericolosi e per quelle autorizzate dopo la data del 16 luglio 2001 e fino al 23 marzo 2003, deve fissare un termine per l’ultimazione dei lavori di adeguamento, che non puo’ essere successivo al 1° ottobre 2008.
4-ter. Nel caso in cui, per le discariche di cui al comma 1, il provvedimento di approvazione del piano di adeguamento di cui al comma 4, stabilisca un termine finale per l’ultimazione dei lavori di adeguamento successivo al 1° ottobre 2008, tale termine si intende anticipato al 1° ottobre 2008.».
2. All’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, la lettera c) e’ soppressa.

CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Modifiche al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, e successive modificazioni, recante attuazione della direttiva 2000/53/CE, relativa ai veicoli fuori uso. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in data 24 maggio 2007 nella causa C-394/05. Procedura di infrazione n. 2003/2204

1. Al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 2, dopo le parole: «di cui all’articolo 5, commi 1 e 3, » sono aggiunte le seguenti: «all’articolo 5, comma 15,»;
b) all’articolo 5:
1) al comma 3 dopo le parole: «di cui al comma 2,» sono inserite le seguenti: «e, ove sia tecnicamente fattibile, i pezzi usati allo stato di rifiuto, derivanti dalle riparazioni dei veicoli, ad eccezione di quelli per cui e’ previsto dalla legge un
consorzio obbligatorio di raccolta,»;
2) al comma 15 le parole: «ad un operatore autorizzato alla raccolta di cui all’articolo 3, comma 1, lettera u),» sono sostituite dalle seguenti: «ad un centro di raccolta di cui all’articolo 5, comma 3.»;
c) all’articolo 10, comma 1, le parole: «concordate con i gestori degli impianti» sono sostituite dalle seguenti: «richieste dai gestori degli impianti».

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Modifiche ai decreti legislativi del 26 maggio 2004, n. 153 e n. 154, in materia di pesca ed alla legge 14 luglio 1965, n. 963, in materia di pesca marittima. Parere motivato nell’ambito della procedura di infrazione n. 1992/5006. Procedura di infrazione n. 2001/2118 – esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in data 7 dicembre 2006 nella causa C-161/05. Parere motivato nell’ambito della procedura di infrazione n. 2004/2225. Messa in mora nell’ambito della procedura di infrazione n. 2007/2284

1. L’articolo 6 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, e’ sostituito dal seguente: «Art. 6 (Tutela di esemplari di specie ittiche al di sotto della taglia minima). – 1. Sono vietati lo sbarco, il trasporto, il trasbordo e la commercializzazione di esemplari di specie ittiche al di sotto della taglia minima prevista dai regolamenti comunitari e dalle norme nazionali applicabili.
2. Non e’ sanzionabile la cattura accidentale o accessoria degli esemplari di cui al comma 1, realizzata con attrezzi conformi alle norme comunitarie e nazionali, autorizzati dalla licenza di pesca. Gli esemplari eventualmente catturati di dimensioni inferiori alla taglia minima devono essere rigettati in mare.
3. La commercializzazione e la somministrazione di esemplari di specie di cui al comma 1 ovvero di cui e’ vietata la cattura e’ sanzionata con la sospensione dell’esercizio commerciale da cinque a dieci giorni.».
2. All’articolo 11 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: «2-bis. L’imprenditore ittico che viola le disposizioni di cui al comma 2 e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 3000 euro. Tale sanzione e’ triplicata nel caso di violazione di dichiarazione concernente le catture e gli sbarchi di specie ittiche tutelate dai piani di protezione degli stock ittici o pescate fuori dalle acque mediterranee.».
3. Alla legge 14 luglio 1965, n. 963, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 15, comma 1, lettera b), dopo la parola: «detenere» sono inserite le seguenti: «attrezzi non consentiti, non autorizzati o non conformi alla normativa vigente e detenere»;
b) l’articolo 26 e’ sostituito dal seguente: «Art. 26 (Sanzioni amministrative). – 1. Chiunque contravvenga ai divieti posti dall’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 6.000 euro.
2. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 3.000 euro chiunque eserciti la pesca marittima senza la preventiva iscrizione nel registro dei pescatori marittimi.
3. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 3.000 euro chiunque violi le norme del regolamento per l’esercizio della pesca sportiva e subacquea.
4. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 6.000 euro chiunque venda o commerci i prodotti della pesca esercitata a scopo ricreativo o sportivo.
5. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 2.000 euro chiunque ceda un fucile subacqueo o altro attrezzo simile a persona minore degli anni sedici; alla stessa sanzione soggiace chi affida un fucile subacqueo o altro attrezzo similare a persona minore degli anni sedici, qualora questa ne faccia uso.
6. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 6.000 euro, salvo che il fatto costituisca reato, chiunque non consenta o impedisca l’ispezione da parte degli addetti alla vigilanza sulla pesca, prevista dal precedente articolo 23.
7. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 12.000 euro il comandante di una unita’ da pesca che navighi con l’apparecchiatura blue box, di cui al regolamento (CE) n. 2244/2003 della Commissione, del 18 dicembre 2003, manomessa o alterata. Alla medesima sanzione e’ soggetto chiunque ponga in essere atti diretti alla modifica o alla interruzione del segnale trasmesso dal sistema VMS o violi le norme che ne disciplinano il corretto funzionamento. Si applica la sanzione accessoria di cui all’articolo 27, comma 1, lettera c-bis).
8. E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 12.000 euro chiunque violi le norme relative ai piani di ricostituzione di specie ittiche previste da normative nazionali e comunitarie.»;
c) all’articolo 27, comma 1:
1) alla lettera b) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «gli attrezzi confiscati non consentiti, non autorizzati o non conformi alla normativa vigente sono distrutti e le spese relative alla custodia e demolizione sono poste a carico del contravventore;»;
2) dopo la lettera c), e’ inserita la seguente: «c-bis) la sospensione della licenza di pesca, in caso di recidiva della violazione, per un periodo compreso tra 10 giorni e 30 giorni.».

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Introduzione dell’art. 292-bis del codice della navigazione inmateria di requisiti per l’esercizio delle funzioni di comandantee di primo ufficiale di coperta a bordo delle navi battentibandiera italiana. Ricorso ex articolo 226 del Trattato cheistituisce la Comunità europea, nell’ambito della procedura diinfrazione n. 2004/2144

(( 1. Dopo l’articolo 292 del codice della navigazione e’ inserito il seguente:
«Art. 292-bis (Requisiti per l’esercizio delle funzioni di comandante e di primo ufficiale di coperta). – A bordo delle navi battenti bandiera italiana, il comandante e il primo ufficiale di coperta, se svolge le funzioni del comandante, devono essere cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea o di un altro Stato facente parte dell’accordo sullo Spazio economico europeo, reso esecutivo dalla legge 28 luglio 1993, n. 300. L’accesso a tali funzioni e’ subordinato al possesso di una qualificazione professionale e ad una conoscenza della lingua e della legislazione italiana che consenta la tenuta dei documenti di bordo e l’esercizio delle funzioni pubbliche delle quali il comandante e’ investito. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sono determinati i programmi di qualificazione professionale, nonche’ l’organismo competente allo svolgimento delle procedure di verifica dei requisiti di cui al primo comma.». ))

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Disposizioni per il recepimento della direttiva 2006/100/CE delConsiglio, del 20 novembre 2006, che adegua determinate, direttivesulla libera circolazione delle persone, a motivo dell’adesionedella Bulgaria e della Romania, relativamente alle professionilegali. Parere motivato nell’ambito della procedura d’infrazionen. 2007/0417

(( 1. All’articolo 1, primo comma, della legge 9 febbraio 1982, n. 31, dopo le parole: «advocate-barrister-solicitor (Regno Unito)» sono aggiunti, in fine, i seguenti capoversi: « (Bulgaria)»; – avocat (Romania)».
2. All’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, dopo il capoverso: «Avocat-Advocaat (Belgio)» e’ inserito il seguente: (Bulgaria)» e dopo il capoverso: «Advogado (Portogallo)» e’ inserito il seguente: «Avocat (Romania)». ))

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Modifiche al codice delle pari opportunità tra uomo edonna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006,n. 198, e al testo unico delle disposizioni legislativein materia di tutela e sostegno della maternita’ e dellapaternita’, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001,n. 151. Messa in mora nell’ambito della procedura diinfrazione n. 2006/2535

(( 1. Al codice delle pari opportunita’ fra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 25, comma 1, dopo le parole: «atto, patto o comportamento» sono inserite le seguenti: «, nonche’ l’ordine di porre in essere un atto o un comportamento,»;
b) all’articolo 38, comma 1, dopo le parole:«organizzazioni sindacali» sono inserite le seguenti: «, associazioni e organizzazioni rappresentative del diritto o dell’interesse leso».
2. All’articolo 56, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonche’ di beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro, previsti dai contratti collettivi ovvero in via legislativa o regolamentare, che sarebbero loro spettati durante l’assenza». ))

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Modifica all’articolo 7 del decreto legislativo 2 aprile 2002, n. 74,per l’attuazione della direttiva 2006/109/CE. Parere motivatonell’ambito della procedura di infrazione n. 2007/0421

(( 1. All’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 2 aprile 2002, n. 74, le parole: «diciotto unita» sono sostituite dalleseguenti: «un numero pari a quello degli Stati membri»))

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Modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, recanteattuazione della direttiva 2000/43/CE per la paritàditrattamento tra le persone indipendentemente dalla razza edall’origine etnica. Parere motivato nell’ambito della proceduradi infrazione n. 2005/2358

(( 1. Al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, comma 3, le parole: «umiliante e offensivo» sono sostituite dalle seguenti: «umiliante od offensivo»;
b) all’articolo 4:
1) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, in quanto compatibili»;
2) il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
«3. Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico, idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, la presunzione dell’esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, spetta al convenuto l’onere di provare l’insussistenza della discriminazione»;
c) dopo l’articolo 4 e’ inserito il seguente:
«Art. 4-bis. (Protezione delle vittime). – 1. La tutela giurisdizionale di cui all’articolo 4 si applica altresi’ nei casi di comportamenti, trattamenti o altre conseguenze pregiudizievoli posti in essere o determinate, nei confronti della persona lesa da una discriminazione diretta o indiretta o di qualunque altra persona, quale reazione ad una qualsiasi attivita’ diretta ad ottenere la parita’ di trattamento»;
d) all’articolo 5:
1) al comma 1, le parole: «dell’articolo 4» sono sostituite dalle seguenti: «degli articoli 4 e 4-bis»; 2) al comma 3, le parole: «dell’articolo 4» sono sostituite dalle seguenti: «degli articoli 4 e 4-bis».

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Modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, recanteattuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di
trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.Messa in mora nell’ambito della procedura di infrazionen. 2006/2441

(( 1. Al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 3:
1) al comma 3, primo periodo, dopo le parole: «di proporzionalita’ e ragionevolezza» sono inserite le seguenti: «e
purche’ la finalita’ sia legittima»;
2) al comma 3, il secondo periodo e’ soppresso;
3) il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
«4. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono accertamenti di idoneita’ al lavoro nel rispetto di quanto stabilito dai commi 2 e 3»;
4) dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:
«4-bis. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono trattamenti differenziati in ragione dell’eta’ dei lavoratori e in particolare quelle che disciplinano:
a) la definizione di condizioni speciali di accesso all’occupazione e alla formazione professionale, di occupazione e di
lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e di retribuzione, per i giovani, i lavoratori anziani e i lavoratori con persone a carico, allo scopo di favorire l’inserimento professionale o di assicurare la protezione degli stessi;
b) la fissazione di condizioni minime di eta’, di esperienza professionale o di anzianita’ di lavoro per l’accesso all’occupazione o a taluni vantaggi connessi all’occupazione;
c) la fissazione di un’eta’ massima per l’assunzione, basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione o sulla necessita’ di un ragionevole periodo di lavoro prima del pensionamento.
4-ter. Le disposizioni di cui al comma 4-bis sono fatte salve purche’ siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate da finalita’ legittime, quali giustificati obiettivi della politica del lavoro, del mercato del lavoro e della formazione professionale, qualora i mezzi per il conseguimento di tali finalita’ siano appropriati e necessari»;
b) all’articolo 4, il comma e’ sostituito dal seguente:
«4. Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto idonei a fondare, in termini gravi, precisi e concordanti, la presunzione dell’esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, spetta al convenuto l’onere di provare l’insussistenza della discriminazione»;
c) dopo l’articolo 4 e’ inserito il seguente:
«Art. 4-bis (Protezione delle vittime). – 1. La tutela giurisdizionale di cui all’articolo 4 si applica altresi’ avverso
ogni comportamento pregiudizievole posto in essere, nei confronti della persona lesa da una discriminazione diretta o indiretta o di qualunque altra persona, quale reazione ad una qualsiasi attivita’ diretta ad ottenere la parita’ di trattamento»;
d) all’articolo 5:
1) al comma 1, le parole da: «Le rappresentanze locali» fino a:«a livello nazionale» sono sostituite dalle seguenti: «Le
organizzazioni sindacali, le associazioni e le organizzazioni rappresentative del diritto o dell’interesse leso»;
2) al comma 2, le parole da: «Le rappresentanze locali» fino a:«legittimate» sono sostituite dalle seguenti: «I soggetti di cui al comma 1 sono altresi’ legittimati».

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Modifica all’articolo 2 del decreto legislativo 21 marzo2005, n. 73, recante attuazione della direttiva 1999/22/CE,
relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardinizoologici. Parere motivato nell’ambito della procedura di
infrazione n. 2007/2179

(( 1. All’articolo 2 del decreto legislativo 21 marzo 2005, n. 73, e successive modificazioni, il comma 1 e’
sostituito dal seguente:
«1. Ai fini del presente decreto, per giardino zoologico si intende qualsiasi struttura pubblica o privata con
carattere permanente e territorialmente stabile, aperta e amministrata per il pubblico almeno sette giorni all’anno,
che espone e mantiene animali vivi di specie selvatiche, anche nati e allevati in cattivita’, appartenenti, in
particolare ma non esclusivamente, alle specie animali di cui agli allegati al regolamento (CE) n. 338/97 del
Consiglio, del 9 dicembre 1996, e successive attuazioni e modificazioni, alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, e
successive modificazioni, nonche’ al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997,
n. 357, e successive modificazioni». ))

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Modifica all’articolo 15, comma 1, del testo unico dellaradiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005,n. 177, e abrogazione del comma 12 dell’articolo 25 della legge3 maggio 2004, n. 112. Parere motivato nell’ambito della proceduradi infrazione n. 2005/5086

1. Il comma 1 dell’articolo 15 del testo unico della radio-televisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e’ sostituito dal seguente:
«1. Fatti salvi i criteri e le procedure specifici per la concessione dei diritti di uso delle radiofrequenze per la diffusione sonora e televisiva, previsti dal codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, in considerazione degli obiettivi di tutela del pluralismo e degli altri obiettivi di interesse generale, la disciplina per l’attivita’ di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale si conforma ai principi della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, e della direttiva 2002/77/CE della Commissione, del 16 settembre 2002. Tale attivita’ e’ soggetta al regime dell’autorizzazione generale, ai sensi dell’articolo 25 del citato codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni».
2. Le licenze individuali gia’ rilasciate ai sensi del regolamento di cui alla deliberazione dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni n. 435/01/CONS del 15 novembre 2001, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 284 del 6 dicembre 2001, e successive modificazioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono convertite, su iniziativa del Ministero dello sviluppo economico, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo e di quelle comunitarie. E’ abrogato il comma 12 dell’articolo 25 della legge 3 maggio 2004, n. 112.
3. Fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva, il trasferimento di frequenze tra due soggetti titolari di autorizzazione generale avviene nel rispetto dell’articolo 14 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259.
4. Nel corso della progressiva attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale terrestre, nel rispetto del relativo programma di attuazione di cui all’articolo 42, comma 11, del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, i diritti di uso delle frequenze per l’esercizio delle reti televisive digitali saranno assegnati, in conformita` ai criteri di cui alla deliberazione n. 181/09/CONS dell’Autorita` per le garanzie nelle comunicazioni, del 7 aprile 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2009, nel rispetto dei principi stabiliti dal diritto comunitario, basate su criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori. (1)
5. Al fine di rispettare la previsione dell’art. 2-bis, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successive modificazioni, e di dare attuazione al piano di assegnazione delle frequenze, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, non avente natura regolamentare, d’intesa con l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni, e’ definito, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un calendario per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva
digitale terrestre con l’indicazione delle aree territorialiinteressate e delle rispettive scadenze.
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(1) Comma modificato dall’art. 45, L. 7/7/2009, n. 88.

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Modifiche al testo unico della radiotelevisione, di cui al decretolegislativo 31 luglio 2005, n. 177. Procedure di infrazionen. 2007/2110, n. 2005/2240 e n. 2004/4303

(( 1. All’articolo 37, comma 3, del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, il secondo e il terzo periodo sono soppressi.
2. Il comma 2 dell’articolo 51 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e’ sostituito dal seguente:
«2. L’Autorita’, applicando le norme contenute nel capo I, sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, delibera l’irrogazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma:
a) da 10.329 euro a 258.228 euro, in caso di inosservanza delle disposizioni di cui al comma 1, lettere a), b) e c);
b) da 5.165 euro a 51.646 euro, in caso di inosservanza delle disposizioni di cui al comma 1, lettere d) ed e);
c) da 25.823 euro a 258.228 euro, in caso di violazione delle norme di cui al comma 1, lettera f);
d) da 10.329 euro a 258.228 euro, in caso di violazione delle norme di cui al comma 1, lettera g);
e) da 5.165 euro a 51.646 euro, in caso di violazione delle norme di cui al comma 1, lettere h), i), l), m) e n);
f) da 5.165 euro a 51.646 euro, in caso di violazione delle norme di cui al comma 1, lettera o), anche nel caso in cui la pubblicita’ di amministrazioni ed enti pubblici sia gestita, su incarico degli stessi, da agenzie pubblicitarie o da centri media».
3. All’art. 51 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, dopo il comma 2, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, e’ inserito il seguente:
«2-bis. Per le sanzioni amministrative di cui al comma 2 e’ escluso il beneficio del pagamento in misura ridotta previsto dall’art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni».
4. Il comma 3 dell’articolo 51 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e’ abrogato.
5. Al comma 5 dell’articolo 51 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, le parole: «previste dai commi 1, 2 e 3» sono sostituite dalle seguenti: «previste dai commi 1 e 2».

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Abrogazione dell’articolo 23-bis del decreto-legge 30 dicembre 2005,n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio2006, n. 51, in materia di proroga delle convenzioni per lagestione di interventi in favore delle imprese artigiane. Messa inmora nell’ambito della procedura di infrazione n. 2006/4264

(( 1. L’articolo 23-bis del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51,e’ abrogato. ))

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Modifiche all’art. 2, comma 82, del decreto-legge 3 ottobre 2006,n. 262, convertito, con modificazioni dalla legge 24 novembre2006, n. 286. Messa in mora nell’ambito della procedura diinfrazione n. 2006/2419

1. All’articolo 2, comma 82, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, le parole: «nonche’ in occasione degli aggiornamenti periodici del piano finanziario ovvero delle successive revisioni periodiche della convenzione,» sono soppresse;
b) l’ultimo periodo e’ sostituito dal seguente: «La convenzione unica sostituisce ad ogni effetto la convenzione originaria, nonche’ tutti i relativi atti aggiuntivi».
2. Sono approvati tutti gli schemi di convenzione con la societa’ ANAS S.p.a. gia’ sottoscritti dalle societa’ concessionarie autostradali alla data del 31 luglio 2010, a condizione che i suddetti schemi recepiscano le prescrizioni richiamate dalle delibere del CIPE di approvazione, ai fini dell’invarianza di effetti sulla finanza pubblica, fatti salvi gli schemi di convenzione gia’ approvati. Le societa’ concessionarie, ove ne facciano richiesta, possono concordare con il concedente una formula semplificata del sistema di adeguamento annuale delle tariffe di pedaggio basata su di una percentuale fissa, per l’intera durata della convenzione, dell’inflazione reale, anche tenendo conto degli investimenti effettuati, oltre che sulle componenti per la specifica copertura degli investimenti di cui all’articolo 21, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47, nonche’ dei nuovi investimenti come individuati dalla direttiva approvata con deliberazione CIPE 15 giugno 2007, n. 39, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 25 agosto 2007, ovvero di quelli eventualmente compensati attraverso il parametro X della direttiva medesima. Ogni successiva modificazione ovvero integrazione delle convenzioni e’ approvata secondo le disposizioni di cui ai commi 82 e seguenti dell’art. 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni». (1)
2-bis. – La societa’ ANAS S.p.A., salva la preventiva verifica da parte del Governo presso la Commissione europea di soluzioni diverse da quelle previste nel presente comma che assicurino i medesimi introiti per il bilancio dello Stato e che garantiscano il finanziamento incrociato per il tunnel di base del Brennero e le relative tratte di accesso nonche’ la realizzazione da parte del concessionario di opere infrastrutturali complementari sul territorio di riferimento, anche urbane o consistenti in gallerie, entro il 31 dicembre 2010 pubblica il bando di gara per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione dell’autostrada del Brennero. A tal fine il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, impartisce direttive ad ANAS S.p.A. in ordine ai contenuti del bando di gara e del relativo capitolato o disciplinare, ivi compreso il valore della concessione, le relative modalita’ di pagamento e la quota minima di proventi annuale, comunque non inferiore a quanto accantonato in media negli esercizi precedenti, che il concessionario e’ autorizzato ad accantonare nel fondo di cui all’articolo 55, comma 13, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, (( nonche’ l’indicazione delle opere infrastrutturali complementari, anche urbane o consistenti in gallerie, la cui realizzazione, anche mediante il ricorso alla finanza di progetto, deve rientrare tra gli obblighi assunti dal concessionario. Il predetto bando deve prevedere un versamento annuo di 70 milioni di euro, a partire dalla data dell’affidamento e fino a concorrenza del valore di concessione, che viene versato all’entrata del bilancio dello Stato. Nella determinazione del valore di concessione, di cui al periodo precedente, vanno in ogni caso considerate le somme gia’ erogate dallo Stato per la realizzazione dell’infrastruttura (2)
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(1) Comma modificato dall’art. 3, DL 29/11/2008, n. 185, dall’art. 2, comma 202, L 23/12/2009, n. 191 e successivamente dall’art. 47, DL 31/5/2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30/7/2010, n. 122.
(2) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 202, L 23/12/2009, n. 191 e successivamente sostituito dall’art. 47, DL 31/5/2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30/7/2010, n. 122.

CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Trasferimento alla Federazione russa del diritto di proprietà sul complesso architettonico della Chiesa Russa Ortodossa di Bari

1. Nell’ambito degli accordi bilaterali tra la Repubblica italiana e la Federazione russa ed in particolare del trattato di amicizia e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Federazione russa, firmato a Mosca il 14 ottobre 1994 e ratificato ai sensi della legge 8 febbraio 1996, n. 69, il complesso architettonico della «Chiesa Russa Ortodossa di Bari», previo trasferimento dall’ente proprietario allo Stato, e’ immediatamente trasferito in proprieta’ a titolo gratuito alla Federazione russa.
2. Alla consegna dell’immobile di cui al comma 1 alla Federazione russa provvede il Ministero dell’economia e delle finanze, per il tramite dell’Agenzia del demanio, con apposito verbale, che costituisce titolo per la gratuita trascrizione e voltura.

CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Disposizioni concernenti le strutture di missione istituite presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri

1. La struttura di missione istituita presso il Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 28 luglio 2006, nonche’ le altre strutture di missione operanti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, decadono, ove non confermate, decorsi 30 giorni dal giuramento del nuovo Governo.

CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Disposizioni finanziarie

1. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo 5, valutato in euro 7.023.000 per l’anno 2008, euro 12.083.000 per l’anno 2009 ed euro 13.946.000 a decorrere dall’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell’ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, allo scopo utilizzando i seguenti accantonamenti:

in migliaia di euro
Accantonamenti
2008
2009
2010
Ministero della giustizia
2.273
5.981
6.488
Ministero degli affari esteri
1.136
3.427
3.145
Ministero della pubblica istruzione
2.014
Ministero della pubblica istruzione
314
1.021
2.458
Ministero dei trasporti
70
654
855
Ministero dell’universita’ e della ricerca
1.000
1.000
1.000
Ministero della solidarieta’ sociale
216

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri recati dal presente decreto, anche ai fini dell’adozione dei provvedimenti correttivi di cui all’articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Gli eventuali decreti emanati ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978, prima della data di entrata in vigore dei provvedimenti o delle misure di cui al periodo precedente, sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati di apposite relazioni illustrative.

CONVERTITO IN LEGGE DAL DL 6/6/2008, N. 101
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Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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