Neonati abbandonati: la madre che non vuole riconoscere i figli

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Negli ultimi anni i casi di neonati abbandonati dalle rispettive madri  sono molto più frequenti rispetto al passato, forse con la complicità della crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese.

Gli abbandoni possono essere causati da diverse  motivazioni.

Le madri spesso si trovano in una situazione di bisogno assoluto, una mancanza di spazio nella quale crescere il bambino o inconvenienti di carattere  finanziario.

A volte, sono madri molto giovani.

Immaginiamo il caso nel quale una donna sposata, dopo avere avuto una relazione extra-coniugale, abbia scoperto di essere rimasta incinta oppure quando il bambino è frutto di una relazione sentimentale sbagliata e il padre non ha nessuna intenzione di riconoscere il figlio.

Secondo la legge, i genitori hanno l’obbligo di prendersi cura dei propri bambini al fine di evitare di esporli a situazioni di pericolo.

Consideriamo il caso di un neonato abbandonato e i rischi per la madre.

     Indice

  1. Le conseguenze per una mamma che abbandona il figlio neonato
  2. Le conseguenze se il neonato abbandonato viene ferito o muore
  3. Le alternative o le altre soluzioni all’abbandono del figlio appena nato da parte della madre

1. Le conseguenze per una mamma che abbandona il figlio neonato

Nel 2019 nel Comune di Rosolina (RO) un neonato, partorito da circa mezz’ora, fu abbandonato alle porte del cimitero in una borsa sportiva.

Fortuna volle che il bambino era ancora vivo quando è stato ritrovato e la madre è stata indagata per abbandono di minore ( art. 591 c.p.), un reato per il quale si rischia una pena sino a cinque anni di carcere.

La madre che abbandona il neonato viene punita anche se il minore non ha riportato nessuna ferita, basta che con questo gesto, volontario e consapevole, metta a repentaglio la vita del bambino

Se il neonato viene lasciato in un luogo sicuro, lontano dai pericoli, dove può essere subito ritrovato, è escluso il reato di abbandono.

Se il bambino dovesse essere lasciato in un posto pericoloso, al fine di liberarsi di lui, e dovesse riuscire a sopravvivere, la madre rischia di essere accusata di tentato omicidio.

2. Le conseguenze se il neonato abbandonato viene ferito o muore

Se il bambino, ritrovato non è in salute, la madre rischia di essere accusata del reato di lesioni personali ( art. 582 c.p.), se viene ritrovato morto verrà ritenuta responsabile di omicidio (art. 575 c.p.).

Ipotizziamo il caso nel quale sia la madre a causare la morte del bambino, durante o subito dopo il parto, perché si trova in uno stato di abbandono materiale e morale, priva anche dei rapporti affettivi dei propri familiari e senza nessun reddito.

In questo caso, verrà accusata di infanticidio.

Nonostante il gravissimo comportamento, il reato di infanticidio è punito in modo meno grave (da 4 a 12 anni di carcere) rispetto a quello di omicidio (reclusione non inferiore a 21 anni), proprio a causa di questa drammatica condizione di vita a cui la madre è costretta.

Potrebbe essere utile sapere che commette il reato di violenza privata (art. 610 c.p.) chi costringe, con violenza o minaccia, la madre ad abbandonare il bambino (Cass. sent. n. 41824/2021).


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3. Le alternative o le altre soluzioni all’abbandono del figlio appena nato da parte della madre

Non è molto frequente però potrebbe accadere e, ci chiediamo: che cosa può fare una donna che non vuole il proprio figlio?

È possibile partorire in sicurezza e in anonimato, dando il proprio bambino in adozione, senza compromettere la sua salute.

Esiste una legge che prevede il parto in anonimato.

Il DPR n. 396/2000 è una normativa pensata appositamente per contrastare l’abbandono dei bambini appena nati, l’aborto o l’infanticidio.

La madre può entrare in ospedale per il parto e chiedere di non essere nominata.

È una modalità garantita anche alle donne sposate.

Il bambino risulterà essere figlio di “madre che non vuole essere nominata”.

L’assistenza alla mamma viene garantita dai servizi sanitari territoriali, come consultori o sportelli gestiti da specialisti dei servizi sanitari regionali.

Il parto viene eseguito in ospedale che è la struttura più sicura per la salute della madre e del neonato, in considerazione del fatto che vengono garantite assistenza sanitaria e anonimato.

In tempi molto rapidi, il neonato verrà dato in adozione a una coppia che il Tribunale riterrà ritenuta idonea.

Entro circa una settimana, il bambino verrà dato in affido e inizierà un periodo di circa due mesi di affido pre-adottivo.

In questo arco di tempo la madre ci può ripensare.

Il Tribunale valuterà la capacità della donna nel garantire il bene del neonato e il suo diritto a crescere in un ambiente sano e se la valutazione dovesse avere esito positivo il piccolo potrà ritornare con la madre.

C’è un’altra possibilità.

Alcuni ospedali hanno riattivato le cosiddette “ruote degli esposti”.

Sono delle culle, all’interno dell’ospedale, dove la mamma può lasciare il bambino.

La donna non si deve presentare in reparto e chiedere di non essere nominata ma semplicemente lasciare il neonato nella culla.

Il bambino verrà subito curato e successivamente dato in adozione.

Si tratta di una soluzione estrema, rivolta a quelle madri che hanno dovuto partorire a casa.

Un’altra questione si pone quando la madre è una ragazza minorenne, con meno di 16 anni, perché non ha raggiunto l’età per riconoscere legalmente il figlio che dovrà essere dato in adozione.

La ragazza può chiedere al Tribunale di attendere il compimento del sedicesimo anno di età per procedere al riconoscimento ma dovrà dare prova di avere alle spalle una solida famiglia che la possa sostenere e aiutare nel crescere suo figlio.

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Particolare rilievo è dato alle tipologie di tutela accordate ai figli e alle diverse forme di responsabilità dei genitori nei confronti dei figli stessi, nonché dei terzi.

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Alessio Anceschi
Esercita la professione legale a Sassuolo (MO). È Autore di numerosi contributi giuridici in materia di Diritto di famiglia, diritto privato internazionale e responsabilità professionale. Tra le sue opere giuridiche possono ricordarsi “Il minore autore e vittima di reato” (2011), “L’azione civile nel processo penale” (2012), “Il diritto comunitario e internazionale della famiglia” (2015) e “Il compenso dell’avvocato” (2017). Per questa casa editrice ha scritto, tra gli altri, “Inadempimenti e responsabilità civile, penale e disciplinare dell’avvocato” (2011), “Illeciti penali nei rapporti di famiglia e responsabilità civile” (2012) e “L’assegnazione della casa” (2013). Di recente ha pubblicato anche il libro “Geografia degli antichi Stati emiliani” (2018) e varie monografie sulla storia dei confini d’Italia.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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