inserito in Diritto&Diritti nel dicembre 2003

Il diritto alla copia privata e l’equo compenso nel nuovo diritto d’autore  (*)

Avv. E. Olimpia Policella

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Sommario: 1 Introduzione -  2 La copia privata -2.1 Il diritto alla copia privata - 2.2 I limiti del diritto alla copia privata - 2.3 Il divieto di riproduzione tramite terzi - 3 L’equo compenso - 3.1 Il diritto all’equo compenso - 3.2 I titolari del diritto al compenso - 3.3 I soggetti obbligati - 3.4 Il calcolo dell’equo compenso - 3.5 La fase transitoria - 3.6 Il decreto ministeriale - 3.7 Il ruolo della SIAE – 4 Conclusioni.

 

1 Introduzione

Il 29 aprile del 2003 è entrato in vigore il decreto legislativo di recepimento della Direttiva 29/2001 inerente l’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione(1),  meglio nota con l’acronimo di EUCD(2).

Il recepimento della Direttiva EUCD è intervenuto con il decreto legislativo n. 68 del 9 aprile del 2003, approvato dal Consiglio dei ministri, in via preliminare, il 20 dicembre del 2002 ed, in via definitiva, il 28 marzo del 2003, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 14 aprile del 2003, Supplemento ordinario  n. 61(3). La direttiva 2001/29/CE doveva essere recepita nelle leggi degli Stati membri entro il 22.12.2002.

L’Italia è stato il terzo Paese a ratificare la EUCD dopo la Grecia e la Danimarca che sono stati gli unici Paesi a rispettare la scadenza(4). Dopo l’Italia la Direttiva è stata recepita dall’Austria nel giugno 2003 e dalla Germania nel luglio del 2003.

La rapida ratifica della menzionata direttiva è stata determinata, per un verso dal timore dell’attivazione, innanzi alla Corte europea, di procedure di infrazione, ai danni dell’Italia, per mancato rispetto dei termini e, per altro verso, dal semestre di presidenza italiana alla Comunità europea.

Il rischio corso, tuttavia, secondo autorevole dottrina(5), è altissimo poiché si è approvato un testo senza una preliminare ed adeguata riflessione che doveva vedere coinvolte sia il mondo accademico che le categorie di soggetti interessati, anche al fine di evitare contenziosi ed equivoci interpretativi.

In verità i timori dell’attivazione di procedure di infrazione, per mancata ratifica della Direttiva, non erano infondati posto che la Commissione europea, nel settembre del 2003 (a seguito di un’interrogazione scritta presentata da alcuni parlamentari europei di nazionalità italiana finalizzato a conoscere le misure utilizzate dalla Commissione per monitorare e verificare il corretto recepimento), ha comunicato di aver attivato procedimenti d’infrazione contro gli Stati membri che non hanno ancora notificato il recepimento della direttiva (V. http://www4.europarl.eu.int/registre/recherche/
ResultatsAbreges.cfm?relation=REFSOURCE&typerelation=E-2465/03
).

L’iter di approvazione del decreto 68/2003 è stato fortemente contrastato da esponenti del mondo giuridico ed informatico(6) che, anche da ultimo, hanno vanamente promosso delle raccolte di firme contro il recepimento in Italia della Direttiva 29/2001(7).

Tra le critiche mosse al decreto legislativo di attuazione della normativa EUCD si ricordano le “accuse” che individuerebbero nella norma approvata una “law on demand” fomentata dalle lobby del diritto d’autore.

La dottrina(8) ha, infatti, evidenziato che la nuova legge non tutelerebbe gli autori intesi in senso “tecnico” e “morale” bensì i meri titolari dei diritti allo sfruttamento economico delle opere dell’ingegno con l’aggravante di ridurre drasticamente le libertà civili ed i diritti dei cittadini che, nella loro qualità di consumatori, si vedrebbero esclusivamente destinatari di obblighi e di divieti.

Peraltro, in sede di discussione dello schema di decreto legislativo per l’attuazione della direttiva 2001/29, è stato evidenziato che la direttiva è volta alla tutela degli interessi economici delle imprese multinazionali più che dei diritti degli autori (9).

 

2 La copia privata

 

Tra le maggiori novità normative, introdotte dal decreto legislativo n. 68 del 2003, si ricordano l’autotutela tecnica tramite l’adozione di  misure tecnologiche di protezione, le informazioni elettroniche sul regime dei diritti, la copia privata ed il diritto all’equo compenso. In questo breve elaborato ci si soffermerà sul diritto alla copia privata ed all’equo compenso.

Il decreto legislativo n. 68 del 2003, infatti, ha indubbiamente il merito di aver eliminato ogni dubbio circa l’esistenza o meno, nel nostro ordinamento giuridico, del diritto alla “copia privata” per il legittimo possessore di un’opera dell’ingegno(10).

 

2.1 Il diritto alla copia privata

Difatti, l’art. 71 sexies della Legge sul diritto d’autore(11) stabilisce che “E’ consentita la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di protezione di cui all’articolo 102 quater”(12).

Sono, così, venute meno tutte quelle perplessità palesate da una parte della dottrina secondo cui la legge 248 del 2000 (meglio  nota come legge antipirateria), avrebbe reso perseguibili, seppure con una sanzione di carattere amministrativo, coloro che realizzavano delle copie,  per fini personali, di opere dell’ingegno legalmente acquistate.

Le argomentazioni principali poste a fondamento della tesi contraria alla permanenza, nel nostro ordinamento, di norme che tutelano il diritto alla copia privata, sono state sinteticamente rappresentate dalla parlamentare Titti De Simone(13) che, nella seduta del 25 febbraio del 2003 della VII Commissione permanente, ha evidenziato le seguenti perplessità:

la copia privata è una copia di sicurezza che i consumatori possono riprodurre per evitare gli effetti negativi derivanti dal deterioramento delle opere originali per le quali si è già provveduto al pagamento del “tributo” alla SIAE(14);

l’equo compenso potrebbe aumentare gli introiti della mafia e gli oneri per la pubblica amministrazione che fa sempre maggiore ricorso a supporti vergini per il salvataggio di dati(15);

l’equo compenso è stato previsto indipendentemente dalla circostanza che il supporto vergine venga utilizzato per la riproduzione di copie o per il salvataggio di informazioni (personali o non) che non assumono la qualifica di opere dell’ingegno.

In relazione a quest’ultima contestazione si è rilevato che il compenso è detto “equo” proprio perché in fase di determinazione dello stesso si è tenuto conto sia delle copie di opere dell’ingegno, protette dalla normativa a tutela del diritto d’autore, che di quelle  non protette(16).

 

2. 2 I limiti del diritto alla copia privata

Il diritto alla copia privata non sussiste nel caso in cui le opere dell’ingegno siano state messe a disposizione del pubblico in modo da consentire l’accesso ad ognuno nel luogo e nel momento scelti individualmente  quando si tratti di opera protetta da misure tecnologiche di protezione oppure se l’accesso è consentito sulla base di accordi contrattuali(art. 71 sexies co. 3).

La ratio della disposizione è chiara: il legislatore, infatti, non ravvisa l’utilità di effettuare una copia privata nel caso in cui l’opera sia, di per sé, accessibile da parte di tutti.

La protezione delle opere dell’ingegno tramite le misure di autotutela tecnologiche non deve costituire un ostacolo ad effettuare una copia privata per coloro che hanno il legittimo possesso dell’opera.

Ne deriva che, se per un verso, chi ha acquisito il possesso legittimo non può aggirare le misure di sicurezza per effettuare la copia, per altro verso, il titolare dei diritti - che ha apposto dette misure - deve adottare gli accorgimenti tecnici necessari per consentirgli di effettuare una copia privata ad uso personale.

Se la questione dal punto di vista giuridico non si presenta contraddittoria, dal punto di vista tecnico, invece, potrebbe non risultare di agevole definizione.

 

2.3 Il divieto di riproduzione tramite terzi

Un altro aspetto molto interessante previsto dalla disposizione sulla copia privata concerne il divieto di riproduzione dell’opera per fini personali tramite terzi(17).

Non sussistono dubbi circa la ravvisabilità del divieto di prestare il prodotto audio, musicale o video al terzo affinché, questi possa farsi una copia, oppure il divieto di effettuare la copia tramite l’uso di servizi di riproduzione, a scopo di lucro(18).

Tuttavia, un’operazione ermeneutica di tipo letterale della norma, indurrebbe a ritenere che sussista anche il divieto di registrare l’opera su un supporto tramite amici, magari particolarmente avvezzi all’uso di strumenti informatici, che a titolo gratuito e per mera cortesia procedano, per conto del legittimo acquirente dell’opera dell’ingegno, alla riproduzione alla copia privata.

Si ritiene opportuno rilevare che una siffatta interpretazione deve considerarsi  eccessivamente rigida e non rispondente alla ratio della norma e va respinta.

 

3 L’equo compenso

Le norme previste dall’art. 71 septies della LDA e dall’art. 39 del D. Lgs. n. 68 del 2003, concernenti il diritto all’equo compenso e la relativa normativa transitoria, rappresentano le disposizioni maggiormente contestate durante l’intero iter legislativo che ha portato alla attuazione della EUCD.

Le critiche che hanno maggiormente riguardato la nuova disciplina sull’equo compenso sono pervenute da parte dell’industria dei produttori, preoccupata per le perdite derivanti dal notevole aumento dell’equo compenso che potrebbe portare ad una diminuzione degli investimenti, con effetti correlati ed immediati sulla stessa occupazione.

Anche i consumatori, tramite le associazioni di categoria hanno lamentato il probabile aumento del prezzo dei supporti vergini.

La BSA, organo rappresentativo dell’industria informatica(19), commentando l’allora schema del D. Lgs. n. 68 del 2003(20), ha parlato di veri e propri “effetti perversi” della norma considerandola non in linea con la EUCD e dannosa, per il consumatore, che si vedrebbe costretto al pagamento del triplo del compenso, per lo stesso diritto d’autore, in quanto non distingue i supporti in funzione del loro effettivo utilizzo.

In relazione alla contrarietà della norma approvata alle disposizioni contenute nella Direttiva sul copyright la BSA ha evidenziato che l’attuale disciplina dell’equo compenso non correla l’applicazione dei compensi all’effettivo verificarsi di un danno in capo agli aventi diritto né stabilisce il coinvolgimento degli aventi diritti, né, infine, prevede l’eliminazione del compenso in presenza di misure tecnologiche(21). In verità, come si vedrà a breve, l’equo compenso costituisce una sorta di indennizzo e il decreto che individuerà gli equi compensi dovrà tenere conto della sussistenza o meno delle misure tecniche di protezione sulle opere dell’ingegno.

 

3.1 Il diritto all’equo compenso

Va preliminarmente detto che il compenso per la copia privata non costituisce una novità per il nostro ordinamento giuridico e che esso è stato originariamente disciplinato dalla legge n. 93 del 5 febbraio del 1992.

La ratio dell’art. 3 della citata norma va ravvisata nella volontà del legislatore di compensare l’eventuale utilizzo di supporti di registrazione audio e visivo(22) per la copia, per fini personali e senza scopo di lucro, di opere audio e visivo tutelate dal diritto d’autore.

A fronte di chi evidenzia che le disposizioni in materia di “copia privata” garantiscano la partecipazione, dei fruitori dei prodotti intellettuali ed artistici, nel sostenere e promuovere la creatività e la produzione culturale(23) vi è chi, invece, sostiene, come si è avuto modo di vedere, che la copia privata alimenta il mercato illecito e si risolve in oneri aggiuntivi per la pubblica amministrazione.

 

3.2 I titolari del diritto al compenso

L’art. 3 della legge n. 93 del 1992 riconosceva il diritto a percepire l’equo compenso in capo agli autori, ai produttori di fonogrammi, ai produttori originari di opere audiovisive ed ai produttori di videogrammi, nonché i loro aventi causa.

In aggiunta a queste categorie, l’art. 71 septies della LDA, ha previsto quelle degli artisti interpreti e degli esecutori.

 

3.3 I soggetti obbligati

L’obbligo di corresponsione del compenso, invece, grava in capo a chi “fabbrica o importa nel territorio dello Stato, per fini commerciali, gli apparecchi ed i supporti che consentono la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi” (Art. 71 septies, commi 3 e 1 della LDA) sia in forma digitale che in forma analogica (24).

Un primo difetto di disorganicità, della modifica normativa in commento, potrebbe essere ravvisato nella circostanza che il Governo, anziché ridisciplinare la copia privata e l’equo compenso tramite una modifica della Legge del 1992, assorbe dette problematiche nella legge madre di disciplina del diritto d’autore, ossia nel plurimenzionato R. D. 633 del 1941.

Se, per un verso, detta scelta presta il fianco a facili contestazioni, tanto più che il D. Lgs. n. 68 del 2003 ha modificato non solo la LDA ma la stessa legge n. 93 del 1992(25), per altro verso, non si ignora la circostanza che la menzionata scelta risponde al dettato dell’art. 2, comma 1/b della legge comunitaria n.39/2002, finalizzata, nelle intenzioni del legislatore proprio ad un riordinamento normativo sistematico previsto dall’art. 5 della menzionata legge(26).

 

3.4 Il calcolo dell’equo compenso

Con il decreto legislativo 68/2003 l’Italia, in considerazione del costante decremento del livello dei compensi, ha inteso riallinearsi ai Paesi europei tramite un aumento degli stessi.

Nella relazione governativa del decreto in commento, peraltro, si è evidenziato come il vantaggio del compratore ad effettuare una copia privata, nonostante l’aumento dell’equo compenso, resti pur sempre rilevante se paragonato al prezzo di vendita del supporto fonografico o videografico.

Le modifiche delle norme sull’equo compenso hanno impattato profondamente le modalità di determinazione dello stesso.

Si è, difatti, assistito al passaggio (anche se limitatamente al periodo transitorio) da un sistema di calcolo di tipo percentuale ad un sistema fisso.

La Legge 93/1992, si ricorda, determinava l’equo compenso come una percentuale del prezzo di vendita che oscillava dal 3 al 10 per cento dello stesso a seconda della tipologia di supporto utilizzato per poter eseguire la copia personale(27).

L’attuazione pratica di questa legge si è avuta tramite degli accordi negoziali, stipulati tra la SIAE e le maggiori Associazioni imprenditoriali coinvolte. L’ultimo di questi accordi è datato aprile del 2001 ed avrebbe esperito i suoi effetti fino al 31 dicembre del 2003, se nel frattempo non fosse intervenuta la nuova disciplina.

L’attuale normativa, invece, stabilisce in misura fissa l’equo compenso per l’intera fase transitoria (che durerà fino al dicembre del 2005)(28) e rimette ad un decreto ministeriale la successiva determinazione dello stesso, richiamando taluni criteri, di cui si dirà a breve, che ritrovano la propria ratio nella EUCD.

 

3.5 La fase transitoria

Per quanto concerne la fase transitoria della disciplina dell’equo compenso, contenuta nell’art. 39 del D. Lgs. 68/2003, va detto che la sua previsione si è resa necessaria:

a causa del mancato accordo con le categorie, direttamente ed indirettamente, interessate all’equo compenso, vale a dire gli autori i produttori ed i consumatori;

al fine di evitare che le imprese produttrici di supporti ed apparecchi per la registrazione audio e video possano avere problemi di gestione del bilancio.

Il diritto all’equo compenso, che dal punto di vista giuridico in ottica degli aventi diritto costituisce non un risarcimento dei danni (preventivo ed ingiustificato come sostenuto da molti) bensì un mero indennizzo, dal punto di vista quantitativo è stato differenziato dal legislatore a seconda della tipologia di supporto e della durata di registrazione.

In via particolareggiata si è, in primo luogo, assunto come valore base quello del compenso applicabile ai supporti analogici che viene aumentato per i supporti digitali. Per questi ultimi si è distinto tra “supporti dedicati” e “supporti non dedicati”.

I supporti “dedicati”  consentono di procedere esclusivamente alla registrazione sonora o videografica mentre quelli “non dedicati” consentono di registrare qualsiasi tipo di informazioni (quindi testi, files, suoni, immagini in movimento, ecc)(29).

L’equo compenso, pertanto, va da un minimo di 0,23 euro, per le ipotesi di supporti audio analogici o di supporti digitali non dedicati (quali il CD – R dati ed il CD – RW dati), ad un massimo di 0.87 Euro  per i supporti digitali idonei alla registrazione di fonogrammi e videogrammi, quali DVD Ram, DVD – R e DVD – RW.

Le associazioni imprenditoriali rappresentative (ANDEC – ANIE – ASMI) dei soggetti tenuti al pagamento dell’equo compenso hanno prontamente  predisposto le prime Linee guida(30) per fornire orientamenti univoci circa l’interpretazione dell’art. 39 del D. Lgs. n. 68 del 2003.

In queste Linee guida, diffuse su Internet, si è evidenziato che, per il momento, il compenso debba essere corrisposto unicamente per i supporti che hanno un’esclusiva funzione di registrazione e non anche per i supporti polifunzionali ai quali, invece, l’equo compenso sarà applicabile esclusivamente al termine della fase transitoria e fermo restando l’espressa disciplina del decreto ministeriale che dovrà essere emanato.

 

3.6 Il decreto ministeriale

La determinazione del compenso dovuto dai fabbricanti e dagli importatori di supporti audio e video è stata rimessa dal legislatore ad un decreto ministeriale, fatta eccezione per questa fase transitoria che dovrebbe terminare i suoi effetti nel dicembre del 2005.

Detto decreto dovrà essere emanato da parte del Ministro per i beni e le attività culturali dopo aver ascoltato il Comitato permanente per il diritto d’autore, istituito dall’art. 190 della LDA, e le associazioni di categorie che maggiormente rappresentano i produttori di videogrammi e fonogrammi.

La normativa italiana ha, così, ribadito il principio di rappresentatività delle categorie interessate, di fatto, già riconosciuto dal Legislatore europeo (Considerando (52) Direttiva EUCD). Il decreto ministeriale in discorso dovrà essere aggiornato triennalmente e, nella determinazione dell’equo compenso, dovrà tenere conto, come già indicato nella EUCD, di talune circostanze quali:

le differenze tra la copia digitale e la copia analogica, in considerazione anche del fatto che la riproduzione analogica privata nel prossimo futuro diventerà una pratica sempre più diffusa con ovvie conseguenze sul mercato;

l’apposizione o meno di misure tecnologiche di protezione.

Il decreto ministeriale introdurrà nuovamente il sistema di calcolo su base percentuale per cui l’equo compenso corrisponderà:

per gli apparecchi che siano esclusivamente destinati alla registrazione (vale a dire dedicati) di fonogrammi ed audiogrammi, ad una quota del prezzo pagato dall’acquirente finale al rivenditore

per gli apparecchi funzionali (ossia non dedicati), ad una quota calcolata sul prezzo di un apparecchio simile alla componente interna destinata alla registrazione oppure, se ciò non sarà possibile (come agevolmente prevedibile in questi casi in considerazione della complessità di dette apparecchiature),  l’equo compenso sarà determinato in un importo fisso;

per i supporti di registrazione audio e video il compenso sarà correlato alla capacità di registrazione degli stessi (art. 71 septies LDA) come, peraltro, già previsto in questa fase transitoria dall’art. 39 del D. Lgs. 68/2003.

 

3.7 Il ruolo della SIAE

La SIAE assume un duplice ruolo ai fini dell’equo compenso poiché, da un lato, rappresenta il soggetto cui la legge demanda il compito di procedere alla riscossione dell’equo compenso, dall’altro, deve occuparsi della ripartizione delle somme riscosse tra i diversi soggetti indicati dalla legge.

In quest’ultimo caso le somme andranno ripartite per metà agli autori e per l’altra metà  ai produttori di fonogrammi, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative. Nel primo caso, invece, le somme percepite andranno assegnate per il trenta percento  agli autori mentre la rimanente parte, del settanta percento, verrà ripartita in porzioni uguali  tra i produttori di opere audiovisive, i produttori di videogrammi e gli artisti interpreti ed esecutori.

 

4 Conclusioni

In conclusione la necessità di una riscrittura totale della principale legge italiana di tutela del diritto d’autore (R. D. n. 633 del 1941, di seguito anche LDA) si fa sempre più sentire.

Difatti, il sistema tecnico su cui essa si basa è talmente obsoleto da rendere anacronistica qualsiasi modifica finalizzata all’adeguamento della tutela della proprietà intellettuale alla continua evoluzione tecnologica(31).

La ghiotta occasione per l’emanazione di una norma “nuova” è stata, di fatto, fornita dal Legislatore che, con la legge n. 39 del 2002, ha delegato il Governo all’emanazione di  testi unici nelle diverse materie regolamentate dalle direttive comunitarie(32). Un eventuale testo unico, peraltro, risponderebbe ad un’esigenza di semplificazione e consentirebbe di realizzare un articolato normativo coerente, tale da ridurre, il più possibile, i rischi di contenzioso.

Va, in ogni caso, detto che il continuo sviluppo tecnologico esporrebbe un eventuale testo unico a continue revisioni ed aggiornamenti che tengano conto dello stato della tecnica.

Da un punto di vista di tecnica redazionale del testo unico si ritiene opportuno, per un verso, la definizione nel codice dei principi di diritto essenziali in materia di diritto d’autore rimettendo a fonti di diritto di secondo grado la regolamentazione e l’individuazione degli aspetti tecnici e, per altro verso,  la disciplina della materia, laddove possibile, attraverso codici di condotta.

 

NOTE

 

(1) La Direttiva è stata pubblicata sulla GUCE del 22 giugno del 2001 ed è rinvenibile sul sito dell’Unione Europea all’URL http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/2001/l_167/l_16720010622it00100019.pdf. La direttiva 29/2001.

(2) European Union Copyright Directive.

(3) Dopo l’approvazione preliminare dello schema di decreto lo stesso è stato trasferito alle competenti Commissioni parlamentari che hanno espresso pareri favorevoli seppur con talune condizioni ed osservazioni (non tutte accolte).

(4) Si rileva che nel frattempo anche la Germania ha recepito la direttiva 29/2001 e che bozze di schemi di recepimento della stessa, per quel che è dato sapere, sono state predisposte dall’Austria, dal Belgio, dalla Finlandia, dalla Francia, dall’Olanda, dall’Inghilterra, dal Portogallo e dalla Svezia.

(5) V. l’intervista di Dirittodautore.it al Prof. Giuseppe Corasaniti rilasciata in occasione della Fiera Infosecurity Italia, Milano, 2003. Il documento è pubblicato sui Quaderni di dirittodautore.it Anno II n. 8 del 12 marzo 2003 ed è rinvenibile all’URL http://www.dirittodautore.it/quaderni.asp?mode=3&IDQ=40. 

(6) Il mondo informatico sin dall’approvazione della Direttiva 29 del 2001, pubblicata nel giugno del 2001, aveva evidenziato i rischi che, a suo parere, sarebbero determinati dal provvedimento europeo. Per una disamina esaustiva, pur se non condivisibile, della menzionata direttiva si rinvia a “Analisi dell’EUCD” di Alceste Scalas, alceste@softwarelibero.it, Associazione Software libero, disponibile in formato pdf all’URL www.softwarelibero.it/progetti/eucd/analisi-eucd.pdf.

(7) V. la raccolta di firme promossa il 10 marzo del 2003 dall’Associazione Software libero all’URL http://www.softwarelibero.it/progetti/eucd/firme/adesione.php. La petizione, promossa tramite la sottoscrizione di un modulo online, è stata presentata tramite una lettera aperta a firma di Adriano Sponzilli,  al presidente della Commissione cultura dopo che detta commissione aveva già rilasciato il  parere favorevole del 25 febbraio del 2003. La lettera è stata pubblicata all’URL http://www.softwarelibero.it/progetti/eucd/lettera-aperta.shtml. Vedi, inoltre, la lettera aperta al Ministro dei Beni e delle attività culturali, Giuliano Urbani, a firma di Alessio Papini e di Adriano Sponzilli, del 28 novembre del 2001, disponibile all’URL http://www.interlex.it/copyright/letterap.htm in cui si è lamentata, soprattutto, la questione della tassazione degli apparecchi di registrazione e dei supporti di registrazione che importa l’obbligo di pagamento alla SIAE del cosiddetto “equo compenso” sulla mera presunzione che il supporto venga utilizzato dall’acquirente per la duplicazione ad uso personale di opere protette. Dette petizioni sono state sospese dopo l’approvazione del decreto legislativo n. 68/2003 in attesa di attivare nuove forme di protesta.

(8) V. Legge comunitaria e diritto d’autore: law on demand? di  Andrea Monti 18.03.02 all’URL http://www.interlex.it/copyright/amonti56.htm e Ancora un “nuovo” diritto d’autore di Daniele Coliva del 12.09.02, in http://www.interlex.it/copyright/coliva27.htm.

(9) V. la proposta di parere alternativa del deputato Titti De Simone costituente l’Allegato 2 al resoconto della seduta  del 25 febbraio del 2003 della VII Commissione permanente della Camera dei Deputati.

(10) Ad onor del vero va evidenziato che vi è ancora chi si interroga circa le motivazioni del riconoscimento, da parte del legislatore, del diritto dei consumatori ad effettuare la copia privata. Diritto, questo, approdato nel nostro ordinamento giuridico con la legge n. 93 del 1992. Cfr. lettera, del 20 settembre del 2002, di tre associazioni di categoria rappresentative dei commercianti (Vendomusica, Fismed e Anvi), inviata al Ministro per le politiche comunitarie ed al Commissario straordinario della SIAE (il prof. Mauro Masi). In questa lettera, in cui si parte dall’erroneo assunto che il decreto legislativo abbia introdotto il diritto alla copia privata, si contesta la circostanza che “la concessione (della copia privata) sia strumentale alla considerazione che, essendo praticamente impossibile vietare la copia privata e, soprattutto, individuare e punire chi contravvenisse al divieto, si è scelta la strada di effettuare tale concessione per poter applicare un compenso forfetario per tale utilizzo”. Il documento è rinvenibile all’URL:  http://www.afdigitale.it/edisport/afdigitale/news.nsf/914718b0d45e1d722c12568a
9003a515a/88d5e20c17daccdac1256c45003fad8f?OpenDocument
.

(11) L’articolo è stato introdotto dall’art. 9 del D. lgs. n. 68 del 2003 e costituisce il primo articolo della Sezione seconda del capo V della legge intitolata “Riproduzione privata ad uso personale”.

(12) Sull’argomento V. Daniele Minotti e Andrea Sirotti Gaudenzi, Biblioteche: Fotocopie libere per fini personali, in Guida al Diritto, Il sole 24 ore, n. 19 del 17 maggio del 2003, pag. 51.

(13)V. la proposta di parere alternativa del deputato Titti De Simone costituente l’Allegato 2 al resoconto della seduta  del 25 febbraio del 2003 della VII Commissione permanente della Camera dei Deputati. Doc. cit..

(14) In effetti il termine tributo è improprio considerato che il compenso non è altro che una quota che la SIAE ripartisce in favore dei titolari dei diritti senza operare alcun prelievo in favore delle casse dello Stato.

(15) Le circostanze evidenziate dalla parlamentare riportano fedelmente quanto indicato da Adriano Sponzilli nella sua lettera aperta alla Commissione cultura, cit..

(16) V. Daniele Minotti, Le nebbie dell’EUCD, doc. cit.

(17) Sull’argomento V. Giovanni d’Ammassa, in Quaderni di Diritto D’Autore Anno I. N. 6 27 novembre 2002,  in http://www.dirittodautore.it/quaderni.asp?mode=3&IDQ=25. 

(18) In questo caso, infatti, la copia privata perseguirebbe uno scopo indirettamente commerciale poiché consentirebbe ai servizi di riproduzione il perseguimento di uno scopo lucrativo mentre l’unico soggetto che il legislatore ha inteso avvantaggiare tramite il riconoscimento  del diritto alla copia privata è il legittimo acquirente dei diritti d’uso dell’opera dell’ingegno.

(19) La Business Software Alliance è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro e fondata nel 1988 con lo scopo di promuovere l’industria dell’informatica e contrastare il fenomeno della pirateria. Essa è presente in ben 65 Paesi del mondo (dati dell’ottobre del 2002) e rappresenta tra le altre, la IBM, Adobe System, Apple Computer ed Hewlett Packard.

(20) V. “BSA lancia l’allarme contro le imminenti novità legislative in materia di “equo compenso”, Milano, 22 ottobre 2002, in http://www.andec.it/news/fr_news1.htm. 

(21)V. le osservazioni dell’ANDEC (Associazione nazionale distributori elettronica civile) contenute nel documento “Posizione dell’ANDEC sullo schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva 29/2001 - La questione della copia privata” Milano, 28 febbraio del 2003 rinvenibile all’URL http://www.andec.it/news/fr_news1.htm. 

(22) Quali musicassette, videocassette o altri supporti di registrazione. V. art. 3 della Legge n. 93 del 1992, rubricato Diritti per le registrazioni non a scopo di lucro, abrogato dall’art. 41 del D. Lgs. n. 68 del 2003.

(23) V. Il Considerando (10) della direttiva EUCD che ricollega il diritto alla percezione di un equo compenso degli artisti e dei produttori alla necessità di finanziare l’attività creativa ed artistica. V. anche il Parere favorevole con osservazioni e condizioni dell’On.le Guglielmo Rositani, relatore della bozza del Decreto legislativo n. 68 del 2003, emesso nella seduta della VII Commissione permanente del 25 febbraio del 2003.

(24)La norma precedente (art. 3 della L. 93/1992) stabiliva che: Il compenso è dovuto da chi produce o importa nel territorio dello Stato, per fini commerciali, i nastri o supporti analoghi registrazione audio e video, o gli apparecchi di registrazione audio.

(25) Sono infatti stati modificati gli articoli 5 e 7 della legge n. 93 del 1992 rispettivamente dagli articoli 36 e 37 del D. Lgs. 28/2003 contenuti nel Capo II intitolato Modificazioni della Legge 5 febbraio 1992, n. 93 recante norme a favore delle imprese fonografiche ed i compensi per le riproduzioni private senza scopo di lucro.

(26) V. la Relazione governativa al decreto legislativo 68 del 2003, pubblicata da Guida al Diritto, Il sole 24 ore, n. 19 del 17 maggio del 2003, pag. 34 e ss.

(27)Il comma 2 dell’art. 3 della Legge n. 93 del 1992 stabiliva che: “ Il compenso di cui al comma 1 è fissato nella misura del:

       a) 10 per cento del prezzo di vendita al rivenditore dei nastri o supporti analoghi di registrazione audio (musicassette e altri supporti audio);

       b) 5 per cento del prezzo di vendita al rivenditore dei nastri o supporti analoghi di registrazione video (videocassette e altri supporti video);

       c) 3 per cento del prezzo di vendita al rivenditore degli apparecchi di registrazione audio”.

(28) Oppure, come stabilito dall’art. 39 del D. Lgs. 68/2003,  fino alla diversa data di emanazione del decreto ministeriale di determinazione dell’equo compenso da emanare ai sensi dell’art. 71 septies della LDA.

(29) Per questi tipi di supporti alcuni Paesi europei, come la Francia e la Germania, hanno concordato con le loro società di riscossione del compenso un abbattimento che tiene conto del fatto che una quota dei supporti vergini acquistati non viene usata per la registrazione di opere protette.

(30)V. Linee Guida copia privata, (posizione comune di ANDEC – ANIE – ASMI), Milano, 28 aprile 2003, in http://www.andec.it/news/fr_news1.htm.

(31) V. Mario Barbuto, L’inibitoria ad alta afficacia deterrente, in Guida al Dirito del 17 maggio del 2003, pag. 62.  L’A. ha evidenziato come il legislatore anziché procedere ad un riordino di tutta la materia in un testo armonico […] ha scelto la strada da sempre deprecata, della “novellazione” con norme a intarsio di sconcertante frammentarietà. V., inoltre, l’intervista di Dirittodautore.it al Prof. Giuseppe Corasaniti rilasciata in occasione della Fiera Infosecurity Italia, Milano, 2003, cit..

(32) L’emanazione di testi unici nelle diverse materie regolamentate dalla direttive comunitarie indicate negli allegati A e B della Legge 39 del 2002, risponde all’esigenza di procedere ad un riordinamento delle materie interessate ed è stata espressamente prevista dall’art. 5 della Legge 39 del 2002 che recita: “ Il governo è delegato ad emanare, con le modalità di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 1, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, testi unici delle disposizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite per il recepimento delle direttive comunitarie, al fine di coordinare le medesime con le norme legislative vigenti nelle stesse materie, apportando le sole integrazioni e modificazioni necessarie a garantire la semplificazione e la coerenza logica, sistematica lessicale della normativa”.

 

Queste pagine sono un estratto rivisto ed aggiornato dell’articolo “Le principali novità normative in materia di diritto d’autore introdotte dal D. lgs. n. 68 del 2003” pubblicato in Il diritto industriale, n.4/2003, pag. 372, IPSOA