Il Canada: Antropologia giuridica e Diritto autoctono

 

Il Canada è, senza dubbio, uno dei paesi più all'avanguardia nello studio dell'Antropologia giuridica per quanto riguarda le popolazioni aborigene. Questa nazione, dopo una forte quanto dura epopea colonialistica, vive oggi un riconoscimento ed un rispetto delle cosiddette minoranze (seppur ancora con molti limiti) cui il resto del mondo dovrebbe guardare con molto interesse. Dal punto di vista strettamente giuridico-antropologico il Canada ha attraversato, nei confronti degli autoctoni, diverse fasi: si è partiti da sentimenti e atteggiamenti di durezza e si è passati al puro e semplice paternalismo, fino ad arrivare ai risultati odierni, rappresentati sostanzialmente dalla Costituzione del 1982, in cui gli autoctoni sono menzionati esplicitamente[1]. Soprattutto oggi, per il Canada si può parlare di vero e proprio pluralismo culturale e giuridico e di stratificazione normativa: common law inglese, common law canadese, treaty law, Acts, Indian Bill of Rights, Jury System. Anche lì dove il diritto etnico non gode di un riconoscimento ufficiale, si riscontra comunque un riconoscimento (e spesso una fruizione), per così dire, quotidiano. E' fondamentale, nella (ri)valutazione del diritto autoctono, il lavoro dei giuristi aborigeni: molte sono le iniziative in tal senso e, tra queste, un posto di preminenza spetta al Native Law Centre di Saskatchewan, di cui è Direttore di ricerca il Dr. J. Youngblood (sakej) Henderson[2]. Questo Centro raccoglie essenzialmente studiosi impegnati nell'elaborazione e nell'offerta di nuovi contenuti e nuove definizioni dei concetti di diritto, legge e giustizia, in una prospettiva squisitamente etnogiuridica. Il patrimonio culturale aborigeno convive da tempo, oramai, con una miscellanea di culture altre in continuo movimento, ed entrambi si trovano a dover affrontare la sfida di creare un Canada post-coloniale che sia di esempio e modello per gli altri paesi che condividono una situazione storica e culturale analoga. Il Native Law Centre non è altro che una manifestazione dell'orgoglio della cultura aborigena: la vera e propria missione del Centro è di aiutare a sviluppare ed incrementare il sapere aborigeno per quanto riguarda i sistemi legali e giuridici, al fine di preservare e sostenere i diritti autoctoni. Il Centro procura assistenza agli operatori del diritto che intendano riformulare una politica ed una giustizia aborigene e considera fondamentale l'opera educativa ed informativa: negli altri paesi, al di fuori del Canada, il Centro conduce programmi educativi e ricerche e diffonde pubblicazioni. Come Centro di diritto nazionale cerca di trovare le modalità più giuste ed adatte mediante le quali le aspirazioni dei popoli aborigeni possano trovare una risposta, all'interno del sistema legale canadese. Da non dimenticare inoltre l'obiettivo sotteso all'intera attività del Centro, quello cioè di rendere la legge più accessibile alla gente aborigena. Il Centro incoraggia e promuove iniziative all'interno degli istituti legali e delle law schools, per sviluppare un loro ruolo nel diritto aborigeno e nel rispetto della diversità culturale. Oggi, finalmente, molte law schools canadesi stanno iniziando a confrontarsi con il sapere indigeno e con gli etnodiritti.

Tra le tante iniziative del Centro non si può non citare il Programma di Legal Studies for Native People dell'Università di Saskatchewan: esso offre un'opportunità unica per gli studenti autoctoni interessati agli studi giuridici. Il corso è aperto a nativi provenienti da tutto il Canada. La proposta principale è quella di offrire un ottimo corso di base in diritto ed un supporto solido di preparazione giuridica per gli studenti aborigeni, affinché siano guidati ad un buon inserimento nelle law schools. Esso è stato concepito anche per offrire ai giovani nativi un mezzo alternativo di ammissione alle law schools; per incrementare il numero di professionisti nella comunità legale aborigena; per studiare e conoscere a fondo le norme, le tradizioni giuridiche e gli etnodiritti delle popolazioni native del Canada. Tale programma di Legal Studies for Native People è attivo nell'Università di Saskatchewan già dal 1973. Iniziò come progetto pilota per facilitare l'accesso all'educazione etnogiuridica per i popoli aborigeni. Quando il programma fu istituito c'erano solo quattro avvocati e cinque studenti di antichità aborigene canadesi. Il programma è risultato molto utile e profondamente interessante, a tal punto da incrementare notevolmente il numero degli iscritti. Ciò è particolarmente rilevante se si considera che la comunità aborigena è ancora sottorappresentata in tutte le aree della professione legale: nel 1998 si registravano circa 500 aborigeni laureati in legge in Canada. Per rappresentare proporzionalmente la popolazione aborigena, nella professione ci sarebbero dovuti essere approssimativamente 1500 avvocati. Ovviamente, avendo rappresentato il nodo focale di tante battaglie, il fulcro degli insegnamenti di tale corso è il diritto di proprietà, suddiviso in tre tipologie: la proprietà personale, la proprietà reale e la proprietà aborigena.

Il Native Law Centre ha provveduto, inoltre, all'istituzione di un programma di sei internships con università ed enti di ricerca di altri paesi, che possa rispondere alle tante richieste di carattere antropologico e giuridico del popolo indigeno. Il focus di queste interships è di imparare le strategie di sviluppo e di conoscere ed individuare soprattutto quelle di impoverimento, in una impostazione di tipo comparativo ed interculturale. L'obiettivo è di incrementare, in Canada, il numero di professionisti indigeni che possano così iniziare a rispondere alle necessità, anche a livello internazionale, per lo sviluppo di tutti i popoli indigeni. Coloro che hanno partecipato alle internships tornano, poi, nelle proprie comunità con una consapevolezza maggiore, ma anche con più strumenti per strategie di sviluppo da convogliare nella rivalutazione delle proprie culture di appartenenza.

Al Native Law Center si affiancano molte altre iniziative di un certo rilievo giuridico-antropologico: tra queste troviamo Gli Aboriginal Legal Services della città di Winnipeg. Questo progetto è nato per offrire alle persone di cultura autoctona, ma di stanziamento urbano (precisamente nella città di Winnipeg), possibilità e opzioni alternative al presente sistema giudiziario nazionale canadese. All'interno di tale programma si registra l'esistenza di un'istituzione etnogiuridica tipica della cultura autoctona: il Consiglio di comunità. Esso è composto di uomini, donne, giovani ed un anziano, tutti aborigeni, che siedono con l'accusato e la vittima per condurre un processo, per così dire, di aggiustamento o restitutivo. Il Consiglio non determina il colpevole o l'innocente ma raggiunge una decisione basata sul consenso. È in questo processo che, normalmente, l'accusato ammette la sua colpa e si assume la responsabilità delle proprie azioni (aspetto questo che continua a sbalordire gli osservatori di cultura occidentale, ma che si registra come tipico in alcune culture). Il Peacemaker/Elder, l'anziano, gioca un ruolo importante in tale progetto: egli lavora con l'accusato e la vittima per raggiungere un piano d'azione di aggiustamento. L'Elder diventa un componente interattivo e fondamentale, soprattutto grazie al suo ruolo sociale di guida spirituale. Si è certi che avere un Elder come membro dello staff crei una situazione di notevole equilibrio. Come già si è affermato, la visione aborigena della giustizia dà preminenza agli interessi della collettività; la stessa risoluzione delle dispute nelle società aborigene tradizionali è illustrata da un modello restitutivo di giustizia. Il contesto di un'offesa è preso in esame includendo considerazioni morali, sociali, economiche, politiche e religiose. La giustizia aborigena è caratterizzata da soluzioni private inter e infra familiari,  dalle decisioni collettive e dalla riconciliazione tra colui che ha offeso, la sua vittima e la comunità. Esiste quindi un divario tra cultura occidentale e tradizionale: a questo divario si cerca di porre rimedio. Si tenta in altre parole di gettare un ponte tra le due culture etno-giuridiche. Tutto ciò è estremamente necessario, poiché il messaggio dagli operatori di giustizia, dalle comunità e dai professionisti è chiaro: il sistema di giustizia di oggi non funziona per la gente aborigena; esiste un modo migliore. Tale messaggio è stato accolto dall'Aboriginal Justice Learning Network. Il Network fa parte dell'Aboriginal Justice Strategy, approvato nel 1996 dal Dipartimento Federale di Giustizia. L'Aboriginal Justice Strategy si propone tre obiettivi: 1) aiutare le comunità locali a costituire sistemi di giustizia alternativa; 2) indirizzare tali sistemi in un contesto di autogoverno; 3) esplorare la flessibilità di cambiamento all'interno del vigente sistema di giustizia e potenziare le occasioni di scambio di opinioni, a breve e lungo termine. Queste attività sono compiute attraverso una vasta rete di volontari professionisti e operatori di giustizia della comunità aborigena: tutti i servizi offerti sono assolutamente in linea con i valori e le tradizioni autoctone.

Un ultimo breve accenno ad altre due iniziative di un certo rilievo: l'Aboriginal Justice Strategy, i cui obiettivi sono quelli di supportare le comunità aborigene nell'assunzione di una maggiore responsabilità nell'amministrazione di giustizia; aiutare a ridurre il crimine e le carcerazioni in comunità che amministrano i programmi di giustizia; aiutare il sistema di giustizia canadese a diventare più ricettivo rispetto alle richieste e alle necessità degli aborigeni. Tale programma supporta alcuni programmi di giustizia alternativa, sia al livello delle comunità che a quello regionale: sentencing circles, peacemaking, mediazione e arbitrato nei casi di diritto familiare e diritto civile, giustizia della pace e tribal courts.

L'altra iniziativa si riferisce ai Dispute Resolution Services: è un servizio offerto dal Dipartimento di Giustizia del Canada e risponde al crescente interesse nell'utilizzazione di forme alternative di risoluzione delle dispute (solido caposaldo della cultura autoctona giuridica). Esso include tutti i possibili procedimenti; il metodo appropriato per risolvere una disputa può essere scelto solo dopo una valutazione attenta dei fatti e delle circostanze del caso. Il Directory of Dispute Resolution Neutrals assiste nella scelta dell'operatore neutrale di risoluzione della disputa: mediatori, arbitri ed esperti di diritto.

 

Il problema degli autoctoni è stato, e rimane comunque ancora oggi, quello della posizione ricoperta all'interno della moderna società canadese. Con l'Indian Act del 1951 gli aborigeni sicuramente hanno raggiunto un maggior controllo sulle riserve, ma l'assimilazionismo non è stato in tal modo escluso. Soprattutto attraverso la scolarizzazione i nativi furono ancora "colonizzati" culturalmente: fu per questo che, negli anni settanta, venne riconosciuto il diritto di controllo autoctono anche sulle istituzioni scolastiche. In quegli stessi anni si registrò la lunga serie di rivendicazioni territoriali sotto l'egida delle diverse organizzazioni rappresentative che formarono, nel 1980, l'Assembly of First Nations[3]. Attraverso rigurgiti di ostilità etniche, tra "bianchi", "indiani", inuit, metis, ecc. si è giunti anche ad importanti risultati: uno è rappresentato dalla costituzione, nell'aprile 1999, del nuovo territorio di Nunavut, nella parte centro-orientale dei Territori del Nord-Ovest. Oggi gli Inuit possono amministrare, liberamente e secondo i criteri della loro cultura, la propria terra.

Di certo, tutto ciò che di positivo si registra nel contesto etnogiuridico canadese dipende molto dalle politiche di multiculturalismo, che in questo paese vi trovano grande espressione. Non a caso nel Canada è stato istituito un vero e proprio Ministero per il Multiculturalismo e l'Immigrazione. Agli autoctoni e ai "vecchi" coloni europei si aggiungono ogni anno, con flusso pressoché continuo, comunità, piccole e grandi, di immigrati e rifugiati provenienti da ogni parte del mondo: cinesi, iraniani, singalesi, ecc. Ognuno con la propria storia, lingua, usi, abitudini, leggi, religione; ognuno, vale a dire, con la propria cultura. Anche il Correctional Service del Canada, tra i suoi obiettivi principali, riconosce l'importanza del rispetto della diversità etnoculturale anche attraverso le politiche, i programmi e le pratiche operative. Si tiene conto anche delle necessità di quei trasgressori della legge che sono, al tempo stesso, membri di minoranze etniche. Un esempio in tal senso lo offre il Consiglio Multiculturale del Penitenziario di Saskatchewan: esso include, all'interno del suo staff, detenuti e membri della comunità di Prince Albert e tiene con regolarità sessioni informative sulla diversità culturale. Poiché la diversità etnoculturale nelle prigioni aumenta, si comprende l'importanza di aiutare i loro operatori a lavorare in modo migliore e più costruttivo con i detenuti. A tal fine sono state ideate iniziative che mirano alle effettive e specifiche necessità in tal senso: la facoltà di educazione permanente dell'Università di Montreal offre un modulo di intervento interculturale e corsi in comunicazione interculturale per gli operatori delle carceri nella regione del Quebec. Nella Regione Atlantica esiste ed opera una figura, un ufficiale, che ha il compito di creare un collegamento (e quindi un dialogo) tra il sistema penitenziario e le comunità nere della Nuova Scozia. I detenuti aiutano ad organizzare attività culturali come parte del Programma di Attività Multiculturale a Cowansville, nel Quebec. Nella Regione del Pacifico quasi tutte le istituzioni gestiscono ed organizzano attività per incrementare la coscienza, sia dello staff che dei detenuti, di appartenenza culturale e di rispetto della diversità etnoculturale. Lo stesso Correctional Service del Canada ha creato un gruppo di operatori con ampia conoscenza di lingue non ufficiali. Il materiale informativo prodotto dal C. S. C. è disponibile in lingue diverse dall'Inglese e dal Francese. Il Correctional Service seleziona inoltre membri di minoranze etnoculturali affinché giudichino i programmi approntati per i detenuti autoctoni.

 

Il XXI secolo è, e sarà sempre più, il secolo delle grandi e numerose migrazioni. Il Canada vive una tradizione solida riguardo il discorso "immigrazione", l'Italia vi si sta scontrando pesantemente in questi ultimi anni. Non l'esempio dell'ex-Jugoslavia, né quello del Ruanda[4], ma i risultati più avanzati del Canada possono risultare utili a paesi come il nostro. La tradizione giuridica italiana, senza dubbio, può trovare positiva una valutazione antropologica del problema dell'armonizzazione e della coesistenza di più diritti sullo stesso territorio nazionale. L'Islam delle migrazioni europee rappresenta forse il problema più urgente. Per non ripetere l'errore fatto in alcuni stati d'oltreoceano, in un passato neanche troppo lontano (il fatidico melting pot che tanti disagi - per usare un eufemismo - ha causato), si dovrà probabilmente studiare l'esperienza giuridica interculturale di nazioni che, come il Canada, seppur tra ostacoli e difficoltà, continua a voler condurre una reale politica multiculturale.

 

Barbara Faedda

 

[1] Motta R., L'addomesticamento degli etnodiritti, Unicopli, 1994.

[2] Il Direttore del Centro, contattato da chi scrive, si è dimostrato soddisfatto che i programmi del Centro, molto noti in America, siano conosciuti anche in Italia, attraverso la traduzione e gli articoli di Antropologia giuridica.

[3] Codignola L. - Bruti Liberati L., Storia del Canada, Bompiani, 1999.

[4] Kymlicka W., La cittadinanza multiculturale, Il Mulino, 1999.