La territorialità nell’organizzazione

La territorialità nell’organizzazione

Sabetta Sergio

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E’ proprio dell’uomo la necessità di uno spazio fisico e mentale in cui possa agire, cercare e sopravvivere, questo avviene anche all’interno di una qualsiasi organizzazione e ne diventa un possibile conflitto, affermazione di un potere personale necessario all’indole della persona, alla necessità del suo essere, ma anche occasione per l’esercizio di una leadership che può risultare positiva in uno scambio pur conflittuale se regolato. Il desiderio di controllare gli eventi che ne deriva o almeno crederci, è necessario per la nostra autocoscienza e autostima al fine di evitare stress e malattie ( Langer – Rodin ).

Come più volte comunemente osservato la normativa ha una doppia funzione, esterna quale garanzia dell’agire verso i cittadini, ma anche interna di regolamentazione della conflittualità potenziale tra i burocrati stessi, la loro stessa personalità viene a modificarsi nel tempo fornendo di significati affettivi e valutativi i vari aspetti del proprio lavoro fino ad astrarre completamente le proprie azioni dal loro significato più propriamente tecnico (Gallino).

Il potere che nasce dalla gestione delle procedure fa sì che la necessità territoriale propria dell’essere umano venga a riflettersi in termini di potere territoriale interno all’organizzazione, i comportamenti opportunistici di una patologia burocratica possono trasformarsi nella ricerca del potere in termini amministrativi ed economici fino a raggiungere la corruzione, stravolgendo interpretativamente leggi e regolamenti per contrastare o favorire con veri e propri costi sociali (Lovelli – Previtera ).

Questo comporta la necessità di alleanze interne che attraverso reti costruiscano i territori di caccia, la necessità e la ricerca fisiologica di un proprio spazio si trasforma in una riserva di caccia, nella quale le personalità “machiavelliche” possono agire al meglio sfruttando le situazioni di alto coinvolgimento emotivo e le ambiguità strutturali, quali mobilità, conferimenti di incarico e posizioni funzionali, accessi non adeguatamente disciplinati né controllati da garanti terzi; superando le situazioni emotive aumentano il loro controllo nei “vuoti di potere” che si creano, soprattutto nei momenti di riorganizzazione strutturale nei quali controllo e consuetudini vengono a barcollare (Tosi – Pilati).

Il problema viene ad aumentare se a mancare è il controllo, ossia la capacità di estrarre e valutare i dati, fornire indirizzi e riscontrarli, la cosa è ancor più grave se i problemi innanzi descritti vengono ad investire l’attività di controllo di ultima istanza, il corto circuito tra potere amministrativo e giudiziario può influire negativamente anche sulle amministrazioni controllate estendendo la rete e deviando i comportamenti amministrativi corretti mediante alleanze ed accordi.

Lo spazio non deve essere visto solo in termini individualistici ma collegato anche al gruppo, all’interno del quale si manifesta una gerarchia propria non necessariamente coincidente con quella legale, il gruppo di per sé aumenta il potere degli individui con opportunità di team leadership, pertanto crea un proprio spazio dimensionalmente maggiore nell’ambito dell’organizzazione stessa, questo fa si che si crei una multidimensionalità territoriale, una dell’individuo all’interno del gruppo ed una come membro del gruppo stesso che viene ad interagire con i singoli estranei e con gli altri gruppi.

Lo spazio è parte del contratto psicologico tra i membri dell’organizzazione e rientra nel rispetto delle reciproche aspettative, esso è fragile nel suo equilibrio e quindi periodicamente rinegoziato, può essere rimodulato a seconda dell’influenza dei singoli e dei gruppi, ma sempre entro i limiti del contratto psicologico, una sua eccessiva compressione determina una reazione che va dalla rivolta individuale, al sabotaggio fino alla creazione di alleanze, più o meno aperte, al fine della creazione di gruppi resistenti.

La lotta territoriale dall’organizzazione formale risale all’interno dei gruppi informali, una volta che si siano costituiti attorno alla leadership carismatica e questi abbiano raggiunto una certa dimensione che crei automaticamente la gerarchia su delega, la compressione eccessiva dello spazio crea quindi il malessere con tutte le sue possibili variabili (Tosi – Pilati).

 

 

 

Bibliografia

  • G. M. Lovelli, Il burocrate perfetto, Psycomedia telematic review, 2000;

  • L. Gallino, Burocrazia, in Dizionario di Sociologia, Utet 1978;

  • E. Langer – J. Rodin, Long- Term effects of control – relevant intervention with the institutionalized aged, Journal of Personality and social PsychologY, 35, 12 – 1977;

  • G. Previtera, Burocrazia, in Nuovo Dizionario di Sociologia, ed. Paoline 1987;

  • H.L. Tosi – M. Pilati, Comportamento organizzativo, Egea 2008.

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