La remissione della querela per il reato di stalking

La remissione della querela per il reato di stalking

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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La querela per stalking viene presa in considerazione in modo particolare, non potendo essere revocata in caso di gravi intimidazioni oppure intimidazioni aggravate reiterate.

Prima di scrivere sulla questione scriviamo qualcosa sul reato di stalking.

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IL REATO DI STALKING

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In che cosa consiste il reato di stalking

Stalking è un vocabolo della lingua inglese utilizzato in italiano per indicare una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, detto stalker, che affliggono un’altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.

Il termine stalking, e stalker, deriva dal verbo to stalk nel significato di “camminare con circospezione”, “camminare furtivamente”, “colui che cammina in modo furtivo”, che indica anche il “cacciatore in agguato”.

La persecuzione avviene di solito attraverso reiterati tentativi di aggressione, accompagnata da comunicazione verbale e non, oppure con attività come appostamenti e intrusioni nella privatezza e nella vita privata di un individuo.

Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone.

Si può realizzare ad esempio attraverso l’invio di lettere, biglietti, posta elettronica, Sms e oggetti non richiesti.

È più difficile l’attribuzione del reato di stalking a messaggi indesiderati di tipo affettuoso, specie da parte di ex partner o amici, che può variare a seconda dei casi personali.

Oppure producendo scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni, in modo persistente e ossessivo, in un crescendo che culmina in intimidazioni scritte e verbali, degenerando  a volte in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l’uccisione della vittima.

Questo o parte di esso se compiuto in modo persistente e tenace in modo da indurre anche unicamente paura e malessere psicologico o fisico nella vittima, sono atti persecutori, e chi li attua è un persecutore.

Un soggetto che commette un atto criminale, in alcuni Paesi è punito come tale dalla legge.

Si differenzia dalla “semplice” molestia sessuale per l’intensità, la frequenza e la durata dei vari  comportamenti.

A volte si  può trattare di narcisismo di soggetti che hanno sviluppato un delirio persecutorio nei confronti della persona che non riescono più a controllare.

In altri casi ci si trova davanti a persone che non hanno interazione sociale, che agiscono in questo modo con l’intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza e insistendo anche nei casi nei quali si sia ricevuta una chiara risposta negativa.

Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l’atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere una relazione con l’altra persona.

Questi soggetti perdono il contatto con la realtà e diverse  volte hanno un’organizzazione di personalità borderline.

Di solito questi comportamenti si protraggono per mesi o anni, e questo mette in luce l’anormalità di questo genere di condotte.

Il “Centro Presunti Autori – Unità Analisi Psico Comportamentale dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking” (CPA), un’organizzazione italiana che segue il fenomeno, ha proposto un profilo del presunto autore e una descrizione dei comportamenti che si possono ricondurre allo stalking, o meglio, un identikit psico comportamentale, con il presupposto che qualsiasi categorizzazione può risultare riduttiva dell’unicità e irripetibilità della persona.

Sembrerebbe che più del 50% dei persecutori ha vissuto almeno una volta nella vita l’abbandono, la separazione o il lutto di una persona cara che non è riuscito a razionalizzare.

Sheridan e Boon nel 2003 hanno proposto la classificazione S.I.L.Vi.A (Stalking Inventory List per vittime e autori), che distingue cinque tipologie di stalker.

Ex partner, adolescente o giovane adulto, psicopatici con tratti di disturbo borderline e di schizofrenia, deliranti empatici e molestatori sadici.

La querela per stalking

Il reato di stalking, come norma di carattere collettivo, è punito a querela della persona offesa. Ci sono delle eccezioni in relazione ai casi nei quali il fatto viene commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità, oppure, viene connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

In presenza di simili circostanze è prevista la procedibilità d’ufficio.

La disciplina della querela per stalking contiene determinate regole.

Essa può essere proposta nel termine di sei mesi, e non entro gli ordinari tre mesi.

Oltre a questo, la remissione della querela può essere esclusivamente processuale.

In alcuni casi la querela è irrevocabile.

L’articolo 612-bis del codice penale, nel disciplinare gli atti persecutori sancisce che “La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma”.

 

La querela irrevocabile

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28713/2018, ha voluto evidenziare che il rinvio che viene compito dall’articolo 612 bis al comma due dell’articolo 612  si deve intendere “pieno”, ed è relativo a quei casi di intimidazione grave, che sia accompagnata dal requisito della reiterazione.

Querela per stalking e procedibilità delle minacce gravi

In relazione all’esatta portata della disciplina dell’irrevocabilità della querela per stalking è utile ricordare anche la più recente pronuncia 5092/2020, con la quale la quinta sezione penale della Suprema Corte di cassazione ha precisato che la querela presentata per il reato di atti persecutori è irrevocabile in presenza di circostanze nelle quali il comportamento sia stato realizzato con intimidazioni reiterate e gravi.

Quando il comportamento sia realizza con intimidazioni gravi e reiterate, non spiega nessun effetto sulla regola di irrevocabilità della querela la modifica del regime di procedibilità del delitto di intimidazione grave introdotta dal Decreto Legislativo n. 36/2018.

In che cosa consiste remissione processuale

Un altro passaggio della sentenza n. 5092/2020 sopra menzionata, che ha anche avuto modo di chiarire che è “idonea ad estinguere il reato di atti persecutori non la remissione di querela ricevuta da parte dell’autorità giudiziaria, ma anche quella che si effettua davanti a un ufficiale di polizia giudiziaria.

L’articolo 612 bis del codice civile al comma 4, in relazione alla remissione “processuale”, revocata

ricorda la disciplina che risulta al combinato disposto dall’articolo 152 e art. 340 del codice di procedura  che prevede appunto la possibilità effettuare la remissione anche con tali modalità”.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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