La polizia penitenziaria, compiti, funzioni e disciplina giuridica

La polizia penitenziaria, compiti, funzioni e disciplina giuridica

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Il Corpo di polizia penitenziaria è una delle cinque forze di polizia italiane, dipendente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.

Il corpo è oggi una forza di polizia con ordinamento civile, nota anche come “Corpo militarmente organizzato”, definizione che non implica la militarità del Corpo, ma l’organizzazione che si rifà a una struttura militare.

In relazione alla definizione di “ordinamento speciale” si deve al fatto che il personale del Corpo di polizia penitenziaria (nonché quello della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato) è diverso dal personale di qualsiasi altro ente civile o militare della Repubblica italiana.

La nascita della polizia penitenziaria risale alle regie patenti del Regno di Sardegna dell’anno 1817 che costituivano le Famiglie di giustizia, ovverosia il primo esempio di corpo carcerario del Regno d’Italia.

Nel 1873 fu creato il Corpo delle guardie carcerarie, poi riformato nel Corpo degli agenti di custodia a ordinamento militare.

Nel 1922 l’amministrazione passa dal Ministero dell’Interno al Ministero di Grazia e Giustizia (oggi Ministero della giustizia).

Con l’emanazione della legge 15 dicembre 1990 n. 395 il Corpo assume l’attuale denominazione e viene smilitarizzato.

Nel Corpo di polizia penitenziaria confluiscono gli appartenenti e le dotazioni dell’ex Corpo degli agenti di custodia e, in parte, le ex-vigilatrici penitenziarie.

Con decreto, pubblicato sul Bollettino ufficiale del Ministero della giustizia del 31 marzo 2004, il Ministro della Giustizia ha dato attuazione al d.lgs. del 21 maggio 2000, n. 146, relativo alla individuazione dei compiti e delle mansioni degli appartenenti ai Ruoli direttivi ordinario e speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Il decreto ministeriale del 14 giugno del 2007 ha istituito il Nucleo investigativo centrale, un servizio centrale di polizia giudiziaria che svolge in via continuativa e prioritaria le funzioni delle quali all’aricolo 55 del codice di procedura penale, alle dipendenze funzionali e sotto la direzione dell’autorità giudiziaria, per fatti di reato commessi in ambito penitenziario o direttamente collegati all’ambito penitenziario.

Un altro passo in avanti di una Forza di polizia che può essere senza nessun dubbio considerata di  livello molto elevato per la difficoltà e la cospicuità dei compiti a essa affidati.

Svolge compiti di polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, polizia stradale e di gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale.

Espleta attività di polizia stradale ai sensi dell’articolo 12 del Codice della strada, partecipa al mantenimento dell’ordine pubblico, svolge attività di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza anche al di fuori dell’ambiente penitenziario, così come le altre forze di polizia, svolge attività di scorta a tutela di personalità istituzionali (ministro della giustizia, sottosegretari di stato) e di magistrati.

I compiti istituzionali sono descritti nell’articolo 5 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, che stabilisce che il Corpo di polizia penitenziaria, sia amministrato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, ed espleta quanto stabilito sia dalla legge n. 354/1975 sull’ordinamento penitenziario, sia dal regolamento d’esecuzione, il D.P.R. n.230/2000, nonché da quanto previsto dalla stessa legge n. 395/1990 e dal regolamento di servizio, il D.P.R. 15 febbraio 1992, n. 82.

Il Corpo garantisce l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale, garantisce l’ordine pubblico e la tutela della sicurezza all’interno degli istituti, partecipa alle attività di osservazione e trattamento dei detenuti

Espleta servizi di ordine e sicurezza pubblica e di pubblico soccorso, nonché di traduzione dei ristretti, da istituto a istituto, presso le aule giudiziarie per lo svolgimento dei processi e presso i luoghi esterni di cura, e in caso di ricovero espleta il servizio di piantonamenti, attribuzioni precedentemente della Polizia di Stato e dei carabinieri.

Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria sono:

“sostituti ufficiali di pubblica sicurezza”, limitatamente agli appartenenti ai ruoli direttivi, Agenti di pubblica sicurezza, i restanti ruoli subordinati, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria in base alle qualifiche.

Sono numerosi i servizi, oltre a quelli istituzionali più noti, svolti dal Corpo.

Dall’ordine pubblico (su richiesta del prefetto), al controllo degli arresti domiciliari, a compiti di sorveglianza e scorta di obiettivi sensibili e personalità sottoposti a misure di protezione (Ministro della Giustizia, magistrati, collaboratori di giustizia), ed entro breve è prevista anche l’istituzionalizzazione dei ruoli tecnici, come avviene negli altri corpi di polizia.

Al Corpo di polizia penitenziaria appartengono i gruppi sportivi Astrea e Fiamme Azzurre.

Alla fine degli anni novanta sulla base di indicazioni contenute in un decreto ministeriale del 1994, è nato il Gruppo operativo mobile meglio conosciuto come GOM, un gruppo scelto di appartenenti alla polizia penitenziaria aventi il compito del mantenimento dell’ordine e della disciplina negli istituti penitenziari, con priorità a interventi in occasione di gravi situazioni di turbamento.

Il GOM è composto da 600 unità, e gli competono anche i servizi di tutela e scorta del personale in servizio presso l’Amministrazione penitenziaria e il Ministero della giustizia esposto a particolari situazioni di rischio personale, la traduzione di tutti i detenuti “collaboratori di giustizia”, a rischio molto elevato,

Questi servizi sono effettuati dal Nucleo tutela e scorte, costituito da circa 50 unità.

Sono in fase di trasferimento alla polizia penitenziaria i compiti relativi ai domiciliari alle attività relative al controllo della Banca nazionale del DNA, strumento che verrà gestito da personale tecnico del Corpo appositamente preparato, al fine di equiparare la polizia penitenziaria alle altre polizie italiane ed europee, istituendo un proprio comparto gestito da personale del Corpo inserito in ruolo tecnici.

Si diventa agente della polizia penitenziaria attraverso concorso pubblico per esami con un bando di concorso, che a seconda della qualifica può avere delle aliquote riservate a personale in servizio o ai figli delle “vittime del dovere”.

Prima dell’emanazione della legge 23 agosto 2004 n. 226 l’accesso era previsto per i civili, e il servizio militare di leva in Italia poteva essere svolto direttamente in polizia partecipando ai concorsi per allievo agente ausiliario, riservato ai cittadini di sesso maschile chiamati al servizio militare.

Dall’1 gennaio 2005, i posti messi a concorso per allievo agente sono riservati, sino al 31 dicembre 2020, ai volontari in ferma annuale (VFP1) o quadriennale (VFP4).

Per i nati entro il 1985 incluso (salvi i rinvii per studio) è necessario essere in regola con gli obblighi di leva (il che vuol dire aver svolto servizio militare obbligatorio).

I requisiti di L’idoneità psicofisica sono stabiliti dal D.P.R 23 dicembre 1983 n. 904.

Dopo avere vinto il concorso, si dovrà sostenere obbligatoriamente un corso di formazione, di durata variabile a seconda della qualifica:

Sei mesi per gli allievi agenti.

Quattro mesi per i vice sovrintendenti (limitatamente al personale appartenente al Ruolo agenti e assistenti).

Un anno e mezzo per i vice ispettori (concorso riservato ai cittadini in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado).

Due anni per i commissari (concorso riservato ai cittadini in possesso di Laurea Magistrale in : Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche o equipollenti).

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