La legge sul divorzio ha di recente compiuto cinquant’anni

La legge sul divorzio ha di recente compiuto cinquant’anni

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Il divorzio, dal latino divortium, da divertere, che significa “separarsi”, oppure, scioglimento del matrimonio, è un istituto giuridico che decreta la fine di un matrimonio.

Non va confuso con l’annullamento del matrimonio, che prevede la fine di un matrimonio legalmente valido e non il suo disconoscimento.

Le leggi sul divorzio variano nel mondo in modo considerevole, ma nella maggior parte dei paesi la validità del divorzio richiede la sentenza di un tribunale o il provvedimento di altra autorità in una procedura legale.

La procedura legale per il divorzio può anche comportare questioni relative agli alimenti e alla custodia e mantenimento dei figli.

Nei paesi in nei quali la monogamia è legge, il divorzio permette un altro matrimonio.

Alcuni paesi hanno legalizzato il divorzio in anni relativamente recenti.

A esempio, Spagna, Italia, Portogallo, Repubblica d’Irlanda e Malta.

Oggi sono due i Paesi al mondo,  le Filippine e Città del Vaticano, che non possiedono nei loro ordinamenti una procedura civile per il divorzio.

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Aspetti culturali

Il diritto romano ammetteva la separazione e le seconde nozze, con una discriminazione a sfavore delle donne, che gli autori patristici contrastarono in relazione all’adulterio maschile e femminile. Alle donne era di solito precluso il diritto di risposarsi.

Il codice di Giustiniano I specificava le seguenti ragioni di divorzio.

ragioni di bona gratia: matrimonio rato e non consumato per tre anni, coniuge disperso e prigioniero di guerra per cinque, richiesta di essere ammesso in monastero;

 

ragioni di iusta causa o cum damno: complotto contro l’imperatore, tentato omicidio o concorso oppure favoreggiamento dell’omicidio del coniuge, accuse di adulterio in assenza di prove o in uno stato di concubinato da parte del coniuge accusante, concorso o favoreggiamento dell’adulterio dell’altro coniuge, aborto volontario, malattia mentale e nesso causale con situazioni di grave pericolo per la vita del coniuge.

Nel XX secolo prima dell’introduzione del divorzio per cause incolpevoli, una delle due parti doveva dimostrare una responsabilità causale del partner, tipicamente l’abbandono, la crudeltà o l’adulterio.

In quasi ogni giurisdizione occidentale, il divorzio non richiede che una delle due parti debba fare valere le responsabilità dell’altra per arrivare alla dissoluzione dell’unione.

L’esigenza di dimostrare la responsabilità o la colpa è stata poi rivista e ritirata dai termini delle leggi sul divorzio.

Questa modalità di scioglimento diventò popolare nel Regno Unito, in Australia, negli Stati Uniti, in Canada, e in Nuova Zelanda tra gli anni 1960 e 1970.

Nelle giurisdizioni che non prevedono una responsabilità di una delle parti per decretare lo scioglimento, una semplice causale, relativa ad esempio a differenze inconciliabili o un’irrimediabile rottura del rapporto interpersonale, è sufficiente per stabilire la fine del matrimonio.

Legge sul divorzio, una conquista dei diritti civili

La legge sul divorzio fu una conquista di libertà civile in un Paese dall’impronta cattolica radicata. Inutili i due tentativi di abolirla.

Lo scorso 1 dicembre ha compiuto mezzo secolo.

Una legge che ha raggiunto il suo obiettivo,  dopo anni di lotte per demolire ,l’indissolubilità dell’istituto del matrimonio in un Paese di radicata tradizione cattolica.

Per chi ne ha usufruito un modo per ricominciare un’altra vita, una seconda possibilità, la fine di amori aridi che si trascinavano senza via d’uscita.

Sono passati 50 anni da quel 1 dicembre 1970, nel quale il Parlamento approvò la legge n.898 sulla “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”, nota come Legge “Fortuna-Baslini”, dal nome dei primi firmatari delle proposte di legge che furono abbinate nel corso di un lungo iter di approvazione parlamentare, Loris Fortuna (socialista) e Antonio Baslini (liberale), che misero per sempre fine a uno dei tabù della società italiana, dove sposarsi era una scelta per l’eternità.

Una legge che è soprattutto un passo avanti nei diritti civili per il nostro Paese.

Come nacque la legge sul divorzio

La legge venne approvata al termine di una seduta parlamentare molto lunga che durò più di 18 ore. Erano quasi le sei del mattino, e le votazioni erano iniziate alle dieci del giorno precedente.

Il provvedimento epocale arrivò dopo anni di conflitti che proseguirono anche negli anni successivi e dopo che fuori dal parlamento la riforma era stata chiesta e sostenuta dai movimenti delle donne e dai radicali.

Sino dai tempi dell’Unità d’Italia i tentativi di inserire nell’ordinamento italiano il divorzio, furono almeno dieci e vennero bocciati soprattutto a causa del condizionamento delle gerarchie della Chiesa cattolica.

Nel 1878 il deputato Salvatore Morelli, nel 1902 fu il governo Zanardelli a presentare una proposta che non venne mai approvata.

Un iter che per molti anni si fermò, tra l’avvento del fascismo, la guerra, il Bel Paese ebbe altro da pensare.

Passarono trent’anni prima che una legge sul divorzio venisse rimessa in discussione, considerato che l’Italia restava uno dei pochi paesi in Europa, nel quale vigeva l’indissolubilità del matrimonio (se non per morte).

L’unico istituto previsto era la separazione legale.

Un giudice poteva riconoscere che due persone non potessero più continuare a vivere insieme, però, tra loro restava l’obbligo della fedeltà e dell’assistenza reciproca.

Era possibile ottenere l’annullamento del matrimonio attraverso la Sacra Rota, una costosa procedura, che poteva essere utilizzata esclusivamente in pochi e determinati casi.

Da questa serie di vicende, si comprende quale grande conquista di libertà civile possa essere stata la legge sul divorzio.

Il tentativo di eliminare la Legge sul divorzio

L’Avvenire lanciò un appello per indire un referendum in modo da eliminare la legge appena approvata.

Era necessario raccogliere 500.000 firme necessarie.

Si arrivò a un milione e mezzo, segno che la cultura cattolica era molto intrinseca nelle vicende del Paese.

I promotori andavano sul sicuro, la legge sul divorzio sarebbe stata eliminata, prima che potesse “mietere vittime”.

Per il fronte del “no” all’abolizione furono fatti scomodare Gianni Morandi, Pino Caruso, Gigi Proietti e Nino Manfredi, protagonisti di quatto caroselli.

Il quinto carosello fu girato in una scuola elementare romana durante una lezione di educazione civica.

In quell’occasione l’Italia scoprì il significato della divisione.

Fu la vittoria dei favorevoli al divorzio, sancita nel primo referendum dell’Italia repubblicana.

Era il 59,3% dei favorevoli contro il 40,7% dei contrari.

Un secondo tentativo di eliminare la legge sul divorzio nel 1981 diede risultati lontani da ogni equivoco.

Il 70% della popolazione era favorevole al divorzio.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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