La evoluzione dei testi legislativi che hanno determinato gli attuali caratteri delle società tra professionisti

La evoluzione dei testi legislativi che hanno determinato gli attuali caratteri delle società tra professionisti

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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L’attività dei professionisti intellettuali è un’attività economica che produce servizi intellettuali, ma non è considerata attività d’impresa, quindi una società tra professionisti intellettuali darebbe origine ad un’altra società senza impresa.

Interpretando l’articolo 2232 del codice civile, si nota che i professionisti intellettuali devono svolgere personalmente gli incarichi che gli vengono affidati.

L’articolo 1 della legge 23 novembre 1939 n. 1815 dice che le persone dotate di idonei titoli che si associano per l’esercizio della professione, nella denominazione del loro ufficio non possono usare nessun titolo societario, ma la dicitura studio tecnico, o legale, seguita dai titoli idonei e dai nomi dei professionisti associati .

L’articolo 2 dice che è vietato costituire sotto qualsiasi forma figure diverse da quelle delle quali all’articolo 1, anche per consulenze a titolo gratuito.

Questo oggi appartiene al passato perché la legge della quale sopra è stata abrogata dall’articolo 10 della legge n. 183/2011, la cosiddetta legge di stabilità, rubricato “Riforma degli ordini professionali e società tra professionisti”, che recita testualmente:

All’articolo 3, comma 5, alinea, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del

presente decreto per recepire i seguenti principi:» sono sostituite dalle seguenti: «Con decreto del Presidente della Repubblica emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi:».

All’articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dopo il comma 5 e’ inserito il seguente: «5-bis. Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali sono abrogate con effetto dall’entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5».

E’ consentita la costituzione di societa’ per l’esercizio di attivita’ professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile. Possono assumere la qualifica di societa’ tra professionisti le societa’ il cui atto costitutivo preveda: a) l’esercizio in via esclusiva dell’attivita’ professionale da parte dei soci; b) l’ammissione in qualita’ di soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, nonche’ dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, purche’ in possesso del titolo di studio abilitante, ovvero soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche, o per finalita’ di investimento; c) criteri e modalita’ affinche’ l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla societa’ sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiuta dall’utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente; d) le modalita’ di esclusione dalla societa’ del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo.

La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazione di societa’ tra professionisti.

La partecipazione ad una societa’ e’ incompatibile con la partecipazione ad altra societa’ tra professionisti.

I professionisti soci sono tenuti all’osservanza del codice deontologico del proprio ordine, cosi’ come la societa’ e’ soggetta al regime disciplinare dell’ordine al quale risulti iscritta.

La societa’ tra professionisti puo’ essere costituita anche per l’esercizio di piu’ attivita’ professionali. Restano salvi i diversi modelli societari e associativi gia’ vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

Ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro sei mesi dalla data di pubblicazione della presente legge, adotta un regolamento allo scopo di disciplinare le materie di cui ai precedenti commi 4, lettera c), 6 e 7.

La legge 23 novembre 1939, n. 1815, e successive modificazioni, e’ abrogata.

All’articolo 3, comma 5, lettera d), del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «prendendo come riferimento le tariffe professionali. E’ ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe» sono soppresse.

Questa legge all’articolo 10 sopra riportato ha riformato la materia relativa agli Ordini Professonali e ha introdotto la disciplina delle Società tra Professionisti.

Prima di parlare del decreto legge n. 1 /2012 e della sua conversione in legge n. 27/2012, è opportuno fare un riferimento alla disciplina codicistica in relazione alle Professioni Intellettuali, la quale è contenuta al Capo II “ Delle Professioni Intellettuali” del Titolo III “ Del Lavoro Autonomo” del Libro V “ Del Lavoro” del Codice civile, dall’articolo 2229 all’articolo 2238.

L’articolo 2229 rubricato “Esercizio delle Professioni Intellettuali”, al comma 1 esordisce stabilendo che le professioni intellettuali sono quelle determinate dalla legge e il loro esercizio è subordinato alla iscrizione in albi o elenchi.

Importante anche il dettato dell’articolo 2230 rubricato “Prestazione d’Opera Intellettuale” che recita testualmente:

“Il contratto che ha per oggetto una prestazione d’opera intellettuale è regolato dalle norme seguenti e, in quanto compatibili con queste e con la natura del loro rapporti, dalle dispozizioni del capo precedente.

Sono salve le disposizioni delle leggi speciali”.

Interpretando questo articolo si può notare come ci sia una sorta di stretto collegamento tra le norme del Capo II e le norme del Capo I “ Disposizioni generali” all’articolo 2222 e seguenti.

Questo significa che se le norme contenute nel Capo II non fossero in grado di disciplinare in maniera esaustiva l’argomento si potrà fare riferimento a quelle del Capo precedente.

Ritornando alla disciplina extracodicistica si arriva al sopra menzionato decreto legge n. 1 /2012 (cosiddetto decreto Monti) e alla legge di conversione n. 27/2012.

Gli articoli di questa recentissima legge che riguardano le Professioni Intellettuali sono l’articolo 9 e l’articolo 9 bis.

L’articolo 9 rubricato “Disposizioni sulle professioni regolamentate” recita testualmente:

Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico.

Ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e’ determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, da adottare nel termine di centoventi giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Entro lo stesso termine, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. Il decreto deve salvaguardare l’equilibrio finanziario, anche di lungo periodo, delle casse previdenziali professionali.

Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Il compenso per le prestazioni professionali e’ pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresi’ indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attivita’ professionale. In ogni caso la misura del compenso e’ previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Al tirocinante e’ riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio.

Sono abrogate le disposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1.

La durata del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate non puo’ essere superiore a diciotto mesi; per i primi sei mesi, il tirocinio puo’ essere svolto, in presenza di un’apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione per lo svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all’esito del corso di laurea. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle professioni sanitarie, per le quali resta confermata la normativa vigente.

All’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’alinea, nel primo periodo, dopo la parola: “regolamentate” sono inserite le seguenti: “secondo i principi della riduzione e dell’accorpamento, su base volontaria, fra professioni che svolgono attivita’ similari”; b) alla lettera c), il secondo, terzo e quarto periodo sono soppressi; c) la lettera d) e’ abrogata. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

L’articolo, stabilendo l’abrogazione delle fonti normative che recano le tarife delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, e porta a compimento quello che era stato iniziato con il decreto legge 4 luglio 2006 n. 223 (cosiddetto decreto Bersani) convertito in legge 4 agosto 2006 n. 248, che aveva disposto l’abrogazione della inderogabilità dei minimi tariffari.

In riferimento al compenso del professionista stabilisce che deve essere pattuito al momento del conferimento dell’incarico, e il professionista deve rendere noto il grado difficoltà dell’incarico e rapportarlo all’onere della cifra richiesta.

In ogni caso la quota della parte soccombente sarà determinata dal giudice e non dovrà coincidere con l’importo richiesto dall’avvocato della parte vincente al proprio cliente.

E’ possibile attuare il Patto di Quota Lite, già reso attuabile da decreto 223/2006, che prima in Italia era vietato, il quale consiste in un compenso percentuale paramentrato al valore della controversia.

Si parla anche del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate.

In un primo tempo il Ministero della Giustizia, aveva stabilito che il periodo di diciotto mesi dovesse riguardare solo i tirocini iniziati dopo il 24 gennaio 2012 (data di emanazione del decreto legge n. 1/2012), ma è storia recentissima che il Dipartimento Affari di Giustizia dello stesso Ministero abbia fatto marcia indietro, stabilendo con circolare del 4 luglio 2012 che la durata di diciotto mesi ha effetto retroattivo, cioè può essere applicata anche ai tirocini iniziati prima del 24 gennaio 2012, perché in caso contrario ci sarebbe stata una palese disparità di trattamento.

I primi sei mesi si possono fare in concomitanza con il corso di studi, e almeno dodici mesi in uno Studio Legale.

L’articolo 10 della legge 183/2011 pevede la costituzione delle Società tra Professionisti secondo modelli sia di tipo lucrativo, sia di tipo mutualistico nella forma delle società cooperative, e prevede anche la possibilità della Società Unipersonale in riferimento alle Società per Azioni e alle Società a Responsabilità Limitata.

L’articolo 9 bis della legge n. 27/2012 rubricato “Societa’ tra professionisti”, ha apportato alcune modifiche all’articolo 10 della legge 183/2011, stabilendo le le società cooperative di professionisti si debbano costituire con un numero di soci non inferiore a tre.

Il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci, il venire meno di questa condizione costituisce causa di scioglimento della societa’ e il consiglio dell’ordine o collegio professionale presso il quale è iscritta la societa’ procede alla cancellazione della stessa dall’albo, salvo che la societa’ non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi.

La stipula di polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilita’ civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell’esercizio dell’attivita’ professionale.

Il socio professionista puo’ opporre agli altri soci il segreto concernente le attivita’ professionali a lui affidate.

Il comma 9 dello stesso articolo prevede che restino salve le associazioni professionali e i diversi modelli societari già vigenti alla data di entrata in vigore della legge n. 183/2011.

Il comma 11 stabilisce l’abrogazione della legge 23 novembre 1939 n. 1815 (Disciplina giuridica degli studi di assistenza e consulenza).

Il combinato dei due commi fa si che in futuro non sarà più possibile costituire associazioni professionali, perché con l’abrogazione della legge n. 1815/1939 viene meno il presupposto giuridico del Patto Associativo.

Sono fatte salve quelle preesistenti, mentre le “nuove” seguiranno la disciplina giuridica della Società Semplice.

In riferimento alle Società tra Professionisti è prevista la loro iscrizione nel Registro delle Imprese e a una sezione speciale dell’albo.

Inoltre, dovranno rispettare il Codice Deontologico del proprio Ordine.

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