La convivenza di fatto: la formazione e gli effetti del contratto 

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Una persona ha deciso di andare a convivere con il suo partner.

Ha sentito parlare del contratto di convivenza ma non sa a che cosa serve e quali siano i vantaggi che può comportare.

Alla persona in questione è stato detto che firmando un simile accordo, due persone conviventi possono regolare i loro rapporti patrimoniali e ottenere una maggiore tutela legale senza dovere per forza ricorrere al matrimonio.

Chi volesse sapere di più può leggere questo articolo dove si cercherà di scrivere a cosa serve il contratto di convivenza, come si stipula e quanto dura, quale sia la sua efficacia.

Cercheremo di comprenderlo qui di seguito.

Indice

  1. In che cosa consiste un contratto di convivenza?
  2. A che cosa serve il contratto di convivenza?
  3. In che modo si procede per fare un contratto di convivenza?
  4. Che cosa può contenere un contratto di convivenza?

1. In che cosa consiste un contratto di convivenza?

Come dice la parola stessa, il contratto di convivenza è un contratto, vale a dire, un accordo tra due persone che decidono di convivere.

Non è obbligatorio: la sua stipula è rimessa alla volontà delle parti che ben potrebbero anche farne a meno (come, del resto, è sempre successo prima dell’approvazione della legge che ne ha regolamentato ogni aspetto).

2. A che cosa serve il contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza serve per disciplinare i rapporti patrimoniali tra i due partner.

A questo proposito possono essere regolamentati i rapporti personali come, ad esempio, l’obbligo di fedeltà, di convivenza o quello all’assistenza morale.

Questi sono tipici doveri connessi al matrimonio che non si estendono anche alla convivenza, neanche se viene stipulato un contratto tra i partner.

3. In che modo si procede per fare un contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza deve essere per forza scritto. Può essere stipulato davanti a un notaio. Le parti possono, in alternativa, redigere una scrittura privata che però andrà autenticata da un notaio o da un avvocato.

Una volta firmato il notaio o l’avvocato ne dovrà trasmettere una copia al Comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.

4. Che cosa può contenere un contratto di convivenza?

Allo scopo di potersi fare un’idea più chiara e riuscire a comprendete a che cosa serve un contratto di convivenza dovrebbe essere di aiuto indicare quale può essere il suo contenuto e cosa i due partner possono inserire nello stesso.

Uno degli aspetti del contratto di convivenza che possono sembrare più interessanti è la regolamentazione della casa.

Ad esempio, si può attribuire al partner il diritto di abitazione, il comodato, l’usufrutto o, addirittura, la stessa proprietà.

Allo stesso modo, ad esempio, il titolare di un immobile, con il contratto di convivenza potrebbe  riconoscere al compagno o alla compagna una quota del bene o il diritto a abitarci per un determinato numero di anni o, addirittura, per un periodo di tempo indefinito.

Un altro aspetto del contratto di convivenza  che può risultare interessante, è la regolamentazione delle spese da sostenere per l’interesse comune.

In questo modo, i due partner potrebbero stabilire di attingere da un conto corrente comune, sul quale versare una percentuale del proprio stipendio, si potrebbero accordare per ripartire equamente le spese quotidiane, oppure uno dei due conviventi potrebbe assumere l’onere di mantenere l’altro a fronte dell’impegno, da parte dello stesso, di badare alla casa.

Nel contratto di convivenza, si può anche prevedere l’istituzione di una comunione dei beni allo stesso modo di quello che avviene tra coppie sposate.

In una simile ipotesi, i beni acquistati dopo la stipula del contratto dovranno essere di proprietà comune e, in caso di cessazione della convivenza, dovranno essere divisi.

Un’altra clausola che può essere inserita nel contratto di convivenza è quella che prevede il pagamento di un assegno di mantenimento in caso di cessazione dell’unione.

Al posto dell’assegno periodico è possibile prevedere una somma da versare in un’unica soluzione o il trasferimento di beni, che possono essere mobili, immobili o titoli di credito.

Sempre in relazione all’eventualità della cessazione della convivenza, si può regolare la sorte della casa prevedendo un periodo di tempo durante il quale l’ex partner ci potrà ancora abitare sino a quando non troverà un altro alloggio.

Allo stesso modo si può prevedere un mantenimento minimo per i figli, ma mai la completa esclusione, in considerazione del fatto che l’obbligo di provvedere alle esigenze della prole sussiste per legge, con o senza il contratto di convivenza.

Nel contratto di convivenza, si possono inserire delle clausole che vengano attivate alla morte di uno dei due partner.

Non si può trattare di disposizioni testamentarie perché queste possono essere fatte esclusivamente con il testamento e mai attraverso contratto.

Si può prevedere l’obbligo, per uno dei due conviventi, di stipulare un’assicurazione sulla vita a favore dell’altro convivente.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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