In quali casi l’assegno di mantenimento non spetta all’ex coniuge?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Ci si è chiesti se l’ex moglie trentenne abbia diritto agli alimenti.

La domanda nasce dal fatto che nella realtà, non sono esclusivamente la formazione scolastica e professionale a rivestire un ruolo importante sul diritto del coniuge a chiedere il mantenimento in caso di separazione o divorzio, ma lo è anche l’età.

Il concetto è stato ribadito da parte della Suprema Corte di Cassazione, attraverso una recente ordinanza, secondo la quale chi è in possesso di una capacità lavorativa, anche se potenziale, la deve sfruttare.

Un freno alle “rendite vitalizie”, sottolineando che il matrimonio non è un’assicurazione perpetua.

Questo principio, si era manifestato in precedenza con le famose sentenze della Suprema Corte del 2017 (Cass. sent. n. 11538/17) e del 2018 ( Cass. S.U. sent. n. 18287/18), generando diversi conflitti giudiziari, che erano stati sollevati da alcuni uomini con la paura di dovere sostenere per sempre il peso economico dell’ex coniuge.

Con la pronuncia più recente (Cass. ord. 30/03/2022 n. 10232) la Cassazione è stata chiamata a decidere se una donna, con trent’anni e una laurea, ha diritto agli alimenti.

I questo articolo scriveremo alcune importanti considerazioni formulate dai Supremi Giudici su sull’argomento.

Indice

  1. I casi nei quali la moglie ha diritto agli alimenti
  2. I casi nei quali la moglie non ha diritto agli alimenti
  3. Una moglie giovane e laureata ha diritto al mantenimento?

1. I casi nei quali la moglie ha diritto agli alimenti

L’assegno di mantenimento spetta in primo luogo se chi lo richiede dimostri di non potersi mantenere da sé e l’incapacità non deve dipendere da una sua colpa.

In secondo luogo, è necessaria una sostanziale disparità economica tra i coniugi.

Si aggiunga il fatto che la separazione non deve essere addebitata al coniuge che richiede l’assegno di mantenimento, vale a dire non deve dipendere da una sua colpa, che potrebbe consistere, ad esempio, nel tradimento o nell’abbandono del tetto coniugale.

È sempre dovuto il mantenimento all’ex moglie che ha dedicato una vita alla famiglia, ai figli e alla casa, rinunciando alle proprie aspirazioni lavorative ma, allo stesso tempo, sollevando il marito da simili incombenze e consentendogli di dedicarsi alla sua carriera.

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2. I casi nei quali la moglie non ha diritto agli alimenti

Se dovesse mancare anche una delle condizioni elencate i precedenza, la moglie non avrebbe diritto all’assegno di mantenimento.

Accade ad esempio quando:

  • Nonostante ci sia una disparità di reddito con il marito, la moglie ha delle entrate sufficienti riuscire a mantenersi in modo dignitoso (ad esempio lo stipendio di insegnante).
  • Nonostante la moglie non ha la capacità di mantenersi in modo autonomo, anche il marito si trova nella stessa situazione economica.
  • Nonostante la moglie non ha un proprio reddito, il suo stato di disoccupazione dipende da inerzia e mancanza di volontà nella ricerca di un lavoro.
  • La moglie è stata dichiarata responsabile per la fine del matrimonio con una sentenza del giudice che ha pronunciato, a suo carico, il cosiddetto addebito della separazione.

Lo scopo dell’assegno di mantenimento è garantire al coniuge non lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio ma l’indipendenza economica, che potrebbe essere raggiunta anche con un contributo mensile di notevolmente inferiore rispetto a quello che l’ex marito, se dovesse essere benestante, si  potrebbe permettere.

Gli alimenti servono esclusivamente per vivere e non per vivere approfittando di chi li concede, a meno che, come scritto in precedenza, la maggiore povertà dell’ex moglie sia dovuta al suo sacrificio per avere fatto la casalinga, anche part-time, e avere rinunciato alle prospettive di carriera. In simili casi  l’assegno di mantenimento deve essere proporzionale all’aumento di ricchezza conseguito, a fronte di questo, dal marito.

Questi sono i concetti chiave che la Suprema Corte di Cassazione ha elaborato e condiviso.

3. Una moglie giovane e laureata ha diritto al mantenimento?

La donna ancora giovane e con una laurea è il tipico esempio di una situazione di potenzialità lavorativa che deve essere sfruttata per rendersi indipendente dall’ex marito.

Per “giovane” oggi si può considerare ancora una donna di trenta o quarant’anni.

Non rileva che il matrimonio sia durato diversi anni.

La donna giovane, trovandosi in condizione di produrre reddito, deve rinunciare all’assegno di  mantenimento, si deve alzare dal divano e cercare un lavoro.

Se non dovesse riuscire a trovarlo, per motivi che non dipendono dalla sua volontà, avrà diritto ad essere mantenuta, però ne deve dare prova al giudice.

Deve dimostrare di avere tentato di fare il possibile per collocarsi nel mondo del lavoro inviando il curriculum, iscrivendosi ai centri per l’impiego, partecipando a bandi e concorsi pubblici, presentando domande di lavoro e, se titolare di un contratto part-time, chiedendo al datore l’estensione a full-time.

Il messaggio è chiaro e comprensibile, l’assegno di mantenimento spetta esclusivamente a chi lo merita perché non ce la può fare in modo autonomo, ed è sano, giovane e formato con le carte in regola per trovare un lavoro.

Di conseguenza non ha nessuna giustificazione.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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