I trapianti di organi in Italia e le relative leggi, Intervista al dott. Raffaele Pistis medico nefrologo e responsabile dell’ambulatorio nefrologico e del centro dialisi di Iglesias

I trapianti di organi in Italia e le relative leggi, Intervista al dott. Raffaele Pistis medico nefrologo e responsabile dell’ambulatorio nefrologico e del centro dialisi di Iglesias

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Il trapianto prevede la sostituzione di una componente di un organismo vivente perché malfunzionante, con l’omologa, funzionante, prelevata da altro organismo.

Ci sono due fasi, il prelievo della parte da un soggetto detto donatore, e il successivo trapianto o innesto della stessa su un soggetto detto ricevente, con l’eventuale rimozione dell’omologo nativo malato.

Si possono trapiantare gli organi come rene, fegato, cuore, polmone, intestino.

I tessuti come cornee, osso, cartilagini, valvola cardiaca, vasi sanguigni, cute.

Insiemi complessi come la mano.

 

Esistono diverse tipologie di trapianto, a seconda della tipologia del donatore, che per alcuni tipi di organi può  essere una persona vivente, ma anche a seconda del tipo stesso di trapianto, il quale può essere di due tipi:

 

Ortotopico, quando l’organo originario malfunzionante viene rimosso, e l’organo del donatore viene piazzato nella stessa posizione anatomica dell’organo originario.

 

Eterotopico, quando un altro organo viene affiancato a quello vecchio non più funzionante, che però resta al proprio posto, questo tipo di trapianto viene detto anche ausiliario.

 

La normativa più recente sui trapianti di organo è la legge del 1 aprile 1999 n. 91, integrata dalla legge dello stessso anno, sul trapianto parziale di fegato (trapianto da vivente) e dal decreto legge dell’8 aprile 2000 in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti.

Questa legge ha introdotto norme sulla manifestazione della volontà di donazione e ha messo ordine sull’organizzazione di prelievi e trapianti.

 

Uno dei trapianti più frequenti è quello del rene, disciplinato in Italia dalla legge 26 giugno 1967, n. 458, Legge sul trapianto del rene tra persone viventi, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 giugno n. 160, edizione straordinaria.

La legge si compone di 8 articoli.

 

Il trapianto renale, consiste nel prelevare un rene sano da un donatore cadavere o un donatore vivente e impiantarlo nel paziente ricevente.

Attualmente rappresenta il trattamento preferenziale per pazienti affetti da insufficienza renale cronica, essendo capace di restituire una normale funzionalità renale e consentire alla maggior parte dei pazienti il ritorno a una vita socialmente produttiva.

 

Il primo trapianto di rene sperimentale venne eseguito nel 1902 dal medico austriaco Ullmann su un cane.

Nel 1950 Huffnagell, Landsteiner e Hume realizzarono un trapianto di rene su una donna uremica, collegandolo ai vasi del braccio, l’organo iniziò subito a produrre urina e dopo due giorni fu rimosso, una volta che i reni nativi ebbero ripreso a funzionare.

Nel 1954 Joseph Murray realizzò il primo trapianto renale tra gemelli monozigoti a Boston, e per la prima volta l’organo venne alloggiato nella fossa iliaca.

La riuscita del trapianto nel 1990, fece ottenere a Murray il premio Nobel per la medicina.

Analoghi trapianti vennero tentati a Parigi e, qualche anno più tardi, a Edimburgo.

Il primo trapianto renale nel Regno Unito fu eseguito da Michael Woodruff nel 1960, il primo in Italia da Aldo De Maria nel 1966.

 

Nonostante i progressi delle tecniche, gli episodi di rigetto dell’organo erano numerosi e la barriera immunologica sembrava insormontabile soprattutto per la frequente insorgenza di infezioni.

Nel 1962 l’avvento dell’azatioprina e, nel 1963, la sua associazione con i corticosteroidi, ridusse in modo significativo l’incidenza degli episodi di rigetto.

 

Dalla fine degli anni settanta a oggi numerosi altri farmaci immunosoppressivi sono stati impiegati nella prevenzione del rigetto, tra questi il più importante è stato la Ciclosporina, alla quale si sono aggiunte la terapia con anticorpi monoclonali, specie a base di rituximab, il tacrolimus, il sirolimus e il micofenolato mofetile.

 

Abbiamo parlato dell’argomento in questione con il dott. Raffaele Pistis, medico nefrologo, responsabile dell’ambulatorio e del centro dialisi di Iglesias.

 

 

Dott. Pistis, ci può parlare dell’importanza che riveste il trapianto renale?

 

Al momento attuale il trapianto renale rappresenta la vera cura della malattia renale.

Con il trapianto il paziente non deve più praticare la dialisi, ma ha all’interno del suo corpo un rene, un organo che gli arriva da un altro paziente che è deceduto, e il paziente trapiantato è un paziente virtualmente sano.

 

Una volta effettuato il trapianto ci possono essere degli inconvenienti?

 

Si, qualche inconveniente c’è, il paziente deve sempre prendere dei farmaci per evitare il rigetto e per evitare alcune malattie legate all’inserimento di un altro organo dentro il suo organismo, però il trapianto è quanto di più si può avvicinare a una vita normale.

Ad esempio, le donne con trapianto renale possono affrontare una gravidanza, le persone con trapianto renale possono svolgere un’attività fisica, anche un’attività sportiva, molto vicina a quella di una persona normale, l’alimentazione può ritornare ad essere un’alimentazione normale.

 

A che livelli è la “cultura del trapianto” in Italia e in Sardegna?

 

Al momento il trapianto renale in Italia e in Sardegna, per la gran parte dei casi credo che sia stimabile intorno al 92 – 93% dei casi, effettuato attraverso la donazione di un organo da un paziente cadavere.

Il paziente deceduto che non ha più nessuna possibilità di essere rianimato, può donare il suo organo se era tra le sue volontà, se quando era vita ha lasciato notizia di essere favorevole alla donazione dei suoi organi, o se i familiari acconsentono alla donazione degli organi.

 

Il confronto con gli altri Paesi Europei, come è la situazione?

 

Nei paesi europei e soprattutto nel Nord Europa, dove c’è una maggiore cultura della donazione degli organi, esiste una percentuale intorno al 10% di trapianti di organi da donatori viventi, cioè esiste un parente, un amico, o un volontario che dona un organo a un paziente.

 

Quali organi possono essere donati?

 

In particolare possono essere donati i reni, può essere donato un rene, perché essendo un organo pari, esistono due reni, un organo può essere donato facilmente restando in sede l’altro organo controlaterale.

Si può fare anche il trapianto parziale di fegato.

 

Quale è la procedura da seguire per la donazione da vivente?

 

Prima di eseguire una donazione da vivente, la persona che dona un organo si deve sottoporre a una serie di esami molto approfonditi per essere sicuri che anche con un rene potrà svolgere una vita normale, una vita regolare.

 

Quale è la situazione in Italia rispetto a questo tipo di donazione?

 

La donazione da vivente in Italia è ancora molto deficitaria, siamo intorno al 4 – 5% dei casi, ma dal dal punto di vista dei pazienti malati è molto bassa.

Aprendosi alla cultura della donazione, a una cultura della generosità sociale, una persona può facilmente donare un organo senza avere nessun danno per sé.

Il trapianto di un organo che avviene da donatore vivente, è un trapianto che ha molte più possibilità di andare a buon fine, di avere successo, perché l’organo da trapiantare viene preso da una persona sana e trapiantato subito, non come succede da un cadavere, dove c’è un po’ di ischemia, l’organo da trapiantare non viene perfettamente ossigenato come da una persona vivente, c’è un pochino di tempo di passaggio, di solito alcune ore, quando all’organo manca un po’ di ossigeno.

Non è un grosso inconveniente, però il trapianto da un donatore vivente è di sicuro un trapianto che ha maggiori possibilità di successo.

 

Ci può dire qualcosa sulla compatibilità?

 

La compatibilità tra consanguinei è molto più facile, però la vera compatibilità, la compatibilità assoluta avviene tra gemelli monocoriali, altrimenti una compatibilità simile non c’è è quasi mai, neanche tra madre e figlio, o tra padre figlio, mentre tra gemelli monocoriali la genetica è uguale.

(I gemelli monovulari monocoriali sono quelli che possono condividere la stessa placenta, sono i cosiddetti gemelli siamesi, n.d.r.).

 

Ringraziando il dott. Raffaele Pistis per avere concesso l’intervista, vogliamo sottolineare che il trapianto del rene rappresenta l’unica vera cura alle malattie dell’organo.

In Italia forse si dovrebbe cercare di avere una mentalità più aperta alla donazione.

In questi casi risulta fondamentale una informazione corretta e adeguata sull’argomento.

Lo abbiamo affrontato in questa sede rivolgendoci a un esperto del settore, di sicuro più esauriente e preciso, per cercare di sensibilizzare i lettori alla questione, poco dibattuta e poco considerata.

 

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